Edelman
L’indeterminatezza fisica del cervello
Il neuroscienziato premio Nobel Edelman è stato un pioniere nello studio dei meccanismi del cervello.
Ha ricevuto il premio Nobel per la medicina e la filosofia nel 1972, per il suo lavoro di ricerca sulla struttura e le
differenze degli anticorpi.
È stato uno dei massimi esponenti dello studio specifico delle funzioni cognitive mentali.
Ha elaborato una prospettiva particolare di approccio allo studio della mente e del cervello, che si fonda su una teoria
“neodarwiniana”, biologico-selettiva, del cervello, e si estende anche all’indagine della mente e della coscienza.
Edelman ha osservato che le funzioni superiori cognitive devono avere una localizzazione in ciascun individuo, ma
potrebbero non essere localizzate nello stesso modo in individui diversi.
Da tale considerazione è giunto a proporre la teoria della selezione competitiva dei gruppi neuronali, oppure darwinismo
neurale.
Secondo tale teoria non esistono due animali che abbiano evoluto sistemi nervosi identici.
Le osservazioni di Edelman hanno dimostrato che la competitività dell’ambiente di sviluppo dei neuroni e l’immensità
dei cambiamenti cognitivi da essa provocati indicano la singolarità dei processi del cervello: ciascun cervello umano
sviluppa un’organizzazione funzionale sua propria a livello rappresentativo.
La teoria biologica della coscienza: il “darwinismo neurale”
Il darwinismo neurale è una sfida all’ipotesi che i geni siano la centralina di comando della vita e il computer il modello
della mente e del cervello.
Negli anni successivi, ha esteso la sua teoria evoluzionista del cervello alla mente e alla coscienza dell’uomo,
applicando la teoria della selezione neuronale di gruppo alla teoria biologica della coscienza.
Progetta automi percettivi capaci di superare i test della teoria della selezione neuronale. Questi robot simulano la
coscienza umana, ma si differenziano dai programmi dell’intelligenza artificiale poiché si basano sulla selezione e non su
istruzioni.
L’utilizzo di automi nello studio del cervello non ha significato tuttavia per Edelman sostenere le tesi dell’intelligenza
artificiale. Negli anni successivi ha sviluppato diverse versioni dei robot, giungendo a costruire versioni sempre più
sofisticate che però non sono mai divenuti sistemi di intelligenza artificiale volti a supportare l’idea di poter realizzare
macchine analoghe al cervello umano.
Il cervello non può essere un computer.
Anche se fosse possibile giungere a una totale comprensione delle strutture cerebrali, non riusciremmo a progettare
sistemi di software per la coscienza che possano girare su un qualsiasi computer di potenza sufficiente. Il computer
digitale costituisce un falso analogo del cervello. L’esperienza umana non si basa su un’astrazione così semplice come
una macchia di Turing; per cogliere i significati dobbiamo crescere e comunicare all’interno di una società.
Le configurazioni di risposta del sistema nervoso dipendono dalla storia individuale di ogni sistema, perché è soltanto
attraverso le interazioni con il mondo che si selezionano le configurazioni di risposta convenienti.
L’obiettivo di Edelman è stato dimostrare che è possibile realizzare una teoria della coscienza basata su principi
biologici; e rispetto a tale obiettivo anche i più sofisticati modelli di mente artificiale appaiono ben lontani dalla realtà
biologica della mente umana.
La teoria della selezione dei gruppi neuronali (TSGN)
Il cervello è dotato sin dalla nascita di una sovrabbondanza di neuroni e si organizza attraverso un meccanismo che
ricorda molto da vicino il processo di selezione naturale proposta da Darwin come base per l’evoluzione delle specie
viventi: a seconda del gradi di effettivo utilizzo, alcuni gruppi di neuroni muoiono, altri sopravvivono e si rafforzano.
L’unità su cui si effettua la selezione non è il singolo neurone, bensì i gruppi di neuroni, costituiti da un numero variabile
di cellule.
Ogni organismo appena nato si trova a vivere in un mondo privo di etichette. È quindi necessario che l’organismo
sviluppi, tramite la sua attività nell’ambiente, le informazioni che consentano una tale suddivisione.
La TSGN si fonda su tre concetti fondamentali:
1. Selezione in fase di sviluppo: meccanismo di generazione della diversità
2. Selezione esperienziale: meccanismo che permette lo scambio di questa diversità in un ambiente, omogeneo o
eterogeneo, in continuo sviluppo bidirezionale fra gli individui di una popolazione variante
3. Il rientro: meccanismo che modula fenomeni quantitativi e qualitativi della popolazione selezionata
Il darwinismo neurale racchiude in sé concetti fondamentali sia dell’evoluzionismo sia delle neuroscienze e può quindi
essere utilizzato per l’interpretazione di fenomeni superiori dell’attività del sistema nervoso.
Fornisce una spiegazione di come possa formarsi la coscienza, funzione superiore del cervello che emerge come frutto
dell’interazione fra le regioni cerebrali che operano la categorizzazione percettiva e quelle che mediano la memoria.
Intervista
Con Galilei e con Cartesio, l’epoca moderna ha in qualche modo rimosso la mente dalla natura.
È nel corso del ventesimo secolo che la fisiologia e la psicologia hanno riportato la mente nella natura. E soltanto
recentemente, con l’avvento delle neuroscienze, il cervello e la mente dell’uomo sembrano disvelarsi nella loro estrema
complessità, biologica, psicologia e filosofica.
Occorre una teoria che presenti alcune caratteristiche indispensabili: deve concordare con i dati dell’evoluzione e dello
sviluppo, cioè deve mostrare come le funzioni cerebrali crescano in armonia con le funzioni del corpo, seguendone i
cambiamenti dovuti alla crescita e all’esperienza.
Per essere scientifica deve fondarsi sull’ipotesi che ogni attività cognitiva e ogni esperienza conscia poggino
esclusivamente su processi e ordinamenti appartenenti al mondo fisico.
Deve assumersi il compito di spiegare la relazione tra processi psicologici e processi fisiologici.
I tre concetti chiave della TSGN sono le basi fondamentali non solo per lo sviluppo fisico del cervello, ma anche per lo
sviluppo delle funzioni psicologiche.
L’organizzazione e il funzionamento del cervello umano non hanno nulla a che vedere con un computer.
Innanzitutto la coscienza è una forma di consapevolezza ed è quindi un processo, non una sostanza.
È personale ed è mutevole, continua, si occupa principalmente di oggetti indipendenti da sé ed è selettiva nel tempo.
Tutto ciò che si trova nella coscienza deve essere stato oggetto di riflessione nel nostro comportamento precedente o
attuale: la coscienza è una coscienza di o su cose o eventi e perciò è connessa con l’intenzionalità.”
“Proporre che la coscienza sia il risultato di un processo funzionale, descrivibile in modo analogo al computer è un’idea
attraente, ma presenta una serie di difficoltà.
Non possiamo individuare credenze e desideri senza riferirci all’ambiente, né considerare il cervello e il sistema nervoso
isolatamente dal mondo e dalle interazioni sociali. Gli stati mentali non possono essere identificati con nessuna
descrizione di software, e il funzionalismo non è sostenibile.
Tuttavia il computer è senza dubbio uno strumento essenziale per fornire una modellizzazione del cervello, e per
simulare parti del cervello.
Se fossimo veramente convinti di essere dei computer, l’individualità non avrebbe più alcuna importanza. Il nostro
cervello non è costruito seguendo una serie di istruzioni e regole fisse.
La questione centrale della mente e della coscienza sta nell’individualità. Ogni individuo ha una propria storia, unica e
irripetibile, e questa non può essere simulata da un computer.”
Damasio
L’intelligenza emotiva
Damasio si è occupato della relazione tra il cervello e il linguaggio dell’uomo.
La caratteristica fondamentale del linguaggio è quella di essere uno strumento altamente sofisticato per comunicare e
per esprimere concetti astratti.
Non esiste un centro direzionale del cervello, che coordina l’attività intellettuale e corporea dell’uomo, ma esiste un
sistema dinamico estremamente articolato, composto da neuroni e sinapsi, e a ogni diverso stato del cervello
corrispondono diverse parole e concetti.
L’economia cognitiva del linguaggio, cioè la capacità di comprendere concetti diversi sotto un unico simbolo linguistico,
rende possibile l’utilizzo di concetti estremamente complessi e sofisticati a un livello elevato che sarebbe altrimenti
impossibile.
La neurofisiologia del linguaggio si pone l’obiettivo di individuare le strutture del cervello che sono responsabili della
manipolazione di concetti e della loro espressione linguistica. Il linguaggio esiste sia in quanto artefatto del mondo
esterno, sia come manifestazione simbolica di stati cerebrali fisici e concreti.
Il cervello utilizza i medesimi meccanismi sia per le rappresentazioni linguistiche, sia per ogni altro tipo di
rappresentazioni.
Per quanto riguarda mente e emozioni, Damasio si è mosso in direzione opposta alla tradizione filosofica che prende
avvio da Cartesio.
Damasio ha posto sotto attento esame critico le infauste conseguenze della separazione tra res cogitans e res extensa
sulla base di argomentazioni speculative e, soprattutto, tramite l’analisi di casi clinici e la valutazione di fatti neurologici
sperimentali.
Emozioni e sentimento di sé:
Il corpo fornisce la materia di base per le rappresentazioni cerebrali. Damasio distingue tre diverse configurazioni
emozionali:
1. Le emozioni di fondo: insiemi di stati organici, processi omeostatici, movimenti legati al piacere e al dolore
2. Le emozioni primarie o universali: gioia, dolore, paura, rabbia, disgusto, sorpresa
3. Le emozioni secondarie o sociali: compassione, vergogna, senso di colpa, orgoglio, gelosia ecc.
I vari livelli della vita emotiva, oltre a corrispondere a un differente grado evolutivo nello sviluppo cerebrale, si
distinguono anche per la loro complessità.
Damasio attribuisce un valore particolare alle emozioni di fondo. L’insieme dei fattori che le compongono determina un
certo umore che si origina internamente, ma che può essere percepito riflessivamente dal nostro cervello e avvertito
come un vero e proprio sentimento di fondo, nel quale convergono segnali relativi allo stato e alla postura di muscoli e
ossa, nonché l’eco dei movimenti e la registrazione delle variazioni ormonali.
Damasio propone di considerare la coscienza come una struttura “multi strato”, nella quale, a partire da una base
irriducibilmente organica, emergono livelli di organizzazione anatomica e funzionale sempre più complessi e diversificati.
Nel complesso del sé dobbiamo distinguere:
- Un proto-sé nel quale si esprime il sentimento primordiale del corpo e del suo equilibrio organico
- Un sé nucleare rivolto al rapporto tra i mutamenti che il proto-sé sperimenta in relazione all’incontro con oggetti
esterni
- Un sé autobiografico, la coscienza estesa, identità e consapevolezza nell’uomo
Damasio indica nel midollo allungato la base neurale di costituzione del proto-sé.
Una volta assunto che tutti gli aspetti “superiori” della “spiritualità” dipendono e non possono darsi senza un corpo
vivente, appare quasi priva di significato la prospettiva di riuscire a ripetere queste prestazioni in una materia che non
sia il complesso organismo-cervello.
Intervista
“L’errore fondamentale di Cartesio è stato l’aver proposto un modello di mente totalmente separato dalla natura. La
neurologia si è tradizionalmente occupata delle malattie del cervello, trascurando la mente.
La ragione fondamentale di questa assenza è rintracciabile nell’impostazione cartesiana della questione.
Il mio tentativo è stato quello di cercare di comprendere i meccanismi del cervello, della mente e dell’intelligenza
dell’uomo.
I miei studi compiuti su pazienti affetti da lesioni alle regioni prefrontali del cervello hanno dimostrato come alcuni danni
cerebrali possano mutare radicalmente la vita emotiva del soggetto danneggiato.
Sembra davvero che la ragione dipenda da specifici sistemi cerebrali, e accade che alcuni di questi elaborino sentimenti
ed emozioni. Può quindi esistere un tracciato di collegamento dalla ragione ai sentimenti e al corpo. Phineas Gage,
vissuto nel ventesimo secolo, rivelò per la prima volta una connessione tra razionalità menomata e uno specifico danno
cerebrale, per giungere a dimostrare la stretta connessione tra ragione, emozioni e cervello.
Venne trafitto da una barra metallica che gli attraversò la scatola cranica. Sopravvisse all’incidente, ma non “era più lui”.
Il caso di Gage porta alla luce, per la prima volta, come nel cervello vi siano sistemi deputati al linguaggio, alla
percezione e alla funzione motoria, ma anche al ragionamento e alla sua dimensione personale e sociale.
Ciò significa che la mente è il risultato dell’attività di ciascuno dei componenti separati, e dell’attività concentrata dei
sistemi multipli da essi costituiti.
Nel cervello umano vi è una regione la cui lesione compromette sia il ragionamento che l’emotività. Ragione e
sentimento si incrociano.”
“Dal punto di vista della biologia mi è impossibile immaginare come un organismo così complesso come il cervello
dell’uomo possa essere perfettamente analogo a un computer.
Ancora di più se consideriamo la complessità legata all’interazione dell’uomo con l’ambiente che lo circonda, e
all’intelligenza emotiva degli esseri umani.
Pensare alla mente come un computer significa accettare in pieno la frattura cartesiana tra res cogitans e res extensa.”
“Vorrei proporre l’idea che la ragione non possa essere così pura come la maggior parte di noi ritiene che sia e che certi
aspetti del processo dell’emozione e del sentimento sono invece indispensabili per la razionalità.
Tutti noi scegliamo anche tramite l’influenza degli stimoli emozionali e sentimentali che ci vengono dal mondo esterno.
Punto di partenza deve essere lo studio delle rappresentazioni di oggetti esterni, degli eventi e delle loro relazioni con il
cervello, poiché queste si traducono simultaneamente in rappresentazioni linguistiche neurali.
Ritegno che i processi cerebrali che determinano il linguaggio siano riconducibili a tre gruppi di strutture interattive:
1. Il primo è un’ampia collezione di sistemi neurali che rappresentano le interazioni non linguistiche tra il corpo e
l’ambiente. Queste relazioni sono mediate da diversi sensori e dal sistema motorio.
2. Il secondo comprende un numero ristretto di sistemi neurali e rappresenta i fonemi, le loro combinazioni e le regole
sintattiche per la produzione di parole.
3. Il terzo ha il compito di mediare tra i primi due gruppi. Può elaborare la comprensione di un concetto e stimolare la
produzione di parole o può far evocare il concetto corrispondente alla parola compresa.
Penso che il linguaggio costituisca la sorgente stessa dell’”Io”. Comprendere il linguaggio significa comprendere la
soggettività.”