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Processo A Roma 1

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348 Unità 8

Il processo b gsbinsieni
vhasruipon
Processo pubblico e processo privato
I Romani regolavano diversamente il diritto pubblico lo criminale) e il diritto privato, di-
stinguendo, di conseguenza, anche i processi tra iudicia publica e iudicia privata.
Per usare le parole di Domizio Ulpiano, giurista vissuto tra il ll e il l sec. d.C., "Il diritto
pubblico è quello che riguarda l'ordinamento dello Stato, il diritto privato quello che per-
tiene all'utilità dei singoli".
Nello speci co, i delicta privata offendevano il singolo individuo, il quale poteva richiedere
tutela di fronte al magistrato. Una volta avviata lazione giudiziaria, la parte offesa era
detta actor ("attore"- de nizione ancora oggi utilizzata nel processo civile italiano), men-
tre colui che era ritenuto responsabile era detto reus ("reo" - espressione oggi utilizzata
solo nel processo penale; nel processo civile, invece, colui che si presume responsabile
viene tecnicamente chiamato "convenuto").
I crimina publica, invece, anche se commessi ai danni di un singolo, mettevano in pericolo
lintera collettività, destando una preoccupazione generale. Per questa ragionė, i crimini di
stampo penale comportavano l'iniziativa processuale non da parte della singola persona
offesa, ma da parte di chi rappresentava l'interesse comune della civitas, con la conseguen-
za che anche l'effettiva esecuzione della pena era controllata rigorosamente dallo Stato.

Il processo privato
Il processo privato, in origine, era de nito come "il diritto che riguarda l'azione", cioè
l'iniziativa giudiziaria promossa dalla parte offesa: in altre parole, l'azione dava inizio alla
lite lin latino lis, litis), al termine della quale il magistrato decideva chi avesse ragione e
chi torto.
Come scrive il giurista Gaio (Il sec. d.C.), le prime azioni giudiziarie praticate dagli antichi
erano chiamate legis actiones, ed erano caratterizzate da solenni formalità.
Proprio per questo, ciascuna parte era assistita da un procurator ad litem, una sorta di
awocato che discutevae difendeva le ragioni del proprio assistito, utilizzando un linguag-
gio tecnico adeguato.
I tecnicismi adottati, infatti, erano talmente rigorosi da poter in uenzare l'esito del pro-
cesso: è vero, infatti, che si poteva perdere un processo pur avendo ragione, se si sba-
gliava 'uso delle parole richieste dalla legge. Per fare un esempio, proprio Gaio racconta
come un cittadino romano, le cui viti erano state illecitamente tagliate da un altro, avesse
perso una causa, dal momento che la legge parlava letteralmente di "alberi" e non, nello
speci co, di "viti".
L'espressione legis actio, non a caso, signi ca "azione fondata su una legge" e, quindi,
su una regola speci ca e inderogabile, che come tale doveva essere scrupolosamente
OSservata.
Nel processo romano, dungue, assumeva una rilevanza fondamentale il rito, che ri-
chiedeva l'uso di parole predeterminate, le cosiddette certa verba: espressioni solenni
pronunciate davanti al magistrato e al popolo, che rispecchiavano la legge invocata per
ottenere tutela, parole consacrate dalla tradizione, immutabili e rituali. Cosi, la pronun-
cia sbagliata - anche di una sola parola - poteva determinare, indipendentemente dalle
ragioni della parte in causa, la perdita del processo.
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Cultura e civiltà 349

Il processo per legis actiones prevedeva due fasi:una prima fase in iure e una successi-
vaapud iudicem. Nella prima, il magistrato individuava la legge applicabile, vale a dire
quellache meglio si adattava al caso concreto, senza giudicare quale delle parti potesse
avere ragione; nella seconda, un privato cittadino scelto tra i boni viri, cioè fra coloro che
qodevano della reputazione di fedeli servitori delle leggi e dello Stato, giudicava nel me-
rito pronunciando una sentenza di condanna o di assoluzione.
Nelcorso del tempo, tuttavia, 'eccessivo rigore delle legis actiones fu sostituito dal pro-
cesso formulare, meno solenne rispetto al sistema precedente, al ne di evitare situa-
zioniche, benché formalmente corrette, potessero dar luogo a vere e proprie ingiustizie.
Anche il processo formulare si articolava in due fasi, ma si caratterizzava per una fase in
iurepiù approfondita, nella quale il magistrato poteva anche decidere per la non prose-
cuzionedel processo apud iudicem.
Nel processo formulare, da certa verba, le parole divennero concepta verba, vale a dire
parole certamente elaborate: si trattava di parole che non dovevano ripetere letteral-
mente il testo di legge, ma potevano adattarsi a ciascun caso speci co.
Di seguito, è possibile leggere una formula del 52 d.C., riferita a un caso concreto il ma-
gistrato chiude cosi la fase in iure indicando la legge da applicare nella fase apud iudicem
per la decisione nale

Ea res agetur de sponsione. Ca- Questa lite si tratterà con un'azione giudiziaria
İus Blossius Celadus iudex esto. Si "per la promessa fatta con le solenni parole del-
parret Caium Marcium Saturninum la sponsio". Ne sia giudice Caio Bossio Celado.
Caio Sulpicio Cinnamo HS DCM Se sarà provato che Caio Marcio Saturnino deb-
dare oportere, qua de re agitur, Ca- ba dare a Caio Sulpicio Cinnamo 6.000 sesterzi,
İus Bossius Celadus iudex Caium sul che è intentata l'azione giudiziaria, il giudice
Marcium Saurninum HS DCM Caio Caio Blossio Celado condanni Caio Marcio Satur-
Sulpicio Cinnamo condemnato, si nino per 6.000 sesterzi in favore di Caio Sulpicio
non paret absolvito. ludicare iussit Cinnamo. Se non risulterà provato, lo assolva. Il
PubliusCassius Priscus llvir. Actum duoviro Publio Cassio Prisco ha ordinato di giudi-
Puteolis, Fausto Cornelio Sulla Fe- care. Redatto a Pozzuoli nell'anno del consolato
lice, Quinto Marcio Barca Sodano di Fausto Cornelio Silla Felice e Quinto Marcio
consulibus. Barca Sodano.

lprocessopubblico (o criminale)
A differenza di quello privato, il processo penale, in quanto investito di casi di rilevanza
pubblica, non era af dato a un singolo magistrato, ma a una corte criminale, presieduta
dal pretore, e composta da una giuria mista di cittadini nobili (nobilitas), plebei (tribuni
aerariil e di rango equestre (equites).
Le decisioni della corte erano prese a maggioranza dei voti. Inizialmente palese, il voto del-
la giuria divenne segreto a partire dal 137 a.C.: la procedura consisteva nel porre in un'urna
Una scheda cerata con la lettera A labsolvo] o C (condemno). Al termine della votazione, la
maggioranza delle lettere espresse decretava rispettivamente l'assoluzione o la condanna.
Le pene per i vari crimini erano diverse in relazione alla gravità del fatto commesso e
Consistevano nella condanna a morte, diversamente eseguita in base al reato, nella con-
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350 Unità8

danna ai lavori forzati (in latino: ad minas o ad metalla), nell'esilio (in latino: deportatio in
insula), nella restituzione del mal tolto.
Le pene non erano mai detentive; il diritto romano, infatti, prevedeva in generale la de-
tenzione in carcere o domiciliare solo come misura di pubblica sicurezza, per impedire la
fuga dell'imputato prima della condanna.

LESSICO

Procurator ad litem era una sorta di avvocato, cioè il soggetto che doveva
rappresentare l'attore o il convenuto in un processo e difendere la sua posizione,
mediante l'utilizzo del linguaggio giuridico. Il procurator ad litem doveva gestire l'affare
della persona difesa con lealtà e buona fede.

Boni viri erano semplici privati cittadini, che godevano di un'ottima reputazione
sociale. Secondo Cicerone, il vir bonus è un uomo moderato di grande integrità morale
e un fedele servitore delle leggi e dello Stato.

Tribuni aerarii i tribuni dell'erario erano funzionari dell'antico Stato romano che
avevano il compito di riscuotere i tributi e pagare gli stipendi ai militari. A partire dal
70 a. C., furono immessi anche nelle giurie dei tribunali.

Deportatio in insula consisteva nel con namento, temporaneo o perpetuo, in una


località isolata. Il condannato alla deportatio, oltre alla perdita della cittadinanza,
subiva anche la con sca dei propri beni.

Damnatio ad minas (o ad metalla) era la condanna ai lavori forzati perpetui, in


particolare in miniera. Contemporaneamente, il condannato perdeva lo status di
uomo libero e subiva, oltre alla con sca dei propri beni, anche lo scioglimento del suo
matrimonio.

Le pene
Nella giurisprudenza romana la condanna era commisurata sia al delitto sia alla condi-
zione sociale del colpevole ('uguaglianza di tutti di fronte alla legge è infatti un concetto
moderno).
Gli schiavi e gli stranieri subivano le punizioni più crudeli e umilianti, mentre gli apparte-
nenti all'ordine senatorio o equestre avevano il privilegio di essere esclusi dalle pene ri-
servate alle categorie più umili. Riguardo ai prigionieri di guerra vigeva la consuetudine,
sin dall'età repubblicana no Costantino, che i generali trionfatori offrissero alla plebe di
Roma lo spettacolo del loro massacro.
Le pene capitali per le classi più umili, veri e propri supplizi, avvenivano in genere in pub-
blico ed erano precedute dalla agellazione. Nella mentalità del tempo erano non solo le
giuste pene per un reato commesso, ma anche un esempio che doveva fungere da deter-
rente e una forma di spettacolo offerta al popolo come valvola di sfogo per la sua violenza
latente. E proprio a questo scopo, le esecuzioni capitali diventarono nell'an teatro veri
spettacoli scenogra ci che rappresentavano talvolta episodi mitologici in cui i condannati
erano i protagonisti di eventi tragici.
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Cultura e civiltà 351

Le pene capitali potevano essere comminate tramite:


strangolamento o soffocamento ad opera del carnifex; era una pena riservata anche
alle donne, per le quali era prevista una morte senza spargimento di sangue. Se la
condannata era vergine veniva prima violentata dal carnifex, dal momento che, secon-
do un'antica tradizione, le vergini non potevano essere strangolate:;
decapitazione con la scure, sostituita poi dalla spada;
precipitazione dalla rupe Tarpeia (il dirupo del colle Capitolino), una pena già men-
zionata nelle Leggi delle dodici tavole, per schiavi colpevoli di furto o per rei di falsa
testimonianza

Ai condannati di rango inferiore venivano riservate le pene più dolorose:


- la vivicombustione, la pena dell'ignis, prevista anche dalle Leggi delle 12 tavole;
la croci ssione, la crucis poena che risaliva al tempo delle guerre puniche ed era ri-
servata agli schiavi ribelli (come i 6.000 ribelli seguaci di Spartaco, croci ssi nel 71 a.
C lungo la via Appial, ai colpevoli di gravi reati, sedizionio tradimenti. Degli ultimi due
crimini erano accusati i cristiani che, ri utandosi di riconoscere lautorità dello Stato
e la sua religione, turbavano l'ordine pubblico, infrangendo la pax deorum.
I condannati a questo supplizio atroce e lento rimanevano in vista sulla croce ago-
nizzando anche per diversi giorni come un crudele monito per la comunità. La morte
avveniva per soffocamento a causa della compressione del costato; talvolta, per por-
re ne all'agonia si praticava il crurifragium, la frattura delle ossa delle gambe che,
limitando ulteriormente l'estensione della gabbia toracica, provocava l'insuf cienza
respiratoria;
la damnatio ad bestias, applicata a coloro che avevano commesso i reati più gravi nei
confronti della società o dell'autorità imperiale come brigantaggio, diserzione, assas-
sinio, incendio, rapimento, sacrilegio, crimine che chiamava in causa anche i cristiani,
e falsi cazione monetaria, in quanto appropriazione indebita di proprietà pubblica.
I primi damnati ad bestias furono prigionieri di guerra: nel 167 a.C. Emilio Paolo, re-
duce dalla vittoria sul re macedone Perseo, fece calpestare dagli elefanti i disertori
dell'esercito romano di nazionalità straniera, in occasione dei ludi che offrì ad Amphi-
polis dopo la battaglia di Pidna.
Più di ogni altra pena, questo tipo di condanna si risolveva spesso in veri e propri
spettacoli pubblici che si celebravano negli an teatri e comprendevano talora delle
rievocazioni di scene mitologiche dagli allestimenti sfarzosi: il poeta Marziale (40 ca.-
104 d.C.J nel Liber de spectaculis riferisce di riproduzioni dei miti di Prometeo a cui
un'aquila (in questo caso un orso) rodeva il fegato, di Dedalo (straziato anche lui da un
orso), di Orfeo che con il proprio canto ammansiva le ere.

Allinizio del IV secolo e condanne alla crux e ad bestias vennero progressivamente abolite
per l'evidente riferimento a Cristo e ai martiri cristiani. Rimase invece la vivicombustione
e anzi questo supplizio registrò un sensibile aumento, dovuto anche all'allargamento del
numero dei crimini cosi puniti.
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352 TEMI DI
Educazionecivica
AY COSTITUZIONE,
DIRITTO,
LEGALITÀ

Il processo
Le leggi, le norme e la produzione giuridica elaborate nei secoli dai giuristi romani furono rac-
colte all'inizio del VI sec. d.C., per ordine dell'imperatore bizantino Giustiniano, nel Corpus iuris
civilis. Il diritto romano è alla base del nostro diritto privato e del diritto comune europeo costitu-
isce tuttora un momento fondamentale degli studi di giurisprudenza e sui suoi principi si fonda
la nostra civiltà giuridica.
Grandissima è anche l'in uenza del latino sul lessico giuridico dell'italiano; inoltre numerose
parole o espressioni latine sono usate anche in altri Paesi, talvolta pronunciate all'iinglese.

Il processo oggi Una funzione fondamentale dello Stato è quella giurisdizionale, che, attra-
verso lo strumento del processo, attua quanto espresso dall'art. 24 della Costituzione, relativo
al diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti: «...La difesa è diritto inviolabile in ogni
stato e grado del procedimento». Questo articolo sancisce anche il diritto di ogni cittadino di po-
tersi difendere e di essere rappresentato davanti al giudice da un avvocato, indipendentemente
dalla sua situazione economica, sociale e culturale.
Per consentire una gestione ef cace della giustizia, l'attività giurisdizionale è suddivisa in tre
settori: civile, penale e amministrativo.
In tutte tre le tipologie si giunge alla decisione del giudice attraverso una procedura complessa e
articolata de nita processo, durante il quale le parti interessate e il giudice cercano di ricostru-
ire lo svolgimento dei fatti e di individuare le norme giuridiche da applicare al caso speci co. Il
processo si conclude con una sentenza.

Il processo civile l processocivile riguarda lecontroversieche sorgono in materia di diritto


tra privati cittadini; per esempio, i risarcimenti dei danni, le liti di condominio, le controversie di
lavoro, le separazioni e i divorzi ecc.
L'individuazione del giudice competente a dirimere la controversia è stabilita
secondo regole
precise: il valore della causa, cioè l'importo economico della controversia, il tipo di materia,
l'oggetto della lite, il luogo dove deve svolgersi il processo. In base a questi elementi, i processi
possono svolgersi dinanzi a Giudici di pace, Tribunali, Corti d'Appello e Corte di Cassazione nei
diversi gradi di giudizio.
Il processo civile comincia attraverso un documento, detto atto di citazione, con cui l'attore, cioè
chi intende procedere in giudizio cita (da qui il nome dell'atto) davanti al giudice un'altra parte,
chiamata convenuto. In questo atto l'attore descrive lo svolgimento dei fatti e le norme giuridi-
che che secondo lui devono essere applicate, allega documenti e chiede di ascoltare eventuali
testimoni. L'atto di citazione viene consegnato al convenuto attraverso la noti cazione: questo
passaggio è particolarmente importante, perché chiunque sia coinvolto in un procedimento deve
esserne informato e cosciente. Il convenuto può costituirsi in giudizio, per difendersi con le sue
argomentazioni o non costituirsi; in questo caso viene detto contumace e il processo continuerà
in sua assenza.
Le parti e i loro avvocati si incontrano davanti al giudice nel palazzo di giustizia durante varie
udienze. Al termine del processo, il giudice emette una sentenza che dev'essere motivata e ha
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TEMI DI EDUCAZIONE CIVICA 353
valore di legge tra le parti, cioè deve essere obbligatoriamente rispettata. Se una delle parti non
ne condivide il contenuto, può ricorrere in appello davanti ad un altro giudice.

Il processo penale Quando a essere danneggiati sono i diritti della persona (il diritto alla
vita, alla salute, i diritti patrimoniali e le libertà personali) si entra nell'ambito del diritto penale.
I procedimenti penali riguardano tutti i comportamenti illeciti, considerati dallo Stato come reati
(omicidi, violenze sulle persone, minacce, furti, evasione scale, abbandono di ri uti ecc.)
Il diritto penale rientra, a sua volta, nel diritto pubblico, in quanto la violazione dei diritti tutelati
è talmente grave da porre in pericolo l'ordine e la sicurezza del resto della collettività e prevede
percio l'intervento dello Stato come parte del processo. In questi casi, le parti sono il pubblico
ministero labbreviato PM), che rappresenta lo Stato, e l'imputato, che è il soggetto accusato di
aver danneggiato i diritti di un membro della comunità.
Inoltre è previsto che la parte danneggiata dal comportamento attribuito all'imputato possa co-
stituirsi parte civile, nell'intendo di ricevere il risarcimento dei danni prodotti dal reato, il rim-
borso delle spese di giudizio e l'eventuale restituzione dei beni.
Ilprocesso penale inizia in seguito alla notizia di reato, che può consistere in un rapporto degli organi
di polizia o nella denuncia di un cittadino. IL PM, venuto a conoscenza di un reato, deve obbligatoria-
mente procedere per individuare il responsabile; nel diritto penale, infatti, vige l'obbligatorietà dell'a-
zione, a differenza del processo civile in cui l'attore è libero di iniziare o meno un processo.
IL PM procede af dando alla polizia giudiziaria l'incarico di effettuare le indagini per individuare i
responsabili del reato. I sospettati devono essere informati,attraverso una comunicazione, detta
avviso di garanzia, che consente loro di preparare ed esporre le loro difese. Al termine delle in-
dagini e dopo aver sentito i vari soggetti coinvolti, il PM può decidere di archiviare il. procedimento
(cioè concluderlo senza procedere nei confronti di nessuno) o di attivare il processo davanti al giu-
dice competente. Sulla base del reato commesso, il giudizio può svolgersi davanti a Giudici di pace,
Tribunali, Corti d'Appello, Corti d'Assise, Corti d'Assise d'Appello e, in ne, Corte di Cassazione.

Il processo amministrativo Il processo amministrativo si occupa delle controversie nelle


quali lo Stato è una delle parti. Ha per oggetto atti amministrativi, cioè emessi dalla Pubblica
Amministrazione, dei quali si contesta la legittimità, cioè la conformità alla legge, o l'opportuni-
tà, cioè il merito, delle scelte alla base dell'atto.
Il giudice amministrativo può annullare l'atto o confermarne la validità; per esempio, assegna
O nega la concessione di costruire un dehors a un bar o di allargare la propria spiaggia a uno
stabilimento balneare.

Attività
1. Il lessico giuridico è ricco di termini di chiara derivazione latina. Spiega il signi cato e l'etim
logia delle seguenti parole ed evidenzia le eventuali differenze semantiche rispetto alle paro
latine da cui hanno avuto origine
pena capitale - detentiva - ergastolo - grazia - indulto - prescrizione - alibi - concussione - esto
sione - doloso - colposo - preterintenzionale - arbitrato - querela - perizia - incidente probatori
2. Documentati su quando è stata istituita e abolita la pena di morte in Italia.
3. Documentati sulla pena di morte nel mondo: in quali paesi è stata abolita e quando; in quali pae
è tuttora ammessa o praticata e con quali metodi.

Sitogra a
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