Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
13 visualizzazioni10 pagine

Libro Roma

riassunto del libro

Caricato da

roberta mandelli
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
13 visualizzazioni10 pagine

Libro Roma

riassunto del libro

Caricato da

roberta mandelli
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOC, PDF, TXT o leggi online su Scribd

UNA GIORNATA NELL’ANTICA ROMA

Vita quotidiana, segreti, curiosità

di Alberto Angela

Da pag. 9 a pag. 40

Introduzione
Le prime pagine di questo libro ci spiegano qual è lo scopo dell’autore Alberto Angelo,
cioè quello di raccontare la grande Storia dell’Impero Romano, attraverso la vita di
tutti i giorni, attraverso i dettagli e le curiosità, come dice anche il sottotitolo.
L’indagine dettagliata della vita quotidiana degli antichi romani è stata possibile grazie
ai ritrovamenti dei siti archeologici.
L’autore ha voluto raccontare la storia, descrivendo una giornata qualsiasi del 115
d.c., sotto l’imperatore Traiano, quando l’Impero Romano era all’apice della sua
potenza.
L’autore spiega inoltre il motivo per cui ha scelto di raccontare l’antica Roma, ovvero
perché la storia Roma influenza ancora la nostra vita: la caratteristica principale
dell’antica Roma è stata il suo modo di vivere che è stato tramandato fino ai nostri
giorni.

- Sotto l’Imperatore Traiano, nel 115 d.c., l’Impero Romano andava dalla Scozia
all’Iran e dal Sahara al Mare del Nord.
- L’Impero Romano era fatto da tante popolazioni diverse e da tanti ambienti
diversi (era già cosmopolita), ma la lingua ufficiale per tutti era il latino e la
legge che legava tutti era quella romana.
- Nonostante ci fossero tanti popoli diversi, le persone non erano molte (50
milioni di abitanti – circa come attualmente in Italia).
- La densità di popolazione era bassa: territorio molto esteso con piccoli villaggi e
all’improvviso grandi città.
- A livello urbanistico l’antica Roma ha costruito una RETE STRADALE molto
sviluppata (80/100 mila km.) che collegava tutti i centri urbani e che usiamo
ancora noi ai nostri giorni.
- A livello militare erano organizzati in LEGIONI, distribuite sulle frontiere (LIMES)
dell’Impero. Oltre alle legioni vi erano gli AUSILIARI, cioè militari che
provenivano dai territori conquistati da Roma. Tra legioni e ausiliari si arrivava
ad un totale di circa 300/400 mila soldati.
- Roma era il centro del potere: città ricca sia dal punto di vista culturale che
giuridico e filosofico.
- Roma aveva una popolazione di circa 1,5 milioni di abitanti (la città più popolata
del mondo in quel periodo) con una vasta rete di rapporti interpersonali
- Il racconto del libro inizia all’alba di una giornata qualsiasi del 115 d.c.
- La statua di “Mater Matuta” (dea dell’aurora e della fecondità) domina in una
via circondata ancora dal buio. In questo quartiere gli edifici sono popolari e si
chiamano “INSULAE” (come i nostri attuali condomini)  non c’è luce e non c’è
acqua. Anche le strade sono buie e ci sono solo alcuni lumini o dentro le
locande o agli angoli delle strade. C’è molta quiete e l’unico rumore proviene da
una piccola fontana molto semplice: di giorni le donne e i bambini vanno li con i
secchi per prendere l’acqua da portare a casa.
- In fondo alla strada c’è un ubriaco senzatetto che barcolla e inciampa: vive in
strada come tanti altri  quando si rinnovano i contratti di affitti dei condomini
molte persone che non hanno i soldi per pagare rimangono senza casa e intere
famiglie vivono per strada
- Nel mezzo del silenzio dell’alba si sente un rumore forte provocato dalla “ronda”
dei VIGILES  i Vigiles sono come dei pompieri, in gruppo di 9, che controllano
se ci sono incendi o situazioni di pericolo dentro e fuori gli edifici, facendo
ispezioni.
- Nel II secolo d.c. l’estensione dell’Impero Romana era di 1800 ettari con un
perimetro di 22 km con circa 1,5 milioni di abitanti (città più popolosa del
mondo)
- Roma è in continua espansione e ogni Imperatore apporta dei cambiamenti
aggiungendo qualcosa
- Ad esempio l’Imperatore Costantino fece costruire tantissimi nuovi edifici come:
12 basiliche, 40 archi del trionfo, 3500 statue di bronzo, 100 templi, 1352
fontane, anfiteatri, stadi ecc.
- Anche la vegetazione era molto diffusa: copriva circa ¼ della superficie (circa
450 ettari)  giardini pubblici e privati, boschi sacri ecc.
- I colori dominanti di Roma erano: il rosso dei tetti di terracotta e il bianco delle
facciate delle case; il verde-oro delle tegole di bronzo dei templi, e l’oro di
alcune statue sui templi.
- Le abitazioni dell’antica Roma erano diverse in base al ceto sociale:
1) DOMUS  case dei ricchi (con l’Imperatore Costantino ve ne erano 1790):
ha la forma ad “ostrica” (racchiusa su se stessa) come un fortino senza
finestre o molto piccole in alto, senza balconi e isolata da un muro che la
circonda (la sua costruzione assomiglia alle antiche fattorie). Il portone
principale si affaccia sulla via: è di legno con 2 battenti e borchie in bronzo –
in mezzo a ogni battente vi è la testa di un lupo con un anello che serve per
bussare. Quando si entra superando il portone vi è un corridoio con un
pavimento in mosaico. A lato del corridoio vi è una stanzetta del portiere con
un assistente. Alla fine del corridoio vie è l’atrio, sala rettangolare con
affreschi in colori vivaci (azzurro, rosso, giallo ocra). Non ci sono finestre ma
c’è un’apertura quadrata del tetto, che ha 2 funzioni: quella di illuminare le
stanze e quella di fare passare l’acqua quando piove. L’acqua viene raccolta
nell’IMPLUVIUM, cioè una vasca quadrata nel centro dell’atrio; da qui l’acqua
viene trasferita nella cisterna come riserva idrica della casa. A lato dell’atrio
vi sono le CUBICULA, cioè camere da letto, che erano piccole e buie come
celle anche se piene di affreschi colorate che venivano percepite solo con la
luce della lucerna. All’angolo dell’atrio vi è una scala che porta al piano
superiore, dove vi è la servitù e le donne. Al pianterreno invece vi sono i
maschi e il pater familias.
Oltre l’impluvium, sulla parete opposta vi è una porta a soffietto in legno che
conduce al TABLINUM, cioè l’ufficio del padrone di casa, dove riceve le
persone; vi è un grande tavolo e una grande sedia con intorno degli sgabelli.
Dopo il tablinum vi è una tenda che porta al PERISTILIO, cioè la parte privata
della casa  è un ampio giardino interno circondato da un colonnato con
dischi di marmo che pendono dal soffitto che si chiamano OSCILLA (perché
oscillano quando c’è vento). Il peristilio è un luogo di pace, dove crescono
tanti tipi di piante disposte in modo geometrico e dove vi sono anche uccelli.
Vi sono statue-fontane in bronzo (putti con anatre in mano) agli angoli del
giardino, da cui esce acqua. L’acqua nella domus infatti non proviene solo
dall’impluvium, ma anche dall’acquedotto con una conduttura personale.
Sul colonnato si affaccia il TRICLINIO, cioè una saletta dove alla sera si
tengono dei banchetti.
La CUCINA si trova o in fondo ad un corridoio o in un sottoscala, perché è
considerato come un ambiente secondario ed umile: serve solo per cuocere
e lo fanno solo gli schiavi nelle case dei ricchi e le donne nelle case dei
poveri. Nella cucina ci sono i RAMI, cioè pentole e recipienti in rame appesi
alle pareti, con tanti tipi di forma.
Il piano di cottura è fatto in muro con la brace (stile barbecue) sopra la quale
si mettono i fornelli con le pentole. A fianco al piano di cottura ci sono delle
arcate con la provvista della legna.
Per accendere il fuoco usano l’ACCIARINO, che ha la forma di ferro di cavallo
che viene sfregato contro un pezzo di quarzo la cui scintilla accende un
fungo legnoso che funge da fiammifero che accende la paglia con cui
prepara la brace.
Per scaldarsi d’inverno usano i BRACIERI, che sono messi in tutte le stanze.

Arredamento della domus


- Nelle Dominus vi sono tanti affreschi ma pochi mobili: l’ambiente è spoglio e vi
sono solo le cose essenziali. (Lungo il bordo dell’impluvium, vi è un grande
tavolo di marmo con una brocca d’argento)  i Romani non volevano mettere in
mostra i mobili, anzi volevano nasconderli (sedie e letti nascosti sotto tende).
Comunque, quei pochi mobili erano pregiati, ed il tavolo è il mobile più diffuso:
la forma più usata è quello tondo con 3 gambe.
- Le sedie sono scomode (non imbottite) e coperte da cuscini.
- L’armadio è stato inventato proprio dai romani e non viene usato per i vestiti,
bensì per mettervi oggetti delicati.
- I vestiti vengono messi nelle ARCAE VESTIARIAE, cioè cassapanche di legno.
- Nelle domus ci sono tanti tendaggi, per proteggersi dal sole e dal vento e
isolare i locali.
- Vengono usato molti oggetti come status-symbol (cioè per mostrare la propria
ricchezza), come ad esempio statue in marmo, servizi in argento posti sugli
“abachi”, cioè tavoli da esposizione e il FORZIERE, che è una cassaforte, che al
contrario di noi, viene messo in mostra nell’atrio. e viene controllato da uno
schiavo specifico che si chiama “atriensis”. Nel forziere vengono messi gli ori e
gli argenti più pregiati della famiglia e i documenti importanti.
- I romani amavano anche gli oggetti d’antiquariato “etrusco” o dell’antico egizio.

Planimetria della domus


- La planimetria della domus può essere classica (come quella appena vista), ma
può essere anche senza atrio, per mancanza di spazio o per non necessità di
aver l’impluvium.
- In alcune domus vi è anche un secondo piano che veniva dato in affitto a
persone fuori dalla famiglia  questo tipo di domus era abitato non dai ricchi ma
dal ceto medio-basso.

Risveglio mattutino
- Nelle Domus i primi a svegliarsi sono gli schiavi, che sono 11 e formano la
FAMILIA, e dormono nei corridoi o ammassati in qualche stanza. Lo schiavo
personale del padrone dorme di fronte alla sua stanza.
- Nella stanza del padrone (cubiculum), il letto è in una nicchia sulla parete: il
letto è molto alto e bisogna salire con uno sgabello, è fatto da 3 spalliere (tipo
divano) con decorazioni sugli angoli e sulle gambe. Il materasso è senza molle e
appoggia su strisce di cuoio (rete del letto); è imbottito di paglia o di lana.
- Nelle famiglie ricche marito e moglie dormono in stanze separate  la moglie
dorme nel suo “cubiculum” personale.
- I Romani si svegliavano molto presto e andavano a dormire presto, seguendo il
ciclo naturale della luce.
- Il padrone viene svegliato dallo schiavo personale; il padrone va subito nel
LARARIO, cioè un piccolo tempio con 2 colonne e un timpano, che è il luogo
sacro della casa dove si venerano i “Lari”, che sono le divinità protettrici della
casa. Il padrone compie un rito: da le offerte agli dei e poi brucia delle essenze.
Questo rito viene fatto ogni mattina per proteggersi.

Abbigliamento maschile
- Biancheria intima: “subligar”, perizoma in lino a modo di fascia (come mutanda)
che si annoda attorno alla vita
- Alla sera si va a letto con il subligar e la tunica (come pigiama) che si è
indossata di giorno.
- (N.B. I Romani erano molto puliti perché andavano tutti i giorni alle terme)
- Il vestito principale dei Romani era la “tunica” comoda e stretta in vita da una
cintura, fatta di lino o di lana (da notare che i Romani furono i primi ad usare
materiale prodotto in paesi lontani come il lino in Egitto). La tunica è l’abito vero
e proprio per la persona umile mentre è una specie di sottoveste per la persona
ricca, che sopra di essa indossa la “toga”  ha la forma di un semicerchio di 6
metri di diametro.
- Per indossare la toga serviva l’aiuto di uno schiavo  il padrone è in piedi e lo
schiavo gli mette la toga sulle spalle lasciando un lembo più lungo da una parte
che viene passato sotto l’ascella e fatto girare sul torace fino al collo dove viene
avvolto come una sciarpa e viene fissato con una spilla all’altezza della
clavicola. Infine il lembo ancora lungo viene ulteriormente avvolto intorno al
corpo. Tutti questi giri formano delle pieghe (drappeggi preziosi): il risultato è
che un braccio è libero mentre l’altro è semicoperto dalla toga e tiene sollevato
da terra il lembo della toga
- La “toga” poteva esse re usata solo dai Romani ed era una specie di codice
sociale, ovvero hanno colori e nomi diverse a seconda del ruolo delle persone
che le indossa

- All’inizio dell’Impero Romano i “pantaloni” venivano indossati solo dai soldati


legionari ed erano corti sotto il ginocchio e aderenti (N.B. I pantaloni furono
inventati dai “barbari” nemici dei Romani che infatti li indossavano) – Più tardi
anche i Romani civili cominciarono ad usarli
- Dopo la toga lo schiavo fa indossare al padrone le scarpe (N.B. i Romani non
usavano le calze) – Esistevano diversi tipi di scarpa: stivaletti, sandali. Da
ricordare le “caligae” che erano i sandali dei legionari che avevano i chiodi sulla
suola per fare più presa sul terreno e i “calcei” scarpe chiuse come i mocassini,
usate dai romani ricchi
- Da notare che quando si entrava in casa le scarpe esterne dovevano essere
tolte, ed in casa si usavano dei sandali con suola in sughero o di cuoio

Da pag. 41 a pag. 53

La moda femminile
 I vestiti delle donne erano simili a quelli degli uomini.
 Anche le donne indossavano le tuniche, che però erano più lunghe e più
eleganti
 Le tuniche erano strette da 2 cinture: una intorno alla vita e una sotto il seno
per evidenziarlo.
 Sopra la tunica veniva messo un grande scialle rettangolare che arrivava fino
alle ginocchia (“palla”), formando molte pieghe.
 I vestiti delle donne erano più colorati e ricamati.
 Le scarpe delle donne erano solitamente bianche.
 Per l’intimo le donne usavano un perizoma succinto e un reggiseno a forma di
fascia (“strophium”).
 I vestiti delle donne erano in lino o in lana. Le donne ricche usavano vestiti in
cotone o seta, che costava molto perché arrivava dall’Oriente  i Romani più
tardi importarono i bachi da seta dall’Oriente.

Toilette maschile
 Al mattino i Romani non si lavavano, perché si lavavano durante il giorno alle
TERME, dove si facevano fare anche i massaggi (generalmente al pomeriggio)
 Il sapone non era ancora conosciuto.
 Ogni romano ricco aveva un barbiere in casa che lo radeva con acqua e rasoi in
bronzo o ferro a forma di mezzaluna
 I romani avevano una grande cura del corpo e si depilavano con le cerette
(anche Cesare si depilava)
 I Romani tenevano molto ai capelli e quando diventavano bianchi li tingevano di
nero e quando cominciavano a cadere usavano i riporti, le parrucche o
coloravano la testa.

Toilette femminile
 Ogni donna ricca (domina) aveva delle ancelle che la truccavano al mattino
 Le sopracciglia venivano allungate con dei bastoncini di carbone e venivano
sfumate con la cenere
 Ogni donna aveva un beauty case in avorio con creme, profumi, pettini in osso e
spille
 Il trucco degli occhi era molto importante: veniva usato l’inchiostro di seppia e
addirittura le formiche abbrustolite
 Il colore preferito per le labbra era il rosso acceso
 Veniva usato anche un fondotinta per illuminare e ringiovanire il viso
 Sul viso venivano applicati anche dei nei (a seconda della posizione i romani
pensavano che lanciassero dei messaggi diversi)
 Anche il resto del corpo veniva colorato: ad esempio mani e piedi di rosso e le
punte del seno color oro
 Venivano preparate anche maschere di bellezza con ingredienti naturali come
placenta di mucca, fiele di toro, burro, bicarbonato di sodio ecc.
 Ogni “domina” aveva anche una parrucchiera domestica e venivano usate le
parrucche per cambiare il colore dei capelli  le parrucche erano fatte con
capelli veri (quelli biondi venivano dalla Germania e quelli neri dall’Oriente)
 Le parrucche venivano usate principalmente alla sera peri banchetti o le feste e
ed erano molto alte e complesse
 Di giorno le donne mostravano i loro capelli naturali e per questo avevano
anche la pettinatrice personale (ornatrices)
 Per arricciare i capelli veniva usato un braciere su cui venivano scaldati due ferri
che arricciavano i capelli
 Le acconciature erano molto alte e avevano delle forme complesse
(sembravano delle fontane sulla testa)
 La moda delle acconciature veniva lanciata dalla moglie dell’Imperatore e
quindi cambiava con ogni imperatore (esempio con Traiano ci fu l’acconciatura
alla Plotina (Plotina era sua moglie)
 Le donne romane si tingevano anche i capelli, ma spesso usavano le parrucche
di colori diversi per non rovinare i capelli con la tinta

Prima colazione
 La prima colazione (“ientaculum”) era abbondante ed energetica, a base di
focacce, pane, miele, latte, frutta, formaggio e spesso carne.
 Mancava il caffè perché non era ancora conosciuto  il caffe fu importato secoli
dopo partendo dal porto di “Mokha” in Mar Rossa (da qui deriva il nome moca)
 Mancava anche la ”cioccolata” perché la pianta del cacao fu scoperta molto
dopo da Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo
 A pranzo i Romani mangiavano poco
 Dopo la colazione si prendevano cura dei denti e dell’alito: per i denti usavano
un dentifricio a base di bicarbonato di sodio e degli stuzzicadenti a forma di
forchetta (alcuni usavano l’urina!!) e per l’alito delle pastiglie aromatizzate

Da pag. 54 a 67

- Fuori dalla porta della casa del “dominus ” si radunano i “clienti” del “dominus”,
che vengono a chiedere lavoro, raccomandazioni o consigli. Alcuni chiedono
anche elemosina in soldi o in cibo (sportula).
- Il “dominus” fa questo per “potere”, perché così facendo si assicura sostenitori
in caso di candidatura a qualche carica. Queste persone sono la “clientela” del
dominus, cioè una rete di legami di obbedienza (patronus).
- Questo rito mattutino si chiama “salutatio”.
- Queste persone poi vengono fatte entrare nella casa del dominus dallo schiavo
e aspettano di parlare con il dominus nel suo studio (tablinum), il quale è seduto
nel centro della stanza.
- Al mattino Roma, nelle zone basse, era invasa dalla nebbia e dall’umidità ,
perché intorno c’era molto verde e foreste, mentre in alto sui “colli” c’era buona
visibilità e si potevano vedere tutti i monumenti.
- I colli di Roma sono:
1- il “Campidoglio”: con il Tempio di Giove con le colonne bianche e il frontone con
figure mitologiche in bronzo e con il tempio di Giunone Moneta, accanto al quale
sorse la Zecca di Roma chiamata “ad monetam”, da cui deriva il nome di
“moneta”. Il capidoglio ha una scarpata rocciosa che si chiama “Rupe Tarpea”,
da cui venivano buttati giù i condannati per tradimento. (infatti è il simbolo
della legge di Roma)
2- Il “Quirinale”
3- Il “Viminale”
4- L’”Esquilino” con ville e giardini
5- Il “Celio”: famoso quartiere residenziale
6- L’”Aventino”: quartiere all’inizio popolare poi diventato famoso perchè qui
avvenne la secessione del 494 a.c.
7- Il “Palatino”: dove abitava l’Imperatore nei suoi palazzi (si narra che ai piedi del
Palatino vi era la grotta dove Romolo e Remo furono allevati dalla Lupa.
Il Palatino sembra una rocca con il suo enorme “palazzo”  un tempo questo
colle si chiamava “Palatium” e da qui deriva il nome “palazzo”
- Dall’alto dei colli si intravede nella nebbia il monumento più importante di
Roma: il ”Colosseo”, che si trova in una zona bassa, centrale e molto umida. Si
vede la parte più alta con le arcate con una corona di 240 pali che danno una
forma ovale e che servono per sorreggere il “velarium”, cioè una tela per
proteggere gli spettatori dal sole.
- Per calcolare l’ora i Romani avevano dei sistemi poco precisi : il sistema più
diffuso era quello delle “meridiane”  la più grande meridiana era quella a
Campo Marzio (fatta costruire da Augusto) – 60 metri per 160 metri, come una
piazza – la sua asta che segna proietta l’ombra era fatta con un obelisco che
arrivava dall’Egitto – le linee graduate di bronzo permettevano di capire l’ora
- Esistevano però tante altre meridiane più piccole chiamate “ solaria” che
venivano messe sugli edifici pubblici e nelle case, grandi appena 3 cm di
diametro: su un lato avevano dei forellini da cui passava il sole che si proiettava
su delle lineette, indicando l’ora. Queste linee erano fatte solo per la latitudine
di Roma e quindi funzionavano solo a Roma
- Oltre alle meridiane esistevano anche degli “orologi ad acqua”, che
funzionavano come delle clessidre con dentro l’acqua, le gocce cadevano nel
contenitore con delle tacche segnando le ore.
- In epoca romana i giorni avevano 12 ore diurne e 12 ore notturne  all’alba
“l’ora prima”, “l’ora secunda” ecc. ecc. fino al tramonto. Poi si continua di notte
e si riprende il ciclo al mattino. Non vi erano i minuti e i secondi. Le ore non
erano precise e dipendevano dalla stagione. Il punto di riferimento era
“mezzogiorno” che divideva la giornata in 2  siccome in estate le giornate
sono più lunghe le ore estive duravano di più. Di notte non si usavano le ore
bensì le “veglie” (vigiliae) e ogni notte era divisa in 4 veglie di 3 ore ciascuna.
Si trattava quindi di ore “elastiche” e il ritmo della giornata era perciò elastico.
Infatti il vero orologio che regolava il tempo erano le attività quotidiane.

- Al mattino le strade di Roma si animavano presto : gli schiavi portavano i vestiti


dei padroni in tintoria (fullonica) che venivano immersi in acqua con soda e
argilla oppure con urina umana; poi venivano sciacquati e trattati con altre
sostanze; infine venivano strizzati e messi ad asciugare nei cortili. Per sbiancare
i capi invece della candeggina usavano lo zolfo bruciato sui bracieri.
- Al mattino le prime botteghe ad aprire erano quelle dei “barbieri ” (tonstrinae),
dove andavano le persone non ricche a farsi tagliare la barba, che veniva
tagliata con acqua e lama (era facile tagliarsi e sfregiarsi). La moda maschile
del periodo dell’imperatore Traiano era quella di non avere la barba ed era
quasi obbligatoria la rasatura (tranne che per i soldati e i filosofi).

Da pag. 68 a 94
- Gli edifici più diffusi sulle strade di Roma erano le “insulae”, alti e paragonabili
ai nostri condomini (con Traino altezza max di 18 metri e 6 piani più un
sottotetto).
- Nelle insulae abitava la maggior parte degli abitanti di Roma .
- Le “insulae” erano fatte di mattoni coperti da intonaco colore crema. Alla base
vi era una fascia rossa per nascondere gli schizzi di sporco. Le finestre erano
contornate da un arco colorato. Lungo il primo piano vi era una balconata
(Maenianum) comune a tutti gli appartamenti

- I Romani amavano il verde: in casa e sui balconi e sulle finestre vi erano vasi
con piante e fiori e lungo le strade tanti alberi
- Ai piani superiori vi erano piccoli balconi e logge in legno (pergulae) che
servivano per dare luce alla casa e ingrandire l’appartamento.
- Tra il 100 e 200 d.c. a Roma fu costruita un “insula” di enormi dimensioni:
“l’Insula Felicles” ma le altre, come abbiamo detto, non superavano i 6 piani
- Oggi si possono trovare ancora resti di “insulae”: ad esempio in Piazza Venezia
vicino al monumento di Vittorio Emanuele, ai mercati traianei vicino a via
Nazionale; ma a Ostia (fuori Roma) ci sono i resti più intatti che si possono
anche visitare
- Nel II sec. d.c. le “insulae” erano 46.602, mentre le “domus” erano 1.797
- Infatti in questo periodo Roma era densamente popolata e le “insulae”,
sviluppandosi verticalmente, risolvevano il problema delle abitazioni.
- Al pianterreno delle “insuale” vi erano tutti i negozi , e tra un negozio e l’altro, vi
erano le scale che portavano dentro l’insula.
- All’ingresso vi era il portinaio.
- Appena dentro vi era un corridoio buio con muri scrostati e graffiti. Sotto la
rampa della scala vi era una giara dove la schiava svuotava le urine dei suoi
padroni, che poi venivano portare nelle tintorie per lavare i vestiti.
- La gerarchia sociale dei piani era esattamente il contrario di quella dei nostri
giorni: ai piani più bassi abitavano i benestanti e via via salendo la gente umile.
Questo perché è faticoso salire a piedi e poi perché ai piani alti c’è più rischio di
crolli e in caso di incendi è più difficile scappare
- Al primo piano gli appartamenti, chiamati “ cenacula” erano simili ai nostri
attuali: ingresso di rappresentanza con un tavolo centrale rotondo di marmo con
sopra una statua; a destra vi era il soggiorno e a sinistra la sala da pranzo. In
fondo vi era l’ingresso alle camere da letto
- La differenza principale tra la “domus” e l’appartamento dell’insula era che la
domus non aveva finestre e le stanze si affacciavano sull’atrio interno, mentre
l’appartamento nell’insula aveva finestre e si affacciava sulla strada
- Negli appartamenti dell’insulae ci sono pochi mobili con pareti colorate e dipinti
a muro sulle pareti (come noi usiamo i quadri)
- Il riscaldamento veniva fatto con i bracieri, che spesso avevano le ruote per
potere essere trasportati da una stanza all’altra
- Non esisteva la cucina, bensì un braciere quadrato con ruote che fungeva da
fornello
- I pavimenti nelle stanze padronali sono fatti di mosaici eleganti in bianco e nero
con disegni geometrici, mentre nelle stanze dei servi sono fatti di terracotta
- Salendo ancora le scale sul pianerottolo si poteva assistere a litigi tra gli
amministratori dell’edificio (incaricati di riscuotere gli affitti) e le persone che
non riuscivano a pagare l’affitto, rincarato. In precisi periodi, quando venivano
rinnovati gli affitti, molta gente veniva sfrattata e sbattuta sulla strada
- Tra proprietario e amministratore dell’edificio vi era un accordo , per cui
l’amministratore si occupa di trovare gli inquilini, curare la manutenzione e
riscuotere gli affitti, prendendo il canone di tutti gli affitti tranne quello del
primo piano che spetta al proprietario
- L’amministratore guadagna bene perchè subaffitta gli appartamenti a inquilini
che a loro volta subaffittano per potere pagare l’affitto.
- Le stanze subaffittate vengono divise con strutture interne: le case risultano
superaffollate, sporche e poco igieniche
- Più si sale per le scale più la sporcizia aumenta e anche i pianerottoli vengono
abitati, dove ci sono panni stesi su corde
- Le porte degli appartamenti su questi piani alto sono sottili e non c’è privacy
- L’interno di questi appartamenti sembra quello di una capanna : un tavolo e
qualche sgabello, giacigli di paglia per terra, chiodi piantati nel muro ad uso
armadio. Le finestre non hanno i vetri ed entra il freddo. Vengono messi i teli o
pezzi di legno sulle finestre così entra poca luce e bisogna usare le lucerne.
- Ai piani alti abitano i servi, gli operai, muratori, trasportatori ecc., mentre ai
piani bassi abitano i benestanti
- Al piano terra abitano i ricchi, gli imprenditori, commercianti, costruttori e tutti
quelli che detengono il potere urbano; anche i proprietari dei negozi abitano li
nel retrobottega per comodità.
- L’ultima rampa di scale dell’insula porta alle soffitte , che sono abusive perché
aggiunte dopo e dove tutto è fatto di legno. Qui vive la gente più umile.
Addirittura si arriva a buttare l’urina giù dalle finestre!  purtroppo era una
pratica molto diffusa, tanto che vi era una legge precisa contro di questo
- AI piani alti l’acqua non arrivava e quindi non vi erano gabinetti e vi era molta
sporcizia.
- Al pianterreno dove arrivava l’acqua spesso cucina e gabinetto si trovavano uno
a fianco all’altro perché l’acqua dopo essere stata usata veniva usata per il
gabinetto
- Talvolta ai primi piani l’acqua veniva trasportata dai “fattorini” dell’acqua
(aquarii) che riempivano le giare: ogni casa doveva per legge avere una riserva
d’acqua
- I fattorini dell’acqua, i portieri e gli spazzini erano schiavi che facevano parte
dell’insula e venivano venduti in blocco insieme allo stabile
- L’appartamento nella casa più alta dell’insula è buia e molto calda con buchi tra
le tegole, da cui, quando piove, entra l’acqua. Qui vive la persona più povera
dello stabile
- Fuori sulle strade c’è grande affollamento : a Roma si viveva come in un
campeggio, cioè la gente stava poco in casa e si riversava sulle strade. Infatti
bagni non erano in casa e si doveva andare alle terme per lavarsi, si mangiava
spesso in giro; le case erano piccole e senza servizi igienici quindi si andava nei
gabinetti pubblici. Insomma, praticamente si usava la casa solo per dormire.
- In questa specie di “campeggio” il Foro, rappresentava il punto di incontro
principale
- Roma ha un sistema di poche strade lineari principali , in direzione del Foro, da
cui partono tante piccole viuzze laterali (vici), spesso tortuose, da cui si
diramavano stradine ancora più piccole (angiportus) e sentieri cittadini
(semiate).
- Solo le strade larghe vengono chiamate “via”  nel centro di Roma ve ne erano
2
- Essendoci 7 colli, vi erano anche diverse salite, che erano rampe tortuose
chiamate “clivi”.
- I palazzi erano molto vicini l’uno all’altro e questo causava molti incendi; dopo
l’incendio del 64 d.c., Nerone fece allargare le strade e distanziare i palazzi, ma
il problema non si è risolto completamente
- Roma è una città piena di contrasti : vi sono parti moderne e subito, voltato
l’angolo, vie decadenti e buie
- Roma è fatta di una serie di attività quotidiane che si ripetono ogni giorno fra i
suoi abitanti
- Percorrendo le viuzze, talvolta si può sfociare in una piazzetta con una fontana,
con a fianco un tempio con colonne in marmo bianco. A fianco del tempo si apre
un vicolo buio dove può capitare di trovare un sacco con dentro un cadavere di
un uomo ucciso durante la notte. Finito il vicolo buio si apre poi una larga strada
piena di gente e con tanta attività: sembra di passare in un istante da un mondo
all’altro!

Potrebbero piacerti anche