MAX WEBER: nato a Erfurt nel 1864 da una famiglia di orientamenti nazional liberali,
partecipò sin da giovane alle discussioni promosse dai socialisti della cattedra, dai
quali prenderà le distanze in merito alla questione della libertà della scienza. Dopo gli
studi giuridici, divenne professore di diritto commerciale e poi di economia politica.
Ehi nell'immediato primo dopoguerra, partecipò all'elaborazione della costituzione di
Weimar. Morì nel 1920.
L'opera di Weber è centrata sul problema della definizione delle scienze storico-
sociali, con particolare riferimento al loro metodo e all'oggettività del loro
sapere. Rifiuta sia l'identificazione positivistica tra scienze naturali e scienze sociali,
sia la definizione delle scienze dello spirito come analisi psicologica delle esperienze
vissute. Se, da un lato, Weber sottolinea che i fenomeni sociali non possono essere
studiati con lo stesso metodo delle scienze naturali, dall'altro, afferma l'oggettività dei
risultati degli studi sociali, che sono anch'essi una scienza. Secondo Weber, la scienza
è sapere oggettivo, ossia un sistema di relazioni fondate su cause e conseguenze.
Nelle scienze storico-sociali, che studiano gli individui, la spiegazione causale,
mediante la relazione tra mezzi e fini, connette eventi dal carattere individuale.
La possibilità di stabilire relazioni causali tra fenomeni storici e sociali è legata a un
criterio di selezione, che indirizza la ricerca, discriminando ciò che è rilevante da ciò
che non lo è. Nelle scienze storico-sociali il principio di selezione è la relazione ai
valori che attribuisce un significato ai dati empirici dirigendo la ricerca. Weber ritiene
che questi valori non siano principi assoluti, sono criteri di scelta unilaterali, relativi e
modificabili, perché sono legati alle specifiche condizioni della ricerca storica, in base
a cui il ricercatore seleziona i dati secondo una determinata prospettiva per
individuare gli elementi fondamentali di una ricerca scientifica.
Le costruzioni mentali che rappresentano il punto di vista dell'analisi scientifica e
orientano la conoscenza storica sono definiti da Weber come tipi ideali. Sono modelli
concettuali risultanti da un'operazione di astrazione e di riduzione della molteplicità e
della complessità dei dati storico-sociali al fine di rendere intelligibile il fenomeno
storico analizzato. Dipende quindi dalle scelte del soggetto che, sulla base di
determinati valori, sceglie la prospettiva dell'indagine scientifica, sulla base della
quale costruisce i tipi ideali stabilendo le relazioni causali, non individuando cause
necessarie, ma condizioni rilevanti: la validità di un tipo ideale può essere accertata
solo verificandone l'efficacia come strumento di ricerca.
Presupposto fondamentale dell'oggettività delle scienze storico-sociali e
l’avalutatività, in quanto l'accertamento dei dati deve essere distinto dalla
formulazione di giudizi di valore. Non è in contraddizione con la relazione ai valori
perché quest'ultima non ha né deve avere carattere etico o politico o ideologico: la
relazione a valori è e deve essere un criterio logico di ricerca e di selezione neutrale
da un punto di vista etico, politico, ideologico per la formazione di un punto di vista
per l'indagine scientifica.
Weber definisce la sociologia come la scienza che studia le uniformità dell'agire
umano, sulla base della concezione per cui l'agire umano può essere colto solo
comprendendo le intenzioni del soggetto che agisce. Secondo la sociologia
comprendente, l'agire sociale è agire dotato di senso e orientato verso l'agire di altri
soggetti. Relativamente al senso, l'agire può essere distinto in quattro tipi:
1) Agire razionale rispetto ad uno scopo
2) Agire razionale rispetto ha un valore
3) Agire affettivo
4) Agire tradizionale
L'agire relativo all'agire di altri soggetti è la relazione sociale. La relazione sociale
alla base dello Stato è relazione di potere, definita come la possibilità di trovare
obbedienza a un comando, che è distinta dalla potenza, definita come la possibilità di
far valere la propria volontà in una relazione sociale. Tre sono le forme legittime del
potere politico: il potere tradizionale; il potere razionale legale; il potere
carismatico.
Il corso della storia del mondo moderno è caratterizzato da un processo di
razionalizzazione e di un sistema del potere, attraverso la burocrazia. La
razionalizzazione ha determinato il disincanto del mondo, ossia il dissolvimento
delle tradizionali concezioni della vita di stampo mitologico, religioso, metafisico, e la
convinzione che la ragione possa dominare tutto. Il disincanto del mondo comporta la
fine di valori assoluti nonché l'impossibilità di concepire la vita in modo unitario e
univoco e un ritrovato politeismo di valori per cui gli uomini determinano
autonomamente i propri fini e riconoscono i propri valori.
La crisi dei valori segna il passaggio da un'etica della convinzione, fondata su valori e
indipendente dalle conseguenze dell'azione, ha un'etica della responsabilità, per la
quale l'uomo è responsabile delle sue azioni.
Nell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo, Weber pone in relazione l'origine del
capitalismo moderno con la concezione calvinista del successo come testimonianza
del possesso della grazia divina, prospettando una rappresentazione del rapporto tra
cultura e economia antitetica a quella delineata dal materialismo storico per il quale la
cultura, la religione, la politica derivano dalla struttura dei rapporti sociali di
riproduzione. Weber si allontana da Marx anche nel considerare la situazione di ceto
nel tentativo di cogliere la ricchezza della struttura sociale anche attraverso il stile di
vita e il ruolo e le funzioni, anche di prestigio sociali.