Max Stirner
fonti: [Link], [Link]
Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt (1806-1856), è stato un filosofo tedesco,
cittadino del Regno di Baviera e di Prussia, fautore di posizioni radicalmente anti-stataliste,
improntate all'individualismo, l'egoismo etico, il nichilismo e su una primordiale
concettualizzazione di anarchia. Stirner ha avuto molti ammiratori (anarchici, futuristi,
nicciani, antipolitici e perfino fascisti) e detrattori o critici che lo accusarono di opportunismo,
come i comunisti o i liberali e gli anarco-capitalisti, secondo cui non rispettava l'individuo e
risultava utile a «dittatori», «conquistatori», «guerrafondai», «delinquenti» e «parassiti pseudo-
rivoluzionari»; i religiosi che lo tacciarono di filo-libertinismo per il suo ateismo immoralista.
Giovane esponente della sinistra hegeliana, poi distaccatosene a causa del loro imperante
idealismo, Stirner viene generalmente ritenuto un precursore dell'esistenzialismo ateo, del
nichilismo e dell'anarco-individualismo, sebbene il suo anarchismo, in senso stretto, non sia
propriamente da intendersi come una qualche ideologia a sbocco movimentista, in quanto le
sue idee furono prettamente individualiste. In vita, descritta coma schiva e modesta, per cui
Fritz Mauthner lo definì un semplice «ribelle interiore», che parla per sé e non incita a
compiere alcuna azione, non adoperò il termine anarchico per autodefinirsi o per designare il
suo pensiero. Più che chiedere o impegnarsi attivamente per l'abolizione dello Stato, egli
semplicemente ne rifiuta filosoficamente la pretesa legittimità. Il suo pensiero esercitò una
certa influenza sul movimento anarchico organizzato a partire dal secolo successivo. Viene
qualche volta associato all'egoismo psicologico (ossia l'idea secondo cui ogni individuo faccia
qualsiasi azione, anche altruistica, per un mero fine egoistico), ma questa ipotesi fu rigettata
dallo stesso Stirner.
Principalmente nel suo opus magnum, intitolato L'Unico e la sua proprietà, Stirner sostiene
come le religioni e le ideologie siano sostanzialmente fondate su superstizioni, denunciando
dunque come tali il comunismo, il liberalismo, il nazionalismo, il socialismo, lo statalismo e
l'umanesimo, anche se in realtà non si esprime in totale contrasto con essi. Egli mantiene
comunque una minima parte di etica e altruismo, se l'egoista ritiene giusto associarsi con altri.
Lo Stato, come ogni organismo autoritario, è invece il nemico naturale dell'individuo. Tuttavia
nell'ideologia stirneriana egli può servirsene, aggirandone le regole fino a che ne ha bisogno,
cosa che separa Stirner dalle concezioni liberali, proprio come il suo anticapitalismo,
alternativo a ogni concezione socioeconomica borghese.
Stirner rimane tuttora al centro di un dibattito diffuso e animato, con un'ampia letteratura
secondaria che compare in tedesco, italiano, francese e spagnolo mentre in inglese vi sono solo
interventi che sottolineano le interpretazioni anarchica ed esistenzialista del suo pensiero.
Infatti il pensiero di Stirner ha cominciato ad avere effetto sulla filosofia politica solo a partire
dagli inizi del XX secolo sia nell'anarchismo anticapitalista sia altrove, come nel fascismo o
talvolta anche nell'anarco-capitalismo di matrice libertariana, nel miniarchismo1 liberale e
nell'individualismo senza ulteriori aggettivi, sottolineando spesso l'enfasi posta dallo stesso
Stirner sull'importanza della proprietà e dell'individuo, ma secondo molti erroneamente.
1
Il minarchismo (conosciuto anche come miniarchismo e minimal-statismo) è una filosofia politica libertariana. È
variatamente definita da diverse interpretazioni, ma in senso stretto abbraccia l'idea dell'esistenza di uno Stato
(contrariamente all'anarchia), le cui uniche funzioni sono solo atte a legittimare la protezione degli individui da
aggressioni, furti, violazioni di contratti e frodi, che le uniche funzioni governative legittime sono i militari, la
polizia e le corti. In un senso più ampio, all'interno di funzioni anche quelle della protezione civile, le prigioni, i
corpi esecutivi e le legislature come uniche funzioni governative legittime. Questi Stati sono generalmente definiti
"Stati minimi" o "Guardiani notturni". I minarchisti affermano che lo Stato non ha alcune autorità nell'usare il suo
monopolio per interferire nelle libere transazioni tra gli individui, e vede in questo l'unica responsabilità per
assicurare che siano salvaguardati i contratti tra individui e proprietà, attraverso un sistema di corti legali e forze
dell'ordine. I sostenitori di questa ideologia credono generalmente che un approccio laissez-faire nell'economia sia
il migliore nell'assicurare la prosperità economica.
1
Se Ludwig Feuerbach prima di lui aveva criticato Georg Wilhelm Friedrich Hegel e la
religione poiché sottraevano all'uomo il suo primato di essere sensibile e sociale, Stirner va
oltre, utilizzando la stessa dialettica hegeliana, contendendo il campo al materialismo dialettico
e storico di Karl Marx e Friedrich Engels. A suo avviso Feuerbach cerca ancora l'essenza
dell'uomo, così come Hegel, innalzando al posto del divino la natura umana come essere
supremo, rendendo la tirannia divina ancora più potente, essendo questa immanente e non
trascendente come la divinità cristiana. Questa critica è estesa a vari membri della sinistra
hegeliana che avevano concezioni differenti del concetto di natura umana (dal concetto di
cittadinanza a quello di lavoro umano), ma che tutti vedevano come qualcosa di superiore.
L'io però non è l'uomo e secondo Stirner si deve superare l'uomo in generale poiché l'io è un
Unico, un essere irripetibile e irriducibile che non si deve lasciare sottomettere o
strumentalizzare da scopi o fini che non siano i propri e a causa dei quali non sarebbe più
padrone di sé stesso. Stirner pone l'individuo (né buono né cattivo, ma semplicemente sé
stesso, spogliato di ogni struttura) al centro del mondo di ognuno e questo individuo si
assoggetta a regole altrui solo se lo ritenga conveniente per sé, se può avere dei vantaggi o
evitare degli svantaggi (come rischiare la vendetta di altri individui), altrimenti è soggetto solo
alle proprie leggi personali. La libertà per essere veramente tale non può derivare da una
concessione altrui, ma essere il frutto di una propria conquista: «Si può perdere la libertà, ma la
libertà spetta solo a noi». Questa è una scelta revocabile che si presenta all'individuo in ogni
momento della sua vita e questi deve avere la proprietà della libertà perché non basta dirsi
liberi, l'io deve poter fare o non fare ciò che desidera. A Stirner non interessa realizzare l'ideale
della libertà, quello a cui punta è di avere la libertà, l'uomo diventa libero se riesce a sottoporre
la libertà al proprio volere; e non basta l'ideale e in questa concezione l'altruismo risulta essere
solo un egoismo mascherato, come nella natura stessa. Tuttavia egli non accetta pienamente
l'egoismo psicologico.
Un individuo è effettivamente libero solo se spetta a lui decidere se e quando limitare la propria
libertà per fini a lui propri. Il fatto stesso di avere interazioni con altri individui rende infatti
impraticabile la libertà assoluta perché la libertà di un individuo non può coincidere con quella
di un altro. L'importante per Stirner è che l'interazione e il conseguente sacrificio in termini di
libertà costituisca una libera scelta da parte dell'individuo, finalizzata a una maggiore utilità per
sé medesimo non altrimenti realizzabile. Il rifiuto di Stato, Chiesa, religioni, istituzioni o
società non è dovuto al fatto che tali entità limitano la libertà, quanto al fatto che la limitano
per fini che non appartengono all'Unico (se egli è in disaccordo con essi). Di fronte al singolo
tutto ciò che è in suo potere si connota come proprietà di esso, una proprietà estendibile tanto
quanto è il potere in possesso dell'Unico. Stirner giunge a divinizzare l'Unico: «L'uomo non ha
bisogno di Dio, perché egli solo è Dio di sé stesso. Il suo interesse deve essere rivolto al suo
"esclusivo" benessere.» (da L'Unico e la sua proprietà, trad. E. Zoccoli)
Dal punto di vista delle istituzioni politiche non vi può essere alcun rapporto tra istituzioni e
libertà dell'individuo. Il diritto, non essendo frutto della volontà dell'individuo, si pone al di
fuori della sua individualità in quanto è stato elaborato con strumenti che esulano da essa.
Poiché i diritti gli sono concessi e non sono atto della propria libertà, ciò basta a Stirner per
considerarli un qualcosa che la imbriglia in quanto non è l'Unico che si appropria dei diritti
perché questi sono qualcosa che gli altri concedono, importa poco se questa concessione
avvenga a opera di pochi, uno o molti. Si tagliano così i ponti anche con una concezione
politica ultrademocratica in quanto la società democratica pretende anch'essa di annettere
automaticamente tutti gli individui a prescindere dalla loro volontà. Un Unico può accettare
anche la democrazia, ma solo se gli conviene farlo e se ne ha la volontà. L'unica forma di
collettività accettabile per Stirner è difatti un'associazione di egoisti nella quale ciascun Unico
entra solo per il proprio tornaconto. Un'associazione di tale tipo sarebbe basata sulla
convergenza revocabile di più egoismi per scopi ben precisi.
"Io ho fondato la mia causa su nulla!" Questa affermazione apre e conclude il libro di Stirner,
con essa l'autore sintetizza la sua filosofia: la filosofia dell'egoismo, del singolo,dell'unico; "Io
che al pari di Dio e dell'umanità sono il nulla di ogni altro, io che sono il mio tutto,io che sono
2
l'unico!" Max Stirner con la sua opera distrugge tutta la filosofia del suo tempo, detronizza
Hegel e Feuerbach sbattendoli nel più profondo degli abissi; per Stirner le idee, in quanto non
sono materia, non possono esistere realmente, e quindi critica Hegel, il quale diceva che è tutto
un'idea, e critica Feuerbach, accusandolo del fatto di aver soltanto dato un altro volto a Dio,
ovvero di averlo chiamato uomo (umanizzato) e Bauer. Nel suo libro Stirner punta il dito
contro tutto ciò che gli sta intorno, la Chiesa, lo Stato, i liberali etc… È la vera "filosofia del
martello", che non si fa alcun scrupolo a far tramontare completamente alcune delle tesi degli
altri filosofi del suo tempo e non solo. Stirner nel suo scritto inneggia all'egoismo, alla
individualità propria e assoluta; incoraggia gli uomini alla ribellione (insurrezione) perché essa
deriva da uno stato di insoddisfazione e malcontento di sé e non alla rivoluzione, perché essa
sarebbe qualcosa di organizzato, di politico. Inoltre inneggia all'insurrezione poiché essa non
vuole cambiare la costituzione vigente bensì annientarla, al contrario della rivoluzione, che
vorrebbe solo cambiarla. Stirner è stato guardato con sgarbo da Chiesa e Stato: c'è chi lo
credeva addirittura il male fatto persona; ma in realtà egli era un ribelle interiore, un teorico.
Nelle sue circa 380 pagine, "L'Unico e la sua proprietà" combatte contro tutto ciò che sta al di
sopra dell'egoista, dell'unico; nelle parole di Stirner si sente palesemente quella voglia di
rivincita da parte dell'uomo singolo, questo concetto si esprime così: "riconduci l'io da dov'è
nato, ovvero in te stesso, e non alienarlo in Dio o nell'umanità".
Stirner vuole valorizzare l'uomo singolo ed anche la proprietà (al contrario del comunismo che
vorrebbe invece abolirla), ed infatti leggiamo nella sua opera: "valorizza la tua proprietà!"
L'Unico e la sua proprietà si può sintetizzare - per quanto questo sia possibile, vista la sua mole
del libro - negli ultimi sprazzi di inchiostro dello scritto: "Proprietario del mio potere sono io
stesso, e lo sono nel momento in cui so di essere unico. Nell'Unico il proprietario stesso rientra
nel suo nulla creatore, dal quale è nato. Ogni essere superiore a me stesso, sia Dio o l'uomo,
indebolisce il sentimento della mia unicità e impallidisce appena risplende il sole di questa
mia consapevolezza. Se io fondo la mia causa su di me, l'unico, essa poggia sull'effimero,
mortale creatore di sé che se stesso consuma, e io posso dire: Io ho fondato la mia causa su
nulla." L'anarchia può però essere appannaggio tanto delle sinistre quanto delle destre ed è per
questo che se la Sinistra, ispirandosi a Bakunin, mira all'individualismo come estrema libertà,
la Destra, invece, (ispirandosi a Stirner) tende all'individualismo come superiorità del singolo
sulle masse. In L'unico e la sua proprietà, Stirner arriva a sostenere che ad esistere è solo
l'individuo e ciò che per lui conta è, paradossalmente, solo lui stesso; tutto il resto (le cose, gli
animali e perfino gli altri uomini) è solo uno strumento per l'affermazione di sé. Il mondo
stesso viene concepito come strumento volto ad attuare la realizzazione del singolo. Se Kant ha
riconosciuto (nella Critica della ragion pratica) che nell'uso strumentale che facciamo delle
persone non possiamo non tenere presente che esse hanno un valore intrinseco, Stirner dice che
l'unico fine, l'unico valore per noi stessi, paradossalmente, siamo noi stessi e tutti gli altri sono
semplici mezzi per realizzare i propri fini.
Stirner non ha trovato particolare favore presso la critica filosofica. Se ha incontrato una certa notorietà,
ciò è avvenuto nell'ambito ideologico. Il suo nome fa parte ormai della cerchia dei classici teorici
dell'anarchismo, i cui esponenti principali agiscono più o meno nel decennio 1840-1850. Negli Stati
Uniti J. Warren, in Francia P. J. Proudhon, in Germania lo stesso Stirner, in Russia M. Bakunin e più
tardi, l'altro grande, P. Kropotkin. Ma bisogna anche dire che questo appropriarsi di Stirner da parte
degli anarchici è andato ben al di là delle intenzioni stesse di Max Stirner, che non ha mai avuto alcuna
intenzione di fondare una scuola di pensiero né tantomeno di tracciare guide ed indicazioni a
chicchessia:la sua dimensione dell'individualismo, dell'egoismo, termine questo da lui ampliato ed
ingigantito fino a diventare un valore e una vera categoria di pensiero nonché un atteggiamento
complessivo verso tutte le manifestazioni della vita e della realtà, ha trovato una connotazione sociale
soltanto nella concezione da lui teorizzata, e neanche tanto intensamente proposta, della Unione dei
Liberi, che deriva dalla frequentazione a Berlino del circolo intellettuale dei Liberi, appunto, alle cui
riunioni e discussioni movimentate partecipò lo stesso Engels (e fu lì che Engels fece degli schizzi a
matita dei partecipanti, e a lui si deve l'unica immagine conosciuta dello stesso Stirner, l'essenziale
profilo a matita conosciuto da tutti i lettori dell'autore).