Il Codice Argimusco: Ierotopie e Ierofanie Fra Cristianesimo Ed Eresia Medievale
Il Codice Argimusco: Ierotopie e Ierofanie Fra Cristianesimo Ed Eresia Medievale
1, Giugno 2016
The Code Argimusco: hierotopy and hierophanies between Christianity and medieval heresy.
Abstract
The anthropologist Mircea Eliade introduces the concept of sacred space by providing a clear
description of this phenomenon. He explains that every sacred space implies a hierophany; a
manifestation of the sacred itself. Hierotopy, on the other hand, according to Lidov, is the creation of
the sacred space in order to make an everyday place symbolically different. It represents a form of
creativity typical of every culture, and it is a manifestation which is still present in peoples lives and
daily activities. Argimusco, a megalithic site in Sicily, seems to perfectly lend itself to this type of
study, and although lots of studies in the field of archaeoastronomy have been carried out on this site,
only few regarding anthropology have been done. The survey carried out has to take many historical
and theological parameters into account, and it becomes difficult for an anthropologist not to form
hasty opinions, as he tries to come to an understanding of the meaning that medieval men had given to
those stones, still vivid in their collective imagination. The essay begins with the analysis of the
ancient cult of the stone, and moves to the various sacred and heretical beliefs of Medieval
Christianity. It continues with the study of “alchemical initiation”, and finally touches on the debate
concerning the beliefs of gnosticism.
Keywords: hierotopy, hierophany, Christianism, heresy, medieval
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L’istituto di Archeoastronomia ha lavorato instancabilmente in questi anni per valorizzare e tutelare il
sito megalitico: ha proposto numerose manifestazioni culturali e soprattutto ha cercato di far luce
sull’origine e la funzione dell’Argimusco. Le teorie esoterico-alchemiche e quelle archeoastromiche
qui prese in esame si collocano sicuramente su due piani diversi, perché le prime si occupano di
ideologie e le seconde di scienza, ma non riteniamo che questo determini la loro mutua esclusione.
4
M. Eliade, 1973
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P. Devins. Ivi
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Arnaldo da Villanova, 1476
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[Link]
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12
Bartolomeo da Neocastro, 1791, cap. 50, p. 75.
13
Luogo in cui fu seppellito Pietro III D’Aragona.
14
Recenti studi di P. Devins e A. Musco affermano che il nome corretto del sito fosse “Argimosco”.
15
I termini “vello d’oro” o “Toson” d’oro e “Graal” spesso vengono utilizzati come sinonimi, vedi
Laurence Gardner, 2012
16
Si ricordi però che il Graal ha sempre avuto una valenza simbolica: di conseguenza, e dispiace
deludere chi lo ha sostenuto, questo “tesoro” templare non è conservato nel castello di Montalbano
Elicona nei pressi di Argimusco.
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Come accennato, secondo Devins le pietre zoomorfe e antropomorfe presenti nel sito
corrispondono alle costellazioni che si trovavano sull’equatore celeste, esattamente
presso la costellazione del Toro.17 Ed effettivamente, a nostro avviso, la disposizione
spaziale e ierotopica di queste figure potrebbe far riferimento a un miracolo
particolare detto il “miracolo di Mitra”, figura profondamente legata a quella del
Toro. Il Toro, come vedremo, è una figura strettamente connessa all’alchimia, più
propriamente al mazdeismo, una credenza molto viva nel medioevo siciliano. 18 Uno
dei più remoti culti della pietra è con ogni probabilità connesso proprio alla nascita di
Mitra, rappresentato infatti nell’atto della nascita ancora in parte imprigionato nella
roccia, con una fiaccola e un coltello nelle mani. La fiaccola rappresenta il bagliore
che egli porta nel mondo con la sua nascita, il coltello è l’arnese attraverso il quale
verrà operato il sacrificio del Toro che renderà libero il mondo dall’infertilità. L’unico
capo indossato dal dio è un berretto di origine orientale. 19 «Spesso intorno alla roccia
da cui nasce il Dio – spiega Ilaria Neri – si arrotola un serpente, simbolo del secondo
grado di iniziazione (nymphus), della terra e della trasformazione». (Neri, 2000, p.
227) Il serpente e la spirale sono simboli di culti mitraici, nel medioevo spesso
utilizzati e rivisitati. In particolare la spirale fu utilizzata dai Catari che, per le loro
credenze vistosamente collegate al paganesimo, furono poi condannati come eretici.
Neri, inoltre, sostiene che l’immagine di Mitra abbia dato origine ai canoni utilizzati
anche nell’ambito della scultura imperiale.
Il ritrovamento di alcuni reperti archeologici potrebbe far supporre che le
pietre di Argimusco rappresentino anche delle tappe, degli altari, di un percorso
iniziatico o di un rituale che prevedeva delle fasi ben precise, un rituale che
sicuramente ha poi assunto configurazioni e intenzionalità diverse nel corso della
storia, ma che affonda le sue origini proprio nei culti mitraici 20. Nel Medioevo, dalla
via crucis alle stationes drammae in generale, alle rappresentazioni pittoriche e
scultoree, il concetto di percorso e di ciclicità erano ancora molto vivi. La figura
pagana di Mitra e quella di Cristo appaiono speculari sotto più aspetti: sia il trionfo di
Mitra che l’ascensione al Paradiso erano celebrati durante il solstizio d’inverno, sia la
nascita di Mitra che quella di Gesù corrispondono alle celebrazioni del 25 dicembre,
giorno in cui si usa ancor oggi celebrare i battesimi 21. Un altro periodo in cui spesso
viene officiato questo sacramento è la Pasqua, nei pressi dell’equinozio di primavera,
17
Nel lontano passato, nella così detta era del Toro, durante l’equinozio di primavera il sole era
esattamente nella costellazione del Toro. Il Toro, come la Vergine e lo Scorpione, del resto, è stato
anticamente associato alla medicina: anche San Luca, protettore dei medici, è rappresentato dal toro.
18
Prof. Senatore, Università degli studi di Napoli.
19
Forse non a caso da questo prenderà nome il tipico cappello pastorale dei vescovi.
20
Si ipotizza che l’Argimusco sia stato utilizzato dall’uomo già dal 1500 a. C. Nell’età del bronzo il
luogo fu utilizzato per le sepolture, ipotesi sostenuta anche per gli altri siti megalitici europei. Vedi V.
Casagrandi-Orsini, G. Romeo, A. Aiello, L. La Rocca, E. Fusco,1896
21
Stefano Bisi, 2006
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così come la cresima all’incirca al solstizio d’estate, tutte tappe che hanno a che fare
con i movimenti del sole22. A ogni modo, il miracolo di Mitra è detto anche il
“miracolo del sole e della luna”, mistica rappresentazione dell’unione tra maschile e
femminile, ricongiungimento che ricrea il così detto Androgino alchemico23.
All’ingresso di Argimusco, infatti, troviamo ad aprire il cammino, quasi a formare
una porta, il Menhir maschile, che è anche un simbolo fallico, assieme a quello
femminile24. Data la coincidenza, è possibile che queste rocce siano state
grossolanamente scolpite e che il tempo le abbia corrose? Osservandoli attentamente
notiamo che la Civetta sembra più un Menhir maschile e il Pellicano sembra un
Menhir femminile, e non vediamo nessuna motivazione per la quale dovrebbero
invertire il loro ruolo simbolico (maschile e femminile) soltanto basandoci sulla loro
forma zoomorfa e sul nome che gli è stato di conseguenza dato da Devins. 25 Inoltre
sosteniamo che questi Menhir potrebbero alludere anche a Ermes (nello specifico il
Pellicano, simbolo di Thot, figura soteriologica) e a Minerva (precisamente la
Civetta, simbolo della dea della sapienza, della giustizia, come Maat, poi diventata
Iside). In particolare il megalite della Civetta sembra più simile a un babbuino (Thot -
Ermete), affiancato dal Pellicano (Cristo). Ecco che l’occhio vede ciò che vuol
vedere. Elémire Zolla scrive:
22
Il culto di Mitra ha origini antichissime. Molti erano gli elementi somiglianti fra il culto indo-
persiano e quello romano di Mitra. Ovviamente, ci sono anche delle somiglianze col cristianesimo: in
particolare, il racconto in cui Mitra fa scaturire l’acqua dalla roccia rimandava al miracolo della rupe di
Mosè e alcuni hanno visto nei due episodi un parallelismo tra le lustrazioni ed il battesimo. Inoltre, è
da sottolineare la corrispondenza della ricorrenza del Natale col giorno in passato dedicato a Mitra.
Infine, è interessante notare che i Magi del Vangelo indossano le vesti dei sacerdoti di Mitra e sono
considerati, insieme a Miriam in versione femminile, Alchimisti.
23
Elémire Zolla, 1989
24
L’Albedo indica la natura ermafrodita dell’uomo. Ciò può essere riscontrato osservando la prima
fase embrionale del feto: solo quando l’uomo venne al mondo entrò in un mondo di dualità.
25
Il Pellicano è, secondo gli alchimisti, lo spirito che alimenta il lavoro dell’alchimista stesso che
ricerca con ardore la perfezione; quest’ultimo rappresenta iconograficamente anche un vaso usato per
riporre la materia da distillare. Il simbolo del Pellicano fu utilizzato anche come rappresentazione della
stessa Pietra Filosofale.
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Trismegisto è stata rilevante a livello simbolico per gli alchimisti: nel medioevo si
dava molta importanza ai simboli e si era molto superstiziosi...26
Immagine I
Dato che durante il concilio di Nicea fu dichiarato che i Catari, la cui dottrina
fu sposata da Arnaldo – secondo Devins –, credessero nella trasmigrazione delle
anime, è ipotizzabile che la Civetta e il Pellicano fossero stati interpretati da Arnaldo
come una metafora del “nigredo”, come una porta per l’oltretomba? L’albedo – lo
stadio massimo di purificazione – invece sarebbe stato rappresentato nelle figure
dell’Orante e del Volto, rispettivamente rappresentazioni della Vergine 27 e di Cristo, a
segnare un’ulteriore porta per l’aldilà. Ma data l’affinità – come vedremo – tra il
catarismo e lo gnosticismo, dottrine per cui Arnaldo simpatizzava, possiamo supporre
che le rocce dell’Orante e del Volto fossero state interpretate come un riferimento a
Soter e Sophia, ovvero a Cristo e Maddalena? E se l’Orante non fosse, come
sostengono Fiume e Devins, Eleonora D’Angiò? 28 Certo, potremmo anche supporre
che Eleonora D’Angiò rappresentasse per Arnaldo la Sofia angioina che avrebbe
portato avanti la discendenza del Graal, ma questo è tutto da dimostrare.29
26
Arnaldo da Villanova frequentò il sito di Argimusco e la vicina fonte per curare la gotta a Federico
III Re di Sicilia, secondo quanto riportato in Le due deche dell’historia di Sicilia di Tommaso Fazello.
27
La costellazione della Vergine in Francia simboleggia la Maddalena, ma quello che sembra strano è
che nelle figure dei misteri alchemici non comparirebbe la costellazione della Vergine.
28
M. Fiume, 2014; P. Devins, 2014.
29
Ricordiamo che Arnaldo fu inquisito perché sostenne l’avvento dell’Anticristo, e secondo gli
gnostici quest’ultimo sarebbe nato proprio dalla stirpe di Gesù.
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Immagine II
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L. Charbonneau-Lassay, 1994
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Ed ora osserviamo alcune qualità simboliche degli animali per gli alchimisti.
Immagine IV
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lapicidi), anch’essi, pare, di origine lombarda, anch’essi operanti nella Sicilia del XIII
secolo38. Ma perché in questo periodo storico chi regnava a Montalbano Elicona
avrebbe dovuto avere un particolare interesse per questo luogo, da dove sembra si
scorgesse il Graal, tanto da far ergere o manipolare un complesso megalitico così
articolato? Se sposiamo l’ipotesi che l’Argimusco nacque come struttura ierotopica,
costruita o riconfigurata dall’uomo, è chiaro che ci deve essere stato un momento in
cui si verificò una particolare ierofania, un particolare segno. In effetti, un momento
singolare in quegli anni vi fu, un evento speciale sicuramente per gli alchimisti del
tempo, ma anche per tutta quella cerchia di persone che si circondava di tali figure,
nonché certamente per il popolo, profondamente condizionato dai movimenti delle
costellazioni. Fatto sta che gli eventi astronomici, grazie all’astrolabio, già al tempo
potevano essere predetti e questi grandi uomini non si trovarono là per caso.
Il 25 Maggio 1267 vi fu infatti un interessante eclissi solare totale.
Immagine V
[Link]
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Andiamo dunque alla descrizione dettagliata dell’eclissi del 1311: alle 17:55 a
Ovest della costellazione del Cancro c’è quasi una perfetta coincidenza tra il Sole, la
Luna e Mercurio (Ermes)43. Seguono a Sud-Ovest il Corvo, la Vergine, il Cratere o
Coppa; a Est L’Aquila e lo Scudo, il Leone e l’Idra; a Nord-Ovest Castore e Polluce;
39
Arnaldo compì i suoi studi a Montpellier e poi a Parigi, dove li concluse nel 1270. Il 15 luglio 1262,
proprio a Montpellier, Costanza sposò Pietro III d’Aragona. Solo nel 1268, Costanza, unica e legittima
discendente della casata sveva, chiese a Pietro di intervenire nelle vicende del regno di Sicilia. L’anno
prima, nel 1267, da Costanza era nato Giacomo, detto “il Giusto”, di cui Arnaldo fu precettore, quindi
è chiaro che ai tempi di Montpellier già l’Alchimista era entrato in contatto con la corona d’Aragona.
Un altro interessante dato storico è che Giacomo II fu influenzato e indotto da Raimondo Lullo e
Arnaldo da Villanova a fondare l’Ordine di Montesa, ordine militare che sostituì quello dei Templari.
40
Nell’estate del 1311 Federico III si trovava in Sicilia a Montalbano Elicona: testimonianza ne sono
alcune lettere inviate a Giacomo II (A. Marrone, 2009).
41
[Link].
42
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infine a Nord-Est il Cigno e il Drago, poi a Sud-Est il Serpente 44. Nell’eclissi di Luna
del 26 Dicembre 1311, la Luna, invece, si trova in Cancro accanto a Castore e
Polluce45; a Sud troviamo le costellazione della Balena, dell’Ariete e del Triangolo; a
Nord il Drago accanto al Cigno. Questi eventi astronomici, a livello simbolico, erano
molto significativi, non solo perché rappresentavano delle fasi ben precise della
grande opera Alchemica, ma anche perché riproducevano dei momenti di un percorso
iniziatico che vedeva, come per la materia anche per lo spirito, delle mutazioni che
avrebbero dovuto portare l’iniziato a uno status gnostico e sociale ben preciso: la
conquista della pietra filosofale, del Graal, del Vello d’oro 46. Queste configurazioni
astronomiche per gli Alchimisti, per i Catari o i Templari non rappresentavano altro
che un percorso spirituale, il cui stadio finale, veniva chiamato “il battesimo di
Fuoco”47. Nulla, forse, di così differente dal nostro sacramento della Confermazione,
fine di un cammino catechistico, ma anche inizio di un nuovo percorso di fede: niente
di strano, infatti, che in questo sacramento l’unzione prevedesse anche il diventare
soldati di Gesù Cristo, dato che l’origine dell’unzione è proprio di matrice
cavalleresca48. Basti pensare al significato etimologico del termine pietra filosofale e
tutto risulta più chiaro, forse meno magico e arcano di quanto sembri. Per poter
individuare le pratiche svolte sull’Argimusco bisogna guardare sicuramente al
background culturale di tutti i protagonisti di questo racconto. Arnaldo da Villanova è
l’anello conclusivo di questo background, e per comprendere meglio il personaggio
bisognerebbe chiarire meglio che cosa fosse il Graal per gli intellettuali come lui.
Montalbano Elicona era una colonia longobarda: non lontano da questa
località, a Patti, fu seppellita anche una grande regina longobarda, Adelasia del Vasto;
ma noi dobbiamo proseguire un po’ più indietro nel tempo per capire a quali religioni
43
Ermete sin dall’antichità è stato accostato a Thot, dio della tradizione egizia. Tra l’altro il simbolo di
Thot è il Pellicano, figura che nel medioevo era riferita a Cristo. Il Pellicano è un megalite
perfettamente riconoscibile tra le pietre dell’Argimusco. Ermete, inoltre, è il dio della parola e, come
Thot, accompagna le anime dei defunti nell’oltretomba. Ermete e Thot sono dunque gli dei della
magia. Per quanto riguarda invece il Cancro, è opportuno notare che per gli alchimisti esso rappresenta
il germoglio, il processo di gestazione che prepara la nascita di quell’Uovo Cosmico, una sorta di uovo
primigenio, da cui ebbero origine tutte le cose. Ma è anche possibile associare il Cancro agli elementi
seminali, cioè allo spermatozoo e all’ovulo, alla materia e allo spirito. Infine, ricordiamo che l’Uovo è
anche uno dei simboli di Maddalena.
44
Osservazioni realizzate tutte attraverso il programma Stellarium.
45
Cautes e Cautopates sono i due personaggi che accompagnano Mitra nell’antico culto romano del
Mitraismo. Dato che Mitra è collegato ai miti solari, lo sono anche Cautes e Cautopates, che
potrebbero rappresentare rispettivamente i punti dell’aurora e del tramonto ma anche i punti
equinoziali. L’allusione a Castore e a Polluce, a tal punto, non sembra casuale.
46
M. Lo Conte, 2014; J. Fabricius, 1997.
47
Non è un caso che i rituali più importanti – nella storia delle religioni è un leitmotiv – si svolgessero
sotto allineamenti astronomici ben precisi.
48
Come nell’esercito romano si dava la alapa militaris, ripresa poi nelle investiture cavalleresche, così
il vescovo dava un piccolo colpo sulla guancia destra, in occasione della celebrazione della
Confermazione.
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Il particolare, il culto di San Michele Arcangelo, secondo gli eretici Bogomili figura da cui prese vita
Cristo, si diffonde tra i Longobardi dell’Italia meridionale, e per la maggior parte questi santuari
sorgono in grotte e nelle vicinanze di sorgenti o polle d’acqua considerate miracolose.
50
Il pensiero filosofico cataro probabilmente traeva origine dal pensiero dualistico. Ecco perché il
catarismo sembra rifarsi idealmente alla filosofia di Zarathustra.
51
C. Baffioni,1984.
52
C. Miceli, D. Ciccarelli, 2006.
53
Interessante come dalle poche rappresentazioni che abbiamo di Costanza ed Eleonora si evinca che
entrambe indossino segni mitraici, la prima un camaleuco con una croce e la seconda il vero e proprio
mitra vescovile (vedi rappresentazioni presenti nel Duomo di Messina e nel Duomo di Palermo).
54
Francesco d’Assisi si diresse in Marocco per predicare ai Catari ma, dopo aver percorso la Provenza
e la Spagna, una grave malattia fece fallire il suo progetto.
55
[Link]
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della pura comunità che diede inizio al cristianesimo stesso56. È dunque plausibile che
le dottrine catare fossero arrivate in quelle aree siciliane che costituiscono la
Lombardia di Sicilia? Quello che è certo è che i catari attinsero in maniera consistente
dai vangeli gnostici. In primo luogo, i catari praticavano l’Endura – culto affine al
francescanesimo – che è l’abbandono cosciente di tutto ciò che lega l’anima alla terra:
ambizioni, desideri, istinti. Il Consolamentum o “Battesimo dello Spirito” era invece
un rito che, tramite l’imposizione delle mani – segno dell’iniziazione dei perfetti –,
rappresentava la separazione tra Luce e Tenebre. I Catari conoscevano due forme di
Consolamentum: il Consolamentum dei morenti, che portava consolazione e riposo, e
il Consolamentum dei cosiddetti “Trapassati-Viventi”, ovvero gli iniziati, i puri, i
perfetti, coloro che tramite un percorso gnostico erano destinati al Graal. Infatti,
prima che l’Inquisizione soffocasse ufficialmente la tradizione del Graal, i catari, in
sintonia con la leggenda essenica, attribuivano al lignaggio messianico del Graal
l’appellativo di “stirpe dei Risplendenti”57. Nell’antica lingua provenzale, la donna
era chiamata “albi”, così come “Albi” era la denominazione del più considerevole
paese cataro della regione. Ciò faceva riferimento alla cultura dei vangeli gnostici, in
cui molti eretici leggevano fra le righe la prova dell’esistenza di una dinastia del
Graal tramandata per linea femminile. Sembra dunque che i catari fossero protettori
della così chiamata “Albi-gens”: il lignaggio delle sovrane del Graal, come per
esempio Miriam – l’alchimista donna e sorella di Mosè –, sino a giungere a Maria
Maddalena58. Fu per questa ragione che si avviò una Crociata contro gli Albigesi nel
1209. Nel XII secolo il monaco Pièrre des Vaux-de-Cernat, dopo aver riportato che
«Gli eretici dichiaravano che Santa Maria Maddalena era la concubina di Gesù
Cristo»59, facendo riferimento ai catari, scrisse:
«Essi sostengono che anche lo stesso Cristo fu il marito di Maria Maddalena. Per
dimostrare questo, raccontano che rimase da solo con lei in tre luoghi, nel tempio, in
un orto, e ad un pozzo. Dicono che ogni uomo si riprenderà la moglie, i figli, e i
possedimenti nel regno di Dio. Alcuni di loro credono che quando l’anima esce dal
corpo umano, a meno che non sarà morta in mezzo ai suoi discepoli, entra, in un altro
corpo o umano o di bestia».60
56
J. Duvernoy, 2000.
57
Un brano tratto da uno dei rotoli di Qumran fa riferimento addirittura all’esistenza di due Messia:
uno della stirpe di Aronne, l’altro della discendenza di Davide. (C. Ferrari, 2004) Che l’ipotesi del
secondo messia sia un riferimento all’Anticristo da parte dei Catari? Infine, gli esseni nei Vangeli si
presentarono in abiti bianchi e risplendenti, per questo motivo venivano scambiati per angeli o profeti
(Strauss 2009; vedi anche Atlante dell’esoterismo. Gli esseni, Giunti Editore).
58
Tutte la Miriam in pratica rappresentavano l’alchimista donna, le tre Marie non a caso sono le donne
che seguirono Cristo nel mistero pasquale, un percorso iniziatico, simile ai misteri di Mitra o ai misteri
Eleusi.
59
La Historia Albigensis risale all’arco di tempo dal 1212 al 1218, durante una crociata contro i catari.
Questo scritto include infatti una descrizione dettagliata delle principali caratteristiche dei Catari.
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60
«Asserunt etiam eundem Christus fuisse virum Marie Magdalene. Ad quod probandum proferunt
quod in tribus locis fuit solus cum ea, in templo, in orto, et ad puteum. Dicunt quod unusquisque
recuperabit uxorem suam, filios, et possessiones in regno Dei. Credunt quidam illorum quod quando
anima egreditur de corpore humano, nisi obierit in sectam eorum, ingreditur aliud corpus sive
humanum sive bestiale». (P. V. Cernai, 1998, 11)
61
P. Devins, 2010.
62
L. Moraldi, 1999.
63
A. Brenon, 1990.
64
Sul Consolamentum vedi Jean Duvernoy, 1976.
65
Come accennato, questo rituale potrebbe anche avere un collegamento con la necropoli che si trova
esattamente ai piedi di Argimusco.
66
[Link]
67
A. Prosperi, 2015.
93
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con quelli pagani di Iside68. Proprio perché le dottrine catare professavano il rifiuto
dei sacramenti e dell’inferno, nonché la negazione che Cristo si fosse incarnato in un
corpo reale, furono accusate di far rivivere l’arianesimo. La dottrina e i riti catari
erano basati, inoltre, sugli insegnamenti ermetici che cercavano di accedere alle realtà
più profonde e trascendentali dell’essere umano: quegli stessi principi a cui spesso gli
alchimisti si ispiravano. La tradizione della Preghiera del Signore per esempio era
molto importante all’interno del catarismo; essa era composta da un Commento
esegetico supplementare: una certa gnosi primitiva che predicava l’esistenza di questi
eoni che formavano una sorta di mondo intermedio tra Dio e la creazione. Il
Consolamentum dell’ordinazione, come spiega Jean Duvernoy, era sempre stato
preceduto dalla Preghiera del Signore, e in effetti fu il vero battesimo spirituale dei
perfetti o puri. Questo rito aveva un carattere profondamente sacro, e per i neofiti
rappresentava il loro ingresso negli ordini catari dopo un intenso periodo di
formazione che durava circa quattro anni. Il Consolamentum, come iniziazione, era
accessibile anche alle donne: esse, come dice Déodat Roché, raggiungendo il grado di
“perfetta” potevano addirittura “farsi uomo”69. Nella tradizione evangelica il
Consolamentum era simile al battesimo di fuoco che gli apostoli hanno ricevuto in
occasione della Pentecoste, mentre lo Spirito Santo scese su loro nella forma di una
lingua di fiamma. Un altro rito non meno importante era l’aparelhamentum, noto
anche come “penitenza”. Ancora, un altro cerimoniale era il “bacio santo”:
quest’ultimo segnava il termine delle cerimonie e delle preghiere, e il suo uso è
ancora vivo nella Chiesa ortodossa. Un altro rito effettuato nelle case dei catari è
l’hereticorum domus (chiamato “ancia” dagli uomini e “domina” o “anteposita” dalle
donne), cioè la benedizione del pane, di solito effettuata durante il pranzo di
mezzogiorno o a cena, durante la ripartizione del pane e del vino. Questo rito era
simile all’Eucaristia (“ringraziamento” in greco), ma mancava del tutto il carattere
sacro conferitogli dalla Chiesa cattolica, perché per i catari rappresentava solo un
ricordo del messaggio di Cristo. Il “melhorier”, melioramentum in latino (“il
miglioramento”), era l’unico obbligo che il credente aveva verso i massimi
rappresentanti della chiesa catara. Si effettuava per mezzo di tre genuflessioni di
fronte a un “perfetto” molto rispettato, ritenuto il portatore dello Spirito Santo. Questa
cerimonia era conosciuta anche dagli inquisitori come Adoratio (“adorazione”).
Inoltre, un altro rito che collegava il credente con la gerarchia dei catari era il
“convenenza” (convenientia), attraverso il quale un credente concordava con il
68
Il battesimo di sangue in alcuni casi prevedeva una sorta di salasso, pratica molto comune in quel
tempo, soprattutto per curare la gotta. Pare che Arnaldo fu chiamato da Federico III D’Aragona proprio
per curare la gotta del re. La distillazione del sangue umano fu ideata nel XIV sec. con l’invenzione
delle pratiche distillatorie, ispirò sia alcuni medici, come Guy de Chauliac, Enrico di Mondeville,
Teodorico di Cervia e Arnaldo da Villanova, come anche numerosi alchimisti, in particolare Riccardo
Anglico, Rupescissa e Guglielmo Sedacer.
69
D. Roché, Studi manichei e catari, CambiaMenti editrice, 2002.
94
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I simboli Catari
Immagine VI
Molte opere medievali, come anche l’intero edificio di Castel del Monte,
fanno riferimento a una spirale o comunque a una forma di geometria sacra. La
geometria sacra, come la croce gnostica e la croce catara sopra riportate (fig. VI), ha
il suo peculiare alfabeto: simboli che rimandano comunque ai principi di creazione,
trasformazione ecc. La spirale rappresenta sicuramente l’energia vitale che sta alla
base della creazione, ma nella forma del Labirinto rappresenta anche i profondi
70
J. Duvernoy, 2000.
71
Il simbolo della doppia spirale è stato trovato inciso su una roccia di Argimusco a marzo 2015; la
doppia spirale è un simbolo particolare che rappresenta l’equilibrio fra forze contrarie.
72
Anche in molti castelli medievali, proprio di origine catara, è presente la scalinata a spirale. La stessa
croce solare gnostica e quella dei catari fanno riferimento a una spirale. Altri hanno poi interpretato
questo simbolo come il simbolo del sole.
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meandri della mente73. Pare che disegni a spirale siano stati ritrovati anche sulla
tunica di un’icona bizantina della Maddalena74. Abbiamo già accennato che nel
medioevo lo gnosticismo è stato una sorta di cultura e religione parallela al
cristianesimo. Lo gnosticismo professò questa ipotetica unione tra Cristo e la
Maddalena e da questa discendenza, detta il Graal, poi sarebbe addirittura nato lo
stesso anticristo. Ci sono molti elementi che fanno pensare a una forte devozione alla
Maddalena, sia da parte dei catari che da parte degli alchimisti 75. Il termine
Maddalena sembra trarre origine dal nome del luogo Magdala, che etimologicamente
sottintende il nome proprio della colomba 76. Ciò potrebbe giustificare ulteriormente
che l’Aquila77 presente sull’altipiano dell’Argimusco in realtà sia stata interpretata dai
catari anche come una colomba, sulla quale poi volutamente viene incisa una spirale?
Anche Sabato Scala sostiene che i miti medievali della Maddalena nascano
soprattutto dai circuiti catari. Quello che si può notare sicuramente è che
all’Argimusco il megalite dell’Aquila, non tanto quello dell’Orante, è stato frutto, in
parte, anche dell’intervento dell’uomo; ma anche questo è tutto da appurare.
Tornando ad Arnaldo da Villanova, egli non solo professò l’avvento dell’anticristo,
ma definì la stessa pietra filosofale come vaso alchemico, come lapsit exillis, la stessa
definizione usata da Wolfram von Eschenbach per definire il Graal 78. Arnaldo per
“anticristo” intendeva, in qualità di astronomo, il passaggio dall’era dei Pesci a quella
dell’Ariete, ma che le sue parole nascondessero qualcosa di più arcano è innegabile 79.
Inoltre, i rimandi astronomici furono parte integrante della “teologia” di Arnaldo da
Villanova, dato che ebbe contatti con la cultura egizia80. E dalla cultura egizia prese
avvio proprio la tradizione gnostica. Gli scritti che costituiscono il Corpus
Hermeticum di Arnaldo furono redatti con forte probabilità ad Alessandria d’Egitto
nel II secolo d. C. e giunsero a Firenze conseguentemente al crollo di
Costantinopoli81. Per di più, proprio grazie ad Arnaldo da Villanova si venne a
conoscenza di tutte le pratiche compiute da Maria di Giudea82.
73
M. G. Lopardi, 2009. In natura ritroviamo la Spirale in molti elementi, in particolare nella
conformazione del DNA.
74
S. Scala, Il culto gnostico della Maddalena.
75
K. McGowan, 2010.
76
K. McGowan, 2011, p. 254.
77
I massoni spesso sottolineano l’importanza del simbolo dell’aquila perché legata a San Giovanni,
ovvero l’evangelista filosofo.
78
Wolfram von Eschenbach, 1993.
79
Effettivamente non solo i testi alchemici sono pieni di metafore astronomiche, ma anche la Bibbia.
Lo stesso Mosè viene rappresentato con le corna di ariete, raffigurazione metaforica per cui l’Ariete
(Mosè) prende il posto del Toro (Mitra); e Mosè verrà poi sostituito da Gesù, che ha come simbolo il
pesce. Infatti, l’era di Gesù era quella dei Pesci, mentre attualmente siamo in quella dell’Acquario.
80
R. Manselli, 1951.
81
Arthur Darby Nock, André Jean Festugière, Ilaria Ramelli, Corpus Hermeticum, Bompiani, 2005.
82
Anche in epoche più recenti Napoli ha mantenuto un ruolo centrale nell’operato delle scuole
misteriche. Proprio in questa città il gran maestro Raimondo Lullo fu iniziato all’alchimia da una
confraternita che ivi risiedeva. Lullo era stato allievo di Arnaldo da Villanova ed anche quest’ultimo si
96
Dada Rivista di Antropologia post-globale, semestrale n. 1, Giugno 2016
era recato a Napoli e a Salerno per perfezionare i suoi studi di medicina. Per quanto riguarda Maria di
Giudea, l’alchimista è vissuta ad Alessandria d’Egitto tra I e III secolo d. C.
83
[Link]
84
K. McGowan, 2010; Pierre-Emmanuel Dauzart, 2006 .
85
Il simbolo del Sacro Romano Impero fu l’aquila imperiale, tra l’altro citata da Dante nella Divina
Commedia. Anche il re dei Goti Alarico venne considerato discendente di Re David, e il simbolo
imperiale dei Goti era appunto un’aquila bicipite.
86
M. Amari, 1842.
87
M. G. Lopardi, 2014.
88
U. Fracassini, 1922 .
89
Dag Tessore, 2008.
97
Dada Rivista di Antropologia post-globale, semestrale n. 1, Giugno 2016
nei miti) sottintendevano una realtà religiosa articolata, in cui i culti misterici della
Dea erano ancora messi in pratica occultamente 90. A tal punto, prima di cadere in
fraintendimenti, riteniamo opportuno chiarire che lo storico del cristianesimo Mauro
Pesce definisce questo movimento di pensiero frutto di interpretazioni errate del testo
e dei vangeli gnostici. Pesce inoltre suppone, grazie al ritrovamento di importanti
documenti storici, i rotoli del Mar Morto, che Gesù fosse un Esseno, aderente a un
movimento religioso che addirittura predicava di condurre la vita nel celibato91.
Tuttavia, nonostante il ritrovamento di questi rilevanti fonti storiche non possiamo
escludere che al tempo ci fossero credenti delle dottrine gnostiche.
Torniamo nuovamente a Montalbano Elicona. Alla luce di quanto spiegato,
riesaminiamo la domanda di partenza: l’Argimusco potrebbe essere dunque il luogo
dove è custodito il Graal, o, meglio, praticato il culto del Graal 92? Quello che
possiamo affermare è che Pietro D’Aragona scrisse che dall’Argimusco era possibile
osservare Tindari, e abbiamo ragione di credere che il santuario sia stato considerato
proprio il luogo che custodiva o che comunque era simbolo del Graal. Questo sito,
effettivamente, ai tempi aveva una valenza simbolica molto forte. Perché Tindari?
Perché l’Orante è rivolta verso il Santuario di Tindari? La coincidenza è sicuramente
straordinaria. Tindari è stata centro ecclesiastico per più di cinque secoli; tale luogo
prende il nome dai Tindaridi o Dioscuri (i Gemelli), e qui è conservata una Madonna
Nera che si dice sia stata ritrovata in mare 93. Tindari si chiama così per la sua naturale
configurazione rocciosa, sulla quale poi l’uomo interviene, ancora una volta, con le
sue attività ierotopiche, ovvero conservandovi una statua che ha avuto nel tempo
numerose sfumature di significato. Da quando la statua arrivò a Tindari, essa, assieme
alla costellazione di Argo94, fu considerata come protettrice dei marinai 95. Ean Begg
90
M. Soresina, 2009.
91
C. Augias - M. Pesce, 2006, p. 42.
92
Un’altra importante coincidenza, a conferma dell’importanza strategica dell’Argimusco, è che questo
luogo fosse sulla via di comunicazione che permetteva ai pellegrini di imbarcarsi verso Gerusalemme
o verso Santiago de Compostela. Su questa via, chiamata via “Francigena”, i pellegrini, che per
esempio provenivano da Lentini, potevano fare affidamento sull’hospitales proprio di S. Maria
Maddalena sito a Paternò, e su quello dell’Ecclesia Sancti Pauli de Hospitali de Xara, vicino Maniace.
93
G. Crisostomo Sciacca, 2004.
94
Argo è una delle quarantotto costellazioni elencate da Tolomeo, ora suddivisa in Carena, Poppa e
Vele. Se fosse ancora considerata un’unica costellazione, sarebbe la più estesa di tutte. Uno dei motivi
per cui la costellazione della Nave Argo fosse considerata quella che guidava i marinai nella notte è
perché faceva riferimento proprio all’imbarcazione usata da Giasone e dagli Argonauti, tra cui Castore
e Polluce, per ritrovare il Vello d’oro.
95
Il culto dei Cabiri o Dioscuri è inestricabilmente legato alla leggenda dei miracoli dell’evangelista
apocrifo S. Tommaso. Erotodo, nell’Euterpe, dichiara che i Misteri Cabirici vennero dai Pelasgi, che
abitarono dapprima in Samotracia e poi trasmigrarono ad Atene, istituendovi certamente l’oracolo di
Delfi e i misteri di Eleusi. Diodoro Siculo spiega come a Elettra, figlia di Atlante, fosse sacra
quell’isola ove Orfeo fu iniziato ai Misteri Cabirici. Durante la spedizione degli Argonauti, lo stesso
Orfeo li celebrò nel famoso Inno Saliare, accennando alla fondazione di questo sacerdozio d’indubbia
origine latina. La leggenda di Dardano associa i Kabiri alla fondazione dei Misteri di Samotracia per
opera delle prime migrazioni tirreniche. Queste antichissime e storiche migrazioni Kabiriche di artieri
98
Dada Rivista di Antropologia post-globale, semestrale n. 1, Giugno 2016
esamina le origini pagane del fenomeno delle Madonne nere, nonché la corrente
gnostico-cristiana a esse collegata96. Questa dottrina riemerse attraverso il culto di
Maria Maddalena, proprio all’epoca delle crociate, proprio grazie ai catari e ai
templari. Pare che la Madonna Nera in effetti sia il simbolo della discendenza di
Gesù, e che in realtà rappresenti la figlia di Cristo: Sara 97. Sta di fatto che i culti legati
alle Madonne nere erano stati chiaramente influenzati dalle tradizioni egizie,
sopratutto dai riti misterici dedicati a Iside. Fulcanelli spiega che le Vergini Nere sono
oggetto di devozione eccezionale, specie in Francia. Nel V secolo d. C. Jean Cassien
fondò l’abbazia di Saint Victor a Marsiglia, dedicata a Maria Maddalena. I benedettini
di Saint Victor gestivano anche l’originaria chiesa di Saint Maximin, dove si
serbavano, assieme alla tomba, le reliquie di Maria Maddalena. Nella cripta
dell’abbazia c’è la statua di una Vergine Nera: Notre Dame de Confession, che porta
in braccio un Bambino che stringe nella mano destra uno scettro con il giglio di
Francia, e che sulla testa ha una corona con un triplo fiorone. E non a caso il 22
luglio, per l’appunto il giorno per tradizione dedicato a Maria Maddalena, la Luna si
trova solitamente in Vergine, segno astrologicamente legato alla Francia 98. Ma
tornando ai simboli alchemici, la Luna Nuova nel segno del Cancro (emblema
dell’uovo cosmico) pare sia il simbolo del matrimonio Alchemico tra Maschile e
Femminile Sacro. E proprio nell’eclissi del maggio del 1267 sia il Sole che la Luna si
trovarono in Cancro. Poi, sempre il 22 luglio del 1311, anno in cui Arnaldo si trovava
a Montalbano Elicona, la Luna si trovava effettivamente in Vergine ed il Sole in
Cancro, accanto a Castore e Polluce. Inoltre, sono presenti Mercurio e Venere, la
Coppa e il Corvo, 1’Aquila e Ofiuco. A tal punto potremmo effettivamente affermare
che anche Arnaldo da Villanova avesse voluto celebrare dei rituali dedicati alla
Maddalena? L’alchimista ha creduto veramente che il Graal rappresentasse, oltre che
un percorso iniziatico, la discendenza di Maddalena e Gesù? Quello che è certo è che
nei suoi scritti ricorrono sicuramente riferimenti al catarismo e al femminino sacro, e
che lui ha professato palesemente la venuta dell’anticristo. Analizziamo un brano di
uno scritto attribuito ad Arnaldo: il Rosarium philosophorum.
«Così l’alchimista ha raggiunto il suo magistero interiore sulle correnti solari e lunari
della sua anima, le forze femminine e mascoline all’interno del suo essere, lo yin e lo
yang, l’Ida e il Pingala Nadi del Tantrismo, e non è più inconsciamente mosso e
sedotto dagli archetipi esterni del Re e della Regina, ma ora tiene questi all’interno
e costruttori di cerchia murarie appaiono collegate non solo alle origini pelasgiche dell’Egeo e
dell’Asia anteriore, ma anche ai culti dell’Egitto e della Libia.
96
Un altro particolare importante riguarda la scritta riportata sulla statua della Madonna di Tindari:
«nigra sunt, sed formosa», citazione dello sposalizio più conosciuto nella storia biblica, quello
descritto nel Cantico dei cantici, in cui la sposa, anche in questo caso, si definisce una Colomba.
97
E. Begg, 2006.
98
Nelle cattedrali gotiche dedicate a Maria Maddalena, costruite in Francia dai Templari, la Santa
viene esattamente identificata con la costellazione della Vergine. Inoltre, il recente restauro della statua
ha dimostrato che è di manifattura franco-italica.
99
Dada Rivista di Antropologia post-globale, semestrale n. 1, Giugno 2016
del suo essere come una risorsa consapevole dell’anima, energie che egli può
governare e usare a suo piacimento […]». (Rosarium philosophorum, Carta, p. 88)99
99
Nell’illustrazione finale del Rosarium, l’alchimista è visto nell’atto di intraprendere una sorta di
resurrezione parallela a quella del Cristo. Arnaldo scrive: «Nello stadio del Leone Verde egli
discendeva nel profondo dei misteri immensi e oscuri della sua anima, come Cristo discendeva
all’Inferno, ma è ritornato con rinnovata energia in un corpo di risurrezione che porta il mistero della
superiore trinità. Questa è la vera trasmutazione. Coloro che sono passati attraverso questa esperienza
sono fondamentalmente cambiati, essendosi sottoposti ad un’auto-iniziazione, parallela all’esperienza
interiore che veniva ottenuta attraverso l’iniziazione agli antichi misteri di Greci, Egizi o Inglesi».
(Rosarium philosophorum, a cura di Carta, p. 89)
100
I Terapeuti erano una setta ebraica che fiorì ad Alessandria.
101
[Link]
102
Antonin Gadal, 2012.
103
Strauss, 2009
104
Strauss, idem.
105
Molti studiosi della vita di Gesù sostengono che il cristianesimo primitivo fu di origine essena: già
in epoca illuminista Ernest Renan aveva sostenuto questa teoria, ma oggi il dibattito si fa più acceso
grazie alla scoperta dei rotoli di Qumran e questa tesi è stata dunque ripresa da molti storici.
100
Dada Rivista di Antropologia post-globale, semestrale n. 1, Giugno 2016
diede culla al catarismo106. Altri studiosi e storici sostengono che persino l’origine
dell’ordine dei cavalieri Templari, in particolare quello dell’Ordine del Tempio, sia di
matrice essena107. All’Argimusco sono state ritrovate delle pietre focaie, e queste in
epoca primitiva erano utilizzate come oggetti votivi: la stessa funzione venne poi
attribuita a esse dagli alchimisti. In più, pietre focaie sono quelle incastonate nel
famoso Toson D’oro – simbolo rosacruciano – di cui furono investiti i membri della
famiglia Bonanno che ereditò, per linea femminile, il Castello di Montalbano 108.
Dopo questa indagine osiamo affermare che lo studioso Devins si concentra dunque
su un’interpretazione parziale dell’Argimusco, e mette in secondo piano l’importanza
del collegamento fra i riti legati al femminino sacro e lo gnosticismo, che dovrebbe
invece essere un indizio importante per la giusta lettura ierotopica del luogo 109. Invece
Devins chiarisce, in maniera interessante, che l’etimologia del termine “Montalbano”
– nella sua pronuncia in dialetto Muntarbanu – sembra proprio far riferimento al
Monte Tabor. Certamente questo è plausibile e ci fa pensare che lo stesso luogo dove
è sorto Montalbano Elicona non sia altro che una trasposizione di un luogo sacro: il
monte Tabor degli esseni-alchimisti110.
Dopo questa complessa analisi, riteniamo che sia fuori da ogni dubbio che
l’Argimusco da sempre sia stato un luogo di culto misterico; non importa se il sito
megalitico fosse di origine preistorica o medievale: non è una novità che le strutture
religiose nei secoli subissero riadattamenti, sia strutturali che culturali. Ancora oggi,
all’Argimusco, secondo testimonianze popolari, si svolgono rituali occulti, che
sicuramente si tramandarono nei secoli dai Longobardi ai Catari, dai Cabiri ai
Templari, dalla Cabala111 ai Rosacroce, i portatori del Toson D’oro. È abbastanza
evidente che la problematica del significato ierotopico di Argimusco non può essere
limitata alla tradizione bizantina o medievale: l’intera storia delle culture religiose,
d’altronde, è piena di numerosi progetti ierotopici che si sono stratificati nel tempo.
Come spiega Lidov, ogni spazio sacro ha uno sfondo archetipico condiviso da tutte le
tradizioni: per esempio, l’archetipo del Monte Sacro esiste in culture assolutamente
diverse, anche storicamente slegate tra loro. E dunque, sempre sulla scia del pensiero
di Lidov, un progetto come quello dell’Argimusco può essere pensato solo come una
106
Notiamo come anche il nome Mons Albus sia il nome originario di Montalbano Elicona.
107
Ciò potrebbe chiarire meglio, per esempio, le somiglianze tra il simbolo della croce essena e quella
cabalistica e dei templari.
108
P. Devins, 2010. Non scordiamo che il Toson D’Oro, aureum vellum, era anche il simbolo del Graal
(vedi, L. Gardner, 2012).
109
Per esempio, un altro segno importante potrebbe essere la presenza del Gatto nero, stemma
personale della famiglia Bonanno, nell’araldica montalbanese: un simbolo ricco di significati,
collegato appunto al femminismo sacro.
110
Questa è una tipica attività ierotopica dell’uomo che potrebbe fornire anche maggiori riferimenti
sulla fondazione del paese.
111
Del resto, la cabala nel medioevo era considerata nodo di congiunzione tra magia e gnosi. La cabala
ebraica fu inoltre la radice del misticismo, che ebbe un’espansione significativa in Sicilia, specialmente
nei feudi che facevano parte proprio della famosa Camera Reginale di Eleonora D’Angiò.
101
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