IL VERBO
La grammatica ha tradizionalmente riconosciuto al verbo un ruolo fondamentale nel
meccanismo della frase. Infatti il verbo è il centro sintattico della frase, attorno al quale
si organizzano i diversi elementi che la compongono.
Il verbo significa avvenimenti, azioni, situazioni che si verificano nel tempo (passato, o
presente, o futuro).
Quanto a la forma, il verbo si distingue da tutti gli altri tipi di parole per la sua ricchezza
di forme. Grazie a questa ricchezza, il verbo è l’unica parola che può esprimere
contemporaneamente: la persona (che agisce, che si trova in certe condizioni), il numero
(singolare/plurale), talvolta anche il genere (maschile/femminile), il tempo in cui accade
qualcosa o si verifica una certa situazione, il modo in cui l’avvenimento o la situazione
si verificano.
Questa caratteristica deriva da alcune proprietà del verbo:
1) Modo: indica l’atteggiamento del parlante nei confronti dell’enunciato che
proferisce:
- Certeza (modo indicativo: viene)
- Possibilità (modo congiuntivo: credo che venga)
- Desiderio (modo condizionale: verrei)
- Comando (modo imperativo: vieni!)
2) Tempo: precisa la relazione cronologica tra il momento in cui si parla e il momento
in cui si verifica il fatto del quale si parla; tale relazione può essere di:
- Contemporaneità (tempo presente: viene)
- Anteriorità (tempo passato: venne, è venuto)
- Posteriorità (tempo futuro: verrà)
3) Persona: specifica a quale individuo, tra quelli coinvolti direttamente o
indirettamente nel discorso, il verbo fa riferimento:
- La prima persona designa il parlante (io)
- La seconda persona designa l’ascoltatore (tu)
- La terza persona designa qualsiasi altro individuo, presente o assente (lui/lei,
egli/esso, o anche qualcuno, qualcosa, Luigi, il cane, la strada, ecc.)
La grande maggioranza delle forme verbali segnala la persona del soggetto a cui il
verbo si riferisce. Le forme che segnalano la persona si chiamano personali o finite.
Ci sono però alcune forme verbali che non segnalano la persona; esse si chiamano
indefinite.
4) Transitività o intransitività: secondo che il verbo possa avere o no un complemento
oggetto; spesso un medesimo verbo può essere usato intransitivamente (vivere con i
familiari) o transitivamente (vivere lo sport o vivere la vita).
5) Forma attiva o passiva: secondo che l’agente del verbo sia o non sia il soggetto
della frase.
Es.:
- Il bambino lancia un sasso (forma attiva, perché l’agente del verbo è il bambino,
soggetto della frase)
- Un sasso è lanciato dal bambino (forma passiva, perché l’agente del verbo non è
il soggetto un sasso, ma il complemento dal bambino)
6) Aspetto: fornisce indicazioni sulla durata, sul tipo di svolgimento, sul grado di
compiutezza del proceso espresso dal verbo.
Una típica differenza di aspetto è quella tra azione durativa, che può essere
rappresentata, per il passato, con l’imperfetto (leggevo) e azione momentanea, che può
essere rappresentata con il presente, con il passato prossimo o remoto, con il futuro
(leggo, ho letto, lessi, leggerò). L’azione durativa si può inoltre esprimere con una
perifrasi verbale (sto uscendo, stavo uscendo); e con una perifrasi verbale si può
esprimere l’azione ingressiva (sto per uscire, sono sul punto di uscire).
Segnalano un aspetto dell’azione anche certi suffissi, come –icchiare o –erellare, con i
quali si indica l’intermittenza, l’assenza di continuità: cantare – canticchiare,
cantterellare; dormire – dormicchiare.
MODO, TEMPO, PERSONA, NUMERO DEL VERBO
Il verbo possiede un organico e complesso sistema di forma per esprimere le categorie
del modo, del tempo, della persona, del numero: tale sistema prende il nome di
coniugazione.
Nella terminologia grammaticale la parola flessione indica in generale qualsiasi
processo di modificazione di una radice attraverso l’aggiunta di affissi. Con significato
più particolare, si parla di coniugazione in relazione ai processi di flessione verbale e di
declinazione in relazione ai processi di flessione nominale.
IL MODO
Il parlante può presentare il fatto espresso dal verbo in diversi modi, ciascuno dei quali
indica un diverso punto di vista, un diverso atteggiamento psicologico, un diverso
rapporto comunicativo con chi ascolta: certezza, possibilità, desiderio, comando, ecc.
Talvolta l’uso di un determinato modo può dipendere anche da ragioni sitilistiche, da
una scelta di “registro” o di livello linguistico.
In italiano disponiamo di sette modi verbali:
. quattro modi finiti: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo.
. tre modi indefiniti: infinito, participio, gerundio.
Mentre i modi finiti determinano il tempo, la persona e il numero, i modi indefiniti non
determinano la persona e, tranne il participio, il numero.
L’infinito, il participio e il gerundio sono anche detti “forme nominali del verbo”,
perché vengono usati spesso in funzione di sostantivo e di aggettivo.
La lingua ci serve spesso per descrivere, raccontare fatti reali, o che noi presentiamo
come reali. Il verbo ha un modo per descrivere la realtà: l’indicativo.
Es: se sta cadendo la pioggia, diciamo: “Piove”; se c’è stato un acquazzone, diciamo: “È
piovuto molto”; se siamo sicuri che sta per piovere, diciamo: “Fra poco pioverà”.
La lingua serve anche a immaginare, a sperare, a temere, a dubitare, a esprimere
opinioni, convinzionie, ecc. Siamo nel mondo della possibilità e il verbo ha un modo
per esprimere la possibilità: il congiuntivo.
Es: il contadino preoccupato per il suo raccolto può augurarsi la pioggia: “Speriamo che
piova!”
. La lingua serve anche per fare ragionamenti; per esempio prevedere che qualche cosa
succederà a condizione che succeda prima qualche altra cosa. Il verbo ha un modo che
serve a tirare conseguenze da certe premesse (o opotesi): il condizionale.
Es: L’esperto che fa le previsioni del tempo può dire: “La temperatura diminuirebbe se
cambiasse il vento”.
. Con la lingua possiamo imporre la nostra volontà: dare ordini, suggerimenti, consigli,
ecc. Il verbo ha un modo che serve proprio a questo: l’imperativo.
Es: un professore può ordinare a uno scolaro: “Consegna il tuo compito”.
IL TEMPO
Il tempo indica qual è il rapporto cronologico che intercorre tra l’azione o lo stato
espressi dal verbo e il momento in cui viene proferito l’enunciato.
È opportuno distinguere tra tempo fisico e tempo linguistico (o grammaticale): il tempo
fisico si riferisce alla percezione che ciascun individuo ha del fluire del tempo nella
realtà, ed è misurabile quantitativamente. Il tempo grammaticale è costituito invece da
un sistema di relazioni temporali che permettono di collocare l’azione prima, durante o
dopo il momento in cui viene proferita la frase e di indicare l’ordine dei successione dei
due avvenimenti.
Il rapporto cronologico tra lo stato o l’azione espressi dal verbo e il momento in cui
viene proferito l’enunciato può essere di:
. Contemporaneità: quando il fatto avviene nel momento in cui si parla: Daniele canta.
. Anteriorità: quando il fatto avviene in un momento anteriore a quelo in cui si parla:
Daniele cantava / ha cantato / cantò.
. Posteriorità: quando il fatto avviene in un momento posteriore a quello in cui si parla:
Daniele canterà.
Il tempo che esprime la contemporaneità è il presente; il tempo che esprime
l’anteriorità è il passato, variamente articolato nell’indicativo e nel congiuntivo; il
tempo che esprime la posteriorità è il futuro.
Sotto l’aspetto formale i tempi si distinguono in semplici, quando le forme verbali di
cui sono costituiti consistono in una sola parola (amo, temevo, arrivò, ecc.) e in
composti, cuando le forme verbali risultano dall’unione del participio passato del verbo
con una voce dell’ausiliare essere o avere.
Per capire meglio il significato delle relazione temporali bisogna far riferimento a due
nozioni fondamentali:
. il momento dell’enunciazione (= ME), cioè il momento in cui di verifica l’atto della
parola.
. il momento dell’avvenimento (= MA), cioè il momento in cui ha avuto luogo
l’evento oggetto dell’atto di parola.
Quadro generale dei modi e dei tempi in italiano:
I modi e i tempi del verbo
Modo Presente Passato Futuro
Indicativo Presente Imperfetto Futuro semplice
Passato prossimo Futuro anteriore
Passato remoto
Trapassato prossimo
Trapassato remoto
Congiuntivo Presente Imperfetto -/-
Passato
Trapassato
Condizionale Presente Passato -/-
Imperativo Presente -/- -/-
Infinito Presente Passato -/-
Participio Presente Passato -/-
Gerundio Presente Passato -/-
I – I tempi dell’indicativo
Il verbo segnala il tempo (passato, presente, futuro) in cui un avvenimento o una
situazione si verificano, dunque il verbo, grazie alle sue forme, ci permette di
“passeggiare” nel tempo: di descrivere il presente, di prevedere il futuro, ma anche di
ripescare il passato.
L’indicativo a quattro tempi semplici (presente, imperfetto, passato remoto o perfetto,
futuro) e quattro tempi composti (trapassato remoto, trapassato prossimo, passato
prossimo, futuro anteriore).
1) Il presente: esprime la contemporaneità rispetto al momento in cui si parla.
Es: mia figlia suona la chitarra.
2) L’imperfetto: esprime l’anteriorità rispetto al momento in cui si parla ma presenta
un’azione (o una situazione) che dura o che si ripette nel passato: aspetto durativo o
aspetto ripetitivo (iterativo).
Es: mia figlia suonava la chitarra; la radio ieri trasmetteva musica classica; il bambino
cadeva spesso, da piccolo.
3) Il passato remoto (o perfetto): esprime l’anteriorità rispetto al momento in cui si
parla ma ci presenta un’azione o una situazione che è avvenuta in un preciso momento
del passato e che noi consideriamo conclusa in quel passato: aspetto momentaneo.
In linea de massima possiamo dire che il passato remoto indica un’azione:
a) sempre collocata in un momento anteriore rispetto a chi parla;
b) priva di legami, obiettivi o psicologici, col presente.
Es: Il fulmine cadde sul campanile.
4) Il futuro: esprime la posteriorità rispetto al momento in cui si parla. È il tempo che
serve a collocare l’azione in un momento successivo rispetto a quello dell’enunciazione.
Es: mia figlia un giorno suonerà la chitarra alla televisione.
5) Il futuro anteriore (o composto): è un tempo che precede il futuro ma che indica
anche un’azione o situazione futura. Si usa essenzialmente per esprimere fatti proiettati
nel futuro e ipotizzati come già avvenuti anteriormente ad altri, anch’essi al futuro.
Es: Quando il gatto avrà mangiato dormirà.
Quando arriverò a casa, Marco sarà già uscito.
6) Il passato prossimo: è un tempo che precede il presente. Esprime un fatto che,
avvenuto nel passato continua ad avere conseguenze nel presente.
In linea de massima possiamo dire che il passato prossimo qualifica un’azione che:
a) è relativa al passato ma non è necessariamente anteriore al momento
dell’enunciazione.
Es: Quando l’arbitro ha fischiato la partita comincia.
b) è un tempo verbale in cui emerge la “rilevanza attuale” del processo (considerato
psicologicamente attuale nei suoi perduranti effetti).
E’ caratteristica, nell’italiano moderno, l’opposizione tra “è nato” (detto di un vivente) e
“nacque” (detto di chi è morto).
Talvolta l’uso del passato remoto o del passato prossimo può dipendere da poche ore di
differenza.
Es: Mi chiamò al telefono mio padre ieri sera [...] Stamani è passato a prendermi con
la macchina e siamo andati. (Cassola, La ragazza di Bube)
7) Il trapassato prossimo: è un tempo che precede l’imperfetto o qualsiasi altro tempo
del passato. Indica fondamentalmente un’azione anteriore rispetto a un punto di
osservazione già collocato nel passato.
Es: Da bambino, quando avevo finito i compiti, leggevo i libri.
Quando arrivai/sono arrivato a casa, Marco era già uscito.
8) Il trapassato remoto: è un tempo che precede il passato remoto.
Ormai raro e letterario, è addirittura disusato nell’ausiliare essere (fui stato) e nei passivi
(fui stato amato). Ha valore temporale analogo a quello del trapassato prossimo (ma il
tempo correlativo è quasi solo il passasto remoto) e oggi si incontra solo nelle
subordinate temporali.
Es: Dopo che il pianista ebbe suonato, scrosciarono gli applausi.
II – I tempi del congiuntivo
Il modo congiuntivo ha quattro tempi: due semplici (presente, imperfetto) e due
composti (passato, trapassato).
Il congiuntivo viene usato soprattutto nelle proposizioni dipendenti (subordinate). In
quelle indipendenti, nelle quali il congiuntivo può esprimere volontà, dubbio,
concessione, i due tempi semplici (presente e imperfetto) si usano con riferimento al
presente. I due tempi composti (passato e trapassato) si usano invece con riferimento al
passato.
1) Presente: esprime un desiderio (una speranza, un invito, una preghiera, un ordine,
ecc) che noi pensiamo si possano realizzare subito o in futuro.
Es: Dica pure ciò che vuole.
2) Imperfetto: esprime un desiderio (una speranza, ecc.) che pensiamo si possa
realizzare in futuro.
Es: Arrivasse questo benedetto treno;
Dicesse pure ciò che vuole.
3) Passato (o perfetto): esprime un dubbio (un desiderio, una speranza, ecc.) che noi
pensiamo si sia potuto già realizzare in passato.
Es: Che sia già partito?
Che abbia già mangiato?
4) Trapassato (o piùchepefetto): esprime un desiderio (una speranza, ecc.) che non si è
realizzata nel passato.
Es: Avessi frenato a tempo!
Che fosse già partito?
III – I tempi del condizionale
Il condizionale ha due tempi: uno semplice (presente) e uno composto (passato).
1) Presente: esprime un fatto che noi pensiamo si possa realizzare, se esistono certe
condizioni. Esprime l’eventualità nel presente.
Es: Mangerei una fetta di torta.
Vorrei rivederti.
2) Passato: esprime un fatto che avrebbe potuto realizzarsi, se ci fossero state certe
condizioni; ma che in realtà non si è realizzato. Indica l’eventualità nel passato.
Es: Avrei mangiato volentieri una fetta di torta.
Avrei voluto rivederti.
IV – I tempi dell’imperativo
L’imperativo ha un solo tempo: il presente. Ed è giusto che sia così: non esistono tempi
del passato perché è impossibile dare ordini per il passato. D’altra parte sarebbe inutile
un tempo futuro, perché è già chiaro, quando si dà un ordine (un consiglio, un invito,
ecc.) che esso sarà eseguito dopo essere stato dato.
Es: esci subito di qui!
È però possibile ordinare al futuro usando il futuro dell’indicativo (futuro iussivo):
Es: farai quello che io dico!
Questa sera arriverete puntuali a cena!
L’imperativo manca della prima persona singolare.
Tutte le voci dell’imperativo sia presente sia futuro coincidono con quelle del presente e
del futuro del altri modi; solo i verbi appartenenti alla prima coniugazione hanno la
seconda persona al singolare dell’imperativo presente che non può essere confusa con la
seconda persona di nessun altro tempo: studia, mangia, parla.
1) Presente: esprime un ordine, un invito, un consiglio, una preghiera, ecc. rivolti a chi
ci ascolta. Il presente imperativo ha due forme sole: quella di 2ª persona singolare e
quella di 2ª persona plurale; anche questo è giusto: un ordine può essere dato solo a chi
lo può ricevere, e quindi solo alla persona che ci ascolta (tu) o alle persone che ci
ascoltano (voi).
Es: Guarda che bel panorama!
Guardate che bel panorama, ragazzi!
Per ordinare a una terza pesona si possono usare le forme del presente congiuntivo:
Vada Piero a fare le spese!
Alzino la mano quelli che sono d’accordo!
L’imperativo negativo, rivolto a una 2ª persona singolare, si esprime con non + infinito.
Es: Non correre!
Non interrompere!
V – I tempi dell’infinito
I tempi dell’infinito sono due: uno semplice (presente) e uno composto (passato).
L’infinito si usa soprattutto in frasi subordinate: il presente indica un rapporto di
contemporaneità o di posteriorità rispetto al tempo del verboi della reggente; il passato
indica un rapporto di anteriorità.
Es:
Dice/ diceva de conoscerlo
Dice/ diceva de volerlo conoscere.
Dice/ diceva di averlo conosciuto.
Preceduto dalla negazione non, l’infinito presente può acquistare il valore di imperativo.
Es: Non farlo! Non dire sciochezze!
Ha lo stesso valore, anche senza la negazione, in avvisi, cartelli, insegne.
Es: tenere la destra; moderare la velocità, ecc.
Spesso l’infinito presente svolge la funzione di sostantivo.
Es: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
VI – I tempi del participio
Il participio ha due tempi: il presente e il passato.
1) Presente: come gli aggettivi in –e, il participio presente ha una forma per il maschile
e il femminile singolare (amante, vincente, partente) e una per il maschile e il femminile
plurale (amanti, vincenti, partenti).
È usato sempre più raramente nel suo valore verbale. Alcuni participi presenti sono oggi
sentiti soltanto come aggettivi e sostantivi: ardente, splendente, arrogante, sorridente,
studente, cantante, insegnante, ecc.
Il participio presente con valore verbale si ritrova oggi soltanto nella lingua burocratica.
2) Passato: si comporta come gli aggettivi in -o: lodato, lodata, lodati, lodate. Si usa
insieme con gli ausiliari essere e avere nelle forme composte della coniugazione
verbale: sono andato, hai visto, ecc.
Ha spesso funzione di aggettivo o si sostantivo.
Es: uno stimato professionista; il candidato eletto; l’imputato; uno sconosciuto, ecc.
Il participio passato ha valore attivo con i verbi intransitivi.
Es: partiti di mattina, arrivarono a notte fonda (partiti = essendo partiti, sebbene
fossero partiti)
Ha invece valore passivo con i verbi transitivi.
Es: non mi piace la minestra riscaldata (riscaldata = che è stata riscaldata)
VII – I tempi del gerundio
I gerundio ha due tempi: uno semplice (presente) e uno composto (passato).
1) Presente: trova impiego in proposizioni subordinate, dette appunto gerundive.
Esprime un’azione o una condizione che si verifica contemporaneamente a un’altra e ha
con questa un rapporto di mezzo, di causa, di modo, ecc.
Es: discutevamo camminando
Dove camminando è una gerundiva con valore temporale (= mentre camminavamo)
Contribuisce a formare le perifrasi verbali andare + gerundio, che esprimono un’azione
progressiva e durativa, considerata cioè nel suo progredire e nella sua durata.
Es: il tempo sta migliorando; sto studiando.
2) Passato: esprime un’azione o una condizione che si è verificata prima di un’altra con
cui ha un rapporto di causa, di mezzo, di modo, ecc.
Non è molto usato, in genere viene sostituito con frasi esplicite: si dice è stato promosso
peché ha studiato piuttosto che avendo studiato è stato promosso.
LA PERSONA E IL NUMERO
Ciascun tempo di qualsiasi modo finito è costituito da sei forme o voci verbali: la prima,
seconda e terza persona singolare; la prima, la seconda e terza persona plurale (solo
l’imperativo non ha la prima persona singolare).
Le persone del verbo variano in relazione al soggetto: la prima persona si ha quando il
soggetto (espresso o sottinteso) è io per il singolare e noi per il plurale; la seconda
persona si ha quando il soggetto è tu per il singolare e voi per il plurale; la terza persona
si quando il soggetto è qualsiasi soggetto di terza persona singolare (egli, lui, lei, ecc.) e
plurale (loro, essi, ecc.).
La voce verbale è in grado di segnalare da sola la persona e il numero del soggetto:
prima persona singolare (io) am-o
seconda persona singolare (tu) am-i
terza persona singolare (lui, lei) am-a
prima persona plurale (noi) am-iamo
seconda persona plurale (voi) am-ate
rerza persona plurale (loro, essi) am-ano
La desinenza ci da du fondamentali informazioni sul soggetto del verbo:
1) la prima informazione riguarda il “numero” del soggetto, se cioè questo sia singolare
o plurale.
2) la seconda informazione riguarda la “persona” del soggetto, se cioè questo sia chi
parla (prima persona), chi ascolta (seconda persona) oppure qualcuno o qualcosa di cui
si parla (terza persona).
Quanto si è detto vale esclusivamente per le voci verbali dei tempi di modo finito, nei
modi indefiniti non si hanno variazioni secondo la persona e il numero. Solo il
participio presente e il participio passato, che si comportano come gli aggettivi,
determinano il numero (il participio passato determina anche il genere): amante/
amanti; amato/ amata / amati / amate.
Es:
. partire (infinito presente): non segnala la person né il né il genere.
. essere partito/i/a/e (infinito passato): non segnala la persona ma segnala invece il
genere e il numero.
. partendo (gerundio presente): non segnala la persona né il numero né il genere.
. essendo partito/i/a/e (gerundio passato): non segnala la persona, segnala invece il
numero e il genere.
. partente/i (participio presente): non segnala persona né il genere, ma segnala il
numero.
. partito/a/i/e (participio passato): non segnala persona ma segnala il genere e il numero.
Alcuni verbi significano avvenimenti che, per verificarsi, non hanno bisogno di una
persona, per esempio: piovere, nevicare, albeggiare, ecc. Questi verbi si chiamano verbi
impersonali e si usano nella forma della 3ª persona singolare (piove, piovve, pioverà,
pioverebbe, sarebbe piovuto, ecc.) o nelle forme indefinite (piovere, piovendo, essendo
piovuto, ecc.).
Ma tutti i verbi possono essere usati impersonalmente, anticipando la particella si alla 3ª
persona singolare (si mangia, si parla, si crede, ecc.).
CONIUGAZIONE DEL VERBO
Si distinguono tre coniugazioni verbali:
1) la prima coniugazione comprende i verbi che all’infinito escono in –are: contare,
guardare, lodare, pensare, ecc.
2) la seconda coniugazione comprende i verbi che all’infinito escono in –ere: leggere,
temere, vedere, ecc.
3) la terza coniugazione comprende i verbi che all’infinito escono in –ire: agire, finire,
offrire, sentire, ecc.
I verbi della prima coniugazione sono di gran lunga i più numerosi e tendono a
incrementarsi ulteriormente attraverso nuove coniazioni. I neologismi degli ultimi
decenni si sono formati sul modello della prima coniugazione.
La seconda coniugazione è già da tempo “fossilizzata” e comprende una lista chiusa di
verbi derivanti dalla seconda e dalla terza coniugazione latina.
Alla terza coniugazione, poco produttiva, possono appartenere nuove formazioni create
sul modello dei verbi parasintetici.
In ogni verbo abbiamo:
a) un elemento costante, detto radice: cont- in contare; cred- in credere, ag- in agire.
b) una vocale tematica, che caratterizza la coniugazione: prima coniugazione –a- (cont-
a-re); seconda coniugazione –e- (cred-e-re); terza coniugazione –i- (ag-i-re).
c) un’ultima parte morfologica, variabile, che consente di individuare il modo, il tempo,
la persona e il numero; -re per l’infinito, per esempio, oppure –vo per la prima persona
singolare dell’imperfetto indicativo (canta-vo, crede-vo, agi-vo)
La radice e la vocale tematica formano insieme il tema di un verbo ( conta- è il tema di
contare; crede- è il tema di credere, agi- è il tema di agire); mentre tutto ciò che segue
la radice viene chiamato desinenza (-are, -ere, -ire sono quindi le desinenze
dell’infinito; -avo, -evo, -ivo sono le desinenze della prima persona singolare
dell’imperfetto indicativo, ecc.).
In alcune forme manca la vocale tematica: ciò accade, per esempio, nella prima persona
dell’indicativo presente.
I tempi composti di tutti i verbi si formano con l’ausilio dei verbi essere e avere, detti
appunto per questo ausiliari; il verbo di cui si vuol formare il tempo composto si unisce
all’ausiliare nella forma del participio passato: ho fatto, è venuto.
. Essere è l’ausiliare caratteristico per i tempi composti dei verbi riflessivi e
pronominali, dei verbi impersonali e di parecchi intransitivi (verbi innacusativi); inoltre
serve per tutti i tempi della coniugazione passiva.
. Avere è l’ausiliare caratteristico per i tempi composti di tutti i verbi transitivi attivi e
di vari verbi intransitivi (verbi inergativi).
VERBI PREDICATIVI E VERBI COPULATIVI
Secondo il loro significato e la loro funzione nella frase, i verbi vengono suddivisi in
due grandi categorie: i verbi predicativi e i verbi copulativi.
1) I verbi predicativi hanno un significato compiuto e possono essere usati anche da
soli.
Es: piove; Remo corre; lo studente legge (un libro).
2) I verbi copulativi servono a collegare il soggetto a un nome o a un aggettivo e hanno
quindi una funzione analoga a quella del verbo essere, che si chiama copula.
Verbi copulativi sono sembrare, divenire, riuscire, risultare, stare, rimanere, apparire,
crescere, nascere, vivere, morire, ecc.
Es: la situazione sembra tranquilla; il cielo diventa nuvoloso; Mario non riesce
simpatico.
VERBI TANSITIVI E INTRANSITIVI
- Il ragazzo cammina
- Il ragazzo attraversa la strada.
Se osserviamo le due frasi vediamo che in tutti e due i casi il verbo esprime un’azione
compiuta dal ragazzo. Ma nel primo caso questa azione riguarda solo il ragazzo, non
passa su altri argomenti, nel secondo caso l’azione riguarda, oltre che il ragazzo (che
attraversa), anche la strada (che viene attraversata): dunque questa volta, l’azione
passa su un altro argomento o oggetto.
Nel primo caso l’azione non passa, non transita: il verbo che esprime quell’azione
funziona in modo intransitivo. Nel secondo caso, l’azione passa, transita su la strada:
il verbo che esprime quell’aziones funziona in modo transitivo.
1) Verbi transitivi: sono i verbi che possono avere un complemento oggetto.
In una frase come Marco legge un libro, l’oggetto del leggere è esplicitamente indicato:
si tratta di un libro. Non sempre però i verbi transitivi, per avere senso compiuto,
devono essere seguiti da un complemento oggetto; spesso questo resulta “cancellato”:
Marco legge.
In tal caso il verbo transitivo viene usato in forma assoluta, senza complemento oggetto,
ma continua a rimanere transitivo.
Nella nuova frase (Marco legge) viene messa in evidenza l’azione in sé e per sé che il
soggetto compie, mentre manca l’oggetto determinato; è implicito, tuttavia, che un
oggetto esiste anche se non espresso, in quanto l’azione di leggere non si può concepire
se in in rapporto a qualcosa che sia oggetto della lettura.
Ci sono verbi che, peri il loro stesso significato, funzionano quasi sempre
transitivamente: per esempio verbi come parlare, sollevare, scagliare, prendere, dare,
ricevere, accogliere, accettare, comprare, vendere, ecc., significano azioni che,
compiute da qualcuno, riguardano anche un oggetto che, volta per volta, viene portato,
sollevato, scagliato, preso, dato, ecc.
2) Verbi intransitivi: sono i verbi che non possono avere un complemento oggetto.
Es: l’uomo impallidisce; i campi biondeggiano; Giovanni è partito; Teresa dorme, ecc.
I due primi verbi indicano uno stato (impallidire, biondeggiare), gli altri due indicano
un’azione. Si tratta comunque di uno stato e di un’azione che si esauriscono nel
soggetto.
Sono intransitivi anche i verbi come aderire, giovare, rinunciare, ecc., che hanno un
“oggetto”, espresso però da un complemento indiretto:
Es: aderisco all’iniziativa; la ginnastica giova al fisico.
Ci sono verbi che, per il loro stesso significato funzionano quasi sempre
intransitivamente: sono quelli che significano un’attività, o una condizione fisica, o
mentale, del soggetto: camminare, correre, passeggiare, respirare, sudare, arrossire,
impallidire, tossire, sbadigliare, gemere, stridere, piangere, ragionare, ecc.
Molti verbi possono avere tutti e due i funzionamenti; per esempio:
. il bosco bruccia / il giardiniere bruccia le foglie secche.
. il pacco pesa / l’ortolano pesa il sacco di patate
. il veleno uccide / il veleno uccide i topi.
. le piante soffrono / le piante soffrono il freddo.
Alcuni verbi possono essere transitivi oppure intransitivi, cambiando di significato:
Es: aspirare il fumo e aspirare a una carica; attendere un amico e attendere a un
lavoro.
LA DIATESI: FORMA ATTIVA E PASSIVA
La diatesi (o forma o voce) esprime il rapporto del verbo con soggetto e oggetto. Può
essere attiva, quando il soggetto coincide con l’agente dell’azione; passiva, quando
l’agente non è il soggetto; riflessiva, quando soggetto e oggetto coincidono.
La diatesi passiva e quella riflessiva possono aversi solo con verbi transitivi.
Il verbo, secondo la relazione che stabilisce con il soggetto, può essere attivo o passivo.
1) Nella forma attiva il soggetto del verbo è “l’agente” della frase.
Es:
i turisti ammiravano il paesaggio;
Luigi studia;
mio padre è andato a Roma;
il gatto miagola;
i prati verdeggiano.
2) Nella forma passiva, invece il vero “agente” della frase non è il soggetto ma il
complemento che si chiama infatti complemento d’agente.
Forma attiva: la polizia insegue i ladri.
Forma Passiva: I ladri sono inseguiti dalla polizia.
In italiano la voce passiva è caratterizzata dall’ausiliare essere, seguito dal participio
passato del verbo. Quest’ultimo deve essere necessariamente transitivo: infatti possono
trasformarsi in passivi solo i verbi transitivi con il complemento oggetto espresso,
perché è proprio questo che nella frase passiva diventa soggetto. Il soggetto della frase
attiva diventa invece nella frase passsiva un complemento introdotto dalla preposizione
da: il complemento d’agente.
FORMA RIFLESSIVA (PROPRIA, APPARENTE, RECIPROCA)
a) Si dice riflessiva ogni costruzione in cui il soggetto e l’oggetto coincidono; il fatto
espresso dal verbo riflessivo “si riflette”, appunto, sul soggetto stesso.
Es: io mi lavo; tu ti pettini; Luciano si veste.
Nelle tre frasi citate, il soggetto e l’oggetto sono la stessa persona; infatti io mi lavo
equivale a io lavo me stessto; tu ti pettini equivale a tu pettini te stesso; Luciano si veste
equivale a Luciano veste se stesso.
Possono essere usati como riflessivi soltanto alcuni verbi transitivi; l’oggetto del verbo
riflessivo è sempre costituito dai pronomi personali atoni mi, ti, si, ci, vi, si.
b) Quando le particelle pronominali non svolgono la funzione di complemento oggetto
ma di complemento di termine, non si ha forma riflessiva vera e propria ma la forma
riflessiva apparente (o transitiva pronominale), detta così perché nell’aspetto esterno
è uguale a una forma riflessiva, ma nella sostanza equivale a una forma transitiva con il
complemento oggetto e con un complemento di termine espresso da un pronome
personale atono.
In questo caso l’azione verbale non si riflette direttamento sul soggetto, ma si svolge
comunque a suo beneficio, nel suo interesse o per sua iniziativa.
Es:
io mi lavo le mani
io mi taglio le unghie
tu ti pettinavi i capelli
Carlo si prepara la cena
In questo caso la particella mi non significa me ma a me, e il soggetto (io) non coincide
con il complemento oggetto (le mani / le unghie); ti non significa te ma a te, e il
soggetto (tu) non coincide con il complemento oggetto (i capelli); si no significa se ma
a se, e il soggetto (Carlo) non coincide con il complemento oggetto (la cena).
c) In particolari condizioni, il verbo riflessivo può esprimere una reciprocità d’azione,
un rapporto scambievole; si parla in tal caso di forma riflessiva reciproca.
Es: Mario e Paolo si odiano; i due amici si abbracciarono; Maria e Lucia si salutano.
FORMA INTRANSITIVA PRONOMINALE
La forma pronominale è caratteristica di alcuni verbi, detti intransitivi pronominali, che
nella coniugazione non si differenziano dai verbi riflessivi, in quanto sono preceduti
dalle stesse particelle pronominali atone, ma che per il resto hanno tutte le
caratteristiche dei verbi intranstivi.
I verbi intransitivi pronominali sono verbi intransitivi (quindi non riflessivi) preceduti
nella coniugazione dalle particelle pronominali mi, ti, si, ci, vi.
Es: io mi vergogno di ciò che ho fatto.
Se proviamo a sostituire la particella mi prima con me stesso (complemento oggetto) e
poi con a me stesso (complemento di termine), avremo delle frasi agrammaticali (*io
vergogno me stesso di ciò che ho fatto; * io vergogno a me stesso de ciò che ho fatto);
questo ci dice che il mi dell’esempio non è riflessivo, non svolge una funzione specifica
e non ha un significato ben definito, ma semplicemente fa parte un modo indissolubile
del verbo ed è necessario per la sua coniugazione. Non esiste una forma vergogno e
quindi nemmeno un verbo vergognare; esiste invece un verbo intransitivo pronominale
vergognarsi.
Si tratta di verbi in cui il pronome atono non ha valore riflessivo, né diretto né indiretto
né reciproco, ma rappresenta una semplice componente formale del verbo, obbligatoria
(come in mi pento, che non ha la variante *pento) o facoltativa (mi ricordo, ma anche
ricordo).
Conviene distinguere questi verbi in tre gruppi:
1) Verbi in cui l’uso del pronome atono è obbligatorio: accanirsi, accorgersi,
addentrarsi, arrendersi, astenersi, congratularsi, dolersi, lagnarsi, ostinarsi,
vergognarsi, ecc.
2) Verbi in cui l’uso del pronome atono è facoltativo (ma la sua presenza può
comportare una diversa costruzione e una differente sfumatura di significato): accostare
/accostarsi, affacciare / affacciarsi, approffitare / approfittarsi, crepare/ creparsi,
dispiacere / dispiacersi, flettere / flettersi, ricordare / ricordarsi, sbagliare / sbagliarsi,
sedere / sedersi, sposare / sposarsi, ecc.
Accanto all’uso intransitivo, molti dei verbi citati si adoperano come transitivi: flettere
una gamba, ricordare un torto, sposare una brava ragazza.
3) Verbi che amettono, accanto all’uso come intransitivi pronominali, un parallelo
impiego come transitivi con radicale cambiamento di prospettiva (a differenza, dunque,
del tipo anteriore): abbattersi, addormentarsi, allontanarsi, alzarsi, annoiarsi,
deprimersi, gonfiarsi, imbarcarsi, trattenersi, voltarsi, ecc.
1
IL VERBO (2ª Parte)
VERBI SERVILI E VERBI FRASEOLOGICI
Non solo gli ausiliari essere e avere, ma anche i verbi servili e i verbi
fraseologici servono come “appoggio” ad altri verbi.
1) Verbi servili
I verbi servili (o modali) costituiscono una categoria piuttosto
controversa giacché non c’è accordo tra gli studiosi né sulle unità che
compongono il gruppo né sulle loro specifiche caratteristiche
funzionali.
Seguendo il criterio di Lucca Serianni, considereremo verbi servili
potere, dovere e volere e, con alcune restrizioni, solere e sapere (nel
senso di “essere capace”, “essere in grado di”).
Sono verbi che reggono l’infinito di un altro verbo, del quale indicano
una “modalità” (la necessità, la possibilità, la volontà).
Es:
devo tornare (necessità)
non posso aiutarlo (possibilità)
Rita vuole dormire (volontà)
A sottolineare lo stretto legame tra il verbo servile e il verbo che lo
segue, il primo ha per lo più l’ausiliare del secondo:
sono tornato / sono dovuto (potuto, voluto) tornare
ho aiutato / ho potuto (dovuto, voluto) aiutare.
Me é frequente trovare verbi servili con l’ausilaire avere, anche
quando il verbo che reggono richiede l’ausiliare essere:
sono tornato / ho dovuto (potuto, voluto) tornare
2
In particolare, i verbi servili hanno l’ausiliare avere quando sono
seguiti dal verbo essere:
ho dovuto (potuto, voluto) essere magnanimo
La presenza di un pronome atono, che si può collocare prima o dopo il
verbo servile, ha un effetto sulla scelta dell’ausiliare:
non ho potuto andarci
non ci sono potuto andare
2 ) Verbi fraseologici
I verbi fraseologici sono detti anche ausiliari di tempo o aspettuali
perché segnalano, in unione con un altro verbo di modo indefinito
(infinito o gerundio), un particolare aspetto dell’azione.
a) Imminenza di un’azione: stare per, accingersi a, essere per (uso
letterario), ecc.
sto per parlare / sto per dirti
si accingeva a bussare la porta
b) Inizio di un’azione: cominciare a, mettersi a, prendere a, darsi a,
ecc.
comincia a parlare
si mise a ridere
c) Svolgimento di un’azione (aspetto progressivo): stare + gerundio,
stare a + infinito, andare + gerundio, venire + gerundio.
Che stai facendo?
Sto a farmi la barba
3
d) Continuità di un’azione (aspetto durativo): continuare a, seguitare
a, insistere a o nel, ecc.
continua a sussurrare
seguitava a cantare
insisteva a difendere
e) Conclusione di un’azione (aspetto conclusivo): finire di, cessare di,
smettere di, ecc.
smise di parlare
finisco di leggere
VERBI IMPERSONALI
Si dicono impersonali quei verbi che non rimandano a una persona
determinata e che si adoperano nei modi indefiniti o nella 3º personal
dei modi finiti.
Alcuni verbi sono stabilmente impersonali e non presentano di norma
altro costrutto. Si tratta essenzialmente di verbi che indicano un
fenomeno atmosferico (piove, nevica, grandina, tuona, albeggia,
annotta, imbrunisce, ecc.) e di locuzioni dello stesso ambito semantico
composte dal verbo fare seguito da un aggettivo (fa caldo, fa freddo) o
da un sostantivo ( fa notte, fa giorno).
Tuttavia un “verbo atmosferico” ammette costrutto personale se viene
usato metaforicamente e nell’uso letterario (es: un temporale
lampeggiava alla finestra, piovevano le critiche, una voce tuonò
all’improvviso).
Altri verbi, e ben più numerosi, si adoperano ora nel costrutto
impersonale, ora nel costrutto personale: accadere, avvenire,
succedere, capitare, bisognare, convenire, occorrere, sembrare,
4
parere, importare, necessitare, essere necessario, essere opportuno,
bastare, essere certo, ecc.
Es.: bisogna affrettarsi; sembra che tutto proceda bene; è necessario
avere pazienza; è opportuno che tu parta subito. In realtà in questi
casi il soggetto esiste ed è rappresentato da un proposizione di modo
finito o infinito ( che tu proceda bene; avere pazienza; che tu parta
subito).
Qualunque verbo può essere usato impersonalmente premettendo la
particella pronominale si alla terza persona singolare di ogni tempo: si
dice, si racconta, si vocifera, si mormora, si pensa, si vede, si vive,
ecc.
I tempi composti dei verbi impersonali si formano con l’ausiliare
essere. Tuttavia i verbi che indicano fenomeni atmosferici possono
usare l’ausiliare avere.
VERBI DIFETTIVI
Di alcuni verbi, perlopiù impersonali, si adoperano soltanto poche
voci: quelle mancanti sono cadute in disuso oppure non sono mai
esistite. Questi verbi sono chiamati difettivi.
I piú comuni sono: addirsi, aggradare, calere, capere, consumere,
fallare, fervere, ostare, prudere, solere, tangere, urgere, vertere,
vigere, ecc.
Alcuni verbi sono difettivi del solo participio passato: competere,
concernere, dirimere, divergere, esimere, incombere, inerire,
soccombere, splendere, suggere, transigere; quindi non possono
formare tempi composti.
VERBI SOVRABBONDANTI
Alcuni verbi possono appartenere a due coniugazioni diverse e per
questo vengono chiamati sovrabbondanti.
5
a) Una parte di essi ha nelle due forme significato identico, cioè il
significato non cambia.
Es: compiere e compire; annerare e annerire; adempiere e adempire;
ammansare e ammansire; empiere e empire; riempiere e riempire;
intorbidare e intorbidire; dimagrare e dimagrire; starnutare e
starnutire.
b) Altri, invece, cambiando coniugazione, cambiano anche significato
e sono coppie di verbi diversi:
Es: arrossare (rendere rosso) e arrosire (divenire rosso); imboscare
(nascondere) e imboschire (piantare un bosco); fallare (sbagliare) e
fallire (far fallimento); abbrunare (mettere il lutto) e abbrunire
(divenire bruno).
VERBI IRREGOLARI
Si dicono irregolari quei verbi che non seguono, nella flessione, lo
schema tipico della coniugazione a cui appartengono. L’irregolarità
può consistere:
a) nel cambiamento della radice: and-are, vad-o
b) nel cambiamento delle normali desinenze: cad-di invece de cad-ei o
cad-etti.
c) nel cambiamento sia della radice sia delle desinenze: viv-ere, vis-si.
I verbi irregolari della prima coniugazione sono soltanto quattro:
andare, dare, fare, stare.
Molto più numerosi sono i verbi irregolari della seconda coniugazione
e della terza coniugazione.
Gramática italiana 1
La morfologia del verbo
I verbi sono morfologicamente marcati per le categorie grammaticali del tempo (comprende
anche “l’aspetto”), del modo e della persona (quest’ultima associata al numero, signolare o
plurale).
La combinazione delle proprietá morfologiche di tempo, modo e persona dà origine alle diverse
forme del verbo , e costituisce la flessione verbale. L’insieme di tutte le forme flesse di un verbo
costituisce il suo paradigma.
Ogni forma verbale della flessione è costituita da due entità morfologiche: il tema e la desinenza
(o la terminazione.)
Il tema è associato ad una combinazione specifica di valori di modo e di tempo: ad esempio esiste
il tema del presente indicativo, il tema dell’imperfetto, il tema del participio perfetto, ecc..
La terminazione è associata all’indicazione delle categorie di persona e numero (ad es. 1 pers. sg.,
3. [Link]., ecc.)
Nella flessione cosidetta “regolare” il tema del presente si può considerare il tema primario della
flessione, la base per la formazione degli altri temi del paradigma che vengono definiti temi
derivati.
I temi, sia quello primario che quelli derivati, sono costituiti dalla radice tematica+ la vocale
tematica (=VT);
La radice tematica del tema del presente coincide con la radice lessicale del verbo. La radice
lessicale è la parte della forma verbale che porta il significato lessicale e quindi realizza il lessema.
La flessione regolare
Per flessione regolare si intende quella in cui tutte le forme del paradigma di un verbo si
costruiscono a partire dal tema primario del presente, questo significa che la radice lessicale del
presente (/cant-/, /tem-/, /perd-/, /dorm-/) costituisce l’unico elemento (morfema) lessicale
necessario alla produzione di tutte le forme flesse del verbo.
Una flessione si considera “irregolare” quando si caratterizza dal fatto che i diversi temi che
danno origine alle forme del paradigma si costituiscono a partire da più unità morfologiche
minime.
Per tenere distinto aspetto più strettamente semantico- lessicale da quello morfologico relativo
alla formazione dei temi, definiamo le unità minime necessarie alla produzione delle forme di un
verbo basi tematiche (=BT), cioè unità che servono a formare i diversi temi el paradigma.
Nelle tabelle che seguono si vedono le forme verbali della flessione regolare a partire da un’unica
BT, corrispondente alla radice lessicale del presente.
INDICATIVO
Presente
Persona I coniug. -are ll coniug. -ere lll coniug. -ire
1 sg BT- o BT-o BT- o
2. sg BT- i BT- i BT-i
3 sg BT- a BT- e BT- e
1 pl. BT- iamo BT- iamo BT- iamo
2 pl. BT- ate BT- ete BT- ite
3 pl. BT- ano BT- ono BT- ono
esempi: parlare; temere; dormire
IMPERFETTO
Persona I coniug. -ARE II coniug. -ERE III coniug. Terminazioni
1 sg BT- av- parl-av-o BT- ev- tem- ev-o BT- iv- dorm- iv- o -o
2 sg BT-av-i BT-ev-i -i
3 sg BT- av- a BT- ev- a -a
1pl BT- av- amo BT- ev amo -amo
2 pl BT- av- ate BT- ev- ate -ate
3 pl BT- av- ano BT- ev- ano -ano
parl- av- ...
FUTURO SEMPLICE
Persona I e II coniug. III coniug. Terminazioni
1 sg BT- er- parl-er-ò, tem-er-ò BT- ir- -ò
2 sg -ai
3 sg -à
1 pl -emo
2 pl -ete
3 pl -anno
andrò, cadrò, vedrò, saprò, potrò, morirò, udirò
valere- varrò; volere- vorrò
PERFETTO SEMPLICE- PASSATO REMOTO
Persona I coniug. II coniug III coniug
1 sg BT-ai BT- ei/-etti BT- ii
2 sg BT- asti BT- esti BT- Ìsti
3 sg BT- ò BT- é/ ette BT- ì
1 pl BT- ammo BT- emmo BT- immo
2 pl BT- aste BT- este BT- iste
3 pl BT- àrono BT- erono/ ettero BT- irono
Tempi composti
PERFETTO COMPOSTO- PASSATO PROSSIMO
essere o avere (al presente) + particio passato
-are/- ato; -ere/ - uto; -ire/ -ito
es., io sono stata/ -o; io ho avuto
Persona I coniug. II coniug III coniug
1 sg sono BT- ato/-a sono BT- uto/-a sono BT- ito/-a
ho BT -ato ho BT- uto/-a ho BT ito
2 sg sei BT-ato/-a Sei BT- uto/-a sei BT- ito/-a
hai BT- -ato/-a hai BT- uto/-a hai BT - ito
3 sg è BT- ato/-a è BT- uto/-a è BT- ito/-a
ha BT- ato ha BT- uto/-a ha BT- ito
1 pl abbiamo BT- ATO abbiamo BT- uto/-a siamo BT- iti/-e
siamo BT- ati/-e siamo BT- uto/-a abbiamo BT-ito
2 pl avete BT- ato avete BT- uto/-a siete BT- iti/-e
siete BT- ati/ -e siete BT- uto/-a avete BT- iti
3 pl hanno BT-ato hanno BT- uto/-a sono BT- iti/-e
sono BT- ati/ -e sono BT- uto/-a hanno BT- ito
PIUCCHEPERFETTO - con avere (all'imperfetto)+ participio passato (trapassato prossimo)
avevo dormito/ avevo cantato/ avevo creduto
con essere
ero arrivata/ -o; ero partito/ -a: ero cresciuto/ -a
Persona I coniug. II coniug III coniug
1 sg ero BT- ato/-a ero BT- uto/-a ero BT- ito/-a
avevo BT -ato avevo BT- uto/-a avevo BT ito
2 sg eri BT-ato/-a eri BT- uto/-a eri BT- ito/-a
avevi BT- -ato/-a avevi BT- uto/-a avevi BT - ito
3 sg era BT- ato/-a era BT- uto/-a era BT- ito/-a
aveva BT- ato aveva BT- uto/-a aveva BT- ito
1 pl avevamo BT- ATO eravamo BT- uto/-a eravamo BT- iti/-e
eravamo BT- ati/-e avevamo BT- uto/-a avevamo BT-ito
2 pl avevate BT- ato eravate BT- uto/-a eravate BT- iti/-e
eravate BT- ati/ -e avevate BT- uto/-a avevate BT- iti
3 pl erano BT- ati/ -e erano BT- uto/-a erano BT- iti/-e
avevano BT-ato avevano BT- uto/-a avevano BT- ito
TRAPASSATO remoto
con avere (passato remoto + participio passato)
ebbi cantato/ avesti cantato/ ebbe cantato/ avemmo cantato/ aveste cantato/ ebbero cantato
con essere:
fui arrivato/ -a, fosti/ fu; fummo/ foste/ furono arrivati/-e
Persona I coniug. II coniug III coniug
1 sg fui BT- ato/-a fui BT- uto/-a fui BT- ito/-a
ebbi BT -ato ebbi BT- uto/-a ebbi BT ito
2 sg fosti BT-ato/-a fosti BT- uto/-a fosti BT- ito/-a
avesti BT- -ato/-a avesti BT- uto/-a avesti BT - ito
3 sg fu BT- ato/-a fu BT- uto/-a fu BT- ito/-a
ebbe BT- ato ebbe BT- uto/-a ebbe BT- ito
1 pl fummo BT- ati/-e fummo BT- uto/-a fummo BT- iti/-e
avemmo BT- ATO avemmo BT- uto/-a avemmo BT-ito
2 pl foste BT- ati/ -e foste BT- uto/-a foste BT- iti/-e
aveste BT- ato aveste BT- uto/-a aveste BT- ito
3 pl furono BT- ati/ -e furono BT- uto/-a furono BT- iti/-e
ebbero BT-ato ebbero BT- uto/-a ebbero BT- ito
FUTURO COMPOSTO (essere/avere futuro sempiice + participio passato)
con avere avrò/ avrai/ avrà cantato; avremo/ avrete/ avranno cantato
con essere: sarò / sarai/ sarà arrivato/ -a; saremo/ sarete/ saranno arrivati/ -e
Persona I coniug. II ciniug. III coniug.
1 sg avrò BT-at o avrò BT- uto avrò BT- ito
sarò BT- ato/-a sarò BT- uto/-a
saro
2 sg avrai BT- avrai BT- uto avrai BT- ito
sarai BT-
sarai sarai
3 sg avrà BT- avrà BT- uto avrà BT- ito
sara BT-
sarà sara
1 pl avremo BT- avremo BT- avremo BT- ito
saremo BT- saremo
saremo
2 pl avrete BT- avrete BT- avrete BT- ito
sarete BT- sarete
sarete
3 pl avranno BT- avranno BT- avranno BT- ito
saranno BT- saranno
saranno
CONGIUNTIVO
Presente
Persona I coniug II coniug. e III coniug.
1 sg BT- i BT- a
2 sg BT- i BT- a
3 sg BT- i BT- a
1 pl BT- iamo BT- iamo
2 pl BT- iate BT- iamo
3 pl BT- ino BT- ano
IMPERFETTO
Persona I coniu II coniug III coniug Terminazioni
1 sg BT- ass- BT- ess- BT- iss- -i
2 sg -i
3 sg -e
1 pl -imo
2 pl -te
3 pl -ero
Tempi composti congiuntivo
PERFETTO
con avere: abbia/ abbia/ abbia cantato;abbiamo/ abbiate/ abbiano cantato
con essere: sia/ sia/ sia partito/ -a; siamo/ siate/ siano partiti/ -e
PIUCCHEPERFETTO
con avere: avessi/ avessi/ avesse cantato; avessimo/ aveste/ avessero cantato
con essere: fossi/ fossi/ fosse partito/-a; fossimo/ foste/ fossero arrivati/-e
CONDIZIONALE
Semplice
Persona I coniug e II coniug. III coniug. Terminazioni
1 sg BT- er- BT- ir- -ei
2 sg -esti
3 sg -ebbe
1 pl -emmo
2 pl -este
3 pl -ebbero
Condizionale composto
con avere: avrei/ avresti/ avrebbe cantato: avremmo/ avreste/ avrebbero cantato
con essere: sarei/ saresti/ sarebbe arrivato/ -a: saremmo/ sareste/ sarebbero arrivati/ -e
IMPERATIVO
Persona I coniug II coniug III coniug
2 sg BT- a BT- i
1 pl BT- iamo
2 pl BT- ate BT- ete BT- ite
INFINITO
SEMPLICE
I coniug II coniug III coniug
BT- are BT- ere BT- ire
GERUNDIO
Semplice
I coniug II coniug III coniug
BT- ando BT- endo
Gerundio composto
avendo cantato/ essendo partito/ -a
PARTICIPIO
Presente
I coniug II coniug III coniug
BT- ante/ -i BT- ente/-i BT- (i)ente/-i
Perfetto
I conig II coniug III coniug
BT- ato/ -a/ -i/ -e BT- uto/-a/-i/-e BT- ito/ -a/-i/-e
Osservazioni sui verbi della prima coniugazione
I verbi in -care e -gare conservano il suono gutturale di c e g in tutta la coniugazione; prendono,
quindi, una h davanti alle desinenze che cominciano per i e per e (rec-h-iamo, rec-h-eremmo;
neg-h-ino, neg-h-erete).
I verbi in -ciare, -giare e -sciare (baciare, incoraggiare, lasciare) perdono la i finale della radice,
quando la desinenza del verbo comincia per i e per e (bac-erò, incoragg-eremo, lasc-erei).
I verbi in -iare conservano la i della radice quando su questa cade l’accento tonico della parola
(invì-i, spì-ino); tuttavia, perdono la i della radice se questa non è accentata (stud-i, inv-iate, sp-
iamo).
I verbi in -gnare sono regolari, quindi mantengono la desinenza propria della prima
coniugazione (indicativo pres.: 1ª pers. plur.: bagn-iamo; 2ª pers. plur.: bagn-ate;
congiuntivo presente: 1ª pers. plur.: che noi bagn-iamo; 2ª pers. plur.: che voi bagn-iate).
I verbi che terminano in -gliare perdono la i della radice quando la desinenza comincia
per i (sbagl-i e non sbagli-i).
Esercizio
Classifica opportunamente i verbi della prima coniugazione presenti nell’elenco, a seconda
del modo di appartenenza.
corteggiavo – ricamano – valuterei – ammirando – sperare – guardino – costeggiasti–
adorante – seguitassero – aravano – insidieranno – cominciato – segnaliate – mancando –
acquistare –diventereste –dato
ricamano-costeggiasti-corteggiavo-aravano-insidieranno-
Indicativo:...............................................................................................................................
guardino-seguitassero-segnaliate-
Congiuntivo:...........................................................................................................................
valuterei-diventereste-
Condizionale:..........................................................................................................................
sperare-acquistare
Infinito:...................................................................................................................................
adorante-cominciato-dato
Participio:................................................................................................................................
ammirando-mancando
Gerundio: ………………………………………………………………………………………………..
Osservazioni sui verbi della seconda coniugazione
Alcuni verbi (temere, dovere, credere, riflettere, battere, cedere) ammettono alla 1ª e alla
3ª persona singolare e alla 3ª plurale del passato remoto una duplice forma (temei / temetti;
temé / temette; temerono / temettero).
I verbi fare e dire, che risultano rispettivamente dalle contrazioni delle voci latine face˘re
e dice˘re, possono considerarsi appartenenti alla seconda coniugazione. Così appartengono
alla seconda coniugazione i verbi in -arre, -orre, -urre, come trarre (forma contratta da
trahe˘re), porre (da pone˘re), condurre (da conduce˘re).
I verbi in -gnere sono regolari, quindi assumono la desinenza propria della seconda
coniugazione (indicativo pres.: 1ª pers. plur.: spegn-iamo; congiuntivo pres.: 1ª pers.
plur.: che noi spegn-iamo; 2ª pers. plur.: che voi spegn-iate).
I verbi che contengono nella radice il dittongo uo (muovere, cuocere, scuotere)
conservano la u quando il dittongo si trova in una sillaba tonica (muò-vono, scuò-tono); la
perdono, invece, quando si trova in una sillaba non accentata (moviàmo, scotiàmo) o in
una sillaba che, pur essendo accentata, termina con consonante (mòs-so, scòs-so).
Esercizio
Evidenzia i verbi della seconda coniugazione presenti nell’elenco.
cenavo – correndo – nitrisce – visto – spedirò – ridente – cosparso – sfogliavi – compresi–
dirigendo – navigherete – pulirebbero – componessero – riducendo – bevi – dissi
Osservazioni sui verbi della terza coniugazione
Molti verbi della terza coniugazione (per esempio ammonire, obbedire, condire, custodire,
pulire, nitrire) inseriscono il suffisso -isc-tra la radice e la desinenza nelle persone singolari e nella
terza plurale dell’indicativo, del congiuntivo e dell’imperativo presente. Abbiamo così:
INDICATIVO CONGIUNTIVO IMPERATIVO
io fin-isc-o, tu fin-isc-i, io fin-isc-a, tu fin-isc-a, fin-isc-i
egli fin-isc-e, egli fin-isc-a, essi fin-isc-ano
essi fin-isc-ono
Altri verbi presentano entrambe le forme (applaudo / applaudisco; inghiotto / inghiottisco). Il
participio presente in genere termina in -ente (fuggente, partente, seguente, uscente), talvolta
in -iente (esordiente, nutriente, dormiente, obbediente).
Esercizio
Evidenzia i verbi della terza coniugazione presenti nell’elenco.
partecipai – punirà – costruissero – anticipava – capirei – ammonivano – usufruisco
impazzirebbero – aspirante – cotto – coperto – ammuffisce – corteggiando – esauriente –
stringano – impedito