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ARISTOFANE

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La commedia e Aristofane

Secondo quanto riporta Aristotele, come anche la tragedia, la commedia è una


imitazione della realtà, con la sola di erenza che la prima suscita in chi ascolta
terrore e pietà, mentre la seconda suscita divertimento per via dei difetti e dei
comportamenti dei vari personaggi inscenati. Ad ogni modo, sempre secondo
Aristotele, non sa collocare bene una data di origine della commedia ma in essa
trae degli aspetti che corrispondono a tradizioni diverse, si guardino le falloforie e il
χομοσ che si ricollegano ad antichi rituali con cui gli agricoltori si assicuravano la
fertilità dei campi; ma si riscontrano anche aspetti tipici della poesia giambica
come ad esempio l’attacco personale, la libertà lessicale ma oltre questo abbiamo
anche le rappresentazioni mimiche della tradizione popolare, cioè delle semplice
scene di situazioni e personaggi tipici di cui si ha ricordo sia in ambiente dorico
che italico.
Circa cinquant’anni dopo la tragedia, nel 486 a.C., anche la commedia verrà
inclusa all’interno della grandi Dionisie.
Tra i precursori di questo genere comico troviamo Sofrone ed Epicarmo. Del primo
che è un autore siciliano di mimi, vissuto a metà del V secolo a.C., sono giunti
davvero pochi frammenti e alcuni titoli, ma si tratta di bozzetti in prosa che
secondo alcune fonti, però, sarebbero potute piacere a Platone. Anzi, proprio
Sofrone, insieme al poeta Epicarmo, avrebbe addirittura o erto degli spunti per i
dialoghi platonici e a conferma di ciò, Aristotele nella sua Poetica, avrebbe
accostato i due autori quindi Sofrone e Platone. Un altro dettaglio di Sofrone, è
che, con queste due scenette dialogate si sarebbe andato anche a collocare
all’inizio di un genere che avrà poi presso gli ellenistici, una importanza particolare.
Per quanto riguarda Epicarmo questo è ritenuto il primo autore unico, riconducibile
alla fase siciliana del genere. Nato a Megara Iblea e vissuto a Siracusa nel tempo
di Ierone, si colloca tra il 550 a.C. e 440 a.C. per quanto riguarda le sue opere, i
titolo suggerirebbero tematiche epiche e mitiche con una particolare attenzione
alle vicende ed ai personaggi che durante le loro peripezie erano entrati in contatto
con la Sicilia e che meglio si prestavano ad essere parodiati per alcuni aspetti
poco eroici che li caratterizzavano. Altri titoli ancora farebbero pensare a temi che
furono tratti dalla vita quotidiana o lasciano immaginare argomenti di tipo
loso co. Dunque quello che si può trarre come conclusione di questi 250
frammenti tutti scritti in dialetto dorico, è che Epicarmo era un autore che
rappresentava in maniera vivace situazioni e personaggi e che rivela una spiccata
tendenza alla tipizzazione dei protagonisti e all’uso di massime morali.
Della commedia Orazio traccia tre fasi citando tre poeti più rappresentatevi della
fase iniziale della commedia (Aristofane, Eupoli e Cratino) e allora abbiamo:
commedia antica, appunto con i tre poeti prima citati i cui poemi hanno la
caratteristica principale è il contenuto esplicitamente politico e la violenza
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dell’attacco diretto ad personam; segue la commedia di mezzo che ha dei toni
meno impegnati e in ne vi è la commedia nuova che presenta della innovazioni
rispetto a quella delle origini.
Per quanto riguarda l’attività di Cratino, questa si colloca verso la ne del V secolo
a.C. e dai lavori che ci sono pervenuti, possiamo comprendere che nelle sue opere
ricoprivano particolare importanza la parodia mitologica e la satira politica.
Particolarmente feroce deve essere stata la parodia presente nel Dionisalessandro,
in cui Dioniso, nel famoso giudizio divino, prendeva il posto di Paride e, dopo aver
decretato Afrodite come vincitrice, rapiva la bella Elena. Eppure nella realtà dei
fatti, dietro questa nzione mitologica si celava una forte critica verso Pericle e
Aspasia ricordando sempre tra l’altro che Cratino fu il primo a scherzare su Pericle
chiamando "testa di cipolla”. Però l’ultima commedia, la Damigiana, è importante;
vincitrice del concorso del 423 a.C., in essa l’anziano poeta si difende dall’accusa
che gli aveva mosso Aristofane nei Cavalieri, in cui lo accusava di essere un beone
che ha perso la sua ispirazione poetica.
Andando a parlare di Eupoli, questo è contemporaneo di Aristofane e fu autore di
17 commedie delle quali restano un totale di 450 frammenti. Da alcune delle sue
opere quali Prospalti e Demi è possibile dedurre che nelle opere di eupoli
l’elemento politico e mitologico avevano un posto importante come anche per
Cratino. Le vittime degli attacchi di Eupoli erano Pericle, Alcibiade o Cleone. Un
altro dato caratterizzante di Eupoli è che la sua visione conservatrice è la stessa
che si ritrova nelle commedie di Aristofane.
La commedia antica si presenta come un componimento in versi in cui vi è
l’alternanza di parti recitate e cantate.
Rispetto alla struttura della tragedia, la struttura della commedia si presenta più
essibile e complessa e può essere articolata secondo una scansione precisa:
• Prologo;
• Parodo;
• Agone, che è la parte in cui vi è la contesa verbale tra due
personaggi. Questa ha una sua struttura che si divide in diverse
parti come ad esempio l’invito che il coro rivolge al personaggio
a nché questo prenda parola, l’intervento del personaggio che
può essere accompagnato da un secondo;
• Parabasi, parte in cui il coro si rivolge al pubblico rivolgendogli
le battute di spirito e quindi coinvolgendolo maggiormente
• Episodi
• Κορικα
• Κομοσ
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Aristofane

Aristofane è originario del demo attico di Cidatene. Non è nota la sua data di
nascita ma gli studiosi, basandosi sulle notizie relative alla rappresentazione delle
sue opere, la collocano tra il 445 e il 440 a.C.
Aristofane nelle sue opere, conoscendo bene la città e i cittadini e i problemi della
comunità, si pone in maniera critica di fronte a questi aspetti della vita unendo a
questo però un pò di comicità in modo che gli attacchi a personaggi politici di
notevole importanza gli valessero un’azione giudiziaria. Cleone il politico fautore
della guerra, lo accusa poi di aver o eso Atene di fronte alle delegazioni straniere
per aver ra gurato nei babilonesi gli alleati della polis come sudditi del regime
demagogico. Eppure dalla notizia della vittoria della commedia agli agoni
possiamo desumere soltanto che il pubblico accettò, come anche i giudici fecero,
lo scherzo dell’opera. Oltre a questo altre notizie sulla vita di Aristofane non se ne
hanno ma su possono seguire comunque nel percorso del poeta la campagna
contro la guerra e l’atteggiamento critico che aveva nei confronti della politica e
delle tendenze culturale che emergevano in seguito alla spedizione in Sicilia.
Concludo dicendo che per quanto riguarda la morte del poeta si presume che la
data sia attribuibile intorno al 386/385 a.C.
Le 11 opere che sono rimaste riguardano il periodo della vita del poeta che va dal
425 e il 388 a.C. e le questione che vengono fuori da queste opere e le notizie che
riguardano le presentazioni mettono in evidenza l’unione tra l’evoluzione di
Aristofane in quanto poeta ma anche come cittadino.
La vita quotidiana e la realtà politica oltre che sociale di Atene dominano tutte le
opere conservate ma in particolare sono di importanza fondamentale quelle che
sono state messe in scena durante la guerra del Peloponneso. In seguito a ciò si
ra orza sempre di più, all’interno della ra gurazione della polis, la spinta della
fantasia e del ribaltamento utopistico e si amplia lo spazio dedicato alla ri essione
su quella che è la funzione stessa della commedia. In ne nel periodo che segue la
disfatta di Atene Aristofane si volge a nuovi tipi di comicità che cominceranno a
spingere la commedia verso una critica sociale che si separerà dalla realtà
contingente.
Tornando alle commedie composte durante la guerra del Peloponneso Aristofane
si concentra su quelle che sono le ostilità del momento in atto.
Negli Acarnesi e nella Pace Aristofane sviluppa un lone comico in cui i
protagonisti si dimostrano essere ostili al con itto e quindi escogitano soluzioni
assurde a nché la guerra possa cessare.
la ri essione sulla guerra si accompagna a un’esplicita condanna alla classe
politica che con delle mosse demagogiche è riuscita ad ottenere la benevolenza
del popolo con l’unico obiettivo di tutelare i propri interessi; il bersaglio più colpito
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è sempre Cleone che si vede gravemente attaccato da Aristofane appunto nei
Cavalieri.
Oltre ciò vengono inscenati altri aspetti della vita dei cittadini: nelle Nuvole viene
a rontata ad esempio la questione riguardante l’educazione dei giovani; all’interno
delle Vespe invece si prende di mira l’amministrazione della giustizia in uno
scenario sia inquietante che paradossale.
Dopo la pace di nicia, si avvia la seconda fase della guerra del Peloponneso con la
spedizione in Sicilia che si conclude in maniera disastrosa nel 413.
Le commedie di questi anni seguono approfonditamente il lone delle soluzioni
paradossali per far cessare la guerra, che il poeta aveva iniziato già con gli
Acaranesi; negli Uccelli Aristofane propone un’utopia politica mentre nella
Lisistrata assistiamo a una proposta di soluzione quale lo sciopero del sesso.
Una volta cessata l’egemonia ateniese, Aristofane manda in scena le sue ultime
commedie in un contesto politico che ha assunto ormai dei caratteri peculiari in cui
già si intravedono quei mutamenti sia ideologici che politici con i quali si arriverà al
tramonto della commedia antica.
Nelle Ecclesiazuse il tema comico della soluzione paradossale è ancora una volta
rielaborato ma questa volta con lo scopo di porre ne al malfunzionamento del
sistema assembleare; mentre nel Pluto è messa in scena un’allegoria tra ricchezza
e povertà.
Quindi come già si è più volte annunciato e lasciato intendere, la comicità di
Aristofane tocca proprio la vita di Atene e ha come principali bersagli non soltanto
persone in vista, ma anche persone comuni ed è per questi che le opere di
Aristofane sono importanti e utili per la comprensione della vita quotidiana del suo
tempo. Il poeta si riferisce per lo più ai lavori, ai prodotti, ai luogo e agli oggetti e
sono numerosi chiaramente anche i riferimenti alle persone che si occupano di
questi aspetti infatti le commedie di Aristofane sono spesso popolate da diversi
contadini o commercianti o artigiani. Quindi da questo nasce il contrasto che si
evince da cittadini e gente di campagna che sentendosi estranei alla vita della
polis, la subiscono quasi come una costrizione quella di doverci vivere a causa
della guerra e sperano in ogni modo che si possa in qualche modo ristabilire la
pace in modo da poter tornare alla loro vita nonché quella di lavorare nei campi.
Un altro aspetto circa la realtà della vita ateniese dei tempi, è rintracciabile dalla
critica verso il sistema giudiziario, basato sul sorteggio dei giudici popolari la cui
retribuzione e il moltiplicarsi dei processi, determinano in città una vera mania
processuale che il poeta attacca in maniera comica all’interno delle Vespe.
All’interno della polis le nuove correnti di pensiero che vanno sviluppandosi
promuovono profondi cambiamenti di costume rendendo obsoleti i tradizionali stili
di vita ed è in questo quadro appunto che si possono spiegare le commedie al
femminile di Aristofane che rappresentando il mondo delle donne, evidenziano il
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disagio dell’uomo ateniese che ora doveva combinare a confrontarsi con la parte
femminile della società che in genere restava nascosta e al silenzio. Aristofane, ad
esempio, arriva a mettere in scena, nelle ecclesiazuse, un’utopica presa di potere
da parte delle donne che si opporrebbero al malgoverno degli uomini.
La democrazia della polis comunque vive un secolo di grande sviluppo che porrà
Atene al centro di un impero con dei tratti parecchio dispotici verso gli alleati e i
poemi di Aristofane rappresentano proprio una testimonianza del dibattito politico
della città e del progressivo trasformarsi della democrazia sotto la spinta sia di
interventi demagogici volti a creare il consenso attorno ai personaggi di modesto
spessore, ma sotto anche la spinta di interventi a favore della guerra nella
prospettiva di facili guadagni.
In realtà è possibile a ermare che si tratta di un cittadino che si mostra essere
preoccupato circa la di cile e cattiva gestione sia del potere che della guerra e
che, in seguito alle pace di Nicia, un cittadino che si ritrova ad essere sempre più
disilluso riguardo una possibile ripresa della polis e queste due preoccupazione
sono a rontate da Aristofane con gli strumenti della comicità e quel che
sicuramente emerge dall’atteggiamento che tiene Aristofane è la perplessità con
cui egli guarda le varie trasformazioni che coinvolgono sia la vita sociale che la vita
politica.
Quindi nel primo periodo del suo impegno poetico si concentra sule innovazioni
demagogiche che condizionano la democrazia, sullo scontro generazionale che
vedrò opporsi padri e gli, sulle innovazioni proposte dai so sti e sul di uso
scetticismo nei confronti degli dei.
Nelle commedie che propone Aristofane, non si presenta come uomo e cittadino,
ma parla del suo essere proprio un poeta e quindi è possibile dire che Aristofane è
uno di quei poeti che ri ettono sul signi cato sulla funzione della letteratura e tale
ri essione compare nella veste di parodia letterale e nella parabasi che in alcune
delle opere è dedicata a questione appunto letterarie.
Dai versi di di Aristofane emerge con chiarezza la funzione educativa che svolge la
commedia e che si esprime perfettamente nella polis democratica in cui
all’assemblea o al teatro o in tribunale, ogni ateniese riceve la propria formazione
civica e svolge il proprio ruolo di cittadino.
Aristofane ri ette sulla di coltà per un poeta di presentarsi al pubblico e di essere
apprezzato con costanza infatti l’apprezzamento risulta essere legato ai gusti e agli
umori che posso cambiare di ogni spettatore e il compito dell’autore risulta è più
complicato se si trova ad essere anche il regista della scena ed è per questo che il
poeta ha atteso prima di assumere la doppia veste di autore e regista.
Questa sua necessità è palese nella parabasi delle Nuvole in cui Aristofane illustra
la commedia e dichiara apertamente la propria poetica usando delle novità e dei
temi coraggiosi, volti a sollecitare l’approvazione di spettatori intelligenti.
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Un elemento di fondamentale importanza per comprendere Aristofane è la parodia
letteraria che si riscontra nelle sue opere, attraverso cui richiama alla memoria dei
vari spettatori versi epici, lirici e tragici che usa per attaccare o anzi elogiare. Ne
emergono una ampia conoscenza degli autori sia antichi che contemporanei e una
sorprendente capacità di riproporli alla ri essione di coloro che guardano.
Sulla scena comica l’interazione tra il pubblico e gli attori si realizza in diversi modi.
In molti casi comunque quando vi è un attacco diretto durante la scena a qualcuno
in particolare, il lettore moderno potrebbe perdere parte del signi cato della
battuta ma il pubblico ateniese no perché si sentiva direttamente chiamato in
causa e conosceva la persona di cui si stava parlando. Il caso più importante è
quello di Socrate che nelle Nuvole è sicuramente una caricatura del personaggio
del quale peraltro mantiene delle caratteristiche.
Aristofane una grande qualità che possiede è quella di osservare e descrivere e
queste stesse qualità gli permettono di riprodurre tutto sulla scena persone di ogni
genere e di ogni provenienza. La condizione per poter riuscire a realizzare questa
riproduzione è un uso della lingua versatile quindi capace di abbassarsi alla battuta
scurrile, di creare nomi parlanti o di riprodurre anche e etti sonori. Oltre ciò
Aristofane si mostra abile anche nel riprodurre un linguaggio elevato e forbito della
tragedia prendendo in giro quello degli oracoli o quello die nuovi saperi disciplinari.
Aristofane utilizza tutti questi accorgimenti su una base linguistica costituita dal
greco parlato nell’Atene del suo tempo a un livello medio-alto infatti l’attico di
Aristofane viene considerato un modello linguistico per la poesia.
Nella poesia di Aristofane si coglie una grandezza una grandezza ricchezza
lessicale che attinge al mondo della quotidianità a cui la commedia si ispira con
dei termini che alludono alla culturale materiale e della vita del cittadino.
Dal punto di vista della forma della metrica, Aristofane alterna con una maestria
assurda e sconosciuta nella tragedia, i metri propri della aperti recitate e recitative
ai metri lirici.
La commedia di Aristofane è costituita da un insieme di elementi che di cilmente
si possono separare ed è possibile rintracciare la fortuna di Aristofane nella storia
dei diversi meccanismi della comicità che in qualche modo hanno in Aristofane un
antecedente fondamentale. Si tratta di risorse che appartengono sia al comico
della situazione sia al comico della parola che è basato sui doppi sensi più o meno
ra nati, allusione o giochi verbali.
I lologi alessandrini sottoposero la commedia a un processo di selezione,
individuandone una periodizzazione che distingue commedia antica, arcaica e
nuova.
La commedia si avvia a rappresentare situazioni che interessano l’uomo in quanto
uomo e non in quanto cittadino ed è per questo motivo che è destinata ai teatri
che si andavano moltiplicando in ogni parte del mondo greco.
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RANE

Dioniso non rassegnato per la morte di Euripide, decide di raggiungere l’ade per
riportarlo in vita perché sapeva che nessuno dei tragediogra giovani possedeva la
stessa creatività e intelligenza.
Dunque si mette in viaggio con il servo Xantia e va verso la casa di Eracle, a cui
vuole chiedere la via più breve per raggiungere l’Ade.
Dopo qualche presa in giro Eracle decide di aiutare dicendogli che avrebbero
dovuto attraversare la palude Acheronte.
durante il viaggio Dioniso incontra un defunto e gli chiede di portare il bagaglio, ma
il defunto di contro chiede di ricevere una mancia che non gli verrà data.
Giunto a destinazione, Dioniso raggiunge il traghettatore Caronte, il quale si ri uta
di trasportare Xantia perché è un servo.
Mentre remano attraverso la palude, Dioniso e Caronte incontrano le rane (il coro)
che intonano un canto ben poco gradito dal dio che non tarda appunto ad
infastidirsi.
Finalmente raggiungono la dimora di Plutone il quale, avendo scambiato Dioniso
per Eracle (visto che erano vestiti uno a imitazione dell’altra), insulta il dio e lo
minaccia.
Spaventato dunque il dio decide di ordinare al servo di scambiarsi di vestiti e di
ruoli.
Arriva però a questo punto una servita e dioniso, vedendola fare le feste per
ercole, decide di scambiare nuovamente le vesti con Xantia, immaginando un
incontro galante con la ragazza. Ma qui si ritrova oggetto di una furia vendicativa di
un’ostessa e delle sue ancelle: Eracle, infatti, aveva precedentemente
saccheggiato tutte le provviste della taverna.
Trovatosi quindi di nuovo in pericolo, il dio ordina di nuovo velocemente a Xantia lo
scambio di vesti.
Finalmente i due trovano Euripide, impegnato in una disputa con Eschilo, a
proposito di chi meriti il trono di miglior tragediografo di tutti i tempi.
Comincia allora una gara, nella quale Dioniso è il giudice. Viene portata in scena
una bilancia dove verranno pesati i versi: i due poeti reciteranno un verso per
ciascuno e quello che “peserà” di più vincerà.
La gara è vinta da Eschilo e questo mette in crisi Dionisio, il quale non sa più chi
riportare in vita.
Decide in ne che sceglierà colui che troverà una soluzione migliore perché Atene
si salvi dal declino. Euripide dà una risposta generica e poco comprensibile, invece
Eschilo dà un consiglio più pratico e preciso, perciò Dioniso decide di riportare in
vita quest’ultimo.
Per concludere, Eschilo, raccomandandogli di non cederlo mai ad Euripide, cede il
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trono di miglior tragediografo a Sofocle.

La commedia è stata scritta da Aristofone nel 405 a.C. mentre Atene stava vivendo
uno dei periodi più di cili e incerti della sua storia : la guerra del Peloponneso
stava giungendo al termine e la polis era sul punto di perdere la sua egemonia,
tanto militare quanto culturale. Nessuno sapeva ancora quale sarebbe stato il
destino di Atene e come se non bastasse, i due più grandi tragediogra ancora in
vita, Sofocle ed Euripide, erano morti nel 406 a.C.. Aristofane scrisse perciò una
commedia profondamente nostalgica, tanto che, il viaggio di Dioniso, inizialmente
un tentativo di salvare la tragedia, si trasforma nel tentativo di salvare Atene.
In ne, è di fondamentale importanza la s da tra Eschilo ed Euripide, nella quale le
caratteristiche principali dei due tragediogra vengono analizzate con attenzione, i
pregi e i difetti dell’uno e dell’altro poeta vengono messi in luce. Durante la
discussione, si nota nettamente la preferenza di Aristofane nei confronti di Eschilo,
infatti la scelta nale di Dioniso sarà di riportare in vita quest’ultimo. Si può notare
anche quando Dioniso e Caronte incontrano le rane e succede qualcosa di strano:
le rane cantano in onore di Dioniso, ma quando lo vedono non lo riconoscono e lo
considerano solo un seccatore. La maggior parte degli studiosi ritiene che ciò
avvenga perché, prediligendo Euripide, Dioniso tradisce il suo ruolo di dio del
teatro; per questo le creature che lo amano non lo riconoscono.

NUVOLE

In una Grecia ormai sofista, l’avaro contadino Lesina si sveglia nel cuore della
notte tormentato dall’angosciante pensiero dei debiti che gli procura suo figlio
Tirchippide, un ragazzo spendaccione, nonché incallito scommettitore nelle
corse dei cavalli.
I creditori infatti premono di riavere il tanto dovuto, ma il vecchio escogita un
piano: mandare suo figlio alla scuola di Socrate al fine di imparare a vincere le
cause pur essendo nel torto. L’opinione del figlio però è ben diversa: egli odia
Socrate e tutti i suoi seguaci definendoli furfanti e ciarlatani allampanati.
Così Lesina prende l’iniziativa di andar egli stesso ad imparare dal grande
filosofo l’arte del parlare.
Tocca ora a Tirchippide, più giovane e inoltre colpevole del disastro
economico, imparare l’arte del [Link] alla casa di Socrate, il Pensatoio,
lo spettacolo di fronte al quale si ritrova è quello dei sofisti, presentati come
personaggi assai lunatici, che stravolgono la normalità con delle teorie tutte
loro. Ciò affascina molto il vecchio sempliciotto, che, sempre più convinto della
convenienza del seguire Socrate, si lascia trascinare fino a diventare suo
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seguace. Ma le cose non sono così semplici, Lesina si dimostra troppo ottuso
per le novità sofistiche e perciò, dopo uno strano sacrificio iniziatico, i disperati
tentativi di apprendimento infruttuosi e l’incontro con le Nuvole (ritenute le vere
ed uniche divinità insieme al Caos e alla Langua), il povero vecchio si vede
costretto ad abbandonare l’impresa.
Solo dopo una disputa avvenuta tra il Discorso Giusto e quello Ingiusto,
davanti agli occhi dei protagonisti , e dopo la conseguente vittoria del Discorso
ingiusto, il ragazzo sarà convinto ad avvicinarsi al pensiero sofista.
Ma le Nuvole avvertono l’incosciente padre che dovrà render conto di ciò che
ha fatto.
Arrivato infatti il momento di saldare il debito, Lesina si trova davanti ad un
figlio completamente cambiato, il quale, liquidando con garbugli intricati i
poveri creditori, arriva a prendere a bastonate persino il padre perché gli aveva
chiesto di cantare a tavola qualcosa di Simonide o di citare Eschilo.
Tirchippide, andando su tutte le furie, non solo se la prende col padre, ma
minaccia anche la madre, riuscendo per di più a convincere Lesina di una sorta
di giusta causa dietro tutto ciò.
Lesina riconosce l’errore, si dispiace di aver tradito gli dei e aver prestato
fiducia a Socrate, ma soprattutto di non aver pagato i debiti. Infine in un atto di
rabbia, arriva a dar fuoco all’intera sede dei sofisti con i filosofi ancora
all’interno.

Nelle ‘Nuvole’ Aristofane pone al centro del suo interesse il dibattito e


l’insegnamento sofistico.
Questo evento sta modificando la cultura e il pensiero della polis, perciò
l’autore invita i cittadini a riflettere sul loro peso e significato. La sofistica e in
particolare le nuove tendenze culturali vengono rappresentate da un Socrate
molto lontano dal più conosciuto personaggio storico, ridotto ad un esaltato,
descritto con accenti parodistici: egli è infatti uno strumento usato per
prendersi gioco delle cerimonie iniziatiche (famose nell’Atene in guerra) e delle
eccentriche lezioni sofistiche, volte a stravolgere i sani principi tradizionali.
La gente comune invece è rappresentata da Lesina (chiamato anche
Strepsiade): un contadinotto che si trova lanciato in un mondo rivoluzionario
dove ciò che conta non è più il vero e si sta compiendo uno scempio della
tradizione. Aristofane perciò sceglie di identificarsi in Lesina, il cittadino
semplice, quello che si ritrova a guardare il presente come un periodo davvero
confuso (confusione di ideali etc.) e a guardare invece il passato come
momento idillico, modello ed esempio della vera giustizia. Naturalmente non
manca lo sguardo critico del protagonista, volto a criticare vizi, modi e
atteggiamenti della società.
Temi importanti: il valore della tradizione, l’origine e la relatività delle leggi, le
mode, l’uso della parola a fini utilitaristici e formativi.
Quest’opera non fu tanto apprezzata dal pubblico: si collocò infatti solo al terzo
posto nell’agone. L’ansia di far ridere, di comicizzare gli episodi anche con
uscite volgari, andava a contrastare con i poeti contemporanei e ad annunciare
un nuova comicità, poco apprezzata ora ma molto più apprezzata nel futuro.

LISISTRATA

L’ateniese Lisistrata convoca numerose donne di Atene e di altre città, tra cui
anche la spartana Lampitò, per discutere un grave problema che le colpiva: i
loro uomini, costantemente impegnati nella guerra del Peloponneso, non hanno
più il tempo di stare con le loro famiglie. Lisistrata propone allora alle altre
donne di fare uno sciopero del sesso: finché i mariti non avessero firmato la
pace, esse si sarebbero rifiutate di avere rapporti sessuali con loro.
Dopo un’iniziale titubanza le donne si dimostrano favorevoli al piano ed
effettuano un giuramento ed occupano l’acropoli ateniese, con il fine di privare
gli uomini dei mezzi finanziari per proseguire la guerra.
Arriva quindi il coro dei vecchi ateniesi che vorrebbe mettere a fuoco alla città
ma vengono prontamente fermati dal coro delle vecchie. Gli uomini inviano n
commissario per aprire una trattativa con le donne, ma Lisistrata ne smaschera
l’ignoranza e la scarsa comprensione delle vicende che stanno accadendo.
Inoltre Lisistrata deve
penare non poco per convincere le donne, le quali iniziano a sentire il peso
dell’astinenza, a rispettare il patto. Concede solo a Mirrina la possibilità di
incontrare il marito Cinesia, ma solo per stimolare le fantasie sessuali di
quest’ultimo per poi lasciarlo ‘’a bocca asciutta’’.
Nel frattempo, l’astinenza si fa sentire non soltanto ad Atene ma anche nelle
altre città greche: arriva un araldo da Sparta per trattare la pace. Nella città
incontra Cinesia e si accorda con lui: Sparta invierà ambasciatori pronti a
firmare la pace, mentre Cinesia informerà le istituzioni ateniesi. Questo fatto
allevia decisamente la tensione tra le due parti: Lisistrata allora mette in scena
un discorso pacifista che ricorda l’origine comune di tutti i popoli greci, ma
questo discorso degenera subito in un mare di allusioni e doppi sensi sessuali
da parte degli uomini, felici per la raggiunta riconciliazione.
In un clima festoso si celebra il ritorno delle donne dai loro mariti.

La Lisistrata, una delle migliori commedie di Aristofane, può essere letta in


chiave moderna, se la mettiamo in relazione con i movimenti femministi del XX
secolo; infatti, trattando il tema dell’emarginazione femminile, mostra come
tutte le donne Greche , e non solo Ateniesi dunque, una volta presa
coscienza delle loro possibilità di imporre la propria volontà agli uomini,
mettono in moto una produttiva collaborazione.
Nell’opera è contenuta la riflessione critica dell’autore sulla condizione delle
donne nell’Atene del V secolo a.C.: esse conducevano infatti una vita sociale
fortemente limitata e la loro funzione era prettamente legata alla procreazione e
alle faccende domestiche.
Questa commedia venne rappresentata nel 411 a.C. durante la guerra del
Peloponneso, e forse per questo in essa è presente un evidente intento
pacifista, mirato a placare il clima di pessimismo che si era creato in seguito al
fallimento della spedizione ateniese in Sicilia.

PLUTO

Cremilo, un vecchio contadino ateniese molto preoccupato per le sorti del


figlio, a causa della decadenza che la città sta vivendo in quegli anni, decide di
consultare l’oracolo di Febo: il responso gli suggerisce di seguire la prima
persona che incontrerà e di invitarla a casa sua. Così mentre passeggia con
Nocciola, il suo servo, si imbatte in un vecchio, a cui sottopone una serie di
domande; lo sconosciuto inizialmente si rifiuta di rispondere, ma in seguito,
costretto, decide di ammettere che è Pluto il dio della ricchezza.
Cremilo ragiona sulla ingiusta distribuzione delle ricchezze e capisce che
Pluto, essendo stato accecato da Zeus, non può vedere le persone dabbene e
quindi distribuisce le ricchezze, a caso, a buoni e malvagi. Decide allora di
invitarlo e gli promette di fargli riacquistare la vista. Chiama infatti a sé un
gruppo di contadini (che formano il coro), annunciando che i loro raccolti
avrebbero fruttato maggiormente, ma mentre questi guidavano Pluto verso il
tempio, incontrano Penia (La Povertà).
Nella seconda parte della commedia Penia tenta di dissuadere Cremilo,
spiegando che se avesse guarito Pluto non ci sarebbero stati più schiavi,
perché nessuno avrebbe lavorato… ma non ottiene nessun risultato.
Pluto, dopo qualche tentennamento, segue Cremilo al tempio di Ascelpio, dove
viene curato dal medico Colionone, e può beneficare di nuovo i buoni.
La commedia si conclude con l’apparizione di Ermes che informa Pluto e
Cremilo dell’ira degli altri dei poiché questi non ricevono più nessun sacrificio,
essendo tutti destinati a Pluto.
Rappresentata alle Lenee del 388 a.C., “Pluto” è l’ultima delle commedie
superstiti di Aristofane.
Molto criticata, è sempre stata considerata come la prova della decadenza di
Aristofane. Viene giudicata insignificante l’apparizione di Penia, e criticata la
mancanza di originalità (sempre presente nelle altre opere). Infatti le ultime due
commedie di Aristofane (Pluto ed Ecclesiazuse), non solo per i contenuti ma
anche per la struttura (p.e. quasi scomparso il coro) preludono alla commedia
nuova, e “Pluto” fu considerato dagli antichi come apparente commedia di
mezzo.
È evidente che la perdita della libertà di parola e di critica (tipica dell’epoca in
cui furono rappresentate le commedie precedenti), ha provocato un
cambiamento di atteggiamento da parte dell’autore e la conseguente scelta di
tematiche mitologiche, senza dubbio meno rischiose.
La commedia non è certo un capolavoro, in quanto l’estro di Aristofane è
stanco e i tempi sono cambiati.

ECCLESIAZUSE

‘Ecclesiazuse’ signi ca Le donne che partecipano all’assemblea.


Nella prima parte, le donne, guidate da Prassagora, si trovano riunite a provare i
discorsi per l’assemblea, travestite da uomini, e a cercare di spogliarsi dei modi e
della grammatica femminili. Queste prove serviranno, una volta presi i posti
nell’ecclesia (parlamento), ad ingannare gli uomini per ottenere il comando dello
stato. Quindi viene redatto un “programma politico” apparentemente conservatore,
in cui, però, viene dato il potere alle donne “ che come in casa son tesoriere e
ministri” (vv.210).
Nel frattempo le donne tornano dall’assemblea e si spoglino degli abiti maschili e
Prassagora, tornata a casa, ngendo di essere stata da una partoriente, viene
informata da Blepiro dell’esito dell’assemblea: il governo verrà a dato alle donne.
La donna, dissimulando il proprio coinvolgimento, accoglie con favore la notizia.
Enuncia così i punti principali del suo programma di governo:
Koινονειν (koinoneîn): cioè la comunione totale di tutti i beni e delle proprietà,
donne comprese, per eliminare ogni sopra azione e garantire che nessuno
rimanga privo del necessario.
Distruzione della legge del γαμος (gàmos): anche le donne divengono un bene
comune. Ma anche le donne dovranno stare prima con i brutti, così come gli
uomini con le brutte.
Nelle scene seguenti, si manifestano le contraddizioni di questo nuovo sistema:
vengono evidenziate dallo stesso popolo che si divide tra favorevoli e contrari, e
dai discorsi stessi degli uomini che si interrogano sulla correttezza di queste nuove
usanze. Da una parte, per esempio, c’è chi è restio a cedere le sue sostanze o a
rinunciare ai processi, dall’altra si assiste alla scena di un ragazzo che, per poter
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avere la donna amata, è costretto a soddisfare prima i desideri di tre vecchie
megere.
Durante lo svolgersi di queste scene, viene anche organizzato un banchetto, nel
quale a ne commedia si ritroveranno tutti i personaggi.

Il grande genio di Aristofane è tale da riuscire a creare situazioni comiche e


assurde, anche se tratta temi delicati come la politica, la società utopistica, il
comunismo platonico e lo status sociale femminile del tempo. Tutti i principali
bersagli di Aristofane (Cleone, Euripide e Socrate fra gli altri) sono ormai morti e la
stessa commedia antica va modi candosi verso la commedia di mezzo. Aristofane
è costretto a cambiare la vena comica e a toccare temi surreali, i quali, tuttavia,
seppure ironici non toccano più i livelli comico-stilistici delle opere della sua
gioventù.

UCCELLI

Prologo: Due cittadini ateniesi, Pistetero ed Evelpide, disapprovando il


comportamento dei loro concittadini, decidono di lasciare la città per cercarne
un’altra dove poter vivere in pace. I due vanno alla ricerca di Upupa, in passato re
di Tracia, trasformato in uccello dagli dei, e decidono di portare con sé una
cornacchia e un gracchio che li aiuteranno a trovarlo.
Ormai stremati dal lungo viaggio i due cominciano a dubitare dell’e cienza dei due
uccelli, ma, quando ormai le speranze stanno per svanire, la cornacchia gracchia
davanti a una grande roccia, Pistetero ed Evelpide simulano il verso dell’upupa e
all’improvviso dal masso esce uno strano uccello dal becco spaventoso, che si
rivela essere il servo dell’Upupa. I due lo convincono a far uscire l’antico re di
Traccia, ma non appena lo vedono scoppiano in grosse risate per via del suo
becco e delle sue piume a tre pennacchi, tuttavia, gli espongono il progetto per il
quale sono partiti: gli propongono di fondare insieme agli uccelli una città nel cielo
chiamata Nubicuculia (in greco Νεφελοκοκκυγία, Nephelokokkygía), la quale deve
rappresentare “la città ideale”, situata tra gli dei e gli uomini.
L’upupa decide di prendere in considerazione la proposta e incarica l’usignolo di
svegliare e richiamare tutto il coro degli uccelli.
Questi sembrano essere inizialmente ostili all’idea, poiché non si dano di nessun
uomo, ma le loro di denze vengono superate anche grazie alla dote persuasiva di
Pistetero: non essendo inferiori agli dei e agli uomini anche gli uccelli hanno il
diritto di avere un proprio regno, e questo sarà di gran lunga superiore agli altri.
Cominciano i lavori, ma durante la costruzione del nuovo regno i due ateniesi
vengono continuamente interrotti: un poeta vuole cantare la nuova città, un
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venditore di oracoli, Metone che vuole misurare l’aria, un messaggero, un araldo
etc.
Aristofane descrive ironicamente queste interferenze a cui Pistetero darà ne con
la forza.
Intanto la notizia della nuova città si sparge rapidamente. Gli uccelli, intercettando
i fumi dei sacri ci o erti dagli uomini agli dei, riducono gli dei stessi alla fame, e al
contempo gli uomini accettano di venerare gli uccelli come le loro nuove divinità.
Giunge poi una messaggera degli dei, Iride, e poi una seconda ambasciata divina
formata da Poseidone, Eracle e Triballo, i quali non possono che accettare le
condizioni dettate da Pistetero: gli uccelli diverranno gli esecutori del potere divino
tra gli uomini, mentre Pistetero sarà nominato successore di Zeus e diventerà
sposo di Regina, la donna depositaria dei fulmini del padre degli dei. Pistetero e gli
uccelli ottengono così il potere, e la commedia si conclude con la celebrazione
delle nozze tra Pistetero e Regina.

Il merito de “Gli uccelli” risiede nella sua attualità, perché rappresenta i sogni
dell’uomo di sempre. Il tema trattato, infatti, è quello dell’individuo che vuole
fuggire dalla propria città, perché essa è troppo corrotta. Egli cerca così scampo –
nemo sua sorte contentus, diceva Orazio – in un mondo “puro”, ma,
inconsapevolmente, egli nirà per votarlo allo stesso triste destino della sua patria
di origine : la commedia dimostra, dunque, la futilità di ogni utopico desiderio
umano.
Non stupisce, allora, che un’opera di questo genere possa godere ancora oggi del
favore del pubblico.

ACARNESI

Diceopoli, un contadino stanco di vedere i propri raccolti distrutti dai soldati


spartani, va sulla collina di Pnice dove, regolarmente, si svolge l’assemblea
ateniese, ma questa tarda ad iniziare a causa dello scarso interesse dei
concittadini verso la polis. Quando nalmente comincia, il primo a parlare è An teo
che propone una pace con Sparta; ma viene cacciato.
Segue una descrizione comica e carnevalesca dei membri della classe politica
ateniese.
In seguito Diceopoli incontra An teo al quale aveva a dato il compito di recarsi a
Sparta per chiedere un accordo privato. La risposta che riceve è che deve
scegliere tra tre paci: una di cinque anni, una di dieci e una di trenta. Diceopoli
opta per quest’ultima, ma An teo deve velocemene scappare in quanto, per aver
proposto la pace con Sparta, è stato minacciato di morte dagli Acarnesi, popolo di
carbonai guerrieri, rappresentato dal coro.
Segue una processione fallica, alla quale partecipano anche Diceopoli, la glia e il
servo.
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Quando poi gli Acarnesi capiscono che Diceopoli ha dato il via alla tregua, tentano
di lapidarlo, ma il contadino sa cosa fare: prende del carbone e subito il coro
depone le pietre chiedendo pietà.
Comincia poi una ri essione: non ci vuole nulla ad imbrogliare i contadini: appena
si loda la loro città perdono la testa come dei fessi; i vecchi cercano solo di
mordere coi voti, anziché collaborare con la città.
Diceopoli si reca da Euripide per chiedergli i cenci con cui ornava i suoi eroi. Il
tragediografo si mostra di cattivo umore in quanto ha l’impressione di dare via
insieme agli stracci anche i suoi versi. Diceopoli torna dagli Acarnesi e racconta la
sua verità sulla guerra: la causa sta nel rapimento della prostituta Simeta a
Megara, rapimento al quale i Megaresi hanno risposto con il rapimento di due
prostitute di Aspasia (concubina di Pericle). Per questo fatto, Pericle ha lanciato
fulmini contro Megara e i suo abitanti hanno chiesto aiuto agli Spartani.
Dopo questa ri essione, il coro si divide in due parti: una a favore della pace, l’altra
vuole la guerra e invoca Lamaco, stratega e soldato. Diceopoli, con poche parole,
mostra lo scarso valore di Lamaco e lo manda via dalla scena; dopo di che
proclama il libero mercato anche con le città in guerra con Atene.
La commedia si conclude con Lamaco che è chiamato in guerra al nord e
Diceopoli che è invitato alla festa dei Boccali e delle Pentole. Lamaco tornerà ferito
ma non come eroe, Diceopoli vincerà il premio di miglior bevitore.

La commedia tratta del malcontento delle classi popolari davanti alla guerra del
Peloponneso. Il protagonista è Diceopoli (Δικαιόπολις, letteralmente “cittadino
giusto”) che incarna il desiderio di pace.
Il con itto tra Atene e Sparta si sta espandendo in tutta la Grecia, determinando il
cambiamento dei valori etici, religiosi e politici del V secolo: i bersagli di Aristofane
sono i sostenitori della guerra ed Euripide.
Gli Acarnesi hanno un intento paci sta e molte delle battute rivolte al pubblico
nella parabasi sono in realtà indirizzate all’uomo politico. La commedia è quindi
una satira politica e in essa Aristofane se la prende contro gli errori di politici
incapaci, unici colpevoli di avere provocato la guerra.
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