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ECOLOGIA

Appunti universitari di ecologia

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MICROPLASTICHE

Nel 2017 sono state prodotte oltre 348 milioni di tonnellate di microplastiche, ma perché?
Dipende dalla domanda di produzione di plastica in quanto essa risulta:
• duratura
• economica
Un nuovo incentivo alla domanda di quest'ultima deriva dalla "PLASTICA MODERNA" ovvero
esistono una serie di metodi ed ambiti in cui l'utilizzo della plastica risulta innovativo:
• Industria medica e ortopedica
• Cosmetica, ad esempio, gli scrub (al giorno d’oggi vengono utilizzati dei polimeri
biodegradabili)
• Tessile
• Acquacoltura
• Agricoltura
• Automobilistica

POLIMERI PLASTICI
Raggruppamento di polimeri sintetici o semi-sintenci POLIMERI o COPOLIMERI quando costituiti da
materiali differenti.
Essi possiedono delle proprietà fisico-chimiche che differiscono in base al prodotto finale che si
vuole ottenere es polietilene, nylon, polipropilene etc.
Spesso ai polimeri vengono aggiunti una serie di additivi che rappresentano sì un carattere
evolutivo per la produzione industriale, ma aggiungono complessità al processamento e quindi lo
smaltimento, il riciclaggio delle plastiche.
INADEGUATA GESTIONE porta -> all'ACCUMULO

Le plastiche sono categorizzabili in base:


• Alle dimensioni
NANOPLASTICHE, MICROPLASTICHE, MEROPLASTICHE, MESOPLASTICHE, MACROPLASTICHE e
MEGAPLASTICHE
Le più studiate sono le microplastiche (vanno dai 100nm ai 5mm)
Inoltre, possono essere definite come:
• PRIMARIE Ovvero tutte le microplastiche presenti in tali dimensioni perché prodotte in
questa taglia
• SECONDARIE Derivano dalla frammentazione e degradazione per PH, salinità, condizioni
metereologiche etc.

Oltre ciò si possono presentare con morfologie differenti:


• FILM (pellicole)
• FIBRE
• MICROSFERE in particolare queste corrispondono al prodotto grezzo che viene poi
rimodellato in base all'uso che se ne dovrà fare.

IN AMBIENETE ACQUATICO
Le microplastiche possono provenire da navi, industrie etc
Una volta che le plastiche hanno raggiunto l'ambiente acquatico esse possono colonizzarlo in varie
aree:
• SUPERFICIE
• COLONNA D'ACQUA
• SEDIMENTO

Anche le acque dolci sono soggette ad inquinamento da microplastiche soprattutto per i corsi
d'acqua più vicini ai centri abitati.
Il mare è più inquinato con l'80% di rifiuti totali rappresentati da plastica.
In Italia ne vengono prodotte circa 700t al giorno
Il mar Mediterraneo è il 6 HOTSPOT DA INQUINAMENTO DA PLASTICA al mondo. Esso essendo un
BACINO SEMICHIUSO (unica apertura Stretto di Gibilterra) con 3 continenti con 21 paesi, è uno dei
mari più trafficati.
Non avendo altre aperture e non essendo molto profondo e tutte le plastiche provenienti
dall'atlantico arrivano nel Mediterraneo.

L'Italia è la prima per inquinamento da bottigliette seguono la Spagna e la Croazia.


Una volta rilasciata la plastica può colonizzare: le coste, la colonna d'acqua, sedimento e organismi.
Il destino della plastica dipende dalla sua DENSITÁ:
Tutti i rifiuti con una densità minore del mare galleggiano.
Tutti quelli con densità maggiore raggiungono il fondo.
Le plastiche meno pesanti possono comunque raggiungere il fondale nel caso in cui vengano
colonizzate da altri organismi. Ciò finché il tasso di mortalità non determina la scomparsa di questi
organismi e la plastica potrà tornare a galleggiare.

Il posizionamento delle plastiche nella colonna d'acqua è ulteriormente influenzato da una serie di
forze ORIZZONTALI e VERTICALI. Un esempio nello Stretto di Messina sono: la MONTANTE e
L'ASCENDENTE 2 correnti.
Un altro fattore può essere costituito dai VENTI che agiscono fino ai rimi 10 m DELLA COLONNA
D'ACQUA.

VALUTAZIONE
L'inquinamento da plastiche si valuta tramite una serie di strumenti specifici:
• MANTA due retini da zooplancton
• BONGO attaccati all'imbarcazione ad un angolo di 45°
• BOTTIGLIA NISKIN si comanda direttamente dall'imbarcazione. Possiede 2 aperture una
superiore e una inferiore. Una volta immerso in acqua e raggiunta la profondità dove si
desidera effettuare il campionamento viene richiusa prima l'apertura inferiore che blocca il
campione e poi quella superiore. L'apertura o chiusura di questi ultimi è gestita da un
apparecchio definito "MESSAGGERO".
INTERAZIONI TRA MICROPLASTICHE E ORGANISMI
Tra le varie interazioni possibili la più preoccupante è sicuramente l'ingestione, la quale può portare
o al soffocamento dell'animale, oppure tramite la digestione di tali rifiuti, si potrebbe verificare il
rilascio di ulteriori sostanze tossiche.

Tale ingestione può essere a sua volta:


PRIMARIA se l'animale confonde il pezzo di plastica per qualcosa di simile al suo solito alimento,
sarà quindi ACCIDENTALE
SECONDARIA quando un predatore ingerisce una preda già contaminata tramite l'alimentazione di
microplastiche e di conseguenza anche il predatore sarà contaminato.

Moltissime specie di cui perfino l'uomo si ciba sono contaminate, come ad esempio i MITILI.

COME AVVIENE IL CAMPIONAMENTO?


1. IDENTIFICAZIONE
2. MISURAZIONE, acquisizione delle MORFOMETRIE peso, lunghezza, sessualità e in che stadio
di MATURAZIONE SESSUALE si ritrova
3. CONGELAZIONE per il trasporto in laboratorio

PROTOCOLLI DI ESTRAZIONE
• VISUAL SORTING consiste nel prelievo del PACCHETTO INTESTINALE all'interno del quale si
cercano le microplastiche. Sebbene questo metodo abbia dei vantaggi in quanto non altera
la composizione dei polimeri che con acidi si corroderebbero e non sarebbe possibile il loro
riconoscimento.
I contro consistono principalmente nella SOTTOSTIMA di microplastiche, proprio perché essendo
un'osservazione del pacchetto intestinale, queste saranno immerse nel materiale di cui l'animale si
è cibato e non sarà facile individuare tutte le porzioni di M.P.

• PER VIA CHIMICA Il campione una volta prelevato viene inserito in una beuta dove viene
aggiunto solitamente idrossido di potassio KOH al 5% in quantità 1:5. Dopo di che la beuta
verrà posta su un oscillatore per 48h di modo che i tessuti vengano digeriti. Se il campione si
presenta grasso il KOH non sarà sufficiente. In questi casi è di fatti preferibile l'utilizzo
dell'ACQUA OSSIGENATA al 10%.
A seguito, alla porzione digerita verrà aggiunto cloruro di sodio NaCl al 15% di modo da avere la
separazione …aggiungere
Per evitare il deposito delle microplastiche sul fondo della provetta viene aggiunto CLORURO DI
ZINCO il quale ne consente il galleggiamento. Dopo di che si passa alla FILTRAZIONE del
SURNATANTE il quale si fa asciugare sul filtro per 24h a temperatura ambiente. Per velocizzare il
processo potrebbe essere utilizzato il calore ma è molto rischioso perché il filtro può spaccarsi
oppure nel caso in cui si superi la temperatura di 50° le microplastiche vengono danneggiate
irreversibilmente.
La seguente OSSERVAZIONE viene effettuata allo STEREO MICROSCOPIO in modo da annotare
numero, colore, dimensione, creando un database.

L'IDENTIFICAZIONE invece avviene grazie all'utilizzo di 2 macchinari


• FT-IR (infrarosso) le molecole che raccolgono uno spettro vibrazionale molecolare. Se
esposti alla radiazione infrarossa, le molecole del campione assorbono selettivamente le
radiazioni di lunghezze d'onda specifiche che causano il cambiamento del momento di
dipolo delle molecole del campione. Di conseguenza, i livelli di energia vibrazionale delle
molecole del campione si trasferiscono dallo stato fondamentale allo stato eccitato. La
frequenza del picco di assorbimento è determinata dal gap di energia vibrazionale. Il
numero di picchi di assorbimento è correlato al numero di libertà vibrazionale della
molecola. L'intensità dei picchi di assorbimento è correlata al cambiamento del momento di
dipolo e alla possibilità di transizione dei livelli di energia. Pertanto, analizzando lo spettro
infrarosso, si possono ottenere prontamente informazioni sulla struttura di una molecola.

• Spettroscopia RAMAN

DANNI A CARICO DELL'AORGANISMO A SEGUITO DELL'ESPOSIZIONE A MICROPLASTICHE


• MORTALITA
• ALTERAZIONE dei processi si sviluppo
• Genotossicità
• Variazioni a livello chimico o fisico
• Alterazioni a livello del sangue o emolinfa
ALTRI EFFETTI
• Contaminazione
• VETTORI di SPECIE ALIENE spesso invasive perché non possiedono un predatore primario.
Esse alterano gli HABITAT tramite la competizione, la quale genera a sua volta cambiamenti
indiretti dell' habitat quindi la biodiversità dell'areale.
RISCHI PER LA SALUTE UMANA
• Danni meccanici
• Irritazioni
• Problemi cardiovascolari
• Potrebbero avere a che fare con i tumori

Esempi di organismi campionati e tipologie di plastiche rilevate all'interno:


Il termine Ecologia derivante dal greco òikos "casa" e studio, consiste nella disciplina
scientifica che studia le relazioni tra gli organismi e l'ambiente nel quale essi vivono. Essa
rappresenta la scienza quantitativa che studia le complesse interazioni tra gli esseri viventi e
l'ambiente nel quale vivono.
Punta quindi a comprendere:
• Le ragioni per le quali una specie o un insieme di esse vivono in un ambiente
• Come gli organismi modificano l'ambiente in cui vivono per renderlo adatto alle proprie
esigenze

Il termine ecologia venne coniato nel 1866 da Ernst Haeckel e per lungo tempo ci si riferiva a
quest'ultimo considerandolo un campo di discussione e ricerca ristretto a pochissimi esperti. Fu
solo intorno agli anni 50 che l'ecologia divenne una vera e propria disciplina autonoma. Tutta via fu
solo intorno agli anni 60 che, con l'osservazione dei primi effetti dell'industrializzazione e del boom
economico sulla salute dell'uomo, che si iniziò a prestare più attenzione a come l'ambiente andava
modificandosi. Con l'aumento delle problematiche e delle ripercussioni sulla vita di tutti i giorni si
arrivò a stipulare una serie di protocolli internazionali per la mitigazione di tali eventi.

Un esempio ne è il protocollo di Kyoto, a cui parteciparono 37 paesi e che entrò in vigore il 16


febbraio 2005. Esso prevedeva l'obbiettivo della riduzione dei gas serra del 5% tra il 2008 e il 2012.
Nonostante l'apparente insuccesso, esso rappresentò una delle più importanti applicazioni
socio-politiche dell'ecologia moderna.

Nel 2015 si ebbe un secondo accordo a Parigi, al quale aderirono 195 paesi. Per 55 di questi
divenne giuridicamente vincolante in quanto assidui produttori di anidride carbonica. Tra questi
nel 2017, gli stati uniti decisero di ritirare la propria adesione all'accordo.

AMBITI DELL'ECOLOGIA
L'ecologia compie i suoi studi entro uno specifico range d'osservazione che partendo dalle
interazioni tra singoli individui, va verso le interazioni all'interno della popolazione, poi la comunità
e infine l'ecosistema.
All'interno di tale gerarchia le interazioni che avvengono ad ogni livello gerarchico scambi di
energia e materia produce un sistema funzionale costituito da varie componenti interdipendenti e
interattive.

Popolazione: gruppo di organismi appartenenti alla stessa specie che risiedono nello stesso
ambiente
Comunità: insieme di popolazioni che condividono un determinato areale e che interagiscono tra
loro attraverso una serie di funzioni metaboliche, che avvengono all'interno di quell'habitat.
Ecosistema: insieme di comunità. Rappresenta l'unità funzionale che comprende le componenti
BIOTICA e ABIOTICA.
Paesaggio: insieme di ecosistemi differenti
Bioma: ambienti eterogenei con ampiezza regionale
Ecosfera: sistema biologico più indipendente e più ampio che include tutti gli organismi viventi
sulla terra e tutte le variabili ambientali che interagiscono con questi.
Combinando i vari componenti di un livello per costituire il successivo, emergono nuove proprietà
dette EMERGENTI, da contrapporre alle proprietà COLLETTIVE, ovvero le proprietà caratteristiche
di un determinato livello.

Conseguenza fondamentale delle proprietà emergenti consiste nel fatto che sistemi
gerarchicamente integrati evolvono molto prima rispetto al singolo livello. Inoltre, le interazioni tra
gli organismi che formano una popolazione non modificano la natura dell'organismo ma piuttosto
creano delle nuove proprietà emergenti.

Si ha però l'ulteriore presenza di funzioni dette TRASCENDENTI, le quali sono costanti in tutti i
livelli gerarchici, alcuni esempi ne sono il flusso di energia, l'evoluzione, lo sviluppo e il
comportamento.

L'ECOSISTEMA
Si definisce tale, qualsiasi unità funzionale che comprende tutti gli organismi presenti in un
determinato areale che interagiscono con l'ambiente fisico in modo che un flusso di energia in
entrata e in uscita dal sistema ecologico porti alla formazione di strutture biotiche precise e a una
ciclizzazione della materia BIOTICA e ABIOTICA sostenuta dalla perdita di calore.
Gli ecosistemi si definiscono SISTEMI TERMODINAMICI APERTI ovvero, l'energia solare, entra nel
sistema e ne fuoriesce sotto forma di calore, o in altri casi altra materia organica come prodotti di
scarto degli organismi o organismi morti.
Aria, acqua e nutrimento sono necessari per il sostentamento dell'ecosistema.
Ad esempio, C, fosforo, N, possono essere riciclati in cicli biochimici.

Le quantità di materiale in entrata e in uscita dal sistema variano da un sistema all'altro, ma sono
molto influenzate dall'equilibrio AUTOTROFI-ETEROTROFI ovvero produttori e consumatori.
COMPONENTI DI UN ECOSISTEMA
La componente abiotica: Tra questi fattori svolgono un ruolo importante le sostanze inorganiche
che derivano dalle rocce e dai suoli, dalla decomposizione e degradazione della biomassa degli
organismi alla loro morte, dalle deiezioni e secrezioni degli organismi viventi, e (se inorganiche)
dalla mineralizzazione operata dai microorganismi.

La componente biotica degli ecosistemi include tutti gli organismi viventi che possono essere
distinti in:
produttori primari (organismi in grado di sintetizzare materia organica a partire da molecole
inorganiche, come le piante o le alghe)
consumatori primari (erbivori)
consumatori secondari (carnivori) e decompositori.

- struttura TROFICA di un ecosistema


Un ecosistema è sempre costituito da: uno STRATO VERDE costituito da produttori primari
fotosintetici o chemiosintetici, definiti AUTOTROFI, e da uno STRATO BRUNO, comprendente tutti
i consumatori definiti ETEROTROFI e dove avviene la decomposizione della materia tramite
detritivori e decompositori che rimettono in circolo la materia organica non sfruttabile da altri
organismi.

L'ecosistema è inoltre caratterizzato dalla PRODUZIONE PIRMARIA, ovvero da tutti quei processi
che convertono molecole inorganiche in molecole organiche producendo energia. Nella gran parte
degli ecosistemi il processo di produzione primaria è garantito dalla fotosintesi (produzione
primaria fotosintetica), ma esistono alcuni ecosistemi nei quali la produzione primaria non
necessita di luce, ma si basa sulla chemiosintesi (produzione primaria chemiosintetica).
La produzione primaria consiste quindi nella velocità con cui l'energia luminosa viene trasformata
in energia sfruttabile dagli altri organismi.

Negli Autotrofi:
Possiamo distinguere una Produzione Primaria Lorda (energia totale acquisita tramite fotosintesi),
da una Produzione Primaria Netta (energia acquisita durante la fotosintesi MENO l'energia
dissipata tramite la respirazione)

Negli Eterotrofi:
Abbiamo una Produzione secondaria, derivante dallo sfruttamento dell'energia per effettuare la
respirazione.
Il flusso di energia che viene assimilata dagli eterotrofi viene anche indicato come produzione
secondaria lorda (PSL)
La produzione secondaria lorda diminuita dei flussi dovuti alla respirazione e
alla escrezione viene chiamata produzione secondaria netta (PSN).
Fotosintesi
Processo in grado di trasformare il C (carbonio) dalla sua forma ossidata, proveniente dall'anidride
carbonica, nella sua forma ridotta ovvero il carboidrato C₆H₁₂O₆ utilizzabile dagli altri organismi
come fonte di energia. Il prodotto finale della fotosintesi è: 1 molecola di glucosio e 6 molecole di
ossigeno

Chemiosintesi
Mentre la fotosintesi utilizza l'energia solare per la sintesi di molecole organiche, nella
chemiosintesi l'energia deriva dall'ossidazione di altre molecole inorganiche a base di azoto, ferro
e zolfo.
La chemio sintesi avviene quando le molecole organiche sono fortemente ridotte, ciò è possibile
negli ambienti in cui l'ossigeno libero è assente, come avviene nelle SORGENTI IDROTERMALI.

Respirazione
L'energia una volta dentro l'ecosistema attraverso il nodo della produzione primaria, fluisce
attraverso la catena alimentare per poi essere restituita all'esterno sotto forma di calore prodotto
tramite la RESPIRAZIONE.
In quest'ultima una molecola organica viene ossidata e riconvertita in anidride carbonica e acqua.
Se tale reazione utilizza l'ossigeno come accettore di elettroni si parla di respirazione AEROBICA. Si
parla invece di R. ANAEROBICA se l'accettore è un composto diverso dall'ossigeno. In fine la
FERMENTAZIONE, se il composto organico ossidato è a sua volta l'accettore degli elettroni.

Respirazione cellulare
La respirazione cellulare consiste nel processo opposto alla fotosintesi, processo CATABOLICO di
demolizione del GLUCOSIO in anidride carbonica e acqua con produzione di energia sotto forma di
un composto organico a 3 atomi di fosforo conosciuto come ATP. Questa ricopre la funzione di
immagazzinare temporaneamente l'energia utilizzata per la sintesi di ulteriori molecole organiche,
quindi per l'attività METABOLICA dell'organismo.

I DECOMPOSITORI
Tutti quegli organismi eterotrofi che attuano decomposizione ovvero un processo di ossidazione
biologica che porta alla produzione di energia.
Possiamo distinguere dei detritivori TERRESTRI da dei detritivori ACQUATICI.
- I primi sono spesso classificati in base alle proprie dimensioni: es MICROFAUNA con dimensioni
tra 1 e 100 micron, MESOFAUNA da 100 micron a 2 mm MACROFAUNA tra 2 e 20 mm e
MEGAFAUNA maggiori di 20mm.
- Detritivori acquatici classificati in base alla loro funzione: FRAMMENTATORI che si nutrono di
particolato, COLLETTORI si nutrono di particolato fine, RACCOGLITORI raccolgono le sostanze
presenti nel sedimento, FILTRATORI filtrano le sostanze nella colonna d'acqua, PASCOLATORI e
RASCHIATORI che possiedono un apparato boccale atto a raschiare le particelle di cibo da un
substrato, CARNIVORI ectoparassiti soprattutto ematofagi es sanguisughe.

Fasi della decomposizione:


LISCIVIAZIONE: perdita di zuccheri e dei composti idrosolubili all'interno della materia
FRAMMENTAZIONE: formazione di un particolato tramite processi biologici o fisici
PRODUZIONE DI HUMMUS
MINERALIZZAZIONE: rilascio sotto forma inorganica dei nutrienti
In questo modo la materia presente sul fondale, inutilizzata in quanto non sfruttabile da altri
organismi viene rimessa in circolo in livelli trofici superiori tramite il CIRCUITO MICROBICO.

BILANCIO GLOBALE PRODUZIONE-RESPIRAZIONE


In linea teorica il bilancio produzione e respirazione tende all’equilibrio su scala planetaria… in
realtà non è proprio così!

• PRODUZIONE: 10^17 grammi di sostanza organica prodotta per fotosintesi sulla terra ogni
anno.
• DECOMPOSIZIONE: nello stesso intervallo di tempo una quantità̀ quasi equivalente di
sostanza
organica (leggermente inferiore) viene ossidata a CO2 ed acqua con la respirazione degli
organismi viventi.

Il bilancio è leggermente squilibrato

Esiste un ritardo nella completa utilizzazione eterotrofa e decomposizione dei prodotti del
metabolismo autotrofo. Questo ritardo, caratteristico della biosfera, ha consentito nei millenni
l’accumulo di
combustibili fossili nel sottosuolo e di ossigeno nell’atmosfera

Le attività̀ umane, tuttavia, accelerano i tassi di decomposizione (bruciando le riserve di


materia organica dei combustibili fossili,
decomponendo più humus con le pratiche agricole, deforestando e bruciando ampie distese)
A seguito di ciò si è avuta nel corso degli anni un'escalation a livello della produzione di CO2,
accumulatasi poi nell'atmosfera.

Per far fronte a ciò, idealisticamente, in una risposta a feedback secondo l'ipotesi GAIA, il pianeta
dovrebbe aumentare i tassi di fotosintesi in modo da compensare e gestire maggiormente
l'aumento di CO2, ma non ci riesce.

L'IPOTESI GAIA
Afferma che: Gli organismi, specialmente i microrganismi, si sono evoluti con l’ambiente fisico
producendo un sistema di controllo complesso autoregolatore che mantiene condizioni favorevoli
per la vita sulla terra.
Proprietà termodinamiche di un ecosistema
Gli ecosistemi sono sistemi termodinamici aperti questo perché ogni organismo e ogni ecosistema
condividono la possibilità di mantenere una BASSA ENTROPIA, la quale consente di mantenere un
certo equilibrio interno. Si ha infatti una continua dissipazione dell'energia di alta utilità (luce/cibo)
in energia di scarsa utilità (calore).

Si hanno dei brevi loop del flusso di energia che permettono ad ogni ecosistema di possedere la
proprietà di autoregolarsi tramite OMEORESI (omeostasi).

1. Entrata dell'energia nel sistema tramite luce solare


2. Presenza di autotrofi che effettuano la fotosintesi producendo tra l'altro carboidrati
utilizzati dagli eterotrofi che costituiranno i consumatori. Proprio questi ultimi, tramite
l'escrezione o quando un esemplare muore vanno a produrre detrito
3. È qui che entrano in gioco i detritivori e decompositori che rimettono in circolo la materia di
scarto portandola a livelli trofici superiori.
4. Di conseguenza mentre l'energia che entra nel sistema è unidirezionale, la materia conduce
un ciclo e viene riutilizzata.

Il trasferimento di energia attraverso le catene alimentari di un ecosistema viene chiamato flusso


di energia ed è unidirezionale, al
contrario del comportamento ciclico della materia. Il flusso di energia all’interno di un ecosistema
subisce una serie di trasformazioni che dai produttori proseguono ai consumatori
Questa struttura dell’ecosistema è detta trofodinamica, e consiste nel trasporto e nelle
trasformazioni di alimenti.
Per questa ragione è anche detta Rete Alimentare.

Le sostanze nutritive fabbricate dai produttori sono utilizzate dagli eterotrofi:


• Gli eterotrofi, come animali e funghi, rappresentano quindi i consumatori, che possono
essere primari, secondari o terziari. I consumatori primari sono erbivori, quelli secondari e
terziari carnivori.
• Il trasferimento di energia dagli autotrofi attraverso una serie di organismi che consumano
e sono consumati viene definito catena alimentare o trofica

Il livello trofico consiste nel raggruppamento in cui ritroviamo organismi che attingono dalla stessa
sorgente di energia.

Tenendo presente che in ogni ecosistema individuiamo:


• Strato verde: costituito dai produttori primari o chemiosintetici (autotrofi= organismi in
grado di creare autonomamente il proprio nutrimento, mediante organicazione delle
molecole inorganiche)
• Strato bruno: costituito da tutti i consumatori (eterotrofi=organismi incapaci di sintetizzare
il proprio nutrimento e quindi obbligati ad utilizzare materia organica (viva o morta che sia )
proveniente da altri organismi.
La struttura trofica di un ecosistema si compone di 2 differenti percorsi:
• Una catena del PASCOLO o del vivo ne fanno parte gli erbivori, carnivori
Una volta che gli organismi facenti parte della catena del pascolo producono detriti e
materiale di scarto, quest'ultimo andrà ad alimentare a sua vola una seconda catena:
• La catena del DETRITO o del morto materia inorganica morta, microorganismi detritivori,
predatori
I microorganismi che effettuano il riciclo della materia morta attuano un MICROBIAL LOOP
Di fatto essi:
1. Mineralizzano la materia organica
2. Diventano essi stessi alimento per altri organismi

Tali catene non sono realmente separate, ma piuttosto si influenzano reciprocamente. RETE
ALIMENTARE
MODELLI PLURICANALIZZATI DELLE CATENE ALIMENTARI
• Catena alimentare a granivori
• Catena alimentare a polline
• Catena alimentare a linfa
• Catena alimentare a POM/DOM (materia organica particolata/ materia organica dissolta in
ambiente acquatico)

Proprietà trofodinamiche di un ecosistema, reti alimentari e circuito microbico


Nel 1942 Lindeman dimostrò che ciascuna trasformazione di energia tra due livelli trofici contigui
determina una perdita di energia sotto forma di calore pari a circa il 90% dell’input. Questo
rendimento è noto come EFFICIENZA ECOLOGICA: quantità di energia che passa da un livello
trofico a quello successivo.

Al diminuire della quantità di energia associata a ciascun livello trofico dalla sorgente ai
consumatori apicali, la qualità dell’energia accumulata sotto forma di biomassa nei singoli livelli
aumenta man mano.
Evolutivamente il consumatore apicale ha accumulato energia di maggiore qualità.

EXERGIA: somma delle biomasse convertite in unità energetiche (Joule), tenendo conto della
«complessità» associata alla biomassa individuale.
EXERGIA=∑(Bi x β)

Il trasferimento di energia negli ecosistemi è governato dalla catena alimentare. Si ha un flusso di


energia unidirezionale dissipata in gran parte, ma che aumenta di qualità. Naturalmente l'energia
tende a terminare, di fatti spesso le catene trofiche sono abbastanza corte.

PRODUTTORI SEMPRE SUPERIORI RISPETTO AI CONSUMATORI

Acquisizione dell’energia
Tutti gli organismi si alimentano per acquisire energia e risorse per sopravvivere, accrescersi e
riprodursi
Esistono una vasta gamma di comportamenti alimentari e di adattamenti morfo-fisiologici associati
all’alimentazione:
• Strategie passive • Strategie di gruppo
• Strategie attive
Acquisizione di energia negli autotrofi
L’acquisizione dell’energia negli organismi autotrofi dipende da 3 caratteristiche fondamentali:
1. Utilizzano l’energia solare e la materia inorganica
2. Sono organismi modulari ad accrescimento indeterminato
3. Sono sessili

Tutti gli organismi autotrofi fotosintetici hanno bisogno delle stesse risorse per il loro
accrescimento e riproduzione: luce, anidride carbonica, nutrienti inorganici e acqua

RISORSE
Sono costituite da una qualsiasi sostanza, materiale o fonte di energia, necessaria alla vita di un
organismo.
Le risorse possono essere:
ESSENZIALI (senza di esse non è possibile la sopravvivenza) oppure
NON ESSENZIALI (possono essere sostituite da altra risorsa).
Le risorse comprendono non solo nutrienti per produrre biomassa ma anche altre risorse utili per
lo svolgimento delle proprie funzioni vitali (es. luoghi di nidificazione).

Oltre alle risorse, si avrà ovviamente la presenza di condizioni o fattori ambientali a cui l'organismo
si dovrà adattare
Una condizione si può definire come un fattore ambientale abiotico che varia nello spazio e nel
tempo e a cui gli organismi rispondono, in maniera differente.
Sono condizioni o fattori ambientali, ad esempio, la temperatura, il pH, la salinità, l’umidità, la
velocità della corrente, la profondità, ecc.
Le condizioni, oltre a variare in funzione di cambiamenti dell’ambiente fisico (es. stagionalità),
possono essere modificate dalla presenza stessa di alcuni organismi.
Ad esempio, la presenza della vegetazione può modificare l’umidità relativa o la temperatura di un
determinato sito.
Gli organismi esercitano una risposta adattativa specie-specifica.

Annessi a queste condizioni, avremo dei fattori limitanti: qualsiasi fattore abiotico che, presente al
di sopra o al di sotto dei limiti di tolleranza, limita o impedisce la crescita di una popolazione,
anche se tutti gli altri fattori sono nelle condizioni ottimali per la specie.

Ad esempio:
Negli ambienti terrestri le risorse sono dislocate in differenti serbatoi sopra e sotto il suolo.
Negli ambienti acquatici la luce rappresenta il fattore limitante più importante poiché questa
decresce con la profondità. Di fatto la gran parte di piante acquatiche e alghe le ritroveremo nella
ZONA EUFOTICA ovvero dai 0 ai 100m sotto il pelo dell'acqua.
Negli ecosistemi terrestri la luce è più o meno omogenea. Nelle foreste, tuttavia, è molto facile
che gli alberi più alti, con una chioma di dimensioni importanti vadano a ridurre il tasso di luce
assorbita dalle piante del sottobosco.
Per quanto concerne l'acquisizione di CARBONIO:
Il carbonio, in forma di CO2 atmosferica o disciolta in ambiente acquatico, non rappresenta quasi
mai un fattore limitante, a meno che l’attività fotosintetica non abbia tassi molto elevato (es.
fioriture fitoplanctoniche).

• La CO2 penetra nelle foglie attraverso gli stomi, dissolvendosi nei fluidi interni della foglia,
sotto forma di acido carbonico.
• In parallelo, l’acqua evapora dall’interno della foglia e diffonde all’esterno attraverso gli
stomi. (la gran parte dell'acqua assorbita viene fatta evaporare per attuare gli scambi
gassosi) Tale capacità di scambio durante la TRASPIRAZIONE viene definita EFFICIENZA DEL
FLUSSO DELL'ACQUA

L’acqua svolge un ruolo chiave anche come mezzo di trasporto delle sostanze nutritive,
traslocando i soluti a lunga distanza.
Altri nutrienti inorganici e acqua sono acquisiti dal terreno attraverso le radici. Oltre che di
macronutrienti le piante necessitano anche di micronutrienti (presenti in traccia)

Le variazioni di parametri ambientali quali temperatura, acqua, anidride carbonica e


nutrienti, rappresentano un potenziale stress per la pianta:

• Ad esempio, le piante sono organismi ectotermici: La temperatura ottimale per la


funzionalità di una foglia sarà quella alla quale input e output sono equivalenti
(bilancio perdita di calore=produzione di calore).
La luce, dunque, è il principale fattore che influenza le condizioni termiche delle piante

• L’evaporazione rappresenta il principale fattore che influenza la perdita di calore.


• L’acqua rappresenta un fattore fondamentale: in condizioni di siccità la pianta non riuscirà
ad attivare l’assorbimento di acqua e nutrienti dal terreno; troppa acqua genera condizioni
di ipossia, che influiranno negativamente sull’assorbimento di acqua e nutrienti.
• Variazioni della temperatura, composizione, pH, salinità del terreno, riducono la
performance di accrescimento della pianta
Acquisizione dell'energia negli Eterotrofi
Nonostante questi organismi abbiano sviluppato una serie di adattamenti che gli permettono di
nutrirsi in modo abbastanza efficiente, queste stesse strategie dipendono primariamente dagli
autotrofi.

• Di fatto gli stessi ERBIVORI devono far fronte alle difese che gli stessi vegetali hanno
sviluppato, come spine, silicati abrasivi, aumento dei livelli di cellulosa e lignina (diminuisce
così l'azoto nella matrice carboniosa e di conseguenza le proprietà nutritive dell'alimento) o
la produzione di tossine. Di conseguenza gli erbivori hanno sviluppato un apparato
masticatore molto complesso o ancora processi biochimici adatti all'alimentazione di piane
che producono tossine. Altri animali invece presentano simbiosi con batteri o protozoi che
svolgono tutti i processi digestivi al posto loro, come nel caso degli organismi xilofagi.

• Nei DETRITIVORI invece, le complessità che possono presentarsi consistono ad esempio nel
GRADO DI DECOMPOSIZIONE della materia, di fatti se questa sarà già a livelli avanzati il
contenuto di azoto nell'alimento sarà molto ridotto e i valori nutrizionali di quest'ultimo
saranno molto bassi. Per far fronte a ciò dovranno aumentare il loro tasso di alimentazione.

Per quanto concerne i CARNIVORI, essi si nutrono di cibo ad altissimi valori nutrizionali che però
hanno un notevole costo di cattura in fatto di dispendio energetico. Di conseguenza quando
l'organismo avvertirà a necessità di alimentarsi indirizzerà tutte le sue abilità a quello scopo,
operando delle scelte il più convenienti possibili in base ad una serie di fattori.

Scelte da adoperare:
1. Cercare la preda più ricca in energia, ma che richiede tempi di ricerca più lunghi, maggiore
dispendio energetico e più alto rischio di predazione, oppure la preda più facile da reperire,
con valore energetico ridotto, ridotto dispendio energetico e ridotto rischio di essere
predati?
2. In quale sito cerco il cibo?
3. Quando è più conveniente lasciare il sito selezionato, a causa di riduzione delle risorse e
aumentato rischio di essere predato?
4. Dimensioni della preda

Tali sono i diversi comportamenti che gli organismi mettono in atto in risposta a: richiesta
energetica, variazioni della disponibilità delle risorse, presenza di organismi della stessa specie,
presenza di predatori, variazioni delle variabili ambientali.

Profitto derivante dalla preda= Energia ottenuta dalla preda – Costi energetici per acquisirla
Tempo speso per acquisire la preda

L'acquisizione del cibo nei carnivori è scandita in fasi:


1. Ricerca della preda 5. Manipolazione del cibo
2. Localizzazione della preda 7. Ingestione
3. Incontro con la preda 8. Assimilazione
4. Attacco 9. Eliminazione dei prodotti di scarto
Si hanno differenti strategie di ricerca della preda in base: alla capacità di movimento del
predatore e alla capacità di movimento della preda

I comportamenti coinvolti nella ricerca del cibo dipendono dunque da:


1. Specie predatrice
2. Ambiente in cui questa vive
3. Tipologia di preda selezionata

STRATEGIA SIT AND WAIT: si impiega molto più tempo nella ricerca ma si consuma meno energia
Il cibo può muoversi:
- Passivamente come nel caso dei molluschi bivalvi che aspettano che il particolato cada nella
colonna d'acqua
- Attivamente come nel caso del leone che aspetta la gazzella

STRATEGIA DI RICERCA ATTIVA DEL CIBO: molto più rapida ma si ha un maggiore impiego di
energie
La probabilità di incontrare la preda dipende da 2 fattori: quanto sono sviluppati i sensi del
predatore, e che segnali emette la preda.
L'effetto congiunto di questi aiuta a determinare l'area di caccia del predatore.
Il tasso di cattura dipende: dall'incontro con la preda e dalla probabilità di cattura

L'incontro e la cattura sono spesso, MA NON SEMPRE casuali. Possono essere PREVEDIBILI nei casi
in cui si osservano turbolenze. A causa delle turbolenze si può avere un aumento lineare della
probabilità di incontro con la preda. Nonostante le turbolenze aumentino, si arriva a lungo andare
ad una condizione in cui il tasso di incontro non aumenta (fase di overshoot). A seguito di questa
fase, la permanenza delle turbolenze determina la crescita del tasso di incontro che però diventa
ormai CASUALE e di conseguenza si avrà una minore probabilità di successo nella cattura.

STRATEGIE DI GRUPPO
Vantaggi
• Maggiore probabilità di individuazione del predatore
• Maggiore efficienza nell’individuazione del cibo
• Maggiore efficienza di cattura del cibo
• Maggiore capacità di confondere il predatore

Svantaggi
• Aumentata probabilità di essere individuati dal predatore
• Condivisione delle risorse con altri individui conspecifici
TEOREMA DEL VALORE MARGINALE
Tale teorema sottintende la presenza di una distribuzione di cibo omogenea in PATCH e descrive
come si comporta un predatore quando il cibo è distribuito in modo omogeneo, quale patch
scegliere, quanto tempo deve rimanere nelle PATCH e quando andarsene e il tempo impiegato
nello spostamento tra una patch e l'altra. Il predatore sceglierà ciò che è più CONVENIENTE.
Il valore marginale consiste sostanzialmente nel valore limite rappresentato dal calo improvviso
della possibilità di nutrirsi in quel patch. Raggiunto questo stadio l'animale comprende che è più
conveniente raggiungere un'altra patch dove probabilmente troverà più alimento.
IL TEMPO OTTIMALE durante il quale permanere nella patch, deve essere PARI AL GUADAGNO
OTTIMALE DELL'ORGANISMO.

MANIPOLAZIONE DEL CIBO


Richiede molti sforzi. Comincia con la cattura, trasporto, fase di pre-ingestione.
In quanto spesso durante questa fase si ha un dispendio, oltre che di energie, di molto tempo, di
conseguenza il predatore per poter ottimizzare i tempi può:
Accelerare la digestione
Assimilazione, quindi METABOLISMO più veloce

La capacità di acquisire energia è regolata da processi coinvolti nella digestione, a partire dalla
morfologia e dalla fisiologia del predatore: apertura, ampiezza del canale alimentare, velocità di
assimilazione, etc.
Il tasso di ingestione non è altro che un trasporto di massa dall’ambiente esterno verso l’ambiente
interno del predatore:
Jx = {Jx} x L2
Jx = tasso di ingestione
L = taglia dell’organismo
{ = Proporzionalità con la superficie corporea

INGESTIONE
Il tasso di ingestione non solo è proporzionale alle strutture corporee dell’organismo, ma dipende
strettamente dalla densità di cibo disponibile nell’ambiente e delle caratteristiche ecologiche
dell’habitat in cui il consumatore vive.
Il processo di ingestione può essere descritto tramite le funzioni di HOLLING:
TIPO I
Risposta passiva. Nei ragni il numero di individui catturati è proporzionale alla loro densità. La
mortalità della preda dovuta alla predazione è costante
TIPO II
Ricerca/cattura/ingestione è COSTANTE. A basse densità di cibo la maggior parte del tempo sarà
impiegato nella sua ricerca. Ad alte densità di cibo la maggior parte del tempo sarà speso nella
manipolazione del cibo. Detta anche RISPOSTA DESTABILIZZANTE.
TIPO III
L’aumento dell’attività di ricerca è proporzionale all’incremento della densità di cibo. Questo
significa che, per basse densità di prede sarà basso anche il loro consumo. Per questa ragione è
definita come RISPOSTA STABILIZZANTE.
ASSIMILAZIONE
Il tasso di ASSIMILAZIONE è spesso proporzionale al tasso di INGESTIONE
L’energia assimilata sarà pari a:
Energia ingerita – Energia persa attraverso i prodotti di scarto
La produzione di feci è proporzionale al tasso di ingestione e assimilazione

Piramidi Ecologiche
Consistono nella rappresentazione grafica di una catena alimentare. Si hanno le:
• piramide ecologica dell’energia quantità di energia trasformata su una determinata
superficie e in un determinato tempo dai
diversi livelli trofici.
• piramide ecologica dei numeri dimostra che il numero di organismi diminuisce ad ogni
passaggio da un livello trofico all’altro.
• piramide ecologica della biomassa rappresenta la massa (quantità di materia vivente) degli
individui appartenenti ai diversi livelli trofici. Essa ha normalmente la forma di un triangolo
la cui base è rappresentata dai produttori ed il vertice dai consumatori finali. Essa dimostra
che la massa complessiva degli organismi diminuisce ad ogni passaggio da un livello trofico
all’altro.

RISPOSTA A FEEDBACK: il predatore agevola la crescita della fonte di nutrimento


COMPONENTI BIOTICA E ABIOTICA
Il punto di fusione tra la componente BIOTICA e ABIOTICA è: la FOTOSINTESI, i PROCESSI BIO-GEO
CHIMICI, DECOMPOSIZIONE.
Le risorse sono tutte quelle sostanze o fonti di energia ESENZIALI e NON per l'organismo, ma non
solo. Le risorse possono essere rappresentate anche dal materiale utilizzato per costruire un nido
ad esempio.

Tali risorse, in base al modo in cui si presentano, possono determinare dei FATTORI LIMITANTI
I principali fattori limitanti per gli organismi terrestri sono rappresentati:
Temperatura, acqua, luce e i nutrienti presenti sul suolo
I principali fattori limitanti per gli organismi acquatici invece sono:
La salinità (molto particolare il caso del beachrock dove si hanno specie come il cefalo che si sono
adattati alla vita in questi ambienti estremi), temperatura, luce, presenza di O2 (oss. Libero) e i
nutrienti in soluzione.

Alcuni fattori ambientali possono variare in base alle specie presenti in quell'areale.
Si hanno quindi delle VARIABILI:
Fisiche: temperatura, fatt. climatici, radiazioni elettromagnetiche
Chimiche: composti organici e inorganici, composti di sintesi prodotti dalle industrie
Biologiche: ovvero la BIODIVERSITÀ o variabilità di specie

Elementi alla base della vita


- Gli elementi chimici svolgono un ruolo centrale nel funzionamento degli ecosistemi, e sono
distribuiti in modo molto diverso nelle varie matrici ambientali;
- Alcuni elementi essenziali sono disponibili in minima quantità. Es: Fosforo (P) e Ferro (Fe);
- Altri elementi sono invece abbondanti, per esempio nel caso delle matrici biologiche: Idrogeno
(H), Ossigeno (O), Carbonio (C)

Macromolecole fondamentali
Gli elementi alla base della vita sono 8: C, H, O, N, K, Ca, P, S
Questi costituiscono le quattro macromolecole su cui si basa la vita stessa:
• Proteine (strutturale, funzionale, difesa, metabolico)
• Lipidi (energetico, strutturale)
• Glucidi (energetico, riserva es. glicogeno/amido nelle piante)
• Acidi nucleici
Mentre l’energia è caratterizzata da un flusso unidirezionale, i nutrienti sono riutilizzati
continuamente.
La decomposizione è alla base della ciclizzazione degli otto elementi e permette, di fatto, la
continuità della vita sulla terra.
Il ruolo ecologico degli elementi chimici dipende, in gran parte, dal ruolo chiave che questi
svolgono nei processi metabolici

• Il Carbonio date le sue proprietà chimiche consente la formazione di molecole complesse


ma molto stabili. La stabilità delle molecole a base di carbonio è essenziale per la vita
• I carboidrati svolgono funzioni energetiche essenziali, rappresentando
l’anello di congiunzione tra componente inorganica e organica del flusso dell’energia
• I carboidrati complessi hanno funzioni strutturali nei vegetali (es. cellulosa);
altri possono rappresentare una riserva energetica (es. amido)
Molti elementi sono abbondanti nelle matrici inorganiche, ma sono presenti in piccole
quantità nelle matrici biologiche: Magnesio, Ferro, Zinco, Rame e possono rappresentare
dei fattori limitanti: La crescita degli organismi vegetali, ad esempio, dipende dalla presenza di CO2,N,
P, S, Fe purché presenti in una certa proporzione

L'ACQUA
Alcuni dei processi fondamentali che permettono la vita sulla terra, come ed esempio il FLUSSO DI
ENERGIA e la CICLIZZAZIONE DELLE SOSTANZE dipendono dalla presenza di acqua.

Essa si presenta in tutti gli stati di aggregazione: solido, liquido, gassoso

Tra le caratteristiche principali riconosciamo che: è una molecola stabile che raffreddandosi tende
a un punto di congelamento dove la densità delle molecole tende a ridursi oltre ad essere un
solvente universale.
Un'altra funzione fondamentale dell'acqua è quella di avere la capacità di regolare la
TEMPERATURA di fatto mari e oceani concorrono a mantenere una temperatura leggermente più
alta.

Parlando in condizioni di acqua dolce:


Il punto di massima densità è 4°. Al di sopra e al di sotto di questo parametro la densità sarà
minore.

INVERNO: Con l'avvicinarsi dell'inverno la temperatura atmosferica scende anche vicino allo zero,
ma la temperatura dell'acqua sarà ancora circa 6°. Raggiunti i 4°, si crea man mano una coltre
ghiacciata galleggiante, che ricoprirà un'importantissima funzione protettiva per tutte le forme di
vita che risiederanno al disotto. Ciò in quanto, tale rivestimento ghiacciato permette all'acqua
sottostante di rimanere fluida e mantenere delle condizioni che consentano la vita a tutti gli
organismi.
Si avrà così una sora di stratificazione in quanto i processi fotosintetici avverranno sulla superficie,
mente tutti i nutrienti man mano andranno a depositarsi sul fondo, di conseguenza la respirazione
avverrà nei pressi del fondale.

PRIMAVERA: nel passaggio da ghiaccio a temperature superiori dei 4°diminuisce la densità.


Precedentemente però, una volta raggiunto il punto di maggiore densità, alcuni strati sprofondano
comportando il rimescolamento delle acque. La fotosintesi avverrà quindi sul fondo mentre i
nutrienti si ritroveranno in superficie.

ESTATE: si crea una stratificazione in 1) EPILIMNIO strato caldo dove avviene la fotosintesi 2)
METALIMNIO o TERMOCLINO strato intermedio in cui la temperatura decresce notevolmente 3)
IPOLIMNIO ovvero lo strato più profondo e con temperature più basse.

AUTUNNO: le temperature superficiali si abbassano nuovamente fino a 4°, l'acqua diverrà densa e
gli strati superficiali sprofonderanno attuando un ulteriore rimescolamento delle acque.
POTERE SOLVENTE DELL'ACQUA, perché il mare è salato:
è un solvente potentissimo, che si arricchisce di Sali e sostanze solubili quando viene a contatto
con suolo, rocce, gas atmosferici e scarichi antropici.
Le concentrazioni stabili di sali sono permesse tramite tassi di evaporazione, lo sfociare dei fiumi
Per 1kg d'acqua si hanno 35g di sale.
LE RADIAZIONI SOLARI:
Sono fondamentali per alimentare ogni catena trofica proprio perché alla base della fotosintesi.
Nell’attraversare l’atmosfera, la luce solare, subisce delle modificazioni: generale attenuazione e
assorbimento selettivo di alcune bande dello spettro da parte dei gas atmosferici. Lo spettro di
radiazioni, che giungono in superficie, varierà con l’ora del giorno, specialmente in vicinanza
dell’alba e del tramonto, a causa dell’angolo d’inclinazione dei raggi solari, perché diverso sarà lo
spessore di gas atmosferici da attraversare. Buona parte delle radiazioni ultraviolette viene
schermata dall’ozono.
La radiazione infrarossa che raggiunge la superficie terrestre invece, definisce le caratteristiche
termiche dell’ambiente, e quindi la temperatura.

STRUTTURA DEL PIANETA


• L’ATMOSFERA costituisce un leggero involucro gassoso.
• La STRATOSFERA va dall’altezza di 17 km a 48 km, la parte inferiore contiene lo strato di
ozono che trattiene la maggior parte delle radiazioni UV-b permettendo la vita sulla Terra.
• La TROPOSFERA, lo strato più interno si estende per uno spessore di 17 km e contiene la
maggior parte dell’aria del pianeta.

• L’IDROSFERA comprende acque superficiali e sotterranee, il ghiaccio polare, gli iceberg, il


vapore acqueo in atmosfera.
• L’ECOSFERA o BIOSFERA è la parte della Terra che ospita la vita (pochi km).
• La LITOSFERA è costituita dalla crosta terrestre e dal mantello superiore. Contiene
combustibili fossili, minerali e sostanze chimiche del suolo inclusi nutrienti che sostengono
la vita.

L'ATMOSFERA:
Composta per la gran parte da azoto 78%, ossigeno al 21% e da argon e anidride carbonica.
La composizione dell’atmosfera attuale è il risultato di complessi fenomeni legati alla formazione
stessa del pianeta, ma è anche il risultato di produzione primaria, respirazione e decomposizione

Le dinamiche fisico-chimiche che ritroviamo a livello della stessa atmosfera concorrono, insieme
ad altri fattori come gli oceani o la variazione del flusso di calore proveniente dal sole, alla
generazione del CLIMA e di una ETEROGENEITÁ CLIMATICA. Per questo è bene distinguere:
TEMPO ATMOSFERICO: combinazione locale e momentanea dei fattori metereologici
CLIMA: caratteristiche e condizioni meteo-climatiche stabili per un periodo di almeno 30 anni. Dal
clima dipende la distribuzione geografica degli organismi oltre alla tipologia di specie che si
presentano.
IL FLUSSO TERMICO SULLA SUPERFICIE DELLA TERRA
La radiazione solare raggiunge in modo più o meno omogeneo tutta la superfice terrestre.
Tuttavia, con la latitudine varia l'angolo di incidenza e di conseguenza varia anche l'angolo di
refrazione e ciò comporta una diminuzione della quantità di energia che raggiunge la superficie.

L'atmosfera possiede inoltre una propria DINAMICA la quale, dipende dal movimento di masse
d'aria determinato dalla rotazione terrestre. La densità di una miscela di gas aumenta al diminuire
della temperatura in quanto al decrescere della temperatura diminuisce l'energia cinetica delle
molecole che la compongono.
A causa del moto rotazionale della Terra il movimento delle masse d’aria non sarà continuo ma
suddiviso in tre celle per ciascun emisfero:
- cella POLARE
- cella di FERREL
- cella HADLEY
A causa dell'effetto di Coriolis le masse d'aria tendono a spostarsi verso destra nell'emisfero
settentrionale e verso sinistra nell'emisfero meridionale.
Le celle di circolazione determinano l’alternarsi di aree a bassa e alta pressione atmosferica che
generano spostamenti di masse d’aria associate ai venti

RUOLO FONDAMENTALE DEGLI OCEANI


Un ruolo fondamentale nella regolazione del clima sul nostro Pianeta è giocato dagli oceani e
dàlle gràndi correnti. Le àcque superficiàli dipendono in làrgà misurà dàll’effetto di Coriolis e
dalla forza eolica, mentre le correnti profonde dipendono soprattutto dalla variazione di
densità e dalle variazioni di salinità.
I gradienti di densità sono infatti alla base delle principali correnti oceaniche che trasportano
gràndi quàntità di càlore e consentono l’instàuràrsi di condizioni climàtiche locàli:
meccanismo termoalino

La CORRENTE DEL GOLFO, ad esempio, è una corrente di massa calda originata nei pressi del golfo
del Messico che si muove verso nord, verso correnti meno forti e più fredde. Si sposta verso le
coste della Gran Bretagna e aumenta la densità sprofondando e alimentando la CINTURA DI
CONVENZIONE di acqua fredda.

Ogni volta che questa corrente si scontra con i margini continentali abbiamo il fenomeno
dell'UPWELLING: risalita delle acque profonde portando i nutrienti in superficie e l'ossigeno ritorna
sul fondale.

MAR MEDITERRANEO
Nel mar Mediterraneo invece riscontreremo la presenza di: correnti superficiali e acque
LEVANTINE intermedie.
Esso è un bacino semichiuso con l'unica apertura rappresentata dallo stretto di Gibilterra.
CORRENTE LEVANTINA INTERMEDIA
Il bacino orientale ha una grande importanza per la circolazione del Mediterraneo perché è la sede
di formazione delle Acque Levantine, generalmente indicate come LIW (Levantine Intermediate
Waters). Queste ultime sono acque che scorrono a profondità intermedie (250-500 m)
ripercorrendo a ritroso, verso occidente, il cammino della corrente atlantica entrata da Gibilterra.
La loro formazione è determinata dall’incremento di salinità delle acque atlantiche dovuto al
processo di evaporazione
CLIMA
ZONE CLIMATICHE
• Zone TEMPERATE BOREALI e AUSTRALI
• Zona TROPICALE (tra i tropici del cancro e del
capricorno)
• Zone POLARI

BIOMI
Sono dei paesaggi ad ampiezza reginale caratterizzati da un certo tipo di vegetazione (tundra,
macchia mediterranea etc) la quale ovviamente influenzerà la presenza di determinate specie
animali.

TUNDRA ARTICA: fascia circumpolare di prateria simile anche se in dimensioni minori alla tundra
Alpina. Scarsità di piogge e temperature basse, ma l'acqua non è un fattore limitante.
Nonostante costituisca un ambiente ostile, anche definito deserto freddo, il tasso di attività
fotosintetica è molto alto.
Si ha uno STRATO VERDE costituito da: licheni e muschi
Sesso si hanno piccoli laghi oltre all'oceano artico.

DESERTI: costituiscono piccoli spot caratterizzati da piovosità scarsissima dovuta ad una


condizione di ALTA PRESSIONE COSTANTE.
I deserti nelle regioni temperate spesso si trovano in “zone d’ombra di pioggia”, laddove cioè le
alte montagne bloccano l’umidità proveniente dai mari.

FORESTE DECIDUE o CADUCIFOGLIE: con piante a ciclo stagionale, le ritroviamo nelle zone più
umide della fascia temperata, principalmente emisfero boreale. Maggiormente presenti in Europa,
Asia, America settentrionale. Si hanno, tra le piante più comuni la betulla, le querce, i castagni e i
fagi.

FORESTE TROPICALI: si estendono 10° sopra e 10° sotto l'EQUATORE. Tasso di umidità altissimo, si
hanno precipitazioni considerevoli e ospitano il 70% delle specie del golfo. Si ha grande presenza di
felci arboree.
PRINCIPALI FUNZIONI: Fotosintesi, controllo delle precipitazioni (quantità di acqua che raggiunge il
suolo), controllo di erosione del suolo e possono rappresentare degli hotspot di biodiversità.

MACCHIA MEDITERRANEA: caratterizzata da: climi miti, inverni piovosi ed estati calde. Presenza di
Arbusti e piccoli alberi sempre verdi. Es. Quercia da sughero, Palma nana arbusti come il
corbezzolo. La macchia mediterranea è presente in varie aree geografiche a clima simile. Oltre che
nel Mediterraneo, si trova in California (chaparral), in Cile (matorral), in Sud Africa e in Australia.
ELEMENTI DI ECOLOGIA DEGLI AMBIENTI MARINO-COSTIERI
Gli oceani rappresentano il 70% delle superficie terrestre e rappresenta il più grande ecosistema
presente sulla terra. Di fatto si pensa che la vita sia iniziata da lì.
Si hanno 5 OCEANI + il MAR MEDITERRANEO (HOTSPOT I BIODIVERSITÁ è un bacino semichiuso a
bilancio idrico negativo, si ha un taso di evaporazione alto)
• PACIFICO
• ATLANTICO
• INDIANO
• ANTARTICO
• ARTICO

TROPICALIZZAZIONE: le correnti si tropicalizzano e si ha un picco di SPECIE ALLOCTONE


MERIDIONALIZZAZIONE: le specie che un tempo risiedevano nella porzione più a sud del
mediterraneo, si spostano verso nord a causa dell'innalzamento delle temperature.

Caratteristiche dell'ambiente marino: fattori limitanti


• Luce
• Temperatura
• Pressione
• Salinità

LUCE
Una parte della radiazione che giunge sulla superficie del mare viene riflessa (7% della radiazione
totale è persa). L’attenuazione della luce in mare dipende da due processi principali:
• L’assorbimento consiste nella conversione dell’energia elettromagnetica in altre forme (es.
Fotosintesi clorofilliana)
• La diffusione ovvero il cambio di direzione della luce dato dalle riflessioni provocate dalle
particelle sospese nell’acqua di mare (skattering)

TEMPERATURA
La temperatura superficiale delle masse d’acqua è influenzata da quella atmosferica e dall’azione
del vento. Il calore delle radiazioni solari viene assorbito e si propaga anche grazie all’azione delle
correnti marine. Dipende dalle stagioni, dalla distanza dai continenti e dalla latitudine e la
variazione di temperatura in mare è un processo lento e graduale.

TERMOCLINO
Il termoclino è per definizione uno strato d’acqua in cui avviene una brusca variazione di
temperatura (oltre 0,1°C per m di profondità). Rappresenta una barriera netta ma invisibile che
separa le masse d’acqua superiori più calde e leggere da quelle inferiori più fredde e dense.
Inoltre, limita gli scambi verticali di nutrienti e le migrazioni di molti organismi

PRESSIONE
Aumenta di un’atmosfera ogni 9,8 m di profondità
La pressione dei liquidi interni degli organismi deve controbilanciare quella esterna
Gli organismi EURIBATI e BAROFILI hanno sviluppato meccanismi di adattamento specifici, come
una membrana cellulare più resistente ed enzimi strutturalmente più stabili
SALINITÁ
È definita come la misura del contenuto di sali disciolti attualmente espressa in valore assoluto. In
media sono disciolti circa 35 g di sale per kg di acqua di mare. Essa varia in base all’evaporazione,
all’apporto di acque continentali e alla profondità
In base alla capacità di tollerare le fluttuazioni di salinità è possibile distinguere le specie
acquatiche in:
Stenoaline, più sensibili alle variazioni
Eurialine, capaci di sopportare un ampio intervallo di salinità
Catadrome, migrano dalle acque continentali a quelle oceaniche
Anadrome, risalgono i fiumi per riprodursi

Topografia dei fondali oceanici


Quattro zone fondamentali:
• La PIATTAFORMA CONTINENTALE
• La SCARPATA CONTINENTALE
• La PIANA ABBISSALE
• Le FOSSE OCEANICHE o ADALI

PIATTAFORMA CONTINENTALE. È delimitata da un margine esterno noto come SHELF BREAK (150-
200 m) caratterizzato da un brusco aumento della pendenza del fondale. Particolarmente
interessata da fenomeni di intensa sedimentazione di materiale organico e inorganico, ed è inoltre
un'area ad elevato morfo-dinamismo dovuto da correnti e onde.

SCARPATA CONTINENTALE. È Solcata da profonde depressioni chiamate Canyon, spesso generati


da frane di sedimenti. Si estende fino ai 1000 2000 m, spesso viene usata come area di nursery da
tante specie. Costituisce una zona di passaggio dalla vita larvale a quella adulta o POST
SETTLEMENT. Qui gli organismi trovano cibo e rifugio. Un esempio ne è il Nasello.
PIANA ABBISSALE. Essa rappresenta il più vasto ecosistema esistente, interrotto dalle dorsali
oceaniche. Sulla sommità delle dorsali emergono isole vulcaniche.
FOSSE OCEANICHE. Strette e lunghe incisione delle piane abissali fino a 11.000m di profondità
I DOMINI
Si hanno 2 domini fondamentali
• PELAGICO che si estende dalla superficie fino agli abissi. Si estende quindi per tutto il
volume delle acque dove risiedono tutte le specie in grado di nuotare e battere la forza
delle correnti o comunque planctoniche.
• BENTONICO si fa riferimento ad un insieme di organismi che vivono a stretto contatto con il
fondo

DOMINIO PELAGICO
In base alla distanza dalla costa può essere suddiviso in:
• Provincia NERITICA che si estende dalla linea di costa sino al limite della piattaforma
continentale e che di norma non supera i 200 m di profondità
• Provincia OCEANICA che comprende le acque profonde al di là della piattaforma
continentale
Il dominio pelagico è inoltre diviso verticalmente in 3 grandi porzioni distinte sulla base della
profondità di penetrazione della luce:
• Zona EUFOTICA, dalla superficie fino a una profondità compresa fra 20 e 50 m, è la porzione
illuminata in cui avvengono i processi fotosintetici
• Zona OLIGOFOTICA, tipicamente oltre i 50 – 500 m, è la porzione in cui pur essendo
presente la luce non si registra un’attività fotosintetica significativa
• Zona AFOTICA o profonda, oltre i 600 – 1.000 m di profondità, è la porzione perennemente
al buio dove non può avvenire la fotosintesi
In base alla profondità potrà essere ulteriormente suddiviso in zone:

EPIPELAGICA dalla superficie fino ai 50m


MESOPELAGICA 50-200m
BATIPELAGICA 200-3000m
ABISSOPELAGICA 3000-7000m
ADOPELAGICA 7000m e oltre
DOMINIO BENTONICO
Il dominio bentonico viene suddiviso in piani determinati dai gradienti verticali dei principali
parametri fisici e chimici.
L'influenza del dominio bentonico la si osserva già al di fuori dell'ambiente marino, per questo
riscontreremo:
PIANO ADLITORALE si ritrova al disopra del livello del mare. Viene influenzato indirettamente
dall’acqua di mare che vi arriva sotto forma di vento salso o vi si infiltra per capillarità e altri
fenomeni di infiltrazione. Può essere ROCCIOSO o SABBIOSO
PIANO SOPRA-LITORALE si trova tra l'ambiente terrestre e quello marino (dove arrivano gli spruzzi
delle onde) aree povere di specie ma non sempre. Si possono riscontrare al loro interno POZZE
LITORALI o BEACHROCK caratterizzate da elevatissime fluttuazioni di salinità, temperatura e altri
parametri, di fatto vi risiedono solo organismi in grado di sopportare queste oscillazioni.

PIANO MESOLITORALE Caratterizzato da una alternanza più o meno regolare di emersione e di


sommersione la sua conformazione dipende dalla MAREA. Costituisce in alcuni casi i
MARCIAPIEDE A VERMENTI, una piattaforma CARBONATICA LITORANEA con la presenza di
MICROHABITAT che possono rappresentare degli hotspot. Derivano nello specifico dal processo di
cementificazione di gusci di alcune specie di molluschi gasteropodi e bivalvi della famiglia dei
Vermetus triquetrus.

PIANO INFRALITORALE limitato superiormente dalla linea di BASSA MAREA e la sua estensione
dipende dalle caratteristiche fisico-chimiche dell'acqua ed in special modo dalla trasparenza della
stessa. Di fatti in base alla quantità di luce che riesce ad attraversare la colonna d'acqua si avranno
organismi vegetali come piante a fiore ANGIOSPERME, come la Posidonia oceanica, su fondi mobili
e le alghe brune sui fondali duri o rocciosi.
LAGUNE COSTIERE dette anche ECOTONI sono ambienti acquatici di transizione caratterizzate
dalla commistione di acque continentali e acque marine sensibili sia alle variazioni di salinità che
variazioni meteo-marine. Sono caratterizzate da elevati livelli di produttività che le rendono dei siti
ottimali per riproduzione e accrescimento.

PIANO SUBDITALE comprende il piano INFRALITORALE e quello CIRCALITORALE. Si estende dalla


zona di marea fino alla piattaforma continentale. Caratterizzata da un’elevata biodiversità con
estrema diversificazione degli organismi che lo popolano. Nelle aree temperate la zona
infralitorale è dominata dalle macroalghe mentre la zona circalitorale è dominata da invertebrati
bentonici (sessili e vagili), in relazione al tipo di substrato.
Le caratteristiche fisiche mostrano variazioni sorprendenti nei primi metri di profondità che
influenzano biodiversità e distribuzione dei popolamenti del subtidale.

Gli elementi determinanti sono:


• Temperatura
• Danno meccanico
• Idrodinamismo
• Luce
DISTURBI FISICI
• Principalmente causato dal frangersi delle onde, solitamente diminuisce con la profondità
• Il disturbo di tipo I porta alla morte di alcuni individui e il recupero si basa su crescita
vegetativa e riproduzione asessuale degli organismi che popolano le aree adiacenti
• Nel disturbo di tipo II il recupero è più casuale perché dipende da specie altamente variabili
nel tempo

LUCE
L’intensità luminosa totale mostra una diminuzione con la profondità
• I livelli di irradianza sono comunemente utilizzati per definire i limiti di distribuzione delle
specie fotosintetizzanti
• L’eccessiva irradianza può essere un elemento limitante per alcune specie definite SCIAFILE
che hanno bisogno di poca luce

FATTORI BIOTICI
Regolano più dei fattori fisici la distribuzione inferiore degli organismi marini:
• Ruolo dei consumatori primari in base alle capacità di movimento e predazione
• Competizione per lo spazio e le risorse (allelopatia e crescita eccessiva)
• Reclutamento con conseguente incremento demografico
• Cascate trofiche che influenzano la struttura di una comunità (es. lontra e ricci nelle foreste
di laminarie

CORALLIGENO DEL MEDITERRANEO


Il coralligeno è caratterizzato da colonie di organismi che vivono in strutture calcificate. Nuovi
individui crescono sui resti calcarei di quelli morti. La biocostruzione è realizzata prevalentemente
da alghe calcaree in condizioni ambientali particolari (debole irradianza, T° costante, salinità
uniforme, idrodinamismo debole)
È possibile distinguere tre diverse componenti biologico-strutturali:
• Biocostruttori primari ovvero le alghe calcaree
• Biocostruttori secondari come briozoi o poriferi
• Organismi agglomeranti
LE FORESTE DI KELP
Grandi macroalghe brune frondose appartenenti al genere Laminariales. Nelle acque fredde si
sviluppano a profondità comprese fra 20-40 m e si estendono per 5-10 km dalla linea di costa E
hanno tassi di crescita verticale impressionanti (fino a 30-60 cm al giorno). Offrono «servizi
ecosistemici» fondamentali per la regolazione della biodiversità. Sono sistemi molto sensibili ai
cambiamenti climatici e all’impatto antropico.
Tali foreste sono degli ecosistemi estremamente produttivi e dinamici. A causa delle dimensioni e
della capacità di strutturare il paesaggio sottomarino vengono definite «ecosystem engineers». La
biodiversità è ripartita tra tre regioni principali: superficie delle fronde – acque comprese fra le
alghe – il substrato (comunità dell’ancoraggio)

Le praterie di fanerogame marine


Sono costituite da angiosperme (piante superiori) che si stabiliscono principalmente in habitat a
fondi mobili.
Hanno colonizzato l’ambiente marino grazie a graduali adattamenti evolutivi.
Come le piante terrestri, presentano la tipica differenziazione in radici, fusto (rizoma) e foglie
adattate a vivere in un ambiente salato in grado di vivere completamente immerse. Possiedono un
efficiente sistema di ancoraggio al sedimento hanno un sistema di impollinazione idrofilo. Sono
capaci di competere con successo con le alghe.

Funzioni:

a. Forniscono cibo e habitat per molte specie, anche in pericolo di estinzione


b. Supportano una ricca biodiversità

c. Mostrano un’elevata produzione primaria


d. Esportano carbonio, azoto e fosforo alle reti trofiche costiere
e. Stabilizzano il sedimento e possono incrementare la qualità delle acque

DISTRIBUZIONE
I fattori che maggiormente la influenzano sono:
• Trasparenza (max. 60 m di profondità)
• Salinità
• Idrodinamismo
• Presenza di fondali idonei
• Disponibilità di nutrienti
• Concentrazione di inquinanti
Formazione di MATTE
È un blocco di sedimento compattato da un fitto intreccio di rizomi e detriti vegetali.
Si formano per effetto del seppellimento progressivo dei rizomi. Questo processo da origine ad
una formazione «a terrazza» colonizzata da diversi organismi marini.

LE SCOGLIERE CORALLINE o CORAL REEF


CORAL BLEACH: sbiancamento dei coralli
Ecosistemi più complessi e strutturati nella biodiversità acquatica estensione di circa lo 0,2% della
superficie degli oceani, ma contengono oltre il 25% di tutte le specie marine conosciute collocati
nella fascia INTERTROPICALE.
Si costituiscono di STRUTTURE CALCAREE formate da scheletri di polipi ermatipici (sprovvisti di
zooxantelle, che non hanno dunque bisogno di luce e possono vivere più in profondità e che si
nutrono catturando plancton o per osmosi.). I reef come li conosciamo oggi si sono evoluti nel
corso degli ultimi 200-300 milioni di anni.

Caratteristiche dei coralli costruttori


• I principali coralli costruttori sono le SCLERATTINIE (esacoralli)
• Nelle scogliere coralline è possibile trovare coralli con morfologie molto varie
• Alcuni esempi sono i coralli ramificati, incrostanti, massivi e foliacei
• I coralli possono essere predatori che si avvalgono della produzione di muco e delle
nematocisti (cellule urticanti) per catturare la preda
• Possono essere anche mixotrofi e ricevere parte dell’alimento da alghe simbionti note
come zooxantelle, responsabili della colorazione del corallo
• Tale simbiosi è radicata al punto da essere «trasmessa geneticamente» alla progenie

FATTORI LIMITANTI
La delicata simbiosi fra polipi e zooxantelle determina anche i fattori che limitano la crescita dei
coralli:
• La luce è il principale fattore limitante (fotosintesi)
• Temperatura tra i 18 e i 32°C (Coral bleaching)
• Salinità elevata (organismi stenoalini)
• Sedimentazione eccessiva
RETI TROFICHE MARINE
In qualsiasi ambiente si fa ormai riferimento a relazioni trofiche a "rete" a causa dello strettissimo
legame che riscontriamo tra i vari organismi che compongono gli ecosistemi.
RETE TROFICA:
struttura biologica che regola i processi vitali degli organismi ed il funzionamento degli ecosistemi.
Essa considera la complessità dei rapporti trofici tra i vari organismi, le possibili interazioni tra gli
organismi e illustra come uno stesso rganismo possa essere coinvolto in più livelli trofici.
LIVELLO TROFICO:
Insieme di organismi appartenenti a diverse specie che insistono su una comune risorsa trofica.
RISORSA TROFICA:
Insieme di organismi e/o risorse omogenee per tipologia funzionale.
GILDA: gruppo di specie all’interno di un livello trofico che sfrutta una risorsa comune in modo
simile e nello stesso comparto ambientale. All’interno di una gilda le specie utilizzano una risorsa
condivisa e quindi tra esse possono instaurarsi forti interazioni di competizione o cooperazione.

Come funziona rete trofica?


Le reti trofiche devono comprendere:
• Produttori, consumatori e decompositori
• Le modalità di trasferimento dell’energia da un nodo all’altro della rete
I consumatori aumentano il livello man mano che ci si allontana dal punto di produzione della
materia organica.
Le relazioni trofiche possono unire diversi comparti, bentonico e planctonico (RETE
BENTOPELAGICA), oppure verificarsi solo in uno di essi.

In ambiente marino i PRODUTTORI PRIMARI sono rappresentati dal FITOPLANCTON.


Per produzione primaria si intende quindi la quantità totale di materia organica (o carbonio
organico) prodotta attraverso la fotosintesi, per unità di area o di volume e per unità di tempo è
definita produzione primaria.

PIRAMIDI TROFICHE
Possono analizzare:
• NUMERI l'area compresa dai vari livelli è proporzionale al numero di individui presenti, è
possibile avere piramidi invertite
• BIOMASSE Il trasferimento di materia e energia da un livello trofico al successivo è il
rapporto con cui indichiamo quanta biomassa è trasferita al livello successivo. Anche queste
possono essere invertite.
• ENERGIA le uniche non invertibili in quanto l'energia è unidirezionale. I diversi rettangoli
hanno larghezza proporzionale alla quantità di energia accumulata a un livello nell’unità di
tempo e di volume. Gran parte dell’energia trasferita da un livello trofico al successivo viene
dissipata principalmente sotto forma di calore.
CATENA DEL PASCOLO E DEL DETRITO
I regni su cui si basano quest'ultime sono il regno plantae (Phytoplankton) e il regno animalia
(Zooplankton).
Il Plankton può essere distinto in varie categorie in base alle sue dimensioni:
Classe dimensionale Dimensione Organismi

FEMTOPLANCTON 0.02-0.2  Virus, Batteri

PICOPLANCTON 0.2-2  Batteri, Cianobatteri, Proclorofite

NANOPLANCTON 2-20  Fitoflagellati, Coanoflagellati, Dinoflagellati, Ciliati

MICROPLANCTON 20-200  Diatomee, Dinoflagellati, Radiolari, Ciliati, Metazoi

MESOPLANCTON 0.2-20 mm Crostacei (Copepodi, Eufasiacei, Cladoceri)

MACROPLANCTON 2-20 mm Meduse

MEGAPLANCTON 20-200 mm Meduse, colonie di Tunicati

Nello specifico nello ZOOPLANCTON possiamo distinguere un OLOPLANCTON (organismi che


trascorrono tutta la propria vita sotto forma di plancton) da un MEROPLANCTON (organismi che
trascorrono solo una parte della propria vita sotto forma di plancton).

CATENA DEL PASCOLO


• CONSUMATORI CARNIVORI: Mammiferi e grandi pesci (Squali)
• CONSUMATORI CARNIVORI: Pesci, Cefalopodi e Uccelli
• CONSUMATORI CARNIVORI: Piccoli pesci come le sardine
• ERBIVORI: Zooplancton
• AUTOTROFI FOTOSINTETIZZANTI: Fitobenthos e Fitoplancton.

Esempi di Fitobenthos: Zostera marina o Posidonia oceanica, spesso utilizzate anche per la
deposizione di uova
Esempi di Fitoplancton: Diatomee

CATENA DEL DETRITO


• DETRITIVORI
• MICROORGANISMI
• MATERIA ORGANICA DETRITALE

MATERIA ORGANICA DETRITALE


A ogni livello trofico vengono rilasciati in ambiente due tipologie di materia organica, derivante dai
vari stadi dello sviluppo e accrescimento degli organismi, tra cui la nutrizione. Comprende:
• DOM (Dissolved Organic Matter)
• POM (Particulate Organic Matter)
Tutto quello che viene prodotto dalla produzione primaria in parte è trasferito agli erbivori, in
parte è perso per morte naturale e senescenze, in parte costituisce gli essudati fitoplanctonici e in
parte diviene materiale di scarto o feci dei consumatori primari. Molti componenti del plancton e
del benthos dipendono dall’utilizzo di materia organica particellata o dall’utilizzo di materia
organica disciolta.
DEPOSIT FEEDERS o DETRITIVORI
Anellidi
Policheti
Bivalvi

ARRICCHIMENTO PROTEICO
La biomassa microbica, associata al detrito e ingerita dai detritivori, ha un alto valore nutrizionale.
Quando la biomassa microbica utilizza materiale di scarto lo converte in materiale a più alto valore
nutrizionale (respira carbonio che si libera sotto forma di CO2 e abbassa il rapporto C/N) operando
una trasformazione che prende il nome di Protein enrichment

MATERIA ORGANICA DISCIOLTA


Il DOM è utilizzato da tantissimi organismi marini, ad esempio:
• Batteri
• Protozoi
• Fitoplancton
• Zooplancton

Il Fitoplancton, ad esempio, ha la possibilità di liberare il FOSFORO di alcuni composti

EUTROFIZZAZIONE
Proliferazione eccessiva di biomassa microalgare dovuta all'abbondante presenza di nitrati e fosfati
o da fertilizzanti o dall'inquinamento.
di conseguenza:
aumenta l'apporto di nutrienti nel mare
si sviluppano le fioriture
le alghe muoiono e si depositano sul fondo
la decomposizione delle alghe morte sottrae O2 dalle acque del fondale e si avranno delle
condizioni di IPOSSIA e ANOSSIA, inoltre, durante la notte le piante consumano ossigeno
gli organismi bentonici muoiono o migrano e si modifica la composizione della biocenosi di fondo.

MICROBIAL LOOP
Il circuito microbico negli ecosistemi marini è una rete
trofica microbica attraverso cui la DOM prodotta dai vari
livelli trofici viene reintrodotta all’interno della rete trofica
sotto forma di biomassa procariotica.
Una grande frazione di produzione primaria trasformata in
DOM è accessibile quasi esclusivamente per batteri
eterotrofi ed archea.
La donna liberata viene utilizzata come nutrimento dai
bacterioplancton i quali hanno la capacità di utilizzare il detrito organico derivante dalla morte
cellulare da processi di escrezione o essudazione di organismi marini e convertirlo in biomassa.
Microflagellati planctonici si nutriranno a loro volta dei bacterioplancton e diverranno cibo dei
protozoi ciliati, di cui si andranno a nutrire alcuni componenti dello zooplancton, tra cui i
CHETOGNATI.
Questo processo è particolarmente importante per permettere loro realizzo di una maggiore
quantità di sostanza all'interno delle catene trofiche. Diventa indispensabile negli ambienti
oligotrofi (oceano aperto dove si hanno pochi nutrienti) per il trasferimento di materia ed energia
ai livelli trofici superiori.
Il microbial loop come si è visto può favorire la produzione del dimetil solfuro (Rilasciato dalle
microalghe, utilizzato dai batteri sotto forma di dimetil-solfopropionato e poi trasformato in DMS)
un gas che induce la condensazione delle nuvole. Il dimetil solfuro si ossida creando delle
goccioline di ACIDO SOLFORICO su cui le gocce d'acqua si vanno a condensare formando le nuvole.

FUNZIONI DEI BATTERI ETEROTROFI:


• Decompositori di DOM e POM
• Risorsa di cibo per i microorganismi alla base della catena trofica
• Competitori con il fitoplancton per i nutrienti inorganici e con altri organismi per la POM
• Pre-digeriscono la materia organica refrattaria, risorsa di POM e di Azoto

VIRAL SHUNT
Consiste in un processo interno al microbial loop, in cui un virus attraverso l'infezione degli
organismi procariotici determina il trasferimento di materia organica tra POM e DOM. Ha un
controllo feedback negativo sul microbial loop. si avrà quindi un aumento della produzione
batterica e della respirazione mentre si riduce la trasformazione di materia e energia ai livelli trofici
superiori.
Determinando una maggiore disponibilità di DOM, produce anche una migliore efficienza nel
riciclo dei nutrienti.

CONTROLLO BOTTOM-UP
Nel controllo bottom up ritroviamo fenomeni a cascata dove il livello trofico inferiore controlla
tutto il resto della catena ogni cambiamento che avviene a livello dei primi gradini trofici e di
conseguenza della produzione primaria influenzano i livelli successivi.
Può essere indotto dall'alterazione delle condizioni climatiche. Un esempio citabile è il
Mediterraneo orientale, il quale costituisce un ambiente ULTRAOLIGOTROFICO
L’aggiunta di fosfati inorganici alle acque superficiali determinava una diminuzione della clorofilla,
e quindi del fitoplancton, a fronte di un aumento della produzione batterica e delle uova dei
Copepodi.
CONTROLLO TOP-DOWN
Contrariamente questo consiste nel controllo adoperato dai livelli superiori della catena trofica.
Una riduzione a livello dei predatori principali determinerebbe un aumento dei pesci
zooplanctivori i quali determinano la diminuzione dello zooplancton e di conseguenza l'aumento
del fitoplancton.
Costituisce un controllo di natura esclusivamente biologica e predatoria sulla struttura della rete
trofica, e la pressione predatoria esercitata dai livelli trofici superiori è sufficiente a tenere sotto
controllo tutto il sistema.
Il tasso di predazione regola la presenza numerica di alcuni organismi e di conseguenza la
biodiversità.

CONTROLLO A VITA DI VESPA


Consiste in un livello intermedio che viene indotto dalla riduzione dei pesci o organismi pelagici
zooplanctivori. Si ha il collasso delle produzioni di Microalghe e Phytoplancton. Consiste
sostanzialmente nella combinazione dei controlli bottom-up e top- down.

KEYSTONE SPECIES
Specie il cui impatto sulla propria comunità o ecosistema è sproporzionatamente grande rispetto
alla sua presenza numerica. Sono fondamentali in quanto mantengono un certo equilibrio
all'interno dell'ecosistema.

Se varia l’abbondanza delle specie chiave avviene un ecosystem shift, uno spostamento
dell’equilibrio dell’ecosistema.
Il loro ruolo non può essere esplicato da altri organismi, a meno che col tempo non intervengano
altre specie in grado si assumere gli stessi compiti.
Un esempio ne è Pisaster ochraceus la quale permette il mantenimento di normali livelli di bivalvi
adesi al substrato in quanto il maggior fattore limitante di questi organismi è rappresentato dallo
spazio disponibile.
Ancora, l'Enhydra lutris controlla l'abbondanza dei ricci, i quali costituiscono una delle cause della
scomparsa delle Kelp.

LE CASCATE TROFICHE
Avvengono nel caso in cui si abbia l'intervento di cambiamenti nella densità di popolazione dei
predatori apicali che svolgono un controllo top-down. Tale avvenimento può riportare sia a effetti
negativi drastici ma in alcuni casi anche positivi.
Un esempio ne è l'esponenziale riduzione numerica degli squali e in generale degli Elasmobranchi.
I CICLI DELLA MATERIA ORGANICA
A differenza dell'energia unidirezionale, la materia segue un percorso ciclico, si hanno difatti:
I CICLI BIO-GEOCHIMICI. Grazie a questi si ha la produzione di:
MACRONUTRIENTI essenziali e MICRONUTRIENTI che servono in piccole quantità

CICLI BIO-GEOCHIMICI
In ogni ciclo della materia si hanno 2 comparti fondamentali
-POOL DI RISERVA serbatoio nel quale l'elemento è contenuto in grandissime quantità ma non è
direttamente utilizzabile.
-POOL DI SCAMBIO elemento presente in piccole quantità ma dove l'elemento è scambiato tra
reparto BIOTICO e ABIOTICO.
In base alla localizzazione del pool di riserva, i cicli biogeochimici vengono distinti in:
CICLI GASSOSI: ovvero il pool di riserva si ritrova nell'atmosfera o nell'idrosfera
CICLI DI SCAMBIO: se il pool di riserva si trova nella litosfera

CICLO DELL'ACQUA
è un ciclo gassoso che di fatto consiste nella continua circolazione dell'acqua tra atmosfera, terra,
acque superficiali, acque sotterranee e gli organismi viventi. Esso inoltre prevede tutti i
cambiamenti di stato dell'acqua:
• evaporazione
• condensazione
• precipitazione
• infiltrazione
• scorrimento
• flusso sotterraneo

è uno dei cicli più semplici in quanto non si serve né di agenti chimici né di microrganismi.
Il ciclo è mosso dall'energia solare che causa l'evaporazione dell'acqua e dalla forza di gravità che
la riporta sul suolo, sotto forma di precipitazioni.

-PROCESSO DI EVAPORAZIONE
passaggio dalla fase liquida a vapore
In questo processo viene compresa anche la traspirazione che avviene sulle foglie, proprio per
questo si parla di: EVAPOTRASPIRAZIONE (la maggior parte deriva dall'evaporazione).

-PRECIPITAZIONI= condensazione del vapore acqueo prima in nuvole e poi in pioggia, neve,
grandine etc.

-INTERCETTAZIONE= acqua che non raggiunge direttamente il suolo perché viene intercettata
dalle varie piante che con le loro foglie o chiome ne bloccano il passaggio. Un’ulteriore porzione
evaporerà ancor prima di toccare il suolo.

-INFILTRAZIONE= passaggio dell'acqua dalla superficie all'interno delle acque sotterranee. Essa
dipende dalla PERMEABILITÁ del suolo.

-SCORRIMENO a seguito dell'infiltrazione l'acqua tenderà a riemergere nuovamente scorrendo sul


suolo fino all'immissione in mare. Talvolta però l'acqua non riesce a raggiungerlo in quanto viene
convogliata all'interno di laghi o specchi d'acqua.
-FLUSSO SOTTERRANEO= si ha a seguito dell'infiltrazione e dipende anche questo dalla
permeabilità del suolo. È proprio grazie a questo che spesso si formano "acque fossili".

Quando una molecola d'acqua raggiunge il mare, in media impiega 2.000 anni ad evaporare
nuovamente.
La stessa molecola, rimane nell'atmosfera mediamente per 12 giorni prima di condensarsi e
precipitare nuovamente come pioggia, neve o grandine ed infiltrarsi nel suolo.

Perché l'acqua, e il suo ciclo sono fondamentali? REGOLAZIONE DEL CLIMA


Ricevendo continuamente energia solare ed evaporando, essa contribuisce al processo di
raffreddamento della superficie terrestre. Senza ciò, la temperatura della superficie terrestre
raggiungerebbe i 67°.
Nonostante ciò, si assiste ad una costante ritirata dei ghiacciai, poiché l'apporto di acqua ai
ghiacciai non è sufficiente a compensarne la perdita per scioglimento e sublimazione.
Di fatto il RISCALDAMENTO GLOBALE rappresenta uno SQUILIBRIO GENERALE.

CICLO DELL'AZOTO
Ciclo GASSOSO in quanto il suo pool di riserva lo ritroviamo in atmosfera dove è presente al 78%,
biosfera e litosfera piccole percentuali.
L'azoto è l'elemento più abbondante nella nostra atmosfera ed è presente per natura in varie
forme, nell'aria, nel suolo, nell'acqua e in tutti gli esseri viventi.

Tutti gli esseri viventi devono assimilare l’azoto per la formazione di composti organici vitali ̀:
• Costituente di numerosi composti biologici (proteine, amminoacidi,
nucleotidi, coenzimi...)
• Partecipa a numerosi processi metabolici.

È un elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo degli organismi. La gran parte di questi
però non è grado di utilizzare queste sostanze, tranne che per i BATTERI AZOTO-FISSATORI.

1. La prima fase del ciclo dell'azoto è


AUTOFISSAZIONE
Consiste nella reazione grazie alla quale l'azoto molecolare viene trasformato in ammoniaca NH3.
Agenti fissatori dell’azoto:
FATTORI BIOTICI: i fulmini ossidano l'azoto atmosferico e i NITRATI risultanti saranno utili alle
piante.
I BATTERI AZOTO-FISSATORI invece, trasformano l'azoto biatomico in ammoniaca e i batteri
nitrificanti in nitrati utili per le piante. L'azoto viene così reso disponibile.

Tali batteri possono:


• Condurre vita libera Azotobacter e Clostridium
• Oppure essere batteri simbionti nei noduli delle radici delle leguminose e il genere più noto
è Rhizobium

Essi nello specifico sono capaci di scindere il triplo legame N≡N per trasformarli in due molecole di
ammoniaca.
Sono dotati dell'enzima NITROGENASI che però richiede moltissima energia d'attivazione.
2. Seconda fase
NITRIFICAZIONE
Consiste nella conversione dell'ammoniaca prima in NITRITI e in seguito in NITRATI
L'ammoniaca viene ossidata a IDROSSILAMMINA, ad opera dell'ammoniaca-monoossigenasi.
In seguito, l'idrossilammina-ossidoreduttasi la trasforma in NITRITO.
Successivamente il nitrito viene ossidato a NITRATO.

Queste continue trasformazioni vengono adoperate da:


• BATTERI NITROSANTI da ammoniaca a nitriti
• BATTERI NITRIFICANTI da nitriti a nitrati
a questo punto le piante potranno assorbire i nitrati.

ASSIMILAZIONE
I nitrati vengono assorbiti dalle piante e quindi trasformate in proteine, acidi nucleici etc.
necessari per l'organismo.
Da questo momento in poi tali sostanze entrano a far parte della catena alimentare, in modo che i
consumatori li possano assorbire.
Alla morte degli organismi, a causa della decomposizione i componenti azotati vengono rilasciati e
trasformati in AMMONIO tramite batteri PROTEOLITICO IONIZZANTI. I SAPROFITI trasformano i
composti in ammonio.

Una volta ottenuto lo ione AMMONIO, si hanno 2 strade possibili:

• NITRIFICAZIONE: le sostanze
vengono nuovamente organicate
per permetterne l'assimilazione
Oppure si avrà la:
• DENITRIFICAZIONE
Ovvero a seguito della NITRIFICAZIONE, i
BATTERI DENITRIFICANTI saranno
incaricati della trasformazione
dell'ammonio in azoto libero.

CICLO DEL FOSFORO


Ciclo di tipo SEDIMENTARIO il cui serbatoio è rappresentato dalle rocce fosfatiche. Eventi geologici
o meteorologici corrodono le rocce liberando il fosfato che si discioglie e va in soluzione in modo
da essere disponibile per gli organismi come le piante oppure per scorrimento può raggiungere il
mare ed essere quindi utilizzato dalle piante marine o dalle alghe. Il fosforo ritorna sulla superficie
tramite le feci degli uccelli, il GUANO.
Il fosforo è un elemento essenziale per la vita ed è presente negli acidi nucleici, nelle membrane
cellulari, nei sistemi di trasferimento dell’energia come l'ATP, nelle ossa e nei denti.
CICLO DEL CARBONIO
Consiste nello scambio dinamico attraverso il quale il carbonio viene scambiato tra l'atmosfera, la
biosfera, la geosfera e l'idrosfera.
Opera su 2 scale temporali:
la geologica: più lunga in quanto si basa sul rilascio del carbonio in atmosfera e nell'oceano
attraverso l'erosione delle rocce carbonacee, il carbonio verrà poi nuovamente accumulato per
sedimentazione.
la bioclimatica: consiste nello scambio attivo del carbonio tra atmosfera, idrosfera e organismi
la gran parte si trova nei sedimenti e negli oceani

Esiste un BILANCIO STATICO che dimostra come il carbonio sia maggiormente presente nel
sottosuolo sotto forma di combustibili fossili e sedimento.

Il BILANCIO DINAMICO invece si riferisce invece a tutti gli scambi giornalieri di carbonio tra i
diversi comparti che avvengono tra la biosfera, l'atmosfera e gli strati superficiali marini e terrestri.
L'uso del combustibile fossile squilibra tutto ciò, di fatti l'utilizzo di questi materiali va a diminuire il
livello di carbonio presente nel sedimento aumentando quello presente in atmosfera e idrosfera.
Il conseguente aumento di anidride carbonica, all'interno dell'ambiente idrico causa un grande
rilascio di IONI IDROGENO, ciò a sua volta causa l'acidificazione delle acque.

Come entra il carbonio nella biosfera?


Gli organismi autotrofi (le piante) attuano la fotosintesi, organicano il carbonio e lo rendono
disponibile nella biosfera dopodiché, questo tramite la RESPIRAZIONE AEROBICA raggiunge
l'atmosfera. Nel mentre gli organismi ETEROTROFI ANAEROBI si cibano dei produttori primari o di
materia organica varia e sempre attraverso la respirazione liberano carbonio e metano in
atmosfera, stessa cosa avviene in acqua.

POMPA OCEANICA
Costituisce un ulteriore processo di accumulazione di carbonio in ambiente marino.
Il carbonio proveniente dalle rocce Ca + CO₃²⁻ (calcio + ione carbonato) si sedimenta, insieme a
strutture calcaree come conchiglie coralli e rocce. Alla morte dei coralli di bivalvi o molluschi vari,
tutta questa materia calcificata si deposita sul fondo ricostituendo la riserva di carbonio.
L'acidificazione incide moltissimo sulla formazione di queste strutture.
CICLO DELLO ZOLFO
Molto importante in quanto permette la costituzione e la sintesi di macromolecole solfuree come
alcuni aminoacidi.
Si trova distribuito nella litosfera, nell’atmosfera, nell’idrosfera e nella biosfera. Il contenuto
maggiore di zolfo si trova nella crosta terrestre, nelle rocce e nei sedimenti.
Solamente una frazione molto limitata si trova nel suolo.

Quello dello zolfo è un ciclo sedimentario


Lo zolfo è presente in atmosfera grazie:
• alle eruzioni vulcaniche soprattutto sotto forma di ACIDO SOLFIDRICO
• Da sorgenti idrotermali
• oppure grazie ad attività industriali o incendi sotto forma di anidride solforosa che viene
trasformata in anidride solforica e una volta intercettata dall'acqua forma l'acido solforico
che si dissocia in ioni .

Lo ione solfato (SO4--) è la forma in cui lo zolfo viene assorbito dalla maggioranza delle piante
verdi e dei batteri.
Questi, lo riducono da valenza 6 a valenza 2 e lo "attivano" per sintetizzare aminoacidi solforati ed
altre molecole.

Trasformazioni dello zolfo:


RIDUZIONE ASSIMILATIVA DELLO ZOLFO da parte di piante e microrganismi . Gli organismi
eterotrofi NON possono effettuarla

RIDUZIONE DISSIMILATIVA trasformazione da solfato ad acido solfidrico attraverso batteri


solfato-riduttori.
Avviene in condizioni anaerobiche, senza ossigeno, tramite batteri solfato-riduttori ANAEROBI
OBBLIGATI (Desulfovibrio, Desulfomonas). Questa trasformazione gli permette di produrre
energia.

Alla morte dell'organismo avviene la desolforazione o mineralizzazione, si ha quindi la formazione


di ACIDO SOLFIDRICO, da saprofiti vari, il quale potrà andare incontro ad ossidazione in ambiente
AEROBICO oppure potrà ossidarsi in ambiente ANAEROBICO.

o AEROBIOSI trasformazione dell'acido solfidrico in zolfo elementare tramite i solfo batteri


(Beggiatoa) dopodiché ritorna in atmosfera oppure viene ossidato da batteri in ione solfato
(Thiobacillus )

o ANAEROBIOSI stessa reazione ma organismi diversi, Chlorobium trasforma l'acido solfidrico


in zolfo elementare mentre Chromatium lo trasforma in ione solfato.
FUNZIONAMENTO DEGLI ECOSISTEMI E BIODIVERSITÀ
In genere, essere in presenza di un alto tasso di biodiversità significa che l'ecosistema che si sta
prendendo in considerazione è in buono stato di salute.
La biodiversità è un carattere fondamentale alla base della sopravvivenza di un ecosistema che di
fatto, in base alle alterazioni che subisce determina dei cambiamenti a livello del funzionamento
dell'ecosistema e di conseguenza delle sue funzioni.

FUNZIONI ECOSISTEMICHE
• produzione di BIOMASSA prod. primaria e secondaria
• trasformazione della sostanza organica
• ciclizzazione dei nutrienti
• metabolismo ecosistemico (bilancio tra prod. Primaria e respirazione)
• strutturazione ovvero formazione di Habitat
• stabilizzazione di strutture e processi (capacità di resilienza= capacità di recuperare lo stato
originario a seguito di una forte perturbazione)
SERVIZI ECOSISTEMICI= funzioni svolte dall'ecosistema che portano beneficio all'uomo e agli altri
esseri viventi.

I RAPPORTI TRA ECOSISTEMA E BIODIVERSITÀ NON SONO DEFINITI DA PRECISE TEORIE.


Piuttosto dipendono da fattori variabilissimi come:
• il tipo di ecosistema preso in analisi
• se si compie uno studio osservando nel particolare una funzione ecosistemica

COS'È UNA SPECIE?


Anche a questa domanda non si può rispondere in modo esaustivo se si considera una delle varie
teorie a riguardo.
Si hanno 4 concetti fondamentali di specie:
• concetto MORFOLOGICO
Insieme di organismi morfologicamente simili che possono essere raggruppati in taxa.
Tale teoria venne ideata da Linneo padre della "nomenclatura binomia".
Questo concetto però possiede dei limiti:
- si possono avere casi di polimorfismo o dimorfismo sessuale
- esistono organismi molto simili tra loro in quanto a caratteristiche morfologiche ma che svolgono
funzioni completamente differenti e di conseguenza appartengono a specie differenti.

Si ha però il caso degli IBRIDI, in cui organismi appartenenti a specie differenti ma in qualche modo
affini hanno avuto la possibilità, per mano dell'uomo di riprodursi e dare vita a degli organismi
vitali ma nella gran parte dei casi STERILI.
Es. della teoria del mulo nato dall'incrocio di una cavalla e di un asino.

• concetto BIOLOGICO
Insieme di organismi INTERFECONDI e isolati dal punto di vista riproduttivo. Anche questo
concetto ha però dei limiti proprio perché non applicabile agli organismi che si riproducono per via
ASESSUATA.
L'isolamento riproduttivo è permesso da una serie di fattori come le barriere PRE e POST
ZIGOTICHE che permettono, a lungo andare, alla determinazione di eventi di SPECIAZIONE.
Barriere PRE-zigotiche:
Isolamento spaziale, temporale, comportamentale, anatomico, gametico.

Barriere POST-zigotiche:
Anomalie dello zigote, infertilità dell'ibrido, bassa sopravvivenza degli organismi in caso di prole
fertile.

• concetto EVLUTIVO
La specie è una singola linea evolutiva di popolazioni con un antenato comune, che rimangono
isolate dalle altre e che hanno un preciso destino storico.

• concetto FILOGENETICO
Ogni popolazione costituita da individui che hanno evoluto delle caratteristiche distintive rispetto
ad un'altra popolazione.

IL CONTRIBUTO DI DARWIN
Egli espone per primo i concetti di MICRO e MACRO EVOLUZIONE.

• Per quanto concerne la Micro evoluzione


essa si riferisce a tutti i CAMBIAMENTI a livello delle SEQUENZE ALLELICHE nella medesima
popolazione. Esistono di fatto una serie di meccanismi (accoppiamento non casuale, migrazioni)
che determinano una differente sequenza di alleli. Alterazioni di un certo calibro inoltre possono
determinare la nascita di nuove specie tramite il fenomeno della SPECIAZIONE.

Un esempio da citare è quello della DERIVA GENETICA ovvero del caso in cui questa variazione
delle sequenze alleliche sia un evento casuale scaturito da un evento catastrofico. La drastica
riduzione del numero di individui di una popolazione a causa di un X evento, porta ad una
SELEZIONE CASUALE delle frequenze alleliche. Ciò, accoppiato a fenomeni come la SELEZIONE
NATURALE altera l'equilibrio genetico della specie, determinando la nascita di una nuova.
Questi eventi definiti "A COLLO DI BOTTIGLIA" sono però spesso collegati all'estinzione sistematica
di gruppi di organismi, in quanto, la riduzione del numero di individui, determina una diminuzione
della VARIABILITÁ GENETICA e conseguentemente della possibilità di adattamento della
popolazione all'ambiente e durante la riproduzione, al favoreggiamento non più dei tratti positivi
ma piuttosto di quelli negativi.

SELEZIONE NATURALE
La sequenza allelica comprendente dei caratteri dominanti positivi che permettono la
sopravvivenza degli individui che ne sono dotati, potrà aumentare la propria frequenza.
Essa agisce sulla FITNESS di un organismo, ovvero una caratteristica riguardante l'individuo che si
riferisce al suo contributo alla popolazione tramite la sua riproduzione.

TIPI DI SELEZIONE:
• DIREZIONALE: favorisce un unico carattere presente all'estremo
• STABILIZZANTE: favorisce i caratteri intermedi
• DIVERGENTE: favorisce i caratteri presenti ad entrambi gli estremi
CONVERGENZA EVOLUTIVA: organismi che appartengono a specie completamente differenti,
sviluppano caratteri simili perché si trovano in condizioni ambientali simili.

EVOLUZIONE PARALLELA: specie affini sviluppano caratteristiche simili pur risiedendo in habitat
differenti

TIPI DI SPECIAZIONE
• ALLOPATRICA: si ha quando due specie sono separate tra loro da barriere naturali
• SIMPATRICA: avviene tramite l'utilizzo di risorse differenti, di habitat differenti, oltre che
determinare un'isolazione riproduttiva
• PARAPATRICA: mix tra le due. Modifiche all'interno dello stesso habitat con specie che si
adattano a due ambiti differenti

• Per quanto concerne la MACROEVOLUZIONE


Riguarda livelli di organizzazione gerarchica superiori. Di solito gli eventi di macroevoluzione
avvengono a seguito di un evento catastrofico che ha portato all'estinzione di una serie di
organismi.

SPECIE KEYSTONE: controllano il funzionamento di una comunità tramite la predazione. Si ha un


controllo TOP-DOWN.

SPECIE CARDINE: sostengono dalla base le altre specie organizzate nei livelli superiori, un esempio
ne è il Krill che esercita un controllo BOTTOM-UP.

CASCATA TROFICA: alterazione della composizione in specie della comunità che si ripercuote su
tutti i livelli trofici presenti al di sotto della specie KEYSTONE

HABITAT FORMERS: es. Posidonia oceanica. Garantiscono la formazione di habitat adatti alla vita
di tantissimi organismi. Spesso tali zone sono utilizzate come nursery, area di rifugio o di
approvvigionamento.

ECOSISTEM ENGINEERS: es. i castori che costruiscono la diga. Modificano l'ambiente circostante
creandone uno più adatto.
BIODIVERSITÀ cos'è e come si misura
Misura della varietà in specie tenendo conto dell'abbondanza relativa ovvero del numero di
esemplari rappresentanti quella specie.
Se ne hanno di diversi tipi:
• α diversità= analisi della diversità all'interno di un habitat
• β diversità= comparazione delle differenze tra habitat distinti
• γ diversità= comparazione delle differenze a livello regionale

Essa è calcolabile tramite una serie di indici:


• INDICE DI MARGALEF: misura della ricchezza in specie

• INDICE DI SHANNON WIENER: tutte le specie hanno la stessa probabilità di essere campionate.
Di fatto l'indice assume valore 0 se tutti gli organismi campionati appartengono alla stessa specie.
Assumerà invece valore massimo se gli organismi campionati appartengono a specie differenti.

• INDICE DI PIELOU: anche definito indice di EQUITABILITÀ afferma che in una comunità le specie
sono uniformemente distribuite, in questo caso il valore dell'indice sarà 0. In caso contrario si va
incontro a DOMINANZA

• INDICE DI SIMPSON: o indice di DOMINANZA si riferisce ad un ambiente dove troviamo poche e


rare specie dominanti e tante specie con pochi individui.

Negli ambienti con pochi nutrienti, si ha un aumento della biodiversità e della produttività del
sistema, sia primaria che secondaria.
Negli ambienti naturali ricchi di nutrienti, l'aumento della produttività va a causare un aumento
della dominanza e diminuisce la biodiversità.
INTERAZIONI TRA ORGANISMI E AMBIENTE
Condizione ambientale: qualsiasi fattore abiotico che varia nel tempo e nello spazio al quale gli
organismi possono rispondere in maniera differente.

FATTORE LIMITANTE: fattori abiotici che se presenti in condizioni limite, al di sopra o al di sotto dei
limiti di tolleranza, altera lo svolgimento delle funzioni vitali di ogni organismo.

Questa condizione è regolata strettamente dalla LEGGE DEI MINIMI LIMITI:


Qualsiasi fattore presente in quantità minime che si avvicina al limite minimo o massimo di
tolleranza di un organismo diverrà un fattore limitante.
Tale legge è a sua volta collegata alla legge della TOLLERANZA DI SHELFORD la quale afferma che:
Ogni organismo può svolgere le proprie funzioni vitali fin quando le condizioni ambientali rientrano
in un range di tolleranza.

Più aumenta lo stress più si va incontro a valori soglia fino a


delle condizioni pericolose se non fatali.
Se un organismo si ritrova in una condizione di stress
eccessivo il primo meccanismo che adotta per preservare sé
stesso è cessare la riproduzione, se ciò non bastasse,
inizierà a concentrare tutte le sue forze non più verso
l'accrescimento ma verso la sopravvivenza.

VALENZA ECOLOGICA
Chiamiamo VALENZA ECOLOGICA la capacità di un organismo di tollerare variazioni ambientali.
Gli organismi che possiedono una forte capacità di tolleranza sono detti EURIVALENTI al contrario
STENOVALENTI.
Gli organismi non hanno una valenza ecologica uguale in tutti i casi: essa dipende dalle specie,
dallo stato fisiologico dell'organismo etc… o sulla base delle fasi vitali in cui ci si ritrova.

1. Non tutti gli organismi hanno la stessa valenza ecologica


2. Gli organismi con ampia valenza ecologica hanno un areale di distribuzione maggiore
3. Se un organismo è stressato molto probabilmente la valenza ecologica rispetto ad altri
fattori che in condizioni normali era alta, sotto stress può ridursi.

FITNESS DI UN ORGANISMO: consiste nella "risposta" o, meglio, capacità di adattarsi a vari stimoli
ambientali dando un certo contributo alle generazioni future in senso riproduttivo.
Come si ottimizza? O aumentano gli atti riproduttivi, o aumenta la sopravvivenza dell'organismo
oppure aumentano entrambi.
Ci sono casi in cui avremo:
• Una RISPOSTA OTTIMALE in condizioni ottimali la risposta cresce positivamente fino ad un
valore soglia dopodiché decresce naturalmente
• Una RISPOSTA DI SATURAZIONE la risposta dopo aver raggiunto il suo picco, rimarrà la
medesima anche se le condizioni risultano ancora più favorevoli per l'organismo

Normalmente gli organismi con una maggiore valenza ecologica sono meno specializzati nello
sfruttamento delle risorse, sono specie GENERALISTE ovvero non hanno una preda che prediligono
ma al contrario possono servirsi di più prede.
Gli organismi con valenza ecologica minore saranno invece più specializzati nello sfruttamento
delle risorse. Ovviamente selezionando un'unica risorsa da sfruttare tali organismi sono più
sensibili alle variazioni nelle condizioni o fattori ambientali.
Specie ad ampiezza di nicchia ridotta sono dette specialiste, specie ad ampiezza grande sono
dette generaliste

In genere gli organismi con un’ampia diffusione sul territorio sviluppano varie modalità di
adattamento o per:
• ACCLIMATAZIONE processo GRADUALE, adattamento del singolo organismo e della sua
temperatura corporea alle temperature esterne
• FISSAZIONE GENETICA a prescindere dal luogo il fenotipo viene mantenuto una volta acquisito.

Gli organismi inoltre, non solo sono in grado di adattarsi all'ambiente ma riescono a trovare
strategie differenti per sfruttare al meglio le periodicità naturali dell'ambiente come nel caso del
RITMO CIRCADIANO. Sfruttano le 24 ore per svolgere al meglio le proprie attività vitali.

FATTORI LIMITANTI
TEMPERATURA
In base alle diverse condizioni ritroviamo organismi:
ENDOTERMI regolano automaticamente la propria temperatura corporea tramite l'IPOTALAMO
ECTOTERMI si spostano in base alle loro esigenze di aumento o diminuzione della temperatura
corporea

La temperatura negli organismi produce effetti anche sul metabolismo

ENDOTERMI: maggiore velocità metabolica, organismi più resistenti, resistono alle temperature
estreme. Allo stesso tempo hanno una elevata necessità di ingerire cibo, sono caratterizzati da una
minore durata media della vita.
ECTOTERMI: bassa richiesta energetica, sono più resistenti a periodi di digiuno, hanno una
maggiore durata della vita media. Allo stesso tempo non resistono ad ambienti freddi e hanno una
minore resistenza fisica.

Due regole delineano gli effetti della temperatura sugli organismi:


• REGOLA DI BERGMANN In ambienti freddi la massa corporea degli individui tende ad essere
maggiore. L’aumento delle dimensioni permette di diminuire il rapporto superficie/volume e di
disperdere meno calore.

• REGOLA DI ALLEN Gli organismi endotermi tendono a ridurre le dimensioni delle appendici
corporee e degli arti e ad assumere forme più rotonde in aree fredde rispetto alle aree calde.
ZONAZIONE MARINA
I fattori ambientali temperatura, pressione, penetrazione della luce e disturbo variano
gradualmente dalla superficie al fondo degli oceani. Questo crea le condizioni per una
distribuzione delle specie in zone distinte.
ESTREMOFILI: organismi in grado di vivere in condizioni estreme

1. TEMPERATURA
Nel caso della temperatura essi sono detti TERMOFILI, in grado di tollerare alte temperature,
avremo:
• Moderatamente termofili (optimum 50-60 °C)
• Termofili (optimum >70 °C)
• Ipertermofili (optimum >80 °C).
Spesso rappresentati da batteri sono organismi molto utilizzati nella ricerca. Una delle scoperte più
note è L'ENZIMA TAQ-POLIMERASI prelevato dal batterio Thermus acquaticus, residente nel
parco di Yellowstone.
Le alte temperature determinano la denaturalizzazione delle proteine e quindi il DNA, per ovviare
a ciò, questi organismi necessitavano di un incremento delle concentrazioni GUANINA-CITOSINA
(3 legami a idrogeno difficili da scindere).
Ad oggi tale enzima viene impiegato per effettuare la sintesi del DNA o il gene di interesse in vitro
mediante la tecnica PCR.

Nel caso di BASSE TEMPERATURE si parla di organismi PSICROFILI. Anche qui però si riscontrano
dei problemi, facilmente risolti dallo sviluppo di matrici ESOPOLISACCARIDICHE all'esterno della
cellula che evitano il congelamento delle strutture interne. Inoltre hanno aumentato le
concentrazioni di ADENINA-TIMINA le quali hanno 2 legami a idrogeno.

2. PRESSIONE
BAROFILI e BAROTOLLERANTI organismi in grado di crescere a pressioni elevate.
Adattamenti di questi organismi:
• Aumento della % acidi grassi insaturi.
• Enzimi stabili ad alta pressione, detti piezostabili
• Meccanismi di protezione e riparazione del DNA

3. PH
Organismi detti ACIDOFILI resistenti a ph acido
Organismi detti BASOFILI resistenti a ph molto basici

4. SALINITÀ
Organismi ALOFILI resistenti ad altissime concentrazioni, hanno sviluppato dei sistemi di
omeostasi

5. LUCE
Organismi che crescono in presenza di luce FOTOFILI
Organismi che vivono in assenza di luce SCIAFILI es. Gracilaria gracilis

6. ASSENZA SI ACQUA
Organismi XEROFILI organismi in grado di crescere in condizioni di aridità.
TRATTI FUNZIONALI
Si definisce tratto funzionale
qualunque tratto di un organismo la cui variazione ha un’influenza diretta o indiretta sulle
performance e ne causa variazioni in termine di fitness attraverso effetti su accrescimento,
riproduzione e sopravvivenza.
Consiste nella capacità delle specie di rispondere ad uno stimolo, perciò viene spesso utilizzato per
comparare organismi differenti. I tratti funzionali determinano quindi l'ampiezza della FITNESS di
un organismo. L'andamento di quest'ultima inoltre influenzerà a sua volta le dinamiche della
popolazione.

Quali sono?
•TRATTI MORFOLOGICI
•TRATTI FISIOLOGICI
•TRATTI COMPOTAMENTALI
•TRATTI COINVOLTI NELL'ACQUISIZIONE DELL'ENERGIA
•TRATTI DELLE LIFE HISTORY

TRATTI MORFOLOGICI

TRATTI FISIOLOGICI
TRATTI COMPOTAMENTALI

TRATTI COINVOLTI NELL'ACQUISIZIONE


DELL'ENERGIA

TRATTI DELLE LIFE HISTORY


CONCETTO TRADEOFF
La variazione dei tratti delle life history tra individui di una popolazione ha basi genetiche, così che
I genotipi favoriti dalla selezione naturale potranno aumentare di frequenza da una generazione
alla successiva.
I life-history traits, essendo soggetti alla selezione naturale, dovrebbero condurre all’evoluzione di
un organismo capace di riprodursi subito dopo la sua nascita, in grado di produrre la migliore prole
attraverso un numero infinito di atti riproduttivi.

Tuttavia, il MOSTRO DARWINIANO non è mai apparso, e questo perché I tratti funzionali non sono
slegati tra loro, ma sono interdipendenti e legati tra loro da vincoli energetici.
Le risorse di cui un organismo dispone per crescita, sviluppo e riproduzione sono soggette a
compromessi (tradeoff), che implicano un investimento energetico maggiore in un determinato
tratto a discapito di altri tratti.

I principali trade-off presenti in natura includono:


• Età vs dimensioni alla maturità sessuale (gli organismi che si riproducono precocemente si
accresceranno più lentamente. Allo stesso tempo gli organismi di dimensioni più grandi che si
riproducono più tardi hanno maggiore possibilità di sopravvivenza e maggiore probabilità di
successo riproduttivo)

• Riproduzione corrente vs sopravvivenza (Un individuo, una volta raggiunta la maturità sessuale,
potrà riprodursi una volta (semelpare) o più volte (iteropare) nel corso del suo ciclo vitale. Gli
individui adulti che vivono più a lungo saranno fondamentali nei casi in cui la sopravvivenza dei
nuovi nati è variabile; non tutti gli anni saranno buoni per garantire il successo riproduttivo)

• Riproduzione corrente vs riproduzione futura


• Numero della prole vs dimensione della prole
Quando un individuo si riproduce ha due possibilità:
1. Singolo grande discendente
2. Numero maggiore di discendenti di dimensioni minori

Le strategie vitali degli organismi finora descritte ricadono nella dicotomia r-k
• In condizioni ambientali dove le risorse sono molto abbondanti ma esiste un’elevata probabilità
di scarsa sopravvivenza degli organismi, sarà favorita la colonizzazione da parte di specie con
breve ciclo vitale e riproduzione precoce (specie R-strateghe)

• In ambienti dove le risorse sono più scarse, ma non ci sono altissimi rischi per la sopravvivenza
degli organismi, allora saranno favorite riproduzione tardiva, con minor numero di discendenti ma
che sopravvivono più a lungo (specie K-strateghe)
LA NICCHIA ECOLOGICA
HABITAT: luogo fisico in cui gli organismi riescono a trovare delle condizioni ambientali (ph,
pressione,luce) ideali per crescita, sopravvivenza e riproduzione. LUOGO FISICO

AREALE: area di distruzione geografica dell'organismo.

NICCHIA ECOLOGICA
concetto:
• spaziale
• trofico
Riguarda tutti gli SPAZI ideali che l'organismo può occupare e all'interno del quale può svolgere
tutte le funzioni ecologiche tipiche della propria specie.

NICCHIA ECOLOGICA MULTIDIMENSIONALE O IPERVOLUME


spazio di n dimensioni (spazio occupabile) che comprende però anche tutte le risorse disponibili,
essenziali per la sopravvivenza della specie. Comprende quindi, l’insieme di tutte le interrelazioni
di un organismo con l’ambiente in cui vive.

La Nicchia Ecologica di IPERVOLUME si differenzia ulteriormente in:


• FONDAMENTALE ideale senza nessuna pressione esercitata dall'esterno (organismi competitori
o variabili ambientali) spazio ideale nello stato di condizioni ideali ed idonee alla sopravvivenza e
alla crescita di tali organismi.
• REALIZZATA tutto lo spazio considerato meno tutte le pressioni esercitate da variazioni
ambientali e presenza di altre specie con cui si instaurano relazioni interspecifiche come
COMPETIZIONE e PREDAZIONE.

AMPIEZZA DI NICCHIA: grado di specializzazione nello sfruttamento delle risorse. Le specie con
un’ampia nicchia ecologica possiedono anche ampia valenza ecologica, ampia distribuzione e non
sono specializzate nell'utilizzo di una precisa risorsa. Mentre le specie che hanno una ristretta
nicchia ecologica, hanno anche una valenza ecologica ristretta e una più ampia capacità di
selezionare un'unica risorsa da sfruttare.

SOVRAPPOSIZIONE DELLE NICCHIE TROFICHE: Stesso spazio di N dimensioni, stesse risorse da


sfruttare, stesso tipo di relazioni trofiche. Secondo il PRINCIPIO DI ESCLUSIONE COMPETITIVA DI
GAUSS, una delle due specie avrà per forza più capacità dell'altra che di conseguenza verrà
sopraffatta venendo esclusa.

Le specie, per ovviare a questo, hanno acquisito la capacità di differenziare le proprie nicchie
trofiche. Ad esempio, sfruttando stagionalità diverse, oppure utilizzando porzioni diverse dello
stesso Habitat.
DIFFERENZIAMENTO DELLE NICCHIE ECOLOGICHE REALIZZATE
Costituisce spesso la base per la coesistenza dei competitori. Una o entrambe le specie in
competizione occupano soltanto una parte del loro habitat potenziale, quella che offre condizioni
ottimali ed in cui la competizione risulta ridotta.
Utilizzazione differenziale delle risorse. Una o entrambe le specie in competizione modificano l'uso
delle risorse, spartendosi, pertanto, le risorse disponibili.

Esempio:
• Separazione spaziale e temporale delle risorse
In molti casi le risorse utilizzate da specie ecologicamente simili sono separate nello spazio o si
rendono disponibili in diversi tempi.
L'utilizzazione differenziale delle risorse si esprimerà sotto forma di un differenziamento dei
microhabitat o sotto forma di una separazione spaziale o temporale delle specie

• Differenziamento delle nicchie basato sulle


condizioni. Due specie possono utilizzare
esattamente le stesse risorse, ma se la
capacità di farlo è influenzata dalle condizioni
ambientali (come è molto probabile) e se le
specie rispondono in modo diverso a queste
condizioni ciascuna può essere
competitivamente superiore in differenti
ambienti

INTERAZIONI POSITIVE
In natura esistono moltissimi tipi di interazioni positive mutualistiche. Con l'eccezione della
simbiosi obbligatoria. Le interazioni positive sono fondamentali al fine di mantenere la coesistenza
delle specie. Si verificano sia fra individui della stessa specie (sopravvivenza densità-dipendente)
sia tra individui di specie diverse.
• facilitazione, cioè incremento del reclutamento.
• modificazione, mantenimento o creazione di habitat
• miglioramento delle condizioni abiotiche
• incremento delle risorse
• difesa
BIOCENOSI , COMUNITÀ, POPOLAZIONI, SPECIE
Concetto di comunità o biocenosi: l'insieme delle diverse specie che condividono un determinato
ambiente (biotopo), e possono interagire in modi differenti tra loro. L’insieme delle biocenosi
presenti e il loro ambiente costituisce l’ecosistema.
All'interno delle BIOCENOSI riconosciamo un’abbondanza di taxa molto differenti tra loro, con i
propri bisogni, le proprie abitudini e tra loro sono tutti strettamente legati da una serie di rapporti
interspecifici che influenzano la struttura delle biocenosi stesse.

LA COMUNITÀ
Non è solo l'ambiente a plasmare la comunità, ma è la combinazione tra COMPARTO ABIOTICO e
rapporti INTERSPECIFICI

Clements, definisce la Comunità come, superorganismo, che nasce, cresce e tende verso un livello
di maturità e di equilibrio chiamato CLIMAX.
Gleason, aggiunge che la coesistenza delle specie in comunità è una semplice conseguenza della
corrispondenza tra le esigenze di sopravvivenza e casualità.

Questo ovviamente è influenzato da:


- clima
- geografia
- eterogeneità ambientale
- frequenza del disturbo
- interazioni tra specie

L'insieme delle caratteristiche ABIOTICHE dell'ambiente che influenzano la comunità è definito


FILTRO AMBIENTALE.

Rapporti interspecifici
Primo tra tutti la COMPETIZIONE, ovvero lo sfruttamento della stessa risorsa come cibo o spazio.
Per evitarla, le specie attuano la RIPARTIZIONE DELLE RISORSE o la SEGREGAZIONE NELLO
SPAZIO.
Tra i competitori deve esserci un differenziamento a livello di NICCHIA ECOLOGICA.

Il DISTURBO è rappresentato da un evento che comporta dei cambiamenti all'interno di un


ecosistema, può rendere disponibile nuovo spazio che, anche in ecosistemi maturi e stabili,
permette la presenza di competitori deboli che possono insediarsi nelle lacune spaziali.

La predazione rappresenta un disturbo che può


determinare la struttura di una comunità.
Quando la predazione promuove la coesistenza
si parla di «COESISTENZA MEDIATA DAL
PREDATORE ».
È questo il caso delle KEYSTONE SPECIES
STRUTTURA DI UNA COMUNITÀ
Essa può essere studiata in termini di:
• N SPECIE
• COMPOSIZIONE (quali specie sono presenti)
• ABBONDANZA

Esempi di modalità di valutazione:


• Checklist tassonomiche di PRESENZA/ASSENZA determinazione qualitativa
• Checklist dei taxa superiori alla specie determinazione semi qualitativa
• Checklist tassonomiche con abbondanza specifica determinazione quantitative

Disturbo ambientale e interazioni biologiche determinano variazioni negli ordinamenti spaziali e


temporali delle comunità, ovvero nei PATTERN SPAZIALI E TEMPORALI conosciuti anche come
fattore ISOLA. A livello individuale lo stress diminuisce la taglia degli organismi e a livello generale
ne diminuisce la biodiversità.

ECOTONO: zone di transizione tra 2 ecosistemi omogenei presentano il fenomeno della


frammentazione a mosaico all'interno di altre comunità. (interruzione di un ecosistema)

POPOLAZIONI
POPOLAZIONI: gruppo di individui appartenenti alla stessa specie, che vivono in una determinata
area in un determinato momento. (più popolazioni all'interno di un biotopo costituiscono la
comunità.
I confini della popolazione si possono intendere come quelli naturali (geografica) o possono essere
definiti scientificamente in base a vari studi a livello genetico (generazioni di individui che
condividono lo stesso spazio, condividono uno stesso corredo genetico.
In questi studi sono molto spesso impiegati i MICROSATELLITI, morfo-funzionale, plasticità
fenotipica (le caratteristiche tipiche degli organismi possono mutare in funzione dell'ambiente).

SPECIE
La suddivisione degli organismi in specie si deve a Linneus, il quale fondò il sistema naturae a
seguito della necessità di distinguere e riconoscere gli organismi. Ciò è possibile tramite la
presenza di caratteristiche morfologiche fisse tipiche di quel taxon.

CHIAVE DICOTOMICA: mettere in evidenza un carattere tassonomico semplificando la


classificazione

TASSONOMIA
Per poter classificare e distinguere in modo chiaro le diverse specie tra loro è stata istituita la
TASSONOMIA, la quale in un primo momento si basava su un'osservazione a livello delle
caratteristiche morfologiche dell'individuo. Ad oggi, la morfologia spesso non basta per poter
classificare al meglio un organismo, per questo alla TASSONOMIA FENOTIPICA si affianca quella
MOLECOLARE.

Classificazione in 5 regni di WHITTAKER (funghi, piante, animali, protisti, monere)


Sistematica: differisce dalla tassonomia in quanto consiste nel ricostruire l'organizzazione della
vita e i passaggi filogenetici che hanno portato alla costituzione di una determinata specie.

TAXA
• Monofiletico tutti gli organismi appartenenti ad una specie compreso l'ancestore comune
• Polifiletico membri con più di un recente antenato comune
• Parafiletico molti ma non tutti gli esemplari della specie

SPECIE, RIPRODUZIONE e SPECIAZIONE


Man mano che la classificazione in specie divenne sempre più complessa, nacque il concetto di
SPECIE BIOLOGICA, ovvero: insieme di organismi simili geneticamente e morfologicamente che si
possono incrociare producendo prole fertile. Questo concetto prende avvio dalla possibilità da
parte di alcuni organismi appartenenti a specie differenti di potersi riprodurre dando vita a IBRIDI
NON FERTILI che di conseguenza non potevano tramandare il loro fenotipo in una nuova specie.
Tale concetto non è però universale, di fatti ha dei limiti, sia per quanto riguarda gli organismi che
si riproducono per via asessuata, sia per quanto riguarda i casi di IBRIDI FERTILI, nati dall'unione di
specie affini, che porta alla costituzione di una nuova specie con le proprie caratteristiche
fenotipiche.

Oltre ciò, esistono organismi morfologicamente identici che appartengono a specie diverse, e non
sono interfecondi SIBLING SPECIES.
Di contro, possono esistere organismi completamente diversi dal punto di vista morfologico ma
appartenenti alla stessa specie POLIMORFISMO, DIMORFISMO SESSUALE etc.

ISOLAMENTO RIPRODUTTIVO
Ciò che garantisce la nascita di una nuova specie e di conseguenza eventi di speciazione è
l'isolamento riproduttivo. Esso può essere attuato tramite BARRIERE PRE e POST ZIGOTICHE:

PRE ZIGOTICHE: isolamento anatomico, spaziale, temporale, comportamentale e gametico


POST ZIGOTICHE: isolamento per insurrezione di anomalie sia a livello zigotico sia degli ibridi stessi
che non raggiungono la maturità sessuale.

Il CONCETTO EVOLUTIVO DI COESIONE considera la SPECIE come: singola linea evolutiva di


popolazioni con un comune antenato che mantiene distinta la propria linea e che ha un proprio
destino storico e una propria tendenza evolutiva.
Quest'ultimo di conseguenza fonde il concetto biologico con quello di tempo evolutivo, pur
basandosi su diagnosi morfologiche.

MODALITÀ DI SPECIAZIONE
CONCETTO DI MICROEVOLUZIONE: Cambiamenti delle frequenze alleliche all’interno delle
popolazioni.

CONCETTO DI DERIVA GENETICA: Le frequenze alleliche del pool genico fluttuano casualmente.
Una riduzione nel numero degli individui può selezionare gli allievi alterando le frequenze iniziali.
Quando una popolazione si riduce in numero in modo drastico, si ha l'effetto del collo di bottiglia .
le frequenze alleliche meno rappresentate vengono perse.
L'EFFETTO DEL FONFATORE: consiste nel caso in cui una piccolissima parte di popolazione o una
singola femmina fecondata si stabilisce in un'area non ancora colonizzata dalla sua specie,
creandone una nuova. La perdita di variabilità genetica che ne deriva è un fattore critico per la
conservazione della specie in quanto può portare ad espressione di caratteri recessivi
sfavorevoli.

SELEZIONE NATURALE: Gli individui dotati di caratteri che determinano una maggiore probabilità
di sopravvivenza sono favoriti e i caratteri posseduti avranno maggiore probabilità di diffondersi
nella popolazione. Il risultato della selezione è l’adattamento.

La selezione può essere a sua volta:


STABILIZZANTE: favorisce i caratteri
intermedi
DIREZIONALE: favorisce i caratteri
distintivi di un estremo
DIVERGENTE: favorisce i caratteri ai due
estremi opposti

Recenti studi evidenziano come la


maggiore spinta evolutiva non sia legata alla competizione tra specie bensì alla cooperazione:
teoria dell’endosimbiosi come spinta evolutiva.

MACROEVOLUZIONE: avviene su scale gerarchiche superiori al genere


• Riguarda interi taxa
• Si realizza in scale temporali geologiche
• Stimolata da estinzioni di massa che portano ad una «selezione catastrofica» delle specie e,
liberando spazi, stimolano la radiazione adattativa delle specie superstiti.

CONVERGENZA EVOLUTIVA: organismi differenti tra loro ma che risiedono nello stesso habitat
sviluppano caratteristiche fenotipiche simili. Es. le pinne
EVOLUZIONE PARALLELA: specie affini si evolvono in maniera parallela anche se distanti a livello
spaziale e temporale.

La SPECIAZIONE può essere inoltre:


SIMPATRICA: specie che vivono nello stesso ambiente ma che sono separate da una serie di
caratteristiche, come la SPECIALIZZAZIONE TROFICA oltre che separazione temporale,
morfologica, comportamentale.
ALLOPATRICA: speciazione che avviene tramite la presenza di barriere naturali
PARAPATRICA: organismi che vivono in aree limitrofe ma in condizioni ambientali differenti, con
pressioni ambientali differenti che ne determinano il differenziamento.

HABITAT FORMERS: Letteralmente «costruttori di habitat» forniscono risorse aggiuntive come


rifugio da predazione, riparo da fattori ambientali. Esempi sono la Posidonia oceanica, le
mangrovie, le madrepore. Rientrano nella categoria più generale degli ecosystem engineers.

ECOSISTEM ENGINEERS: Specie che modificano l’ambiente fisico in modo da caratterizzarlo o


alterarne le condizioni chimico-fisiche. Esempi sono: i cani delle praterie, i castori con la
costruzione di dighe lungo i corsi d’acqua.
11
SUCCESSIONI ECOLOGICHE
Le successioni ecologiche consistono nell'evoluzione della comunità in termini sia temporali che
spaziali nelle quali si parte da uno stato iniziale immaturo verso uno stato maturo.
La comunità è il livello più elevato di complessità e organizzazione dei sistemi viventi, costituita
da popolazioni di specie diverse che interagiscono tra loro tramite relazioni interspecifiche, di cui
le più importanti sono la PREDAZIONE e la COMPETIZIONE.
Come possono essere analizzate?
- struttura, composizione e distribuzione delle specie nello spazio e nel tempo
- analisi riguardo la funzione, come le interazioni influenzano ciò che avviene nell'ecosistema.
- Regolazione (stabilità persistenza e resilienza)
e principali caratteristiche strutturali di una comunità includono il numero di specie e
l’abbondanza relativa.

Ogni comunità è caratterizzata da una struttura e composizione specifica.


Variazioni spaziali nella struttura della comunità possono essere osservate lungo un gradiente
ambientale, dovute alle variazioni delle caratteristiche chimico-fisiche, dando luogo ad una
ZONAZIONE.
Es. zonazione marina, ambiente batimetrico, man mano la luminosità diminuisce e aumenta la
pressione.

ZONAZIONE: risultato delle interazioni interspecifiche tra componenti biotica e a biotica.


Dipende da 2 fattori:
• CAPACITÁ di ogni specie a adattarsi alle condizioni chimico-fisiche e temporali dell'ambiente
(nicchia fondamentale)
• CAPACITÁ di adattare la loro distribuzione e i tratti funzionali agli effetti delle interazioni
biologiche (nicchia realizzata)

FATTORI CHE INFLUENZANO STRUTTURA E COMPOSIZIONE DI UNA COMUNITÁ


•Disponibilità di risorse
•Struttura dell'ambiente disponibilità di spazio
•Presenza di specie Keystone

DISPONIBILITÁ
Sia la disponibilità di energia che il differente utilizzo di risorse disponibili sono alla base dei
meccanismi di COMPENSAZIONE che le specie adottano per contrastare gli effetti della
competizione.
• Distribuzione spaziale
• Distribuzione stagionale
• Differente affinità per le risorse e concentrazioni dei nutrienti

È proprio tramite queste strategie che si rende possibile la presenza di BIODIVERSITÁ

STRUTTURA
L’aumentata disponibilità di habitat differenti determina un aumento della ricchezza in specie. Con
l'aumento degli habitat si ha:
• Una riduzione della competizione
• Un aumento della β diversità e dell'abbondanza
SUCCESSIONI ECOLOGICHE
Normalmente, in un determinato paesaggio possiamo assistere a variazioni cicliche nella struttura
e composizione delle comunità che dipendono dalla variazione della disponibilità delle risorse e
dalle variazioni delle condizioni ambientali. Queste però sono variazioni STAGIONALI.

Quando consideriamo intervalli di tempo superiori, possiamo comunque osservare delle variazioni
della struttura e composizione della comunità non solo dovute alle condizioni ambientali ma anche
a complessi meccanismi di interazione biologica. Tali sono le SUCCESSIONI ECOLOGICHE.
Le successioni ecologiche sono cambiamenti delle popolazioni nel tempo, sequenziali, non
stagionali, direzionali in cui si succedono colonizzazioni ed estinzioni.

In particolare a seguito di un evento di forte disturbo si ha la degradazione completa della


comunità presente in quell'area e a seguito, l'innesco di una successione di comunità. Si ha così
l'evoluzione di una comunità che da immatura diviene matura. Le comunità definite mature
vengono dette CLIMAX in quanto hanno raggiunto un equilibrio stazionario.
La sequenza di comunità che si succedono è detta sere. Le comunità di transizione sono dette
stadi pionieri o stadi serali.

Possiamo a questo punto distinguere, in base all'evento scatenante delle:


SUCCESSIONI AUTOGENE che possono ulteriormente essere classificate in: Primaria e Secondaria
SUCCESSIONI ALLOGENE
SUCCESSIONI DEGRADATIVE

SUCCESSIONE ALLOGENA: processo dipendente da forze esterne alla comunità, come cambiamenti
fisico-chimici dell’ambiente.

SUCCESSIONE AUTOGENA: Le successioni autogene non sono influenzate da forze esterne alla
comunità ma sono il risultato di modificazioni dell’ambiente fisico dovute alla comunità stessa e
alle interazioni competitive interspecifiche. La successione autogena è comunità-controllata e
l’ambiente fisico determina direzione e velocità della successione.
Nella successione autogena una porzione di spazio si libera per la colonizzazione da parte degli
organismi.

SUCCESSIONI PRIMARIE: Si originano grazie alla


colonizzazione da parte degli organismi e specie
pioniere di un substrato privo di vita

SUCCESSIONE SECONDARIA: è quella serie di cambiamenti che si verificano in una comunità che è
stata disturbata da eventi come un incendio, l'agricoltura o uno smottamento, senza però che
siano stati completamente distrutti il suolo e la vegetazione preesistente. Nella successione
secondaria predomina la competizione fra piante per la conquista di luce, acqua e nutrienti.
Il tempo necessario per l’equilibrio (centinaia di anni), è minore di quello necessario per la
successione primaria (mille anni)proprio perché in questo caso non si ha un suolo vergine.
A seconda della tipologia di organismi che da inizio alla successione
possiamo distinguere successioni autotrofe ed eterotrofe.
Autotrofa Hanno inizio da organismi autotrofi. Più comune, inizia in ambiente a prevalenza
inorganica ed è dominata da piante verdi nello stadio iniziale. P>R

Eterotrofa Dipendono da una fase iniziale di colonizzazione da organismi eterotrofi (per esempio la
formazione di un biofilm batterico sul quale si insediano successivamente specie vegetali e
animali). Meno comune, ambienti ricchi di sostanza organica, dominati inizialmente da eterotrofi
finché non si innestano gli autotrofi. P<R

MECCANISMI DI SUCCESSIONE
Cambiamenti progressivi che rendono l'ambiente meno favorevole alle specie presenti e più
favorevole per essere colonizzato da altre specie.
Secondo Odum nella successione autogena possiamo individuare 3 caratteristiche:
1) La successione è un processo ordinato di sviluppo della comunità, direzionale e predicibile;
2) la direzione della successione deriva dalle modificazioni indotte dalla comunità stessa
sull’ambiente fisico, il quale determina la velocità del cambiamento;
3) La successione culmina in un ecosistema stabilizzato nel quale biomassa e interazioni
simbiontiche tra organismi vengono mantenuti in equilibrio con il flusso di energia disponibile.

L'aumento dell'informazione genetica porta a una maggiore complessità degli organismi.

Parlando delle nicchie ecologiche che si ritrovano in


questi casi, gli organismi negli stadi serali saranno
appartenenti a specie generaliste, mentre gli
organismi che ritroviamo nelle comunità climax
saranno specialiste. Inoltre, sempre nelle condizioni
di immaturità nella comunità si avranno per lo più
specie R strateghe che si riproducono molto
velocemente con organismi di dimensioni ridotte.
CAPACITÁ DI COMPARIRE DELLE SPECIE dipende:
• Capacità di invadere nuovi habitat
• Capacità di adattarsi alle variazioni

Tra le STRATEGIE adottate nei rapporti INTERSPECIFICI tra specie pioniere e specie degli stadi
tardivi, abbiamo:
• FACILITAZIONE Le specie degli stadi serali precoci modificano l’ambiente facilitando
l’insediamento delle specie degli stadi successivi. Le specie degli stadi serali tardivi sono
forti competitori ed escludono selettivamente le specie pioniere

• TOLLERANZA Le specie degli stadi serali precoci hanno scarsa o nulla influenza su quelle
degli stadi successivi. Nei campi abbandonati le erbacee pioniere colonizzano lo spazio
libero. Le specie tardive germinano e si accrescono essendo tolleranti all’ombreggiamento;
al contrario le pioniere non lo sono e vengono quindi escluse.

• INIBIZIONE Le specie degli stadi serali precoci impediscono l’insediamento e/o il


reclutamento di quelle degli stadi successivi. Predazione, malattia o morte aprono lo spazio
alla colonizzazione di altre specie tardive.

COMUNITÁ CLIMAX
La successione termina con la comunità climax, stabile ed autosufficiente, sviluppata in armonia
con il clima, il suolo, la topografia, le condizioni idriche della regione e dove il rapporto tra
PRODUZIONE / RESPIRAZIONE = 1.
In questo caso si avranno delle interazioni così complesse tra componente biotica e abiotica da
essere definibili come definitive.

SUBCLIMAX
Gli stadi climax più instabili si trovano il mare, si chiamano comunità SUB-CLIMAX.
• Continue perturbazioni
• Modificazione dell'habitat
Le perturbazioni regolari possono avere un effetto stabilizzante se gli impulsi hanno andamento
regolare nel tempo.

MODELLI DI SUCCESSIONE
LINEARE: L’ecosistema evolve attraverso una successione di stadi ciascuno caratterizzato da uno
stato stazionario. Il cambiamento è progressivo, lento e unidirezionale e i fattori climatici sono il
driver principale.

REGIME DI SHIFT presenta due stati alternativi, ovvero due comunità differenti che non possono
coesistere. Tale cambiamento avviene in modo netto ed esponenziale.
RESILIENZA: capacità di un sistema di assorbire una perturbazione e riorganizzarsi durante il
cambiamento in modo da non subire danni (più soggette a perturbazioni ma più rapide nella
ripresa)
RESISTENZA: capacità di opporsi alla perturbazione (meno soggette a perturbazioni ma una volta
danneggiate impiegano molto più tempo per potersi riformare)
PERTURBAZIONE: alterazione della struttura di una comunità
DISTRIBUZIONE E DISPERSIONE DEGLI ORGANISMI
Le caratteristiche della distribuzione geografica di una specie sono rappresentate da:
1) Ampiezza della distribuzione: dimensioni dell’intero areale di distribuzione dove la specie può
essere presente, fino ai confini più esterni della distribuzione;
2) Area realmente occupata: la superficie totale delle aree nelle quali una specie è rinvenibile (di
solito molto più piccola della prima, in quanto nessuna specie è distribuita in modo continuo
all’interno del range di distribuzione)

Range ecologico
Gli organismi si distribuiscono nello spazio e nel tempo prima di tutto in funzione dei loro «limiti di
TOLLERANZA». Pertanto, il successo e l’ampiezza di distribuzione di una specie dipendono dal
range di condizioni ecologiche che permettono la sua presenza.

La distribuzione di una specie può essere limitata da alcuni fattori, sia biotici che abiotici e che
rappresentano delle barriere. Possiamo distinguere tre tipi di barriere:
2) Barriere ECOLOGICHE: predazione e competizione
1) Barriere FUNZIONALI: risorse e condizioni ambientali al di fuori dei range funzionali, ottimali per
le specie e che pertanto ne limitano la distribuzione
3) Barriere ANTROPICHE: frammentazione degli habitat, introduzione di specie aliene

La distribuzione può inoltre essere:


RAGGRUPPATA elevata variabilità del numero di individui all'interno delle patch
RANDOM casuale
REGOLARE gli individui sono distribuiti regolarmente nelle patch

DISPERSIONE: capacità di allontanarsi dal luogo nativo verso un altro habitat


Questa si contrappone alla FILLOPATRIA, ovvero alla tendenza a tornare nel luogo nativo per
riprodursi.

La dispersione si definisce «efficace» quando gli immigranti di una popolazione iniziano a


riprodursi nel luogo in cui sono immigrati, partecipando alla riproduzione locale. Vi sono 4 modi
con cui le specie si disperdono nello spazio:
• Diffusione movimento graduale di tutta la popolazione per raggiungere un territorio adatto
alla sua sopravvivenza
• Dispersione per salti spostamento di uno o pochi individui che si spostano in un nuovo
habitat e, riproducendosi, danno vita ad una nuova popolazione
• Dispersione secolare coinvolge i processi evolutivi a carico di una popolazione
• Migrazione movimento intenzionale di andata e ritorno da un luogo in cui si hanno delle
condizioni ambientali più favorevoli.
12
LE POPOLAZIONI
cos'è un habitat?
• Luogo con caratteristiche biotiche ed a biotiche che permettono lo sviluppo di varie popolazioni
• Ambiente che circonda una popolazione
• Condizioni fisiche che caratterizzano un raduno di specie o comunità (condivisione dell’habitat)
Esso deve quindi presentare delle condizioni ambientali e climatiche adeguate per lo sviluppo di
tali popolazioni.

Definizione di popolazione: Qualsiasi gruppo di organismi della stessa specie che occupa un
particolare spazio e che funziona come parte di una comunità biotica.
Esse presentano una serie di proprietà, tra cui la loro densità, la natalità, la mortalità, la
distribuzione per età, il potenziale biotico, la dispersione, le modalità di crescita R e K oltre ad
un’organizzazione in patches.
Inoltre, i nuovi individui di una popolazione, ereditano i propri geni dal POOL genico, dal quale
dipendono una serie di altre proprietà come il grado di adattamento all’ambiente, il successo
riproduttivo e la persistenza.

DENSITÀ DI UNA POPOLAZIONE


Consiste nell'AMPIEZZA di distribuzione di una popolazione riferita a uno spazio determinato.
La densità può essere considerata come:
• densità GREZZA O ASPECIFICA= N° individui nell'interezza dello spazio disponibile
• densità ECOLOGICA= N° individui all'interno dell'area dell'habitat effettivamente colonizzabile

Per poter stimare la variabile della DENSITÀ ci si può basare su:


• L'indice di LINCOLN metodo di marcatura-ricattura usato per stimare la densità totale di una
popolazione in un’area definita
• CONTA DIRETTA, impiegabile con organismi molto grandi o con organismi che si aggregano a
formare grandi colonie riproduttive
• CAMPIONAMENTI A QUADRATI o a transetti, richiedono il conteggio di organismi di una stessa
specie in appezzamenti o transetti di dimensione e numero appropriati (tecnica molto versatile)
• Campionamenti per RIMOZIONE

IMPORTANZA PERCENTUALE
Indice spesso impiegato con le piante, è la somma della densità relativa, della dominanza relativa e
della frequenza relativa di una specie in una comunità:
• Densità relativa = densità di una specie, fratto la densità totale delle specie X 100
• Dominanza relativa = area basimetrica di una specie, fratto area basimetrica di tutte le specie X
100
• Frequenza relativa = Frequenza di una specie in una zona, fratto la frequenza di tutte le specie X
100
NATALITÀ
Intesa come la capacità di una popolazione di accrescersi per
riproduzioni successive:
• Natalità MASSIMA (assoluta o fisiologica), massima produzione teorica di nuovi individui in
condizioni ideali
• Natalità ECOLOGICA o realizzata, aumento della popolazione nelle specifiche condizioni
incontrate in natura
• Tasso di natalità ASSOLUTO o grezzo, ovvero il rapporto tra il N° di individui prodotti e il tempo
• Tasso di natalità SPECIFICA, ovvero il N° di nuovi nati per unità di tempo per unità di
popolazione.

MORTALITÀ
l’antitesi della natalità e in modo analogo può essere espressa come il N° di individui morti per
unità di tempo (tasso di mortalità grezzo) o come tasso specifico in termini di unità della
popolazione:
• Mortalità ECOLOGICA o realizzata, perdita di individui non costante che varia in base alla
popolazione e alle condizioni ambientali
• Mortalità MINIMA TEORICA, costante per ogni popolazione, rappresenta il N° minimo di morti in
condizioni ideali e non limitanti (longevità fisiologica - longevità ecologica media)

Un quadro completo della mortalità di una popolazione è offerto in modo sistematico dalle tabelle
di sopravvivenza, che rappresentano un metodo statistico sviluppato da studiosi di popolazioni
umane.
Le curve ricavabili dai dati di una tabella di sopravvivenza sono chiamate curve di sopravvivenza.
Se ne hanno di 3 tipi:
I. Una curva con convessità accentuata è tipica di specie il cui tasso di mortalità è basso fino a che
non si raggiungono i limiti di longevità
II. Una curva leggermente concava che si avvicina a una diagonale è caratteristica di specie con
mortalità elevata tra i giovani ma molto bassa e quasi costante negli adulti
III. Una curva fortemente concava risulta quando la mortalità è alta durante gli stadi giovanili

Distribuzione per età delle popolazioni:


Le piramidi di età
1. Rapida crescita con N° degli anziani assai limitato
2. Popolazione stazionaria con mortalità molto diminuita
e tasso di natalità che ha subito una flessione
3. Popolazione in fase di regressione in cui il numero
assoluto delle nascite decresce continuamente e la
sostituzione di una generazione con la seguente non è più
assicurata
4. Popolazione in via di ringiovanimento demografico,
indica una ripresa della natalità dopo una decadenza
demografica.
TASSI DI CAMBIAMENTO
- Una popolazione è un’entità in continuo cambiamento e in costante
adattamento alle stagioni, alle forze fisiche e alle altre popolazioni
- Lo studio dei cambi nel N° relativo di organismi di una popolazione e dei fattori
che li spiegano è denominato DINAMICA DI POPOLAZIONE
- Un tasso può essere ottenuto dividendo il cambiamento di una certa quantità
per il periodo di tempo durante il quale il cambiamento è avvenuto, indicando la
rapidità con la quale qualcosa cambia con il tempo:
∆N = variazione del N° di organismi
∆N = tasso medio di variazione del N° di organismi rispetto al tempo (tasso di accrescimento)
∆T

∆N = tasso medio di variazione del N° di organismi nel tempo per organismo (tasso di
N×∆T accrescimento specifico)

TASSO INTRINSECO DI INCREMENTO NATURALE


Esprime la crescita di una popolazione in un ambiente non limitante, in condizioni fisiche
specifiche

N0 = N° di individui al tempo 0
Nt = N° di individui al tempo t
e = base dei logaritmi naturali
r = Coefficiente istantaneo di crescita della popolazione

Facendo il logaritmo naturale di entrambi i membri si ottiene:


lnNt = lnN0 + rt da cui r = lnNt – lnN0
T

L’indice r rappresenta la differenza tra il tasso di natalità specifica Istantanea e il tasso di


mortalità istantanea

Se la distribuzione di età in una popolazione è stabile e stazionaria, il valore massimo di r viene


detto tasso intrinseco dell’aumento naturale o potenziale biotico.
La differenza fra il massimo valore di r e il tasso di crescita che si osserva in differenti condizioni
ambientali viene spesso considerata una misura della resistenza ambientale.

CAPACITÀ PORTANTE
Concettualmente: la densità stabile di popolazione che può essere sostenuta da un ecosistema in
determinate condizioni.
Ne conosciamo 2 tipologie:
• Capacità portante MASSIMA: è il massimo di densità che le risorse di un determinato habitat
possono sostenere
• Capacità portante OTTIMALE: è una densità inferiore che può essere mantenuta in un particolare
habitat senza sfruttare eccessivamente le risorse (parametro di qualità)
STRATEGIE R e K
- Le specie che mostrano un andamento della crescita di popolazione di tipo malthusiano sono
dette a strategia R
- Quelle che, al contrario, mostrano un andamento logistico vengono definite a strategia K

1. Vita breve 1. Vita lunga


2. Crescita rapida 2. Crescita lenta
3. Maturità precoce 3. Maturità tardiva
4. Molti figli di piccole dimensioni, e piccolo 4. Pochi figli e grande investimento
investimento energetico per figlio energetico per figlio
5. Cure parentali limitate o assenti 5. Cure parentali intense
6. Adattati ad situazioni ambientali instabili 6. Adattati a situazioni ambientali stabili
7. Opportunisti, pionieri, effimeri 7. Tipici di comunità strutturate
8. Generalisti 8. Specialisti
9. Livelli trofici bassi 9. Livelli trofici alti
10. Dipendenza da fattori estrinseci 10. Dipendenza da fattori intrinseci

FATTORI CHE REGOLANO LA CRESCITA DI UNA POPOLAZIONE


• Nel mondo reale, le popolazioni difficilmente possono seguire una crescita geometrica, a causa di
fattori che influenzano negativamente la natalità o positivamente la mortalità
• Fattori abiotici (spesso densità-indipendenti)
• Fattori biotici (spesso dipendenti dalla densità della popolazione o da quella della popolazione di
altre specie)

FLUTTUAZIONI DINAMICHE e CAOTICHE


Le popolazioni in natura generalmente non esibiscono andamenti che riflettono pedissequamente
i modelli matematici. Esistono andamenti ciclici (tipici di popolazioni r- strateghe) e andamenti con
fluttuazioni attorno alla capacità portante (tipici di popolazioni k-strateghe)
Gli andamenti sono influenzati da numerosi fattori (ciclo biologico, condizioni, risorse, densità,
fattori biologici) che spesso conferiscono alle popolazioni dinamiche caotiche

POPOLAZIONE MINIMA VITALE


Quando il N° di individui di una popolazione diventa molto basso si innescano fenomeni che
possono determinare una diminuzione della fitness, portando quella popolazione all’estinzione.
Questo perché la diversità genetica della popolazione si riduce, e gli effetti dell’inincrocio
aumentano.
Le conseguenze sono, da un lato, la diminuzione del successo riproduttivo, e dall’altro la minore
capacità di adattamento alle variazioni dell’ambiente (500 = N° minimo di individui)
DISTRIBUZIONE DEGLI INDIVIDUI
Distribuzione REGOLARE: Gli individui occupano uniformemente lo spazio ma tendono a
mantenere una determinata distanza tra loro
Distribuzione CASUALE: Gli individui hanno la stessa probabilità di occupare un punto qualsiasi
dello spazio, non influenzandosi reciprocamente.
Distribuzione AGGREGATA: Gli individui tendono a occupare determinate regione dello spazio
(attrazione verso conspecifici o risorsa).

AGGREGAZIONE DI INDIVIDUI
Spesso gli individui di una popolazione si aggregano formando branchi, banchi, stormi e sciami.
I motivi sono svariati, e dipendono dalla biologia ed ecologia della specie e dalle condizioni e
risorse dell’ambiente.
Ad esempio, l’aggregazione può essere determinata da esigenze riproduttive.
Molti anfibi trascorrono la maggior parte del tempo in modo solitario ma durante la stagione
riproduttiva si aggregano in prossimità di zone umide.
Può anche essere una conseguenza della distribuzione delle risorse o utile al superamento di
condizioni avverse.
L’aggregazione può migliorare l’approvvigionamento alle risorse. Ad esempio, molti animali
possono riunirsi in branchi per cacciare più prede o prede di maggiori dimensioni, fuori dalla
portata di singoli individui.
L’aggregazione può essere un comportamento sviluppato per aumentare le probabilità di di
sopravvivenza nei confronti dei predatori.
13
LO STRETTO DI MESSINA E IL MAR MEDITERRANEO
• In origine, in epoca preistorica il mar Mediterraneo non esisteva.
• È un bacino semichiuso con bilancio idrico negativo (è più l'acqua che evapora)
• È un hotspot di biodiversità
• tramite l'apertura del canale di Suez all'interno del mar Mediterraneo sono state accolte un serie
di specie alloctone che hanno mutato la biodiversità di quest'ultimo.

Altro tratto importante sono i movimenti delle masse d'acqua e delle correnti. All'interno del mar
Mediterraneo di fatti riscontriamo una serie di strati d'acqua separati da una diversa temperatura
o salinità. Gli strati superficiali saranno i più caldi e meno salati. I più profondi saranno invece più
densi e ricchi di nutrienti che tendono a depositarsi sul fondo. Proprio per questo sono
fondamentali i processi di UPWELLING ovvero di rimescolamento delle acque.

Il bacino del Mediterraneo è suddivisibile in:


• una parte OCCIDENTALE
• una parte ORIENTALE
• una porzione centrale

Qui ritroviamo lo stretto di


Messina, il quale presenta una
struttura molto particolare.
Esso di fatti mette in
correlazione due masse d'acqua
molto diverse tra loro: il mar
Tirreno (freddo) e il mar Ionio
(caldo).

Queste masse non andranno mai a mescolarsi ma piuttosto scorreranno l'una sull'altra. Esistono
però delle barriere come il TERMOCLINO.
Al di sotto del livello dell'acqua la sua conformazione è molto simile ad un imbuto, con il tratto
meno profondo tra Ganzirri e Punta Pezzo definito "SELLA" dove ritroviamo una forte risalita del
fondale.
È proprio in questa zona che vanno a svilupparsi delle CORRENTI con la tendenza a variare ogni 6
ore influenzate dal ciclo lunare: MONTANTE dal mar Ionio e SCENDENTE dal mar Tirreno.

Tramite questo continuo switch tra l'una e l'altra corrente si ottiene un dislivello di 27 cm.

In fase SCENDENTE le acque tirreniche, più leggere, scorrono sopra quelle ioniche fino a che la
parte centrale dello stretto non sia stata invasa da questa massa d'acqua.
In fase MONTANTE invece si ha il passaggio di acque più pesanti che risalgono al centro del
bacino fino alla sella dove poi si ha un punto di stabilizzazione delle acque che ormai hanno la
stessa densità.

Tutto ciò determina una vera e propria esplosione di vita all'interno dello stretto.
L'incontro delle due masse d'acqua determina l'insorgenza di particolari disturbi che possono
presentarsi in senso orizzontale (tagli e scale di mare) e verticale (vortici e macchie d'olio). ( Non
nello specifico)
•Tagli e scale di mare: vere e proprie onde che si sviluppano quando le acque joniche più pesanti
precipitano sulle tirreniche in fase di recessione, o quando con la scendente le acque tirreniche più
leggere scivolano sulle joniche più pesanti
•Vortici e macchie d'olio: si tratta di un moto vorticoso di due diverse masse d'acqua, questi
prendono luogo in tre precisi punti dello Stretto, esattamente fuori Capo Peloro (il mitico Cariddi),
tra Capo [Link] e il porto di Messina, e nei pressi di Punta pezzo (i primi due sono i più
importanti per intensità, presentano una rotazione ciclonica in cui le acque più pesanti affondano
sulle più leggere che emergono con moti turbolenti). Nelle macchie d'olio il movimento è
anticiclonico e le acque al centro del vortice mostrano una superficie calma.

BIOCENOSI DELLO STRETTO DI MESSINA


FAUNA BATI e MESO PELAGICA. Lo stretto è l'unico punto del Mediterraneo in cui è possibile
osservare la fauna profonda anche in superficie a causa del famoso fenomeno dello
spiaggiamento. Ciò avviene in quanto, questi organismi già tendenti alla migrazione all'interno del
Mediterraneo per poter seguire lo spostamento di plancton e altri nutrienti, soprattutto durante la
fase montante, questi organismi vengono spinti fino in superficie dove poi lo scirocco li spingerà
verso la riva.
Le migrazioni compiute dai predatori per seguire le proprie prede nell'arco delle 24h vengono
definite “migrazioni VERTICALI ITTIMERARI”.

Le specie batipelagiche
sono spesso dotate di
FOTOFORI, per attirare le
prede, a fini di
mimetismo o per la
ricerca del partner.

Altro caso di
colonizzazione molto
particolare all'interno
dello stretto è quello
della ERRINA ASPERA.
Altri ESENMI sono:

Altro ambiente particolare nello stretto è lo SCALONE particolarmente colonizzato da Posidonia.

Altro ambiente particolare è il BEACHROCK: stratificazione di organismi


coralligeni che depositano carbonato di calcio dove, tramite l'alta
marea, si vengono a formare delle pozze colonizzate da organismi
adattatisi a questi ambienti definibili estremi in quanto soggetti a grandi
sbalzi sia di temperatura che di salinità a causa dell'evaporazione
dell'acqua. Può anche costituire una zona di nursery per i giovanili di
molte specie.

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