SCHEMI / RIASSUNTI PROGRAMMA FILOSOFIA DEL PENTAMESTRE
(SCHOPENHAUER, KIERKEGAARD, FEUERBACH, MARX, POSITIVISMO, COMTE, NIETZSCHE)
-SCHOPENHAUER
Schopenhauer è il primo filosofo che anzichè studiare i massimi sistemi del mondo, studia l’essere
umano (filosofia dell’individuo che va in completa opposizione alla filosofia hegeliana).
IL MONDO FENOMENICO COME ILLUSIONE
Secondo il filosofo quello che noi percepiamo come mondo reale è solamente un'immagine impropria
della realtà (noi non vediamo la realtà come essa è ma come ci appare attraverso i nostri sensi) →
concetto kantiano (la realtà che noi percepiamo è quella fenomenica e non quella assoluta).
Per spiegare meglio questo concetto il filosofo utilizza l'espressione del Velo di Maya grazie alla quale
ci si riferisce all'illusione creata dal mondo fenomenico che copre e nasconde come un velo la realtà
delle cose.
Tuttavia esiste una via di accesso alla realtà noumenica, cioè che il velo di Maya possa essere
squarciato. Questa apertura nella dimensione del noumeno è offerta dall’esperienza corporea che,
attraverso la qualità dell’autocoscienza ci permette di diventare consapevoli della costante
simultaneità che esiste tra nostri certi movimenti e certi atti della nostra volontà. Non si tratta, come si
potrebbe pensare, di una successione, tale per cui alla mia decisione di alzare un braccio segue l’atto
di alzarlo: gli atti di volontà non procedono e non causano i movimenti del corpo, ma sono ad essi
contemporanei (il volere e il fare sono separati solamente dalla riflessione: nella realtà sono una cosa
sola). I movimenti del corpo sono quindi la manifestazione visibile di una forza invisibile chiamata
volontà.
LA VOLONTà
La volontà (o volontà di vivere) consiste in una forza che anima tutto ciò che esiste, costituendo
dunque l’essenza della realtà.
Le caratteristiche della volontà:
- inconscia: è inconsapevole e irrazionale(priva di una ragione che ne giustifichi la sua
esistenza)
- unica: perché non sottoposta al principio di individualizzazione(si sottrae allo spazio e al
tempo)
- eterna: non ha un inizio e non ha una fine(forza che è in noi fin dalla nascita)
- senza scopo: non ha alcun fine se non se stessa(non ha alcuno scopo se non quello di
mantenersi in vita)
Nel mondo animale la presenza della volontà di vivere è ben testimoniata dall'esistenza di
innumerevoli comportamenti involontari il cui fine è quello della conservazione individuale o della
specie. La volontà di vivere nel mondo vegetale e poi in quello inorganico si manifesta con i connotati
di una generale volontà di conservarsi, di mantenersi nello stesso stato, di resistere alle forze esterne
che cercano di disgregare ogni oggetto.
La volontà si manifesta attraverso le idee (archetipi immutabili, aspaziali e atemporali) ovvero le
possibili oggettivazioni della volontà. A differenza di Platone le idee di Schopenhauer sono
espressioni diverse di un'unica essenza, differenti atti di quell'unica volontà che costituisce l'essenza
di tutto l'esistente. In altre parole il mondo fenomenico è la maniera attraverso la quale la volontà si
manifesta .
Le idee inoltre sono disposte gerarchicamente: al grado più basso si collocano quelle che trovano
oggettivazione nella natura inorganica, vengono poi le idee che si manifestano nella natura organica,
ovvero nei diversi mondi che la costituiscono: il mondo vegetale, quello animale e infine quello umano
LA SOFFERENZA UNIVERSALE
Il carattere irrazionale della volontà, questa sua invincibile tendenza all'autoaffermazione, si manifesta
a livello fenomenico nell'eterna lotta che tutti gli enti ingaggiano tra loro per la sopravvivenza, e di
conseguenza, la loro continua reciproca sopraffazione. Il mondo naturale è un mondo di violenza, in
cui ogni ente lotta con l'altro per conservarsi. L'inevitabile corollario della teoria metafisica proposta da
Schopenhauer è dunque una visione profondamente pessimistica della vita secondo cui tutte le
creature sono condannate a vivere nel dolore fino a quando non sopraggiunge la morte (pessimismo
Shopenhauer = pessimismo Leopardi).
Per Schopenhauer ogni essere umano desidera sempre qualcosa, ma desiderare significa trovarsi in
uno stato di bisogno, di costante tensione e mancanza, e quindi di dolore. La gratificazione che si
prova quando si raggiunge l'obiettivo costituisce soltanto un appagamento momentaneo: presto il
piacere inteso come cessazione del dolore prodotto dal desiderio, scompare e gradualmente si
trasforma in un'altra condizione anch'essa negativa che è quella della noia, data dall'assenza di un
fino a cui tendere. Quest'ultima permane fintanto che non compare un altro bisogno e nuovamente
l'individuo sprofonda nel dolore. In questo senso Schopenhauer afferma che la vita umana oscilla
come un pendolo tra il dolore e la noia.
A differenza di Hegel la storia di Schopenhauer ci mostra il ripetersi sempre uguale delle stesse
tragedie e non un cammino di progresso come intendeva il filosofo idealista.
LE VIE DELLA LIBERAZIONE DEL DOLORE
Se la vita non è altro che una condizione di radicale infelicità e sofferenza si potrebbe immaginare che
Schopenhauer indichi, quale unica e inevitabile via di salvezza il suicidio. Al contrario il filosofo rifiuta
la possibilità del suicidio perché questo atto porta alla morte della volontà di vivere nel suicida ma la
volontà di vivere rimane lo stesso nel mondo (suicidio come gesto insignificante). Un'altra possibile
possibilità che rimane all’uomo per liberarsi dalla sofferenza è quella dell'amore: tuttavia l'amore è
vista solamente come un'illusione e come un mezzo che la natura utilizza per riprodursi.
Esclusa l'ipotesi del suicidio e dell'amore, l'unica possibilità che rimane all'uomo per liberarsi dalla
sofferenza e quella di cessare di volere. Questo obiettivo può essere conseguito attraverso due vie:
quella dell'arte, che tuttavia raggiunge un risultato sempre e soltanto temporaneo, e quella dell'etica,
che invece può ottenere un risultato più duraturo.
→arte: L'oggetto che l'arte consente di contemplare e di ricreare è, per Schopenhauer, il mondo delle
idee e dunque la volontà di cui le idee sono le possibili forme di oggettivazione. Nelle esperienze
estetiche infatti, il soggetto, si dimentica per un certo lasso di tempo della propria individualità e si
perde nell'oggetto, il quale occupa interamente la sua coscienza. In altre parole l'arte ha la peculiarità
di evocare i temi fondamentali della vita (attraverso l'arte si possono ricordare e rappresentare le idee
platoniche da cui deriviamo). L’artista diventa lucido specchio dell’essenza del mondo ovvero
trasmette attraverso l'opera l'archetipo che è presente nel mondo.
Ci sono diversi tipi di arte che portano all'intuizione di un diverso tipo di idee: al livello inferiore
troviamo l'architettura, l'arte che più vicino alla materialità; seguono la pittura, la scultura e la poesia
che via via si distaccano dagli elementi materiali tangibili e si avvicinano all'immaterialità delle idee. In
particolare Schopenhauer indica nella tragedia la manifestazione più alta della poesia, poiché in essa
si può cogliere chiaramente la lotta della volontà con sé stessa. Infine un posto speciale viene
assegnato alla musica la quale è pressoché priva di qualunque aspetto materiale.
→etica/morale: Schopenhauer descrive la morale con un sentimento che l'uomo ha in relazione con il
proprio prossimo. è un sentimento simile alla compassione ovvero l'uomo percepisce le sofferenze
altrui come se fossero le proprie e supera la distinzione tra soggetto e oggetto che alla base del
mondo fenomenico. Comprendiamo cioè che in quegli esseri distinti fenomenicamente da noi si
manifesta e agisce quell'unica realtà noumenica di cui anche noi siamo oggettivazioni e che è la
causa del nostro dolore (cum patheia = soffrire insieme).Questo sentimento di compassione può
indurre alla giustizia: l'uomo giusto infatti è colui che, riconoscendo gli altri come manifestazioni
dell'unica volontà di vivere, cessa di considerarli soltanto come oggetti e pone un freno
all’affermazione della propria volontà in modo da non negare la loro.
-KIERKEGAARD
Kierkegaard è un filosofo del XIX secolo che studia la difficoltà dell'esistenza dell'individuo, al
contrario di Schopenhauer che studia l'uomo in generale. La difficoltà principale della vita secondo
Kierkegaard è la scelta, tema centrale della sua filosofia.
Egli individua tre forme di esistenza che l'essere umano può adottare per ovviare al problema della
scelta: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa.
-VITA ESTETICA: È la vita di colui che cerca il godimento immediato e la variazione continua delle
situazioni di piacere, illudendosi così di evitare un autentica scelta. Un esempio concreto di questo
tipo di esistenza è rappresentato da Don Giovanni ( seduttore che affronta la vita un atteggiamento
leggero, giocoso e ironico inseguendo il godimento immediato; la sua vita si mantiene sempre al di
fuori della sfera etica e dei suoi dilemmi e non compie mai davvero una scelta che implichi qualche
assunzione di responsabilità; passando da un amante all'altra egli passa da una possibilità di vita a
un'altra senza mai decidersi a realizzarne una fino in fondo; la vita estetica non è altro in questo
senso che ripetersi dell'identico nel diverso e pertanto non può che generare noia).
L'esteta non decide mai chi essere, lasciando che siano gli eventi esterni a determinare la sua storia
e, di conseguenza, la sua stessa identità. Proprio questa mancanza d'identità si traduce
inevitabilmente in una perdita di senso: ben presto dunque la noia si trasforma in disperazione di
fronte all'incapacità di raggiungere un qualche fine e di dare un significato alla propria vita.
Un altro esempio di esteta è Johannes, secondo il quale la seduzione è un raffinato gioco intellettuale
che gli consente di prolungare indefinitamente quel piacere che Don Giovanni insegue
costantemente, ma che continua a sfuggirgli ogni volta che ha conquistato la nuova fiamma.
-VITA ETICA: È la vita di colui che sceglie di assumersi le proprie responsabilità (Come quelle
richieste dal matrimonio e dallo Stato → Wilhelm) al fine di far aderire la scelta individuale
all’universale delle leggi. Il salto che contraddistingue questa vita rispetto alla vita estetica è il
compimento della scelta. Il lato negativo di questo tipo di vita è la continua tentazione del peccato,
ossia il desiderio di sfuggire dalle imposizioni dell’eticità, riconoscendosi di fatto incapace di vera
eticità. Anche nella dimensione etica si apre dunque l’abisso della disperazione, perché l'uomo, che
pure vuole essere etico, anzi, proprio perché lo è, è costretto a riconoscere i propri limiti di creatura
finita, e a provare un senso di colpa per la propria inadeguatezza.
-VITA RELIGIOSA: È il tipo di vita che deriva dalla scelta, compiuta in solitudine (solitudine perché
nella sua assurdità è incondivisibile), di colui che si abbandona totalmente alla volontà divina con la
fede incrollabile che Dio lo salverà. A differenza della vita etica non ci si pone il problema della scelta
perché nella vita religiosa c'è il totale abbandono a Dio, fidandosi di lui sebbene le sue richieste
possono apparire incomprensibili e non condivisibili eticamente.
LA FEDE COME PARADOSSO E SCANDALO
La Fede è per Kierkegaard un paradosso, ossia è una credenza che può essere contraria alle opinioni
comuni, e in questo senso la fede è anche scandalo, poiché richiede di accettare come salvifico ciò
che, secondo le categorie umane, è irragionevole o immorale.
L’ANGOSCIA
A differenza della disperazione, che l'essere umano prova quando si trova a confrontarsi con se
stesso e con la propria finitezza, l'angoscia è un sentimento che deriva piuttosto dal confronto con il
mondo. E a differenza del timore, che è sempre rivolto verso qualcosa di determinato, l'angoscia non
è indirizzata verso un oggetto, ma nasce piuttosto dell’incertezza della scelta. Inoltre il filosofo afferma
che <<l'angoscia è la realtà della libertà, perché ne è la possibilità>>. In altre parole l'angoscia
testimonia il fatto che siamo liberi proprio perché nasce da una genuina incertezza rispetto alla bontà
delle nostre azioni.
-DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Dopo la morte di Hegel vengono ben presto delineandosi diversi orientamenti teorici all'interno della
vasta schiera dei suoi allievi. Uno di questi, David Friedrich Strauss, determina una distinzione tra una
destra hegeliana e una sinistra hegeliana. I primi, chiamati anche vecchi hegeliani, sono politicamente
conservatori, sostenitori del sistema del maestro e convinti che esso possa accordarsi con la religione
cristiana. I secondi, detti anche giovani hegeliani, sono prevalentemente progressisti e critici nei
confronti della religione.
→RELIGIONE: Hegel aveva distinto tre momenti dello spirito assoluto (arte religione e filosofia) e
aveva sostenuto che, pur cogliendo lo stesso contenuto, queste tre discipline lo esprimono in forme
diverse: l'arte per mezzo dell'intuizione, la religione per mezzo della rappresentazione, la filosofia in
forma concettuale. In quanto terzo e ultimo momento, la filosofia, costituiva un superamento dei
momenti precedenti ma tale superamento era da intendersi semplicemente in senso logico o implica
una superiorità gerarchica? In altre parole si doveva attribuire alla filosofia un valore conoscitivo
maggiore rispetto a quello attribuibile alla religione? All'interno della Destra hegeliana prevale la tesi
secondo cui le due discipline sono dotate dello stesso valore, poiché rivelano, benché con modalità
differenti, la medesima verità: la filosofia dimostra ricorrendo alla propria strumentazione logica ciò
che la religione esprime in una forma più facilmente comprensibile, ovvero attraverso raffigurazioni. Al
contrario nell'ambito della sinistra hegeliana sembra prevalere un'interpretazione gerarchica secondo
cui la religione è una forma inferiore di conoscenza, poiché esprime in maniera imperfetta ciò che la
filosofia riesce a dimostrare in maniera logicamente argomentata.
→POLITICA: con Hegel siamo arrivati alla definizione di politica miglioreche possa esserci? Per la
destra hegeliana esiste una razionalità del reale che deve essere solamente compresa. Un esempio
di comprensione di questa razionalità delle istituzioni già esistenti è presente nello Stato prussiano,
che viene identificato come massima espressione dello Stato liberale. Di tutt'altra visione è la sinistra
hegeliana secondo la quale c'è necessità che il reale diventi razionale, e critica le istituzioni già
esistenti considerandole come irrazionali. Il fine ultimo della sinistra hegeliana è quello di superare e
migliorare lo stato prussiano.
-FEUERBACH
Filosofo considerato padre dell'ateismo la cui filosofia si incentra sulla critica della religione hegeliana.
L'errore più macroscopico della dialettica di Hegel, secondo Feuerbach, consiste nell' inversione
sistematica dei rapporti di predicazione. Nella filosofia hegeliana infatti, il rapporto tra soggetto e
predicato, ovvero tra ciò che è sostanziale e ciò che non lo è, viene ribaltato poiché Hegel fa
dell’essere concreto un semplice predicato, e del pensiero astratto il soggetto. In Hegel, insomma, il
pensiero diventata la sostanza, mentre il mondo concretamente esistente è trasformato in un suo
attributo. In questo senso Feuerbach definisce la filosofia hegeliana come una “mistica razionale”,
cioè un sistema che pone alla base di tutto, quale sostanza universale, non un'entità concreta, bensì il
pensiero. L'intenzione di Feuerbach è di procedere nella direzione esattamente contraria a quella di
Hegel, portando la filosofia a poggiare nuovamente sulla sua base reale, che non è appunto il
pensiero ma l'essere: non lo spirito, ma l'uomo. All'idealismo hegeliano Feuerbach contrappone
dunque una forma di materialismo che poi al centro della sua riflessione l'essere umano, nella sua
corporeità e sensibilità. Questo risultato viene ottenuto innanzitutto attraverso una critica della
religione, poiché è proprio la religione la prima responsabile di questo rifiuto della corporeità, di
questo allontanamento dell'umanità dai suoi bisogni primari e dunque dalla sua più autentica natura.
La critica alla religione si basa sul processo di alienazione che determina la genesi di tutte le religioni
esistenti. L'alienazione per Feuerbach è il “movimento” con cui l'essere umano colloca la propria
essenza in qualcosa di altro da sé. Secondo il filosofo infatti l'uomo proietta fuori da sé le proprie
caratteristiche fondamentali assolutizzandole e collocandole in un oggetto (Dio) a cui le attribuisce in
massimo grado e al quale si subordina. Infine l'intento di Feuerbach è quello di aiutare l'umanità a
riconoscere che non è stato Dio a creare l’uomo, ma l'uomo a creare Dio.
-MARX
-CRITICA ALLA FILOSOFIA HEGELIANA
La critica alla filosofia hegeliana da parte di Marx si basa sul concetto di Feuerbach, secondo il quale,
Hegel, aveva fondato tutta la sua filosofia su un'idea astratta (Marx pensava che si dovesse basare
sulla dimensione sociale). Inoltre Hegel riteneva che nello stato si realizzasse la massima libertà
possibile: dal momento che le singole volontà individuali erano tutte manifestazioni dell'idea, il loro
accordo non poteva essere che un naturale e spontanea conseguenza della vita dell'idea. In tal senso
l'idealismo hegeliano viene definito da Marx come una forma di misticismo logico poiché venera l'idea,
considerandola come la condizione di esistenza in tutti i fenomeni.
Un altro punto fondamentale della critica alla filosofia hegeliana, da parte di Marx, si basa sulla
distinzione tra società civile e stato. Secondo Marx Infatti non è lo stato ad avere priorità ontologica e
a conferire esistenza istituzionale alle formazioni della società civile, ma è la società civile il
fondamento delle istituzioni: pertanto l'organizzazione statale non è altro che un riflesso di rapporti
istituitisi a livello della società civile. In altre parole lo stato non può essere una sintesi etica come
teorizzato da Hegel perché anch'essa, come la società civile, è caratterizzata da conflitti tra gruppi di
interesse differenti.
-CRITICA ALLA RELIGIONE E ALLA VISIONE DI FEUERBACH
Il discorso religioso di Marx consiste nello sviluppare ciò che Feuerbach aveva intuito: anche egli
pensava che Dio non esistesse, ma la domanda principale che si pone è ‘Come mai l'uomo sente la
necessità di venerare un Dio che non esiste?’. Marx risponde a questa domanda nel modo seguente:
l'uomo ha necessità di credere in un riscatto ultraterreno dopo una vita crudele e ingiusta.
Infine per eliminare questa “droga” religiosa, secondo Marx, bisogna cambiare radicalmente le
ingiustizie del mondo: bisogna operare nella società ed eliminare quelle strutture che inducono l'uomo
ad affidarsi ad una divinità inesistente.
-LA CONCEZIONE MATERIALISTICA DELLA STORIA
Per Marx la caratteristica fondamentale dell'uomo è il lavoro, ed è proprio nel lavoro che noi
dobbiamo andare a trovare e cercare le fondamenta della storia. Dobbiamo studiare le condizioni di
lavoro degli uomini in un determinato momento storico e non la storia dei Papi, dei re e della classe
sociale dirigente che, in quanto tali, imponevano le proprie ideologie, che non sono che una falsa
rappresentazione della realtà (L'ideologia è una Falsa rappresentazione della realtà perché ingabbi i
dati reali in una teoria precostituita come lo fa, per esempio, la filosofia hegeliana).
-STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA
Marx nella sua indagine sociale-economica della storia individua l’elemento fondamentale della storia
stessa il lavoro (saper creare da sé i mezzi per soddisfare i propri bisogni). Per ciascun periodo
storico è possibile identificare un certo modo di produzione caratteristico, ossia un certo sistema
messo in atto dalle diverse comunità umane al fine di soddisfare i bisogni primari. Ogni modo di
produzione è poi costituito da due elementi fondamentali: le forze produttive (insieme delle risorse,
anche l’uomo, necessarie per realizzare un certo modo di produzione) e i rapporti di produzione (le
relazioni che si stabiliscono tra gli individui nell’ambito di un certo modo di produzione).
Secondo Marx, dunque, non sono le leggi a determinare il mondo in cui si organizzano i rapporti
economici tra gli individui, ma al contrario sono i rapporti economici e determinare lo status giuridico
dei cittadini.
Per Marx ogni momento storico è caratterizzato da due elementi: la struttura (consiste nelle
condizioni, nei ruoli, e nei rapporti che gli uomini stabiliscono nel produrre, e condiziona le loro
formazioni di pensiero e la loro coscienza) e la sovrastruttura (l’insieme delle costruzioni teoretiche e
spirituali prodotte dalla società→ideologia della classe dominante).
Se la cultura non è che un riflesso della struttura economica di una società, Allora le idee dominanti in
una certa epoca sono le idee della classe dominante In quell'epoca. società capitalistica, ad esempio,
l'ideologia dominante è quella della borghesia industriale: la visione del mondo che si impone è la sua
visione del mondo.
-LA COMPRENSIONE DEL MOVIMENTO DELLA STORIA
Secondo Marx ogni momento storico è caratterizzato da incontro e scontro tra struttura e
sovrastruttura. Di solito tale conflitto si risolve attraverso un evento rivoluzionario, che porta
all'abbattimento dei vecchi rapporti di produzione, e dunque della vecchia classe dominante, da parte
della classe sociale in ascesa. Un esempio reale della situazione descritta da Marx è la rivoluzione
francese che vede la borghesia, la classe egemone statica, che tende sempre a conservare i propri
privilegi, contro il proletariato, che tende a ottenere quei privilegi della classe egemone.
-IL CAPITALE
Marx nella opera Il Capitale attua uno studio profondo del capitalismo il cui fine è conoscere a fondo
la teoria capitalistica in modo da creare un movimento contrario ad essa (per sconfiggere il tuo
nemico devi conoscerlo a fondo).
→merce: qualsiasi bene o servizio, materiale o immateriale, che sia frutto del lavoro umano e che
venga scambiato sul mercato entrando così nel circuito economico e acquisendo un valore d'uso e un
valore di scambio.
→valore d’uso: Il valore acquisito da una merce in base alle sue qualità intrinseche, che le
consentono di rispondere a determinati bisogni umani.
→valore di scambio: il valore acquisito da una merce in base alla possibilità di paragonarla e
scambiarla con un'altra merce. Dipende dalla quantità di lavoro necessaria per produrla, e non deve
essere confusa con il prezzo, sul quale influiscono anche altri fattori (disponibilità sul mercato).
→feticismo delle merci: La società capitalistica attribuisce la merce, erroneamente, un valore
intrinseco, dimenticando che tale valore le deriva dal lavoro di chi l'ha prodotta. L’autentica origine
dela valore di una merce è data dal fatto che la merce non è semplicemente un oggetto o un servizio,
ma implica un rapporto tra uomini: ad esempio, lo scambio sul mercato di una stoffa di seta con un
paio di scarpe non è un semplice scambio di oggetti, ma sotto intende un rapporto sociale tra chi ha
lavorato la seta e chi ha prodotto il paio di scarpe.
→differenza tra società mercantile e società capitalistica: gli scambi caratteristici della società
mercantile possono essere riassunti dalla formula “M-D-M”, dove il primo passaggio (M-D)
rappresenta la vendita di una merce da cui si ottiene una certa quantità di denaro, e il secondo
passaggio(D-M) rappresenta il riempiego del denaro guadagnato per l'acquisto di altra merce. Nella
società mercantile lo scambio di merci era finalizzato allo scambio di valori d'uso. Al contrario nella
società capitalistica Il fine dello scambio commerciale diventa il denaro: infatti esso viene investito per
acquistare una merce (D-M) che, una volta impiegata nella produzione, frutta al capitalista una
quantità di denaro maggiore rispetto a quella investita (M-D’). Questo incremento viene spiegato da
Marx per mezzo della nazione di plusvalore.
Da dove deriva il plusvalore? Il sistema capitalistico si basa su uno scambio tra datore di lavoro e
operaio: l'operaio riceve un salario, e in cambio presta la sua forza lavoro, vale a dire la sua capacità
produttiva. Per mezzo del salario l'imprenditore acquista dunque dall’operaio una merce molto
speciale, poiché la forza lavoro è in grado di produrre un valore maggiore rispetto al suo costo (dopo
circa sei ore di lavoro il salariato ha già prodotto il numero di scarpe il cui valore sul mercato è pari a
qello del suo salario giornaliero). Dal momento che l'operaio non è proprietario delle merci che
produce, tale guadagno rimane esclusivamente nelle mani del capitalista, favorendo l'accumulazione
di capitale. il sistema capitalistico, dunque, non mira alla soddisfazione dei bisogni di tutti, ma
determina piuttosto l'accumulazione dei capitali nelle mani di pochi.
→capitale costante: La quantità di denaro che il capitalista investe per acquistare i locali, macchinari e
le materie prime necessaria la produzione
→ capitale variabile: la quantità di denaro che il capitalista investe per pagare il salario degli operai. Il
Capitale variabile è quello che genera Plusvalore, perché questo è una merce, la forza lavoro, che
produce valore
-ALIENAZIONE
L'alienazione è la condizione dell'operaio salariato, il quale nella sua attività produttiva non ha modo
di realizzare la propria natura: al contrario, e gli smarrisce se stesso e la propria essenza di essere
umano in un lavoro che non gli appartiene, in quanto totalmente controllato dal padrone.
1) alienazione dal prodotto del lavoro: Il proprietario ha consapevolezza che il proprio lavoro
arricchisce il capitalista che lo sfrutta
2) alienazione dall'attività lavorativa: l'operaio non risulta padrone neppure della propria attività, in
quanto il capitalista a dettare gli orari e le condizioni di lavoro; e questi non possono che essere
disumani, dal momento che il proprietario nella fabbrica vado unicamente al proprio profitto
3)Alienazione dalla propria essenza: l'operaio produce in modo tale da non comprendere la natura del
proprio lavoro dato che l'uomo non partecipa più a tutto il ciclo produttivo dell'oggetto, di fatto egli
esegue un lavoro parcellizzato ( non capisce il senso della sua azione)
4) alienazione dei propri simili: questa tipo di alienazione è adottato dal fatto che il prossimo è il
capitalista che sfrutta il proletario e che ha una condizione di privilegio dovuta proprio a quest'ultimo
-IL DESTINO DEL CAPITALISMO
→le conttraddizioni interne al sistema:
+punto di vista filosofico: capitalismo (tesi)-->proletariato (antitesi)-->momento comunista (sintesi)
+Il sistema capitalistico si basa su un patto ingiusto tra datore di lavoro e operaio
+Una delle caratteristiche fondamentali del capitalismo è la libera concorrenza, che contrappone tutti
gli imprenditori tra loro, inducendoli a cercare di immettere sul mercato prodotti sempre meno costosi.
Questo fenomeno tuttavia porta all'abbassamento dei salari, e di conseguenza al peggioramento delle
condizioni di vita del proletariato
+Un ulteriore contraddizione del sistema capitalistico risiede nel fatto che l'eccessiva crescita della
produttività di alcuni settori e all'origine di ricorrenti crisi di sovrapproduzione, che hanno per effetto
una vertiginosa caduta dei prezzi e che portano al licenziamento di migliaia di lavoratori che, a sua
volta, causa una limitazione della disponibilità all'acquisto, alimentando, in un circolo vizioso,
l’invenduto (il sistema implode su se stesso).
→la rivoluzione proletaria: nel momento nel quale crollerà il capitalismo, secondo Marx, si avrà l'inizio
della rivoluzione proletaria, che darà avvio a un'epoca storica totalmente nuova, dove, la nuova
società, non avrà alcuna classe sociale e verrà abolita la proprietà privata (fonte di ogni squilibrio di
potere).
-LA REALIZZAZIONE DELLA SOCIETA COMUNISTA
Marx non si spinge mai a descrivere in dettaglio quali debbano essere le caratteristiche del
comunismo, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista istituzionale; del resto, una
descrizione troppo puntuale, sarebbe del Comunismo un'utopia e di conseguenza un ideologia. di
fatto per Marx il comunismo non è un ideale a cui la realtà debba conformarsi, Ma un evento storico
prevedibile, poiché discende necessariamente Dalle caratteristiche del sistema capitalistico, e
comporta necessariamente una rivoluzione e un sovvertimento dell'ordine sociale esistente.
I Fase (comunismo grezzo): Questa fase è una fase transitoria, caratterizzata la dittatura del
proletariato sul proletariato stesso, infatti il popolo deve essere guidato dai suoi rappresentanti
perché non è ancora totalmente maturo da riuscire ad autogovernarsi. In questa fase ognuno deve
guadagnare in base al lavoro che fa.
II Fase (comunismo autentico): Questa fase è caratterizzata dall'anarchia, un sistema senza la
necessità che ci siano leggi o organi politici che impongono al cittadino un certo comportamento, di
fatto in questa fase i cittadini arrivano a una tale conoscenza del bene comune da agire secondo esso
senza che gli venga imposto. In questa fase ognuno deve guadagnare in base alle esigenze che ha.
-POSITIVISMO
Il positivismo è un movimento filosofico e culturale, nato in Francia, caratterizzato dall'esaltazione
della scienza. il positivismo si presenta fin dall'inizio con una generale celebrazione della Scienza e si
concretizza nelle seguenti Convinzioni di fondo:
+ La scienza è l'unica conoscenza possibile e il metodo scientifico è l'unico valido;, pertanto il
riferimento a cause o a principi che non siano scientificamente indagabili dà origine a conoscenze che
non sono autentiche: tale è la metafisica, che, avvalendosi appunto di questo tipo di cause e principi,
è priva di valore
+ la funzione della filosofia positivista consiste nel riunire e nel coordinare i risultati delle singole
scienze, in modo da realizzare un sapere unificato e generalissimo
+ poiché il metodo della scienza è l'unico valido, va esteso a tutti i campi di indagine, compresi quelli
che riguardano l'essere umano e la società come la sociologia ( è l'applicazione del metodo scientifico
nella filosofia e utilizza i sentimenti umani come se fossero strumenti scientifici)
Il positivismo si distingue tra una prima e una seconda fase: in un primo momento il positivismo vuole
essere principalmente una proposta per superare la crisi socio-politica e culturale del periodo
post-illuministico e post-rivoluzionario, in un secondo momento esso si presenta come riflesso e
insieme stimolo di un progresso in atto.
Il positivismo è caratterizzato da una fiducia entusiastica nel progresso, cioè, più precisamente, nelle
capacità umane e nelle potenzialità della Scienza e della Tecnica. Il positivismo esalta in primo luogo
lo scienziato ma anche l'industriale, gli ingegneri, il medico e anche il maestro visto come diffusore di
cultura presso la povera gente. Lo studio, in questo periodo, non rimane nella Turris eburnea (torre
d’avorio) ma permea la società attraverso le figure elencate in precedenza.
-COMTE
Conte è il filosofo che prefigura l'avvento della società positivista.
-DOTTRINA DEI TRE STADI
1)età classica (momento teologico): In questa età si cercano di spiegare i fenomeni che accadono nel
mondo(es. fulmini, tuoni…) attraverso l'immaginazione. Le cause di questi fenomeni vengono
individuate nelle divinità.
2)età moderna (momento metafisico): In questa età si cercano di spiegare i fenomeni che accadono
nel mondo attraverso il ragionamento. Si arriva alla conclusione che le cause sono sostanze prime.
3)età futuribile (momento positivo): Età in cui non si devono più spiegare i fenomeni ma si devono
descrivere. Questa azione avviene con la scienza la quale ha il compito di individuare le leggi che
regolano la natura.
-SOCIOLOGIA
Scienza che studia la società umana come se fosse una materia scientifica: analizzandola
analiticamente e oggettivamente. Studia le leggi matematiche che regolano la società, raccoglie i dati
oggettivi e cerca di prevedere le società future.
Attraverso la sociologia, Comte, individua due tipi di società: quella statica e quella dinamica. La
prima si occupa degli aspetti permanenti della struttura della società, ovvero studia le istituzioni sociali
per ciò che sono in un determinato momento storico. La seconda si occupa delle trasformazioni della
società, dei modi e dei motivi dell'evoluzione sociale, e si basa sul concetto di progresso, cioè in
sviluppo continuo e graduale dell'umanità.
-NIETZSCHE
La produzione di Nietzsche viene tradizionalmente suddivisa in quattro periodi:
-il periodo giovanile
-la filosofia del mattino (periodo illuministico)
-la filosofia del meriggio
-la filosofia del tramonto
● IL PERIODO GIOVANILE
Questa prima fase è caratterizzata una forte polemica nei confronti della civiltà occidentale che,
secondo il filosofo, si trova ormai in uno stato di profonda decadenza.
Il punto di partenza della filosofia di Nietzsche è l'idea che l'immagine tradizionale della grecità, quella
che ci viene restituita dagli studi neoclassici, i quali attribuiscono equilibrio, armonia e misura, sia
sostanzialmente falsa poiché elimina uno dei due elementi costitutivi della civiltà greca, per
focalizzarsi unicamente sull'altro. Questi due elementi sono due impulsi dicotomici, che Nietzsche
chiama dionisiaco e apollineo.
L'impulso dionisiaco secondo Nietzsche esprime la vitalità, la sfrenatezza, il valore della corporeità e
del legame con la natura, ma anche la mancanza di senso e la tragicità del vivere. Prende il nome da
Dioniso, dio greco del vino e delleebbrezza, e trova espressione soprattutto nella musica e nella
poesia lirica.
L'impulso apollineo secondo Nietzsche esprime il tentativo di ordinare e razionalizzare la realtà, per
dare un senso all'esistenza e renderla sopportabile. Prende il nome da Apollo, dio greco della luce e
delle arti figurative, e trova espressione soprattutto nella scultura, nell'architettura e nella poesia
epica.
Secondo Nietzsche originariamente le tragedie greche avevano un giusto equilibrio tra posizione
apollinee e posizione dionisiache, tuttavia con l'arrivo delle tragedie di Euripide, ha iniziato a
prevalere la posizione apollinea e di conseguenza il reprimento dell'impulso dionisiaco. Queste
tragedie hanno imposto la visione di un uomo falsa: noi siamo razionalità e irrazionalità e non solo
una delle due. Da qui in poi la filosofia occidentale ha preso una strada errata pensando che la parte
apollinea dovesse prevalere su quella dionisiaca.
Un altro argomento che Nietzche tratta durante il periodo giovanile è la storia. Secondo egli la
decadenza del mondo occidentale è causata da un fenomeno detto malattia storica: ovvero l'eccesso
di conoscenza storica tipica del XIX secolo. Questo eccesso di conoscenza paralizza le capacità
creative, di innovazione e di azione degli uomini e avrebbe causato la perdita di originalità della civiltà
moderna trasformando quest'ultima in nient'altro che una sorta di museo delle civiltà precedenti.
Secondo il filosofo esistono tre atteggiamenti che si possono assumere nei confronti della storia:
-storia monumentale: L'atteggiamento di chi ricostruisce la storia guardando alle grandi opere e ai
grandi personaggi che ne sono stati i protagonisti; fornisce modelli per l'azione, ma può portare alla
stelle imitazione
-storia antiquaria: atteggiamento di chi guarda al passato con fedeltà, tutelando la tradizione;
permette di conoscere le proprie origini, ma può indurre a uno sterile collezionismo nei confronti dei
fatti storici
-storia critica: atteggiamento di chi guarda ial passato giudicando e per lo più condannando i modelli
che esso ci offre; spinge a vivere in modo libero e creativo, superando gli esempi di cui si dispone, ma
può indurre all’idea che il passato non serva a nulla
● FILOSOFIA DEL MATTINO
Era apparsa la filosofia nietzschana nella quale si elabora una critica alla vecchia cultura occidentale.
Questa opera di smascheramento dei pregiudizi della cultura occidentale si abbatte
contemporaneamente tanto sul piano della morale quanto su quello della metafisica.
Per quanto riguarda la morale, Nietzsche, va a cercare quale sia il punto di partenza per ogni nostra
azione morale. In origine in tutte le società vigeva una morale autentica che esprimeva le nostre reali
pulsioni ( vigeva la legge del più forte). Ad un certo punto però, nel corso della storia si assistette a un
rovesciamento dei valori, la cui responsabilità è ad attribuire alla casta sacerdotale. Inferiori rispetto ai
guerrieri, ma nello stesso tempo invidiosi per il potere da essi esercitato, i sacerdoti cominciarono a
provare nei confronti dei signori odio e desiderio di vendetta. Non potendo sfidarli apertamente,
cercarono di ottenere il potere in modo subdolo, ossia offrendo al popolo una tavola di valori
alternativa rispetto a quella vigente. Di fatto i sacerdoti inventarono il concetto di peccato, che
solamente essi sapevano sanare. Si sostituì così alla morale dei Signori la morale degli schiavi: una
morale di origine cristiana e perversa, che ha costretto l'umanità artificialmente ad [Link]
più, Secondo Nietzsche, il cristianesimo è la religione antivitalistica per eccellenza: per mezzo della
nazione di peccato stigmatizza ogni impulso naturale e costringe l'uomo a reprimerlo, producendo
individui pieni di sensi di colpa e rendendosi così responsabile della decadenza della civiltà europea.
Per contrastare la morale cristiana, Nietzsche, si propone di attuare una trasvalutazione dei valori,
ovvero nel riportare in auge i veri valori umani.
Per quanto riguarda la metafisica il filosofo si propone di studiare le bugie metafisiche che l'uomo si è
creato per vivere la vita. L'uomo infatti si riempie di bugie ( come l'amore) per far sì che egli abbia la
forza di andare avanti in una vita che non è nient'altro che deserto. La bugia per eccellenza è
l'invenzione di Dio, utilizzata per affrontare il nichilismo della vita (la mancanza di un fine e di un
senso della realtà). Il filosofo annuncia così la morte di Dio che non è che la metafora del
superamento di tutti i valori della tradizione e dell'ammissione che un fondamento ultimo del mondo
non esiste. L'unico modo in cui Dio può morire è per mano degli uomini, perché Dio muore nel
momento in cui essi cessano di autoingannarsi, decidendo coraggiosamente di vivere senza far
derivare la propria esistenza da un'entità trascendente o da principi superiori ed eterni. La morte di
Dio genera gli uomini due tipi di nichilismo: quello passivo (genera un senso di angoscia al venir
meno del senso del mondo) e quello attivo (atteggiamento degli spiriti liberi che, di fronte al venir
meno dei valori e del senso del mondo, sanno cogliere le possibilità che si aprono, come viandanti
capaci di apprezzare il viaggio pur consapevoli dell'assenza di una meta ultima).
● FILOSOFIA DEL MERIGGIO
L'opera principale di questa parte della filosofia di Nietzsche è “Così parlò Zarathustra”. In quest'opera
c'è l'introduzione della figura del superuomo, figura che si eleva al di sopra della massa e riesce a
vivere senza le menzogne di Dio e delle altre bugie metafisiche.
Per raggiungere Questo stadio l'uomo deve attraversare tre momenti chiamati metamorfosi dello
spirito umano:
-momento del cammello: come il cammello sopporta il peso della propria gobba, così l'umanità
sopporta i pesi della vecchia morale e non osa ribellarsi ad essi
-momento del leone: durante questa fase l'umanità comincia a rendersi conto dei pesi della vecchia
morale, la criticherà, ma, prorio come il pigro leone, non agirà in modo tale da distruggerla
-momento del fanciullo: questo momento si attuerà quando l'umanità sarà in grado di proporre una
nuova morale e nuovi valori, e di conseguenza l'uomo comincerà una nuova vita proprio come il
fanciullo
Il super uomo è un essere radicalmente diverso, capace di vivere e agire secondo valori
completamente rinnovati. In lui l'impulso dionisiaco non viene represso ma esternato, egli accetta la
vita con gioia in tutti i suoi aspetti, anche quelli più tragici e dolorosi. Invece di reagire con
rassegnazione o disperazione di fronte alla scomparsa del fondamento, la accoglie positivamente,
vedendo In essa una forma di liberazione e un'occasione di autenticità: privato di valori costrittivi,
l'uomo può finalmente esprimere la propria natura. Il superuomo è colui che è finalmente capace di
vivere senza valori e senza alcun fondamento: la sua grandezza sta proprio nel coraggio con cui
accetta la propria natura e dice di sì alla vita, consapevole che non c'è nulla al di là di essa che possa
darle un senso.
Un'altra caratteristica fondamentale del superuomo è accettazione del ritorno dell'uguale: secondo
Nietzsche l'universo è destinato a ripetersi eternamente sempre uguale a se stesso (visione ciclica
della storia in contrasto con la visione lineare cristiana). La grandezza del superuomo sta nel vincere
questo ritorno incessante degli avvenimenti.
Un'ultima caratteristica peculiare del superuomo è il suo essere incarnazione della volontà di potenza,
che è la volontà di imporre i propri valori e la propria prospettiva sul mondo( venuto meno Dio, la
volontà umana è libera di esprimersi). Nietzsche non sta però parlando di un mero istinto di
conservazione, della schopenhaueriana volontà di vivere, ma piuttosto di un istinto all'auto
affermazione, di un autentica forza espansiva. In particolar modo, nel superuomo la volontà di
potenza si manifesta nella tendenza all'affermazione dei propri valori e della propria prospettiva sul
mondo.