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TASSO

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TORQUATO TASSO ( 1544 – 1595 )

Il contesto politico e culturale, in cui Tasso nasce, vive,


studia, si forma ed inizia la sua attività poetica, è
caratterizzato da due elementi e concetti fondamentali:

a) l’Italia del Cinquecento.

b) l’Italia della Controriforma.

Paradossalmente, Tasso scrive un poema epico –


cavalleresco, proprio nel momento storico in cui si
assiste ad un ridimensionamento, strategico e tattico, del
ruolo della cavalleria sui campi di battaglia: infatti, in
guerra non ci si affida più alla cavalleria, ma rimane e
resiste il mito – ma solo quello – del cavaliere.

I modelli del poema cavalleresco:

Tasso riprende la tradizione del romanzo cavalleresco


francese, l’esempio di Boiardo e di Ariosto, all’interno
di un progetto politico e morale totalmente nuovo
rispetto agli autori precedenti.
Le prime prove poetiche.

Tra le prime prove poetiche di Tasso si annovera il


Gierusalemme ( 1559 ), un poema epico sulla prima
crociata rimasto interrotto.

Segue di pochi anni il Rinaldo ( 1562 ), un poema


cavalleresco di argomento carolingio.

Il poema:

la Gerusalemme liberata.

Le caratteristiche:

1) poema in ottave.

2) dedicato al duca Alfonso II d’Este ( 1559 –


1597 ).

3) la composizione: 1559 – 1593.


4) 1593: Tasso sottopone la sua opera ad un
rifacimento totale, che porta alla composizione di un
nuovo romanzo, intitolato: Gerusalemme
Conquistata.

5) la struttura è articolata in venti canti.

Definizione del poema di Tasso:

la Gerusalemme Liberata è il poema che fonde la


tradizione del poema eroico e del poema cavalleresco.
La poesia epica ( e cioè, il poema eroico ) deve ricorrere
a contenuti storici e costruirvi sopra finzioni che
sembrino reali. Ma la poesia ha anche ( ed è la
dimensione tipica del poema cavalleresco ) lo scopo di
dilettare, divertire il pubblico e, quindi, deve servirsi
dell’elemento meraviglioso. Ma, comunque, nella mente
di Tasso, bisogna sempre evitare le invenzioni
fantastiche gratuite. Quindi, quello che si trova nel
poema di Tasso è un difficile rapporto tra storia,
verosimile, unità ( tipiche del poema eroico ) e finzione,
meraviglioso e varietà ( tipiche del poema cavalleresco ).
Quindi:

GERUSALEMME LIBERATA

a) storia: la base del poema.

b) finzione: per attirare il pubblico.

La trama:

meno intricata e complessa di quella dell’Orlando


furioso.

Il poema ha per argomento un fatto storico, e cioè la


liberazione del Santo Sepolcro a Gerusalemme dal
controllo musulmano al termine della prima crociata; la
guerra durò tre anni, dal 1096 al 1099, ma Tasso ne
allungò la durata a sei, per ottenere un effetto di
maggiore epicità; la fonte storica principale è una
cronaca di Guglielmo di Tiro, risalente al XII
secolo e stampata nel 1549; l’azione del poema è
collocata nella fase conclusiva della guerra, quando
prende il comando supremo Goffredo di
Buglione, il solo dei crociati, che non abbia perduto di
vista l’originario slancio cristiano dell’impresa di
liberazione del Santo Sepolcro.

I temi del poema:

1) il poema fonde la verità storica ( quella della prima


crociata ) e la fantasia ( le vicende inventate dei
protagonisti, che non sono tutti personaggi storici ).

2) intento encomiastico: esaltare la dinastia della


famiglia Este, nella figura di Rinaldo, il capostipite.

3) i protagonisti del poema sono complessi, inquieti e


contraddittori, come il loro autore, all’interno di una
concezione della poesia e della vita, che è esattamente
l’opposto di quello che pensava Ariosto.

4) il poema è giocato su questa contrapposizione:

a) la tentazione, la passione ed il piacere ( che sono


elementi fondamentali della vita umana ).
b) la morale, la sottomissione ed il dovere ( che
dovrebbero essere gli elementi fondamentali della vita
umana ).

5) è il poema dell’interiorità: che è sempre pericolosa,


perché ha zone oscure, su cui agisce la magia diabolica.

6) nel poema, l’amore è sempre basato sulla


contrapposizione tra l’armonia, che rassicura la vita, e
la passione, che travolge e sconvolge la vita.

7) la guerra e la violenza sono sempre assurde.

8) è un poema moderno: contiene tutti quei temi


fondanti, su cui si baserà la letteratura italiana dei secoli
successivi.

Le opere minori.

L’epistolario.

La tormentata vicenda umana e poetica di Tasso è


documentata dal copioso, e cioè numeroso, epistolario,
nel quale l’esperienza biografica è tuttavia sempre
filtrata attraverso moduli letterari; di particolare
interesse sono le lettere risalenti al periodo della
prigionia nell’ospedale di Sant’Anna, che testimoniano i
malesseri e le ossessioni di una coscienza malata.

Le Rime.

Tasso si dedicò alla poesia lirica lungo l’intero arco di


tutta la sua vita e pubblicò a più riprese raccolti parziali
di Rime; la produzione di argomento amoroso riflette il
momento di transizione dal petrarchismo dominante al
nuovo gusto barocco, che si affermerà nel Seicento; su
una base linguistica ancora petrarchesca, infatti, si
innesta il gusto per la complicazione metaforica, per le
atmosfere ed i sentimenti indefiniti e per la musicalità
dell’espressione; di tono più solenne e maestoso sono le
Rime di argomento encomiastico e religioso.

La produzione drammatica.

Al 1573 risale la composizione della favola pastorale


Aminta, che porta in scena la passione del pastore
Aminta per la ninfa Silvia, inizialmente riottosa
all’amore; la vicenda si conclude lietamente con il
matrimonio dei due giovani; scritta per il pubblico
cortigiano ferrarese, l’opera si propone la celebrazione
della corte, ma, nello stesso tempo, rivela una profonda
insofferenza per i suoi rituali e per le sue costrizioni;
nell’Aminta affiora, infatti, un edonismo tipicamente
rinascimentale, unito, però, alla coscienza della sua
impossibilità di esprimersi in un ambiente oppresso dal
rigido senso dell’onore; al periodo ferrarese risale anche
la tragedia Galealto re di Norvegia, rimaneggiata
successivamente e pubblicata nel 1587 con il titolo di
Re Torrismondo.

I Dialoghi e le ultime opere.

Nel periodo della reclusione a Sant’Anna, Tasso scrisse


la maggior parte dei suoi Dialoghi, rifacendosi ad un
genere affine alla prosa filosofica, praticato nel
Quattrocento e nel Cinquecento; essi trattano di
argomenti morali, mondani ( e cioè, terreni ), letterari,
religiosi e politici, dando spazio, talvolta, a ricordi
autobiografici e confidenze personali; negli ultimi anni
della sua vita, Tasso si dedicò essenzialmente alla
produzione di opere poetiche di argomento religioso ed
encomiastico.

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