Storia E Geografia
Descrivi (in non più di 20 righe ciascuno), i seguenti bassorilievi romani del II secolo c.C.:
a) la scena del "ponte" sulla Colonna Traiana [vedi anche p. 64];
b) la "Giostra Funebre" del Basamento della Colonna di Antonino Pio;
c) la scena del "miracolo della pioggia" sulla Colonna di Marco Aurelio [vedi anche p. 69]
La Colonna Traiana è un monumento innalzato a Roma per celebrare la conquista della
Dacia (attuale Romania) da parte dell'imperatore Traiano; rievoca infatti tutti i momenti
salienti di quella espansione territoriale. La cella alla base aveva la funzione di sepolcro
per le ceneri dell'imperatore. Si tratta della prima colonna Coclide mai innalzata. Era
collocata nel Foro di Traiano, in un ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia fra due
(presunte) biblioteche, dove un doppio loggiato ai lati ne facilitava la lettura.
È possibile che una visione più ravvicinata si potesse avere salendo sulle terrazze di
copertura della navata laterale della Basilica Ulpia o su quelle che probabilmente
coprivano anche i portici antistanti le due biblioteche. Una lettura "abbreviata" era anche
possibile senza la necessità di girare intorno al fusto della colonna per seguire l'intero
racconto, seguendo le scene secondo un ordine verticale, dato che la loro
sovrapposizione nelle diverse spire sembra seguire una logica coerente.
Fu una novità assoluta nell'arte antica e divenne il punto di arrivo più all'avanguardia per il
rilievo storico romano. Nella Colonna Traiana si assiste, per la prima volta nell'arte
romana, a un'espressione artistica autonoma in ogni suo aspetto, anche se culturalmente
in continuazione con il ricco passato.
La colonna venne eretta tra il 161 e il 162 in onore dell'imperatore Antonino Pio e di sua
moglie Faustina maggiore da parte degli imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero. La zona
scelta era quella dove si era svolto l'Ustrinum Antoninorum, cioè la cremazione del corpo
dell'imperatore. La colonna era costituita da granito rosso egiziano, materiale utilizzato già
al tempo dei faraoni per la costruzione degli obelischi. A differenza della
precedente colonna di Traiano e della successiva colonna di Marco Aurelio, costruita
pochi anni più tardi, questa colonna non possedeva decorazioni sulla superficie del fusto.
Misurava 14,75 m in altezza e 1,90 in larghezza e sulla sua sommità era posta una statua
di Antonino Pio, come mostrato in una moneta con l'effigie dell'imperatore. Era inoltre
recintata da uno steccato o da una cancellata.
C’è, sui rilievi della Colonna di Marco Aurelio, ora situata in Piazza Colonna, a Roma,
vicino a Montecitorio, una scena che ha sempre incuriosito e fatto discutere non solo gli
storici dell’arte, ma anche gli storici della Roma imperiale, per il carattere insolito
dell’episodio raffigurato: il cosiddetto Miracolo della pioggia. Durante la guerra condotta
dall’imperatore sul Danubio nel 171-174 d. C., contro le popolazioni minacciose dei
Marcomanni, che avevano compiuto perfino una scorreria in Italia, un reparto dell’esercito
romano, circondato dai barbari, si era trovato in pericolo di morire di sete, ma era stato
salvato da una pioggia torrenziale, più che provvidenziale, la che aveva rianimato i
legionari e li aveva messi in grado di rompere l’accerchiamento e sbaragliare i nemici,
dispersi anche da una tempesta con tuoni e fulmini. Il punto è che non si sarebbe trattato
di un evento meteorologici naturale, ma di un autentico prodigio, o, se si vuole, di un
miracolo, appositamente invocato dalle truppe, o da qualcuno fra esse, allorché la tortura
della sete era giunta al culmine, sia per gli uomini che per i cavalli.