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Kant

immanuel kant - la critica della ragion pura sintesi

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KANT

Kant è illuminista, ma nelle sue opere si legge un inizio di romanticismo, possiamo dire
che è l’ultimo degli illuministi e il primo dei romantici.
Kant fu educato al pietismo, un sottogruppo della Chiesa protestante che rifiutava i dogmi
della fede cristiana, insistendo molto di più sull’aspetto morale e comportamentale. Ogni
fedele doveva trovare Dio dentro di sé più che nei dogmi e all’esterno.
Nella sua tomba è presente un epitaffio preso dalla sua Critica Della Ragion Pratica “Il
cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”, questo evidenzia su cosa ha
voluto indagare, da un lato la scienza e la conoscenza e dell’altro i misteri della morale.
Kant pubblica nel 1781 la “CRITICA DELLA RAGION PURA”, un’opera di tipo
gnoseologico (affronta il tema della conoscenza), nel 1787 la “CRITICA DELLA
RAGION PRATICA”, che si occupa di indagare sulla morale, e nel 1790 la “CRITICA DEL
GIUDIZIO”, che si occupa dell'estetica (si chiede il concetto di bello e varie sue
derivazioni).
La parola “critica” è molto importante in quanto si usa il termine “criticismo” per
descrivere la filosofia di Kant. “Criticare” significa analizzare sia un fenomeno, sia le sue
criticità. Kant davanti ad ogni forma di esperienza si chiede quali siano i suoi limiti. Ad
esempio, nella Critica Della Ragion Pura, l’obbiettivo di Kant è quello di riconoscere se la
conoscenza sia possibile, poi se le forme per raggiungerla siano valide e infine fino a che
punto lo siano, quindi Kant analizza la possibilità, validità e limiti della conoscenza.

LA CRITICA DELLA RAGION PURA


STUDIA LA CONOSCENZA RAZIONALE NELLA FORMA A PRIORI
In quest’opera Kant si occupa di gnoseologia, indaga le forme della nostra conoscenza.
Il titolo è molto importante perché queste parole non sono casuali, “CRITICA” rappresenta
l’atteggiamento critico di Kant, in quanto vuole sottoporre ad esame, analizzare e “PURA”
che significa A PRIORI, quindi in questo caso indica la ragione slegata dall’esperienza
sensibile. “Ragion pura” significa che va ad indagare la ragione nelle sue strutture a priori.

I TRE TIPI DI GIUDUZI


Nel corso dei 100/150 anni precedenti alla scrittura delle opere di Kant, i vari filosofi erano
divisi in due correnti di pensiero: Razionalisti ed Empiristi. I primi, che vengono spesso
definiti da Kant come dogmatici, pensavano che si potesse conoscere esclusivamente
utilizzando la ragione, senza l’esperienza, mentre gli Empiristi ritenevano che l’esperienza
sensibile fosse fondamentale, che ogni nostra conoscenza nascesse proprio dai sensi.
Questo forma quelli che Kant chiama giudizi, degli enunciati in cui si dice qualcosa di un
determinato soggetto:
 GIUDIZI ANALITICI A PRIORI (razionalisti) → sono analitici, non aggiungono
conoscenza, e sono a priori, formulati senza ricorso all’esperienza, ma solo alla
ragione. Non si tratta di giudizi fecondi, perché non impariamo qualcosa di nuovo, si
può enunciare semplicemente partendo da una definizione, si basano soltanto sul
ragionamento. Questi giudizi hanno pregi e difetti in quanto non accresco la mia
conoscenza, ma sono molto solidi.
 GIUDIZI SINTETICI A POSTERIORI (empiristi) → sono sintetici, ci forniscono nuove
informazioni, e sono a posteriori, formulati in seguito ad un’esperienza sensibile. Sono
giudizi fecondi, accrescono la nostra conoscenza, ma sono meno solidi dei precedenti,
perché l’esperienza sensibile può essere ingannevole, non può essere affidabile
quanto l’esperienza a priori.
Kant si pone in mezzo a queste due linee di pensiero, formulando un terzo tipo di giudizio
che lui chiama GIUDIZI SINTETICI A PRIORI. Il termine sintetici indica che accrescono la
conoscenza, a priori che sono solidi, perché non si basano sull’esperienza sensibile.
Questi giudizi hanno entrambi i pregi dei due precedenti, senza averne i difetti.
Questi nuovi giudizi “scoperti” da Kant, secondo lui, sono alla base della scienza e sopra
questa poniamo le nostre esperienze. I giudizi sintetici a priori vengono fuori da alcune
regole a priori, che abbiamo dentro di noi e ci permettono di conoscere cose nuove.

LE TRE FACOLTA’ DELLA CONOSCIENZA


Per indagare sulla conoscenza, Kant analizza i tre modi, i tre mezzi, con i quali l’uomo
conosce la realtà che lo circonda, e lo fa in modo trascendentale, ovvero secondo le sue
forme a priori. Li divide in tre capitoli:
 l’estetica trascendentale, sulla sensibilità
 l’analitica trascendentale, sull’intelletto
 la dialettica trascendentale, sulla ragione

L’ESTETICA TRASCENDENTALE
L’estetica trascendentale indaga il primo mezzo di conoscenza, la sensibilità. Kant la
divide in due funzioni: la funzione passiva, che si basa sulle intuizioni, presenti o passate,
per esempio i ricordi, e la funzione attiva, la funzione ordinatrice di queste intuizioni
attraverso le due forme a priori della sensibilità, SPAZIO e TEMPO.
Lo spazio è la forma a priori del senso esterno, secondo il quale collochiamo gli oggetti
uno accanto all’altro, il tempo è la forma a priori nel senso interno, secondo il quale
collochiamo gli oggetti uno dopo l’altro. Il tempo è definito anche forma universale,
perché riguarda TUTTI gli oggetti: non tutti gli eventi si possono collocare nello spazio, ma
bensì nel tempo, che siano esterni o interni.

ANALITICA TRASCENDENTALE
Indaga sull’intelletto, che funziona tramite i concetti, delle funzioni unificatrici per
identificare un insieme di oggetti. I concetti possono essere:
 concetti empirici, quando sono basati sull’esperienza sensibile, per esempio formulo
il concetto “sedia” perché vedo tanti oggetti simili e li unisco sotto il nome di sedia.
 concetti puri, concetti già presenti nell’intelletto, che prendono il nome di categorie →
le categorie sono le forme a priori dell’intelletto
Il problema si pone quando devo applicare le categorie a dei fatti empirici, com’è
possibile?
Entra in gioco l’io penso, la facoltà intellettuale che formula le leggi fisiche, che crea quella
che chiamiamo la rivoluzione copernicana kantiana: non è il mondo che modella l’uomo,
ma è l’uomo a modellare il mondo secondo le sue percezioni, perché le leggi fisiche
derivano dall’intelletto.
Kant individua due diverse realtà:
 la cosa in sé o NOUMENO, il mondo come io posso pensare che sia, ma non posso
percepire
 la cosa per me o FENOMENO, il mondo come mi appare, come è per me.
Le forme a priori, che ci permettono di conoscere il fenomeno, sono l’unico modo in cui
l’uomo può conoscere, quindi senza queste la realtà è inconoscibile e si arriva al
noumeno. Immaginiamoci come se l’uomo fosse un criceto che va in giro per il mondo
all’interno di una sfera di plastica. Egli potrà conoscere la realtà che lo circonda
(fenomeno) solo attraverso questa sfera (le forme a priori), quello che si trova oltre, il
mondo non filtrato dalla sfera di plastica (noumeno), gli resta inconoscibile.

DIALETTICA TRASCENDENTALE
Analizzale forme a priori della ragione, ovvero le idee. Il limite della ragione è che questa
vuole arrivare alla conoscenza assoluta, ma sappiamo che non può farlo, per l’esistenza
del noumeno. Nel tentativo di raggiungere la conoscenza assoluta Kant individua tre idee:
IDEA DI ANIMA → l’anima è il totale dei dati del senso interno
IDEA DI MONDO → l’insieme dei dati del senso esterno
IDEA DI DIO → l’insieme dei dati sia del senso interno che del senso esterno, il tutto,
quindi Dio

CRITICA DELLA RAGION PRATICA


Quando decidiamo come agire c’è sia l’esperienza della vita che una parte a priori a
indicarci cosa fare. Kant vuole individuare una morale che ci indichi cosa è bene e cosa è
male grazie ad uno strumento che ci permetta di capire come agire.
Secondo Kant nelle scelte morali diamo troppa importanza alle esperienze. La legge
morale deve essere uguale per tutti e per trovarla Kant analizza tutti i principi pratici, che
sono soggettivi (massime) e imperativi, che si dividono in ipotetici, azione-conseguenza
(per esempio, se vuoi essere promosso devi studiare) e categorici, legge morale che
prescrive un dovere fine a sé stesso.

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