PARMENIDE
Non è un filosofo naturalista
La sua riflessione non si origina
dall’osservazione dei fenomeni Ogni proposizione che vuole essere vera deve
Precedenza della TEORIA quindi avere la stessa forza di convinzione di una
naturali….
sull’osservazione tautologia
…bensì dal valore logico assoluto di
alcune proposizioni, dalle quali ricava LOGICA: proposizioni che hanno valore La Verità è ciò che rimane sempre uguale, ciò che
le conseguenze di carattere logico in sé, la cui validità non ha bisogno di è indifferente al passare del tempo
essere verificata nell’esperienza
La dottrina di Parmenide si sintetizza in Tautologia: proposizione nella La verità proprio per questo possiede
due proposizioni: TAUTOLOGIE quale il predicato esprime un caratteristiche divine
contenuto già presente
nell’oggetto.
Non a caso a
Parmenide la
1) L’essere è e non può non essere Difficoltà del linguaggio
E’ una proposizione, dunque, verità la
che non aggiunge conoscenza a comune ad esprimere la comunica una
quanto il soggetto già sa verità. Per questo dea, nella
Parmenide comunica cornice mitica
2) Il non essere non è e non può in attraverso la forma del poema in
alcun modo essere poetica cui esprime la
E’ però una proposizione che sua concezione
rappresenta un esempio perfetto filosofica
di verità, in quanto non può
essere smentita
La via dell’errore Le due vie di Parmenide La via della verità
Si ricava deducendo le caratteristiche
Consiste nel confondere necessarie dell’essere
l’essere e il non essere
L’essere per forza di cose deve essere
Vi si incorre se si pratica una Importanza di questi aggettivi che immobile, immutabile, imperituro, eterno,
conoscenza puramente d’ora in poi saranno sempre utilizzati ecc. Gli aggettivi opposti
sensibile, ovvero se si crede per descrivere una realtà divina o presupporrebbero il mutamento, quindi
vera l’apparenza percepita dai intellegibile passare da un essere a un non essere
sensi
Conseguente assurdità logica dei concetti
Consiste nel “vedere doppio”, di nascita e di morte, che
come se gli opposti fossero presupporrebbero il passaggio dall’essere
due cose diverse al non essere
Metafore con cui Parmenide si riferisce Sulla base di queste considerazioni risulta
agli ignoranti («gente dalla doppia testa») Simile ad difficile interpretare il mondo sensibile
e agli organi di senso («l’occhio che non Eraclito
L’immagine del mondo
vede», «l’orecchio che rimbomba») sensibile che ne deriva
2 possibili interpretazioni
presuppone l’assurda
Considerare gli opposti come separati coincidenza di essere e non
1) Parmenide vuole affermare che il mondo
rappresenta una falsità che può essere essere, esclusa dalle tautologie
sensibile non è. Improbabile che avesse in mente
superata solo sottoponendo l’esperienza questo, anche se sicuramente la sua teoria suscitò
all’analisi dell’intelletto… parecchie perplessità già ai contemporanei
Ovvero ricavando le conseguenze 2) Parmenide intende affermare che la ragione umana non è
logiche dalla due tautologie in grado di fornire una spiegazione soddisfacente del mondo
Affermare l’esistenza separata degli sensibile
opposti equivale a dire che l’essere
contemporaneamente è e non è; a Questo comporta che tutte le spiegazioni precedenti
contraddire cioè le tautologie, (naturalismo) sono errate , in quanto
sicuramente vere presuppongono il passaggio dall’essere al non essere
Confronto tra Eraclito e Parmenide
Eraclito Parmenide
Fino al XIX secolo le loro teorie erano considerate
opposte: Eraclito il “filosofo del divenire” contrapposto
a Parmenide “il filosofo dell’essere”
In realtà presentano alcune
convinzioni comuni
L’idea che la conoscenza intellettuale sia distinta da
quella sensibile (con il conseguente aristocraticismo
intellettuale) e che il mondo non corrisponde a ciò che i
sensi ci mostrano attraverso la percezione
però
Per Parmenide il divenire è assurdo (illogico) e non può
corrispondere alla realtà del mondo
per Eraclito il divenire è un fenomeno reale,
anche se va spiegato attraverso la legge che ne
mostra la logica, e che ci rivela il carattere
unitario della realtà La filosofia di Parmenide sembra condurre a un punto morto
(l’impossibilità per l’uomo di spiegare la realtà del mondo), ma tutti
devono tenere in conto le sue obiezioni per proporre un pensiero
credibile