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Macroeconomia

alcune semplici domande per esercitarsi in macroeconomia
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DOMANDE MACROECONOMIA

1)Che cos’è il reddito di equilibrio nel modello reddito spesa?


-Risposta:
Il reddito di equilibrio è quel valore che si determina in un modello in cui si ipotizza che il
livello dei prezzi sia dato e che ci sia capacità produttiva inutilizzata; l’obiettivo è determinare
quel livello di PIL che soddisfi una condizione in particolare, ossia per cui la domanda
aggregata è uguale al livello di produzione offerto. Dal punto di vista grafico, ciò è
visualizzabile nel punto di intersezione tra la funzione di spesa aggregata e la retta a 45°, dove
tutti i punti sono equidistanti dagli assi e in cui si individuano posizioni in cui la spesa
aggregata è uguale al livello di produzione.

2) Qual è la differenza tra PIL espresso a prezzi correnti e PIL espresso a prezzi costanti?
Risposta: Il PIL espresso a prezzi correnti (o PIL nominale) è uguale alla somma delle quantità
di beni e servizi finali prodotti nel sistema economico valutate al loro prezzo corrente; il PIL
espresso a prezzi costanti (o PIL reale), invece, fa vedere in che misura le variazioni della
produzione aggregata siano riconducibili soltanto all’andamento delle quantità prodotte a
prezzi costanti siccome viene determinato, in maniera arbitraria, un anno 0 da cui derivare i
prezzi.

3)Illustrare i metodi di calcolo del PIL.


- Risposta:
Per PIL (o GPD) intendiamo il prodotto interno lordo ed è una grandezza che viene misurata in
euro. Abbiamo 3 metodi per calcolare il PIL e questi sono:
- Calcolare il PIL come spesa aggregata dei beni finali; in tal senso il PIL rappresenta una
misura della produzione finale come somma complessiva di beni e servizi realizzati da
un sistema economico in un certo lasso di tempo.
- Calcolare il PIL come valore aggiunto, ossia considerare la differenza tra i ricavi di
un’azienda e il costo dei beni intermedi che essa compra da altre imprese.
- Calcolare il PIL guardando dal lato dell’offerta, ossia calcolarlo come somma di tutti i
redditi che sono stati percepiti da tutti i soggetti che hanno partecipato a vario titolo al
processo produttivo. Dunque significa andare a considerare i redditi dei lavoratori e i
profitti degli imprenditori.
4) Che cos’è il moltiplicatore della spesa autonoma?
Risposta: Il moltiplicatore della spesa autonoma è una componente da cui dipende il reddito
di equilibrio (oltre che dalla componente autonoma). Il moltiplicatore della spesa autonoma
1/(1-c1) è un coefficiente dato dal reciproco della propensione marginale al risparmio (1-c1) e
c1, che è la propensione marginale al consumo. Il moltiplicatore misura di quanto cresce e
quanto si incrementa il reddito se facciamo aumentare di una certa quantità una componente
autonoma della spesa pubblica come i consumi autonomi, gli investimenti ecc.…
Si chiama moltiplicatore perché se andiamo a vedere 1/(1−c1) questa quantità che ne viene
fuori è una quantità > di 1, quindi ad esempio un incremento degli investimenti farà crescere il
reddito di un importo “moltiplicato” superiore all’incremento iniziale.

5) Spiegare gli effetti di una politica fiscale espansiva nell’ambito del modello IS-LM
Una politica fiscale espansiva nel modello IS-LM può vertere su un aumento della spesa
pubblica o su una riduzione delle imposte e ciò comporta 2 effetti: la retroazione monetaria e
lo spiazzamento degli investimenti. In seguito a una politica fiscale espansiva la curva IS si
sposta verso destra generando un aumento del reddito d’equilibrio; l’aumento di tale reddito
genera anche un aumento della domanda di moneta (visto che bisogna finanziare un maggior
numero di transazioni) e ciò porta ad un aumento conseguente del tasso di interesse.
L’aumento del tasso di interesse genera un meccanismo di retroazione monetaria per cui
saranno scoraggiati gli investimenti (spiazzamento degli investimenti) e ci sarà quindi una
riduzione della domanda aggregata che porterà alla riduzione del reddito.
6) Che cos’è la curva LM?
La curva LM individua tutte le combinazioni di reddito e tasso di interesse compatibili con
l’equilibrio sul mercato monetario. Essa è inclinata positivamente quindi se aumenta il
reddito necessariamente deve aumentare anche il tasso d’interesse (fermo restando il resto)
per mantenere in equilibrio il mercato monetario. Si chiama curva LM siccome l’equilibrio sul
mercato della moneta comporta una situazione in cui la preferenza per la liquidità è uguale
all’offerta di moneta L=M

7) Che cos’è la curva IS?


La curva IS indica tutte le combinazioni di reddito e del tasso di interesse che assicurano il
rispetto della condizione di equilibrio sul mercato dei beni. Essa è inclinata negativamente
siccome se aumenta il tasso di interesse, il livello di reddito che assicura l’equilibrio al
mercato dei beni deve essere inferiore. La curva è chiamata IS perché l’equilibrio fra domanda
e offerta aggregata può essere espressa come uguaglianza fra investimenti (I) e risparmi (S).
8) Perché nel modello IS-LM un aumento della spesa pubblica determina un aumento del
reddito di equilibrio ma anche un aumento del tasso di interesse?
Risposta: Nel modello IS-LM un aumento della spesa pubblica comporta un aumento della
domanda aggregata che fa innalzare il livello del reddito per effetto del moltiplicatore
keynesiano; ciò porta ad uno spostamento della curva IS verso destra. Un aumento del
reddito, però, ha effetto anche sulla domanda di moneta che, a parità di offerta di moneta,
aumenta se si riduce la domanda di moneta a scopo speculativo all’aumentare del tasso
d’interesse. Di conseguenza si avrà un aumento del reddito di equilibrio e un aumento del
tasso di interesse.
9) Perché esiste una relazione inversa tra tasso di interesse e livello degli investimenti delle
imprese?
Risposta: Dal momento che gli investimenti dipendono anche dal tasso d’interesse, oltre che
dalle previsioni dele imprese sull’andamento dell’economia, e più elevato sarà quest’ultimo e
più l’imprenditore sarà restìo a fare l’investimento. Infatti la relazione che lega investimenti e
tasso d’interesse è una relazione inversa in quanto se è alto il tasso di interesse richiesto da
chi presta il denaro, più costoso sarà il progetto di investimenti per le imprese, le quali
saranno meno propense a finalizzarlo.

10) Per quale motivo il moltiplicatore della spesa autonoma è più grande in economia chiusa
di quello in economia aperta?
Risposta: Il moltiplicatore della spesa autonoma in economia chiusa è 1/1-c1 mentre quello in
economia aperta è 1/1-c1+m dove la m sta per la propensione media e marginale ad
importare. Siccome nel moltiplicatore della spesa autonoma in economia aperta abbia un
altro termine al denominatore, appunto m, ciò fa sì che il denominatore aumenti e di
conseguenza rende più piccolo il valore del moltiplicatore. Concludendo possiamo dire che il
motivo per cui il moltiplicatore della spesa autonoma in economia aperta è di un valore
inferiore rispetto a quello in un’economia chiusa è dovuto al fatto che una parte
dell’incremento della domanda conseguente all’espansione sfugge poiché rivolta alle
produzioni estere sotto forma di maggiori importazioni anziché alle produzioni nazionali.

11)Che cos’è il fenomeno della trappola della liquidità?


La trappola della liquidità è una situazione in cui la domanda di moneta assume un
andamento orizzontale, cioè diventa infinitamente elastica. Se siamo di fronte una situazione
del genere, la politica monetaria non è efficace perché pure se aumento l’offerta di moneta,
accade che tale aumento viene esaurito dagli operatori economici, siccome questi
cercheranno di vendere titoli ed acquistare moneta per non incorrere in perdite in conto
capitale. Keynes insiste molto su questo fenomeno, ma quando lo vediamo? Quando i
mercati finanziari sono depressi, quando tutti si aspettano una crisi ed un caduta. La
domanda di moneta tenderà dunque ad aumentare.
12) Quali sono le implicazioni di politica monetaria della trappola della liquidità?
Risposta: In caso di trappola di liquidità, si determina una situazione di stallo nell’economia e
la politica monetaria non è efficace per risollevare le sorti del sistema economico in quanto
non si verificherà alcuna variazione né del reddito né del tasso di interesse. In preferenza
assoluta per la liquidità, la nuova moneta viene assorbita per il tesoreggiamento, lasciando
inalterati i tassi di interesse . La teoria keynesiana insiste molto su questo, afferma infatti che
la politica monetaria può non essere efficace in certe circostanze, nello stimolare
un’economia che si trovi in una fase di recessione, quindi l’unica possibilità è di far aumentare
la domanda aggregata. Come facciamo? Se gli investimenti delle imprese non vengono
effettuati, perché c’è una percezione negativa sull’andamento futuro dell’economia, l’unica è
quella di far sì che lo stato si faccia carico in prima persona di aumentare la domanda
aggregata attraverso gli strumenti della politica fiscale, quali un aumento della spesa
pubblica o investimenti pubblici

13) Quali sono le ipotesi alla base della teoria quantitativa della moneta?
Risposta: Alla base della teoria quantitativa della moneta di Fisher sviluppata all’inizio del
‘900 vi sono 2 ipotesi; la prima riguarda l’assunzione del reddito prodotto in termini reali
mentre la seconda fa riferimento al fatto che la velocità di circolazione della moneta sia
indipendente dalla quantità della moneta. Si assume il livello di reddito costante per la
tensione verso la piena occupazione di tutti i fattori produttivi e la velocità media di
circolazione costante per diversi fattori istituzionali (come le abitudini di pagamento di una
data collettività). Una variazione della quantità moneta corrisponde a un’eguale variazione
percentuale del livello dei prezzi.
P= (V*/Y*) M
14)Quali sono le implicazioni di politica monetaria della teoria quantitativa della moneta?
Ipotizzando che la velocità di circolazione della moneta e il livello del reddito reale siano
costanti, un aumento della quantità di moneta deciso autonomamente dalla Banca centrale,
determinerà un corrispondente aumento del livello generale dei prezzi. [P= (V*/Y*) M]
Il livello dei prezzi P diviene quindi l’unica variabile dipendente su cui ricaviamo gli effetti della
variazione della quantità di moneta (P è proporzionale ad M). Da ciò emerge il motivo per il
quale un individuo decide di trattenere moneta in forma liquida.

15)Per che esiste una relazione inversa tra prezzo dei titoli e tasso di interesse?
[P=R/i] Il prezzo dei titoli e il tasso di interesse sono inversamente proporzionali. Supponiamo,
per esempio, che il tasso d'interesse sui nuovi titoli sia aumentato al 5%, in modo che un
nuovo titolo da 1000 euro offra al suo possessore un reddito monetario annuo di 50 euro. In
tal caso nessuno sarebbe disposto a pagare più di 500 euro per un titolo che frutta soltanto 25
euro l'anno. e, quindi, gli operatori si attendono un aumento del tasso di interesse, prevedono
anche un calo del prezzo dei titoli: se ciò si verificasse, accadrebbe che chi detiene titoli
vedrebbe il loro valore diminuire e registrerebbe una perdita in conto capitale. Proprio per
questo motivo, quando le aspettative sono per un aumento del tasso di interesse, gli operatori
preferiscono detenere moneta anziché titoli, per evitare perdite in conto capitale

16)Spiegare il movente speculativo netta teoria keynesiana della preferenza per la liquidità
Secondo Keynes, la base del movente speculativo della preferenza per la liquidità è
l'incertezza, intesa nel senso che differenti operatori avranno opinioni diverse su cosa
accadrà al tasso d'interesse corrente; ognuno riterrà che il tasso stia per spostarsi verso il
livello che egli considera normale. Chi ha indovinato l’andamento del mercato è quello che
poi farà il profitto. Keynes stesso ha affermato che le variazioni nella funzione della preferenza
per la liquidità, dovute ad un cambiamento nelle informazioni a causa di una revisione delle
aspettative, saranno spesso discontinue e perciò saranno all'origine di una corrispondente
discontinuità nella variazione del tasso d'interesse. Secondo questo punto di vista, gli
individui detengono una parte di moneta per scopi transattivi e precauzionali ed un’altra come
riserva di valore, detenzione di ricchezza.

17) Perché un aumento della spesa pubblica, a parità di altre condizioni, determina un
aumento del reddito di equilibrio?
Risposta: Dal momento che la spesa pubblica è una componente della domanda aggregata,
se la prima aumenta, anche la seconda aumenterà e di conseguenza ciò determina un
aumento più che proporzionale del reddito di equilibrio per effetto del moltiplicatore (1/1-c1).
Tale situazione può generarsi anche in senso opposto, quindi se cadono gli investimenti
proporzionalmente ciò farà scendere il livello del reddito.

18)Perché un aumento delle imposte, a parità di altre condizioni, determina una riduzione del
reddito di equilibrio?
Un aumento delle imposte, a parità di altre condizioni, determina una riduzione del reddito di
equilibrio perché comporta una riduzione della domanda aggregata. Il moltiplicatore che
influisce sulla riduzione del reddito di equilibrio è -c/1-c1 dove si ha -c, con segno negativo,
perché questo reddito invece di essere speso per consumi viene utilizzato per pagare
l’imposta; quindi il reddito di equilibrio diminuisce.

19) )Che cos’è la propensione marginale al consumo?


Risposta: La propensione marginale al consumo (PMaC = ΔC/ΔYd) misura la variazione del
consumo derivante da una variazione del reddito disponibile. La propensione marginale del
consumo misura la pendenza della retta di consumo ed è un valore compreso tra 0 e 1; essa è
inferiore all’unità perché si suppone che per ogni euro addizionale di reddito ricevuto, le
famiglie aumentino il loro consumo di una quota di quell’euro e risparmino il resto

20)Che cos’è la propensione marginale al risparmio?


Risposta: La propensione marginale al risparmio PMaR = ΔS/ΔYd misura l’incremento del
risparmio associato all’incremento del reddito ed è speculare alla propensione marginale al
consumo in quanto la loro somma da 1. La propensione marginale al risparmio è data dalla
differenza tra 1 e la propensione marginale al consumo.

21)Che cos’è la funzione keynesiana del consumo?


Risposta: La funzione keynesiana del consumo è una funzione lineare che mette in relazione il
consumo e le variabili che lo influenzano, tra cui il reddito disponibile.
C = C0+ C1Y → dove C è il consumo, 𝑌 è il reddito dell’individuo, 𝐶0 è il consumo autonomo
indipendente dal reddito percepito e necessario alla sussistenza, mentre C1 è la propensione
marginale al consumo, che è compresa fra zero e uno e che misura sostanzialmente
l’incremento del consumo associato all’incremento del reddito disponibile

22) Illustrare le operazioni di mercato aperto e la loro finalità


La BCE opera attraverso due categorie d'interventi: le operazioni di mercato aperto e le
operazioni su iniziativa delle controparti. Per ciò che concerne le operazioni di mercato
aperto, si tratta d'operazioni di compravendita di titoli in cui la BCE è acquirente di titoli a
pronti quando vuole immettere base monetaria e venditore a pronti quando vuole ridurre la
base monetaria disponibile presso il sistema bancario. Attraverso queste operazioni di
mercato aperto, la Banca centrale regola la liquidità all’interno del sistema economico; se
vuole aumentare la liquidità, acquista titoli mentre vende titoli qualora voglia ridurre la
liquidità.

23)Perché un aumento dell’offerta di moneta determina un aumento del reddito e una


riduzione del tasso di interesse nel modello IS-LM?
Ad un aumento dell’offerta di moneta, la curva LM si sposta in basso a destra provocando
quindi una riduzione del tasso d’interesse perché c’è una situazione in cui c’è un eccesso di
offerta rispetto alla domanda di moneta. Questa situazione rende gli investimenti più
convenienti e la domanda aggregata aumenta così come la produzione; quindi si mette in
moto il processo moltiplicativo e abbiamo un nuovo equilibrio. Nel modello IS-LM ciò
comporta un aumento del reddito e una riduzione del tasso di interesse
24)Illustrare il fenomeno dello spiazzamento della politica fiscale.
Quando un governo attua una politica fiscale espansiva, ciò fa aumentare il livello del reddito
e di conseguenza aumenta la domanda di moneta; se l'elasticità di domanda di moneta
rispetto al reddito è molto forte sorge il problema per cui anche un piccolo aumento del
reddito generato dalla politica fiscale espansiva farà aumentare di molto la domanda di
moneta ma siccome l'offerta è rimasta costante questo determinerà un grave eccesso di
domanda rispetto all'offerta e quindi i tassi di interesse tenderanno ad aumentare parecchio.
Se poi ci aggiungiamo che gli investimenti sono molto sensibili al tasso di interesse questo
significativo aumento del tasso di interesse scoraggerà in modo molto forte il livello degli
investimenti e quindi mettendo insieme questi due aspetti, l’elevata elasticità della domanda
di moneta rispetto al reddito e una forte elasticità degli investimenti al tasso di interesse, si
vanificherà in modo significativo effetti della politica fiscale.

25) Quali sono i canali di creazione della base monetaria?


La base monetaria è data dalla moneta legale o circolante più le riserve delle banche presso
la banca centrale. I canali di creazione della base monetaria sono 3:
- Il canale tesoro (BMTES) che consiste nella copertura con moneta del disavanzo di
bilancio del settore pubblico; questo canale oggi non è più attivo in seguito al trattato
di Maastricht che vieta di finanziare i disavanzi degli Stati con base monetaria
- Il canale bancario (FINBC) è il canale principale oggi dell’Unione Monetaria Europea e
corrisponde alla quantità di base monetaria fornita dalle autorità monetaria al sistema
creditizio attraverso le operazioni di apertura di credito alle aziende di mercato.
- Il canale estero (BMES) che consiste nel convertire valute estere in valute nazionali
incrementando la base monetaria
26)Che cosa sono le operazioni di rifinanziamento principali?
Sono le operazioni con le quali la banca centrale in via ordinaria finanza il sistema bancario.
La BCE opera attraverso due categorie d'interventi: le operazioni di mercato aperto e le
operazioni su iniziativa delle controparti. Dal punto di vista tecnico la BCE consegue le
operazioni di mercato aperto ( compravendita di titoli già circolanti sul mercato finanziario)
attraverso le operazioni di rifinanziamento principali. Con queste operazioni la BCE, effettua
delle aste settimanali in cui offre liquidità alle banche ordinarie. Queste aste si chiamano
Operazioni di rifinanziamento principali

27)Che cos’è il coefficiente di riserva obbligatoria?


Risposta: Le aziende di credito detengono riserve non solo per ragioni precauzionali ma
anche legali. In molti paesi infatti le banche che accettano depositi sono obbligate dalla legge
a detenere una frazione dei depositi sotto forma di riserve presso la Banca centrale. Il
coefficiente di riserva obbligatoria [R=rDB] è di norma fissato in rapporto ai depositi.

28)Qual è la differenza tra la politica monetaria e la politica fiscale?


La politica monetaria, amministrata dalla banca centrale, si attiene alla gestione della
quantità di moneta e dei suoi effetti sul tasso d’interesse. Quando parliamo di politica fiscale
ci riferiamo alle decisioni dei singoli governi in materia di spesa pubblica, di entrate fiscali e
alle scelte di bilancio del settore pubblico.

29)Perché un aumento del tasso di interesse causa una riduzione della domanda di moneta?
Se il tasso di interesse diminuisce, quindi il valore dei titoli a reddito fisso aumenta, conviene
acquistare titoli anziché detenere moneta, sia perché i titoli rendono molto, sia perché il
pubblico prevede che il loro valore è destinato ad aumentare. Quindi, la domanda di moneta
è bassa. Al contrario quando il pubblico si aspetta un aumento del tasso d interesse, ossia
una diminuzione del valore dei titoli, in questo caso, conviene tenere moneta anziché titoli,
sia perché questi rendono poco, sia perché si prevede una diminuzione del loro valore. In altri
termini, quando il tasso di interesse è basso, il costo opportunità del tenere moneta è
modesto e il rischio del detenere titoli è alto. La relazione perciò tra tasso di interesse e
domanda di moneta è inversa
30)Attualmente lo Stato si può finanziare collocando titoli sul mercato primario?
Si, attualmente lo stato può finanziare il suo disavanzo collocando titoli di nuova emissione
sul mercato primario. Tali titoli non possono essere acquistati sul mercato primario dalla
banca centrale, decisione preso dal trattato di Maastricht. In altri paesi è possibile che la
banca centrale garantisca titoli, è il caso per esempio del Giappone.

31)Per quale motivo al crescere del salario reale l’offerta di lavoro aumenta?
Risposta: Ogni individuo può scegliere la proporzione di tempo da dedicare al tempo libero, L,
o al lavoro. Lavorando ottiene un salario che gli permette di aumentare il proprio consumo; il
salario costituisce dunque il costo opportunità del tempo libero. Siccome esiste un limite
massimo di ore che ciascun individuo può lavorare, questi devono far fronte ad un vincolo di
bilancio: w(N-L)=PC. Ciò sta a significare che il reddito derivante dall'attività lavorativa (N - L =
N indica il numero d'ore lavorate) deve eguagliare il valore totale del consumo che è dato dal
prodotto della quantità del bene di consumo C e del suo prezzo P. Se il salario è molto basso,
può capitare che l'individuo non sia per nulla disposto a lavorare. Supponendo che, dato il
prezzo P, il salario monetario aumenti da w1 a w2; la retta del vincolo di bilancio ruota in senso
orario, dal momento che la sua pendenza, misurata dal salario reale w/P, aumenta. Da ciò si
può dedurre che l'aumento del salario reale determina un aumento del costo opportunità di
ogni ora di tempo libero per cui l'individuo aumenta le ore dedicate al lavoro e riduce quelle
dedicate al tempo libero.
32)Per quale motivo al crescere del salario reale la domanda di lavoro si riduce?
Al crescere del salario reale W/P, la domanda di lavoro si riduce perché il prodotto marginale
che misura l’inclinazione della funzione di produzione aumenta; questo perché la relazione
tra PML e quantità di lavoro domandata è inversa.

Assumendo quindi che il salario reale sia w1\p1, l’impresa acquisirà tante ore di lavoro fino al
punto in cui la produttività marginale sarà uguale a questo salario reale. La quantità di lavoro
impiegata dall’impresa sarà poi N1. Ipotizzando ora una riduzione del salario reale, che
scende a w2\p, l’impresa prenderà altre decisioni e la domanda di lavoro sarà quindi uguale a
N2. se l’impresa in corrispondenza di un salario reale w1\p assumesse lavoratori per una
quantità di lavoro superiore a N1, significherebbe che per queste ulteriori ore di lavoro
maggiori di N2, il costo di queste, misurate sempre dal salario reale, sarebbe maggiore della
produttività marginale, che misura il contributo in termini di produzione aggiuntiva. I profitti si
stanno dunque riducendo in quanto i costi superano i ricavi. Sarebbe razionale per l’impresa
se vuole massimizzare profitti fermarsi in corrispondenza dell’uguaglianza tra prodotto
marginale e salario reale.

33)Illustrare la differenza tra i concetti di disoccupazione volontaria e involontaria.


I disoccupati volontari sono coloro che, non essendo disposti a lavorare al salario corrente,
restano disoccupati; mentre i disoccupati involontari sono colore che, pur essendo disposti a
lavorare al salario corrente, restano disoccupati

34)Per che nel modello neoclassico del mercato del lavoro non c’è posto per la
disoccupazione involontaria?
Risposta: Nel modello neoclassico non c’è spazio per la disoccupazione involontaria perché
si assume che il salario si aggiusti sempre per eguagliare domande e offerta, quindi non c'è
spazio per l'esistenza della disoccupazione involontaria. Ciò non significa che non possano
esistere disoccupati; significa piuttosto che questi individui sono disoccupati volontari, vale a
dire non sono disposti a lavorare al salario corrente.
35)Che cosa sono i salari di efficienza?
La teoria dei salari di efficienza è usata come ipotesi alternativa, oltre a quella dei modelli
insider-outsider, per spiegare l’esistenza della disoccupazione involontaria come fenomeno
di equilibrio anziché come situazione transitoria. La teoria dei salari efficienti parte da 2
assunti: il primo è che le imprese non possono controllare la reale produttività dei lavoratori e
la seconda è che il salario influenza la produttività. Tale teoria dimostra come esiste una
relazione positiva tra salario e produttività e quindi quando l’impresa considera l’opportunità
di ridurre i salari si trova in realtà di fronte a un trade-off siccome un salario minore comporta
da un lato costi minori ma dall’altro una minore produttività e quindi minori profitti. Dunque
l’elevato salario che le imprese sono indotte a concedere per ottenere una prestazione
migliore da parte dei lavoratori, porta a una situazione in cui in corrispondenza di quel livello
salariale vi sarà un certo livello di disoccupazione.

36)Perché il salario tende ad essere rigido verso il basso nel modello insider-outsider?
Nel modello insider-outsider, gli insider sono i lavoratori già impiegati dall’impresa mentre gli
outsider sono i disoccupati in cerca di lavoro. L’assunzione fondamentale di questo modello è
l’esistenza dei costi di “turnover” ossia quei costi che rendono oneroso rimpiazzare un
lavoratore con un nuovo assunto ad esempio come i costi legali di licenziamento o i costi di
formazione del nuovo personale; ma ci sono anche costi di turnover meno espliciti come il
comportamento ostile degli insider verso i nuovi assunti, riducendo così la loro produttività.
Gli outsider, consapevoli della potenziale discriminazione nei loro confronti, incrementano il
salario minimo cui sono disposti a lavorare. Alcune possibili conseguenze di questo modello
sono ad esempio lo scarso avvicendamento di lavoratori e nel caso in cui si verifichi uno
shock negativo che sposta la curva di domanda aggregata verso il basso, l'impresa dovrà
ridurre la forza lavoro e una parte degli insider perderà il posto. Inoltre la prolungata riduzione
della domanda aggregata porterebbe ad un aumento della percentuale di disoccupati di
lunga durata sui disoccupati complessivi. Questo fenomeno accentuerebbe il potere degli
insider, poiché i disoccupati di lunga durata non sono in pratica concorrenti effettivi degli
occupati. I modelli insider-outsider, dunque, permettono di spiegare non solo la rigidità
salariale ma anche le risposte asimmetriche di fronte a shock che colpiscono la domanda di
lavoro.

37)Che cos’è il tasso naturale di disoccupazione?


Il tasso naturale di disoccupazione è un concetto elaborato da Friedman e si riferisce perlopiù
al tasso di disoccupazione che è coerente con le condizioni reali esistenti sul mercato del
lavoro. Questo tasso naturale di disoccupazione può essere abbassato rimuovendo gli
ostacoli sul mercato del lavoro, riducendo le frizioni, e può anche essere aumentato,
introducendo ostacoli addizionali.

38)Illustrare la curva di Phillips.


Alla fine degli anni ’50, uno studioso statista, Philips, pubblica un articolo in cui instaura una
correlazione tra i dati dell’economia britannica per un periodo molto lungo, che va dal 1861 al
1957. Correla la variazione rispetto all’anno precedente dei salari monetari, mentre dall’altra
parte il livello del tasso di disoccupazione. Questi dati vengono proiettati in un grafico e
vengono interpolati con una curva; la curva di Philips ci dice che esiste una relazione inversa
tra l’andamento della disoccupazione e la dinamica salariale: quando la disoccupazione
tende a ridursi e ci spostiamo quindi verso sinistra (verso l’alto) la variazione dei salari tende a
essere maggiore, cioè i salari monetari tendono a crescere.
Questa relazione di Philips ha avuto tanta risonanza ed è stata ampiamente utilizzata, poiché
alla curva originale, che mette in relazione il tasso di crescita dei salari monetari con il tasso
di disoccupazione, è stata sviluppata poi un’altra curva di Philips che mette invece in
relazione il tasso di crescita del livello generale dei prezzi, cioè il tasso di inflazione, e il tasso
di disoccupazione

39)Perché la curva di Phillips è stata utilizzata come strumento di politica economica dai
governi?
Perché se noi assumiamo che esiste questa relazione inversa tra l’andamento della
disoccupazione e la dinamica salariale o tra il tasso di inflazione e il tasso di disoccupazione,
ciò può rappresentare una sorta di guida per il governo nel momento in cui deve gestire la
politica economica. Un governo più attento alle ragioni della disoccupazione, che vuole per
esempio ridurre questo aspetto, dunque spostarsi da destra verso sinistra lungo la curva di
Phillips, deve essere però consapevole che questo implicherà una qualche rinuncia in termini
di inflazione, dovendo accettare un tasso di inflazione più elevato. Viceversa, un governo che
volesse ridurre l’inflazione deve mettere in conto che una misura di politica monetaria
restrittiva potrebbe avere effetti deleteri sulla disoccupazione.

40)Qual è la differenza tra deficit pubblico e debito pubblico?


Risposta: Il deficit pubblico (disavanzo statale) indica l’ammontare della spesa a carico dello
stato non coperta dalle entrate, ossia di quanto in un certo periodo le uscite dello stato
superano le entrate. Il debito pubblico, invece, è il debito che lo stato contrae nei confronti di
attori esterni.

41) Che cosa sono le riforme strutturali?


Risposta: Le riforme strutturali sono riforme volte a modificare e migliorare la struttura del
sistema economico e si rivolgono soprattutto al mercato del lavoro ed al ruolo dello stato
negli affari economici

42)Che cos’è il tasso di cambio?


Risposta: Il tasso di cambio è il prezzo della valuta estera espresso in euro, quindi è il prezzo
relativo che definisce il rapporto tra 2 valute. I tassi di cambio possono essere fissi o flessibili.
Per quanto riguarda i tassi di cambio fissi, qui la le banche centrali acquistano o vendono
valute ad un prezzo prefissato; per i tassi di cambio flessibili, invece, vedono l’astenersi delle
banche centrali sui mercati, lasciando che il tasso di cambio si adegui in modo da equilibrare
domanda e offerta di valuta estera.

43)Qual è la differenza tra la bilancia commerciale e la bilancia dei pagamenti?


Risposta: La bilancia dei pagamenti è il prospetto in cui sono registrate le transazioni che
intercorrono tra i residenti di un paese e il resto del mondo. Essa si compone di 2 parti: la
prima è il conto corrente che registra le esportazioni, le importazioni, i redditi da lavoro
dipendente e da capitale e i trasferimenti correnti; la seconda è il conto capitale che registra i
movimenti di capitali in entrata e in uscita dal paese. La bilancia commerciale, invece,
registra la differenza tra importazioni ed esportazioni di beni e servizi ed i trasferimenti netti.
Questa è funzione del reddito nazionale, reddito estero e del tasso di cambio

44)In regime di tassi di cambio fissi che cosa deve fare la Banca Centrale se il tasso di cambio
del suo paese tende a deprezzarsi?
Risposta: In un regime di tassi di cambio fissi se il tasso di cambio tende a deprezzarsi, la
conseguenza è che il pezzo tende ad aumentare, quindi avremo un aumento del prezzo della
valuta estera in termini di valuta nazionale. Questa tendenza del tasso di cambio ad
aumentare potrebbe non essere consentito dagli accordi di cambio e a questo punto per
evitare che il prezzo ecceda il limite consentito deve intervenire la banca centrale. Qui la
banca centrale va sul mercato e offre una quantità di valuta estera, che attinge dalle riserve di
cui dispone, corrispondente all’eccesso della domanda rispetto all’offerta.

45)Quali sono le differenze tra un regime di cambi fissi e uno a cambi flessibili.
Risposta: In regime di tassi di cambio fissi, il tasso di cambio per restare invariato necessita
dell’eguaglianza tra domanda e offerta del mercato di valute estere. Tuttavia, il pareggio della
bilancia dei pagamenti si ottiene tramite interventi di acquisto o vendita di valute estere da
parte della banca centrale con una conseguente riduzione o accumulo di riserve ufficiali. In
regime di tassi di cambio flessibili, invece, le banche centrali si astengono dall’intervento; il
tasso di cambio si adegua in modo da equilibrare domanda e offerta di valuta estera.
46)Per quale motivo un deprezzamento del tasso di cambio favorisce le esportazioni e
penalizza le importazioni?
Risposta: Il deprezzamento del tasso di cambio comporta una svalutazione della valuta
nazionale ed una rivalutazione della valuta estera. Una svalutazione della valuta nazionale
favorisce le esportazioni siccome la valuta nazionale vale di meno, mentre la rivalutazione
della valuta estera penalizza le importazioni in quanto la valuta estera vale di più.

47)Per quale motivo in regime di cambi perfettamente flessibili la bilancia dei pagamenti è
sempre in equilibrio?
Risposta: Per definizione in un sistema a tassi di cambio perfettamente flessibili, un paese ha
sempre la bilancia dei pagamenti in equilibrio perché qualunque squilibrio viene eliminato
attraverso una variazione verso l’alto e verso il basso del tasso di cambio. Qui la Banca
centrale non interviene e lascia che il tasso di cambio si adegui sempre in modo da
equilibrare domanda e offerta di valuta estera. Il saldo della bilancia dei pagamenti è quindi
pari a zero. BP= X+ΔKF=M-ΔKF=0.

48)Per quale motivo un aumento dei tassi di interesse interni fa affluire capitali dall’estero?
Risposta: Un aumento dei tassi di interesse interni favorisce un afflusso di capitale dall’estero
in quanto gli imprenditori, alla ricerca di rendimenti migliori a livello mondiale, privilegiano il
paese con tassi di interesse più alti. In generale quando un paese fa una politica monetaria
più restrittiva, per cui i tassi di interesse tendono ad aumentare, questo comporta a parità di
altre condizioni anche un afflusso di capitali che si traduce in investitori che vengono per
effettuare investimenti nei paesi dove i tassi di interesse sono più alti.
49)Quali sono gli operatori economici che domandano valuta estera?
Gli operatori che domandano valuta sono sia tutti coloro che devono importare beni
dall’estero, quindi tutti coloro che acquistano beni dall’estero hanno bisogno di dotarsi della
valuta estera, sia coloro per esempio che devono effettuare investimenti di natura finanziaria
verso l’estero

50)Quali sono gli operatori economici che offrono valuta estera?


Gli operatori che offrono valuta estera sono coloro che esportano beni a fronte dei quali
ricevano valuta estera che poi convertono in valuta nazionale. In questa categoria rientrano
anche gli operatori che fanno operazioni di investimento in entrata (cioè fanno affluire capitali
nel nostro paese); in questo caso vale la stessa condizione, cioè tutte queste operazioni per
essere praticabili necessitano che la valuta estera, che questi operatori portano nel paese,
venga convertita in valuta nazionale per poi procedere alle operazioni.

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