FARMACOLOGIA
FARMACOLOGIA
Farmacologia #1
17/01/2023
INTRODUZIONE
La farmacologia generale spiega:
● cos’è un farmaco
● quali sono i meccanismi attraverso cui il farmaco può̀ entrare all'interno del nostro
organismo o come può̀ uscire
● quali sono le strutture biologiche attraverso il quale il farmaco esercita il suo effetto però
ne parleremo nelle ultimissime lezioni di farmaci in modo particolare.
Mentre l'anno prossimo entreremo nel vivo della farmacologia e ci occuperemo di antibiotici
e di farmaci come: l’aspirina, farmaci per l'asma, farmaci tumorali, farmaci anticoagulanti.
Quindi l'anno prossimo ci occuperemo dei farmaci specifici.
È vero eravate in una équipe, perché́ c'era il medico, c'era il primario, c’erano 3 infermieri ecc. Ma
non potete dare la colpa a tutti perché́ in questo caso il giudice a breve dice qual è il pezzettino di
colpa di ciascuno. Non potete nascondervi da questo punto di vista.
Perché́ vorrei veramente che capiste che il fatto di stare attenti a lezione è fondamentale. Non è
soltanto un qualcosa di proprio “se stai attento a lezione poi forse avrai un voto più̀ alto all'esame o
superi l'esame”. In realtà̀ è il fatto di imparare a seguire le lezioni tenendo acceso il cervello e
interessandosi di cosa viene detto. È molto molto molto importante perché́ diventerete infermieri, e
sarete dei professionisti, sarete una figura estremamente importante.
Questi requisiti incredibili, che fanno di questa professione la professione più̀ bella del mondo,
porta anche una serie di doveri e il dovere è quello di fare le cose giuste.
2
E allora entriamo nel fatto che tra i reati, di cui vi potete in qualche modo rendere responsabili, ci
sono dei reati. Escludo quelli dolosi, perché́ sono quelli che vengono fatti apposta e per questo non
voglio che succeda nella maniera più̀ assoluta, come voi.
1.2. IMPERIZIA
Quello che potrebbe succedervi, in realtà̀ , è essere nell'ambito dei reati colposi, cioè̀ quelli che non
aveva intenzione di fare ma che alla fine è vostra responsabilità̀ . Nell'ambito dei reati colposi c'è
questo reato in particolare che è quello di imperizia, è quello che può̀ riguardare voi nel momento
in cui a lezione (in questo momento spero che in realtà̀ abbiate il computer collegato e siate
veramente presenti, non che stiate giocando con il cellulare o WhatsApp, guardando un filmato e
in realtà̀ non state ascoltando quello che viene detto) non
2. COSA È UN FARMACO
Definizione
Quindi cominciamo a cercare di capire che cos'è un farmaco e cominciamo a vedere come viene
definito un farmaco in maniera tale da farci un’idea.
La prima cosa che bisogna accettare è in realtà̀ nella sua definizione più vasta un farmaco può
essere qualsiasi sostanza, quindi entrando un po’ più nello specifico e nello scientifico vediamo
quello che l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) definisce come farmaco:
un farmaco è qualunque sostanza che sia in grado di modificare dei sistemi fisiologici o patologici
e dare un beneficio alla persona cui abbiamo somministrato
Nella legislazione italiana questo concetto è stato ampliato e reso più vicino a quella che è la realtà
del farmaco e vediamo che non è semplicemente ogni sostanza che può modificare un sistema
fisiologico o patologico, ma in questo caso diciamo che è una sostanza che ha proprietà curative o
profilattiche per le malattie, quindi che è in grado sia di curare una malattia che di prevenire
l’insorgenza di una malattia. Quindi ha proprietà curative.
2.3. PROPRIETÀ
In generale vediamo che poi quello che vogliamo dai farmaci è quello di ripristinare o correggere o
modificare delle funzioni fisiologiche. Pensate al farmaco, ha tutta una serie di proprietà che
permettono di essere definito in relazione a quello che fa sull’essere umano.
3. SERENIDIPITY
Come si fa però a definire che una generica sostanza ad un certo punto diventa un farmaco?
E allora qua ci sono moltissime cose che possono succedere e la prima di queste è l’osservazione
occasionale di un fenomeno che permette di capire se una determinata sostanza ha un effetto, e
poi può rivelarsi utile nell'uomo. Questo meccanismo di scoperta di farmaci attraverso le
osservazioni occasionali lo troverete indicato come serendipity.
Questo termine inglese è stato utilizzato all'inizio del 1754 in una novella in cui si raccontava di 3
prìncipi che vivevano nella isola di Silom ed essendo ricchi si potevano permettere appunto di
bighellonare e quello che facevano era riflettere a proposito delle cose che vedevano. Riflettendo
su delle cose assolutamente naturali che vedevano gironzolando ad un certo punto si rendevano
conto che alcune di queste cose erano strane, erano particolari, e su queste riuscivano a
evidenziare dei particolari.
Allora, la serendipty, è quello che ci permette di scoprire i farmaci per caso, non solo per caso ma
anche attraverso un meccanismo che poi magari vediamo, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e
tutti vedono normalmente ma che tutti prendono come scontato, mentre invece c'è qualcuno che fa
questa osservazione e da questa osservazione riesce a dedurre qualcosa che gli altri non avevano
in realtà visto. Questa è la cosa che è successa quando è stata scoperta la penicillina.
4. PENICILLINA
4.1. Scoperta
Ad esempio, è stata scoperta la penicillina. Nella scoperta della penicillina (e qui dovreste sapere
anche se ho scoperto che non è così) dovreste sapere che la scoperta della penicillina è stata fatta
da Fleming all’inizio del 1900 ed è stata una scoperta quanto più casuale che non potesse essere.
Fleming ha visto una cosa che vedevano tutti, e anziché comportarsi come tutti in realtà ha poi
fatto delle deduzioni. (ho scoperto che la storia della scoperta della penicillina era nel programma
delle superiori di scienze ma interrogando i vostri colleghi non sanno nulla , ma era una cosa
simpatica.)
Quello che la storia racconta è che Fleming ha lavorato facendo delle colture batteriche che potete
osservare qua: una classica coltura batterica che viene fatta su un terreno nutritivo e queste
macchiette bianche sono le colonie di batteri. Non sono singoli, ma sono batteri piccolissimi, sono
milioni di batteri per ogni puntino bianco.
Quello che faceva era far crescere i batteri per poi cercare dei farmaci che permettessero di
controllare la crescita. Quello che succedeva di tanto in tanto era che su queste piastre, che erano
previste per la coltura dei batteri, ad un certo punto cominciassero a crescere delle muffe e,
quando una piastra batterica si contamina con una muffa, prima cosa da fare è:
● mettere sopra e uccidere il territorio (perché non si può più usare, è contaminato) E lo
facevano normalmente tutti.
Quindi quando scoprivano che una piastra è contaminata con la muffa, veniva messa la
candeggina e la buttavano e anche Fleming fece così.
Quello che si capisce è che alla fine Fleming era un po' un pasticcione, non era tanto bravo
a lavorare. Deve guardare meglio la sua piastra e si accorge che è vero che ci era
cresciuta la muffa, è vero che c'erano le colonie di batteri, ma nella zona che stava in torno
alla muffa i batteri erano morti e quindi Fleming si accorge di una cosa che anche altri
potevano vedere ma che invece non ci hanno fatto caso, ma lui si chiese perché la muffa
uccide i batteri?: con una serie di ricerche finalizzate per cercare di capire, capisce che
delle sostanze (che potessero contenere della muffa) uccidevano i batteri, e alla fine
emerse la penicillina.
Ma lo stesso Fleming racconta che in realtà lui questa scoperta non l’avrebbe mai fatto se
non gli fosse successo cinque anni prima di fare un altro pasticcio: stava preparando le
piastre per far crescere i batteri e ad un certo punto, siccome era raffreddato, aveva
qualche problema e gli è caduta una lacrima sulla [Link]̀ non c'erano ancora i batteri, in
queste condizioni lui ha messo la piastra come tutte le altre, poi è andata a riprenderla una
settimana dopo per controllare la crescita dei batteri, e si è accorto che c'era una zona
circolare in cui i batteri non erano cresciuti, quindi la piastra era uniforme in termini di
distribuzione di batteri, tranne che in una zona che vedete tutti (foto precedente).
C'era una zona in cui i batteri non c'erano e si chiese come mai e si ricordò del pasticcio
che aveva fatto e allora ebbe una prima intuizione: capì che nel liquido lacrimale era
contenuto, come ad esempio anche nelle uova, il lisozima. Questo è un antibatterico
naturale, lui prova a questo punto a utilizzare il lisozima come sostanza antibatterica. Oggi
lo usiamo come antibiotico. Il lisozima ha una attività debole oggi, non è utile a curare
niente, uccide solo i batteri buoni ma non è un vero farmaco utile per la terapia dell’uomo.
Ma se non si fosse verificata la storia della lacrima caduta non si sarebbe accorto di questo
effetto. Ancheper quanto riguarda il lisozima ha capito che doveva guardare meglio. Quindi
Fleming scoprì in questo modo la penicillina, per cui vinse nel 1935 il premio Nobel. Ma
soprattutto fece un grande dono all’umanità, il primo antibiotico.
5. VINCENZO TIBERIO
Ma di cosa non si racconta? È vero che Fleming ha scoperto la penicillina, ma non fu il primo a
scoprire gli antibiotici, perché il primo fu un italiano chiamato Vincenzo Tiberio, un napoletano.
Egli viveva in una casa che stava in un cortile, si accorge che i vicini avevano dei problemi allo
stomaco. In questo cortile tutte le persone che abitavano nelle case prendevano l’acqua dal pozzo
in mezzo al cortile e questo pozzo era normalmente sporco di muffe. Vincenzo si accorge che
ciclicamente pulivano il pozzo, togliendo dal fondo questo materiale. Faceva paura, faceva schifo e
i suoi vicini non avevano la diarrea quando il pozzo era sporco ma quando il pozzo era pulito. Su
questa cosa ragiona e ci pensa e capisce che in realtà la muffa difendeva i suoi vicini, quindi
l’acqua era contaminata dalla sostanza prodotta dalla muffa.
Lui riuscì a fare una cosa che Fleming non fece. Dalle muffe estrae le sostanze che esse
contengono e le utilizza in topi ai quali aveva provocato un’infezione batterica.
Fleming con la penicillina non ha curato nessuno, lo ha solo scoperto ma sono stati altri a
sperimentarla nell’uomo, e sono gli altri due medici che hanno vinto con lui, sono stati loro a usarli
Tiberio pubblica le sue scoperte sull’importante rivista scientifica del tempo ma nessuno li presta
attenzione, poi andò in marina. Smette le ricerche e entra nel dimenticatoio. Ma fu lui il vero
scopritore e lo ha fatto con la serenidpty
Un altro caso importante di serenipty, che il mio professore ha raccontato a me 40 anni fa, è la
scoperta di medicinali per la cura dello scompenso cardiaco. Ci sono tante versioni ma hanno in
comune un medico inglese.
Un medico inglese viveva in un villaggio della campagna inglese e vedeva una signora che
dall’aperta campagna di boschi si recava in questa cittadina per comprare delle cose da mangiare.
Questa signora aveva tanta fame ed era gonfia, aveva una serie di problemi e lui sapeva che era
causato da uno scompenso cardiaco. Il problema era che lui non era in grado di aiutarla, quindi si
è dovuto limitare a osservarla senza però poter far nulla. Ma la cosa che accadeva con una certa
ciclicità, poiché lui continuò ad osservarla, era che una volta al mese la donna stava meglio. Si
chiese come fosse possibile che lei stesse bene, che cosa succedeva.
Decise allora di andare ad interrogare la signora per cercare di capire cosa succedesse e quello di
cui si accorge è che la signora, quando si recava in città, andava a prendere delle erbe, vendeva e
si comprava il cibo e del the. Tornando a casa usava il the per fare una tazza bollente ma,
essendo povera, il the lo usava poco, quindi quando il the finiva, utilizzava alcune delle erbe che lei
stessa raccoglieva. Quando utilizzava le sue erbe per fare la tisana lei stava bene. Quindi questo
medico, che era anche erborista, decise di andare a vedere quale fosse la miscela che la signora
faceva con le sue erbe.
Studiò un’erba che pensava fosse velenosissima che assunta a dose eccessiva poteva anche
uccidere, e questa era la digitalescorpurea.
Una volta tornato a casa studiò questo fiore e arrivò a isolare una delle sostanze di questa pianta,
ovvero la digossina, che ha poi permesso di salvare tantissime vite ma che se supera determinati
livelli in realtà uccide. Quindi la scoperta ha permesso di curare persone con scompenso cardiaco
che prima non era possibile curare in nessun modo.
Farmacologia #2
INTRODUZIONE
Un’altra situazione che ha permesso di identificare una serie di molecole che avevano attività
farmacologiche positive deriva invece dalla apparizione popolare. E qui, c’è stato, tra il 1950 e il
2000, un fortissimo movimento che ha portato i medici occidentali ad andare in Cina, a vedere
cosa facevano nei piccoli villaggi rurali i medici della medicina tradizionale cinese per curare le
patologie dei loro assistiti. Quindi siamo nelle campane della Cina più povera dove molte volte, ad
occuparsi dei malati è un medico, molte volte un medico senza lauree, una persona che
semplicemente ha studiato i testi della medicina tradizionale e che utilizza prevalentemente una
serie di rimedi vegetali per lenire quelli che sono i problemi delle persone che si rivolgono a lui. In
questo ambito, la medicina tradizionale cinese propone una serie di rimedi che spesso ci fanno
ridere ma in realtà dovrebbe essere mitigato, perché è un qualcosa che ha presumibilmente 5mila
anni di storia e ha permesso in molte situazioni di curare delle persone da patologie reali.
Quello che i medici occidentali cercavano era capire se nei preparati che questi medici utilizzavano
nelle loro ricette di medicina tradizionale, fossero contenuti delle costanze che veramente avevano
delle proprietà farmacologiche e la cosa si è risolta con il fatto che grazie a questo tipo di
studi/indagini, sono stati trovati moltissimi farmaci che adesso sono effettivamente in confezioni
che noi troviamo in farmacia. Ci fanno un po’ ridere, molto spesso, i rimedi della apparizione
popolare della medicina tradizionale cinese, perché magari prevedevano l’utilizzo di polvere di
corno di rinoceronti, oppure di unghie di tigre, ma questo è il lato che in qualche modo ci colpisce,
in realtà ci sono altri ingredienti all’interno di questi rimedi che sono quelli che effettivamente fanno.
In questo modo sono stati provati dei farmaci con una potente ed efficace proprietà anticancro e
hanno avuto sviluppo proprio dai rimedi che è la sostanza attiva, come ad esempio il triossido di
arsenico che adesso è un farmaco anticancro molto ben studiato e caratterizzato, ma in quel caso
insieme al triossido di arsenico si trova la tela di ragno e magari dei grilli secchi o altre cose di
questo tipo. Delle cose che raccontava il mio professore di farmacologia 40 anni fa, era che un
farmaco molto importante che ha permesso poi di sviluppare altri farmaci
oggi molto utilizzati nella terapia di patologie del sistema nervoso centrale, derivano da quello che
si è scoperto proprio andando a studiare la tradizione popolare di quello che succedeva nei villaggi
sulle montagne della catena dell’Himalaya: qui i medici occidentali si erano accorti di una
tradizione molto particolare, ovvero che quando in un malato si manifestava quello che viene
definito il “matto del paese”, la persona molto agitata che dava i numeri e che dava fastidio a tutti,
questa persona veniva guardata dal mago/stregone/dottore/medico del villaggio che eseguiva una
serie di riti magici per allontanare il demone che si era impossessato del matto; e pare che a
questo punto lo vestivano di una tunica, gli cospargevano il capo di cenere e gli legavano una
cintura particolare in vita e gli appendevano al collo una radice particolare dotata di poteri magici. Il
matto a questo punto veniva allontanato dal villaggio e la cosa che raccontavano i medici
occidentali era che solitamente dopo una o massimo due settimane, il matto tornava al paese
perfettamente rinsavito: ragionava e non era più agitato, non aveva più escandescenze e questa
situazione durava per un certo periodo e poi ricadeva nuovamente alla situazione precedente,
quindi veniva nuovamente posseduto da un demone e ricominciava tutta la trafila di
allontanamento. Alla fine, i medici erano arrivati alla deduzione che tra tutte le cose che venivano
fatte, l’unica cosa che aveva senso era proprio questa radice appesa al collo.
Perché la cosa che realizzarono fu che, in una situazione isolata come in questi territori
dell’Himalaya, in un posto dove non c’era praticamente niente, non c’era da mangiare, la persona
che veniva espulsa e dopo aver vagato per un certo tempo, si trovava con una fame incredibile: e
cosa faceva? Mangiava l’unica cosa che pensava di poter mangiare, cioè la radice sacra che era
la radice di una pianta particolare che è la pianta “(non si capisce cosa dice, 9.14 minuti)
Serpentina” e nella sua radice è contenuto un principio attivo chiamato “Reserpina” che ha
permesso di capire, una volta isolata, identificata e classificata come farmaco anche da noi nella
sperimentazione, ha permesso di capire buona parte di come funziona il sistema nervoso centrale
umano, e perché c’era questo tipo di attività, perché permetteva di tranquillizzare il matto. Quindi
ha dato origine ad una serie di farmaci derivanti dalla Reserpina che ancora oggi sono utilizzati
nella terapia di una serie di patologie del SNC.
Poi abbiamo altri farmaci scoperti con l’osservazione dell’effetto negativo di alcuni farmaci, quindi
stavano utilizzando, come storicamente è avvenuto, i sulfamidici come farmaci antibatterici: quindi i
primi antibiotici che sono stati prodotti, avevano una blanda attività antibatterica, però si è
osservato che questa classe particolare di antibiotici precedenti all’introduzione in terapia della
penicillina, perché tutti gli altri antibiotici sono stati scoperti dopo la penicillina, questi sulfamidici un
po’ di effetto antibatterico ce lo avevano, il problema era che causavano a volte la morte della
persona in cui venivano somministrati. E si è capito che, le persone che ricevevano la terapia di
sulfamidici, morivano a causa di una forte ipoglicemia, cioè: i livelli di glucosio nel loro sangue
crollavano in maniera drammatica, andavano in coma ipoglicemico e morivano.
Allora l’osservazione è stata ovviamente che i sulfamidici sono molto pericolosi come antibiotici, o
per lo meno i primi sulfamidici sviluppati non erano proprio sicuri, ma i primi sulfamidici causavano
come effetto indesiderato questo abbassamento della glicemia. E come potevo sfruttare questa
osservazione in maniera vantaggiosa? La domanda è: se mi accorgo che un farmaco che stavo
usando come antibiotico in realtà provoca importanti ipoglicemie alle persone a cui somministro il
farmaco, come posso sfruttare in modo utile questo tipo di osservazione? Vediamo se qualcuno ha
il coraggio di azzardare qualche ipotesi:
Esatto, la cosa che è stata pensata è che questo tipo di farmaco poteva effettivamente essere
sfruttato, non come antibatterico, ma come farmaco ipoglicemizzante utile per trattare le persone
con diabete. Allora cosa è stato fatto? I primi sulfamidici sono stati modificati in modo tale da
esaltare il loro effetto di abbassamento della glicemia, senza più curarsi dell’effetto antibatterico;
questo ha portato allo sviluppo dei primi farmaci che si chiamano “ipoglicemizzanti orali”, cioè che
possono venire assunti per bocca, che sono lo sulfaniluree, e ancora adesso vengono utilizzate e
da ciò c’è stato un proliferare di farmaci che possono essere assunti per bocca per abbassare la
glicemia nelle persone che sono affette da diabete. Quindi questo effetto collaterale è 2
stato sfruttato per sviluppare nuovi farmaci; ma per dirvi, è stato visto Ma per dirvi, è stato visto ad
esempio che un farmaco anti-ipertensivo chiamato “Minoxidil”, quindi un farmaco sviluppato e
inizialmente somministrato per abbassare la pressione arteriosa delle persone, si è osservato che,
le persone in terapia con questo tipo di farmaco, avevano un netto aumento della peluria e questo
effetto in una donna è altamente negativo, e anche nell’uomo succedeva che aumentasse la
peluria ma ci si era accorti che questo farmaco faceva crescere i capelli; quindi il Minoxidil
sviluppato come farmaco ipertensivo, era stato riconvertito in farmaco contro la calvizie.
Quindi si osserva l’effetto collaterale, si capisce che in realtà questo effetto collaterale può
diventare l’effetto principale del farmaco e dare origine alla nascita di nuovi altri farmaci: il Viagra è
stato scoperto così e ha dato origine ad una cascata di altri farmaci contro l’impotenza. Ma nel
1950-60, l’industria farmaceutica, che era ricchissima, ha utilizzato un metodo di ricerca dei
farmaci che si chiama “screening sistematico”, nome che in sé non dice niente ma in realtà è molto
complesso e molto importante. Nelle industrie farmaceutiche del 1970, quello che c’era
classicamente era un reparto di chimica in cui c’erano tantissimi chimici che non facevano altro
che disegnare nuove molecole: quindi arrivavano a noi, a partire da qualcosa che aveva qualche
blando effetto che poteva interessare a quelle industrie, non tutte le industrie sviluppano farmaci di
tutti i tipi, ci sono industri specializzate in farmaci attivi sul sistema cardiovascolare o altre
interessate a farmaci attivi contro il tumore, ma in ognuna di queste industrie vi erano chimici che
partivano da strutture che avevano più o meno qualcosa che ricordava l’effetto a cui era
interessata quell’industria farmaceutica e cominciavano a disegnare e sintetizzare migliaia e
migliaia di molecole con piccole variazioni in modo tale da variare il parco di molecole a
disposizione.
Di fianco al reparto di chimica, c’era il reparto di biologia in cui venivano prese ognuna di queste
molecole disegnate e sintetizzate dai chimici e verificare se avevano un effetto che interessava
l’azienda. Quindi c’erano una serie di biologi specializzati nel verificare la crescita batterica, che
testavano queste decine di migliaia di molecole con quei batteri, ed altri reparti di biologi che
invece testavano per vedere se erano in grado di rallentare la crescita dei tumori, come anche altri
reparti di biologi che verificavano la naturale serie delle due cose.
Allora, venivano quindi generate ogni anno centinaia di migliaia di molecole nuove e tutte venivano
studiate per verificare se avevano l’attività che interessava quell’azienda. Come potete immaginare
questo tipo di ricerche avevano un costo e nel 1970 le aziende farmaceutiche potevano
permetterselo. Poi anche le aziende farmaceutiche sono entrate in crisi, sono cominciate le fusioni
tra aziende e in realtà questo tipo di ricerca dei farmaci non si usa più perché costa troppo. Quindi,
le aziende sono passate al DRUG DESIGN che è un approccio totalmente diverso in cui spesso ci
si trova nella condizione di conoscere su quale struttura ho bisogno che il farmaco agisca: ad
esempio, se è un recettore, molte volte o quasi sempre i recettori sono stati clonati, si conosce
perfettamente la loro struttura e a questo punto immaginate il recettore come se fosse un gomitolo
di lana all’interno del quale c’è un punto su cui il farmaco deve andarsi legare. Ma se io so tutta la
struttura del recettore, so anche: quali dimensioni deve avere il farmaco; quale tipo di cariche deve
presentare, se deve avere delle cariche positive in una regione e cariche negative in un’altra
regione, che distanza ci deve essere tra le cariche negative e quelle positive, ecc....
A questo punto, quello che grazie a programmi computerizzati, i chimici sono in grado di disegnare
delle molecole che sono fatte già in partenza con le caratteristiche migliori per riuscire raggiungere
il punto di legame all’interno di un particolare recettore. Questo disegno del farmaco, deve andare
all’interno di un’altra struttura, si chiama “docking” che è proprio l’attacco del farmaco, voi capite
che in questo caso non parliamo di centinaia di migliaia di molecole da sintetizzare ma spesso
stiamo parlando di 20/30 molecole che vengono disegnate e successivamente testate, quindi il
lavoro diventa più complicato all’inizio perché sono necessari programmi informatici e di computer
potentissimi per fare questa cosa, poi si passa alla fase di sintesi che serve proprio per realizzare
le molecole che sono state ipotizzate, poi i biologi le testano: se si vede che l’attività
è almeno in parte quella voluta, le molecole vengono ulteriormente modificate per migliorare
questo tipo di attività e arriviamo che alla fine dell’anno ne sono state studiate 100, non 100mila.
Quindi questo approccio ha portato ad un abbattimento dei costi e ad una miglior realizzabilità del
fenomeno. Qualcuno vuole intervenire:
da quando si inizia a preferire un drug design rispetto ad uno screening sistematico?
Dagli anni ’90 agli anni 2000, quando le industrie non hanno più quella potenza economica che
avevano prima e quando si sono resi disponibili questi nuovi programmi informatici che permettono
il docking, che permettono proprio il drug design.
Per curiosità, questi programmi gratuiti o sono costosissimi e possono usarli solo i chimici? O
possiamo trovarne una sottospecie gratuita in qualche modo?
Se ne trovi gratuiti me lo fai sapere. In realtà sono programmi pesantissimi con un costo folle
perché l’elaborazione informatica è buona.
Quindi c’è questa evoluzione del “conosco un recettore e ho bisogno di un farmaco che vada al
recettore”, conosco che il farmaco trovi il canale particolare ionico responsabile della patologia
quindi disegno un farmaco che vada ad interagire con quel canale. Ma proprio lo studio della
malattia, il fatto di capire in maniera sempre più precisa qual è l’alterazione che determina la
malattia, permette a questo punto di fare delle cose molto interessanti. Ad esempio, sapete tutti
che esiste il Morbo di Parkinson in cui si ha una progressiva morte dei neuroni dopaminergici che
collegano la sostanza nera con il nucleo striato, quindi c’è questa via dopaminergica particolare
che lega due nuclei del nostro cervello, che dovreste aver studiato in anatomia e sapere di cosa
stiamo parlando, ma nella via negra-striatale si ha una progressiva perdita di neuroni
dopaminergici.
Questo causa quelli che sono i sintomi classici del Morbo di Parkinson: tremore, difficoltà a
muoversi e una progressiva demenza. È una patologia cronica e progressiva per la quale non
abbiamo cure che permettano di curare la malattia. Ma avendo studiato che il problema era quello
degli ormoni dopaminergici, allora l’ipotesi è stata “ma se io riuscissi a fornire più dopamina ai
neuroni che ancora funzionano, questi potrebbero fare la parte di quelli che sono morti?”. Quindi, il
problema è “ho meno neuroni funzionanti, posso fare in modo che quelli rimanenti funzionino di
più?”, sono stati fatti molti tentativi e una cosa a cui si è pensato è di somministrare la dopamina
per via endovenosa alle persone per vedere se si riuscisse ad aumentare il funzionamento di
questi neuroni, questa ma questa cosa non perché la dopamina non passa la barriera encefalica,
quindi non arriva al cervello, e dà un sacco di effetti negativi alla persona alla quale viene iniettata.
Allora cosa si era capito che si poteva fare? Si era capito che si poteva dare alle persone il
precursore della dopamina, cioè una sostanza che, una volta attraversata la barriera encefalica e
arrivata al cervello, poteva essere assorbita dai neuroni dopaminergici e trasformata in dopamina:
questa sostanza si chiama “Levodopa”. Oggi, grazie a questo tipo di osservazione su come si
sviluppa il Parkinson, su cosa succede nel Parkinson, la terapia levodopa può in qualche modo
porre rimedio ai sintomi del Parkinson, non si cura il Parkinson ma si cerca di alleviare i sintomi
(tremore, rallentamento dei movimenti, ecc.) per almeno 5/6 anni. Quindi, sapendo come si
sviluppa la malattia, possiamo intervenire sviluppando dei farmaci fatti apposta, e questo sta
avvenendo sempre di più grazie al fatto di sapere qual è la causa le malattie. Le nostre
conoscenze stanno aumentando tantissimo: ci sono alcune leucemie che oggi siamo in grado di
curare, soprattutto leucemie infantili, siamo in grado di tenerli a bada così bene che un bambino
affetto da alcune di queste leucemie, assumono questo farmaco e conducono una vita normale.
Quindi il farmaco non risolve il problema ma fa in modo che la malattia non si sviluppi, in questo
caso sono quasi sempre patologie che hanno un’origine ideogenetica ed in una di queste si era
capito che conteneva una proteina-chinasi che resta sempre attiva e provocava la leucemia.
Grazie a questo tipo di conoscenza è stato sviluppato un farmaco che riesce a bloccare questa
proteina-chinasi sempre attiva e in questo modo non si
Se si mettono in coltura dei batteri e se ne estrae il materiale genetico, facendo per meiosi, questi
batteri avevano una specie di ricombinazione.
Vengono presi due frammenti di DNA, presi da organismi diversi, che vengono combinati insieme
per crearne uno totalmente diverso.
Ma che tipo di farmaci si possono produrre con la tecnica del DNA ricombinante? Nel nostro
organismo, a partire dal DNA, cosa viene prodotto?
Si, gli acidi vengono modificati, poi la tua collega diceva correttamente, nei batteri. Ma la domanda
è: nel nostro organismo, di una cellula umana, a partire dal DNA, cosa viene prodotto? Non
vengono prodotte le proteine ma il DNA viene trascritto in RNA che viene prodotto in una proteina.
Quindi dal DNA produco degli RNA che poi vengono prodotti in proteina. Adesso, che tipo di
farmaci posso produrre? Farmaci che sono proteine. Con la tecnica del DNA ricombinante posso
produrre delle proteine.
E che tipo di proteine possono servire come farmaco per curare delle malattie? Adesso stanno
utilizzando queste tecniche per fare i vaccini, quindi avete sentito che i vaccini per il COVID
attualmente in uso, sono vaccini basati su RNA: vengono iniettate nelle persone delle sequenze di
RNA che poi le cellule utilizzano per produrre delle proteine che in realtà sono la proteina SPIKE
del virus. Quello che succede è che si fa anche in modo che queste cellule a cui vengono iniettate
o l’RNA o la proteina spike, vengono anche iniettati anche altri segnali che fanno sì che il sistema
immunitario si accorga che sta succedendo qualcosa, quindi individua la proteina spike prodotta da
queste cellule e faccia degli anticorpi contro la proteina spike, questo permette di avere la
vaccinazione.
Ma la tecnica del DNA ricombinante in realtà è un’altra cosa: quello che diceva la vostra collega
all’inizio era che veramente si usavano dei batteri in cui viene introdotto artificialmente un DNA che
è il DNA plasmidico. Voi adesso state facendo anche microbiologia, non so se avete già fatto
questa parte di come funzionano i batteri, ma il DNA plasmidico è una breve sequenza di DNA
circolare, diverso dal DNA genomico (dal cromosoma del batterio); in realtà in questa breve
sequenza di DNA è codificata di solito una proteina che serve al batterio per farsi i fatti suoi. Quello
che viene fatto è prendere sequenza di questo DNA plasmidico, quindi brevi sequenze di DNA, e
vengono ingegnerizzate con all’interno la sequenza, e codifica la sequenza di DNA che codifica
per quella proteina che interessa a noi. Poi su questo DNA, viene anche inserita una serie di
segnali che fanno sì che questo DNA venga trascritto continuamente in RNA, quindi che non ci sia
mai una pausa, quindi poi li mettiamo nei batteri che a questo punto hanno un solo scopo nella loro
vita: continuare a produrre la proteina che interessa a noi. I batteri, come diceva sempre la vostra
collega, replicano anche, quindi parto da pochi batteri in cui ho inserito il DNA che interessa a me,
vengono fatti miliardi di miliardi e quando ho raggiunto una quantità sufficientemente grossa, quello
che faccio è ucciderli e recuperare la proteina che interessa a me, la proteina per la quale ho fatto
tutto questo casino.
Ma la domanda adesso diventa: quale proteina mi interessa far produrre nei batteri?
- Ragazza: degli enzimi? Degli effettori?
Voi dovete pensare: una volta che assumo una proteina, cosa me ne faccio? Perché ad una
persona, come glielo
somministro un enzima? Ad una persona come gli somministro un effettore? Poi che fine fa?
Pensa a quali proteine ci sono nel nostro organismo e che circolano nel nostro sangue, da qualche
parte dovreste già aver sentito parlare di ormoni. Ad esempio, l’ormone della crescita è una
proteina che non si riesce a sintetizzare chimicamente perché troppo grossa ma si riesce a far
produrre facilmente dai batteri: quindi, adesso, quando una persona ha problemi di crescita, e ci si
accorge che il bambino cresce meno di quanto dovrebbe, si decide di fare una terapia con
quell’ormone della crescita, quell’ormone della crescita è stato prodotto nei batteri con DNA
ricombinante. Ma produciamo in questo modo anche l’ipefterone (?). L’insulina viene anche
prodotta tramite la tecnica del DNA ricombinante ma ha ancora una grossa tradizione di essere
estratta dai maiali e mucche che vengono macellate: i pancreas di questi animali, che chiaramente
sono un prodotto di scarto dei macelli, vengono prodotte quantità enormi di insulina che ancora
adesso sono in vendita anche se sempre di più si produce con la tecnica del DNA ricombinante.
Quindi tutto ciò che è una proteina, io la posso fare attraverso la tecnica del DNA ricombinante,
tecnica conveniente quando ho una proteina grossa perché se avessi una proteina piccola di 10
amminoacidi, mi converrebbe sintetizzarla chimicamente. Se avessi una proteina di 300
amminoacidi, chimicamente costerebbe una cifra esorbitante quindi la produco con la tecnica del
DNA ricombinante, e sempre più proteine utili per curare patologie umane, vengono sintetizzate
con questo sistema. Il metodo delle biotecnologie adesso viene usato tantissimo anche per la
produzione di anticorpi monocromali che si usano per la cura dei tumori. Anche qua, non so se
avete già studiato gli anticorpi, quindi se sapete cos’è un anticorpo monocromale, però
sicuramente avrete sentito parlare che ci sono delle cure innovative per i tumori che prevedono
proprio l’iniezione di questi anticorpi ingegnerizzati, creati con le bioingegnerie, non esistono in
natura ma proprio per le nostre capacità di manipolare il DNA e creare delle chimere, siamo in
grado di far produrre a determinate cellule degli anticorpi che poi possiamo utilizzare per la terapia
dei tumori, e questa cosa ha sempre più successo.
Ci sono poi le terapie basate sull’utilizzo delle cellule staminali, cellule ingegnerizzate, adesso
abbiamo degli strumenti che ci permettono di individuare il DNA cromosomico in modo tale da far
fare alle cellule delle cose che normalmente non sono in grado di fare: ad esempio adesso i
linfociti possono venire ingegnerizzati, il loro DNA può venire modificato in modo tale da far sì che
diventino dei killer per le cellule tumorali e sempre più farmaci che usano le cellule, vengono
utilizzati cosi come l’utilizzo delle cellule staminali sembrava che avesse il potenziale per risolvere
tantissimi problemi. Pensate ad una persona affetta da fibrosi cistica, che ha il difetto all’interno del
DNA che deve modificare per un canale vettore, molto importante per far sì che il muco generato
dai polmoni sia fluido per essere espulso; in queste persone, mancando questo canale vettore, il
muco rimane molto denso, rimane nei polmoni e si infetta generando una serie di problemi che
devastano il polmone della persona. Con le cellule staminali si pensava di inserire queste cellule
capaci di funzionare in maniera normale anche all’interno di questi tessuti che invece hanno
questa tipologia di problemi. Ci sono tante sperimentazioni in corso che utilizzano proprio le cellule
staminali, poi c’è stata tanta polemica quando voi eravate alle scuole medie o elementari, per
quanto riguarda l’uso delle cellule staminali che inizialmente venivano presi dagli embrioni umani,
quindi questo significa uccidere l’embrione e quindi c’erano polemiche a non finire. Perciò si era
spostati sul fatto di prelevare le cellule staminali dai feti recuperati dagli aborti spontanei, quindi
minor problema etico. Poi avrete sentito parlare della pecora Dolly, la pecora che è stata clonata e
che è stata una pietra miliare nella scienza e per la medicina.
inutile al genere maschile. A questo punto, ognuno di noi potrebbe chiedere di prendere un suo
ovocita e sostituire il nucleo dell’ovocita con il nucleo di una sua cellula somatica, quindi clonarsi e
rendere inutile l’apporto genetico maschile. Da allora iniziarono a dire “okay, ci sarà un futuro con
un’umanità senza uomini perché le donne saranno in grado di fare da sole”. Poi, si è visto che non
funziona così bene il sistema, perché la pecora Dolly aveva tanti problemi: era stata clonata dal
genitore ma era un animale che, nonostante si sia sviluppato da piccolino ad adulto, aveva un
DNA vecchio, quindi un DNA pieno di problemi e alla fine si è capito che gli uomini sono salvi,
serviranno ancora per il futuro dell’umanità.
Si è capito che poi è nata tutto un filone di ricerca sulle cellule staminali e si è capito adesso che si
possono prendere in un soggetto che ha una malattia, da un tessuto, che può essere dal midollo
osseo o qualunque altro tessuto, prendere delle cellule e far in modo che ritornino indietro nel loro
fenomeno di differenziazione fino a tornare cellule staminali, che potrebbero a questo punto venire
ingegnerizzate, se la persona ha un problema genetico, e poi reimmesse nello stesso individuo: il
grosso vantaggio è che sono cellule sue, cellule che il suo sistema immunitario non vedrà come
nemiche, quindi sono cellule che potranno colonizzare nuovamente la persona, essendo stato
corretto il problema genetico, a questo punto loro funzioneranno normalmente.
E questo della TERAPIA GENICA, in realtà è un sogno che arriva da lontano, cioè dagli anni 1970
in avanti che si era cercato di curare le malattie, andando a sostituire i geni malati con geni
funzionanti. Quello che continuava a mancare era che sulla singola cellula si riesce a fare: ma
come riesco a farla sull’intero individuo? La risposta a questo è legato a questo lavoro sulle cellule
staminali, dalle potenzialità che sono state viste sulle cellule staminali della stessa persona che
possono venire modificate e rinfuse nella persona: adesso ci sono malattie rarissime di origine
genetica che possono venire curate grazie a questo sistema. Il nostro Keleton (?) è riuscito a
curare dei bambini che erano diventati ciechi a causa di un difetto genetico, ingegnerizzando le
cellule del bambino e reimmettendole negli occhi. Sono due bambini che sono stati curati con
questo sistema e che hanno recuperato la vista. Per cui, i farmaci possono avere anche la forma di
cellule, di anticorpi, di ormoni: i farmaci possono essere tantissime cose, ricordate all’inizio che
dicevo che un farmaco può essere fondamentalmente qualunque cosa, basta che abbia delle
potenzialità di tipo diagnostico o curativo che permettano di porre rimedio a delle funzioni che sono
alterate o che sono diventate patologiche. E qua siamo arrivati a quello che, quando io avevo
iniziato l’università era fantascienza più assoluta: mai ci si sarebbe aspettati di arrivarci; questa è la
realtà di oggi, sempre progressivamente in aumento ma domani vedremo queste cose come
arcaiche. Quindi in realtà, c’è uno sviluppo continuo della tipologia dei farmaci che utilizziamo.
2. ORIGINE DI UN FARMACO
Dovete però tenere conto che in realtà più del 70% dei farmaci che potete trovare in farmacia sono
di origine naturale, quando vi diranno “non usare i farmaci, fanno male, è tutta chimica, negativo
per il corpo umano, usate la medicina naturali!”, siete di fronte ad una grossa menzogna perché
tutti i farmaci che trovate in farmacia, nel 70% dei casi sono di origine naturale, sono ad esempio
derivate da piante, o vengono estratti dalla pianta o sono molecole prodotte in laboratorio copiando
pari pari a quelle contenute nella pianta.
controllare l’acidità gastrica. Quindi, nella maggior parte dei casi (70%) i farmaci sono di origine
naturale, mentre quello che avanza sono effettivamente farmaci sintetici, in alcuni casi che vanno
proprio a riprodurre quelli presenti in natura, nelle piante e nelle erbe, e in quantità molto minore di
casi che sta progressivamente aumentando nel tempo, in realtà sono molecole che in natura non
esistono ma che sono state create in laboratorio grazie alla ricerca dell’industria farmaceutica,
vengono prodotti proprio con la sintesi chimica, con la tecnica del DNA ricombinante.
Altri farmaci sono di tipo semisintetici, ovvero sono sostanze naturali che poi vengono modificate
per esaltare le proprietà positive ed evitare gli effetti indesiderati: alcuni antibiotici sono prodotti
nelle muffe ma cosi come vengono estratti, provocherebbero troppi effetti indesiderati o effetti che
ci interessano sui batteri, poi la loro struttura viene modificata con delle reazioni chimiche per far sì
che la parte negativa venga persa, quindi che continui a presentare gli effetti positivi sui batteri ma
che non abbiano effetti tossici sull’uomo. Quindi, quando vi dicono “attenzione, non mangiate i
farmaci che sono porcherie chimiche” o “usa la medicina naturale”, vi stanno dicendo delle cose
che sono stupidate colossali. La medicina cura con i farmaci che sono al 70% dei casi naturali,
questa cosa è molto importante da sapere.
3. DISPONIBILITÀ DI FARMACI
Ma quali farmaci trovate in farmacia? Quali farmaci mi troverete come infermieri, da somministrare
ai pazienti?
I farmaci della medicina ufficiale sono quelli che vedremo, che hanno alle spalle anni e anni di
ricerca, e che sono garantiti per essere in grado di fare una funzione con i più bassi effetti tossici
possibili. Non esiste nessun farmaco, né naturale né sintetico e né inventato, che non abbia
almeno un effetto tossico. Persino l’acqua ha effetti tossici, non esiste nessuna sostanza che
introdotta nell’organismo non abbia effetti tossici; i farmaci vengono studiati in modo tale da
conoscere esattamente i loro effetti corretti e quali sono gli effetti di cui bisogna stare attenti.
Vediamo però che tra i farmaci della medicina ufficiale troviamo un bivio, abbiamo i farmaci OTC e
i prodotti etici:
Prof.: quando andate in farmacia, dalla vostra parte del bancone, dove ci sono i dentifrici/collutori e
la Saugella, poi la cosa che trovate sugli scaffali, sono gli integratori. In realtà in Italia, i farmaci da
banco sono prevalentemente gli integratori e non farmaci, e gli integratori si possono prendere
liberamente perché l’AIFA (ente che si occupa di regolamentare i farmaci) ha stabilito che non
fanno male, che hanno una pericolosità bassissima: se anche prendeste una intera confezione di
integratori, non è che vi possa succedere qualcosa. La tachipirina invece, non richiede che tu
abbia la ricetta medica ma le richiede al farmacista. Quindi andiamo nell’altro ambito dei prodotti
etici, l’alternativa dei farmaci da banco.
Mentre altri farmaci sono da chiedere al farmacista che vi chiederà la ricetta. Tra i prodotti etici
troviamo un ulteriore bivio:
sono farmaci che si trovano nel reparto farmacia dei supermercati, in quel reparto vedrete che ci
sono una serie di scaffali con una serie di farmaci e poi c’è il bancone del farmacista. Allora li
funziona che la tachipirina la trovate sullo scaffale, l’aspirina la trovate sullo scaffale, una serie di
antibiotici li trovate sullo scaffale, li mettete nel carrello e li pagate alla cassa. I farmaci da banco
(OTC), come nei paesi anglosassoni, sono quelli che prendete effettivamente con le vostre mani,
senza chiedere a nessuno.
Ma se tu vai in farmacia in Italia, quali farmaci puoi prendere senza chiedere al farmacista?
Prof: ma neanche quelli in realtà. Non ti dà neanche gli omeopatici perché non sono, se non
pochissimi che hanno ottenuto l’addizione in farmacia, in realtà sono dei “preparati omeopatici”, e
non li mettono dove puoi prenderli perché costano cari e hanno paura che tu li possa rubare. Poi
perché se devi chiedere al farmacista hai l’idea che siano importanti, che fanno delle cose. Ma
ripeto la domanda: cosa puoi prendere senza chiedere al farmacista?
Il termine greco da cui deriva “farmaco”, in greco significa sia “medicina” che “veleno”, e questa
cosa dice la realtà, cioè che “ognuna di queste molecole, presa in quantità corrette è un
medicamento, presa in eccesso è un veleno. Quindi a seconda di quello che è, abbiamo che i
farmaci della medicina ufficiale possono essere farmaci da banco (OTC) oppure farmaci senza/con
obbligo di prescrizione medica.
Ragazza: per gli SOP c’è un limite di scatole che posso comprare?
Assolutamente no. Il farmacista si allarma se tu compri 20 scatole di aspirina, perché gli viene la
domanda “cosa devi fare?”. Per cui, se tu entri e chiedi 2 scatole di aspirina, non si fa problemi
mentre se ne chiedi 5, lui si fa problemi. Perché se hai a disposizione 5 scatole di aspirina e ne fai
un uso improprio, puoi provocarti un avvelenamento da aspirina. Non è un metodo classico di
suicidio e non è neanche un metodo classico di omicidio, però è sospetta questa cosa, quindi a
questo punto il farmacista si fa la domanda perché ì una persona difficilmente fa scorta di moment
e se tu lo usi per placare i dolori mestruali, comprerai una scatola al mese, se poi devi andare in
vacanza, ne compri 2, ma non ne comprerai 20. Non c’è un limite ma chiaramente c’è una
questione di buonsenso che spinge il farmacista a non darle.
Quindi l’utilizzo di erbe come complemento all’utilizzo dei farmaci della medicina ufficiale.
Possiamo vedere ad esempio che ci sono una serie di terapie che causano come effetto
indesiderato la stipsi, allora in queste persone diventa un problema che diventa anche importante.
Ci sono anche una serie di esami e rimedi a base di erbe che aiutano a far in modo che l’intestino
riprenda la sua ritmicità, quindi aiutano a far diminuire il problema della stipsi.
OSTEOPATIA
Poi avrete sentito parlare degli osteopati che con le loro tecniche di massaggio, riescono a
risolvere alcuni dolori muscoloscheletrici.
Poi qualcuno ricorre all’AGOPUNTURA, sempre per questo tipo di problematiche. Non ricorrerete
all’agopuntura per curare la depressione o per curare un tumore.
Quindi, se voi commettete l’errore di partire da un problema: ho male al ginocchio, prendo il mio
cellulare e cerco su Google il dolore al ginocchio, seguo i link e la mia ricerca mi porta ad una serie
di rimandi che diranno:
- “ah! Se hai male al ginocchio, non serve prendere farmaci che fanno malissimo, ti scassano i reni
e ti fanno venire la cirrosi epatica e perdere la vista. Puoi curarlo tranquillamente nel giro di
pochissimo tempo prendendo un farmaco omeopatico. E come dimostrano milioni di ricerche,
funzionano non benissimo ma infinitamente meglio dei farmaci della medicina ufficiale che invece
fa male” oppure troverete
- “il problema si risolve tranquillamente con i fiori di Bach, al contrario dei farmaci che vi dà il
medico che invece fanno malissimo”.
Quindi vi dicono di non prendere gli antiinfiammatori per curare il problema al ginocchio, ma di
prendere i rimedi omeopatici, e che nel giro di una settimana starai meglio. Voi lo prendete e dopo
una settimana siete punto a capo. Quindi, continuando a cercare, scoprirete che è sbagliato
perché non era quello il rimedio omeopatico che ti serviva ma un altro che su un altro sito viene
pubblicizzato come soluzione a qualunque problema dell’umanità.
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Ovviamente andate dietro chi vi offre la strada più semplice, il problema grosso è questi vi dice di
non assumere i farmaci ufficiali. Quindi, patologie curabili fino all’altro ieri, con questo tipo di
approccio, diventano poi molto gravi. Un’altra cosa sui rimedi omeopatici che sembra legittimarli è
che normalmente vengono venduti in farmacia ma fino a qualche anno fa non c’era alcun motivo di
venderli in farmacia, perché un rimedio omeopatico che abbia finzione fondamentalmente
dovrebbe contenere solo acqua o soltanto delle pasticche di zucchero su cui l’acqua era stata
spruzzata, e poi vi dirò come.
Quindi nel rimedio omeopatico o c è acqua o non c’è niente, per cui non ha motivò di essere
venduto in farmacia se non per il fatto che è un ottimo sistema per dar loro una dignità importante
per chi li produce, come se il fatto che si trovano in farmacia significa che sono stati controllati e
non è vero. C è poi quest’altra cosa che è il farmacista a proporvi il rimedio omeopatico e questo
ha un suo senso, perché se vado dal farmacista e gli chiedo cosa posso prendere per il mal di
testa, il farmacista nel momento in cui mi propone un rimedio omeopatico, fa due cose utili: la
prima è utile al proprietario della farmacia in quanto i rimedi omeopatici costano molto cari, quindi
c’è un guadagno dietro; la seconda cosa è che se ho un problema di mal di testa, in realtà non ho
bisogno di prendere niente perché il mal di testa mi passa da solo. Quindi se vado a casa e mi
prendo la pasticchetta omeopatica con dentro niente, poi vedo che il mal di testa passa, penso
“cavolo ma funziona davvero” mentre in realtà sarebbe passato comunque. Quindi, nel vendere il
rimedio omeopatico, il farmacista in qualche modo evita che, sulle cose che si risolvono da sole, le
persone prendano farmaci inutilmente. Però quando vado 4 volte di fila dal farmacista per il mal di
testa, allora il farmacista non deve darmi il rimedio omeopatico ma mandarmi dal medico: perché
se io da 4 giorni di fila contino ad accusare mal di testa, magari non ho niente ma potrei anche
avere una malattia che è meglio che venga accertata.
Quindi i rimedi omeopatici che vengono proposti dal farmacista, vengono proposti perché molte
volte il problema che abbiamo si risolve da solo e perciò ci evita di prendere farmaci inutilmente.
C’era una vecchia battuta che diceva che “se vi viene l’influenza e la curate, questa vi passa in 7
giorni; se avete l’influenza e non la curate, vi passa in 7 giorni”. In realtà i farmaci che abbiamo
attualmente a disposizione, tranne in rarissimi casi molto gravi in cui i soggetti sono
immunodepressi, non ci permettono di curare l’influenza: l’unica cosa che ci permette di curare
l’influenza è il vaccino, e quello effettivamente nell’80/90% dei casi permette di curare l’influenza,
ma se ci viene (senza vaccinarsi) non abbiamo grandi rimedi. Infatti, qua abbiamo una pazzesca
vendita di farmaci omeopatici perché l’influenza, se la curi con alcuni farmaci, ti passa in 7 giorni
perché i farmaci non hanno grandi capacità contro il virus dell’influenza, oppure se non la curi,
passa in 7 giorni e il rimedio omeopatico è perfetto perché pago un sacco di soldi e non mi fa né
male e né bene. Quest’anno poi avete sentito una cosa particolare, cioè che l’epidemia
dell’influenza non c’è stata: perché tutte le precauzioni che stiamo usando per evitare di infettarci
con il COVID, di sicuro ci hanno evitato che ci trasmettessimo l’influenza. Quindi i casi di influenza
quest’anno sono rarissimi, anche se la campagna
11
vaccinale è stata un disastro perché sono state vaccinate meno della metà delle persone che
dovevano essere vaccinate. per fortuna con le mascherine e il lavaggio delle mani, siamo riusciti a
mantenere l’epidemia di influenza.
Nel momento in cui, nel laboratorio Torsello, si scopre una nuova molecola chimica che ha il
potenziale che ha per diventare un farmaco incredibile che risolve ogni problema dell’umanità:
“come si fa ad arrivare a somministrare questo farmaco alle persone? Ad avere questo farmaco in
farmacia?” in realtà c’è tutto un iter che deve essere seguito e ben codificato dal Ministero della
Salute e dall’AIFA (agenzia italiana per i farmaci che deve autorizzarne il commercio)
I vaccini sono farmaci a tutti gli effetti e devono essere autorizzati dall’AIFA perché altrimenti non
possono venire commercializzati e non possono venire utilizzati.
Come avete sentito, per i vaccini COVID, la prima autorizzazione è quella dell’EMA (agenzia
europea): una volta che il vaccino viene autorizzato dall’EMA, poi a livello nazionale deve essere
autorizzato dall’AIFA. L’autorizzazione dell’AIFA è molto più veloce rispetto al passato perché c’è
stato tutto il lavoro dell’EMA che ha verificato tutti i dati sul vaccino, poi vi spiegherò nelle prossime
diapositive cosa sta succedendo sui vaccini in seguito all’emergenza, rispetto alla sperimentazione
classica sui farmaci.
Ma come vi dicevo, nel momento in cui secondo me una molecola ha un’attività eccezionale nei
confronti di una malattia, io devo fare tutta una serie di sperimentazioni che vengono definite
sperimentazioni precliniche che vengono fatte in laboratorio, molto spesso su cellule e poi su
animali da esperimento. Che siate animalisti o meno, la legge richiede che il farmaco venga
studiato in primo luogo sugli animali da esperimento, che solitamente sono topi o ratti. Questo
perché ho bisogno di sapere:
- devo capire la relazione tra quanto farmaco somministro e l’effetto che il farmaco ha
(relazione causa- effetto);
- come funziona questo farmaco, quindi se agisce su un recettore o su un enzima;
- capire la sicurezza del farmaco, quindi il margine terapeutico: fino a quando ha effetti
positivi e da quando in poi prevalgono gli effetti tossici. Questo studio degli effetti tossici è
importantissimo perché lo studio nell’animale permette di arrivare, conoscendo già quali
sono i livelli tossici di quel farmaco, prima di somministrarli all’uomo. Quindi nell’animale
scopro già tutta una serie di parametri che mi permettono di andare successivamente
nell’uomo in tutta sicurezza.
Quindi, tutte queste cose le devo studiare nell’animale, non posso studiarle nell’uomo, non le devo
studiare nell’uomo. Ma nel momento in cui una serie di esperimenti mi permettono di dire: come
agisce il farmaco, se agisce su un recettore, come viene assorbito ed eliminato, quali sono i livelli
tossici, ecc. ecc........ Quello che io faccio è compilare un dossier e spedirlo al Ministero della
Salute danno l’autorizzazione di cominciare la sperimentazione. Quindi ho tutti i dati della
sperimentazione preclinica e chiedo di passare alla fase clinica.
12
PRIMA FASE
SECONDA FASE
In questo caso cambia il fatto che faccio lo studio su pochi pazienti, poche persone che hanno la
malattia che voglio curare ma sono selezionati: hanno solo quella malattia, altrimenti per tutto il
resto sono perfettamente sani, sono persone perfettamente sane a parte quella malattia
particolare. Ed ecco che voglio vedere se il farmaco è in grado di modificare i sintomi della malattia
e voglio vedere se ha effetti indesiderati. Come conduco questo studio che a questo punto diventa
importante? Innanzitutto, vediamo che in questo caso posso somministrare diverse dosi alle
persone, sono sempre volontari, vengono divisi in gruppi diversi e in questo caso abbiamo l’utilizzo
di quello che è il placebo. Il placebo è ad esempio la compressa che è in tutto e per tutto identica
alla compressa che contiene il farmaco, ma in questo caso il farmaco non c’è, quindi è una
compressa uguale a quell’altra ma senza la sostanza che sto studiando. La sostanza che sto
studiando è il farmaco, il farmaco non è la compressa ma la compressa contiene il farmaco. Nel
caso del placebo, la compressa non contiene il farmaco ma è identica a quell’altra, se le metto
insieme e le mescolo, non sono in grado di sapere qual è il farmaco e quale è il placebo perché
sono identiche. Allora in questo studio di fase due, quello che faccio è dividere i pazienti in due
gruppi: un gruppo che viene trattato con il farmaco e un gruppo che viene trattato con il placebo.
Poi vedete quest’altra indicazione strana, “in doppio cieco” cioè che, per avere i risultati dalla
sperimentazione, è importante che il paziente sappia che può essere nel gruppo del placebo o in
quello del farmaco ma che alla fine non sappia se è nel gruppo placebo o nel gruppo del farmaco.
All’inizio dicono “in questo studio, se vuoi partecipare, potresti ricevere il placebo o il farmaco che
sono perfettamente identici” e quando gli viene somministrato qualcosa, il paziente non sa che
cosa. E questo è il primo cieco perché il paziente non sa che cosa gli viene somministrato; il
secondo cieco sono negli infermieri e medici perché in quel momento non sanno cosa stanno
somministrando al paziente perché se lo sapessero, il loro atteggiamento verso il paziente sarebbe
diverso.
Quindi è molto importante che il paziente si senta curato, che tutte le azioni siano uguali, che la
compressa somministrata sia uguale (che sia il placebo o il farmaco) e che si vada poi a vedere
quali sono stati gli effetti.
13
Poi vediamo lo studio degli effetti del [Link] a vedere cos’è successo in quel
paziente,registriamo tutti i parametri e solo alla fine dello studioviene svelato cos’era il farmaco e
cos’era il placebo,ovvero avevamo che i pazienti del gruppo A erano ipazienti trattati con il placebo
e il gruppo B erano ipazienti trattati con il farmaco, o viceversa. Quindisolo alla fine dello studio si
sa quel paziente con checosa è stato trattato: perché si fa questo? Proprioperché l’atteggiamento,
la mimica, tutto il modo di
rapportarsi con i pazienti viene falsato a seconda delfatto che si sappia se sta ricevendo il placebo
o il farmaco. Attraverso questa tecnica del doppio cieco, il paziente non sa se sta ricevendo il
placebo o il farmaco, il medico o infermiere non sanno se stanno somministrando il placebo o il
farmaco. Quando abbiamo raccolto tutti i risultati e abbiamo visto che il farmaco effettivamente
permette di diminuire i sintomi della malattia ed è molto attivo in questo, che ha pochi effetti
indesiderati o non ne ha proprio, compiliamo un bel dossier e lo spediamo al Ministro della Salute
che ci autorizza a continuare lo studio.
Ragazza: perché si utilizza questo effetto placebo e non si somministra semplicemente il farmaco?
Perché in questo caso non saprei se l’effetto che vedo è un effetto dovuto alla molecola che sto
studiando o un effetto dovuto al fatto che la persona migliora perché si sente curata. Tu non hai
idea di quanto possa fare il rapporto infermiere-paziente nel migliorare la condizione del paziente.
Proprio il fatto di prendersi cura di lui provoca miglioramenti nelle persone, che è incredibile. Allora
a questo punto, voglio sapere se quello che io sto somministrando, funziona di più rispetto al solo
prendersi cura di una persona. Quindi se c’è un effetto del farmaco, il placebo mi permette di
vedere quali sono gli effetti del prendersi cura. E tieni conto di questa cosa che se in uno studio il
placebo non permette un miglioramento almeno del 30% dei sintomi, vuol dire che c’è qualcosa di
sbagliato, perché il prendersi cura funziona sempre ma il farmaco chiaramente funziona molto di
più se il farmaco effettivamente è utile. Allora devo vedere qual è l’effetto del mio farmaco rispetto
all’effetto del prendersi cura.
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FASE TRE
- Faccio lo studio, arrivo alla fine con tutti i risultati: gruppo A, in cui vedo che le persone
stanno decisamente meglio, e gruppo B, in cui le persone hanno un pochino di
miglioramento.
- Poi apro la busta e scopro cosa fosse A e cosa era B: normalmente scopro che A era il
gruppo del farmaco e B era il gruppo del placebo; a volte si hanno sorprese e si scopre che
A era il placebo e B era il farmaco, cioè il farmaco ha funzionato meno bene del placebo e
questo è segno che il farmaco ha peggiorato la malattia. Sono importantissimi questi studi.
- Ma se mi è andata bene e se effettivamente il farmaco ha dato risultati molto migliori
rispetto al placebo, elenco nuovamente il mio faldone e lo mando al Ministero che lo
controlla tutto e fa le pulci su qualsiasi cosa (“e qui c’erano più pazienti nell’ospedale di
Milano rispetto a quello di Palermo”), fanno un controllo esagerato ma se alla fine è tutto
apposto, l’AIFA concede l’autorizzazione all’immissione in commercio con questo acronimo
AIC.
- Qualunque confezione di farmaco abbiate in tasca/borsa/armadietto/casa, deve avere, su
un lato della confezione e sul foglietto illustrativo all’interno, questa importante legislazione:
troverete scritto da qualche parte “titolare AIC: nome dell’azienda”, il nome dell’azienda che
ha fatto tutti gli studi presentati al Ministero della Salute e ha avuto la
licenza/autorizzazione per l’immissione in commercio. Che poi può accedere a pagamento
anche il titolare di un'altra azienda ma resta lei la titolare della AIC, quindi la titolare è
sempre uguale: un farmaco venduto dalla Recordati di cui però l’AIC era stato concesso
alla Sanofi, quindi il titolare è Sanofi che permette sotto licenza alla Recordati di produrre lo
stesso farmaco e di venderlo.
QUARTA FASE
- Se il farmaco è nuovo, bisogna segnalare qualunque cosa, ad esempio se alla persona che ha
ricevuto il farmaco Torsello le sono iniziate a cadere i capelli, o lamenta una diminuzione della
vista, od è diventato rauco. Non è detto che ci sia un collegamento tra la somministrazione del
farmaco e l’effetto che vedo o che la persona mi riferisce, ma io lo segnalo.
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- Se invece il farmaco è già in uso da tanto tempo, come ad esempio l’aspirina, non posso
segnalare che la persona dopo aver assunto l’aspirina ha male allo stomaco, è una cosa che si sa.
L’aspirina è in commercio da 140anni e si sa perfettamente che è gastrocorrosiva. Quindi cosa si
segnala su un farmaco vecchio? Quando la persona muore. Per cui, somministro l’aspirina ad un
paziente e dopo quel paziente ha una reazione allergica e muore, questo si segnala. Quindi, in
questo caso si segnalano soltanto gli effetti indesiderati più gravi nei farmaci vecchi e tutti gli effetti
indesiderati per i farmaci appena immessi in commercio.
L’infermiere che deve compilare i moduli da consegnare al medico, poi questi moduli devono
arrivare al Ministero della Salute. Il Ministero raccoglie tutta una serie di segnalazioni poi scrive
una serie di circolari per far in modo che le aziende segnalino sul foglietto illustrativo che può
succedere quell’effetto.
Perché vi ricordate che fino alla fase 3, i pazienti che ricevevano il farmaco, avevano solo quella
malattia ed erano perfettamente sani per altro? Quando il farmaco viene messo in commercio,
verrà somministrato a persone che hanno solo quella malattia e per il resto sono perfettamente
sane? No, verrà somministrato a persone che hanno 3 malattie, che assumono 10 farmaci e sono
giovanissimi/bambini/anziani/gravide/persone che hanno la cirrosi ecc....su persone che hanno
tutta una serie di altre cose che con la sperimentazione non potevo vedere. Allora nella
farmacovigilanza raccogliamo tutta questa serie di informazioni su quella che è la popolazione.
Adesso, da quando il dottor Torsello nel suo laboratorio ha visto che una determinata molecola
aveva delle qualità promettenti per curare una malattia molto importante a quando un farmaco
ottiene l’approvazione per l’immissione in commercio, quanto tempo passa da quel momento
all’immissione in commercio? Da quando i quotidiani riportano la notizia “trovata la cura per il
cancro nei laboratori di farmacologia di Monza” a quando le persone ricevono veramente quel tipo
di farmaco, quanto tempo passa?
Ragazza: un mesetto?
Ragazza: lei ha chiesto da quando viene annunciata che viene trovata la cura a quando le persone
ricevono il farmaco, giusto? Il tempo di produzione del farmaco richiede molti anni, a volte possono
volerci anche 10 anni.
Ragazza: magari anni non penso, però forse 5-7 mesi.
In realtà, tra il momento in cui il buon Torsello scopre una molecola interessante al momento in cui
quel farmaco ottiene l’approvazione per il commercio, passano 12 anni. È una vita. Ma proprio per
garantire la sicurezza delle persone, gli studi sono estremamente precisi, e il Ministero vigila
facendo le pulci all’inventore dell’industria, chiedendo una quantità infinita di dati proprio per fare in
modo che, dal momento in cui si somministra questo farmaco alle persone, si abbiano le migliori
garanzie che il farmaco non faccia male e neanche che faccia bene. Il Ministero vuole che faccia
bene non basta che non faccia male. Se pensate che il brevetto su un farmaco dura 20anni,
significa che le industrie si mangiano i primi 12 anni per metterlo in commercio e poi hanno gli
ultimi 8anni
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Corso di Laurea in Infermieristica – Farmacologia #2 – Sviluppo di nuovi farmaci
per riuscire a recuperare i loro soldi e guadagnarci. Nel caso del vaccino contro il COVID, è stata
una situazione particolare, dove è stata praticamente saltata tutta la fase preclinica e sono stati
fatti degli studi di fase 1 e fase 2 insieme, quindi sono stati risparmiati tanti anni, mentre la fase 3 è
stata concentrata in realtà nell’arco di 7/8 mesi. Tutti i tempi legati alla burocrazia, quindi tutti i
tempi dedicati a esaminare i dossier e passare i fascicoli da un ufficio all’altro, sono stati azzerati:
questo ha permesso ai vaccini contro il COVID di entrare in commercio dopo un anno, sono state
fatte le prime sperimentazioni nelle cellule, che è una cosa grandissima.
Perché contro il COVID non c’era nessuna cura e questo ha assunto delle proporzioni
assolutamente incredibili: stiamo parlando di pandemia, stiamo parlando di 2milioni di morti, stiamo
parlando di contagiati. Allora a fronte di questo, hanno deciso di fare una cosa assolutamente
nuova, che è proprio quella di dare entro l’anno l’emissione in commercio del vaccino così che le
persone possono venire vaccinate. Quello che ad oggi stanno ottenendo è che di per sé sembra
non fare male; quello che ancora non si sa è per quanto tempo dura l’immunità da quel vaccino,
perché in realtà non ci sono dati rispetto a cosa succede dopo un anno dalla vaccinazione. Perché
praticamente nessuno è stato vaccinato un anno fa tranne per pochissimi volontari, quindi le
persone che adesso hanno ricevuto il vaccino, saranno quelle che ci faranno sapere se la
protezione dura un anno e vedremo tra un anno se hanno ancora gli anticorpi e se saranno in
grado di evitare l’infezione da coronavirus.
Ecco cosa è successo in questo caso: in pratica, la sperimentazione sulla sicurezza è stata più o
meno fatta tutta (cioè tutti gli studi clinici di fase 3), quindi sappiamo che il vaccino non fa male di
per sé ma non sappiamo gli effetti a lungo termine perché non c’è stato tempo di andarli a vedere.
La sperimentazione classica sui vaccini dura almeno 3anni, qui la situazione è molto particolare
perché la differenza tra farmaci e vaccini è che: i farmaci normali vengono dati a chi ha una
malattia e per curare la malattia; i vaccini viene data a persone sane per prevenire una malattia.
Ma qui capite che c’è un livello di sicurezza maggiore da ottenere: se io prendo una persona sana,
gli inietto il vaccino e gli faccio venire la malattia, ho fatto un disastro. Quindi devo avere le migliori
dimostrazioni che quantomeno quel vaccino non faccia male, poi se anche funziona a prevenire la
malattia, molto meglio. Ma qua è stato sovvertito tutto con il bisogno di fare in fretta, adesso
ancora ci sono tutti gli allarmi sulle varianti e mutazioni, e nessuno sa se il vaccino copre contro la
variante inglese rispetto la variante brasiliana rispetto quella sudafricana, perché il vaccino non è
stato sviluppato contro quelle varianti ma si spera che copra anche dalle varianti.
Il brevetto su un farmaco dura 20 anni e quando scade tutti possono fare quel farmaco senza
pagarne i diritti quindi è possibile che le aziende producano dei farmaci equivalenti, cioè generici.
Purché la molecola utilizzata sia identica e che si venga dimostrato che la stessa molecola
raggiunge i livelli nel sangue uguali a quella originale.
L’equivalente deve costare il 20% in meno dell’originale: es moment 10£ / equivalente con nome
del principio attivo ibuprofene E DELL’AZIENDA CHE LO PRODUCE
Quando due farmaci devono essere somministrati insieme è importante conoscere se e quanto
sono compatibili.
Se l’infermiere ha dei dubbi deve consultare il medico di reparto, o il medico che ha prescritto il
farmaco, prima di effettuare la somministrazione.
L’infermiere deve valutare il paziente a intervalli regolari (soprattutto dopo aver somministrato un
farmaco con intervallo terapeutico ristretto).
L’infermiere deve partecipare attivamente all’educazione del paziente e della sua famiglia prima
della dimissione di pazienti diabetici, depressi, ipertesi…
LEZIONE 3 21/01/2023
Dose:
Il dosaggio del farmaco è un fattore estremamente importante e spesso l’infermiere commette
errori per non aver ben controllato la dose o per averla calcolata male. Bisogna prestate molta
attenzione nel calcolo dei dosaggi pediatrici, in quanto un iperdosaggio può avere conseguenze
molto gravi o fatali nel bambino. In caso di dubbio chiedere consiglio prima. Il dosaggio del
farmaco è un fattore estremamente importante e spesso l’infermiere commette errori per non aver
ben controllato la dose o per averla calcolata male.
Bisogna prestare molta attenzione nel calcolo dei dosaggi pediatrici, in quanto un iperdosaggio
può avere conseguenze molto gravi o fatali nel bambino.
In caso di dubbio chiedere consiglio prima di effettuare la somministrazione.
Le unita’ di misura:
G:grammo
Mg: milligramo
L:litro
Ml: millilitro
Cc: centrimetro cubico
Forme farmaceutiche
Compressa
Per ingerire il farmaco bisogna prepararlo in una forma farmaceutica, come le compresse.
Questa forma farmaceutica è costituita dal farmaco ed un elenco di sostanze che si chiamano
eccipienti (sostanze inerte, che non ha attività farmacologica). Un esempio di queste sostanze
è il talco
Per assemblare il talco uso delle colle o glitanti che sono dei lubrificanti per far si che la
macchina che produce il farmaco non si inceppi. Si possono avere aromi, disintegratori
affinché il farmaco si sciolga nel corpo (altrimenti non si sparge il farmaco).
Se non si scioglie il farmaco non si libera il principio stesso del farmaco. L e compresse
possono essere a rilascio lento. Sono costituite da un principio attivo polverizzato e compresso
in piccoli discoidi. Possono contenere leganti (sostanze adesive che consentono l’adesione dei
vari componenti della compressa), disintegratori (che favoriscono la dissoluzione nei liquidi
corporei) e aggiuntivi (ingredienti inerti per aumentare le dimensioni della compressa).
Possono avere uno speciale rivestimento che resiste al ph acido dello stomaco ma si scioglie
in quello alcalino dell’intestino.
Capsula:
Piccoli cilindri gelatinosi contenenti il farmaco in polvere. Non vanno ne’ aperte ne’ masticate
perché sono fatte apposta perno essere aperte. A rilascio lento: ha un picco nel sangue e poi
riscende. Sono dei piccoli cilindri gelatinosi contenenti il farmaco in polvere. Sono molto adatte
per somministrare farmaci con sapore o odore sgradevole. Le capsule con rilascio a tempo
forniscono un ottimo sistema per ottenere il rilascio graduale e continuo del farmaco. Non
devono mai essere polverizzate o masticate
Fiala
E’ un contenitore di vetro che generalmente contiene una monodose di medicinale. Possono
presentare una leggera indentatura o un anello colorato intorno al collo, nella zona in cui la
fiala va aperta.
Flacone
E’ un contenitore in vetro che contiene una o più dosi del medicinale sterile. L’imboccatura è
spesso ricoperta da un tappo in gomma in cui l’ago deve penetrare per aspirare il medicinale
Elisir
Sono liquidi composti dal farmaco disciolto in acqua e alcool. Di solito si aggiungono sostanze
aromatiche per migliorare il sapore.
Emulsioni
Sono dispersioni di piccole quantità di acqua in olio oppure di olio in acqua. Vengono usate per
mascherare sapori amari o per migliorare la solubilità di alcuni farmaci.
Sospensioni
Sono farmaceutiche liquide che contengono particelle di farmaco insolubili. Agitare bene prima
di somministrare
Sciroppi
Contengono il farmaco disciolto in una soluzione concentrata di zucchero, di solito saccarosio.
Mascherano bene i sapori amari.
Supposte
Sono forme solide del farmaco atte ad essere introdotte in un orificio corporeo.
Crema (base non grassa) quando la pelle non è secca
Unguento (base grassa) quando la pelle e secca
Lozione (soluzione acquosa)
Gocce oculari, spray nasale, cerotto transdermico
Classificazione funzionale
• Farmacoterapeutica (antivirale, antibatterico, antitumorale, bloccanti neuromuscolari,
ecc…)
• farmacologica (inibitore, antagonista, sedativo, stimolante, attivatore, ecc…)
• sull’azione molecolare (agonista recettoriale, antagonista recettoriale, inibitore reversibile o
irreversibile, bloccanti dei canali ionici, attivatori dei canali ionici, ecc…)
Il farmaco entra nell’organismo quando arriva nel plasma
Vie di somministrazione
- Parenterali: sistemiche(devi vederle su fabbriica le ha dette ma boh), distrettuali e
topiche(cute o mucosa)
- Enterali: orale, sublinguale, rettale
Vie di somministrazione sistemica:
Endovena:
-100% di assorbimento
- effetti immediati
Utilizzata in emergenza
Si possono iniettare grossi volumi
Si possono somministrare sostanze irritanti diluite
Aumento rischio effetti collaterali
L’infusione deve essere lenta
Non utilizzabile per sostanze oleose o onsolubili
Un’altra via molto utilizzata è la via intramuscolare, che permette un buon assorbimento per le
soluzioni acquose e permette la somministrazione di preparazioni che rilasciano in maniera
progressiva nel tempo il nostro farmaco, quindi queste preparazioni sono a lento rilascio. È
possibile in questo caso somministrare anche sostanze oleose, in quanto queste preparazioni a
lento rilascio sono costituite proprio da un veicolo che è oleoso, che progressivamente nel tempo
rilascia il principio attivo. In questo caso non si possono usare grossi volumi di farmaco, in realtà si
parla di volumi piccoli (qua è scritto moderati, ma in realtà parliamo di volumi piccoli, pochi).
È una via che non va utilizzata se il paziente è in terapia con dei farmaci anticoagulanti perché nel
punto di iniezione genereremmo delle piccole emorragie, se l’iniezione venisse ripetuta più volte al
giorno e per più giorni allora avremmo dei problemi abbastanza importanti a livello muscolare.
Questa via può causare un dolore notevole nella somministrazione ad esempio alcuni antibiotici
come le penicilline provocano un dolore notevole quando vengono somministrate per via
intramuscolare; in alcuni casi con sostanze irritanti potremmo generare addirittura una necrosi del
tessuto muscolare, quindi bisogna stare bene attenti a che cosa si inietta. È una via molto
utilizzata, utile per molti farmaci ma non può essere utilizzata per tutti i farmaci. L’assorbimento è
comunque molto rapido non è così rapido come la via endovenosa ma è un assorbimento molto
rapido del farmaco.
LEZIONE 4 24/01/2023
Abbiamo poi una via meno utilizzata rispetto alle altre due è la via sottocutanea, che viene spesso
utilizzata per la somministrazione: dell'insulina, dell’ormone della crescita, dell'eparina. In questo
caso abbiamo un assorbimento che è abbastanza rapido per le soluzioni acquose, ma molti dei
farmaci che abbiamo citato in realtà vengono somministrati in preparazioni che permettono un
rilascio lento e prolungato del principio attivo, quindi nel caso dell’insulina spesso somministro una
miscela di diverse insuline, alcune che vengono assorbite subito e hanno un effetto immediato, ma
altri tipi di insulina che
Sono contenuti nella stessa preparazione in realtà si depositano nel tessuto sottocutaneo e
vengono assorbiti nell'arco di ore così ho l'effetto immediato dell’insulina dopo il pranzo, ma anche
l'effetto dell'insulina per tutta la notte per il paziente che non resto mai scoperto.
Può essere utilizzata per farmaci che hanno un veicolo insolubile e quindi abbiamo una forma
depo (così chiamata) e poi possiamo impiantare sottocute del pellet, ovvero delle strutture solide
che rilasciano il farmaco addirittura per sei mesi, quindi è una via che permette anche queste
soluzioni se volete ‘particolari’. Chiaramente qui non posso usare grossi volumi e se somministro
delle sostanze irritanti posso provocare dolore e in alcuni casi necrosi nel tessuto cutaneo e
sottocutaneo, quindi si deve stare attenti a cosa segnata inietta.
Come vi accennavo c’è poi la via che utilizza i cerotti transdermici che sta diventando sempre più
popolare.
In questo caso abbiamo il cerotto (quello che vedete in rosa nell’immagine) e il cerotto al posto
della garzina di plastica, che avete nei cerotti per le ferite, ha un piccolo serbatoio che contiene il
farmaco (di colore azzurro nell'immagine). Il farmaco deve essere liposolubile e quindi essere in
grado di attraversare lo strato corneo della cute, in questo modo può raggiungere i capillari che ci
sono nel tessuto sottocutaneo, nel derma, ed entrare a questo punto all'interno del sangue e infine
venire assorbito.
Il rilascio del farmaco e continuo per ore e quindi possiamo in questo modo avere dei cerotti
transdermici che vengono applicati per sei ore o che vengono applicati al mattino e tolti la sera o
che addirittura possono restare 24 ore, questo costituisce un apporto continuo di farmaco dal
serbatoio del cerotto verso i capillari e quindi una somministrazione continua di farmaco che
mantiene i livelli costanti nel sangue.
1.3.1. Orale
La via di somministrazione più utilizzata è la via orale perché e la via più economica, più sicura e
più preferite da qualunque paziente e quindi di fatto tutte le aziende farmaceutiche cercano di
realizzare per i loro principi attivi una formulazione che permetta la somministrazione per via orale.
Attenzione che questo non è possibile se ad esempio il principio attivo che dobbiamo
somministrare è una proteina ad esempio l'insulina, l'ormone della crescita e l'eparina non
possono essere somministrate per via orale perché quando arrivano nello stomaco subiscono
l'aggressione degli acidi gastrici e vengono digeriti come tutte le proteine, quindi vengono distrutti.
Allora ecco che la via orale è sicuramente quella più utilizzata, ma di fatto non è possibile
utilizzarla per tutti i principi attivi che abbiamo bisogno di somministrare. Un'altra particolarità della
via orale e che l'assorbimento dei principi attivo può essere molto variabile perché può dipendere
dalla presenza del cibo, dalla velocità del transito gastrico, può dipendere dalla presenza di
antiacidi, ... Può dipendere da tantissimi fattori quindi l'assorbimento per via orale è variabile, non è
così sicuro come quello invece per la via endovenosa e muscolare e poi è lento.
Per vedere l'attività di un farmaco somministrato per via orale di solito serve almeno un'ora, in
alcuni casi è un pochino più rapido, ma solitamente gli effetti compaiono dopo circa 45-60 minuti
questo perché il farmaco deve arrivare a livello dello stomaco e magari e anche all'interno di una
compressa gastro protetta o una capsula, quindi deve poi ulteriormente arrivare nell'intestino, qui
la compressa/capsula deve disgregarsi e incomincia fenomeno dell'assorbimento, ma intanto è
passato parecchio tempo. È possibile utilizzare delle preparazioni retard, ovvero preparazioni che
portano al rilascio progressivo del farmaco, non tutto insieme e che mantengono questo rilascio
per diverso tempo, molto spesso ci sono delle compresse che nell'intestino si sciolgono
lentamente quindi permettono un continuo rilascio di farmaco per molto tempo oppure delle
capsule che contengono delle sferette che una volta arrivate nell'intestino si sciolgono lentamente.
Un limite è che il paziente deve essere in grado di deglutire la capsula o la compressa, perciò deve
essere collaborante ed essere in grado di mandare giù questa forma farmaceutica.
L' assorbimento può essere incompleto, in caso di transito molto accelerato del farmaco nello
stomaco e nell’intestino è possibile che non venga assorbito completamente e si espone a questa
cosa che dovete annotarvi assolutamente: l’effetto di primo passaggio, ovvero l’effetto che il
farmaco subisce quando dall’intestino, attraverso la vena porta, viene portato effettivamente in
primo luogo al fegato, come vedremo nelle slides successive il fegato è in grado di degradare il
farmaco. Quindi i farmaci che vengono assunti per via orale arrivano nell’intestino, vanno al fegato,
vengono distrutti dal fegato e poi in realtà circoleranno in quantità molto ridotte, inferiori rispetto
alla quantità somministrata. Quindi per adesso ricordatevi che attraverso la via orale i farmaci sono
soggetti all’effetto di primo passaggio, che può essere più o meno importante, poi vedremo in
dettaglio che cos’è.
Sublinguale:
1.3.2 sublinguale
Abbiamo poi tra le vie di somministrazione enterali anche la via sublinguale, che viene utilizzato di
meno rispetto alla via orale, ma presenta una serie di applicazioni
Molto importanti.
La via sublinguale ci permette con una piccola compressa posta sotto la lingua, dove vi è un
enorme plesso venoso sublinguale il quale è separato dalla cavità orale, perciò separato dalla
nostra compressa solo da poche membrane, se il farmaco è lipofilo ecco che è in grado di
attraversare le nostre membrane e di entrare in maniera rapidissima all’interno del sangue.
Con questa via abbiamo un effetto molto molto rapido perché abbiamo che il farmaco è posto sotto
la lingua e viene assorbito molto velocemente, l'effetto del farmaco sarà molto rapido e cosa molto
importante è che questo tipo di somministrazione evita l'effetto di primo passaggio, quindi evita che
il farmaco venga in parte o in grossa parte distrutto nel fegato, quindi tanto ne metto tanto ne arriva
in circolo. È una via utilizzata in emergenza pensate alle persone con angina pectoris (un dolore al
torace, dietro lo sterno, provocato dall'insufficiente ossigenazione del cuore a causa di una
transitoria diminuzione del flusso sanguigno attraverso le arterie coronarie) che hanno le loro
complesse di epinefrina che mettono sotto la lingua e nell'arco di un paio di minuti risolvono il
dolore causato dalla costrizione delle coronarie, bisogna ovviamente in questo caso assicurarsi
che il farmaco venga assunto in maniera corretta ovvero quando serve, perché di fatto viene
assorbito così rapidamente che non siamo in grado di ovviare ad un errore nella somministrazione
che siccome i livelli aumentano così velocemente in questo caso abbiamo il rischio di effetti
indesiderati del farmaco.
Domanda
Ci sono anche pastiglie tipo l'antistaminico che si dovrebbero deglutire, ma che vengono sciolte
sotto la lingua?
Allora stanno cercando di utilizzare una serie di preparazioni che permettano per i farmaci che
hanno una struttura chimica idonea di essere eventualmente somministrati con questa via se ho
bisogno di un effetto molto rapido, sinceramente per l'antistaminico in particolare non lo so. Questa
è una via che viene utilizzata molto spesso nei casi di angina pectoris quindi quando c'è questa
presentazione di dolore cardiaco devastante e si usa poi per altri farmaci in realtà un assorbimento
attraverso le mucose del cavo orale quindi si ha un assorbimento comunque rapido semplicemente
mettendo il farmaco in bocca facendolo sciogliere in bocca senza deglutirlo e allora in questo caso
abbiamo un assorbimento rapido ma non così rapido come per la via sublinguale per cui c’è tutta
una serie di adattamenti di questo tipo, considerate quindi il fatto che queste vie hanno il vantaggio
di avere un’attività più rapida rispetto a quell’orale quindi al fatto di deglutire il farmaco, e di
permettere un assorbimento veloce del farmaco, tuttavia non tutti i farmaci possono essere
somministrati con questo tipo di preparati.
In questo caso il paziente deve essere collaborativo nel senso che deve avere una certa
indipendenza?
Con la somministrazione per via orale e sublinguale il paziente deve essere cosciente e
collaborante, ovvero deve essere in grado nel caso della via orale di deglutire quindi non deve
essere disfagico, mentre nella via ublinguale deve essere un paziente chiaramente che è in grado
di tenere la compressa sotto la lingua senza che questa si sposi, quindi in entrambi i casi devono
essere pazienti coscienti e collaboranti.
Può spiegare perché la via intramuscolare non si può utilizzare nel caso in cui il paziente stesso
utilizzando dei farmaci anticoagulanti?
Perché quando andiamo con l'ago della siringa a penetrare muscolo in realtà noi procuriamo una
serie di ferite, anche se non ce ne accorgiamo andiamo a tranciare tutta una serie di fibre
muscolari e di capillari, le quali tendono a sanguinare, infatti durante un’iniezione intramuscolare
una cosa che succede normalmente è che quando estraete l’ago vedete comparire una piccola
quantità di sangue per cui avete procurato un trauma all’interno del muscolo. Se il paziente è in
terapia anticoagulante quello che normalmente è una microscopica emorragia che voi provocate
entrando con l'ago di fatto non si ferma, per cui mentre normalmente nell'arco di una trentina di
secondi l' emorragia si blocca (è una micro emorragia), se il paziente è in terapia con
anticoagulanti l' emorragia continua e quindi avete che si formano ematoma e chiaramente se
l'iniezione è unica va bene la questione tollerabile, ma se il paziente deve ricevere un trattamento
uno la mattina e uno la sera per 10 giorni poi capite che gli provocate una quantità di ematomi
notevole e quindi di fatto non è consigliato come via di somministrazione in pazienti che sono in
terapia con anticoagulanti, questa è la ragione principale.
- Utilizzata in emergenza
- Evita l’effetto di primo passaggio
- Corretta assunzione del farmaco
L’effetto di primo passaggio (impara bene, lo chiede all’esame). La via orale e’ soggetta all’effetto
di primo passaggio a differenza di quella sublinguale perche’ va messa sotto la lingua e non
masticata e quindi agisce subito
L'ultimo delle vie di somministrazione enterali è la via rettale, in questo caso non è necessario che
il paziente sia collaborante, è una via che viene molto spesso utilizzato nei bambini piccoli che
appunto non sono collaboranti e che non sono in grado di deglutire una compressa, può essere
utilizzata anche negli adulti ad esempio alcune persone preferiscono una somministrazione per via
rettale piuttosto che intramuscolare. In questo caso potete vedere presente
Ancora una volta che assorbimento può essere molto variabile perché dipende dalle condizioni in
cui si trova il nostro intestino, ha una latenza d'azione anche perché richiede che la supposta si
sciolga prima che il farmaco possa essere assorbito dalle cellule della parete intestinale e la parete
rettale, tuttavia questo processo è più veloce rispetto a quello della via orale perché in quel caso
abbiamo bisogno che la compressa raggiungesse lo stomaco e poi l’intestino quindi tutto un
percorso da fare e poi finalmente si sciogliesse, qui invece abbiamo che la supposta si scioglie e
quindi non ho tutto questo tempo che viene perso nel transito, però dovete tener conto del fatto
che l' assorbimento è variabile.
Quindi è più veloce che per la via orale, ma è altrettanto variabile. Una cosa che complica un po' la
vita è relativa al fatto che l'effetto di primo passaggio può essere parziale nel senso che la vena
emorroidaria superiore porta il sangue verso la vena porta e quindi verso il fegato, mentre la vena
emorroidaria intermedia e quella inferiore vanno direttamente nella cava e quindi non vanno per
prima cosa nel fegato, perciò a seconda di dove è stata posizionata la supposta avremo che il
farmaco sarà in parte o non sarà vittima dell’effetto di primo passaggio. Quindi l'effetto di primo
passaggio in questo caso dipende, ricordatevi che viene usata tantissimo nei bambini e nei
soggetti non collaboranti, quindi è una via che ha una sua di dignità maggiore rispetto a quella che
gli attribuiamo istintivamente.
Passiamo adesso a vedere come avviene fisicamente l’assorbimento. Ipotizziamo che il farmaco è
stato assunto per via orale ad un certo punto abbiamo la disgregazione della compressa nel lume
dell’intestino, ma come vi hanno ben spiegato in anatomia il lume del canale intestinale è esterno
all’organismo, anche se noi pensiamo che il farmaco sia già dentro di noi in realtà continua ad
essere all’esterno. Questa cosa è molto vera perché se vediamo il lume del canale intestinale
(nell’immagine corrisponde al lato dove vi sono le lettere) in realtà il farmaco per poter essere
assorbito deve raggiungere il sangue, deve raggiungere un capillare (lato opposto a quello di prima
nell’immagine), ma le cellule del lume intestinale sono composte da membrane quindi il farmaco
deve essere in grado di oltrepassare le membrane: la membrana apicale e la membrana basale di
diversi strati di cellule, fino a raggiungere finalmente i capillari e quindi a raggiungere il plasma e
ad essere assorbito.
Come fa il farmaco ad attraversare la membrana plasmatica delle cellule? Deve avere determinate
caratteristiche che avete già visto sicuramente in atri corsi. Se il farmaco è di natura lipofila il
problema è risolto perché un farmaco lipofilo può attraversare le membrane secondo gradiente di
concentrazione, quindi il farmaco è più concentrato all’inizio nel lume intestinale, attraversa le
membrane attraverso gradiente di concentrazione e procede verso l’interno dell’organismo fino a
quando giunge ai capillari. Però non si ferma quando viene assorbito il 50% del farmaco perché in
realtà quando il farmaco raggiunge i capillari, viene continuamente drenato via dal sangue, quindi
nella parte più bassa (la porzione in basso nell’immagine) la concentrazione del farmaco è 0,
quindi il farmaco passa secondo gradiente di concentrazione fino a quando viene assorbito tutto.
Quindi i farmaci lipofili vengono assorbiti grazie al loro passaggio attraverso le membrane per
gradiente di concentrazione per diffusione semplice, per diffusione passiva.
Altri farmaci però non sono lipofili nella loro natura, anzi sono idrofili e allora non possono
semplicemente passare le membrane, allora come fanno ad essere assorbiti? Alcuni di questi
farmaci hanno dei trasportatori, vi sono delle proteine sulle membrane cellulari che legano il
farmaco (si vede sotto la lettera b nell’immagine) e poi lo rilasciano all’interno del citoplasma, sulla
membrana basale c’è un albero trasportatore che lega il farmaco e lo rilascia verso la cellula
successiva e il farmaco procede in questo modo fino ad arrivare ai capillari. Quindi una diffusione
mediata da trasportatore è possibile per una serie non molto grande di farmaci, pochi sfruttano
questo meccanismo. In altri casi il trasportatore è un trasportatore attivo (si vede sotto la lettera c)
che lega il farmaco ed è in grado di trasportarlo spendendo atp, quindi il trasportatore utilizza
energia sotto forma di atp per prendere il farmaco da un lato della membrana e portarlo verso il
citoplasma, e poi dal citoplasma verso l’esterno della cellula. I trasportatori che utilizzano atp
possono funzionare anche contro gradiente, in questo caso non è necessario (riferito
all’immagine), ma in realtà sono in grado di accumulare farmaco nel citoplasma e poi di portarlo
verso i capillari.
Ricordiamoci che i farmaci non polari, quindi che non presentano cariche elettriche sulla loro
molecola, quindi che non hanno una polarizzazione elettrica, sono liposolubili (o lipofile), sono
molecole in grado di sciogliersi all’interno delle matrici lipidiche, sono quelli che attraversano
benissimo le membrane.
Invece i farmaci che assumono delle cariche elettriche sono in grado di sciogliersi nell’acqua, sono
idrosolubili (o idrofile) perché l’acqua in realtà è polarizzata quindi è in grado di reggere questa
tipologia di molecole polari.
Ma per la vostra dannazione esiste una terza tipologia di molecole che sono quelle che dovreste
aver studiato in chimica rappresentati dalle basi deboli e acidi deboli.
Domanda del prof.: vi ricordate le caratteristiche degli acidi e delle basi deboli? Risposta studente:
non si dissociano completamente
Prof.: quindi al professore di chimica direste che acidi deboli e basi deboli non si dissociano mai
completamente, secondo voi lui sarebbe contento?
Prof.: in realtà la verità degli acidi e delle basi deboli è che la loro caratteristica è che non esiste
nessun valore di ph per cui l’acido o la base debole sia completamente dissociato o indissociato,
ovvero per qualunque valore di ph esistono sempre le due forme: dissociata e indissociata, perciò
per qualunque valore di ph la forma dissociata e indissociata coesistono sempre. Che cosa cambia
però con il modificarsi del valore di ph? Cambia la proporzione, avremo che per alcuni valori di
phprevarrà la forma dissociata e per altri valori di phprevarrà la forma indissociata e come si
chiama il punto di equilibrio in cui la forma dissociata e indissociata sono uguali al 50% dissociata
e al 50% indissociata?
Risposta studente: omeostasi prof.: non è omeostasi perché stiamo parlando di chimica studente:
il punto isoelettrico
prof.: no
studente: la costante di equilibrio prof.: e come si chiama? Studente: keq
Prof.: no si chiama pka che è quel particolare valore di ph in cui la forma dissociata e la forma
indissociata sono presenti nelle stesse concentrazioni in cui il loro rapporto è 1. La pka è appunto
una costante che indica a quale ph questo succede quindi se avrò che la pka di questo acido
debole è 2 vuol dire che a ph 2 la forma dissociata e la forma indissociata sono presenti in quantità
uguale, quindi 50% di questo acido debole è dissociato e l'altro 50% indissociato. Se a questo
punto aumento il phavrò che mi sposerò verso la forma dissociata (verso sinistra nell’immagine
prima reazione acido debole), se invece diminuisco il ph da 2 passo a 1 aumenterà la forma
indissociata (verso destra nell’immagine prima reazione acido debole) e al contrario per le basi
deboli. Quindi la pka mi permette di sapere a quel particolare ph in che forma è prevalente il mio
acido o base debole, ma la parte che mi interessa prevalentemente non è quella di chimica, ma la
parte che mi interessa è che per nessun valore di ph ho che l'acido o la base debole sarà
completamente dissociato quindi a qualunque valore di ph una parte dell'acido debole è nella
forma dissociata e una parte nella forma indissociata, lo stesso per la base debole.
Allora a questo punto prendo l'aspirina che è un acido debole, ha una pka che è più o meno 4,
dove verrà assorbita?
La forma indissociata che particolarità ha rispetto a quella dissociata? La forma indissociata non
ha cariche quindi in questo caso è liposolubile e quindi può traversare le membrane, in realtà nello
stomaco non ci riesce perché nello stomaco ci sta poco tempo, ma quando arrivano intestino si
trova ad essere in parte nella forma indissociata e in parte nella forma dissociata, e cosa succede
a questo punto nella forma indissociata chi è liposolubile? Cosa succede nella forma dissociata
quando arriva nell'intestino? La forma indissociata è apolare quindi è lipofila e se è lipofila significa
che viene assorbita, passa attraverso le membrane, e se in quel momento la forma indissociata è
ad esempio il 30% della quantità totale di farmaco, quanto farmaco viene assorbito?
Studente: il 30%
Prof.: no sei caduta nella trappola che ti ho continuato a mettere, il 30% è la parte che viene
assorbita, ma abbiamo detto che il dogma degli acidi e delle basi deboli è che in ogni momento la
parte indissociata e la parte dissociata devono coesistere e se a quel particolare ph la parte
indissociata è il 30% e la parte dissociata il 70%, se quella indissociata la porto via perché la
assorbo cosa succede a quella dissociata? Succede che una parte di quella dissociata si deve
riassociare per mantenere l'equilibrio 30% e 70%, è diminuita la quantità totale, ma l'equilibrio deve
essere vero in ogni momento, ma se io continuo ad assorbire la parte indissociata, ecco che
continuamente la parte del mio farmaco dissociato si dovrà riassociare per mantenere l'equilibrio,
quindi alla fine di questo processo io assorbirò tutto il farmaco perché tutto quello che diventa
lipofilo lo assorbo e siccome l'equilibrio deve essere mantenuto in ogni momento io alla fine lo
assorbo tutto.
Ricordatevi che circa il 70% dei farmaci che utilizziamo sono delle basi o acidi deboli perché è la
versione che viene assorbita meglio, che è in grado di entrare nelle cellule, di distribuirsi nei
tessuti. Quelli puramente lipofili sono veramente pochi e sono più difficili da usare perché devono
stare all'interno di un veicolo oleoso in quanto non sono in grado di superare una serie di barriere
visto che non si muovono bene nell'acqua, invece quelli puramente idrofili sono a volte delle
molecole molto grosse come gli antibiotici o come l'eparina sesta
Che in realtà non riescono a passare le membrane e quindi vanno incontro ad una serie di
problematiche. E allora quali sono le molecole che permettono effettivamente di raggiungere tutti i
distretti e tutti i distretti ,di andare nelle cellule sono quelle che per natura sono degli acidi e delle
basi deboli quindi ricordatevi che in realtà c'è questa cosa importante: per qualunque valore di ph
avremo che una parte della molecola sarà dissociata e una parte dissociata, ma questo equilibrio
esiste sempre, non esiste mai che sia tutta dissociata o tutta indissociata, vi è sempre una certa
percentuale in una forma e una certa percentuale nell'altra e questo dal punto di vista della
farmacologia è molto importante
La base quando è associata è idrofila ma quando si dissocia diventa lipofila. L’acido debole
quando è asscoiata è idrofila e quando è dissociata la base debole diventa lipofila.
La maggior parte dei farmaci lipofili sono in grado di attraversare la membrana per diffusione
semplice, la diffusione passiva, invece i farmaci idrofili non sono in grado di farlo. Visto che i
farmaci idrofili non sono in grado di farlo, troveranno una serie di barriere nel loro movimento ad
esempio la barriera ematoencefalica, la barriera ematoplacentare, ... In cui proprio è previsto che
vi siano delle strutture che tendono a bloccare il movimento di sostanze estranee (nel nostro caso i
farmaci).
Però questo non è vero in tutti i tessuti l’abbiamo ad esempio che in alcune strutture come quelle
che troviamo nel midollo rosso, vediamo che tra le cellule che compongono la parete dei capillari
restano ampi spazi attraverso cui i farmaci possono passare quindi i farmaci possono in realtà in
molte situazioni passare fra una cellula all'altra, quindi anche i farmaci idrofili con una struttura
molto grossa e i farmaci molto polari riescono a passare verso l'interno, verso il lume dei capillari e
dai capillari ad uscire verso l'esterno, però questa struttura così permeabile è presente soltanto in
alcune strutture come i sinusoidi epatici.
2-se già ci spostiamo verso la muscolatura liscia o striata vediamo che attorno alle cellule
endoteliali che costituiscono la parete dei vasi vi è una lamina basale che costituisce un ostacolo al
libero movimento dei farmaci, che comunque riescono ancora in qualche modo a passare però
vedete che la permeabilità del capillare sta progressivamente diminuendo.
3-se poi andiamo ancora più avanti vediamo che in altre strutture tra le cellule endoteliali che
costituiscono la parete del capillare vi sono delle giunzioni e questo impedisce ai farmaci di
passare attraverso gli spazi tra una cellula e l'altra perché non esistono più, quindi farmaci non
possono più passare fra le cellule, devono per forza passare attraverso le cellule e in questo caso
comincia a diventare importante la loro natura chimica, le loro dimensioni.
4-quando arriviamo poi a livello della barriera ematoencefalica vediamo che intorno al capillare vi
sono le cellule della glia che costituiscono un ulteriore strato, che possono comporre più e più strati
e qua arriviamo a quella che è la barriera ematoencefalica che di fatto è permeabile solo ai farmaci
lipofili o ai farmaci che abbiano opportuni trasportatori.
La ritroviamo qua.
Il tessuto nervoso, il capillare che porta il sangue che serve ad alimentare le strutture del tessuto
nervoso e qui vediamo che:
I-i farmaci idrofili non sono in grado di passare attraverso la parete dei capillari e quindi non sono
in grado di raggiungere il cervello.
L-i farmaci lipofili attraversano per diffusione semplice secondo gradiente di concentrazione le
pareti dei capillari e quindi raggiungono il cervello e vanno in equilibrio con il sangue
T-altri farmaci che non sono lipofili, ma che hanno dei trasportatori possono anche in questo caso
distribuirsi in maniera omogenea tra il sangue e il cervello o addirittura se il trasportatore è attivo
possono accumularsi nel cervello
P-abbiamo poi altre strutture dove invece la permeabilità dei capillari è molto più ampia e allora in
questo caso abbiano strutture peri ventricolari di solito, i farmaci sono in grado di entrare molto più
rapidamente rispetto alle zone protette dalla barriera ematoencefalica.
Quindi una caratteristica dei farmaci lipofili è che sono in grado di arrivare al cervello, quindi
qualunque farmaco lipofilo la prima cosa che dobbiamo ricordare è che arrivano al cervello, ma i
farmaci che devono arrivare al cervello devono avere questa natura lipofila, quindi l'anno prossimo
vedremo che tutti i farmaci che sono stati studiati e messi in commercio per la loro attività sul
cervello hanno natura lipofila. Altri farmaci che possono arrivare al cervello chiaramente sono gli
acidi e le basi deboli nella loro componente lipofila a quel ph, in realtà ad esempio anche l'aspirina
può arrivare al cervello perché la sua parte lipofila può passare la barriera ematoencefalica.
Quelli che sono puramente lipofili, studiati in maniera tale da essere così, hanno il vantaggio di
passare rapidissimamente al cervello, gli altri ci arrivano con dei tempi leggermente più lunghi, ma
ci arrivano e alla fine se vi ricordate che il 70% dei farmaci sono acidi e basi deboli quello che
abbiamo è che quasi tutti i farmaci sono in grado di arrivare al cervello proprio sfruttando la loro
componente lipofila. Quelli che devono agire rapidamente sul cervello hanno una natura
puramente lipofila, tutti gli altri in qualche modo ci arrivano per cui la barriera ematoencefalica è
una barriera che esiste e tiene all'esterno del sistema nervoso centrale soltanto un numero
relativamente limitato di farmaci: quelli che sono grossi, che sono puramente idrofili e che quindi
non hanno nessun modo per passare al di là della barriera e tipicamente questi sono ad esempio
gli antibiotici.
Gli antibiotici al cervello non ci arrivano se non in condizioni particolari se non ad esempio ho un'
infezione alle meningi, ho una meningite ed ecco che in questo caso si dice che si rompe la
barriera cioè le cellule endoteliali dei capillari, che irrorano il cervello a questo punto si separano
tra di loro a causa dell'infiammazione e quindi in corso di meningite anche gli antibiotici arrivano al
cervello, quando l'infiammazione diminuisce perché l'antibiotico ha ucciso i batteri e quindi ha
risolto l' infezione, ecco che la barriera si ricostituisce e l'antibiotico non ci arriva più al cervello,
quindi sono una serie di cose che poi dal punto di vista terapeutico vanno benissimo, va benissimo
che gli antibiotici al cervello non ci arrivino perché provocherebbero dei fenomeni tossici sul
sistema nervoso centrale che invece in questo modo vengono naturalmente evitati.
Poi ci sono delle variabili legate al funzionamento del nostro stomaco e intestino quindi se il
farmaco viene somministrato per via orale abbiamo che la mobilità grafica, la presenza di cibo
dallo stomaco, il ph dello stomaco sono le variabili che fanno sì che il farmaco venga più o meno
rapidamente assorbito o più o meno facilmente assorbito. Poi un'altra cosa molto importante è il
flusso ematico nel punto in cui il farmaco viene somministrato, vi faccio un esempio un po' tirato
per i capelli ma tessuto adiposo riceve un' irrorazione ematica molto scarsa il flusso di sangue nel
tessuto adiposo è bassissimo, se io somministro il farmaco iniettandolo all'interno di un deposito
adiposo avrò che quel farmaco verrà assorbito in maniera estremamente lenta proprio perché c'è
un afflusso di sangue bassissimo verso quel tessuto e quindi il drenaggio venoso del farmaco dal
tessuto in cui è stato iniettato sarà lentissimo, se invece inietto il farmaco in un tessuto che è molto
irrorato ecco che l' assorbimento sarà estremamente rapido, quindi il flusso ematico del tessuto in
cui il farmaco viene somministrato è estremamente importante nel determinare la velocità con cui il
farmaco poi viene poi assorbito.
Alcuni soggetti chiedono esplicitamente la tachipirina anche se costa di più oppure vogliono
soltanto la confezione della peva, e la domanda è: perché sono fissati? No, prendete diverse
preparazioni di paracetamolo, quindi il principio attivo è sempre lo stesso, uno della tachipirina
prodotto da non mi ricordo bene chi, un altro prodotto è quello della peva, un altro è quello di
un'altra azienda e ogni compressa contiene la stessa quantità di paracetamolo la fate assumere
alla stessa persona un giorno la tachipirina, un giorno quella di un'altra azienda e poi andate a
misurare i livelli di paracetamolo del sangue potresti avere delle sorprese in questo caso se
andiamo a vedere cosa succede dopo che il soggetto ha assunto la compressa di tachipirina
vediamo che i livelli aumentano raggiungono un picco massimo e poi progressivamente
diminuiscono (sul grafico linea b), prendiamo il paracetamolo della peva il giorno successivo e
vediamo che i livelli salgono molto di più raggiungono un picco massimo più elevato e poi
scendono (linea a), prendiamo il paracetamolo di un’altra azienda vediamo che i picchi si
raggiungono dopo più tempo che sono più bassi (linea d), prendiamo quello dell'ultima azienda e
vediamo che in realtà l' assorbimento è lentissimo e raggiunge che livelli relativamente bassi (linea
c) ,cosa è successo?
E’ successo che il paracetamolo è sempre uguale e deve essere sempre uguale per tutti perciò
non è paracetamolo che ha determinato le differenze, ma le altre sostanze contenute all'interno
della compressa, gli eccipienti, le sostanze inerti in realtà hanno favorito o sfavorito l' assorbimento
del paracetamolo ad esempio hanno modificato il ph nel punto di assorbimento là dove la
compressa si è disgregata ed è possibile che un particolare eccipiente abbia modificato il ph al
punto che il paracetamolo non si trova nella condizione migliore per essere assorbito perciò l'
assorbimento basso, invece con la preparazione della peva quello che possiamo avere è in quella
persona, ecco che si sono create le condizioni per un assorbimento rapido e completo. Questo
giustifica anche perché se voi assumete una compressa di una preparazione di una certa azienda
allora il farmaco funziona, se la assumete di un'altra azienda ecco che il farmaco non funziona, ma
non è un impressione è vero, per molte persone in realtà tutte le preparazioni portano comunque
ad un picco utile uguale, per altre persone quella preparazione di quella azienda funziona bene e
preparazioni di altre aziende non funzionano e quindi quella persona chiederà in farmacia soltanto
quel farmaco e non le alternative proposte la farmacista. Quando vi ho parlato all'inizio dei farmaci
della loro autorizzazione, immissione e commercio vi ho parlato dei farmaci generici, voi sapete
cosa sono? Studente: l'equivalente
Prof.: sì ma perché posso farli? In realtà il nome corretto è farmaci equivalenti però tutti li
conoscono come farmaci generici, avete visto che i farmaci, i principi attivi, vengono brevettati e il
brevetto sui farmaci dura vent'anni poi in italia si può estendere il brevetto per altri 5 anni per cui
totalmente 25 anni, ma cosa succede allo scadere dei 25 anni?
Prof.: succede che il brevetto non esiste più quindi chiunque può commercializzare lo stesso
principio attivo e nel fare questo però ogni azienda ha un suo modo di costruire le compresse per
cui ognuno utilizza degli eccipienti diversi in quantità diverse, il principio attivo deve essere
esattamente uguale, ma gli eccipienti non sono uguali a quelli usati dalla prima azienda che ha
messo in commercio il farmaco, di conseguenza ecco che diventa libera la possibilità di creare
delle formulazioni, libera la possibilità di vendere il farmaco e normalmente il farmaco funziona
bene, però in alcune persone questo non è vero, ci sono dei casi in cui la formulazione venduta da
un’azienda funziona bene e quella venduta un’altra azienda non funziona bene. Ricordatevi che
noi li chiamiamo farmaci generici che è stata una brutta traduzione dall'inglese generic, che però
non voleva dire generico ma voleva dire equivalente e questo in italia ha provocato un ritardo nella
diffusione dei farmaci equivalenti notevole perché le persone pensando che il generico
funzionasse di meno e fosse di più bassa qualità chiedevano sempre farmaco di marca, però il
farmaco equivalente per legge deve così deve costare di meno rispetto al farmaco originale e
quindi se noi prendiamo il farmaco equivalente abbiamo un risparmio che per legge deve essere di
almeno il 20%, se il medico prescrive il principio attivo (di solito prescrive il principio attivo) e noi
accettiamo che il farmacista ci dia un equivalente non dobbiamo pagare nulla, se invece vogliamo
il farmaco originale dobbiamo pagare il 20% del prezzo che è la differenza tra l'equivalente e il
farmaco di marca.
Vediamo che l' assorbimento varia a seconda della via di somministrazione per cui abbiamo che
se noi somministriamo il farmaco per via endovenosa il farmaco raggiunge istantaneamente la
concentrazione massima nel sangue e poi progressivamente la concentrazione nel sangue
diminuisce nel tempo, se somministriamo la stessa dose di farmaco per via intramuscolare
vediamo che anziché raggiungere il picchio istantaneamente lo raggiunge in un certo tempo ad
esempio ci mette un'ora e poi raggiunto il picco diminuisce progressivamente, se somministriamo
la stessa
Dose di farmaco per via orale ecco che vediamo che il picco si raggiunge dopo un tempo maggiore
e soprattutto come vedete il picco è progressivamente più basso quindi ho un assorbimento più
lento e raggiungo concentrazioni plasmatiche più basse del farmaco che poi diminuiscono nel
tempo.
Quindi il picco che raggiungo somministrando la stessa dose di farmaco è tanto più alto quanto più
veloce l’assorbimento, quindi sarà massimo per la via endovenosa in cui l'assorbimento e
immediato perché io lo inietto nel sangue, sarà un po' inferiore per via intramuscolare perché ci
mette una certa quantità di tempo per arrivare al suo massimo, sarà ancora più basso per la via
orale. Il picco che raggiungo è diverso a seconda della via di somministrazione e questo è
importante proprio anche in funzione degli effetti che otterrò dopo la somministrazione del farmaco,
la via orale è più lenta e variabile ma si dice anche che è la più sicura perché i picchi plasmatici
che raggiungo sono comunque sia molto più bassi rispetto a quelli dati dalla somministrazione per
via endovenosa o via intramuscolare.
E’ la frazione di farmaco non modificato che raggiunge il circolo sistemico dopo esser stato
somministrato. Se il farmaco passa attraverso il fegato e viene modificato la parte modificata non
funziona più. La biodisp è importantissima. Per via endovenosa i farmaco non subisce modifiche,
invece quella intramuscolare o sottocutabea si avvicina asl 100% ma jon proprio. Per via orale,
invece, questo non avviene perché passa attraverso il fegato e si modificxastesss cosa con wuella
rettale o inalatoria.
Solo la via endovenosa permetta la biodisponibilita’ del farmaco e non permette la modifica di
quest’ultimo.
Allora quello che vediamo è che per definizione la via endovenosa ha una mia biodisponibilità del
100% perché quello permette di raggiungere immediatamente il circolo sistemico al 100% del
farmaco che io iniettio in vena, tutte le altre vie hanno una biodisponibilità che è inferiore al 100% e
a volte molto inferiore al 100%, in particolare la via orale è quella che solitamente ha la
biodisponibilità più bassa perché il farmaco dopo essere stato assorbito nell’intestino viene per
prima cosa portato nel fegato, dove c'è questo fantomatico effetto di primo passaggio, primo
passaggio attraverso il fegato, il fegato contiene una serie di enzimi che
Sono in grado di modificare il farmaco, quindi una certa quantità di farmaco quando arriva nel
fegato viene modificato dagli enzimi epatici ma se viene modificato ecco che molto spesso perde
qualunque attività quindi ho che con questo effetto di primo passaggio il 30% del farmaco viene
modificato e non funziona più, quale sarà la sua disponibilità disponibilità? Sarà chiaramente pari
al 70% perché solo il 70% del farmaco raggiunge il circolo sistemico immodificato. Se nel’ effetto di
primo passaggio ho che il 90% del farmaco viene modificato dagli enzimi empatici la sua
biodisponibilità sarà del 10%, questo calcolo della biodisponibilità mi permette in che modo,
attraverso quali vie posso somministrare il farmaco perché se il farmaco ha una biodisponibilità per
via orale del 10% la cosa che capisco immediatamente è che quel farmaco per via orale non lo
posso somministrare perché viene distrutto praticamente tutto e allora come lo dovrò
somministrare?
Probabilmente per via intramuscolare o per via endovenosa a secondo di quali sono i calcoli delle
biodisponibilità dopo la somministrazione per le diverse vie che vengono fatte dall’azienda
farmaceutica nel momento in cui mette a punto il suo farmaco per ottenere poi l'autorizzazione e
l’emmissione in commercio.
Se io al punto zero somministro invece il farmaco per via orale e vado a misurare le concentrazioni
di farmaco ogni 15 minuti, vedete che la cosa è molto più bassa (quella che definisce l’area grigio
scuro) e raggiunge un picco più basso e poi progressivamente tende allo zero, anche in questo
caso sono in grado di misurare grazie a questi programmi l'area sottesa dalla curva e se faccio un
rapporto tra l'area sottesa dalla curva dopo somministrazione per via orale diviso l'area sottesa
dalla curva dopo somministrazione per via endovenosa troverò un certo risultato che moltiplicato
per 100 mi dà la biodisponibilità quindi avrò ad esempio in questo caso la biodisponibilità dopo
somministrazione per via orale sarà uguale al 20%, cioè sarà il 20% di quello che avrei invece
ottenuto dopo aver somministrato il farmaco per via endovenosa. In questo caso è un'area divisa
un’area per cui il risultato che ottengo è un numero puro.
I fattori che influenzano la biodisponibilità ne abbiamo diversi, in questo caso sono formulazioni
diverse dello stesso principio attivo: una per via orale, una per via intramuscolare, una per via
sottocutanea e quello che vediamo e che otteniamo dei picchi plasmatici diversi. Questo è lo
stesso grafico di prima, ma lo riutilizziamo in maniera diversa e quello che possiamo vedere è che
ad esempio se somministriamo un farmaco per via orale raggiungiamo un picco basso in molto
tempo (linea d), se lo somministriamo per via intramuscolare raggiungiamo un picco alto in un
tempo molto più breve (linea a), se
Somministriamo per via sottocutanea (linea b) potrebbe essere un picco sufficientemente rapido
però più basso della via intramuscolare, eccetera.
Quello che vedete nella prossima diapositiva è come viene calcolata la biodisponibilità. Viene
fondamentalmente fatto un grafico di questo tipo, si somministra il farmaco per via endovenosa,
vedo che viene raggiunto un determinato picco plasmatico e misuro la concentrazione plasmatica,
e poi ad intervalli regolari di tempo misuro nuovamente quanto farmaco c’è nel sangue e vedo che
progressivamente diminuisce, per cui se ogni 15 minuti vado a misurare quanto farmaco c’è nel
sangue vedrò che progressivamente la concentrazione del farmaco nel sangue tende scendere
fino ad azzerarsi.
La cosa che condiziona molto la biodisponibilità è sicuramente l'effetto di primo passaggio per cui
se somministro per via orale o rettale ottengo che il farmaco sicuramente subisce un effetto di
primo passaggio che può essere più o meno elevato, anche la via intramuscolare subisce l'effetto
di primo passaggio. L'altra cosa condizionante è la solubilità del farmaco quindi più il farmaco è
solubile più avrò che raggiunge dei picchi elevati e il terzo è la forma farmaceutica attraverso cui
viene somministrato, alcune sono fatte apposta per rilasciare il farmaco lentamente, altri invece
sono fatte per rilasciare il farmaco maniera molto rapida. Quindi il livello di picchi che raggiungo
dipende dal fatto che farmaco sia soggetto o meno all'effetto di primo passaggio, dipende da
quanto è solubile il farmaco e dipende dalla forma farmaceutica con cui lo somministro, tutto
questo mi fa cambiare la biodisponibilità del farmaco. Ricordatevi che questa cosa è molto
importante per decidere proprio attraverso che via somministrare il farmaco.
Adesso visto che il farmaco lo abbiamo assorbito, andiamo a vedere come il farmaco va nei tessuti
dell'organismo, come si distribuisce. Il farmaco è entrato nel sangue, adesso segue il sangue e il
farmaco viene portato un po' dappertutto, quindi la distribuzione ci permette di capire qual è il
destino del farmaco nell'organismo.
Qui c'è questo grafico che apparentemente sembra complicato invece è molto semplice. Noi siamo
arrivati all’assorbimento, adesso il farmaco entra nel sangue e noi lo consideriamo come molecola
chimica che è lì da sola sciolta nel sangue, in realtà la maggior parte dei farmaci (praticamente
tutti) quando arrivano nel sangue trovano all'interno del sangue, all’interno del plasma, le proteine
plasmatiche e praticamente utti in misura maggiore o minore si legano alle proteine plasmatiche e
allora avremo che il farmaco nel sangue in realtà circolerà in due
Forme: il farmaco libero, cioè il principio attivo che abbiamo somministrato che viaggia con il
sangue liberamente, e il principio attivo che si è legato alle proteine plasmatiche e che anche lui
segue il movimento del sangue. Abbiamo una parte che è legata alle proteine e una parte è libera,
questo è molto importante perché soltanto la parte libera è in grado di uscire del sangue, di uscire
dal plasma ed entrare nei tessuti e solo la parte libera nei tessuti è in grado di provocare un effetto.
Questo movimento dal plasma verso i tessuti è un movimento reversibile, ovvero il farmaco va nei
tessuti ma può anche tornare nel plasma dai tessuti, così come il farmaco (parliamo sempre di
quello libero) è in grado di venire in qualche modo depositato in alcuni tessuti, ma da quei tessuti è
in grado di uscire e di tornare nel sangue. Quindi il farmaco può essere libero o legato alle proteine
plasmatiche, quello legato alle proteine plasmatiche resta nel sangue, resta nel plasma e non è in
grado di andare nei tessuti, il farmaco libero invece è quello che raggiunge i tessuti, è in grado di
esercitare un effetto, è in grado di entrare nei depositi tissutali e di depositarsi per un certo tempo,
ma sono tutti movimenti reversibili ovvero il farmaco va nei tessuti e torna indietro, va nei depositi e
torna indietro. In tutti questi passaggi ad un certo punto arriva al fegato dove subisce l'effetto di
quelli che sono gli enzimi epatici, che possono degradare il farmaco in metaboliti e a questo punto
il metabolita chiaramente non è più il farmaco originale, molto spesso il metabolita non ha più
nessun effetto, quindi il farmaco libero, ma non quello legato alle proteine, quando arriva al fegato
può venire in una certa misura biotrasformato dagli enzimi epatici in un metabolita che poi non ha
più effetto. I metaboliti e il farmaco libero, quindi tutti e due possono venire escreti a livello dei reni
o sempre a livello del fegato con la bile, l'escrezione comporta l'uscita del farmaco dall'organismo.
Quindi il farmaco che era fuori viene assorbito, subisce tutta una serie di movimenti di distribuzione
all’interno dell'organismo, ma può venire poi biotrasformato dal fegato in metaboliti, poi farmaco
libero e metaboliti possono venire escreti dal rene e dal fegato e poi tornare nuovamente
all'esterno dell’organismo.
Però c'è anche quest'altra situazione che è molto importante ed è il legame con le proteine
plasmatiche, il farmaco legato alle proteine plasmatiche non è in grado di uscire dal plasma perché
le proteine plasmatiche non passano all'esterno dei capillari, perché hanno dimensioni così grosse,
sono così popolari che restano all'interno del plasma quindi se il farmaco è legato alle proteine
ecco che non è in grado di andare nei tessuti e quanto più farmaco è legato alle proteine tanto
meno farmaco sarà in grado di legarsi ai tessuti, di migrare verso i tessuti, di distribuirsi nei tessuti
quindi questa cosa del legame alle proteine plasmatiche è molto importante per capire come il
farmaco è in grado di arrivare ai tessuti, più è legato alle proteine plasmatiche meno arriverà ai
tessuti. I dosaggi andranno modificati tenendo conto di questa cosa, questo lo fanno le aziende
farmaceutiche, ma a volte quello che possiamo dire è che bisogna somministrare grosse quantità
di farmaco per riuscire a farne arrivare una piccola quantità sufficiente a dare l'effetto in un tessuto
particolare.
Vediamo finalmente questo discorso delle proteine plasmatiche, che torna tantissimo l'esame e
che ho bisogno che impariate anche perché una delle cose che è scritta qui (si riferisce
all’immagine) è che il legame delle proteine plasmatiche è saturabile, questo dà origine a delle
interazioni tra i farmaci che a volte possono essere estremamente pericolose, quindi pensate a
questa cosa il farmaco si lega alle proteine plasmatiche su siti di legame non specifici, ci sono
regioni in cui qualunque farmaco si può legare, queste regioni sulla proteina plasmatica sono
numerose, ovvero ogni proteina plasmatica ha tantissimi siti di legame su cui possono legarsi i
farmaci, ma tantissimi non è uguale a infiniti. Su ogni proteina si possono
Legare moltissime molecole di farmaco, tuttavia se il soggetto sta assumendo tanti farmaci ecco
che ci saranno altre molecole di altri principi attivi che tenderanno a legarsi su questi siti di legame
che non sono specifici, cioè per il sito di legame qualunque farmaco va bene. Allora ecco che si
crea un processo molto importante che è di competizione tra i diversi principi attivi per i siti di
legame sulle proteine plasmatiche, ma le proteine plasmatiche hanno un numero grande, ma non
illimitato di siti di legame, ed ecco che quando i vari farmaci competono succede che il farmaco b è
in grado di spiazzare il farmaco a da alcuni siti di legame e quindi la quantità che il farmaco ha
libero tende ad aumentare, questo dal punto di vista farmacologico può provocare degli eventi
anche letali.
Domanda studente:
Prof. Non sono riuscita a capire l’ultima parte, si crea competizione ma non ho capito cosa
comporta?
Prof.: quando facevo lezione con i miei studenti in presenza potevo leggergli in faccia se avessero
capito, facevo esempi banali per cercare di chiarire la situazione.
L’esempio banale in questo caso e pensate a quei balli che vengono fatti alle feste in cui sono cui
ci sono 10 persone e 9 sedie, quando finisce la musica bisogna sedersi sulla sedia e chiaramente
uno resta necessariamente fuori e viene eliminato. Poi se voi avete 10 sedie e 8 studenti, quando
finisce la musica tutti gli 8 gli studenti sì siedono, se però a questo punto arrivano dei nuovi invitati
ad esempio alla festa tenuta dai ragazzi di lecco, che appunto sono 8 con 10 sedie, ma poi
arrivano gli studenti di monza, che sono in 10, in questo caso avremo che quando riprende il gioco
ci saranno 18 studenti, che cosa succederà? Succederà che ci saranno soltanto quattro studenti
che riusciranno a sedersi e ci saranno sei studenti di monza che riusciranno a sedersi, ma degli
originali 8 di lecco a questo punto quattro saranno stati spiazzati dalle sedie, prima si sedevano
tutti perché c'erano sedie per tutti, adesso le sedie che sono rimaste in numero uguale non
bastano più perché è aumentato il numero di studenti che cercano di sedersi e mentre prima
c'erano 8 studenti di lecco seduti quando ne sono arrivati 10 di monza, ecco che gli studenti di
lecco seduti sono soltanto quattro e sei sono di monza.
Quindi le sedie sono i siti di legame sulle proteine plasmatiche, gli studenti di lecco sono il farmaco
a, gli studenti di monza sono il farmaco b, gli studenti di monza=farmaco b hanno piazzato alcuni
studenti di lecco=farmaco a dalle sedie=i siti di legame sulle proteine [Link]̀ pensate
anche a quest'altra cosa, prima il farmaco aveva la sua attività che era quella per cui l'ho
somministrato quando tutti e 8 gli studenti di lecco erano seduti, è chiaro che ne restavano un paio
che non si decidevano e quell’un paio che non si decidevano e non si sentivano erano quelli che
davano l'effetto farmacologico=il farmaco libero, quando invece a causa dei studenti di monza ho
che quattro studenti di lecco non sono più in grado di sedersi andranno a unirsi a quei due che
girovagavano quindi adesso gli studenti di lecco che girano perché non possono sedersi da due
sono diventati sei, ma se due bastavano per dare l'effetto farmacologico che io volevo adesso ne
ho sei e sei è il triplo di due, quindi l'effetto farmacologico triplicherà e questo non è
necessariamente una cosa bella perché quello che avrò a quel punto e che si potranno
manifestare gli effetti tossici dovuti legati ad un aumento del triplo della dose della compressa
come se ne avessi somministrate tre di compresse.
Capite che è come se avessi aumentato il dosaggio del farmaco perché la quantità di farmaco
libero è aumentata a causa in realtà di un altro farmaco che non c’entra niente. Questo esempio
esce bene se considerate un anticoagulante molto utilizzato chiamato warfarin che ha tra le sue
particolarità quello di essere è legato alle proteine plasmatiche al 98%, se il 98% è legato, quant'è
la quota libera? Studente: 2% prof.: questo vuol dire basta il 2% del warfarin, della dose
somministrata per determinare l'effetto che noi vogliamo. Quando io poi somministro un’aspirina
che si lega per il 92% alle proteine plasmatiche quello che succede è che spiazzerà un po' di
warfarin e mettiamo che in presenza di aspirina il warfarin legato sarà 94% quindi quanto sarà la
quota libera? Studente: il 6% prof.: in che rapporto sono il 2% di prima e il 6% di adesso? Avremo
che la quota libera è il 6% cioè è tre volte il famoso 2%, ma se il 2% mi dava l'effetto
anticoagulante voluto, quando questa quota triplica quello che succederà sarà che aumenterà
pazzescamente il rischio di avere delle emorragie, rischio che il paziente muoia e perché il rischio
che il paziente muoia? Semplicemente in questo caso perché ho somministrato dell'aspirina che è
andata a competere con il legame sulle proteine plasmatiche con i warfarin, che ha piazzato una
quota non enorme ma una piccola quota di warfarin che è stato spiazzato dal legame con le
proteine plasmatiche e questo però può provocare degli effetti anche letali, quindi quando
somministrate più di un farmaco ad un paziente dovete tener conto che a volte si verifica il
fenomeno dello spiazzamento, che può essere molto importante e molto negativo.
Il volume a..è quel volume in cui il farmaco si sarebbe dovuto distriubuire per avere in ogni
compartimento dell’orhanismola stessa concentrazione che ha nel plasma. Il farmco viene
sequestrato da qualche parte. Il farmaco se va nel tessuso adiposo è lipofilo.
Si definisce volume apparente di distribuzione (vad) il volume calcolato dal rapporto tra dose
somministrata e concentrazione plasmatica (cp) misurata.
Il vad dipende dalle caratteristiche del farmaco ed esprime il volume in cui si sarebbe distribuito il
farmaco se avesse raggiunto nei compartimenti extraplasmatici la stessa concentrazione che ha
nel plasma.
vad = dose/cp
plasma
liquidi extracellulari
La via renale
La via epatica
26/01/2023 4 LEZIONE
Il farmaco entra nel nefrone, viene mandato nel dotto collettore e poi eliminata con le urine. E ogni
piccola quota viene eliminata ad ogni passaggio. Se tolgo l’acqua la concentrazione del farmaco
nel neurone aumenta e quando la concentrazione supera quello del plasma il farmaco torna
indietro
il 20% circa della componente acquosa del sangue viene filtrato a livello glomerulare. i capillari
glomerulari sono caratterizzati da una permeabilità particolarmente elevata. con l’acqua sono
filtrate a livello glomerulare sostanze con peso molecolare fino a diverse migliaia di dalton. le
proteine plasmatiche non vengono filtrate. i farmaci liberi o i metaboliti con basso peso molecolare
vengono quindi eliminati per filtrazione glomerulare. la quota di farmaco legata alle proteine
plasmatiche non può essere eliminata con questo meccanismo. eliminazione renale: secrezione
tubulare due meccanismi di trasporto sono responsabili della secrezione attiva di composti
endogeni e farmaci a livello tubulare. i due sistemi di secrezione attiva distinguono gli anioni dai
cationi e sono entrambi localizzati nel tubulo prossimale. la secrezione attiva è un meccanismo
saturabile sistema di trasporto degli anioni il sistema di trasporto degli anioni è responsabile
della escrezione di composti organici e metaboliti coniugati con glicina, solfato e acido
glucuronico attraverso questa via vengono escreti l’aspirina, la penicillina e le ciclosporine, i
diuretici. poiché i meccanismi di secrezione attiva sono saturabili è possibile sfruttare la
competizione dei vari anioni per questo sistema allo scopo di interferire con la escrezione di un
farmaco e prolungarne la permanenza nell’[Link] esempio il probenecid compete con la
penicillina per la secrezione tubulare. la somministrazione di questa molecola
diminuisce l’escrezione della penicillina. sistema di trasporto dei cationi
questo sistema saturabile permette l’escrezione di
neurotrasmettitori endogeni (acetilcolina, dopamina, istamina, serotonina) e loro metaboliti.
i substrati di questo sistema di trasporto devono presentare un gruppo aminico carico
positivamente al poh fisiologico.
vengono eliminati con questo sistema gli alcaloidi naturali e i loro d derivati (atropina e neostomia),
gli analgesici oppiacei come la morfina.
Escrezione epatica
Per la particolare struttura del circolo epatico i farmaci entrano facilmente nello spazio di disse e
daqui vengono trasportati nell’epatocita dove vengono metabolizzati. Alcuni metaboliti sono escreti
attivamente nella bile
Il fegato rende i farmaci lipofili e ha la capacità di interagire con le sostanze. Modifiche le sostanze
lipofile a idrofile. Perché solo dopo questa modifica il farmaco può essere eliminato nel rene.
L’escrezione dei farmaci nella bile è influenzata principalmente da due caratteristiche fisiche:
La polarità e il peso molecolare
La presenza di un gruppo polare aumenta l’escrezione
Solo composti con peso molecolare > 300-500 vengono
Escreti nella bile
Nella secrezione biliare sono coinvolti 4 sistemi di trasporto attivo: anioni, cationi, acidibiliari e
Sostanze neutre.
L’escrezione biliareha particolare importanza per i farmaci somministrati per via orale (effetto di
primo passaggio o eliminazione presistolica).
È un volume di sangue che viene virtualmente ripulito dal farmaco in quell’ora. Se la clearance è
elevata vuol dire che il mio sangue riesce ad eliminare il farmaco velocemente e viceversa.
Volume di distribuzione
La cinetica di eliminazione dei farmaci è di I ordine
Nell’unità di tempo viene eliminata una frazione costante (Che) della quantità di farmaco presente
nell’organismo.
Con il termine CLEARANCE (Cl) si intende il
volume di sangue virtualmente ripulito nell’unità
di tempo dai processi di eliminazione.
La Cl è data dal prodotto tra frazione eliminata nell’unità di tempo (Che) e il VD
Cl =Che x VD
Per ogni farmaco la clearance ha un valore costante indipendente dalla concentrazione plasmatica
* Elevata idrofilia
* Grado di ionizzazione
Metaboliti attivi dotati di spettro farmacologico uguale a quello del composto d’origine: l’esempio
del diazepam
La benzodiazepina DIAZEPAM genera due metaboliti
dotati della stessa attività farmacologica: OXAZEPAM
e NORDIAZEPAM.
L’emivita dell’Oxazepam è circa ¼ di quella del diazepam
L’emivita del no diazepam è circa il doppio di quella del
diazepam.
La durata d’azione del diazepam dipende quindi da quale
dei due composti viene generato dal corredo di enzimi
del paziente
il profarmaco ha bisogno del fegato che riesce a renderlo farmaco vero e proprio
Il metabolismo di fase uno sono quelle reazioni che servono a modificare chimicamente i farmaci.
Queste reazioni prendono il nome di coniugazioni. Sono le reazioni di funzionalizzazione in cui al
principio attivo può essere aggiunto gruppi carbossilici, può essere idrolizzatoetc.… Los scopo è
quello di rendere la molecola più idrofila. Queste reazioni le effettuano gli enzimi che appartengono
alla famiglia citocromo P450. Le reazioni di fase I o di FUNZIONALIZZAZIONE hanno la finalità di
inserire o mettere in evidenza nella molecola gruppi funzionali come –OH, -NH2, -[Link]
reazioni di fase I: ossidazione, riduzione, idrolisi, idrossilazione. Le reazioni di fase I avvengono ad
opera di una famiglia di enzimi, chiamati ossidasi a funzione mista localizzatinella
microsomiaepatici. Queste reazioni dipendono da una catena enzimatica di trasporto di elettroni
che ha come terminale il citocromo P450.
2) REAZIONI DI FASE II
Molti farmaci non assumono alcun metabolismo, altri solo quelli di fase 1, altri invece prima l’uno
poi il 2
INDUZIONE FARMACO-METABOLICA***
Una caratteristica degli enzimi epatici è che la loro sintesi e attività possono aumentare in seguito
a somministrazioneripetuta di sostanze come farmaci, pesticidi, sostanze chimiche di origine
industriale e alimenti (etanolo).L’induzione farmaco-metabolica si traduce in una accelerazione del
metabolismo e, normalmente, in una riduzione dell’azione farmacologica non solo della sostanza
induttrice, maanche di farmaci somministrati contemporaneamente all’induttore. Si stimola un
fenomeno di tolleranza causata dal fatto che gli enzimi epatici sono?
Più sostanze tossiche noi mangiamo più viene stimolata la produzione di enzimi.
Per vincere la tolleranza: devo aumentare la dose del farmaco per poi sospenderla poiché azzera
l’effetto. A determinare cio’ sono gli enzimi del citocromo che aumentano per compensare
l’assenza del farmaco
Le proteine plasmatiche che continuo a citare, poi chiudo qua, sono in particolare l’albumina che è
una proteina plasmatica, l' alpha1glicoproteina acida e alpha2microglobulina, ma più̀ del 90% del
legame responsabile è l’albumina che è la proteina in assoluto più̀ presente, quindi in realtà̀ tutti i
vari farmaci si legheranno prevalentemente all’albumina e in parte a seconda della loro natura
chimica anche con l'alpha1glicoproteina o con l’alpha2microglobulina, ma la cosa più̀ importante in
assoluto è il legame con l' albumina.
FARMACODINAMICA
I RECETTORI
I farmaci sono in grado di modificare in modo quantitativo le funzioni fisiologiche delle cellule
bersaglio, ma non impartisce nuove funzioni. I recettori per i neurotrasmettitori sono proteine
intrinseche delle membrane cellulari delle cellule bersaglio. Sono in grado di stimolare alcuni
recettori che si trovano sulla cellula, dentro o fuori. Se sono dentro prendono il nome di nucleari,
migrando nel nucleo e si legano sul Dna. Altri sono sulla membrana, es i recettori canale. O quelle
legati a proteine G espressi sulla membrana cellulare. Esempio di quelli nucleari: estrogeni
Un recettore stimolato da una molecola di farmaco può attivare una molecola del farmaco che
attiva proteina G. La mia molecola di farmaco induce un effetto a seguito di una generazione di
molecole. Quando somministro un farmaco rilascio più di una molecola di farmaco
I RECETTORI CANALE
Come fa il farmaco a far aprire o chiudere il canale? Farmaco riconosce il sito legame, ci entra,
attiva il recettore ed esce
INTERAZIONE FARMACO-RECETTORE
ponti idrogeno
La fibra muscolare è:
seppur vcontinuo ad aumentare il farmaco raggiunto il massimo non posso andare oltre
FCURVA DOSE-RISPOSTA
FARMACI AGONOSTI
GLI ANTIBIOTICI: Sono dei farmaci diretti a batteri non virali. Abbiamo nel nostro organismo batteri che
possono insorgere delle malattie ed è on questo momento che dobbiamo intervenire con i farmaci. Fattori che
hanno influenzato la qualità di vita: farmaci. Col tempo
Definizione di antibiotico:
LA CHEMIOTERAPIA
terapia con prodotti chimici
• Farmaci ottenuti per sintesi chimica: chemioterapici (= antibiotici sintetici)
LA TOSSICITÀ SELETTIVA
- E' la capacità degli antibiotici di risultare tossici esclusivamente nei Confronti dei
microrganismi e non nei confronti delle cellule eucariotiche.
CLASSIFICAZIONE
Esistono diversi sistemi di classificazione in considerazione del notevole numero di
molecole utilizzate nella pratica clinica.
Le classificazioni avvengono per:
Classificazione degli chemioterapici secondo le indicazioni terapeutiche
• Antibatterici
• Antivirali
• Antineoplastici
• Antifungini
• Antiprotozoari
• Antielmintici
!!! Gli antibiotici antibatterici non possiedono attività nei confronti dei virus per
l'assenza in quest'ultimi di bersagli specifici che possono indirizzare
un'azione specificatamente tossica.
PRINCIPALI MECCANISMI D'AZIONE
DEI FARMACI ANTIINFETTIVI
> Inibizione della sintesi della parete batterica
*-Antibiotici beta-lattamici (penicilline, cefalosporine,
imipenem, aztreonam)
- Vancomicina, teicoplanina
-> Alterazione della membrana cellulare
- Antifungini azolici (clotrimazolo, miconazolo,
econazolo, ketoconazolo, fluconazolo, itraconazolo)
- Amfotericina B, nistatina, terbinafina (antifungini)
Classificazione BATTERICIDI
Aminoglicosidi
Bacitracina
Carbapenemi
Cefalosporine
Chinoloni
Colistina
Metenamina
Monobattami
Penicilline
Polimixina B
Vancomicina
CLASSIFICAZIONE BATTERIOSTATICO
Cloramfenicolo
Clindamicina
Eritromicina
Lincomicina
Nitrofurantoina
Sulfamidici
Tetracicline
Trimetoprim
Se l'antibiotico è battericida
—>MIC = MBC
Se l'antibiotico è batteriostatico -> MBC>MIC
BETA-LATTAMICI
•Rappresentano il gruppo più numeroso, più noto e maggiormente, utilizzato
Interferiscono con l'ultima tappa della sintesi della parete cellulare batterica con
conseguente esposizione della membrana cellulare, osmoticamente meno stabile -
può avvenire la lisi cellulare (sono battericidi).
Caratteristiche
§ presenza dell'anello beta-lattamico, [Link] un anello tiazolidinico (penicilline) o ad
un anello diidrotiazinico (cefalosporine);
§ identico meccanismo d'azione;
§ determinazione di reazioni allergiche spesso crociate;
§ possibilità di inattivazione da parte di enzimi (beta-lattamasi).
beta-lattamasi
• Le beta-lattamasi sono enzimi che possono essere prodotti da batteri Gram* e Gram,
• possono essere costitutive o inducibili, dirette verso penicilline o cefalosporine.
In seguito alla loro azione l'anello beta-lattamico presente nel nucleo base degli
antibiotici è scisso e la loro molecola trasformata in un derivato inattivo.
Sito di scissione da parte della penicillinasi
batterica o dell'acido
- l'antibiotico perde la sua attività biologica, poiché viene inattivato da enzimi specifici:
oltre alle beta-lattamasi,
acetiltransferasi, fosfotransferasi, adeniltransferasi
LE TETRACICLINE
struttura tetraciclica
> carattere anfotero in grado di chelare cationi bivalenti (Ca2+
Cu?+ Zn2+)
> le tetracicline semisintetiche si ottengono da quelle naturali
mediante procedimento chimico
Spettro d'azione (originariamente molto ampio, ora ristretto per l'espansione delle
resistenze)
MECCANISMO D AZIONE
Si legano alla subunità 3oS dei ribosomi e inibiscono la sintesi proteica dei batteri.
Le tetracicline sono attivamente trasportate all'interno della cellula
batterica complessate a ioni magnesio.
Effetti indesiderati degli aminoglicosidi
Tutti gli aminoglicosidi sono nefrotossici (dose dipendente e dovuta all'accumulo di
aminoglicosidi nella
corteccia renale con concentrazioni pari a 5o-100 volte i tassi sierici) e ototossici
(otossicità vestibolare e cocleare).
Dose-dipendenza. Essi possono provocare un blocco neuromuscolare, una parestesia e
una neuropatia periferica, se somministrati con bloccanti neuromuscolari.
Possono verificarsi reazioni di ipersensibilità.
ESERCIZI
SONO FARMACI CHE VANNO ASSUNTI IN PIEDI E CON TANTA ACQUA ALTRIMENTI SI
POTREBBE BLOCCARE LA CAPSULA NELL’ ESOFAGO
FANS
Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei
SEGNI DELL’INFIAMMAZIONE
• calor (calore)
• rubor (rossore)
• tumor (gonfiore)
• dolor (dolore)
• un quinto segno fu aggiunto più tardi da Rudolf Virchow, pedico tedesco (1821-
1902), ed è la functio lesa (perdita di funzione).
L'infiammazione
La sua funzione è quella di:
• Distruggere o confinare l'agente lesivo
• Produrre una riparazione del danno
• Ricostruire il tessuto danneggiato
Tipi di stimoli lesivi:
Esogeni:
• Biologici (viventi: microrganismi; non viventi: tossine)
Chimici (acidi, alcali, silice, asbesto)
• Fisici (radiazioni, temperature estreme, traumi, corpi estranei)
Endogeni:
• Disordini metabolici
= Alterazioni immunitarie
Farmaci antinfiamomatori
• Non steroidei (FANS)
inibiscono
principalmente la
produzione di prostanoidi che
agiscono
prevalentemente sulla
fase acuta
dell'infiammazione
• Steroidei (FAS)
Ampio gruppo di farmaci, chimicamente differenti tra di loro, che hanno come
meccanismo d'azione comune l'inibizione della sintesi delle prostaglandine attraverso
il blocco dell'enzima CICLOOSSIGENASI.
Il farmaco capostipite è l'aspirina
EFFETTI
FARMACOLOGICI
Anti-infiammatorio
Analgesico
Antipiretico
FANS - FARMACOCINETICA
% ASSORBIMENTO: la maggior parte è ben assorbita per os e l'ingestione di cibo non
modifica sostanzialmente la loro
biodisponibilità
% METABOLISMO: si realizza attraverso la via dei citocromi CYP3A E CYP2C
appartenenti al sistema enzimatico epatico dei citocromi
P450
% ESCREZIONE: principalmente renale, in minima parte mediante circolazione
enteroepatica
Azione analgesica
La bradichinina e le citochine (TNF-a, IL-1, IL-8) sembrano essere particolarmente
importanti nello scatenare il dolore infiammatorio:
- Determinano il rilascio di PG e probabilmente altri mediatori che promuovono
l'iperalgesia;
- Le PG sensibilizzano i recettori del dolore alla stimolazione meccanica e chimica: le
prostaglandine e le prostacicline sono probabilmente i più importanti mediatori
iperalgesici presenti nql'area in cui si verifica la reazione infiammatoria.
Azione antiaggregante
..
attraverso l'inibizione della trobossano a livello piastrinico.
L'azione antiaggregante
particolare dell'aspirina.
L'ASA viene impiegato per la profilassi del TIA (attacco ischemico transitorio), negli
infarti cerebrali, per ridurre l'incidenza di infarti miocapdlici
Questo effetto è evidente a basse dosi: 40-300 mg/die inibiscono l'aggregazione
piastrinica per un periodo di 4-8 giorni.
Interazioni farmacologiche
• Uso concomitante di FANS e aspirina a basse dosi (cardioprotettiva) - aumento
significativo degli effetti collaterali
gastrointestinali, rispetto ai FANS somministrati da soli
FANS @ ANTICOAGULANTI
• Il rischio di ricovero ospedaliero per emorragia GI in pazienti di età >65 anni trattati
con anticoagulanti è
313.
• Il rischio di ricovero ospedaliero per emorragia Gl in pazienti di età >65 anni trattati
con anticoagulanti è
3,3.
A Il rischio di ricovero ospedaliero in pazienti di età >65 anni trattati con FANS è di
2,0.
FANS e STEROIDI
• Il rischio stimato di ulcera peptica in soggetti anziani che ricevono FANS è di 4,1
(Griffin MR et al., Ann InternMed
1991; 114: 257-63)
• Il rischio stimato di ulcera peptica in soggetti anziani che ricevono corticosteroidi è di
1,1 (Piper IM et al, Ann
InternMed 1991; 114: 735-40)
• Il rischio usando insieme FANS e corticosteroidi è di 15 (Piper JM, et al 1991)
AVVERTENZA IMP
• I FANS si legano massivamente alle proteine plasmatiche e possono spiazzare in
misura significativa altri farmaci come warfarin, sulfoniluree e metotrexato: la dose di
tali farmaci dovrebbe venir ridotta opportunamente, o andrebbe evitata la
somministrazione di FANS in pazienti già in terapia con i farmaci accennati.
EFFETTI TOSSICI
I salicilati sono frequentemente causa di intossicazione (ampio uso, facile
disponibilità).
10-30 g di aspirina possono già essere letali, in particolare nel bambino.
Intossicazione lieve (salicilismo): cefalea, vertigini, tinnito, ipoacusia, offuscamento
della vista, confusione mentale, stanchezza, sonnolenza, sudorazione, sete,
iperventilazione, nausea, vomito,
occasionalmente diarrea.
Ipersensibilità:
La somministrazione di aspirina e altri FANS può indurre reazioni gravi, talvolta con
esito fatale. I/ trattamento è quello normalmente impiegato nelle reazioni anafilattiche
acute, e l'adrenalina è il
farmaco di elezione.
AVVERTENZE
• Non ci sono evidenze che indichino danni fetali da salicilati nell'uomo. Tuttavia, si
verificano talvolta mortalità perinatale, anemia, emorragie preparto e postparto,
gestazione prolungata e complicazioni
durante il parto.
• L'uso dell'aspirina dovrebbe essere assolutamente evitato nel terzo trimestre di
gravidanza, anche perché potrebbe causare la chiusura prematura del dotto
arterioso di Botallo.
ACIDOACETILSALICILICO
A dosi intorno a 100 mg/die antiaggregante piastrinico.
A dosi sui 3 g/die attività antinfiammatoria.
A dosi più elevate (2og) si hanno intossicazioni gravi, importanti soprattutto nei
bambini (<12 anni) nei quali può causare la sindrome di Reye. NON SOMMINISTRARE
SOTTO | 12
(sconsigliato <16!!!) ANNI.
LEZIONE 09/02
FARMACI DELL’ANZIANO
La conduzione di una terapia farmacologica efficace e sicura nell'anziano è una sfida:
REAZIONI AVVERSE
Definizione di REAZIONE AVVERSA DA FARMACI dell'OMS:
(TechRepServWHO, n. 498, 1972)
.
Si intende qualsiasi risposta nociva e involontaria che si verifica in seguito alla
somministrazione, per motivi diagnostici, terapeutici o preventivi, di un farmaco, a
dosi normalmente usate.
▶
⁃ Secondo alcuni esperti (Moore e coll. BICP tess) il 5-409 dei pazienti trattati con
farmaci ha una ADR
⁃ dal 1596 al 3096 di pazienti ospedalizzati presenta una o più ADR
⁃ (Adverse Drug Reactions).
⁃ F'incidenza di pazienti ricoverati per ADR varia notevolmente dallo 0.29 al 29-
30%
⁃ Negli USA, nel 1994 si sono avuti 106.000 morti provocati da
⁃ ADR (LATArOU e colI IAMA 15081. Questo dato classificherebbe le ADR come la
quarta causa di morte negli USA. In UK le morti annuali da ADR sarebbero più di
10,000 all'anno (Pirmohamed e coll. BMJ 2000)
Più avanza l’età, più le reazione avverse aumentano.
Popolazione geriatrica
>65 anni
Ma per i pazienti >75 possono èssere necessarie ulteriori considerazione per la
manipolazione, somministrazione e progettazione dei medicinali.
Biotrasformazione (metabolismo)
Declina in particolare per alcuni farmaci, tra cui diazepam, petidina, tolbutamide,
mentre non varia per altri, ad es. etanolo, lorazepam, prazosina, warfarin
Le variazioni maggiori di biotrasformazione sono a carico della fase I (reazioni del
CitP450) mentre la fase Il
è meno coinvolta
tutte le volte che il metab viene rallentatao/bloccato sempre io riduco l’attività del
farmaco?o l’aumento?
- Alterazioni farmacocinetiche associate all'età
Età geriatrica:
• Assorbimento: può essere limitato in caso di patologie a carico del tratto
gastrointestinale.
• Distribuzione: si riducono i livelli di albumina, aumentano quelli di glicoproteina
acida.
• Metabolismo: può essere alterato da disfunzioni epatiche e da una fisiologica
diminuzione dell'attività degli enzimi di fase I microsomiali, con aumento dell'emivita
di alcuni farmaci.
• Eliminazione: il deterioramento progressivo della funzione renale porta
inevitabilmente alla diminuzione dell'escrezione dei farmaci con conseguente
diminuzione della CI ed aumento dell'emivita del farmaco.
VARIAZIONI
FARMACODINAMICHE VEDI?
La barriera placentare
,Protegge il feto da sostanze nocive
• presenti nel sangue materno, ma deve garantire il passaggio di numerose sostanze;
processi di trasporto attivo consentono il passaggio di sostanze nutritive e vitamine
dalla madre al feto
,Consiste di numerosi strati di cellule interposti tra la circolazione fetale e quella
materna, strati che variano con il periodo di gestazione.
Funzioni della placenta
Trasferimento metabolico
•Glucosio
•Acidi grassi
•Elettroliti, vitamine e acqua
Funzione endocrina
•Gonadotropina corionica umana
•Ormone lattogeno placentare umano
•Variante dell'ormone della crescita umano
•Estrogeni e progesterone
.Funzione immunologica
Funzione immunologica
Sebbene la maggior parte delle proteine sia troppo grande per attraversare la barriera
placentare, gli anticorpi IgG materni possono passare dalla madre al feto mediante
[Link] fornire immunità passiva nei primi mesi di vita. Il sinciziotrofoblasto
possiede recettori per i frammenti Fc di IgG; le IgG legate vengono quindi endocitate
in una vescicola prima di essere rilasciate per esocitosi nel sangue fetale. Questo
trasferimento inizia all'inizio della gestazione e aumenta in modo esponenziale nel
terzo trimestre. Gli anticorpi che causano disturbi autoimmuni materni (ad es.
miastenia gravis) possono anche attraversare la placenta e colpire il feto.
"Essere teratogeno non significa che un farmaco causerà sempre danni nel primo
trimestre, ad esempio gli anticonvulsivanti sono teratogeni in meno del 10% dei feti
esposti al farmaco.
•| meccanismi della teratogenicità
indotta da farmaci non sono stati chiariti; la composizione genetica del feto, i tempi
precisi di esposizione e la dose possono tutti svolgere un ruolo nella produzione di
effetti teratogeni.
Farmaci antipertensivi
• C'è un rischio di circa il 25% di ritardo della crescita intrauterina quando l'atenololo è
usato per trattare l'ipertensione essenziale durante la -
gravidanza; altri beta-bloccanti non sono stati studiati in modo sistematico, ma si
dovrebbe presumere che si tratti di un effetto di questa classe di farmaci.
•La metildopa ha un record consolidato di uso sicuro durante la gravidanza
Tetracicline
• Le tetracicline non devono essere utilizzate durante la gravidanza a causa della loro
capacità di scolorire i denti e inibire la crescita ossea.
Acido acetilsalicilico
• L'aspirina può causare emorragie neonatali minori se usata in dosi analgesiche entro
pochi giorni prima del *
parto. Questo effetto non è stato osservato negli studi sull'aspirina a basso dosaggio.
CATEGORIA A Studi controllati nell'uomo non hanno dimostrato un rischio per il feto
nel 1
Categoria trimestre (e non c'è evidenza di rischio nella seconda parte della
gravidanza),
e la possibilità di danno fetale sembra remota
Studi riproduttivi sugli animali non hanno mostrato un rischio per il feto ma
Categoria non esistono studi controllati sulluomo oppure, studi sugli animali hanno
mostrato un effetto dannoso (oltre a un decremento della (ertilità) che non e stato
confermato con studi controllati in donne nel i trimestre (e non c'é
evidenza di danno nelle fasi avanzate della gravidanza).
Studi sugli animali hanno rilevato effetti dannosi sul feto (teratogenico, letale
Categoria o altro) e non ci sono studi controllati in donne oppure non sono disponibili
studi né sulfuomo né sultanimale. Il farmaco dovrebbe essere somministrato solo se il
potenziale beneficio glustifica il potenziale rischio per il feto.
Co un'evidenza di rischio fetale nelluomo, ma i benefici dell'uso in
Categoria gravidanza potrebbero essere accettabili nonostante il rischio (ad es. se il
farmaco e necessario per la sopravvivenza della paziente oppure per una grave
malattia per la quale farniaci più sicuri non possono essere usati o sono inefficaci).
Studi negli animali o nell'uomo hanno evidenziato anomalie fetali o c'®
Categoria
evidenza di rischio fetale basato sull'esperienza umana o entrambe le
X
situazioni, e il rischio delFuso del farmaco in gravidanza chiaramente supera ogni
possibile beneficio, Il farmaco è controindicato in donne che sono o potrebbero
diventare gravide
Talidomide
La talidomide è il prototipo dei teratogeni. Usata fin dal 1950 per l'insonnia, negli anni
'6o fu subito ritirata dal commercio in seguito ai primi casi di malformazioni degli arti
nei bambini esposti nella prima parte della gravidanza. E' stato calcolato che circa
8ooo bambini in tutto il mondo sono nati con malformazioni da talidomide. I principali
difetti del farmaco sono: focomelia, amelia, difetti cardiaci, malformazioni renali e
gastrointestinali, sordità, microtia, anotia, ritardo mentale ed autismo. Il rischio di
teratogenicità è massimo tra il 34° e il 50° giorno di gestazione, raggiungendo il 20%.
Attualmente, la talidomide viene studiata come possibile trattamento di AIDS,
tubercolosi, sindrome di Behcet's, lebbra e altre patologie. Nel 1998 la FDA ha
approvato l'uso della talidomide per le forme cutanee della lebbra. In seguito a cio, in
Brasile sono stati riportati 33 nuovi casi di embriopatia da talidomide.
Principi di
neurotrasmissione
Le Vie Autonome
Le branche simpatica e parasimpatica del sistema autonomo
possiedono la stessa struttura generale
Le vie autonome sono costituite da due neuroni che fanno sinapsi a livello di un
ganglio autonomo.
Neuroni pregangliari: rilasciano acetilicolipa (Achi coma poncate
(neuroni colinergici). I recettori del ne
recettori colinergici nicotinici (Nn).
Attiva l'audio (03M) o tieni
premuta la barra spaziatrice per attivare temporaneamente l'audio
Neuroni post-gangliari
Neuroni parasimpatici: rilasciano acetilcolina (Ach) come neurotrasmettitore (neuroni
colinergici). I recettori degli organi effettori sono sempre recettori
colinergici muscarinici (M,, M., My, M., My).
Neuroni simpatici: rilasciano noradrenalina (NA) come neurotrasmettitore (neuroni
adrenergici). I recettori degli organi effettori possono essere a (a, e a,) o
В(В» Pa By).