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Il 15 febbraio 2024 il Senato italiano ha approvato il disegno di legge di ratifica ed
esecuzione del Protocollo Italia-Albania per il raBorzamento della collaborazione in
materia migratoria, concordato lo scorso 6 novembre tra la presidente del Consiglio
Giorgia Meloni e il suo omologo albanese Edi Rama. Il Protocollo ha durata
quinquennale e prevede la concessione in Albania di due aree demaniali per
l’istituzione di altrettante strutture destinate al trattenimento di stranieri irregolari e
richiedenti asilo.
L’accordo Rama-Meloni, annunciato il 6 novembre 2023, prevede che l’Albania ospiti
piattaforme di sbarco per persone intercettate durante attraversamenti non autorizzati
dei confini e soccorsi in mare dalla Guardia Costiera italiana, dalla Polizia di Frontiera e
dalla Marina Militare. Secondo l’accordo, l’Albania concede due aree del suo territorio
(Shëngjin e Gjadër) al governo italiano che vi edificherà due strutture ricettive. L’accordo
specifica che in queste porzioni di territorio albanese si applicherà la giurisdizione
italiana.
Il centro di prima ricezione per le procedure di sbarco e identificazione verrà costruito
nei pressi del porto di Shëngjin, situato a nord-ovest dell’Albania. Gli agenti di Frontex
avranno qui un uBicio a disposizione, che verrà utilizzato per l’identificazione e il
fotosegnalamento delle persone migranti. “Intorno al centro verrà costruito un muro di
quattro metri, così che non sia visibile cosa sta accadendo all’interno“, dice una fonte
all’interno del Porto di Shëngjin.
Un’altra struttura verrà costruita più a nord a Gjadër, dove verranno trasferite tutte
quelle persone ritenute, almeno in prima istanza, non vulnerabili: richiedenti asilo a cui
verranno applicate le procedure di frontiera e tutti quanti non faranno domanda di asilo
o le quali domande verranno ritenute inammissibili. Questi ultimi dunque, permarranno
nel centro in attesa della loro espulsione dal territorio, ma non è chiaro se, prima della
loro eBettiva deportazione in un paese terzo, transiteranno comunque dal territorio
italiano.
Sulla carta, i detenuti in questi centri avranno il diritto alla difesa legale, ma potranno
comunicare con i loro avvocati solo da remoto tramite mezzi audiovisivi. Erida Skëndaj,
direttrice esecutiva di Albanian Helsinki Committee (AHC), ha espresso
preoccupazione per il rispetto delle procedure d’asilo e l’accesso all’assistenza legale
per i richiedenti asilo: “L’assistenza legale fornita a distanza può essere molto
impegnativa e non aiuta i richiedenti asilo a capire molto bene il processo“. Skëndaj ha
inoltre denunciato le ambiguità legali nell’accordo e ha sostenuto che la distanza creerà
notevoli diBicoltà anche per gli avvocati nel comprendere le richieste dei richiedenti
asilo, portando a una scarsa difesa legale.
Se la domanda d’asilo viene respinta, seguiranno procedure di deportazione in paesi
terzi o nei paesi d’origine. Non ci sono informazioni disponibili su queste procedure e
l’accordo non specifica quali autorità siano responsabili delle deportazioni. Rimane
dunque poco chiaro cosa accadrà ai richiedenti asilo il cui status di rifugiato non viene
riconosciuto.