Kant
Kant
Il progetto filosofico
Negli studi giovanili si avvicina alla filosofia naturalistica dell’illuminismo ispirata a Newton,
prospettando l’esigenza di una metafisica che si costituisca in base agli stessi criteri limitativi e che
utilizzi il metodo della ragione fondante. Attenta analisi degli empiristi inglesi che lo inducono a
percepire la metafisica, prima come scienza limitativa e negativa, e poi come punto di vista
trascendentale in virtù della quale conoscenza viene fondata sui suoi stessi limiti. Poi il punto di vista
critico viene esteso su tutti gli ambiti dell’umano.
Illuminista —> uso della ragione nei limiti della nostra sensibilità
Pratico —> riguarda una prassi, ovvero un’azione
Kant ricerca le modalità della mente per accertare le conoscenze che abbiamo e che possiamo
comprendere noi in facoltà di uomini. È un’indagine sulle condizioni a priori che rendono possibili tutte
le esperienze umane. (le condizioni che rendono possibile all’uomo di pensare).
Indagine a priori —> vedere quello che c’è prima già predisposto nella mente umana.
La ragione al tribunale si se stessa: quello che dico di sapere a livello di conoscenza devo saperlo
dimostrare. Utilizza la ragione in ogni campo: conoscitivo e pratico.
Autonomia della razionalità: l’uomo è in grado di decidere, è autonomo.
Kant cerca di scrivere una sorta di libretto delle istruzioni della mente, cercando di capire come è fatta
al fine di costruire una conoscenza o per controllare una di esse. Kant vuole scoprire riguardo alla
ragione con un’analisi critica della conoscenza.
È un’analisi critica dei fondamenti del sapere —> deve individuare le regole, le possibilità.
Ai tempi di Kant il sapere si articolava nelle scienze (matematica e fisica) e nella metafisica. Per questo
decide di partire proprio da esse.
La scienza si presentava come certa e ampiamente dimostrata più volte, un sapere fondato e in
continuo progresso; mentre la metafisica, che vuole procedere oltre l’esperienza, come un pensiero
disparato e destinato al fallimento.
Prima di lui, Hume aveva messo in dubbio sia la validità della scienza che quella della metafisica, per
questo Kant vuole riesaminare globalmente la struttura e la validità della conoscenza. L’empirismo dice
di no alla metafisica poche non si basa sull’esperienza. Kant respinge lo scetticismo di Hume
riguardante le scienze, affermando che il loro valore è ormai un dato di fatto di cui non ha senso
dubitare, ma d’altro canto si trova d’accordo con la visione metafisica e, pur amareggiato e deluso, la
definisce come un metto che porta l’uomo a confondere il confine del verificabile.
Kant analizza la ragione umana (il soggetto umano) per stabilirne le condizioni di funzionamento
indagando un’oggetto di conoscenza.
La ricerca kantiana sui fondamenti del sapere parte dalla matematica e la fisica: poiché queste scienze
sono effettivamente date, bisogna interrogarsi sul come siano possibili, infatti che esse siano possibili è
dimostrato dalla realtà. La metafisica, invece, fa dubitare chiunque della sua possibilità, ma seppur non
scienza, è reale come disposizione naturale.
Nel caso della matematica e della fisica si tratta di giustificare una situazione di fatto, mentre nella
metafisica si tratta di scoprire se esistano condizioni tali che possano legittimare la metafisica come
scienza.
L’uomo quindi produce delle conoscenze, ovvero dei giudizi che consistono nella capacità di mettere
insieme il soggetto e il predicato. Inizialmente li classifica in due categorie:
• Giudizi analitici a priori, ovvero che analizzano o che esplicitano quello che è implicito nella
definizione. Vengono enunciati a priori, quindi senza bisogno di ricorrere dell’esperienza, in quanto il
predicato non fa che esplicitare ciò che è già implicitamente contenuto del soggetto. Pur essendo
universali e necessari (a priori), sono infecondi, ovvero non aggiungono niente di nuovo al nostro
sapere, in quanto si limitano ad esplicitare la definizione. Richiamano il razionalismo che pretende di
partire dal delle idee innate e derivare da esse tutto il derivabile.
• Giudizi sintetici a posteriori, in cui il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto poiché
viene aggiunta l’esperienza (a posteriori). Questi giudizi sono privi di universalità e necessità poiché
poggiano esclusivamente sull’esperienza, ma sono fecondi, ovvero aumentano il nostro sapere.
Riprende l’empirismo che si basa sull’esperienza.
Kant è convinto che la conoscenza umana, sopratutto la scienza, offra dei principi assoluti, ossia delle
verità universali e necessarie. Infatti la scienza, pur derivando dall’esperienza, presuppone alla propria
base alcuni principi immutabili che sono i pilastri su cui si regge:
i giudizi sintetici a priori. Vengono chiamati giudizi poiché connettono un predicato al soggetto.
Sono sintetici perchè il predicato ci dice qualcosa di nuovo riguardo all’oggetto, andando oltre la sua
definizione. A priori perchè, essendo universali e necessari, non possono derivare dall’esperienza.
Prima di fare esperienza, io so già cosa succederà, ma per attivare le mie forme a priori devo avere
l’esperienza (l’input).
es. la legge S=v*t è sempre vera, è quindi universale e necessaria (a priori), ma comunque io per
conoscere ho dovuto fare esperienza (sintetici).
Kant ritiene quindi che, contro il razionalismo, che la scienza derivi dall’esperienza e, contro
l’empirismo, che la scienza non derivi esclusivamente da essa ma che contenta dei giudizi a priori. La
scienza risulta quindi feconda (amplia il nostro sapere) riguardo la materia e la forma.
Secondo Kant, l’errore di Hume fu quello di non capire che il principio di casualità, ovvero il
fondamento della conoscenza umana, non era altro che un giudizio sintetico a priori.
es. io dico che il calore dilata il metallo. Lo duco perchè ho fatto esperienza, ma questo fatto avviene
perchè io presuppongo il principio di causa-effetto, che non deve essere dimostrato, ma che è a priori.
La rivoluzione kantiana-copernicana
Dopo aver provato l’esistenza dei giudizi sintetici a priori, deve giustificare l’origine di questi.
Crea una nuova forma di conoscenza, intesa come sintesi di materia e forma, qualcosa a posteriori e
qualcosa a priori.
• Materia della conoscenza: la molteplicità caotica e mutevole delle impressioni sensibili derivate
dall’esperienza —> elemento empirico. Rappresenta ciò che è fuori dal soggetto conoscente
• Forma della conoscenza: l’insieme delle modalità secondo cui la nostra mente ordina de
impressioni, secondo determinati rapporti, che arrivano dall’esperienza. Ciò che è propio del soggetto
—> tutte le regole che appartengono al soggetto conoscente.
Kant ritiene che la mente filtri le impressioni empiriche attraverso delle strutture innate che sono
proprie di ogni soggetto pensante. Queste strutture riordinano e sintetizzano gli elementi empirici e,
dato che sono comuni ad ogni uomo e tra esse uguali, hanno validità universale e necessaria poiché i
risultati prodotti saranno uguali per ogni soggetto (in quanto tutti le possiedono e le utilizzano allo
stesso modo). Tutti gli esseri umani sono dotati di modalità fisse con cui la mente ordina, per questo
vedremo tutti il mondo allo stesso modo. Io non posso andare oltre i limiti delle mie possibilità
conoscitive, ma tanto tutti gli uomini hanno le stesse possibilità. Sappiamo di non vedere il mondo
com’è, ma lo vedremo tutti uguale.
es. il computer ha un software che elabora la molteplicità dei dati che gli vengono forniti con
programmi interni fissi e comuni per ogni computer. Per questo, pur mutando le informazioni da
conoscere (elementi sensibili), la struttura conoscitiva del software rimane sempre la stessa (giudizi
sintetici a priori).
es. se io nasco con S=v*t, allora vedremo i fenomeni secondo questa legge
Noi siamo in grado di conoscere compiutamente le nostre rielaborazioni, ma non il mondo esterno —>
la ragione ha dei limiti
Queste forme a priori (tempo, spazio e categorie) possono essere definiti universali e necessarie e
non possono essere smentite dall’esperienza.
es. se io so che vedo il mondo con delle lenti blu, posso essere certa sul fatto che anche fra cent’anni,
visto che le strutture mentali del soggetto pensante saranno uguali alle mie e non muteranno,
vedranno il mondo con delle lenti blu. Essendo consapevole di questa limitazione, potrò studiare la
realtà del fenomeno utilizzando legittimamente le mie forme e priori.
Kant sostiene di aver attuato una riforma copernicana sulla filosofia: come Copernico aveva
rovesciato il rapporto Terra-universo, ora Kant ribalta il rapporto oggetto-soggetto:
• Prima —> si sosteneva che l’uso i dov esse adattare alle leggi della natura per poterla conoscere = è
la mente che si modella in modo passivo sulla realtà.
• Dopo —> è l’uomo ora al centro ed è la natura che si adatta alle nostre forme a priori attraverso cui
noi la percepiamo. Noi conosciamo l’esterno solo quando entra in contato con noi
es. considero l’uomo come una formina e la realtà come il pongo. Le mie forme a priori sono a forma di
stella: se il pongo non assume la forma di stessa, io non potrò mai conoscerlo. Io descrivo il pongo
secondo la mia forma creando il fenomeno (la realtà secondo me).
Fenomeno: la realtà che ci appare mediante le forme a priori proprie del soggetto conoscente. Non è
un’apparenza illusoria, ma costituisce un oggettività della realtà di sostanza, che consiste nel far
vedere allo stesso modo la realtà per tutti quelli dotati dell’uguale struttura mentale. Il mondo secondo
il nostro punto di vista. Una nostra rielaborazione del vero mondo. Il risultato dell’unione fra dati
sensibili e le forme a priori della conoscenza (spazio, tempo e categorie).
Noumeno —> intuizioni sensibili —> rielaboro con le mie strutture conoscitive fisse —> fenomeno
Kant è convinto della grandezza dell’uomo e delle sue strutture conoscitive, poiché, se usate
consapevolmente ai loro limiti, possono spiegare il fenomeno. Siamo grandi nel nostro mondo, è inutile
che ci imputiamo dicendo di voler conoscere il noumeno, tanto è impossibile.
L’uomo raggiunge dei risultati, non sbaglia le diagnosi e lo strumento funziona per il soggetto
conoscente.
Da questa tripartizione si basa la Critica della ragione pura che si divide in due parti:
• Dottrina degli elementi che si propone di scoprire, isolandoli, quegli elementi formali della conoscenza
chiamati a priori. Si divide a sua volta i due parti:
1. L’estetica trascendentale (dottrina della sensibilità) che studia la sensibilità e le sue forme a priori
mostrando come su di esse si fondi la matematica.
2. La logica trascendentale che si sdoppia in analitica trascendentale, che studia l’intelletto e le sue
forme a priori, mostrando la base su cui fonda la fisica; e la dialettica trascendentale.
• Dottrina del metodo
—> dialettica
trascendentale
Trascendentale
Connette il significato di trascendentale con quello di forme a priori, le quali non sono una proprietà
ontologica (dell’oggetto), ma gnoseologica (del soggetto) che ci permettono di conoscere il fenomeno.
Trascendentali non sono le forme a priori in se stessa, ma le discipline filosofiche che le studiano.
L’estetica trascendentale
Una sezione della Critica della ragion pura che studia la sensibilità e le sue forme a priori.
Forme a priori: modalità della mente di tutti gli esseri umani per organizzare la materia (dati sensibili
dall’esterno), sono universali e necessarie. —> spazio, tempo e categorie.
Definisce la sensibilità come ricettiva, poiché non crea i suoi contenuti, ma li riceve per intuizione
(qualcosa che appare immediatamente chiaro nella nostra mente) dall’esperienza esterna o interna.
Inoltre è anche attiva, poiché riesce a organizzare secondo spazio e tempo (forme a priori della
sensibilità) i medesimi contenuti. Trasforma subito.
Intuizione pura —> intuizione empirica
Rappresentazione —> forma
Necessaria —> che c’è già e ci permette di decidere quali fenomeni sono uno accanto all’altro
• Spazio: la forma del senso esterno, ovvero la rappresentazione a priori necessaria che sta alla base
della conoscenza dell’esterno che ci permette di spazializzare.
• Tempo: la forma del senso interno, ovvero la rappresentazione a priori che sta alla base di tutti i
sensi interni che ci permette di definire nel tempo.
Tuttavia, poiché è necessario il senso interno per giungere al senso esterno, si può dire che il tempo sia
la forma dello spazio. Non tutto piò essere spazializzato, come i sentimenti, ma d’altra parte tutto può
essere collocato temporalmente.
(sono coordinate assolute dei fenomeni)
Contro l’interpretazione empiristica —> sosteneva che spazio e tempo derivassero dall’esperienza, ma
Kant dice che per conoscere l’elemento empirico, dobbiamo per forza avere già le forme a priori di
spazio e tempo.
Contro l’interpretazione razionalista —> sosteneva che spazio e tempo fossero dei concetti assoluti,
come dei contenitori volti a contenere gli oggetti (come realtà ontologiche). Ma se noi non abbiamo
nessun oggetto da mettere dentro, essi dovrebbero continuare ad esistere anche da soli, ma come fa
ad esistere qualcosa di assoluto che effettivamente non esiste? Spazio e tempo sono dei quadri mentali
a priori che si attivano nella nostra mente quando riorganizzano i dati e in cui connettiamo i dati
fenomenici (come realtà gnoseologiche). Sono soggettivi rispetto al noumeno, e oggettivi rispetto al
fenomeno.
Con l’estetica trascendentale giustifica il fondamento della matematica, un giudizio sintetico a priori
necessario e universale, poiché non serve l’esperienza per validare un teorema matematico.
es. 2+2=4, matematica è sintetica perchè ci dice qualcosa in più, che sommando due volte il 2 si ha 4,
è a priori perchè non ci serve esperienza per capire che 2+2 fa 4.
• La geometria è basata sulla forma a priori dello spazio, poiché non serve esperienza per definire che
due rette parallele non si incontreranno mai o che il diametro è più lungo del raggio.
• L’aritmetica è basata sulla forma a priori del tempo, poiché fa succedere intuitivamente i numeri
L’analitica trascendentale
Fa parte della logica trascendentale che studia l’origine, l’estensione e la validità oggettiva.
Secondo Kant sensibilità e intelletto sono importantissimi: senza sensibilità nessun oggetto ci sarebbe
dato, senza intelletto nessun oggetto sarebbe pensato.
Concetto: una funzione dell’intelletto che permette di organizzare tutte le rappresentazioni sotto
un’unica rappresentazione. Ha una funzione puramente organizzativa. Come si uniscono le cose.
Esistono due tipi di concetto: il concetto empirico, originato dall’esperienza esterna, e il concetto puro,
originato dal solo utilizzo dell’intelletto.
La categoria è il concetto puro che ci permette di categorizzare, di dividere in gruppi omogenei, ciò
che arriva dal mondo sensibile. Io unisco le intuizioni sensibili in concetti —> in categorie.
Le categorie sono una forma a priori dell’intelletto e vengono intese da Kant con il senso aristotelico
(gruppi). Sono predicati primi, ovvero le supreme funzioni unificatrici dell’intelletto. Non sono forme
dell’essere in se, non sono proprie dell’oggetto, in quanto valgono solo per la realtà fenomenica.
Secondo gli empiristi, si riordinavano le impressioni con la dolce forza, ora questa dolce forza è una
funzione dell’intelletto chiamato concetto che categorizza e riordina le impressioni sensibili. Tutti gli
umani hanno la stessa specialità unificatrice.
Più categorie connesse logicamente —> giudizi
L’io penso
È il principio supremo della conoscenza umana, ovvero il principio a cui deve sottostare il campo
dell’esperienza e i processi mentali per conoscere la realtà. Rappresenta ciò che rende possibile
l’oggettività (la necessità e l’universalità) del sapere.
È un concetto gnoseologico che indica la funzione suprema unificatrice —> se io unifico i dati in
categorie, vuol dire che c’è un coordinatore che mi permette di unificare. L’io penso è una funzione
organizzativa, non un creatore.
L’io legislatore della natura è la massima espressione della rivoluzione copernicana che dice che è la
realtà che si adatta alle nostre forme a priori per essere conosciuta da noi.
È evidente che la forma della natura (intesa come ordine necessario e universale che sta alla base di
tutti i fenomeni) non deriva dalla natura stessa, ma deriva dal soggetto conoscente, ovvero dall’io
penso e dalle sue forme a priori. Esse tuttavia non possono conoscere gli eventi in particolare, per
quello occorre l’esperienza.
DIALETTICA TRASCENDENTALE
La dialettica trascendentale è la seconda parte della logica trascendentale ed è l’analisi e lo smascheramento dei
ragionamenti fallaci della metafisica: in essa Kant illustra, e insieme confuta, gli errori in cui incorre la ragione nella
metafisica. Kant affronta il problema → se la METAFISICA possa anch’essa costituirsi come scienza. Nonostante la
sua infondatezza, la metafisica è un’esigenza naturale della mente umana.
Abbiamo la possibilità di intraprendere la conoscenza metafisica e abbiamo forze apposite per comprenderla ma ci
sono problemi di limiti e validità → si entra nel NOUMENO
La metafisica è un parto della ragione → La ragione è l’intelletto stesso →l’intelletto è la facoltà logica di unificare i
dati sensibili tramite le categorie ed è portato a voler pensare anche senza dati → i dati sensibili sono il limite e la
condizione immanente dell’intelletto. Secondo Kant, il voler procedere oltre i dati esperienziali deriva dalla nostra
innata tendenza all’incondizionato e alla totalità. Ovvero, la nostra ragione non si accontenta del mondo fenomenico,
che è il campo del condizionato e del relativo ed è attratta verso l’ASSOLUTO, verso una spiegazione globale di ciò
che esiste.
IO PENSO → funzione unificatrice gnoseologica → pensare e unificare → fenomeno “io penso” ha sulle spalle un
noumeno che gli somiglia.
TOTALITÀ → dietro alla funzione unificatrice ci sarà un elemento unificante unico → c’è un essere dietro la
funzione unificatrice, ovvero
Le tre idee trascendentali → forme a priori della ragione → sono: anima, mondo e Dio → funzioni unificatrici→ la
ragione è portata a unificare:
o dati del senso interno mediante l’idea di anima = idea della totalità assoluta dei fenomeni interni
o dati del senso esterno mediante l’idea di mondo = idea della totalità assoluta dei fenomeni esterni
o dati interni ed esterni mediante l’idea di Dio = totalità di tutte le totalità e fondamento di tutto ciò che esiste.
L’errore della metafisica è di trasformare queste tre esigenze di unificazione dell’esperienza in realtà, ma noi non
abbiamo mai a che fare con la cosa in sé, solo con la realtà non oltrepassabile dal fenomeno.
COME STABILISCE I LIMITI DELLA RAGIONE? I limiti sono nel “manuale di funzionamento” dell’intelletto → Kant da
per presupposto che noi funzioniamo sempre unificando forme a priori con dati sensibili.
La sintesi attuata dall’intelletto attraverso le idee di anima, mondo e Dio funziona anche senza i dati (supera i limiti)
→ma in realtà secondo Kant è la ragione che lo fa
Kant → rispetto per la totalità dell’essere umano → è giusto porsi domande ma non avremo risposte → ma va bene
(positività di fondo) → le scienze progrediscono perché l’uomo si interroga
La dialettica trascendentale vuole essere lo studio critico e la denuncia degli errori della metafisica, dei fallimenti del
pensiero quando procede oltre gli orizzonti dell’esperienza. Per dimostrare l’infondatezza della metafisica, Kant
prende in considerazione le tre scienze che da sempre ne costituiscono l’ossatura: la psicologia razionale (studia
l’anima), la cosmologia razionale (indaga il mondo) e la teologia razionale (scienza che deriva dall’idea di Dio come
perfezione e che specula su Dio: Dio esiste? Non lo sappiamo perché non abbiamo dati. Il problema è il passaggio
dalla logica alla realtà.
Psicologia razionale → consiste nella pretesa di dare una serie di valori positivi all’io penso, identificandolo come
un’anima immateriale, incorruttibile, immortale…
Non possiamo conoscere l’IO NOUMENICO, in sé stesso, ma solo l’IO FENOMENICO, quale appare a noi stessi
tramite le forme a priori.
Cosmologia razionale → ha come oggetto il mondo, inteso come la totalità assoluta dei fenomeni cosmici, e poiché
trascende necessariamente l’esperienza, risulta illegittima e destinata a fallire.
Antinomie → conflitto della ragione con sé stessa quando, nella cosmologia razionale, fa uso della nozione “mondo”’;
si concretizza in coppie di affermazioni opposte, dove una afferma e l’altra nega, ma tra le quali, in assenza di una di
un’esperienza corrispondente, non è possibile decidere. Il difetto sta nell’idea di mondo, la quale, essendo al di là di
ogni esperienza possibile, non può fornire alcun criterio atto a decidere per l’una o per l’altra delle tesi in conflitto → le
antinomie dimostrano quindi l’illegittimità dell’idea di mondo. vado oltre i limiti e uso in modo illegittimo i dati.
CRITICA DELLA RAGION PRATICA → analisi del nostro sistema morale quando decide se è giusto
o sbagliato, alla cui base si trova la persuasione che esista una legge morale a priori valida per
tutti e per sempre, universale e necessaria, ossia immutabilmente uguale a se stessa in
ogni tempo e in ogni luogo (legge etica assoluta).
Come facciamo a prendere le decisioni?
Sarebbe critica della ragion pura pratica ma la chiamo solo “pratica” poiché la ragion pura è pratica di
per sé stessa.
Problema generale della cr. Ragion pratica → esame validità della morale.
Giusto o sbagliato → campo della morale → studia validità possibilità e limiti
Ripercorre il sistema della critica della ragion pura: sottopone la morale a un tribunale.
Pratica = “prassi” → azione che deriva da una decisione, da una scelta che ha a che fare con ciò che tu
ritieni giusto o sbagliato moralmente.
Devo però distinguere: scelta e azione concreta → a Kant interessa solo come agisce la ragione
umana quando deve scegliere (poi sceglierà ma nella critica della ragion pratica non ci interessa) →
fa un discorso, un’indagine a priori, un ragionamento a priori (sulla scelta) → quali sono le
strutture a priori che entrano in gioco (che usiamo o non usiamo) quando dobbiamo prendere
una decisione? Come procede il pensiero quando decide di fare qualcosa?
Illuminismo = la ragione è uguale per tutti gli uomini (ci sono delle differenze individuali ma mai per le
cose importanti) → abbiamo delle forme a priori uguali per tutti → per tutti è giusto o sbagliato
qualcosa → gli uomini si sono sempre dati delle leggi morali pretendendo che valessero per tutti
L’uomo è libero (per essere libero l’azione deve derivare dalla ragione)
X il mondo greco = se è giusto, lo faccio. Gli uomini non commettono il male intenzionalmente.
X il mondo ebraico e x Kant = L’uomo può sapere cos’è giusto o sbagliato e fare lo sbagliato sapendolo
→ l’uomo è libero e può decidere di fare del male → con una deliberazione razionale.
Se sono libero, l’unico responsabile delle mie azioni morali sono io → decido cosa fare
Ci sono dei gradi di responsabilità in base a quanto uso la ragione
I principi pratici → regole generali che disciplinano la nostra volontà (ovvero la facoltà di agire secondo dei
principi, è quindi la ragion pratica). Sono:
massime → principi pratici soggettivi, prescrizione valida solo per l’individuo che la fa propria
→ sono i sentimenti, impulsi, istinti
imperativi → prescrizioni con valore oggettivo, ossia che valgono per chiunque. Si dividono in:
o ipotetici → prescrivono dei mezzi in vista di determinati fini (“se… devi…”). Sono regole di abilità o
consigli di prudenza
o categorici → ordinano il dovere in modo incondizionato, ossia a prescindere da qualsiasi scopo
(“devi”)
Secondo Kant, la legge morale non può dipendere da massime e imperativi ipotetici, ovvero da impulsi sensibili
soggettivi e circostanze mutevoli. Essa pertanto può risiedere soltanto nell’imperativo categorico, comando che vale in
modo categorico per tutte le persone e tutte le circostanze, che si impone assolutamente e incondizionatamente; è
l’unica motivazione universale e necessaria per compiere un’azione morale.