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CAP9: riproduzione

L’APPARATO RIPRODUTTORE MASCHILE:


L’apparato riproduttore maschile è costituito da diversi organi:
1) testicoli;
2) vescichette seminali;
3) prostata;
4) ghiandole bulbouretrali (o ghiandole di Cooper);
5) pene e scroto.

TESTICOLI:
I testicoli sono organi parenchimatosi pari e simmetrici, posti
esternamente rispetto all’addome e alloggiati nello scroto, che contiene
anche il cremastere, un muscolo in grado di contrarsi per avvicinare i
testicoli al corpo e di rilassarsi per allontanarli, in modo da regolarne
la temperatura.
Esternamente, sono rivestiti dalla tonaca vaginale, formata da:
1) tessuto parietale;
2) cavità;
3) tessuto viscerale.
I testicoli sono divisi in molte sezioni, dette settori spermatici (oltre
250): ciascuna di queste sezioni dà origine a spermatozoi in modo
indipendente. In questo modo, il testicolo produce spermatozoi ogni
giorno, poiché la spermatogenesi dura 19 giorni.
All’interno di ciascuna sezione, è presente una membrana basale, sulla
quale si appoggiano tutte le cellule; sono presenti delle cellule
staminali, che danno origine agli spermatozoi in modo sincronizzato,
spostandosi sempre di più verso il lume. Troviamo poi, procedendo verso
il lume, le cellule in maturazione (i cosiddetti spermatidi) e, infine,
gli spermatozoi.

LA SPERMATOGENESI (GAMETOGENESI MASCHILE):


Le cellule staminali ricevono il segnale del testosterone secreto dalle
cellule di Leydig e si attivano: con una mitosi, si autorinnovano; con
una meiosi danno invece si differenziano in spermatozoi.
Le cellule più indifferenziate si trovano più vicine alla membrana
basale, mentre quelle più mature sono più vicine al lume.
Nel setto che divide i settori spermatici si trovano le cellule del
Sertoli, che formano la barriera ematotesticolare. Questa barriera
previene il passaggio di molte molecole, tra cui i farmaci; inoltre,
protegge gli spermatidi: poiché gli spermatidi sono delle cellule
aploidi, è necessario tenerle separate dal sistema immunitario, che le
riconoscerebbe come non-self ( non esprimono tutte le molecole MHC) e
le attaccherebbe, causando l’orchite.
La rete testis, infine, è una rete di tubuli che drena ciò che è stato
prodotto nel testicolo; gli spermatozoi sono ancora immaturi e immobili,
e acquisiscono motilità negli epididimi.

EPIDIDIMI:
Gli epididimi sono organi parenchimatosi e cavi, pari e simmetrici; sono
posti posterosuperiormente ai testicoli e sono formati da un tubo lungo
circa 7 m che si ripiega su sé stesso, occupando uno spazio di 3-4 cm.

VESCICHETTE SEMINALI:
Le vescichette seminali sono organi cavi, pari e simmetrici localizzati
posteroinferiormente rispetto alla vescica. Esse producono una parte del
liquido seminale ricca di muco, fibrinogeno e fruttosio, che serve a
nutrire gli spermatozoi.
Sono collegate ai testicoli tramite il dotto deferente, che parte dagli
epididimi e si aggetta nelle vescichette seminali, passando per il canale
inguinale, un piccolo foro che si trova sulla parte anteriore delle
creste iliache.
Il tubo che fuoriesce dalle vescichette seminali viene chiamato dotto
eiaculatore.

PROSTATA:
La prostata è una ghiandola impari, simmetrica e parenchimatosa, che
avvolge il primo tratto dell’uretra (che in questo tratto viene chiamata,
appunto, uretra prostatica) e ospita i dotti eiaculatori.
Alla confluenza dei 3 tubi, il tubo risultante viene ancora chiamato
uretra prostatica fino a che non lascia l’organo; a quel punto, prenderà
il nome di uretra spongiosa.
Il fluido prostatico costituisce fino al 30% dello sperma ( liquido
seminale + spermatozoi). Il fluido prostatico è alcalino, per
neutralizzare l’acidità tipica delle vie genitali maschili e femminili.
Esso contiene anche un enzima addensante che rende lo sperma gelatinoso,
facilitandone l’espulsione e il trattenimento nelle vie genitali
femminili.

GHIANDOLE BULBOURETRALI (O GHIANDOLE DI COOPER):


Le ghiandole bulbouretrali sono organi pari e simmetrici localizzati
inferiormente alla prostata e superiormente alla base del pene.
Esse producono un secreto mucoso e alcalino che precede la fase di
eiaculazione; esso può trasportare, attraverso il pene, alcuni
spermatozoi, prima dell’orgasmo.

PENE E SCROTO:
Il pene e lo scroto sono gli organi che formano i genitali esterni
maschili.
Il pene è costituito internamente da 3 corpi cavernosi ed è irrorato da
una fitta rete di vasi sanguigni; il legamento sospensorio del pene lo
tiene invece ancorato all’addome.
La parte terminale del pene è chiamata glande, ed è ricoperta da una
piega cutanea, detta prepuzio.
La stimolazione sessuale induce risposte da parte del sistema nervoso,
che si traducono nell’erezione del pene, attraverso la vasodilatazione
dei 3 corpi cavernosi del pene stesso.
In particolare, alcune terminazioni nervose rilasciano NO, che agisce sui
vasi sanguigni.

EMISSIONE ED EIACULAZIONE:
Nella fase culminante del rapporto sessuale, circa 2-6 mL di sperma
transitano attraverso i vasi deferenti e l’uretra, mediante due fasi
distinte:
1) l’emissione: durante questa fase, le contrazioni ritmiche della
muscolatura liscia che costituisce i vasi deferenti e le ghiandole
accessorie fanno procedere lo sperma fino alla base del pene, attraverso
l’uretra;
2) l’eiaculazione: essa è provocata dalla contrazione di altri muscoli,
situati intorno all’uretra, alla base del pene. La rigidità del pene
eretto permette alle contrazioni di spingere la massa gelatinosa dello
sperma attraverso l’ultimo tratto dell’uretra e poi all’esterno del pene.
Tutte le contrazioni muscolari sono accompagnate da sensazioni di forte
piacere ( orgasmo), da un aumento temporaneo della frequenza cardiaca e
respiratoria, da un aumento (sempre temporaneo) della pressione arteriosa
e da altre contrazioni della muscolatura scheletrica. Tutti questi
fattori sono legati all’influenza del sistema nervoso simpatico, più
nello specifico al meccanismo di lotta o fuga, che provoca anche:
1) midriasi ( dilatazione della pupilla);
2) pallore o rossore;
3) rilassamento della vescica.
Al contrario, nella fase post eccitazione, interviene il sistema nervoso
parasimpatico, la cui influenza porta a:
1) inibizione delle ghiandole salivari e lacrimali;
2) rilassamento generale;
3) inibizione della digestione;
4) visione a tunnel;
5) esclusione uditiva ( sordità).

GLI SPERMATOZOI:
Gli spermatozoi sono i gameti maschili; essi sono formati da:
1) testa: essa contiene poco citoplasma e un nucleo aploide ed è avvolta
dall’acrosoma, utile per perforare la membrana dell’ovocita;
2) colletto, una zona ricca di mitocondri;
3) coda, necessaria per il movimento.

In un eiaculato normale, sono presenti diversi tipi di spermatozoi:


1) spermatozoi di tipo A: hanno moto rettilineo progressivo;
2) spermatozoi di tipo B: hanno moto ondulatorio progressivo;
3) spermatozoi di tipo C: hanno moto circolare.
All’interno di un eiaculato normale, la somma tra gli spermatozoi di tipo
A e gli spermatozoi di tipo B deve variare tra l’80% e il 90%; gli
spermatozoi di tipo C devono quindi costituire solo il 10-20%
dell’eiaculato.
Inoltre, gli spermatozoi possono avere morfologie diverse:
1) spermatozoo con morfologia normale: ha una testa e una cosa
proporzionate (come nella figura precedente);
2) spermatozoo con morfologia anormale: esistono diversi tipi di
spermatozoi con morfologia anormale; possono esserci spermatozoi con due
teste e una coda, spermatozoi con una testa e due code e spermatozoi con
una testa e una coda sproporzionati ( coda sottodimensionata). In ogni
caso, gli spermatozoi con morfologia anormale non sono in grado di
portare a termine la fecondazione.

LE CAUSE DELLA MORFOLOGIA ANORMALE DEGLI SPERMATOZOI:


L’aumento delle anomalie nella spermatogenesi è causato da diversi
fattori:
1) indumenti troppo stretti;
2) alimentazione scorretta;
3) fumo e smog;
4) radiazioni;
5) farmaci e droghe;
6) sedentarietà;
7) aumento dell’età.

L’APPARATO RIPRODUTTORE FEMMINILE:


L’apparato riproduttore femminile è costituito da diversi organi:
1) vulva e imene;
2) clitoride;
3) vagina;
4) utero;
5) tube;
6) ovaie.

VULVA E IMENE:
La vulva è l’organo che costituisce i genitali esterni femminili.
Essa è costituita da due grandi labbra cutanee dotate di apparato
bulbopilifero e da due piccole labbra interne costituite da epitelio non
cheratinizzato. Esse confluiscono anteriormente sul clitoride.
L’imene è localizzato all’ingresso della vagina; è una membrana che può
assumere diverse forme.

CLITORIDE:
Il clitoride è un corpo cavernoso erettile ricoperto da prepuzio (come
nell’uomo), che si riempie di sangue durante l’eccitazione sessuale.

VAGINA:
La vagina è un organo localizzato anteriormente al retto, posteriormente
alla vescica. Ha una lunghezza di circa 5-7 cm ed è costituita da tessuto
muscolare rivestito di epitelio non cheratinizzato. Essa inizia con
l’imene e termina con la cervice uterina. Il foro della cervice (
orifizio uterino esterno) cambia di dimensioni a seconda del numero di
parti di una donna. Per questo, in medicina si definisce:
1) nullipara una donna che non ha mai partorito;
2) primipara una donna che ha partorito una volta;
3) pluripara una donna che ha partorito almeno 2 volte.

UTERO:
L’utero è un organo impari, simmetrico, mediano e cavo. Esso ha una forma
ad imbuto, con la base rivolta verso l’alto e l’apice rivolto verso il
basso.
È situato tra la vescica e il retto. Nella nullipara, è lungo 6-8 cm,
largo 3,5-5 cm e spesso 2,5-4 cm.
I due terzi superiori vengono chiamati corpo; subito sotto si trova
l’istmo e infine la cervice, il cui buco viene chiamato orifizio uterino
esterno. La parte più in alto dell’utero si chiama fondo.
La zona tra il retto e l’utero viene detta anche cavo di Douglas.

TESSUTI UTERINI:
Osservando l’utero dall’interno verso l’esterno, esso è costituito da:
1) endometrio: una tonaca mucosa, morbida e sfaldabile;
2) miometrio: una tonaca muscolare, composta da 3 strati di muscoli
(longitudinali, trasversali, obliqui);
3) perimetrio: una tonaca sierosa, che evita lo sfregamento;
4) peritoneo: esso ricopre anche l’utero, insieme a tutti gli organi
appartenenti all’apparato digerente.

TUBE:
Le tube sono organi cavi, pari, simmetrici e accessori dell’utero.
Partono dal fondo e procedono lateralmente, terminando nella cavità
addominale.
Esse sono formate da diverse parti:
1) parte intramurale (innesto delle tube);
2) istmo (restringimento);
3) ampolla (parte curva);
4) infundibolo (parte in fondo);
5) fimbrie (parte terminale).

OVAIE:
Le ovaie sono organi pari, simmetrici e parenchimatosi, localizzati tra
l’ipogastrio e le regioni iliache.
Esse contengono gli ovociti (generati al 5^ mese di vita intrauterina,
prima della nascita), che devono completare il processo di maturazione ed
essere espulsi all’esterno.

CICLO OVARICO E CICLO UTERINO:


Il ciclo ovarico e il ciclo uterino (detto anche ciclo mestruale) sono
due cicli interdipendenti che si verificano nella donna dalla pubertà
alla menopausa.
Essi durano mediamente 28 giorni e hanno inizio nello stesso giorno.

Il primo ciclo mestruale viene chiamato menarca e sopraggiunge con il


raggiungimento della pubertà. Oggi, la media è tra i 10 e i 12 anni di
età; precedentemente era a 12 anni (età fisiologica), nel passato era
intorno ai 14-16 anni.
Il cambiamento dell’età di inizio del ciclo mestruale (e, di conseguenza,
del ciclo ovarico) è dovuto a diversi fattori:
1) maggiore esposizione agli inquinanti, che possono agire come
interferenti endocrini;
2) alimentazione scorretta, in particolare legata alla maggiore
assunzione di conservanti e ormoni;
3) maggiore esposizione al sesso: se un bambino viene esposto
precocemente ad atti sessuali espliciti o impliciti, si attivano delle
aree cerebrali deputate alla riproduzione.
L’ultimo ciclo mestruale segna, invece, l’inizio della menopausa, e si
verifica in media dai 50 anni in su.
Durante questo periodo, i cicli non sono sempre regolari.

Come detto, il primo ciclo viene definito menarca. Ad esso segue un


periodo di irregolarità dei cicli; successivamente, essi cominciane a
ripetersi periodicamente ogni 28 giorni in media. Durante la vita della
donna, il ciclo si interrompe in caso di innesto di una gravidanza
(interruzione per circa 9 mesi), alla quale fa seguito il periodo di
allattamento (che ha durata media di 6 mesi). Più il periodo di
allattamento è lungo, più lungo sarà il periodo di interruzione dei cicli
mestruale e ovarico. Il primo ciclo dopo il parto viene chiamato
capoparto e anche ad esso fa seguito un periodo di irregolarità. Infine,
l’ultimo ciclo segna l’inizio della menopausa, anch’essa preceduta da un
periodo di irregolarità dei cicli.
IL CICLO OVARICO:
Il ciclo ovarico è il ciclo che porta alla maturazione dell’ovocita
all’interno dell’ovaio.
Le due ovaie lavorano alternate ( un mese matura un ovocita nell’ovaio
destro, il mese successivo matura nell’ovaio sinistro).
Il ciclo ovarico si può suddividere in diversi passaggi consecutivi:
1) l’ovaio inizia a promuovere lo sviluppo di circa 20 ovociti; di
questi, solo uno raggiungerà la completa maturazione. Questi ovociti sono
nutriti dalle cellule follicolari, che producono estrogeni;
2) l’ovocita inizia a maturare e il follicolo si ingrandisce sempre più,
riempiendosi di liquido e continuando la produzione di estrogeni ( fase
follicolare);
3) il follicolo scoppia, l’ovocita viene rilasciato e risucchiato dalle
fimbrie ( ovulazione);
4) le cellule follicolari che prima nutrivano l’ovocita si trasformano in
corpo luteo, il quale continua a produrre estrogeni e inizia a produrre
progesterone ( fase luteinica); il corpo luteo degenera se la
gravidanza non si innesta, mentre si sviluppa per sostenerla in caso di
fecondazione;
5) l’ovocita entra nella tuba e raggiunge l’utero; se non viene
fecondata, viene eliminata con l’endometrio attraverso la mestruazione;
se la cellula viene fecondata, si innesta la gravidanza.

IL CICLO UTERINO O CICLO MESTRUALE:


Il ciclo uterino (o ciclo mestruale) è il ciclo che porta allo sviluppo
della mucosa uterina ( l’endometrio), per creare un ambiente idoneo per
l’innesto dell’embrione.
Come il ciclo ovarico, anche il ciclo uterino si può suddividere in
diversi passaggi consecutivi:
1) il primo giorno di ciclo, si sfalda l’endometrio; questo sfaldamento è
accompagnato da sanguinamento, causato dallo sfaldamento dei vasi
sanguigni della mucosa uterina ( mestruazione);
2) Alla fine della mestruazione (mediamente dopo 5 giorni), inizia la
fase proliferativa, nella quale l’endometrio si inspessisce, grazie alla
mitosi e ad un elevato tasso di angiogenesi;
3) 14^ giorno: con l’ovulazione si ha la massima produzione di muco (
fase secretiva).

LA REGOLAZIONE ORMONALE:
Il fattore ormonale è un elemento importante nella regolazione del ciclo
ovarico e del ciclo uterino. Gli ormoni che influenzano i cicli sono
numerosi.

ESTROGENI:
Gli estrogeni (curva rossa nel grafico) sono ormoni prodotti dalle
cellule follicolari e dal corpo luteo.
Vengono prodotti dalle cellule follicolari tra il 1^ e il 14^ giorno; il
loro picco massimo si ha 2 giorni prima dell’ovulazione e la caduta degli
estrogeni causa l’ovulazione; dopo l’ovulazione, essi vengono prodotti
dal corpo luteo (giorni 15-28). Se non si ha innesto della gravidanza, si
ha la caduta degli estrogeni; in caso di innesto della gravidanza, si ha
la salita della curva degli estrogeni, per favorire l’innesto della
gravidanza.

PROGESTERONE:
Il progesterone (curva verde nel grafico) è un ormone prodotto
principalmente dal corpo luteo.
I livelli sono bassi all’inizio del ciclo (derivano dal corpo luteo che
sta degenerando presente nell’altro ovaio); i livelli aumentano durante
la fase secretiva e la caduta del progesterone stimola la mestruazione
successiva. Al contrario, in caso di innesto della gravidanza, si ha la
salita del progesterone.

ASSE IPOTALAMO – IPOFISI – GONADI:


La regolazione del ciclo ovarico e del ciclo uterino dipende anche
dall’asse ipotalamo – ipofisi – gonadi.
L’ipotalamo comanda l’ipofisi, la quale comanda le gonadi, secondo un
meccanismo a feedback:
1) l’ipotalamo rilascia GnRH (Gonadotropin Releasing Hormone), il quale
stimola il rilascio delle gonadotropine;
2) l’ipofisi anteriore, stimolata dal GnRH, rilascia LH ( ormone
luteinizzante) e FSH ( ormone follicolo-stimolante), degli ormoni
chiamati gonadotropine;
3) le gonadi, stimolate da LH e FSH, producono estrogeni e progesterone;
4) estrogeni e progesterone inibiscono la produzione di LH e FSH da parte
dell’ipofisi; quest’ultima inibisce la produzione di GnRH da parte
dell’ipotalamo ( meccanismo a feedback negativo).

FSH E LH:
L’ormone FSH (curva blu nel grafico) ha generalmente livelli bassi; il
suo livello aumenta nel giorno dell’ovulazione, in quanto il suo compito
è quello di stimolare il follicolo.
L’ormone LH (curva gialla nel grafico) ha, anch’esso come l’FSH, livelli
generalmente bassi; il picco arriva nel giorno dell’ovulazione, in quanto
il suo compito è la stimolazione della formazione del corpo luteo.

FEEDBACK POSITIVO – L’ALLATTAMENTO:


A differenza del meccanismo che porta alla produzione di FSH, LH,
estrogeni e progesterone (il quale è un meccanismo a feedback negativo),
il meccanismo che porta alla produzione di latte per l’allattamento del
neonato è un meccanismo a feedback positivo.
Anche questo meccanismo dipende dall’ipotalamo e dall’ipofisi:
1) l’ipotalamo stimola l’ipofisi, la quale produce prolattina, un ormone
che stimola le ghiandole mammarie;
2) le ghiandole mammarie, stimolate dalla prolattina, producono latte;
3) l’allattamento (e la conseguente produzione di latte), stimolano
l’ipofisi a produrre sempre più prolattina, che stimola quindi le
ghiandole mammarie ( feedback positivo); la prolattina, inoltre,
inibisce l’ovulazione.

COME SI PRENDE LA PILLOLA:


La pillola anticoncezionale è un metodo contraccettivo che basa il suo
funzionamento sull’inibizione dell’asse ipotalamo – ipofisi – gonadi.
La prima volta, la pillola si deve assumere il primo giorno di
mestruazione (che coincide con il primo giorno di entrambi i cicli).
Successivamente, si prende la pillola per 3 settimane, seguite da una
settimana di stop.
Si segue questo ciclo per 6 mesi, poi si smette di assumere il
contraccettivo per 2 mesi; successivamente, si ricomincia, seguendo
sempre questi ritmi.
Se non si blocca l’assunzione per 2 mesi, si rischia la completa
inibizione dell’asse ipotalamo – ipofisi – gonadi, rischiando quindi la
menopausa precoce; in questo caso, si può provare ad intervenire
successivamente con una serie di ormoni, per stimolare l’asse e far
ricominciare i cicli.

LA GRAVIDANZA:
La gravidanza è il processo che porta alla formazione e allo sviluppo di
un nuovo essere vivente; essa è preceduta dalla fecondazione e ha una
durata di 9 mesi; viene seguita dal parto e dall’allattamento.

LA FECONDAZIONE E L’ATTECCHIMENTO:
La fecondazione avviene nelle tube.
Lo spermatozoo risale nell’utero e, trovando le tube pervie, le percorre;
qui incontra l’ovocita non ancora maturo che sta scendendo verso l’utero.
Quando lo spermatozoo e l’ovocita si incontrano, avviene la fecondazione.
A questo punto, l’ovocita avvia la seconda fase di meiosi.
La cellula fecondata diventa zigote e comincia la divisione binaria;
questa cellula non è ancora pronta per attecchire.
Questo processo avviene in movimento, perciò la cellula continua la sua
discesa verso l’utero.
A questo punto (circa 6-8 giorni dopo la fecondazione), se lo zigote è
diventato morula ( 16 cellule), l’embrione si può innestare nella
cavità uterina, meglio se nella parte del fondo, in modo che l’embrione
abbia a disposizione lo spazio necessario per crescere.
Se la fecondazione non avviene nelle tube, probabilmente la gravidanza
non si innesterà.
Con l’innesto, l’embrione sprofonda nell’endometrio, che lo ingloba.

LO SVILUPPO DELL’EMBRIONE:
Nei primi stadi dello sviluppo embrionale, le cellule sono totipotenti.
Lo sviluppo dell’embrione avviene in diversi passaggi:
1) nella seconda settimana dell’impianto, si forma il sacco amniotico
( membrana che protegge l’embrione durante tutto il suo sviluppo);
2) dopo 3 settimane, si è formata la testa, inizia a svilupparsi il
cervello e inizia a battere il cuore;
3) dopo 3 mesi ( termine del 1^ trimestre), l’organogenesi è completa.
L’embrione ha assunto un aspetto umano e viene chiamato feto. Entro il 3^
mese si è formata anche la placenta ( organo che permette gli scambi di
gas e nutrienti tra sangue fetale e sangue materno).

LO SVILUPPO DEL FETO:


Anche lo sviluppo del feto, così come quello dell’embrione, può essere
suddiviso in più fasi:
1) nel 2^ trimestre di gravidanza (4^-6^ mese), il feto si accresce,
triplicando le sue dimensioni. Gli ultimi organi che maturano sono i
polmoni;
2) nell’ultimo trimestre (7^-9^ mese), il feto si accresce ulteriormente
e si posiziona a testa in giù. L’utero materno aumenta di dimensioni e le
contrazioni uterine (presenti, anche se deboli, in tutta la gravidanza),
cominciano ad aumentare progressivamente di frequenza e intensità poco
prima del parto;
3) nelle ultime settimane di gravidanza, viene prodotto dalle cellule
polmonari del feto il surfattante, che tiene aperti gli alveoli e prepara
il feto alla respirazione.

IL PARTO:

Il parto avviene circa 38 settimane dopo la fecondazione.


Esso può essere suddiviso in due parti:
1) travaglio: durante questa fase, la cervice si dilata, grazie alle
contrazioni uterine che si fanno progressivamente sempre più forti;
2) espulsione: la testa del bambino si insinua nel canale vaginale (detto
anche canale del parto) e il bambino nasce.
Dopo il parto, il bambino inizia a respirare autonomamente e il cordone
ombelicale viene tagliato.
La placenta e tutte le membrane fetali vengono espulse dal corpo della
madre entro un’ora dal parto.

L’ALLATTAMENTO:
In seguito alla nascita del bambino, è necessario che quest’ultimo venga
nutrito: ciò avviene tramite l’allattamento al seno da parte della madre,
che inizia a produrre latte dalle ghiandole mammarie.

FEEDBACK POSITIVO – L’ALLATTAMENTO:


A differenza del meccanismo che porta alla produzione di FSH, LH,
estrogeni e progesterone (il quale è un meccanismo a feedback negativo),
il meccanismo che porta alla produzione di latte per l’allattamento del
neonato è un meccanismo a feedback positivo.
Anche questo meccanismo dipende dall’ipotalamo e dall’ipofisi:
1) l’ipotalamo stimola l’ipofisi, la quale produce prolattina, un ormone
che stimola le ghiandole mammarie;
2) le ghiandole mammarie, stimolate dalla prolattina, producono latte;
3) l’allattamento (e la conseguente produzione di latte), stimolano
l’ipofisi a produrre sempre più prolattina, che stimola quindi le
ghiandole mammarie ( feedback positivo); la prolattina, inoltre,
inibisce l’ovulazione.

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