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FISICA

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FISICA

Innanzitutto è necessario che avvengano dei FENOMENI OSCILLATORI (senza di essi non ci può
essere suono) che arrivano fino ai nostri timpani tramite urti successivi tra molecole d'aria.
Es. corda chitarra, pelle tamburo, membrana woofer o MIC

Ma questo non basta, perciò dobbiamo andare a definire i cosiddetti 3 PARAMETRI OGGETTIVI
del suono, che devono essere misurabili e riproducibili, e i 3 corrispondenti PARAMETRI
SOGGETTIVI, cioè legati alla nostra percezione o sensazione, che sono misurabili soltanto tramite
un'indagine statistica.

PARAMETRI DEL SUONO

-Prima di tutto è necessaria una certa AMPIEZZA:


DEFINIZIONE: è metà dello spazio percorso (in verticale) da ciò che oscilla.

Tale ampiezza non deve essere né troppa (SOGLIA DEL DOLORE) né poca (SOGLIA DI minima
UDIBILITA')

Unità di misura: DECIBEL

Percepisco tale ampiezza con una sensazione di VOLUME, che è il primo parametro soggettivo, ma
solo se abbiamo un numero di oscillazioni comprese mediamente tra 20 (16) e 20k (16k) cicli al
secondo.
sotto i 20: INFRASUONI, sopra i 20k: ULTRASUONI

- Si definisce pertanto il secondo parametro oggettivo, ovvero la FREQUENZA come il numero di


cicli (oscillazioni) al secondo.

Unità di misura: Hertz [Hz]= [Link]/sec= [1 / sec]

A seconda della freq. ho una determinata percezione di ALTEZZA o NOTA, il secondo parametro
soggettivo.
Diapason = 440 [Hz] = LA centrale

Per salire/scendere di ottava (stessa nota LA, ma più "acuta" o più "grave") devo
raddoppiare/dimezzare il valore della frequenza.

- per il terzo parametro oggettivo, dobbiamo lasciare in sospeso la sua definizione fino alla lezione
5, perché non abbiamo ancora le conoscenze necessarie per definirlo e comprenderlo a pieno!

Il terzo parametro soggettivo invece è il TIMBRO ovvero quello che in genere chiamo il "suono" di
un certo strumento.

Come detto, vedremo a cosa è dovuto fra qualche lezione, ma per adesso possiamo definirlo in
modo intuitivo come "ciò che varia nella nostra percezione, se suono due strumenti diversi ma allo
stesso volume e altezza.”

1
CATENA AUDIO

Dobbiamo conoscere il "percorso del segnale"


Il più semplice:
 SORGENTE
 MEZZO DI PROPAGAZIONE (ARIA, ECC).
 RICEVENTE (ORECCHIO E MIC)

(Nel vuoto abbiamo totale insonorizzazione)

VELOCITA' DEL SUONO


Dipende innanzitutto dalla DENSITA' del mezzo
Più è denso, più le molecole sono vicine, più ci sono urti che diventano quindi più veloci.

In ACQUA la velocità è 1480 m/s (es motoscafo) FERRO 5000 m/s (es.
rotaie del treno) (anche se il ferro ha qualità praticamente nulle).

Un solido oscilla sotto forma di vibrazioni

In ARIA la velocità è tra 330 e 350 m/s.


Per convenzione prendiamo la media a 340 m/s.

La velocità dell’aria è DIRETTAMENTE PROPORZIONALE a 3 fattori (cioè che all’aumentare


del valore del fattore aumenta la velocità di propagazione:

 TEMPERATURA (più c’è calore e più c’è eccitazione termica delle molecole d'aria, ci sono
più urti e sono più veloci quindi maggiore velocità)
 UMIDITÀ (è come avere acqua in aria, quindi più densità)
 PRESSIONE (più pressione vuol dire aria più densa)

DIREZIONALITÀ
Il suono si muove grazie alla sua direzionalità.

Essa dipende dall'ambiente in cui mi trovo e dalla frequenza:


La regola generale dice che:

 Le BASSE frequenze sono più "OMNIDIREZIONALI"


 Le ALTE frequenze sono più "DIREZIONALI".

Anche se in ambienti chiusi enormi per esempio, anche le bassissime frequenze diventano
direzionali, mentre in ambienti piccoli e con tanto riverbero, anche le medie
diventano omnidirezionali (acustica ambientale).

2
ANDAMENTI LINEARI
Si usa il SISTEMA DI RIFERIMENTO CARTESIANO:
Grandezze tra loro proporzionali sono rappresentate come rette.

Esempi:
1) Identità y=x (dove y=variabile dipendente e
x=variabile indipendente) il suo grafico
sarà pari alla bisettrice del 1° e 3°
quadrante

2) y=2x sarà una retta passante per l'origine

3) y=2x-3 è una retta generica con coefficiente


angolare (x) pari a 2 etermine noto (o
"intercetta") pari a 3

Si chiama DOMINIO l'insieme dei possibili valori per la


grandezza X, mentre si definisce CODOMINIO (o immagine)
l'insieme dei valori calcolati per la grandezza Y (dipendente).

Ci sono poi altri tipi di andamenti diversi dal lineare come le potenze.

LE POTENZE

23=8 dove 2 = "base", 3= "esponente" e 8 = risultato della potenza

PROPRIETA' DELLE POTENZE

- 24*23 = con moltiplicazione si sommano gli esponenti = 27


- 24/23 = con divisione frazione o divisione si sottraggono gli esponenti (primo - secondo) = 21
- 23/24 =frazione propria = potenza con esponente negativo = 2-1 = inverso della base ed
esponente positivo = (½)1 = 1/2
- 23/23 = 20 = 1, quando esponente è 0 = risultato SEMPRE 1!
- (22)3 = potenza di potenza = gli esponenti si moltiplicano = 26
- Se mancasse la base, ovvero x3=8 serve l'operazione di radice e si scrive √3 8=2
- Se manca l'esponente ovvero 2×=8 serve il LOGARITMO

LOGARITMO: l’esponente a cui elevare la base per ottenere l’argomento

È operazione che mi dà come risultato l'esponente da trovare.

L'argomento del logaritmo è SEMPRE MAGGIORE DI ZERO (non esiste negativo).

log base argomento=risultato

3
PROPRIETÀ DEI LOGARITMI

- log di un prodotto = somma dei log dei singoli fattori log 2(8*4) = log 232 = 5;
log 28 + log 24 = 3 + 2 = 5

- log di una frazione (o divisione) = differenza dei singoli log log 2 ¿16/4) = log 24 = 2; log 216
log 24 = 4 – 2 = 2

- log di una potenza = esponente * log base log 2 ¿4)2 = log 216 = 4; 2 log 2 (4) = 2 * 2 = 4

Nell’audio si usa solo log in base 10 (solo "log")

Es: log 1000 = 3,


log 100 = 2
(basta contare gli zeri dopo l'1)
o anche
log 0,1 = -1,
log 0,01 = -2 (basta contare il totale degli zeri prima dell'1!)

GRAFICO DEL LOGARITMO

x y
… …
0,01 -2
0,1 -1
1 0
10 1
100 2
… …
2 0,30
3 0,48
5 0,7
7 0,84

Non utilizziamo lo studio della funzione come in analisi (sarebbe una concavità verso il basso),
funzione continua, crescente con ma possiamo utilizzare semplicemente carta millimetrata e puntini
disegnando la funzione punto per punto. (Più punti utilizzeremo e più sarà facile disegnare la
curva). Calcoleremo alcuni valori di Y=log X e tracceremo i punti sul piano cartesiano per poi unirli
tra loro

4
È una funzione continua, crescente con cavità verso il basso.

Y = log X

- Se x tende a zero, log x tende a – 


- Se x tende a + , log x tende lentamente a + 

I valori di x vanno da molto vicino a zero a + 


I valori di y vanno da –  a + 

Per comprenderlo possiamo immaginare che rappresenti una camminata logaritmica dove:
X=numero di passi, Y=metri percorsi.

Con il 1° passo arrivo da -∞ al 1° metro percorrendo dunque infiniti metri.


Con il 2° passo arrivo a 30 cm (0,30 m)
Con il 3° passo arrivo all'incirca a mezzo metro (48 cm)
Per arrivare al 2° metro avrò bisogno di 10 passi totali.
Per arrivare al 3° metro avrò bisogno di fare 100 passi e così via....
Quindi dopo il 1° passo ho bisogno ogni volta di fare 10 volte più passi per avanzare di un solo
metro.

Il grafico del logaritmo è per noi fondamentale perché rappresenta la percezione di volume e altezza
al variare rispettivamente di ampiezza e frequenza del segnale.

PERCEZIONE DEL VOLUME


 A bassi livelli di ampiezza (1° quadretto in orizzontale del grafico del logaritmo), le variazioni
anche minime di questa vengono percepite con ENORMI variazioni di volume.
 A livelli di ampiezza più elevati invece (dopo il valore 1 dell’asse x del grafico), le variazioni
di volume diventano sempre meno significative.

Esempio battito mani (o suonatori di rullante), led sul mixer, controllo del volume su apparecchi
(tv) consumer, fader

PERCEZIONE DELL'ALTEZZA
 A basse frequenze, le variazioni anche minime di questa vengono percepite con grandi
variazioni di altezza/ nota.

A basse frequenze percepiamo la differenza di un ottavo più facilmente perché ci sono più ottave
nel range di basse frequenze rispetto alle altre (ottava tra 20 Hz e 40 Hz, tra 40 Hz e 80 Hz, tra 80
Hz e 160 Hz rispetto ad ottava tra 10 kHz e 20 kHz).

 A frequenze più alte invece, le variazioni di altezza diventano sempre meno significative.

5
SISTEMA INTERNAZIONALE MKS
Prefissi

TERA T 1012 [Link].000


GIGA G 109 [Link]
MEGA M 106 1.000.000
KILO K 103 1.000
milli m 10-3 0,001
micro  10-6 0,000001
nano n 10-9 0,000000001
pico p 10-12 0,0000000000001

In informatica K=1024 (=2 alla decima) e non 1000.

- La MECCANICA è quella branca della fisica che studia l'interazione tra corpi
(masse) e gli spostamenti degli stessi.

Oltre alla meccanica, ci sono la termodinamica, l'elettronica, la fisica


nucleare ecc.

DIFFERENZA TRA GRANDEZZE FISICHE E QUANTITÀ PURE


Le unità di misura sono SEMPRE racchiuse tra parentesi quadra.

Due grandezze si dicono "OMOGENEE" se hanno la stessa unità di misura.


Esistono poi grandezze cosiddette A-DIMENSIONALI o numeri "PURI", che sono prive di
dimensioni fisiche. (Es. Pi-greco, Numero "e" di Nepero)

EQUAZIONE DIMENSIONALE
È l'uguaglianza tra dimensioni fisiche ed è di tipo QUALITATIVO e non quantitativo. Si utilizza
per verificare l'unità di misura delle grandezze fisiche.

 Il sistema di misure internazionali MKS, ovvero Metri, Kilogrammi e Secondi è stato


introdotto a metà del ‘900 e tramite queste 3 unità di misura riusciamo ad esprimere tutte le
altre grandezze fisiche della meccanica.

Con il sistema MKS c’è stata una regolarizzazione delle unità di misura, infatti prima di esso non
c’erano unità di misura ben definite.

 LUNGHEZZA l=[m]
Dalla lunghezza si può ricavare SUPERFICIE=[m2] e VOLUME=[m3] (il volume si può
esprimere anche in litri)

 MASSA m = [Kg]
È una grandezza intrinseca e quasi invariabile del corpo a differenza del peso che dipende dalla
gravità.
6
 TEMPO t = [s] o [sec],
Con l [m] e t [s] = VELOCITÀ v (media o istantanea) = [m/s] e non [Km/h]!
Da m/sec a Km/h = moltiplicare per 3,6
Da Km/h a m/sec = dividere per 3,6
(Es. la velocità del suono diventa 1224 Km/h)

Dalla velocità definiamo l’ACCELERAZIONE a = velocità che varia nel tempo = v/t = [m/s*1/s] =
[m/s2]
(Es. l'accelerazione di gravità g=9,81 m/s2)

FORZA F = m*a = [Kg*m/s2] = [N] Newton

LAVORO L = forza * spostamento (= - ENERGIA E) = F*l = [N*m] = [J] Joule


Il Joule è poco usato perché molto tecnico.
-ENERGIA perché il lavoro si compie, l’energia si consuma.

POTENZA W = lavoro nel tempo = L/t = [J/s] = [W] Watt

PRESSIONE = forza su superficie = F/S= [N/m] = [Pa] Pascal


Talvolta misurata in BAR dove 1 ATMOSFERA = 101300 [Pa]
L’orecchio è sensibile a differenze di 1*10-6 [Pa]

INTENSITA' I = potenza su superficie = [W/m2]

INTRO ELETTRONICA
L’elettronica è uno spostamento di elettroni, che sono le cariche negative.
In generale cariche concordi si respingono e cariche opposte si attraggono.
Per spostare gli elettroni servono dei buoni conduttori.
Nei conduttori ho una buona mobilità degli elettroni, negli isolanti NO. Buoni conduttori sono in
genere i metalli (o il corpo umano per esempio).
Lo spostamento avviene lungo un filo di rame, come un flusso di acqua attraverso un tubo.

In generale definiamo con I = INTENSITÀ di corrente elettrica (o corrente)


È una carica elettrica che si muove nel tempo.
Si misura in AMPERE [A] che sono un'unità molto grande infatti di solito si utilizzano i [mA/h].

Per lo spostamento usiamo la D.D.P. (Differenza Di Potenziale) ELETTRICA o TENSIONE o


VOLTAGGIO o FORZA ELETTROMOTRICE, si indica con V e si misura in [Volt] [V] ed è ciò
che permette il movimento di elettroni.

La tensione è causa della corrente (la corrente è l'effetto della tensione).

In bolletta però io pago i [Watt] [W] ovvero la Potenza Elettrica, che è sempre pari a V*I (da W
ho info su V e I).
[W] = V * I = Volt * Ampere

Infine abbiamo la Resistenza, misurata in [Ohm] [], che rappresenta il freno che si oppone al
passaggio della corrente elettrica. (es. sezione, rugosità o tortuosità del tubo d'acqua).

7
Maggior valore in Ohm = maggior freno e viceversa.
1 Volt è poco, 1 Ohm è poco, 1 Ampere invece è molto.
I DECIBEL
Innanzitutto distinguiamo il segnale audio in:

 ACUSTICO (con emissione e percezione diretta),


 ELETTRICO (copia di quello acustico, o emesso da strumenti elettrici)
 DIGITALE (che è la copia di quello elettrico o è emesso direttamente da un software).

L'intensità e soprattutto la pressione potrebbero essere due buone misure per l'ampiezza di un
segnale acustico (NON misura di volume perché soggettivo); così come Watt e Volt potrebbero
essere adatti per un segnale elettrico.
Il loro limite è che sono grandezze LINEARI, e che pertanto non rappresentano al meglio la nostra
percezione che è LOGARITMICA.

Ci servono pertanto i DECIBEL [dB], che sono una misura di ampiezza logaritmica basata sulle
grandezze lineari I e P per un segnale acustico, mentre Watt e Volt per un segnale elettrico.

Abbiamo quindi 3 TIPI DI DECIBEL:

 ACUSTICO
 ELETTRICO
 DIGITALE

La loro espressione numerica generale è:

1 dB = 10 • log (Ax/A0)

Dove:
A= Ampiezza

Ax e A0 rappresentano due valori della stessa grandezza fisica (quantità omogenee) ovvero
l'ampiezza del segnale misurata con le grandezze lineari appena descritte

Ax = ampiezza che stiamo misurando


A0 = valore (ampiezza) di riferimento costante, scelto a seconda dei vari dB

Tale grandezza rappresenta al meglio la curva logaritmica della nostra percezione di volume, al
variare dell'ampiezza del segnale audio.

I decibel sono un'unità di misura dell'ampiezza di un segnale audio (acustico, elettrico o anche
digitale) in maniera logaritmica.

In generale i dB "espandono" valori piccoli dell'ampiezza, misurata su scala lineare tramite


I, P, W, V, mentre comprimono sempre di più i valori più grandi dell'ampiezza stessa, per
descrivere al meglio le variazioni di volume percepite.

8
dB ACUSTICI
Ci sono di 2 tipi:

 dB S.I.L. (Sound Intensity Level), 10 log (Ix/I0)


Poco utilizzati poiché utilizza l’Intensità [I]=[W/m2] scomoda da misurare

 dB S.P.L. (Sound Pressure Level) 20 log (Px/P0)


Più usati poiché usa P Pressione [Pa]=[N/m2] è comoda da misurare

Nei dBSIL e i dBSPL i riferimenti scelti I0 e P0 sono dei valori piccolissimi e sono pari alla SOGLIA DI
UDIBILITÀ (a 1000 Hz)

I0 = 10-12 [W/m2]
P0 = 20*10-6 [Pa] oppure 20[Pa]

Per questo sarà (quasi) sempre:

Ix quasi sempre maggiore o uguale a I0


Px quasi sempre maggiore o uguale a P0

dB ELETTRICI
I principali dB elettrici utilizzati sono:

 dBm = 10 log (Wx/W0), dove W0 = 1 [mW]


basato sulla potenza elettrica [Watt], poco utilizzati.

 dBV = 20 log (Vx/V0), dove V0* = 1000 [mV] cioè 1 Volt

 dBu = 20 log (Vx/V0), dove V0 = 775 [mV]


che è un tipico valore di un segnale di linea ("u" sta per "unloaded")

dBv e dBu hanno espressioni riferite ad una tensione V, dove l'unica differenza sta nella scelta dei
valori di riferimento V0* e V0 che porta ad una differenza in scala assoluta di 2,2 dB (di più il dBu
del dBv).

VALORI ASSUNTI

I dB ACUSTICI presentano riferimenti I0 e P0 piccolissimi al denominatore: quindi per qualsiasi


valore di Ix e Px misurato, si otterrà (quasi) sempre un valore maggiore di quello di riferimento.
Perciò la frazione "argomento" del logaritmo sarà maggiore di 1, quindi il logaritmo di tale frazione
assumerà valori maggiori di 0 perché log 1 = 0.

I dB acustici quindi assumono (quasi) sempre VALORI MAGGIORI DI 0 (soglia di udibilità


espressa in dB) fino a circa 120 - 130 (soglia del dolore).
9
I dB ELETTRICI invece, hanno riferimenti W0, V0 e V0* medio-alti al denominatore: quindi la
frazione argomento del logaritmo potrà essere maggiore, uguale e soprattutto
minore di 1.
Perciò il logaritmo, e di conseguenza il valore assunto dai dB elettrici, potrà essere MAGGIORE,
UGUALE E SOPRATTUTTO MINORE DI 0.
(il fader è una chiara rappresentazione dei dB elettrici che va da valori sopra lo zero a valori
negativi).

I dB DIGITALI, detti dBFS (Full Scale), assumono invece valori strettamente MINORI DI ZERO;
oltre lo zero digitale si ha il cosiddetto "CLIP", ovvero un troncamento dei dati, con conseguente
perdita dell'informazione del segnale digitale.
Le DAW lavorano in dBFS e possono segnare valori positivi ma in realtà tagliano le informazioni del
segnale.

In generale, per qualunque tipo di dB, otterrò un valore pari a zero quando il valore misurato è
uguale al valore di riferimento in quanto verrà log 1 = 0.

Una particolarità dei valori assunti dai vari tipi di dB, è che ad un raddoppio/dimezzamento
dell'ampiezza, NON corrisponde un raddoppio/dimezzamento del valore in dB.

Per dBSIL e dBm (dove appare la potenza W, cioè ho il 10 a moltiplicare il logaritmo) un raddoppio/
dimezzamento dell'ampiezza equivale a +/- 3 dB.

Per i dBSPL, i dBu e i dBV (dove ho la pressione P, o in tensione V, per i quali ho 20 a moltiplicare il
logaritmo) e per i dBFS (digitali), un raddoppio/ dimezzamento dell'ampiezza equivale a +/- 6,02 dB.
(in questo caso -3 dB rappresentano un’ampiezza del 70 % di quella di partenza).

Es.
dBV Vx= 400 mV dBV1= - 7,96 dB
Vx/2 = 200 mV dBV2= - 13,98 dB
Diff = 6,02 dB

10
TRIGONOMETRIA
CIRONFERENZA GONIOMETRICA

Ha 2 caratteristiche:

 Centro in O = (0,0)
 Raggio = 1

Nell’ordinata c’è cos () = xr


Nell’ascisse c’è sen () = yr

Sen () e cos () sono proiezioni del raggio con angolo 
che tocca la circonferenza sull’asse di ordinata ascissa.

MISURA DEGLI ANGOLI IN RADIANTI (RAD)

È un’unità di misura degli angoli (in questo caso non più in gradi).

Ogni angolo  "sottende" (individua) un arco di circonferenza a: voglio pertanto misurare gli angoli
come  in base all'ampiezza dell'arco a.

Non si può però utilizzare semplicemente la lunghezza dell'arco a, poiché quest'ultima dipende
dalla lunghezza del raggio r; si elimina tale dipendenza misurando gli angoli con a/r [=m/m] per
ottenere un numero puro (adimensionale).

Dalla proporzione

a :  = Circ : 360°, da Circ = 2 • r, e dal fatto che abbiamo r=1, e quindi Circ = 2
a :  = 2 : 360° per cui ricavando a otteniamo

a [Rad] = (2 • °)/360° = [gradi/gradi] = NUMERO PURO

Alcuni valori

 [gradi]  [radianti] Sen  Cos 


0 0 0 1
90 /2 1 0
180  0 -1
270 3/2  -1 0
360 2 0 1
30 /6 1 √3
2 2
45 /4 √2 √2
2 2
11
60 /3 √3 1
2 2

I grafici tra le due funzioni sen  e cos  sono chiamate SINUSOIDE e COSINUSOIDE

PROPRIETÀ

 Sono numeri puri


 Sono funzioni periodiche con PERIODO "T” = 2 (si ripete ogni 2)
 Sono funzioni limitate tra i valori - 1 e + 1
 Rappresentano la stessa funzione, sfasata (traslata) di /2 (90°) e perciò useremo soltanto la
SINUSOIDE

(Vale la relazione “fondamentale” sen2  + cos2  = 1)

MOTO ARMONICO IDEALE

Armonico = oscillatorio
Ideale = privo di smorzamento

Costruendo un oscillatore meccanico, costituito da un cosiddetto sistema MASSA/MOLLA

L'origine O è il punto di equilibrio tra la forza di


gravità e la forza elastica di richiamo della molla.

Applicando una forza impulsiva verso l'alto (colpo): in


una situazione puramente ideale (priva di
smorzamento) il peso continuerebbe ad oscillare
all'infinito intorno al punto O di equilibrio, con moto
armonico.

12
Lo spazio percorso e la durata dell'oscillazione T (PERIODO) saranno costanti e dipenderanno dalla
forza, dalla molla, dalla massa e dal mezzo in cui ci troviamo: risulterà pertanto costante anche la
velocità media di ogni oscillazione.

Nella realtà lo spazio percorso A tenderebbe a decrescere fino a zero.

Se si traccia questo movimento di velocità costante nel tempo, verrà fuori una SINUSOIDE.

y (t) = sen (2 *t)

Quindi:

AMPIEZZA: È pari alla metà dell'escursione totale (spazio percorso in verticale) del punto
oscillante (corda, pelle tamburo, woofer, timpano), e si misura in dB (acustici, elettrici o digitali).

La mia sinusoide diventa:


y(t) = A • sen (2 • t)

Quindi:
Aumentando o diminuendo l'ampiezza A (con tutti i mezzi a disposizione), graficamente ho una
espansione/compressione dell'onda in verticale, mentre percettivamente ho un aumento/diminuzione
di VOLUME.

Il periodo T è la "durata temporale di un ciclo" [= sec], ed è costante, ma fa comodo usare la


FREQUENZA, dove f = numero cicli/sec = numero puro/sec = Hertz ovvero esattamente l'inverso
(reciproco) del periodo T.

f = 1/T T = 1/f

Pertanto nell'equazione della mia sinusoide, utilizzeremo f anziché T:

y(t)= A • sen (2 • f • t)

Notiamo che è una funzione del tempo t e di frequenza f; a questo punto per ogni secondo che
passa, si potranno avere tutti i cicli (la frequenza f) che il segnale audio effettivamente ha.

13
Aumentare o diminuire la frequenza f, corrisponde graficamente ad una compressione o dilatazione
dell'onda in orizzontale e percettivamente ad un aumento o diminuzione dell'altezza (nota acuta o
grave).
FASE  ()
La fase è il punto di inizio (la posizione di partenza) dell'oscillazione: chi ci fornisce questa
posizione è dunque un angolo, misurata in radianti o più semplicemente in gradi.
Per qualunque valore (in verticale) della traiettoria dell'onda, si avrà pertanto un angolo 
corrispondente.

Variare la fase , corrisponde graficamente a traslare l'onda in orizzontale (Phase Shifting), senza
cambiarne la forma.

Aggiungo la fase nella mia equazione e ottengo l'EQUAZIONE ORARIA DEL MOTO
ARMONICO

y(t) = A • sen (2 • f • t +  )

 è l’unico elemento additivo


(È l’equazione generica dell’onda sinusoidale)

In questo modo posso ci si svincola dal limite di dover per forza partire da zero (come fa il seno) e
poter così rappresentare tutte le infinite traslazioni di sinusoidi e cosinusoidi perché nell’equazione
 è l’unico elemento additivo.

Percettivamente, variare la fase di un solo segnale audio non darà alcun effetto (diversamente
avverrà con un segnale di controllo come un LFO).

Con più segnali audio invece, si avranno delle interferenze costruttive/distruttive tra essi che
possono causare:

 Fluttuazioni timbriche simili agli effetti Phaser, flanger e chorus


 Effetti di spazialità (riverbero o stereofonia).
 Effetti di direzionalità (panning, effetto di sopra/sotto, avanti/dietro, anche in cuffia).

Si ha controfase totale con lo stesso segnale audio (stessa onda, stessa ampiezza, stessa frequenza)
ma sfasato di 180°, che si annullano punto per punto.

14
RAPPRESENTAZIONE DELL'AMPIEZZA NEL DOMINIO DEL TEMPO

Tale grafico si chiama FORMA D'ONDA e


rappresenta la traiettoria del punto oscillante nel
tempo.

Lo strumento che ci permette di visualizzare la forma


d'onda si chiama OSCILLOSCOPIO (Es: Psyscope
free / OCCULAR SCOPE)

RAPPRESENTAZIONE DELL'AMPIEZZA NEL DOMINIO DELLA


FREQUENZA

Tale grafico è denominato SPETTRO e


ci permette di visualizzare l'ampiezza,
ovvero "l'energia" di un segnale (audio)
in funzione della frequenza (sulle varie
frequenze).

Lo strumento che genera tale grafico si chiama ANALIZZATORE DI SPETTRO (spectrum


analyzer). (Es. Voxengo Span)

Ogni sinusoide, essendo l'onda più semplice di tutte, contiene una sola frequenza e pertanto sarà
visualizzata come una singola riga spettrale.

15
LUNGHEZZA D'ONDA 

È una grandezza che deriva direttamente dal concetto di frequenza e periodo.


Dipende strettamente dalla velocità del suono C.

 è la distanza [metri] fra due punti in


fase successivi (ad esempio tra due
creste).

 è lo spazio [metri] percorso in


orizzontale dall'onda durante un ciclo
(in un periodo T).

 è costante se non varia la frequenza


(o il periodo)

Attenzione a non confonderlo con il grafico della forma d'onda, dove sull'asse orizzontale ho il
tempo, in quanto qui ho i metri.

Non sarà dunque possibile confrontare graficamente due grandezze così disomogenee tra loro ed è
pertanto necessario definire  per via matematica.

Quindi:
 [m] / T [sec] = velocità [m/s]

Nel nostro caso la velocità è C ovvero la velocità del suono, che nell'aria è pari a circa 340 m/s.

Risulta anche 1/T = f, ovvero  • f = C da cui, dividendo per f ricavo

 = C / f = [(m/s) • s = m]

ma anche

f=C/

Pertanto conoscendo f, C è data, posso ricavare  sulle varie frequenze.

Ad esempio nella banda audio  varia dai 17 metri dei 20 Hz (340/20) ai 17 mm dei 20KHz
(340/20.000). Per questo fermare le alte frequenze è molto più semplice di fermare le basse.

Dalla formula di  si vede come questa sia inversamente proporzionale a f e quindi direttamente
proporzionale a T.

16
TEOREMA DI FOURTER PER ONDE PERIODICHE
(ovvero con un periodo T costante)
Una qualunque forma d'onda y(t) può essere pensata / composta (sintesi) / scomposta (analisi) come
una somma di n sinusoidi (con n intero e positivo, eventualmente anche infinito, appartenente alla
serie dei numeri naturali), diverse tra loro per ampiezza A, frequenza f e fase ; ciascuna di queste n
sinusoidi viene chiamata "componente" o "parziale" dell'onda.

y(t) = A1 • sen (2 • f1 • t1 + 1) + … + An • sen (2 • fn • tn + n) = ∑ ¿¿


k=1 ,… ,n

Ampiezza, frequenza e fase della generica componente "k", ovvero Ak, fk, k sono detti
COFFEICIENTI DI FOURIER

Il Teorema di Fourier è la base per la sintesi additiva e l'analisi spettrale, che sono due ambiti l'uno
l'opposto dell'altro: attraverso la sintesi metto insieme più sinusoidi per ottenere un'oscillazione più
complessa, viceversa l'analisi spettrale scinde un'oscillazione più complessa nelle sue sinusoidi
componenti.

Per semplicità vedremo graficamente la costruzione delle tre principali forme d'onda (quadra,
triangolare e dente di sega), dando per buoni/noti i valori dei coefficienti di Fourier.

17
ONDA QUADRA
Siano dati i valori di ampiezza
A=90 [quadretto], frequenza f=100 [Hz] (periodo T=0,01 sec), =0 (utilizzando dunque per
l'ampiezza una semplice ed intuitiva unità di misura lineare come i quadretti, per evitare le
complicazioni grafiche e matematiche che ci sarebbero utilizzando un'unità logaritmica come i dB).

Il valore dei coefficienti di Fourier per l'onda quadra, risulta essere:

 Ak = A / k
 fk = f • k
 k =  (tutte le componenti partono in fase)

dove k è il numero della sinusoide componente, con k appartenente l’insieme dei numeri naturali
ma DISPARI

k dispari appartenente ad N SQUARE (QUADRA)


k=1 A1 = 90/1 = 90 f1 = 100 • 1 = 100 1 =  = 0°
k=3 A3 = 90/3 = 30 f3 = 100 • 3 = 300 3 =  = 0°
k=5 A5 = 90/5 = 18 f5= 100 • 5 = 500 5 =  = 0°
k =7 A7 = 90/7 = 12,9 f7 = 100 • 7 = 700 7 =  = 0°
… … … …

Si vede pertanto, che l'ampiezza Ak della k-esima sinusoide componente decade in maniera
iperbolica essendo pari all'ampiezza A di partenza diviso il numero di componente K (questo è vero
anche per gli strumenti reali dove le componenti o parziali con frequenza alta sono più basse e
tendono a decadere prima delle basse frequenze).

La frequenza fk è un multiplo intero dispari della frequenza f di partenza, mentre tutte le componenti
hanno la stessa fase .

18
PRINCIPIO DI SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI

È un principio della fisica che ci dice semplicemente che la traiettoria finale o "RISULTANTE" del
punto oscillante non è nient'altro che la somma punto per punto dei valori delle ampiezze delle varie
sinusoidi componenti.

Per avere un'onda quadra perfetta si dovrebbe considerare la somma di infinite sinusoidi: pertanto
nella realtà l'onda quadra non è generabile, né udibile (il nostro udito arriverebbe a sentire al
massimo le componenti sotto i 20 Khz); soprattutto non sarebbe neanche riproducibile da un
altoparlante poiché, nel punto di passaggio istantaneo dal massimo al minimo, l’altoparlante
dovrebbe trovarsi contemporaneamente in due punti diversi e opposti (massimo e minimo).
Infatti la qualità di un altoparlante si giudica, oltre alla risposta in frequenza, anche dalla velocità di
movimento del cono. Lo stesso varrà per l'onda a dente di sega.

19
ONDA TRIANGOLARE
Siano dati i valori di ampiezza
A = 90 [quadretto], frequenza f =100 [Hz] (periodo T=0,01 sec),  = 0

Il valore dei coefficienti di Fourier per l'onda triangolare, risulta essere:

Ak = A / k2
fk = f • k
к = ,  + 180 (le varie componenti/parziali partono alternatamente in fase e in controfase,
elemento che graficamente è evidente, dato che è l'unica onda che cresce in modo
graduale cioè la 1° parziale parte in fase, la 2° parziale parte in controfase, la 3° in
fase, la 4° in controsafe, ecc…)

Dove k è il numero della sinusoide componente (parziale), con k appartenente l’insieme dei numeri
naturali N DISPARI.

k dispari appartenente ad N TRIANGLE (TRIANGOLARE)


k=1 A1 = 90/1 = 90 f1 = 100 • 1 = 100 1 =  = 0°
k=3 A3 = 90/9 = 10 f3 = 100 • 3 = 300 3 =  = 180°
k=5 A5 = 90/25 = 3,6 f5= 100 • 5 = 500 5 =  = 0°
… … … …

20
Si vede pertanto, che l'ampiezza Ak della k-ma sinusoide componente decade in maniera quadratica
essendo pari all'ampiezza A di partenza diviso il numero di componente k elevato al quadrato.

La frequenza fk è ovviamente ancora un multiplo intero (armonica) dispari della frequenza f di


partenza.

ONDA A DENTE DI SEGA ("SAW")

Siano dati i valori di ampiezza


A = 90 [quadretto], frequenza f =100 [Hz] (periodo T=0,01 sec),  = 0

Il valore dei coefficienti di Fourier per l'onda saw, risulta essere:

Ak = A / k
fk = f • k
к =  (tutte le componenti partono in fase)

dove k è il numero della sinusoide componente, con k appartenente l’insieme dei numeri naturali N
QUALSIASI (pari e dispari).

L'onda saw risulterà pertanto l'unica delle tre onde viste con tutte le armoniche e non soltanto quelle
dispari, con decadimento delle ampiezze iperbolico (lento): sarà quindi l'onda con timbro più
"ricco" di tutte.

k dispari appartenente ad N SAW (A DENTE DI SEGA)


k=1 A1 = 90/1 = 90 f1 = 100 • 1 = 100 1 =  = 0°
k=2 A2 = 90/2 = 45 f2 = 100 • 2 = 200 2 =  = 0°
21
k=3 A3 = 90/3 = 30 f3 = 100 • 3 = 300 3 =  = 0°
k=4 A4 = 90/4= 22,5 f4 = 100 • 4 = 400 4 =  = 0°
… … … …

Perché non ha senso parlare di uno spettro che contenga SOLO le armoniche pari?
Perché cambierebbe il passo armonico e sentiremo un altro dente di sega con la fondamentale ad
un’ottava sopra la frequenza con la quale ricaviamo solo le armoniche pari.
Es: Fond 1° armonica 2° armonica 3° armonica 4° armonica 5° armonica
100 Hz 200 Hz 400 Hz 600 Hz 800 Hz 1000 Hz
200 Hz 400 Hz 600 Hz 800 Hz 1000 Hz
(2 • F) (3 • F) (4 • F) (5 • F) (6 • F)

QUINDI:

 Una qualunque sinusoide contenuta in uno spettro si dice PARZIALE (spettrale)

 La parziale con frequenza f più bassa (pari alla frequenza della nostra onda quadra) si
definisce FONDAMENTALE

 Se una parziale ha frequenza multipla intera della frequenza f della fondamentale, si dice
parziale armonica o semplicemente ARMONICA (N.B. alcuni musicisti chiamano prima
armonica la nostra seconda) (l’armonica è una frequenza che SOLO UNA MULTIPLA
INTERA della fondamentale)

 Uno spettro costituito solamente da parziali armoniche viene definito SPETTRO


ARMONICO (passo armonico in uno spettro armonico, fatto cioè di armoniche)

 La "magia" dello spettro armonico è che, anche se costituito da moltissime armoniche, viene
percepito con un'unica sensazione di altezza, che è data dalla frequenza della fondamentale,
anche qualora quest'ultima sia mancante (FONDAMENTALE FANTASMA)

 Chi ci da la sensazione di altezza è in realtà il PASSO ARMONICO (relativo ad uno spettro


armonico, cioè fatto di armoniche), ovvero il massimo comune divisore (MCD) tra le
frequenze dello spettro, che in uno spettro armonico coincide numericamente con il valore
della frequenza della fondamentale. Per cambiare l'altezza percepita deve variare il passo
armonico.

 Le armoniche successive alla fondamentale servono ad arricchire la sensazione di TIMBRO


(più armoniche/parziali = timbro più ricco)

Pertanto l’altezza percepita (anche in uno spettro non armonico) la individuerò ricavandomi il passo
armonico.
Esempio: spettro con 500 Hz, 1250 Hz e 2500 Hz (il passo armonico è 250 Hz)

Fenomeni come quello della fondamentale fantasma, fanno parte di una particolare categoria di
"illusioni acustiche" detti suoni di combinazione: questi sono delle "DISTORSIONI" (ovvero
aggiunta di nuove parziali nello spettro), da parte del nostro orecchio interno.

DISTORSIONE = AGGIUNTA DI ARMONICHE

22
TEOREMA DI FOURIER PER ONDE NON PERIODICHE
(ovvero prive di periodo T costante)

Supponendo che un’onda non periodica abbia periodo T infinito.


Si va a calcolare il passo armonico f, partendo dal caso di un'onda con spettro armonico:
risulterà f= fk+1 – fk = 1/T.

Nel caso di uno spettro non perfettamente armonico verrà comunque un numero finito minore 1,
fratto T.
Ma per ipotesi T tende ad ∞, e un numero finito fratto ∞ tende a 0

Supponendo per un'onda non periodica una "periodicità all'infinito" (T —› ∞), Fourier dimostra che
il passo armonico f tende a zero (-›0) e che pertanto le frequenze dello spettro di un'onda non
periodica, sono "continue" ovvero tutte attaccate tra loro.

In uno SPETTRO CONTINUO come questo, essendo pari a zero il passo armonico, si perde la
sensazione di altezza definita. (noise)

Ricapitolando, mentre le onde PERIODICHE generano uno SPETTRO DISCRETO, ovvero con
distribuzione di ampiezza (energia) a salti, le onde NON PERIODICHE generano uno SPETTRO
CONTINUO, ovvero energia distribuita uniformemente (non per forza su tutta la banda audio, ma
anche su un piccolo intervallo di questa = spettro limitato ma continuo).

23
Inoltre, uno spettro armonico è sempre discreto, viceversa uno spettro discreto è armonico soltanto
se riesco a distinguere un passo armonico costante in banda audio.

SPETTRO STRUMENTI REALI

Suonando una nota su uno strumento reale, otteniamo uno spettro continuo dovuto alla componente
di rumore, di riverbero e di risonanze interne dello strumento stesso, dove però l'energia (ampiezza)
risulta concentrata attorno alle frequenze armoniche; percepiremo pertanto una nota ben definita e
non solamente rumore, come accadrebbe per uno spettro totalmente continuo, dove al contrario non
saremmo in grado di distinguere l'altezza.

Pertanto, nonostante la presenza nello spettro (di uno strumento reale) di parziali non armoniche,
date ad esempio dalla "botta" del martelletto, lo sfregamento del plettro o dell'archetto, o anche il
soffio d'aria di uno strumento a fiato, il nostro orecchio sarà infallibile nel riuscire a distinguere le
note emesse.
Il limite di tutto ciò è il concetto di RUMORE.

SPETTRO DI UN SOL A 392 HZ SU UN PIANOFORTE

ALTEZZE ASSOCIATE ALLE PRIME 12 ARMONICHE


(in scala naturale) del SOL (crescente) a 100 HZ

E adesso vediamo quali frequenze, quali note e quali intervalli incontriamo, partendo ovviamente
dalla prima armonica (o fondamentale), ovvero proprio il nostro SOL a 100 Hz:

24
Diamo ora la definizione di Rapporti Armonici, sempre utilizzando il sistema basato sulla,
SCALA NATURALE ossia sulla successione delle armoniche naturali di un suono:

Qualunque intervallo musicale può essere associato ad un preciso rapporto armonico, pari al
rapporto tra la frequenza della nota di arrivo, fratto la frequenza della nota di partenza ovvero, più
semplicemente, al rapporto tra il numero di armonica della nota di arrivo, fratto il numero di
armonica della nota di partenza.

Andiamo pertanto a calcolarci i rapporti armonici tra gli intervalli, appena incontrati tra le prime 12
armoniche del SOL (basterà aggiungere 1, ogni volta al numeratore e al denominatore)

SOL - SOL OTTAVA (12 S.T) 200/100 = 2/1 2


SOL - RE QUINTA GIUSTA (7 S.T.) 300/200 = 3/2 1,5
RE - SOL QUARTA GIUSTA (5 S.T.) 400/300 = 4/3 1,3…(periodico)
SOL - SI TERZA MAGGIORE (4 S.T.) 500/400 = 5/4 1,25
SI - RE TERZA minore (3 S.T.) 600/500 = 6/5 1,2
RE - FA TERZA minore (3 S.T.) 700/600 = 7/6 1,16…
FA - SOL SECONDA MAGGIORE (2 S.T.) 800/700 = 8/7 1,143
SOL - LA SECONDA MAGGIORE (2 S.T.) 900/800 = 9/8 1,125
LA - SI SECONDA MAGGIORE (2 S.T.) 1000/900 = 10/9 1,1…
SI - DO# SECONDA MAGGIORE (2 S.T.) 1100/100 = 11/10 1,100
DO# - RE SECONDA minore o SEMITONO 1200/1100 = 12/11 1,0909….

(basta ricordare i primi 4)

Per salire (o scendere) ad esempio di un certo intervallo musicale a partire da una frequenza f, si
dovrà moltiplicare (o dividere) f per il rapporto armonico dell'intervallo stesso

Ad esempio per salire di una quinta giusta partendo dai 400 Hz farò 400 * 3/2 (= rapporto armonico
della quinta) = 600 Hz

Oppure per scendere di una quarta giusta dai 1000 Hz, farò
1000:4/3 = 1000 * 3/4 = 750 Hz

25
Nel caso di due intervalli, ovvero le 2 terze minori e le ben 4 seconde maggiori incontrate, ad uno
stesso intervallo musicale corrisponde un diverso valore del rapporto armonico.
Ad esempio, non trovo lo stesso rapporto armonico tra toni o semitoni successivi e ad esempio un
SOL# non ha la stessa frequenza del LAb corrispondente.

Questo è sempre vero in scala naturale e costringeva i musicisti, fino a circa 3 secoli fa, a dover ri-
accordare lo strumento ogni qualvolta dovevano suonare un brano in tonalità differenti, sfalzavano
tutti i valori dei vari intervalli calcolati in base a quel preciso valore di partenza.

È per questo motivo che nasce il sistema basato sulla SCALA TEMPERATA, studiato verso gli
inizi del 1700, e reso famoso da studiato verso gli inizi del 1700, e reso famoso da Bach con il suo
"Concerto per clavicembalo ben temperato".
Da questo sistema di accordatura derivano, non solo la possibilità di suonare vari brani in varie
tonalità senza dover ri-accordare gli strumenti ogni volta, ma anche infinite possibilità creative a
livello armonico all'interno della stessa opera, sfruttate peraltro magistralmente da Mozart un
centinaio di anni più tardi.

La scala temperata è un compromesso (un'approssimazione) comodo e utile, poiché basata


interamente sulle potenze del rapporto armonico del SEMITONO, intervallo sui quale si basano
tutti quanti gli altri rapporti armonici.

Il rapporto armonico per il semitono è pari a

√2, pari a circa 1,059


12

Tale numero rappresenta la divisione dell'ottava in 12 parti percettivamente (logaritmicamente)


uguali ed in progressione geometrica tra loro.

Per salire (o scendere) ad esempio di n semitoni a partire da una frequenza f, dovrò moltiplicare (o
dividere) f per (12√ 2)n.

Si vede ad esempio che per salire di un'ottava, ovvero 12 semitoni, viene (12√ 2)12, ovvero
esattamente pari a 2 che rappresenta anche in scala temperata il canonico rapporto armonico per
l'ottava. Le due scale coincidono numericamente solo di ottava in ottava.

26
È teoricamente possibile, tramite la stessa metodologia, supporre di dividere l'ottava, o un qualsiasi
altro sottointervallo di questa, in un numero a piacimento di intervalli percettivamente uguali, anche
se questo in generale non porta a risultati musicalmente apprezzabili.
Esempi: scala esatonale, 22 quarti di toni indiani e altre divisioni, o OSTINATO loop con uno step
sequencer a valori continui (Cherry Audio PS-20) o sequenze random con la Roland TB303.

Funzione "microtuning" in vari vst tra cui Serum, FM8, V-station, synth master, Spire, Diva,
melodyne, auto-tune ecc., per modificare il sistema di accordatura caricando un file *scl o *.tun o
*.kbm

TECNICHE DI SINTESI
Modalità di produzione e controllo nel tempo di un suono

Il nostro scopo è sintetizzare delle timbriche interessanti e variabili nel tempo.

3 PARAMETRI IDENTIFICATIVI DEL TIMBRO


Sono 3 aspetti che dobbiamo necessariamente considerare per produrre o riconoscere un
determinato timbro.

1) CONTENUTO SPETTRALE

È l'insieme delle PARZIALI (non per forza "armoniche") contenute nello spettro in un dato
momento.

Es.: cambio forma d'onda di un VCO.

È la componente fondamentale del timbro, ma non è l'unica: come si fa ad esempio a distinguere


una nota suonata su un pianoforte o su una fisarmonica se hanno all'incirca lo stesso spettro?

C’è bisogno pertanto di introdurre altri due parametri.

2) EVOLUZIONE TEMPORALE

È la modifica nel tempo dell'ampiezza di tutta l'onda, lasciando inalterato il rapporto tra le ampiezze
delle parziali che la compongono.

La modifica timbrica risulta evidente con un diverso inviluppo, oppure utilizzando un suono in
reverse.

Su di un synth la ottengo ad esempio utilizzando un INVILUPPO sul VCA.

3) EVOLUZIONE SPETTRALE

27
Modifica nel tempo di soltanto alcune delle ampiezze delle parziali di un'onda, modificandone
pertanto il loro rapporto.

Su di un synth la ottengo ad esempio utilizzando un inviluppo o un LFO sul cutoff del filtro, la
funzione keybord tracking, con un LFO sul PW per un'onda quadra, oppure ad esempio su di una
chitarra utilizzando il pedalino wha-wha, o la sordina su un trombone.

In generale, anche per gli strumenti acustici, le armoniche (parziali) più alte sono quelle che hanno
meno energia e che pertanto hanno un decadimento in ampiezza più rapido nel tempo (provare a
suonare una nota del pianoforte).
Esempio vocali (A-E-I-O-U) ed uso di Sugarbites WOW (Vowel mode) • N.I. The Mouth o l'uso
del TALKBÕX (filmato Peter Frampton talk guitar o Slash talkbox).

SINTESI A MODELLI MATEMATICI E A MODELLI FISICI


Un "modello" è la rappresentazione della realtà.
Esempi: mappe, modellini, modelli meteorologici, modello atomico, modello geometrico, ecc.

In fisica un modello è un sistema di equazioni, dove ciascuna variabile matematica rappresenta una
grandezza fisica, con tutte le sue relazioni con le altre grandezze del sistema, dati tutti i possibili
valori che la variabile può assumere.

È importante avere un range stretto per le variabili così da avere un modello più preciso.

1) Attraverso la sintesi a modelli matematici, si cerca di riprodurre, mediante equazioni


matematiche, i parametri matematici di una certa forma d'onda y(t) (ampiezza, frequenza, spettro e
fase) e del loro andamento nel tempo, disinteressandosi degli strumenti che la generano.

Esempi: tutti i tipi di sintesi “classiche” come sintesi additiva, sottrattiva, FM, AM, per
campionamento, per distorsione, sintesi granulare (glitch), sintesi per distorsione di fase (PHD =
Casio CZ serie synth).

2) Attraverso la sintesi a modelli fisici, si cerca di riprodurre, mediante equazioni matematiche, le


componenti fisiche di un certo strumento o generatore o processore di suono (quali spessore,
materiale e lunghezza delle corde, forme e materiali delle casse di risonanza, soffio d'aria in uno
strumento a fiato, circuiti di un synth analogico o un eg ecc.), disinteressandosi in prima battuta
della forma d'onda che esso produce.

Ovviamente, se la modellizzazione è fatta bene, la forma d'onda risultante sarà molto simile a quella
prodotta dallo "strumento" che stiamo modellizzando.
(File txt di Stefano Lucato di Audio Modeling)

Esempi di virtual instruments a modelli fisici:

 moddart - pianoteq emulatori di pianoforti


 loungelizard emulatore di e-piano (rhodes, wurlitzer,synclavier, clavinet)
 sax lab emulatore di strumenti a fiato
 all'interno di Ableton: impulse (percussioni), tension (strumenti a corda), electric (e piano)
 Audio modeling plugin (partnership con SLMC)
 Acustica Audio plugin (partnership con SLMC). Misto sampling.
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 FREEWARE: MDA piano, MDA e-piano, RE-FX Slayer (chitarre elettriche, vedi su internet)

Vedremo ora una classificazione dei MODULI utilizzati per produrre e modificare i suoni,
leggermente differente da quella che utilizzate a MIDI.

A) OSCILLATORI E GENERATORI

(Quelli che a MIDI sarebbero "sorgenti + controlli")

 Oscillatori semplici, anche tutto ciò che produce un suono già trasdotto sotto forma di segnale
elettrico o digitale (ad esempio chitarre elettriche, tastiere, microfoni, computer)
 Generatori di rumore (noise generator o random oscillator)
 Oscillatori a bassa frequenza (LFO)
 Generatori di inviluppo (EG)

B) OPERATORI ALGEBRICI

 Nodo sommatore (tipo un mixer, un cavo a Y, un patchcord)


 Nodo moltiplicatore (tipo un VCA, gain, ecc) che noi però non utilizzeremo

C) TRASFORMATORI (modificatori)

Sono moduli che non generano un segnale ma lo modificano: filtri, effetti e processori come phaser,
flanger, chorus, bitcrusher, ring modulator, processori di dinamica, riverberi e delay, distorsori,
pedali per chitarra, purché abbiano un IN ed un OUT, sordine per gli strumenti ecc...

Come si può notare, ci troviamo in un ambito più ampio di quello dei soli synth che si studia a
MIDI.

29
NOISE GENERATOR
(random oscillator)

Definiamo intanto il concetto di RUMORE, ovvero una distribuzione uniforme di energia, in banda
audio, a spettro continuo ed altezza indeterminata.

RUMORE BIANCO (white noise) è la sovrapposizione percettiva (l'insieme) di tutte le


frequenze della banda audio alla stessa ampiezza.

Viene chiamato white perché deriva dalla luce bianca in quanto è la percezione della somma dello
spettro dei colori della luce.

Un noise generator produce in rapidissima successione una enorme quantità di sinusoidi con
frequenza casuale (random), che per il white noise hanno la stessa ampiezza, su tutte le frequenze
della banda audio e che noi percepiamo come un unico rumore.

Esempi:
- Disco di Newton
- Segnale radio

RUMORE ROSA (pink noise)

Prevede un dimezzamento dell’ampiezza per ogni ottava a salire.

30
Percettivamente però, noi percepiamo il white noise come un rumore mancante di basse frequenze
(per il nostro orecchio le basse avrebbero bisogno di maggiore ampiezza), mentre il pink noise lo
percepiamo come un rumore "completo" a piena banda, e lo stesso fanno gli analizzatori di spettro.

Questo avviene poiché nei nostri grafici dobbiamo adottare una doppia scala logaritmica (ampiezze
e frequenze), così come accade percettivamente.
Pertanto, oltre a considerare i dB sull'asse y (per misurare l'ampiezza), anche sull'asse x dovremmo
considerare un andamento logaritmico delle frequenze, ovvero in base all'altezza percepita; nel
nostro caso utilizzeremo una suddivisione / visualizzazione che mantenga lo stesso spazio per ogni
ottava, nonostante in quello stesso spazio ci siano ogni volta il doppio degli hertz!

Anche gli equalizzatori (sia grafici che parametrici) e gli analizzatori di spettro, lavorano su questo
tipo di visualizzazione basata su suddivisioni dell'ottava, perché è l'unica visualizzazione che ci
interessa, dato che rispecchia graficamente la nostra percezione.

Ridisegniamo pertanto i grafici utilizzando questa doppia scala logaritmica.

31
WHITE NOISE
Su scala lineare, per definizione sarebbero
costanti tutte le ampiezze dei rettangolini
raffigurati.
In scala doppiamente logaritmica invece,
dovendo per definizione rimanere costante
“l’energia” (ovvero l’area dei rettangolini) su
ciascuna ottava, ma essendo per ogni ottava le
basi dei rettangoli schiacciate della metà (per
far entrare nello stesso spazio il doppio degli
Hertz), per poter mantenere l'area costante
dovrà raddoppiare l'ampiezza dei rettangolini
su ciascuna ottava (+6dB/oct).

Siccome lo spazio in Hz aumenta, per avere la


stessa percezione di volume si deve
raddoppiare l’ampiezza/ottava es: 20-40 Hz
(40 Hz nell’ottava) a 60 dB; 40-80 Hz (40 Hz
nell’ottava) a 66 dB; 80-160 Hz (80 Hz
nell’ottava a 72 dB; ecc…).

PINK NOISE

Valgono le considerazioni appena fatte per


White noise, che prevedono un raddoppio di
ampiezza (ovvero +6 dB) per ogni ottava;
ma per definizione il pink noise prevede un
dimezzamento di ampiezza (ovvero -6 dB)
per ogni ottava.
32
Pertanto il pink noise verrà visualizzato con ampiezza costante su tutta la banda audio (tutti i
rettangolini con la stessa altezza),

Sia il white noise che il pink noise si utilizzano come sorgente sonora per sintetizzare strumenti
percussivi, effetti speciali, transizioni, riser ecc.

Il pink noise però, viene utilizzato anche per misurazioni acustiche e tarature di impianti, proprio
perché percepito costante su tutta la banda audio.

Es. misure acustiche in studio e soprattutto in live con microfono da misura, analizzatore di spettro
ed EQ.

33
LFO
(LOW FREQUENCY OSCILLATOR)

Si utilizzano per effettuare MODULAZIONI, ovvero variazioni cicliche nel tempo su vari parametri
di un synth.

Vediamo In particolare l'utilizzo degli LFO sull'ampiezza (VCA) (TREMOLO) e la frequenza


(VCO) (VIBRATO) di un oscillatore portante (ricordiamo anche la funzione di AUTO
WHA-WHA sul VCF)

Il segnale di partenza si dice portante.


Il segnale dell’LFO è detto invece modulante.

TREMOLO

È la modulazione dell'ampiezza di un oscillatore portante, attuata da un LFO modulante.

Esercizio tipo esame


per l'oscillatore portante frequenza singola (sine)
Ap = - 10 dBFS, fp=100 Hertz, p=0°

per I'LFO modulante (sine)


Am = 5 dBFS, fm =4 Hertz, m=0°

34
Se volessi partire da un valore di Ap subito massimo ad esempio, dovrei usare m = 90°, per il
minimo invece dovrei usare m = 270° ecc.

N.B.
Spesso sui synth al posto di Am trovo controlli denominati DEPTH o GAIN o AMOUNT, mentre al
posto di fm trovo RATE O SPEED, al posto di m trovo PHASE o OFFSET.

VIBRATO
È la modulazione della frequenza di un oscillatore portante, attuata da un LFO modulante.

Esercizio tipo esame


per l'oscillatore portante onda ricca (saw)
Ap = -5 dBFS, fp=200 Hertz, р=0°

per l'LFO modulante


Am = 10 Hertz!!!, fm=2 Hertz, m=270° (parto dal min.)

Vado a modulare la frequenza fp controllandola con l'ampiezza (AMOUNT) Am.

 In un LFO di qualunque synth, Am viene espressa in centesimi di semitono, semitoni ecc. e non
semplicemente in Hertz, per il solito discorso della percezione logaritmica.

 Inoltre la fm può essere espressa in Hertz o in unità di tempo musicali, in sync con il tempo della
mia DAW

Se ad esempio volessi un "trillo" userei nell'LFO un'onda quadra.

35
INVILUPPO
(ADSR + vari tipi)

È un segnale non oscillante, variabile nel tempo, che si utilizza come controllo

Nel classico inviluppo ADSR, controllo tre tempi (A, D, R) e un livello.

Esistono anche inviluppi "invertiti" da poter utilizzare sul pitch (VCO) e sui filtri (VCF), non
sull'ampiezza (VCA).

Come già detto, gli inviluppi sono fondamentali ai fini della riconoscibilità/sintesi timbrica.

36
TRASFORMATORI SPETTRALI: I FILTRI
Sono dei componenti passivi (condensatori e bobine), ovvero non in grado di amplificare il segnale
audio.
Lavorano pertanto solo in attenuazione, tranne per la funzione resonance.

LPF: LOW PASS FILTER

 La frequenza di taglio (di cutoff) fT è definita come la frequenza che riceve un'attenuazione
pari a 3 dB (u,v,FS)!

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Pertanto l'attenuazione comincia a partire dagli 0 Hz, ed avrò un'ampiezza decrescente a
partire da tale frequenza, non da fT.

 La banda passante è quell'insieme di frequenze che ricevono un


attenuazione inferiore a 3 dB.
La banda oscura viceversa, è quella che riceve un'attenuazione
maggiore di 3 dB.

 L'ordine del filtro (I, II, IV...) coincide con il suo numero di POLI, che a sua volta è pari al
numero di componenti reattivi equivalenti (condensatori HPF e bobine LPF) contenuti nel
circuito.

 Per qualunque polo si ha un'attenuazione pari a 6 dB per ottava (si dimezza l'ampiezza).
Nei filtri reali, per avere pendenze (steep-slope) diverse servirebbero diversi circuiti, mentre
nei software, è presente un controllo per la pendenza.

HPF: HIGH PASS FILTER

Come si vede anche graficamente, rispetto al LPF, si invertono soltanto la banda passante e la
banda oscura.

Esercizio:

Ho un segnale in ingresso uniforme a 0 dBFS ed un filtro LPF a 2 poli (II ordine). La frequenza di
taglio fr è pari a 100 Hz.

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Calcolare l'ampiezza degli 800 Hz. (-39 dB perché ai -36dB del filtro si aggiungono -3dB di
partenza del cutoff)

Provare a fare anche esercizi "inversi", provando a calcolare anche il numero di poli o la frequenza
con ampiezza pari a tot dB o l'ampiezza in Ingresso.

Passiamo ora a studiare i filtri composti:

BPF: BAND PASS FILTER

È costituito da un LPF e un HPF in serie.


La frequenza di taglio fT2 del filtro passa basso, è maggiore della frequenza di taglio fT1 del filtro
passa alto!

f0, che è la frequenza di centro banda

Si ha una Banda Passante centrale e due Bande Oscure laterali.

Si avrà sempre un numero totale di poli pari, dato che il passa alto e passa basso devono avere tra
loro lo stesso numero di poli.

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Se nel passa banda viene indicato che è a 4 poli si intende 2 per HPF e 2 per LPF.

Definisco larghezza di banda passante ft il valore assoluto della differenza tra le due frequenze di
taglio | fT2-fT1|.
Questa però non può essere una buona misura della campanatura del filtro, poiché essendo misurata
in Hertz, per la solita logica logaritmica, non darebbe una campanatura univoca sulle alte e basse
frequenze (100 Hz sulle basse è molto, sulle alte no).

Si utilizza pertanto, la QUALITY Q, detta anche fattore di bontà che è pari al rapporto f0/ft
(numero puro), che rappresenta in maniera univoca la campanatura del filtro essendo pari al
rapporto tra due grandezze espresse in Hertz, ovvero un numero puro ed essendo correttamente
espressa in funzione di f0.
Q e ft sono inversamente proporzionali, pertanto più la Q risulta elevata, più ft sarà stretta e più il
filtro risulterà selettivo.

N.B. la Q NON È LA RISONANZA DEL FILTRO, anche se talvolta nei software si utilizza
spesso lo stesso potenziometro indicato con la lettera Q, per regolare sia la campanatura che la
risonanza (es. fab filter q3).
Esempi: valori campanatura Q per intervalli musicali utili.

NOTCH

È costituito da un LPF ed un HPF in parallelo (passaggio del segnale in contemporanea): ciò che
passa con un filtro, si risomma con ciò che passa dall'altro.

La frequenza di taglio fT2 del filtro passa basso, è minore della frequenza di taglio fT1 del filtro passa
alto perché altrimenti si sentirebbe un’enfatizzazione della banda oscurante in quanto si sommano i
segnali lavorati dai filtri.

Al contrario del filtro passa banda, si ha una Banda Oscura centrale e due Bande passanti laterali.

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BATTIMENTI
Sono una pulsazione ciclica sull'ampiezza, percettivamente uguale all'effetto tremolo, ma generato
in modo differente: con il tremolo controllo l'ampiezza di un solo oscillatore portante attraverso un
LFO modulante, mentre i battimenti sono generati da due oscillazioni leggermente stonate tra loro.
Il fenomeno dei battimenti è più evidente utilizzando due sinusoidi; se viceversa usassimo due onde
a dente di sega, avremmo un effetto più di tipo DETUNE.
Esempio accordatura chitarra e piano

Consideriamo pertanto 2 sinusoidi, che per comodità abbiano la stessa ampiezza A = 4 dB, la stessa
fase  = 0°, e frequenze f1 = 5 Hz ed f2 = 4 Hz e la loro somma nel tempo.

Y = Y1(t) = A • sen(2 • f1 • t + 0)
Z = Y2(t) = A • sen(2  • f2 • t + 0)
S = Y2+Y1 = A • [sen(2  • f1 • t) + sen(2  • f2 • t)]

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Si vede anche graficamente che le due sinusoidi partono insieme e si disallineano sempre di più,
passando gradualmente da una situazione in fase, in cui le ampiezze si sommano, ad una situazione
di totale controfase, dove le ampiezze si sottraggono.
(Come il teorema di Fourier, anche i battimenti si basano sul principio di sovrapposizione degli
effetti).

Matematicamente, applicando le formule di Prostaferesi a y3(t) si ottiene (vedi "formulario prima


lezione" sen () + sen ()):

da dove si evince che è come se ci fosse una sinusoide portante con frequenza (f1+f2)/2 (media delle
due frequenze iniziali), "inviluppata" in ampiezza dentro una cosinusoide modulante con frequenza |
f1-f2l; si vede infatti che l'ampiezza parte dal massimo e si sviluppa come una cosinusoide e che se f 1
= f2 la componente coseno della formula viene costantemente pari ad 1.
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!! DEFINIZIONI !!

Generando due frequenze f1, f2 con valori simili tra loro, PERCEPIAMO UNA TERZA
FREQUENZA pari alla loro media (o semisomma) (f1+f2)/2, la cui AMPIEZZA oscilla fra la
differenza e la somma delle due ampiezze di partenza, ovvero tra |A1 - A2l ed (A1+A2), ad una
VELOCITÀ pari alla cosiddetta frequenza di battimento |f1-f2|, ovvero il numero di battimenti al
secondo, pari al valore assoluto della differenza tra le due frequenze iniziali.

Esercizio;
Vogliamo sentire una frequenza di 101 Hz la cui ampiezza oscilli due volte al secondo tra 0 e 20
dB, partendo dal valore minimo di 0 dB.
(Notare che in questo caso particolare, con stessa onda, stessa ampiezza e controfase iniziale, se
avessimo anche f1 = f2, risulterebbe soltanto silenzio).

- Poi provare anche con valori di ampiezza tra 5 e 25 dB (vedi e condividi il file di testo con il
metodo)
PER CASA:
Inventare un esercizio, sia utilizzando i battimenti, sia un LFO come modulante (effetto tremolo).

BANDA CRITICA

("critica" è la nostra percezione di altezza all'interno di essa).


È un intervallo frequenziale in cui due (o anche più) frequenze prodotte contemporaneamente,
vengono percepite con un'unica sensazione di altezza; allontanando man mano le due frequenze,
inizialmente si ha un'oscillazione dell'ampiezza (ovvero i battimenti) che risulterà sempre più
veloce (aumenta la differenza tra le due e pertanto anche la frequenza di battimento.
Successivamente si percepisce una fluttuazione timbrica simile all'effetto chorus (in realtà è l'inizio
della sintesi AM) ed infine, giunti all'esterno della banda critica, si percepiscono le due (o più)
altezze differenti.

Cerchiamo ora di quantificare nel miglior modo possibile la larghezza di banda critica fBC.

In primo luogo la BC è SOGGETTIVA e soprattutto dipende dall'ottava in cui ci troviamo.

1 - La larghezza di BC, espressa come intervallo musicale [semitoni], è INVERSAMENTE


PROPORZIONALE alla nota di centro banda: quindi con una nota grave avremo una banda critica
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di qualche semitono, mentre con una nota più acuta avremo una banda critica ridotta a pochi decimi
di semitono.

ESEMPIO DEL BASSO

2 - Se invece la BC è espressa come intervallo frequenziale [Hertz], essa è direttamente


proporzionale alla frequenza di centrobanda: quindi con una frequenza più bassa avremo una banda
critica di pochi Hertz, mentre con una frequenza più alta avremo una banda
critica di parecchi Hertz.

ESEMPIO CON CARTA DELLE FREQUENZE


FILMATO ORECCHIO a casa

Questo è importante da tenere a mente durante un mix perché nelle basse frequenze è più facile che
ci siano i battimenti mentre nelle alte no. Per questo mi devo preoccupare che nelle basse frequenze
ci sia pulizia e che non ci siano troppi strumenti che suonano le note gravi.

L’ORECCHIO

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Video Piero Angela “La macchina meravigliosa: l’orecchio”

ORECCHIO ESTERNO

La presenza di due orecchie è ciò che ci permette di avere un ascolto stereofonico, ovvero un senso
di spazialità e direzionalità dovuto alla differenza tra ampiezza, fase e spettro del suono che arriva
alle due orecchie.
Il senso di direzionalità è dato anche dal padiglione auricolare (specialmente negli animali con
padiglione mobile), che incanala i suoni nel canale o condotto uditivo. Questo si comporta come
un tubo sonoro chiuso ad un'estremità (dal timpano), di poco meno di 3 cm: questo tipo di tubo
sonoro si comporta amplificando la frequenza che ha una lunghezza d'onda pari a 4 volte la
lunghezza del tubo (10-12 cm), e le sue armoniche dispari.
Facendo i calcoli si vede che viene esaltata principalmente una frequenza pari a circa 3000-3500
Hz, che corrisponde all'intellegibilità del parlato vocale, e i 9000-10.500 Hz: questo è senz'altro un
fattore evoluzionistico legato alla percezione della voce da parte dell'uomo.

L’ORECCHIO MEDIO

Il timpano è la membrana che divide l'orecchio


esterno dall'orecchio medio e si comporta come la
membrana di un microfono, oscillando se
stimolato dalla pressione acustica. L'orecchio
medio è chiuso, ma comunica con la gola tramite
le trombe di Eustacchio: queste sono più dilatate
nei bambini ed è il motivo per cui le
infiammazioni della gola dei bambini sfociano
spesso anche in dolori all'orecchio.
Sempre nell'orecchio medio, sono presenti 3
ossicini (i più piccoli e leggeri del nostro corpo)
detti martello, incudine e staffa: questi sono il
pre-amp delle nostre orecchie, poiché attraverso

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un sistema di leve vantaggiose, riescono ad amplificare l'oscillazione del timpano di circa 20 volte
(per avere l'energia sufficiente per poter muovere le cellule cigliate nell'orecchio interno).
Ancora nell'orecchio medio, abbiamo due muscoli involontari: il primo è detto tensore del timpano
che funge da EQ per la nostra percezione sonora, aiutandoci a concentrarci su una frequenza che ci
interessa all'interno del segnale audio. Il secondo è lo stapedio, il nostro pad-limiter che si contrae
in caso di un segnale audio particolarmente forte, aiutandoci a proteggere il timpano da oscillazioni
potenzialmente dannose; purtroppo ha un tempo di reazione di circa 1 secondo, che non ci protegge
in caso di esplosioni o rumori improvvisi!

ORECCHIO INTERNO

È qui che avviene la trasduzione vera e propria: troviamo in primo luogo una struttura
tridimensionale detta labirinto che serve solamente per il nostro senso di equilibrio. Attaccata al
labirinto c'è la coclea, che viene percossa esternamente dalla staffa; quest'urto provoca delle
oscillazioni del liquido che è presente all'interno della coclea e queste oscillazioni mettono in
movimento le ciglia delle cellule cigliate. Infine il movimento di queste ciglia si trasforma, nella
parte inferiore di queste cellule, in impulsi elettrici/nervosi che vengono trasmessi al cervello
attraverso il nervo uditivo o cocleare ed interpretati come il segnale audio che noi percepiamo.

PSICOACUSTICA
È una branca della psico-fisica, che studia statisticamente la percezione del cervello umano in
risposta a stimoli acustici esterni.
Non è una scienza esatta, poiché si occupa di fenomeni percettivi soggettivi.
Fornisce risultati sufficientemente corretti e affidabili soprattutto per quel che riguarda la
percezione di sinusoidi e in presenza di un campione statistico di individui studiati, sufficientemente
vasto e vario, ovvero statisticamente significativo.
Ci occuperemo fondamentalmente della percezione di fenomeni sonori fisici (volume, altezza,
spazialità e direzionalità), tralasciando per quest'anno la percezione di parametri più "musicali",
quali consonanza, dissonanza ecc.

LEGGE DI WEBER – FECHNER

Qualsiasi sensore biologico (i nostri sensi) è più sensibile alla variazione di uno stimolo (acustico)
esterno, piuttosto che alla presenza costante dello stimolo stesso.
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Esempio rumore di fondo in una stanza

Musicalmente risulta interessante far variare nella giusta misura l'arrangiamento di un brano (ad
eccezione di generi prettamente "ipnotici" e ripetitivi per loro natura), ma senza esagerare, per non
incappare nella cosiddetta noia semantica.

VALORI DI SOGLIA

La soglia assoluta è un valore limite che separa due percezioni diverse dello stesso stimolo fisico
(acustico).

Esempio soglia di udibilità e del dolore per l'ampiezza, frequenze massime e minime percepibili,
soglia buio - luce ecc.

La soglia differenziale è la minima variazione istantanea apprezzabile (percepibile) di un unico


stimolo acustico.

Esempio variazione volume.

PERCEZIONE DEL VOLUME

È dovuta alla risonanza del canale uditivo alla quale accennavamo prima e a cause evoluzionistiche.

È necessaria un'oscillazione con frequenza in banda audio, un mezzo di propagazione ed


un'ampiezza compresa tra soglia di udibilità e del dolore. = "CAMPO DI UDIBILITÀ"

La percezione del volume è influenzata non solo dall'ampiezza del segnale audio, ma anche dalla
frequenza dello stesso, dato che il nostro orecchio non percepisce in modo uniforme le varie
frequenze della banda audio.

CURVE DI FLETCHER E MUNSON (DI ISOFONIA)

Muovendoci lungo queste curve invece, avremo una percezione di volume


costante. (STORIA = FACOLTATIVA!)

Queste furono prodotte per la prima volta da Fletcher e Munson usando


delle cuffie chiuse nel 1933. Nel loro studio gli ascoltatori di un vasto campione statistico erano
sottoposti all'ascolto di sinusoidi di varia frequenza; per ogni frequenza l'ampiezza era
gradualmente incrementata di 10 dB SPL. Prima di ciascun suono, per ciascuna frequenza e
ampiezza, l'ascoltatore ascoltava un suono di riferimento a 1000 Hz: il nuovo suono era quindi
modificato in ampiezza fino a che l'ascoltatore non lo avesse percepito come della stessa ampiezza
del suono campione a 1000 Hz.
L'esperimento fu poi rieseguito nel 1956: i risultati, ritenuti al tempo più accurati, divennero lo
standard ISO (International Organization for Standardization) di riferimento fino al 2003, quando lo
standard fu rivisto sulla base di misurazioni più recenti.

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Al termine del lavoro furono prodotte nuove curve combinando i risultati di diversi esperimenti
condotti in Giappone e in altri paesi del mondo, e fu definito in tal modo il nuovo standard ISO
2003.
Emersero differenze sorprendenti rispetto alla versione precedente delle curve e venne notato, che i
dati relativi al 2003 mostravano migliore accordo con le curve originali di Fletcher e Munson,
piuttosto che con quelle prodotte nel 1956.

Nel grafico, il blu è il valore del 1933, quello rosso sono i valori del 2003.
Modalità di esecuzione dell'esperimento:

si genera una sinusoide a 1000 Hz e si aumenta l'ampiezza finché l'ascoltatore non percepisce un
suono, trovando in tal modo i valori di soglia di udibilità, ovvero un valore di 0 dB SPL, come già
visto all'inizio dell'anno.
Si ripete poi l'esperimento su varie frequenze e sui vari individui del campione, si calcola la media
dei valori su ciascuna frequenza, riuscendo così a tracciare tramite interpolazione grafica sui punti
trovati, la prima curva del grafico (threshold) che, seppur con valori di ampiezza differenti, darà una
sensazione di volume percepito costante.

Si ripete di nuovo l'esperimento, aumentando di volta in volta l'ampiezza della sinusoide di


riferimento a 1000 Hz di 10 dB SPL, che rappresenta percettivamente un raddoppio di volume (non
di ampiezza) e provando a riprodurre la medesima sensazione di volume sulle altre frequenze.
Tutto ciò fino ad ottenere il grafico completo in figura.

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Le curve di isofonia rappresentano la RISPOSTA IN FREQUENZA delle nostre orecchie.

Osservando le curve, si nota che la percezione delle alte e soprattutto delle basse frequenze risulta
alquanto difficoltosa, specialmente a bassi livelli di ampiezza.
A livelli più elevati, la percezione risulta molto più lineare, ed è per questo ad esempio che il
volume consigliato per fare un buon mixaggio musicale dovrebbe essere pari a 83 dB SPL (fino ad
86 dB SPL per il cinema), con controlli successivi a vari livelli
differenti di ampiezza.
Si vede poi che la nostra percezione di volume è massima intorno ai 3000 Hz, dove avremo una
soglia minima di udibilità addirittura inferiore agli 0 dB (unico caso di dB SPL negativi): tale range
di frequenze si spiega in base alla lunghezza del canale uditivo e alle sue risonanze (si noti anche il
picco corrispondente al "recupero" di volume percepito intorno ai 9-10KHz, ovvero proprio la terza
armonica dei 3KHz).

ES tasto LOUDNESS sugli Hi-Fi: è un boost sulle basse frequenze (talvolta anche sulle alte)
inversamente proporzionale al Volume.

PHON E SON: (FACOLTATIVO!)

In generale invece, abbiamo osservato che i dB percepiti dipendono dalla frequenza.


Tale dipendenza si elimina introducendo una unità di misura statistica percettiva, che segua
esattamente l'andamento delle curve di isofonia, ovvero i PHON (FON), che coincidono con i dB
SPL solamente sul valore di 1000 Hz e che rappresentano una misura della nostra percezione di
volume.

Esempio: quanti dB SPL servono per avere 20 PHON a 20 Hz?


Devo seguire la curva etichettata con il numero 20 sui 1000 Hz fino alla frequenza di 20 Hz:
risulterà un valore pari a circa 90 dB SPL!!

Abbiamo detto in precedenza che ad ogni isofona a salire (+10 dB SPL) corrisponde un raddoppio
di volume percepito: introduciamo un'ulteriore unità di misura, linearizzando i PHON, il cui valore
raddoppi effettivamente passando da un'isofona alla successiva,
ottenendo pertanto i SON,

dove 1 SON = 40 PHON = 2 (PHON-40/10) (si vede infatti che per 40 PHON viene proprio 20=1 SON).
Per 50 PHON calcoliamo 2 SON, per 60 PHON 4 SON ecc. ovvero effettivamente dei valori
raddoppiati ad ogni isofona successiva, proprio come richiesto.

In realtà quello che serve a noi è poter lavorare controllando l'ampiezza di un suono complesso (non
solamente sinusoidi), e poi modificandone le varie frequenze dello spettro con un EQ, per avere un
mixaggio che risulti artisticamente valido e piacevole all' ascolto.

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SOGLIA DIFFERENZIALE NELLA PERCEZIONE DEL VOLUME

Cerchiamo di capire qual è la minima variazione istantanea di volume che possa essere percepita.
È un valore che varia leggermente da persona a persona, ma possiamo quantificarla con un valore
compreso tra 0,5 e 1 dB SPL, in una banda di frequenze compresa tra i 125 e i 6000 Hz. All'esterno
cresce poiché siamo meno sensibili.

PERCEZIONE DELL'ALTEZZA (NOTA)


Analogamente a quanto visto per la percezione del volume, sarebbe possibile tracciare (attraverso
un'indagine statistica) delle curve di "iso-altezza", che mostrino come la nostra percezione
dell'altezza dipenda non solo dalla frequenza, ma in minima parte anche dall'ampiezza del segnale.
Anche in questo caso avremo uno studio più veritiero utilizzando delle semplici sinusoidi.

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Gli studi effettuati mostrano come per le basse frequenze la sensazione di altezza è inversamente
proporzionale all'ampiezza: infatti maggiore sarà l'ampiezza e minore sarà l'altezza percepita (nota
calante) e viceversa.
Per le alte frequenze invece l’altezza è direttamente proporzionale all’ampiezza: infatti maggiore
sarà l’ampiezza e maggiore sarà l’altezza percepita (nota crescente) e viceversa.

In poche parole, è come se la maggiore ampiezza di un segnale audio, ne esaltasse rispettivamente


la gravità (delle basse) o l’acutezza (delle alte).

La banda di frequenze tra gli 800 e i 3000 Hz, è quella in cui siamo più capaci a distinguere l'altezza
ed è quella che per noi segna il confine tra la zona delle basse e quella delle alte frequenze. (Questo
è vero con le sinusoidi, poiché con un suono complesso la zona di confine scenderebbe di molto,
grazie alle varie armoniche che mi aiutano nella mia percezione).
Al di fuori della banda 800-3000 Hz, specialmente sulle basse frequenze, si hanno livelli di
incertezza che possono arrivare fino a quasi un semitono sui 30 Hz, un po' meno a frequenze
estremamente alte.

(FACOLTATIVO): è possibile definire statisticamente un'unità di misura che quantifichi la


sensazione di altezza; nel 1937 S.S. Stevens quantifica in 1000 MEL la sensazione di altezza data
da una frequenza di 1000 Hz ad un'ampiezza di 40 dB SPL, overo ad un volume di 40 PHON...

"...The mel scale (from the word melody) is a perceptual scale of pitches judged by listeners to be equal in
distance from one another. The reference point between this scale and normal frequency measurement is
defined by assigning a perceptual pitch of 1000 mels to a 1000 Hz tone, 40 dB above the listener's threshold.
Above about 500 Hz, increasingly large intervals are judged by listeners to produce equal pitch
increments..."
A Stevens' student who had worked on the mel scale
experiments considers the scale biased by
experimental flaws. I would ask, why use the Mel
scale now, since it appears to be biased? If anyone
wants a Mel scale they should do it over,
controlling carefully for order bias and using plenty
of subjects - more than in the past - and using both
musicians and non-musicians to search for any
differences in performance that may be governed by
musician/non-musician differences or subject
differences generally.
SOGLIA DIFFERENZIALE NELLA PERCEZIONE
DELL'ALTEZZA

Vale circa 1/10 di semitono nel cosiddetto campo di massima udibilità, cioè nella zona che
corrisponde ai picchi di massimo volume percepito delle curve di isofonia, ovvero tra 800 e 6000
Hz. All'esterno di questa banda tale valore cresce, poiché siamo meno sensibili.

EFFETTO DOPPLER

L'effetto Doppler è un fenomeno fisico che consiste nel cambiamento apparente dell'altezza
percepita da un ascoltatore, raggiunto da un'onda sonora emessa da una sorgente che si trovi in
movimento rispetto all'ascoltatore stesso.

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In particolare, se la sorgente si avvicina, avremo un’altezza percepita crescente, viceversa se si
allontana avremo un'altezza calante. Ciò è dovuto alla compressione/dilatazione dei fronti d'onda
emessi in movimento e la conseguente lunghezza d'onda più compressa/dilatata.

Es. ambulanza, treno.


È come se velocizzassi e successivamente rallentassi un disco in vinile.

PERCEZIONE DI SPAZIALITÀ E DIREZIONALITÀ!


Sono fenomeni piuttosto complessi da studiare, soprattutto perché dipendono dall'ambiente esterno
e dalla direzionalità delle varie frequenze.

EFFETTO HAAS:

Se due segnali uguali prodotti da sorgenti a distanze diverse (o anche due


riflessioni diverse di uno stesso segnale), arrivano alle nostre orecchie con
un ritardo l'uno dall'altro inferiore ai 30/35 ms, allora il nostro cervello
percepirà un unico suono proveniente dalla direzione del suono che arriva
per primo, anche qualora l'ampiezza del secondo suono fosse leggermente
maggiore.

È grazie all'effetto Haas che riesco a ricreare un effetto stereo artificiale o


"pseudo-stereo" semplicemente sfasando i canali Left e Right di un suono
"dual mono" di qualche millisecondo.

SOGLIA DIFFERENZIALE DELLA PERCEZIONE DI


DIREZIONALITÀ
In campo aperto, per una sorgente sonora posta frontalmente, vale circa 6 gradi su un piano
orizzontale e circa 8 gradi su un piano verticale, nel solito campo di massima udibilità tra 800 e
6000 Hz (ricordare la direzionalità delle varie frequenze).

SOGLIA ASSOLUTA TRA LA PERCEZIONE DI RIVERBERO O


ECO
È un valore temporale denominato tempo di pre-delay che si aggira in media sui 100 ms. Al di sotto
di tale valore ho percezione di riverbero, mentre al di sopra ho un eco, per il quale riesco a
distinguere l'arrivo delle singole riflessioni.

Tale valore di soglia scende fino a circa 30/50 ms attorno ai


3000 Hz, che è la solita frequenza che sentiamo meglio sotto ogni punto di vista.

IL MASCHERAMENTO

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Consiste nella copertura di un suono ad alta frequenza (sinusoidi o anche armoniche acute di un
suono complesso) e bassa ampiezza, detto mascherato, causata da un suono a bassa frequenza ed
ampiezza elevata detto mascherante; il viceversa avviene raramente, sotto particolari condizioni.
(Basse forti che mascherano le alte deboli)

 Il mascheramento si misura con il numero di dB del quale si deve aumentare l'ampiezza del
suono mascherato, affinché quest'ultimo torni ad essere udibile.

 Il mascheramento è fondamentale poiché è il fenomeno fisico su cui si basano tutti i formati


digitali di compressione audio (MP3 ecc.): se sappiamo che una frequenza sarà mascherata, la
eliminiamo a priori.
(il formato MP3 è stancante alla lunga per l’orecchio perché deve ricreare, dalla compressione,
la forma d’onda completa)

 Il mascheramento è ciò che ci costringe a fare mixaggi accurati con l'eq per evitare
sovrapposizioni e conseguenti mascheramenti in determinate zone frequenziali, trovando il
giusto spazio frequenziale per ogni strumento.

Es. Track spacer, ProQ3, Neutron de-mask

SUONI DI COMBINAZIONE (O SUONI DIFFERENZIALI)


Sono delle distorsioni cocleari, prodotte da combinazioni e interferenze di due o più suoni, che
causano particolari oscillazioni delle cellule cigliate nel nostro orecchio interno.

Con distorsione intendiamo aggiunta di nuove parziali allo spettro, qui ad opera della coclea, senza
apparente motivo.

Tra i suoni di combinazione rientrano la fondamentale fantasma, l'altezza percepita con il fenomeno
dei battimenti, l'acufene (anche passeggero) e il terzo suono di Tartini...

TERZO SUONO DI TARTINI


Giuseppe Tartini era un violinista del XVIII secolo che ha scoperto e quantificato questo fenomeno
acustico molto percepibile con note sostenute e per particolari intervalli musicali in special modo le
quinte e talvolta le terze.
Il violino è uno strumento accordato per quinte, dove posso produrre due note sostenute
contemporaneamente; notò che producendo il LA4 a 880 Hz e il RE4 a 587 Hz, percepiamo anche
un suono pari alla loro differenza ovvero 293 Hz.

Esperimenti con X Generator producendo sinusoidi a 1000 e 1500 (ma anche 600 e 800) Hertz, e
provocando addirittura dei battimenti psicoacustici con i 201,202,203
ecc. Hz.

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SISTEMI NUMERICI

SISTEMA ROMANO
SIMBOLI: M=1000, D=500, C=100, L=50, X=10, V=5, I=1

È un sistema di tipo additivo: posso ripetere uno stesso simbolo per un massimo di tre volte
consecutive sommando tutti i rispettivi valori, tranne nel caso in cui il numero che segue (a destra) è
più grande del precedente: in questo caso dovrò sottrarlo.

Con questo sistema risulta impossibile eseguire le moltiplicazioni o divisioni e non è inoltre
previsto il numero zero.
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Esempi:
XXXII = 10+10+10+1+1 = 32
MD = 1000+500 = 1500
XL = -10+50 = 40
IV = -1+5 = 4

SISTEMA ARABO
È un sistema di tipo posizionale-sequenziale, che riusciamo a tradurre in tempo reale in una cifra
polinomiale basata sulle potenze del 10.

Esempio:
1953,64 = 1*1000+9*100+5*10+3*1+6*0,1+4*0,01 =
= 1*103+9*102+5*101+3*100+6*10-1+4*10-2

È dunque un sistema in base 10 ovvero decimale (DEC), dove ho dieci simboli a disposizione: {0,
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9}.

Risulta da sempre un sistema molto comodo sia perché è facile eseguire le potenze in base 10, sia
perché ci dà la possibilità di contare aiutandoci con le dita delle mani.

SISTEMA BINARIO (BIN)


È anche questo un sistema di tipo posizionale sequenziale, ma in base 2, dove ho solamente due
simboli a disposizione: {0, 1}.

È il sistema tipico utilizzato dalle macchine per comunicare ed eseguire operazioni, basato sul
concetto di ON/OFF, VERO/FALSO, ELETTRONE SI/ELETTRONE NO.

POTENZE DI DUE

Anche le potenze del 2 risultano abbastanza facili da eseguire a mente perché tutte basate su
raddoppi e dimezzamenti.

Le macchine sono velocissime ad eseguire un'enorme quantità di calcoli semplici ogni secondo, e
questo binario, con word lenght definita è pertanto il modo migliore che hanno per operare.

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I numeri binari che contengono le potenze negative del 2, sono detti numeri “a virgola mobile”.

Anche i supporti di memoria digitali sono quantificati con questo tipo di numerazione.

IL PROTOCOLLO MIDI
Il MIDI (Musical Instruments Digital Interface) è un sistema di comunicazione tra hardware e
software musicali, basato su un insieme di specifiche e regole standard, scelte a partire dal 1983
dalle principali case costruttrici.

Il protocollo MIDI attualmente in uso è basato sulla trasmissione di istruzioni con lunghezza (word
lenght) fissa di 8 bit; da poco è entrato in vigore il sistema MIDI 2.0 che potenzierà notevolmente
tutta la programmazione digitale musicale con un sistema a 16 bit.

BIT= BInary digiT = cifra binaria (= b)

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Un insieme di 4 bit è detto NIBBLE, mentre 8 bit formano un BYTE (=B)

Impariamo adesso a contare in binario, in particolare con una word lenght di 8 bit, proprio per
cominciare a familiarizzare con il sistema MIDI.
Così come nel sistema decimale mettiamo il puntino ogni migliaia, per semplice comodità di lettura
teniamo separati i due NIBBLE di ogni Byte.

Esempi:
1011 0111 = 1*27 + 0*26+1*25+1*24+0*23+1*22+1*21+1*20=
(vedi tabella con le potenze del 2) 128+32+16+4+2+1 = 183

0111 1010 = non serve riscrivere tutto come sopra ma semplicemente ricordare che lo 0 corrisponde
ad OFF e “spegne” la corrispondente potenza del 2 che non prenderemo in considerazione nella
somma, mentre l'1 corrisponde ad ON che “accende” la corrispondente potenza del 2: =
64+32+16+8+2=122

0111 1111 = non serve fare tutta la somma delle potenze “accese”, ma basta osservare che questo è
il numero immediatamente più piccolo di 1000 0000, che è pari a 128: pertanto il nostro numero
sarà pari a 128-1 cioè a 127.

Proviamo adesso a contare da 0 a 15 in sistema binario a 4 bit, per capire il meccanismo di


riempimento successivo dei vari bit.
Stessa cosa di prima con 0011 1111 che sarà pari a 63.

Se il numero binario finisce con 0 è un numero pari, con 1 è dispari!

1101 1110 = 208+14=222

Quando, come in questo caso ho pochi zeri, posso scegliere di sottrarre al valore massimo
possibile con 8 bit ovvero 255 le potenze “spente”: qui avrei 255 – 32 – 1= 222

Nel MIDI se il Byte inizia con 1, questo viene definito uno STATUS BYTE, che rappresenta uno
specifico comando da eseguire (Es. suonare una nota), se parte con 0, è un DATA BYTE, ovvero un
valore numerico che quantifica e specifica meglio il comando indicato dallo status byte (Es. quale
nota suonare).

Pertanto il protocollo MIDI avrà un numero reale di bit utilizzabili pari a 7 (il primo specifica
solamente il tipo di Byte), con un range possibile di 128 valori, da 0 a 127 (oppure -63_+64).

Se avessi bisogno di un range più vasto (come accade ad esempio per il pitch bender) devo inviare
due Data Byte, per un totale di 128*128=16.384 valori possibili, da – 8.191 a + 8.192.

Esercizi inversi (da DEC a BIN):


191 DEC = (partendo da sinistra devo aggiungere le potenze di 2 senza mai “sballare”, come a 7 e
½) = 1 (128) 0 (avrei sballato, perché 128+64 farebbe 192 e quindi devo riempire tutti i bit
successivi) 11 1111

79 DEC = 0100 (farebbe 80...) 1111


111 DEC = 0110 (farebbe 112...) 1111
1101 0011 = 255 – 32 -8 -4 = 211 DEC
81 DEC = 0101 0001
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123 = 127 - 4 = (prendo 127 e spengo il 4!) = 0111 1011

SISTEMA ESADECIMALE (HEX)


È un sistema a base 16, dove ho sedici simboli a disposizione:
{0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, a, b, c, d, e, f}.

Per il MIDI devo arrivare ad un massimo di 255 e pertanto saranno sufficienti soltanto le prime due
potenze del 16, ovvero 161 = 16 e 160 = 1 (infatti 162 = 256).

Tabellina del 16:

16*0=0; 16*1=16; 16*2=32; 16*3=48; 16*4=64; 16*5=80;


16*6=96; 16*7=112; 16*8=128; 16*9=144; 16*a=160;
16*b=176; 16*c=192; 16*d=208; 16*e=224; 16*f=240;

Si usa il suffisso H per indicare un numero scritto in sistema esadecimale

Esempi:
73H = 7*161 + 3*160 = 7*16+3*1=112+3 = 115
aaH = 10*16+10*1 = 170
b0H = 176
deH = 208+14 = 222
d0H = 208
f0H = 240
ffH = 240+15 = 255

Nel protocollo MIDI i numeri da f0H a f7H (1111 0000 - 1111 0111) sono i cosiddetti system
exclusive (comuni al sistema), mentre da f8H a ffH (1111 1000 – 1111 1111) sono messaggi real
time

Esercizi inversi:
200 dec = c8 (H)
156 dec =9c (H)
173 dec = ad (H)
236 dec = ec (H)

Utilizzo dell'esadecimale come fattore di controllo e conversione da binario a decimale:

1101 | 1010 = 218

- suddividere il Byte in 2 Nibble (avrò pertanto due numeri da 0 a 15)


- trasformare ciascun Nibble separatamente in esadecimale (=daH)
- trasformare l'esadecimale risultante in decimale =208+10=218

0110 | 1110 = 6eH = 96+14 = 110 DEC


viceversa:
99 DEC = 63H = 0110 | 0011

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L'esadecimale si utilizza anche per alcune funzioni dei software musicali che fanno inserire i valori
manualmente.

ARCHITETTURA DEL CALCOLATORE


È una macchina che esegue calcoli attraverso degli input digitali.
Il linguaggio dei calcolatori è un linguaggio binario.

Sono calcolatori i computer, i synth digitali, i campionatori, i cellulari e anche le semplici


calcolatrici tascabili e si basano tutti sullo stesso schema logico:

MACCHINA DI VON NEUMANN (anni '40)

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è composta da 3 parti essenziali:

 PROCESSORE (CPU=Central Processing Unit), che esegue calcoli;


 MEMORIE, che immagazzinano dati in forma binaria;
 DISPOSITIVI DI INPUT/OUTPUT (I/O), che sono periferiche di interfaccia tra utente e
macchina senza i quali dovremmo comunicare con il calcolatore in linguaggio macchina;

DISPOSITIVI DI INPUT/OUTPUT (I/O)


Tra i dispositivi di input troviamo: tastiera, mouse, touch screen, scanner, pad grafico, joystick,
webcam, microfono e controller midi.

Tra i dispositivi di output troviamo: schermo (video), stampante (anche 3-D) e altoparlanti (audio),
che rendono riconoscibili i dati in uscita.

NON fanno parte degli I/O il modem, la scheda audio, le interfacce midi splitter che permettono la
comunicazione tra macchina e macchina e tutti i dispositivi di memoria.

PROCESSORE (CPU)
È l’unità centrale di processamento di dati. Si divide in ALU (Arithmetic & Logic Unit), che è
l’unità che si occupa di eseguire effettivamente i calcoli, e CU (Control Unit) che organizza le varie
operazioni affinché siano eseguibili dalla ALU.

Si definisce infine Instruction Set, l’insieme delle operazioni elementari, sia algebriche che logiche
(and, if, or), direttamente eseguibili dall’ALU.

Fino al 2005, Windows e Mac avevano processori differenti (Intel, AMD/Motorola “Power PC”)
con due modalità differenti.
I pc avevano un sistema di tipo CISC (COMPLEX instruction set chip) ovvero una ALU più
complessa al prezzo di una CU più lenta, mentre i mac erano di tipo RISC (REDUCED instruction
set chip), cioè una ALU abbastanza scarna ma una CU molto veloce.
Attualmente, data la elevatissima velocità delle attuali CPU, entrambi montano processori intel
(amd) di tipo CISC, che spezzettano le operazioni da eseguire tipo i RISC.
Apple dal giugno 2020 ha annunciato l'utilizzo dei suoi processori Apple Silicon M1 (ora M3) sui
Mac, prodotti da TSMC, con architettura RISC a 3 nm (ora 3 nm) e retrocompatibilità assicurata.

CICLO LETTURA-ESECUZIONE
È un processo che avviene di continuo nella CPU e che si articola in 3 fasi:

-LETTURA dell'istruzione da parte della CU (es. fai 3*5, oppure fai un fade-out);

-DECODIFICA scomposizione dell'istruzione da parte della CU, ovvero la scomposizione di


un’istruzione complessa in più operazioni elementari direttamente eseguibili dall'ALU, cioè facenti
parte del suo Instruction Set (es. 3*5=3+3+3+3+3). Spesso è il software che esegue una prima
decodifica dell'istruzione: il fade-out diventa una serie di divisioni successive sull'ampiezza;
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-ESECUZIONE dell'istruzione da parte della CU+ALU: la CU manda in esecuzione l'operazione
appena decodificata e si occupa della gestione del risultato fornito dalla ALU; il risultato può essere
semplicemente mandato in output oppure scritto su memoria o rimandato di nuovo in ciclo per altri
processamenti.

PARAMETRI DI POTENZA DI UN PROCESSORE

Per confrontare due o più processori è necessario basarsi su vari parametri.

 FREQUENZA DI CLOCK: numero massimo di cicli lettura-esecuzione eseguibili in un secondo


dal processore; oltre questo massimo, il processore va in overflow (si "impalla"). È possibile
tramite bios aumentare questo limite massimo mandando il processore in overclock, aumentando
però l'usura del processore, soprattutto a causa del grande calore dissipato. (gaming overclock
con ventole varie o raffreddamento a liquido che necessita di manutenzione);

 NUMERO DI CORE (thread): ovvero il numero di ALU e CU fisicamente presenti nel


processore (tipo numero di woofer e tweeter in una cassa). Servono per ottimizzare l’istruzione
che gli arriva, più ce ne sono e migliore sarà l’ottimizzazione;

 CACHE L1 (L2): è una memoria velocissima integrata fisicamente nel processore che
affronteremo nel dettaglio più avanti;

 WORD LENGHT: ovvero la lunghezza in bit dell'istruzione trasmessa.


Per ogni operazione trasmessa è possibile trasmettere anche la lunghezza dell'informazione,
oppure lavorare su lunghezze fisse, come è in uso abitualmente (il midi lavora a 8 bit, i sistemi
operativi a 32 o 64 bit). A parità dei primi tre parametri, una Word Lenght più lunga fornisce
maggiore potenza;

 DISSIPAZIONE TERMICA: ovvero quanto scalda un processore;

 CONSUMO ELETTRICO;

MEMORIE
Le distinguiamo in:

MEMORIE CENTRALI ("di sistema") che sono fisicamente collegate al processore e devono
risultare molto veloci nella trasmissione dei dati. Sono sempre memorie a semi-conduttore come la
RAM .

MEMORIE AUSILIARIE ("periferiche") che contengono una grande quantità di dati, che per
arrivare alla CPU, utilizzano le memorie centrali come “ponte”: i dati vengono dapprima caricati

61
sulle memorie centrali per essere processati in tempo reale, dato che le memorie ausiliarie sono
capienti ma molto più lente e rallenterebbero il lavoro del processore irrimediabilmente.

PARAMETRI DI POTENZA DELLE MEMORIE

 CAPACITÀ: numero massimo di bit (Byte) immagazzinabili

 AFFIDABILITÀ: riguarda il tempo di vita media sicura dei dati scritti su un supporto di
memoria

 TEMPO DI ACCESSO: tempo necessario per accedere ad un dato posto in una qualsiasi
locazione della memoria.
Posso distinguere memorie ad "ACCESSO CASUALE"(“casuale” è in riferimento alla posizione
del dato), dove abbiamo lo stesso tempo di accesso ovunque sia il dato a cui vogliamo accedere,
o memorie ad "ACCESSO SEQUENZIALE", dove si deve scorrere una serie di dati prima di
accedere a quello desiderato. È il vecchio sistema delle "memorie a nastro".

 TEMPO DI CICLO LETTURA-SCRITTURA: tempo impiegato per scrivere un dato e renderlo


di pronta "lettura" per l'utente

 DISSIPAZIONE TERMICA e CONSUMO ELETTRICO;

CLASSIFICAZIONE DELLE MEMORIE PER PRINCIPIO DI


FUNZIONAMENTO
MEMORIE MAGNETICHE:
Le distinguiamo in MEMORIE A DISCO E A NASTRO.

Tra le prime ricordiamo gli HD (5400 o 7200 грm), i floppy disk (1,44 MB e precedenti), IOMEGA
ZIP (da 100 a 750 MB).

Tra quelle a nastro ricordiamo il DAT (2 tracce a 44.1/48 KHz 16 bit), gli ADAT (8 tracce a 44/48
KHz 16/20 bit, su supporto fisico delle cassette VHS), le vecchie cassette per C-64.

Per entrambe le tipologie il principio di funzionamento è pressoché identico: sia i dischi che i nastri,
sono ricoperti di microparticelle magnetiche di ossidi di metallo (ferro, cromo ecc.), che si
comportano come delle micro-bussole in grado di polarizzarsi, ovvero di allinearsi lungo un campo
magnetico, tramite la testina di scrittura. Quest'ultima, farà si che questi ossidi si allineino verso il
nord (=1) o verso il sud (=0).
(Con audio cassette e video cassette analogiche sfrutterei tutte le possibili direzioni a 360°). [VEDI
VIDEO Audio Concepts 107: Analog Tape Recording]

Tali supporti presentano tutti una scarsa affidabilità, tranne gli hard disk che sono ben protetti,
schermati e sottovuoto, poiché facilmente soggetti a campi magnetici esterni ed un'usura dovuta al
semplice utilizzo dei supporti stessi, specie per i supporti a nastro.

MEMORIE OTTICHE: (vedi filmato)

62
Ricordiamo i CD (da 650 a 870 MB), DVD (da 4,7 a 8,5 GB), Blu Ray (da 25 a 50 GB), i Sony
mini disc e UMD (psp) e i laserdisc.

PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO

Sono dei dischi di una speciale plastica detta policarbonato, ricoperti da un lato di uno strato di
alluminio riflettente. Uno speciale laser di scrittura andrà ad incidere o non incidere a livello
microscopico il sub-strato superficiale di questo disco; il laser di lettura invece, se verrà riflesso
dallo strato di alluminio avrà letto un punto non “bucato” detto LAND, altrimenti, avrà letto un
punto inciso detto PIT.
Ogni transizione PIT-LAND o LAND-PIT =1, le aree piane invece sono =0

Con i dischi riscrivibili RW il laser andrà ad incidere diversi “strati” di una specialissima lega
metallica all'interno del policarbonato (argento, indio, antimonio e tellurio), che verranno di volta in
volta cancellati/resettati da un laser infrarosso, tramite un processo chiamato “BURNING”.

Tra i pregi annoveriamo la buona capacità (ciascuno per la propria epoca di uscita) e la velocità di
lettura, anche se i tempi di scrittura risultano piuttosto lunghi (2x/48x).

I supporti ottici, così come quelli magnetici, presentano una scarsa affidabilità. Non risentono di
campi magnetici come i supporti di tipo magnetico, ma risentono fortemente di graffi, polvere,
calore e della luce solare diretta.

CD e DVD possono essere di tipo ROM (Read Only Memory), quelli originali non masterizzabili,
WORM (Write Once Read Many) ovvero i CD/R e i DVD/R vergini scrivibili, oppure RW (Re-
writable) riscrivibili per un numero finito ma elevato di volte (circa 1000). I Blu-Ray disc possono
essere di tipo BD/R (Blu-Ray disc recordable) e BD/Re (Blu-Ray disc Re-writable).

MEMORIE A SEMICONDUTTORE:

I semiconduttori, (nel nostro caso il silicio) sono dei “semi-metalli o metalloidi” che si possono
comportare sia come conduttori che come isolanti, ritrovando in tale proprietà la logica del binario
(carica presente =1, assente =0).
Sono tutti i cosiddetti supporti allo stato solido o solid state.

63
Possiamo distinguerle in memorie volatili, che perdono i dati scritti in mancanza di alimentazione
elettrica e non volatili.

La RAM (Random Access Memory) è una memoria centrale volatile.

La ROM (Read Only Memory) è una memoria non volatile, di solito dove è scritto il BIOS del
computer (o i firmware dei vari dispositivi digitali elettronici), che risulta non modificabile, se non
in particolari valori pre-impostati, mentre la EPROM (Erasable, Programmable ROM) è una
speciale memoria ROM cancellabile tramite un apposito sistema a laser ultravioletto o
E(electric)EPROM scrivibili tramite una corrente elettrica. (Es. 909)

Le usuali memorie a semi-conduttore di tipo FLASH sono quelle più rapide e affidabili, perché non
hanno parti meccaniche che rallenterebbero i vari processi e perché non soffrono l’usura
(potrebbero risentire soltanto di qualche shock elettrico notevole): di solito sono di questo tipo le
chiavette USB, le SD card e gli HD-SSD ed SSD-NVMe (nuovo protocollo di interfaccia e
trasmissione più veloce del sistema SATA ed M2).

Il silicio con il quale costruisco tali dispositivi, è un materiale diffusissimo sulla terra (il più diffuso
nella crosta terrestre) che si estrae nella sua forma grezza (a basso costo), tramite fusione dalla
sabbia (o ghiaia) di quarzo (Silicon Valley); ma i fattori che innalzano fortemente i costi sono il
processo di purificazione e di drogaggio (“doping”).

La purificazione si ottiene attraverso una serie di fusioni successive che separano sempre più le
impurità che si depositano sul fondo, dal silicio puro che rimane in superficie: i livelli di purezza
richiesti, vanno dal 99,9995% al 99,999995% a seconda della qualità desiderata.

Il drogaggio invece è un processo che consiste nell'introduzione nel campione di silicio di molecole
di boro e arsenico al fine di migliorarne le proprietà di semiconduttore. Anche questo è un processo
piuttosto costoso, ma con produzione su larga scala si hanno costi minori ed un'ottima qualità del
supporto di memoria.

Tornando alle memorie a semiconduttore e precisamente alla RAM, questa si divide in S-RAM
(Static RAM) e D-RAM (Dynamic RAM).

Le D-RAM tendono a perdere la carica (elettroni), ovvero i dati e dunque necessitano di un


processo detto di refresh che consiste in un'operazione ciclica (molte volte al secondo) di controllo
e ripristino della carica, che rallenta il processo di lettura-scrittura.

La RAM statica invece, non necessita di refresh, il che la rende molto più veloce in lettura e
scrittura; la canonica RAM (solitamente tra 4 e 128 GB) però è di tipo D-RAM, dato che la S- RAM
ha un costo elevatissimo (circa 20 volte la D-RAM).

La RAM dinamica utilizzata attualmente è la SD-RAM (Synchronous Dynamic RAM) di tipo ECC
(Error Correcting Code) DDR5 (Double Data Rate 5, dal 2021).

La S-RAM la troviamo nella cosiddetta CACHE, che è una memoria velocissima strutturata su tre
livelli via via meno capienti, che si utilizza per lo scambio finale di dati tra la RAM e il processore.

64
Il livello L1 è fisicamente integrato nel processore, tant'è
che ne viene considerato un parametro di potenza, e arriva
fino ad un massimo di 64 KB per ogni core.

Il livello L2 si può trovare o sulla scheda madre o, per


qualche processore, anch'esso integrato nella CPU,
arrivando ad un massimo di 512 KB per ciascun core,
mentre il livello L3 si aggira mediamente sui 4-8 MB
complessivi (max 64 MB), e si trova sulla scheda madre.

Tale struttura della cache è un fattore determinante per la


velocità di calcolo del computer, in quanto permette uno
scambio di dati praticamente istantaneo tra la RAM e il
processore, attraverso il bus centrale (QPI quick path
interconnect), evitando strozzature nel flusso dei dati che
arriva alla CPU.

QUATTRO GENERAZIONI DI PROCESSORI (facoltativo)


VALVOLE (termoioniche) (TUBE) anni '30-'40

Assomigliano a delle lampadine a incandescenza, costituite da un involucro di vetro e da tre piedini


(triodo) di silicio collegati da microfilamenti di alluminio.

Nel mondo dell’audio analogico è un componente elettrico attivo (in grado di amplificare il segnale)
che prevede tre stadi elettrici ovvero interdizione (segnale che non passa=OFF), conduzione
(segnale che passa=ON, con amplificazione lineare del segnale) e SATURAZIONE, a seconda delle
correnti elettriche che alimentano i piedini.
La saturazione è una conduzione distorta, che se utilizzata su un segnale audio crea dei timbri molto
ricchi di armoniche.

In digitale, se si utilizzano le valvole per fare i calcoli, abbiamo bisogno soltanto dei primi due stadi
(ON/OFF=1/0). I processori dell'epoca erano costituiti da reti logiche con migliaia di valvole
collegate tra loro.
Era tuttavia un sistema estremamente costoso, ingombrante, delicato,
con enorme consumo di energia e elevato calore emesso.

TRANSISTOR anni '50

Sono componenti con tre piedini di silicio concettualmente simili alle valvole, a tre stadi elettrici di
cui in digitale se ne utilizzano due.

Dal punto di vista sonoro fornisce una saturazione che dà distorsioni meno armoniche e meno
ricche rispetto alle valvole.

Utilizzato come processore, genera sistemi meno ingombranti, meno costosi, con minor consumo,
minor calore emesso e maggiore durata nel tempo.

CIRCUITO INTEGRATO (CHIP) anni '60

È l'emulazione su semiconduttore (silicio) di un equivalente circuito a componenti discreti.


65
È una tecnologia sviluppata tramite i costi dell'industria bellica e della cosiddetta “corsa allo
spazio”.

MICROPROCESSORE (MICROCHIP) anni ‘70

È un unico circuito integrato miniaturizzato che contiene almeno un'intera CPU (CU+ALU) +
ROM, RAM, I/O.

Convenzionalmente il primo microchip prodotto è considerato essere l'INTEL 4004 del 1971, con
tecnologia a 4 bit, frequenza di Clock di 108 KHz, livello di miniaturizzazione (“passo litografico”)
a 8 micron, equivalente a circa 2250 transistor fisici.
Si può trovare tuttora nelle calcolatrici più elementari, a 740 KHz.

L'Intel 8008 è del 1972, lavora ad 8 bit, equivalente a 3500 transistor discreti.

L'Intel 8080 è del 1974 e lavora a 8 bit e 2 MHz con miniaturizzazione a 6 micron e circa 6000
transistor equivalenti, che consente di eseguire circa 640.000 istruzioni al secondo.

TEORIA DI MOORE

Secondo questa teoria elaborata nel 1965 dal co-fondatore di Intel Gordon Moore, il numero di
transistor fisici equivalenti per i vari microprocessori, sarebbe raddoppiato ogni 2 anni per almeno
10 anni con incrementi di costo piccolissimi: questa teoria è stata verificata effettivamente per 50
anni, fino al 2016 circa, in molti casi con dimezzamento dei costi dei computer.
Anche le frequenze di clock medie sono abbastanza “ferme” dal 2009 circa.
Infatti ci si scontra sempre con il limite fisico alla miniaturizzazione dei processi litografici di
“stampa” delle CPU tramite raggi ultravioletti (siamo mediamente a tecnologie a 5 nm e al livello
top a 4 e dal 2022 a 3 e 2 nm nm con i processori della TSMC) [file HTML “Circuiti integrati…]
Tale limite si supera/bypassa anche con l’utilizzo dei vari CORE (fino a 128 con i nuovi processori
amd) o addirittura con BI- PROCESSORI (o quadri-processori) gerarchicamente uguali, innestati
sullo stesso chip, che però devono essere supportati da OS e software all'altezza (es. XEON E-3).

Esistono anche i cosiddetti CO-PROCESSORI (con CPU/GPU e CACHE a parte) nelle schede
video, audio e nei DSP.

SCHEDA MADRE (MOTHERBOARD)

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È il supporto fisico per qualunque componente interno e per le porte di comunicazione esterna.
Determina in gran parte l'espandibilità del sistema

BUS

È la circuiteria di collegamento tra componenti del sistema e possono essere cavetti o “stampati”.
Lavorano allo stesso numero di bit di “word lenght” della CPU e si differenziano in BUS
CENTRALI (o “di sistema”), che sono più veloci e collegano processore e memorie centrali e BUS
AUSILIARI (o “periferici”) che sono più lenti e collegano i bus centrali a tutto il resto (memorie
ausiliarie, porte esterne ecc.)

SLOT

È un alloggiamento, un punto di inserzione sui bus, che permette di espandere il sistema. È


necessaria la compatibilità fisica (grandezza, n. di PIN ecc), elettrica (per evitare danni o
malfunzionamenti) e di velocità di trasmissione dei dati. Tra i principali tipi di slot ricordiamo
quelli tipici per la RAM (m2 sata), i PCI e i PCI express, anche rivolti verso l'esterno del case
(schede audio e altre componenti esterne). Prima erano differenti tra PC e MAC ora sono
standardizzati.

BUFFER

È una locazione temporanea (volatile) di memoria, che occupa una parte dedicata della RAM.

Esempi tipici:
Comandi come Copia-incolla e Undo
Pre-caricamento dei CD in macchina per evitare che "salti" il CD
Buffer del masterizzatore per evitare errori di scrittura
Streaming audio-video

Buffer scheda audio

La trasmissione di dati audio, dalla DAW alle casse non può avvenire bit per bit, perchè la CPU non
sarebbe in grado di gestire un traffico di dati del genere. Tale trasmissione avviene pertanto a
"pacchetti" di bit, in questo caso di "samples", che scelgo a priori regolando la BUFFER SIZE
(misurata in samples) sul programma di gestione della scheda stessa: più sarà grande la buffer size e
meno peserà sulla CPU la gestione di questa trasmissione di dati, introducendo però LATENZA
nel sistema.

 Con progetti grandi con tanti canali e tanti plugin utilizzati è necessario occupare tanta RAM,
ma è possibile farlo soltanto un po' alla volta e pertanto è necessario aumentare la buffer size
per evitare emissione di audio a scatti, al prezzo di un aumento della latenza.
 Per registrare uno strumento dal vivo, sarà necessario diminuire la buffer size e di
conseguenza la latenza: una latenza complessiva accettabile sarà di circa 10/15 ms per
strumenti non molto ritmici, 6/10 ms per batteristi e percussionisti e strumenti ritmici in
generale, 3/5 ms per la voce (dato che mi risuona prima in testa e poi mi ritorna nelle
orecchie rendendola una situazione difficile da gestire in caso di latenza maggiore).

TRASMISSIONE DI DATI (Es. lancio palloni)

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SINCRONA: la trasmissione di ciascun bit è "temporizzata" da un GENERATORE DI CLOCK,
che sincronizza, bit per bit, sorgente e ricevente.
Ogni errore rimane legato al singolo Bit, per questo è migliore e più sicura.

ASINCRONA: non ho generatore di clock, ma prima e dopo ogni word inviata è necessario inviare
un bit di start e un bit di end.
In tal modo un eventuale errore (bit saltato) su un singolo bit, può comportare lo sfasamento
(anticipo di tutti quelli successivi fino alla fine della stessa word).
L’errore, se presente, perdura per tutta la durata della word e per questo meno sicura.

Il MIDI lavora in maniera asincrona a 8 bit, e il core della trasmissione dei dati è la UART
(Universal Asynchronous Receiver Transmitter) che prevede l'invio di 1 bit ogni 32 s (31.250
bit/sec).

PORTE DI ESPANSIONE E DI TRASMISSIONE ESTERNA


SERIALE E PARALLELA (facoltativo)

In entrambe i dati viaggiano in maniera asincrona e seriale (sequenze di bit successivi).

Nella porta SERIALE (detta anche porta COM o porta JOYSTICK) troviamo una sola linea in
ingresso e una in uscita.
Era utilizzata per il MIDI con l'apposito adattatore, i modem, la stampante del MAC e nella sua
versione PS2 era utilizzata per tastiera e mouse del PC.

Nella porta PARALLELA si avevano ben 8 linee IN e 8 OUT e si utilizzava per la stampante del
PC e per i lettori di CD esterni.

Le velocità di trasmissione erano di circa 155 Kbps per la seriale e 2000 Kbps per la parallela.

Essendo porte a trasmissione asincrona era necessario utilizzare cavi non troppo lunghi (max 1/1,5
m con la parallela e 3/5 m con la seriale) per evitare gli errori di trasmissione.

SCSI ed EIDE (acronimi poco utili...)

Si utilizzavano per collegare HD, CD e DVD ecc. La SCSI era uno standard in ambito audio
professionale, mentre l'EIDE è la base dei sistemi SATA che si utilizzano tuttora per il
collegamento degli HD.
Le velocità dipendono da vari fattori e dalle varie versioni nel tempo e non le consideriamo nel
dettaglio.

Entrambe le porte supportano la cosiddetta DAISY CHAIN, cioè un collegamento in cascata (in
serie), che va configurata con indirizzamenti, ovvero l'associare ad ogni componente un ID
NUMBER sia via software nel BIOS del computer, che hardware attraverso dei mini-interruttori che
si trovano sui vari dispositivi detti JUMPER. L'ultimo componente della catena doveva infine
essere "terminato", per indicare la fine della chain.

Per l'EIDE abbiamo un massimo di 4 elementi per ogni controller (8 con il doppio controller)
denominati master primary, master secondary, slave primary, e slave secondary.

68
Per la SCSI invece si ha un massimo di 8 (o 16 nella versione più avanzata) elementi concatenabili,
attraverso un'assegnazione numerica del tipo 0,..,7 + 8,…,15

USB (Universal Serial Bus) e FIREWIRE (nome commerciale di Apple, tecnicamente era
IEEE1394)

Entrambi i sistemi permettono una daisy chain teorica fino a 128 e 64 elementi (poco usata, ad
esempio il mouse collegato alla tastiera del MAC, specialmente perché la daisy chain porta
rallentamenti nel flusso di dati) del tipo PLUG & PLAY e HOT PLUG: questo vuol dire che
possiamo connettere ed utilizzare le varie componenti senza fare gli indirizzamenti (al massimo
dobbiamo installare i driver) e che possiamo connettere gli elementi a caldo (cioè a computer
acceso), Spesso anche i driver si trovano già pre-installati nel OS per componenti non troppo
vecchi.

L’unica attenzione che dobbiamo sempre avere è quella di utilizzare la “rimozione sicura”, che
stacca la tensione di alimentazione di 5 V (e 200 mA ca., a seconda dell'alimentatore) per evitare di
perdere i file che ancora non sono stati del tutto copiati o trasferiti, o peggio, evitare di danneggiare
elettricamente il supporto di memoria a causa di possibili falsi contatti in fase di estrazione) e
perdere tutti o parte dei dati memorizzati.

Su dispositivi più grandi l'alimentazione può essere anche esterna.

VELOCITÀ MASSIME TEORICHE (date tutte in bit al secondo)

(USB 1.1 = 12Mbps)


USB 2 = 480 Mbps
USB 3 = 4,8 Gbps
USB 3.1 (type C) = 10 Gbps
USB 4 (type C) = 40 Gbps
FW 400 = 400 Mbps (protocollo più affidabile rispetto alla USB 2)
FW 800 = 800 Mbps
Thunderbolt 1, 2, 3, 4 (brevetto Apple) = 10/20/40/40 Gbps, la
versione 3 e 4 si connette con USB Type C
Ethernet = fino a 10 Gbps
HDMI (High-Definition Multimedia Interface) = versioni 1.0 2.0 e
2.1, da 4.9, 18, 48 Gbps
Sata 3 (per HD) = 6 Gbps

ELETTRONICA ANALOGICA PASSIVA

69
(riguarda movimento di elettroni, a stati continui, in dispositivi non in grado di amplificare il
segnale, ma solamente di attenuarlo)

Ci si è iniziati ad accorgere di tali fenomeni sin dall'antichità, con l'osservazione dei fulmini e con le
scariche elettrostatiche.
I primi esperimenti scientifici furono eseguiti da Talete nel 600 a.c., e riguardavano l'elettrizzazione
per strofinio (es. penna bic sulla lana) di alcune sferette: Talete si accorse che l'ambra (electron in
greco) si caricava negativamente, come se strappasse elettroni alla lana strofinata, mentre il vetro si
caricava positivamente, cedendo elettroni.
Inoltre si accorse che cariche concordi si respingevano tra loro, mentre cariche opposte si
attiravano.

Vedremo come la forza elettrica, al pari di quella magnetica e di quella di gravità, è una forza
invisibile che agisce nello spazio, detta FORZA DI CAMPO.

STRUTTURA ATOMICA

Il nome atomo si deve a Democrito e concettualmente è considerato come il "mattone


fondamentale" indivisibile della materia (concetto obsoleto, superato nel secolo scorso).

Dato che l'atomo è un concetto più che un elemento visibile al microscopio, gli scienziati hanno nel
corso della storia proposto vari modelli atomici, via via sempre più raffinati in base a proprietà e
comportamenti che venivano scoperti ed interpretati.

ATOMO DI THOMSON (1904) (facoltativo)

È il cosiddetto modello "a panettone", in cui gli elettroni, a carica negativa, si trovano immersi in un
volume a carica positiva.
Non era stato ancora scoperto il nucleo dell'atomo.

ATOMO DI RUTHEREORD (1911) (leggere bene)


70
È il modello planetario tipico della "fisica classica".

È composto da un nucleo fatto di PROTONI (carica positiva) e NEUTRONI (carica neutra), con
massa dell'ordine di 10-27 Kg, attorno al quale ruotano gli ELETTRONI (carica negativa), lungo
orbite ellittiche, con massa di 10-30 Kg.

Pertanto secondo questo modello si muovono gli elettroni, mentre i protoni rimangono fermi e coesi
nel nucleo, a meno di una fissione nucleare.

In generale su ciascun orbitale (tranne il primo) si può avere un massimo di 8 (2) elettroni (si parla
di "ottetto elettronico" infatti) e l'orbitale più esterno è detto "BANDA DI CONDUZIONE"

(Nel caso dell'anti-materia i segni risulterebbero invertiti, con positroni a carica positiva ed anti-
protoni a carica negativa).
L'annichilazione, ovvero l'incontro tra materia ed antimateria produce una gigantesca forma di
energia potenzialmente sfruttabile a nostro vantaggio.

Il numero atomico è pari al numero di protoni (tavola periodica di Mendeleev), mentre il numero di
massa è pari alla somma dei protoni + i neutroni
Un ATOMO BILANCIATO ha lo stesso numero di particelle subatomiche.

Negli ISOTOPI (rari e radioattivi, es. C-14) varia il numero dei neutroni, mentre negli IONI (molto
diffusi) varia il numero degli elettroni, fattore che li induce a legarsi spesso ad altri atomi, poiché
altrimenti risulterebbero "instabili".

Come fa tutto il sistema a rimanere coeso?


 I neutroni garantiscono la coesione nucleare che risulta molto stabile
 Gli elettroni non collassano sul nucleo attirati dalle cariche opposte dei protoni (e attirati in
minima parte anche dalla forza gravitazionale del nucleo, molto più pesante e a distanza
infinitesima), per la forza centrifuga data dalla rotazione degli elettroni attorno al nucleo (es.
lancio del martello), a controbilanciare la suddetta attrazione centripeta.

ATOMO DI BOHR (1916) (facoltativo)


71
È il modello planetario tipico della "fisica quantistica” che, riconoscendo la natura corpuscolare ed
ondulatoria della materia, riesce a spiegare meglio le leggi dell'Universo.

Di base è un modello simile a quello di Rutherford, con nucleo al centro ed elettroni dislocati lungo
certi orbitali, ma senza poter determinare in modo univoco le traiettorie degli elettroni attorno al
nucleo, in base al principio di indeterminazione di Heisenberg: possiamo solamente dire che la
probabilità di trovare elettroni su determinati orbitali (livelli discreti di energia), è massima rispetto
ad altri punti.

CARICA ELETTRICA
La carica elettrica ferma si indica con Q o con q e si misura in Coulomb [C], dove 1 C = 6,2 * 1018
elettroni, che risulta un'unità di misura molto grande, difficilmente utilizzata in microelettronica o in
audio, tranne ad esempio per PA di impianti enormi o grandi industrie.

STRUTTURA DEI MATERIALI: CONDUTTORI E ISOLANTI


Un conduttore può essere attraversato da (opportune*) correnti elettriche senza subire danni, un
isolante no (altrimenti si brucia o si scioglie).
I migliori conduttori sono i metalli, tra cui rame, argento, oro, platino e tungsteno, ma anche non
metalli come la grafite, l'acqua NON distillata e il corpo umano.

*Talvolta anche i conduttori possono bruciarsi o sciogliersi se vi passano correnti


troppo elevate.

PROPRIETA' DEI CONDUTTORI

[Link] l'orbitale più esterno (banda di conduzione) solo parzialmente occupato da elettroni
(es. gioco della sedia).

[Link] conduttore deve avere una struttura molecolare simmetrica detta RETICOLO
CRISTALLINO, che consiste nella ripetizione di milioni di esemplari di un solido
elementare (cubo, parallelepipedo, tetraedro ecc.), individuato nei suoi vertici (o talvolta
anche nel centro delle facce e/o nel centro volumetrico) da nuclei avvolti dagli elettroni
degli orbitali più interni; gli elettroni della banda di conduzione invece, sono equidistanti tra
i vari nuclei e aleggiano come una nube di elettroni attorno a tutto il reticolo cristallino.

72
Dal momento che questi elettroni si trovano alla stessa distanza tra i vari nuclei e poiché, per la
prima proprietà, l'ultimo orbitale non è del tutto pieno, gli stessi possono scambiarsi di continuo tra
i vari atomi presenti (poichè risultano attratti dai suddetti atomi che cercano di ottenere l'equilibrio
elettronico), risultando pertanto soggetti al cosiddetto moto browniano delle particelle, cioè un
moto casuale simile a quello della polvere nell'aria (effetto Tyndal).
Sotto l'effetto di forze, campi e potenziali elettrici è possibile convogliare le micro-direzioni casuali
di questi elettroni in una vera direzione significativa, ovvero la corrente elettrica. (esempio corrente
d'acqua e di pulviscolo).

Il moto browniano dipende dalle condizioni termiche esterne: risulterebbe assente solamente in
prossimità dello zero assoluto (-273° o 0° Kelvin) e risulta maggiore al crescere della temperatura.
È possibile ad esempio sentire il moto browniano della circuiteria di una cassa attiva, alzando al
massimo il volume senza avere una sorgente sonora collegata (rumore di fondo simile al white
noise): migliore sarà la qualità dei circuiti e minore sarà la quantità del rumore che entrerà nella fase
di amplificazione, dandoci in tal modo un minore rumore di fondo complessivo.

Un ISOLANTE (o "dielettrico") invece, è un elemento che non presenta le due proprietà dei
conduttori contemporaneamente. Ad esempio il quarzo possiede reticolo cristallino ma non
conduce. Il vetro invece è un materiale cosi detto amorfo, ovvero privo di reticolo cristallino (sono
comunque dei composti, non elementi puri).

Un isolante al massimo può essere soggetto ad una POLARIZZAZIONE, ovvero una localizzazione
temporanea e reversibile della carica elettrica.

73
FORZE, CAMPI E POTENZIALI ELETTRICI
Li tratteremo sempre in maniera analoga a forze, campi e potenziali gravitazionali (Newton).

FORZA GRAVITAZIONALE

dove l rappresenta la distanza tra le masse: con masse molto grandi l è la distanza tra i centri di
massa.

Fgrav= G * (M*m)/l2

dove G è la costante di gravitazione universale, pari a 6,67 * 10-11 [N*m2/kg2].

L'unità di misura di G è calcolata in modo che si semplificano i metri e i kg per tornare ad avere
solamente [Newton] che è la corretta unità di misura della forza.

Fgrav è una forza vettoriale caratterizzata anche da una direzione e da un verso (es. della Metro), e la
sua espressione matematica, ricavata sperimentalmente, spiega come Fgrav sia direttamente
proporzionale alle masse e inversamente proporzionale al quadrato della distanza (es serbatoi
shuttle).

Dal momento che la costante G è numericamente molto piccola, tale forza è significativa soltanto
con masse planetarie (esempio maree-luna).

74
FORZA ELETTRICA
Anche in questo caso siamo in presenza di una legge sperimentale scoperta circa due secoli dopo
quella gravitazionale.

Fel = K * (Q*q)/l2, dove K è la costante di Coulomb, pari a circa 9 * 109 [N*m2/C2], che è pari a
1/(4 * 0* r), dove:

 0 è la costante dielettrica nel vuoto che è pari a 8,85*10-12[C2/ (N*m2)] (=[F/m]


Farad/metro)
 r è la costante dielettrica relativa, che dipende dai vari materiali (nel vuoto =1, nell'aria =
1,013, nell'acqua pura=80)
 0* r è la costante dielettrica assoluta

Un "dielettrico" è un materiale isolante e la costante dielettrica rappresenta una misura del potere
isolante di un materiale: più il suo valore è elevato e più il materiale risulta un buon isolante.

Analizziamo ora le differenze tra le due forze:

[Link] punto di vista quantitativo, abbiamo visto come Fgrav sia molto piccola dato il valore
microscopico della costante G, mentre Fel è elevata anche con cariche piccole dato che la
costante K risulta molto grande.

[Link] la Fgrav è solamente attrattiva, mentre Fel è sia attrattiva (con cariche di segno
discorde) che repulsiva (con cariche di segno concorde).

75
CAMPO GRAVITAZIONALE
Un "CAMPO" è una distribuzione di forze nello spazio circostante.

Per una massa M, in un punto a distanza l da essa (non più tra due masse), il campo gravitazionale è
pari a

Fgrav/m = G * [(M*m) / l2] / m = G * M / l2 ,

dove dividendo per m elimino la dipendenza da m.


(esempio campo terrestre equatore-poli)

Il Campo gravitazionale ha una simmetria radiale (come i raggi del sole o in 2D i raggi di una ruota)
e presenta linee di campo entranti.

CAMPO ELETTRICO
Analogamente, il campo elettrico E (vettoriale) generato da una carica Q in un punto a distanza l da
essa, è pari a

Fel / q = K * [(Q*q)/l2] / q = K * Q/l2


che presenta sempre una simmetria radiale, ma linee di campo uscenti per una Q positiva ed entranti
per una Q negativa.
Questo è solo un fattore convenzionale che nasce dall’utilizzare come carica test una q positiva, che
verrà respinta da un campo positivo e attratta da un campo negativo.

DIPOLO ELETTRICO

È il campo generato da due cariche elettriche uguali ma con segno opposto.

Ritroveremo le stesse linee di campo ad "arco di parabola" quando studieremo il campo magnetico.

76
POTENZIALE GRAVITAZIONALE
È pari al campo gravitazionale moltiplicato per la distanza l dalla massa che genera il campo:

risulta pertanto pari a Vgrav = - G*(M/l)

Aumenta al crescere della distanza (quota) l.

(Esempio serbatoio per l'approvvigionamento dell'acqua)

POTENZIALE ELETTRICO
È pari al prodotto del campo elettrico e la distanza l:

risulta pertanto Vel = K *(Q/l), che si misura in [Volt].

DIFFERENZA DI POTENZIALE ELETTRICO

Tra due punti a distanza l1 ed l2 rispetto alla carica Q con due livelli di potenziale
V1 = K * (Q/ l1) e V2 = K* (Q / l2) si genera una differenza di potenziale (ddp) pari a:

V1;2 = | V1-V2 | = | K* (Q / l1) - K* (Q / l2) | = KQ * | 1/ l1 - 1/ l2 | =


K*Q / (l1 * l2) * | l2 – l1 |

che è pari alla forza del campo elettrico per lo spostamento.

Dunque la ddp elettrica è definita come il lavoro elettrico che si produce (o meglio l'energia che si
utilizza o anche la "fatica" che occorre compiere) per spostare, all'interno del campo elettrico
generato da Q, una carica q da un punto a distanza l1 ad un punto a distanza l2 rispetto a Q.

La ddp è detta anche tensione o voltaggio o forza elettromotrice, che è ciò che permette di far
muovere elettroni all'interno di un conduttore.
Vedremo come, una maggiore ddp permetterà di generare una maggiore corrente: è un rapporto
causa-effetto.

Esempio pila nel telecomando: la pila non produce gli elettroni che si muoveranno, ma fa muovere,
imbrigliandoli in una corrente, quelli presenti nel circuito. È tipo la pompa idraulica dell'esempio
del serbatoio di acqua.

77
IL CONDENSATORE Simbolo circuitale

Per ogni dispositivo elettronico che studieremo, ci porremmo sempre tre domande fondamentali,
ovvero “cosa è/come è fatto, a cosa serve e come funziona”. Vediamo pertanto cosa è un
condensatore.

Il condensatore è un dispositivo elettronico discreto, composto da 2 conduttori (metallo


o ceramica) detti ARMATURE uguali (stessa forma e superficie S), parallele, separate da un
isolante (con costante dielettrica 0r), a distanza d ravvicinata tra loro.

5 caratteristiche del condensatore:


 fatto da 2 conduttori,
 Armature uguali
 Armature parallele
 Armature separate da isolante
 Armature a distanza ravvicinata

Esistono vari tipi di condensatore:

1) condensatore piano (due armature piane che possono essere rettangolari, rotonde ecc.)

1b) condensatore piano-arrotolato (diffusissimo, a 4 strati, per avere armature grandi ma in


molto meno spazio), che si distingue da quello cilindrico poiché ha i morsetti in basso.

78
2) Condensatore cilindrico (2 armature cilindriche coassiali di superficie quasi uguale, dato
che la distanza d è molto piccola e solitamente presenta morsetti laterali).

3) Condensatore sferico (raro)

79
A COSA SERVE:
È un accumulatore di carica elettrica: quando viene alimentato da una certa tensione, si carica (e
successivamente si scarica) molto rapidamente, generando un campo elettrico E tra le armature.
È una sorta di "buffer" di cariche.

Chiamiamo CAPACITÀ C il potere del condensatore di accumulare cariche.

Il condensatore è sede del cosiddetto EFFETTO ELETTROSTATICO che consiste nella


trasduzione reversibile di energia (tensione) elettrica in campo elettrico.
I condensatori si trovano pressoché in tutti i dispositivi elettrici tra i quali microfoni, altoparlanti,
filtri, ampli, sample & hold ecc…

COME FUNZIONA?

FASI DI CARICA E SCARICA DEL CONDENSATORE (praticamente istantanee)

FASE 1: CONDENSATORE “SCARICO" (condizione di equilibrio).

Non vuol dire che non contenga cariche elettriche, ma che ha lo stesso numero di cariche positive e
negative.

LEFT: 10+ / 10- Q tot = 0


RIGHT: 10+ / 10- Q tot = 0

le armature sono uguali e scariche

FASE 2 CONDENSATORE IN CARICA (ricerca di un nuovo equilibrio)

LEFT: 10+ /? - Q tot = ?


RIGHT: 10+ / ? - Q tot = ?

In questa fase non si hanno informazioni sul numero di elettroni in


movimento tra le due armature

80
Si collega una pila ai morsetti (con polo negativo a destra nel nostro caso).
Gli elettroni accumulati sul polo negativo della pila (che sono le uniche cariche che si possono
muovere nel nostro modello atomico), respingendosi tra loro, tendono ad occupare più spazio
possibile e trovando la via del morsetto spingono altri elettroni verso l'armatura di destra;
quest'ultima inizia a caricarsi negativamente, dato che essendoci un dielettrico tra le due armature,
gli elettroni non possono passare e tendono ad accumularsi.
La forza elettrica dovuta a tale accumulo di elettroni sull'armatura destra, respinge altrettanti
elettroni dall'armatura di sinistra, che saranno peraltro attratti dal polo positivo della pila.

FASE 3: CONDENSATORE CARICO! (nuovo equilibrio)

LEFT: 10+ / 6- Q tot = 4+


RIGHT: 10+ / 14- Q tot = 4-

Se volessimo più cariche, dovremmo agire aumentando il voltaggio


della pila, o la Capacità del condensatore (vedasi leggi di Faraday)

In questa fase, è ininfluente il fatto che la pila sia collegata o meno,


poiché ormai il condensatore e completamente carico e si è creato il
campo elettrico E tra le due armature.

Inoltre, il dielettrico risulta polarizzato con segni opposti rispetto alle


cariche delle due armature.

FASE 4: CONDENSATORE IN SCARICA (ricerca di nuovo equilibrio)

Facciamo cortocircuitare tra loro i due morsetti (come se


utilizzassimo una pila da 0 Volt). È simile alla seconda fase ma
presenta versi invertiti: non c'è più la ddp che spinge elettroni verso
destra e si osserva pertanto, una breve corrente inversa di elettroni
che tornano nella loro posizione iniziale, attratti dai protoni di segno
opposto, presenti sull'altra armatura.

LEFT: 10+/?- Q tot = ?


RIGHT: 10+/? - O tot = ?

in questa fase non si hanno informazioni sul numero di elettroni in


movimento inverso tra le due armature

81
PRIMA LEGGE DI FARADAY

Q = C*V

Tale legge nasce dall'osservazione sperimentale del fatto che la carica Q accumulabile in un
condensatore è direttamente proporzionale alla sua capacità C e alla V (compatibile!) generata
dalla pila.

Da questa prima legge, ricaviamo l'unità di misura della capacità

C = Q/V, misurata in [Farad],

pari a 1 Coulomb / 1Volt, che rappresenta un'unità di misura enorme (generalmente si hanno micro-
Farad).

Es. Condensatori da 1 Farad e oltre, si utilizzano nelle auto con super-impianto audio, per aiutare la
batteria ad alimentare l'impianto.

SECONDA LEGGE DI FARADAY

C = 0r *(S/d)

che nasce ancora una volta dall'osservazione sperimentale e spiega come la capacità di un
condensatore sia ovviamente direttamente proporzionale alla superficie S delle sue armature,
inversamente proporzionale alla loro distanza d e di conseguenza direttamente proporzionale alla
costante dielettrica del materiale che si trova tra le armature stesse: con armature grandi e a distanza
ravvicinata si deve necessariamente avere un buon isolante per evitare "la rottura" del dielettrico
(corto circuito).

Si nota ancora una volta come, dato il valore piccolissimo di 0, per ottenere una capacità di 1
Farad, sarebbe necessario avere valori di S e/o r, molto elevati, e/o valori di d piccolissimi.

Si vede inoltre come la costante dielettrica 0 si possa esprimere in [F/m].

82
PROPRIETÀ DEL CAMPO ELETTRICO E
Il campo elettrico E, che si viene a creare tra le armature quando il condensatore risulta carico
(fase 3), gode delle seguenti tre proprietà:

1) E RISULTA PERPENDICOLARE ALLE ARMATURE:


(ricordare le linee di forza del campo elettrico)

osserviamo graficamente le linee di forza del nostro campo elettrico, semplificato per due sole
cariche positive e due negative.

- Le componenti uguali e contrarie si annullano (tutte quelle verticali)


- Vale la "regola del parallelogramma" per le scomposizioni e le somme vettoriali

Per ogni linea di forza obliqua ne esiste una simmetrica:


immaginiamo tali linee di forza scomposte in una componente
verticale che si annullerà con quella uguale e contraria adiacente, ed
una componente orizzontale, perpendicolare alle armature che
sopravviverà, andandosi a sommare con quelle omologhe
dell'armatura opposta; tutto ciò tranne per piccoli "effetti di bordo"
trascurabili per le cariche che si trovano alle estremità delle
armature.

2) E RISULTA COSTANTE. All'equilibrio il campo E = K*(Q/d2) non aumenta né


diminuisce se non variamo la carica Q accumulabile o la distanza d (K è una costante per
definizione): dato che per la prima legge di Faraday Q è pari a C * V e sia C che V
rimangono costanti, effettivamente E risulta costante.

3) E RISULTA OMOGENEO (si misura lo stesso valore in ogni punto dello spazio tra le
armature).
Poichè le due armature sono per definizione uguali e parallele (stessa capacità e distanza) su
ciascuna di esse le cariche dello stesso segno si dispongono in maniera equidistante e nella
stessa quantità. Inoltre su ciascuna armatura tali cariche (che generano il campo E) risultano
equidistribuite, poichè respingendosi tendono ad occupare in modo uniforme tutto lo spazio
possibile.

83
GENERATORE DI TENSIONE CONTINUA ED IDEALE (la pila).

Simbolo

Solo con Ioni.


Le cariche di segno opposto (negative al catodo e positive all'anodo) sono separate da una reazione
chimica che riesce a separare cariche ionizzate di litio, alcaline, nichel-cadmio, zinco-carbone ecc.

f = forza elettromotrice = V = 1,5 Volt (pila stilo)

La pila è sede del cosiddetto EFFETTO ELETTROCHIMICO (2° EFFETTO), che consiste in una
trasduzione reversibile di energia chimica in energia elettrica (tensione).

Es. inverso ricarica pila

Con il termine "tensione continua" intendiamo una ddp costante nel breve periodo e unidirezionale,
ossia non alternata come quella domestica: questa vedremo che inverte i poli 50 volte al secondo
(50 Hz) e garantisce una minore dissipazione sotto forma di calore (più economica ma più rischiosa
per l'uomo).
Es. Left-right festival di elettroni

Vedremo come il segnale audio è trasdotto (ovviamente) sotto forma di tensione alternata.

La tensione continua serve ad alimentare quasi tutti i dispositivi comuni, (tranne le pure resistenze
come lampadine, phon, stufette, forni ecc.), che avranno pertanto uno specifico trasformatore,
esterno o integrato.

Con il termine "tensione ideale" intendiamo un voltaggio praticamente costante nel lungo periodo,
dato che se si scaricasse costantemente non ci sarebbe utile per alimentare i nostri dispositivi.

La pila è pertanto un dispositivo elettronico in grado di erogare una f.e.m. (Forza ElettroMotrice)
pari al suo voltaggio, in presenza di conduttori di collegamento posti tra i suoi poli: muove elettroni
proporzionalmente ai suoi Volt.

84
INTENSITÀ DI CORRENTE ELETTRICA "I"
Per definizione è carica elettrica che si muove nel tempo in un conduttore di sezione qualsiasi (è
come la corrente di acqua che misuro in litri al secondo):

I = Q/t = [Coulomb/secondi] = [Ampere] = [A]

(l'energia elettrica è l'unica forma di energia facilmente trasportabile)

[1A] = [1Coulomb/1secondo] che, contenendo il Coulomb, rappresenta un'unità di misura molto


grande.

Nei casi reali (microelettronica) siamo in presenza di milliampere. Solitamente la corrente è data in
ampere (o milliampere)/ora, cioè la quantità totale di carica che scorre, in un conduttore, con
l'intensità di un ampere (o milliampere), in un'ora, ovvero la quantità di carica necessaria per
erogare la corrente di un ampere per un'ora. È pari a 3600 coulomb.
Viene principalmente utilizzata per sapere in quanto tempo una batteria si esaurirà (es. una batteria
da 1 Ah erogando continuamente 1 A si scaricherà in un'ora, erogando 500 mA si scaricherà in 2
ore).

In casa ad esempio abbiamo un massimo di 15 A/h, (che equivalgono ai canonici 3,3 KW/h di un
contratto elettrico standard). Il kilowatt è l'unità di misura della potenza elettrica mentre il
kilowattora indica la quantità di energia elettrica consumata in un'ora.

Teniamo presente che i 220 Volt che troviamo alle prese domestiche corrispondono a I=0 se non c'è
nulla di collegato.

I tralicci dell'alta tensione invece trasportano i 380 V trifase.

Es: differenza tra una pila da 9V (rettangolare) e una batteria da macchina a 12 V. La grande
differenza sta nell'amperaggio, non nel voltaggio, che per una batteria di un'auto è superiore ai 55
[A/h]!

La corrente I è sempre direttamente proporzionale alla tensione V!!

85
LA RESISTENZA R
(simbolo elettrico molto esplicativo)

Vediamo ora un altro parametro fondamentale riguardante il passaggio di corrente in un cavo


conduttore (es. dimensioni e forma tubo acqua). Prendiamo un conduttore cilindrico di lunghezza l
[m] e sezione perpendicolare di superficie S [m2].

Definiamo la RESISTENZA R quella grandezza inversamente proporzionale alla corrente I, tale


che vale la

PRIMA LEGGE DI OHM

V = R*I, o anche I = V/R

con R = [Ohm] = [], (da cui [1 = 1V(piccola)/1A(grande)]) e che rappresenta il freno che il
cavo conduttore oppone al passaggio della corrente (o del segnale audio per esempio).

SECONDA LEGGE DI OHM

R = * l/S, [= p*m/ m2]

dove  (rho) [*m] è la RESISTIVITA',

ovvero un parametro intrinseco per ciascun conduttore, che esprime il potere frenante su un segnale
elettrico, indipendentemente da forma e dimensioni del conduttore.
(Es. Rugosità del tubo d'acqua)

- Più risulta basso il valore di , e più un materiale risulterà essere un buon conduttore.
- Vedi valori  su Wikipedia. L' oro non si ossida (l'ossido non conduce).
- L'oro utilizzato per i diaframmi dei MIC a condensatore si utilizza per la sua "duttilità", che
mi permette di farne lamine sottilissime.
- Dalla seconda legge di Ohm, si vede che il freno che un conduttore oppone al segnale è
direttamente proporzionale a  e l ed inversamente proporzionale alla sezione S.

Occorre sempre conoscere il valore di  per effettuare collegamenti audio ed elettrici, utilizzando
valori di R compatibili tra loro ed evitare un disadattamento di tali valori, che può essere fonte di
distorsioni, rotture di casse o finali o un cattivo rapporto segnale/rumore.
In digitale è ancora peggio, poiché i valori di  devono essere perfettamente allineati: basterebbe
una piccola differenza per cambiare radicalmente un segnale
(standard AES-EBU=110 OHM).

La resistenza è sede del cosiddetto EFFETTO TERMOELETTRICO o EFFETTO JOULE


(3°EFFETTO), che consiste nella trasduzione reversibile di energia elettrica in calore / luce.

86
Es tipico la lampadina (al tungsteno, che viene scelto appositamente perché frena la corrente molto
più di altri conduttori, permettendo la produzione di più luce) o la resistenza di un forno, inverso i
pannelli solari (fotovoltaici).

Codici resistenze a colori su Wikipedia: le prime due (tre) linee sono cifre, la terza (quarta) è
l'esponente, la quarta (quinta) è la tolleranza.
POTENZA ELETTRICA [WATT]
In generale la "potenza" è un lavoro compiuto nel tempo, ovvero [W] = L/t = F*l/t (I=lunghezza)

Dal punto di vista strettamente elettrico abbiamo

[We] = Le / t = Fe* | / t, dove ricordiamo che Fe = K * Q2 / l2,

e che per definizione il potenziale V = E * l = k * Q / l e pertanto risulta

Fe = V * Q / l, da cui [We] = V * Q/ |* l /t = V * Q/ t

e, per def. di corrente (I = Q/ t) resta [We] = V * I !!

Pertanto la potenza elettrica è sempre pari al prodotto tra la tensione V ai capi di un dispositivo,
moltiplicato per la corrente I che lo attraversa, qualunque sia la potenza considerata, ovvero quella
assorbita o erogata, continua o alternata, di picco o RMS.

Per conoscere e misurare la potenza W è necessario conoscere e misurare sia


V che I: la potenza mi da un'informazione quantitativa sintetica che racchiude i valori di V e I.

Esempio

Consideriamo per un attimo la potenza Wr consumata da una classica lampadina (resistenza):

per quanto appena detto risulta Wr = V * I, ma per la prima legge di Ohm I = V / R e pertanto resta

Wr = V2 / R

che risulterà comoda più avanti, dato che spesso sono noti i valori di
V (o W) e di R, piuttosto che quelli di I.

In una classica lampadina da 40 W risulta:


40 = 2202 / R, da cui ricavo R = V2 / W = 2202 / 40 = 1210 []

Valori tipici:
casse 4 - 8 Ohm
cuffiette pochi Ohm
cuffie da studio AKG 141 = 55 Ohm, Sennheiser HD 660S = 150 Ohm, Beyeraynamic Dt 990 (770,
1990) pro = 250 Ohm, Sennheiser HD 600 (650) = 300 Ohm (fino anche a 500 Ohm)
Microfoni generalmente tra 100-200 e 600 Ohm (con eccezioni)

87
COLLEGAMENTI IN SERIE E IN PARALLELO
(resistenze, condensatori e potenze, cioè lampadine, casse, effetti ecc.)

Si definisce NODO in un circuito un punto in cui convergono (si intersecano) almeno tre conduttori
(tipo un cavo a Y).

LEGGE DEL NODI (di Kirchhoff)

In un nodo la somma delle correnti entranti è sempre pari alla somma di quelle uscenti.
Nell'esempio I1 + I5 = I2 + I3 + I4

Deriva dalla legge di conservazione della carica elettrica, che deriva a sua volta da quella della
materia e dell'energia (nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lavoisier).

88
DISPOSITIVI IN SERIE
I dispositivi in serie, sono collegati a catena ossia all'uscita di ognuno è collegato l'ingresso del
successivo. (Esempio lampadine di Natale, inserti FX)

Il collegamento in serie, non contiene nodi (il segnale non si splitta e non si somma) ed è così che
viene riconosciuto.

- Tutti i dispositivi collegati in serie, sono dei "partitori di tensione",


ossia Vab = V1 + V2 + V3 (inclinazioni tubi di acqua).

Ma, dato che la serie non contiene nodi, se in serie entrano n elettroni (n litri di acqua), all'equilibrio
devono uscire altrettanti n elettroni.

Pertanto:

1) Tutti i dispositivi collegati in serie sono attraversati dalla stessa corrente I, a prescindere
dalle caratteristiche dei singoli dispositivi !!

89
DISPOSITIVI IN PARALLELO
Con il collegamento in parallelo, c'è un passaggio di corrente contemporaneo per tutti i dispositivi,
che si ottiene collegando tra loro tutti gli ingressi e tra loro tutte le uscite. (Esempio ciabatta
elettrica e prese domestiche).

Il collegamento in parallelo prevede almeno due nodi.

- Tutti i dispositivi collegati in parallelo, sono dei "partitori di corrente", ossia


Iin =I1 + I2 + I3 = Iout (tubi di acqua con differente portata), per la legge dei nodi.

Vediamo ora cosa succede per la tensione ai vari dispositivi.

Nel nostro modello circuitale ideale, i collegamenti si ipotizzano essere a resistenza nulla (cosa non
propriamente vera nella realtà, dove c'è una piccola trascurabile resistenza dei cavi conduttori).

Dalla prima legge di Ohm V = R * I, si vede che quando la resistenza R è pari a zero, anche la
differenza di potenziale risulta nulla, perciò nel nostro caso tutti i collegamenti, ovvero tutte le parti
di circuito che si possono tracciare senza attraversare dispositivi, risultano essere equipotenzialli
(rispettivamente tutto il lato destro, e tutto il lato sinistro nel disegno).

90
Pertanto:

2) I dispositivi in parallelo presentano tutti quanti la stessa tensione V ai capi !

Posso distinguere il parallelo e la serie dalla presenza o meno dei nodi e ragionando sempre
temporalmente, non graficamente (passaggio in successione o in contemporanea).
RESISTENZE IN SERIE (vale per n resistenze)
Ricordiamo che in serie scorre la stessa corrente I per tutti i dispositivi collegati.

Andiamo ora a scrivere la prima legge di Ohm (V = R * I) per le due parti del circuito:

1) VA - VC =R1* I
2) VC – VB = R2* I

Sommando membro a membro le due uguaglianze, otteniamo

VA - VC+ VC - VB = R1* I + R2* I e semplificando otteniamo


VA - VB = V = R1* I + R2* I , cioè

V = (R1+ R2)* I

che ha ancora la forma di una legge di Ohm valida per l'intero tratto tra A e B dove

RS (serie) = R1 + R2 + … + Rn

91
Con RS che rappresenta la resistenza equivalente ad una serie di n resistenze, pari alla somma delle
singole resistenze.

In definitiva gli Ohm in serie si sommano (esempio corsa ad ostacoli).

Tale regola, risulta utile anche per comprare resistenze con valori non disponibili sul mercato, ma
soprattutto a noi servirà per collegare casse in serie.

RESISTENZE IN PARELLELO (vale per n resistenze)


Ricordiamo che in parallelo si misura la stessa V per tutti i dispositivi collegati.

L'inverso della prima legge di Ohm è I = V / R, mentre la legge dei nodi in questo caso sarà I1 + I2
= I (la corrente in ingresso si divide in due strade e poi si risomma)

Andiamo ora a scrivere la prima legge di Ohm invertita per le due parti del circuito:

I1 = V / R1 e I2 = V / R2

Sostituendo I1 e I2 nella legge dei nodi, otterremo

V / R1 + V / R2 = I raccogliendo V abbiamo
V * (1/ R1 + 1/ R2) = 1 e ricavando V otteniamo

92
V = [1/ (1/R1 +,1/R2)] * I

che ha ancora la forma di una legge di Ohm valida per l'intero tratto tra A e B dove

1
Rp=
1 1
+…+
R1 Rn

Con Rp che rappresenta la resistenza equivalente ad un parallelo di n resistenze, pari all'inverso


della somma degli inversi delle singole resistenze.

Esempio:
2 casse in parallelo da 8 Ohm = 1/ (1/8) + (1/8) = 4 []
4 casse in parallelo da 8 Ohm = 1/ (1/8) + (1/8) + (1/8) + (1/8) = 2 []
8 casse in parallelo da 8 Ohm = 1/ (8/8) = 1 []

Si vede che più casse vengono messe in parallelo e più il valore in Ohm della resistenza diminuisce:
tutto ciò è possibile poiché non si ha più un freno dopo l'altro come in serie, ma si hanno più strade
per il passaggio della corrente, tutte leggermente frenate, ma in generale la conduzione risulterà più
agevole.
CONDENSATORI IN PARELLELO (anche per n condensatori)
Vedremo come i calcoli risulteranno invertiti rispetto alle resistenze, in virtù del fatto che nei
condensatori non circola corrente.

Ricordiamo che in parallelo misureremo la stessa V ai capi.

Per la prima legge di Faraday Q=C*V, pertanto per i due condensatori risulterà

Q1 = C1 * V
Q2 = C2 * V

che sommate membro a membro danno


Q1 + Q2 = V *(C1 +C2)
93
che ha ancora la forma di una legge di Faraday valida per l'intero tratto tra A e B dove

Cp (parallelo) = C1 + C2 + ... + Cn

che rappresenta la capacità equivalente Cp al parallelo di n


condensatori e che è pari alla somma delle singole capacità.

!! Matematica a parte, si vede come collegando tra loro


rispettivamente le armature a sinistra e quelle a destra, è come se
avessi due armature più grandi !!

Anche in questo caso, tale regola risulta utile per l'acquisto di


condensatori con valori di capacità non disponibili sul mercato.

CONDENSATORI IN SERIE (anche per n condensatori)

Partiamo ancora una volta dalla prima legge di Faraday Q = C*V, da cui si ricava Q/C = V (*)

Con i condensatori in serie non si ha più la stessa V ai capi, perché questa non arriva ad alimentare
direttamente le armature centrali, ma si avrà la stessa Q anche se le capacità sono leggermente
diverse (non troppo perché altrimenti si potrebbe rompere il dielettrico del condensatore più
piccolo).
La pila non altera la quantità di carica sulle armature centrali (non arriva infatti ad alimentarle), si
hanno solamente elettroni che si respingono tra loro e si accumulano man mano.

Per (*) risulta


Q/C1 = Va - Vd e
Q/C2 = Vd - Vb ,

che sommate membro a membro (raccogliendo Q) danno


Q*(1/C1 + 1/C2) = Va – Vd + Vd - Vb
94
semplificando le Vd e ricavando Q, si ottiene

Q = 1/ (1/C1 + 1/C2) * V,

ovvero una nuova legge di Faraday per l'intero tratto tra A e B dove

1
Cs=
1 1
+ …+
C1 Cn

con Cs che rappresenta la capacità equivalente ad una serie di n condensatori, pari all'inverso della
somma degli inversi delle singole capacità.

Si intuisce come la capacità equivalente diminuisca, perché con la stessa V si devono caricare più
condensatori, senza che la pila arrivi ad alimentare direttamente quelli centrali, come invece
accadeva con i condensatori in parallelo. (es. catena audio)!!

POTENZE IN SERIE E IN PARALLELO


Vale per qualunque dispositivo o insieme circuitale di dispositivi, che eroghi o consumi potenza:
casse, luci, pedali-effetto ecc.

Vediamo come notoriamente potenze in serie o in parallelo diano come risultato la somma dei
singoli wattaggi.

SERIE

Ricordiamo che in serie scorre la stessa I in tutti i dispositivi.


Per definizione di potenza si ha W = V*I, da cui calcolando la potenza totale, in base alla nostra
ipotesi,

Wtot = W1+W2+W3 = (Va-Vc)*I + (Vc-Vd)*I + (Vd-Vb)*I = (moltiplichiamo e semplifichiamo)

(Va-Vb)*I, ovvero non resta traccia della serie ma rimane, come per definizione, il prodotto tra la
V ai capi per la I che l'attraversa.

PARALLELO

95
Ricordiamo che in parallelo misuriamo la stessa V (=Va-Vb) per tutti i dispositivi.

Vale la legge dei nodi, per cui I1+I2+I3=I, pertanto

Wtot = W1+W2+W3 = (Va-Vb)*I1 + (Va-Vb)*I2 + (Va-Vb)*I3 =

(raccogliamo a fattor comune) (Va-Vb)*(I1+I2+I3) = (per la l. dei nodi)

resta (Va-Vb)*I, come per la serie!

La potenza consumata (o erogata) da n dispositivi collegati in serie o in parallelo, è sempre pari alla
tensione V misurata ai capi del circuito, per la corrente I che lo attraversa, ovvero alla somma
delle n singole potenze, a prescindere dal tipo di collegamento effettuato!!

Intuitivamente è abbastanza ovvio dato che la potenza W ingloba in sé sia la tensione che la
corrente e dato che, se per assurdo valesse la regola dell'inverso della somma degli inversi, avremo
che mettendo più casse consumeremo meno Watt, che ovviamente è impossibile.

96
97
98
IL MAGNETISMO (analogie con elettricità e gravità)
È una forza di campo (esempio graffetta e altoparlante)

CAMPO DI INDUZIONE MAGNETICA O CAMPO MAGNETICO

Si indica con la lettera B e si misura in TESLA [T].

È una forza VETTORIALE !!

- La particolarità del campo magnetico, è che è sempre di natura dipolare: è composto da due
poli (nord e sud) indivisibili. Se spezziamo una calamita otteniamo di nuovo una calamita
con due poli. (Studio monopolo magnetico nel laboratorio del Gran Sasso secondo una
teoria di Dirac del 1931)

- Poli opposti si attraggono, poli uguali si respingono.

- Le linee di campo sono le stesse identiche del dipolo elettrico e risultano uscenti dal polo nord
ed entranti nel polo sud
(esperimento con la limatura di ferro).

La Terra stessa è un enorme magnete dove il nord geografico


coincide con il polo sud magnetico e viceversa (esempio
bussola).
Il campo magnetico terrestre è per noi fondamentale serve a
proteggerci da numerose radiazioni solari.

99
Varie inversioni dei poli magnetici nell'arco di numerose ere geologiche terrestri, con conseguenze
non ancora conosciute.

[Link]
[Link]
[Link]

CHI SUBISCE I CAMPI MAGNETICI? (studi da prima del 1000 a.c.)

Esistono tre categorie di materiali non inerti (inerti = non subiscono campo magnetico):

 Ferromagnetici: fortemente attratti da B (ferro, nichel ecc.)

 Paramagnetici: debolmente attratti da B (alluminio, platino ecc.).


Si può sperimentare provando ad attrarre una sferetta dei suddetti materiali

 Diamagnetici: debolmente respinti da B (rame, oro, piombo)

(- Si definisce traferro lo spazio d'aria che separa due parti di materiale ferromagnetico)

Esiste una grandezza che misura scientificamente l'influenza del campo magnetico sui vari
materiali:

0 è detta permeabilità magnetica nel vuoto, vale 4*10-7 e si misura in Henry/metro.

r è la permeabilità magnetica relativa e dipende dal materiale considerato. Vale 0 per i materiali
inerti, vale 1 nel vuoto, mentre risulta <1 per i diamagnetici, >1 per i materiali paramagnetici e >>1
per i ferromagnetici.

Più il valore di r risulta elevato e più il materiale viene attratto dai campi magnetici.

Il loro prodotto 0 *r, è la permeabilità magnetica assoluta.

CHI GENERA I CAMPI MAGNETICI?

 Magneti naturali: producono B costanti e permanenti (magnetite e neodimio).


(È dovuto ad una particolare condizione degli elettroni di un certo materiale...)

100
 Magnetizzazione per induzione (filmato): si ottiene una magnetizzazione permanente (o
quasi), esponendo un ferromagnetico a B molto intensi e/o per un periodo molto prolungato
(es. 100 Lire magnetizzate) (esperimento in classe con monetine)

 Magnetizzazione per contatto diretto (tra magneti e ferromagnetici): il "flusso magnetico"


scorre nei vari ferromagnetici creando dei veri e propri circuiti, che funzionano anche se non
sono chiusi, a differenza dei circuiti elettrici, anche perché l'aria è un discreto conduttore
magnetico e non elettrico (tranne con rottura dielettrico). Man mano il flusso e il campo B si
attenuano perché c'è dispersione.

 Magnetizzazione per strofinio: è una magnetizzazione semi-permanente (dipende dal


materiale), che si ottiene strofinando un ferromagnetico sullo stesso polo di una calamita,
sempre nello stesso verso.

 Elettrocalamite: si produce un forte campo magnetico erogando una corrente elettrica (es
sfasciacarrozze, non i pickup della chitarra, che sono magnetici in ogni caso).

LA BOBINA

COM'È FATTA?

101
È un dispositivo elettronico composto da un filo di rame arrotolato intorno ad un nucleo a forma di
SOLENOIDE (a molla o spirale a raggio costante) o TOROIDE (solenoide arrotolato a forma di
ciambella).

La bobina è un dispositivo circuitale attraversato da una corrente i(t) variabile nel tempo, costituito
da un filo conduttivo di lunghezza (rettificata) l [m], che compie N avvolgimenti (detti SPIRE) di
superficie S [m2], attorno ad un nucleo con permeabilità magnetica 0 *r (di solito ferrite o aria).

A COSA SERVE?
È una elettrocalamita ed è sede dell'EFFETTO ELETTROMAGNETICO, che consiste nella
trasduzione reversibile di energia elettrica in campo magnetico.
(Come gli altoparlanti, il contrario dei microfoni a bobina mobile; entrambi legano campo E, B e
movimento di aria)

Si trovano in un'infinità di dispositivi elettrici, in particolare nei filtri, alimentatori, amplificatori,


microfoni, altoparlanti ecc.

La capacità della bobina di generare campi magnetici è detta INDUTTANZA, si indica con L e si
misura in Henry [H].

Il campo magnetico indotto è una grandezza vettoriale, che ha un'intensità proporzionale alla sua
induttanza L e alla corrente variabile i(t) che la percorre, ovvero

B = L*i(t)

Ha direzione coincidente con l'asse di simmetria del nucleo (retta che passa per i centri delle spire
per il solenoide, circonferenza per il toroide) e verso dato dalla regola della mano destra o !regola
del cacciavite! :

se si segue la corrente che percorre le spire con le quattro dita della mano destra, il pollice fornisce
il verso di B, oppure

se si segue la corrente che percorre le spire girando un cacciavite, il verso in cui andrà la vite
(avvito/svito) coinciderà con il verso di B.

Per quel che riguarda l'INDUTTANZA, essa è direttamente proporzionale al numero di spire N,
alla loro superficie S e alla permeabilità magnetica del nucleo 0 *r, mentre è
inversamente proporzionale soltanto alla lunghezza rettificata del filo l. Risulta invece indipendente
dalla corrente i(t) poiché è una grandezza intrinseca di ciascuna bobina.

102
È pari pertanto a:

L[H] = 0 *r * (N*S/l) = [H/m * [Link] * m2/m]

Dato che la lunghezza del filo l è l'unica grandezza inversamente proporzionale, si utilizzano quasi
sempre spire attaccate tra loro, in modo da avere un valore N elevato con l basso: per evitare che la
corrente passi dritta per dritta senza percorrere le spire, si usa verniciare il filo con uno strato di
smalto isolante.

COME FUNZIONA?
LEGGE DI LENZ

Partiamo dicendo che non vale più l'ipotesi di R nulla nei fili, poiché altrimenti, per la legge di
OHM, risulterebbe V = 0 ai capi della bobina.

In una bobina di induttanza L, percorsa da una corrente variabile i(t), si misura una differenza di
potenziale ai capi detta FORZA CONTROELETTROMOTRICE (FL), che fornisce l'entità del
freno che si oppone al passaggio di i(t) e che risulta proporzionale all'induttanza L e alla variazione
nel tempo della corrente stessa (poca variazione = poco freno e viceversa).

FL = -L*{[ i(t1) – i(t2)] / (t2-t1)}

con t1 e t2 istanti di tempo diversi ma vicinissimi tra loro (t~0).

(È un "rapporto incrementale" che quando diventa la "derivata" della curva, che ci misura la sua
pendenza in un certo punto).

Con una corrente costante I avrei i(t1)-i(t2) = 0, derivata nulla e FL = 0, cioè passaggio senza alcun
freno!

Ma le variazioni nel tempo saranno maggiori per una frequenza più elevata, e questo vale sempre se
consideriamo t1 e t2 istanti di tempo diversi ma vicinissimi tra loro: pertanto la bobina frenerà
maggiormente le alte frequenze, risultando così un LPF naturale.

Esempio della cannuccia (festa delle elementari con ampio budget)

103
Abbiamo una cannuccia a forma di bobina (solenoide).
- Bambino fenomeno: se aspiriamo e basta (corrente I continua)passa tutto. (= rutto continuo!)
- Bambino simpaticone: se aspiriamo e poi soffiamo lentamente (i a bassa frequenza) qualcosa
arriva alla nostra bocca superando la bobina, mentre qualcosa non riuscirà a passare,
tornando indietro nel bicchiere. (= qualche simpatica bollicina!)
- Bambino fulminato: se aspiriamo e soffiamo velocemente (i ad alta frequenza) potrebbe non
passare nulla. (= muore disidratato o affogato nelle sue bollicine!)

Ricapitolando il freno che la bobina oppone al segnale i(t) ovvero la forza controelettromotrice F L è
direttamente proporzionale (oltre che all'induttanza L), alla variazione del segnale nel tempo:
pertanto la bobina frena maggiormente quei segnali che variano di più nel tempo, ovvero le alte
frequenze, risultando così un filtro LPF naturale.

La frequenza di taglio la possiamo regolare attraverso tutti i vari parametri dell'induttanza L !!!
(ragionare anche in termini di tempi di percorrenza della bobina!)

TENSIONI E CORRENTI ALTERNATE v(t), i(t)


(per arrivare a studiare il comportamento dei segnali audio)

TENSIONE DI RETE DOMESTICA (MONOFREQUENZIALE - MONOFASE)

104
 = 0° (0°, 120º,240° con la trifase), f = 50 Hz (60Hz in USA), che è la classica ronza elettrica dei
segnali sbilanciati nei concerti live.

A = VMAX = tensione di picco: i 220 Volt di cui parliamo abitualmente non sono un valore di picco
ma un cosiddetto valore "efficace" (Vmax risulterà pari a 311 Volt ovvero 622 Volt tra picco
positivo e picco negativo).

Esempio della lampadina: a noi bastano circa 24 frames al secondo per avere un'illusione ottica di
continuità di luce: il valore di picco massimo di tensione viene raggiunto solo 2 volte per ogni ciclo,
mentre in due istanti risulta totalmente "spenta", ma a noi interessa il valore di luminosità media che
rappresenta la nostra percezione visiva.

Sappiamo che il valore della Tensione efficace Veff, detto anche valore RMS (Root Mean Square)
è pari a

VMAX/2, ovvero Vmax*0,707,


cioè all'incirca il 70% del valore di picco.

(Tale valore è stato calcolato come valore medio dei quadrati dei valori di v(t) istante dopo istante
attraverso il calcolo di un integrale).

Pertanto una pila continua (come tutte!) da 70V, è equivalente ad una tensione alternata da 100V di
picco.

La stessa identica cosa vale per la Corrente efficace, ovvero

Ieff = IRMS = IMAX/2

105
Per le potenze ricordiamo la definizione W=V*I, che vale sempre, e per i valori alternati vale istante
per istante, cioè risulta w(t)=v(t)*i(t), anche negli istanti in cui ho i valori massimi, perciò

WMAX = VMAX *IMAX e anche per i valori RMS


WRMS =VRMS*IRMS, cioè sostituendone i valori appena visti

WRMS = VMAX/2 * IMAX/2 = WMAX / 2

ovvero il 50% della potenza di picco!!

La pila era rappresentata da,


Mentre un generatore di tensione alternata è rappresentata da

SEGNALI POLIFREQUENZIALI !!!


Andiamo ora a studiare il comportamento dei 3 dispositivi che conosciamo, quando sono
attraversati da un segnale alternato polifrequenziale (come un classico segnale audio!).

1) CIRCUITO PURAMENTE RESISTIVO (caso ideale)

Il + sul grafico, si mette perché in alcuni casi potrebbe essere utile conoscere la fase iniziale della
corrente alternata (la freccetta parte dal + per una convenzione storica errata).

Vale ancora la legge di OHM alternata, ovvero

v(t) = R*i(t), o anche i(t) = v(t)/R

Tanto in continua, quanto in alternata, la resistenza R dissipa (trasforma) una parte dell'ampiezza
del segnale elettrico che l'attraversa in calore e luce per effetto Joule: tale parte è proporzionale al
suo valore in ohm che dipende, a sua volta da lunghezza, sezione e resistività.

Pertanto la resistenza non filtra e non sfasa il segnale, ma è un puro attenuatore che lascia passare
tutte le frequenze con lo stesso freno!!

Esempio FADER resistenza variabile con contatto che pesca il


segnale lungo i vari punti della resistenza R stessa.

106
2) CIRCUITO PURAMENTE INDUTTIVO (BOBINE)

- in continua la bobina è un circuito chiuso, cioè il segnale passa con resistenza che nel nostro
caso "ideale" possiamo trascurare e considerare come nulla

- In alternata vale la legge di Lenz (ricordare esempio della cannuccia) pertanto le frequenze
che hanno tempi di inversione di fase più brevi dei tempi di percorrenza delle spire della
bobina, ovvero le alte frequenze, non riescono a passare e vengono trasformate in campo
magnetico alternato acusticamente irrilevante.

La bobina risulta pertanto un filtro passa-basso naturale dove la frequenza di Cutoff dipende dai
vari parametri dell'induttanza L (ragionarci!).

Vediamo adesso il concetto di singolo segnale elettrico sfasato (fino ad ora abbiamo parlato di
sfasamento tra due segnali differenti).

Esempio dell'altalena, con spinte (amplificazione) ottimali nel punto in cui è ferma al suo massimo
(ovvero in fase), viceversa con spinte in cui è verticale o peggio spinte quando si trova dalla parte
opposta a me (non in fase o in controfase) con grande spreco di energia (Watt), per frenare, rifasare
e ripartire.

Il problema però non è solamente questo spreco di energia, che sarebbe simile a quello che si ha in
una resistenza, ma si avrà purtroppo perdita di linearità su segnali polifrequenziali.

- Qualunque dispositivo elettrico (compresi i vari processori ed effetti audio) produce, oltre
all'effetto desiderato, anche uno sfasamento tra i e v differente sulle varie frequenze di un
segnale (audio) complesso.

- In particolare la bobina sfasa il segnale elettrico che l'attraversa producendo, nel caso di una
pura sinusoide, un ritardo della corrente i(t) rispetto alla tensione v(t) di 90° (esempio tubo
d'acqua in cui cambia la pendenza troppo velocemente).

- Per un segnale polifrequenziale invece, tale sfasamento dipende dalle varie frequenze del
segnale stesso. Ciò provoca una perdita di watt nell'amplificazione (poiché parte di questi
watt viene utilizzata per rifasare) che dipende a sua volta dall'entità dello sfasamento e

107
dunque dalla frequenza e che si traducono pertanto in perdite di linearità, ovvero modifiche
spettrali del segnale.

3) CIRCUITO PURAMENTE CAPACITIVO (CONDENSATORI)

- In continua il condensatore è un circuito aperto con resistenza di infiniti ohm e senza


passaggio di segnale: la tensione (continua) V tiene carico il condensatore e il segnale viene
trasformato in campo elettrico tra le armature.

- In alternata, invece, le frequenze che hanno tempi di inversione di fase più brevi dei tempi di
carica e scarica del condensatore (ovvero le alte frequenze) riescono a "passare": non c'è un
vero passaggio di elettroni, ma riesco a leggere lo stesso segnale a monte e a valle del
dispositivo.
Il condensatore risulta pertanto essere un filtro passa-alto naturale.

La frequenza di cutoff dipenderà dai tempi di carica e scarica e pertanto dalla Capacità (ragionarci
bene!),

con C = 0r * (S/d) per la seconda Legge di faraday

- Inoltre anche il condensatore sfasa il segnale elettrico che lo attraversa, producendo, per una
pura sinusoide, un anticipo della corrente i(t) rispetto alla tensione v(t) di 90°; tale anticipo
dipende però dalla frequenza per un segnale audio complesso e si avranno pertanto le stesse
conseguenti perdite di linearità riscontrate per la bobina.

- Si potrebbe usare una bobina più un condensatore per rifasare UNA frequenza (e al più quelle
limitrofe), ma per provare a farlo su tutta la banda audio, servirebbe una progettazione
troppo complessa (matematicamente si avrebbe un sistema con troppe equazioni).

In definitiva, è buona regola utilizzare il minimo numero di passaggio elettrici possibili (effetti,
processori ecc.), se l'obiettivo è evitare sfasamenti e conseguenti perdite di linearità.

ESEMPI !!

108
- Utilizzando un equalizzatore grafico a terzi o sesti di ottava ovvero con ben 31 o 61 bande
possibili, molto selettive, è impossibile riuscire a modificare lo spettro di un violino, una
chitarra o un synth di scarsa qualità, trasformandoli in una gibson o uno stradivari o un
virus, poiché tentando di copiare una zona di spettro si vanno a creare sfasamenti e casini in
un'altra zona della banda audio, specie con regolazioni estreme con queste pendenze
selettive: bisogna utilizzarli creando delle curve molto dolci, o nei live con altre funzioni
(per evitare inneschi di feedback sui palchi).

- Matching EQ: utilizzando la funzione "matching", presente su vari EQ software (Pro-Q,


Izotope Ozone, Voxengo Curve EQ), per provare a "copiare" lo spettro di un suono simile,
bisogna tenere presenti gli stessi accorgimenti detti per l'eq grafico, ovvero pochi punti di
intervento, molto "morbidi".

- Crossover casse: sarebbe comodo teoricamente avere una pendenza di filtri quasi verticale,
ma in tal modo si avrebbe un numero troppo elevato di bobine e condensatori che
andrebbero a sfasare in maniera irrimediabile le frequenze della zona di crossover: si
utilizzano pertanto filtri ad uno o due poli, che con una buona progettazione restituiscono
una buona linearità nelle zone di frequenze in comune.

- Filtro anti-aliasing nel campionamento: anche in questo caso, si utilizza un filtro passa-basso
ad uno o due poli, per evitare non linearità sulle altissime frequenze della banda audio.

- Esistono dei particolari filtri software detti linear phase eq, che sfruttando dei millisecondi di
latenza introdotta sul segnale audio, riescono a limitare fortemente gli effetti di sfasamento,
specie se utilizzati in maniera molto "delicata", correndo però il rischio di generare il
fenomeno del pre-ringing che è una sorta di auto-oscillazione che può un po' compromettere
gli attacchi degli strumenti percussivi.
([Link]

- Per verificare quanto sfasa un eq, si può usare un "Bell Eq" a +6 o +12dB, Q=2 e fare un
rapido sweep su tutta la banda audio e sentire se generano un effetto tipo phaser.

- In fase di registrazione di strumenti reali, si cercherà di applicare un primo importantissimo


processamento al suono attraverso il corretto utilizzo, scelta, posizionamento e puntamento
dei microfoni, per evitare successivamente di dover processare troppo le varie tracce in fase
di mix.

- Allo stesso modo, ove possibile in presenza di ambienti con una perfetta acustica, si cercherà
di registrare non troppo vicino alle sorgenti sonore (close miking), per riprendere il riverbero
naturale coeso e coerente su tutti gli strumenti del pezzo,
evitando di aggiungere i canonici riverberi artificiali.

Introduciamo ora una grandezza che sia in grado di misurare in Ohm il potere frenante, in funzione
della frequenza, che si oppone al passaggio di un segnale elettrico polifrequenziale attraverso
bobine e condensatori.

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Per la bobina, si definisce la REATTANZA INDUTTIVA

XL = 2*f *L, [Hz*H = !!]

che deriva da equazioni differenziali elaboratissime, ma risulta matematicamente semplice e


praticamente chiarissima, dato che ancora una volta esprime il concetto di bobina come LPF: più
risulta elevata la frequenza f e l'induttanza L (con tutti i suoi parametri 0r, N, S, e di conseguenza
anche l) e maggiore risulterà il freno che trasformerà la banda di frequenze frenate in campo
magnetico alternato.

Si vede facilmente che per segnali continui (f=0) non si avrà alcun freno, come effettivamente è
corretto che sia.

Analogamente per il condensatore, è possibile definire la REATTANZA CAPACITIVA che ne


quantifichi il potere frenante in Ohm

XC = 1/ (2*f *C) , [1/ (Hz*C) = !!]

che risulta essere inversa rispetto a XL. Si vede chiaramente come in questo caso maggiore sia la
frequenza e minore risulti il freno e come anche la capacità (C= 0r*(S/d)) e di conseguenza i tempi
di carica e scarica, risultino inversamente proporzionali al freno.

Per un segnale continuo (f=0) XC risulterà essere a infiniti Ohm, senza possibilità di "passaggio" per
alcuna frequenza.

- Per R, XL, XC, L (tre valori in Ohm e uno in Henry) il collegamento in serie si calcola come
somma, in parallelo come inverso della somma degli inversi.
(Per le bobine in serie ad esempio, è ovvio che si sommino le L, dato che si dovranno
percorrere più spire successive)

- Solamente per le capacità C, le formule risultano invertite

- Per le potenze W vale sempre la somma del valore in watt, sia in serie che in parallelo.

L'IMPEDENZA Z !!!

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Si utilizzerà sempre questa grandezza, che quantifica freno e sfasamento per tutti i vari dispositivi
contemporaneamente.

- L'impedenza è un unico parametro che misura ciò che di un segnale elettrico verrà modificato,
con riferimento sia a singoli dispositivi "ideali" (bobine, condensatori, resistenze), così come
ad un insieme circuitale di dispositivi (ad esempio una cassa).

- Deve perciò racchiudere una parte che misuri il freno (in Ohm) ed un'altra che mi dia lo
sfasamento (in gradi o RAD) in funzione della frequenza.

Z = R+ i(XL-XC),

dove i è l'unità immaginaria, ovvero √ −1. Z è pertanto un numero complesso, ovvero un numero
costituito da una parte reale ed una immaginaria.
Tali numeri si possono rappresentare su un piano detto piano Gaussiano, dove in verticale si ha la
parte immaginaria e in orizzontale quella reale

Il vettore complesso (5-2i) si può pertanto rappresentare e scomporre tramite due componenti: il
modulo che rappresenta la lunghezza (calcolato con teorema di Pitagora per numeri complessi) e
l'angolo .

La stessa cosa viene fatta per utilizzare in maniera operativa la formula dell'impedenza, dove
risulterà

|Z|= √ R 2+( X L −X C )2ovvero il MODULO DI Z, che misura in OHM la parte di attenuazione in


funzione della frequenza (che trovo dentro XL e XC), ovvero il filtraggio, e

z = arctg (XL-XC)/R, ovvero la FASE DI Z, che misura in gradi o RAD lo sfasamento del segnale
in funzione della frequenza e che non si utilizza da fonici, ma serve solo ai progettisti di apparecchi
elettronici.

- ARCTG è l'angolo la cui TANGENTE (=sen/cos) è pari a (XL-XC)/R

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Le impedenze riportate sulle varie apparecchiature sono sempre cosiddetti valori NOMINALI, cioè
non valgono su tutte le frequenze, non sono una media, ma sono riferite ai 1000Hz (solito tipico
riferimento..!)
I progettisti garantiscono che se un collegamento o un utilizzo è corretto per i 1000 Hz, allora è ok
su tutte le frequenze!

I dispositivi e I circuiti puri non esistono nella realtà (es. filo di alimentazione o cavo audio
arrotolato)

Una bobina è sempre anche una resistenza, con un certo numero di ohm dati dal rame da percorrere
ed è anche un condensatore!

Vale la LEGGE DI OHM GENERALIZZATA:

V = |Z|•I, o anche I = V/ |Z|

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