Canova
Canova
In seguito alla riforma di Costantino, avviata nel 309 d.C. e completamente attuata nel 324 d.C., lo Stato romano
utilizzò un sistema monetario trimetallico, basato sul primato dell’oro e sulla coesistenza di nominali aurei,
argentei e bronzei. L’uso delle monete d’oro e d’argento era limitato ad alcuni settori economici,
quali il pagamento delle imposte e grosse transazioni commerciali e per tale motivo era garantito dallo Stato un
alto standard di purezza della lega e una stabile continuità ponderale. Al contrario i nominali di bronzo, utilizzati per
le necessità quotidiane soprattutto dal popolo, subivano notevoli e continui svilimenti ponderali e di lega, in parte
dovuti alle abbondanti produzioni. Inoltre, le costanti aggiunte di piombo in questi ultimi fanno in modo che il termine
“bronzo” identifichi, per quest’epoca, una vasta gamma di leghe a base di rame.
Nel presente lavoro sono state esaminate 46 monete bronzee di età tardo imperiale (in parte ufficiali e in parte
imitazioni d’epoca), chiamate nummi, appartenenti a un gruzzolo monetale di circa 560 esemplari,
risalenti al III, IV e soprattutto V sec. d.C., rinvenuto ad Aquileia presso l’area dei fondi ex Cossar (domus di Tito Macro)
nel 2011. Tutti gli esemplari sono stati sottoposti a fluorescenza X e a spettroscopia a dispersione
di energia su una porzione non alterata del tondello. Uno dei campioni (n. 45), classificato come un’imitazione d’epoca,
è stato prescelto per l’indagine metallografica sulla sezione (OM-RL, SEM-EDS), allo scopo di individuarne la tecnologia
produttiva. I risultati evidenziano che per tutti gli esemplari è stata impiegata una lega Cu-Sn, con alti tenori di
piombo, mentre la struttura metallografica del campione n. 45 indica che la moneta, dopo solidificazione, ha subito una
deformazione plastica non spinta; queste indicazioni risultano in linea con dati già noti in letteratura per monete coeve.
Contesto archeologico probabile proprietario. Questa domus viene costruita nel corso
I reperti numismatici, oggetto di questo studio, sono stati del I secolo a.C. con un impianto articolato e fastoso che
rinvenuti ad Aquileia duranti gli scavi effettuati nel 2011 presso prevedeva un atrio di ingresso, secondo la moda architettonica
i fondi ex Cossar. Il recupero è avvenuto in uno degli ambienti italica, e un grande cortile circondato da un corridoio chiuso
della domus romana detta di Tito Macro dal nome del suo e finestrato. Il proprietario era uno dei ricchi commercianti
aquileiesi che faceva dell’attività mercantile la base della sua
fortuna. Tale considerazione è supportata dalla scoperta di ricchi
C. Canovaro pavimenti musivi e dalle decorazioni parietali della casa. La casa
Dipartimento di Geoscienze, inizia a mutare il suo aspetto nel corso del IV secolo d.C., quando
Università di Padova, Via Gradenigo 6, affronta profonde ristrutturazioni, e soprattutto durante il V
35131 Padova secolo, quando viene progressivamente modificata e gli ambienti
subiscono notevoli trasformazioni, anche di carattere funzionale.
Inoltre, le stanze ricevono nuovi pavimenti che obliterano le
M. Asolati, J. Bonetto
originali superfici musive.
Dipartimento di Beni Culturali, Il gruzzolo monetale è stato scoperto all’interno di uno dei
Università di Padova, Piazza Capitaniato 7, riporti di terreno, che venne a sovrapporsi ai pavimenti più
35139 Padova antichi, ed è composto da circa 560 esemplari risalenti al III, IV e
soprattutto V sec. d. C. La maggior parte di essi sono imitazioni
I. Calliari del V secolo d.C., omogenei per modalità produttive e spesso
per tipologia; inoltre, tra le imitazioni, sono documentati anche
Dipartimento di Ingegneria Industriale, numerosi legami di conio che confortano l’ipotesi che queste
Università di Padova, via Marzolo 9, monetine non abbiano avuto una diffusione molto ampia e
35131 Padova che la loro fabbrica vada plausibilmente situata nella stessa
Aquileia, forse nella stessa domus. Le monete ufficiali si datano
entro il 435 d.C., ma numerosi indizi (presenza di numerose elettronica a scansione. L’analisi morfologica (elettroni
monete tosate, andamento ponderale delle imitazioni, alcune retrodiffusi, BSE) e la microanalisi EDS sono state effettuate,
tipologie imitative) sono sintomi di fenomeni monetari più tardi come per le monete abrase, con tensione di 25 kV, corrente di
e inducono a sospettare che il piccolo tesoro sia stato interrato 250 pA e distanza di lavoro di mm 22. La composizione chimica
nei decenni successivi alla conquista della città da parte di Attila (semiquantitativa) è stata ottenuta con correzione ZAF.
(552 d.C.). L’occasione di analizzare parte di queste monete, Il protocollo d’indagine, basato su analisi XRF e SEM-EDS, è
soprattutto i numerosi esempi di imitazioni, è doppiamente stato sviluppato con lo scopo di risolvere questioni inerenti ai
importante, poiché la loro provenienza archeologica unitamente processi produttivi che coinvolgono emissioni di monete ufficiali
all’eventualità che questi siano frutto di una fabbrica locale e imitative di V secolo, tenendo, però, in considerazione il
offrono la rara opportunità di localizzare puntualmente nello grande valore storico-archeologico del ritrovamento. Inoltre, la
spazio l’impiego di specifiche tecniche produttive. combinazione di tecniche metallografiche e analisi SEM-EDS ha
permesso l’osservazione della microstruttura del campione n. 45
Materiali e metodi consentendo di verificare se le produzioni imitative impiegassero
In questo studio sono state esaminate 46 monete bronzee d'età processi di lavorazione e materiali comparabili a quelli usati nelle
tardo imperiale, chiamate genericamente nummi; di queste, 12 zecche ufficiali.
sono esemplari ufficiali, mentre le rimanenti 34 sono imitazioni
d’epoca. Le caratteristiche pondometriche registrate per ciascuna Risultati e discussione
moneta evidenziano un diametro compreso tra 14 e 8 mm e un Analisi XRF e SEM-EDS.
peso mediamente inferiore a 1 g. Tutti i campioni considerati Le analisi XRF, preliminarmente effettuate sul dritto e sul rovescio
appaiono leggibili, pur presentando sulla superficie patine di di ciascuna moneta, rivelano che tutti i campioni sono costituiti
alterazione di diversa morfologia e consistenza. da una lega Cu-Sn, con alti tenori di piombo. Il grafico in Fig. 2
Inizialmente, tutti i campioni sono stati sottoposti, su entrambe evidenzia percentuali di piombo variabili, ma che mediamente
le facce, a indagine superficiale con fluorescenza X (XRF, Spectro si attestano intorno al 42%. Tali composizioni risultano essere
X-labPro). Nonostante i suoi limiti, questa tecnica è stata poco attendibili da un punto di vista tecnologico poiché una lega
impiegata nella prima fase dell’indagine per preservare il valore bronzea di questo tipo sarebbe poco lavorabile, estremamente
storico dei campioni in esame; infatti, era necessario avere una fragile e soggetta a usura.
prima indicazione sulla composizione della lega senza causare
danneggiamenti. Successivamente, tutti i campioni sono stati
sottoposti a una leggera abrasione sul bordo, di circa 1 mm2,
allo scopo di eliminare gli strati superficiali affetti da corrosione
e poter analizzare la lega originaria tramite microscopia
elettronica a scansione (SEM, Leica Cambridge Stereoscan
440) in combinazione con un sistema per microanalisi EDS
(Edax FALCON FEI). Delle 46 monete messe a disposizione per
le indagini, il campione n. 45 (Fig. 1), un’imitazione di AE4
risalente al V sec. d.C., è stato scelto per essere sottoposto ad
approfondite indagini microstrutturali.
Tab. 1 - Risultati riguardanti la composizione (wt.%) del campione n. 45 a confronto con la composizione media
di monete ufficiali coniate in Occidente.
Composition (wt.%) of sample n. 45, obtained through different techniques in comparison with the average composition
of official coins minted in the West Empire.
A supporto di quanto espresso, le micrografie delle sezioni del escludere. Infine, la presenza di molteplici porosità testimoniano
campione indagato hanno evidenziato un’elevata disomogeneità la fluidità della lega, che, in fase di solidificazione, ha inglobato
tra diverse aree della moneta (Fig. 4a), motivo per cui l’abrasione aria creando così i vuoti che si vedono nell’immagine SEM-BSE
superficiale in questo caso è meno attendibile di altri casi circa (Fig. 4a-b).
la rappresentatività della zona analizzata, soprattutto per quanto In aggiunta alle analisi SEM-EDS, l’osservazione al microscopio
riguarda il contenuto di piombo. ottico della sezione lucida del campione n. 45 ha permesso,
Prendendo in considerazione i risultati ottenuti sulla sezione del grazie all’attacco con cloruro ferrico [15], di ottenere maggiori
campione n. 45, è possibile affermare che la lega utilizzata è informazioni sulla microstruttura e, di conseguenza, sulla
bronzea con elevati tenori di piombo (42%). L’immagine SEM- tecnologia di produzione. A conferma di quanto emerso finora, in
BSE (Fig. 4b-c) mostra una distribuzione non omogenea del Fig. 4d si notano spiccate linee di incrudimento all’interno delle
piombo (aree bianche), nella soluzione solida rame e stagno, dendriti, identificando un avvenuto processo di deformazione
fenomeno che si verifica in quanto il piombo, non solubile nel plastica post-fusione, senza ricottura, associabile al solo colpo
rame in fase solida, è il metallo con il punto di fusione più basso di conio.
tra quelli utilizzati e solidificando per ultimo va a occupare gli Tramite il confronto con quanto noto in letteratura per le emissioni
spazi intradendritici. La conformazione dei noduli di piombo ufficiali di V secolo di zecche occidentali [6; 10; 12], è possibile
suggerisce, quindi, la scarsa lavorazione subita dal tondello dopo affermare che anche la produzione di imitazioni era il frutto di
la preparazione per fusione e la colata in stampo; inoltre, il solo una tecnologia seriale e molto frettolosa, con l’unica differenza
colpo di conio potrebbe essere responsabile delle molteplici crepe dell’impiego di una lega maggiormente ricca di piombo, dovuta
evidenti in sezione (Fig. 4a) in quanto una lega così composta probabilmente alla volontà di risparmiare stagno.
è estremamente fragile e una lavorazione per battitura è da
Fig. 4 - Immagini SEM-BSE: (a) panoramica del campione n. 45, (b) immagine a 120X e (c) a 500X. Le aree bianche rispecchiano il
piombo. (d) Sezione lucida del campione n. 45 con attacco con cloruro ferrico (FeCl3). Sono evidenti le reminescenze dendritiche e le
linee di incrudimento.
SEM-BSE images: (a) overview of the sample n. 45, (b) image at 120X and (c) at 500X. The white areas correspond to lead. (d)
Sample n. 45 cross-section, etched (ferric chloride, FeCl3). Dendritic structure and slip lines are evident.
Metallographic characterization
of late roman imperial coins from Aquileia.
Keywords: Metallography - Roman Imperial coins - copper and bronze.
The monetary system of the Roman Empire underwent a widespread variability, phenomenon that testifies a saving
a considerable number of changes during the reign of of this element in favor of an addition of more lead. Only
Constantine. A new weight standard was employed for gold in two cases (samples n. 2 and 3), marked by an arrow in
and new denominations were added to silver. Even bronze Fig. 3, amount of tin below 5% were recorded. These low
coinage was subjected to major reforms, characterized by a percentages support the classification of the specimens as
steady decline in size and weight. official nummi coined in an Eastern mint by Theodosius II
In this paper the attention is focused on 46 late Roman (425-ca.435 AD), confirming the numismatic hypothesis [12].
Imperial bronze coins,which are part of a wider hoard found In Tab.1 the bulk and the surface compositions (wt.%), for the
in Aquileia, in the archaeological area named “Fondi ex sample n. 45, determined by XRF, EDS on abraded portion and
Cossar”. Among the coins under investigation,12 are official EDS on cross-section, are reported. The disagreement between
issues and 34 are imitations. XRF and SEM results are due to thickness and morphology of
First, all samples were analyzed by non-destructive XRF (XRF, the corrosion layer, as mentioned above. The values obtained
SpectroX-labPro) to obtain preliminary information about the by EDS on the abraded portion and on the cross-section are
alloy; then, using SEM-EDS (Leica Cambridge Stereoscan 440 both reliable to the bulk composition.
coupled to Edax FALCON FEI) on a small abraded portion Micrographs exhibited large flattened grains, evidences of the
of each coins (1 mm2) more detailed microanalyses were original cast microstructure with dendritic segregation; some
performed. In addition, an imitation of AE4 (sample n. 45, slip lines were detected, confirming the plastic deformation
Fig.1) was selected and its metallographic cross-section (Fig. 4d). In Fig. 4b-c, BSE images showed the directional
investigated by light microscopy (Leica DM 100) and by SEM- preference of Pb. Comparing these evidencesto those
EDS analyses. This choice was intended to evaluate possible highlighted for official coinsissued in western mints during
connections with official issues already studied [6; 10; 11]. the 5th century [6; 10, 11;12], it is clear that the technology
For EDS compositional acquisition, SEM was set at 25 kV and for the imitation production was not different. The hypothesis
semi-quantitative determination of element concentration is that the flans were obtained by solidification in the mould
was carried out with the ZAF standardless correction. and then hammered to the desired thickness. But, because of
The obtained XRF data did not reflect the true composition of the high amount of lead making the bronze brittle, the plastic
the sample but only the surface layer composition of material deformation was necessarily weak. At the same time, the
[4; 5; 6]. The alloy for all samples was identified as a bronze, employment of this alloy suggests a possible metal recycling,
with high amount of lead on the first layers attributable probably statuary [16], since for the blanks production in
to Pb preferential migration toward the surface during the refractory moulds it was necessary a very fluid alloy. It is
solidification process in the mould [1; 2]. Moreover, it is well impossible, however, to determine with certainty if lead was
know that the progressive decuprification occurred during the due to remelting or if its addition was a method to lower the
burial period leaded to a misrepresentation of the real value melting temperature and save the tin.
of tin in the alloy [14]. These considerations are particularly interesting in the
On the abraded portion, EDS analysis revealed a reliable archaeological field, extending the possibility of a local
Cu:Sn ratio, representative of the original alloy. The Sn content production of all imitation coins of the hoard. Up to 425
between 2% and 5%, shown in Fig. 3, identified an official A.D., Aquileia was an official Mint and it is possible that the
western production (green circles) and a quite strict control technological know-how remained in that area for decades,
by the Mint of production [7; 8; 9; 10; 12; 13]. Conversely, until the foundation of a imitative factory.
the imitative coins (in red) showed a lower tin content and