ANTONIO CANOVA
Nasce vicino a Treviso, da una famiglia di scultori e scalpellini. Canova dimostra subito una
vocazione per l’arte, infatti frequenta vari corsi accademici per avvicinarsi alla scultura.
Prosegue poi i suoi studi recandosi a Roma, per poter studiare l’arte del mondo antico,
ospitato dal cardinale Alessandro Albani. Dopodichè approfondisce le sue conoscenze a
Napoli, visitando gli scavi archeologici di Pompei.
Nel 1815, anno della sconfitta di Bonaparte a Waterloo, Pio VII incarica Antonio Canova di
recuperare le opere d’arte sottratte all’Italia da Napoleone, che aveva portato al Louvre.
Canova è stato scelto perché all’epoca era il direttore di tutti i musei romani, inoltre era molto
famoso come artista. Lo scultore ottenne il sostegno del sottosegretario del ministro degli
esteri britannici, ovvero Hamilton, e delle forze inglesi. Così, riuscì nella sua ardua impresa.
Sono state recuperate circa il 70%-80% delle opere saccheggiate.
Canova è stato anche un ritrattista (es. Napoleone, Paolina Borghese ed esponenti dell’alta
borghesia) ed ha realizzato vari monumenti sepolcrali (confronto con quello di Bernini).
Il linguaggio di Canova è innovativo, di ispirazione classica, ed è il maggiore interprete del
pensiero di Winckelmann: per lui l’arte deve essere di “nobile semplicità e quieta
grandezza”. L’arte deve essere semplice, razionale, geometrica e monumentale, deve
rappresentare la perfezione delle forme ed il bello ideale (bellezza che piace agli occhi ma
non all’intelletto). Questo è lo stile ed il messaggio delle opere di Canova, che ormai si
allontana dall’arte caotica del Barocco, che mirava a stupire e a far convertire il fedele. In
più, ora predilige solo l’uso del marmo bianco piuttosto che l’accostamento di materiali
diversi. I temi non sono sacri e cattolici ma mitologici.
Per Canova, a differenza di David, l’arte è fine a se stessa e non ha intenzione di narrare un
episodio in particolare, ha immagini inespressive.
Canova utilizza soprattutto il Marmo di Carrara, sul quale stende una cera rosa per rendere
la superficie traslucida e dal colore simile all’incarnato della pelle.
Teseo sul Minotauro, 1781-83, marmo, h 145,5 cm, Londra, Victoria and Albert Museum.
Si tratta della prima opera realizzata da Canova durante la permanenza a Roma.
Le novità rivoluzionarie dell’artista sono già note in questo gruppo scultoreo, raffigurante
l’eroe Teseo trionfante sul Minotauro.
L’opera è tratta dai racconti del poeta latino Ovidio. Nella leggenda, Teseo è l’eroe greco
che, insieme all’aiuto di Arianna, riesce ad infiltrarsi nel labirinto di Cnosso per sconfiggere il
Minotauro, bestia dalla testa di toro ed il corpo di uomo, nata dall’unione di Pasifae e di un
toro.
Quest’opera si differenzia dallo stile barocco: Bernini, ad esempio, avrebbe raffigurato il
momento cruento del combattimento con figure fortemente dinamiche. L’arte barocca, infatti,
mira a sorprendere e meravigliare lo spettatore. Il Neoclassicismo, invece, rappresenta o
l’attimo precedente al momento dell’azione oppure l’attimo successivo, proprio come in
questo caso.
Canova si rifà alla perfezione dell’arte classica ed al bello ideale ma raffigura comunque i
tratti psicologici dei personaggi, senza però esasperarli come faceva il Barocco. Teseo ha
sconfitto il Minotauro e siede su una sua gamba, rivolgendogli lo sguardo; con l’altra mano
regge la pesante clava con cui ha ucciso il nemico. Teseo rappresenta il trionfo della
razionalità sulle pulsioni irrazionali, che rendono l’uomo simile ad una bestia.
Teseo è sicuramente vittorioso ma i suoi sentimenti sono perlopiù pacati: non esprime più né
rabbia né violenza, può finalmente riposare dopo aver compiuto la sua impresa. Anzi,
sembra quasi provare pietà per il nemico sconfitto, dato che possiede un animo così nobile
da non riuscire ad odiarlo.
Amore e Psiche, 1787-93, marmo, h 155 cm, Parigi, Musée du Louvre.
Canova realizza questo gruppo scultoreo ispirandosi al mito dello scrittore latino Apuleio:
Psiche è una fanciulla mortale talmente bella da suscitare l’invidia della dea Venere, che
ordina al figlio Cupido di farla innamorare dell’uomo più brutto e avaro. Ma Amore,
erroneamente, scaglia una freccia contro sé, finendo per innamorarsi della ragazza. Venere,
furiosa, sottopone Psiche a prove difficili prima di farla ricongiungere con l’amato. In una di
queste prove, Psiche deve scendere nell’Ade per ritirare da Persefone un vaso da
consegnare a Venere, senza doverlo aprire. Psiche, colta dalla curiosità, apre il vaso e cade
in un sonno profondo, dal quale solo Amore riesce a salvarla. Alla fine, Zeus rende
immortale la fanciulla, la quale vive insieme a Cupido nell’Olimpo.
Canova rappresenta la scena in cui Cupido salva l’amata Psiche, fissando nel marmo
l’attimo precedente al loro bacio. La composizione dell’opera è ispirata ad alcune opere
rinvenute dagli scavi di Ercolano.
L’opera è stata concepita per essere ammirata da ogni punto di vista, non perdendo mai il
suo equilibrio armonioso ed il dinamismo. Le due figure realizzano uno schema ad X,
delineato dalle ali di Cupido e dai corpi dei due giovani, i quali convergono al centro
focalizzando l’attenzione dello spettatore sulla scena passionale.
Il forte coinvolgimento emotivo è accentuato anche dal doppio abbraccio dei due amanti, che
crea un moto circolare.
L’opera può risultare apparentemente semplice, a causa anche del freddo marmo utilizzato,
ma in realtà riesce ad esprimere emozioni intense ed è dominata da una straordinaria
naturalezza. Questo effetto è dato dal trattamento delle superfici, che appaiono morbide e
delicate, grazie anche agli effetti di luce creati, che non generano chiaroscuri intensi ma
dolci sfumature.
Monumento funerario di Cristina d’Austria, 1798-1805, marmo, h 574 cm, Vienna, Chiesa
degli Agostiniani.
Per la realizzazione di quest’opera, l’artista riflette sul tema del sepolcro e della morte,
argomento ricorrente nella cultura neoclassica.
Crea una struttura piramidale, che allude ai sepolcri degli antichi egizi. Sopra l’ingresso, al
vertice del monumento, si trova l’effigie della defunta dentro un medaglione sostenuto
dall’allegoria della Fama. Verso la porta buia che si apre al centro si dirige un corteo, molto
silenzioso e triste: la Virtù è la figura posta sul gradino più alto, affiancata da due fanciulle,
che regge un’urna con le ceneri di Maria Cristina; segue poi la figura della Carità, che tiene
per mano un vecchio con un bastone. A destra, invece, c’è un genio funerario, simbolo dello
spirito umano, ed un leone (simbolo del vigore fisico), entrambi quasi addormentati, ad
indicare lo spegnersi della vita.
Canova qui affianca il corte di origine pagana che porta le ceneri della defunta, con
l’immagine cristiana del ricordo. Rifacendosi al pensiero di Ugo Foscolo, il sepolcro
rappresenta il luogo di ricongiungimento con il defunto, che unisce il mondo dei vivi e dei
morti. Qui il vivo può trovare pace ed onorare e ricordare chi non c’è più.
Canova si distacca dai monumenti funerari tradizionali perché non c’è l’esaltazione del
committente, piuttosto il suo ricordo. Nonostante Canova sia perlopiù un’artista neoclassico,
in quest’opera emergono già i primi temi tipici del Romanticismo.