Argomento musica
Canzone del Piave
La canzone del Piave, definita anche leggenda del Piave, è un canzone
italiana molto celebre.
Il brano fu composto nel 1918 dal maestro Giovanni Gaeta durante la
fine della prima guerra mondiale.
La canzone è ispirata a dei fatti storici che coinvolsero l’Italia durante
la prima guerra mondiale.
quando l'Impero austro-ungarico decise di sferrare un grande attacco
(chiamata battaglia del solstizio )sul fronte del fiume Piave per
piegare definitivamente l'esercito italiano, già distrutto dalla sconfitta
di Caporetto.
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L’esercito Austriaco allora invase le località venete di Grave di
Papadopoli e Montello, ma per colpa di una piena del fiume fu
costretto ad arretrare. Qui intervenne la resistenza dell’esercito
italiano che costrinse l’esercito
austro-ungarico ad arretrare.
Il quattro luglio 1918 l’esercito
italiano occupo la zona tra il nuovo
Piave e il vecchio Piave. Da questo
periodo fino all’ottobre del 1918 si
svolsero una serie di battaglie che
coinvolsero l’esercito italiano e
l’esercito Austro-ungarico e che si
conclusero con l’offensiva finale italiana della battaglia di
Vittorio veneto.
La canzone fu composta nel giugno del 1918, immediatamente
dopo la battaglia del solstizio, e poco tempo dopo venne fatta
conoscere ai soldati la canzone, da Enrico Dalma. (compositore e
cantante, unitosi alla guerra come bersagliere ), ben presto
divenne un’inno di guerra per l’esercito tanto che lo stesso
Armando Diaz( generale italiano ) decise di adottare per incitare
le armate.
Il testo e la musica avevano l’andamento colto e ricercato delle
altre canzoni dell’autore( stile Cabaret ).
La canzone inoltre fu anche un simbolo di rinascita durante il
primo dopoguerra perché tendeva ad idealizzare la grande guerra
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come un’importante vittoria e a far dimenticare tutte le vittime e
le sofferenze.
Giovanni Ermete Gaeta.
Giovanni Ermete Gaeta nasce a Napoli il 5 maggio 1884 e
muore a Napoli il 24 giugno 1961 è stato un compositore e
musicista italiano, fu il compositore di numerosi canzoni celebre
come “la canzone del Piave”.
Viene ricordato per essere uno dei maggiori innovatori della
canzone napoletana della prima meta del novecento e uno dei
protagonisti del primo dopoguerra e degli anni cinquanta .
Il Piave mormorava
e placido, al passaggio
Dei primi fanti, il ventiquattro maggio
L'esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera
Muti passaron quella notte i fanti
Tacere bisognava, e andare avanti
S'udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar dell'onde
Era un presagio dolce e lusinghiero
Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero"
Ma in una notte trista
Si parlò di un fosco evento
E il Piave udiva l'ira e lo sgomento
Ahi, quanta gente ha vista
Venir giù, lasciare il tetto
Poiché il nemico irruppe a Caporetto
Profughi ovunque, dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti
S'udiva allor, dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l'onde
Come un singhiozzo, in quell'autunno nero
Il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero"
E ritornò il nemico
Per l'orgoglio, per la fame
Volea sfogare tutte le sue brame
Vedeva il piano aprico
Di lassù, voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allora
"No" disse il Piave, "No" dissero i fanti
Mai più il nemico faccia un passo avanti
E si vide il Piave rigonfiar le sponde
E come i fanti combattevan le onde
Rosso del sangue del nemico altero
Il Piave comandò: "Indietro va', straniero"
Indietreggiò il nemico
Fino a Trieste, fino a Trento
E la vittoria sciolse le ali al vento
Fu sacro il patto antico
Tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti
Infranse, alfin, l'italico valore
Le forche e l'armi dell'impiccatore
Sicure l'Alpi, libere le sponde
E tacque il Piave: "Si placaron le onde"
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi
La Pace non trovò né oppressi, né stranieri
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