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Tasso - Rime A4

Italiano tasso
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TORQUATO TASSO 461 X RIME Le Rime furono pubblicate in tre successive edizioni, progressivamente accresciute di nuovi componimenti, nel 1581, nel 1591 e 1593 (rispettivamente prima e seconda parte della raccolta definitiva). Il poeta stesso le riparti in tre distinte sezioni: versi d’amore, versi encomiastici ¢ versi religiosi. 7 - Tl canzonieré tassesco costituisce il momento di svolta risolutiva nella lirica italiana, co- si come la riflessione teorica e la realizzazione della Liberata diventarono il punto di riferimento per le successive esperienze nella poesia epica. Tasso si appropria della tra- dizione petrarchesca, nei modi in cui era stata codificata da P. Bembo, la filtra attra- verso l’inquieta esperienza di G. Della Casa, e pone le basi della nostra produzione liri- ca fino a tutto il Settecento, sebbene |’esempio piii appariscente della nuova poesia sara Vestremizzazione marinista delle tendenze tassesche. Tasso conserva il selezionato vocabolario petrarchesco, ma modifica radicalmente, an- che se con molta gradualita, la sintassi, le forme metriche, I’uso delle figure retoriche, Paccostamento dei concetti e il modo di combinare le misure sillabiche ed i suoni. L’a- spetto espressivo e quello immaginativo diventano prioritari rispetto al piano della rap- presentazione. Ne deriva una perdita di precisione nelle designazioni e, sul versante opposto, un incre- mento indefinito delle capacita suggestive del discorso poetico, per cui i contorni delle raffigurazioni si sfumano, mentre le emozioni si manifestano in modulazioni cromati- che e melodiche: I’arte poetica risulta orientata prepotentemente verso la fusione con quella pittorica e quella musicale. Tasso modelld una struttura metrica funzionale alla sua sensibilita musicale, trasfor- mando la vecchia forma madrigalesca in uno strumento duttile, in grado di veicolare con facilita tutte le sfumature impressionistiche, qualunque fosse l’oggetto della perce- dione ¢ il senso che lo percepiva. Le Rime costituirono per Tasso un «laboratorio» e insieme un diario alla maniera pe- trarchesca. C’é una forte similarita tra i caratteri espressivi di temi corrispondenti nella raccolta lirica e nella Liberata. Nelle liriche amorose, ad esempio, sono rinvenibili le medesime dominanti di sensualita ora languida ora fastosa, la stessa compenetrazione tra emozioni e figurazioni naturali- stiche, la stessa inclinazione a dissolvere le fattezze femminili in preziosita floreali e la- pidarie presenti nel suo capolavoro. Nelle poesie encomiastiche, si ritrova il mito della corte come isola di perfezione e feli- cita; negli appelli alla protezione, negli sfoghi di autocommiserazione e nelle lodi corti- giane si leggono le ferite ricevute dal poeta da un ambiente infido e iniquo, come lo definisce -.nella Gerusalemme - il pastore ad Erminia fuggitiva. Le liriche religiose, infine, mostrano la sua predilezione per le sfarzosita del rito liturgico, per i motivi ico- nografici e martirologici, come pure l’ansia di armonia interiore, di certezza e di quiete. Tcomponimenti raccolti nelle Rime, ad eccezione di quelli religiosi, non possiedono sem- pre l’ambiguita caratteristica di Tasso, che fa oscillare le opere maggiori tra edonismo preoccupazione religiosa: nel breve spazio della lirica egli non deve sostenere l’impe- gno ideologico richiesto dalle composizioni pit estese (es. Aminta, Liberata, Mondo Creato). Nei sonetti, nei madrigali e nelle canzoni della raccolta la vena sensuale del poeta trova cosi lo spazio per esprimersi. 462 SECONDO CINQUECENTo Amor, colei che verginella amai 10 Amor,! colei che verginella amai lo veder novella? sposa, simil, se non m’inganno,’ a colta rosa che spieghi il'seno aperto a’ caldi rai. Ma chi la colse non vedro giamai ch’al cor non geli l’anima gelosa;* e s’alcun foco di pietate ascosa® il ghiaccio pud temprar,* tu solo il sai.” Misero! ed io 1a corro ove rimiri® fra le brine del volto e ’I bianco petto® scherzar la mano aversa a’ miei desiri! ° Or come esser potra ch’io viva e spiri,” se non m’accenna” alcun pietoso affetto che non fian" sempre vani i miei sospiri’ TORQUATO TASSO 463 trarchesco per quanto riguarda i motivi amorosi, Vinsinuazione ironica del 80 tintesi galanti, l’artificiosita calcolata nel ‘espressione dei significati latenti e m nifesti. L’amalgama che ne risulta destabilizza i fondamenti concettuali e formali della prima direttrice: la purezza d etrarchesco viene contaminata dal- Ie allusioni maliziose all’incerta purezza della donna, i cui corpo acquista una ysciuta alla lirica cont ae precedente. L’equilibrio stili- stico della tradizione bembesca viené incrinato dall’inserzione di giochi di parole econcettosita che turbano l’uso convenzionale di motivi ridotti a stereotipi (come quello della rosa o dell’antitesi gelo / fuoco). Il motivo autobiografico - il matrimonio di Lucrezia Bendidio, una delle donne che il Tasso amd - diviene lo spunto per un componimento di tono insieme la- mentevole e vendicativo, che sfrutta il motivo, non frequente nella tradizione, della gelosia, e che indica l’allontanamento, faticoso ma innovatore, dall’esaurita con- venzione petrarchista. Nel confronto con i migliori risultati della sensibilita pitto- rica dell’autore, il sonetto rivela perd il suo fondo astratto, nonché la sua dipen- denza ancora stretta da forme e da concetti tradizionali. La caratteristica musica- lita della lirica tassesca manca qui della base figurativa sensuale, per cui la melo- dia si spegne progressivamente dopo il morbido esordio. METRO: sonetto, con rime ABBA, ABBA, CDC, pe. 1. Amor: il poeta si rivolge ad Amore parlando del- la donna che ama e del suo imminente matrimoni La scelta dellinterlocutore sembra connessa solo mar- ginalmente alla tradizione letteraria, poiché pare cor dizionata piuttosto dalla necessita eufonica che ispi- 1a il primo verso. 2. novella: fresca. B in rima interna con verginella, secondo la logica di rispondenze sonore che regge so prattutto la prima quartina. La rima interna sottoli- nea antitesi di significato fra i due termini (vergi- nella e sposa novella). 3. se non m'inganno: mettendo in dubbio la veri ita della similitudine (Ja colta rosa), il poeta insinua ronicamente che il rivale si appresta a cogliere a ver- ginita di una donna forse non pit vergine. A questa interpretazione sollecitano le espressioni dubitative della quartina (credo... simil, se non m’inganno) e il singolare impiego dei tempi verbali: mentre al v. 2 il Tasso afferma che la donna si sposera il giorno se- guente, al v. 5 parla della propria gelosia per chi co/- ‘se la sua verginita (la rosa). Dalla terzina conclusiva, inoltre, ’amata non emerge come un perfetto esem- pio di verecondia, se il poeta si permette di formula- Te un augurio che presuppone la scarsa fedelta coniu- gale della futura sposa. 4, chal cor... gelosa: la quale raggela anima nel cu . E un gioco di parole concettoso fra gelo e gel 5. pietate ascosa: piet nascosta nella donna amata. 6. il ghiaccio pud temprar: pud mitigare il gelo pro yocato dalla gelosia. 7. tu solo il sai: lo sai solo tu, Amore. La quartina ruota intorno a due concettosita: la prima é il bistic- cio fra gelo e gelosia, la seconda ¢ Pantitesi tradizio- nale di ghiaccio e fuoco. E dominata da sonorita aspre (chi la colse... ch’al cor... s’aleun foco... ascos ghiaccio) che contrastano con la morbidezza degli ac- costamenti vocalici della prima quartina. 8. ove rimiri: nel luogo in cui mi sia possibile vedere (ma il verbo usato dall’autore indica Piterazione del- Vatto). 9. le brine... petto: i candori trasparenti della pelle dell’amata. 10. Ja mano... desiri: & sempre la mano della donna, che gioca maliziosamente con la pelle del viso e del petto; la mano (come sineddoche della donna) & in- vestita di una qualita psicologica, in quanto le & at- tribuita la responsabilita del rifiuto opposto al desi- derio del poeta. La terzina presenta un’improvvisa re- strizione dell’inquadratura, contemporanea alla rap- presentazione concreta dell’oggetto desiderato, che nei versi precedenti aveva conservato una natura astrat- ta (soprattutto a causa dell’impiego di lnoghi comu- ni della tradizione poetica). 1. spiris 12. m’accenna: il soggetto é la mano della donna, mossa da compassione affettuosa (pietoso affetto) mostrare di accondiscendere ai desideri del poeta. 13, flan: saranno. Ore, fermate il volo Ore, fermate il volo! nel lucido oriente,* mentre se ’n vola il ciel? rapidamente: e carolando‘ intorno s aTalba mattutina® ch’esce da la marina,® Vumana vita ritardate’ e ’1 giorno. gi Mero: madrigale di 14 versi, settenari ed endecasil- abi, composto da due quartine comprese fra due ter- zine a struttura simile, con schema di rime abB, eddC, effE, aGg. 1. if volo: il poeta vorrebbe sospendere lo scorrere del tempo; per questo visualizza il concetto tempora- Te con-una figura che dona un dinamismo concreto, ed insieme etereo, allo scorrere delle ore. 2. oriente: il levante, da cui sta sorgendo il sole. La luminosit& dell orizzonte & sottolineata anche dalla die- resi, che rende pit cristallino il suono della parola, marcando la vocale chiara. 3. ilciel:&il cielo notturno. Si osservi nel verso I’as- sonanza di mentre e rapidamente. 4. carolando: danzando in tondo. 5. Valba mattutina: Vaggettivo ¢ ridondante. Ja marina: una notazione paesageistica, che ag- sgiunge la fresca suggestione delle mattinate sul ma- re, da cui il sole pare sorgere. 7. Pumana vita ritardate: rallentate lo scorrere del- Presistenza; ¢ un accenno fuggevole alla coscienza della brevita della vita, sempre presente nella poesia di Tasso. a 464 SECONDO CINQUECENTO ‘TORQUATO TASSO 465 5 e perché semind la bianca una‘ di cristalline stille’ un puro nembo* a l’erba fresca in grembo? E voi, Aure® veloci, portate i miei sospiri 10 1a dove Laura spiri:” e riportate a me sue chiare voci, perché ne Paria bruna s’udian, quasi dolendo, intorno intorno” 10 gir l’aure® insino al giorno? si che lascolti io solo, sol voi presenti e ’1 signor nostro Amore, Aure soavi ed Ore. fur segni forse de la tua partita,® ql cca 8. Aure: sono le brezze leggere de] mattino, tra Aura e Laura. Il madrigale fa parte della serie vita de la mia vita? 9, dove Laura spiri: dove dorme (respira) Laura. Sidi rime per Laura Peperara. noti il gioco di parole, di derivazione petrarchesca, | Sospirosita evanescente ¢ luminosita tenue sono Je sensazioni che avvolgono la preghiera del poeta alle Ore e alle Aure dell’alba, fuse nel motivo naturalistico in cui si dissolve il nome della donna che domina i pensieri del poeta. La similitudine fonetica tra Aura e Laura si inserisce in un contesto melodico le cui sillabe dominanti formano l’anagramma del nome femminile (Ore... volo... oriente... vola... carolando intorno / all’alba... giorno... Aure.., Laura... chia- re... ecc.). II livello fonico del madrigale produce cosi allusioni multiple e sensi 4, semino la bianca luna: pare che I’astro notturno abbia seminato stelle sui prati, perché la sua lumino- sit fa brillare le gocce di rugiada formatesi sull"erba. 5. cristalline stille: le perle della rugiada. 6. nembo: strascico, ma il vero senso é «nuvola», si tratta infatti di una metafora. I w. 5-7 sono caratte- rizzati da una variazione cromatica corrispondente al- Pemergere di un’immagine ardita: il candore lunare estellare é giustapposto al fresco verde dell’erba. Le metafore impiegate da Tasso (stille per gocce e nem- bo per velo) realizzano figurativamente il tema, che sara caro alla sensibilita barocca, del «mondo rove- sciaton; il cielo al posto della terra o del mare, i pe- 7. s‘udian... intorno: si noti ta delicatezza del!’inc 80, che riprende attraverso I’allitterazione (udian. dolendo) la proposizione principale. La tipetizione del- Pavverbio esprime invece il vagare smarrito del vento. 8. gir Vaure: i venti errare. 9. fur segni... partita: furono forse i segni della tua paitenza. 10. vita de la mia vita?: si tratta della donna di cui il poeta é innamorato. Neppure la chiusa, sebbene for- nisca qualche informazione supplementare, dissipa il clima misterioso suscitato dalla contaminazione di na- turalita.¢ umaniid; al contrario, proprio Pipotesi con- clusiva rafforza la loro confusione, suggerendo una supplementari a quelli espressi. La sonorita dei versi riesce a rendere concreta, anche figurativamente, Pastrattezza dell’ argomento. All’uniformita del lessico si intrecciano sfumature di significato introdotte dal significante, cosi come l’alter- nanza ritmica tra incipit giambico (accento in seconda sillaba) e incipit trocaico accento in prima) rompe la linearita sintattica riproducendo il movimento del | sospiro. sci che volano e gli uccelli che nuotano, ec. sospensione indeterminata. Qual rugiada o qual pianto [ Sensazioni visive e suggestioni acustiche si combinano nella musicalita equilibra- ta di questo madrigale. II poeta presenta un universo naturale antropomorfico (volto delle stelle al v. 4, brezze che paiono lameniarsi ai vv. 9-10), in cui la donna appare soltanto quando la sua partenza, confusa col passaggio della notte, si in- tegra al movimento naturalistico. L’animazione notturna degli elementi naturali (i venti e le /acrime di rugiada) sem- bra presagire malinconicamente la partenza dell’amata: in tal modo elemento na- turale e sentimento umano si evocano a vicenda, diventando I’uno emanazione dell’altro. Nella lirica si insinua una vena d’indeterminatezza, generatrice di un fondo di inquietudine che si manifesta nello sconvolgimento dei rapporti tra cielo e terra ai vv. 6-7: sublimazione di una percezione angosciata della realta attraver- Qual rugiada o qual pianto,! quai lacrime eran quelle che sparger vidi dal notturno manto? e dal candido yolto de le stelle? ~ Metro: madrigale di 12 versi, endecasillabi e sette- 3. Qual... stele: Ogni unit di significato in quest METRO: ctituto da una quartina, due terzine a strut- lirica termina interrogativamente creando un senso éi rare Seite. e una coppia finale monorima; con rime —mistero che si combina con Vindeterminatezza dela “desctizione. Si notino i caratteristici chiaroscuri del SS la figurativita tassesca: il colore notfurno def cielo, iT biancore Iuccicante delle stelle, la trasparenza cr stallina delle gocce di rugiada. Una sapiente organiz- zarione sonora accompagna 'indefinitezza del pro- hom interrogativi. (Qual... qual... quai... quelle) . pianto: il poeta non sa distinguere rugia- dae pianto; lo scambio di proprieté fral’uomo € na- tura porta alla fusione delle due singolarita. 2. notturno manto: il cielo notturno. so un raffinato figurativismo. 466 SECONDO CINQUECENTO. TORQUATO TASSO 467 a C wy . + O del grand’Apennino (A\ Metauro) u Qhimé! dal di che pria tfassi Y'aure vitali e i lumi apersi® : ; % — in questa luce a me non mai serena," ~ one eo fui de Vinigiusta e ria See meaool ma coos 25 trastullo e segno,"* e di sua man soffersi e di nome pitt chiaro assai che d’onde, piaghe che lunga eta risalda a pena.” - 1 chi ; at ; fugace peregrino’ oe Sassel la gloriosa alma Sirena* rey 199 ane ere rere cere appresso il cui sepolcro ebbi la cuna:” | pcs ot a ed tea cosi avuto vavessi 0 tomba o fossa” L’alta Quercia? che tu bagni e feconde 30a la prima pereossal?! con dolcissimi umori,‘ ond’ella spiega Mera mae ia madre empia fortuna oo ao patgolto ve Akt gs bas Teg ee a ate . : ch’ella bagnd di lagrime dolenti, = S eee ee con sospir mi rimembra® e de gli ardenti RQvF CXKV al SiG fresco gentil riposo e sede,* entro al pit denso mi raccoglia ¢ chiuda,? si ch’io celato sia da quella cruda LD) 1s e cieca dea ch’é cieca e pur mi vede, ben ch’io da lei m’appiatti!? in monte o ’n valle RVE XxX € per solingo calle (0 i0 mova e sconosciuto il piede;"" etta si che ne’ miei mali 20 mostra tanti occhi aver quanti ella ha strali.'? MerRo: canzone incompiuta di tre stanze di 20 ver- si, endecasillabi e settenari, la fronte bipartita rima aBC, aBC (ma: aCB nel secondo piede della prima stanza), la coda rima CDE e DEGGFHIFI; i wv. 5 6 invertono le rispettive rime, ma si tratta di un er- rore di edizione tramandatosi nel tempo. 1. figlio... d’onde: @il fiume Metauro, che sfocia vi- cino a Fano; picciolo perché scarso d’acque. Sulle sue sponde nel 207 a.C. i Romani sconfissero i rinforzi cartaginesi che si apprestavano a congiungersi con le truppe di Annibale (quindi il fiume é gloriaso, famo- 30, di nome... chiaro).. 2. fugace peregrino: entrambi i termini indicano tran- sitorieta, ¢ sottolineano la precaria condizione del poe- ta, Il verso allude ad una situazione contingente (Tasso cra fuggito per la seconda volta da Ferrara enon con- tava su un protettore autorevole), ma si tratta soprat- tutto di una condizione esistenziale: con questa au- todefinizione il poeta tratteggia la propria instabilita spirituale con lucida consapevolezza. 3._L’alta Quercia: lo stemma dei duchi di Urbino, i Del- la Rovere. II Tasso sperava di trovare protezione presso lacorte della cittA marchigiana e percid elogia la fami- alia ducale, metaforicamente indicata nelle sue armi. 4. umori: sono gli elementi nutritivi contenuti nell’ac- qua del fiume. 5. imontie i mari: le montagne appenniniche ele ac- que dell’Adriatico. Il dominio (/ rami) dei Della Ro- vere (dell’alta Quercia) si dispiegava sulle terre com- prese fra la dorsale appenfinica e la riviera adriatica, 6. mi ricopra con Vombra: & come le precedenti un’immagine metaforica che sfrutta lo stemma dei du- chi d’Urbino; lombra di cui parla il poeta é, in sen- 50 figurato, la loro protezione. 7. altrai: agli altri (qui vale in senso generale: non nega a nessuno). 8. al suo... esede: quiete e stabilita sotto la frescura nobile ¢ cortese dei suoi rami. 9. entro... ¢ chiuda: mi raccolga e mi nasconda nel- la parte pia fitta della chioma. Il poeta chiede di es- sere nascosto negli spazi pit segreti e riparati dai col- pi della sfortuna (cfr. vv. 14-15). 10. da lei m’appiatti: le sfugga acquattandomi (co- ‘me un animale cacciato). 11. notturno... il piede: cammini sconosciuto di notte. L’espressione (mova... il piede) esprime efficacemente la citcospezione del peliegrino perseguitato. 12. emisaetta... stra: e mi bersaglia con tanta pre- cisione che dimostra di avere tante frecce nell’arco quanti sono gli occhi con cui scruta i miei punti vul- nerabili, La prima stanza passa dal motivo della ti cerca a quello encomiastico per giungere alla prote- sta contro la Fortuna avversa, preludio allo sviluppo del tema autobiografico nella strofa successiva, La di- stribuzione tematica ricalca le division metriche: la ‘ronteé occupata dall’apostrofe al Metauro, nella qua- le Tasso concentra il motivo ispiratore della lirica, 08- sia la contrapposizione fra lo stato d'irrequietudine ¢ Paspirazione alla pace e alla stabilita (cortesi ami- che... sicurezza... riposo). Il tono dell’invocazione & solenne: nell’esordio il complemento viene preposto alla designazione nominale, in modo da fornire il tim- bro di base al discorso, che poi si distende in moduli ipotattici raggruppando numerose attribuzioni signi- ficative. Nella coda Tasso sviluppa la metafora della Quercia ¢ dell’ombra, su cui indugia con una ripeti- jone che intende sottolineare la richiesta di protezione ai signori di Urbino e contemporaneamente mante- nere alto il tono della preghiera. 35 preghi ch rar laure fugaci:* ch’io non dovea giunger pid volto a volto** fra quelle braccia accolto con nodi** cosi stretti e si tenaci. Lasso! e seguii con mal sicure piante,”” 40 qual Ascanio o Camilla, il padre errante.* \ Ce In aspro essiglio e ’n dura poverta crebbi in quei si mesti errori: intempestivo senso ebbi a gli affanni; ch’anzi stagion, matura 45 Vacerbit& de’ casi e de’ dolori in 13. dal di... apersi: dal giorno della mia nascita. La perifrasi éfinalizzata all’elevatezza dell’intonazione. 14. ame non mai serena: il poeta’allude all’angoscia che lo perseguita. 15. ingiusta e ria: & la Fortuna crudele col poeta. 16. trastullo e segno: zimbello e bersaglio. 17. rinsalda a pena: guarisce, rimargina con sforz0, con pena. 18. Sassel... Sirena: Lo sa la nobile ¢ famosa sirena Partenope, genitrice (alma) di Napoli. 19. appresso... cuna: il Tasso nacque (ebbe la culla: euna) a Sorrento, che dista poco da Napoli, ove la sirena ebbe il sepolcro. Si noti 'antitesi fra culla ¢ se- polcro, un’antitesi che avra molta fortuna nella poe- sia barocca. 20. 0 tomba o fossa: 0 sepolero o semplice fossa; si ud intendere il binomio come una dittologia enfa- ante. 21. a la prima percossa: della Fortuna. 22. pargoletto divelse: strappd ancora bambino. icordo. : .. fugact: preghiere gettate al vento, inu- tili Gl v. 36 spiega il perché). 25. giunger pit volto a volto: congiungere mai pit il viso con quello materno. 26, nodi: abbracci 27. mal sicure pian + passi incerti, dubbiosi e rendé acerbita de gli anni.”! 28. qual Ascanio... il padre errante: mio padre co- stretto a peregrinare di paese in paese come Ascanio (che segui il padre Enea, fuggitivo da Troia) e Camilla (che segui ancora fanciulla il padre Metabo, in fuga da Priverno). In questa stanza (vv. 21-40) si accen- tua la tendenza patetica all’autocommiserazione: il poeta rievoca il distacco dalla madre non pil rivista, affollando i versi di espressioni di dolore ed esclamazioni autocompassionevoli (Ohimeé!... sof- ‘fersi piaghe... a pend... percossd... Ah... €0C.), COR insistenza compiaciuta. L’immagine tenera dei 39-40 & appesantita dal richiamo erudito, che nobil ta il discorso, ma sortisce l’effetto di un’identifica- zione narcisistica. Lo sfogo autobiografico continua ad avvalersi di moduli ipotattici, che scandiscono lo svolgimento interiore del ricordo. 29. mesti errori: tristi peregrinazioni, da una corte alPaltra. 30. intempestivo... affanni: ebbi un’esperienza pre- coce della sofferenza ¢ dellinsicurezza. 31. ch’anai stagion... degli anni: perché Pasprezza del- ie vicende dolorose della vita mi fece maturare quan- ero ancora giovanissimo. All’antitesi (matura / acer- bitd) viene sovrapposto il senso doppio di uno dei suoi termini (acerbita, che vale al v. 45 «asprezza», ¢ al v. 46 «giovinezzan). SECONDO CINQUECENTO L’egra spogliata® sua vecchiezza e i danni narrero tutti. Or che non sono io tanto ricco de’ propri®? guai che basti solo 50 per materia® di duolo? Dunque altri ch’io®* da me dev’esser pianto? Gia scarsi al mio voler® sono i sospiri, © queste due d’umor si larghe vene*? non aguaglian le lagrime a le pene.”* ss. Padre, o buon padre che dal ciel rimiri, egro ¢ morto® ti piansi, e ben tu il sai, e gemendo scaldai la tomba e il letto:* or che ne gli alti giri tu godi, a te si deve onor, non lutto: 60 ame versato il mio dolor sia tutto.” 32. egra spogliata: inferma e misera. 33. propri: miei 34, per materia: per trovarvi materia, argomento. 35. altri ch’io: altri oltre a me stesso. 36. scarsi al mio voler: insufficienti ad esprimere ade- guatamente, come io vorrei, il mio dolore. 37. due d’umor... vene: la perifrasi, indicante sli occhi pieni di lacrime (umor), nobilita il tono dello sfogo anche grazie all’impiego di sinonimi migliorativi (umor per lacrime e vene per canali lacrimali) 38, non aguaglian... pene: non bastano a soddisfare il bisogno di sfogare col pianto le pene. 39, egro.e morto: durante Pinfermita e dopo la morte. 40. [a tomba il letto: costituisce con egro e morto un chiasmo. 41. gli alti giri le sfere celesti, nelle quali la cosmo- ogia cristiana collocava il Paradiso. 42. ame versato... tutto: l"intero mio dolore sia ri- servato a compiangere me stesso. Anche in questa stanza (vv. 41-60), Tasso conserva l’intonazione so- ‘stenuta del discorso, ricorrendo a molteplici artifici retorici: perifrasi, vocativi, domande replicate; ma so- prattutto organizza la sintassi in modo da nobilitare Ia costruzione, rendendo complesse le proposizior L’equilibrio solenne a cui é improntato l’aspetto so- noro della canzone cede, neg ultimi versi della stan- za, ad una musicalita piu prossima alla migliore pro- duzione tassesca. Il tema autobiografico ispiratore di questa canzone si svolge su due coordinate temporali: Puna immediata, pr " nite, della fuga del poeta da Ferrara ¢ della sua ricerca di sicurezza e di tranquillita nel ducato di Urbino; Valtra, memoriale, del passato sventurato a cui attinge la Tievocazione présente. le due prospettive il lamento contro la Fortu Funge da framite fra i. come , crudele verso il poeta ier Geek: Da una parte viene sviluppato il tributo enicomiastico ai Della Rovere, espresso attfaverso la metafora della quercia; dall’altra parte viene accentuato un elenco di eventi biografici che creano uno sfondo patetico al dramma provocato dalla sorte avversa. Motivi ricorrenti nella poesia tassesca, l’opposizione di stabilita e movimento, di ritornano nella canzone a asso 2 fa angoscia, in un’aspirazione continuamenté delusa nel cf ésplicitare inc ‘Tasso a tro- éta cerca sicurezza e riposo aecanto-ad-un-fiume, fugace @ peregrino: in passato ha avuto fa cuna appresso un sepolero, mentre V'acerbita dei suoi annié stata resa anzi stagion matura per effetto del dolore. D’altro canto la polarizzazione consueta dell’antitesi tra luce ed ombra appare sconvolta nella rappresentazione che il poeta delinea della propria esistenza: egli cerca quiete al- Pombra della quercia dopo averla perseguita muovendosi per solingo calle not- turno, mentre afferma che per lui la /uce non fu mai serena. TORQUATO TASSO 469 La sensibilita del poeta trapassa facilmente dal sentimentalismo al patetico, come in questa lirica, che si pud confrontare - pur tenendo conto delle differenze sto- riche - con le liriche di soggetto affine di G. Cavalcanti 0 di Dante, nelle quali Pamarezza si traduce in energia artistica, vigore estetico: questa canzone assume invece i toni dello sfogo consolatorio e vittimistico, in cui la fortissima pulsione sentimentale é caricata dalla gravita dello stile. Espedienti di notevole efficacia significativa in altri contesti (inversioni sintattiche ed elaborazione complessa del periodo, giochi di parole ambigui e antitetici, iterazioni e accumulazioni, figure di senso vario ecc.), finiscono, in questa lirica, per appesantire il discorso poeti- LL co, indeciso fra l’eloquio solenne e una sorta di commozione elegiaca. : [PARTE TERZA]* x} Dichiara con la similitudine del fuoco e del fonte come da un amore nascessero molti amori. Voi che pur numerate i nostri amori e, pet saldar la mia ragione antica, qual mi fosse benigna qual nemica, € le mie vecchie colpe e i novi errori: non ha tanti Paprile erbette e fiori, s né questo lido e questa piaggia aprica | ha tante arene ove pit il mar s’implica,? né tanti bella notte almi splendori, quante fur le mie pene in breve gioco e quante le mie fiamme, e’l cor nudrille 10 pur come faci d’un medesmo foco: ¢ sparse un fonte sol le dolci stille, ma non spense Parsura o tempo 0 loco, d’Amor nascendo Amori a mille a mille. 4 pts Spinto da quel desio che per natura gli animi move a lieti e dolci amori, molte donne tentai, di molte i cori molli trovai, rado alma a me fu dura. 1. Ho collocato qui, accanto alle rime amorose estravaganti, anche le ri- me amorose scritte ad istanza di altri: e vanno da Lix a LxIx. 2. ra- ‘Hione: conto, partita, 3. il mar s'implica: il mare si avvolge (lat. implicare, avviluppare). 762 TORQUATO TASSO Pur non fermai giamai la stabil cura 5 in saldo oggetto, ed incostanti amori faro i miei sempre e non cocenti ardori, fin ch’io vidi la vostra alma figura. ‘Ma non si tosto un vostro dolce sguardo s‘offerse a gli occhi ed infiammommi il petto, 10 che inestinguibil fiamma in me s’accese. Ed io "I conosco, oh mio sommo diletto! per non intepiditmi avampo ed ardo: Amor sia, prego, al mio ’ncendio cortese. x ur Paragona Amore a la rondinella, mostrando come faccia il nido nel suo cuore. ‘Tu parti, o rondinella, ¢ poi ritorni pur d’anno in anno e fai la state il nido, : € pid tepido verno in altro lido cerchi sul Nilo e’n Menfi altri soggiorni: ma per algenti o per estivi giorni, s io sempre nel mio petto Amore annido, quasi egli a sdegno prenda in Pafo e’n Gnidot gli altari ¢ i tempi di sua madre adorni. E qui si cova e quasi augel s’impenna ¢, rotta molle scorza, uscendo fuori 10 produce i vaghi e pargoletti Amori; € non li pud contar lingua né penna, tanta é la turba: e tutti un cor sostiene hido infelice d’amorose pene. 1. in Pafo ¢ 'n Gnido:’rispettivamente in Cipro ¢ in Caria; furono sacre a Venere che aveva templi. Menfi, sopra, & citta del medio Nilo. 78 TORQUATO Tasso X xv Cantava in riva al fiume Titsi d’Eleonora,* ¢ rispondean le selve e onde — onora, — E parea mormorando dir !’6ra — ora ch’appare, 5 Paurora par che lieta esca dal mare: or chi 'onora amando? — E Pacque insieme e i rami — or chi fia che onori e che non Pami? — X xuvr In un fonte tranquillo si specchiava Nera, € Tirsi le dicea piangendo intanto: — Mentr’io cost mi stillo, ninfa selvaggia e fera, 5 spero fontana divenir di pianto: allora in me vedrete quanto voi bella e quanto cruda sete. — xin Git fui caro a gli occhi tuoi, © mio sole; vissi lieto del tuo amore, del mio ardore; or che pitt non m’ami, 5 com’esser pud che mai pit viver brami? Tu pur vedi il pianto mio, © mia gioia, sai ch’io t'amo, ch’io t'adoro, x. Tirsi d’Eleonora. In Tirsi si adombra ancora il poeta, che canta Eleo- nora d’Este. 2. Giustamente il Solerti osserva: «Notevole questo ritmo prima del Chiabrera », XXVIT X Loda la bellexza della signora Duchessa d’Urbino, la quale ‘non scema perché cresca Veta. Ne gli acerbi anni tuoi purpurea rosa sembravi tu ch’a i rai tepidi, a P ora non apre ’[Link], ma nel suo verde ancora verginella s’ascondé e vergognosa: © pitt tosto parei, ché mortal cosa 5 non s'assomiglia a te, celeste aurora chimperla le campagne e i monti indora lucida in bel sereno ¢ rugiadosa. Or la men verde et nulla a te toglie; né te, benché negletta, in manto adorno 10 giovinetta belt vince o pareggia. Cosi & pitt vago il fior poi che le foglie spiega dorate, el sol nel mezzo giorno via pit che nel mattin luce e fiammeggia. x. Altra redazione: vedi Appendice seconda. XLT x A le signore Principesse di Ferrara.* O figlie di Renata, io non parlo a la pira de’ fratei che né pur Ia morte unio, ché di regnar malnata voglia ¢ disdegno ed ira s Vombre, il cener, le fiamme anco partio:* ma parlo a voi che pio produsse e real seme in uno istesso seno, x, In morte di bella donna. 2. E ciot: a Lucrezia marchesa d’Urbino ea Leonora, figliuole di Ercole e Renata, sorelle di Alfonso II: « real seme? perché la madre, Renata era figlia di Luigi XII. 3. O figlie... partio. Non dunque discordi le due sorelle come Eteocle ¢ Polinice, Ia cui vicendevole ira fraterna li spinse ad uccidersi l'uno per mano del- altro, e la fiamma del rogo si divise. RIME quasi in fertil terreno nate € nodrite pargolette insieme, quasi due belle piante di cui serva é Ia terra e il cielo amante. A voi parlo che, suore del grand’Alfonso invitto, avete onde sprezzar Giuno e Diana ed ogni regio onore di quella che ’n Egitio pid ristrinse co’ suoi legge profana: ché se moglie e germana offri chioma votiva ch’ornd il ciel di faville, " véti vostri ben mille passando ove sua luce a pena arriva ardon nel primo cielo anzi il gran sol d’inestinguibil zelo. A voi parlo in cui fanno si concorde armonia onest’, senno, onor, bellezza e gloria: a voi spiego il mio affanno ede la pena mia |” narto, €’n parte piangendo, acerba istoria; ed in voi la memoria di voi, di me, rinovo; vostri affetti cortesi, gli anni miei tra voi spesi, qual son, qual fui, che chiedo, ove mi trovo, chi mi guidd, chi chiuse, lasdo!, chi m’affidd, chi mi deluse. 835 15 a5 30 35 1, quella... profana. Si allude a Berenice, sorella e sposa di Tolomeo Evergtte, re di Egitto, che offri la chioma in voto per la vittoria del marito, Cosi Giunone fu consanguinea ¢ sposa a Giove (v. 16). 836 TORQUATO TASSO Quante cose rammento a voi piangendo, o prole @eroi, di regi, gloriosa e grande: e se nel mio lamento scarse son le parole, lagrime larghe il mio dolor vi spande. Cetre, trombe, ghirlande, misero, piango e piagno studi, diporti ed agi, mense, logge e palagi ov’or fui nobil servo ed or compagno; libertade e salute e leggi, oimé!, d’umaniti perdute. Da’ nipoti d’Adamo, ohimé|, chi mi divide? © qual Circe mi spinge infra le gregge? Ohimé!, che in tronco o in ramo augel vien che s’annide e fera in tana ancor con miglior legge: lor la natura regge, e pure e dolei e fresche lor porge Pacque il fonte, e'l prato e’I colle ¢’l monte non infette, salubri e facili esche, e’l ciel libero e l’aura lor luce e spira e lor scalda e ristaura, Merto le pene: errai, errai, confesso; ¢ pure rea fu la lingua, il cor si scusa e neg chiedo pietade omai; es’a le mie sventure non vi piegate voi, chi lor si piega? Lasso!, chi per me prega ne le fortune avverse se voi mi sete sorde? Dehl, se voler discorde 45 50 3s 65 7 75 RIME 837 in si grand’uopo mio vi fa diverse, in me fra voi 'esempio di Mezio si rinova,t e'l duro scempio. Quelarmonia si nova di virtd che vi face fo si belle, or bei per me facia concenti, si ch’a piet’ commova quel signor per cui spiace pitt la mia colpa a me che i miei tormenti, lasso!, benché cocenti: 85 ond’a tanti e si egregi titoli di sue glorie, a tante sue vittoric a tanti suoi trofei, tanti suoi fregi, questo s’aggiunga ancora: se perdono a chi Poffese ed or ladora. Canzon, virtute @ la dov’ ? tinvio: meco non é fortuna; se fé non hai, non hai tu scorta alcuna. xu X Al serenissino Duca di Ferrara © magnanimo figlio @’Alcide glorioso che’'l paterno valor ti lasci a tergo,? a te che da lessiglio prima in nobil riposo 5 mi raccogliesti nel reale albergo, a te rivolgo ed ergo. 1. Pesempio.... rinova: Tullio Ostilio fece legare a due carri, trainati verso opposte direzioni, il corpo di Mezio Fuffezio, perché ne venisse lacerato. 2. Alfonso d’Este. Come la precedente, 2 scritta poco dopo Yarresto che era avvenuto nel marzo 1579. 3. Ciot: figlio di Ercole I che superd il padre. 838 TORQUATO TASsO RIME 839 dal mio catcer profondo si placa, onde depon poi Parme e Pire: il cor, la mente e gli occhi: ed io, perché l’orrende a te chino i ginoce 10 saette tue, che scoti aTé Ie-GTunce sol di pianto inondo, sovra me mentre fiamme e sdegno spire, 45 #té Ia lingua scioglio: far non potrd che gire feco ed a te, ma non di te mi doglio. in pit odiosa parte, rendendo i numi amici Volgi gli occhi clementi con voti e sacrifici, € vedrai, dove langue 15 en te onorando or Giove, or Febo, or Marte, 50 vil volgo ed egro per pieta raccolto, che tutte lor virtudi sotto tutti i dolenti nel tuo petto reale ed altre chiudi? il tuo gia servo esangue gemer pieno di morte orrida il volto, Ma non 080, signore, fra mille pene avvolto, 20 stender Ia lingua audace con occhi foschi e cavi, ne le tue lodi e dir gli scettri ¢ Parme, ss con membra immonde e brutte ché forse indegno onore ¢ cadenti ed asciutte a" tuoi pregi di pace de Pumor de Ia vita ¢ stanche e gravi, € di guerra sarebbe il nostro carme: e’nvidiar Ia vil sorte 2s ed io pavento parme de gli altri cui pieta vien che conforte. che il mio cantar t’annoi; 6 onde, se ben del canto Per me pietade @ spenta forse m’appago © vanto, € cortesia smarrita, se’n te, signor, non nasce ¢ non si trova: lasso! qual me tormenta 3 nova schiera infinita di mali! o che pitt mi diletta o giova? Ah! congiurate a prova in ciel le stelle, e ’n terra temo, cigno infelice, i fulmin tuoi; sol pronte le penne cola saran dove il tuo ciglio accenne. 65 Trova, canzon, il grande invitto duce fra le due suore assiso, ché’l vedrai forse pitt clemente in viso. contra me son coloro 3s che s’ornan d’ostro ¢ Coro," € contra il mio Parnaso ognun fa guerra: — ed io pieta pur chiesi X A te dame de ta signora Margherita Gonzaga duchessa di Ferrara. a mille, ¢ te via pit d’ogn’altro offesi. . Vaghe, leggiadre, amorosette e pronte Ma che? Giove s'offende e serve di lei che quasi bella Aurora ed offeso co’ voti ; 1. €'n te... Marte, Il duca infatti & sovrano, mecenate e guerriéro, x, che s'ornan . . . d’oro: i principi, generalmente. in ogni sua facolta eccellente. 840 TORQUATO. Tasso i ligustri ¢ di rose il viso infiora e’l crine ha d’auro e porta il giorno in fronte, s‘ella m’é invece d’alba, ¢ Porizonte s or m’inalba or di porpora colora, POre voi sete, e sol per voi vien ch’ora le notti ¢ i giorni miei distingua e conte. O de Ia vita mia, ch’ella serena e torbida pud far, dolce misura, 10 foss'io presente a vostre alte carole ch’Amor con vago suon guida e misura, € non invidierei quelle che mena in ciel con altre erranti stelle il sole! xuiv X A madama Lueresia d'Bst, duchessa d'Urbino* Giaceva esposto il peregrino Ulisse mesto ed ignudo sovra i lidi asciutti, ch’agitato poe’anzi era da’ flutti in cui lungo digiun sostenne e visse; quando, com’alta sorte a lui prescrisse, s donna real fin pose a’ suoi gran lutti: — Vattene a gli orti ove perpetui frutti ha il mio buon padre; ivi godrai — gli disse. Misero! a me, dopo naufragi indegni# famelico gittato in fredda riva, 0 chi fia che mostri i regi tetti e gli orti,3 1. il primo di quattro sonetti, preceduti dalla Canzone A la Pieta, indegni: con significato latino, immeritati. 3. i regi... . or! ome quelli che a Ulisse mostrd Nausicaa nell’isola del padre suo Alcinoo, RIME se tu non sei, cui tanti preghi ho porti? Ma qual chiamar ti debbo, o donna o diva? Dea, dea sei certo, i’ ti conosco a’ segni. 84x 904 TORQUATO Tasso a cui non fu mai pare in ramo o’n prato ameno, © pur di conca nel purpureo seno tra i vaghi scogli e Pacque fra cui Venere bella in prima nacque, X CxLvue Questa lieve zanzara quanto ha sorte migliore de la farfalla che s'infiamma e more! L’una di chiaro foco, di gentil sangue & vaga Yaltra che vive di si bella piaga, Oh fortunato loco tra ’l mento el casto petto! Altrove non fu mai maggior diletto. cxivin Tnvidia la morte di una zanzara, ‘Tu moristi in quel seno, piccioletta zanzara, dov’é si gran fortuna il venir meno. Quando fin pid beato © ver tomba pit cara fu mai concessa da benigno fato? Felice te, felice pid che nel rogo oriental Fenice!

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