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Modelli Atomici

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LE PARTICELLE

DELL’ATOMO
LA NATURA ELETTRICA DELLA MATERIA
 Lo strofinio di qualsiasi materiale provoca la comparsa su di esso di una carica elettrica

 La carica elettrica è una proprietà della materia e la sua misura può assumere valori positivi (+) o negativi (−)

 Le cariche dello stesso segno, (+) e (+) oppure (−) e (−), si respingono e si dicono «concordi»

 Le cariche di segno opposto, (+) e (−), si attraggono e si dicono «discordi»

 Un corpo è elettricamente neutro quando possiede lo stesso numero di cariche elettriche positive e negative
LA NATURA ELETTRICA DELLA MATERIA
Il termine «elettricità» deriva dalla parola elektron che gli antichi Greci utilizzavano per spiegare
il fenomeno dell’elettrizzazione dell’ambra per strofinio con un panno di lana
Nonostante questa proprietà fosse già nota, fino alla fine del 1700 l’elettricità era conosciuta solo
in una forma detta statica
Fu Benjamin Franklin il primo a parlare di fluido elettrico, costituito da particelle repulsive,
distinguendo l’elettricità positiva e l’elettricità negativa
Grazie all’invenzione della pila di Volta, nel 1800, si comprese che l’elettricità è una corrente
lenta capace di provocare trasformazioni chimiche
Si deve poi al chimico svedese Berzelius il collegamento tra elettrochimica e teoria atomica. Egli,
infatti, suggerì l’idea che ogni atomo possiede sia la carica positiva che la carica negativa e che
quando atomi diversi si combinano, le cariche elettriche residue si neutralizzano
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
La scoperta di elettroni e protoni è avvenuta grazie a una serie di esperimenti sul comportamento dei gas rarefatti
attraversati da corrente elettrica

Per studiare gli effetti del passaggio di corrente elettrica in un gas, sono stati adoperati dei tubi di vetro trasparente
(i tubi di Crookes), alle cui estremità sono fissate due placche metalliche, chiamate elettrodi, a loro volta collegate
a un generatore elettrico

La placca negativa è chiamata catodo (−) e la placca positiva anodo (+)

Se si riduce la pressione del gas all’interno del tubo, sulla parete di vetro in fondo al tubo si osserva una macchia
fluorescente dovuta a una radiazione proveniente dal catodo

A questa radiazione si dà il nome di raggi catodici


LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
Nel 1897, Joseph John
Thomson utilizza tubi di
vetro progettati da William
Crookes per dimostrare che
la radiazione catodica è
formata da particelle cariche
negativamente a cui assegna
il nome di elettroni
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE

Thomson riesce anche a misurare il rapporto carica/massa di tali particelle e a dimostrare che il valore
del rapporto non cambia al variare del gas contenuto nel tubo o del metallo che costituisce il catodo
Poiché il valore è indipendente dal tipo di metallo del catodo e dal tipo di gas utilizzati nell’esperimento,
Thomson concluse che in tutti gli atomi dovevano essere presenti gli elettroni
Poiché l’atomo nel suo complesso è neutro, era chiaro che all’interno dell’atomo doveva esistere una
carica elettrica positiva corrispondente a quella negativa degli elettroni
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
Eugen Goldstein, usando un tubo simile a quello di Thomson, ma con un catodo forato, osservò nella parete
dietro al catodo la formazione di una debole fluorescenza. Egli dedusse che questa fluorescenza derivava
dall’impatto dei raggi provenienti dall’anodo e che attraversavano il catodo forato. Goldstein, mediante questi
esperimenti, identifica particelle diverse dagli elettroni, che si muovono verso il polo negativo formando un
fascio di raggi anodici
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
Esperimenti successivi dimostrarono che:
 I raggi anodici sono costituiti da particelle con carica elettrica positiva;
 La massa delle particelle è varia a seconda del gas presente nel tubo e assume il
valore più piccolo se il gas nel tubo è l’idrogeno;
 La massa delle particelle positive di gas diversi dall’idrogeno è sempre un
multiplo intero della massa dell’idrogeno
LA SCOPERTA DELLE PARTICELLE SUBATOMICHE
Queste particelle con carica
positiva, che provengono dal
gas rarefatto contenuto nel
tubo, vengono definite protoni
Nel 1932, viene scoperta da
James Chadwick una terza
particella subatomica
denominata neutrone, che è
elettricamente neutra, cioè
priva di carica
LE PARTICELLE FONDAMENTALI DELL’ATOMO
Gli atomi sono formati da tre particelle fondamentali:
 Elettrone: con carica negativa;
 Protone: con carica positiva;
 Neutrone: privo di carica.
LE PARTICELLE FONDAMENTALI DELL’ATOMO
I vari studi hanno poi permesso di comprendere che ogni atomo contiene un
nucleo, cioè una zona molto piccola e densa in cui sono confinati i protoni e i
neutroni. Queste particelle prendono il nome di nucleoni
Negli anni si è poi riscontrato che i neutroni e i protoni non sono del tutto
particelle elementari in quanto composte a loro volta da altri componenti,
chiamati quark
I MODELLI ATOMCI
I MODELLI ATOMICI
Uno dei primi ad ipotizzare che la materia fosse formata da atomi risale a
Democrito
I MODELLI ATOMICI
Nell’Ottocento, Dalton elaborò un modello atomico basato sui seguenti postulati:
 la materia è fatta da particelle microscopiche indivisibili e indistruttibili chiamate atomi;
 tutti gli atomi di un elemento sono uguali tra loro e hanno la stessa massa;
 gli atomi di un elemento si possono combinare solo con numeri interi di atomi di un altro elemento;
in una reazione chimica gli atomi di un elemento non possono essere né creati né distrutti e si trasferiscono
interi formando nuovi composti
IL MODELLO ATOMICO DI THOMSON
A differenza del modello di Dalton, l’atomo secondo Thomson non è indivisibile ma è
costituito da particelle subatomiche. Gli studi sui raggi catodici e anodici e la scoperta
dell’elettrone portarono Thomson a formulare nel 1904 il primo modello di atomo.

Secondo Thomson l’atomo


consisteva in una sfera omogenea
con carica elettrica positiva,
distribuita uniformemente, nella
quale sono immerse le cariche
elettriche negative in numero tale da
bilanciare la carica, rendendo
l’atomo neutro
IL MODELLO ATOMICO DI THOMSON
Il modello atomico di Thomson è detto modello a panettone
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD
Per comprendere la natura degli atomi, essendo ormai chiaro che erano capaci di
emettere radiazioni, si incominciò a bombardarli con particelle radioattive.

Ernest Rutherford testò il modello di Thomson usando radiazioni alfa (α), atomi di elio
privi degli elettroni (He2+) che sono particelle dotate di una doppia carica positiva e
massa quattro volte superiore a quella di un protone.

L’esperimento consisteva nel colpire con radiazioni α una sottilissima lamina d’oro.

Dietro la lamina era posto uno schermo fluorescente che intercettava le particelle in
grado di attraversare la lamina stessa, emettendo un segnale luminoso che ne
evidenziava la traiettoria.
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD

Una sottile lamina


d’oro è stata
bombardata da un
fascio di particelle alfa
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD
I risultati dell’esperimento mostrano che:
 gran parte delle particelle α attraversa la lamina senza subire deviazioni;
 alcune particelle sono deviate con angoli più o meno grandi rispetto alla direzione iniziale;
 una piccolissima frazione viene respinta all’indietro con violenza.

Si concluse che gli atomi hanno degli spazi vuoti attraverso cui i raggi alfa potevano
passare, ma anche una componente che vi si opponeva.
Nacque così un nuovo modo di concepire l’atomo.
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD
I risultati non potevano essere spiegati dal modello atomico di Thomson.
Se gli atomi fossero sfere con carica positiva distribuita uniformemente, non si potrebbero formare forze tali
da respingere le particelle α (A). È necessario che incontrino una massa e una carica positiva concentrate (B).
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD
Rutherford propone quindi un nuovo modello atomico in cui:
 l’atomo è composto da un nucleo centrale, in cui sono concentrate tutta la carica positiva e la
massa dell’atomo;
 gli elettroni, molto leggeri, occupano lo spazio vuoto intorno al nucleo;
 il diametro del nucleo deve essere centomila volte più piccolo (10−15 m) del diametro
dell’atomo (10−10 m);
 gli elettroni, carichi negativamente, ruotano intorno al nucleo e sono in numero tale da
bilanciare esattamente la carica positiva del nucleo.
IL MODELLO ATOMICO DI RUTHERFORD

In questo modello
planetario
la forza centrifuga
impedirebbe
agli elettroni di precipitare
sul nucleo
I MODELLI ATOMICI
I due modelli atomici A di Thomson e B di Rutherford a confronto.
I MODELLI ATOMICI

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