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Giacomo Leopardi: vita

Nasce il 19 giugno del 1798 a Recanati, Marche, e visse in un ambiente familiare chiuso e privo di
calore affettivo. Sin da piccolo dimostra le sue doti di intelligenza e genialità, tanto che a 11 anni,
inizia da solo, tramite la biblioteca del padre, a studiare e imparare greco, latino, francese ed
ebraico. Il 1816 fu l'anno della sua conversione letteraria, passando da studi filosofici-eruditi alla
composizione di poesie, prendendo poi parte anche alla polemica classico-romantica. L'anno dopo,
grazie a uno scambio epistolare con Giordani, avvenne il definitivo stacco dagli ideali rreazionari,
spostandosi in favore di un classicismo progressista. Con la chiusa atmosfera di Recanati aveva
sempre più ansia di libertà, con varie fughe non riuscite. Con l'aggravarsi della sua malattia agli
occhi che li impediva di studiare, passa dalla letteratura alla filosofia, abbandonando il
cattolicesimo in favore di una concezione materialista. Nel 1822 scappa e va a Roma, dove però
rimane deluso per via dell'ambiente, che lo fece tornare a Recanati, con un cupo pessimismo, che lo
portò all'abbandono poetico dal 1824. Si trasferì a Milano, Bologna, Firenze(dove conobbe gli
intellettuali dell'epoca) e Pisa(dove riacquisisce un po' di salute e desiderio di ridedicarsi alla
poesia). Finiti i soldi torna a Recanati, disperato, ma grazie a un assegno degli amici ritorna a
Firenze, dove curerà la prima edizione dei suoi Canti, diventerà amico di Antonio Ranieri e si
innamorerà di qualcuno che non lo vorrà. Nel 1833 seguì Ranieri a Napoli, dove cercò di fare
un'altra edizione delle sue opere, ma per via di un peggioramento delle sue già scarse condizioni di
salute, muore il 14 giugno 1837.
Opere
Gli scritti che risalgono alla sua giovine età sono principalmente traduzioni di autori latini e greci e
composizione di testi eruditi. Una delle sue prose sono l'Epistolario, più di 900 lettere scritte
nell'arco della sua vita e indirizzate ad amici e familiari, in c ui si pul notare tutta la sua evoluzione.
Fece vari interventi anche nella polemica tra classici e romantici, per esempio dicendo che la poesia
italiana era la poesia che per tradizione e tutto il resto, era quella che più si avvicinava a greco e
latino, quindi di mettere da parte la traduzione di scritti stranieri come consigliato da Madame de
Stael. In un'altro intervento si nota di più il suo pensiero, mettendo in gioco l'opposizione tra natura
e civilizzazione, e poco a poco si notano vari tratti comuni col Romanticismo europeo. Esiste anche
lo Zibaldone, raccolta di brevi scritti e pensieri, che solo dal 1820, vennero iniziati a mettere in
ordine da Leopardi. Con il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani”, trattato
filosofico, mette a confronto i comportamenti degli italiani con quelli degli altri europei, dicendo
che gli italiani erano molto individuali, riflette sulla differenza di vita tra città e campagna,
arrivando a dire che gli italiani sono troppo civili per godere dei benefici del progresso ma troppo
civili per potere vivere nello “stato di natura” in cui stavano le nazioni europee meno sviluppate. CI
sono anche le Operette morali, 24 prose a carattere filosofico e tono satirico, in cui si nota
l'evoluzione del suo pessimismo. Nei Pensieri, 111 aforismi, parla della falsità e opportunismo dei
rapporti umani...Di opere poetiche abbiamo i Canti, scritti tra il 1817 e 1836, dove si notano
l'evoluzione del pensiero e petica leopardiani, poi gli Ultimi scritti.
Pensiero e poetica
Come detto, sin da giovane si dedicò allo studio di autori classici, e grazie agli autori Illuministi,
venne trasportato nel mondo ateo, prendendo con se una concezione sensistica della conoscenza e il
suo spirito critico e polemico. Aderì poi anche al materialismo meccanicistico, che rifiutava i
concetti immateriali come Dio e anima, basandosi sulla convinzione che l'universo è gestito da leggi
meccaniche e fisiche. Dal 1816 inizia ad avvicinarsi al mondo romantico. Lui dunque prese con se i
concetti di sensismo e materialismo. Il sensismo è una dotttrina della conoscenza, derivata da quella
di Lock dell'empirismo, che dice che all'origine di facoltà intellettuali, morali ed estetiche, ci sono
lo sviluppo di facoltà sensoriali e riflessive, che producono forme di conoscenza più complesse. Il
sensismo dunque preclude la conoscenza razionale di concetti immateriali, arrivando a teorizzare
una concezione materialistica. Nasce il concetto di teoria del piacere, ovvero che la spinta dell'agire
umano è legata alla ricerca del piacere, che però essendo irraggiungibile per via della limitatezza dei
sensi umani, sfocia in facoltà immaginativa. Con la percezione dei sensi che l'individuo ha della
natura, si legano poi anche i concetti di vago, indefinito e ricordanza. La convinzione che ogni
concetto si forma in noi attraverso l'esperienza, si traduce nella ricerca di una lingua poetica in cui
le parole, di natura vaga e indefinita, esprimono aspirazione al piacere. Per Leopardi quindi, il
sensismo, descrive l'esperienza dell'animo umano nei suoi rapporti con la natura. Leopardi,
nonostante sia d'accordo con alcuni ideali, va contro all'Illuminismo per via della sua impostazione
ottimistica, dicendo di inserire un momento di indagine e riflessione teorica, e immaginazione: per
lui quindi dovrebbe fondarsi una poesia sull'intreccio di meditazione e momento lirico-
immaginario. Con la polemica classico-romantica, lui si schiera coi classici dicendo che il rapporto
con la natura nei classici, stimola l'immaginazione e produce illusioni che danno un senso
all'esistenza umana, criticando i romantici per l'eccesso di riflessione, anche se andava d'accordo
con alcuni tratti. Nel corso dell'evoluzione del suo pensiero, Leopardi fa notare una riflessione
filosofica divisa in 3 parti: pessimismo storico(principalmente c'è un contrasto tra natura e ragione,
ognuna delle 2 cardine di classicismo e romanticismo. La natura è una madre benevola e il
romanticismo è fonte di infelicità. In pratica ci sono 3 punti centrali nel pessimismo storico: le età
primitive erano eroiche dominate dall'immaginazione, mentre l'età moderna è razionale e priva di
illusioni; la natura è benevola per il genere umano con la creazione di grandi illusioni; la ragione è
nemica della natura e fondatrice di una poesia sentimentale), pessimismo cosmico(la malattia e i
suoi fallimenti lo portano a ragionare sul dolore dell'esistenza, dove ogni umano vive da bambino
cercando felicità, illusioni e altro per poi dover fare il conto con la coscienza dell'infelicità, facendo
nascere l'arido vero. Con l'appordo al materalismo meccanicistico, cambia anche la sua concezione
di natura, vista adesso non più come madre benevola, ma come matrigna che inganna i figli
illudendoli, poi abbandonandoli alla ragione. Questa legge di natura fa nascere quindi il pessimismo
cosmico), atteggiamento eroico(in questa fase lui va contro l'ottimismo illuministico e ai miti del
progresso, dicendo che l'unico progressso che può migliorare e garantire felicità alla vita dell'uomo
è il progresso civile, onfdato su solidarietà e fratellanza. Con la Ginestra, esorta gli uomini ad unirsi
contro l'unico nemico, la natura(inneggiando al titanismo)). Leopardi poi parla della distinzione tra
poesia di immaginazione(quella antica alimentata dall'immaginazione) e quella di sentimento(del
suo periodo, basato su riflessione filosofica, e nasce dalla dolorosa presa di coscienza del vero).
Nasce anche la poetica del vago e indefinito, ovvero il fatto che Leopardi sostiene ancora la
necessità di un atto poetico legato all'immaginazione. Ritornando alla teoria del piacere, si dice
come la ricerca del piacere sia la spinta principale dell'agire umano. L'amore per esempio conduce
alla ricerca di un amore infinito, irrealizzabile perché anche nel momento di maggior piacere ci sarà
insoddisfazione e desiderio di un piacere infinito. Quindi il piacere per l'uomo consiste nell'attesa
del piacere, nell'assenza di dolore, nell'immaginazione e nei ricordi in cui l'uomo può
abbandonarsi(rimembranza). Alla teoria del piacere si collega anche la mnoia, un desiderio astratto
e assoluto inappagabiule, che invade l'animo in assenza di dolori e desideri. Quindi la famosa
poetica del vago e indefinito di Leopardi scaturisce dall'unione di sensazioni visive e uditive, che
accendono l'immaginazione.
Lo stile
I suoi componimenti sono principalmente idilli e canzoni. Negli idilli lui usa insierire il suo stato
d'animo in un rapporto colloquiale con la natura, mentre nelle canzoni fa fluire liberamente
immagini, ricordi e meditazioni. Lessicalmente parlando lui usa sempre parole poeticissime e
piacevoli con vocaboli rari e che fanno immaginare. Nelle canzoni usava uno stile sostenuto e
aulico con una sintassi ampia, mentre negli idilli, usava soluzioni stilistiche e colloquiali.
Zibaldone
Lo Zibaldone altro non è che una raccolta di pensieri evolutivi di Leopardi che fanno da diario. I
temi principali ruotano ntrono a natura, vero, ragione, illusione, piacere e felicità. Da quest'opera
fuorisece una propria filosofia che non cessa di interrogarsi sul senso dell'esistenza, Rimane
ancorato a una visione lucida e razionale della realtà,
Il vago e l'indefinito
In poche parole, qua Leopardi espone il suo pensiero sui concetti di vago e indefinito, facendo
ricorso ai ricordi di quando si è bambini.
Il piacere ossia la felicità
Qua si parla della teoria del piacere, con la ricerca del piacere che sta dentro l'animo umano e che
rimarrà perennemente insoddisfatta, perché niente può eguagliare l'idea del piacere, che è senza
limiti. Solo l'immaginazione può aiutare l'uomo, solo che si attenua con l'avanzare del progresso,
destinando nel tempo solo i bambini, nell'età moderna, ad avvicinarsi all'idea di piacere.
Canti: genesi
è un opera stratificata nel tempo, iniziata nel 1817 e finita nel 1836, dove si può estrarre un ritratto
di Leopardi, con tutti i cambiamenti che lo accompagnarono. La prima edizione uscì nel 1831 a
Firenze, con l'ultima che fu nel 1845, fatta uscire dall'amico Antonio Ranieri.
Struttura
Il tutto è organizzato cronologicamente: all'inizio troviamo le canzoni civili, poi le canzoni
filosofiche, i Piccoli Idilli, i Grandi Idilli, il Ciclo di Aspasia, le canzoni sepolcrali e infine gli
Ultimi Canti. Le Canzoni civili hanno uno stile aulico e retroico e si basano su: rammarico per
l'inerzia e corruzione dell'età presente e per gli italiani sotto dominio straniero, sul titanismo e sul
vagheggiamento dell'età antica in cui gli uomini erano capaci di atti eroici. Nelle canzoni filosofiche
troviamo diverse idee: all'inizio si parla della natura vista come madre affettuosa e benevola per
l'uomo, passando poi a dire che la natura è una matrigna, in una poesia in cui parla di una poetessa
greca storpia che si uccide perché la natura l'ha esclusa dall'amore. Nei Piccoli Idilli Leopardi si
interroga sulla condizione umana e da molti spunti autobiografici e sguardi introspettivi. In questi
idilli si nota la valorizzazione dei valori di vago e indefinito, usando l'immaginazione volta al
ricordo delle illusioni della fanciullezza. Nei Grandi Idilli Leopardi ritorna alla poesia dopo un
break(risorgimento poetico). Nei Grandi Idilli ci sono momenti descrittivi e momenti argomentativi
e filosofici e coinvolge il piacere(attesa di piacere o assenza di dolore), rimpianto giovanile e
infelicità universale. Qua arriva la definitiva condanna a una natura matrigna e usa la rimembranza
come funzione rammentatrice per il tempo trascorso ormai irrecuperabile. Nei Grandi Idilli c'è la
storia interiore, da bambino e adulto, costernata dall'arido vero, e c'è una sorta di confronto con un
lui al passato. Nel Ciclo di Aspasia parla del suo amore non ricambiato, indagando la passione che
lo travolge e il senso di morte percepito come sollievo al tormento dell'animo. Nelle canzoni
sepolcrali si parla del contrasto tra la visione materialistica(morte necessaria) e il dolore che la
morte provoca in lui. Negli Ultimi Canti c'è un po' di satira e alla fine condanna l'ingenua fede del
progresso e della presunta potenza umana, ribadendo il fatto che gli umani si devono sempre
confrontare con la natura matrigna, invitando alla fratellanza.
Stile
La poesia leopardiana è vista come l'inizio della lirica moderna: i testi hanno rime interne,
assonanze e molti parallelismi, con gli idilli scritti in endecasillabo sciolto e le canzoni con versi in
una libera alternata con cadenze ritmiche che assecondano l'andamento melodico.
L'infinito
Il titolo L'infinito anticipa già i temi fondamentali della poesia: lo spazio e il tempo, perché solo
queste due entità sono effettivamente infinite nel mondo concepito dall'uomo. Dai vv.1-8 Leopardi
immagina l'infinità dello spazio, per via della siepe che ostacola la sua vista, nella seconda parte il
fruscio della piante provoca in lui una dolcezza che pervade il suo animo. L'ostacolo della siepe lo
induce quindi a spingersi per superare ogni limite, fino a smarrirsi nell'infinito: questa è anche una
metafora, ovvero che l'uomo può solo immaginarsi di creare quell'infinito fonte di piacere. Lui
quindi sta seduto ed ammira il tutto, usando l'immaginazione. Si trova tutt'uno con la natura in uno
stato di serenità Nella prima parte ci sono vocali chiuse e lunghe.

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,


e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare.

La sera del dì di festa


Fa parte dei Piccoli Idilli e parla di come, contemplando la notte dopo una festa, parla dei propri
pensieri malinconici, contrapponendo il bel giorno festivo passato al ritorno della solita vita. Parla
anche del suo amore non corrisposto, tornando a dare la colpa alla natura per via della sua infelicità.
Alla luna
In questo idillo Leopardi fa capire di come cerca conforto guardando la luna, da un presente triste e
angoscioso. Parla di come anche da giovane lui andava li a guardarla triste con le lacrime agli occhi
e nulla è cambiato. Parla poi dei ricordi, che anche se brutti sono graditi, e della spensieratezza che
si aveva da bambini, per poi crescere e realizzare il tutto.

O graziosa luna, io mi rammento


Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

Il sabato del villaggio


In questo idillo si riprende il tema centrale del piacere, dove prende spunto da un tramonto su un
paese, e tratta il tema del piacere che consiste nell'attesa di un piacere e nelle illusioni che si
coltivano in sua attesa.
La ginestra o il fiore del deserto
Nella prima strofa c'è una descrizione del paesaggio sulle pendici del Vesuvio, dove il vulcano ha
sterminato morte e distruzione. Parla del “fior gentile” che non si sottrae al suo destino, conscio
della sua fragilità, facendo presente la forza sterminatrice della natura. Nella seconda strofa c'è un
attacco polemico ai pensieri che girano nel suo secolo, dispreazzando comportamenti ingannevoli di
carattere progressista e ottimistico e che rifiutano la sorte assegnata loro dalla natura. Nella terza
strofa parla di come per sconfiggere l'unico nemico dell'uomo e progredire, ci sia bisogno di
solidarietà e fratellanza e attuare un comportamento titanista contro la natura. Nella quarta strofa c'è
una riflessione sulla nullità dell'uomo e della terra in confronto all'universo. Nella settima strofa
ritorna a parlare del fiore facendo presente il suo coraggio e la coscienza del suo tragico destino. In
pratica quindi questo idillo insegna all'unione dei propri simili contro la natura e, col fiore che viene
inghiottito dalla lava, si parla di coraggio e umiltà, ma nche di dignità nel sopportare il male.
Operette morali
é una raccolta di 24 prose in cui c'è un indagine sul destino dell'uomo e sulla sua infelicità, con gli
uomini che si credono al centro dell'universo, quando in realtà fanno solo parte di un sistema
meccanicistico. Sono prose fatte a dialoghi ma anche con favole e brevi narrazioni con scopi morali,
riflettendo sulla condizione del'uomo in modo ironico e pungente e si possono trovare davvero tanti
tipi di personaggi. I contenuti sono principalmente: ricerca della felicità, mondo antico, ironia, noia
e piacere, la capacità di sopportare l'infelicità, ricerca dell'ignoto, ricerca di una vita ricca di
sensazioni, infelicità, morte...
Dialogo della Natura e di un islandese
In questa prosa c'è un dialogo tra la Natura e un islandese, che cerca disperatamente felicità e trova
la Natura nel deserto, dimostrando come essa sia indifferente alla sorte dell'uomo, che non sa di
essere dannosa o benefica a genere umano perché non se ne accorge.
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
In questa prosa c'è un dialogo tra un venditore di almanacchi e un uomo colto, dove l'uomo chiede
al venditore della sua vita(vende almanacchi da 20 anni) e chiede lui se tornerebbe a vivere uno di
quei suoi 20 anni da venditore, con il venditore che risponde di no, ma che al massimo vorrebbe
iniziare una vita nuova, a caso, diversa.
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
è un componimento di natura filosofica in cui un pastore si rivolge alla luna e le pone domande sul
senso ultimo della vita, con lei che non gli risponde, è più un monologo che un dialogo, un lungo
monologo in cui la ricerca di senso del pastore segue un percorso: si parla della vita quotidiana del
pastore: la sveglia all’alba, il pascolare il gregge, il riposo serale; continua in riferimento alla
comune esperienza di tutti gli uomini: la nascita e l’infanzia, le sofferenze, il morire, lo scorrere del
tempo e delle stagioni; consegue una riflessione sullo smarrimento esistenziale percepito dal
pastore; onclude con la consapevolezza dell’inevitabilità del dolore umano: la vita è un alternarsi di
noia e sofferenza e nulla dà senso all’esistere. Nessuna speranza è possibile.

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