TACITO e APULEIO
TACITO e APULEIO
Publio Cornelio Tacito nacque probabilmente tra il 55-58 d.C, poiché Plinio il
Giovane in una lettera definisce se stesso e l’amico Tacito pari per età e posizione
sociale aggiungendo che, mentre lui era ancora un adulescentulus, Tacito già godeva
di fama e notorietà come oratore.
Per quanto riguarda il luogo di nascita, gli studiosi ritengono che Tacito discenda dalla
famiglia dell'imperatore Tacito o che abbia origini galliche.
Con certezza, invece, si può affermare che Tacito sposò la figlia di “Giulio Agricola”
e che fu nominato console nel 77 d.C: ciò indica che Tacito fosse di condizione
sociale elevata e provenisse da una famiglia benestante.
L’AGRICOLA
Nel “De vita Iulii Agricolae”, biografia encomiastica del suocero Agricola
composta fra 97-98 d.C, Tacito ripercorre la carriera pubblica del suocero e lo presenta
come un fedele servitore della patria.
L’Agricola, però, è una biografia particolare: infatti mancano del tutto aneddoti,
pettegolezzi o particolari curiosi, poiché l’interesse di Tacito è presentare Agricola nel
suo aspetto pubblico.
E così in un'ampia prefazione, Tacito chiarisce la sua posizione nei confronti del
passato regime, esponendo il suo programma storiografico: infatti, egli ricorda con
sdegno le persecuzioni degli intellettuali sotto Domiziano e rende, invece, omaggio a
coloro che hanno restituito la libertà di parola, ovvero Nerva e Traiano.
La figura di Agricola
In realtà, Tacito trova difficoltà nel celebrare Agricola dal momento che la sua vita
prudente e opportunista lo aveva portato ad essere un attivo collaboratore dei principi
a prescindere dalle loro scelte, il che gli permise di assumere sempre più importanza
fino ad essere incaricato come governatore della Britannia da Domiziano.
A questo imbarazzo Tacito reagisce in due modi:
● in primo luogo tenta di presentare Agricola come una delle vittime innocenti
di Domiziano sulla base di un “rumor”, finendo così per gettare su Domiziano
i più neri sospetti riguardo la morte di Agricola, che sarebbe stata causata dal
veleno fattogli somministrare dall'imperatore poiché quest'ultimo era geloso dei
suoi successi militari
● in secondo luogo Tacito difende l’idea per cui sia più virtuoso sopportare i
soprusi di un principe malvagio per poter lealmente servire la res publica
(che ostinarsi all’opposizione)
Nella biografia del suocero, Tacito espone la vita di Agricola in maniera cronologica
e delinea le sue principali qualità, ovvero:
I due discorsi
In particolare, il discorso di Calgaco:
- (da una parte) condanna le brutalità dell’imperialismo romano poiché i Romani
sono “avidi conquistatori e bramosi di rapinare sotto il falso nome
dell'Impero”
- (dall’altra) mette in luce la libertà di scelta e l’inviolabilità dei Caledoni, che
sono rimasti per anni intatti e coesi poiché lontani dalle guerre con i Romani
D’altro canto, il discorso di Agricola risulta più pacato e convenzionale, mentre quello
del generale Petilio Ceriale , contenuto nelle Historiae, mette in luce quanto sia più
conveniente sottomettersi al dominio romano che, in fondo, vuole solo portare aiuto ai
popoli che lo chiedono.
Gli ultimi capitoli dell’opera riguardanti gli ultimi anni di vita del suocero, invece,
dipingono la crescente gelosia di Domiziano per la fama di Agricola ed espongono
i sospetti sulla causa della sua morte.
In conclusione, l’opera si conclude con una serie di epitaffi encomiastici rivolti ad
Agricola, tecnica che verrà ripresa nelle opere storiografiche.
LA GERMANIA
Poco dopo l'Agricola, nel 98 d.C Tacito pubblicò la sua seconda opera “De origine et
situ Germanorum" o "Germania", opera di carattere etnografico che illustra il
territorio, l’origine, le istituzioni e i costumi politici, religiosi e militari dei Germani.
A differenza di Cesare, però, Tacito è un aristocratico conservatore e nostalgico degli
antiqui mores decaduti con l’impero. L’incontro con i barbari, perciò, gli offre
l’esempio di una società primitiva, incorrotta e semplice che diventa il modello di
vita virtuoso in contrasto con quello vizioso di Roma.
● (da una parte) Tacito non si dimostra curioso delle usanze di un popolo
straniero poiché la sua ammirazione nei confronti dei Germani per la la loro
semplicità, austerità e moralità ha come unico fine delineare un’accesa critica
nei confronti della corruzione dei costumi romani contemporanei.
DIALOGUS DE ORATORIBUS
Il “Dialogus de oratoribus”, dedicato al tema della decadenza dell'oratoria, si
distingue dalle altre opere di Tacito per il genere letterario e per l'incertezza riguardo
la data e l'attribuzione dell'opera, anche se è probabile sia stata scritta nel 102 d.C,
anno in cui fu console il dedicatario dell'opera Fabio Giusto.
Ambientazione e personaggi
Nel 75 d.C i due avvocati Marco Apro e Giulio Secondo si recano insieme a Tacito
alla casa di Curiazio Materno, senatore e oratore che da poco aveva abbandonato
l’oratoria per la poesia tragica.
E proprio durante l’incontro fra le due parti viene sviluppato un confronto tra
l’oratoria e la poesia, che vengono elogiate e difese rispettivamente da Apro e
Materno.
L’arrivo di un quarto interlocutore, Vipstano Messalla, crea una breve pausa utile per
delineare le differenze tra l’oratoria antica e quella moderna.
NOTA: Il Dialogus de oratoribus, perciò, tratta il tema delle “de causis corruptae
eloquentiae”, già dibattuto da Petronio, Seneca Padre e Quintiliano.
Le tesi degli interlocutori
In particolare, per Tacito questo implica l’opportunità della scelta di altre forme
letterarie: infatti mentre Materno si dedica alla poesia, egli si dedica alla storiografia.
LE OPERE STORICHE
La fama di Tacito è legata soprattutto alle opere storiche, ovvero le Historiae e gli
Annales (detti anche “Ab excessu divi Augusti”).
● Historiae → è dedicata al periodo della dinastia flavia (dalla guerra civile del
69 d.C, che vide Vespasiano trionfare, fino alla sua fine nel 96 d.C.);
● Annales → è dedicata al periodo della dinastia giulio-claudia (dalla morte di
Augusto quella di Nerone)
Le caratteristiche principali delle opere storiografiche di Tacito sono:
- il metodo annalistico, cioè la trascrizione anno per anno di eventi storici interni
ed esterni a Roma
- la visione pessimistica della natura umana
- la convinzione che il principato sia un male inevitabile
La struttura compositiva
Mentre nelle Historiae la materia storica è dilatata secondo blocchi narrativi lineari
ma distinti, negli Annales la narrazione procede anno per anno.
HISTORIAE
Le Historiae si aprono con una prefazione nella quale l'autore, dopo aver lodato gli
storici repubblicani, critica gli storici del principato, considerati inaffidabili e troppo
occupati nell’elogiare chi comanda, invece di riportare la verità.
E così, secondo Tacito ne consegue la necessità di una nuova storiografia onesta e
oggettiva che, come se fosse una scienza, riporti in maniera pura e diretta gli eventi
storici, puntualizzando su alcune eccezionalità o accentuando gli elementi negativi.
Nel V libro, per esempio, Tacito offre uno dei degli esempi più significativi
dell’antisemitismo romano attraverso la narrazione della conquista di Gerusalemme
da parte di Tito, nella quale inserisce una breve digressione sui costumi ebraici, che
vengono presentati come l’esatto opposto di quelli romani.
ANNALES
Anche gli Annales si aprono con una prefazione nella quale l’autore non rinuncia a
confermare il suo giudizio negativo sugli storiografici del principato, a cui aggiunge
però quello sulla classe senatoria, incapace di incarnare una valida alternativa al
potere assoluto.
Infatti mentre in età repubblicana e sotto Augusto l’accentramento del potere nelle
mani di un solo fu un fenomeno eccezionale tanto che fece emergere opere di qualità,
a partire dall’età giulio-claudia il servilismo e la paura o il risentimento degli
intellettuali contro principi defunti ha prodotto una falsificazione del vero storico.
La concezione storiografica di Tacito
L’imparzialità
Si può affermare che Tacito ebbe come modelli di riferimento storiografici Livio e
Sallustio. Infatti, da quest’ultimi ereditò la preoccupazione nell’indagare, ricostruire
ed esporre in maniera oggettiva i contenuti storici.
Non è un caso, infatti, che per ottenere ciò Tacito si impegnò con scrupolo nel
raccogliere informazioni e notizie utili a partire dai documenti ufficiali del Senato o
degli imperatori, oppure attraverso le testimonianze orali di chi aveva assistito ai fatti.
La tendenziosità
Tuttavia, Tacito presenta volontariamente più interpretazioni di un fatto, non perché
voglia falsificare i fatti ma in quanto vuole dar voce sia all’elemento storico ufficiale
sia al “rumor”.
Per esempio, nella descrizione dell’incendio di Roma del 64 Tacito allude a delle voci
che accusano Nerone di aver tratto godimento dalla rovina della sua città. Infatti,
seppur non credendo a tali dicerie, lo storico sottolinea maliziosamente che il princeps
approfittò dell’ostilità dei romani nei confronti dei cristiani per distogliere i sospetti da
sé, ma anche per edificare la sontuosa Domus Aurea.
E così Tacito, pur avendo un giudizio negativo sul cristianesimo, assolve i cristiani
dall’accusa di aver provocato l’incendio ma sottolinea come l’eccessiva crudeltà di
Nerone abbia finito per provocare un moto di compassione nei loro confronti.
Lo stile
Per quanto riguarda lo stile, invece, le opere di Tacito, specialmente quelle
storiografiche, presentano uno stile originale e vigoroso, anticlassico ed ispirato ai
criteri della brevitas e della variatio; il linguaggio, invece, è caratterizzato da
arcaismi, da un vocabolario ricco e da un andamento spezzato.
APULEIO
Apuleio nacque a Madauro (odierna Algeria) e si formò tra Cartagine e Atene,
soggiornando spesso a Roma e partecipando spesso a riti misterici.
Egli svolse con successo l'attività di conferenziere, cioè di colui che faceva mostra
della propria eloquenza epidittica. Questo tipo di persone, in particolare,
appartenevano all'epoca della seconda sofistica, in cui il letterato e l'oratore godevano
di un favore particolare da parte della società, tanto che venivano invitati per tenere
discorsi ufficiali in occasioni di feste o omaggi a personaggi illustri, fino a giungere
alla corte imperiale.
I FLORIDA
Sono 23 estratti di ampiezza differente che parlano dei discorsi epidittici da
conferenziere. Ci sono giunti inoltre alcuni trattati filosofici sotto il nome di Apuleio,
dei quali solo due (De mundo) sono ritenuti autentici da quasi tutti gli studiosi. Si
presume che Apuleio abbia scritto la sua opera principale, “Le metamorfosi”, dopo il
De magia, e che sia morto dopo il 170 e prima del 190.