Menandro
Menandro
MENANDR
Il maggior esponente della commedia nuova nasce ad Atene nel 342 a.C. da una famiglia
agiata. Sembra sia stato in contatto con Teofrasto e con Demetrio Falereo (350-285 a.C.),
il quale era riuscito a instaurare ad Atene un regime di dispotismo illuminato tra il 317 e
il 307 a.C., ispirandosi al modello della citt ideale teorizzato dalla scuola peripatetica.
Tra le altre personalit che in uiscono sulla opera di Menandro vi inoltre il losofo
Epicuro (341-271/270 a.C.)
Esordisce in teatro a soli venti anni, rappresentando l’Ira. Pur non ottenendo grandi
riconoscimenti dai concittadini, Menandro non smette mai di essere legato ad Atene,
ri utando gli inviti dei sovrani d’Egitto e Macedonia che, al contrario, comprendono ben
presto il talento del commediografo
Durante il secolo XX vengono scoperti diversi frammenti di Menandro. Nel 1957 gli scavi
hanno portato alla luce il manoscritto contenente l’unica opera intera a nostra
disposizione, Il bisbetico. Altri ritrovamenti consentono di ricostruire frammenti di
commedie rinvenuti in precedenza, o di trovare frammenti di altre commedie, come nel
caso de Il doppio ingannatore. Purtroppo alcune opere di Menandro rimangono lacunose
(Il Sicionio e L’odiato)
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Caratteristiche del teatro di Menandro.
La commediogra a di Menandro si muove tra continuit e innovazione; presenta
alternanza di elementi seri e scherzosi, intenti morali e comicit tradizionale; tralascia i
contenuti politici per concentrarsi su vicende private e quotidiane
La commedia menandrea si presenta strutturata in cinque atti, intervallati dal coro che
intrattiene gli spettatori con l’esecuzione di brani: si tratta di veri e propri intermezzi privi
di legame con la trama della commedia. Altra novit la chiusura della quarta parete che
invece in Aristofane permetteva la compartecipazione diretta del pubblico allo spettacolo.
In Menandro quindi manca il coinvolgimento del pubblico nell’intreccio e nelle battute:
pubblico e spettacolo restano su livelli separati
Menandro trasforma i vecchi personaggi della commedia antica in maschere sse e
canonizzate (vecchio bisbetico, soldato innamorato, misantropo, cuoco ciarliero, medico
straniero, schiavo impressionabile) e segue l’evoluzione psicologica dei personaggi in
chiave decisamente realistica, dando spazio a emozioni e sentimenti positivi, sotto
l’in usso del teatro di Euripide. La cifra veramente caratterizzante il teatro di Menandro
l’imitazione della vita: la sua commedia verr de nita da Cicerone (106-43 a.C.) ‘specchio
della vita’ (speculum consuetudinis, imago veritatis). Il mondo latino infatti adotter
Menandro come modello d’ispirazione indiscusso
L’uomo menandreo pieno di speranze, ma anche vulnerabile; i personaggi, in quanto
individui, non sono esenti da vizi, ma, pur nella loro mediocrit , sono portatori di valori
condivisibili. Si tratta di un teatro che rispecchia una societ fragile, sempre esposta alla
volubilit del caso, ossia della Tyche, personi cazione sulla scena dell’imprevedibilit
degli eventi umani. Il teatro menandreo punta alla ri essione piuttosto che alla risata,
o rendo un’interpretazione ottimistica della realt
Il poeta sviluppa vicende amorose private e familiari, a volte persino in termini intimistici:
spesso accade che due innamorati, ostacolati o separati da eventi casuali e imprevedibili,
riescono dopo molti equivoci a coronare il loro sogno d’amore e a ritrovare la felicit . Le
vicende infatti si sviluppano in un intreccio unitario approdando sempre a un lieto ne
Dal punto di vista formale, una delle caratteristiche della commedia nuova la presenza
del prologo informativo. Menandro vi ricorre con una variet di forme: monologo di
divinit , monologo di un personaggio chiave, scene monologiche o dialogiche seguite da
un intervento di divinit a carattere espositivo. Dal punto di vista stilistico, Menandro
risulta autore di un teatro esclusivamente recitato, usando uno stile quasi prosastico e
servendosi di gesti e voce per accrescere la credibilit dei personaggi rappresentati. La
recitazione ancora in versi, ma viene adottato un linguaggio vicino a quello della
conversazione familiare, al ne di riprodurre al meglio le forme e gli stilemi del parlato
senza pi riferimenti scurrili o doppi sensi osceni
Il bisbetico.
Una delle prime commedie di Menandro, caratterizzata da una particolare mescolanza di
amarezza e comicit , e composta dall’autore in giovane et , presenta non poche
incongruenze e imperfezioni
Il protagonista Cnemone, un vecchio bisbetico, solitario e arrogante, si avvia verso la
strada del ravvedimento. La redenzione del vecchio costituisce il lone narrativo
principale, ma nell’intreccio gioca un ruolo non meno importante anche il triangolo
costituito dalla glia di Cnemone, da Sostrato — il rampollo di una buona famiglia — e da
Gorgia, il fratellastro della ragazza. L’intervento della dea Agnia, personi cazione
dell’Ignoranza, contribuisce a chiarire gli equivoci e a portare a buon ne la vicenda,
causata appunto dall’ignoranza dei fatti
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Bisbetico, 1-1
PAN: «Dovete gurarvi che questo luogo sia File nell’Attica; il ninfeo da dove sono uscito
l’illustre santuario dei Filasii, contadini capaci di coltivare anche le pietre. Il podere alla
destra di Cnemone, un misantropo, collerico con tutti, che non ama la gente. Ma che
dico «la gente»? Da quando nato non ha mai scambiato volentieri una parola con
nessuno, non ha mai rivolto per primo la parola a nessuno, tranne a me quando mi
passava davanti, costretto dalla vicinanza. E subito dopo se ne pentiva, lo so benissimo.
Con questo carattere, ha sposato una vedova, con un glio ancora piccolo dal primo
marito, e con lei litigava non solo tutto il giorno, ma la maggior parte della notte. Una vita
da cani»
Bisbetico, 57-6
CHEREA: «In queste cose, Sostrato, io mi comporto cos : se qualche amico mi chiama in
aiuto perch innamorato di un’etera, gliela rapisco e gliela porto; m’inebrio, do fuoco,
non sento ragione. Non mi importa indagare chi sia, la deve avere e basta. Questo perch
l’indugio fa aumentare la passione, che, invece, se si fa presto a soddisfarla, nisce
altrettanto presto. Ma se si parla di una ragazza libera, e di matrimonio, allora sono tutto
diverso. Mi informo della famiglia, dei beni, dei caratteri, perch a seconda di come me
ne occupo lascio al mio amico un ricordo destinato a durare per tutta la vita»
[Trad. G. Paduano
La ragazza tosata.
Di questa commedia conosciamo solo cinque brani, corrispondenti a cinquecento versi in
totale. Essa testimonia il processo di maturazione dell’autore, ormai pi accorto nel
descrivere la psicologia dei personaggi e nel seguire lo schema dell’intreccio tipico della
commedia nuova: equivoco iniziale, rivalit in amore, riconoscimento nale
Giovani protagonisti di questa commedia sono i due fratelli Moschione e Glicera che,
abbandonati in fasce dai genitori, crescono lontani l’uno dall’altra. La sola a esserne
consapevole Glicera, diventata concubina del soldato Polemone. Si tratta di una novit
rilevante, dato che solitamente nessuno dei protagonisti al corrente dei fatti. Moschione
per , ignaro di tutto, si innamora della sorella. Quando Polemone si accorge
dell’accaduto, per gelosia decide di tagliare i capelli della giovane, cos da renderla meno
attraente. A questo punto Glicera rivela la verit alla madre adottiva di Moschione e,
grazie all’intervento del vicino di casa Pateco, che altri non se non il padre dei due
ragazzi, la vicenda si scioglie con un doppio matrimonio: quello di Glicera e Polemone e
quello di Moschione e di una sposa trovatagli da Pateco
L’arbitrato.
Si narra di due sposi che rischiano di separarsi per sempre. Carisio, dopo aver scoperto
che la moglie Pan le aveva partorito un glio, frutto di una violenza subita prima delle
nozze, va a vivere con un’etera, la autista Abrotono
Menandro qui privilegia l’analisi psicologica dei personaggi. Non la Tyche a determinare
tutti gli avvenimenti: il destino o re solo l’occasione giusta per il riconoscimento, mentre
i protagonisti sono i veri arte ci della propria vita e non semplici marionette nelle mani
della divinit . La sensibilit dell’autore particolarmente evidente in quest’opera, dove
l’etera a permettere il congiungimento degli sposi, dando prova della sua nobile indole
Lo scudo.
In questa commedia, di cui conosciamo circa cinquecento versi, Menandro elabora
intrecci spettacolari con colpi di scena, travestimenti e sviluppi inattesi
Il servo frigio Davo il motore dell’azione. Quando egli porta lo scudo di Cleostrato,
morto in battaglia, l’avaro Smicrine si attiva per sposare la nipote, sorella ed erede unica
del defunto. Un’astuzia di Davo conduce per allo smascheramento della meschinit
umana e al trionfo dei buoni sentimenti
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La ragazza di Samo.
Anche di questa commedia si conservano solo circa settecento versi. L’intreccio
complesso e ricco di equivoci si sviluppa intorno a una violenza sessuale subita durante
le celebrazioni religiose in onore di Adone
L’etera Criside di Samo, una donna di grande spessore umano, d nome alla commedia.
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