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Bergson

Appunti di filosofia

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Bergson:

Il primo elemento che Bergson individua come incompreso e inesplicato dalla scienza è il
concetto di tempo.
La scienza, infatti, secondo il filosofo non riesce a cogliere né la continuità né il movimento
vero e reale della vita, che è ininterrotta produzione di novità.
L'analisi del concetto di tempo
La riflessione di Bergson muove, come del concetto di tempo quale era stato elaborato dalla
fisica. Ben presto egli si accorge che il tempo, secondo la visione della scienza, è privo di
«<durata», cioè proprio di quella caratteristica che ne definisce l'essenza. Il tempo della
scienza, infatti, è un tempo spazializzato, una successione misurabile e omogenea di istanti
tutti inevitabilmente uguali.
Un'immagine del tempo così inteso, monotonamente meccanico nella sua ripetizione, è
offerta dall'orologio, il quale fornisce sempre e soltanto la rappresentazione dell'istante
attuale mediante la posizione delle lancette.
Questo tempo, osserva l'autore, ha una grande utilità pratica, perché è grazie al suo
carattere di misurabilità che è possibile l'organizzazione della vita sociale: se non ci fosse il
tempo degli orologi, infatti, non riusciremmo a prendere un treno, l'economia entrerebbe in
crisi.
Il tempo della scienza è quindi utile e necessario. Ma è l'unico? La risposta del filosofo è
negativa.
Bergson individua, oltre al tempo della scienza, il tempo della coscienza.
Questo non è fatto di singoli istanti tra loro separati, ma è concepito come flusso continuo,
incessante movimento degli stati di coscienza in cui passato, presente e futuro si fondono e
si compenetrano.
Il tempo della coscienza è dato dal confluire del passato nel presente, grazie alla memoria, e
di questo nel futuro, attraverso l'anticipazione.
Il tempo interiore e i suoi caratteri
pensiero
Il tempo dello spirito, dunque, è un tempo interiore, che presenta varie caratteristiche: ■ è il
tempo della durata: il tempo che dura, il passato che è presente, "ciò che non è più” che "è
ancora" e che, forse, "sarà ancora";
■ è il tempo della vita, cioè delle cose che hanno significato per ciascun individuo
singolarmente, che rappresentano la vita vissuta. Certo, anche l'orario dei treni può essere
importante per ognuno, ma non ha il medesimo valore, ad esempio, del ri- cordo di un gesto
affettuoso ricevuto, sia pure in un lontano passato;
è tempo qualitativo, perché non è misurabile e ha senso in ragione della qualità del ricordo
che suscita in noi;
■ è un flusso continuo, non soggetto a essere segmentato in parti, come gli "istanti" che sul
quadrante dell'orologio sono separati uno dall'altro.
La coscienza è dunque identificata con la memoria.
Egli ne distingue 3 aspetti:
[Link] Puro
[Link] Immagine
[Link].

Il ricordo puro è la coscienza stessa, che è pura durata spirituale, conservazione integrale
dell'esperienza vissuta.
Essa costituisce il deposito di tutti i ricordi passati.
Il ricordo-immagine è, invece, l'atto con cui il nostro passato si concretizza, facendo- in parte
(e per frammenti) presente qui e ora. Esso costituisce una piccola porzione della memoria
complessiva.
Il materializzarsi del ricordo puro nel ricordo-immagine è suscettibile di alterazioni e disturbi,
come nel caso delle lesioni cerebrali.
Molto interessante è l'interpretazione che Bergson offre delle malattie che alterano la
funzione del ricordo.
Ciò che si perde in tali disfunzioni, insomma, non è il contenuto della coscienza, ma la
capacità del cervello di fare da "filtro" nei confronti del materiale in essa contenuto,ad
esempio l'amnesia scomparisse, cioè se il cervello ricominciasse a funzionare in modo
corretto, il malato ritroverebbe la "memoria", il suo passato, conservatosi integro nella
continuità della coscienza.
Gli episodi sconvolgenti dei pazienti che, dopo un periodo più o meno lungo di coma, si
risvegliano e ricordano eventi che li riguardano sembrano dare ragione a queste
straordinarie intuizioni di Bergson. Il nostro passato non si perde mai: esso è virtualmente
sempre disponibile, anche se in modo inconscio.
Per questo una percezione isolata - un suono, un odore, un'immagine - può essere
occasione del riaffiorare del ricordo, cioè dell'emergere di quella memoria profonda che è
sommersa al di sotto del livello consapevole, ma ne costituisce lo sfondo e l'impulso
costante.
portando alla luce solo una parte di quella totalità.
Non è difficile scorgere in queste riflessioni bergsoniane echi freudiani.
Con la teoria della memoria e della percezione, inoltre, Bergson supera la dicotomia che
abbiamo visto presente nella distinzione tra interiorità ed esteriorità.
L'evoluzione creatrice (1907), l'opera in cui il filosofo approfondisce l'idea della continuità tra
la vita biologica e quella della coscienza. In entrambe scorre incessante un'unica forza vitale
si origina da un unico impulso iniziale, detto élan vital, «<slancio vitale», un'energia che crea
di continuo e in modo imprevedibile, perché libera e non necessitata, una grandissima
varietà di forme.
Si tratta di un impulso spirituale e invisibile, il quale trabocca nel mondo, concepito come un
unico organismo vivente di cui tutte le cose e gli individui sono partecipi.
Questo slancio si espande nell'universo, irradiando in ogni direzione, ma con un'intensità
variabile, il che spiega la differenziazione degli esseri e delle specie, in partico- lare quella
tra mondo vegetale e mondo animale. Essi corrispondono a due diverse diramazioni
dell'unica vita che sorregge la realtà: per questo si possono ravvisare analogie morfologiche
tra gli animali o vegetali e si può individuare come una vis a tergo.
Utilizzando un termine della biologia contemporanea, potremmo dire che la vita, all'inizio, è
«totipotenza», cioè possibilità di divenire tutte le cose, che gradualmente si attualizza e si
specifica.
Per Bergson la realtà è sempre unica, sia che la si consideri dal punto di vista dello slancio
vitale, sia che si considerino i singoli risultati del suo processo di sviluppo: all'origine vi è
l'energia vitale che, spirituale nella sua essenza, nel momento in cui esaurisce la propria
forza tende a manifestarsi come materia.
In questo senso l'evoluzione è «<creatrice> essa è, insieme, soggetto e oggetto di se
stessa.
Possiamo conoscere un oggetto dall'esterno, descrivendone i singoli caratteri e avvalendosi
di simboli per rappresentare,è possibile conoscere l'oggetto tramite l'intuizione, cioè
compiendo un atto di <«<identificazione simpatetica» e rinunciando a ogni rappresentazione
parziale o simbolica di esso,l'oggetto non è scomposto o analizzato, ma viene colto
immediatamente, dall'interno, nella sua totalità.
Tale forma di conoscenza è la sola che consenta una comprensione piena della vita e della
coscienza, perché ne rispetta l'integrità.
La contrapposizione tra intuizione e intelligenza, metafisica e scienza non intende però
arrivare alla svalutazione di quest'ultima, che secondo Bergson è anzi una modalità di
conoscenza indispensabile e fondamentale; egli stesso fa presente che <<prima di
speculare si deve vivere» e che, prima di essere homo sapiens, l'essere umano è homo
faber.
Bergson identifica due tipi di organizzazione sociale: la società chiusa e la società aperta. La
società chiusa è quella autoritaria, in cui la «morale dell'obbligazione» che spinge l'uomo a
identificarsi con il gruppo sociale e ad accettare i suoi rigidi valori.
La società aperta, invece, è fondata sulla «morale assoluta» che promuove la libertà e la
creatività degli individui; in essa l'obiettivo è la realizzazione dell'umanità e dunque lo
sviluppo di sempre nuove modalità di convivenza e di collaborazione volte al progresso
sociale.
La religione statica, che si serve dei miti e delle superstizioni per proteggere l'uomo dalle sue
paure (il timore della morte, dei pericoli della vita, degli insuccessi) e dargli una speranza
consolatoria, e la religione dinamica, la quale si manifesta nella vita dei mistici, e dunque è
abbastanza rara. Essa consiste nella partecipazione, grazie all'amore, allo slancio creatore
della vita e, in ultima istanza, nell'unificazione con Dio, dal momento che tale slancio
creatore «è di Dio, se non Dio stesso».
Identificato lo slancio creatore con Dio e Dio con l'amore, Bergson vede nella mistica l'unico
rimedio ai mali morali e sociali.

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