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Archivio Norberto Bobbio

L’archivio-labirinto di Norberto Bobbio.


All’ingresso del labirinto
Pietro Polito

Scetticismo ragionato e dimostrato

Il mio sistema introduce non solo uno scetticismo ragionato e dimostrato, ma tale che, secondo il mio sistema, la ragione umana per
qualsivoglia progresso possibile, non potrà mai spogliarsi di questo scetticismo; anzi esso contiene il vero, e si dimostra che la nostra
ragione, non può assolutamente trovare il vero se non dubitando; ch’ella si allontana dal vero ogni volta che giudica con certezza; e che
non solo il dubbio giova a scoprire il vero (secondo il principio di Cartesio ec. v. Dutens, par.1. c.2. §.10.), ma il vero consiste
essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa, e sa il più che si possa sapere.
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 1821

Le ragioni per cui questo testo si apre con una citazione esemplare di Giacomo Leopardi sono due. La
prima è che Leopardi è stato il poeta più amato da Bobbio. La seconda è che, come emergerà nello
sviluppo del discorso, l’opera di Bobbio può essere considerata a tutti gli effetti una delle espressioni
novecentesche più alte dello scetticismo ragionato e dimostrato.
Nelle pagine che seguono mi rivolgo ai futuri “utenti” delle carte di Norberto Bobbio (forse la parola
“utente” non è delle più felici ma per il suo carattere neutro e più comprensivo è parsa, a me e alle
archiviste che hanno lavorato sulle carte di Bobbio, Marina Brondino e Enrica Caruso, preferibile ad
altre). Agli “utenti” siano essi una studiosa o uno studioso, una ricercatrice o un ricercatore, una
studentessa o uno studente. In particolare penso ai giovani poiché attraverso le carte ci proponiamo di
avvicinarli alla vita e all’opera di uno dei più importanti filosofi del Novecento. Mi rivolgo a loro
limitandomi a condurli all’ingresso dell’archivio-labirinto di Bobbio e invitandoli a introdurvisi con
fiducia da una delle tante porte d’ingresso possibili. A differenza del labirinto di Minosse, il palazzo di
Cnosso costruito, secondo il mito, da Dedalo, per rinchiudervi il Minotauro, il labirinto di Bobbio non
evoca la paura ma allarga l’orizzonte della mente e ha più di una via d’uscita2.
La sensazione generale che si ha muovendosi nelle varie stanze che compongono l’archivio-labirinto è di
una estrema problematicità. (Sul tema tornerò in seguito perché la problematicità è la caratteristica
principale del labirinto di Bobbio). Al tempo stesso, non sembri un’esagerazione dire che il labirinto
costruito da Bobbio permette di incamminarsi con profitto lungo un ramo robusto dell’albero della
conoscenza che è quello del sapere umanistico nelle sue diramazioni filosofiche, giuridiche, etiche,
politiche.

La metafora prediletta: il labirinto


Come vedremo, la metafora del labirinto è stata applicata alla sua opera non da Bobbio ma dagli allievi.
Per definire la sua bibliografia3, egli ha fatto ricorso ad alcune belle immagini, mostrando una notevole

2
Nella letteratura il labirinto è stato spesso rappresentato come un luogo, un intreccio di strade o passaggi, un edificio con
una rete di camere e di corridoi molto intricati: la reggia di Minosse dalla quale non si poteva uscire senza una guida. Teseo
ebbe da Arianna il filo per non smarrirsi nel labirinto. Forse l’immagine più ricorrente è quella del giardino. Per lo più il
labirinto è un “intrico di vie (sotto forma di edifici e giardini) che offre al visitatore la scelta tra molte alternative,
conducendolo però spesso in vicoli ciechi”. Si veda la monumentale ricerca di Hermann Kern, conosciuta da Bobbio,
Labirinti. Forme e interpretazioni. 5000 anni di presenza di un archetipo. Manuale e filo conduttore, Feltrinelli, Milano, 1981. Catalogo
della Mostra “In labirinto”, Palazzo della Permanente, Milano, Giugno-Agosto 1981.

XI
Archivio Norberto Bobbio

capacità di ironia e autoironia. Ne ha parlato per esempio come di una guida del telefono da consultare
quando occorre, o anche come di un bazar in cui l’autore ha frammisto cianfrusaglie e beni di valore.
Altrove paragona la bibliografia al diario mai scritto. O ancora l’ha presentata come lo strumento
fondamentale per quel bilancio finale che ossessiona il mai contento di sé rispetto al sempre soddisfatto
di sé4. Vincendo, per la mia insistenza, il proverbiale scetticismo, Bobbio alla fine ha accolto l’analogia
con la biblioteca, riconoscendo che, ordinando i suoi scritti per argomento e trovando tra loro un
ordine sostanziale, l’impresa di cercare un filo rosso nella sua opera potrebbe non rivelarsi vana.
Eppure, egli ha sempre mantenuto la sua perplessità e non ha mai assicurato il buon esito del tentativo.
La convinzione di Bobbio è che “un filo rosso probabilmente non c’è”, che egli stesso “non lo ha mai
cercato intenzionalmente”, che gli scritti che compongono la sua opera “sono frammenti di più disegni
non sovrapponibili l’uno all’altro e ciascuno è incompiuto”5.
Nessuna delle metafore ricordate si presta a una definizione adeguata delle carte di Bobbio. Di una
certa utilità può essere l’immagine della biblioteca, ma sia i bibliotecari sia gli archivisti avvertono che
una cosa è schedare un libro un’altra è descrivere un documento, una cosa è realizzare il catalogo di una
biblioteca un’altra è preparare l’inventario di un archivio. Suggerisco di ricorrere alla “metafora
prediletta” da lui introdotta nel saggio Il problema della guerra e le vie della pace, pubblicato su “Nuovi
argomenti” nel 1966, saggio che dà il titolo al libro maggiore di Bobbio sulla pace e la guerra6. Qui
Bobbio ricorre all’immagine del labirinto per descrivere la condizione degli uomini dopo la svolta atomica:

“Per questa situazione ci può soccorrere un’altra immagine [rispetto a quella della mosca nella bottiglia
e del pesce nella rete]: quella del labirinto: chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non
sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni.
Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile
non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un
passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere
dalle apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di
calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere pronti a tornare indietro. La
caratteristica della situazione del labirinto è che nessuno sbocco è mai assolutamente assicurato, e
quando la strada è giusta, cioè conduce ad uno sbocco, non è mai lo sbocco finale. L’unica cosa che
l’uomo del labirinto ha appreso dall’esperienza (posto che sia giunto alla maturità mentale da
apprendere la lezione dell’esperienza) è che vi sono strade senza uscita: l’unica lezione del labirinto è la
lezione della strada bloccata”7

La prima applicazione, probabilmente, della metafora prediletta all’opera di Bobbio è stata proposta da
Luigi Bonanate nel saggio Un labirinto in forma di cerchi concentrici, ovvero: guerra e pace nel pensiero di Norberto
Bobbio8. Bonanate si serve della metafora per aggirarsi nella via del labirinto costituita dagli scritti
internazionalistici, una via che ci restituisce un Bobbio a torto ritenuto minore. Ma la metafora, come

3 Cfr. Bibliografia degli scritti di Norberto Bobbio 1934-1993, a cura di C. Violi, Laterza, Roma-Bari, 1995. L’idea del labirinto è il
motivo ispiratore del lavoro che da anni il Centro studi Piero Gobetti conduce sulla bibliografia primaria e secondaria di
Bobbio, mirando al pressoché totale inserimento dell’opera di Bobbio in internet. Si vedano: [Link]é, Un labirinto nella rete.
L’opera di Norberto Bobbio in internet, in Id. (a cura di), L’opera di Norberto Bobbio. Itinerari di lettura, Angeli, Milano, 2005, pp. 9-
13. Questo libro propone una mappa del labirinto dell’opera, che naturalmente non coincide con la mappa del labirinto delle
carte, e ha in copertina la riproduzione del soffitto ligneo della stanza del labirinto, XVI secolo, Mantova, Palazzo Ducale. Si
veda anche M.G. Losano, La bibliografia di Norberto Bobbio in internet, in “Sociologia del diritto”, n. 2, 1999, pp. 157.167.
4 N. Bobbio – P. Polito, Dialogo su una vita di studi, in “Nuova Antologia”, n. 2200, Ottobre-Dicembre 1996, pp. 40-41.
5 N. Bobbio – P. Polito, Dialogo su una vita di studi, cit., pp. 61-63. La citazione è a p. 61.
6 L’espressione “metafora prediletta del labirinto” si trova nella Prefazione alla Bibliografia degli scritti di Norberto Bobbio 1934-

1943, cit., p. XXIX.. Do l’elenco delle diverse edizioni di Il problema della guerra e le vie della pace, il Mulino, Bologna, 1979, con
una introduzione datata: “Settembre 1979”; 1984, con una prefazione alla seconda edizione datata: “Maggio 1984; 1991, con
una prefazione alla terza edizione datata: “8 febbraio 1991”; 1997 con una prefazione alla quarta edizione datata: “15 giugno
1997”.
7 Cito dalla prima ed. 1979, pp. 22-23.
8 L. Bonanate, Un labirinto in forma di cerchi concentrici, ovvero: guerra e pace nel pensiero di Norberto Bobbio, in. L. Bonanate, M.

Bovero (a cura di), Per una teoria generale della politica. Scritti dedicati a Norberto Bobbio, Passigli, Firenze, 1986, pp. 15-50.

XII
Archivio Norberto Bobbio

avverte l’autore, ben si adatta a tutta l’opera e può essere, aggiungo io, la chiave che stiamo cercando
per aprire le stanze dell’archivio e rappresentare in modo adeguato la peculiarità delle carte di Bobbio:

“Rubando a Bobbio la sua metafora prediletta e per una volta spogliandola del suo messaggio drammatico,
direi che muoversi all’interno della sua opera è un po’ come trovarsi in un labirinto (nel quale del resto
anche Bobbio si aggira) muovendosi nel quale capita di cogliere aspetti diversi, si notano particolari
prima trascurati, si tentano vie nuove senza mai stancarsi, tutto ciò quindi – nonostante il confessato
pessimismo – senza mai perdere la fiducia”9.

Se consideriamo l’archivio di Norberto Bobbio come un labirinto, ci si potrebbe domandare: “Quali


sono le caratteristiche dell’archivio-labirinto bobbiano?”. Attraversando e riattraversando le vie, i
cunicoli, i viottoli, le diverse ramificazioni del labirinto, ovvero fuor di metafora: leggendo e rileggendo
le carte, mi sono persuaso che il labirinto costruito da Bobbio con le sue ricerche e i suoi lavori in oltre
sessant’anni abbia quattro caratteristiche che poggiano su due premesse che a loro volta conducono a una
lezione fondamentale che Bobbio addita innanzitutto a sé stesso. Una lezione alla quale egli è stato fedele,
per riprendere un lessico gobettiano.

Le premesse

I confini
La prima premessa riguarda i confini del labirinto. Qui con la parola confini intendo ciò che gli archivisti
nel loro linguaggio chiamano l’arco cronologico delle carte che è preciso se si guarda esclusivamente a
ciò che risulta dalle carte conservate nell’archivio (si va dal 1925 al 2004). I confini si fanno più incerti
se li stabiliamo non aridamente, in base al responso delle carte, ma guardando alla vita reale di Bobbio.
Allora, rimane sicuro il punto di partenza: i documenti autobiografici relativi all’apprendistato di
studente liceale e universitario, più complesso, nonché doloroso, si rivela fissare la stazione d’arrivo.
C’è una data che ha segnato la vecchiaia operosa di Bobbio, il 28 aprile 2001, il momento della morte di sua
moglie la signora Valeria, quando egli cessa a poco a poco la propria vita pubblica. Tra i numerosi elogi pubblici
che il professore ha fatto di Valeria ne scelgo uno:

“Ringrazio tutti dal più profondo del cuore. E vorrei che i miei ringraziamenti fossero, questi sì,
distribuiti egualmente. Tranne che a una persona, mia moglie, che è più eguale degli altri”10

Ebbene, se nel periodo tra quel giorno fatale e l’anno successivo Bobbio ha smesso di vivere in una dimensione
pubblica (anche se egli non ha mai cessato e non cessa di essere vissuto come uomo pubblico), nel 2003, l’ultimo
anno di vita, prima di spegnersi il 9 gennaio 2004, il professore (qui mi servo delle parole di Andrea Bobbio
ascoltate in una conversazione privata) è uscito dalla cosiddetta quarta età per entrare in una specie di quinta
dimensione.

Le occasioni
La seconda premessa riguarda le occasioni all’origine del labirinto. L’opera di Bobbio è in larga parte
occasionata. Qui occorre distinguere le contingenti, s’intende la partecipazione a convegni, dibattiti, tavole

9L. Bonanate, Un labrinto in forma di cerchi concentrici, ovvero: guerra e pace nel pensiero di Norberto Bobbio, cit., p. 18
Gli allievi in occasione dei suoi novant’anni gli hanno dedicato un fascicolo speciale intitolato: Un secolo, un labirinto,
“Teoria politica”, XV, 2-3, 1999. La metafora è stata riproposta da Michelangelo Bovero, allievo di Bobbio e suo successore
sulla cattedra di Filosofia della politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, in Norberto Bobbio.
Percorsi nel labirinto delle opere, in “Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, 32, 2004, pp. 7-23.
10 N. Bobbio, Le riflessioni di un ottuagenario, in Id., De senectute e altri scritti autobiografici (1996), a cura di P. Polito, introduzione

di G. Zagrebelsky, Einaudi, Torino, 2006, p. 114.

XIII
Archivio Norberto Bobbio

rotonde e così via, dalle occasioni storiche (vedi oltre). Chissà se uno studente appassionato un giorno si
inoltrerà nel labirinto delle carte per tracciare il profilo del Bobbio oratore. Le tracce sono disseminate
ad arte nei vari fascicoli tematici (resistenza, democrazia, pace, diritti dell’uomo) o in quelli intestati a un
classico (Locke, Kant, Hegel, Marx ecc.) o a uno scrittore italiano del Novecento (Croce, Gramsci,
Gobetti ecc.), perché Bobbio annota diligentemente sul testo manoscritto o dattiloscritto di ciascun
intervento il luogo e la data della conferenza. Emergerebbe un’attività intensissima se si pensa che la
parte del lavoro intellettuale che lo ha attratto di più è stata la scrittura e prima ancora le lunghe ore
passate a leggere e a prendere appunti nella sua casa-biblioteca alla grande scrivania in legno pregiato
disegnata per il suo studio da un caro amico.
Le occasioni contingenti sono però secondarie. All’origine degli scritti di Bobbio, all’inizio delle cento
strade, dei mille cunicoli in cui si ramifica il labirinto sta sempre un’occasione storica, vale a dire una
questione, una domanda, un problema che la storia pone all’attenzione della riflessione dell’uomo di
studi. Faccio alcuni esempi. Il senso e le conseguenze della seconda guerra mondiale sono l’occasione
storica che spinge Bobbio a occuparsi del federalismo; la progressiva trasformazione della guerra fredda
in una guerra scongiurata ma resa possibile dalla corsa agli armamenti e dalla “logica folle”
dell’equilibrio del terrore (la demistificazione che Bobbio ne ha fatto è magistrale) è l’occasione che lo
porta a tornare ripetutamente, ossessivamente, sulla natura della guerra dopo la svolta atomica.
Un capitolo a parte tra le occasioni storiche riguarda i dibattiti cui ha partecipato e che ha animato, i quali
scaturiscono dai vari successivi (troppo spesso tragici) tornanti della nostra storia nazionale: il dibattito
sul rapporto tra politica e cultura e i compiti dell’intellettuale negli anni Cinquanta; quello tra marxismo,
socialismo, democrazia, diritti di libertà nella seconda metà degli anni Settanta; quello sul coraggio e la
viltà degli intellettuali nella fase più spietata della stagione del terrore; quello che lo ha diviso dagli allievi
più vicini sulle guerre che hanno contrassegnato la fine del bipolarismo e l’uscita dal Novecento (ne
siamo davvero usciti?); le sorti della nostra democrazia nel passaggio dalla Prima alla Seconda
repubblica. Negli ultimi tempi, informato e avvertito dell’urgenza del problema da Francesco Santanera
e sentendo i morsi della vecchiaia sulla propria pelle, si è interrogato sulla condizione dei malati cronici
non autosufficienti e ha dato un contributo per una vecchiaia civile in un paese civile.

Le caratteristiche
I numerosi campi di interesse di Bobbio sono elencati nell’indice e nella struttura dell’archivio e
vengono descritti con ottima perizia tecnica e archivistica nell’inventario. Non so se nella letteratura
esistano rappresentazioni del labirinto come il campo di un contadino ma l’immagine mi pare efficace
per il labirinto di Bobbio. Egli si è occupato del suo campo come un buon contadino e lo ha coltivato
con alacrità, dedizione, costanza (anche sul tema della costanza tornerò in seguito) per ottenere il
raccolto migliore. Lascio al lettore, anzi all’”utente” futuro delle carte a cui mi sto rivolgendo, il
compito (e il piacere) di scoprire i campi che Bobbio ha coltivato con i suoi studi. Nel linguaggio
specialistico delle archiviste di Bobbio ciò che con una espressione letteraria si chiama campo
corrisponde al “contenitore” che a sua volta si articola in fascicoli o unità archivistiche (si veda
l’introduzione di Marina Brondino e Enrica Caruso).
Avvicinandoci all’ingresso del labirinto, mi sembra interessante indicare le caratteristiche ricorrenti nel
modo in cui egli si è occupato di ciascun campo. Mi pare di una qualche utilità per chi si accosta alle
carte perché tali caratteristiche ricorrono quale che sia il campo-contenitore che viene preso in
considerazione: la filosofia del diritto come la scienza politica; la democrazia, la pace, i diritti dell’uomo;
i classici come i suoi autori, i maestri e i compagni che popolano il suo mondo.

La costanza
La prima caratteristica riguarda il carattere dell’uomo Bobbio che cura il suo campo con attenzione,
passione, dedizione; ne visita e rivisita ciascun appezzamento più e più volte, frequentemente, con la
costanza dei “mai contenti” che non si accontentano di un primo scandaglio, delle risposte che si
trovano al primo tentativo, delle risposte conclusive che non fanno nascere altre domande. La costanza

XIV
Archivio Norberto Bobbio

bobbiana è la costanza di chi a ogni ripresa sa che si può scavare ancora, aggiungere, vedere ciò che non
si è visto prima. E, infatti, ogni ripresa allarga l’orizzonte, la prospettiva, lo sguardo dell’autore e del
lettore.

L’originalità
Siamo passati così alla seconda caratteristica, che come le successive è inerente al suo lavoro: Bobbio
non amava ripetersi e non si ripete, non si ripeteva nemmeno nella scelta dell’argomento dei suoi corsi
universitari: ogni anno dedicava il corso a un tema nuovo. Allo stesso modo non si ripete quando torna
sul medesimo tema o sullo stesso autore. Posso portare la mia testimonianza per gli autori e per i temi
che conosco meglio: da un lato Piero Gobetti e Aldo Capitini, dall’altro la pace e la nonviolenza: a ogni
ripresa dalla lettura e dalla rilettura della pagina di Bobbio ho sempre imparato qualcosa di nuovo.

La problematicità
I bobbiologi (da non confondere con i bobbiani) sanno che numerosi titoli di articoli, saggi, libri del
professore, recano il punto interrogativo. Il più noto è certo Quale socialismo? La problematicità domina,
direi, il lavoro e la vita di Bobbio. I suoi studi partono da domande che portano a nuove domande,
dubbi che alimentano nuovi dubbi: sono da leggere e rileggere le sue pagine sui dubbi troppo spesso
poco fertili e rinunciatari della sinistra. Attenzione, sto parlando di una problematicità esistenziale,
vissuta in modo sofferto, a tratti con angoscia. Cade bene qui una testimonianza personale. Mi sembra
significativo rivelare che l’ultimo lavoro che aveva messo in cantiere e che purtroppo non poteva più
realizzare è stato la voce “Dubbio” per una importante enciclopedia tedesca. La problematicità è un
antidoto sia all’atteggiamento categorico, apodittico, definitivo di chi è troppo sicuro di sé sia
all’atteggiamento provvisorio, temporaneo, transitorio di chi non è mai sicuro di niente. Bobbio ci
insegna a rifuggire tanto dalla semplicità che diventa facilità quanto dalla complessità che si trasforma in
oscurità.

La fecondità
Muoversi nel labirinto di Bobbio è fecondo perché si scoprono nuovi interrogativi, diversi e inconsueti
punti di vista. Cosi lo spirito critico si irrobustisce, aprendosi a nuovi territori e affinando il metodo di
lavoro che per Bobbio è quello della filosofia analitica che procede per idee e per concetti, ma egli non
disdegnava il metodo storico che mira a comprendere il contesto in cui si originano le idee e i concetti.
Amava dire: la teoria senza la pratica è vuota, la pratica senza la teoria è cieca, riecheggiando Kant. Se
Hobbes è il massimo autore politico di Bobbio, non avrei dubbi nell’indicare in Kant il suo massimo
autore morale.
Ma la fecondità concerne tanto il metodo quanto le scoperte teoriche nel senso che leggendo Bobbio si
conquistano frammenti di verità, anche se egli non si sarebbe mai espresso in questo modo e mi
avrebbe rimproverato leggendo questa affermazione dicendo: “Ma sei proprio sicuro?”. Sono sicuro: la
teoria della mutazione radicale della natura della guerra dopo la svolta atomica e la teoria delle promesse
non mantenute della democrazia sono conquiste del pensiero che bastano da sole alla sua statura di
teorico.

La lezione: invito al colloquio


C’è una via d’uscita dal labirinto? Bobbio è scettico, l’ho già detto, circa la possibilità di trovare un filo
rosso ma indica chiaramente il metodo per evitare le vie bloccate e cercare le vie aperte: la discussione.
In una ripresa della “metafora prediletta” da parte degli allievi raccolti attorno a “Teoria politica”,
nell’editoriale che apre il fascicolo speciale della rivista dedicata ai novant’anni del professore si
manifesta “la nostra intenzione di continuare a dialogare – forse talvolta troppo tra di noi invece che
con chi la pensa diversamente – secondo una delle principali lezioni che abbiamo appreso da Bobbio11.

11 l.b., Un’occasione fuori del comune, in AaVv., Un secolo, un labirinto, “Teoria politica”, XV, 2-3, 1999, p. 3.

XV
Archivio Norberto Bobbio

Come non ricordare il celebre Invito al colloquio che apre Politica e cultura: dopo avere invitato a superare la
tentazione del “contrasto cronico”, auspicando il colloquio tra gli uomini di cultura, scrive:

“ Il problema è prima di tutto quello di stabilire i termini di questo colloquio, i suoi titoli di legittimità.
Ma se il colloquio, come noi riteniamo, è legittimo, spetta appunto agli uomini di ragione di mettere
insieme i loro sforzi e le loro forze per renderlo possibile. Là dove si lascia che il colloquio si spenga, ivi
la cultura stessa ha cessato di esistere”12

L’invito alla discussione non è da intendere come un invito all’equidistanza tanto meno alla
neutralità. Pure Bobbio, che si considerava un uomo del dubbio, ha delle opinioni e delle
convinzioni direi incrollabili che difficilmente avrebbe mutato e a volte anche a lui scappa qualche:
“E’ incontestabile che …”, come quando, per esempio, difende la bontà della via vecchia, la via
democratica, rispetto alla via nuova, la cosiddetta “terza via”, così fascinosa e attraente quanto
fumosa e incerta da, pensava Bobbio, farci rischiare di non andare da nessuna parte.
Con una parola e un atteggiamento che amava molto, direi che l’invito di Bobbio è un invito
all’equanimità nei giudizi sulle persone e le cose. Sapete qual è la virtù che Bobbio apprezza
maggiormente in un uomo di studi? La ritenutezza. Apprendo da Luigi Bonanate che un altro maestro
del secolo passato Raymond Aron era sfiorato poco da dubbi, anzi era sicuro di sé da essere apodittico
e talvolta arrogante. I conoscitori di Bobbio sanno e coloro che non si arresteranno all’ingresso del
labirinto sapranno che la divisa di Bobbio è un’altra:

“Dalla osservazione della irriducibilità delle credenze ultime ho tratto la più grande lezione della mia
vita. Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire
prima di discutere, a discutere prima di condannare. E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio
ancora una, forse superflua: detesto i fanatici con tutta l’anima13

Nota
Con l’apertura al pubblico dell’Archivio Norberto Bobbio, avvenuta il 18 ottobre 2010, in occasione del
seminario Le vie della mitezza, con la partecipazione di Andrea Bobbio, Pier Cesare Bori, Pietro Polito,
Santina Mobiglia, Gustavo Zagrebelsky e organizzato dal Comitato nazionale per le celebrazioni per il
centenario della nascita di Norberto Bobbio, presieduto da Gastone Cottino, si è concluso il lavoro
pluriennale di riordino delle carte di Bobbio.
Il lavoro, a cura del Centro studi Piero Gobetti è stato coordinato da Pietro Polito, responsabile
dell’archivio, e condotto dalle archiviste, Marina Brondino e Enrica Caruso. Questo lavoro non sarebbe
mai stato possibile senza il contributo di idee e non solo di idee di molti. In una pagina sul sito del
Centro studi Piero Gobetti vengono ricordati gli enti e le istituzioni che hanno sostenuto il progetto.
Qui desidero ringraziare Diego Robotti, funzionario della Soprintendenza e archivista di stato e Marco
Carassi, Soprintendente archivistico per il Piemonte e la Valle d’Aosta all’inizio del lavoro nel maggio
2003 e ora direttore dell’Archivio di Stato di Torino. Il dottor Carassi è stato generoso nell’attenzione e
nei consigli in vari incontri anche personali sia per il riconoscimento di notevole interesse storico delle
carte di Bobbio sia per determinare adeguatamente le fasi del lavoro. Il dottor Diego Robotti ha seguito
il lavoro dall’inizio alla fine, dai primi passi fino al collaudo finale e alla pubblicazione in rete
dell’inventario.
Durante il nostro lavoro sulle carte di Bobbio si sono succedute nel ruolo di Soprintendente la
dottoressa Paola Caroli e la dottoressa Micaela Procaccia. Con l’attuale Soprintendente, la dottoressa

12 N. Bobbio, Politica e cultura (1955), nuova ed. a cura di F. Sbarberi, Einaudi, Torino, 2005, p. 17

13 N. Bobbio, Prefazione, in Id., Italia civile (1964), Passigli, Firenze, 1986...., p.


XVI
Archivio Norberto Bobbio

Procaccia, e con i rappresentanti delle istituzioni culturali e pubbliche ci proponiamo di proseguire il


lavoro perché le carte di Bobbio vengano conosciute, studiate, utilizzate nelle ricerche per diventare un
patrimonio comune.
Ringrazio un giovanissimo amico che mi ha ricordato lo straordinario brano leopardiano, da lui
scoperto mentre preparava una tesina sul dubbio per l’esame di maturità e che sia pure attraverso un
rapporto epistolare con me si è avvalso nel suo lavoro indirettamente anche delle carte di Bobbio.
Ringrazio il Centro Gobetti e la famiglia Bobbio per la fiducia accordata e mostrata durante lo
svolgimento del lavoro.

XVII

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