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Peon menue tie)
Orfeo ed Euridice
. lalstorfa:del poetaciniusteists Orfeo e del gue viaggioagl
LEGGERAT > tnteri per riportare alta vita Euridice, la donna che ama e
che da pachi giorni édiventata sua moglie. Si trata
di uno dei miti pits famosi e complessi del!'antichita classica: i temi che tocca,
come la funzione dellarte o I'invincibilita della morte, sono importantie
significativi ancora oggi e continuamente riproposti nella pittura, nella musica
e nella narrativa.
ee musica di Orfeo non era solo quella di corde che vibrano, ma anche
quella che il legno della lira! aveva succhiato in acqua ¢ in terra, ascol-
tato in pioggia e vento, quando era un albero vive [..] Quel mattino Orfeo
suonava e cantava con grazia ancora pid grande: da tre giomni era spaso
di Euridice, ¢ la sua felicita non smetieva di crescere, Cosi cantava Orfeo,
accompagnandosi con la lira:
Euridice, mia sposa,
rosa leggera e chiara,
amica rara e vera,
frutto-fiore felice,
amica, viva luna...
Non soltanto, come sempre accadeva, passant ¢ servitori smettevano ogni
azione, incantati; non soltanto, come spesso aceadeva, uccelli e animali del
bosco si quietavano nellombra, in ascolto: que! mattino le stesse acque del
fiume e l'aria del cielo rallentavano il loro viaggio per ascoltare.
Un grido dalla collina spaccd* la pace e la canzone. Un'ancella’ correva ver-
s0 Orfeo con le braccia spalancate e i capelli sconvoltit, gridando: «Strappa
le corde della tua lira, Orfeo! Strappa i tuoi capelli a uno a uno! Un serpe
velenoso, rabbioso verme delle racce, buio nodo* invidioso della bellezza,
si é sciolta sibilando e ha morso il piede di Euridice! La bella é morta! E
morta! £ morta! [...]
‘tira: antico strumento a corde, con cul 4. sconvalti tutti in disordine c
venivano accompagnate le poesie. ssi fossero sconvolti per la terribile notizia.
2.-spacté: interruppe di colpo. 5. buio node: il serpente & attorcigliato su sé
[Link]: serva. stesso nelfoscurita
Ascolta Faudio
del testo della
seheda Ertriame
nef texto
+ Guarda wore:
Passio « mutica8
Wee ela 4 Curae)
Niente si pud dire del dolore di Orfeo. Nessuno piitlo senti parlare o canta-
re. Pero non si strappo i capelli,e non strappo le corde della lira. Senza bere
e mangiare, dopo i funerali di Euridice, si mise in viaggio per raggiungere
l'Oltretomba, dove si raduna chi muore. Cammind per strade sconosciu-
te, navigo per mari dal nome misterioso, finché arrivo al fiume Stige*, che
stringe da ogni lato 'Oltretomba.
Qui sta Caronte, orribile vecchio senza tempo, sulla sua barca che come
una conchiglia raccoglie il mare dei lamenti: su quella barca il vecchio tra-
ghetta i defunti verso il regno dell’ombra.
«Che fai qui, uomo vivo?» gridd Caronte ad Orfeo, «Che fai qui, tu non
sepolto e non cremato"? Tu che non porti nella bocca monete per pagare il
passaggio'?» [...]
Orfeo impugné' la lira edisse: «Non ho in bocca monete, Caronte: ma senti
se quello che dalla mia bocca esce ti pud pagare»,
Silenziasa Caronte 4
oriente del dolore je ae
bianco capitano deltembra at Ae
che tagli con la prue etna! ww’ oe
le onde det ricardo...
Cosi cantava Orfeo, ¢ Caronte ascoltava e piangeva, ¢ poi lo fece salire sulla
lunga barea nera ¢ lo traghettd sull'altra sponda dello Stige.
Maalle porte dell’Ade stava Cerbero', il guardiano: latravano'' e ringhiava-
no le sue tre teste di cane; sibilavano i serpentelli della sua criniera; si sro-
tolava la sua coda di drago, ¢ i sual artigli di leone graffiavano aria cupa.
A cinquanta passi da Lui, Orfeo prese la lira e suond,e canta parole che non
avevano senso umano, ma solo un suono di pace e di riposo.
Cerbero bero bere
ribo vileri tari
care linori deri
rileni bero ari.
[Link]:iliume fangoso che segna ileanfine per pagareil traghetto verso 'aldila
tra monde dei vivi e monde dei mort. ‘3. impugnd: prese in mano come se fesse
‘Leremato: bruciato fine aessereridetto = un'arma,
incenere. 10. Cerbero: un enorme mastinoa tre teste.
8. port. il passaggio: era usanza mettere Mi Iatravano: [Link] forza
nella bocca dei defunti una moneta e minacciosamente.ss
6s
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Atu per tu con testi
Eman mano, cantando, avanzava, ¢ mentre avanzava il rumore orribile di
Cerbero diminuiva, le fauci si chiudevano, la coda si abbassava, gli artigli
accarezzavano la palvere, i serpenti si adagiavano in quieti grovigli. E sem-
pre pid si sentiva il canto di Orfeo, che l'eco dell’Ade rimandava variato in
‘cento modi, finché Cerbero, avvalto a sé stesso, tacque e rest immobile, in
‘un riposo senza ira,
Cosi Orfeo passé la porta det regno di Ade"*e camminé nel fondo silenzio,
fra ombre infinite che gli scivolavano accanto, sospirando dolarase come
maschere d'aria. [...] E finalmente giunse davanti al trono di Ade e Perse-
fone”. Ade dormiva profondamente. Persefone guardd il cantore con la
fronte corrucciata, in silenzio.
«Gloriosa fighia di Zeus,» lui disse, «Amatissima figlia di Demetra, io sono
Orfeo il cantore»
La fronte di Persefone si distese. «1l tuo nome @ artivato fin qui, Orfeo, La
tua voce & ricordata da coloro che l’hanno udita come una delle cose pitt
dolci della vita, Perché ti presenti ora al centro dell’ombra?»
«Euridice, mia sposa, ¢ morta per il veleno di un serpe. Sono qui per por-
tarla con me nel mondo dei vivi, perché non posso sopportare che muoia
il mioamore.»
Persefone st rifece perplessa e guardé rapidamente Ade, che continuava il
suo sonno. «Come puoi pensare di farlo, Orfeo?» (...]
Disse Orfeo impugnando la lira. «Ascolta» Muovendo le dita sulle corde
come le zampe di un ragno tessitore, Orfeo canto una canzone lenta e fe-
stosa, che parlava del risveglio dei fiori a primavera, dopo i freddi mesi
dell'inverno,
Evola il volo bianco
delle prime fafalle,
petali svelti del sale
sul verde applauso det pra
|[...] Persefone ricordava la giovinezza Iuminosa, quando in primavera e in
estate correva sui campi, sotto lo sguardo della madre Demetra, prima che
12, Ade: il name indica sia il uogo, sia [come _ e del grano. Per ordine di Zeus, la fanciulla
Jn questo caso) il dio che to governa. sarebbe rimasta per sei mes! autunno
‘3. Persefone:|a sposa di Ade, simbolo della e inverno) nell Oftretomba, mentre negli
primavera, rapita dal dio mentre Persefone _altrisei mesi(primavers ed estate) sarebbe
‘ancora fanciulla vagava nei campiconla -—_tormata sulla Terra, accanto alla madre,
madre Demetra,deadelleterre caltivate —_facendo rinascere la natura,
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10s
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te
Welsh Wet W aC ee)
la terra si aprisse e Ade la portasse nel buio profondo delle sue dimore, E_ [Link]®: and® 2
pianse lactime d’argento che le colavano sulla facciae sulle vesti come una finendolentamente =
sciolta maschera ornamentale, Orfeo fini e attese. Cultima delle sue note si dalle bacche 2
consum6* nel cave del palazzo di Ade. Persefone guardé un‘altra volta lo prefumate.
sposo addormentato e disse piano: «Venga con te Euridice, Orfeo. Per mio
volere ti seguira fino all'uscita dagli Inferi. Ma bada, uomo dal canto mira-
coloso, non guardarla prima della luce del sole, 0 la perderai per sempre.
Orfeo si inchiné e si incammind su per la scalinata, guardando davanti a
sé. Ad un tratto, dietro, senti un respiro leggero e una presenza.
«Sei tu?» chiese senza voltarsi.
«Sono io» disse una voce leggera. «Perché non mi guardi?»
«Non ti posso guardare, Euridice.» Prosegui in silenzio. I] suo sangue gira~
o. El
va cosi in fretta, la sua gioia era cosi piena, che le corde della lira vibravano Ss
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da sole in un accordo lunghissimo, Oltre la scalinata cominciava la strada
buia, ricoperta di ciottoli scuri, Orfeo tendeva l'orecchio per sentire il pas- "e
so della sposa, ma non sentiva niente. Solo il respiro leggero, che a tratti r
svaniva. Pensé che i morti, finché non tornano alla vita, nen hanna peso, e
dunque non hanno rumore, Continud a salite verso il lontanissimo punto
diluce. Pensava ad Euridice, ai suoi occhi ealla sua bocea, alle sue mani eal
suo corpo chiaro. Quasi senza volere, camminando, impugndla lira e cant
la canzane che aveva composto per lei il giorna delle noz:
Exridice, mia spasa,
rosa leggera e chiara,
amica rara e vera,
frutto-fiore felice,
amica viva luna...
Una, due, tre volte ripeté la canzone, perché la strada era lunga, e le sue
mani inquiete: ma mentre cantava il desiderio di voltarsi si faceva pit:
grande, come un velena nel petto, forte e dolorosa, Per non cedere, ad un
tratto, Orfeo tacque e continué nel cammino a testa bassa, piangendo. [...]
‘Ormai la luce, davanti a lui, era vera e forte. Gia vedeva la cima dei cipressi
e dei mirti*® che crescevano all’ingresso della caverna degli Inferi. Impugnd
la lira eriprese a cantare: ¢ la musica non usci soltanto dalla lira, ma anche
dalle vene e dalle ossa del corpo, che vibravano come corde, e la sua voce
fu musica pura. Londa del desiderio lo colpi, immensa, ¢ Orfeo si volt a
guardare Euridice. La vide, bella e pallida, nell’ultima ombra della caverna.
Fece un passe verso di lei, ma Euridice svani.
dda. Plumini, 1 circo oi Zeus, Edition’ Et, ridPSO mame eee tla)
LA FUNZIONE MAGICA DELLA POESIA
‘Orfeo @ un poeta-musicista: compone
poesiee le canta accompagnandosi con
Ia lira, La sua bravura é tale che tutti si
fermano ad ascoltarlo, ma non solo: la sua
arte é in grado di madificare le leggi della
natura, dicambiare il comportamento
degli animali selvatici e perfino delle cose
inanimate, come le acque del fiume
e iventi del cielo.
Il mito.