Tra le commedie di Dario Fo e Franca Rame troviamo L’eroina e Grasso è bello!
Entrambe hanno
in comune il tema della donna, come moglie o come madre, ma lo analizzano da punti di vista quasi
opposti. Carla è madre di tre tossicodipendenti, il testo tramite l’escamotage di sogno ci fa pensare
che sia una tossicodipendente anche lei, è nel “giro” dopotutto, tra prostituzione e commercio di
beni rubati. Carla rimane fedele all’idea di famiglia che ha, anche se questo comporta gesti estremi,
come legare la figlia al letto per non perderla. Rappresenta lo strazio che le matrēs tossicorum
vivono, la parte della popolazione maggiormente afflitta dalle conseguenze dell’eroina. Potremmo
anche spingerci a descriverla come una madre dipendente dal suo ruolo, anche lei è una
tossicodipendente che non riesce a disintossicarsi dalla sua droga, l’essere madre. Nonostante sia
cosciente del fatto che non ci sia aiuto o una via d’uscita per la figlia, considerando che Liverpool
rimanga un miraggio, non riesce a smettere di prendersi cura della figlia, di provvedere ai suoi
bisogni.
D’altra parte, troviamo Mattea, che invece, seguendo l’accusa della figlia Anna, sembrerebbe non
essere mai stata una moglie o una madre perfetta. Per via delle sue presunte relazioni coniugali
sembra essere stata lasciata dal marito e aver sviluppato una dipendenza per affrontare il dolore, il
cibo. Anche Mattea, come Carla, usa la giustificazione della “dipendenza” per giustificare le sue
azioni, che, se non illegali, sono comunque fuori dalla norma. Anche lei ha immaginato un lieto fine
perfetto, il ritorno del marito, che a differenza della commedia precedente, viene però infranto dalla
figlia. È interessante notare come questa commedia possa avere un che di biografico, Mattea alla
nascita della figlia ha rinunciato alla carriera come ricercatrice, concentrandosi sulla famiglia e
aiutando il marito nella medesima carriera, facendo ricerca al posto suo e che grazie al supporto
della moglie è in lista per il premio Nobel, come anche successe a Franca Rame e Dario Fo come
riportato da Angelucci e Kolsky. Altra nota interessante è l’accenno alla mancanza di sorellanza e
solidarietà che emerge che emerge dal soliloquio di Mattea rivolto alla figlia che emerge anche nei
testi della Maraini, le donne tendono non ad aiutarsi tra di loro, ma a gareggiare tra loro e a mettersi
in difficoltà a vicenda senza darsi supporto.