Comte
Comte
Fondato dal filosofo francese Auguste Comte nella prima metà dell’Ottocento, il positivismo è una corrente
culturale caratterizzata dall’esaltazione della scienza come forma conoscitiva per eccellenza, basata sui fatti e
capace di produrre risultati concreti. Il positivismo avrà molta influenza nella cultura dell’Ottocento e sarà fe-
condo di risultati nel senso che promuoverà lo studio ‘scientifico’ di molti fenomeni.
Sommario
1/ Caratteri generali del positivismo .............................................................................................................................................. 2
2/ Il pensiero di Comte ........................................................................................................................................................................ 2
3/ Lo sviluppo del positivismo: Comte, Darwin e Spencer ..................................................................................................10
4/ Importanza e influenza del positivismo nei vari settori della cultura ........................................................................11
5/ Approfondimento - Lombroso e l’antropologia criminale ............................................................................................15
6/ Approfondimento - Dal delitto al delinquente ..................................................................................................................16
2/ Il pensiero di Comte
L’evoluzione della conoscenza è alla base dell’evoluzione della società: la legge dei tre stadi -
Comte vuole operare una riforma sociale che vuole essere la continuazione e l’integrazione di quel-
la iniziata dalla rivoluzione francese. Tale riforma è strettamente connessa alla sua concezione
dell’evoluzione della civiltà e della conoscenza.
Egli concepisce l’evoluzione della civiltà e della conoscenza come strettamente connes-
se, distinguendo tre stadi: teologico o fittizio; metafisico o astratto; positivo o scientifico. È la co-
siddetta “legge dei tre stadi” attraverso cui si sviluppa la conoscenza.
Questi tre stadi evolutivi della civiltà e della storia dell’umanità, sono analoghi a quelli che si ritro-
vano nello sviluppo degli individui:
Ecco i tre stadi evolutivi che ciascun individuo e l’intera umanità attraversano nel corso della
loro crescita da un pensiero infantile ad un pensiero adulto e virile.
1. Stadio teologico-fittizio: l'uomo vuole individuare delle spiegazioni complete ed esaustive
delle cose che mettano in luce le loro cause ultime (le cause massime, quelle più importanti,
che rendono ragione di tutto) e spiega i fenomeni attribuendoli all’azione di esseri o forze
paragonabili all'uomo stesso, a entità antropomorfiche come Dio;
2. Stadio metafisico-astratto: l'uomo non invoca più entità antropomorfiche, ma entità
astratte come la natura, il Dio-Natura di Spinoza, lo spirito, ecc. La differenza rispetto alla
prima fase è il ricorso a entità astratte piuttosto che a personificazioni, ma l’uomo in questa
fase continua a cercare di individuare le cause ultime dei fatti e di penetrare il mistero della
loro produzione.
3. Stadio fisico (o positivo): l'uomo si libera dal bisogno da qualsiasi inutile metafisica e si li-
mita a osservare i fenomeni fissandone le connessioni regolari, trovando le regolarità e le
leggi del loro accadere, senza preoccuparsi di scoprirne le cause ultime.
La maturità del pensiero consiste nel rinunciare alla ricerca del perché del mondo e delle cose
– In che cosa consiste la maturità del pensiero? Nel limitarsi a conoscere come avvengono i feno-
meni, le leggi che ne governano l’andamento, senza mai cercare di “penetrare il mistero della loro
produzione”, cioè come si originano e a quale scopo accadono. Quella di Comte è in sostanza la
stessa prospettiva di Galilei: la scienza studia il come avvengono i fenomeni, non il perché essi av-
vengono; ad esempio, la scienza ci spiega come si muovono i pianeti, le leggi che ne governano il
movimento (leggi di Keplero), ma non perché ci sono i pianeti nell’universo, a che servono, qual è il
loro scopo nei piani del creatore, e così via.
Leggiamo direttamente il brano in cui Comte riassume questi concetti:
“In una parola la rivoluzione fondamentale che caratterizza la virilità della nostra intelligenza
consiste essenzialmente nel sostituire, dappertutto, all’inaccessibile individuazione delle
cause propriamente dette, la semplice ricerca delle leggi, cioè delle relazioni costanti che
esistono tra i fenomeni osservati. Che si tratti di minori o di più sublimi effetti, di urto o di
gravità come di pensiero e di moralità, noi non possiamo veramente conoscere che le diver-
se mutue relazioni, proprie del loro modo di compiersi, senza mai penetrare il mistero della
Le forme di società che corrispondono a ciascuno stadio - Ad ogni stadio evolutivo del pensie-
ro, Comte fa corrispondere una forma di organizzazione della società:
1. Nello stadio teologico (che arriva fino al Medioevo), data l’importanza della religione, il potere
è di tipo teocratico-militare. La società è coesa, organica, tutti sono legati dalle stesse credenze.
Si pensi alla società feudale.
2. Nello stadio metafisico, la società è pervasa da uno spirito critico che la rende meno coesa e
prevale l’idea che la sovranità non abbia più basi teologiche, ma che appartenga al popolo. È la
società dell’epoca moderna segnata dalla Riforma protestante (che ha messo in crisi la religio-
sità medievale), dalla nascita della scienza moderna (Galileo) e dalla Rivoluzione francese. Tutti
eventi che hanno distrutto il vecchio ordine feudale della società. La fase metafisica è una fase
di transizione tra la prima fase, di tipo religioso, e quella fisica o positiva.
3. Nello stadio fisico o positivo, domina il pensiero scientifico, la tecnica, la produzione e il potere
finisce in mano agli scienziati, ai tecnici e agli industriali.
L’Europa dell’Ottocento e il ruolo della sociologia - L’Europa dell’Ottocento, quella in cui vive
Comte, è ancora un’epoca di transizione verso la società positiva dominata dalla scienza perché
permangono residui del pensiero teologico e metafisico. Secondo Comte occorrerà distruggere i
residui metafisici e teologici e ciò consentirà di imporre definitivamente la società positiva.
A raggiungere tale scopo sarà utile una nuova scienza, fondata da Comte, la sociologia, che con-
sentirà di individuare le leggi che governano quel macro-organismo che è la società (così come la
Il positivismo si diffuse anche in Brasile e rappresentò un punto di riferimento per la costruzione della repubblica nel 1889. La ban-
diera brasiliana reca come motto la citazione di Comte: “ordine e progresso”.
La nuova “religione dell’umanità” – Comte è anche convinto che una società non possa reggersi
solo sulla scienza, ma che abbia bisogno di una religione, ovvero di simboli e riti che la tengano
unita. Una religione che però sia priva dell’elemento soprannaturale e dei dogmi della religione
tradizionale. Assunto perciò il nuovo ordine o assetto organico basato sulla scienza, la società dello
stadio positivo avrà bisogno di una nuova forma di religiosità, che ne garantirà la coesione, come
succedeva alla società medievale che rappresenta il culmine del primo stadio: al Dio trascendente
della tradizione si sostituirà perciò il nuovo culto dell’umanità che è il Grande Essere da adorare.
L’umanità che è la vera autrice, attraverso le scienze, del benessere e del progresso degli uomini,
prenderà il posto di Dio. Comte espone queste idee nell’opera Catechismo positivista (1852).
Riassumiamo nella tabella seguente la legge dei tre stadi e le forme di società corrispon-
denti a ciascuno stadio.
Stadio metafisico Ragione speculativa L’uomo smette di rivestire di immagini fantastiche la realtà, adotta Prevalenza del La società è disgre-
o astratto (giovinezza un’ottica più concreta e la riconduce a CAUSE INTERNE = entità astrat- dubbio e dello gata, meno coesa da
dell’umanità) te, non più antropomorfiche (es. forze di vario genere: la natura, la spirito critico, credenze collettive,
forza vitale, lo spirito, ecc.). dello scettici- più individualistica.
Es. la forza vitale fa crescere le piante. smo. Si afferma a livello
Es. l’oppio fa dormire perché contiene la forza dormitiva. Non ci sono più politico la sovranità
certezze uni- popolare, la demo-
Rispetto al primo stadio, anche in questo caso siamo in presenza di
versalmente crazia; affermazione
spiegazioni abbastanza inconsistenti perché la forza vitale o quella
condivise (co- della borghesia, ecc.
dormitiva sono qualcosa di misterioso e inafferrabile, difficile da verifi-
me la credenza
care.
in certe divinità
Unica differenza rispetto allo stadio precedente è che ci si sforza di ecc.).
capire la natura con la ragione, piuttosto che con la fantasia, ricorren-
do a entità concettuali astratte che la spiegano dal suo interno, senza
ricorrere a cause esterne (come dèi, esseri mitologici, ecc).
Stadio positivo o Ragione scientifica Nell’impossibilità di conoscere e spiegare queste entità astratte (che Visione scienti- Il potere è in mano
scientifico (maturità cos’è la forza vitale che fa crescere le piante?), l’uomo si limita a con- fica, positiva. alle forze produttive
dell’umanità) statare solo i fatti e a spiegare le loro relazioni cioè le leggi secondo cui della ricchezza visto
accadono (studia solo il COME e non il perché). che la società mo-
Es. non si cercano più le cause occulte dei fenomeni, ma semplice- derna basata sulla
mente si descrivono le leggi con cui essi avvengono: le piante si svilup- scienza è quella in-
pano ad una certa temperatura, con una certa luce, e così via. dustriale, dove do-
mina la ricchezza.
È questo, secondo Comte, il sapere propriamente scientifico o positi-
vo, che permette di conoscere la realtà per prevederne l’andamento e
per poter agire su di essa orientandola ai propri scopi (“sapere per
prevedere, prevedere per potere”).
Il sapere positivo rinuncia alla ricerca delle cause ultime, quelle che
danno la spiegazione definitiva ed esaustiva dei fenomeni (il perché
avvengono) e si concentra solo sulle cause immediate e osservabili,
che ci spiegano il loro andamento, le leggi che ne regolano lo svolgi-
mento. La scienza ci spiega che i corpi sono soggetti alla legge di gravi-
tà, che funziona in questo modo e così via; perché poi i corpi seguano
proprio questa legge e non un'altra è una domanda cui la scienza ri-
nuncia a rispondere perché si sconfinerebbe in risposte fantasiose,
non verificabili perché non basate sui fatti, perciò non “positive”.
L’esempio più adeguato di atteggiamento positivo e scientifico è quel-
lo di Newton, che nello studio della gravità dichiara di attenersi solo a
ciò che è deducibile dai fenomeni, senza elaborare ipotesi fantasiose
sulla ragione della gravità stessa:
"In verità non sono ancora riuscito a dedurre dai fenomeni la ragione
di queste proprietà della gravità, e non invento ipotesi [Hypotheses
non fingo]. Qualunque cosa, infatti, non deducibile dai fenomeni va
chiamata ipotesi; e nella filosofia sperimentale non trovano posto le
ipotesi sia metafisiche, sia fisiche, sia delle qualità occulte, sia mecca-
niche." (Newton)
1. Le scienze formano un sistema gerarchizzato in base alla loro generalità e complessità ovvero
in base al principio della complessità crescente e della generalità decrescente - Le singole
scienze non sono autonome e indipendenti ma sono collegate tra loro e si implicano vicende-
volmente secondo una logica precisa. Comte le classifica e mostra che sono organizzate gerar-
chicamente tra loro in base al principio della complessità crescente e della generalità decre-
scente.
Generalità decrescente: una scienza è più generale di un’altra, se nel suo campo di studi
rientra un maggior numero di casi rispetto all’altra. Ad es., la Biologia, che si occupa di tutti gli
esseri viventi (piante, animali, uomini…) è una scienza molto generale perché si applica a un in-
sieme di esseri molto più vasto di quello di cui si occupa la Sociologia, che tra tutti gli esseri vi-
venti si occupa solo dell’uomo e della sua capacità di costruire un sistema sociale.
Complessità crescente: una scienza è più complessa di un’altra se si occupa di oggetti più
complessi. Ad es. la Biologia è meno complessa della Sociologia perché l’oggetto della Biologia
sono tutti gli esseri viventi, mentre la Sociologia studia solo quel particolare essere vivente che
ha anche la capacità di costruire una società e dunque ha qualcosa in più rispetto agli altri vi-
venti, è più complesso, superiore.
2. Le scienze più complesse presuppongono quelle più semplici – Questa organizzazione e classi-
ficazione delle scienze secondo una gerarchia di generalità e complessità implica che quelle
meno generali e che si occupano degli oggetti più complessi presuppongano e includano quel-
le più generali e che studiano oggetti meno complessi. Ad esempio, lo studio della Sociologia
implica anche avere delle nozioni di Biologia, in quanto l’uomo associato, studiato dalla Socio-
logia, è pur sempre un essere vivente e dunque ha delle caratteristiche che rientrano nella Bio-
logia. La Sociologia presuppone la Biologia.
3. Ciascuna scienza si evolve passando attraverso tre stadi (teologico, metafisico e positivo)
che corrispondono alla legge di sviluppo del pensiero umano. Ad es., la Chimica, prima di rag-
giungere lo stadio positivo, e cioè di diventare la Chimica moderna, è passata attraverso uno
4. Il principio della complessità crescente e della generalità decrescente è alla base anche
dell’evoluzione delle scienze e del loro passaggio allo stadio positivo: una scienza raggiunge
tanto più velocemente lo stadio positivo quanto più è caratterizzata, per gli oggetti che studia,
da generalità e semplicità; viceversa, tanto più è complessa, tanto più lentamente raggiunge lo
stadio positivo. Ecco perché ad esempio la Fisica è passata più rapidamente allo stadio positivo
– e cioè fin dal ‘600, con Galilei – rispetto alla Chimica o alla Biologia.
Inoltre, essendo le scienze strettamente connesse l’una all’altra in base al principio che la più
complessa presuppone e comprende la più semplice (la Biologia presuppone la Chimica), ne
deriva che la scienza superiore non può raggiungere lo stadio positivo se questo non è già
stato raggiunto da quella inferiore.
5. La sociologia (= la scienza della struttura, dell’ordine e delle funzioni della società), è la scienza
più complessa, di cui Comte si ritiene il fondatore. Essa si propone di ricercare le leggi dei fatti
sociali al fine di poterli prevedere e giudicare (cfr. la legge dei tre stadi, ecc.). È la scienza più
importante, ma essendo la più complessa è ancora inquinata da residui teologici e metafisici e
perciò ancora lontana dallo stadio positivo.
Quando la sociologia raggiungerà questo stadio, allora la società assumerà la sua forma più
perfetta, il suo ordine ottimale. In questa società – come abbiamo già detto – l’Umanità (che è
il Grande Essere inteso come “l’insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono li-
beramente a perfezionare l’ordine universale.”) prenderà il posto di Dio.
6. Da notare che la filosofia non rientra nella classificazione delle scienze perché ne elabora la
classificazione e si pone come sintesi delle scienze stesse ovvero ne coordina e sintetizza i ri-
sultati. La filosofia ha come oggetto proprio non più i problemi tradizionali (metafisici, ecc.), ma
il sistema totale della scienza.
4. Biologia
3. Chimica
dal più generale
2. Fisica dal più semplice
La scienza più 1. Astronomia La scienza meno
generale complessa Complessità crescente
Generalità decrescente
• la matematica perché è la base di tutte le altre scienze (essa dunque potrebbe essere premessa a tutte le al-
tre scienze e perciò occupare il primo gradino della classificazione: in alcune ricostruzioni del pensiero di
Comte occupa questo posto);
• la logica perché ogni scienza ha una sua logica specifica e non si può costruire una scienza logica che valga
per tutte le discipline in generale;
• la psicologia perché è riconducibile alla biologia e alla sociologia (vd. ad esempio le ricerche dello studioso
positivista Cesare Lombroso sul comportamento dei criminali).
• la filosofia non rientra nella classificazione delle scienze perché non ha degli oggetti propri (i problemi teolo-
gici, metafisici, ecc., tradizionalmente trattati dalla filosofia vengono infatti confinati nei primi due stadi dello
sviluppo del pensiero e superati dall’imporsi del pensiero positivo); la filosofia secondo Comte ha il compito di
elaborare la classificazione delle scienze e poi di effettuare tra di esse una sintesi studiandone le relazioni re-
ciproche ed i princìpi comuni.
Tempio positivista a Porto Alegre in Brasile – La nuova religione positivista dell’Umanità, che celebrava i suoi pro-
gressi attraverso la scienza e la civiltà, riprendeva elementi tradizionali di culto riempiendoli di nuovi significati, come
mostra questo tempio positivista costruito in Brasile (all’inizio del 1900), con scritte inneggianti alla fraternità,
all’umanità (“Vivere per gli altri”), all’ordine ed al progresso.
La scalinata simboleggia l’ascesa al sapere positivo attraverso la legge dei tre stadi e all’interno del tempio
sono collocati i ritratti dei “santi” di questa religione, cioè le grandi figure che hanno segnato lo sviluppo dell’umanità
(Socrate, Newton, Cesare, Carlo Magno, ecc.).
Il motto di Comte (“L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine.”), scolpito sul fron-
tone, si ritrova anche nella bandiera della repubblica brasiliana (“ordine e progresso”), nata nel 1889 dopo aver pro-
clamato nel 1822 l’indipendenza dal Portogallo.
Tutto ciò si spiega con il fatto che il positivismo era molto diffuso tra le élite brasiliane più illuminate che
guardavano alla Francia (la Francia della Rivoluzione, dell’illuminismo e del positivismo) come al Paese europeo da cui
trarre ispirazione per dare un nuovo ordine democratico al Paese.
Il positivismo ebbe molta influenza nella cultura dell’Ottocento e fu fecondo di risultati nel senso
che promosse lo studio ‘scientifico’ di molti fenomeni. Se da una parte, con il suo culto dei fatti,
produsse ricerche che si rivelarono inconsistenti (come quelle di Cesare Lombroso volte a mettere
in relazione i tratti somatici dei criminali, l’ampiezza del loro cranio, ecc. con il loro comportamento
deviante, ricollegando ogni atto spirituale alla sua base fisica e organica), non si può negare, d’altra
parte, che fu all’origine di una mentalità attenta alla concretezza dell’esperienza e votata ad
una ricerca severa e precisa, all’accertamento dei fatti e dei dati tangibili. Vedi in proposito
quanto scrive lo storico della filosofia Eugenio Garin:
Possiamo riassumere nei seguenti punti i principali campi in cui la mentalità positivistica produsse i
suoi effetti:
• LETTERATURA – In Francia, alla fine dell’Ottocento, nacque il Naturalismo una corrente let-
teraria che voleva essere l’applicazione diretta del pensiero positivista e che si proponeva di
descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati nelle scienze naturali.
Il critico letterario, filosofo e storico francese Hippolyte Taine è considerato il primo teorico
del naturalismo. L'uomo, sosteneva Taine, è il risultato di tre elementi, "race, milieu, mo-
ment", cioè il fattore ereditario, l'ambiente sociale, il momento storico, che "lo determi-
nano nei suoi tratti psicologici e ne generano il comportamento, sicché anche la virtù e il vi-
zio non sono che corpi compositi, scindibili, come lo zucchero e il vetriolo, negli elementi
semplici che li costituiscono". Se dunque l’artista – il romanziere, lo scrittore – vuole raffigu-
rare l’uomo, le sue vicende e le sue passioni, non può farlo che ponendo attenzione a tutti
questi elementi.
In Italia sotto l’influenza del positivismo e del Naturalismo francese, nacque la corrente let-
teraria del Verismo, il cui massimo esponente è Verga.
Quanto allo studio dei fattori sociali e delle loro dinamiche, si cerò di dare loro una veste
scientifica attraverso lo studio della sociologia, termine coniato da Comte per indicare la
1
Per un riassunto del testo di Durkheim, vedi: ARON, R., Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondadori, 1972 (I ed.: 1965).
Cesare Lombroso
L'articolo 85 del nostro codice penale stabilisce che "nessuno può essere punito per un fat-
to preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui l'ha commesso, non era impu-
tabile", e specifica che "è imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere".
Il problema dell’imputabilità è stato sempre al centro del dibattito tra i giuristi e si sono de-
lineati in merito posizioni differenti. La teoria più antica, che per lungo tempo ha dominato
e che ancora oggi ha numerosi sostenitori, è quella della Scuola classica.
Secondo la Scuola classica (un indirizzo del diritto penale, sviluppatosi verso la metà
dell’Ottocento, il cui fondatore è il giurista Francesco Carrara), si punisce chi è responsabile
di un delitto e lo ha commesso perché era capace di intendere e di volere. La pena è con-
cepita come il castigo per il male commesso. Ne deriva che gli individui affetti da anoma-
lie psichiche o immaturi non possono essere puniti perché incapaci di intendere e volere.
Ne deriva inoltre che, in caso di recidiva, l’aumento della pena a carico del recidivo non è
giustificabile perché essa deve essere rapportata solo alla gravità del reato commesso. Il de-
litto infatti è qualcosa che va preso in considerazione astrattamente, senza fare riferimento
alla personalità di chi lo ha commesso. La pena corrisponde matematicamente all’entità del
reato commesso e non ha senso aggravarla per ragioni che vadano al di là dell’entità di
questo reato (prendendo ad esempio in considerazione la maggiore crudeltà di chi ha
commesso il reato due volte, ecc.).
A questa concezione della giustizia reagì la Scuola positiva (Cesare Lombroso, Enrico Ferri)
per la quale le pene vanno comminate in relazione alla pericolosità del reo e, nella loro
applicazione, devono variare di forma per adattarsi alle diverse tipologie psichiche del de-
2
Informazioni tratte e riassunte in gran parte dal testo presente al seguente indirizzo:
[Link] E’ stata utilizzata anche l’Enciclopedia Treccani on line:
[Link] (in particolare le voci: Delinquente e Recidiva) e l’Enciclopedia Garzanti del Diritto e dell’Economia, Milano, 1990 (I
ed.: 1985).
Per la Scuola positiva il principio cardine in base al quale si devono spiegare tutti i
fenomeni, fisici e psichici, individuali e sociali, è il principio di causalità. E sulla base
di tale presupposto, per i positivisti, il delitto è il prodotto non di una scelta libera e
responsabile del soggetto, ma di un triplice ordine di cause: antropologiche, fisiche e
sociali. Mentre la Scuola classica considera il reato come ente giuridico astratto stac-
cato dall'agente, per la concezione positivista il reato è un fenomeno naturale e so-
ciale, un fatto umano individuale, indice rivelatore di una personalità socialmente
pericolosa. Ecco che l'attenzione del diritto penale si sposta dal fatto criminoso in
astratto alla personalità del delinquente in concreto, dalla colpevolezza per il fatto
alla pericolosità sociale dell'autore "intesa come probabilità che il soggetto, per cer-
te cause, sia spinto a commettere fatti criminosi". (Mantovani, Diritto penale). Ed ec-
co che il principio di responsabilità individuale è sostituito dal principio di responsa-
bilità sociale.
Sulla base di tali presupposti non ha più senso castigare con la pena il reo, "perché
fatalmente spinto da forze che agiscono dentro e fuori di lui" (Mantovani) e scopo
dei provvedimenti repressivi deve essere la difesa sociale, per cui coloro che delin-
quono devono essere sottoposti a misure di sicurezza, volte a prevenire ulteriori
manifestazioni criminose mediante il loro allontanamento dalla società e, ove possi-
bile, il loro reinserimento nella vita sociale. Tali misure pertanto non devono essere
proporzionate alla gravità del fatto, ma alla pericolosità del reo e, nella loro applica-
zione, devono variare di forma per adattarsi alle diverse tipologie psichiche del de-
linquente, devono essere indeterminate nella durata e derogabili col cessare della
pericolosità. Dal momento che anche i fatti psichici sono sottoposti al principio di
causalità (determinismo psichico), il libero arbitrio - considerato una illusione psico-
logica - non ha più senso. Date queste premesse la Scuola positiva arriva inevitabil-
mente a negare la stessa categoria dell'imputabilità e la distinzione fra soggetti im-
Nella prospettiva della Scuola positiva, capire la personalità di chi ha commesso il delitto e
le cause personali e sociali che lo hanno portato a delinquere assume dunque una grande
importanza nell’attribuzione della pena. In questo senso, la classificazione dei criminali ela-
borata da Lombroso, per quanto infondata a causa del suo rigido biologismo, ha avuto co-
munque il merito di spostare l’attenzione dal reato alla personalità del delinquente ed in
questo senso può essere apprezzata. Ecco le cinque categorie di delinquente presenti nella
classificazione lombrosiana:
1. Delinquente occasionale
2. Delinquente abituale
3. Delinquente nato (istintivo e per tendenza)
4. Delinquente passionale
5. Delinquente infermo di mente
La classificazione viene detta anche “classificazione Lombroso-Ferri” in riferimento all’altro
fondatore della scuola positiva, Enrico Ferri, che cercò di studiare il delitto nelle sue connes-
sioni con l’ambiente sociale. Politico, oltre che giurista, Ferri entrò nel 1893 nel Partito socia-
lista e aderì successivamente anche al fascismo. Fu presidente della commissione che nel
1921 elaborò un progetto di codice penale italiano in cui i postulati della Scuola positiva
raggiunsero la loro maggiore affermazione.
La pena punisce il reato commesso. Viene commisura- La pena serve a neutralizzare la pericolosità sociale del
ta all’entità del crimine. criminale. Va commisurata alla pericolosità del crimi-
nale.
Es. il criminale recidivo, cioè che commette un reato Il criminale recidivo denota una maggiore pericolosità
dopo averne commesso un altro, non va punito di più sociale, perciò è necessario adottare una pena più ri-
rispetto a quello che ha commesso reato una volta gida.
sola. La pena va commisurata solo al reato commesso.
3
Cfr.: [Link]