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Sociologia economica (Trigilia)
CAPITOLO 1
L’eredità dei classici e i nuovi confini tra economia e
sociologia
1) COME LA SOCIOLOGIA STUDIA L’ECONOMIA
- Definizione di sviluppo economico
- 2 definizioni dei fenomeni economici (Polanyi)
o Economia come insieme delle attività stabilmente intraprese dai membri
di una società per produrre, distribuire e scambiare beni e servizi
Processo istituzionalizzato
o Fenomeni economici come attività che hanno a che fare con la scelta
individuale di impiego di risorse scarse per ottenere il massimo dai propri
mezzi Perseguimento razionale degli interessi individuali
- Studio dell’interazione tra economia e società Attività economica come
processo influenzato dalle istituzioni
- Definizione di istituzioni
o Valori
o Norme
o Sanzioni (positive/negative; formali/informali)
- Definizione di organizzazioni
o Istituzioni ≠ organizzazioni
- Comportamento economico e strutture sono condizionati da un particolare
contesto istituzionale, e a loro volta lo influenzano
o Scelte individuali socialmente orientate
- Definizione di sistema economico
o Determinata organizzazione della vita economica
o Nel cui ambito regna una determinata mentalità economica
o E si applica una determinata tecnica
- Forme di integrazione dell’economia (Polanyi)
o Reciprocità
o Redistribuzione
o Scambio di mercato
2) LA PROSPETTIVA METODOLOGICA
- “Grande sintesi” (Adam Smith)
o Ruolo delle istituzioni non economiche
o Importanza dei valori condivisi e dei principi morali
- Anni ’70 dell’800: rivoluzione marginalista Mercato isolato analiticamente dal
contesto sociale
- Economia neoclassica vs. Sociologia economica
o Concezione dell’economia
Processo di allocazione razionale di risorse scarse
Fenomeno storico caratterizzato da un particolare contesto
istituzionale
o Azione economica
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Motivata dal perseguimento razionale dell’interesse individuale
(atomismo e utilitarismo)
Azione sociale orientata da finalità (anche) non utilitaristiche e
condizionata dalle istituzioni
o Regole
Mercato concorrenziale
Considerazione di fenomeni istituzionali diversi dal mercato:
istituzioni sociali e politiche
o Metodo di indagine
Metodo analitico-deduttivo e normativo (teorie a elevata
generalizzazione)
Metodo induttivo basato sull’indagine storico-empirica
(generalizzazioni limitate nello spazio e nel tempo)
3) UN SERBATOIO DI IPOTESI
- Mercato
o Processo di costruzione del mercato capitalistico
Efficienza (economisti) vs. Legittimità (sociologi economici)
Problemi dell’equità e della libertà di scelta
o Condizioni del suo funzionamento
Libertà dei singoli (economisti) vs. Controlli istituzionali (sociologi
economici)
Istituzioni che generano fiducia e riequilibrano i rapporti di potere
Funziona meglio (è più efficiente) se è ben costruito socialmente
- Sviluppo economico (da cosa dipende in un’economia di mercato?)
o Legittimità
Accettazione sociale del mercato (data dalle istituzioni)
o Capacità innovativa
Imprenditorialità
Eccesso di regolamentazione può andare a scapito della capacità
innovativa
- Consumo
o Preferenze condizionate da fattori socioculturali
Valore simbolico dei beni (Simmel)
Moda e pubblicità
o Ricerca di status (Weber)
o Rigidità sociale del comportamento di consumo Azioni in contrasto con
il calcolo razionale dell’utilità
o Scarsa informazione dei consumatori Imprenditore dirige i bisogni del
consumatore
4) LA RIDEFINIZIONE DEI CONFINI TRA ECONOMIA E SOCIOLOGIA
- Frammentazione nel secondo dopoguerra: sviluppo economico + tematiche
microeconomiche
o Dovuta a trasformazioni economiche e sociali
- “Grande trasformazione” Capitalismo moderno; costruzione sociale del
mercato
o Accresciuta influenza dello Stato nella regolazione dell’economia
(soprattutto dopo Grande Depressione anni ’30)
o Burocratizzazione delle imprese
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- Concorrenza perfetta/monopolio vs. Concorrenza imperfetta
- Macroeconomia keynesiana
o Critica al laissez-faire + Incertezza Necessario maggiore ruolo dello
Stato
o Equilibrio di sottoccupazione
o Interventismo
o Deficit spending
o Redistribuzione (per risolvere problemi di equità ed efficienza)
- Sociologia di Parsons
o Limiti dell’economia neoclassica come scienza empirica
Esclusione dei fini dell’attore
Problema dell’ordine sociale
o Tentativi di ridefinire l’economia Criticati da Parsons
Empiricismo positivista
Empiricismo storicista
o Teoria (divisione tra le discipline) vs. Realtà (fuori dai confini disciplinari)
o Sociologia verso la teoria generale
o Teoria dei sistemi sociali
Funzione di adattamento
Funzione di conseguimento dei fini
Funzione di latenza
Funzione di integrazione
- Economia verso realtà empirica vs. Sociologia verso astrazione
CAPITOLO 4
La crisi del fordismo e i modelli produttivi flessibili
1) CRISI E TRASFORMAZIONE DEL MODELLO FORDISTA
- Modello fordista (sviluppato nel corso del ‘900)
o Grandi imprese verticalmente integrate
o Produzione di massa
o Organizzazione del lavoro tayloristica
- Affermatosi in modi diversi nei vari settori produttivi
o Domanda di beni non standardizzati
o Domanda più instabile
- Diversi tempi di diffusione e radicamento nei contesti nazionali
o USA vs. Europa
- Tratti simili nei diversi paesi
o Organizzazione dei processi produttivi
o Istituzionalizzazione delle relazioni industriali
o Intervento dello Stato
Fordismo a livello micro + Stato sociale keynesiano
- Cause delle trasformazioni del modello fordista (dagli anni ’70)
o Saturazione del mercato dei beni di massa
Nuovi stili di vita e modelli di consumo
o Concorrenza dei Paesi di nuova industrializzazione
o Impennata dei prezzi del petrolio
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o Venir meno del regime di cambi fissi
- Ridefinizione del modello fordista
o Strategie di adattamento neofordiste
Produzione flessibile di massa
Introduzione di nuove tecnologie elettroniche
o Strategie di multinazionalizzazione
2) MODELLI PRODUTTIVI FLESSIBILI E CONTESTO ISTITUZIONALE
- Modello della specializzazione flessibile
- Clusters
- Distretti industriali
o Tre caratteristiche
Specializzazione produttiva
Integrazione tra le aziende nel processo produttivo
Collaborazione data da identità culturale territoriale
o Distretti industriali in Italia
“Atmosfera industriale”
Sapere contestuale + Sapere codificato
Ruolo di fattori istituzionali e culturali
1. Rete di piccoli e medi centri
2. Rapporti di produzione in agricoltura
3. Subculture politiche territoriali
Concorrenzialità + Cooperazione
1. Produzione di beni collettivi
2. Relazioni di lavoro
o Risorse/istituzioni facilitano lo sviluppo dei distretti e la loro riproduzione
nel tempo
Aspetti cognitivi: tradizioni artigianali + istituzioni di ricerca
Aspetti normativi: capacità di cooperazione + tessuto fiduciario
Istituzioni e servizi: facilitare la comunicazione + produrre beni
collettivi
o Cambiamenti dei distretti industriali
Sfide poste dalla globalizzazione
Difficoltà della regolazione politica dell’economia
Riorganizzazione della produzione
- Sistemi locali dell’innovazione e distretti high tech
o Requisiti per lo sviluppo
Divisibilità del processo produttivo
Incertezza delle traiettorie tecnologiche
Elevata variabilità del mercato
o Economie esterne e beni collettivi che spiegano la concentrazione
territoriale
Accesso alla ricerca e collegamento con strutture scientifiche e
universitarie
Fornitori specializzati di beni e servizi per le imprese
Qualità del contesto socioculturale e ambientale
o Due aspetti che li distinguono dai tipici distretti industriali
Generazione di nuovi prodotti e costruzione sociale
dell’innovazione
Minore rilevanza di un’identità locale forte
- Trasformazione delle grandi imprese
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o Decentramento dell’autorità
o Più attiva partecipazione e maggior coinvolgimento dei lavoratori
o Collaborazione con subfornitori
o Maggiore dipendenza dall’ambiente (embeddedness)
o Potenziamento delle capacità di apprendimento
o Apertura maggiore alle collaborazioni esterne
- Convergenza tra piccole e grandi imprese Modello organizzativo a rete
- Globalizzazione Formazione di imprese-rete transnazionali
o Integrazione del mercato + Disintegrazione del processo produttivo
- Reti transnazionali e paesi in via di sviluppo
3) L’ECONOMIA INFORMALE
- Tre dimensioni
o Modalità di produzione di beni e servizi
o Tipo di beni e servizi prodotti
o Orientamento al mercato della produzione
- Tre tipi
o Economia criminale
o Economia nascosta/sommersa
o Economia domestica/comunitaria
- Spinte alla crescita dell’economia informale
o Difficoltà del fordismo e della produzione di massa
Adattamento dei lavoratori
Deregolazione dei rapporti di lavoro
Maggiore variabilità e frammentazione dei mercati
o Difficoltà dei sistemi di welfare
Minore o più carente copertura pubblica
Domanda sociale più variegata
o Elevato costo dei servizi finali offerti sul mercato
- Fattori che incoraggiano l’economia nascosta/sommersa
o Risorse cognitive
o Risorse normative
o Relazioni fiduciarie
o Radicamento territoriale
- Via alta e via bassa alla flessibilità
CAPITOLO 5
La nuova sociologia economica
1) IL NEOISTITUZIONALISMO ECONOMICO
- Economia dei costi di transazione
o Razionalità limitata
o Tendenza all’opportunismo
- Meccanismi di governo efficiente delle transazioni (Williamson)
o In base al grado di frequenza e di specificità delle transazioni
Scambio di mercato
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Terze parti
Governo bilaterale
Gerarchia
o Visione iposocializzata dell’attore
2) LA NUOVA SOCIOLOGIA ECONOMICA
- Approcci accomunati da alcuni aspetti che li distinguono dal neoistituzionalismo
economico
o Azione socialmente orientata
o Radicamento sociale dell’azione economica
- Strutturalismo
o Granovetter
Reti stabili di relazioni sociali come strutture che influenzano il
comportamento economico
Embeddedness
Forza dei legami deboli
o Buchi strutturali (Burt)
o Sociologia dei mercati (Swedberg)
o Interlocking directorates
o Invenzione e innovazione Impatto delle reti sull’innovazione
Capacità di assorbimento (Powell)
Manager capaci di individuare e colmare buchi strutturali (Burt)
Ruolo della marginalità nel concepimento di idee nuove
(Granovetter)
o Ruolo dei legami sociali forti nel rendimento delle imprese (Uzzi)
o Combinazione di legami deboli con legami forti
o Studio delle attività finanziarie
Opzioni sui titoli (Baker)
Controllo dei comportamenti opportunistici (Abolafia)
Mercato elettronico globale e radicamento spaziale (Sassen)
Mercato digitalizzato e problemi di opportunismo (Cetina e
Bruegger)
o Capitale sociale (Bordieu; Coleman)
Bene collettivo
Spiegazione culturalista
Conseguenze positive e negative
Ruolo della politica nel trasformarlo in risorse positive per lo
sviluppo locale
Reti sociali e mercato
- Neoistituzionalismo sociologico
o Focus sul ruolo autonomo dei fattori culturali e politici
o Teoria dell’azione più ampia e multidimensionale
o Enfasi sulla dimensione cognitiva delle istituzioni (rispetto a quella
normativa)
o Isomorfismo (Powell)
Coercitivo
Normativo
Mimetico
- Ricerche sulle tendenze in corso (dimensione culturale, neoistituzionalista +
dimensione relazionale, strutturalista)
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o Studio sulla grande trasformazione delle imprese americane negli anni
’80-’90 (Dobbin)
Creazione di valore per gli azionisti
Costruzione sociale della legittimità
o Mercati per la contrattazione dei derivati finanziari (MacKenzie e Millo)
Ruolo dei legami fiduciari (reti)
Dimensione culturale
o Agenzie di revisione contabile e di valutazione del credito (Mutti)
Riduzione dell’incertezza tra gli investitori
Agenti di diffusione della fiducia
- Prospettiva integrata: radicamento sociale, culturale e politico dell’azione
economica
o Integrazione tra fattori economici e socioculturali
3) CULTURA E CONSUMI
- Approccio neodifferenziazionista
o Competizione per lo status e condizionamento dei media (Baudrillard)
o Condizionamento della posizione nella stratificazione sociale (Bourdieu)
Distinzione sociale (capitale economico, culturale e sociale)
Habitus
o Costruzione sociale della moda (Bourdieu)
- Approccio che lega i consumi al ruolo autonomo dei fattori culturali
o Costruzione dell’identità
o Strategie attive dei consumatori
o Mercati di beni sacri
Fondamenti di sociologia economica (Pais)
CAPITOLO 29
Le città come attori dello sviluppo
1) STUDIARE LE CITTÀ
- Ruolo economico delle città alle origini del capitalismo moderno (Weber)
- Inizio ‘900: minore ruolo delle città per effetto di due condizioni
o Diffusione dell’industria di massa
o Centralizzazione di funzioni in capo allo Stato
- Anni ’70-oggi: nuova centralità delle città
o Sul piano economico
Esternalizzazione, dipendenza delle imprese da altre imprese e da
economie esterne (servizi prodotti nelle città)
Globalizzazione e concentrazione di attività, funzioni e servizi nelle
città
o Sul piano istituzionale
Decentramento Trasferimento di poteri e risorse a livelli
subnazionali
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Europeizzazione Risorse di legittimità e finanziarie autonome
2) LE SFIDE INTERPRETATIVE
- Città creative (Florida) Attenzione sui processi interni
o Città come poli di attrazione, creatività, innovazione e crescita economica
o Ascesa, mobilità e scelte di residenza della classe creativa
o Presenza di capitale umano che attrae gli investimenti
o Modello di crescita economica delle 3 T: tecnologia, talento, tolleranza
- Città globali (Sassen) Attenzione sui processi esterni di globalizzazione
o Città come nodi di reti di attivazione e controllo di processi economici
globali
o Delocalizzazione delle attività di produzione e di servizi Vs.
Accentramento territoriale di funzioni di direzione e controllo
o Concentrazione di attività ad alto valore aggiunto e funzioni specializzate
o Grandi città connesse in un circuito reticolare; specializzazione e
complementarietà
Rafforzamento legami transnazionali; indebolimento rapporti con
sistema urbano nazionale
- Città-regioni globali (Scott)
o Molteplicità di centri in cui si condensano reti di produzione di beni e
servizi
o Esempio: distretti industriali nel Nord Italia
- Città europee
o Reti di città di piccole e medie dimensioni
o “Società locali incomplete”
Istituzioni, welfare state e ruolo dello stato
3) LA RICERCA IN ITALIA: DUE ESEMPI
- Città del Nord
o Applicazione del concetto di città-regione globale
o Tessuto policentrico
o Cambiamento delle logiche di addensamento demografico negli anni
o Ruolo di Milano
Complementarietà con Roma
Ruolo di snodo globale
o Specializzazione funzionale dei centri urbani e metropolitani
o Centri di produzione di servizi + Sviluppo di network professionali creativi
o Reti innovative anche al confine tra distretti e città
- Città del Sud
o Globalizzazione come occasione di riposizionamento per città più
marginali durante il capitalismo industriale
Domanda per beni di consumo di qualità
Domanda turistica
o Maggiore dotazione culturale e ambientale, ma minore attivazione
(attraggono meno visitatori)
o Meccanismi di attivazione esogeni ed endogeni
Ruolo degli attori locali e strategia pubblica meno solida rispetto al
Nord
4) LE PROBLEMATICHE EMERGENTI
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- Nord: sviluppo come città-regione globale, ma senza regolazione su scala
transregionale
- Sud: scarto fra dotazione di risorse locali e loro valorizzazione che dipende da
debolezza delle azioni pubbliche e private predisposte a livello locale
- Nesso fra città e crescita economica
o Diffusione di un nuovo orientamento più favorevole all’impresa
o Regolazione pubblica e governance
o Leadership politica, governi urbani e piani strategici
CAPITOLO 30
Le aree marginali
1) INQUADRAMENTO EMPIRICO
- Marginalità: categoria con cui leggere le disuguaglianze territoriali
- Spirale della marginalità: elementi che si auto-alimentano
o Calo demografico
o Bassa densità abitativa
o Alta incidenza della popolazione anziana
o Difficoltà a mantenere i servizi sul territorio
o Scarsa capacità di attrarre popolazione dall’esterno
o Presenza di redditi pro-capite più bassi
o Debolezza del tessuto imprenditoriale
- Come si manifesta la spirale della marginalità
o Abbandono del territorio
o Sottoutilizzo del capitale naturale e culturale
o Dissesto idrogeologico
o Degrado dei beni culturali e architettonici
o Perdita di biodiversità
o Dispersione di conoscenze
2) LE SFIDE INTERPRETATIVE
- Modelli di spiegazione della marginalità territoriale: tipologia basata su
o Fattori causali della marginalità (universali/tipici)
o Ambito di analisi (singole aree/interazione fra aree)
- Teorie della modernizzazione – fattori universali + singole aree
o Universali evolutivi (Parsons)
o Marginalità: ritardo rispetto all’evoluzione naturale
Persistenza di aggregazioni sociali che ostacolano lo sviluppo
o Successione di stati evolutivi verso il naturale sviluppo (Rostow)
- Teorie della dipendenza – fattori universali + interazione fra aree
o Fattore economico
o Marginalità: esito di un processo storico che ha agito negativamente sulle
strutture economiche e produttive delle aree periferiche
Espropriazione di risorse naturali e forza lavoro
o Dipendenza economica dalle aree più forti (scambio ineguale)
o Dipendenza culturale
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o Istituzioni estrattive e impossibilità di produrre cambiamento
- Teorie dello sviluppo endogeno – fattori tipici + singole aree
o Modelli dicotomici non sufficienti per spiegare le disparità territoriali
o Marginalità: incapacità di un’area di creare valore a partire dalle risorse
locali (cognitive, sociali o materiali)
- Teorie dei reticoli sociali – fattori tipici + interazione fra aree
o Marginalità: risultato dell’incapacità di instaurare relazioni interno-esterno
stabili e leali
o Dinamiche relazionali asfittiche e dominate da opportunismo
o Rete come insieme di relazioni tra gli attori
o Reti locali/reti globali
Marginalità come isolamento del livello locale
o Reti continue/discontinue e ad alta/bassa densità
Marginalità in reti continue e dense
3) DUE ESEMPI DI RICERCHE
- Mappatura delle aree marginali attraverso indici di marginalità
- Fragilità territoriale del Nord Italia
o Incrocio di mobilità e reciprocità 4 tipi ideali di socialità
Società liquide
Società reticolari
Società auto-contenute
Società marginali Persone molto statiche + poche occasioni di
socialità
o Morfologia delle aree fragili sotto il profilo sociale e ambientale
o Indicatori
Di mobilità Dati sul pendolarismo
Di reciprocità Dati sulla grandezza media della famiglia
o Schema: collocazione dei sistemi locali del lavoro delle aree fragili
Incrocio fra grandezza media della famiglia e pendolarismo medio-
lungo
o 4 scenari evolutivi della marginalità territoriale
Incedere della società liquida
Irrobustirsi delle reti sovralocali
Destino ecologico
Chiusura dei cicli produttivi
- Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI)
o Processo di marginalizzazione e “nemici delle Aree Interne”
o Differente capacità di accesso dei cittadini ai servizi di cittadinanza
Lettura policentrica del territorio italiano: reti di comuni e aree
periferiche
Area Interna: lontananza dai servizi essenziali
o Panorama molto differenziato di Aree Interne
o Due fasi della metodologia
Individuazione dei poli
4 fasce di comuni in base alla distanza dai servizi: peri-urbane;
intermedie; periferiche; ultraperiferiche
o Individuazione di 66 aree sulle quali concentrare interventi e risorse
4) LE PROBLEMATICHE EMERGENTI
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- Forti differenze tra regioni di uno stesso paese
o Minano i principi della democrazia sostanziale
o Rendono difficile la costruzione del consenso politico
- 3 fasi delle politiche territoriali perequative in Italia
o Grandi politiche nazionali per colmare divario Nord-Sud
o Politiche interne alle regioni
o Sviluppo locale
- Problema cognitivo (cosa sono le aree marginali) e politico (cosa fare per
cambiarne il destino)
CAPITOLO 31
Il dualismo Nord-Sud
1) INQUADRAMENTO EMPIRICO: I TERMINI DEL DIVARIO
- Indicatori del divario
o PIL pro-capite a livello regionale
o Tasso di occupazione + Tasso di dispersione regionale dell’occupazione
o Divario nei diritti civili (accesso ai servizi)
o Human Development Index
o Benessere Equo e Sostenibile (BES)
2) LE SPIEGAZIONI DELLE ORIGINI E DELLA PERSISTENZA DEL DUALISMO
TERRITORIALE
- Origini del divario: eredità storica
o Unità d’Italia: Nord più avanzato del Sud
Disuguaglianze di reddito maggiori al Sud
Latifondo al Sud vs. Imprese agricole capitalistiche e mezzadria al
Nord
Maggiore povertà, minore efficienza degli apparati amministrativi
Perifericità geografica del Sud rispetto ai paesi europei
industrializzati
o Divario in crescita fino alla WWII
o Anni ’50-’60: diminuzione del divario
o Dagli anni ’70: divario nuovamente in crescita e accentuazione del
dualismo
- Persistenza del divario: diverse teorie
- Teorie della dipendenza e della riproduzione della marginalità
o Rapporti di scambio tra aree forti e aree deboli
o Dominio e subalternità
o Sottosviluppo del Sud come conseguenza della divisione internazionale
del lavoro, funzionale allo sviluppo del Nord
- Spiegazioni culturaliste
o Cultura come freno allo sviluppo socio-economico
o Familismo amorale (Banfield)
Carenza di azione collettiva, incapacità di collaborare, scarso
interesse per la cosa pubblica
- Fattori politico-istituzionali
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o Incapacità del ceto politico di produrre beni collettivi e favorire
cooperazione (Trigilia)
Ostacolo all’imprenditorialità economica in favore di clientelismo
Abbassamento del capitale sociale
Circolo vizioso che si auto-alimenta e scoraggia lo sviluppo
o Qualità delle istituzioni politiche ed economiche (Felice)
Prevalenza di istituzioni estrattive
o Ruolo della criminalità organizzata
Maggiori costi di transazione, sfiducia, incertezza, corruzione
Minori investimenti, attività di mercato, innovazione
Capitalismo parassitario-predatorio
3) TRE ESEMPI DI RICERCHE
- Tre Italie (Bagnasco)
o 3 formazioni sociali corrispondenti a 3 modelli di sviluppo
Economica centrale (Nord-Ovest)
Economia periferica (Centro-Nord-Est)
Economia marginale (Sud)
o Interdipendenze interne e interconnessioni tra le 3 formazioni
o Scenario più ampio della divisione internazionale del lavoro
- Sviluppo senza autonomia (Trigilia)
o Contesto storico
Sviluppo dall’alto: Cassa per il Mezzogiorno
Sviluppo dal basso: Terza Italia
Redistribuzione di risorse pubbliche, ma persistenti differenze
interne
o L’intervento pubblico ha avuto effetti perversi, creando aree di
stagnazione
- La tradizione civica nelle regioni italiane (Putnam)
o Indice sintetico di rendimento istituzionale (più alto al Centro-Nord, più
basso al Sud)
o Rendimento istituzionale influenzato dalla civicness
Indicatore sintetico di civismo
o Impegno civico di ieri predice lo stato di salute dell’economia di oggi
Vero presupposto dello sviluppo
o Eredità culturale path-dependent
Comuni nel Centro-Nord Vs. Dominazione normanna nel Sud
4) LE PROBLEMATICHE EMERGENTI
- Sud non più una priorità all’interno del dibattito politico
o Riconoscimento di una “questione settentrionale”
o Maggiore attenzione sulla comparazione internazionale (piuttosto che
interna)
o Esito differenziato della recessione del 2008 passato quasi inosservato
- Emigrazione/immigrazione
o Continua crescita della domanda di lavoro di stranieri immigrati
o Fabbisogno che la forza lavoro autoctona non riesce a soddisfare
o Paradosso della modernizzazione a due velocità
Livelli di istruzione, modelli di consumo sempre più simili al Centro-
Nord
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Sistema socio-economico e mercato del lavoro rimangono
problematici
o Mismatch crescente tra offerta di lavoro più istruita e domanda di lavoro
stagnante
Disoccupazione, overeducation ed emigrazione dei giovani nativi
Crescita dell’occupazione e della segregazione lavorativa degli
immigrati
CAPITOLO 35
Come cambia il welfare state fra vecchi e nuovi rischi
sociali
1) IL WELFARE STATE FRA SOCIETÀ POST-INDUSTRIALE, BASSA CRESCITA ECONOMICA
E NUOVI RISCHI SOCIALI
- Anni ’70: crisi del modello fordista-keynesiano di regolazione economico-sociale
o Cambiamenti economici
Fine della piena occupazione
Sviluppo settore dei servizi Crescente polarizzazione salariale
Delocalizzazione della produzione e diffusione di contratti atipici
o Cambiamenti socio-demografici
Invecchiamento della popolazione
Indebolimento delle reti familiari e del modello male breadwinner
Aumento tasso di attività femminile
- Emergere di nuovi rischi sociali
o Rischio di vulnerabilità e/o esclusione dal mercato del lavoro per profili
scarsamente qualificati
o Rischio di intrappolamento in attività terziarie a bassi salari
o Nuove situazioni familiari più esposte a rischi di fragilità e impoverimento
o Difficoltà di conciliazione famiglia-lavoro
- Bassa crescita economica + Bisogni sociali crescenti
2) LE INTERPRETAZIONI DEI CAMBIAMENTI IN ATTO
- Da una fase espansiva a una fase restrittiva del welfare state
- Traiettorie di trasformazione dei sistemi di welfare
o Retrenchment
Tagli alla spesa
o Resilience
Opposizione dei cittadini ai tagli
Fenomeni di path dependency
o Recalibration
Ricalibratura funzionale (quali bisogni sociali)
Ricalibratura distributiva (quali beneficiari)
Social investment
3) APPROCCIO DEL SOCIAL INVESTMENT: ALCUNE RICERCHE EMPIRICHE
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- Social investment: strategia terza rispetto ai due approcci dominanti
(keynesiano/neoliberista)
o Politiche di welfare come leva di sostegno allo sviluppo economico
o Economia della conoscenza Capitale umano fattore chiave per la
competitività
- Linee principali di azione del welfare state nella cornice del social investment
o Politiche di investimento nell’educazione
o Interventi di formazione continua
o Politiche di conciliazione famiglia-lavoro
o Politiche attive del lavoro
- Grado di attuazione del social investment a livello empirico (Morel, Palier e
Palme)
o Poche risorse mobilizzate
o Numero limitato di paesi
- Impatto del social investment nello scenario europeo (Cantillon)
o Indebolimento della capacità redistributiva del welfare state
Incidenza della povertà stabile o in aumento
- Implementazione del social investment nel contesto italiano (Ascoli, Ranci e
Sgritta)
o Forte ritardo nella copertura dei nuovi rischi sociali
o Tracce di cambiamento in un’ottica di social investment
o Limiti ed effetti negativi
4) GLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI IN ATTO FRA MUTAMENTI SOCIO-ECONOMICI E
SCELTE DI POLICY
- Nessun approccio può essere assunto come chiave di lettura generale dei
cambiamenti in atto
o Retrenchment rivolto ai vecchi rischi + Espansione politiche rivolte ai
nuovi rischi
o Sistemi resilienti, ma sottoposti a trasformazioni, forme di ricalibratura e
tagli
o Esperienze differenti nei vari paesi europei
- Crescente incapacità di contrastare l’aumento delle disuguaglianze
o Politiche di retrenchment hanno aumentato disuguaglianze nel mercato
del lavoro
o Politiche di ricalibratura incapaci di limitare dualizzazione sociale tra
insider e outsider
Classi medio-alte beneficiano dei processi di ricalibratura
Classi popolari più fortemente colpite dai tagli
CAPITOLO 37
Le politiche di contrasto alla povertà nella crisi del
capitalismo democratico
1) UN TEMA PERIFERICO?
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- Ruolo dello stato nel definire chi ha diritto ad essere assistito e chi deve trovare
un’occupazione
- Carattere storicamente determinato del concetto di sopravvivenza
- Evoluzione storica dell’intervento diretto ai poveri
- Misure di assistenza sociale
o Prestazioni monetarie
o Fornitura di servizi
2) LE SFIDE INTERPRETATIVE
- Politiche di contrasto alla povertà: obiettivi
o Prevenzione
Le misure attuate intervengono ex ante
o Promozione di capacità, incremento del capitale umano e
dell’occupabilità
Rendere i poveri capaci di uscire autonomamente dalla condizione
di bisogno
o Riparazione
Politiche che agiscono quando si è già determinata la condizione di
povertà
o Soccorso compassionevole
Politiche dal carattere sporadico e residuale
o Disciplinamento e controllo sociale
Prevenzione di forme di conflittualità sociale con rituali di attesa e
di ispezione
- Forme embrionali di tutela dei poveri: economia morale
o Scambi economici embedded in reti sociali informali di solidarietà
o Diritto di comando sulle risorse: possibilità dei soggetti/gruppi sociali ad
accedervi
o Implicitamente fondata su un principio di giustizia sociale, ma lontana da
un vero e proprio sistema di diritti, doveri e obblighi legali
- Necessità dell’azione statale
o Formazione del mercato del lavoro: due passaggi storici
Proletarizzazione passiva
Proletarizzazione attiva
o Ruolo delle politiche sociali rivolte ai poveri in questo passaggio, che non
è automatico
o Alcuni soggetti ai margini dell’esercito operaio attivo: non integrati nel
mercato del lavoro
- Stratificazione interna al mondo della povertà (Marx)
o Esercito operaio attivo (proletariato)
o Sovrappopolazione relativa (esercito industriale di riserva)
Fluttuante
Latente
Stagnante
o Pauperismo (sedimento più basso della sovrappopolazione relativa)
Persone capaci di lavorare
Orfani e figli di poveri
Gente finita male, incanaglita, incapace di lavorare
o Sottoproletariato
Vagabondi, delinquenti e prostitute
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- Classi A, B, C, D, E, F (Booth)
o Linea divisoria tra classi povere (A-D) e classi che potevano vivere del
proprio salario
o Isolare sfera del pauperismo (classe B) da quella dei ladri e vagabondi
o Individuare strumenti idonei a ridurre l’insicurezza sociale della classe E
- Trasformazioni sociali dell’800: distanza tra classi pericolose e classi laboriose
- Prima metà nel ‘900: forme di assistenza ispirate da principi moralistici
o Tendenza a scoraggiare il ricorso all’assistenza pubblica
o Verso una concezione della povertà come conseguenza dei nuovi rischi
creati dalla società industriale (e non come colpa di soggetti oziosi)
Azione riparativa dello stato
- Trenta gloriosi (anni ’40-’70): sviluppo di moderni sistemi di sicurezza sociale
o Prevenzione della povertà
o Underclass: segmento più problematico del mercato del lavoro
Chi incontrava difficoltà nel trovare lavoro, gravando sui sistemi di
assistenza
Categoria sempre più ampia (rappresentazioni stereotipate)
3) TRE ESEMPI DI RICERCHE
- Ricerca longitudinale comparata sull’assistenza economica in Europa (Saraceno)
o Smentisce la concezione secondo cui l’assistenza crea dipendenza
o Diverse ragioni per prolungare la permanenza nei programmi di
assistenza
- Ricerca etnografica sul “tempo morto” dell’attesa del sussidio (Auyero)
o Arbitrarietà e incertezza dell’attesa
o Attesa come esercizio di potere dello stato nei confronti dei poveri
- Ricerca su storie familiari a Glasgow e Middlesbrough (Macdonald, Shildrick e
Furlong)
o Assenza di una trasmissione intergenerazionale della povertà
o Disagio per il fatto di dipendere dal sistema pubblico di welfare
o Spirale che porta a cronicizzare la dipendenza dal welfare
4) LE PROBLEMATICHE EMERGENTI: L’IMMUNIZZAZIONE
- Mercato del lavoro
o ‘800: società industriale, crescente quota di occupazione, classe operaia
protetta
o Oggi: crescente precarietà e mancanza di protezione sociale
Informalizzazione dell’economia, modelli occupazionali meno
standardizzati
Disoccupazione come rischio corrente o condizione cronica
- Tendenze generali alla base delle politiche di contrasto alla povertà
o Orientamenti punitivi e colpevolizzanti
Reprimere con forza criminalità di sussistenza
Forme di vessazione dei poveri negli spazi pubblici
Poveri come devianti e ipercarcerazione
o Orientamento compassionevole: approcci neofilantropici e
neopaternalistici
Economia del dono
Infantilizzazione del povero, da proteggere e privo di risorse
personali
17
o Approccio dell’investimento sociale
Enfasi sul rafforzamento delle capacità e delle competenze dei
poveri
Necessità/obbligo di attivarsi sul mercato del lavoro: workfare e
welfare to work
- Problematica emergente: immunizzazione
o Processi di espulsione dallo spazio vitale e dall’accesso ai mezzi di
sussistenza (Sassen)
o Distanza sociale incolmabile e incommensurabile tra privilegiati e poveri
o Situazione di “non identificazione” e di “riconoscimento negato”
Theories of the causes of poverty (Brady)
Introduction
- Theories of the causes of poverty: three broader families
o Behavioral
Individual behaviors as driven by incentives and culture
o Structural
Demographic and labor market context, which causes behavior and
poverty
o Political
Power and institutions cause policy, which causes poverty
- Theory: explain why some are poor and others are not; why poverty is greater in
one setting than another
o Exportable outside initial cases
o Internal and external validity
o Fruitful and clear
Behavioral theories
1) CONTRIBUTIONS
- Behavior: key mechanism directly causing poverty
o The poor engage in counterproductive, poverty-increasing behavior or
risks
o Reduce the prevalence of people engaging ins such behaviors to reduce
poverty
o Risks associated with poverty: single motherhood, low education,
unemployment
- Incentives and culture as the principal sources of behavior
o How incentives shape the poor’s behavior
Generous social policies trigger moral hazards and welfare
dependency?
o Research in developing countries
How market inefficiencies and problematic policies disincentivise
from investing in productive activities
Expansions of education and reductions of fertility substantially
lower poverty
- New culture of poverty literature: more nuanced interpretation of culture
o Similar arguments: culture explains counterproductive behavior that
causes poverty
18
o Culture and behavior lead to the reproduction of poverty
- Poverty feeds back into behavior to reproduce poverty intra- and
intergenerationally
o Poverty-perpetuating behavior
o Poverty undermines children’s cognitive ability and development
o Theory of poverty traps
o Culture is a response to poverty
2) CHALLENGES
- Behavioral explanations rarely compared against the evidence for any
alternative theory
- Uncertainty about causality
- Relationship between behaviors and poverty is quite unreliable
o E.g. single parenthood often not significantly associated with poverty
- Inability to explain macro-level variation in poverty
o Much of the research done in the US: need for more international
research
- Recent research contradicts the claim that generous social policies encourage
counterproductive behavior
Structural theories
1) CONTRIBUTIONS
- Structure: macro- and meso-level demographic and economic contexts
representing available opportunities and constraints
- They cause poverty through 3 channels
o Indirectly: they cause problematic behavior which causes poverty
o Directly: they cause poverty, even net of behavior
o They interact with behavior to moderate the behavior-poverty
relationship
- Contextual effects of demographic/economic structures
- Literature on concentrated urban disadvantage and neighborhood effects
o Deindustrialization and skill/spatial mismatches cause joblessness and
poverty
- Economic development reduces poverty in developing countries
o Development = jobs, schooling, urbanization, better health, lower fertility
- Deindustrialization and female labor force participation influence poverty in rich
democracies
o Structural economic context has a large indirect effect on individual
poverty
2) CHALLENGES
- They remain focused on behavior
o Need to demonstrate that structure causes behavior and behavior causes
poverty
o (Rather than presuming behaviors cause poverty)
- Lack of coherence among the varied accounts under the structural banner
o Misallocation of attention away from actual structural explanations
- Effects of structures appear to vary across time and place
o Benefits of economic development have diminished in recent decades
19
o Large, stable differences in poverty across rich democracies
Political theories
1) CONTRIBUTIONS
- Poverty: political outcome driven by power relations and collective choices
about how to distribute resources
o Power and institutions cause policy, which causes poverty and moderates
the behavior-poverty link
o Power and institutions reinforce each other
o Institutions directly shape poverty and moderate the behavior-poverty
link
- Power resources theory
o Default distribution of political power favors elites and business, leading
to inequality
o Working class and poor need to bond together to gain real political power
o Poverty is lower where Left parties have controlled government,
unionization is higher and women are a greater share of parliaments
o Effects of leftist politics and welfare generosity are larger than individual
behavior or structural factors
- Institutionalism: how institutions govern the distribution of economic resources
o Poverty rates are stable and slow-moving and don’t quickly respond to
changes in power
o Institutional sources of poverty coming from a long time horizon of
causes and effects
o Institutions reflect the residue of the power of collective actors in the past
E.g. slavery contributes to the perpetuation of racial inequalities in
poverty
o Link between poverty and electoral institutions
o Link between poverty, labor market and educational institutions
o Historical institutions like slavery and colonialism disadvantage poor
countries and perpetuate poverty
- States policies
o How states shape poverty
Organizing the distribution of resources
Insuring against risks
Investing in capabilities
Allocating opportunities
Socializing normative expectations
Disciplining the poor
o Developments on the welfare state and welfare generosity
Dimensions of social policies
Social policy and poverty in developing countries
How social policies moderate the behavior-poverty link
o How states discipline, regulate, supervise and displace the poor
“Disciplining institutions” constrain the poor
2) CHALLENGES
- Left parties and labor unions weakening in a wide variety of settings
20
o They serve the interests of the poor: why are they struggling to mobilize
them?
o Evidence that the Left has become less effective at expanding the welfare
state
- Social policies work together in complementary and interdependent
configurations
o Not necessarily a specific social policy has a causal effect
o Need to study how the broader political context shapes the effects of
social policies
- Disciplining institutions are only prominent in weak welfare states
o Unclear how much they cause poverty
o Disciplining institutions embedded in and interacting with several other
political factors
Applying the framework
1) INTEGRATING THEORIES
- Incorporate multiple causes and integrate several theories in one
comprehensive model
- Synthetic explanations
- Example (Owens): racial and class segregation (structural) interacts with
housing policy (political) and both interact with individual residential choices
(behavior) to concentrate poverty in neighborhoods
2) CLASSIFYING STUDIES
- Focus on objectively assessing the arguments
o What causes are most salient to poverty in magnitude
o Not just identifying a statistically significant causal effect
- Which factors would the author change to reduce poverty? Behavior, structure
or politics?
3) DISTINGUISHING BETWEEN THEORIES
- Distinction between structural and behavioral theories
o How much are behaviors beyond individual control and dictated by
structure?
If individuals lack agency Structure matters more
If individuals exert great control Behavior matters more
- Distinction between political and behavioral theories
o How much can governments moderate the behavior-poverty link?
If states can choose whether an individual characteristic is
associated with poverty Politics matters more
If risks trigger poverty regardless of the social policy Behavior
matters more
- Distinction between political and structural theories
o How much can governments moderate the effects of demographic and
labor market CONTEXTS?
If states cannot manage to reduce poverty in the face of
deindustrialization or absent economic development Structure
matters more
If states can lower poverty regardless of economic development or
demographic change Politics matters more
21
Conclusion
- Lack of theoretical debate and explicit theory
- Theories of causes should be at the center of poverty research
- Poverty scholars should do more to recognize the similarities between their
works and well-established theories within the field
Sociologia della povertà (Morlicchio)
CAPITOLO 1
Le origini della povertà come questione sociale
1) LA POVERTÀ NELLA SOCIETÀ PREINDUSTRIALE
- Rivoluzione industriale in Inghilterra: moltiplicatore di ricchezze, ma povertà più
visibile
o I poveri diventano una questione sociale
- Società medievale: presenza di mendicanti e vagabondi prevista e necessaria
o Poveri appartenenti alle classi lavoratrici
o Distinzione non così netta tra labouring poor e pauper: contiguità
biografica e sociale
Minore stigmatizzazione sociale + Carattere di provvisorietà
- 1834: Poor Law Reform Act
o Distinzione tra poor e pauper portata alle sue estreme conseguenze
o Separazione tra poveri meritevoli di assistenza e immeritevoli con
capacità lavorativa
2) L’ECONOMIA MORALE DEL POVERO
- Protezione dei poveri in Inghilterra 1550-1850
o Old Poor Law
o Economia morale
- Economia morale: sistema di protezione sociale basato su consuetudine e
rapporti sociali di tipo paternalistico
o Norme e criteri di giustizia non codificati in una legge ma comunemente
accettati
o Principio etico
Food riots e difesa dell’etica di sussistenza
o Natura politica
Idea popolare di giustizia
Diritti sanciti dalla tradizione, la cui perdita spingeva i poveri
all’azione
Comunque ben lontana dal costituire un vero e proprio sistema di
diritti, doveri e obblighi legali in soccorso dei poveri
3) L’ASSISTENZA SOCIALE PUBBLICA IN INGHILTERRA
- 1601: Old Poor Law
22
o Istituzione di un sistema pubblico di assistenza ai poveri regolato per
legge e finanziato con tassazione locale
Assistenza a domicilio (outdoor relief)
Assistenza in strutture residenziali (workhouse, almshouse,
poorhouse)
Sistema di finanziamento e amministrazione locale affidato alle
parrocchie
Leggi sulla residenza
o Fortemente frammentato, andava incontro a bisogni molto disparati
o Ma operava come una sorta di welfare state in miniatura (almeno per i
poveri radicati)
- Prima metà dell’800: radicale riforma della legge elisabettiana, in seguito a
o Esigenze dell’economia di mercato
o Mutate condizioni del mercato del lavoro
4) PAUPERIZZAZIONE E PROLETARIZZAZIONE
- Enclosures: recinzioni di terreni che il diritto consuetudinario aveva concesso in
uso a piccoli contadini indipendenti per la sussistenza
o Soppressione del sistema delle terre comuni che rientrava nell’economia
morale
Creazione di una massa di persone prive di protezione
Marginalità e devianza: da contadini a mendicanti e ladri
- Reazione: legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio
o Vagabondi e criminali trattati come delinquenti volontari
- Difficoltà ad adattarsi ai ritmi del lavoro in fabbrica e della vita cittadina
o Pauperizzazione: contadini e artigiani costretti a ricorrere
all’assistenza/carità
o Proletarizzazione in senso stretto: trasformazione da contadini a
lavoratori salariati
- Legislazione del lavoro e sociale
o Favorisce passaggio da proletarizzazione passiva a proletarizzazione
attiva
- Processo di impoverimento di massa anche in altre parti d’Europa, in forme
molto diverse
o Renania
o Italia
Estensione proletariato rurale
Senza sfollamento nelle campagne e senza nascita di città
industriali
o Europa orientale e centrale
Rifeudalizzazione: accresciuta situazione di impoverimento e
sfruttamento dei contadini
- I processi di spossessamento e dislocazione forzata non comportano un
automatico passaggio alla condizione operaia
o Non tutti i soggetti disponevano di risorse personali
o Resistenza di una parte della popolazione
5) IL MUTAMENTO DELL’ATTEGGIAMENTO SOCIALE VERSO I POVERI
- 1795: atto di Speenhamland
o Provvedimento di integrazione salariale basata su
23
Oscillazioni del prezzo della farina
Livelli dei salari
Composizione della famiglia
o Raccomandazione (non una vera e propria legge) con applicazione
limitata
o Rifletteva l’impatto delle condizioni di mercato modernizzate sulle Poor
Laws
o Principale fattore nello scontro di idee sulla povertà e sull’assistenza ai
poveri (fine ‘700)
- Tema centrale del dibattito: preoccupazione di una pauperizzazione dei
lavoratori derivante dalla generalizzazione dell’assistenza ai poveri
o Necessità di escludere i poveri abili al lavoro da ogni tipo di assistenza
(Burke)
o Richiesta di una radicale revisione della legge elisabettiana (Eden)
o Necessità di abolire le leggi sui poveri (Townsend)
Limitarsi a nutrire i poveri (invece di spingerli al lavoro) elimina un
fondamentale fattore di riequilibrio demografico rappresentato
dalla fame
o Principio di popolazione (Malthus)
Equilibrio naturale tra popolazione e risorse: soluzione al problema
della povertà
o Modesta proposta (Swift)
Mette a nudo il cinismo di pensatori come Malthus
Condizioni di pauper e poor risultano ancora contigue
- 1834: Poor Law Reform Act
o Stabilisce un confine netto tra “indigenti” e “vere classi laboriose”
Tra questi due estremi viene inquadrata una grossa parte di
popolazione il cui destino dipende dalla giusta organizzazione
dell’assistenza
o Commissione reale sulle Poor Laws
Adeguare il sistema di controllo dei poveri alle nuove esigenze
della società industriale (Bentham)
Relazione affrettata che non esamina cause economico-sociali del
pauperismo
- Netto cambio di rotta rispetto alle leggi elisabettiane
o Forte limitazione all’outdoor relief
o Condizioni di vita negli ospizi di mendicità simili a quelle di un regime
carcerario
Pene corporali nelle workhouse come “strumento dissuasivo” e
“disciplinare”
o La workhouse accresce la sua funzione di regolamentazione del mercato
del lavoro
Condizioni di vita penose in modo da spingere i poveri abili al
lavoro a ricorrere alla workhouse soltanto in ultima istanza
o Distinzione ancora più stringente tra “deserving poor” e “undeserving
poor”
Non soccorrere più i poveri indistintamente
o Famiglia del maschio, marito e padre come norma di riferimento
Colpire i componenti della famiglia per stimolare gli uomini validi a
lavorare
Trattamento più stigmatizzante riservato alle madri sole
24
- Opposizione popolare violenta alla New Poor Law
CAPITOLO 2
La povertà nella società salariale
1) L’ASCESA DEI LABOURING POOR A CLASSE OPERAIA
- Proletarizzazione e affermazione di rapporti di produzione capitalistici Povertà
di massa
o Non funziona più il quadro della tradizionale economia morale
o Fenomeno non più congiunturale, ma radicato nelle trasformazioni sociali
o Apparentemente un problema economico, ma essenzialmente un
problema sociale
Lavoratore sfruttato in termini economici
Distruzione dell’ambiente sociale
o Senso diffuso di precarietà esistenziale
- Fine ‘800: sviluppo di legislazione sul lavoro e assicurazioni
o Classe operaia riesce a svincolarsi da povertà e insicurezza
o Da condizione precaria a condizione salariale
- Inghilterra pre-WWI: sviluppo di un moderno sistema di welfare con attenzione
ai poveri. La Commissione reale non raggiunse un accordo unanime
o Rapporto di maggioranza
Necessario isolare lo strato dei poveri dalla moderna classe
operaia, in modo da non ostacolare l’industrializzazione
Contrario a rafforzare l’intervento dello Stato per combattere la
povertà
o Rapporto di minoranza (Beatrice Webb)
Critica radicale alla tradizionale visione dei poveri come classe
separata
Prevenzione alla povertà con l’istituzione di un sistema di
protezione sociale universalistico
2) LE PRIME INCHIESTE SOCIALI SULLA POVERTÀ INDUSTRIALE
- Paura del pericolo sociale creato dalla concentrazione di folle di poveri a Londra
o Diventa evidente l’incapacità dei meccanismi autoregolatori
dell’economia industriale di assorbire la cronica povertà di massa delle
città
- Life and Labour of People in London (Booth): prima ricerca sociologica su vasta
scala sulla povertà
o Dalla condanna morale dei poveri verso un atteggiamento più scientifico
Povertà non da imputare al lavoratore, ma analizzare nel quadro
della struttura e del funzionamento del mercato del lavoro
o Continua a includere un giudizio morale verso le classi più povere, ma
contribuisce a sottolineare la connessione tra povertà e mercato del
lavoro
Viene ridimensionato il peso di fattori personali
Regolarità dell’impiego e entità dei salari come cause di povertà
- Classificazione della popolazione di Londra (Booth)
25
o CLASSE A: lavoratori occasionali, perdigiorno, criminali
o CLASSE B: lavoratori saltuari
Diversi da classe A: mantengono un rapporto con il mercato del
lavoro
Incapaci di trovare un lavoro migliore per le loro caratteristiche
personali
o CLASSE C: lavoratori con guadagni discontinui
o CLASSE D: lavoratori stabili con paghe basse
o CLASSE E: lavoratori stabili con paghe adeguate
o CLASSE F: lavoratori qualificati con paghe adeguate
o CLASSE G e H: classi superiori con servitù
- Classificazione realizzata con metodo sociologico
o Viene abbandonata l’antica identificazione tra classi pericolose e classi
lavoratrici
- Tre scopi della tipologia di Booth
o Separare classi povere (A-D) da coloro che vivevano dignitosamente (E-F)
Problema di calcolare una linea di povertà e immaginare dei
meccanismi che la rendessero insuperabile
o Separare criminali e oziosi incorreggibili (A) dai “falliti della specie
industriale” (B)
Creare colonie di lavoro per sottrarre classe B a influenza negativa
classe A
o Separare soggetti molto poveri (B) da quelli poveri (C-D)
Demarcazione arbitraria
Saltuarietà del lavoro come fattore di demoralizzazione dei
lavoratori, con il pauperismo come probabile sbocco
- Povertà inizia ad essere considerata una conseguenza diretta di trasformazioni
sociali legate all’industrializzazione Obbligo di intervento da parte dello Stato
o Inizio XX secolo: moderna legislazione sociale per assicurare contro i
rischi del lavoro
Ancora modellata sulla legge del 1834: separazione tra poveri
meritevoli e non meritevoli; principi moralistici
3) POVERTÀ E DISOCCUPAZIONE NELLE RICERCHE DEGLI ANNI ‘30
- Dopo WWI: aumento della povertà e affermazione della figura del “disoccupato
involontario”
o Disoccupazione diventa la principale causa di povertà
o Dal “povero ozioso” in fuga dal lavoro al povero in cerca di lavoro
o Studi sulla disoccupazione riferiti a famiglie che hanno perso la loro
principale (spesso unica) fonte di reddito
o Anni della Grande depressione: povertà materiale dei disoccupati e delle
loro famiglie
3 famiglie su 10 il cui capofamiglia era disoccupato vivevano al di
sotto della linea di povertà (Trust)
- Studio sulla cittadina austriaca di Marienthal (Jahoda, Lazarsfeld, Zeisel)
o Chiusura della fabbrica tessile, disoccupazione di massa e grave povertà
o Disperazione e apatia riducono ulteriormente le possibilità di uscita dalla
povertà
26
o Atteggiamenti quotidiani consentono di prevedere “a quale punto di
deterioramento del reddito una famiglia sarà spinta nella categoria
immediatamente inferiore”
- Studi condotti in America
o Tensioni prodotte da disoccupazione e povertà. Le famiglie si disgregano,
ma non sempre visibilmente
Diminuisce numero di divorzi legali (costosi)
o Rinunce personali delle donne per far fronte alla povertà
Riduzione dei propri consumi alimentari a vantaggio degli altri
membri della famiglia
Salario femminile spesso unica fonte di reddito familiare
- Sviluppo di un ricco filone di letteratura proletaria
o Testimonianze dirette, condizioni psicologiche e morali dei soggetti più
disagiati
- Difficili condizioni di vita dei disoccupati come risultato dell’applicazione del
principio della less egibility sancito dalla legge del 1834
o Sussidio di disoccupazione ridotto e limitato nel tempo: non sufficiente
per vivere
o Donne sposate private del sussidio
o Possibilità di sussidi temporanei dopo aver accertato una condizione di
povertà
Passaggio dei disoccupati nell’area dell’indigenza
- Fine WWII: consolidamento di forme di capitalismo attenuate da sistemi di
welfare
o Spettro del comunismo come potenziale risposta dei lavoratori al
capitalismo
o Paesi europei spinti a dare priorità assoluta alle politiche per ridurre
l’incertezza della vita dei lavoratori
Diffusione di forme standard di occupazione
Protezione lavoratori contro arbitrarietà, licenziamenti, esuberi di
manodopera
Dispositivi di sicurezza sociale: disoccupazione, malattia, invalidità,
vecchiaia
Politiche di governo della domanda per attenuare fluttuazioni del
ciclo economico
o Si attenua la distinzione tra povero meritevole e non meritevole
4) I “TRENTA GLORIOSI” E L’ILLUSIONE DELLA FINE DELLA POVERTÀ
- Trentennio postbellico: prosperità ed espansione economica
o Povertà come fenomeno residuale
o Depressione come lungo avvallamento nell’inevitabile ciclo economico
o Disoccupazione non più causa di povertà, ma un suo effetto
- Inizio anni ’60: inchieste sociali in America
o Emergono numerose famiglie che vivono in dure condizioni di povertà
o La povertà diventa nuovamente oggetto di analisi
- “Guerra alla Povertà”: programma di interventi pubblici per contrastare la
povertà
o USA anticipano i paesi europei nell’attribuire importanza politica specifica
al problema
27
- Studi sul mercato del lavoro: Theories of Poverty and Underemployment
(Gordon)
o Dualismo del mercato del lavoro
Componente stabile, garantita, con pochi rischi di disoccupazione
Persistenza di una componente di sottoccupazione, con poche
garanzie
o Rapporto povertà-mercato del lavoro inserito in questo sistema di
relazioni industriali
o Settore “monopolistico” e settore “concorrenziale” dell’apparato
economico
Piccola impresa del sottosalario concentrata nel settore
concorrenziale
o Fondamentale ruolo delle istituzioni
Alcuni meccanismi spingono verso percorsi scolastici e lavorativi
fallimentari
Formazione di uno zoccolo duro della povertà
o “Underclass”: strato più basso della società (dispregiativo)
Soggetti poveri, ma che adottavano anche comportamenti, valori e
atteggiamenti tali da riprodurre sistematicamente la loro
condizione sociale
Attribuite ai poveri le connotazioni morali negative del pauperismo
di un tempo
CAPITOLO 3
La povertà postfordista
1) LA TRANSIZIONE DALLA SOCIETÀ FORDISTA ALLA “SOCIETÀ FRAMMENTATA”
- Società industriale degli esordi
o Precarietà permanente e insicurezza cronica
- Società salariale
o Maggior grado di sicurezza esistenziale
Carriere lavorative stabili + Assicurazioni sociali obbligatorie
o Modello di produzione fordista
o Regime male breadwinner forte Ridotta esposizione dei lavoratori al
rischio di povertà
- Società frammentata “Povertà postfordista”
o Comunità/famiglia
Aumento instabilità coniugale e diffusione di nuove forme di
convivenza
Crisi dei tradizionali legami comunitari e di vicinato
Disaffiliazione e vulnerabilità sociale (Castel)
o Mercato del lavoro
Riorganizzazione del lavoro + Internazionalizzazione della
produzione
Carriere lavorative più instabili
o Stato (redistribuzione)
Rigidità dei sistemi di protezione sociale
28
Crisi fiscale che impone riduzione della spesa sociale e
contenimento dei costi
Nuovi rischi sociali che lo Stato fa fatica a coprire
Individualizzazione delle protezioni sociali
Profilo inedito di un “individuo per difetto”: privo dei supporti della
proprietà sociale e della proprietà privata
2) PROTEZIONE E RICONOSCIMENTO DEL POVERO
- Trasformazione sociale: disuguaglianze economica + qualità del legame sociale
(Castel)
o Sganciamento di parte della popolazione dai sistemi giuridici e di
protezioni collettive
o Cambiamenti dello statuto dell’individuo
o Perdita della funzione socializzatrice del lavoro
- Quattro tipi di legame sociale (Paugam): di filiazione, di partecipazione elettiva,
di partecipazione organica, di cittadinanza
o “Regime di legami sociali” derivante da uno specifico intreccio normativo
dei 4 tipi
o Apportano agli individui protezione (“contare su”) e riconoscimento
(“contare per”)
- Forme elementari della povertà (Paugam): diversi tipi di interdipendenza tra
poveri e società
o Povertà integrata
Generalizzata carenza di lavoro e di risorse
Poveri non stigmatizzati, ma considerati parte integrante della
società
o Povertà marginale
In società con alto livello di protezione sociale e basso tasso di
disoccupazione
Sperimentata da gruppi minoritari (“persone che non ce l’hanno
fatta”)
o Povertà squalificante
Forma predominante di povertà postfordista
Precarietà lavorativa e insicurezza economica
Gruppi sociali improvvisamente privi di risorse e di riconoscimento
sociale
Impoverimento lavorativo e dei legami sociali; debolezza
istituzionale
Diverse fasi: fragilità, dipendenza dall’assistenza pubblica, rottura
dei legami sociali
Cumulo di svantaggi sociali difficilmente gestibili; sentimento di
inutilità
3) LA POVERTÀ POSTFORDISTA NEL CINEMA DEGLI ANNI ‘90
- Nuovi soggetti poveri rappresentativi della povertà postfordista
o Impoverimento dei ceti medi
o Disoccupati industriali
o Povertà giovanile e giovani precari
o Madri sole
29
“Femminilizzazione della povertà” e “femminilizzazione della
sopravvivenza”
Crescente responsabilità delle donne nell’assicurare la riproduzione
familiare
La bag lady Forme di povertà tradizionale con soggetti nuovi
- Contesto inglese: governo conservatore di Margaret Thatcher
o Tagli alla spesa sociale
o Trasferimento di redditi diretti ai disoccupati
o Cambiamenti nei ruoli familiari generati dalla disoccupazione
o Differenze di genere nelle forme di reazione alla disoccupazione
- “Naufraghi della società salariale” (Castel)
o Figure considerate inutilizzabili nel quadro dei processi di riorganizzazione
produttiva
- “Perdenti sul mercato del lavoro” (Kern)
4) GLI STEREOTIPI SUI POVERI CHE INGOMBRANO LE POLITICHE
- Le rappresentazioni e stereotipi dei poveri influenzano profondamente le
politiche e viceversa
o Gli stereotipi possono essere latenti o mobilitati intensamente per
sostenere una scelta di politica pubblica (Vitale)
o Principali stereotipi con i quali vengono etichettati i poveri: il buono, il
brutto, il cattivo
- Il povero “buono”
o Aspettativa di comportamenti virtuosi
Non arrecare disturbo, stare al proprio posto
Collaborare con i servizi, mandare i figli a scuola
Comportarsi da eroi in casi eccezionali
Non costituire una minaccia all’ordine sociale
o Approcci compassionevoli, neofilantropici e neopaternalistici (“economia
del dono”)
Infantilizzazione del povero, incapace di sapere cosa è meglio per
sé
Modellare il suo comportamento per evitare conseguenze negative
sulla sua vita
Incentivare atteggiamento responsabile e gestione “migliore” della
povertà
Viene ignorato il bisogno di maggiori risorse (e non di maggiori
capacità)
Esempi: corsi di educazione finanziaria, trasferimenti per acquisto
di soli generi di prima necessità, welfare to work
- Il povero “brutto”
o Immaginario di squallore e degrado connesso alla situazione di povertà
o Obiettivo di suscitare disgusto, ripugnanza e “aporofobia”
o Forme di distanziamento sociale
Scomparsa dei legami sociali
Situazione di “non identificazione” e “riconoscimento negato”
o Reificazione: i poveri vanno nascosti per non disturbare
- Il povero “cattivo”
o Criminalità di sussistenza/comportamenti molesti nel chiedere
l’elemosina
30
o Povero “scroccone”
Welfare queen, madre-teenager, padre nullafacente (USA e UK)
Working poor (Italia) Reddito di cittadinanza accusato di indurre
alla passività
o Trattamenti diversi
Poveri delinquenti “Populismo penale” per perseguire piccoli
reati
Poveri scrocconi Restrizioni nell’accesso a prestazioni + obblighi
ad attivarsi
CAPITOLO 4
Spazio urbano, povertà e “metamorfosi della questione
sociale”
- Rapporti tra poveri e spazio urbano Processi di concentrazione e
segregazione
- Diverse forme della povertà urbana a seconda della configurazione spaziale che
la caratterizza
- Evoluzione dei principali modelli insediativi delle famiglie povere nel corso del
‘900 (tipi ideali)
1) QUARTIERI OPERAI E COMUNITÀ URBANE DI IMMIGRATI (PRIMA
INDUSTRIALIZZAZIONE)
- Due forme principali di insediamento
o Quartieri centrali a vocazione popolare
o Comunità di immigrati di recente arrivo
- Borghi minerari e industriali (quartieri operai) nel cuore delle città
o Maggiore vicinanza con il luogo di lavoro
o Elevati livelli di inquinamento e precarie condizioni igieniche
o Modo di abitare lo spazio + Insieme di valori condivisi basati su una
condizione comune
2) I QUARTIERI POVERI NEL PASSAGGIO ALLA SOCIETÀ FORDISTA
- Maggiore varietà di modelli
- Quartiere operaio in corso di gentrificazione
o Produzione su vasca scala in aree urbane decentrate
o Trasformazione dei quartieri centrali in aree residenziali per media e alta
borghesia
o Processi di gentrificazione non spontanei
Espropriazioni e spostamenti coatti
Famiglie costrette ad abbandonare la propria abitazione
o Classi lavoratrici in centri minori collegati ai luoghi di lavoro con reti di
trasporto
- Quartieri periferici di edilizia pubblica
o Famiglie operaie nelle nuove abitazioni di edilizia pubblica in aree
periferiche
o Inizialmente: quartieri vivaci e famiglie operaie
31
“Cintura rossa”: alti percentuali di voto per i partiti operai
o In seguito: concentrazione di forza lavoro destinata ad impieghi
scarsamente qualificati e mal retribuiti
- Baraccopoli
o Ricostruzione del dopoguerra in Italia agglomerati spontanei di
abitazioni abusive
“Coree” a nord e nord-est di Milano
Borgate romane Alessandrina, Quarticciolo e Acquedotto Felice
o Insediamenti precari, spontanei, abusivi, senza acqua, luce e gas e servizi
essenziali
o Diversa composizione sociale
Coree: contadini meridionali attratti dall’industrializzazione
Borgate romane: immigrati dalla campagna laziale e
urbanizzazione disgiunta dall’industrializzazione
o Tuttavia, grandi insediamenti industriali a ridosso delle baraccopoli
romane
Presenza significativa di gruppi operai
Modalità peculiare di creazione della “cintura rossa”
o Traiettorie di insediamento e opportunità di uscita dalla povertà rese
diverse da
Canali migratori
Relazioni sociali
Presenza o meno della grande fabbrica
- Enclave etnica
o In paesi destinatari di periodiche ondate migratorie: Germania,
Inghilterra, Stati Uniti
o Aree abitate da minoranze etniche dotate di una forte identità collettiva
o Concentrazione nello spazio scelta (non subita), no subordinazione
o Reti informali di solidarietà e di mutuo supporto
Coesione interna
Capacità di incorporare i nuovi arrivati
o Minori livelli di omogeneità rispetto al ghetto
- Ghetto comunitario
o Nelle grandi città del Nord-est e del Midwest degli Stati Uniti
o Microcosmo caratterizzato da
Caratteristiche omogenee degli abitanti (famiglie afroamericane)
Elevata incidenza di famiglie povere, ma presenza di diverse classi
sociali
Subordinazione del gruppo per effetto della discriminazione
razziale
o Creato dall’esterno, per azione dello Stato e delle grandi agenzie
immobiliari
o Coesione interna, nonostante le differenze di classe
Condivisione di gusti artistici e orientamenti religiosi
3) I QUARTIERI DELL’ESILIO E L’IPERGHETTO
- Periferie operaie del periodo post-fordista
o Trasformazione dei quartieri periferici alla fine del ‘900
o Luoghi di relegazione (es. benlieues francesi)
Stigma negativo che accresce il senso di isolamento degli abitanti
32
Si riducono le già scarse opportunità occupazionali
“Deoperaizzazione” delle categorie popolari
o Mantengono una composizione eterogenea
o Stigmatizzazione: elemento comune tra quartieri di relegazione francesi e
iperghetto
o “Marginalità avanzata” (Wacquant)
Nuova forma di povertà urbana nel contesto della decomposizione
di classe
- Iperghetto
o Risultato della trasformazione del ghetto comunitario (anni ’70-’80)
o Caratteristiche principali (Wilson)
Collasso della struttura sociale
Elevata concentrazione di famiglie povere
Disimpegno dello Stato
o Doppia relegazione (Wacquant)
Appartenenza razziale
Politica statale di contrazione del welfare e di abbandono urbano
o Istituzioni dirette alla sola popolazione marginale (tribunali, uffici di
polizia, centri sociali)
o Inasprimento della discriminazione razziale
o Sviluppo di relazioni con soggetti altrettanto svantaggiati
Difficoltà ad uscire dalla disoccupazione e dal contesto segregante
del quartiere
o Marginalità rispetto al mercato del lavoro come principale fattore di
impoverimento
o Concentrazione nello spazio di tre processi (Wilson)
Depacificazione della vita quotidiana (violenza)
Desertificazione organizzativa
Informalizzazione economica
- Quartiere multietnico
o Frutto dell’intensificarsi dei flussi migratori e dell’incremento delle
provenienze
o Famiglie povere affiancate a lavoratori altamente qualificati o artisti
emergenti
o Aumento valore degli immobili in alcune aree Cambiamenti
composizione di classe
CAPITOLO 5
Concetti e definizioni di povertà
1) LA CONCETTUALIZZAZIONE DELLA POVERTÀ: CHI È IL PADRONE?
- Non vi è libertà assoluta di caratterizzare la povertà come meglio crediamo
(Sen)
- Chi stabilisce il significato di “povertà” e le sue proprietà essenziali? Diverse
definizioni
2) LE “SOMIGLIANZE DI FAMIGLIA” DELLE DEFINIZIONI DI POVERTÀ
33
- Rappresentazione a raggiera (Spicker): tre cluster di significati
o Situazione economica
Standard di vita minimo
Estrema disuguaglianza economica
Posizione economica
o Posizione sociale all’interno del sistema di relazioni
Classe sociale (strato più basso)
Dipendenza dal welfare
Esclusione sociale
Vulnerabilità sociale
Mancanza di entitlements (Sen)
o Condizioni materiali
Modello di deprivazione (materiale e sociale)
Bisogni primari
Scarsità di risorse
3) LA POVERTÀ COME DEPRIVAZIONE DI CAPACITÀ
- Approccio delle capacità (Sen)
o Il benessere (well-being) non è dato né dalle risorse né dalla loro utilità
o Conta la libertà di scegliere tra combinazioni alternative di
“funzionamenti”
- Povertà come restrizione della libertà dell’individuo di condurre un certo o un
altro tipo di vita
o Il reddito incide in maniera indiretta
o Valore assoluto del funzionamento “essere in buona salute”
Non vergognarsi affatto, in assoluto
Però, importanza di circostanze sociali e culturali
4) CAPACITÀ E POVERTÀ: DUE CONCETTI ESIGENTI
- “La capacità è un concetto esigente” (Martha Nussbaum)
- Tre diversi tipi di capacità
o Capacità di base
Bagaglio innato degli individui
Base per lo sviluppo di capacità più avanzate e del senso morale
o Capacità acquisite
Caratteristiche e abilità acquisite e sviluppate in interazione con
l’ambiente circostante
o Capacità il cui esercizio è garantito dal contesto
Condizioni economiche, sociali, politihce e familiari favorevoli
Necessarie per la valutazione del livello di benessere: capacità di
base ed acquisite non sufficienti a produrre la disponibilità di agire
- Soglia di “minimo sociale” da garantire nei vari paesi e che si applica a una lista
di capacità
o Possibilità di vivere a lungo e in buona salute
o Possibilità di usare i propri sensi e l’immaginazione
o Possibilità di poter ridere e giocare e godere della compagnia di animali
- Difficoltà nello stabilire una soglia minima universalmente valida per ciascuna
delle capacità
o Capacità elaborate in maniera diversa dalle nazioni, in base a storie e
tradizioni
34
o Ma le capacità incluse nella lista hanno importanza e valori intrinseci
- La povertà è
o Assoluta, per quanto riguarda l’insieme delle capacità da soddisfare in
forma minima
o Relativa, per quanto riguarda le condizioni della garanzia del loro rispetto
- Diverse definizioni e indicatori frutto della complessità del concetto di povertà
o Quale definizione usare?
Convenzioni statistiche internazionali, processi di confronto e
negoziazione
CAPITOLO 6
Contare i poveri, misurare la povertà
1) PERCHÉ È IMPORTANTE MISURARE LA POVERTÀ
- Dati più facilmente rilevabili: reddito e spesa per consumi
- Povertà come fenomeno multidimensionale
- Misurazione della povertà: tre fasi
o Scelta dello spazio di valutazione (reddito, patrimonio, altre dimensioni
non monetarie)
Implicazioni etiche: povertà solo economica o riguarda anche
felicità, qualità della vita, …?
o Fissazione della soglia di povertà (identificazione dei poveri)
o Aggregazione dei poveri (costruzione di un indice numerico)
- Misurazione della povertà: altre condizioni
o Unità di osservazione (individuo o famiglia)
o Durata del periodo di osservazione
2) I PRIMI TENTATIVI DI MISURAZIONE DELLA POVERTÀ
- 1902-03: Life and Labour of the People in London (Booth)
o Prima indagine di campo su vasta scala con raccolta sistematica di dati
o Interviste e osservazioni sul campo
o Disegno di mappe dettagliate delle strade di Londra
Colorazione delle strade in base alle 8 classi della popolazione
londinese (A-H)
o Stime e conclusioni
1/3 della popolazione londinese in povertà
Povertà concentrata nella parte orientale (tradizionalmente più
proletaria)
- Ricerca a York (Rowntree)
o Determinazione di una soglia di povertà con un metodo più rigoroso
Calcolo di un paniere di beni considerato il “minimo vitale
o Stime e conclusioni
10% della popolazione di York in “povertà primaria”
18% di famiglie in uno stato di “povertà secondaria”
o Ricerca replicata nel 1936 e nel 1950
Linea di povertà aggiornata in base alla variazione dei prezzi e al
significato di “minimo vitale”
35
- Ricerche a Londra e in città minori dell’Inghilterra (Bowley)
o Metodo di estrazione campionaria
(Booth e Rowntree invece avevano indagato l’intero universo dei
poveri)
o Esclude giudizi morali dalle sue indagini
- Ricerche negli Stati Uniti
o Du Bois: prima ricerca su povertà e razzismo nelle inner cities americane
o Hunter: Hull House Maps and Papers
- Svolta: abbandono della soglia assoluta e adozione della soglia relativa
(Townsend)
o Standard di vita e disponibilità di risorse in un dato contesto economico,
sociale, culturale
3) LE SCALE DI EQUIVALENZA
- Reddito vs. Consumo
o Bassi livelli di reddito ma consumi più alti o viceversa
o Paternalismo dell’approccio su consumi: paniere di beni ottimali definito
dal ricercatore
o Reddito non tiene conto della situazione patrimoniale
- Famiglia come unità di rilevazione
o Diverse definizioni di famiglia
Household (persone che condividono la stessa abitazione)
Unità di spesa (persone che effettuano decisioni di consumo in
comune)
Unità familiare (persone legate da rapporti di matrimonio o legami
di sangue)
Nucleo familiare ristretto (coppia o genitore con figli minori)
o Non tiene conto di reciproca dipendenza, asimmetria di potere e specifici
bisogni
o Reddito/consumi familiari equivalenti per confrontare famiglie di diversa
ampiezza
Coefficiente: ammontare addizionale di risorse necessarie per
ciascun componente
- Scale di equivalenza
o Scala Ocse (usata da Eurostat)
Tradizionale: 1 (capofamiglia) – 0,7 (altri adulti) – 0,5 (minori)
Modificata: 1 – 0,5 – 0,3
o Scala Carbonaro (usata da Istat)
Legge di Engel: quota di spesa per alimentazione come indicatore
di benessere
0,60 (un componente) – 1 (due componenti) – 1,33 (tre) – 2,40
(sette o più)
Basata sulla spesa per consumi del 1981-83
Non tiene conto dell’età e dei bisogni diversi dei componenti
o Scale usate da enti pubblici (es. Isee)
- Dibattito sull’utilizzo delle scale di equivalenza
o Sovrastima delle economie di scala e compressione dei bisogni
o Ignorano asimmetrie di potere e valore del lavoro di cura non retribuito
4) QUANTE E QUALI LINEE DI POVERTÀ?
36
- Necessario creare una soglia: effettuare un “taglio” per separare chi è povero da
chi non lo è
- Tre ingredienti per misurare la povertà: l’estensione dell’area di povertà dipende
da
o Forma della distribuzione dei redditi
o Identificazione della soglia di povertà
o Indice di povertà
- Due tipi di soglia (oggettiva): povertà assoluta e povertà relativa
- Calcolo della soglia di povertà assoluta
o Metodo di Orshansky
Criterio di mera sussistenza riferita al consumo alimentare
Usato negli USA e dalla Banca mondiale
1$ (limite inferiore) e 2$ al giorno (limite superiore)
o Metodo di Istat
Considera un insieme molto più ampio di beni e servizi essenziali
Alimentazione, abitazione, componente residuale
Recenti modifiche: classificazione dell’età e differenze territoriali
- Povertà relativa: considera il reddito medio/mediano del paese nel quale si vive
o Istat: International Standard of Poverty Line
Soglia per una famiglia di 2 componenti: spesa per consumi
inferiore o pari a quella media pro capite
Soglia per famiglie di diversa ampiezza: uso delle scale di
equivalenza
o Altre misure usate da Istat
Soglie differenziate di povertà: sottogruppi di famiglie povere
o Banca d’Italia
Reddito (no consumi)
Scala Ocse modificata
Valore mediano (no medio)
Soglia di povertà per una persona pari al 50%
Riferito agli individui (no alla famiglia)
o Eurostat
Mediana dei redditi, scala Ocse modificata, soglia al 60%
- Scegliere di usare media o mediana, o soglia al 50% o 60% determina differenze
rilevanti
o Stima diversa della diffusione della povertà
o Evidenzia dimensioni diverse del fenomeno
o Stime di Istat difficilmente confrontabili con quelle prodotte a livello
comunitario
- Povertà relativa aumenta in periodi di crescita economica e diminuisce in
periodi di recessione
o Crescita Aumento consumi (soprattutto tra i ricchi) Maggiore
disuguaglianza
o Recessione Poveri meno distanti da standard di vita medio Minore
disuguaglianza
o Spesso si adotta una soglia di povertà relativa ancorata a un dato anno
- Scelta dell’ambito territoriale
o Tenore di vita minimo accettabile nello Stato considerato
o Famiglie immigrate: equiparate a famiglie italiane o alla sola popolazione
straniera?
37
- Soglie di povertà soggettive
o Livello di reddito che ogni persona intervistata considera minimo
o Disagio economico: famiglie che dichiarano di arrivare a fine mese con
molta difficoltà
o 4 categorie di famiglie
Consapevolmente povere (soggettivamente e oggettivamente
povere)
Solo soggettivamente povere
Apparentemente povere
Consapevolmente non povere (soggettivamente e oggettivamente
non povere)
o Da utilizzare con cautela
5) LA PROSPETTIVA LONGITUDINALE
- Povertà non è una condizione statica
o Indagini longitudinali Flussi in entrata e in uscita dalla condizione di
povertà
- Oscillazioni intorno alla linea di povertà nella vita di un lavoratore manuale
inglese (Rowntree)
o Maggiore rischio durante la presenza di figli piccoli e la vecchiaia
- Indagine europea su reddito e condizioni di vita Eu-Silc
o Statistiche su reddito, povertà, esclusione sociale (trasversali e
longitudinali)
- Italia: Indagine multiscopo sulle famiglie
- Studiare separatamente gruppi temporaneamente poveri e gruppi più
permanentemente poveri
6) L’AGGREGAZIONE
- Costruzione di indici
o Approccio oggettivo (inizio ‘900)
o Approccio normativo (dagli anni ’70)
- Assiomi da soddisfare nella creazione di un indice di povertà (Sen)
o Monotonicità
o Trasferimento
- Tre indici sintetici
o Indice di diffusione (quanti sono i poveri)
0 (“tutti i soggetti sono ricchi”) – 1 (“tutti i soggetti sono poveri”)
Limite: non tiene conto della distribuzione del reddito tra i poveri
o Indice di intensità (quanto poveri sono i poveri)
Divario relativo dei redditi rispetto alla soglia di povertà
Quanto in % il reddito dei poveri è inferiore alla linea di povertà
Limite: dice quanto è grave la povertà per ogni povero, ma non per
la collettività
o Indice di severità (quanto grave è la disuguaglianza tra i poveri)
Distanza media degli individui della popolazione dalla soglia di
povertà
Rispetta principio del trasferimento: si riduce quando reddito
aumenta
- Indice di Sen
38
o 0 (“tutti i redditi sopra la linea di povertà”) – 1 (“tutti hanno un reddito
nullo”)
o Incorpora la media dei divari di povertà individuali
- Altri assiomi
o Simmetria della popolazione
o Proporzione dei poveri
o Identificazione
- Indici multidimensionali
o Indice di deprivazione (Townsend)
12 voci selezionate in un elenco di 60
o Profili di povertà (Ravallion), ottenuti sulla base di 4 indicatori
Spesa pro capite per beni e servizi pubblici
Accesso ai beni non di mercato
Distribuzione delle risorse all’interno delle famiglie
Caratteristiche personali che possono rappresentare un ostacolo
o Indici di deprivazione multipla
Incapacità di effettuare specifici consumi e attività
o Indice di povertà umana (Ipu)
Utilizzato dalle NU (1997-2010)
Longevità, livello di istruzione, reddito
Livelli minimi di standard di vita differenziati: paesi ricchi (Ipu-1) e
poveri (Ipu-2)
o Indice di povertà multidimensionale
Utilizzato dalle NU dal 2010
Numero di poveri + Numero di privazioni che gravano su nuclei
familiari poveri
o Indicatore di rischio di povertà o esclusione (Eurostat): combina 3
indicatori semplici
Quota di persone a rischio di povertà
Quota di persone in condizione di grave deprivazione materiale
Quota di persone 0-59 che vivono in famiglie a bassa intensità di
lavoro
o Approccio IFR e IPMB
o Indicatori di deprivazione minorile
- Indici territoriali
o Europa (Eurostat e Istat)
Aree urbane: enfasi su zone di svantaggio acuto
Aree rurali: enfasi su declino demografico e distanza da servizi
essenziali
o Stati Uniti
Individuazione di micro-aree di povertà e di estrema povertà
Segregazione territoriale su base razziale
o Italia: tentativi di analizzare la deprivazione sociale per microaree
Specifiche città o regioni
Set di unità spaziali (Pratschke)
o Problemi di interpretazione
Caratteristiche della comunità ≠ Somma degli attributi degli
individui
Significato degli indicatori può cambiare da livello individuale a
livello aggregato
39
CAPITOLO 7
L’orientamento qualitativo della ricerca e la voce degli
attori
1) LE ORIGINI DELLA RICERCA QUALITATIVA IN ITALIA
- Istituzionalizzazione dell’approccio qualitativo in Italia si deve a Ferrarotti
o Limiti della survey
o Sociologia: tecnica dell’ascolto per meglio comprendere le condizioni di
vita dei poveri
o Importanza del contesto
o Vita di baraccati
Ricerca sulle condizioni di vita degli abitanti delle borgate romane
Alessandrina, Quarticciolo e Acquedotto felice
Campione di casi rappresentativo in senso significativo
2) LETTURA ANTROPOLOGICA DELLA POVERTÀ
- Cultura della povertà (Lewis)
o Atteggiamenti e disposizioni di vita che si trasmettono da una
generazione all’altra
o Riguarda solo un gruppo ristretto di poveri
Attecchisce dove sono assenti movimenti politici e religiosi che
danno speranza
o Attenzione a fattori interni, ma ignorati fattori sociali esterni
- Alcune forme di consumo dei poveri dipendono dalla condizione di povertà
permanente che rende più difficile una programmazione delle spese (Douglas)
- Capacità di aspirare distribuita in modo ineguale (Appadurai)
o Comportamenti come prodotto di strategie di sopravvivenza (e non causa
di povertà)
o Impossibilità di proiettarsi nel futuro che li porta a restringere i propri
orizzonti
Dovuta a una limitazione dello spazio sociale
- Classificazione delle forme di azione dei poveri basata su due dimensioni
(Lister)
o Cavarsela (dimensione personale – vita quotidiana)
Strategie di fronteggiamento della povertà
o Vendicarsi (dimensione politica – vita quotidiana)
Azioni di rivalsa come critica ai valori dominanti che sfocia spesso
nella rabbia
o Organizzarsi (dimensione politica – strategica)
Forme di azione collettiva
o Venirne fuori (dimensione personale – strategica)
Corsi di azione rivolti a uscire dalla povertà soprattutto sul piano
individuale
3) LA MISERIA DEL MONDO DI PIERRE BOURDIEU
- Indagine collettiva all’inizio degli anni ‘90
40
- Metodo: oggettivazione partecipante
o Intervistatore agisce da stimolo alla narrazione
o Intervista come risultato di un’interazione sociale
- Critiche dal mondo accademico
o Metodo considerato poco rigoroso
- Emerge la sofferenza delle categorie esposte alle “piccole miserie”
o “Miseria di posizione”: impoverimento dal punto di vista di chi lo prova
o “Miseria di condizione”: impoverimento dal punto di vista del
macrocosmo della struttura sociale
- Attualità e “profezie”
o Effetti della trasformazione postfordista sui lavoratori della società
industriale
Frammentazione dell’occupazione, precarizzazione,
pauperizzazione
Declino della classe operaia come soggetto sociale
Dal conflitto tra capitale lavoro a nuovi conflitti interni al mondo
operaio
Indebolimento movimento sindacale e forme di appartenenza
collettive
o Effetti del ritrarsi dello Stato nelle periferie urbane
o Incapacità delle scuole di trattenere i soggetti più difficili
o Esposizione degli adolescenti a modelli di consumo irrealistici
- Ogni luogo rientra in uno spazio gerarchizzato da una “simbolica della
distinzione”
o Il potere si afferma nello spazio e si esercita come violenza simbolica
inavvertita
o La carenza di capitale incatena a un luogo
4) ALCUNI ESEMPI DI RICERCHE QUALITATIVE RECENTI
- Il povero al cospetto del burocrate
o Patients of the State (Auyero, 2012)
Analizza il tempo morto ma ricco di eventi delle code presso il
principale sportello di welfare di Buenos Aires
Osservazione partecipante + Interviste ai potenziali beneficiari
Arbitrarietà e incertezza dell’attesa: esercizio di potere che
alimenta una condizione di sottomissione e accresce l’insicurezza
verso il futuro
Atteggiamento di supina accettazione frutto di costruzione politica
o Ricerca etnografica in due Caf in Francia (Dubois, 1999)
Adozione di criteri più restrittivi nella concessione di un beneficio
Richiedenti spinti a provare di avere diritto al sussidio, ma anche di
meritarlo
Operatore spinto a verificare la veridicità del racconto
- Ricerca in due quartieri di Glasgow e Middlesbrough (MacDonald, Shildrick e
Furlong, 2010)
o Tasso di disoccupazione al 38 e 32%
o Idea iniziale: studiare famiglie con membri adulti che non hanno mai
lavorato per 3 generazioni
Oggetto di ricerca limitato a pochissimi casi
41
o Focus: famiglie con adulti nella generazione di mezzo che non hanno mai
lavorato
Non si riscontra alcuna forma di trasmissione intergenerazionale
della povertà
Disagio nel dipendere dal welfare; preoccupazione per il futuro dei
figli
- I poveri nella biblioteca pubblica (Paugam e Giorgetti, 2010-11)
o Realizzata in due periodi: invernale ed estivo
o Diario di bordo + Interviste in profondità
o Poveri in condizione di squalificazione sociale tenuti lontani dai luoghi
pubblici
Per ragioni igieniche
Per un processo di reificazione (considerati estranei ai luoghi della
cultura)
o Poveri frequentatori assidui delle biblioteche pubbliche, in cui trovano
protezione e riconoscimento
o Sviluppo dei 4 legami sociali di Paugam: filiazione, partecipazione
elettiva, partecipazione organica, cittadinanza
o Differente utilizzo degli spazi e dei servizi a seconda della fase del
processo di disqualificazione sociale
Fragilità: biblioteca come luogo per migliorare la formazione
Dipendenza: uso più sporadico e improprio, modo per ottenere
riconoscimento e radicamento
Rottura: biblioteca come luogo dove soddisfare bisogni primari
- La vita quotidiana delle famiglie povere irlandesi (Daly e Kelly, 2011-12)
o Interviste a 51 famiglie sotto la soglia di povertà o a basso reddito
o Dimensione materiale della povertà + Aspetti cognitivi e di
autopercezione
o Decisioni di spesa parte di un sistema complesso di relazioni, norme e
pratiche
o Strategie di negoziazione dell’identità personale in condizioni umilianti
- Le carriere abitative dei poveri (Desmond, 2008-09)
o Ricerca etnografica nelle città degli Stati Uniti
Osservazione partecipante + Interviste in profondità + Analisi di
documenti
o Povertà abitativa e minaccia dello sfratto come forma di controllo sociale
dei poveri
o Sfratti eseguiti da personale specializzato addestrato a non provare
emozioni
o Principali vittime: madri sole
Sfratti come l’altra faccia dell’incarcerazione di massa
o Rendono i poveri ancora più poveri
o Rottura dei legami comunitari e di vicinato
o Tentativi di venire a patti con una condizione esistenziale precaria
Forme apparenti di spreco con funzione di autorassicurazione in
momenti di grande sconforto
42
La povertà in Italia (Saraceno)
CAPITOLO 1
I regimi di povertà in Europa e il caso italiano
- Regimi di povertà dati dall’interazione tra fattori sociali
o Dimensione lavorativa
o Dimensione familiare
o Dimensione del welfare
- Cinque regimi di povertà
o Continentale-nordico; germanico; mediterraneo; orientale; orientale
deprivato
- Differenze tra paesi date dalle complementarità istituzionali tra diversi ambiti di
regolazione sociale
1) LA CORNICE ANALITICA
- Tre principi di distribuzione delle risorse (Polanyi): reciprocità, redistribuzione,
mercato
- Modello di regolazione del welfare capitalism in Europa occidentale
o Specifici modelli di regolazione sociale all’interno del modello generale
- Regime di welfare (Esping-Andersen): specifica combinazione di redistribuzione,
reciprocità e mercato
- Regimi di welfare di disoccupazione (Gallie e Paugam)
o Scarsamente protettivo
o Liberale/minimale
o Occupazionale
o Universalistico
- Otto regimi di assistenza sociale (Gough)
- Forme elementari di povertà (Paugam): integrata, marginale, squalificante
- Legami sociali (Paugam): di filiazione, di partecipazione elettiva, di
partecipazione organica, di cittadinanza
- Quattro regimi di legami sociali: familista, pubblico, elettivo, plurisolidaristico
- Forme di povertà + Regimi di legami sociali
o Regime organico familista Povertà integrata
o Regime organico pubblico Povertà marginale
o Regime organico elettivo e plurisolidaristico Povertà squalificante
- Diverse forme di familismo: di default, legale, sostenuto
- Disallineamento (Castel)
2) UNA TIPOLOGIA DEI REGIMI DI POVERTÀ NELL’UNIONE EUROPEA
- 5 regimi di povertà sulla base di un set di indicatori
o Grado di inclusività del mercato del lavoro
o Ruolo della solidarietà familiare
o Ruolo ed efficacia delle politiche e dei servizi di welfare
o Dimensioni della povertà e gruppi sociali a maggiore rischio
- Regime continentale nordico
o Elevata inclusività del mercato del lavoro; bassi tassi di disoccupazione
giovanile e NEET
43
o Responsabilità di cura sostenute attivamente e spesa elevata per le
famiglie
o Ottime performance della spesa di welfare e spesa per i servizi elevata
o Povertà di dimensioni contenute
- Regime germanico
o Elevata inclusività del mercato del lavoro, ma bassa spesa per politiche
attive
o Interventi sostenuti per le famiglie, ma con aspettative (soprattutto verso
le madri)
o Spesa di welfare elevata, ma con differenze
Germania: scarsa efficacia nella riduzione della povertà
Austria: bassa spesa per servizi
o Grave deprivazione materiale nella media, limitata diffusione della
povertà (ma in modo meno marcato rispetto al regime nordico)
- Regime mediterraneo
o Fragilità del sistema occupazionale, alti tassi di disoccupazione giovanile
e NEET
o Forte centralità della solidarietà familiare, bassa spesa per le famiglie
o Spesa di welfare e per i servizi medio-bassa
o Scarsa efficacia nella riduzione della povertà, che è più diffusa
- Regime orientale
o Livello medio di inclusione nel mercato del lavoro
o Ruolo importante della solidarietà familiare
o Spesa di welfare limitata sia in generosità che in qualità
o Povertà tra i minorenni bassa, povertà nonostante il lavoro media, grave
deprivazione contenuta
- Regime orientale deprivato
o Elevata quota di NEET, bassa spesa in politiche attive, bassa occupazione
femminile
o Centralità della solidarietà familiare, bassa spesa in politiche per le
famiglie
o Bassa spesa per il welfare e bassa efficacia nella riduzione della povertà
o Grave deprivazione largamente più diffusa, alti rischi di povertà tra
minorenni e nonostante il lavoro
- Regno unito e Lussemburgo non appartengono a nessun cluster
3) IL REGIME DI POVERTÀ ITALIANO
- Rientra nel regime mediterraneo
o Mercato del lavoro segmentato + Differenze territoriali in termini di
sviluppo economico
o Welfare largamente basato su solidarietà familiare
Familismo forzato
Divisione di genere del lavoro all’interno della famiglia
o Differenziazione categoriale e territoriale nell’erogazione di prestazioni di
welfare
o Forte ruolo di istituzioni caritatevoli e terzo settore, con elevate differenze
territoriali
- Concentrazione della povertà
o Al Sud (con working poor e minorenni in condizioni di povertà)
o In aumento anche al Nord (con la crescita di stranieri)
44
- Mercato del lavoro e sistema produttivo
o Piccole e piccolissime imprese di proprietà familiare
Salari più bassi
Difficoltà di accesso a welfare assicurativo e forme di protezione
del reddito
Meno sindacati Molta occupazione irregolare (soprattutto al Sud)
Rischio di povertà elevato quando è l’unico reddito del nucleo
familiare
o Terziario a bassa qualificazione
Capitalismo post-fordista Crescita delle disuguaglianze (in tutti i
paesi)
Unica possibilità di lavoro regolare per persone poco istruite nelle
aree urbane
Aumento lavoratori autonomi con condizioni di lavoro instabili
Aumento contratti di lavoro non standard e part-time involontario
Aumento disoccupazione giovanile
Sud più colpito nei periodi di crisi economica
- Assetti familiari
o Elevata divisione di genere del lavoro familiare
Differenze tra classe sociali e regioni
Partecipazione al mercato del lavoro più problematica per le donne
nel Sud, con figli e poco istruite
o Tendenza dei giovani a rimanere nella casa dei genitori più a lungo
Media di 30,1 anni (26 anni media UE)
Ruolo della crisi del 2008 e della pandemia
Uscita di casa per matrimonio, coabitazione o migrazione (meno
per ricerca di autonomia)
Mercato abitativo sbilanciato verso la proprietà
Può essere causa di povertà per alcune famiglie
Tasso di NEET più elevato a livello europeo
o Basso tasso di occupazione delle donne
o Working poor (a livello individuale) Vs. In-work poverty (a livello familiare)
Lavori a basso reddito (soprattutto donne e giovani) Non si
traduce automaticamente in povertà
Lavoratore povero su base familiare (uomo e unico percettore di
reddito o madre sola) Maggiore rischio di povertà
- Forme di protezione di welfare
o Preferenza per pensioni e pensionati
o Frammentazione delle prestazioni per la disoccupazione
Grande/piccola impresa e lavoratori agricoli
Buchi di protezione di molti lavoratori resi più evidenti dalla
pandemia
o Frammentazione delle prestazioni monetarie collegate ai figli
Esclusi i più poveri
Scoraggiano partecipazione al mercato del lavoro di mamme in
famiglie a basso reddito
Riforma dell’assegno unico
o Mancanza a livello nazionale di sostegno del reddito di ultima istanza
(fino al 2018)
Frammentazione e aumento disuguaglianze tra poveri
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o Politiche della cura meno sviluppate e più frammentate rispetto ad altri
paesi europei
Sovraccarico di responsabilità per famiglie (soprattutto donne)
Distribuzione dei nidi disuguale sul territorio – Miglioramento con
PNRR (forse)
Sistema poco generoso di congedi di paternità e parentali
Carenza di misure per cura degli anziani
- Questo quadro generale spiega perché
o La povertà riguarda soprattutto le famiglie (e non gli individui soli)
o C’è un più alto rischio di povertà dei minorenni (rispetto agli adulti)
o La povertà è concentrata nel Mezzogiorno
o La povertà negli ultimi anni ha colpito la popolazione straniera
Famiglie nucleari e impossibilità di contare su solidarietà parentale
allargata
Posizione debole nel mercato del lavoro
Esclusione dall’accesso (o accesso limitato) alle prestazioni di
welfare
CAPITOLO 5
Lavoratori poveri, minorenni e migranti al centro del regime
di povertà
- Mutamenti della struttura e configurazione del mondo del lavoro
- Lacune e problematiche relative all’offerta dei servizi educativi
- Possibilità occupazionali per la popolazione straniera
- Analisi distinta dei tre gruppi per esplorare da diverse prospettive il rischio di
povertà
o Individuo e famiglia
o Funzionamento del mercato del lavoro
o Divisione del lavoro di genere nel nucleo familiare
o Funzionamento del welfare
o Discriminazione contro le minoranze etniche
o Mancanza di capitale sociale
1) LE CONSEGUENZE DEL FAMILISMO FORZATO: I LAVORATORI POVERI
- In Italia le famiglie senza lavoro non corrono rischio di povertà particolarmente
più elevato delle famiglie con occupati
o Simili caratteristiche sociodemografiche dei due tipi di famiglie
o Ruolo delle pensioni per le famiglie senza lavoro
- Aumento delle famiglie senza adulti occupati
o Rischio di povertà
o Adulti dipendenti da generosità di familiari pensionati o da varie forme di
assistenza
o Bambini e adolescenti senza esperienza diretta di qualcuno con un lavoro
stabile
- Crescita dell’occupazione non genera automaticamente riduzione della povertà
o Working poor
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Crescita significativa con la crisi del 2008
“Flessibilizzazione ai margini”
Aumento di lavori a basso salario e intermettenti
Limite alla libertà di scelta individuale, ma non necessariamente
povertà
o In-work poverty
Salario individuale insufficiente in una famiglia numerosa
Più alta per gli uomini e concentrata nella classe d’età 18-24
- Crescita di working poor e in-work poverty a livello familiare con la crisi del
2008
o Sia perché la crisi ha colpito soprattutto i maschi nell’industria
Maggiore disoccupazione maschile
Diminuzione del salario
Licenziamento o Cassa integrazione dell’unico percettore di reddito
o Sia perché le donne sono state spinte a trovare occupazione, soprattutto
nei servizi
Settore con salari bassi
Accompagnato a una riduzione di politiche di conciliazione
famiglia-lavoro
o Aumento dei tassi di disoccupazione giovanile
o Crescita del lavoro irregolare
Per gli uomini (per mancanza di alternative) e per i lavoratori adulti
o Povertà maggiore per forme contrattuali atipiche
Lavoratori autonomi a basso reddito: spesso con un solo
committente e protezione sociale limitata
o Povertà varia in base alla posizione professionale
Incidenza maggiore tra i disoccupati
Tra gli occupati, incidenza maggiore per gli operai
- Le famiglie povere italiane non sono escluse dal mercato del lavoro
o Conseguenza di bassi salari e lavoro precario, ma anche del “familismo
forzato”
- Tuttavia, aumento anche delle famiglie in cui nessuno lavora
o Gruppo sociale meno protetto
Escluse da prestazioni per la disoccupazione
Escluse da prestazioni legate alla presenza di figli (fino al 2021)
Escluse da misure di sostegno del reddito (fino al 2018)
o Crescente tasso di povertà assoluta
Indebolimento della capacità di sostegno di reti familiari e informali
Peggioramento delle possibilità di impiego nell’economia informale
o Reddito di cittadinanza: impatto protettivo (anche se non sufficiente)
Ha determinato una riduzione della povertà assoluta di 5 punti
percentuali
- Persone senza dimora
o Estremamente povere ma non compaiono di norma nelle statistiche sulla
povertà
2) I MINORENNI: VITTIME ESEMPLARI DEL REGIME DI POVERTÀ
- Presenza di minorenni una delle cause della povertà della famiglia
o Compromette un budget familiare già modesto
o Limita la partecipazione della madre al mercato del lavoro
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o Crescere in povertà riduce accesso ai servizi pubblici e opportunità di vita
- Dove si concentra la povertà minorile?
o Nel Mezzogiorno
o Nelle famiglie con tre o più figli
o Nelle famiglie straniere
o Nelle famiglie senza occupati
Effetto di compensazione dato da un secondo percettore di reddito
- Andamento negli ultimi decenni
o Situazione peggiorata con crisi del 2008
o Miglioramento col Reddito di cittadinanza (2019), anche se protegge
meno i minorenni
o La crisi pandemica ha vanificato questo piccolo miglioramento
- Impatto della povertà sul benessere dei minorenni
o Crescita di povertà minorile accompagnata da crescita di grave
deprivazione materiale
Crescita maggiore rispetto agli altri paesi europei
o 13 dimensioni di deprivazione dei minorenni peggiorate tra il 2009 e il
1013-14
o Lieve miglioramento nel 2014, pur con livelli superiori al 2008
o Disuguaglianze aggravate dalle restrizioni ad aprile 2020
Sovraffollamento
Possesso di computer e tablet
Accesso a internet e competenze digitali
Aumento tassi abbandono e dispersione scolastica + Perdite di
apprendimento
o Salute dei bambini dipende da (secondo studio dell’Istituto superiore di
sanità)
Redditi e posizione dei genitori nel mercato del lavoro
Istruzione dei genitori (figli di genitori poveri a bassa istruzione
mangiano meno frutta e verdura e praticano meno sport)
Regione di residenza
- Povertà educativa
o Due dimensioni
Insufficiente sviluppo di capacità cognitive, relazionali ed emotive
Carenza di risorse disponibili per questo sviluppo
o Punteggi PISA e Invalsi
Impatto povertà familiare sullo sviluppo di competenze cognitive
Condizioni più difficili dei bambini stranieri
Divario nord-sud
Divari tra diverse scuole nello stesso ambito territoriale e nella
stessa città
o Peggiori performance al Sud: conseguenza di
Maggiore concentrazione della povertà
Offerta di servizi educativi più povera
o Esiti di questi processi: carriere scolastiche interrotte, mancati
apprendimenti, esclusione dalle opportunità
o Povertà educativa nell’agenda delle politiche pubbliche solo nel 2015
Manca approccio sistematico sul piano pedagogico e dell’offerta
educativa
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o Effetti positivi della partecipazione ai servizi di educazione e cura in età
precoce
Ma bassa probabilità che un bambino povero acceda a questi
servizi
o Accesso alla scuola materna quasi universale
o Accesso agli asili nido rimane molto limitato, con disuguaglianze tra
regioni
Regioni con più povertà e più bassa occupazione femminile sono
quelle con minore offerta di servizi di cura ed educazione per
bambini molto piccoli
Aumento dell’offerta di mercato Accesso solo per famiglie più
abbienti
Effetto San Matteo
o Tempo pieno nella scuola primaria distribuito in modo disomogeneo sul
territorio nazionale (e pressoché assente nel Mezzogiorno)
o Possibilità di rafforzamento del contrasto alla povertà educativa col PNRR
3) LA POVERTÀ TRA I MIGRANTI
- Numero di stranieri in Italia cresciuto rapidamente negli ultimi anni
o 2021: 5 milioni di stranieri registrati
- Nazionalità principali: Romania – Albania – Marocco – Cina – Ucraina
o Paesi a forte pressione migratoria
o Paesi in conflitto
- Occupazioni principali: edilizia, servizi poco qualificati, agricoltura, lavoro
domestico
- Distribuiti in modo non uniforme sul territorio
- Donne più numerose degli uomini
- Prima Indagine nazionale sulle persone senza dimora (2000)
o Stranieri erano il 56,6 delle persone stimate come senza dimora
o Soprattutto maschi, ma molto più giovani dei nativi
Fase di passaggio per raggiungere condizioni di vita più stabili
- Prima indagine ISTAT sulle condizioni di vita degli stranieri a livello nazionale
(2009)
o Rischio di povertà tra gli stranieri già elevato all’inizio della crisi
o Incidenza della grave deprivazione tre volte superiore tra gli stranieri che
tra i nativi
o Incidenza del rischio di povertà superiore in famiglie con una persona
nata in un paese in via di sviluppo non UE
o Rischio più elevato nel Mezzogiorno
Divario nord-sud particolarmente evidente per i marocchini
o Impatto delle differenze territoriali su opportunità occupazionali
particolarmente acuto per gli stranieri
- I dati sottostimano l’incidenza della povertà nella popolazione straniera nel suo
insieme
o Se includiamo stranieri senza permesso di soggiorno e migranti in centri
di accoglienza
- Cause del maggiore rischio di povertà per i migranti
o Tendono a concentrarsi in posizioni inferiori del mercato del lavoro
Salari più bassi e maggiore permanenza nell’economia informale
o Non dispongono delle reti della famiglia estesa
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Allo stesso tempo hanno obblighi nei confronti di familiari nei paesi
di origine
- Differenze interne alla popolazione straniera
o Per origine nazionale
Persone dall’Africa in media più povere
o Per durata della permanenza in Italia
Persone arrivate da poco con più probabilità di essere povere
o Per dimensioni del nucleo familiare
Famiglie più grandi con più probabilità di essere povere
o Povertà maggiore tra i migranti di recente arrivo, diminuisce dopo la
stabilizzazione, torna a crescere con formazione di una famiglia e figli
- Povertà tra migranti stesse caratteristiche della povertà tra italiani, ma con
intensità maggiore
o Basso status occupazionale
o Dimensioni famiglia (e presenza di minorenni)
o Regione di residenza
- L’impatto delle due crisi
o La crisi finanziaria ha rafforzato la maggiore esposizione alla povertà
degli stranieri
2017: rischio povertà 26,3% per gli italiani Vs. 53% per i migranti
non EU
2013-18: aumento povertà assoluta tra famiglie miste o con soli
membri stranieri
o 2019: incidenza povertà assoluta diminuita anche tra famiglie con
componenti stranieri
o Effetti della crisi pandemica
Nuova crescita della povertà assoluta per famiglie straniere e
miste
Povertà assoluta leggermente diminuita tra famiglie con stranieri
senza lavoratori (probabile effetto di Reddito di cittadinanza e
Reddito di emergenza)
Effetti economici particolarmente negativi (per la natura delle loro
occupazioni)
o Crescita dei tassi di povertà dopo la crisi finanziaria non ha determinato
un ritorno al paese d’origine
Nicchie occupazionali
Formazione di famiglie e figli che vedono l’Italia come il loro paese
Tornare indietro non è mai un’opzione per rifugiati e richiedenti
asilo
o La crisi pandemica ha rallentato i flussi di ingresso, ma anche la mobilità
in uscita