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Storia della metallurgia

Analisi metallografica di monete bronzee tardo


imperiali scavate ad Aquileia
C. Canovaro, M. Asolati, I. Calliari, J. Bonetto

In seguito alla riforma di Costantino, avviata nel 309 d.C. e completamente attuata nel 324 d.C., lo Stato romano
utilizzò un sistema monetario trimetallico, basato sul primato dell’oro e sulla coesistenza di nominali aurei,
argentei e bronzei. L’uso delle monete d’oro e d’argento era limitato ad alcuni settori economici,
quali il pagamento delle imposte e grosse transazioni commerciali e per tale motivo era garantito dallo Stato un
alto standard di purezza della lega e una stabile continuità ponderale. Al contrario i nominali di bronzo, utilizzati per
le necessità quotidiane soprattutto dal popolo, subivano notevoli e continui svilimenti ponderali e di lega, in parte
dovuti alle abbondanti produzioni. Inoltre, le costanti aggiunte di piombo in questi ultimi fanno in modo che il termine
“bronzo” identifichi, per quest’epoca, una vasta gamma di leghe a base di rame.
Nel presente lavoro sono state esaminate 46 monete bronzee di età tardo imperiale (in parte ufficiali e in parte
imitazioni d’epoca), chiamate nummi, appartenenti a un gruzzolo monetale di circa 560 esemplari,
risalenti al III, IV e soprattutto V sec. d.C., rinvenuto ad Aquileia presso l’area dei fondi ex Cossar (domus di Tito Macro)
nel 2011. Tutti gli esemplari sono stati sottoposti a fluorescenza X e a spettroscopia a dispersione
di energia su una porzione non alterata del tondello. Uno dei campioni (n. 45), classificato come un’imitazione d’epoca,
è stato prescelto per l’indagine metallografica sulla sezione (OM-RL, SEM-EDS), allo scopo di individuarne la tecnologia
produttiva. I risultati evidenziano che per tutti gli esemplari è stata impiegata una lega Cu-Sn, con alti tenori di
piombo, mentre la struttura metallografica del campione n. 45 indica che la moneta, dopo solidificazione, ha subito una
deformazione plastica non spinta; queste indicazioni risultano in linea con dati già noti in letteratura per monete coeve.

Parole chiave: METALLOGRAFIA - NUMISMATICA - RAME E BRONZO - Monetazione di V secolo d.C.

Contesto archeologico probabile proprietario. Questa domus viene costruita nel corso
I reperti numismatici, oggetto di questo studio, sono stati del I secolo a.C. con un impianto articolato e fastoso che
rinvenuti ad Aquileia duranti gli scavi effettuati nel 2011 presso prevedeva un atrio di ingresso, secondo la moda architettonica
i fondi ex Cossar. Il recupero è avvenuto in uno degli ambienti italica, e un grande cortile circondato da un corridoio chiuso
della domus romana detta di Tito Macro dal nome del suo e finestrato. Il proprietario era uno dei ricchi commercianti
aquileiesi che faceva dell’attività mercantile la base della sua
fortuna. Tale considerazione è supportata dalla scoperta di ricchi
C. Canovaro pavimenti musivi e dalle decorazioni parietali della casa. La casa
Dipartimento di Geoscienze, inizia a mutare il suo aspetto nel corso del IV secolo d.C., quando
Università di Padova, Via Gradenigo 6, affronta profonde ristrutturazioni, e soprattutto durante il V
35131 Padova secolo, quando viene progressivamente modificata e gli ambienti
subiscono notevoli trasformazioni, anche di carattere funzionale.
Inoltre, le stanze ricevono nuovi pavimenti che obliterano le
M. Asolati, J. Bonetto
originali superfici musive.
Dipartimento di Beni Culturali, Il gruzzolo monetale è stato scoperto all’interno di uno dei
Università di Padova, Piazza Capitaniato 7, riporti di terreno, che venne a sovrapporsi ai pavimenti più
35139 Padova antichi, ed è composto da circa 560 esemplari risalenti al III, IV e
soprattutto V sec. d. C. La maggior parte di essi sono imitazioni
I. Calliari del V secolo d.C., omogenei per modalità produttive e spesso
per tipologia; inoltre, tra le imitazioni, sono documentati anche
Dipartimento di Ingegneria Industriale, numerosi legami di conio che confortano l’ipotesi che queste
Università di Padova, via Marzolo 9, monetine non abbiano avuto una diffusione molto ampia e
35131 Padova che la loro fabbrica vada plausibilmente situata nella stessa
Aquileia, forse nella stessa domus. Le monete ufficiali si datano

La Metallurgia Italiana - n. 9 2015 43


Memorie

entro il 435 d.C., ma numerosi indizi (presenza di numerose elettronica a scansione. L’analisi morfologica (elettroni
monete tosate, andamento ponderale delle imitazioni, alcune retrodiffusi, BSE) e la microanalisi EDS sono state effettuate,
tipologie imitative) sono sintomi di fenomeni monetari più tardi come per le monete abrase, con tensione di 25 kV, corrente di
e inducono a sospettare che il piccolo tesoro sia stato interrato 250 pA e distanza di lavoro di mm 22. La composizione chimica
nei decenni successivi alla conquista della città da parte di Attila (semiquantitativa) è stata ottenuta con correzione ZAF.
(552 d.C.). L’occasione di analizzare parte di queste monete, Il protocollo d’indagine, basato su analisi XRF e SEM-EDS, è
soprattutto i numerosi esempi di imitazioni, è doppiamente stato sviluppato con lo scopo di risolvere questioni inerenti ai
importante, poiché la loro provenienza archeologica unitamente processi produttivi che coinvolgono emissioni di monete ufficiali
all’eventualità che questi siano frutto di una fabbrica locale e imitative di V secolo, tenendo, però, in considerazione il
offrono la rara opportunità di localizzare puntualmente nello grande valore storico-archeologico del ritrovamento. Inoltre, la
spazio l’impiego di specifiche tecniche produttive. combinazione di tecniche metallografiche e analisi SEM-EDS ha
permesso l’osservazione della microstruttura del campione n. 45
Materiali e metodi consentendo di verificare se le produzioni imitative impiegassero
In questo studio sono state esaminate 46 monete bronzee d'età processi di lavorazione e materiali comparabili a quelli usati nelle
tardo imperiale, chiamate genericamente nummi; di queste, 12 zecche ufficiali.
sono esemplari ufficiali, mentre le rimanenti 34 sono imitazioni
d’epoca. Le caratteristiche pondometriche registrate per ciascuna Risultati e discussione
moneta evidenziano un diametro compreso tra 14 e 8 mm e un Analisi XRF e SEM-EDS.
peso mediamente inferiore a 1 g. Tutti i campioni considerati Le analisi XRF, preliminarmente effettuate sul dritto e sul rovescio
appaiono leggibili, pur presentando sulla superficie patine di di ciascuna moneta, rivelano che tutti i campioni sono costituiti
alterazione di diversa morfologia e consistenza. da una lega Cu-Sn, con alti tenori di piombo. Il grafico in Fig. 2
Inizialmente, tutti i campioni sono stati sottoposti, su entrambe evidenzia percentuali di piombo variabili, ma che mediamente
le facce, a indagine superficiale con fluorescenza X (XRF, Spectro si attestano intorno al 42%. Tali composizioni risultano essere
X-labPro). Nonostante i suoi limiti, questa tecnica è stata poco attendibili da un punto di vista tecnologico poiché una lega
impiegata nella prima fase dell’indagine per preservare il valore bronzea di questo tipo sarebbe poco lavorabile, estremamente
storico dei campioni in esame; infatti, era necessario avere una fragile e soggetta a usura.
prima indicazione sulla composizione della lega senza causare
danneggiamenti. Successivamente, tutti i campioni sono stati
sottoposti a una leggera abrasione sul bordo, di circa 1 mm2,
allo scopo di eliminare gli strati superficiali affetti da corrosione
e poter analizzare la lega originaria tramite microscopia
elettronica a scansione (SEM, Leica Cambridge Stereoscan
440) in combinazione con un sistema per microanalisi EDS
(Edax FALCON FEI). Delle 46 monete messe a disposizione per
le indagini, il campione n. 45 (Fig. 1), un’imitazione di AE4
risalente al V sec. d.C., è stato scelto per essere sottoposto ad
approfondite indagini microstrutturali.

Fig. 2 - Istogramma di frequenza della percentuale di piombo


(wt.%) rilevata durante le analisi XRF sul dritto e sul rovescio di
ciascuna moneta.
Frequency histogram of Pb-content (wt.%) detected by XRF
analysis on obverse and reverse sides of each coin.

In alcuni casi, ben evidenti in Fig. 2, sono state registrate


sostanziali differenze tra il tenore di piombo registrato sul dritto
Fig. 1 - Foto del dritto e del rovescio dell’esemplare imitativo di e quello del rovescio di uno stesso campione.
V sec. analizzato (Campione n. 45). Questa diversità strutturale all’interno della moneta può essere
Obverse and reverse sides of sample n. 45, an imitative strettamente correlata alla tecnologia produttiva impiegata, in
nummus of 5th century A.D. particolare nel tipo di matrice refrattaria utilizzata per la creazione
dei tondelli e, di conseguenza, come questi fossero orientati
Il campione n. 45 è stato sezionato, inglobato in resina epossidica, durante la solidificazione [1; 2]. La lunga fase d’interramento, con
lucidato, trattato con attacco chimico, per evidenziare le diversità conseguente esposizione ad ambienti corrosivi, può sicuramente
microstrutturali, ed osservato tramite microscopia ottica in aver contribuito ad accentuare questo fenomeno in dipendenza
riflessione (RL-OM, microscopio Leica DM 100) e microscopia dalle condizioni di giacitura.

44 La Metallurgia Italiana - n. 9 2015


Storia della metallurgia

A chiarimento di quanto appena espresso, è opportuno segnalare


che recenti studi di carattere numismatico hanno dimostrato che
l’analisi con fluorescenza X ha il limite di non poter considerare
lo spessore esaminato rappresentativo del bulk, a causa della
frequente presenza di patine e di diverse tipologie di degrado,
formatisi durante la deposizione [3; 4]; inoltre, tale tecnica, in
aggiunta all’incapacità dell’operatore di determinare a priori
quale sia lo spessore delle patine di alterazione, risente di
diversi fattori quali l’impossibilità di calcolare la profondità di
penetrazione e di emissione dei raggi X. È attestato, infatti,
che nel caso di materiali metallici lo spessore che contribuisce
all’emissione X va da 5 a 100 µm [5], profondità solitamente
compromesse da fenomeni di alterazione [6]. Il vantaggio di
questa tecnica, fondamentale nel caso dei beni d’interesse
archeologico, è quello di poter individuare il tipo di lega
impiegata senza compromettere in alcun modo l’oggetto e con Fig. 3 - Scatter plot dei valori di Cu-Sn (wt.%), ottenuti tramite
assoluta rapidità di risposta. analisi EDS su superficie abrasa. In verde sono riportate le
In un secondo momento, per ottenere maggiori informazioni sulla monete ufficiali, mentre in rosso le imitazioni.
composizione della lega, tutti i campioni sono stati sottoposti Scatter plot of Cu-Sn values (wt.%), obtained by EDS analysis
a una leggera abrasione sul bordo e l’area è stata analizzata on abraded surface. Green circles show official coins, while red
tramite EDS. L’asportazione dei primi strati superficiali è stata circles are the imitations.
effettuata con l’intento di effettuare l’analisi su una superficie
non più affetta da patina di alterazione e ottenere un rapporto Indagini microstrutturali
Cu:Sn affidabile e rappresentativo della lega originaria. Tale In Tabella 1 sono riportati i risultati delle analisi cui è stato sot-
dato, secondo King et al. [7], è da considerarsi un parametro toposto il campione n. 45 (XRF, EDS dopo sola abrasione e EDS
discriminante per distinguere le emissioni occidentali, con tenori sulla sezione), a confronto con la composizione media attestata in
di stagno maggiori del 5%, rispetto all’ambito orientale, dove se letteratura per le emissioni ufficiali occidentali [7; 8; 9;10; 12; 13].
ne utilizzavano concentrazioni minori. L’analisi XRF ha evidenziato un tenore di stagno maggiore nello
L’osservazione del grafico in Fig. 3 permette di notare come le strato superficiale rispetto alle analisi SEM-EDS, sia su superficie
emissioni ufficiali, in verde, siano caratterizzate da un intervallo abrasa, sia in sezione: questo fenomeno molto probabilmente è
ristretto di tenori di stagno, compreso tra 2% e 7%, molto dovuto al contatto della moneta con il terreno dove in combina-
probabilmente controllato dalla zecca di emissione. Al contrario, zione con gli acidi e l’acqua si ha una migrazione preferenziale
gli esemplari imitativi (in rosso) mostrano una variabilità diffusa dello stagno verso la superficie, mentre il rame va in soluzione
nelle percentuali di stagno, con la tendenza al risparmio di tale a causa della decuprificazione, ossia della dissoluzione selettiva
elemento in favore di un’aggiunta più consistente di piombo. del rame accompagnata da un processo interno di ossidazione.
Il confronto con analisi di monete bronzee di V secolo evidenzia La stabilità dello strato di alterazione è dovuta alla formazione
che, per la maggior parte delle emissioni ufficiali in esame, i di una rete di composti di stagno che svolgono una funzione co-
valori ottenuti ricadono nell’intervallo di distribuzione delle esiva con migrazione di cationi di rame verso l’esterno e anioni
concentrazioni tipiche delle monete di produzione occidentale dell’elettrolita verso l’interno [14]. Lo spessore coinvolto è dell’or-
[7; 8; 9; 10; 11]. Solamente in due casi (campioni n. 2 e n. 3), dine di 50-100 µm e ciò giustifica il fatto che le analisi XRF non
contrassegnati in Fig. 3 da una freccia, sono stati registrati possono essere, come si è già detto, rappresentative dell’interno.
tenori di stagno ben al di sotto del 5%. Le basse percentuali Inoltre, si osserva che i dati EDS per rame e piombo su superficie
di Sn (3,8% e 2,1%, rispettivamente) confermano e supportano abrasa si discostano di qualche punto percentuale da quelli otte-
le ipotesi numismatiche in quanto questi esemplari sono stati nuti con l’analisi dei campioni inglobati. Per avere dati attendibili
classificati come nummi ufficiali coniati in una zecca orientale da sulla la reale composizione della moneta è opportuno effettuare
Teodosio II (425-ca.435 d.C.) [12]. le analisi SEM-EDS su campioni sezionati e di cui è possibile os-
servarne la struttura, più o meno eterogenea.

Tab. 1 - Risultati riguardanti la composizione (wt.%) del campione n. 45 a confronto con la composizione media
di monete ufficiali coniate in Occidente.
Composition (wt.%) of sample n. 45, obtained through different techniques in comparison with the average composition
of official coins minted in the West Empire.

XRF SEM (sezione) SEM (abrasi) Media Monete occidentali


Cu 44 54,8 69,8 76,3
n.45 Sn 8 2,9 2,3 6,1
Pb 47,9 42,2 27,9 16,8

La Metallurgia Italiana - n. 9 2015 45


Memorie

A supporto di quanto espresso, le micrografie delle sezioni del escludere. Infine, la presenza di molteplici porosità testimoniano
campione indagato hanno evidenziato un’elevata disomogeneità la fluidità della lega, che, in fase di solidificazione, ha inglobato
tra diverse aree della moneta (Fig. 4a), motivo per cui l’abrasione aria creando così i vuoti che si vedono nell’immagine SEM-BSE
superficiale in questo caso è meno attendibile di altri casi circa (Fig. 4a-b).
la rappresentatività della zona analizzata, soprattutto per quanto In aggiunta alle analisi SEM-EDS, l’osservazione al microscopio
riguarda il contenuto di piombo. ottico della sezione lucida del campione n. 45 ha permesso,
Prendendo in considerazione i risultati ottenuti sulla sezione del grazie all’attacco con cloruro ferrico [15], di ottenere maggiori
campione n. 45, è possibile affermare che la lega utilizzata è informazioni sulla microstruttura e, di conseguenza, sulla
bronzea con elevati tenori di piombo (42%). L’immagine SEM- tecnologia di produzione. A conferma di quanto emerso finora, in
BSE (Fig. 4b-c) mostra una distribuzione non omogenea del Fig. 4d si notano spiccate linee di incrudimento all’interno delle
piombo (aree bianche), nella soluzione solida rame e stagno, dendriti, identificando un avvenuto processo di deformazione
fenomeno che si verifica in quanto il piombo, non solubile nel plastica post-fusione, senza ricottura, associabile al solo colpo
rame in fase solida, è il metallo con il punto di fusione più basso di conio.
tra quelli utilizzati e solidificando per ultimo va a occupare gli Tramite il confronto con quanto noto in letteratura per le emissioni
spazi intradendritici. La conformazione dei noduli di piombo ufficiali di V secolo di zecche occidentali [6; 10; 12], è possibile
suggerisce, quindi, la scarsa lavorazione subita dal tondello dopo affermare che anche la produzione di imitazioni era il frutto di
la preparazione per fusione e la colata in stampo; inoltre, il solo una tecnologia seriale e molto frettolosa, con l’unica differenza
colpo di conio potrebbe essere responsabile delle molteplici crepe dell’impiego di una lega maggiormente ricca di piombo, dovuta
evidenti in sezione (Fig. 4a) in quanto una lega così composta probabilmente alla volontà di risparmiare stagno.
è estremamente fragile e una lavorazione per battitura è da

Fig. 4 - Immagini SEM-BSE: (a) panoramica del campione n. 45, (b) immagine a 120X e (c) a 500X. Le aree bianche rispecchiano il
piombo. (d) Sezione lucida del campione n. 45 con attacco con cloruro ferrico (FeCl3). Sono evidenti le reminescenze dendritiche e le
linee di incrudimento.
SEM-BSE images: (a) overview of the sample n. 45, (b) image at 120X and (c) at 500X. The white areas correspond to lead. (d)
Sample n. 45 cross-section, etched (ferric chloride, FeCl3). Dendritic structure and slip lines are evident.

46 La Metallurgia Italiana - n. 9 2015


Storia della metallurgia

Conclusioni sulla composizione del materiale, mentre non sono attendibili i


Il presente caso di studio ha preso in esame campioni provenienti dati quantitativi. Tuttavia questo tipo di analisi fornisce preziose
da scavi recenti e ancora oggetto di approfondimento da parte informazioni circa il tipo di lega che compone la moneta senza
degli archeologi; per questo motivo, dato il valore storico intrinseco doverla sottoporre ad analisi distruttive; è quindi consigliabile
dei campioni, non è stato possibile sottoporre i campioni ad valutare con attenzione i risultati ottenuti tramite la fluorescenza
analisi distruttive. Solo il campione n. 45 è stato sezionato con X evitando speculazioni sugli aspetti quantitativi.
l’intento di ottenere informazioni sulla tecnologia di produzione L’applicazione di sistemi micro-invasivi, quali l’abrasione
di imitazioni di monete romane imperiali, operando un confronto superficiale, cui sono stati sottoposti i campioni per poterli
con quanto noto in letteratura per le emissioni ufficiali. osservare con il microscopio elettronico a scansione è
Il tipo di lega che costituisce le monete analizzate è una lega un’operazione consigliabile in situazioni analoghe: i risultati
binaria Cu-Sn, con alti tenori di piombo. Per quanto riguarda le ottenuti sono più rappresentativi di quelli con analisi XRF, ma
emissioni ufficiali, i valori sono compatibili con la composizione restano meno validi di quelli acquisiti sezionando i campioni,
chimica media di esemplari bronzei di V secolo prodotti in poiché sono influenzati dall’eterogeneità microstrutturale, in
Occidente; solo in due casi la percentuale di stagno si attesta questo caso fortemente condizionata dalla presenza di grossi
sotto al 5%, confermando le ipotesi numismatiche di produzione noduli di piombo segregati in fase di solidificazione.
orientale.
In queste monete, come già affermato, sono presenti percentuali BIBLIOGRAFIA
di piombo che porterebbero a supporre che il metallo impiegato [1] A. FINETTI, Numismatica e tecnologia, La Nuova Italia
derivi da un riciclo di altri oggetti di bronzo, oppure che sia stata Scientifica, Roma (1987).
utilizzata una lega tipica della grande statuaria [16] perché, [2] G. VELENIS, A Mint in the Ancient Agora of Thessaloniki,
per la produzione di tondelli in matrici refrattarie, più o meno in Charakter. Aphieroma ste Manto Oikonomidou,
articolate, era necessario che la lega avesse un ampio intervallo Athina (1996), pp. 187-193.
di solidificazione e fosse molto fluida. È impossibile, comunque, [3] M. MILAZZO, Analisi XRF nelle applicazioni
determinare con certezza se le aggiunte di piombo siano dovute archeometriche, in A. CASTELLANO, M. MARTINI, E.
a rifusione oppure a un sistema per abbassare la temperatura SIBILIA (a cura di) Elementi di Archeometria. Metodi fisici
di fusione o per risparmiare lo stagno, metallo più prezioso del per i beni culturali, Egea, Milano (2002).
piombo. [4] M. RODRIGUES, M. SCHREINER, M. MELCHER, M.
Ad ogni modo, le spiccate somiglianze tra le leghe delle GUERRA, J. SALOMON, M. RADTKE, M. ALRAM, N.
monete ufficiali occidentali dei campioni analizzati, oppure SCHIDEL, X-RaySpectrom., vol.41 (2012), pp. 416-424.
note in letteratura, e di molte delle imitazioni esaminate del [5] M. COWELL, Coin Analysis by Energy Dispersive X-Ray
ripostiglio di Aquileia dimostrano una sostanziale contiguità Fluorescence Spectrometry. Metallurgy in Numismatic,
tra le tecniche impiegate in sedi ufficiali occidentali e in sedi vol. IV (1998).
imitative, con un’evidente dipendenza tecnologica delle seconde [6] C. CANOVARO, I. CALLIARI, M. ASOLATI, F. GRAZZI,
da manifatture imperiali. Questo risulta particolarmente A. SCHERILLO, Appl. Phys. A, vol. 113 (4), (2013), pp.
interessante a livello archeologico, soprattutto in relazione 1019-1028.
all’eventualità che le imitazioni del gruzzolo (tutte o in larga [7] E. KING, D.M. METCALF, J.P. NORTHOVER, Revue
parte) siano state prodotte localmente. Aquileia fu, infatti, sede Numismatique (1996), pp. 54-76.
di una zecca ufficiale, emittente anche monete bronzee fino al [8] H. MATTINGLY, Numismatic Chronicles (1946), pp. 167-
425 d.C., e non è escluso che le conoscenze tecnologiche qui 173.
sviluppate siano rimaste radicate nel territorio per decenni, fino [9] J. LALLEMAND, Etudes Numismatiques (1965), pp. 49-
all’attivazione di una fabbrica imitativa. 87.
La microstruttura del campione sezionato (n. 45) è compatibile [10] M. ASOLATI, Praestantia nummorum. Temi e note di
con l’ipotesi che i tondelli fossero ricavati da globetti di metallo numismatica tardo antica e alto medievale, Padova
solidificati e rifiniti dal solo colpo di conio per imprimere le (2012), pp. 187-227.
immagini di dritto e rovescio sul tondello; infatti, la deformazione [11] C. CANOVARO, I. CALLIARI, S. GOTTARDELLO, M.
plastica cui è soggetto il tondello non poteva essere troppo ASOLATI, La Metallurgia Italiana n. 2 (2011), pp. 21-25.
spinta, poiché il particolare tipo di lega Cu-Sn, ricca in piombo [12] J.P.C. KENT, The Roman Imperial Coinage, X, The Divided
(circa 42%), diveniva fragile e soggetta a rottura. Il processo di Empire and the fall of the Western Parts (AD 395-491),
martellatura è testimoniato non solo dall’orientazione parallela Spink and Son Ltd, London (1994).
alle due facce della moneta dei noduli di piombo e dalla loro [13] J. LALLEMAND, Supplement Helinum (1968), pp. 22-41.
forma appiattita, memoria di un processo di fusione, ma anche [14] L. ROBIOLA, R. PORTIER, Journal of Cultural Heritage, Vol
dalla presenza di linee d’incrudimento emerse durante lo studio 7(1),(2006), pp. 1-12.
metallografico. [15] D.A. SCOTT, Metallography and microstructures of
È opportuno sottolineare che l’impiego di indagini XRF su ancient and historic metals, J. Paul Getty Trust, Singapore
campioni di questo tipo ha i limiti discussi in precedenza, con il (1991).
risultato di restituire valori di piombo notevolmente sovrastimati. [16] J. RIEDERER, La composizione delle leghe dei grandi
Il confronto con i dati ottenuti tramite analisi SEM-EDS su sezione bronzi romani, Nuova Immagine Editrice, Siena (1999).
consente di concludere che l’analisi XRF offre solo dati indicativi

La Metallurgia Italiana - n. 9 2015 47


Memorie

Metallographic characterization
of late roman imperial coins from Aquileia.
Keywords: Metallography - Roman Imperial coins - copper and bronze.

The monetary system of the Roman Empire underwent a widespread variability, phenomenon that testifies a saving
a considerable number of changes during the reign of of this element in favor of an addition of more lead. Only
Constantine. A new weight standard was employed for gold in two cases (samples n. 2 and 3), marked by an arrow in
and new denominations were added to silver. Even bronze Fig. 3, amount of tin below 5% were recorded. These low
coinage was subjected to major reforms, characterized by a percentages support the classification of the specimens as
steady decline in size and weight. official nummi coined in an Eastern mint by Theodosius II
In this paper the attention is focused on 46 late Roman (425-ca.435 AD), confirming the numismatic hypothesis [12].
Imperial bronze coins,which are part of a wider hoard found In Tab.1 the bulk and the surface compositions (wt.%), for the
in Aquileia, in the archaeological area named “Fondi ex sample n. 45, determined by XRF, EDS on abraded portion and
Cossar”. Among the coins under investigation,12 are official EDS on cross-section, are reported. The disagreement between
issues and 34 are imitations. XRF and SEM results are due to thickness and morphology of
First, all samples were analyzed by non-destructive XRF (XRF, the corrosion layer, as mentioned above. The values obtained
SpectroX-labPro) to obtain preliminary information about the by EDS on the abraded portion and on the cross-section are
alloy; then, using SEM-EDS (Leica Cambridge Stereoscan 440 both reliable to the bulk composition.
coupled to Edax FALCON FEI) on a small abraded portion Micrographs exhibited large flattened grains, evidences of the
of each coins (1 mm2) more detailed microanalyses were original cast microstructure with dendritic segregation; some
performed. In addition, an imitation of AE4 (sample n. 45, slip lines were detected, confirming the plastic deformation
Fig.1) was selected and its metallographic cross-section (Fig. 4d). In Fig. 4b-c, BSE images showed the directional
investigated by light microscopy (Leica DM 100) and by SEM- preference of Pb. Comparing these evidencesto those
EDS analyses. This choice was intended to evaluate possible highlighted for official coinsissued in western mints during
connections with official issues already studied [6; 10; 11]. the 5th century [6; 10, 11;12], it is clear that the technology
For EDS compositional acquisition, SEM was set at 25 kV and for the imitation production was not different. The hypothesis
semi-quantitative determination of element concentration is that the flans were obtained by solidification in the mould
was carried out with the ZAF standardless correction. and then hammered to the desired thickness. But, because of
The obtained XRF data did not reflect the true composition of the high amount of lead making the bronze brittle, the plastic
the sample but only the surface layer composition of material deformation was necessarily weak. At the same time, the
[4; 5; 6]. The alloy for all samples was identified as a bronze, employment of this alloy suggests a possible metal recycling,
with high amount of lead on the first layers attributable probably statuary [16], since for the blanks production in
to Pb preferential migration toward the surface during the refractory moulds it was necessary a very fluid alloy. It is
solidification process in the mould [1; 2]. Moreover, it is well impossible, however, to determine with certainty if lead was
know that the progressive decuprification occurred during the due to remelting or if its addition was a method to lower the
burial period leaded to a misrepresentation of the real value melting temperature and save the tin.
of tin in the alloy [14]. These considerations are particularly interesting in the
On the abraded portion, EDS analysis revealed a reliable archaeological field, extending the possibility of a local
Cu:Sn ratio, representative of the original alloy. The Sn content production of all imitation coins of the hoard. Up to 425
between 2% and 5%, shown in Fig. 3, identified an official A.D., Aquileia was an official Mint and it is possible that the
western production (green circles) and a quite strict control technological know-how remained in that area for decades,
by the Mint of production [7; 8; 9; 10; 12; 13]. Conversely, until the foundation of a imitative factory.
the imitative coins (in red) showed a lower tin content and

48 La Metallurgia Italiana - n. 9 2015

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