Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
10 visualizzazioni32 pagine

Serial Killer

Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
10 visualizzazioni32 pagine

Serial Killer

Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

La figura del Serial Killer

Capitolo 1
Fenomenologia del serial killer e dell'omicidio seriale
[Link]
1. Chi sono i serial killer
Killer (da to kill, uccidere) indica, letteralmente, l'uccisore, l'assassino; tale termine, impostosi nel
linguaggio comune, è andato assumendo il significato più specifico di chi uccide per mandato altrui:
un tempo si sarebbe chiamato sicario. Killer è dunque un soggetto che esercita il mestiere di
assassino, ad esempio l'uomo di mafia; una sorta, dunque, di specialista dell'omicidio,
professionista o dilettante che sia. Del resto la cronaca nera, di questi tempi, è prodiga di episodi
del genere.
In questa sede, in ogni modo, non è degli assassini "a pagamento" che si vuole parlare, ma dei
serial killer, gli autori cioè di "omicidi in serie", che sono un'altra cosa. A questo punto occorre fare
un'altra precisazione. Con il termine serial killer non si vuole indicare neppure chi compie
semplicemente più omicidi, chi uccide più persone in uno stesso momento (pluriomicidi) o in tempi
successivi (assassini recidivi), alla stregua del significato che si è imposto nel linguaggio comune e
dei media; costoro non sono in senso stretto serial killer. Gli assassini seriali sono altra cosa e chi è
"del mestiere", cioè chi si occupa di criminologia e di psicopatologia forense, ha, tradizionalmente,
usato questo termine per indicare soltanto coloro che hanno ucciso più persone in momenti
successivi, per il ripetersi di una particolare motivazione: "la distruttiva e sadica associazione di
sesso e morte". Quest'ultimo è un binomio esplosivo, niente di meglio per suscitare in tanti curiosità,
per alimentare morbosi interessi o per scatenare fantasie proibite. L'uccidere per sesso o facendo
sesso è dunque ciò che, tradizionalmente, ha definito il serial killer, anche se, come vedremo,
questa è soltanto una delle motivazioni alla base del comportamento omicidiario seriale. Del resto, i
più moderni ed innovativi studi relativi all'omicidio seriale, hanno dimostrato come questo sia un
fenomeno molto più complesso.
Il termine serial killer è piuttosto recente, ma il fenomeno è risalente nel tempo: gli assassini seriali
ci sono sempre stati, anche se l'omicidio seriale non veniva riconosciuto e definito come tale ed
anche se può sembrare un fenomeno dei nostri tempi visto che, oggi, se ne sente parlare così di
frequente. Certamente gli imperatori Nerone e Caligola erano degli assassini seriali in piena regola:
uccidevano per il solo gusto di sperimentare nuove emozioni, quando erano annoiati dalla
monotonia della vita quotidiana. Intorno al XV secolo, è stato documentato il caso del maresciallo di
Francia Gilles de Rais. Si stima che, dal 1432 al 1440, egli abbia ucciso circa ottocento bambini
usandoli come vittime sacrificali a causa del suo interesse per la magia nera; prima degli omicidi,
alimentava le sue fantasie perverse con l'assunzione di alcool e droghe, che incrementavano il suo
stato di eccitazione e di delirio; poi torturava le vittime e le faceva decapitare assistendo alla loro
agonia. Si può affermare che, questo caso, segna l'inizio, in epoca moderna, dell'omicidio seriale di
natura sessuale e delirante, non legato alla conquista del potere politico o a guerre in atto. Un altro
caso storico è quello della contessa ungherese Elisabeth Bathory, la quale, all'inizio del XVI secolo,
venne condannata per aver ucciso circa seicentocinquanta giovani donne, allo scopo di fare il
bagno nel loro sangue.
Nell'Ottocento, vi furono vari casi accertati di cui abbiamo notizia, dei quali i più eclatanti furono
quello di Jack "lo Squartatore" (verificatosi nel 1888 nel quartiere di White Chapel a Londra) e
dell'italiano Vincenzo Verzeni (accaduto intorno al 1870 nel Pavese) e sottoposto da Lombroso a
perizia psichiatrica, anche se, purtroppo, quasi nulla di quell'indagine è giunto fino a noi. Nel XX
secolo, le prime tracce di quello che, solo più tardi, verrà denominato omicidio seriale sessuale le
troviamo in Psychopatia Sexualis di Richard von Krafft-Ebing, il quale definisce "uccisione per
libidine" quel particolare tipo di omicidio in cui l'uccisione della vittima contribuisce direttamente alla
stimolazione del piacere sessuale; questa categoria trova corrispondenza nella definizione di lust
murderer di Holmes e De Burger, i quali parlano di assassino per libidine (appunto lust murderer),
quando l'eccitazione e la gratificazione sessuale si verificano al momento dell'atto omicida.

1
La figura del Serial Killer
In questo secolo, il problema dell'omicidio seriale è diventato particolarmente evidente, sia a causa
di un notevole incremento numerico degli assassini seriali, sia a causa della maggiore attenzione
prestata dai mass media a casi di questo genere. Fino all'inizio degli anni '80, il termine serial killer
non esisteva e questo tipo di criminale veniva genericamente definito multiple killer (assassino
multiplo). Sotto questa denominazione erano raggruppati tutti gli assassini che uccidevano più di
una vittima, senza però operare alcuna distinzione fra i diversi eventi delittuosi. L'espressione serial
killer venne coniata negli Stati Uniti e, precisamente, dagli agenti dell'F.B.I.; la paternità di questo
termine non è casuale, dato che gli Stati Uniti sono il paese che presenta il numero più alto di
assassini seriali nel mondo. La definizione data dall'F.B.I., che tuttavia si rivela minimalistica e
piuttosto asettica, è la seguente: "un serial killer è un soggetto che uccide più persone,
generalmente più di due, in tempi e luoghi diversi, senza che sia immediatamente chiaro il perché,
anche se lo sfondo sessuale del delitto è quasi sempre riconoscibile".
Non deve perciò stupire che, generalmente, si identifichi il serial killer con l'omicida sadico che
rapisce le sue vittime e le uccide secondo un rituale di ferocia, che può prevedere ogni genere di
sevizie, torture e violenze sessuali pre o post mortem, compresi fenomeni di cannibalismo,
vampirismo e necrofilia. Occorre, però, avvisare che il legame sesso-violenza è si un movente
fondamentale del meccanismo psicodinamico dell'assassino seriale, ma è altresì soltanto una parte,
seppur la più consistente, dell'ampio ventaglio di motivazioni alla base del comportamento
omicidiario seriale.

1.1. Definizione di serial killer


Molti sono gli autori che, in questi ultimi anni, hanno affrontato l'argomento serial killer e che, di
conseguenza, hanno approfondito la definizione e la descrizione degli assassini seriali. Ho ritenuto
perciò opportuno, in questa sede, riportare soltanto le definizioni che hanno apportato
effettivamente un contributo importante per la migliore comprensione del "fenomeno serial killer".
Fino all'inizio degli anni '80, come abbiamo visto, si parlava genericamente di "omicidio multiplo",
quando ci si trovava di fronte ad un unico assassino che uccideva più di una vittima ed è per merito
dell'F.B.I. che si comincia a parlare di serial killer. Gli assassini multipli, ad eccezione di quelli che
uccidono due vittime nello stesso tempo e in un solo luogo ("double killer") oppure tre vittime nelle
stesse condizioni ("triple killer"), sono suddivisi dall'F.B.I. in tre categorie:
a) mass murderer ("assassino di massa"). Uccide quattro o più vittime nello stesso luogo e in un
unico evento; di solito il soggetto non conosce le proprie vittime e la scelta è per lo più
casuale;
b) spree killer ("assassino compulsivo"). Uccide due o più vittime in luoghi diversi ed in uno
spazio di tempo molto breve; questi delitti spesso hanno un'unica causa scatenante e sono
tra loro concatenati; anche in questo caso, il soggetto non conosce le sue vittime e, dato che
non nasconde le sue tracce, viene catturato facilmente;
c) serial killer. Uccide tre o più vittime, in luoghi diversi e con un periodo di "intervallo emotivo"
("cooling off time") fra un omicidio e l'altro; in ciascun evento delittuoso, il soggetto può
uccidere più di una vittima; può colpire a caso oppure sceglierla accuratamente; spesso
ritiene di essere invincibile e che non verrà mai catturato.
Newton fa notare che il difetto principale della tassonomia creata dall'F.B.I. è di non specificare la
lunghezza del periodo di "cooling off" tra un omicidio e l'altro, affinché si possa parlare di assassino
seriale piuttosto che di omicidio compulsivo o di massa; inoltre rimangono esclusi dalla definizione
tutti gli assassini che vengono catturati dopo il secondo omicidio, ma che, se liberi, avrebbero
continuato ad uccidere.

2
La figura del Serial Killer
Un importante passo avanti in materia di definizioni è stato compiuto da De Luca, che ha proposto
una definizione molto più adatta a rappresentare la complessità di un fenomeno come l'omicidio
seriale:

L'assassino seriale è un soggetto che mette in atto personalmente due o più azioni omicidiarie separate tra loro oppure
esercita un qualche tipo di influenza psicologica affinché altre persone commettano azioni omicidiarie al suo posto. Per
parlare di assassino seriale, è necessario che il soggetto mostri una chiara volontà di uccidere, anche se poi gli omicidi
non si compiono e le vittime sopravvivono: l'elemento centrale è la "ripetitività dell'azione omicidiaria". L'intervallo che
separa le azioni omicidiarie può andare da qualche ora a interi anni e le vittime coinvolte in ogni singolo episodio
possono essere più di una. L'assassino seriale agisce preferibilmente da solo, ma può agire anche in coppia o come
membro di un gruppo. Le motivazioni sono varie, ma c'è sempre una componente psicologica interna al soggetto che lo
spinge al comportamento omicidiario ripetitivo. In alcuni casi, vanno considerati assassini seriali anche i soggetti che
uccidono nell'ambito della criminalità organizzata, i terroristi, i soldati.
R. De Luca, Anatomia del Serial Killer 2000

I vantaggi di questa definizione, per la comprensione di un fenomeno così complesso, sono


numerosi. Innanzi tutto viene considerato serial killer chiunque commetta anche solo due azioni
omicidiarie (e non tre come richiesto dall'F.B.I.), perché queste sono sufficienti a stabilire il circuito
ripetitivo patologico, ed elimina l'ambigua categoria dello spree killer; un assassino seriale è anche
chi commette un omicidio ogni ora; la sua unica particolarità è che tutte le fasi dell'omicidio seriale si
consumano in un arco di tempo estremamente rapido. Oltre a ciò, tale definizione si rivela
particolarmente utile perché parla di "azioni omicidiarie", in quanto, per classificare un soggetto
nella categoria degli assassini seriali, è importante la sua intenzione, non il risultato pratico.
La novità più importante di questa definizione è l'introduzione di un nuovo tipo di assassino seriale:
il serial killer "per induzione". A volte, una persona può esercitare un grado di influenza su altri
individui talmente forte da indurli a commettere omicidi in sua vece; materialmente, il soggetto in
questione non compie alcun crimine, moralmente è il vero responsabile della serie omicidiaria. In
questo caso sono da considerare assassini seriali, pur con un diverso grado di responsabilità, sia
l'istigatore sia l'esecutore materiale degli omicidi.
Un'altra questione controversa è l'ambito di applicabilità della categoria degli omicidi seriali: se si
considera soltanto il numero delle vittime, anche il killer di mafia o il terrorista diventano assassini
seriali, se si prendono in considerazione, invece, le motivazioni che spingono ad uccidere, sono
fenomeni distinti. Possono avere, però, dei punti in comune e la differenza è minima quando anche
il killer su commissione o il terrorista hanno dei motivi psicologici per entrare a far parte di un tale
gruppo. Fondamentalmente, questi ultimi entrano a far parte di una "sottocultura criminale estesa",
mentre l'assassino seriale classico conduce una guerra solitaria contro la società. Anche gli
assassini seriali che agiscono in gruppo, in realtà, uccidono spinti da un bisogno psicologico
personale, il bisogno di sentirsi realizzati attraverso il controllo del potere; il gruppo rappresenta una
copertura nel quale il soggetto si sente più protetto; ed è proprio in esso che un soggetto con
caratteristiche da assassino seriale può raggiungere uno status elevato manifestando quella
patologia che, invece, lo relegherebbe ai margini della società convenzionale.
Altri autori hanno approfondito la definizione, creando delle sottocategorie in base al tipo di
motivazione dei delitti, alla indicazione della scena dell'omicidio e ad altri aspetti. Lunde considera
gli individui che commettono più di un omicidio quasi sempre malati mentali, rispetto a chi compie
un omicidio singolo. Divide gli assassini seriali in due categorie: gli schizofrenici paranoici,
caratterizzati da un comportamento aggressivo e sospettoso, da allucinazioni (spesso uditive) e da
illusioni di grandezza e/o di persecuzione ed i sadici sessuali, che uccidono, torturano e/o mutilano
le vittime per raggiungere l'eccitazione e il piacere sessuale; questi, in particolare, deumanizzano le
vittime considerandoli oggetti.

3
La figura del Serial Killer
Hickey definisce assassino seriale chiunque uccida, mostrando premeditazione, tre o più vittime in
un periodo di giorni, mesi o anni. Secondo il grado di mobilità mostrato dagli assassini, distingue tre
categorie:
1. assassini seriali "itineranti", soggetti che spesso coprono distanze enormi ogni anno,
uccidendo vittime in diversi Stati;
2. assassini seriali "locali", che cercano vittime nello stesso Stato in cui hanno compiuto il primo
omicidio;
3. assassini seriali "stazionari", soggetti che non lasciano mai la loro casa e il posto d'impiego;
le vittime risiedono nella stessa struttura o vengono catturate ogni volta nello stesso posto.
Ressler, Burgess, Douglas, invece, introducono un'importante distinzione nell'ambito della
definizione coniata dall'F.B.I., cioè quella tra comportamento organizzato e disorganizzato,
distinzione utile soprattutto dal punto di vista pratico dell'investigazione. Il serial killer organizzato
pianifica con cura i propri delitti, scegliendo un tipo particolare di vittima che, in qualche modo, ha
un legame simbolico con lui. Il serial killer disorganizzato, al contrario, agisce per un impulso
improvviso che lo porta a uccidere vittime scelte casualmente, senza preoccuparsi di coprire tutte le
sue tracce; di conseguenza, è molto più facile da catturare.
Alcuni autori, come Holmes e De Burger, hanno definito quelli che, secondo loro, sono gli elementi
caratteristici dell'omicidio seriale:
1. l'elemento centrale è la ripetizione dell'omicidio; l'assassino seriale continua ad uccidere
finché non viene fermato; il periodo in cui avvengono gli omicidi può estendersi per molti
mesi o anni;
2. l'omicidio seriale avviene "uno contro uno", tranne rare eccezioni;
3. di solito, fra l'assassino e la sua vittima non c'è alcun tipo di relazione oppure, se c'è, è
superficiale;
4. l'assassino seriale prova "l'impulso ad uccidere"; gli omicidi seriali non sono crimini di
passione né originati da una provocazione della vittima;
5. negli omicidi seriali, mancano, tipicamente, motivi evidenti.
Wilson e Seaman, riprendendo gli studi dello psicologo Albert Maslow, definiscono la "teoria dei
bisogni progressivi". Facendo riferimento ai quattro livelli della gerarchia dei bisogni di Maslow, essi
sostengono che le persone inizialmente uccidevano spinte dalla povertà e dalla fame; verso la metà
dell'Ottocento, uccidevano per lo più per tutelare la propria sicurezza domestica; una volta
soddisfatti questi bisogni, la persona sente il bisogno di gratificazione emozionale e sessuale, da
qui la nascita dell'omicidio a sfondo sessuale; infine, una volta che si sono garantiti cibo, rifugio e
gratificazioni emotive, si uccide per un bisogno di autostima, per ottenere rispetto. È questo il caso
dell'omicidio seriale; l'insicurezza e la mancanza di un'identità precisa, vengono prepotentemente
ad opprimere il soggetto, costringendolo a ripetere il comportamento omicidiario nella speranza di
affermare il proprio sé.
Per finire, Simon analizza in particolare gli assassini seriali sessuali, affermando che in essi
agiscono in maniera conscia quegli impulsi antisociali che le persone normali tengono relegati nella
loro parte inconscia, e li paragona ai tossicodipendenti: anche il serial killer ha bisogno di dosi
sempre più frequenti per raggiungere lo stesso grado di eccitazione emozionale.
Queste definizioni di omicidio seriale non mostrano molta eterogeneità tra loro e, soprattutto, gli
autori non indicano il campione di riferimento per cui non è possibile fare confronti adeguati. Per
contro, c'è accordo tra quasi tutti gli autori indicati nell'escludere dalla definizione di omicidio seriale,
gli omicidi di matrice terroristica, quelli politici e quelli compiuti nel corso di guerre (gli unici che
ammettono l'esistenza di queste forme atipiche di omicidio seriale sono Lester, Dietz e De Luca).

4
La figura del Serial Killer
Oltre a ciò, alcuni autori (Ressler, Burgess, Douglas e Holmes, De Burger) tendono erroneamente
ad enfatizzare l'assenza di relazioni con le vittime ed il fatto che l'omicidio seriale sia una situazione
di "uno contro uno"; così facendo, essi vengono praticamente a negare l'esistenza dell'omicidio
seriale compiuto da donne (ritenuto, invece, un dato certo da parte di tutti i restanti studiosi del
fenomeno), dato che la quasi totalità di esse uccide persone con le quali ha una relazione molto
stretta. Questi autori non considerano, inoltre, che non è affatto raro imbattersi in coppie o gruppi
che compiono omicidi seriali e che, in alcuni paesi (Ungheria e Messico), questa è la modalità
operativa prevalente.
Pochi, inoltre, sono gli autori che pongono a due omicidi il limite minimo per poter parlare di serial
killer; la stragrande maggioranza, sulla scorta delle indicazioni dell'F.B.I., comincia a parlare di
omicidio seriale solo dopo il terzo omicidio, senza considerare che il processo psicologico che porta
al comportamento omicidiario seriale si è già instaurato dopo due omicidi e che il soggetto può
essere catturato prima della commissione del terzo delitto.

1.2. Nuove prospettive per un'analisi contemporanea dell'omicidio seriale


Negli ultimi anni, si nota una tendenza da parte degli studiosi di questo fenomeno a cercare di
analizzare l'omicidio seriale seguendo nuove strade che permettano di fornire una migliore
comprensione della personalità degli assassini seriali.
Negli anni '80 e nella prima metà dei '90, la preoccupazione maggiore era quella di trovare delle
categorie in cui definire e classificare un comportamento che, pur essendo sempre esistito, non era
mai stato riconosciuto e studiato in maniera approfondita. Allo stato attuale, ci si è accorti, invece,
che non basta stabilire se un serial killer è "organizzato" o "disorganizzato", ma bisogna considerare
altre variabili, proprio perché si tratta di un comportamento complesso, in cui entrano in gioco una
moltitudine di fattori.
Nella sua definizione, De Luca, come abbiamo visto, include nella categoria di omicidio seriale
alcuni casi particolari di mafiosi, terroristi e soldati che uccidono, appunto, in serie, spinti da una
motivazione psicologica personale. Generalmente, infatti, si tende a considerare veramente serial
killer solo quel soggetto in cui è presente una componente sessuale che lo spinge ad agire in tal
modo. Già nel 1995, del resto, lo psichiatra americano David Lester faceva notare come le tipologie
proposte fossero principalmente orientate all'omicidio seriale sessuale, trascurando di analizzare
altre categorie ritenute meno interessanti dall'opinione pubblica. Le categorie innovative considerate
da Lester sono:
1. gli assassini seriali tra i criminali nazisti
2. gli assassini della criminalità organizzata
3. i terroristi
4. gli assassini seriali nelle bande giovanili.
Secondo questo psichiatra, è impossibile costruire un vero profilo del serial killer senza
approfondire lo studio di tali categorie.
Un altro autore che ha cercato di analizzare in maniera più approfondita questo fenomeno è il
sociologo americano Joseph Fisher, il quale analizza i mutamenti che avvengono in una comunità
che si accorge improvvisamente di accogliere un assassino seriale. L'approccio da questa
prospettiva è particolarmente interessante ed attuale, dato che analizza il ruolo tutt'altro che
marginale rivestito dai mezzi di comunicazione nell'incrementare uno stato di panico sociale
attraverso un'informazione puntata al sensazionalismo. Quando, in una comunità, si verifica un
caso di omicidio seriale, l'elemento centrale che attira l'opinione pubblica è la figura dell'assassino e
tutto ciò che la riguarda (vita, personalità, abitudini, ecc.), mentre ben poca attenzione riceve la
società che deve assorbire l'impatto di un crimine così devastante.

5
La figura del Serial Killer
La tesi di Richard Tithecott, invece, è che il serial killer è una delle più potenti icone della cultura
americana, qualcosa che ripugna, ma attrae allo stesso tempo. Le storie e le immagini con le quali
vengono descritti gli omicidi seriali, sia reali che di fantasia, sono indicatori importanti della cultura di
riferimento, dei valori, dei desideri e delle angosce di essa. La costruzione sociale del serial killer,
secondo questo autore, è una figura tipica del mondo americano; Tithecott sostiene che è, in
qualche modo, la società, con le sue contraddizioni e la sua competitività a favorire il verificarsi di
comportamenti omicidiari seriali. Sintomatico è, senza dubbio, il morboso interesse dei media
riguardo al "fenomeno serial killer", che può spingere soggetti frustrati dalla vita quotidiana ed in
cerca di affermazione del proprio Io, a uccidere barbaramente molte vittime per dimostrare qualcosa
a se stesso e agli altri e per ricevere l'attenzione dei media, consolidando così la propria autostima.
Sul terreno classificatorio e descrittivo, Holmes e De Burger differenziano, invece, l'omicidio seriale
dalla strage, anch'essa una diramazione dell'omicidio plurimo. Gli elementi che caratterizzano
l'omicidio seriale sono tre:
a. ripetitività compulsiva
b. rapporto diretto con vittima sconosciuta
c. assenza di motivazioni evidenti e ben definite.
Particolarmente interessante è la sezione dedicata alle problematiche principali dell'investigazione
in un caso di omicidio seriale, dove viene ribadito che è necessaria una preparazione specifica per
affrontare un caso del genere, che presenta delle peculiarità rispetto ad un normale caso di
omicidio.
Leyton, infine, sottolinea come ci sia una mancanza assoluta di dati credibili, nazionali e
internazionali; asserisce, inoltre, che sia necessario creare una banca-dati internazionale realmente
attendibile, ma che tale obiettivo è assai difficile per una scarsa collaborazione multinazionale.
Quest'autore mette in dubbio anche il fatto che il serial killer sia egli stesso vittima di abusi infantili,
dato che non c'è, secondo la sua opinione, una verifica statistica solida sulle notizie biografiche
raccolte. Ritiene anche che sia ancora aperta la questione relativa all'importanza del ruolo di
squilibri ormonali, biologici e chimici nella costruzione della personalità omicida, dato che la ricerca
non ha prodotto alcun risultato conclusivo.

2. Gli assassini seriali nel mondo: tabelle e statistiche


Quanto è diffuso il fenomeno del serial killer? Quante vittime ha causato? Queste sono le principali
questioni da affrontare in questa sede.
Per quanto possa sembrare strano, fino a pochissimi anni fa non esistevano studi approfonditi e
sistematici sull'argomento e le varie statistiche effettuate erano tra loro discordanti. Sono stati
pubblicati validi saggi su casi specifici, ma una visione d'insieme del fenomeno ancora non era stata
elaborata.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il Paese maggiormente interessato dal fenomeno, cifre fantasiose
sono state evocate da scrittori e giornalisti, che hanno indicato la presenza di parecchie migliaia di
serial killer attivi, che avrebbero massacrato all'incirca settemila persone; purtroppo l'Uniform Crime
Reports del Dipartimento di Giustizia, che ogni anno pubblica le statistiche dei crimini avvenuti negli
Stati Uniti, non fa menzione diretta degli assassini seriali e delle loro vittime. Gli agenti dell'F.B.I.
che si occupano di questo fenomeno stimano, in maniera ufficiosa, che, negli Stati Uniti, vi siano dai
trentacinque ai cento serial killer attivi.
Una più completa ricerca in tal senso è stata avviata soltanto ultimamente e necessita di una
premessa. Innanzi tutto, è preferibile prendere in considerazione, ai fini di una migliore
comprensione del fenomeno, la variabile "assassino seriale" anziché quella di "omicidio seriale";
questo perché, all'interno di quella che, a prima vista, può sembrare un'unica serie omicidiaria, ci
possono essere due o più assassini che agiscono indipendentemente, ma con modalità esecutive
simili.

6
La figura del Serial Killer
L'altra possibilità di creare un errore statistico utilizzando la variabile "omicidio seriale" è che un
assassino catturato confessi anche delitti non commessi da lui o che taccia su altri delitti che lo
vedono colpevole, ma attribuibili ad altra serie omicidiaria.
Un altro problema di metodo riguarda l'esatta indicazione delle vittime di omicidio seriale, perché
molti assassini seriali tendono, una volta catturati, a dichiarare di aver ucciso più vittime di quante
non sia vero, per far acquistare importanza alla loro figura; altri, per posticipare il processo o
un'eventuale esecuzione, tendono a rivelare il nome di una nuova vittima ad intervalli periodici, così
da ritardare le indagini e da rinnovare l'interesse dei mass media nei loro confronti. Infine, come per
altri reati, anche le statistiche dell'omicidio seriale devono tenere presente il problema costituito dal
"numero oscuro".
Conclusa questa indispensabile premessa sui molti problemi di metodo passiamo ora ad analizzare
i dati riscontrati. Questi dimostrano che il fenomeno non è così limitato come sembrerebbe, o come
si vorrebbe far credere, specialmente se consideriamo che ogni serial killer ha causato in media
quattro, cinque vittime. Il nostro paese si colloca al terzo posto, dopo gli Stati Uniti (che dà i natali al
55% degli assassini seriali presenti su scala mondiale) ed il Regno Unito (6%) nella triste
graduatoria delle nazioni colpite da questa forma di criminalità (nonostante che la percentuale di
assassini seriali nel nostro paese si attesti soltanto intorno al 5% presenti nel mondo).
Per quanto riguarda la tipologia degli assassini seriali, la maggioranza di loro agisce
individualmente (72% circa), mentre i serial killer che agiscono in coppia o in gruppo si attestano su
percentuali minori (rispettivamente 12 e 16%); da notare che in Italia gli assassini seriali che
agiscono in gruppo sono, in percentuale, meno presenti (intorno all'8%). Relativamente, invece, al
sesso, la stragrande maggioranza degli assassini seriali sono uomini (84%). Rispetto al delinquente
comune, che normalmente utilizza un'arma da fuoco, nel serial killer la percentuale di chi impiega
questo mezzo di offesa si abbassa: si nota (nonostante che, anche in queste ipotesi l'arma da fuoco
sia il mezzo offensivo più utilizzato), una certa predilezione per il contatto con la vittima; questo ci è
dimostrato dalla ampia percentuale di strangolamenti, soffocamenti, annegamenti e dal massiccio
uso di armi bianche. È da sottolineare che le donne rispetto agli uomini prediligono l'uso di sostanze
venefiche come mezzo di offesa (66% circa).
Il serial killer è, in sostanza, un uomo giovane: al momento del suo primo delitto ha, in media,
ventinove anni. È generalmente un soggetto di razza bianca (per l'83% dei casi), che, se
eterosessuale, attacca di preferenza le donne (55% circa). Uccide le sue vittime in un territorio ben
definito, una città o uno Stato, nelle vicinanze del luogo in cui abita nel 63% dei casi. È nomade nel
29% dei casi e può assassinare una persona in diversi Stati. Infine, può uccidere in casa propria o
sul posto di lavoro, nell'8% dei casi per gli uomini, nel 29% dei casi per le donne. (18)

2.1. Il "numero oscuro" e casi recenti irrisolti di omicidio seriale


Il "numero oscuro" rappresenta quella quota di casi che, in ogni tipo di reato, non vengono registrati
dalle agenzie di controllo e, quindi, non finiscono nelle statistiche ufficiali, perché non sono stati
denunciati dalla vittima, non vengono scoperti oppure c'è un indiziato che non viene condannato. In
alcuni tipi di reato, il "numero oscuro" è più basso che in altri. L'omicidio, ad esempio, è un reato
che provoca un forte impatto sociale e sollecita un'investigazione particolarmente approfondita: per
questo motivo è uno dei reati con il "numero oscuro" più basso. Nell'omicidio seriale, probabilmente,
quest'ultimo è ancora più basso, perché, in questo caso, l'assassino, invece di compiere un gesto
isolato, esegue diverse azioni in un intervallo di tempo più o meno lungo e, anche se pianifica con
cura ogni azione, è più facile che, a lungo andare, possa commettere un errore che lo faccia
scoprire.

7
La figura del Serial Killer
Fra le numerose persone che scompaiono ogni anno, sicuramente alcune sono vittime di assassini
seriali che ancora non sono stati identificati. Del resto, con l'accresciuta mobilità che si è avuta in
questo secolo, gli assassini hanno imparato a spostarsi da un luogo ad un altro per compiere i
propri crimini; così due omicidi commessi a distanza di centinaia di chilometri possono essere opera
di un'unica persona, senza che la polizia riesca a collegarli ed a trovare il colpevole. Il problema è
amplificato al massimo negli Stati Uniti, dove il territorio è così vasto che è quasi impossibile che la
polizia pensi a collegare omicidi avvenuti in vari Stati.
In diversi casi, le agenzie di controllo sono riuscite a identificare una serie omicidiaria, senza però
identificare il colpevole. Anche qui, bisogna procedere con attenzione perché esiste il problema dei
"copycat serial murder" ("omicidi seriali per imitazione"): un soggetto, che dimostra di avere una
personalità instabile ed un'identità non ben definita, seguendo un caso di omicidio seriale attraverso
i resoconti dei mass media, può identificarsi a tal punto con l'ignoto assassino da decidere di
ripeterne le gesta; quindi, in quella che apparentemente sembra essere un'unica serie, ci sono, in
realtà, due assassini che agiscono indipendentemente e separatamente.
Le serie interrotte bruscamente vanno a accrescere i ranghi del "numero oscuro", perché spesso la
polizia non riesce a collegare gli omicidi tra loro. Quando un assassino seriale cessa
improvvisamente la serie omicidiaria, si possono formulare quattro ipotesi:
1. l'assassino seriale è morto (spesso suicida);
2. il serial killer viene arrestato per un altro crimine che non ha niente a che vedere con la serie
omicidiaria (che quindi s'interrompe) ed è costretto a scontare una lunga pena detentiva;
3. l'assassino seriale cambia zona di operazione a causa di un trasferimento lavorativo, di
motivi personali oppure perché si sente braccato e decide di uccidere in un'altra città; in
questo caso può modificare il proprio modus operandi, facendo in modo che le due serie di
omicidi non vengano collegate;
4. la compulsione che spinge l'assassino seriale ad uccidere può interrompersi perché avviene
un cambiamento nella sua vita ed il soggetto rivive gli omicidi solo nella sua immaginazione o
investe l'energia aggressiva in altre attività per lui estremamente gratificanti (quest'ultima
ipotesi è estremamente rara).
Per alcuni paesi del mondo è impossibile avere un quadro completo del fenomeno dell'omicidio
seriale, perché, oltre al problema del "numero oscuro", si aggiunge quello della scarsità di
informazioni riportate dai mass media. Per quanto riguarda gli Stati Uniti e i paesi dell'Europa
occidentale, le fonti di informazione sono piuttosto ampie. Il discorso è più complicato per gli Stati
dell'Europa orientale e, soprattutto, per i paesi dell'ex Unione Sovietica. Solo negli ultimi anni, con il
crollo dei regimi comunisti, si è cominciato ad avere notizie attendibili sulla situazione della
criminalità in quei paesi.
Una quantità particolarmente rilevante di omicidi seriali che vanno a ricadere nel "numero oscuro" è
data dagli assassini seriali che agiscono in ospedali o case di cura. Ci sono vari casi di omicidio
seriale avvenuti in questi luoghi in cui non si è riusciti a trovare il responsabile. A volte, pur avendo
forti sospetti su una o più persone, è molto difficile provarne l'effettiva colpevolezza perché non
esistono prove concrete o testimoni oculari degli omicidi. Se l'imputato non confessa e gli indizi
raccolti non sono sufficienti, il processo terminerà inevitabilmente con l'assoluzione. In alcuni casi,
quando gli omicidi seriali sono commessi da minorenni, i mezzi d'informazione, spontaneamente o
su invito dell'autorità giudiziaria, possono decidere di omettere il nome per proteggere l'autore del
reato o la sua famiglia, per cui, anche questi casi, sono difficili da inserire in una statistica ufficiale.
Nonostante gli indubbi progressi registrati nel campo dell'investigazione nei casi di omicidio seriale,
ancora oggi la maggior parte dei serial killer vengono scoperti per puro caso, grazie a controlli
casuali oppure perché vengono fermati in relazione ad altri reati che nulla hanno a che vedere con
la catena degli omicidi. In ogni parte del mondo, esistono assassini seriali che sono riusciti a
sfuggire alla cattura, grazie al livello elevato dell'organizzazione degli omicidi e, in alcuni casi, a
limiti delle forze dell'ordine nell'affrontare il caso dal punto di vista più appropriato.

8
La figura del Serial Killer
Questo perché molti inquirenti sono, spesso, scettici sulla possibilità di trovarsi di fronte ad un caso
di omicidio seriale e per il mancato coordinamento tra gli investigatori.
Dai primi anni '70, in Texas, sono state uccise o sono scomparse trentadue donne e, secondo la
polizia, c'è in attività più di un serial killer. L'ultima vittima è stata rinvenuta nel 1999 e gli unici
elementi comuni a tutti gli omicidi sono, appunto, la scelta delle vittime, tutte donne basse, magre,
coi capelli castani e il luogo d'azione è raccolto nell'arco di pochi chilometri. A partire dal 1995, più
di venti prostitute sono sparite nel nulla a Vancouver, in Canada, e la polizia ha fornito tutte le
prostitute un cellulare, nella speranza che riescano a segnalare tempestivamente la presenza di un
maniaco. Dal 1999 ad oggi, a Denver (Colorado) sono stati uccisi sette vagabondi e su tutti i
cadaveri l'assassino si è accanito selvaggiamente. La polizia è convinta che si aggiri per la città un
serial killer "missionario" che si è lanciato in una crociata il cui scopo sarebbe quello di annientare
tutti gli "esseri inferiori".

2.2. La "Banca Dati Europea sui Serial Killer" ([Link].B. 2000)


Abbiamo in precedenza notato come la maggior parte degli assassini seriali opera negli Stati Uniti
(quasi il 60%), ma è anche vero che, subito dopo, ci sono tutti Stati europei, Inghilterra, Italia,
Germania, Francia e paesi dell'ex Unione Sovietica.
La sigla [Link].B. 2000 sta per European Serial Killer Data Bank 2000, ovvero una banca dati
europea sui serial killer aggiornata al 2000. Per i paesi europei in cui è presente una percentuale
significativa di assassini seriali, viene effettuata un'analisi mirata ad individuare le caratteristiche
distintive di ogni nazione, raffrontandole con il campione americano per evidenziare similitudini e
differenze. In generale, l'omicidio seriale è più frequente nei paesi dell'Europa settentrionale, mentre
negli Stati dell'area mediterranea i casi sono numericamente inferiori. Anche in nazioni
mediterranee come Italia e Francia, l'omicidio seriale è concentrato prevalentemente nelle zone
settentrionali, a conferma del fatto che esiste un rapporto inversamente proporzionale fra omicidio
seriale e omicidio passionale.
Nelle nazioni più industrializzate, quelle appunto ai primi posti per numero di omicidi seriali, il grado
di alienazione è molto alto, le famiglie sono sempre più disgregate e i rapporti sociali sempre più
frammentati. Tutto questo porta l'individuo a sentirsi più solo e la competitività sfrenata, che è una
costante di quei paesi estremamente sviluppati, diventa insopportabile per chi non ha capacità
adeguate di affermarsi. Non a caso le grandi metropoli sono i luoghi prediletti dagli assassini seriali
europei; in ognuna di queste città ci sono stati diversi serial killer e la stessa cosa avviene negli
Stati Uniti. La grande città permette una mimetizzazione migliore ed è proprio in questo tipo di
ambiente che è più pesante il grado di alienazione vissuto dal soggetto. Gli assassini seriali
europei, inoltre, tendono ad essere molto più sedentari di quelli americani, che si spostano con
estrema facilità da uno stato all'altro.
Anche il fattore immigrazione è praticamente nullo e la quasi totalità dei serial killer è della stessa
nazionalità del paese dove vengono commessi gli omicidi.

3. Meccanismi psicologici e classificazione dell'omicidio seriale


Nel corso degli anni gli studiosi che si sono occupati del fenomeno dell'omicidio seriale hanno
cercato di spiegare le cause che lo originano. A seconda delle diverse correnti teoriche, sono state
avanzate spiegazioni che tendono, alternativamente, a chiamare in causa fattori di natura organica
o di natura sociale, ma nessuna di queste è riuscita a rispondere a due domande fondamentali:
1. perché alcuni individui diventano assassini seriali?
2. perché, tra tutti i tipi di comportamento deviante, alcuni soggetti scelgono proprio questo?
Comunque sia, gli autori che si sono occupati di questo argomento concordano tutti su un punto,
cioè l'importanza della presenza di esperienze traumatiche nell'infanzia e nell'adolescenza degli
assassini seriali.

9
La figura del Serial Killer
Bisogna però notare che molti bambini traumatizzati durante l'infanzia e molti adolescenti cresciuti
in condizioni di emarginazione e di abbandono, non diventano assassini seriali, preferendo invece
mettere in atto altre modalità comportamentali, devianti o meno. Perché, allora, alcuni diventano
proprio dei serial killer?
Probabilmente la prospettiva teorica che fornisce una spiegazione migliore è quella basata sul
modello sistemico- relazionale; secondo tale spiegazione, l'individuo, tenuto conto delle sue
caratteristiche innate, che hanno la loro importanza, subisce tuttavia l'influenza dei sistemi nei quali
è inserito e delle relazioni che ha instaurato con gli altri nell'ambiente.
Secondo questa teoria, gli assassini seriali sono il prodotto della famiglia di provenienza e del
sistema di pensiero genitoriale ed a questo elemento si unisce la personalità individuale ed
eventuali caratteristiche fisiologiche particolari. Quando poi le relazioni diventano negative e
disgreganti, non tengono più insieme il sistema dell'assassino seriale, che quindi va a pezzi ed il
soggetto perde così il senso della realtà. L'azione omicidiaria ricompone temporaneamente il
sistema del soggetto, fino a quando altre relazioni negative non ne compromettono nuovamente
l'esistenza. In quest'ottica, il comportamento omicidiario seriale può essere visto come la risultante
di tre fattori (individuale, socio-ambientale, relazionale), che si intrecciano tra loro, con importanza
diversa da soggetto a soggetto. Il fattore individuale include tutte le caratteristiche personali
dell'assassino seriale. Il fattore socio-ambientale comprende tutte le componenti sociali che
possono influenzare il comportamento di un assassino seriale. Il fattore relazionale è una sintesi dei
due fattori, il loro punto d'incontro; questo fattore è una misura del grado di scambio esistente tra
individuo e ambiente e del modo in cui il soggetto si rapporta agli altri.
In questo campo, si nota la tendenza di molti autori, primi tra tutti gli esperti dell'F.B.I., a considerare
assassini seriali solo quei soggetti i cui omicidi sono, in qualche modo, collegati a turbe di natura
sessuale. In realtà, una spiegazione unica per tutti gli assassini seriali non esiste, in quanto le
motivazioni alla base del comportamento omicidiario seriale possono essere molteplici.
Per quanto riguarda la tassonomia degli omicidi seriali dobbiamo precisare che esistono più modi di
classificazione degli stessi. La principale modalità di ripartizione dell'omicidio seriale è quella
relativa al movente, in cui si mette a fuoco il motivo che ha spinto il soggetto verso la condotta
omicidiaria seriale; in secondo luogo, è possibile effettuare una classificazione dell'omicidio seriale
in relazione al numero di persone che uccidono: infatti, alcuni serial killer agiscono individualmente,
altri in coppia o in gruppo oppure possono compiere alcuni omicidi singolarmente ed altri in coppia o
in gruppo (si parla di omicidi seriali in numero variabile). Un altro criterio di classificazione riguarda il
grado di pianificazione dell'omicidio: il comportamento omicidiario può oscillare tra una
pianificazione assoluta di tutti gli aspetti del delitto ed una totale assenza di organizzazione, oppure
l'assassino seriale può pianificare soltanto alcuni momenti, ritenuti più importanti nella realizzazione
del proprio rituale. Infine, alcuni autori hanno individuato varie fasi all'interno della condotta
omicidiaria seriale.

3.1. Classificazione dell'omicidio seriale basata sul movente


Relativamente alla tassonomia dell'omicidio seriale, il punto di riferimento rimane la classificazione
operata dal Crime Classification Manual, il manuale di ripartizione del crimine violento creato dagli
agenti dell'F.B.I. (19) Secondo questo modello classificatorio, le cause che spiegano i diversi tipi di
omicidio sono interpretabili in base a vari fattori; il fattore primario è quello principalmente
responsabile del comportamento omicidiario seriale, mentre quello secondario ha un ruolo
causativo di minore importanza. È, comunque, necessario sottolineare come il comportamento
omicidiario seriale è sempre il risultato della mescolanza tra i vari fattori.

10
La figura del Serial Killer
I criteri in base ai quali classificare l'omicidio seriale in relazione al movente sono i seguenti:
1. omicidio seriale per guadagno personale. In questa categoria di omicidio seriale, l'assassino
commette una serie di delitti prevalentemente allo scopo di entrare in possesso di un'eredità
o per incassare polizze di assicurazione stipulate sulla vita delle vittime. Solitamente esiste
una relazione ben precisa tra assassino e vittima. In questi casi, quindi, l'omicida sceglie le
sue vittime in base al guadagno che può ricavare dalla loro morte: questo serial killer vive dei
proventi dei suoi omicidi. I più frequenti sono gli omicidi seriali in ambito coniugale. È questa
una delle categorie in cui le donne assassine sono in numero maggiore e si tratta, in genere,
di persone che hanno una vita privata insoddisfacente e nessun lavoro oppure uno
scarsamente retribuito.
In questo tipo di omicidi seriali, il fattore principale è dato dalla motivazione individuale del
soggetto, dalla ricerca della soddisfazione di una serie di bisogni personali, che assumono,
per lui, importanza prioritaria rispetto a considerazioni di ordine morale.
In secondo luogo la relazione tra assassino e vittima è completamente distorta, dato che il
soggetto deve operare un profondo processo di depersonalizzazione delle vittime che gli
consenta di privarle delle qualità umane, trasformandole in semplici oggetti. Gli assassini
seriali di questa categoria sono dei sociopatici puri in quanto sono privi di qualsiasi
sentimento empatico nei confronti del prossimo.
È un tipo di assassino seriale estremamente sedentario, non ama la pubblicità, perché il suo
obiettivo è quello di vivere una vita serena e agiata. In questa categoria di serial killer rientra
il francese Henry Landru, che uccise diverse donne depresse dalla solitudine che, ben liete
di accettare le sue attenzioni, gli affidarono tutti i loro beni;
2. omicidio seriale situazionale. Gli omicidi seriali di questo tipo non sono premeditati ma
vengono compiuti nell'atto di commettere un altro reato oppure mentre il soggetto sta
cercando di mettersi in fuga dopo il reato stesso. Gli omicidi sono causati da un impulso
improvviso oppure dal panico o da uno stato confusionale in cui si viene a trovare il criminale
che viene colto sul fatto. Gli omicidi non trovano giustificazione concreta nel contesto
situazionale, in quanto le vittime non rappresentano un potenziale pericolo per l'assassino: in
questi casi si prova un desiderio di uccidere proprio del soggetto, che si ripete in ogni
situazione analoga.
Gli omicidi sono compiuti con armi da fuoco e le vittime sono casuali, scelte sul luogo in cui si
trova anche l'assassino. Il fattore predominante è dato da un "corto circuito" nella mente del
criminale che si determina per la presenza improvvisa nel primo contesto di reato di un
testimone o di un potenziale ostacolo. Per quanto riguarda il fattore individuale, di solito, si
tratta di persone impulsive, con scarso controllo della propria aggressività ed emotività e che
difettano del necessario sangue freddo per affrontare una situazione di stress acuto ed
improvviso.
Un esempio tipico di assassino seriale rientrante in questa categoria è quello di Francis
Crowley, il quale, nel 1931, fece una serie di rapine per provare di essere un "vero duro",
durante le quali uccise un possibile testimone, una donna che gli aveva opposto resistenza
ed un poliziotto che lo aveva fermato per un normale controllo di documenti;
3. omicidio seriale motivato da erotomania. In questo tipo di omicidio seriale, la causa
scatenante è data da una particolare fissazione dell'assassino, appunto l'erotomania (uno
stato di permanente eccitazione sessuale, localizzata soprattutto a livello psichico).
L'assassino vagheggia un amore idealizzato, che lo porta a ritenere inadeguati tutti i suoi
amanti. Gli esempi di omicidio seriale di questo tipo sono piuttosto rari e messi in atto
prevalentemente da donne.

11
La figura del Serial Killer
Il fattore trainante è di tipo individuale, per uno stato di insoddisfazione emozionale che porta
il soggetto a rifugiarsi in un mondo fantastico. Per quanto riguarda il fattore relazionale,
queste donne non trovano soddisfacenti i rapporti emotivi con i compagni, che le costringono
ad una vita piatta e squallida spesso a causa del loro comportamento violento.
Un caso emblematico è quello di Nannie Ross, che uccise i suoi tre mariti, la madre, le
sorelle e i figli; quando venne arrestata, disse di aver ucciso perché cercava il "vero amore";
4. omicidio seriale provocato da una conflitto. Questo tipo di omicidio si verifica quando, a
seguito di una lite tra due persone, una perde il controllo ed uccide l'altra; la stessa sequenza
si verifica in diverse occasioni.
Il fattore principale è in questo caso di tipo relazionale, cioè la risultante di un'interazione
negativa, di durata variabile, tra l'autore e la vittima. Come fattore secondario, si fa
riferimento alla personalità dell'individuo, generalmente violento, con scarso controllo dei
propri impulsi aggressivi, di umore instabile. Prevalentemente, l'omicidio seriale motivato da
un conflitto è commesso da uomini, anche se esistono casi in cui l'assassino è donna; anche
questo tipo di omicidio, come l'omicidio seriale situazionale, non è premeditato.
Emblematico, a tal proposito, è il caso di Jack Henry Abbott, il quale uccideva quando era in
preda ad attacchi di rabbia e gli bastava il più piccolo pretesto; analogamente, alcuni delitti
compiuti da Donato Bilancia possono essere ricondotti in questa categoria (vedi più
approfonditamente cap. 4, par. 2);
5. omicidio seriale per vendetta simbolica. In queste ipotesi, l'assassino uccide una serie di
vittime contro le quali vuole vendicarsi, perché pensa di aver subito un grave torto e lo
ingigantisce fino a farlo diventare insostenibile, in maniera del tutto irrazionale. Il serial killer
uccide però dei soggetti che, personalmente, non gli hanno fatto nulla ma che rappresentano
un'autorità che lui vuole punire per un comportamento che ritiene scorretto nei suoi confronti.
Anche in questo tipo di omicidio seriale il fattore relazionale è prevalente; l'assassinio ha
origine nella distorsione della relazione tra due soggetti, nella quale un soggetto è convinto di
aver subito un danno irreparabile; il secondo soggetto rappresenta solo la proiezione del
vero nemico dell'assassino, che invece è irraggiungibile.
Secondariamente, è necessario che l'assassino abbia un certo tipo di personalità, che sia
incapace cioè di tollerare le frustrazioni e le sconfitte e con delle spiccate reazioni
paranoiche. In questi casi, a differenza dell'omicidio seriale provocato da un conflitto, il
rapporto con le vittime è inesistente ed esse sono il capro espiatorio sul quale si indirizza la
rabbia e l'aggressività accumulata dall'assassino. La vittima diventa il tramite inconsapevole,
simbolico, del messaggio dell'assassino.
In questa tipologia di omicidio seriale rientra il caso di Unabomber, che da 1978 al 1996 ha
spedito una serie di pacchi bomba a professori universitari ed a dirigenti di compagnie aeree,
uccidendo tre persone e ferendone ventitré.
Molte volte, l'assassino desidera vendicarsi di una o più donne che egli ritiene responsabili
del suo fallimento come uomo. Uccidendo donne scelte a caso, egli si prende la sua
vendetta contro tutte loro, riaffermando così la propria superiorità di uomo. Di solito si tratta
di individui cresciuti da una madre tirannica, dominante, che ha avuto l'effetto di castrare la
mascolinità del figlio;

12
La figura del Serial Killer
6. omicidio seriale con movente irrazionale. È il tipo di omicidio seriale tipico dei soggetti
schizofrenici paranoici, secondo Lunde.
L'omicidio sembra essere motivato da un movente irrazionale, conosciuto solo dalla mente
dell'assassino.
In questi casi il primo fattore da considerare è quello individuale, dato che, per gli assassini
seriali psicotici, gli omicidi sono dettati esclusivamente dal loro stato psichico. Le vittime di
solito sono scelte a caso e possono essere estremamente eterogenee come età, classe
sociale, sesso. La giustificazione preferita da questi serial killer è quella di udire delle voci,
che ordinano di commettere gli omicidi. Un esempio classico di assassino seriale di questa
categoria è quello di Joseph Kallinger, il quale sosteneva che una testa decapitata di nome
"Charlie" gli ordinasse di uccidere ragazzi, mutilandone i genitali. Il fattore secondario è di
tipo socio-ambientale; di solito, questi individui già da piccoli mostrano segni premonitori
della loro evoluzione psicotica.
A volte, gli assassini seriali sostengono di non essere responsabili degli omicidi, perché
questi sono compiuti da un'altra personalità che loro non sono in grado di controllare. Ad
esempio, Kenneth Bianchi ingannò diversi psichiatri che lo avevano esaminato, simulando un
"disturbo di personalità multipla" (DPM) ed accusando degli omicidi un certo "Steve";

7. omicidio seriale motivato da estremismo. L'assassino seriale che compie questo tipo di
omicidio è motivato dalla fede in una serie di idee basate su un particolare sistema politico,
religioso e sociale. Questo tipo di assassino può agire da solo, ma più spesso, fa parte di un
gruppo. Si distinguono quattro sottogruppi:
a. omicidio seriale causato da estremismo politico: l'assassino seriale uccide diversi
rappresentanti del governo o persone di cui, comunque, non condivide le opinioni
politiche;
b. omicidio seriale causato da estremismo religioso: in questo caso, l'assassino seriale
mostra una fede smisurata in un sistema di credenze basato su agenti sovrannaturali o
su un capo carismatico che esercita il suo influsso psicologico per far compiere al
soggetto una serie di omicidi; spesso questo assassino, quando agisce da solo, presenta
anche una forma di psicosi che lo porta ad avere allucinazioni auditive e/o visive, per cui
è convinto di ricevere l'ordine di uccidere "direttamente da Dio";
c. omicidio seriale causato da estremismo socioeconomico: l'assassino seriale uccide
persone appartenenti ad un certo gruppo etnico, sociale o religioso, verso cui prova
un'intensa ostilità. In questa categoria rientra il gruppo denominato "La Legione Nera", un
organizzazione che combatteva contro neri, ebrei cattolici, comunisti e anarchici, che tra
il 1933 e il 1936, nel Michigan (USA), uccisero più di cinquanta persone;
d. omicidio seriale causato da estremismo paramilitare: questo assassino seriale uccide le
proprie vittime come se fossero "bersagli" da eliminare. Ogni azione diventa una
"missione speciale" e l'assassino si equipaggia di conseguenza. È il caso di Arrigo
Candela, una guardia giurata, la cui passione erano le armi e le tecniche di
sopravvivenza; nel paese in cui viveva (in provincia di Torino), era considerato una
"macchietta", perché spesso passava intere notti in campagna, in uniforme e armato di
tutto punto, esercitandosi a "fare il Rambo". Fra il 1991 e il 1992, commise tre omicidi,
semplicemente per dimostrare di essere un "duro";

13
La figura del Serial Killer
8. omicidio seriale per eutanasia. In questo caso l'assassino seriale sceglie come vittime
persone che, secondo lui, stanno soffrendo ingiustamente: è convinto che sia suo dovere
alleviare le sofferenze del prossimo, anche se, nella maggior parte delle volte, il vero motivo
è la sensazione di potere e controllo che l'assassino ottiene dal suo delitto. I casi di omicidio
seriale di questo genere sono piuttosto numerosi e vedono coinvolti come colpevoli sia
uomini che donne, soprattutto personale sanitario. Gli omicidi sono commessi in modo da far
pensare ad una morte naturale: tra i metodi più usati c'è l'iniezione di sostanze tossiche o
velenose ed il soffocamento.
È molto difficile scoprire questo tipo di omicidio seriale, in quanto i sintomi provati dalle
vittime sono compatibili con un decesso per cause naturali. A ciò si aggiunge il fatto che,
spesso, gli ospedali e le case di cura sono interessate a tenere nascosto un tasso di
mortalità elevato tra i pazienti per paura di uno scandalo o di perdere clienti. Generalmente si
arriva ad una conclusione positiva del caso solo se il sospettato si decide a confessare;
9. omicidio seriale per il controllo del potere. In questo caso, il soggetto sceglie l'omicidio come
attività che gli permette di manifestare il suo bisogno di onnipotenza. Spesso si tratta di
omicidi seriali particolarmente brutali nell'esecuzione, in cui l'assassino provoca un notevole
grado di sofferenza alla vittima.
Questo tipo di omicidi seriale si divide in tre sottocategorie:
a. omicidio seriale per essere al centro dell'attenzione: l'assassino seriale crea
volontariamente una situazione di pericolo per le vittime e, in seguito, tenta, inutilmente,
di salvarle allo scopo di assumere un atteggiamento da eroe. Questo tipo di omicidio
viene di solito attuato da donne che mettono in pericolo la vita dei propri figli o di altri
bambini (infermiere, baby-sitter, ecc.);
b. omicidio seriale sadico: questo serial killer si distingue per il piacere che prova
nell'uccidere; l'assassino seriale uccide le vittime solo dopo averle torturate a lungo. In
questo caso il piacere principale sta nell'infliggere alle vittime il massimo dolore fisico e
psicologico, pratica che permette al serial killer di sentirsi onnipotente. L'assassino, cioè,
deriva la sua soddisfazione dalle reazioni di dolore della vittima;
c. omicidio seriale "missionario": questo tipo di serial killer sente di dover compiere una
missione, in questo caso, eliminare un certo gruppo di persone, perché ritiene che non
siano degne di vivere e questo compito gli procura un piacere molto intenso. Questo
assassino seriale, pur non soffrendo di una psicosi, è spesso condizionato da personali
convinzioni sostenute da alcune percezioni di tipo paranoide. Un caso emblematico di
assassino seriale rientrante in questa categoria è quello di Gaspare Zinnanti, che nel
1999 uccise due tossicodipendenti a Milano allo scopo di "ripulire il mondo da tali
soggetti".
In questi casi fattori individuali si compenetrano con quelli socio-ambientali; si tratta, infatti, di
soggetti che non hanno un senso dell'identità ben preciso, che si sentono inadeguate e che
hanno un bisogno prioritario di sentirsi importanti, bisogno che non può essere realizzato in
nessun'altra sfera della vita sociale; per cui il potere esercitato sulla vittima è la loro
possibilità di rivincita sulla società nella quale non riescono ad inserirsi in modo vincente;

14
La figura del Serial Killer
10. omicidio seriale sessuale. Questo tipo di omicidio seriale implica un elemento sessuale che
sta alla base delle azioni che conducono alla morte della vittima. Il genere di atto sessuale e
il suo significato simbolico variano a seconda della personalità dell'assassino ed i serial killer
sessuali vengono identificati perché nell'acting out delle proprie fantasie lasciano una firma
caratteristica sul corpo delle vittime e sugli altri elementi della scena del delitto.
Anche qui, in genere, si possono distinguere due sottogruppi:
a. omicidio seriale sessuale sadico: in questo caso, l'assassino ottiene la gratificazione
sessuale infliggendo grandi sofferenze alle vittime. Lo stupro, quando c'è, è
particolarmente violento e accompagnato da percosse e/o torture di vario genere;
b. omicidio seriale sessuale necrofilo: l'esatto opposto del precedente; l'assassino uccide le
vittime nel modo più veloce possibile e, generalmente, con una metodica non lesiva dei
tessuti corporei, perché gli interessa avere accanto a sé un corpo inanimato intatto. A
distanza di alcuni giorni dall'omicidio, l'assassino può decidere di sezionare il cadavere
per conservarne alcune parti (feticismo) e disfarsi del resto.
Si tratta di soggetti spesso provenienti da ambienti familiari traumatizzanti soprattutto per
quello che riguarda la sfera sessuale. Sono individui che possono aver subito abusi e
violenze sessuali o un'educazione troppo severa e repressiva, in cui è stato loro insegnato
che "il sesso è peccato". Tutti questi elementi vengono però filtrati dalla singola personalità di
ogni individuo. L'omicidio a sfondo sessuale è un modo per l'assassino per raggiungere la
gratificazione sessuale e la ripetizione dell'atto omicidiario gli permette di rivivere all'infinito il
piacere che ha provato la prima volta;
11. omicidio seriale a movente misto. Ci sono diversi casi di omicidio seriale in cui il movente
varia da un delitto all'altro. Le vittime possono essere alternativamente persone del nucleo
familiare, conoscenti o sconosciuti. Questi omicidi, spesso, proprio a causa della variabilità
del movente, sono scarsamente pianificati.
Il fattore individuale è predominante, in quanto il soggetto sembra spinto ad uccidere da un
suo bisogno interno, indipendentemente dal fatto che il movente giustifichi l'omicidio o meno.
Di solito, comunque, si tratta di soggetti che, al momento del primo omicidio, hanno già una
carriera criminale alle spalle, per cui l'omicidio è l'ultima tappa di un processo di devianza
ben consolidato dall'ambiente nel quale sono inseriti.

3.2. Classificazione dell'omicidio seriale in base al numero di soggetti che uccidono


In letteratura, quando si parla di serial killer, in genere, si pensa ad una specie di "lupo solitario",
cioè ad una persona che vive e commette i suoi crimini in completa solitudine. Nella realtà, però,
questo quadro non è sempre veritiero, perché quasi un terzo degli assassini seriali nel mondo
uccide in coppia o in gruppo.
In relazione al numero di persone coinvolte nell'azione omicidiaria si possono distinguere quattro
categorie:
1. omicidio seriale individuale. È l'omicidio seriale classico, quello più pubblicizzato e meglio
studiato, anche perché è la categoria in cui rientrano tutti i casi più famosi. Questo assassino
è il "predatore solitario" che tende la trappola alle sue vittime, colpisce e sparisce nel nulla; è
inafferrabile proprio perché non lascia tracce dietro di sé e, di solito, non ha alcun legame
con le vittime che permetta di risalire alla sua identità: spesso vive da solo ed uccide da solo
e, se non commette qualche errore, è molto difficile che venga catturato.
La caratteristica principale di questi assassini è quella di avere una vita immaginativa molto
ricca, che va a compensare la carenza di stimoli ricevuti dal mondo esterno. Sono soggetti
che provengono quasi sempre da "famiglie multiproblematiche" e, durante l'infanzia, sono
stati prevalentemente dei bambini introversi e con gravi problemi ad instaurare dei legami
con gli altri coetanei. La loro solitudine li porta a sviluppare maggiormente un mondo di
fantasia che, col passare degli anni, diventa quello nel quale preferiscono vivere.

15
La figura del Serial Killer

Attraverso l'omicidio, il soggetto vuole trasferire le sue fantasie nella realtà, operazione che
gli procura una soddisfazione solo transitoria, perché, dopo un certo periodo di tempo (il
periodo di intervallo emotivo), si accorge di non essere riuscito a cambiare sostanzialmente
la realtà in cui vive e, così, deve compiere un nuovo omicidio ed un altro ancora per provare
almeno una soddisfazione transitoria, in un processo che diventa senza fine.
Andando avanti con gli omicidi, il periodo di soddisfazione diventa sempre più breve ed il
soggetto ha bisogno di intensificare la frequenza degli omicidi; si nota anche, una
progressiva brutalizzazione della vittima, in quanto l'assassino, che dopo ogni omicidio
diventa sempre più sicuro di sé, cerca degli stimoli nuovi in quella che possiamo chiamare
"sindrome di assuefazione omicidiaria".
In questi casi lo stato mentale particolare in cui si viene a trovare il soggetto (erotomania,
psicosi, ecc.) lo spinge a mettere in atto il comportamento omicidiario seriale alla ricerca
della soddisfazione del suo mondo immaginario.
Il "mondo perfetto" vagheggiato dall'assassino seriale non può essere condiviso con altri,
perché il soggetto non sopporterebbe il rischio che questo venisse sminuito da altre persone,
per cui difende gelosamente il suo mondo interno dagli sguardi estranei;
2. omicidio seriale in coppia. In questo caso, abbiamo due individui che compiono insieme
l'omicidio seriale. Si parla di coppia assassina anche quando, in realtà, è uno solo dei
soggetti a commettere concretamente l'omicidio, mentre l'altro assiste al fatto e aiuta poi a
disporre il cadavere, nel caso in cui vogliano lanciare qualche messaggio particolare agli
inquirenti.
Le coppie sono sempre formate da un soggetto con personalità dominante e da uno con
personalità sottomessa. Il soggetto dominante, che nelle coppie uomo/donna è quasi sempre
l'uomo, pianifica l'azione omicidiaria e la metterebbe in atto anche senza la presenza
dell'altro. Spesso si tratta di un individuo fortemente manipolatorio e con un disturbo
antisociale della personalità, che lo porta ad utilizzare il prossimo per ottenere i suoi scopi;
frequentemente, ha già dei precedenti penali.
L'altro membro della coppia è un soggetto passivo, che non è in grado di opporre resistenza
alla volontà del dominante. Si tratta di persona che, probabilmente, non sarebbe mai
diventata un serial killer senza l'incontro con il partner.
Praticamente, si verifica quello che Wilson e Seaman hanno chiamato "follia a due" (20): due
individui si incontrano, scoprono d avere molti punti in comune e nasce un'empatia
immediata; da questo momento, si sviluppa una miscela esplosiva il cui risultato finale è
l'omicidio seriale;
3. omicidio seriale di gruppo. Il fenomeno degli omicidi seriali commessi da gruppi organizzati
richiama, invece, uno dei temi più inquietanti di questo fine secolo: il bisogno patologico di
fedi e verità assolute, capaci di arginare quel grande male che è la solitudine.
In questa categoria compendiamo tutti gli omicidi seriali commessi da gruppi di tre o più
persone, in cui abbiamo forme patologiche di associazionismo, di dedizione assoluta a credi
religiosi, culture esoteriche o movimenti politici, ispirati spesso ad una visione del mondo
dominata dal male e dall'ingiustizia. Gli omicidi di questo tipo possono essere compiuti
effettivamente da tutti i membri del gruppo, oppure ci può essere un soggetto deputato a
portare a termine l'azione omicidiaria, mentre gli altri si rendono complici, non facendo nulla,
di fatto, per impedire le uccisioni.
Ci possono essere diversi tipi di gruppo coinvolti negli omicidi seriali. Vediamoli in dettaglio:
a. gruppo criminale semplice: è un gruppo prevalentemente di piccole dimensioni. Si tratta
di soggetti soprattutto di sesso maschile, che stanno insieme al solo scopo di compiere
azioni criminali, senza essere spinti da alcuna ideologia comune. In questa categoria
rientrano le bande giovanili, formate da ragazzi minorenni o poco più che maggiorenni

16
La figura del Serial Killer
che uccidono in modo seriale per il solo gusto di farlo. Sono, invece, estremamente rari i
gruppi criminali semplici composti da sole donne.
La definizione di gruppo criminale semplice serve appunto per distinguere queste
formazioni dalla criminalità organizzata e dai gruppi terroristici, all'interno dei quali,
comunque, possono esserci degli assassini seriali;
b. gruppo razzista: è un gruppo generalmente di media numerosità, di solito organizzato su
basi paramilitari; la gerarchia del gruppo è molto rigida e gli omicidi sono motivati da un
odio profondo nei confronti di particolari gruppi etnici; l'esempio classico è quello del Ku
Klux Klan, un gruppo composto da fanatici bianchi operante negli Stati Uniti meridionali;
c. setta religiosa. La pericolosità delle sette religiose sta nel fatto che, oltre agli omicidi
seriali commettono omicidi di massa, a volte mascherati da suicidi collettivi. In essa
spesso si verifica l'omicidio seriale "per induzione": il capo carismatico della setta non
compie personalmente gli omicidi, ma istiga i seguaci a farli, creando delle vere e proprie
"squadre della morte". Spesso, i leader di questi culti possono manifestare tratti di
personalità borderline, specialmente nel momento della crisi. Gli elementi di questa sono:
 la tendenza a dividere il mondo in buoni e cattivi
 un quadro di relazioni interpersonali instabili ma intense
 rapidi cambiamenti d'umore
 rabbia intensa e mal controllata
 in situazioni di stress, rottura temporanea del contatto con la realtà o ideazione
paranoide transitoria;
4. omicidio seriale in numero variabile. A volte, gli assassini seriali commettono alcuni omicidi
individualmente, altri in coppia e altri ancora in gruppo.
Il caso più importante di omicidio seriale di questo tipo è quello che vede coinvolto il dottor
Morris Bolber; negli Stati Uniti, durante gli anni della Depressione, ideò un piano criminoso
particolarmente efficace: aiutato da due cugini, che avevano il compito di sedurre alcune
donne suggerendo loro di stipulare una polizza di assicurazione sulla vita dei mariti, uccideva
con vari metodi i suoi pazienti, intascando i premi; ad essi si unì, poi, Carina Favato, una
donna d'origine italiana, che aveva già ucciso tre dei suoi mariti e si era messa a tempo
pieno a fare la "consulente matrimoniale", avvelenando i mariti scomodi dietro pingue
compenso.

3.3. Classificazione modale dell'omicidio seriale


Gli omicidi seriali sono molto diversi tra loro, non soltanto per il numero di soggetti che uccidono,
per il movente che li origina o per il tipo di vittima coinvolto, ma anche per le modalità esecutive con
le quali vengono commessi.

La schematizzazione delle fasi esecutive descritta da Lavorino è utile da questo punto di vista e
prevede varie fasi: (21)

immaginazione e decisione dell'omicidio


progettazione e organizzazione
predisposizione per entrare nell'ambito della vittima
preparazione della scena del crimine, dei mezzi, degli strumenti e delle opportunità
impossessamento della vittima tramite blitz, sotterfugio o trappola
esecuzione del piano omicida e attuazione dell'uccisione
interventi sulla vittima del tipo prestabilito, del tipo inconscio e del tipo simbolico
attuazione di overkilling e afterkilling
attuazione dello staging e dell'autocopertura
presa di distanza dall'omicidio e dalla scena del crimine.

17
La figura del Serial Killer
In relazione alle modalità in base alle quali viene eseguito l'omicidio seriale, possiamo distinguere:

serial killer organizzati e disorganizzati. Questa classificazione relativa alle modalità esecutive degli
assassini seriali, seppur riduttiva e, per molti aspetti, riconducibile alle altre modalità presentate
(vedi le classificazioni seguenti), rappresenta il sistema tradizionalmente utilizzato, in particolar
modo dagli agenti dell'F.B.I., per distinguere i serial killer in relazione al modo in cui essi agiscono.
Vediamola nel dettaglio.

I serial killer organizzati pianificano con meticolosità i propri delitti, selezionano le vittime meno
rischiose e le conducono sul luogo del delitto; per lo più si tratta di psicopatici, inguaribili, con un
alto quoziente d'intelligenza; lasciano pochissime tracce dietro di sé, ad eccezione di quando
praticano un rituale, come nel caso in cui mordano le proprie vittime; molto spesso portano con sé
un kit con l'occorrente: una corda, del nastro adesivo, delle manette, dei guanti, dei vestiti di
ricambio, un'arma da fuoco, un coltello ... Generalmente si tratta di soggetti molto socievoli e capaci
di integrarsi alla perfezione senza destare sospetti, hanno un buon impiego, inferiore però a quello
cui potrebbero aspirare, sono competenti sessualmente, hanno ricevuto una disciplina severa
durante l'infanzia, vivono con un partner o hanno famiglia propria.

Spesso sono soggetti che non amano la società ma non se ne isolano manifestamente; sono soliti
fantasticare soprattutto prima di aver commesso il primo omicidio, ma quando uccidono lo fanno
con premeditazione, sono meticolosi e dimostrano grande autocontrollo al momento del crimine; le
vittime sono sconosciuti scelti sulla base di un tipo determinato; sono soliti legare la propria vittima
e, dopo l'uccisione, nascondere o sotterrare il cadavere oppure portarlo in posti diversi dalla scena
del crimine. L'omicida organizzato, anche nell'assalto sessuale, segue un piano preordinato, che
prevede il raggiungimento della soddisfazione sessuale prima di eliminare la propria vittima e, per
questo, può infierire e torturare cercando di uccidere molto lentamente.

I serial killer disorganizzati, invece, non agiscono secondo piani preordinati e sono per lo più degli
immaturi, meno esperti e meno intelligenti, commettono più errori. Hanno un'intelligenza inferiore
alla media e un'appartenenza ad una classe sociale subalterna, una famiglia non ricca ma neanche
necessariamente povera. Quasi sempre questi soggetti sono disoccupati o impiegati in lavori
precari, figli di genitori anch'essi senza occupazione stabile. Hanno subito un'educazione
particolarmente rigida durante l'infanzia, sono sessualmente incompetenti, vivono da soli o con i
genitori in una località molto spesso vicina al luogo dove avviene il primo omicidio.

Gli assassini seriali disorganizzati rifiutano manifestamente la società, hanno una tendenza all'ansia
al momento del crimine, commettono delitti spontanei con vittime sconosciute, anche se in certi casi
possono conoscere la vittima; compiono atti di libidine post-mortem e lasciano il cadavere sul luogo
del misfatto.

Le violenze sul cadavere, come il depezzamento, lo squartamento, l'eviscerazione, vengono fatte


per spersonalizzare la vittima e renderla irriconoscibile, soprattutto nel caso in cui questa sia
conosciuta dall'aggressore.

Questi soggetti non si preoccupano di un'eventuale cattura, ma commettono il crimine partendo da


un'allucinazione ed il luogo dell'omicidio, dal quale spesso non rimuovono il cadavere,
generalmente riflette questo disordine mentale. Inoltre, il più delle volte, non organizzano il delitto,
che è dovuto all'impulso del momento: vedono qualcuno per strada e decidono di attaccarlo. Le sue
armi sono pezzi di legno, sassi, pietre, pezzi di mobili al posto di armi e coltelli; se l'assassino è

18
La figura del Serial Killer
intelligente ma inesperto, tenterà, dopo il crimine, di nascondere la tracce, ma se è al suo primo
delitto commetterà inevitabilmente degli errori;

omicidio seriale a pianificazione totale. In questo tipo di omicidio seriale, l'assassino non lascia nulla
al caso, ma organizza in ogni dettaglio l'azione esecutiva, quindi corrisponde per larga parte alla
categoria di serial killer organizzato coniata dall'F.B.I.

La pianificazione investe tutte le fasi dell'omicidio seriale:

la scelta delle vittime


la preparazione e l'esecuzione degli omicidi
la disposizione dei cadaveri.
In realtà, è difficile trovare un assassino seriale di questo tipo, perché qualche dettaglio sfugge
sempre al suo controllo. Si nota, poi, una tendenza progressiva a pianificare i delitti sempre meno,
man mano che si va avanti nella serie omicidiaria, perché l'assassino agisce in maniera
maggiormente compulsiva, diventa prioritario il suo bisogno di uccidere ancora, senza curarsi più di
eventuali imprudenze.

Gli assassini seriali che agiscono per guadagno personale sono i più organizzati in assoluto, perché
il loro obiettivo è di vivere con quello che ricavano dagli omicidi e la loro capacità organizzativa non
è offuscata da impulsi sessuali che possono fargli perdere il controllo;

omicidio seriale a pianificazione parziale. L'assassino seriale di questo tipo non organizza tutte le
fasi dell'omicidio, ma soltanto quella che per lui ha la maggiore importanza simbolica. Alcuni
assassini seriali scelgono con molta cura le vittime; per fare questo, sono capaci di seguirle per
intere settimane, studiandone le abitudini e gli orari. Altri assassini seriali non sono interessati ad un
tipo particolare di vittima, mentre è di vitale importanza che tutta l'azione omicidiaria sia organizzata
nei minimi dettagli. Per questi assassini è fondamentale la "ritualità dell'azione omicidiaria", mentre
la vittima è scelta in base all'opportunità;
omicidio seriale a pianificazione zero. In questo caso, l'assassino esegue gli omicidi seguendo un
impulso momentaneo e senza preoccuparsi di organizzare l'azione. Uccide le vittime scelte a caso
e, indifferentemente, uomini, donne e bambini. Ricalca per molti aspetti la categoria di serial killer
disorganizzato precedentemente citata.

Secondo Lavorino, questo assassino seriale è spinto ad uccidere da uno dei seguenti quattro
impulsi: (22)

la "voce di dentro": l'assassino si aggira in attesa che l'istinto omicida emerga completamente, e, al
momento giusto, colpisce senza preoccuparsi delle vie di fuga, degli alibi o delle modalità esecutive.
Obbedisce ad una sorta di "voce di dentro" che lo obbliga ad uccidere, senza indicargli le modalità
esecutive;
il "raptus omicida": l'assassino è già predisposto all'azione, ma è necessario che si creino quelle
condizioni psico-ambientali ed oggettive che scatenano l'istinto omicida. In questa tipologia rientra
Luigi Chiatti (vedi cap. 4, par. 3): mentre giocava tranquillamente con dei bambini, gli scattava
improvvisamente il desiderio di ucciderli, senza curarsi minimamente delle conseguenze;
la "trance assassina": l'assassino entra in un vortice omicida ed agisce avendo già predisposto, più
o meno a livello inconscio, una sorta di rituale. Dopo ogni omicidio ha dei ricordi vaghi e confusi,
come se avesse agito in trance;

19
La figura del Serial Killer
"l'obbligo di uccidere": è la spinta che subiscono alcuni sociopatici puri, le cosiddette "belve
assassine". Uccidono perché devono farlo. Tutte le altre motivazioni che, a prima vista, possono
essere alla base degli omicidi, in realtà sono subordinate al bisogno impellente di uccidere;
omicidio seriale a pianificazione mista. L'assassino esegue i vari omicidi della serie ognuno in
maniera peculiare; così, può succedere che, in uno stesso caso di omicidio seriale, alcune uccisioni
siano condotte in modo completamente organizzato, altre in maniera parziale, altre ancora in modo
disorganizzato. In tutti gli omicidi, anche se usa armi diverse, l'assassino lascia sempre la sua
"firma";
omicidio seriale a pianificazione fasica. Alcuni assassini seriali invece di pianificare tutte le fasi
esecutive del progetto omicida (oppure nessuna), ne pianificano solo qualcuna, mentre le altre
vengono agite d'istinto, per caso o con improvvisazione, così gli omicidi hanno un andamento
incoerente e consequenziale.

Mentre nell'omicidio seriale a pianificazione mista le differenze di pianificazione si verificano tra un


omicidio e l'altro, nell'omicidio seriale a pianificazione fasica le differenze sono all'interno di ogni
singolo omicidio appunto nelle varie fasi esecutive.

3.4. Classificazione relativa alle componenti psicodinamiche e comportamentali comuni a tutti i


serial killer
Pur tenendo conto delle notevoli difformità nel modo di agire e nel movente alla base del
comportamento omicidiario seriale, è tuttavia utile indicare gli elementi comuni alla maggioranza dei
serial killer. Trattasi di varie componenti, non sempre presenti in toto in tutti gli assassini seriali, ma
che si notano nella stragrande maggioranza dei casi, con prevalenza di una o dell'altra a seconda
del singolo evento omicidiario. L'assassino seriale che uccide per il piacere di uccidere è, spesso,
una persona all'apparenza del tutto normale, generalmente timido e molto riservato. Dietro questa
facciata si nasconde una personalità fredda, cinica, incapace di empatia, manipolatrice, solitaria ed
isolata. L'unico tratto caratteristico è lo sguardo di chi nasconde un segreto inconfessabile e la
consapevolezza di provare piacere solo nel dare la morte di suoi simili, eccitandosi nel ricordo dei
delitti compiuti.

Vi sono alcune costanti psicobiografiche: infanzia difficile, violenza subita nella fase prepuberale o
puberale, scarsa comunicabilità, disturbi della personalità. Tutti quanti i serial killer sentono la loro
esistenza come negativa e degradata, vivono forti sensi di inferiorità fisica e psichica, sociale e
sessuale. Si sentono insicuri, rifiutati e disperatamente soli e compensano queste mancanze con un
forte narcisismo e uno sfrenato bisogno di protagonismo. Si sdoppiano in una vita pubblica
convenzionale e in una vita segreta perversa e ricchissima di fantasie sadiche, ma, col passare del
tempo, è quest'ultima che prevale. Possono racchiudere nella sua personalità complessa tutte le
perversioni, dal sadismo alla necrofilia, ma nessuna di queste lo caratterizza in modo assoluto.

Tutto ciò determina la ripetitività dell'omicidio; dal momento in cui passa dalla fantasia alla pratica e,
cioè, dopo aver provato piacere nel dare la morte, non riesce più a fermare l'istinto; altri elementi
comuni sono, inoltre, l'assenza di motivazioni evidenti e di relazioni con le vittime (quantomeno per
quanto riguarda l'omicidio seriale maschile), che vede non come persone ma come cose, degli
oggetti da utilizzare per soddisfare la propria deviazione; una finalità di tipo edonistico o di tipo
fanatico, un legame più o meno netto con la sessualità ed infine la presenza frequente, ma non
assoluta, di diverse forme di patologia mentale.

3.5. Classificazione delle fasi dell'omicidio seriale


Joel Norris, psicologo americano, autore di un fondamentale studio sui serial killer, sostiene che
essi sono dei soggetti fisicamente e psicologicamente danneggiati in modo irreparabile; danni

20
La figura del Serial Killer
all'ipotalamo, se sono il risultato di ripetuti traumi alla testa o difetti di nascita, possono
destabilizzare il sistema ormonale ed alterare la capacità del cervello di misurare le emozioni.

Scrive Norris: "se con il termine sano s'intende la capacità di esercitare un controllo volontario sulle
proprie azioni, questi individui non possono in nessuna caso esser definiti sani. Eredità biologica ed
ambiente sono un fatto ineluttabile". (23)

Il punto di vista di Norris è che il serial killer passa attraverso delle fasi: (24)

fase aurorale, in cui si manifestano fantasie compulsive dove l'omicida è un motore biologico
guidato da un istinto primario nella soddisfazione dei propri intimi desideri;
fase di puntamento, in cui si manifestano comportamenti di tipo paraniode; nel cervello
dell'assassino seriale avviene una sorta di incendio neuronale, che provoca una turbolenza delle
memorie e delle emozioni primarie nella recezione dei dati sensoriali;
fase della seduzione, in cui avviene l'approccio con la vittima;
fase della cattura, in cui il serial killer riesce a avere il controllo della vittima e può realizzare i suoi
scopi;
fase omicidiaria; è quella c'è il sollievo orgasmico provocato dall'intrappolare ed uccidere la vittima;
fase totemica caratterizzata dall'asportazione degli organi, da atti di cannibalismo cui segue,
immancabilmente, la depressione;
fase depressiva; quando l'assassino seriale leggerà sui giornali di aver ucciso un padre di famiglia,
proverà un atroce senso di colpa; tuttavia non cercherà affatto ammenda attraverso la costituzione
alle forze dell'ordine, ma continuerà a fuggire. Resta quindi in una solitudine buia, perversa e
lacerante e si rifugia in quelle fantasie primarie che sono alla base delle sue gesta. La notte non
dorme e riflette, non riesce più a dimenticare quella persona moribonda, i rantoli, il sangue che
scorre (debriefing). Lentamente scivola in una sorta di ambivalenza fatta di orrore e piacere ed ecco
diffondersi la nostalgia della morte; i sentimenti ed i ricordi non si possono più negare né trascurare;
qualsiasi cosa faccia per uscire da questa esperienza, gli ripropone il desiderio spasmodico di
continuare ad uccidere. Per cui, a differenza di altri criminale, il serial killer si muove in un vissuto
irrefrenabile di pulsioni omicide.
La riabilitazione, per Norris, è impossibile.

4. Forme atipiche di omicidio seriale


Analizzando l'ampia casistica internazionale, appare evidente come sia riduttivo parlare di serial
killer solo quando ci si trova in presenza di omicidi a sfondo sessuale (come invece sostiene gran
parte degli studiosi del fenomeno). Esistono, infatti, delle forme ibride di omicidio che,
apparentemente, non sembrano aver niente a che fare con l'omicidio seriale, mentre, esaminandole
più a fondo possono avere degli elementi in comune con questo. Ci riferiamo a quegli omicidi che
avvengono all'interno di organizzazioni criminali, sia di stampo mafioso che di altro genere, o
nell'ambito di azioni di guerra.

Nelle organizzazioni criminali, si possono nascondere dei soggetti psicopatici che uccidono non
soltanto per ordine dei capi, ma anche per soddisfare una propria esigenza interna. In questo caso,
i serial killer canalizzano la propria pulsione omicida all'interno di una struttura organizzata che
accetta l'omicidio come mezzo legittimo per raggiungere certi obiettivi. In una situazione del genere,
si verifica un vantaggio. Il serial killer che agisce per conto proprio deve nascondersi da tutti e non
può comunicare a nessuno le proprie fantasie, è escluso da tutta la società; l'assassino seriale che
fa parte di una struttura criminale non è isolato, appartiene a una sottocultura che lo protegge e gli
riconosce un certo grado di importanza. Lo svantaggio è dato dal fatto che il soggetto non può
soddisfare le proprie fantasie di morte autonomamente, perciò deve essere in grado di esercitare un

21
La figura del Serial Killer
certo controllo sulle sue pulsioni. Del resto, uno dei motivi principali per cui la maggior parte degli
assassini seriali agisce individualmente è proprio l'incapacità di addomesticare le proprie pulsioni.
Infatti, diversi elementi che vengono considerati tipici dell'omicidio seriale classico, come la violenza
sessuale, le torture e lo smembramento, si riscontrano anche in omicidi commessi da bande o da
organizzazioni criminali.

In Italia, all'interno della criminalità organizzata, si nota, negli ultimi anni, un aumento notevole del
tasso di violenza di alcuni omicidi, con un elevato grado di overkilling. Questi omicidi sono
indubbiamente di stampo mafioso, ma sono attuati con crudeltà tale da manifestare una funzione
"dimostrativa". È evidente che, per commettere questi omicidi, vengono scelti soggetti che mostrano
di avere una predisposizione particolare per uccidere sadicamente. Uno degli esempi più evidenti di
sicari mafiosi con caratteristiche di personalità simili a quelle degli assassini seriali, è quello di
"Joey", un assassino della mafia americana che ha ammesso di aver ucciso trentotto persone.
"Joey" ha scritto un'autobiografia, quindi sono disponibili delle informazioni approfondite sulla sua
vita; egli sostiene che uccidere lo diverte, lo gratifica in modo particolare la conturbante sensazione
di potere che prova in qualità di sicario, il senso di onnipotenza che lo pervade quando deve
decidere se il "bersaglio" deve vivere o morire. Si tratta di un tipo di sensazione comune alla
maggioranza dei serial killer, soprattutto di quelli che vengono considerati assassini seriali
tradizionali che uccidono per una motivazione sessuale. Nonostante le similitudini, "Joey" non
diventa un classico serial killer perché cresce in una sottocultura criminale che lo assorbe
completamente e indirizza i suoi istinti psicopatici in modo tale che essi gli permettano di acquisire
prestigio nell'ambito della sottocultura stessa.

Del resto, il criminologo canadese Robert Ratner considera l'omicidio seriale come omicidio
ideologico, ideologia che sta anche alla base della filosofia terroristica: sia il serial killer che il
terrorista sono degli elementi di rottura dell'ordine sociale costituito e le loro azioni tendono al
sovvertimento della società che non vuole accettare le loro richieste.

Secondo molti autori (in particolare De Luca) è possibile inserire alcuni assassini di guerra nella
categoria degli assassini seriali. È indubbiamente vero che molti soldati hanno commesso crimini di
guerra tra i quali si sono verificati degli omicidi seriali, ma ben pochi sono stati riconosciuti come tali.
De Luca sostiene che, molte volte, la condotta di alcuni soldati è del tutto paragonabile a quella dei
serial killer. (25) Del resto, abbiamo molte notizie di militari che hanno ucciso decine di persone
dopo averle torturate barbaramente o, nel caso in cui le vittime sono donne, dopo aver abusato di
loro. Questo comportamento è del tutto assimilabile a quello degli assassini seriali, quando la spinta
all'omicidio è data da un fattore psicologico personale e quello dello stato di guerra è solo un
pretesto ed una copertura per dare sfogo ai propri istinti di morte.

Un'altra forma atipica di omicidio seriale è l'omicidio rituale seriale. È una forma di omicidio seriale
scarsamente studiata, perché riguarda principalmente la cultura africana, ben lontana dai parametri
della nostra cultura occidentale. Barresi definisce come omicidio rituale un "omicidio attuato da un
soggetto che uccide una o più persone, dette vittime sacrificali, per offrirle in sacrificio ad un'entità
soprannaturale in cambio di vantaggi spirituali o profitti terreni". (26)

Presso diverse etnie del continente africano persiste l'abitudine dell'assassinio rituale, in cui
vengono commessi degli omicidi semplicemente per "ingraziarsi gli spiriti". Quel che è certo è che,
in Africa, la stregoneria è ancora molto diffusa ed è associata a pratiche di antropofagia, dato che il
consumo di carne umana presenta delle implicazioni di ordine magico. Particolarmente pericolosi
sono i riti caraibici che subiscono deformazioni venendo a contatto con le sette sataniche e che
creano una nuova forma di culto più violento e sanguinario, in cui trova spazio l'omicidio rituale

22
La figura del Serial Killer
seriale. Queste forme di satanismo ibrido sono diffuse soprattutto negli Stati Uniti, nei ghetti di città
come Miami o New Orleans, nutrite di migliaia di immigrati provenienti dai paesi centroamericani e
dalle isole, rappresentanti delle classi più povere e arretrate dei rispettivi paesi.

Altra figura atipica di omicidio seriale è quella legata al satanismo contemporaneo. Nella maggior
parte dei casi in cui un serial killer spiega i propri delitti con il satanismo, si tratta di una semplice
giustificazione, dato che è molto probabile che ci si trovi di fronte un caso di pseudosatanismo: il
soggetto è una sorta di satanista autodidatta, ma non fa parte di nessun gruppo organizzato. In
molti casi, sono soggetti con problemi psichici, più precisamente sono affetti da "ebefrenia
sistematica", una forma clinica della schizofrenia paranoide che, nei soggetti adulti, può provocare
deliri di tipo persecutorio o di tipo allucinatorio tardivo, che si concretano in allucinazioni auditive
che possono sfociare in condotte devianti. Holmes chiama un soggetto di questo tipo "serial killer
allucinato" (27), cioè uno psicotico che soffre di un grave distacco dalla realtà che può spingerlo a
credere di essere costretto ad agire in un certo modo da entità demoniache. Questi soggetti, che
facciano parte o meno di una setta, seguono comunque un loro rituale del quale fanno parte diverse
perversioni sessuali:

antropofagia e necrofagia
necrofilia
necromania
necrosadismo
vampirismo.
L'omicidio rituale è di fondamentale importanza nelle credenze sataniste, dato che l'atto diventa
propiziatorio per ingraziarsi la divinità infernale allo scopo di ricevere determinati vantaggi.
Chiaramente, i profitti non si manifestano dopo il sacrificio e il soggetto è costretto a ripetere
l'omicidio ingraziante con modalità seriale, nella convinzione che gli omicidi precedenti non siano
sufficienti a soddisfare l'entità maligna.

5. La donna serial killer


È raro trovare degli studi sull'omicidio commesso da donne e sono ancora più rare le ricerche
sull'omicidio seriale commesso da queste.

Come abbiamo visto, alcuni autori che si sono occupati di quest'argomento (Ressler, Burgess,
Douglas e Holmes, De Burger), sono propensi, erroneamente, a credere che non esistano donne
serial killer, soprattutto se si considera assassino seriale soltanto chi uccide con un movente
sessuale, manifestando una o più perversioni (caratteristica, questa, tipica degli individui di sesso
maschile). In particolar modo il movimento femminista, soprattutto la sua frangia più radicale, nega
qualsiasi possibilità che ci possano essere serial killer donne. L'argomento principale a sostegno di
questa teoria è che gli assassini seriali sono il prodotto della società patriarcale. Cameron e Frazer
sostengono che "solo gli uomini sono dei cacciatori compulsivi guidati dal bisogno di uccidere". (28)
La "criminologia femminista" tende ad analizzare solamente i casi in cui gli uomini uccidono
sadicamente le donne, mentre alcuni autori parlano addirittura di "terrorismo sessuale". Questa
corrente va ad aggiungersi a tutti gli studiosi di sesso maschile che tendono a sottostimare l'entità
dell'omicidio seriale femminile. In molti casi, infatti, se la donna non uccide con un elemento di
sadismo, non viene considerata serial killer. Segrave ritiene, infatti, che sia più giusto parlare di
"assassine multiple", perché negli omicidi commessi da donne non è presente la componente
sadica tipicamente maschile. (29)

23
La figura del Serial Killer
Anche gli autori che ammettono la presenza femminile in questo tipo di omicidio, la considerano
una percentuale minima: a seconda degli autori, vengono stimate dal 5% al 15% (quota che
riteniamo più attendibile) di donne assassine seriali rispetto al numero complessivo di serial killer.

Relativamente a questo argomento è necessario effettuare una premessa. È un dato di fatto che la
sessualità riguarda indifferentemente uomini e donne e coinvolge questioni anche apparentemente
al di fuori della sfera sessuale. Come ricordano molti autori, è stato Freud ad insegnarci che la
storia sessuale di un uomo ci offre le chiavi per aprire le porte della sua vita, poiché è nel suo modo
di vivere la sessualità che sono impresse le tracce del suo modo di essere nel mondo. La
dimensione della corporeità, cambia a seconda del fatto di essere uomini o donne; sappiamo che gli
uomini presentano, rispetto alle donne, la maggior parte delle devianze sessuali, almeno nelle
forme più estreme e questo può essere attribuibile ad una presunta maggiore vulnerabilità
dell'uomo riguardo alla propria identità di genere, così come ad un minor controllo delle pulsioni
sessuali.

Il connubio tra comportamento omicidiario e pulsioni sessuali perverse differisce a seconda del
genere: la psicoanalisi e la biologia ci insegnano come diverse siano le istanze del desiderio tra
uomini e donne. Del resto, il comportamento delle donne serial killer sembra avere connotazioni
differenti ed essere fenomeno meno dipendente da problematiche riguardanti la sfera sessuale.

Di solito, il grado di aggressività sadica è inferiore nelle assassine, forse a causa dell'acculturazione
delle donne, che scoraggia le manifestazioni violente, e della relativa assenza dell'ormone maschile
legato all'aggressività, il testosterone. Di fatto, l'esperienza ci porta ad affermare che le donne sono
più inclini ad interiorizzare i fattori scatenanti lo stress. Invece di prendersela con gli altri, tendono a
punirsi mediante l'alcolismo, l'assunzione di droghe, la prostituzione, il suicidio. Del resto, tra i serial
killer, quelli sessuali formano una sottocategoria specifica. Non tutti gli assassini seriali sono,
perciò, serial killer sessuali. Alcuni uccidono per ragioni diverse dal sesso: per denaro, gelosia,
vendetta, potere o dominio. È proprio in questa cerchia di motivazioni che può essere ricondotta la
causa scatenante del comportamento omicidiario seriale femminile. Per cui, possiamo asserire che
la maggior parte delle donne sia estranea all'esperienza di fantasie omicide sessualmente sadiche,
mentre agisce per motivazioni economiche o di potere.

Relativamente alle modalità d'azione, raramente le donne serial killer fanno a pezzi i cadaveri; di
solito optano per l'uccisione mediante sostanze venefiche e strangolamento, per ragioni di forza
fisica ma non soltanto. Sono astute, adescano con grande abilità e seduzione, ma poi diventano
glaciali e spietate. La donna serial killer tende, inoltre, a crearsi un alibi inattaccabile e nega fino
all'ultimo i suoi delitti. L'occupazione prevalente delle assassine seriali sembra essere quella di
casalinga, seguita da professioni quali l'infermiera, la domestica, la cameriera.

Come detto, la percentuale di assassine seriali è relativamente bassa, ma è destinata ad


aumentare, proprio perché le donne svolgono oggi attività più mobili e saltuarie. Inoltre, dato che il
loro potere è aumentato sia sul lavoro sia nella vita privata, avremo un numero sempre maggiore di
assassine seriali che cedono ad una motivazione di controllo del potere, anche se con caratteri
meno violenti rispetto all'uomo.

5.1. Differenze tra omicidio seriale maschile e femminile


Le assassine seriali, spesso, riescono a portare avanti per anni e anni la catena di omicidi e, dal
punto di vista investigativo, sono ancora più difficili da scoprire e catturare dei loro corrispettivi
maschili. Il tempo medio di durata di un omicidio seriale commesso da una donna è di otto anni, il
doppio di quello maschile. La scelta delle armi, l'accurata selezione delle vittime e una

24
La figura del Serial Killer
pianificazione metodica dei delitti volta a simulare una morte naturale, sono tutti elementi che,
combinati con una forte resistenza culturale e sociale che nega l'esistenza dell'omicidio seriale
femminile, sono alla base di questa loro maggiore longevità.

Per quanto riguarda l'arma usata, sono rarissime le ipotesi nel quale vengono usate metodiche quali
percosse o uso di armi bianche, in poche parole metodiche che implicano contatto fisico con la
vittima. L'arma preferita dalle donne è il veleno, perché è un'arma discreta, silenziosa e che, se
usata bene, non lascia tracce e permette di far considerare la morte della vittima come un decesso
da intossicazione. Ci sono poi armi specifiche per ogni contesto in cui avvengono gli omicidi; ad
esempio, in ospedale, è logico che venga praticata l'iniezione di sostanze letali, dato che quella di
fare le iniezioni è un'attività di routine ospedaliera destinata a passare inosservata.

Mentre gli uomini scelgono generalmente delle vittime con le quali non c'è nessun tipo di relazione,
le donne selezionano soprattutto vittime con le quali hanno qualche tipo di rapporto. Proprio per
questo motivo, le assassine seriali raramente sono coinvolte in omicidi a sfondo sessuale, che,
invece, rappresenta una motivazione fondamentale della controparte maschile. Oltre a ciò, i maschi
sono più o meno distribuiti tra stanziali e mobili, le donne, invece, sono quasi esclusivamente stabili
dal punto di vista geografico, cioè tendono ad uccidere sempre nello stesso luogo e forse questa
differenza è dovuta al tradizionale accentramento delle attività femminili intorno alla casa e alla
famiglia. Le donne che mostrano una maggiore mobilità sono quelle che uccidono in coppia o in
gruppo, che decidono appunto di seguire il maschio nei suoi spostamenti. Le assassine seriali, di
solito, non infieriscono sui cadaveri con manifestazioni di overkilling, mutilazioni, smembramenti o
aggressioni sessuali. Alcune donne fanno eccezione e i loro omicidi possono raggiungere notevoli
livelli di brutalità che li avvicinano a quelli maschili. In Italia, Leonarda Cianciulli tagliava a pezzi i
corpi delle donne che aveva appena ucciso e, con alcune parti, fabbricava delle saponette e dei
dolcetti da offrire agli ospiti. (30) In effetti, analizzando alcuni casi di omicidio seriale femminile tra i
più recenti, si nota l'uso di modalità più violente, anche se l'arma preferita rimane il veleno.

Pur dovendo sempre fare i conti con i problemi connessi con il "numero oscuro", ci sembra corretto
affermare che, in quei paesi in cui la figura femminile è ancora massicciamente sottomessa al
dominio maschile (ad esempio nei paesi arabi), difficilmente ci possono essere casi di donne che
uccidono serialmente.

Le donne che uccidono individualmente non torturano le vittime prima di ucciderle e non si
gratificano sessualmente alle loro sofferenze. Le vittime scelte dalle assassine seriali hanno,
generalmente, un qualche grado di relazione con loro: sono mariti, amanti, genitori, figli, parenti e
conoscenti e vengono uccisi prevalentemente con modalità sedentarie, cioè nella stessa casa
dell'assassina, in case di cura, ospedali e altri luoghi chiusi. Non si notano comportamenti predatori
nei confronti delle vittime, ad eccezione delle donne che uccidono in coppia con un uomo. Le donne
che uccidono in gruppo, di norma, ne fanno parte come membri passivi e sono sottomesse alla
volontà di un leader maschile.

Esaminando la casistica internazionale, si nota come la maggioranza delle storie di vita delle
assassine seriali presentino molti elementi in comune. Esattamente come gli uomini, la maggior
parte delle donne serial killer sono cresciute in "famiglie multiproblematiche" e quasi tutte hanno
subito una qualche forma di abuso durante l'infanzia. Un'altra caratteristica abbastanza comune è lo
svilupparsi di una sessualità precoce e molto intensa, accompagnata ad una personalità
aggressiva, violenta e bisognosa di dominare gli altri.

25
La figura del Serial Killer
Numericamente non sono molte, però le assassine seriali sono altrettanto pericolose degli uomini,
perché hanno una capacità di manipolazione di gran lunga superiore. Non è un caso che,
mediamente, la donna continui ad uccidere per un tempo più lungo rispetto all'uomo, e ciò è dovuto
al fatto che, spesso, uccide le sue vittime mediante un avvelenamento progressivo che fa
classificare le morti come naturali.

5.2. Classificazione dell'omicidio seriale femminile


La classificazione di Kelleher è senza dubbio la più completa nel descrivere l'omicidio seriale
femminile: l'autore in questione ha analizzato cinquanta assassine seriali e ha riscontrato che le
tipologie più frequenti sono la "vedova nera" e l'assassina in gruppo. Le categorie in base alle quali
Kelleher ha suddiviso la donna serial killer sono le seguenti: (31)

la vedova nera: si tratta di una donna che uccide sistematicamente i mariti, gli amanti o altri membri
della famiglia. Può uccidere anche vittime al di fuori dell'ambito familiare. È la più attenta e metodica
delle assassine e i motivi degli omicidi possono essere diversi, ma, spesso, c'è un interesse
economico. La "vedova nera" tipica inizia ad uccidere in età matura, è molto intelligente,
manipolativa, estremamente organizzata e paziente. Gli omicidi sono, di solito, perpetrati in un
periodo di tempo molto lungo ed è difficile che venga sospettata;
l'angelo della morte: è una donna che uccide sistematicamente le persone che sono affidate alle
sue cure o delle quali, comunque, si deve occupare per qualche motivo. Le motivazione di questi
omicidi sono diverse, ma la spinta principale sembra essere il suo Io onnipotente e il suo bisogno di
dominio. È ossessionata dal bisogno di controllare le vite delle persone di cui si occupa.

"L'angelo della morte" uccide sovente negli ospedali e nelle case di cura, attaccando i pazienti di cui
si occupa, i deboli e gli indifesi. Purtroppo, ci si accorge dell'esistenza di una serie omicidiaria di
questo tipo solo dopo moltissimi omicidi, anche perché le amministrazioni ospedaliere non pensano
che ci possa essere un serial killer all'interno delle loro strutture. Se l'assassina si sposta da un
ospedale all'altro, diventa quasi impossibile identificare lo schema omicida o focalizzare l'attenzione
su un determinato sospetto, dato che, di solito, si tratta di una persona stimata dai superiori, dai
colleghi e dalle potenziali vittime;

la predatrice sessuale: è il tipo più raro di assassina seriale, agisce da sola e sceglie le proprie
vittime in base al sesso. Il movente principale di questi delitti è quindi di natura sessuale.
Probabilmente, col passare degli anni, questa tipologia di assassine seriali è destinata ad
aumentare e ci sarà un progressivo avvicinamento delle modalità femminili a quelle maschili,
fenomeno che, in qualche misura, è già avviato;
la vendicatrice: uccide sistematicamente le vittime per motivi di gelosia o di vendetta. Di solito
uccide i membri della sua stessa famiglia ed è motivata da un incontenibile senso di rifiuto e di
abbandono.

L'omicidio seriale per vendetta è piuttosto raro nelle donne, ma anche in generale, perché, la
condotta vendicativa, solitamente, viene esercitata senza misura e in un unico episodio. Per fare in
modo che la vendetta sia il motore di una serie omicidiaria, l'intensità emozionale della compulsione
dev'essere preservata attraverso i vari periodi di intervallo emotivo tra un omicidio e l'altro.

La condizione psicologica dell'assassino seriale deve essere, quindi, di tipo profondamente


patologico e, almeno in qualche misura, gestibile, per evitare che interferisca con la pianificazione
degli omicidi;

26
La figura del Serial Killer
l'assassina per profitto: uccide sistematicamente le vittime durante la commissione di altre attività
criminali oppure per un guadagno economico, agisce da sola e non è assimilabile alla "vedova
nera".

Le due caratteristiche che la differenziano da questa sono:

deve chiaramente uccidere per un guadagno economico


deve concentrare l'energia distruttiva su vittime estranee alla sua famiglia.
È un'omicida molto organizzata, piena di risorse e difficile da catturare;

l'assassina in gruppo: uccide con altre donne o con uomini e i suoi omicidi, in genere, sono i più
brutali e di natura sessuale, anche se i motivi possono essere diversi ed è anche possibile che la
donna non uccida personalmente, ma abbia un ruolo accessorio che, però, non diminuisce la sua
responsabilità;
l'assassina psicotica: soffre di una psicosi ed uccide in risposta ad un delirio interiore accompagnato
da allucinazioni. Gli omicidi sono commessi in modo casuale, senza movente chiaro ed in presenza
di effettivi disturbi psicologici nell'assassina.
5.3. La donna che uccide in coppia con un uomo
Roy Hazelwood, agente speciale dell'F.B.I., ha intervistato quindici donne che sono state in
relazione con dei sadici sessuali coinvolti in stupri e omicidi seriali. (32) Tutte quante provenivano
dalla borghesia media e medio-alta, avevano un'intelligenza media e svolgevano un lavoro
rispettabile. Dopo essersi lasciate trascinare nella "follia a due", tutte hanno preso a bere o drogarsi
e, una volta arrestate, sono andate in trattamento psichiatrico.

I dati di Hazelwood mostrano quanto possa essere pervasiva in tutti gli strati della personalità di un
certo tipo di donna l'influenza di un sadico dotato di una personalità "dominante". Si tratta, in
genere, di donne che hanno un'autostima molto bassa e una mancanza di sicurezza che le rende
fragili e vulnerabili. Proprio per questo motivo vengono attratte da una figura maschile carismatica,
che mostra una sicurezza di sé che sfocia nella sfrontatezza.

Hazelwood nota che tutte le donne da lui intervistate hanno subito abusi sessuali, emozionali e fisici
estremamente gravi e tutte sono passate attraverso lo stesso processo di trasformazione che le ha
fatte diventare delle appendici compiacenti del loro compagno sadico sessuale. Non tutte le donne
che uccidono in coppia sono, però, così passive e plagiabili dal loro compagno. Alcune, dopo un po'
di tempo, provano un reale piacere nell'uccidere, come accadde a Carol Bundy, la quale, dopo
esser stata trascinata dal compagno nelle sue ossessioni sadiche ebbe a dichiarare: "è divertente
uccidere le persone, penso che se mi dovessero liberare, probabilmente lo farei di nuovo".

Nelle coppie uomo/donna, si è verificato solo un caso in cui la donna era la personalità dominante,
quello di Martha Beck e Raymond Fernandez, verificatosi in California a metà degli anni '80, in cui
l'uomo subì la forte personalità della donna che lo indusse a compiere insieme a lei i propri omicidi.

5.4. "Complesso di Medea" e "sindrome di Munchausen per procura"


Il "complesso di Medea" e la "sindrome di Munchausen per procura" sono comportamenti
accomunati dal fatto che entrambi riguardano l'infanticidio e il figlicidio, o comunque reati di
aggressione violenta contro minori, compiuti quasi esclusivamente da donne. Entrambi i
comportamenti, se ripetuti nel tempo, possono dar luogo a casi di omicidio seriale. Il primo prende il
nome dal mito greco di Medea che uccise i suoi due figli per vendicarsi del tradimento subito dal
coniuge. Alcune donne, poste in una situazione di stress emotivo con il compagno, utilizzano i figli
per scaricare la loro aggressività, arrivando addirittura ad ucciderli, allo scopo di far del male all'altro

27
La figura del Serial Killer
coniuge. La madre, in crisi psicotica, soffre di un delirio di onnipotenza materna e si autonomina
giudice di vita e di morte, uccidendo il figlio per non farlo soffrire; in questo modo, si rimpossessa
completamente dei figli, estromettendo il padre. Il secondo comportamento patologico deriva il suo
nome dal barone di Munchausen, un personaggio letterario che intratteneva i suoi ospiti
raccontando avventure impossibili. Il primo studioso ad usare questa espressione fu il dottor Asher,
nel 1951, utilizzandola per descrivere le persone che si rivolgono insistentemente e inutilmente a
medici, lamentando continuamente dei disturbi che, in realtà, sono inesistenti, fino al punto di
riportare conseguenze dannose a causa dei ripetuti accertamenti o addirittura dei numerosi
interventi chirurgici.

Nel 1977, il pediatra Roy Meadows è il primo ad utilizzare il termine "sindrome di Munchausen per
procura", descrivendo la situazione nella quale uno o entrambi i genitori inventano sintomi nei propri
figli o addirittura procurano loro disturbi e poi li sottopongono ad una serie di esami ed interventi che
raggiungono il risultato di danneggiarli. Meadows analizzò personalmente diversi casi e, in ogni
circostanza, era la madre a provocare i sintomi e la metà di loro possedeva capacità infermieristiche
apprese in qualche corso. Gran parte delle madri aveva, in precedenza, sofferto a sua volta della
"sindrome". Meadows verificò anche che, in tutti i casi, il padre era l'elemento passivo della coppia
e, spesso, era presente una notevole discrepanza, sia a livello intellettuale che sociale tra i coniugi,
con la donna di livello più elevato.

6. Vittimologia dell'omicidio seriale


Gli studi classici di criminologia in tema di omicidio hanno incentrato la loro attenzione soprattutto
sulla personalità e sulle caratteristiche dell'autore di questo reato, mentre solo piuttosto
recentemente è emersa la necessità di prendere in esame anche le caratteristiche della vittima.

Spesso gli assassini seriali scelgono un tipo particolare di vittima, che diventa l'obiettivo costante
dei loro attacchi; mentre, in altri casi, non ci sono significati simbolici particolari associati alla scelta
delle vittime e lo scopo principale dell'assassino è indirizzato verso l'atto di uccidere in sé. A
seconda del tipo di vittima, l'omicidio seriale assume caratteristiche ben precise. Vediamole nel
dettaglio:

Omicidio seriale di uomini. Non è questo un tipo di omicidio seriale molto frequente, dato che
questa vittima può causare molti problemi all'assassino, in quanto è capace di opporre una notevole
resistenza fisica. È la preda elettiva nell'omicidio seriale motivato da erotomania, data la
particolarità di questo tipo di omicidio seriale (solo donne serial killer), e degli assassini seriali
omosessuali. Questi ultimi scelgono come vittime altri omosessuali. Spesso gli assassini seriali
omosessuali mostrano segni evidenti di necrofilia, piuttosto che di sadismo; il cadavere della vittima
di turno viene conservato anche per diversi giorni dall'assassino che può indulgere in pratiche
sessuali indirette o complete.

I serial killer omosessuali egodistonici esprimono negli omicidi la rabbia che li pervade perché non
accettano la loro condizione. In questo caso abbiamo due quadri diversi:

l'assassino, messo a confronto in maniera improvvisa con un lato della sua personalità che non
accetta, si ribella e uccide chi ha turbato la sua pace fittizia; successivamente, si presentano altre
occasioni in cui il conflitto si ripropone e il soggetto mette in atto la modalità di reazione già
impiegata nel primo caso; in questo modo, si instaura il circolo vizioso dell'omicidio seriale;
l'assassino, non accettando la sua omosessualità di fondo, improvvisamente si sente investito da
una "missione", quella di "ripulire" il mondo da tutti gli omosessuali; in questo modo il soggetto
uccide ripetutamente, anche se in maniera simbolica, la parte di sé che non accetta.

28
La figura del Serial Killer
Il 14% degli assassini seriali che agisce in coppia è formato da coppie omosessuali di sesso
maschile. In questo caso, uno dei due membri della coppia (il recessivo) ha il compito di adescare
la vittima e di portarla nel luogo in cui l'altro membro (il dominante) potrà uccidere a suo piacimento.
(33)

Omicidio seriale di donne. Le donne sono le vittime più frequenti degli omicidio seriali.
Preferibilmente, l'assassino seriale sceglie o ragazze molto giovani o donne piuttosto anziane, per
avere un vantaggio fisico che gli permetta di sopraffare la vittima. Negli omicidi seriali per il controllo
del potere e in quelli sessuali è la vittima per eccellenza, mentre l'assassino è sempre di sesso
maschile. Il serial killer gioca sul fattore sorpresa per catturare la sua vittima e spesso usa tecniche
seduttive e manipolative per conquistarne la fiducia. Abbiamo due quadri fondamentali:

l'assassino seriale è sessualmente inadeguato e questa situazione si trasforma in frustrazione che,


ad un certo punto diventa insopportabile: attraverso la cattura e l'uccisione della vittima, il soggetto
riafferma la propria virilità; la donna è l'oggetto amato e temuto allo stesso tempo, perché è capace
di annullare completamente l'autostima del soggetto, mettendo a nudo i suoi problemi. La figura
femminile, quindi, va distrutta, perché con la sua scomparsa l'omicida recupera la stima di se
stesso; la soddisfazione conseguita dall'omicidio però è di breve durata, per cui il serial killer deve
ripetere l'azione omicidiaria all'infinito;
l'assassino è ipersessuato, ha una sessualità prepotente che lo spinge ad aver più rapporti al
giorno. In questo caso, l'omicidio seriale rappresenta l'ultima tappa di una carriera criminale
caratterizzata da molestie sessuali, aggressione e stupro seriale. L'uccisione rappresenta il
completamento della violenza sessuale e anche un mezzo per eliminare un testimone di reato.
Fra le donne, ci sono alcune categorie caratterizzate da una maggior "predisposizione vittimogena",
perché per l'assassino seriale simboleggiano l'universo femminile che lui vuole distruggere.

Molti assassini seriali non ce l'hanno con un tipo di donna in particolare, ma con la donna in
generale. Qualsiasi età essa abbia, è una figura capace di suscitare sentimenti negativi che
l'assassino non e i grado di sopportare. In questo caso, le vittime sono scelte in base alla loro
appartenenza al genere femminile.

Un esempio di assassino seriale di questo tipo è quello del russo Serghei Kashinzev. Era un
vagabondo, rimasto storpio a causa di una poliomielite infantile, che non era mai riuscito ad avere
rapporti normali con le donne; fino a quando non venne arrestato, uccise un numero imprecisato di
donne: alla polizia affermò che odiava tutte le donne con ferocia ossessiva e che il suo desiderio
era di sterminarne quante più gli era possibile.

Marco Bergamo, secondo Ponti, Fornari e Bruno, era giunto alla perversione estrema: uccidere per
godimento. Dopo il primo assassinio ha scoperto che uccidendo appagava il suo piacere e nello
stesso tempo distruggeva l'oggetto temuto ed odiato: la donna. Per Bergamo uccidere
rappresentava l'estrema perversione sadica, la modalità più forte per possedere una donna.

La prostituta è la vittima per eccellenza dell'assassino seriale e, dal punto di vista logistico, la più
facile da avvicinare. Gli elementi principali che fanno della prostituta la vittima ideale del serial killer
sono i seguenti:

la prostituta è abituata ad essere avvicinata da uomini sconosciuti, senza diventare diffidente;


è disposta a seguire il cliente di turno in un posto isolato per consumare il rapporto;
quando una prostituta sparisce o viene ritrovato il suo cadavere, spesso si pensa che sia stata
uccisa dal protettore o comunque da qualcuno collegato all'ambiente della prostituzione;

29
La figura del Serial Killer
a meno che l'assassino seriale non sia un cliente abituale, non è possibile collegarlo alla morte della
prostituta, se non è lui stesso a confessare;
rappresenta il simbolo massimo del peccato e questo può far scattare dei meccanismi psicologici
violenti al potenziale assassino seriale.
Accanto a questi motivi di opportunità, ce ne sono altri di carattere psicologico che fanno della
prostituta la vittima ideale dell'assassino seriale.

Il serial killer che prende di mira questo tipo di vittime, di solito, è un soggetto disturbato nella sfera
sessuale. Questo disturbo, piuttosto che ad un problema biologico, è dovuto all'incapacità del
soggetto ad avere una relazione affettiva duratura con una donna. Petiziol sostiene che il
compenso, in cambio di una prestazione sessuale, esclude ogni sforzo personale di conquista, dato
che non sono necessarie manovre particolari di seduzione e non c'è bisogno di stabilire una
relazione duratura. (34)

Spesso, questi assassini seriali sono frequentatori abituali di prostitute: con alcune riescono ad
avere un rapporto sessuale normale, mentre, in altre circostanze, l'incontro finisce in omicidio. Gli
assassini seriali, infatti, sono individui che hanno un senso di autostima molto basso e con le donne
si sentono dei perdenti. La prostituta permette loro di affermare la propria superiorità. Ma se anche
con loro il rapporto non si consuma, scatta la violenza omicida.

La donna anziana. Questa tipologia di vittima si trova abbastanza frequentemente negli omicidi
seriali. In questa categoria vanno incluse anche le donne di mezza età, sopprimendo le quali è
probabile che l'assassino uccida ripetutamente e simbolicamente la madre con la quale ha avuto un
rapporto traumatico durante l'infanzia; si tratta, generalmente, di soggetti che hanno avuto una
madre dominante ed oppressiva e, in questo caso, l'assassino non solo non è riuscito a risolvere il
suo complesso di Edipo, ma è anche rimasto indissolubilmente legato alla figura materna, per cui
ha bisogno di richiamarla nel momentaneo rapporto stabilito con la vittima; i ruoli, però, sono
invertiti e il figlio, questa volta, può prendere il sopravvento e la sua rivincita.

Se le vittime sono anziane o molto vecchie è probabile che l'assassino, come nel caso
dell'uccisione di bambini, sia semplicemente alla ricerca di un soggetto sessuale poco impegnativo;
si tratta di soggetti altamente insicuri delle proprie capacità sessuali, per i quali la donna dell'età
giusta è un obiettivo che impaurisce e suscita angoscia.

La studentessa. Questa è una tipologia di vittima specifica soltanto degli Stati Uniti. La struttura
universitaria americana prevede una visibilità massima degli studenti, che diventano un obiettivo
piuttosto facile da avvicinare non solo per un interno, ma anche per soggetti estranei al mondo
universitario. La vulnerabilità di questo tipo di vittima è data dal fatto che gli studenti, nei campus
universitari, vivono da soli o con altri compagni e non c'è la sorveglianza dei genitori.

Gli assassini seriali che prendono di mira questo obiettivo sono fondamentalmente più sicuri di sé
rispetto a quelli che attaccano le prostitute. L'assassino si sente molto intelligente ed è convinto di
poter competere con successo con l'intelligenza della vittima; comunque sia, l'assassino si cautela
scegliendo ragazze molto giovani, con una predominanza caratteriale dell'emotività sulla razionalità.
La "fase di cattura" è sempre molto elaborata e il serial killer fa ricorso a stratagemmi per avvicinarsi
alla vittima e coglierla di sorpresa; ad esempio, Ted Bundy, un assassino seriale americano che
agiva in California negli anni '80, andava in giro con un braccio fasciato e legato al collo per dare
un'impressione di vulnerabilità alle sue vittime.

30
La figura del Serial Killer
Il fatto di "andare a caccia" di una vittima appartenente ad una classe sociale più elevata dalla sua,
eccita enormemente l'assassino seriale e, più lunga è la serie, più aumenta il suo senso di
onnipotenza;

Omicidio seriale di bambini. Questo tipo di omicidio seriale si divide in due importanti categorie:
l'omicidio seriale motivato da pedofilia e l'infanticidio seriale.

I bambini sono delle vittime ideali in quanto non hanno la capacità di controllare l'ambiente che li
circonda e sono facilmente influenzabili e manipolabili da un adulto. Il serial killer che vuole
adescare un bambino si presenta con un aspetto rassicurante e a volte può farsi vedere vestito da
poliziotto o da prete o comunque sfruttare una delle tante figure per le quali viene insegnato ad
avere rispetto.

Per quanto riguarda l'omicidio seriale motivato da pedofilia, l'assassino è sempre un soggetto che
rimane fissato ad una sessualità immatura. Il bambino è, infatti, un partner meno impegnativo
dell'adulto, perché può opporre una resistenza molto modesta. Spesso l'omicidio è preceduto da
molestie sessuali o da veri e propri atti di violenza, mentre l'uccisione può avere la funzione di
eliminare un possibile testimone. In alcuni paesi, sono le stesse condizioni ambientali ed
economiche a favorire la scelta dei bambini come vittime da parte degli assassini. In Russia il
mercato per pedofili e trafficanti di minori è particolarmente florido, perché, dopo il crollo delle
strutture sovietiche, migliaia di fanciulli abbandonati o fuggiti da orfanotrofi vagabondano nelle
strade delle grandi città e possono essere facilmente adescati.

Per infanticidio seriale, invece, si intende l'uccisione di bambini con i quali l'assassino non ha un
legame di sangue diretto. In questa tipologia rientrano tutti i casi di infermiera e baby-sitter che
uccidono bambini e neonati a loro affidati. Si parla, invece, di figlicidio seriale quando sono i genitori
stessi (prevalentemente la madre) a uccidere in serie i propri figli.

L'infanticidio seriale avviene soprattutto negli ospedali, rientra nella categoria dell'omicidio seriale
per il controllo del potere e vede coinvolto personale sanitario affetto da "sindrome di Munchausen
per procura". Il figlicidio seriale può, invece, essere provocato da una psicosi puerperale. Sandford
e Hines (35) la descrivono come una condizione che, normalmente, dura solo poche settimane
dopo il parto; per alcune madri il disturbo è più grave e può durare più a lungo, facendo entrare in
uno stato depressivo o provocando un grave disturbo d'ansia. A questo punto le fantasie di uccidere
i propri figli possono insinuarsi nella mente della donna;

Omicidio seriale di massa. È un tipo particolare di omicidio seriale che ha molte caratteristiche in
comune con il mass murder. In questo caso, il soggetto non sceglie sempre una vittima o una
coppia, ma può uccidere diverse persone nella stessa azione omicidiaria. Viene classificato come
omicidio seriale, perché, l'elemento centrale è dato dalla ripetitività dell'azione omicidiaria;
l'assassino seriale uccide più persone contemporaneamente perché, così facendo, si sente ancora
più onnipotente e ciò gli procura una soddisfazione maggiore.

L'omicidio seriale di massa si differenzia dall'omicidio di massa "classico", in quanto quest'ultimo è


una sorta di "suicidio allargato": l'assassino, con l'azione omicidiaria singola, porta a termine la sua
missione di rivendicazione verso la società e non ha più nulla da dire, tant'è che, generalmente, si
suicida o si lascia catturare dalla polizia. L'assassino seriale di massa, non vuole farsi catturare né
farsi uccidere, per cui pianifica con cura le vie di fuga; l'uccisione di più persone simultaneamente
gli porta, infatti, una soddisfazione più intensa.

31
La figura del Serial Killer
Generalmente, in questi casi, non c'è un contatto fisico tra assassino e vittima; quello che importa
all'autore del reato è di aver il controllo assoluto della scena, per cui vengono usate armi da fuoco,
che garantiscono il massimo risultato distruttivo nel minor tempo possibile. All'interno di quest'ottica,
un caso particolarmente esemplificativo è quello degli omicidi compiuti dalla setta guidata da
Charles Manson, "La Famiglia": il 9 agosto 1969, Manson ed i suoi seguaci (che avevano già
compiuto almeno sette omicidi con modalità seriale) decidono di mandare un messaggio
dirompente alla buona società americana, e compiendo una strage nella villa dell'attrice Sharon
Tate (uccidono cinque persone), fanno capire che la loro mano può arrivare ovunque;

Omicidio seriale di coppie. In alcuni casi, l'assassino seriale prende di mira come vittima d'elezione
non un individuo singolo, ma una coppia, formata da un uomo e una donna, generalmente in
macchina e in atteggiamento di intimità fisica. Lo scopo dell'assassino è quello di punire la coppia,
di cancellare la relazione uomo-donna che, per lui, è impossibile da sopportare. Si tratta di soggetti
con gravissimi problemi relazionali, che non riescono ad aver alcun tipo di rapporto con la donna (si
tratta sempre di assassini seriali di sesso maschile) e che vivono completamente isolati in un loro
mondo fantastico. L'uccisione delle coppie è una sorta di vendetta dettata dall'invidia e dalla rabbia
verso un piacere che gli è precluso.

Nonostante il fatto che la rabbia dell'assassino sia centrata sulla coppia, generalmente, si nota una
maggiore aggressività nei confronti della figura femminile. Per conservare in ogni modo il controllo
della situazione, l'assassino, di solito, utilizza subito un'arma da fuoco per uccidere le vittime,
cominciando dal maschio, cioè l'elemento potenzialmente più pericoloso, per passare poi alla
femmina, sulla quale il soggetto si accanisce con un arma bianca, infliggendo pugnalate ripetute e
mutilazioni di vario tipo.

Il caso più famoso è quello del "mostro di Firenze", un assassino seriale che per più di vent'anni ha
ucciso coppiette appartate in macchina nella campagna fiorentina; le armi utilizzate sono una
Beretta calibro 22 e un'arma da taglio con la quale l'assassino infieriva soprattutto sulla vittima di
sesso femminile, praticando mutilazioni di varia entità;

Omicidio seriale a vittimologia mista. Alcuni assassini seriali hanno un bisogno di uccidere che va al
di là del tipo di vittima scelto. Questi serial killer possono uccidere indifferentemente vittime di sesso
e di età diverse, in quanto la centralità del loro impulso è l'omicidio in sé per sé. Il piacere di
uccidere è più forte di qualsiasi altra considerazione e la vittima non è investita di un particolare
simbolismo psicologico.

Un caso emblematico è quello di James Edward Woods; egli non ha un tipo di vittima preferita, né
una particolare preferenza sessuale. Nella sua ventennale attività omicidiaria ha molestato,
aggredito, stuprato, mutilato e ucciso vittime a caso e, una volta arrestato, ha candidamente
dichiarato: "Sono un mostro. Ci sono i demoni dentro di me".

32

Potrebbero piacerti anche