Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
4 visualizzazioni18 pagine

Comte

Caricato da

edoardone06
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
4 visualizzazioni18 pagine

Comte

Caricato da

edoardone06
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Comte (1798-1857) e il positivismo

Fondato dal filosofo francese Auguste Comte nella prima metà dell’Ottocento, il positivismo è una corrente
culturale caratterizzata dall’esaltazione della scienza come forma conoscitiva per eccellenza, basata sui fatti e
capace di produrre risultati concreti. Il positivismo avrà molta influenza nella cultura dell’Ottocento e sarà fe-
condo di risultati nel senso che promuoverà lo studio ‘scientifico’ di molti fenomeni.

“non si può aver scienza se non di fatti”


(Principio positivista)

Sommario
1/ Caratteri generali del positivismo .............................................................................................................................................. 2
2/ Il pensiero di Comte ........................................................................................................................................................................ 2
3/ Lo sviluppo del positivismo: Comte, Darwin e Spencer ..................................................................................................10
4/ Importanza e influenza del positivismo nei vari settori della cultura ........................................................................11
5/ Approfondimento - Lombroso e l’antropologia criminale ............................................................................................15
6/ Approfondimento - Dal delitto al delinquente ..................................................................................................................16

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 1 di 18


1/ Caratteri generali del positivismo

- Comte è il fondatore del positivismo, un movimento filosofico e culturale caratterizzato da


un’esaltazione della scienza, che nasce in Francia nella prima metà dell’Ottocento e che si im-
pone a livello europeo e mondiale nella seconda parte del secolo.
- Principali rappresentanti del positivismo furono: in Francia Comte, in Inghilterra Spencer e
Stuart Mill, in Italia Ardigò e, in parte, Cattaneo e Ferrari.
- Sorto in opposizione all'idealismo e in genere a ogni metafisica, il positivismo si richiama per
molti aspetti all'Illuminismo. Esalta la metodologia delle scienze naturali, delle quali intende ap-
plicare i procedimenti a ogni ramo del sapere. Suo obiettivo è infatti perseguire un sapere “po-
sitivo” in tutti i campi della conoscenza, dove “positivo” indica:
a) un sapere concreto, cioè “basato sui fatti”, sugli esperimenti e non solo su astratte e
teoriche speculazioni; il culto dei fatti concreti e osservabili contro le astrazioni e la me-
tafisica è l’idea chiave del positivismo
b) un sapere “efficace”, che cioè produce dei risultati concreti aumentando le possibilità
tecnico-operative dell’uomo sul mondo. Cfr. Bacone, “scientia est potentia” (“la scienza è
potenza”), che Comte riformula in questo modo: “sapere per prevedere, prevedere per
potere”
- Opere principali: Corso di filosofia positiva (1830-42) e Sistema di politica positiva (1851)

2/ Il pensiero di Comte

L’evoluzione della conoscenza è alla base dell’evoluzione della società: la legge dei tre stadi -
Comte vuole operare una riforma sociale che vuole essere la continuazione e l’integrazione di quel-
la iniziata dalla rivoluzione francese. Tale riforma è strettamente connessa alla sua concezione
dell’evoluzione della civiltà e della conoscenza.
Egli concepisce l’evoluzione della civiltà e della conoscenza come strettamente connes-
se, distinguendo tre stadi: teologico o fittizio; metafisico o astratto; positivo o scientifico. È la co-
siddetta “legge dei tre stadi” attraverso cui si sviluppa la conoscenza.
Questi tre stadi evolutivi della civiltà e della storia dell’umanità, sono analoghi a quelli che si ritro-
vano nello sviluppo degli individui:

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 2 di 18


“Chi di noi non ricorda, contemplando la propria storia, che è stato successivamente, rispet-
to alle nozioni più importanti, teologo nella sua infanzia, metafisico nella sua giovinezza e
fisico nella sua virilità?” (Comte)

Ecco i tre stadi evolutivi che ciascun individuo e l’intera umanità attraversano nel corso della
loro crescita da un pensiero infantile ad un pensiero adulto e virile.
1. Stadio teologico-fittizio: l'uomo vuole individuare delle spiegazioni complete ed esaustive
delle cose che mettano in luce le loro cause ultime (le cause massime, quelle più importanti,
che rendono ragione di tutto) e spiega i fenomeni attribuendoli all’azione di esseri o forze
paragonabili all'uomo stesso, a entità antropomorfiche come Dio;
2. Stadio metafisico-astratto: l'uomo non invoca più entità antropomorfiche, ma entità
astratte come la natura, il Dio-Natura di Spinoza, lo spirito, ecc. La differenza rispetto alla
prima fase è il ricorso a entità astratte piuttosto che a personificazioni, ma l’uomo in questa
fase continua a cercare di individuare le cause ultime dei fatti e di penetrare il mistero della
loro produzione.
3. Stadio fisico (o positivo): l'uomo si libera dal bisogno da qualsiasi inutile metafisica e si li-
mita a osservare i fenomeni fissandone le connessioni regolari, trovando le regolarità e le
leggi del loro accadere, senza preoccuparsi di scoprirne le cause ultime.

La maturità del pensiero consiste nel rinunciare alla ricerca del perché del mondo e delle cose
– In che cosa consiste la maturità del pensiero? Nel limitarsi a conoscere come avvengono i feno-
meni, le leggi che ne governano l’andamento, senza mai cercare di “penetrare il mistero della loro
produzione”, cioè come si originano e a quale scopo accadono. Quella di Comte è in sostanza la
stessa prospettiva di Galilei: la scienza studia il come avvengono i fenomeni, non il perché essi av-
vengono; ad esempio, la scienza ci spiega come si muovono i pianeti, le leggi che ne governano il
movimento (leggi di Keplero), ma non perché ci sono i pianeti nell’universo, a che servono, qual è il
loro scopo nei piani del creatore, e così via.
Leggiamo direttamente il brano in cui Comte riassume questi concetti:
“In una parola la rivoluzione fondamentale che caratterizza la virilità della nostra intelligenza
consiste essenzialmente nel sostituire, dappertutto, all’inaccessibile individuazione delle
cause propriamente dette, la semplice ricerca delle leggi, cioè delle relazioni costanti che
esistono tra i fenomeni osservati. Che si tratti di minori o di più sublimi effetti, di urto o di
gravità come di pensiero e di moralità, noi non possiamo veramente conoscere che le diver-
se mutue relazioni, proprie del loro modo di compiersi, senza mai penetrare il mistero della

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 3 di 18


loro produzione. (…) le nostre ricerche positive devono essenzialmente ridursi, sempre, alla
valutazione sistematica di ciò che è, rinunziando a scoprirne la prima origine e la destina-
zione finale.”

La concezione di Comte non è isolata nella filosofia contemporanea – La forma di conoscenza


più alta secondo Comte è, dunque, di carattere descrittivo (descrivere come accadono le cose) sen-
za porsi quelle domande sull’origine delle cose cui ci aveva abituato la filosofia tradizionale. La
spiegazione dell’universo cessa di essere spiegazione dell’origine e dello scopo del mondo e diven-
ta spiegazione dei fatti e delle leggi che ne regolano l’accadere. Questa posizione di rinuncia alla
ricerca di una spiegazione del mondo, non è isolata nella filosofia contemporanea. Anche altri pen-
satori (Heidegger, Wittgenstein, Nietzsche) sono sulla stessa linea di Comte. Heidegger ad esempio
sostiene che bisogna pensare le cose limitandosi a “lasciarle essere” sottolineando la radicale man-
canza di “perché” delle cose.

Le forme di società che corrispondono a ciascuno stadio - Ad ogni stadio evolutivo del pensie-
ro, Comte fa corrispondere una forma di organizzazione della società:
1. Nello stadio teologico (che arriva fino al Medioevo), data l’importanza della religione, il potere
è di tipo teocratico-militare. La società è coesa, organica, tutti sono legati dalle stesse credenze.
Si pensi alla società feudale.
2. Nello stadio metafisico, la società è pervasa da uno spirito critico che la rende meno coesa e
prevale l’idea che la sovranità non abbia più basi teologiche, ma che appartenga al popolo. È la
società dell’epoca moderna segnata dalla Riforma protestante (che ha messo in crisi la religio-
sità medievale), dalla nascita della scienza moderna (Galileo) e dalla Rivoluzione francese. Tutti
eventi che hanno distrutto il vecchio ordine feudale della società. La fase metafisica è una fase
di transizione tra la prima fase, di tipo religioso, e quella fisica o positiva.
3. Nello stadio fisico o positivo, domina il pensiero scientifico, la tecnica, la produzione e il potere
finisce in mano agli scienziati, ai tecnici e agli industriali.

L’Europa dell’Ottocento e il ruolo della sociologia - L’Europa dell’Ottocento, quella in cui vive
Comte, è ancora un’epoca di transizione verso la società positiva dominata dalla scienza perché
permangono residui del pensiero teologico e metafisico. Secondo Comte occorrerà distruggere i
residui metafisici e teologici e ciò consentirà di imporre definitivamente la società positiva.
A raggiungere tale scopo sarà utile una nuova scienza, fondata da Comte, la sociologia, che con-
sentirà di individuare le leggi che governano quel macro-organismo che è la società (così come la

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 4 di 18


biologia spiega le leggi degli organismi più piccoli) e consentirà di strutturarla sulla base di un
nuovo ordine (simile a quello della prima fase teologica, ma basato sulla scienza), nuovo ordine
che sarà in grado di garantire il progresso e lo sviluppo dell’uomo. Da qui il motto “ordine e pro-
gresso”.

Il positivismo si diffuse anche in Brasile e rappresentò un punto di riferimento per la costruzione della repubblica nel 1889. La ban-
diera brasiliana reca come motto la citazione di Comte: “ordine e progresso”.

La nuova “religione dell’umanità” – Comte è anche convinto che una società non possa reggersi
solo sulla scienza, ma che abbia bisogno di una religione, ovvero di simboli e riti che la tengano
unita. Una religione che però sia priva dell’elemento soprannaturale e dei dogmi della religione
tradizionale. Assunto perciò il nuovo ordine o assetto organico basato sulla scienza, la società dello
stadio positivo avrà bisogno di una nuova forma di religiosità, che ne garantirà la coesione, come
succedeva alla società medievale che rappresenta il culmine del primo stadio: al Dio trascendente
della tradizione si sostituirà perciò il nuovo culto dell’umanità che è il Grande Essere da adorare.
L’umanità che è la vera autrice, attraverso le scienze, del benessere e del progresso degli uomini,
prenderà il posto di Dio. Comte espone queste idee nell’opera Catechismo positivista (1852).
Riassumiamo nella tabella seguente la legge dei tre stadi e le forme di società corrispon-
denti a ciascuno stadio.

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 5 di 18


Stadio della cono- Caratterizzato dalla Modo in cui vengono interpretati i fenomeni A questo sta- … e la prevalenza di
scenza prevalenza di dio corrispon- una certa forma
de una certa politica
visione del
mondo…
Stadio teologico o Fantasia In questo stadio l’uomo vuole conoscere l’essenza dei fenomeni, le Prevalenza La società è coesa e
fittizio (infanzia loro cause ultime e perciò, attraverso ipotesi fantasiose, li interpreta della religione: organica, unificata
dell’umanità) come il risultato di CAUSE ESTERNE ad essi = esseri soprannaturali an- feticismo, poli- dalla fede in idee
tropomorfici, concepiti cioè a somiglianza dell’uomo (es. esseri mito- teismo, mono- condivise (credenza
logici, come Giove, che scaglia i fulmini; Demetra che presiede alla teismo. in Dio, ecc.).
vegetazione). A livello politico do-
Es. Demetra fa crescere le piante. minano coloro che
E’ uno stadio fantasioso e inconsistente che però ha il pregio di far custodiscono le cre-
uscire gli uomini dalla loro originaria stupidità e di spingerli a cogliere denze comuni: pre-
un ordine che governa i fenomeni. vale la teocrazia.

Stadio metafisico Ragione speculativa L’uomo smette di rivestire di immagini fantastiche la realtà, adotta Prevalenza del La società è disgre-
o astratto (giovinezza un’ottica più concreta e la riconduce a CAUSE INTERNE = entità astrat- dubbio e dello gata, meno coesa da
dell’umanità) te, non più antropomorfiche (es. forze di vario genere: la natura, la spirito critico, credenze collettive,
forza vitale, lo spirito, ecc.). dello scettici- più individualistica.
Es. la forza vitale fa crescere le piante. smo. Si afferma a livello
Es. l’oppio fa dormire perché contiene la forza dormitiva. Non ci sono più politico la sovranità
certezze uni- popolare, la demo-
Rispetto al primo stadio, anche in questo caso siamo in presenza di
versalmente crazia; affermazione
spiegazioni abbastanza inconsistenti perché la forza vitale o quella
condivise (co- della borghesia, ecc.
dormitiva sono qualcosa di misterioso e inafferrabile, difficile da verifi-
me la credenza
care.
in certe divinità
Unica differenza rispetto allo stadio precedente è che ci si sforza di ecc.).
capire la natura con la ragione, piuttosto che con la fantasia, ricorren-
do a entità concettuali astratte che la spiegano dal suo interno, senza
ricorrere a cause esterne (come dèi, esseri mitologici, ecc).
Stadio positivo o Ragione scientifica Nell’impossibilità di conoscere e spiegare queste entità astratte (che Visione scienti- Il potere è in mano
scientifico (maturità cos’è la forza vitale che fa crescere le piante?), l’uomo si limita a con- fica, positiva. alle forze produttive
dell’umanità) statare solo i fatti e a spiegare le loro relazioni cioè le leggi secondo cui della ricchezza visto
accadono (studia solo il COME e non il perché). che la società mo-
Es. non si cercano più le cause occulte dei fenomeni, ma semplice- derna basata sulla
mente si descrivono le leggi con cui essi avvengono: le piante si svilup- scienza è quella in-
pano ad una certa temperatura, con una certa luce, e così via. dustriale, dove do-
mina la ricchezza.
È questo, secondo Comte, il sapere propriamente scientifico o positi-
vo, che permette di conoscere la realtà per prevederne l’andamento e
per poter agire su di essa orientandola ai propri scopi (“sapere per
prevedere, prevedere per potere”).
Il sapere positivo rinuncia alla ricerca delle cause ultime, quelle che
danno la spiegazione definitiva ed esaustiva dei fenomeni (il perché
avvengono) e si concentra solo sulle cause immediate e osservabili,
che ci spiegano il loro andamento, le leggi che ne regolano lo svolgi-
mento. La scienza ci spiega che i corpi sono soggetti alla legge di gravi-
tà, che funziona in questo modo e così via; perché poi i corpi seguano
proprio questa legge e non un'altra è una domanda cui la scienza ri-
nuncia a rispondere perché si sconfinerebbe in risposte fantasiose,
non verificabili perché non basate sui fatti, perciò non “positive”.
L’esempio più adeguato di atteggiamento positivo e scientifico è quel-
lo di Newton, che nello studio della gravità dichiara di attenersi solo a
ciò che è deducibile dai fenomeni, senza elaborare ipotesi fantasiose
sulla ragione della gravità stessa:
"In verità non sono ancora riuscito a dedurre dai fenomeni la ragione
di queste proprietà della gravità, e non invento ipotesi [Hypotheses
non fingo]. Qualunque cosa, infatti, non deducibile dai fenomeni va
chiamata ipotesi; e nella filosofia sperimentale non trovano posto le
ipotesi sia metafisiche, sia fisiche, sia delle qualità occulte, sia mecca-
niche." (Newton)

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 6 di 18


Lo studio e la classificazione delle scienze – Comte elabora anche una descrizione ed una classi-
ficazione di tutte le scienze cui gli uomini danno vita per conoscere e dominare il mondo. Possiamo
riassumere la sua analisi nei punti seguenti.

1. Le scienze formano un sistema gerarchizzato in base alla loro generalità e complessità ovvero
in base al principio della complessità crescente e della generalità decrescente - Le singole
scienze non sono autonome e indipendenti ma sono collegate tra loro e si implicano vicende-
volmente secondo una logica precisa. Comte le classifica e mostra che sono organizzate gerar-
chicamente tra loro in base al principio della complessità crescente e della generalità decre-
scente.
Generalità decrescente: una scienza è più generale di un’altra, se nel suo campo di studi
rientra un maggior numero di casi rispetto all’altra. Ad es., la Biologia, che si occupa di tutti gli
esseri viventi (piante, animali, uomini…) è una scienza molto generale perché si applica a un in-
sieme di esseri molto più vasto di quello di cui si occupa la Sociologia, che tra tutti gli esseri vi-
venti si occupa solo dell’uomo e della sua capacità di costruire un sistema sociale.
Complessità crescente: una scienza è più complessa di un’altra se si occupa di oggetti più
complessi. Ad es. la Biologia è meno complessa della Sociologia perché l’oggetto della Biologia
sono tutti gli esseri viventi, mentre la Sociologia studia solo quel particolare essere vivente che
ha anche la capacità di costruire una società e dunque ha qualcosa in più rispetto agli altri vi-
venti, è più complesso, superiore.

2. Le scienze più complesse presuppongono quelle più semplici – Questa organizzazione e classi-
ficazione delle scienze secondo una gerarchia di generalità e complessità implica che quelle
meno generali e che si occupano degli oggetti più complessi presuppongano e includano quel-
le più generali e che studiano oggetti meno complessi. Ad esempio, lo studio della Sociologia
implica anche avere delle nozioni di Biologia, in quanto l’uomo associato, studiato dalla Socio-
logia, è pur sempre un essere vivente e dunque ha delle caratteristiche che rientrano nella Bio-
logia. La Sociologia presuppone la Biologia.

3. Ciascuna scienza si evolve passando attraverso tre stadi (teologico, metafisico e positivo)
che corrispondono alla legge di sviluppo del pensiero umano. Ad es., la Chimica, prima di rag-
giungere lo stadio positivo, e cioè di diventare la Chimica moderna, è passata attraverso uno

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 7 di 18


stadio più primitivo (l’Alchimia), in cui erano presenti idee magico-religiose, entità misteriose,
ecc.

4. Il principio della complessità crescente e della generalità decrescente è alla base anche
dell’evoluzione delle scienze e del loro passaggio allo stadio positivo: una scienza raggiunge
tanto più velocemente lo stadio positivo quanto più è caratterizzata, per gli oggetti che studia,
da generalità e semplicità; viceversa, tanto più è complessa, tanto più lentamente raggiunge lo
stadio positivo. Ecco perché ad esempio la Fisica è passata più rapidamente allo stadio positivo
– e cioè fin dal ‘600, con Galilei – rispetto alla Chimica o alla Biologia.
Inoltre, essendo le scienze strettamente connesse l’una all’altra in base al principio che la più
complessa presuppone e comprende la più semplice (la Biologia presuppone la Chimica), ne
deriva che la scienza superiore non può raggiungere lo stadio positivo se questo non è già
stato raggiunto da quella inferiore.

5. La sociologia (= la scienza della struttura, dell’ordine e delle funzioni della società), è la scienza
più complessa, di cui Comte si ritiene il fondatore. Essa si propone di ricercare le leggi dei fatti
sociali al fine di poterli prevedere e giudicare (cfr. la legge dei tre stadi, ecc.). È la scienza più
importante, ma essendo la più complessa è ancora inquinata da residui teologici e metafisici e
perciò ancora lontana dallo stadio positivo.
Quando la sociologia raggiungerà questo stadio, allora la società assumerà la sua forma più
perfetta, il suo ordine ottimale. In questa società – come abbiamo già detto – l’Umanità (che è
il Grande Essere inteso come “l’insieme degli esseri passati, futuri e presenti che concorrono li-
beramente a perfezionare l’ordine universale.”) prenderà il posto di Dio.

6. Da notare che la filosofia non rientra nella classificazione delle scienze perché ne elabora la
classificazione e si pone come sintesi delle scienze stesse ovvero ne coordina e sintetizza i ri-
sultati. La filosofia ha come oggetto proprio non più i problemi tradizionali (metafisici, ecc.), ma
il sistema totale della scienza.

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 8 di 18


al meno generale La scienza meno La scienza più al più complesso
5. Sociologia
generale complessa

4. Biologia
3. Chimica
dal più generale
2. Fisica dal più semplice
La scienza più 1. Astronomia La scienza meno
generale complessa Complessità crescente
Generalità decrescente

le discipline più generali pre- dagli oggetti più semplici a


cedono quelle più specifiche: quelli più complessi: dallo
ad es. la Biologia, che si occu- studio degli esseri viventi
pa degli organismi viventi è (Biologia) si passa allo studio
più generale cioè comprende dell’uomo, che oltre ad avere
più casi (piante, animali, uo- una struttura biologica è an-
mini..) della sociologia che che capace di associarsi e
studia solo l’uomo ed il modo dunque la Sociologia si occu-
in cui si associa ad altri uomi- pa di un oggetto che ha
ni) qualcosa in più, è più com-
plesso rispetto al semplice
essere vivente di cui si occu-
pa la Biologia

Non fanno parte del sistema:

• la matematica perché è la base di tutte le altre scienze (essa dunque potrebbe essere premessa a tutte le al-
tre scienze e perciò occupare il primo gradino della classificazione: in alcune ricostruzioni del pensiero di
Comte occupa questo posto);
• la logica perché ogni scienza ha una sua logica specifica e non si può costruire una scienza logica che valga
per tutte le discipline in generale;
• la psicologia perché è riconducibile alla biologia e alla sociologia (vd. ad esempio le ricerche dello studioso
positivista Cesare Lombroso sul comportamento dei criminali).
• la filosofia non rientra nella classificazione delle scienze perché non ha degli oggetti propri (i problemi teolo-
gici, metafisici, ecc., tradizionalmente trattati dalla filosofia vengono infatti confinati nei primi due stadi dello
sviluppo del pensiero e superati dall’imporsi del pensiero positivo); la filosofia secondo Comte ha il compito di
elaborare la classificazione delle scienze e poi di effettuare tra di esse una sintesi studiandone le relazioni re-
ciproche ed i princìpi comuni.

LESSICO - Causa ultima


La causa ultima di qualcosa è la causa oltre la quale non si può trovare altra causa,
appunto perciò viene detta ultima. Ad esempio, ricercando l’origine dei fenomeni
naturali, non si può procedere all’infinito, per cui bisogna ammettere l’esistenza di
un essere assoluto ed eterno che ha dato inizio ad ogni cosa (Dio, primo motore
immobile, ecc.): un uomo è figlio dei suoi genitori, ciascuno dei quali è a sua volta
figlio dei suoi genitori, e così via. Dato che non si può risalire all’infinito, occorre
ammettere una causa ultima che ha dato avvio al genere umano. I genitori sono
cause secondarie, Dio è la causa ultima o più importante.
Comte sostiene che non si devono cercare le cause ultime dei fenomeni,
ma solo quelle immediate, che ne spiegano l’accadere e gli effetti. Le cause ultime
sono non verificabili e possono dare luogo a fantasie, mentre le cause secondarie
sono sicure e individuabili con chiarezza. Non cerco di spiegare chi ha creato la leg-

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 9 di 18


ge di gravità, perché e con quali intenti lo ha fatto, ecc., ma limito a constatare che
c’è e a spiegare come funziona questa legge nell’universo ed i suoi effetti e così via.
In sostanza: “Non invento ipotesi”, come diceva Newton.

(immagine tratta da Wikipedia)

Tempio positivista a Porto Alegre in Brasile – La nuova religione positivista dell’Umanità, che celebrava i suoi pro-
gressi attraverso la scienza e la civiltà, riprendeva elementi tradizionali di culto riempiendoli di nuovi significati, come
mostra questo tempio positivista costruito in Brasile (all’inizio del 1900), con scritte inneggianti alla fraternità,
all’umanità (“Vivere per gli altri”), all’ordine ed al progresso.
La scalinata simboleggia l’ascesa al sapere positivo attraverso la legge dei tre stadi e all’interno del tempio
sono collocati i ritratti dei “santi” di questa religione, cioè le grandi figure che hanno segnato lo sviluppo dell’umanità
(Socrate, Newton, Cesare, Carlo Magno, ecc.).
Il motto di Comte (“L'amore per principio, l'ordine per fondamento, il progresso per fine.”), scolpito sul fron-
tone, si ritrova anche nella bandiera della repubblica brasiliana (“ordine e progresso”), nata nel 1889 dopo aver pro-
clamato nel 1822 l’indipendenza dal Portogallo.
Tutto ciò si spiega con il fatto che il positivismo era molto diffuso tra le élite brasiliane più illuminate che
guardavano alla Francia (la Francia della Rivoluzione, dell’illuminismo e del positivismo) come al Paese europeo da cui
trarre ispirazione per dare un nuovo ordine democratico al Paese.

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 10 di 18


3/ Lo sviluppo del positivismo: Comte, Darwin e Spencer
La teoria dell’evoluzione di Darwin (esposta nell’opera intitolata L’origine delle specie, uscita nel
1859), divenne la base del positivismo (nato anni prima, con l’opera di Comte uscita nel 1830). Lo
storico della filosofia Abbagnano inquandra perciò lo sviluppo del positivismo in questi termini: vi è
anzitutto il positivismo sociale di Comte (e di altri autori, come Saint-Simon e Stuart Mill) cui se-
gue quello evoluzionistico di Spencer (e di altri, come Ardigò). La scoperta darwiniana del princi-
pio dell’evoluzione sarebbe l’anello di congiunzione tra i due.
Il positivismo sociale è una teoria dell’evoluzione della conoscenza che col suo evolversi porta pa-
rallelamente ad una riorganizzazione della società; la scoperta del principio di evoluzione da parte
di Darwin apre la via a Spencer che estende questo principio non solo all’uomo ma a tutta la natura
e all’intero universo, visto romanticamente come un processo di sviluppo la cui legge è il progres-
so.
L’evoluzionismo di Darwin divenne la base del positivismo perché negava la creazione divina e
spiegava la complessità della vita della natura e la stessa vita spirituale come l’evolversi e il diffe-
renziarsi della sola materia.

sociale : Comte – evoluzione sociale attraverso il progresso della conoscenza

Positivismo scoperta del principio dell’evoluzione delle specie: Darwin

evoluzionistico: Spencer – evoluzione della natura e dell’intero universo verso il progresso

4/ Importanza e influenza del positivismo nei vari settori della cultura

Il positivismo ebbe molta influenza nella cultura dell’Ottocento e fu fecondo di risultati nel senso
che promosse lo studio ‘scientifico’ di molti fenomeni. Se da una parte, con il suo culto dei fatti,
produsse ricerche che si rivelarono inconsistenti (come quelle di Cesare Lombroso volte a mettere
in relazione i tratti somatici dei criminali, l’ampiezza del loro cranio, ecc. con il loro comportamento
deviante, ricollegando ogni atto spirituale alla sua base fisica e organica), non si può negare, d’altra
parte, che fu all’origine di una mentalità attenta alla concretezza dell’esperienza e votata ad
una ricerca severa e precisa, all’accertamento dei fatti e dei dati tangibili. Vedi in proposito
quanto scrive lo storico della filosofia Eugenio Garin:

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 11 di 18


“Il metodo positivo fu erudizione nel campo delle scienze storiche, e soverchia erudizione talo-
ra, ma utile e salutare esempio di ricerca severa, e preziosa disciplina d’indagine; fu nel campo
della filosofia richiamo alla concretezza dell’esperienza, al limite fisico che accompagna ogni at-
to spirituale; fu esigenza di studi e di problemi umani, appello alla corposità del mondo degli
uomini, ove l’idea è vuota parola se non s’incarna nel veicolo terreno.”

Possiamo riassumere nei seguenti punti i principali campi in cui la mentalità positivistica produsse i
suoi effetti:

• LETTERATURA – In Francia, alla fine dell’Ottocento, nacque il Naturalismo una corrente let-
teraria che voleva essere l’applicazione diretta del pensiero positivista e che si proponeva di
descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati nelle scienze naturali.
Il critico letterario, filosofo e storico francese Hippolyte Taine è considerato il primo teorico
del naturalismo. L'uomo, sosteneva Taine, è il risultato di tre elementi, "race, milieu, mo-
ment", cioè il fattore ereditario, l'ambiente sociale, il momento storico, che "lo determi-
nano nei suoi tratti psicologici e ne generano il comportamento, sicché anche la virtù e il vi-
zio non sono che corpi compositi, scindibili, come lo zucchero e il vetriolo, negli elementi
semplici che li costituiscono". Se dunque l’artista – il romanziere, lo scrittore – vuole raffigu-
rare l’uomo, le sue vicende e le sue passioni, non può farlo che ponendo attenzione a tutti
questi elementi.
In Italia sotto l’influenza del positivismo e del Naturalismo francese, nacque la corrente let-
teraria del Verismo, il cui massimo esponente è Verga.

• SOCIOLOGIA e STORIA – Particolarmente notevoli furono le suggestioni che dalla nuova


mentalità positivista vennero agli studi storici e alle discipline sociali.

Nacque un nuovo metodo storiografico, attento soprattutto ai fattori ambientali, sociali,


razziali, alla luce dei quali si deve comporre il quadro d’insieme entro cui comprendere gli
avvenimenti nelle loro molteplici connessioni e il ruolo delle singole personalità storiche.

Quanto allo studio dei fattori sociali e delle loro dinamiche, si cerò di dare loro una veste
scientifica attraverso lo studio della sociologia, termine coniato da Comte per indicare la

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 12 di 18


scienza di cui si riteneva il fondatore. In Francia, ad esempio, lo studioso Émile Durkheim,
richiamandosi a Comte, cercò di dare delle basi scientifiche (cioè ponendo attenzione ai fat-
ti, ai dati statistici, ecc.) a questa nuova disciplina, adottando come principio di spiegazione
i fatti sociali, che sono come delle forze che esercitano la loro costrizione sull’individuo
(esempi di fatti sociali sono le istituzioni educative, le correnti d’opinione, le credenze che
circolano in una data società).
Il suo studio più famoso riguarda il sucidio (Il suicidio, 1897) 1 in cui mostra come anche in
un atto considerato tra i più individuali che esistano – il suicidio, appunto – possano essere
messe in luce delle cause e costrizioni sociali: i suicidi cioè sono fenomeni individuali, le
cui cause però sono essenzialmente sociali. Questo prova che la società non è il campo
dell’arbitrario e dell’imprevedibile, ma che può essere studiata con metodo scientifico per-
ché esistono in essa delle regolarità, dei fatti che si ripetono, come accade in tutti gli altri
settori oggetto delle scienze.
Per provarlo, basta osservare, ad esempio, che esistono delle correnti suicidogene che at-
traversano la società, che traggono origine non dall’individuo, ma dalla collettività, e sono la
causa effettiva o determinante dei sucidi. Durkheim fa notare infatti come ciascuna nazione
europea mostri un numero più o meno stabile di suicidi nel corso del tempo, differente da
quello di altre nazioni. Quindi le “correnti suicidogene” debbono essere causate dalla diffe-
renza delle società (costumi, idee, credenze, morali, ecc.) che caratterizzano quelle diverse
nazioni. Vale a dire che il suicidio è causato da dei fatti sociali e che dunque anche il suici-
dio è un fatto sociale.

• PSICOLOGIA, ANTROPOLOGIA – Nell’ambito degli studi psicologici, emerse in Italia lo stu-


dioso Cesare Lombroso (1835–1909) che, con approccio materialistico, cercò di spiegare
la mentalità criminale facendo riferimento ai tratti somatici dei delinquenti.
Se da una parte questo approccio si è rivelato inconsistente (perché non è possibile correla-
re i tratti somatici alle azioni criminali), bisogna comunque riconoscere che così facendo
Lombroso gettò le basi di uno studio dei comportamenti devianti che aprì la strada alla
moderna criminologia portando l’attenzione dal delitto al delinquente ed alla sua psico-
logia (vd. Approfondimento).

1
Per un riassunto del testo di Durkheim, vedi: ARON, R., Le tappe del pensiero sociologico, Milano, Mondadori, 1972 (I ed.: 1965).

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 13 di 18


• FILOSOFIA – In campo strettamente filosofico, la lezione del positivismo si è fatta sentire
soprattutto come richiamo alla concretezza ed alla verificabilità dell’esperienza contro
ogni orientamento astratto e speculativo.
In sostanza le filosofie che si richiamano al positivismo sono l’esatto contrario di quelle che
procedevano elaborando teorie astratte e speculative, poco attente ai fatti. Procedimento
riassunto in una celebre battuta attribuita a Hegel, con la quale si difendeva da chi lo accu-
sava di guardare poco ai fatti: “Tanto peggio per i fatti se non si accordano con la teoria”.
Le filosofie influenzate dal positivismo prestano invece particolare attenzione ai fatti ed ai
risultati che le scienze sperimentali conseguono nei vari campi; cercano di rifuggire alle af-
fermazioni arbitrarie e astratte, le mettono alla prova dei fatti e le cambiano se non si ac-
cordano con essi; cercano di non affermare se non ciò che è razionalmente giustificabile o
dimostrabile per mezzo dell’esperienza; di accettare tutto ciò che l’esperienza suggerisce,
quali che ne siano le conseguenze dottrinali e pratiche.
Tra queste filosofie va annoverata anzitutto la corrente del neo-positivismo che ha rappre-
sentato la rinascita del positivismo nel ‘900 e costituisce uno dei maggiori e più influenti in-
dirizzi filosofici di questo secolo. Alcuni esponenti del neopositivismo hanno messo al cen-
tro delle loro riflessioni il principio di verificazione, secondo il quale le uniche affermazioni
sensate sono quelle che hanno la possibilità di essere verificate sul terreno concreto dei fat-
ti; tutto ciò che invece rientra nel campo delle affermazioni non verificabili (metafisica, reli-
gione, ecc.) va rigettato come insensato.

MAPPA - Fortuna e influenza del Positivismo


Per capire e raccontare l’uomo occorre tenere presenti i
LETTERATURA fatti che lo determinano: razza, ambiente, storia (Taine).

Esistono fatti sociali che possono essere studiati per capi-


SOCIOLOGIA
re il comportamento degli uomini (es. correnti suicidoge-
ne, Durkheim).

EFFETTI del Le vicende storiche (e i loro protagonisti) devono essere


positivismo Essere attenti ai ricostruite e analizzate alla luce dei fattori ambientali,
nei vari STORIA
FATTI, ai dati osser- razziali e sociali che le determinano.
campi del vabili
sapere e (“il culto dei fatti”) Lo storico deve perciò effettuare ricerche severe e rigoro-
dell’arte se sul piano dei fatti e dei dati (ciò porta talvolta a sconfi-
nare nell’erudizione, cioè nella pura raccolta di dati, non
sempre accompagnata da originalità di pensiero).

Studiare i criminali e la loro psicologia osservando le loro


PSICOLOGIA e
caratteristiche fisiche (Lombroso) → attenzione al crimi-
ANTROPOLOGIA
nale piuttosto che al crimine (dal delitto al delinquente).

Richiamo all’esperienza e ai fatti. Cercare di confrontare


FILOSOFIA le teorie con i fatti e i risultati delle scienze, rifuggendo da
atteggiamenti speculativi e astratti (esemplificati da que-
sta affermazione: “Tanto peggio per i fatti se non vanno
d’accordo con le teorie”).
© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 14 di 18
5/ Approfondimento - Lombroso e l’antropologia criminale

Cesare Lombroso (1835-1909), psichiatra


e criminologo italiano, fu sostenitore del
metodo positivistico.

Intuì i rapporti esistenti tra criminalità e


ambiente sociale ed educativo, ma portò
all’estremo le sue teorie comprometten-
done la validità.

Partendo da una concezione materiali-


stica finì infatti per identificare le cause
della degenerazione morale e della de-
linquenza in precise anomalie fisiche.

Cesare Lombroso

La scuola di Lombroso intendeva appli-


care le tecniche dell’antropometria (cioè
la misurazione del corpo e delle sue parti)
per migliorare la sicurezza. L’obiettivo
era di identificare i criminali attraverso le
caratteristiche fisiche del loro cranio.

Anche lo studio dei lineamenti facciali


(fisiognomica) era utilizzato a questo
scopo.
Antropometria (misurazione del corpo e delle sue parti)

In questa foto, una sala del Museo di An-


tropologia criminale “Cesare Lombroso”
a Torino dove si possono vedere i mate-
riali raccolti e classificati da Lombroso
per i suoi studi.
[Link]

Il museo di Antropologia criminale a Torino.

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 15 di 18


6/ Approfondimento - Dal delitto al delinquente

Dal delitto al delinquente


Un cambiamento di prospettiva giuridica grazie all’apporto della “Scuola positiva” del diritto
penale fondata da Cesare Lombroso ed Enrico Ferri, sotto l’influenza del Positivismo2

L'articolo 85 del nostro codice penale stabilisce che "nessuno può essere punito per un fat-
to preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui l'ha commesso, non era impu-
tabile", e specifica che "è imputabile chi ha la capacità di intendere e di volere".

Il problema dell’imputabilità è stato sempre al centro del dibattito tra i giuristi e si sono de-
lineati in merito posizioni differenti. La teoria più antica, che per lungo tempo ha dominato
e che ancora oggi ha numerosi sostenitori, è quella della Scuola classica.

Secondo la Scuola classica (un indirizzo del diritto penale, sviluppatosi verso la metà
dell’Ottocento, il cui fondatore è il giurista Francesco Carrara), si punisce chi è responsabile
di un delitto e lo ha commesso perché era capace di intendere e di volere. La pena è con-
cepita come il castigo per il male commesso. Ne deriva che gli individui affetti da anoma-
lie psichiche o immaturi non possono essere puniti perché incapaci di intendere e volere.
Ne deriva inoltre che, in caso di recidiva, l’aumento della pena a carico del recidivo non è
giustificabile perché essa deve essere rapportata solo alla gravità del reato commesso. Il de-
litto infatti è qualcosa che va preso in considerazione astrattamente, senza fare riferimento
alla personalità di chi lo ha commesso. La pena corrisponde matematicamente all’entità del
reato commesso e non ha senso aggravarla per ragioni che vadano al di là dell’entità di
questo reato (prendendo ad esempio in considerazione la maggiore crudeltà di chi ha
commesso il reato due volte, ecc.).

A questa concezione della giustizia reagì la Scuola positiva (Cesare Lombroso, Enrico Ferri)
per la quale le pene vanno comminate in relazione alla pericolosità del reo e, nella loro
applicazione, devono variare di forma per adattarsi alle diverse tipologie psichiche del de-

2
Informazioni tratte e riassunte in gran parte dal testo presente al seguente indirizzo:
[Link] E’ stata utilizzata anche l’Enciclopedia Treccani on line:
[Link] (in particolare le voci: Delinquente e Recidiva) e l’Enciclopedia Garzanti del Diritto e dell’Economia, Milano, 1990 (I
ed.: 1985).

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 16 di 18


linquente, devono essere indeterminate nella durata e derogabili col cessare della pericolo-
sità. In questo senso, osservare che un delinquente è recidivo non è un fattore ininfluente
nell’assegnazione della pena, ma importante perché indica la sua pericolosità.
Tutto ciò si basa su un presupposto del tutto differente rispetto a quello di chi partiva
dall’idea che il delinquente è una persona normale che ha scelto liberamente di delinquere.
Per i positivisti le azioni criminali non sono il frutto di una libera scelta ma di una serie di
condizionamenti psicologici e ambientali e la pena va data non per punire ma per neu-
tralizzare la pericolosità sociale. Tutto ciò viene ben illustrato nel seguente brano:

Per la Scuola positiva il principio cardine in base al quale si devono spiegare tutti i
fenomeni, fisici e psichici, individuali e sociali, è il principio di causalità. E sulla base
di tale presupposto, per i positivisti, il delitto è il prodotto non di una scelta libera e
responsabile del soggetto, ma di un triplice ordine di cause: antropologiche, fisiche e
sociali. Mentre la Scuola classica considera il reato come ente giuridico astratto stac-
cato dall'agente, per la concezione positivista il reato è un fenomeno naturale e so-
ciale, un fatto umano individuale, indice rivelatore di una personalità socialmente
pericolosa. Ecco che l'attenzione del diritto penale si sposta dal fatto criminoso in
astratto alla personalità del delinquente in concreto, dalla colpevolezza per il fatto
alla pericolosità sociale dell'autore "intesa come probabilità che il soggetto, per cer-
te cause, sia spinto a commettere fatti criminosi". (Mantovani, Diritto penale). Ed ec-
co che il principio di responsabilità individuale è sostituito dal principio di responsa-
bilità sociale.
Sulla base di tali presupposti non ha più senso castigare con la pena il reo, "perché
fatalmente spinto da forze che agiscono dentro e fuori di lui" (Mantovani) e scopo
dei provvedimenti repressivi deve essere la difesa sociale, per cui coloro che delin-
quono devono essere sottoposti a misure di sicurezza, volte a prevenire ulteriori
manifestazioni criminose mediante il loro allontanamento dalla società e, ove possi-
bile, il loro reinserimento nella vita sociale. Tali misure pertanto non devono essere
proporzionate alla gravità del fatto, ma alla pericolosità del reo e, nella loro applica-
zione, devono variare di forma per adattarsi alle diverse tipologie psichiche del de-
linquente, devono essere indeterminate nella durata e derogabili col cessare della
pericolosità. Dal momento che anche i fatti psichici sono sottoposti al principio di
causalità (determinismo psichico), il libero arbitrio - considerato una illusione psico-
logica - non ha più senso. Date queste premesse la Scuola positiva arriva inevitabil-
mente a negare la stessa categoria dell'imputabilità e la distinzione fra soggetti im-

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 17 di 18


putabili e non imputabili. Se infatti, come si è detto, la sanzione penale serve solo
come strumento per impedire la commissione di crimini, non vi è motivo per esclu-
dere dalla sua applicazione gli autori di reato infermi di mente. 3

Nella prospettiva della Scuola positiva, capire la personalità di chi ha commesso il delitto e
le cause personali e sociali che lo hanno portato a delinquere assume dunque una grande
importanza nell’attribuzione della pena. In questo senso, la classificazione dei criminali ela-
borata da Lombroso, per quanto infondata a causa del suo rigido biologismo, ha avuto co-
munque il merito di spostare l’attenzione dal reato alla personalità del delinquente ed in
questo senso può essere apprezzata. Ecco le cinque categorie di delinquente presenti nella
classificazione lombrosiana:
1. Delinquente occasionale
2. Delinquente abituale
3. Delinquente nato (istintivo e per tendenza)
4. Delinquente passionale
5. Delinquente infermo di mente
La classificazione viene detta anche “classificazione Lombroso-Ferri” in riferimento all’altro
fondatore della scuola positiva, Enrico Ferri, che cercò di studiare il delitto nelle sue connes-
sioni con l’ambiente sociale. Politico, oltre che giurista, Ferri entrò nel 1893 nel Partito socia-
lista e aderì successivamente anche al fascismo. Fu presidente della commissione che nel
1921 elaborò un progetto di codice penale italiano in cui i postulati della Scuola positiva
raggiunsero la loro maggiore affermazione.

Dal delitto al delinquente


Scuola classica Scuola positiva
Il delinquente sceglie liberamente di delinquere e per- Il criminale delinque non per libera scelta, ma per una
ciò è imputabile. La pena è un castigo per l’atto com- serie di cause sociali e ambientali, che lo rendono so-
messo. cialmente pericoloso. La pena serve a tenerlo sotto
controllo.

La pena punisce il reato commesso. Viene commisura- La pena serve a neutralizzare la pericolosità sociale del
ta all’entità del crimine. criminale. Va commisurata alla pericolosità del crimi-
nale.

Es. il criminale recidivo, cioè che commette un reato Il criminale recidivo denota una maggiore pericolosità
dopo averne commesso un altro, non va punito di più sociale, perciò è necessario adottare una pena più ri-
rispetto a quello che ha commesso reato una volta gida.
sola. La pena va commisurata solo al reato commesso.

3
Cfr.: [Link]

© 2013 Autore: L. Guaragna – tratto da: [Link]/archivio Pagina 18 di 18

Potrebbero piacerti anche