Diritto
Diritto
Un’altra importante definizione di Stato, è stata data dal filosofo tedesco Hegel, il quale
afferma che lo Stato è come una famiglia allargata, all’interno del quale si superano le
conflittualità civili e tutti i cittadini tendono verso un bene comune che li porta a rispettare le
leggi. È proprio all’interno dello Stato etico che nasce e si forma il cittadino.
Caratteri Stato
-ente originario: perché la sua esistenza e legittimità derivano solo da se stesso. -ente
indipendente: perché non è subordinato ad altri ordinamenti.
-organizzazione territoriale: esercita i suoi poteri all’interno di uno spazio geografico. -
ordinamento politico a fini generali: in quanto è finalizzato a soddisfare gli interessi della
collettività, attraverso un programma.
-ente rappresentativo: opera in nome dei cittadini.
-ente necessario: dato che all’interno di esso nasce una comunità organizzata. Da questo
possiamo dedurre gli elementi fondanti dello Stato moderno: territorio, popolo e sovranità. -
sovranità: il concetto di sovranità implica che non esiste alcun potere superiore a quello
dello Stato, infatti quest’ultimo è originario e indipendente dagli altri enti.
La sovranità dello Stato si manifesta attraverso l’esercizio dei seguenti poteri: legislativo,
conferito dal Parlamento, esecutivo, affidato al Governo e giudiziario, riservato alla
magistratura.
Lo Stato detiene inoltre il monopolio della forza ovvero, è l’unico ente che può servirsi di
quest’ultima per imporre ai cittadini le proprie leggi.
-popolo: il popolo è l’insieme dei cittadini legati allo Stato dal rapporto di cittadinanza, che è
uno status ovvero una condizione giuridica da cui deriva la titolarità dei diritti e dei doveri dei
propri cittadini. La cittadinanza può basarsi su due criteri: ius sanguinis in base al quale può
essere considerato cittadino chi nasce da un genitore che possiede la cittadinanza. Ius soli
che conferisce la cittadinanza a chi nasce nel territorio dello Stato , indipendentemente dalla
cittadinanza dei genitori, o a chi risiede per un determinato periodo sul territorio statale.
(utilizzato in America)
popolo—> insieme dei cittadini in uno stato Il concetto di popolo nasce col progressivo
affermarsi delle democrazie moderne, grazie all’affermazione di diritti civili e politici che
hanno consentito la partecipazione attiva dei cittadini nella vita politica. Ciò lo differenzia dal
suddito che era tradizionalmente soggetto a volontà del sovrano. Ad oggi, tale distinzione è
evidente grazie alle costituzioni democratiche che riconoscono ai cittadini diritti inalienabili
oltre che la sovranità.
Cittadinanza
Secondo la normativa italiana si diventa cittadini italiani per:
Nascita o per adozione: è cittadino per nascita il figlio di madre o di padre italiani.
Se i genitori sono apolidi o sconosciuti diventa cittadino italiano che nasce nel territorio della
Repubblica.
Matrimonio: acquisisce la cittadinanza lo straniero o l’apolide che si sposi con un cittadino/a
Italiano purché lo straniero risieda regolarmente nel territorio della nazione da almeno due
anni dalla data del matrimonio, sempre che nel frattempo non vi sia stato lo scioglimento.
Per elezione: l’acquisto della cittadinanza italiana per elezione può avvenire su richiesta
dell’interessato e può riguardare il figlio di genitori o il nipote di nonni che erano cittadini
italiani per nascita, se ricorre una delle condizioni previste dalla legge, tra le quali
l’assunzione di un impiego pubblico, anche all’estero, alle dipendenze dello Stato italiano.
Per naturalizzazione: dipende da un atto di concessione del presidente della Repubblica.
Può richiedere di essere naturalizzato come cittadino italiano colui che provi di aver avuto
residenza legale in Italia per un periodo di almeno quattro anni, se si tratta di una persona
appartenente ad uno Stato dell’Unione Europea, per un periodo di 10 se invece si tratta di
una persona extracomunitaria.
Perdita cittadinanza
può avvenire per rinuncia, se un cittadino si trasferisce all’estero e acquisisce la cittadinanza
di un altro Stato, oppure se svolge presso un altro Stato estero un incarico pubblico che
richiede obbligo di fedeltà verso di esso. art.22 || “Nessuno può essere privato, per motivi
politici della cittadinanza”.
Questo è un principio importante sancito dalla Costituzione italiana con l’obiettivo di non
ripetere ciò che avveniva durante il periodo fascista.
Ad oggi il tema dell’acquisizione della cittadinanza è molto dibattuto, come quello riguardo la
riforma dello “ius scholae”. La proposta di settembre dello ius scholae prevede l'accesso alla
cittadinanza italiana per i giovani stranieri che hanno frequentato le scuole in Italia. Il
disegno di legge punta a facilitare l'integrazione dei ragazzi, riconoscendo loro diritti e
opportunità, a patto che abbiano completato il ciclo di studi obbligatorio e risiedano nel
paese da un certo numero di anni. Tuttavia, il tema ha suscitato dibattiti politici e sociali, con
opinioni contrastanti sulla sua attuazione.
-territorio:
porzione di terra delimitata da confini naturali o convenzionali, su cui esso esercita la
propria autorità. Quest’ultimi sono stabiliti grazie ad accordi tra stati. Inoltre all’interno del
territorio comprendiamo anche la parte di mare fino 22 km, acque interne come laghi e fiumi,
lo spazio aereo fino all’atmosfera, il sottosuolo, le ambasciate e navi aeree militari e civili.
(ambasciate=sedi diplomatiche dove vige l’ immunità alla sovranità dello stato ospitante)
L’importanza di questo elemento viene inoltre citata all’interno del volume intitolato “la
democrazia in 30 lezioni” di Giovanni Sartori, un importante politologo e studioso del nostro
tempo, che mette in relazione la democrazia antica con quella moderna.
All’interno di quest’opera Sartori afferma che la democrazia ha avuto origine all’interno delle
Polis greche, le quali però contrariamente alla odierna democrazia erano destinate a morire
perché non prevedevano un’estensione territoriale e quindi non potevano progredire.
Niccolò Machiavelli
Durante i primi decenni del 400’ si verificarono mutamenti che favorirono il passaggio dalle
monarchie medievali allo Stato moderno: definibile come l’insieme di trasformazioni che in
Europa hanno contribuito alla nascita di quest’ultimo tra il XV e XVI secolo.
Niccolò Machiavelli, politico e letterato fiorentino, è una figura centrale nella storia del
pensiero politico, in quanto il suo contributo alla concezione moderna dello Stato è
inestimabile.
Nel suo celebre trattato "Il Principe", Machiavelli delinea una serie di principi chiave
riguardanti la stabilità e la natura del potere di un governatore.
Uno degli aspetti fondamentali della sua analisi è la separazione della politica dalla morale
tradizionale, ponendo al centro delle proprie riflessioni la tutela e il rafforzamento dello Stato,
che si devono ottenere ad ogni costo, a prescindere dagli interessi dei singoli. Machiavelli
sostiene che un leader efficace deve essere disposto a utilizzare la forza e l’astuzia per
mantenere il controllo e la stabilità dello Stato.
Questo approccio pragmatico segna un allontanamento dalle ideologie idealiste,
proponendo che il fine giustifica i mezzi.
In altre parole, la sicurezza dello Stato e la prosperità dei suoi cittadini devono prevalere
sugli imperativi etici. Inoltre, Machiavelli sottolinea l'importanza della virtù del principe, a cui
il popolo deve prestare assoluta obbedienza, intesa come abilità e capacità di adattarsi alle
circostanze.
Un leader deve saper manovrare le situazioni politiche, mantenere buoni rapporti con il
popolo e controllare le fazioni interne.
Questa concezione dell’astuzia politica ha influenzato profondamente il pensiero politico
occidentale, ponendo l'accento sulla necessità di un governo forte e centralizzato. Il
governatore deve essere furbo come una “volpe” e feroce come un “leone”.
In sintesi, l’analisi politica di Machiavelli segna un punto di svolta nella storia del pensiero
politico. La sua visione realista e pragmatica dello Stato, basata sulla separazione tra etica e
politica, sulla virtù del leader e sul riconoscimento della fortuna, ha gettato le basi per il
moderno concetto di Stato e continua a influenzare il dibattito politico contemporaneo.
Stato assoluto
Lo stato moderno nacque in Europa con le monarchie nazionali e nel tempo si è evoluto.
Stato assoluto: Una delle prime forme di governo, risalenti al 1500, è stata la monarchia di
tipo assoluta.
Essa si è affermata con le prime monarchie nazionali in Europa (Francia, Inghilterra,
Spagna..).
La caratteristica principale è l’accentramento del potere nelle mani del monarca, giustificato
dalla credenza che esso derivi direttamente dal divino e non dal popolo, il quale è
sottomesso alla volontà del sovrano: non c’erano i cittadini bensì i sudditi. L’esempio più
eclatante è la monarchia assoluta di Luigi XIV in Francia.
Thomas Hobbes
Thomas Hobbes è uno dei filosofi più noti per la sua difesa della monarchia assoluta
specialmente esposta nella sua opera più famosa, “Leviatano” del 1651.
Hobbes credeva che nello stato di natura cioè senza un governo, la vita degli uomini
sarebbe stata “solitaria, povera, brutale e breve” caratterizzata da una guerra di tutti contro
tutti.
Per evitare questo caos gli individui dovevano cedere i loro diritti a un sovrano che avesse
l’autorità totale di mantenere ordine e sicurezza.
Questo “contratto sociale” si basava sull’idea che il sovrano non fosse soggetto alla volontà
dei sudditi ma che deteneva il potere supremo ai fini di garantire la pace.
Sosteneva che solo un governo assoluto poteva prevenire il ritorno allo stato di natura e per
questo motivo difendevano una monarchia forte e incontestabile senza separazione dei
poteri o possibilità di ribellione da parte del popolo.
La visione di Hobbes differiva però dalle teorie basate sul “diritto divino” dei re: non
sosteneva che i monarchi governassero per volontà divina ma piuttosto per un contratto
razionale stipulato per evitare caos e violenza.
Monarchia Costituzionale
John Locke
John Locke, padre del liberalismo politico, nella sua opera principale il “Secondo trattato sul
Governo”, promuove l’idea di una monarchia costituzionale.
John Locke è strettamente collegato al contrattualismo, una teoria secondo cui lo Stato
nasce da un contratto sociale tra individui che decidono di cedere parte della loro libertà per
garantire sicurezza e ordine.
Locke credeva che questo contratto fosse valido solo se lo Stato rispettava i diritti
fondamentali di ogni persona: vita, libertà e proprietà, mentre i cittadini cedevano il diritto di
farsi giustizia da sè.
Questi diritti inalienabili sono alla base del liberalismo, che promuove la protezione delle
libertà individuali contro l’autorità arbitraria.
Il liberalismo si concentra sui diritti civili e inviolabili, invece il liberismo enfatizza la libertà
economica e il libero mercato attraverso la libera concorrenza, scambi liberi e il minimo
intervento statale.
Liberalismo e liberismo sono collegati tramite l’idea che la protezione dei diritti civili
favorisce un ambiente economico libero.
Diritto di resistenza: nel caso in cui i governi utilizzino in modo dispotico i loro poteri, va
riconosciuto al popolo questo diritto, ovvero il diritto di ribellarsi con insurrezioni al potere al
fine di individuarne uno nuovo in grado di rispondere adeguatamente all’obiettivo di pace
propria del patto sociale.
Stato Socialista
Stato socialista: Le origini dello Stato socialista vanno individuate all'inizio dell'Ottocento,
quando nacque il socialismo.
Questo movimento era profondamente critico nei confronti del sistema capitalista,
soprattutto per le drammatiche condizioni in cui si trovavano i proletari, lavoratori che
costituivano la fascia più povera della popolazione.
Inizialmente si affermò la corrente del socialismo utopistico, chiamata così perché si limitò a
denunciare le ingiustizie del capitalismo senza arrivare a formulare concrete proposte
alternative, perdendosi invece nella costruzione di ipotesi ideali di società non
concretamente realizzabili.
Rivoluzione Russa
Nel 1917 i Bolscevichi, guidati da Lenin, rovesciarono il governo provvisorio e instaurarono
un governo socialista in Russia, applicando per la prima volta nella storia le idee marxiste.
Uno Stato socialista è un sistema politico ed economico in cui lo Stato possiede e controlla i
mezzi di produzione (industrie, terreni e risorse) per garantire l’uguaglianza economica e il
benessere della popolazione.
Esso si basa sui principi del socialismo e cerca di abolire la proprietà privata dei mezzi di
produzione, riducendo le disuguaglianze e promuovendo una distribuzione equa della
ricchezza eliminando di conseguenza le classi sociali. I governi socialisti di solito adottano
una pianificazione economica centralizzata per gestire la produzione e la distribuzione dei
beni.
Stato Totalitario
Stato totalitario: questo tipo di Stato si afferma in Europa nei primi decenni del ventesimo
secolo e si basava sulla convinzione dell’inferiorità della masse rispetto ai capi.
Uno Stato totalitario è caratterizzato da un controllo totale da parte del governo su tutti gli
aspetti della vita, inclusi economia, politica e cultura.
Le sue principali caratteristiche includono un partito unico, un leader carismatico, l’uso della
propaganda, la repressione dell’opposizione, la censura dei media e la sorveglianza di
massa.
Tali caratteri si sviluppano in risposta alla crisi economica dei decenni precedenti, un
conseguente malcontento popolare (anche violento), un sentimento di insicurezza e un’
incapacità dei governi di sanare tali situazioni.
Le ideologie totalitarie possono variare, ma spesso includono nazionalismo estremo,
militarismo e, in alcuni casi, ideologie comuniste o fasciste.
Hannah Arendt
Hannah Arendt espone nella sua opera “Le origini del Totalitarismo” del 1951, che lo
Stato Totalitario deriva da una degenerazione della società di massa perché passiva e
facilmente manipolabile.
La società di massa è un modello sociale caratterizzato da una vasta partecipazione
collettiva, dove individui e gruppi si uniscono in esperienze condivise, come consumi, culture
e comportamenti.
Questo fenomeno è spesso associato all’industrializzazione, ai mezzi di comunicazione di
massa e all’urbanizzazione, portando a una crescente omogeneizzazione culturale e a una
diminuzione dell’individualismo.
Le dinamiche della società di massa possono influenzare le opinioni pubbliche e le identità
sociali.
Gli elementi distintivi che caratterizzano lo Stato Totalitario sono:
- la presenza di un capo che svolge il ruolo di guida carismatica delle masse
- assolutezza della leadership tramite l’accentramento dei poteri
- presenza di un partito unico
- utilizzo dei mass media per manipolare le informazioni
- fanatismo da parte delle masse influenzato dalla propaganda
- sorveglianza di massa (monitoraggio dei cittadini tramite forze dell’ordine e
tecnologie)
- terrore per intimorire gli oppositori politici - riferimento continuo ad un’ideologia
Democrazia
Amartya Sen
Democrazia: art. 1|| "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
La democrazia è la terza forma istituzionale di Stato moderno nonché evoluzione della
monarchia costituzionale.
Si basa su principi di partecipazione, uguaglianza e libertà, garantendo diritti fondamentali
come la libertà di espressione e il diritto di voto.
La democrazia è un sistema politico in cui il potere è esercitato dal popolo, direttamente o
attraverso rappresentanti eletti.
I cittadini eleggono la camera dei deputati, il Senato, il consiglio regionale e quello
comunale.
Rousseau
Rousseau, massimo esponente del illuminismo e antiassolutismo, nella sua opera “il
contratto sociale”, sostiene l’importanza della sovranità popolare : la sovranità popolare è
un principio fondamentale della democrazia, secondo cui il potere politico deriva dalla
volontà del popolo.
Questa teoria si basa sull’idea che i cittadini, attraverso il loro voto e la partecipazione
politica, abbiano il diritto di influenzare le decisioni politiche governando se stessi.
Per Rousseau le leggi sono fondamentali per regolare e proteggere la vita collettiva,
imponendo moralità, senso del dovere e giustizia in sfavore dell’ istinto umano.
Le sue idee egualitarie hanno influenzato e avvalorato la Rivoluzione francese, mirata
all’ottenimento dei diritti di uguaglianza e libertà, ribaditi nella Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino, approvata nel 1789.
Montesquieu
Un altro elemento importante che caratterizza la democrazia è il principio di separazione dei
poteri. Il concetto di separazione dei poteri è stato sviluppato principalmente dal filosofo
francese Montesquieu all’interno della sua opera "Lo spirito delle leggi".
-Suddivisione verticale: prevede che tra chi detiene il potere supremo e i sudditi esistano
livelli intermedi, rappresentati dal clero, dalla nobiltà e dalla magistratura.
-Suddivisione orizzontale: comporta la separazione dei poteri statali, affidandoli a organi
diversi. Montesquieu sostiene che il potere politico dovrebbe essere suddiviso in tre branche
distinte:
1. Potere legislativo: crea le leggi
2. Potere esecutivo: attua e applica le leggi
3. Potere giudiziario: interpreta e applica le leggi nei singoli casi Montesquieu argomenta
che questa separazione è essenziale per prevenire l'abuso di potere e garantire la libertà dei
cittadini.
Egli crede però che prima delle altre, esistano le leggi di natura, principi universali e
immutabili che regolano il comportamento umano e le relazioni sociali. Montesquieu
distingue tra leggi positive (quelle scritte e promulgate) e leggi di natura, che riflettono la
ragione e l’ordine naturale del mondo.
Per lui, comprendere le leggi di natura è fondamentale per creare un sistema giuridico giusto
ed equo, poiché esse dovrebbero guidare la creazione di leggi umane che rispettino la
libertà e la dignità degli individui.
La sua analisi successivamente si spostò sulle possibili forme di governo, individuandone tre
principali: Repubblica, monarchia e dispotismo.
Il governo repubblicano è quello in cui la sovranità appartiene al popolo, alla base del quale
vi è il principio della virtù, che consiste nel far prevalere l’interesse della collettività sugli
egoismi individuali.
Nella monarchia il potere appartiene a una sola persona che lo esercita nel rispetto delle
leggi e del principio dell’onore.
Se invece il potere è esercitato da una sola persona, in assenza di leggi e nel suo esclusivo
interesse, si parla di un governo dispotico, fondato sulla paura.
Stato sociale
-Stato sociale: Uno stato democratico fornisce il quadro in cui il welfare state può operare, il
welfare state stesso contribuisce a sostenere e rafforzare i valori democratici.
Lo Stato sociale nasce per la prima volta in Inghilterra tra il 1945 e 50 e successivamente si
diffuse in tutti gli Stati europei, tra cui l’Italia, dove nacque nel 1948.
Il concetto di "stato sociale" si riferisce a un modello di governo in cui lo stato gioca un ruolo
attivo nella protezione e promozione del benessere sociale ed economico dei cittadini. Uno
degli obiettivi principali di questa forma di governo è quello di garantire l’uguaglianza sociale
in contesti economici di libero mercato impegnandosi a tutelare i diritti sociali come il diritto
all’istruzione, alla salute e all’integrità fisica sul luogo di lavoro.
La nascita del welfare State ha prodotto grandi risultati nel corso degli anni: l’allungamento
della durata media della vita dei cittadini e il miglioramento delle aspettative di quest’ultimi
che sono incoraggiati a sperare e progettare un futuro ancora migliore per i propri figli. (art.3)
Ad oggi la democrazia rappresentativa è considerata una delle migliori forme di governo,
infatti la maggior parte dei paesi l’hanno adottata.
Tutt’ora nel corso della storia, ci sono ancora delle tesi contro quest’ultima.
Tesi storiche contro la democrazia:
Aristotele
Il filosofo greco Aristotele considera la democrazia una forma di governo deviata in
quanto una degenerazione della forma ideale di governo che combina elementi di oligarchia
e democrazia.
Nella sua analisi, egli sostiene che quest’ultima si basa sulla volontà della maggioranza, i
cittadini agiscono infatti in maniera egoistica cercando il proprio interesse a discapito del
bene comune.
Pertanto per Aristotele, una democrazia non moderata può diventare un sistema instabile e
ingiusto.
Tocqueville
Tocqueville, nella sua famosa opera “La democrazia in America”, offre un inquadramento
politico e sociale, evidenziando sia i benefici ma anche i rischi della democrazia.
Tra i benefici, egli sottolinea l’inclusione sociale e l’impegno civico all’interno della società,
previa un potere decentrato, separazione dei poteri e tutela delle libertà.
Tuttavia avverte anche dei pericoli, come il dispotismo democratico, ossia il rischio di
tirannia della maggioranza, dove le opinioni e diritti delle minoranze possono essere ignorati.
Tocqueville teme inoltre che la ricerca dell’uguaglianza possa portare a una società
omogenea e poco creativa.
In sintesi vede nella democrazia un sistema potente e promettente ma allo stesso tempo
vulnerabile. Il timore insito nel pensiero di Tocqueville era quello di cadere in uno Stato
liberale elitario.
Lo Stato liberale, per quanto stato di diritto, basato sulla ripartizione dei poteri e il
riconoscimento di diritti e libertà, vedeva riconosciuto solo alle classi sociali più elevate, il
diritto di voto.
Oggi le democrazie sembrano in forte difficoltà e il crollo di Wall Street nel 2008 a messo in
crisi i caposaldi dei regimi democratici, quello del benessere e della crescita economica e
per questo, si sente la necessità di governi stabili.
Un elemento che fa discutere e che è uno degli elementi fondamentali della democrazia è il
suffragio universale: c’è il rischio di votare qualcuno che nel corso del tempo vada contro i
principi democratici.
Un esempio lampante nella storia, che ricordiamo, è quello delle elezioni di Hitler nel 1933,
che è stato eletto democraticamente dal popolo vincendo le elezioni con il 43% dei voti.
Quest’ultimo portò la Germania ad un regime oppressivo che causò immense sofferenze.
Per votare inoltre bisognerebbe essere ben informati su quello che succede e dovremmo
aspettarci che quello che votiamo venga mantenuto.
Alle volte tendiamo a votare sulla base di impressioni momentanee (es:se hanno ucciso un
tuo caro tenderai a votare a favore della pena di morte). Il punto saliente riguarda invece la
complessità di ciò che si vota. Brexit: l’inghilterra rimane o esce dall’unione europea?
Votazione: 23 Giugno 2016.
La maggior parte dei cittadini inglesi che ha votato a favore dell’uscita, subito dopo si è
pentita di quanto votato, ammettendo che la richiesta era troppo complessa e che non
avevano compreso ciò che stavano scegliendo data la scarsa consapevolezza e
informazione.
Hanno attivato così una campagna detta ReBrexit per entrare nuovamente nell’Unione
Europea ma questo non è possibile.
● La democrazia illiberale è un sistema politico in cui si tengono elezioni, ma mancano
alcune delle libertà fondamentali e delle garanzie tipiche delle democrazie liberali.
Sebbene i cittadini possano votare e partecipare alla vita politica, i diritti civili, come
la libertà di stampa, di parola, di associazione, sono spesso limitati.
In questi sistemi il potere è concentrato nelle mani di pochi e la separazione dei
poteri è debole, permettendo al governo di influenzare o controllare la Magistratura e i
media.
L’esempio più vicino a noi è il caso dell’Ungheria, la quale pur appartenendo all’Unione
Europea è, come la definisce il suo stesso presidente Victor Orbàn, una democrazia
illiberale.
Altri esempi sono:
- Turchia di Erdogan
- Russia di Putin
- Polonia (decisioni illiberali prese dal partito di governo) 2) Uno dei caratteri fondamentali
delle democrazia è la sovranità popolare.
● Le elezioni degli Stati Uniti sono ormai alle porte, però il sistema elettorale
americano non è puramente democratico e non rispetta pienamente la volontà del
popolo. A ogni Stato viene assegnato un valore numerico in proporzione agli abitanti
e la somma di questi punti equivale a 538, questi non sono esattamente dei semplici
punti, bensì “grandi elettori’’. Per vincere la corsa alla casa bianca è necessario
ottenere minimo 270 punti, ma viene utilizzato un sistema inusuale chiamato ’’Winner
takes all’’ in cui è sufficiente che uno dei due candidati ottenga un solo voto in più del
rivale per acquisire l’intero numero di grandi elettori di uno Stato federato. In questo
modo non è nuovo che diventi presidente il concorrente che aveva preso meno voti.
es: Donald Trump vs Hillary Clinton nel 2016 in cui il candidato repubblicano vinse le
elezioni pur ottenendo quasi 3 milioni di voti in meno
Le forme di governo
Le forme di governo
FORMA DI GOVERNO: modo in cui vengono
ripartiti i poteri tra gli organi dello stato.
↦ forma pura: organi lavorano in modo autonomo
↦ forma mista: esiste un legame costante tra Parlamento e Governo che può dimettersi
se sfiducia del Parlamento
● MONARCHIA
Si caratterizza per la presenza di un sovrano a capo dello Stato, per ereditarietà o per
elezione.
→ Monarchia assoluta
1. tutti i poteri sono detenuti dal re
2. città del vaticano, Arabia Saudita
● REPUBBLICA
Si caratterizza per l’attribuzione di poteri statali a organi eletti dai cittadini
→ Repubblica presidenziale
1. ci sono 2 organi indipendenti e autonomi
Parlamento, eletto direttamente dal popolo, detiene il potere legislativo
Il governo con a capo il capo dello stato, eletto dal popolo, detiene in via esclusiva il
potere esecutivo
2. il presidente non può sfiduciare il parlamento e esso non può sfiduciare il governo
3. USA
→ Repubblica semipresidenziale
1. il presidente rappresenta l’unità dello stato ed esercita il potere esecutivo con il capo
del governo( capo stato non è il capo governo ma lo elegge)
2. Vige fiducia con il parlamento, eletto dal popolo, detiene il potere legislativo
3. presidente può sciogliere le camere e parlamento può sfiduciare il governo(mozione
di sfiducia)
4. FRANCIA
→ Repubblica parlamentare
1. presidente ha ruolo rappresentativo, è eletto dal parlamento e nomina il capo del
governo e i ministri
2. parlamento detiene il potere legislativo ed è eletto da popolo e deve avere un
rapporto di fiducia con il governo
3. governo eletto dal presidente, detiene il potere esecutivo
4. presidente repubblica può sciogliere il parlamento il quale a sua volta può avere
sfiducia nei confronti del governo che deve in tal caso essere rinominato
5. ITALIA
➕ Premierato
Premierato
Con il termine premierato si fa riferimento a un sistema rispettoso della realtà della
repubblica parlamentare,
in cui però risultano rafforzati i poteri del Capo del Governo, generalmente definito “premier”
(in Italia corrisponde al ruolo del Presidente del Consiglio).
Questa figura può essere diretta espressione del partito che detiene la maggioranza
parlamentare (come nel Regno Unito), oppure può essere eletta direttamente dai cittadini
(come accadde in Israele tra il 1996 e il 2001).
Il premier è generalmente dotato di poteri che lo rendono maggiormente autonomo nelle
proprie iniziative e decisioni, compresa la facoltà di nominare e di revocare i ministri, pur
permanendo la necessità di un rapporto di fiducia con il Parlamento.
Un modello particolare di premierato è il cancellierato applicato in Germania. Il Governo
federale tedesco è composto dal Cancelliere e dai ministri, da lui/lei nominati e che da lui/lei
possono essere revocati.
Il Cancelliere viene eletto dal Bundestag (uno dei due rami del Parlamento, equiparabile alla
nostra Camera dei deputati), che gli riconosce personale fiducia (nel nostro sistema, invece,
la fiducia deve essere data da entrambe le Camere a tutto il Governo). Nel caso in cui il
rapporto fiduciario venga meno, il Bundestag può esprimere la sfiducia al Cancelliere e ai
suoi ministri, a condizione però che elegga a maggioranza un successore e abbia in tal
senso l’approvazione del Presidente federale (“sfiducia costruttiva”).
La modifica dell’articolo 92 Cost. prevede dunque il principio per cui la legge elettorale
debba assicurare la
“governabilità” nell’ambito della forma di governo ad elezione diretta del Presidente del
Consiglio.
Questo obiettivo viene conseguito mediante la previsione, nella legge elettorale, di un
premio di maggioranza che assicuri
alla coalizione vincente un numero di seggi in Parlamento adeguato ad assicurare stabilità al
governo. In relazione alla
misura del premio di maggioranza, la Corte Costituzionale si è già espressa in precedenza
al fine di evitare che esso risulti
sproporzionato rispetto alle percentuali di voti ricevuti.
Anche l’articolo 94 viene modificato in modo sostanziale.
Esso prevede attualmente:
«Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per
appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la
fiducia.
Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa
obbligo di
dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della
Camera e non può
essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione».
Con la riforma il terzo comma verrebbe sostituito con:
«Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la
fiducia. Nel caso
in cui non venga approvata la mozione di fiducia al Governo presieduto dal Presidente
eletto, il Presidente
della Repubblica rinnova l’incarico al Presidente eletto di formare il Governo. Qualora anche
quest’ultimo
non ottenga la fiducia delle Camere, il Presidente della Repubblica procede allo scioglimento
delle Camere».
Verrebbe poi aggiunto un ultimo comma:
«In caso di cessazione dalla carica del Presidente del Consiglio eletto, il Presidente della
Repubblica può
conferire l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un
altro parlamentare
che è stato candidato in collegamento al Presidente eletto, per attuare le dichiarazioni
relative all’indirizzo
politico e agli impegni programmatici su cui il Governo del Presidente eletto ha ottenuto la
fiducia. Qualora
il Governo così nominato non ottenga la fiducia e negli altri casi di cessazione dalla carica
del Presidente del
Consiglio subentrante, il Presidente della Repubblica procede allo scioglimento delle
Camere».
L’articolo 88, relativo ai poteri del Presidente della Repubblica, verrebbe infine modificato in
coerenza con
quanto dispone la nuova formulazione dell’articolo 94, non consentendo più lo scioglimento
di una sola
Camera.
Dunque, una volta eletto, il premier è tenuto a chiedere la fiducia alle Camere; nel caso
fallisca dopo due
tentativi, il Presidente della Repubblica è tenuto a disporre lo scioglimento delle Camere e si
andrebbe quindi
di nuovo al voto.
Nell’ipotesi in cui il premier venisse sfiduciato nel corso del suo mandato, il d.d.l. prevede
che si tenti di
continuare la legislatura con un nuovo incarico alla stessa persona o a un altro esponente
della stessa
maggioranza politica scelta dai cittadini con il voto, che dovrà però attenersi al programma
del Capo di governo
eletto. Se tale tentativo fallisce il Presidente della Repubblica procede allo scioglimento delle
Camere e si torna
al voto.
La nuova formulazione dell’articolo 94 impedirebbe la formazione di governi sostenuti da
maggioranze
diverse da quelle espresse dal voto degli elettori, per evitare che le scelte del corpo
elettorale vengano superate
da cambi di schieramento di singoli parlamentari o interi gruppi politici, come avvenuto più
volte nella storia
parlamentare recente.
È da rilevare inoltre che, nel caso di incarico affidato a una persona diversa dal premier
eletto, questi dovrà
essere un parlamentare: si esclude pertanto la possibilità di formare governi cosiddetti
“tecnici”, cioè guidati
Contro il premierato
«[Con il premierato] si fa credere che governare il Paese sia come governare un comune,
secondo la formula del “Sindaco
d’Italia”; in secondo luogo, si afferma che non si toccano i poteri di garanzia del capo dello
Stato, senza tenere presente
che le forme di governo sono costruite su delicatissimi equilibri tra poteri. Ed è evidente che
se ne rafforzi uno, ne
indebolisci un altro. Se al capo dello Stato si sottrae il potere di nomina del Presidente del
Consiglio, nonché quello di
sciogliere le Camere, lo si priva dei due più importanti poteri di interlocuzione col governo e il
parlamento».
Gaetano Azzariti, professore di Diritto costituzionale, Università La Sapienza di Roma.
«Il presidenzialismo non è nella natura delle nostre istituzioni. È invece essenziale
riconoscere un ruolo decisivo e
centrale al primo ministro. Il premierato è dunque l’ipotesi più sostenibile anche perché non
toglierebbe poteri al
Parlamento. L’aspetto più rilevante del premierato sta nel dare più potere agli elettori, che
voterebbero così il partito di
riferimento ma anche il premier ad esso collegato che a quel punto avrebbe una chiara
investitura popolare. Sarebbero
insomma i cittadini ad eleggere direttamente il governo e non ci ritroveremmo più con
Presidenti del Consiglio usciti
dalle manovre di palazzo».
→ STATUTO ALBERTINO
breve
● flessibile
● ottriato
● confessionale
PERIODO LIBERALE
Il regime instauratosi era di tipo liberale.
VIgeva la separazione dei poteri sempre controllati dal re.
il potere del sovrano andò negli anni diminuendo a causa del rafforzamento dei poteri della
Camera( rappresentava il popolo) e del potere concesso al Parlamento di sfiduciare il
governo.
Il re inoltre rinunciò al diritto di veto, affidando il potere legislativo totalmente al parlamento
Nel 19191 venne esteso il diritto di voto a tutti i maschi over 21 → forma di
monarchia costituzionale parlamentare
ASCESA FASCISTA
Situa italia dopo la prima guerra mondiale:
● debolezza economica e sociale
● marginalità, analfabetismo, disgregazione sociale
● squilibrio Nord- Sud
→ 1919 Mussolini fonda il Partito del Fasci di Combattimento
→ 1921 Partito fascista. Esso si propose di stabilizzare la situa del paese
attraverso azioni autoritarie.
Esso fu appoggiato dai partiti liberali e dal sovrano per l’avanzata delle idee socialiste e per
la promessa di stabilire l’ordine.
→ 1922 Mussolini viene nominato da Vittorio Emanuele III come capo del governo
nonostante la minoranza del partito
→ 1925 promulgazione delle leggi fascistissime che soppressero libertà sindacali
e civili e rafforzarono il potere del duce, superiore a tutto e tutti.
Il potere legislativo venne trasferito al governo fino a che la Camera dei deputati non venne
sostituita con quella dei fasci e delle corporazioni con a capo il Gran consiglio del Fascismo.
Reintroduzione pena di morte per i reati contro lo stato e sanzioni per il dissenso politico
Istituzione del tribunale speciale per la difesa dello Stato.
Polizia ottenne poteri di repressione politica tra cui il confino.
→ 1936 sigillata alleanza con Germania con l’Asse Roma Berlino (poi anche
Giappone), vennero emanate le leggi razziali.
→ 1940 entrata in guerra.
→ 1943 destituzione del duce ( poi i tedeschi lo liberano e fonda la Repubblica
Sociale di Salò) e nominato Badoglio al suo posto, dichiarazione di fuorilegge del
partito fascista e armistizio con l’america
→ 1945 cade la repubblica sociale italiana e avviene la liberazione nazionale.
→ 1944 patto di salerno
→ 9.05.1946 abdicazioni di Emanuele III in favore di Umberto III
→ 2.06.1946 elezioni a suffragio universale per Assemblea Costituente e
referendum per scegliere forma di governo→ desiderio di migliaia di morti
● elezione di 556 membri (di cui 75 la scrissero tra cui 21 donne, divisi in tre
sottosettori) dell’Assemblea, formato da rappresentanti dei partiti dell’epoca(demo
cristiana, liberale, socialista, comunista) con il compito di redigere la costituzione
● elezione di Enrico de Nicola come capo dello stato
→ 1.01.1948 entra in vigore la costituzione
COSTITUZIONE
Sta a fondamento di tutte le altre leggi: le leggi ordinarie approvate dal
parlamento non possono entrare in contrasto con la legge fondamentale, regola la vita
sociale e concretizza il patto tra stato e cittadini che si riversa nella garanzia di diritti e
doveri.
La costituzione si compone di 139 articoli, è divisa in quattro parti: articoli che contengono i
principi fondamentali(1-12) diritti e doveri dei cittadini (13-54) e organizzazione dello Stato
(55-139) + 18 disposizioni transitorie( in vigore ancora la 12°).
CARATTERI DELLA COSTITUZIONE
● popolarità
● rigidità → articolo 138 e 139 cost. riguardano revisione costituzionale: due
deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi approvate a
maggioranza assoluta.
Se nella seconda votazione è raggiunta la maggioranza assoluta ma non quella dei
⅔ si ricorre a referendum costituzionale (da 15 membri Camera, 500.000 elettori, 5
Consigli regionali)
● lunghezza
● compromissorietà → contaminazione positiva tra le tre anime che evita il
radicamento di posizioni (liberale, cattolica e social-comunista
Rappresentata nell’Assemblea Costituente dai partiti socialista e
comunista, ha portato a sottolineare la centralità del lavoro e dei diritti dei
lavoratori, nonché iil conferimento allo Stato del compito di attuare
politiche di redistribuzione della ricchezza e di eliminazione degli ostacoli
economici alla realizzazione di un’uguaglianza più compiuta tra i cittadini
e, infine, la previsione della legittimità della proprietà pubblica per certi
settori produttivi accanto al riconoscimento del diritto di proprietà
privata. ) e lo si vede da alcuni articoli es. art.41(liberale-
socialistacomunita)
● democraticità
● programmaticità → art 3 è emblematico
● laicità
***Discorso Calamandrei
Articolo 1
“L'Italia
è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Articolo 2
“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
Articolo 3
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione
di sesso , di razza, di lingua , di religione, di opinioni politiche , di condizioni personali e
sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica,
economica e sociale del Paese.”
Contiene il principio di uguaglianza formale e sostanziale oltre che il diritto alla diversità.
Articolo 4
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che
rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”
Racchiude il diritto al lavoro così come dovere allo stesso( principio lavorista)
● principio lavorista espresso nel primo articolo, alla base della repubblica
● diritto al lavoro: (primo comma) riconosciuto a livello formale e sostanziale
→ stato agisce nell’economia per garantire lavoro, diminuire
disoccupazione…
● dovere al lavoro: (secondo comma) se non si adempie a tale dovere lo
stato non prevede una sanzione è infatti un dovere civico e non
costituzionale → non implica necessariamente un impegno extradomestico
o una remunerazione (lavoro per Hegel, libertà, consapevolezza,
contribuzione allo stato pagando le tasse). (lavoro e povertà….)
● sanzione, garantire possibilità
● da art 35 a 40, articoli che disciplinano i diritti dei lavoratori dipendenti (es. tutela
lavoro minorile, femminile, remunerazione dignitosa ma in funzione del lavoro
Articolo 5
“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei
servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i
principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”
Articolo 6
Tutela minoranze linguistiche→ principio di uguaglianza
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,
individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto,
purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
art 7
● Autonomia e sovranità dello Stato e della Chiesa (costituzione vs Patti Lateranensi)
● regolati da patti lateranensi nel 1929 sottoscritti da Mussolini
● no procedura di revisione costituzionale ma accordo tra le parti
art 8
● libertà religiosa (vs Statuto Albertino)
● non devono entrare in contrasto con ordinamento
Articolo 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il
paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future
generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali
● Comma 1: tutela ambiente e progresso istruzione e ricerca, ecosistema e biodiversità
❖ ricerca scientifica e tecnologica con interventi statali per implementare
innovazione ma ad oggi vi è il fenomeno della fuga di cervelli( non ci sono
abbastanza risorse per investire in ricerca scientifica)
● Comma 2: sviluppo sostenibile → articolo lungimirante per soddisfare
propri bisogni senza compromettere il soddisfacimento di quelli futuri con
una normativa che riguarda i danni all’ambiente, acqua, sanzioni civili e
penali, tassazioni a produttori (vedi p.79)
● modificato nel 2022 con tutela ambiente
Articolo 10
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale
generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei
trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà
democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della
Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Articolo 13
Comma 1→ Libertà personale è il presupposto indispensabile, inviolabile logico e
giuridico per esercitare tutte le altre libertà.
● No limitazioni e costrizioni né a livello fisico né a livello psicologico.
● Libertà è scegliere: per scegliere devo conoscere = art.34
● riconosciuta a tutti→ diritto umano garantito a livello nazionale e
internazionale *
Comma 2→ no restrizione libertà personale se non per atto motivato dell’autorità
giudiziaria nei casi previsti dalla legge= protezione dall’abuso del potere e
esercizio arbitrario del potere
● mandato → riserva di giurisdizione
● casi previsti dalla legge → riserva di leggi
Comma 3 →arresto senza doppia giurisdizione nonostante “innocenza fino a
prova contraria". Primi gradi di giudizio sono di merito mentre il terzo è di
legittimità
● eccezioni del comma due: arresto preventivo in caso di flagranza di reato con
convalida del fermo entro 48h o se c’è il rischio di reiterazione del reato,
contaminazione di prove e fuga
Comma 4 → limiti della carcerazione preventiva (misura cautelare) ed è
carcerazione in attesa del processo ma no violenza fisica e morale, si
rieducazione del condannato, no pena di morte (art.27).
Articolo 14
Inviolabilità del domicilio
● domicilio è estensione della propria persona
Articolo 15
segretezza della corrispondenza
● no controllo delle conversazioni e della corrispondenza se non con mandato previsto
dal giudice e casi previsti dalla legge
Articolo 16
libertà di circolazione e soggiorno nel paese e in altri stati europei→
cittadinanza europea( trattato di Maastricht)
Articolo 17
Libertà di riunione: si ha il diritto di riunirsi in modo pacifico e senza armi
Se manifestazioni in luogo pubblico preavviso di 3 giorni e no limite a patto che non ci siano
armi o vi sia sicurezza
Articolo 18
libertà di associazione: carattere stabile= riunione prolungata e stabile attraverso
associazioni.
No associazioni segrete e paramilitari
Articolo 21
libertà di manifestazione di pensiero e stampa
Libertà di pensiero
limite unico: contrarietà al buon costume (limite esplicito) ma anche (limiti impliciti)
limitazione di interessi pubblici e/o privati es segreto di stato, pubblicità ingannevole segreto
d’ufficio, segreto investigativo, ordine pubblico, diffamazione(reato di opinione), calunnia,
tutela minori
Rapporti economici
Legge 300 del 1970, statuto dei lavoratori rappresenta punto di riferimento,
dopo anni di scioperi e manifestazioni + articoli di recepimento → tutti i principi
hanno bisogno di legge d’attuazione
garanzia diritti dei lavoratori dipendenti che nell’ambito del lavoro sono i più deboli
diritto a formazione professionale e tutela tutte le forma di lavoro 35
retribuzione equa al lavoratore, esso deve essere retribuito in base alla qualità e alla
quantità del lavoro prestato e la retribuzione deve essere sufficiente art 36
garantite ferie, riposo e ore giornaliere (8ore), tutela lavoro minorile e femminile art.37
sistema di previdenza e assistenza sociale art.38
riconosce libertà sindacali art39
libertà di sciopero art 40
art. da 41 a 47 regolano il sistema economico→ sistema misto
articoli tutelano il risparmio → fondamentale per gli investimenti
Diritti Politici
Da art 48 a art 51 diritti politici
da art 52 a art 54 doveri costituzionali
Articolo 48
Diritto di voto
● Tutti i cittadini maggiorenni hanno diritto di voto, libero, segreto(segretezza voto
garantisce libertà massima), uguale(no come America) e personale(no come
francia).
● Diritto prima censitario, poi maschile, poi universale.
● Diritto politico→ diritto di partecipare a decisioni dello stato
● Diritto civico→ dovere di solidarietà→ comunità→ gestione del bene
comune
● No dovere giuridico in senso stretto
Articolo 49
Diritto di associazione in partiti e diritto di partecipare, aderire o creare nuovi partiti con
metodo democratico
● I partiti sono associazioni private non riconosciute ma VOLUTAMENTE per non
rendere strumentale il riconoscimento (no personalità giuridica).
Ogni partito ha la propria ideologia.
Evoluzione: partiti dei notabili che rappresentavano solo categorie aventi diritto al
voto(1700/1800). Partiti di massa, PS, PC, PNF.
● Essi si dividono in varie repubbliche
1 rep. → da entrata in vigore 1948 a 1992 ( inchiesta Mani Pulite che fa
emergere scandali legati alla corruzione dei partiti politici). I partiti
erano centro(penta partito), Partito Sociale Italiano,
2. rep→1992- 2018, fare politica è diverso perché con Berlusconi
cambia la comunicazione e la struttura, non più gerarchica. 2018
nuovi partiti (M5S)
3 rep. → 2018- oggi, calo consensi, ascesa M5S Governo Conte,
Governo Draghi, Governo Meloni. Anni caratterizzati da
frammentazione e incapacità dei partiti storici di affrontare la crisi
economica del 2008
● Nuovo sistema elettorale L165/2017 ROSATELLUM, che identifica sulla base del
numero dei voti, chi sono i parlamentari eletti in parlamento.
Sistemi elettorali
sistema maggioritario→ territorio è diviso in circoscrizioni divisi in
collegi in base al numero di abitanti, i collegi sono
uninominali( vince chi ha numero maggiore di voti), facile
governabilità =maggioranza stabile
sistema proporzionale→ territorio diviso in collegi plurinominali e ogni
partito riceve un numero di seggi proporzionali = sistema attento
alla rappresentatività
Democrazia rappresentativa→ ruolo fondamentale dei partiti attraverso i quali
realizziamo democrazia e pluralismo politico con pluralismo ideologico sono
fondamentali e garantiti (anche se distanza con i cittadini→ astensionismo
Democrazia diretta
Articolo 50
diritto di petizione
Articolo
Articolo 53
obbligo tributario
esteso a tutti coloro che producono reddito o hanno patrimonio e si trovano su
suolo italiano. Sistema tributario si ispira a principi di equità e progressività→ chi
ha > possibilità di contribuire, contribuisce in percentuale maggiore es. IRPEF
➕ Discorso sulla Costituzione
Discorso sulla Costituzione
Di Piero Calamandrei
Il discorso qui riprodotto fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società
Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla
Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo
accessibile a tutti i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra vita associativa.
L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i
gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è
un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che
siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice
così:
”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del Paese”.
E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana:
quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a
tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente
dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica
fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità
per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi
per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro,
ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia
questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia
puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in
grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le
forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo
progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in
parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno
di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli
articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle
disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato,
contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di
libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima
della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate
solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti
dell’uomo e del cittadino contro il passato.
Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la
società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere
gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona
umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un
giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento
sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di
trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.
Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che
apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel
linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una
costituzione rinnovatrice, progressiva,
che mira alla trasformazione di questa società n cui può accadere che, anche quando ci sono,
le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla
impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una
fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe
anche essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui
viviamo e impegno di fare quanto
è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da
sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova
bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo
spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una
delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo
politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di
giovani- una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della
politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia
storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d quei due emigranti, due contadini, che
traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella
stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde
altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un
marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento
fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe,
Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ”
Che me ne importa, non è mica mio!”. Questo è l’indifferentisno alla politica.
E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare
che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle
da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa.
Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare,
quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito
per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi
mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le
condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni
giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista
letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della
solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo
bastimento. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria
dignità di uomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo
che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò
a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi.
Ricordo- io ero a Firenze,
lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e
lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto,
questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità,
questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della
nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.
Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla
vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica,
rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel
mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel
mondo.
Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il
commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato.
Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a
sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle
alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni
religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io
leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie
locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze
armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della
Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo,
all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a
questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete
vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei
campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per
le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere
scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una
carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate
nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi
dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità,
andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.
➕ Riforme, la Consulta frena
autonomia e referendum
Riforme, la Consulta frena autonomia
e referendum
La decisione. I giudici bocciano sette norme rilevanti, ma giudicano
costituzionale l’insieme della legge. Esulta l’opposizione. Calderoli:
«Rispettiamo la Corte, valuteremo correttivi»
Emilia Patta
ROMA
Ha un bel dire il governatore del Veneto Luca Zaia, con lo stesso ministro per gli Affari
regionali Roberto Calderoli e con la Lega tutta, che la Corte costituzionale «ha confermato
la costituzionalità della legge sull’autonomia differenziata» e che «i rilievi saranno
facilmente superati dal Parlamento». Perché è vero che la Corte presieduta da Augusto
Barbera con la decisione di ieri - le cui motivazioni saranno depositate entro metà
dicembre, ossia in tempo per la pronuncia della Corte di Cassazione sull’ammissibilità dei
due referendum abrogativi della stessa legge Calderoli - «ha ritenuto non fondata la
questione di costituzionalità dell’intera legge sull’autonomia differenziata delle regioni
ordinarie (n. 86 del 2024)». Ma è anche vero che sette profili della legge sono stati
giudicati incostituzionali e altri cinque sono stati ”emendati” con interpretazione
costituzionalmente orientata: l’esito è quello di una legge che, senza modifiche, appare
inapplicabile. Tanto che molti costituzionalisti ritengono che a questo punto è superato
anche il referendum abrogativo previsto per la primavera prossima.
Basta leggere l’elenco per titoli dei rilievi per farsi un’idea dell’intervento dei giudici
costituzionali: non si possono definire i Livelli essenziali delle prestazioni (i Lep) con
percorsi che escludono il Parlamento come leggi delega e Dpcm; non si possono trasferire
alle regioni intere materie o ambiti di materie, ma solo singole funzioni e solo sulla base
di motivazioni specifiche nel rispetto del principio di sussidiarietà; il Parlamento deve
poter emendare le intese tra le singole regioni e lo Stato; la distinzione tra “materie Lep”
e “materie-no Lep” non può prescindere dai «diritti civili e sociali»; infine, last but not
least, il nodo del trasferimento delle risorse che non può essere legato alla spesa storica
(si veda l’articolo in pagina). Da qui la rassicurazione di Calderoli, che al di là delle
dichiarazioni di vittoria sembra prendere atto che la sua legge andrà riscritta: «Sui singoli
profili attenderemo le motivazioni della sentenza per valutare gli eventuali correttivi da
apportare. La stessa Corte nel suo comunicato invita ad assicurare la piena funzionalità
della legge. Ad ogni modo la sentenza non incide sul lavoro che stiamo portando avanti
con i negoziati avviati con le regioni, che proseguiranno nelle prossime settimane». I
negoziati sulla nove materie no-Lep dunque formalmente andranno avanti. Ma, anche alla
luce della precisazione della Corte sui «diritti civili e sociali» comunque da tutelare, al
momento appare più una questione di puntiglio politico.
Va da sé che la soddisfazione delle regioni ricorrenti (Puglia, Campania, Sardegna e
Toscana) e delle opposizioni tutte è massima. Tanto che c’è chi suggerisce di dichiararsi
vincitori e stoppare il referendum sui due quesiti depositati in Cassazione, uno per
l’abrogazione totale e uno parziale, prima che lo faccia la Cassazione stessa. «Altra sonora
sconfitta per il governo - dice per tutti il senatore Alessandro Alfieri, responsabile riforme
del Pd -. La Corte costituzionale riconosce molte delle questioni che come partito
democratico abbiamo sollevato fuori e dentro il Parlamento: non si possono trasferire
intere materie, non si può esautorare il Parlamento e soprattutto non si possono fare le
nozze con i fichi secchi, a invarianza finanziaria. Che dire? Legge colpita e affondata».
Ora gli occhi di tutti sono puntati sulla Cassazione: sta all’Alta corte, infatti, decidere se
riscrivere i quesiti referendari alla luce della sentenza della Consulta o dichiarare superati
i quesiti stessi. Con l’avvertenza che bisogna comunque attendere il deposito delle
motivazioni, molti costituzionalisti ed esperti - da Stefano Ceccanti a Salvatore Curreri,
da Tommaso Frosini a Giuseppe Calderisi - vedono ora a rischio il processo referendario.
«Ad una prima impressione, necessariamente molto provvisoria, i punti più contestati sono
stati o direttamente colpiti dalla Corte o indirettamente, in via interpretativa. Si potrebbe
dunque pensare che i quesiti siano superati e che non si debba votare su di essi. Ma
bisogna
leggere la sentenza definitiva».
🫥 compiti
es. 2 e 5 pagina 83
2.
La Costituzione grazie alla sua rigidità sancisce alcune garanzie costituzionale previste dai
principi fondamentali, tra cui: garanzia di sovranità 1,diritti e doveri 2 uguaglianza 3, lavoro 4,
libertà di pensiero, parola e religione 7 e 8.
La costituzione italiana si configura come una delle più garantiste esistenti, protegge il
pluralismo grazie ai diritti ed il potere della costituzione è insito nella sovranità popolare.
Ritengo che tutte le garanzie, diritti e doveri coadiuvino al mantenimento e la prosecuzione
della democrazia basata su diritti, doveri civili, sociali, individuali, collettivi e politici.
Tutti a loro modo hanno pari valenza presentando lati positivi e negativi.
es. → art 1 sovranita
→ art 4 lavoro no sanzione e condizioni reali che permettano di lavorare
5.
Compromissorietà → , mediazione tra le anime (liberale, cattolica e social-
comunista) che si contaminano positivamente pensando al bene delle future
generazioni e mettendo da parte le proprie ideologie politiche evitando
radicamento di posizioni
L’anima social comunista era rappresentata dai partiti socialista e comunista, ha portato a
sottolineare la centralità del lavoro e dei diritti dei lavoratori, nonché il conferimento allo
Stato del compito di attuare politiche di redistribuzione della ricchezza e di eliminazione degli
ostacoli economici alla realizzazione di un’uguaglianza effettiva tra i cittadini e, infine,
convivenza pro pubblica e privata
L’anima liberale era rappresentata dal Partito liberale e dal Partito d’Azione,lavoro per i diritti
civili, diritti di libertà (di opinione, religione,stampa, ecc.) e nella difesa del principio di
separazione dei poteri, nonché sul tema delle garanzie costituzionali.
l’anima cattolica era rappresentata dalla DC, che godeva di ben 207 seggi, lasciò
un’impronta sull’impianto complessivo solidaristico, ma anche su aspetti particolari come,
per esempio, la salvaguardia dell’autonomia della chiesa cattolica, il riconoscimento
giuridico della famiglia, la valorizzazione delle autonomie locali.
La compromissorietà è importante affinché lo stato si impegni per garantire a tutti i cittadini
certe prestazioni, come la salute e l’istruzione.