Espansioni e
approfondimenti
Maschere, arlecchini, Il Dottor Mutandone è una maschera tipica della Pianaverna,
burattini e pupi simbolo del borghese saccente e benestante, spesso dottissimo
I teatri e gli spettacoli dei burattini differiscono per molti delle scienze più inutili ma inetto e distratto nelle cose quoti-
aspetti da quelli realizzati con attori in carne e ossa, ma per diane, tanto da indossare le mutande sopra i pantaloni. Viene
alcuni elementi queste forme di intrattenimento sono quasi spesso deriso e gabbato da moglie, servi, canaglie e figlie.
equivalenti: i personaggi e le trame.
I protagonisti della commedia dell’arte, le maschere del L’Arcangelo Giorello. Sacra rappresentazione dei uno degli
carnevale tradizionale, i caratteri del teatro popolare e i più arcangeli della Cinquina di Dio, rappresenta la tipica appari-
famosi tipi di burattini e pupi che girano per il Regno sono zione celestiale che viene a risolvere impicci e faccende aggro-
esattamente gli stessi personaggi, sia che vengano incarnati da vigliate, sciogliendo le vicende degli spettacoli a favore dei
un attore a teatro, sia che vengano usati come travestimento protagonisti. Bello, biondo e vestito di un camicione azzurro,
durante il carnevale, sia che vengano rappresentati da un burat- si mostra spesso in realtà come un traffichino divino, che ama
tino in una fiera di paese. E anche le storie, le commedie e le scambiare miracoli e favori con donativi al Credo, promesse,
avventure più tradizionali che vedono in scena questi perso- voti sacri e altre prebende.
naggi sono le medesime, sia che si parli di uno spettacolo di
pupi vestiti di stracci che di una farsa carnevalesca alla corte Guerlocco, “lo stregone sciocco”. Una maschera ausone
di un sovrano, portata avanti da arlecchini celebri e strapagati. che incarna il tipico fattucchiere e ciarlatano che gira per il
La genesi di questi personaggi e delle loro storie sono varie, Regno, un bagatto pieno di trucchi ma pasticcione, abile solo
eterogenee e risalenti a epoche diverse, ma oggi vengono mesco- nel truffare e turlupinare le masse. Veste di abiti sgargianti
late tutte insieme in un pasticcio continuo di influenze e temi. viola e verdi, con un cappello da stregone sul capo e cento
Qui di seguito, i personaggi più celebri delle arlecchinate e ammennicoli tintinnanti addosso.
pulcinellate del Regno.
Padellao e Fornao. Altre due maschere del popolino, rap-
Arlecchino. Tra le più antiche maschere della commedia del presentano rispettivamente un cuoco e un fornaio, da sempre
Regno, si è evoluto poi in tantissime versioni e personaggi in lotta tra loro. Padellao è alto, vestito di giallo con un buffo
diversi, fino a perdere la sua unicità e aver dato vita a tutta una copricapo di piume di gallina, e impugna un padellone a
serie di servi astuti e sciocchi, fanfaroni e lestofanti, magheg- manico lungo, mentre Fornao è vestito di bianco, con grem-
gioni e guappi... in questo modo, il termine è rimasto poi a biule e maschera, e ha con sé un sacco di farina (in realtà
simboleggiare nel complesso tutto questo genere di maschere sabbia o talco).
e personaggi. La versione originale indossava diversi abiti di
scena variopinti tutti su di sé, in modo da trasformarsi da una Palandrana e i suoi servitori: questa maschera vortigana
maschera all’altra in un gesto; era esperto di capriole, mimica rappresenta il capobirro vizioso, tronfio e fanfarone, circondato
e mosse acrobatiche, e faceva largo uso del batocchio. dai suoi tirapiedi laidi e incapaci. Indossa tabarro e tricorno
nero e una maschera d’argento, mentre i birri hanno maschere
Brighella, assieme a Truffaldino, è il simbolo per eccellenza di bronzo. Inoltre tutti hanno un bastone da passeggio, con
delle canaglie di strada e dei Fratelli di Taglia: furfante di la testa scolpita a forma di leone e la funzione in scena di
cento malefatte, esperto di tanti mestieri senza portarne mai manganello o di batocchio. A volte in alcuni spettacoli entra
uno a compimento, a volte bravo, a volte ciarlatano, a volte in scena persino Palandrone con la maschera d’oro, ovvero il
bagatto e a volte cicisbeo. È anche uno dei pochi personaggi simbolo del Cancelliere Generale di Vortiga, capo di tutti i
noti per la capacità e l’attitudine a picchiare (scherzosamente) capibirri, e dunque a sua volta ancor più sfaticato e incom-
gli avversari, che punisce vigorosamente col batocchio o con petente di loro.
pugni e schiaffi sonori.
Pulcinello. La più classica maschera volturniana, è il simbolo
Cacciatorina e Bafforosso. Quest’allegra coppia di maschere del popolano umile e di buon cuore, spesso romantico, poeta e
popolane è composta di una procace villana che si porta dietro innamorato; goffo e incapace di fregare il prossimo, è tuttavia
un cesto di salami da offrire a tutti, e dal marito vestito con dotato di saggezza e buon senso popolare, e alla fine riesce
un buffo cappello e con i baffi tinti di rosso; Cacciatorina è sempre a cavarsela e arrivare al giorno dopo. Veste di bianco,
sempre vogliosa di attenzioni, ma Bafforosso è sempre ubriaco con maschera nera e cappello tipico degli sfaticati di strada.
fradicio (ha con sé un’anfora di vino) e non è quindi in grado
di soddisfarla. Tirchione e i Meschinelli. Tirchione è una maschera lun-
garivese, il vecchio avarastro con parrucca grigia e abiti neri,
Calandrone è una maschera tipica di Spoletaria e Alazia, che porta un grosso borsello appeso al collo. Avido e gretto,
un personaggio sciocco, imbambolato e sognatore, ma fisi- pensa solo ai propri denari e spesso finisce gabbato da servi
camente grosso e minaccioso, dalla forza prodigiosa. Spesso astuti e abili fantesche. È spesso circondato da una torma di
è rappresentato come un orco cattivo e stupido, altre volte bambini, vestiti di bianco e con mascherina nera, i Meschi-
come il buzzurro del villaggio, due approcci che non si esclu- nelli, poveri orfani che cercano di rubargli la borsa (dentro
dono a vicenda. è piena di dolciumi), tra i feroci urli e insulti dell’avaraccio.
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Il Carrozzone di
Mangiafuoco
Taratatà, “il diavolo dalle terga d’argento”. Una marionetta Il Circo
diabolica e laida, vestita di rosso e dotata di piccole corna Le compagnie mercenarie che girano per il Regno sono
acuminate, utilizzata spesso nel teatro penumbro; rappresenta spesso accompagnate da una masnada di scudieri, fornitori,
un arcidiavolo basso e deforme, che ama infliggere umilia- medici, manigoldi, inservienti e intrattenitori di ogni ge-
zioni e nefandezze ai mortali. In particolare, è noto per le sue nere, che viaggiano di fatto al seguito delle bande. E così,
fragorose e nauseanti flatulenze, che i teatranti simulano con i quartieri dei soldati sono sempre circondati da accampa-
particolari effetti di scena; è solito inoltre trattare la com- menti e carrozzoni occupati da mestieranti di ogni tipo:
pravendita di anime e favori, che persegue sempre tramite dai più classici postriboli su ruote che offrono svariati modi
pratiche disgustose. per rilassare la mente e il corpo, a osterie e norcitanerie iti-
neranti che offrono unte e gustose alternative alla sbobba,
Truffaldino, il protagonista per eccellenza, il cui nome è fino a bardi, arlecchini, attori e burattinai che intrattengono
spesso sinonimo di burattino e arlecchino, una delle maschere con i loro spettacoli i soldati. Sarebbe però un grosso errore
più antiche del carnevale del Regno. Truffaldino è il popo- pensare che questi soggetti possano diventare facili vittime
lano povero e cialtrone, ma pieno di risorse, il servo astuto e di attacchi improvvisi, assalti notturni o espedienti militari:
pelandrone che riesce sempre a cavarsi dai guai, banchettare le persone che frequentano questo mondo, comprese mimi
a sbafo e imbrogliare tutti gli altri protagonisti. Veste abiti e prostitute, sono spesso a loro volta veterani, canaglie, ex
popolari ma appariscenti, come un guappo di borgata e fa combattenti o gente abituata a cavarsela in ogni modo.
largo uso di trucchi, piroette, sgambetti e colpi di batocchio. Tra i servizi più particolari che si possono trovare in questi
frangenti sono intagliatori per marionette, esperti che inci-
dono vere e proprie opere d’arte sui corpi di legno dei loro
clienti, “smadonnari” ovvero scaramanti che garantiscono di
togliere lo sguardo di Madonna Malasorte ai loro assistiti, e
intrugliatori esperti che vendono tonici, distillati e tinture di
ogni tipo ai combattenti.
Anche se è una conoscenza poco nota, tutti questi “artisti
di strada” nel corso dei secoli si sono uniti sotto una realtà
informale e ufficiosamente riconosciuta (come molte cose
nel Regno), nota come il Circo. Il Circo è suddiviso in cento
piccole consorterie e famiglie minori, ciascuna al seguito di
una specifica armata o a presidio di un determinato territorio,
e spesso convive e si allea con i Fratelli di Taglia, anche se i
pezzenti del Circo di solito non hanno taglie pendenti sulla
testa. Attualmente a capo del Circo vi è una tale Orfea della
Mirandola, una morgante dalle vesti appariscenti, pesante-
mente truccata e dalla capigliatura leonina che si accompagna
spesso a due enormi felini perfettamente addestrati, che dice
di aver recuperato in lande lontane.
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