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• I FABBISOGNI DELL'ORGANISMO
I fabbisogni dell'organismo si distinguono in:
• abbisogno energetico, cioè l'apporto dell'energia necessaria allo svolgimento di
tutte le funzioni organiche;
• fabbisogno plastico, cioè l'apporto di sostanze per il rinnovamento e
la crescita di tessuti e cellule;
• fabbisogno bioregolatore e protettivo, cioè l'apporto di sostanze
necessarie al corretto funzionamento dei processi metabolici e di sintesi;
• fabbisogno idrico, cioè l'apporto di acqua, che e indispensabile alla
vita.
• I NUTRIENTI
Le sostanze nutritive (o nutrienti) una volta intro - dotte nell'organismo danno
luogo a liberazione d'energia. Il loro potere energetico è misurato in calorie o
joule.
Glucidi, lipidi e in minor misura le proteine sono i nutrienti che hanno funzione
energetica.
Acqua, sali minerali e vitamine, che pure sono alimenti utili e spesso
indispensabili alla vita, non sono sostanze nutritive; svolgono però una
fondamentale azione bioregolatrice e catalizzatrice nelle reazioni chimiche in cui
sono coinvolti i macronutrientie, in alcuni casi, un'azione di protezione nei
confronti di possibili fattori in grado di danneggiare le strutture cellulari.
•I GLUCIDI
I glucidi (dal greco glykerós, "dolce"), detti anche zuccheri o carboidrati (idrati
di carbonio), sono la principale fonte energetica fornita all'organismo dagli
alimenti e rappresentano un combustibile di pronto impiego.
Si dividono in:
• glucidi semplici o monosaccaridi se composti da una sola molecola (come
glucosio,
• fruttosio, galattosio);
• disaccaridi se composti da due molecole di monosacaccaridi (come
maltosio, lattosio e
• saccarosio);|
• glucidi complessi o polisaccaridi se composti da più molecole di
monosaccaridi (gli amidi, il glicogeno e la cellulosa).
I glucidi semplici (contenuti per esempio nella frutta, nella verdura, nel miele)
sono digeriti velocemente e portati al fegato che li metabolizza trasformandoli in
glucosio; il sangue trasporta il glucosio alle cellule alle quali fornisce
direttamente l'energia per la contrazione muscolare I glucidi complessi (contenuti
per esempio nella pasta, nel pane, nei legumi, nei tuberi, nel latte) devono essere
scomposti e vengono digeriti più lentamente. Non sono quindi immediatamente
disponibili come quelli semplici.
ma rappresentano un importante serbatoio di riserva energetica; alcuni glucidi
complessi (come la cellulosa o fibra, presente nei vegetali)
non vengono assorbiti dall'organismo umano ma svolgono importanti funzioni di
regolazione del transito intestinale dei vani alimenti.
•I LIPIDI
¡lipidi (dal greco lípos, 'grasso"), o grassi, sono i nutrienti con il più alto
potere calorico: producono 9,3 kcal/g (circa il doppio degli altri nutrienti).
Svolgono funzione energetica, di termoregolazione e di veicolo per sostanze
essenziali (per esempio le vitamine liposolubili) e di supporto degli organi
interni (grasso strutturale). Sono prevalentemente immagazzinati nel tessuto
adiposo per essere portati, quando necessario, alle cellule che li usano per
produrre energia.
In base al tipo e al numero di molecole che li compongono, si distinguono in due
tipologie:
• lipidi semplici (trigliceridi), che rappresentano1 grassi di deposito;
hanno prevalentemente una funzione energetica e costituiscono circa il 10% del peso
corporeo;
• lipidi complessi (fosfolipidi), che rappresentano i grassi strutturali
e costituiscono le membrane cellulari; hanno principalmente una funzione plastica e
regolatrice legata agli stretti rapporti che stabiliscono con le proteine nelle
singole cellule.
i cibi che forniscono oli e grassi possono essere d'origine animale (latte, burro,
formaggi, carni, salumi) o d'origine vegetale (olio d'oliva e di semi). Questi
ultimi sono i più importanti dal punto di vista biologico perché, a differenza dei
grassi animali, non innalzano il valore del colesterolo.
•I PROTIDI
1 protidi o proteine (dal greco próteios, "di prima qualità, prima-
rio") costituiscono e rinnovano le cellule dei tessuti dell'organismo, svolgendo
una funzione plastica (di costruzione) ed enzimatica.
Solo in parte assolvono funzione energetica, fornendo circa 4 kcal per grammo: il
loro intervento nel lavoro muscolare è inferiore al 2% per l'esercizio a breve
termine e può arrivare al 3-18% nel corso dell'attività prolungata.
Le proteine sono formate da unità semplici, dette aminoacidi (AA),
che legandosi tra loro e con altre molecole formano catene a struttura più o meno
complessa. Tali catene costituiscono la struttura chimico-fisica della proteina
stessa.
Gli aminoacidi ordinari, che si trovano più frequentemente nelle proteine assunte
con l'a-limentazione, sono una ventina. Tra essi otto sono considerati amminoacidi
essenziali e vanno giornalmente introdotti con la dieta perché l'organismo non è in
grado di sintetizzarli e la loro mancanza preclude la formazione di nuove proteine
o tessuti.
Tutti gli aminoacidi sono indispensabili poiché rappresentano l'unica fonte d'azoto
(N) che l'organismo umano può metabolizzare: l'azoto è necessario per la crescita
cellulare, la riparazione dei tessuti e il mantenimento delle funzioni vitali.
Poiché l'organismo consuma sempre, anche a riposo, una certa quantita di proteine,
una quota minima di logorio deve essere assicurata giornalmente per coprire il
fabbisogno rigenerativo.
Tale quantità corrisponde a circa 30 grammi e si riferisce agli aminoacidi
essenziali che non possono essere sintetizzati dall'organismo stesso.
Il fabbisogno proteico giornaliero corrisponde invece a circa 1 g/kg di peso
corporeo, pari al 12-15% del fabbisogno calorico totale, ed è variabile in
relazione all'età e al tipo d'attività fisica: è leggermente maggiore durante la
cre-scita, la gravidanza e negli sportivi che devono rigenerare i tessuti muscolari
sottoposti agli
elevati carichi di lavoro.
Gli alimenti che contengono la massima quota di proteine sono quelli d'origine
animale (carne.
pesce, uova, latte e suoi derivati). Queste proteine sono definite ad "'alto valore
biologico" perché possiedono tutti gli AA essenziali.
Le proteine d'origine vegetale sono contenute nei legumi e nei cereali (pasta,
pane, piselli, fagioli, soia) e nella frutta secca. Poiché sono prive di uno o più
AA essenziali, sono incomplete e vanno quindi integrate per costruire complessi
proteici ben equilibrati (per esempio:
latte e cereali).
• LE VITAMINE
Le vitamine sono micronutrienti essenziali che non forniscono energia ma svolgono
un'impor-
tante funzione protettiva e regolatrice: agiscono come fattori di crescita,
rafforzano le strutture nervose, aumentano la resistenza alle infezioni e
intervengono nel controllo biochimico di tutte le reazioni organiche. Hanno,
inoltre, importanza fondamentale nel metabolismo dei grassi e dei carboidrati. Non
sono tutte sintetizzabili dall'organismo e devono quindi essere introdotte con
l'alimentazione.
Si distinguono in due gruppi:
• idrosolubili (vitamine del gruppo B, vitamina C e acido folico): sono
presenti nei liquidi intra ed extracellulari e partecipano al metabolismo
energetico dei nutrienti calorici, alla sintesi degli ormoni e di sostanze
regolatrici del sistema nervoso. Non possono essere accumulate e un loro
sovradosaggio è eliminato con le urine sovraccaricando il lavoro dei reni;
• liposolubili (vitamine A, D, K, presenti principalmente nel fegato, e
la vitamina E, presente in tutti i tessuti): sono assimilabili attraverso i lipidi
e possono essere accumulate nei grassi di deposito dell'organismo. Se assunte in
eccesso, possono causare disturbi per ipervitaminosi.
Il fabbisogno giornaliero di vitamine, contenute soprattutto nella frutta e nella
verdura, è ampiamente garantito da una dieta equilibrata.
Un sovradosaggio da parte di atleti o sportivi dilettanti è ingiustificato, oltre
che inutile.
•I SALI MINERALI
I sali minerali sono fattori fondamentali per il buon funzionamento dell'organismo.
Non sono sostanze energetiche ma regolano le reazioni chimiche che liberano
energia, intervengono negli scambi di sostanze tra le cellule del sangue e le
cellule del corpo e nel mantenimento dell'equilibrio idrosalino; svolgono, inoltre,
funzione plastica perché entrano nella costituzione di ossa e muscoli e di molecole
essenziali come l'emoglobina nel sangue e la mioglobina nei muscoli. Vengono
assunti con gli alimenti (acqua, frutta, verdura ecc.) e devono essere giornalmente
introdotti con la dieta per far fronte alla perdita che avviene attraverso la
sudorazione, ma per una normale attività fisica il loro apporto è largamente
assicurato da una dieta bilanciata.
• IL PESO IDEALE
Il peso del corpo dipende sostanzialmente dalla somma del peso dei tessuti
fondamentali che lo compongono: musco-lare, osseo e adiposo. I primi due
costituiscono la massa magra, mentre il terzo prende il nome di massa grassa.
Il tessuto osseo è un patrimonio strutturale individuale non modificabile, salvo in
caso di patologia particolare come la demineralizzazione. La quantità di muscolo o
di grasso entro certi limiti può invece variare, influenzando
il peso corporeo.
Poiché il muscolo pesa più del grasso e occupa meno volume, due individui con lo
stesso peso possono non avere la stessa composizione corporea. Il loro peso ideale
individuale può essere differente. Per una sua definizione più affidabile, si dovrà
valutare allora la percentuale di massa grassa e quella di massa magra.
I due metodi più utilizzati dagli esperti a questo scopo sono attualmente la
plicometria e la bioimpedenza.
METODI PER DETERMINAZIONE DELLA MASSA CORPOREA
La plicometria
È un metodo semplice ed economico, consistente nella misurazione di diverse pliche
cutanee (pieghe della pelle) attraverso speciali 'pinze" graduate che rilevano
l'ammontare del tessuto adiposo sottocutaneo. Tale metodica si basa sul principio
(non sempre vero) secondo cui lo spessore del grasso sottocutaneo è proporzionale
al grasso corporeo totale e che le sezioni misurate sono rappresentative dello
spessore medio del tessuto sottocutaneo. I dati ricavati dal rilevamento vengono
poi inseriti in formule e tabelle (differenti per maschi e femmine e per tipologia
di soggetto) che rendono possibile una stima indiretta della percentuale di grasso
corporeo e, quindi, del peso ideale del soggetto.
La bioimpedenza
Si basa sull'applicazione di una corrente elettrica a bassa frequenza che
evidenzia, per differente conducibilità bioelettrica, due compartimenti del corpo a
diverso comportamento (massa grassa e magra). Infatti la massa magra è più ricca
d'acqua rispetto a quella grassa e, dunque, in essa la conduzione elettrica risulta
decisamente maggiore. In base a ciò si deduce che una minore impedenza elettrica
corrisponde a una minore
percentuale di grasso corporeo.
L'indice di massa corporea
Per una valutazione semplice e immediata del proprio peso, anche se non del tutto
precisa, si possono usare le tabelle altezza-peso: esse deducono un equilibrio o un
disequilibrio corporeo mettendo a confronto il peso con l'altezza della persona.
L'indice di riferimento attualmente più utilizzato è l'IMC (indice di massa
corporea, in inglese
BMI, body mass index) che si riferisce all'intero corpo e che tiene quindi in
considerazione sche-letro, muscoli, organi, liquidi circolanti e grasso. L'IMC si
ottiene dividendo il peso (in kg) per il quadrato della statura (in metri): IMC =
p/h°
Il limite di questo metodo è l'impossibilità di distinguere tra sovrappeso dovuto
all'accumulo di grasso e quello causato invece dall'ipertrofia muscolare.
• QUANTITÀ E QUALITÀ
Per definire le percentuali dei nutrienti nel fabbisogno alimentare totale ci si
basa principalmente sulle necessità proteiche dell'organismo, che sono le più
importanti per la rigenerazione dello stesso. La percentuale del fabbisogno totale,
non coperta dalle proteine, sarà poi ripartita tra glucidi e lipidi.
LA QUOTA PROTEICA
La quota proteica deve coprire sia la quota minima di logorio (circa 30 g) sia il
fabbisogno di rigenerazione dell'organismo legato all'attività.
Chi svolge una normale attività fisica dovrà consumare circa 1 g di proteine per kg
di peso corporeo. Il consumo complessivo dovrà essere adeguatamente aumentato se
nella dieta compaiono proteine meno pregiate di quelle contenute nella carne,
oppure in relazione all'intensità del lavoro muscolare. Gli atleti, che
sottopongono la muscolatura a un uso intenso e continuo che comporta un certo
deterioramento, devono innalzare la quota di proteine giornaliere a
1,5 g/kg di peso corporeo. Quelli che praticano sport di forza o potenza, specie
nei periodi di allenamento in cui si deve costruire la massa muscolare,
incrementano il consumo proteico addirittura a 2 g/kg di peso corporeo. Questi
apporti proteici rientrano nei limiti di 12-15%
dell'energia totale giornaliera (ETG). Si tenga presente che dosi superiori a
quelle indicate non sono efficaci per aumentare la massa muscolare e non sono
giustificabili: la quantità di proteine in eccesso viene trasformata in grasso, che
si deposita negli adipociti, e tossine, che per essere eliminate costringono i reni
a un superlavoro.
LA QUOTA GLUCIDICA
I glucidi, che sono molto diffusi in natura, dovrebbero costituire la maggior parte
dell'apporto calorico giornaliero nella dieta (55-60%).
Essi possono essere trasformati in lipidi e rappresentano una buona fonte d'energia
per la contrazione muscolare (glicolisi aerobica e anaerobica).
Sono facilmente digeribili e possono essere ingeriti in gran quantità perché i
prodotti terminali o di scarto dei glucidi sono H,O e CO, molecole allontanabili
dall'organismo senza sovraccarico
su alcun organo o sistema.
La quota glucidica complessiva dovrà essere composta per il 10-12% al massimo da
glucidi semplici, la quota restante sarà a carico di amido e glucidi complessi.
Non dovrà mancare, inoltre, un consumo ottimale di 30 g di fibra alimentare al
giorno, la cui carenza nell'alimentazione rallenta la regolarità delle funzioni
intestinali ed è causa o concausa dell'insorgenza di molte malattie della società
del benessere quali diabete, obesità e di molte altre malattie dismetaboliche.
LA QUOTA LIPI
Ilipidi (30% dell'energia totale giornaliera) rispetto a glucidi e proteine
forniscono in poco volume un altissimo potere calorico (9,3 kcal/g) in virtù del
loro scarso contenuto di acqua e scorie (l'olio
è un grasso puro, il burro contiene l'84% di grassi).
I grassi trasportano le vitamine liposolubili A, D, E,
K. Al gruppo dei grassi appartengono i fosfolipidi Essi costituiscono le sostanze
di partenza per la sintesi di alcuni costituenti dei tessuti, come le membrane
delle cellule, e di alcuni ormoni (steroidi), mentre i grassi strutturali svolgono
funzione di sostegno per molti organi interni.
L'importanza principale dei grassi nella dieta è però legata al fatto che, essendo
dei condimenti,
migliorano l'appetibilità di un piatto.
Questa proprietà è spesso sottovalutata, ma svolge un ruolo fondamentale nella
digestione. Essa infatti condiziona la secrezione dei succhi di-
gerenti, che altrimenti potrebbe risultare scarsa
o insufficiente.
lipidi sono meno facilmente assimilabili ri=
spetto ai glucidi e se assunti in forte eccesso, possono causare aumento di
colesterolo e tri-
gliceridi nel sangue (entrambi fattori di rischio cardiovascolare).
Ingerire cibo in abbondanza rispetto a quello necessario per il fabbisogno
energetico e plastico porta a un accumulo di grassi nell'organismo
Nel caso di dieta ipocalorica adottata per il controllo del peso, l'eventuale
diminuzione della razione alimentare dovrà avvenire a spese di glucidi e grassi, ma
non di proteine.
Per salvaguardare l'efficienza fisica, le proteine non devono mai scendere al di
sotto della quota di logorio. Si pone allora il problema di come controllare
correttamente il proprio peso e di come calcolare il fabbisogno energetico
giornaliero.
• LA PIRAMIDE ALIMENTARE
Nella scelta degli alimenti e delle quantità da introdurre nella nostra dieta
possiamo aiutarci con lo schema della cosiddetta "piramide alimentare". La piramide
è divisa orizzontalmente in diversi settori, ciascuno dei quali corrisponde a una
tipologia di alimento e al "peso" che esso deve avere in un'alimentazione sana:
alla base vi sono i cibi da consumare quotidianamente e in quantità maggiore, al
vertice quelli da assumere con moderazione.
Per mangiare in maniera equilibrata basterà scegliere tra gli alimenti dei vari
livelli della piramide, variandoli ogni giorno e favorendo quantitativamente quelli
dei
livelli più bassi.
Alla base della piramide vi è l'acqua. Il consiglio e di berne almeno 1,5 l al
giomo.
Al livello successivo troviamo frutta e or-
taggi, fondamentali per l'apporto di vitamine, sali minerali e fibra. Salendo vi
sono cibi ricchi di carboidrati: pasta, pane, riso, cereali, importanti fonti di
energia. Al livello superiore si trovano gli alimenti proteici: carne, pesce, uova,
legumi.
Al quinto livello vi sono il latte e i suoi derivati, importanti fonti di calcio,
fondamentale per lo scheletro (nella crescita) e per la prevenzione delle malattie
degenerative delle ossa ma da assumere con moderazione perché innalzano il livello
di colesterolo.
Al sesto i grassi (oli e bur-ro) che, in quantita mo-derata, sono fondamentali per
la salute del corpo e inoltre rendono appetibili e gustosi i nostri piatti.
In cima alla piramide vi sono gli alimenti che dovremmo concederci solo
occasionalmente,
ovvero vino, birra e dolci.
LA SUPERCOMPENSAZIONE GLUCIO
Un ottimo metodo per immagazzinare glicogeno consiste nel sottoporre l'atleta a un
lavoro particolarmente intenso alcuni giorni prima della gara, allo scopo di
ridurre la presenza del glicogeno muscolare. Tale svuotamento stimola il muscolo
stesso a un maggiore accumulo (su-
percompensazione) delle riserve di glicogeno
(fino al 20-40% in più del normale).
LA TENDENZA ATTUALE]
La dietologia ha sperimentato diverse metodiche per incrementare le scorte di
glicogeno muscolare prima di una gara, ma i risultati sono stati poco convincenti.
Oggi si consiglia solo una dieta mista leggermente iperglucidica (70-75%
dell'ETG) nei 3-4 giorni precedenti la competi-zione, effettuando allenamenti brevi
e di bassa intensità (30-40 minuti al 35-40% del VO.).
IL RIFORNIMENTO IN GARA
Quello dell'alimentazione in gara è un problema che si pone solamente per le
discipline la cui durata supera le due ore (ciclismo, maratona, triathlon ecc.) o
che si praticano in maniera non continuativa nell'arco di molte ore o di intere
giornate (atletica, judo ecc.). Le necessità che insorgono sono relative alla
disidratazione e alla ricarica energetica dei muscoli impegnati nei gesti tecnici.
In queste gare, il 'rifornimento solido" durante la competizione deve essere
suddiviso in piccole porzioni (30-50 g) e deve prevedere carboidrati con minimi
apporti di zuccheri semplici.
Nella maggior parte dei casi è preferibile una 'razione liquida" contenente
glucosio al 4-8%.
L'assunzione di glucosio non porta al recupero in gara del glicogeno muscolare, ma
favorisce il risparmio del glicogeno già immagazzinato a livello muscolare,
ritardando l'insorgere della fatica.
Il reintegro delle perdite idriche durante la gara, molto importante ai fini della
performance, se è effettuato con sola acqua può non essere sufficiente.
Risulta utile allora ricorrere a integratori idro-sa-lini, la cui composizione deve
tener conto dei vari fattori che possono influenzare la sudorazione, e quindi il
grado di disidratazione dell'atleta, quali temperatura, umidità, ventilazione
ambientale e caratteristiche del vestiario.
La bevanda di gara deve essere ipotonica e contenere poco sale e poco zucchero. Gli
integratori in commercio contenenti fruttosio vanno bene, ma devono essere diluiti
con acqua fino a 1,5-2 volte.
• DOPO LA GARA
Dopo una gara si dovrà portare in equilibrio l'organismo facilitando il lavoro di
ricostituzione delle riserve di energia, di smaltimento e rimozione dell'acido
lattico accumulato e ricomponendo l'equilibrio idro-salino.
Nelle gare e in quelle discipline che si svolgono a brevi intervalli una
dall'altra, sarà necessario cercare di riformare velocemente il glicogeno
muscolare. Il ripristino delle riserve di fosfage-no (ATP - CP) è molto rapido,
mentre quello di glicogeno muscolare ed epatico richiede più tempo ed è differente
in relazione al tipo di attività svolta.
Nei primi 15-45 minuti dopo qualsiasi attività sportiva, per sfruttare al massimo i
meccanismi del recupero sarà bene assumere carboidrati ad alto indice glicemico,
acqua e/o bevande zuccherate (i succhi di frutta contengono, oltre allo zucchero,
sali minerali a funzione antiossidante).
Dopo una competizione di lunga durata la risintesi completa del glicogeno richiede
una dieta particolarmente ricca di carboidrati per i primi due giorni successivi
alla gara. L'atleta dovrà aspettare almeno un'ora prima di poter fare un pasto
completo per permettere al sangue di ritornare dai muscoli agli organi digestivi.
Nel frattempo potrà cominciare il reintegro delle riserve di glicogeno e di
liquidi, ingerendo bevande zuccherate e frutta fresca o anche del gelato.
Successivamente potrà assumere ogni due ore 50-75 g di carboidrati. Se il
rifornimento di carboidrati è ottimale, la velocità di risintesi è massima e in 48
ore recupererà totalmente. Il recupero delle scorte di glicogeno sarà favorito
se i carboidrati ad alto indice glicemico vengono abbinati con le proteine "nobili"
dotate dello spettro completo degli AA essenziali: pane, mie-le, bresaola o
parmigiano sono alimenti molto efficaci per il recupero.
Dopo attività intense di breve durata non si rende necessaria un'assunzione di
carboidrati
superiore alla norma. In questi casi, infatti, anche in assenza di carboidrati si
verifica una risintesi notevole del glicogeno muscolare già nei primi 30 minuti. Il
ripristino completo della scorta di glicogeno richiederà un periodo di circa 24
ore.
Dopo un lavoro muscolare intenso, una speciale attenzione dovrà essere rivolta al
reintegro delle proteine. A questo scopo assumono particolare importanza le
vitamine B, e B, che favoriscono la ricostruzione proteica e hanno funzione
antitossinica.