CLIMI
CLIMI
AMBIENTE E PAESAGGIO
Da questo viaggio egli ha anche sviluppato l'idea dell'unità della natura e della
composizione di tutti gli esseri viventi come derivanti da un unico “Urtypus”
tramite un processo di metamorfosi continua.
I disegni realizzati da Goethe durante il suo viaggio in Italia e al suo ritorno in Germania,
sono frutto delle impressioni ricevute, assimilate filtrate dall'artista nel suo itinerario
attraverso i paesaggi naturali e culturali del nostro paese che ne hanno profondamente
influenzato il pensiero fino ad indirizzare in una precisa direzione la sua interpretazione
della storia e dell'arte e a divenire fonte di spunti creativi in ciascuno dei tanti ambiti
espressivi percorsi.
"La pittura è capace di creare con i quadri un mondo visibile a sei più compiuto di quanto
possa essere quello reale” scrive Goethe e l'immediatezza della restituzione grafica di
una molteplicità di ambienti diversi, naturali e antropizzati talora rielaborata idealmente,
rivela una capacità di comprensione profonda - quasi empatica - del paesaggio. Le
immagini colpiscono l'osservatore che si sente quasi catapultato nella scena in un
processo non lontano dalla contemporanea attitudine alla virtualizzazione. Nella
narrazione del suo viaggio troviamo ad esempio un'insospettata attenzione al paesaggio
agrario e in particolare a quello del vino.
Il “Viaggio in Italia” e un'inattesa opportunità di cogliere l'interesse di Goethe per questo
particolare aspetto naturalistico e culturale. la cultura del vino all'epoca certamente non
aveva la risonanza attuale quindi le sue descrizioni ecografiche hanno maggior valore e
calano i contenuti descrittivi in un contesto molto moderno. Il suo arrivo in Italia dopo
aver superato Bolzano, infatti, è segnato dalle prime osservazioni sulle ampie superficie
vitate che poi ritrova più avanti lungo la valle dell'Adige e che via via menziona ovunque
attraverso il suo itinerario italiano, facendo attenzione anche i tipi di coltivazione in vigna.
Chiudete fa particolare riferimento alle culture viticole sia nelle grandi estensioni del Nord
Italia sia nei piccoli tranci di vite che escono dei muri di perimetrazione di alcune zone
attraversate nel Trentino o nelle vite antiche che occupano anche le zone del centro
storico a Roma.
Lo sguardo si sofferma su questa pianta è nel suo percorso, infatti, Goethe apprezza
molto tutti i prodotti della terra ma in particolare del vino di descrivendone le qualità e le
atmosfere che i luoghi del vino evocano.
“... Allo spuntar del giorno, scorsi i primi vigneti... il sole è già alto... quando arrivai
a Bolzano dove al piede del Monte le colline sono coltivate a viti ... profilare lunghi
e bassi sono piantati dei pali e le uve brune pendono graziosamente dall'alto
maturando al calore del suolo sottostante anche al piano della vallata. la vita è
coltivata in lungo ordine di filari mentre nel mezzo spunta granoturco...”
Spirito di osservazione e conoscenze enologiche, insieme a considerazione pedo
climatiche fanno di questo brano un raro esempio di letteratura “enologica”. Egli, infatti,
nota che Bolzano è circondata da ardui Monti coltivati fino a una certa altezza lungo i
versanti di quelle montagne esposte a sud ma ridossati verso nord dalle montagne del
Tirolo.
“...L'esposizione delle culture e le miti condizioni climatiche... un’aria dolce mite e
spirava in tutta la regione... permettono lo sviluppo della cultura viticola con estese
superfici vitate, dove in vigna, le piante sostenute da pali sono tenute basse”
Non solo tratteggia velocemente l'immagine di un paesaggio agrario ancora oggi
riconoscibile ma dice qualcosa in più e riporta infatti un'informazione da vignaiolo leuven
maturano per il calore restituito dal suolo.
“... Ho processo viene favorito dall'accorgimento in vigna di far crescere le viti
basse per permettere al solo di restituire la pianta il calore immagazzinato nel
giorno in modo che anche durante la notte possa svolgere il suo benefico effetto
della maturazione delle uve.”
Disegno di Goethe
IOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOIOI
IMMAGINI E PAESAGGIO
Occorre ora domandarsi quale sia lo specifico contributo della geografia allo studio del
paesaggio. guardiamo allora, in primo luogo, alle dimensioni teoriche ed applicative della
ricerca sul paesaggio geografico che costituisce la concezione più strettamente
disciplinare attraverso una rilettura di alcuni contributi.
L'illustrazione più alta dei risultati cui la nozione di paesaggio geografico poteva portare è
stata offerta dalla geografia italiana dal testo il paesaggio terrestre di biasutti uscito nel
1947. Obiettivo fondamentale dell'opera è quello di regionalizzare l'intera superficie
terrestre servendosi del paesaggio come strumento di differenziazione tra le sue diverse
parti.
Per usare questo strumento in modo che non si dia adito ad equivoci l'autore distingue
apertamente tra paesaggio sensibile o visivo e paesaggio geografico,
Il paesaggio sensibile o visivo - “è ciò che l'occhio può abbracciare in un
giro d'orizzonte o, se si vuole, percettibile con tutti i sensi”. Può essere
colto oltre che dall'occhio umano dalla fotografia e dalla cinematografia. è
formato da una straordinaria varietà di elementi.
il paesaggio geografico - è invece “una sintesi astratta di quegli elementi
visibili in quanto tende a rilevare da essi gli elementi e caratteri che
presentano le più frequenti ripetizioni sopra uno spazio più o meno
grande superiore e in ogni caso a quello compreso da un solo orizzonte “
È formato da un piccolo numero di elementi caratteristici che variano per altro a
seconda delle intenzioni dello studioso.
Proprio il fatto che sia formato da un numero finito di elementi permetti di andare a
individuare dei tipi fondamentali di paesaggio che Biasutti chiamava le grandi forme
del paesaggio terrestre. e seleziona quattro categorie di fenomeni:
1. IL CLIMA
2. LA VEGETAZIONE
3. L'IDROLOGIA
4. LA MORFOLOGIA
Per ciascuno dei tipi vengono poi indicate le corrispondenti unità geografiche e
regioni naturali introducendo quando necessario delle note differenziali.
La carta che accompagna il volume il paesaggio terrestre pubblicato dal geografo
fiorentino Renato Biasutti nel 1947 edizione riveduta da Giuseppe Barbieri e
ancora oggi la migliore guida all'analisi della distribuzione di quelli che oggi si
chiamano gli ecosistemi.
L'interesse della carta del Biasutti sta nel fatto che in un'epoca in cui non erano
accessibili molte informazioni sugli aspetti fisici e climatici in gran parte del globo,
il geografo ha dovuto costruirsi una documentazione originale basata in gran parte
sugli strumenti visivi del paesaggio come la vegetazione secondo una grande
tradizione di studi che va fatta risalire alle idee per una geografia delle
piante di Alexander von Humboldt del 1807
Il paesaggio geografico scriveva Biasutti “è una sintesi astratta di quelle
visibili in quanto tende a rilevare da essi gli elementi o caratteri che presentano il
più frequenti ripetizioni sopra uno spazio più o meno grande, superiore in ogni
caso quello compreso da un solo orizzonte”.
Il paesaggio sensibile
E' costituito al numero grandissimo di elementi e difficilmente si ripresenta
integralmente in punti diversi dalla superficie emersa o questo può avvenire
soltanto se la visibilità è oltremodo limitata (per esempio il paesaggio nell'interno
della foresta boreale o nel profondo di una gola di erosione fluviale) oppure se il
paesaggio è eccezionalmente uniforme (pianure steppiche superfici nivali o
glaciali)
Il paesaggio geografico
Deve essere al contrario costituito da un piccolo numero di elementi
caratteristici (o forse da pochi gruppi di elementi): in tal modo è resa possibile la
sua descrizione sintetica e può essere anche tentata l’identificazione o la
comparazione delle forme principali del paesaggio terrestre”.
Gli elementi presi in considerazione sono quelli che contribuiscono a determinare
la fisionomia delle varie parti della superficie terrestre raggruppati in quattro
categorie: il clima la morfologia l'idrografia e la vegetazione. - la vegetazione in
particolare consente di valutare empiricamente anche l'esito di indicatori che
richiederebbero lunghi periodi di rilevazione come quelli climatici.
Le terre emerse
Se in una mappa cerchiamo di guardare gli oceani/mare vediamo che le terre emerse si
concentrano nell’emisfero boreale anche se dobbiamo ricordare la profonda
differenza che c’è tra quella che è la Calotta polare Artica (solamente ghiaccio) e
l’Antartide (terra coperta da ghiaccio).
1. Europa e Asia (Eurasia) che a loro volta si legano con Africa e Australia
attraverso vastissimi arcipelaghi di isole.
2. Le due Americhe
3. Antartide
Il paesaggio Marino
Anche gli oceani sono tre: Nell’emisfero Australe si uniscono tutte e tre.
Oceano Atlantico,
Oceano Pacifico (che è molto più vasto di tutte le terre emerse messe
insieme)
Oceano Indiano.
Differisce da luogo a luogo per l'intervento di notevoli fattori: es. Colore del mare
Mar Mediterraneo: acque calde salate profonde acque azzurre
Mar Baltico: acque fredde poco salate e poco profonde acque verdastre.
Mar giallo: cosiddetto per le particelle di argilla giallastra di cui abbondano le sue
acque
AMBIENTE E PAESAGGIO
AREE SUB ECUMENICHE- quelle dove l’uomo abitava per brevi periodi es.
come gruppo nomade.
Oggi è difficile identificare uno spazio abbastanza vasto che sia affettivamente
anecumenico perché l’uomo ormai non solo ha conosciuto anche se
superficialmente tutto il pianeta, ma grazie alla sua tecnologia oggi se vuole è
in grado di abitare stabilmente tutti gli ambienti del nostro pianeta.
Bisogna fare delle distinzioni perché la tecnologia costa, quindi bisogna capire che le aree
si trovare in territori ricchi economicamente e quindi possono superare i miti fisici
dell’ambiente grazie alle risorse, oppure sono in paesi con scarse economie non sono
comunque in grado di raggiungere le risorse.
Deserto e campi coltivati, capire la differenza tra i due e quindi rispetto alle risorse
economiche. Se nel paese c’è il deserto ma ha le risorse economiche oggi grazie
alla tecnologia riesce a pompare l’acqua in profondità fino a portarla in superficie
ed irrigare i campi. Si vede chiaramente dall’immagine il punto della fontana e il
braccio che getta l’acqua e fa si che la coltivazione abbiamo la forma circolare
(oggi c’è il sistema a goccia).
Siamo in Arabia Saudita e chiamiamo questo paesaggio artificiale.
Irrigazione a pioggia
Paesaggio artificiale - Anche nel caso dell’Arabia parlava di questo perché ha preso
l’acqua e ha umanizzato il deserto
Paesaggio naturale - totalmente naturale con insediamento artificiale perché uomo ha
fatto degli artifici e non è nulla di negativo perché sono in armonia con l’ambiente
circostante.
Paesaggio artificioso - abbondanza di turismo ha stravolto quello che era
tradizionalmente la città
Ghiacci - problema si lega a tutto il nostro sistema (climatico, venti, acque, economia,
etc.). La prima considerazione è l’innalzamento del livello dei mari, che non può essere
ignorato perché se è vero che con il Mose quando arriva l’alta marea e funziona allora
non è invasa dall’acqua, ma non possiamo costruirlo lungo tutto le coste del pianeta.
Quindi il problema riguarda ciascuno di noi, nel nostro comportamento quotidiano, non è
solo il riferirci dalle politiche. Perché ciascuno fa la differenza, sicuramente ci commuove
di più l’orso polare che muore, ora troviamo moltissimi orsi polari affogati perché non
riescono a trovare una superficie ghiacciata spessa che sostenga il loro peso. Questo è
certamente un problema che colpisce il nostro sentimento, ma dobbiamo immaginare che
in questo sistema di innalzamento del livello degli oceani sono le nostre città lungo la
costa che sono anche le zone più densamente abitate del pianeta.
Aurora boreale se noi siamo abituati ad avere sempre delle ore di luce e delle ore di
buio che variano dalle nostre latitudini e rispetto alla stagione. Ci sono dei luoghi (sopra i
due circoli) nei quali invece per una durata di giorni minore o maggiore, c’è quella che
viene definita la lunga notte o il lungo di (sole che non sorge o non cala sotto il livello
dell’orizzonte). Fino all’estremo fatto al punto polo con sei mesi di luce e sei mesi di buio
= non è solo un fatto turistico “sole di mezzanotte” questo provoca conseguenze non solo
sull’ambiente fisico ma anche sulle popolazioni che abitano come il loro stato di salute,
abitudini quotidiane (vivere e percepire lo spazio) così come i Boliviani che viene a vivere
alle nostra altitudini a grossi problemi respiratori perché ormai sono abituati a condizioni
di alta quota dove c’è meno ossigeno e quando è alle nostre altitudini va in iper
ossigenazione e provoca problemi.
Importante cercare di abbinare il nome alla vegetazione, perché la
classificazione dei climi deriva specialmente dalla copertura vegetale che è
importante per comprendere in quale ambiente ci troviamo.
Giungla anche in questo caso la giungla ci porta in una particolare regione territoriale
che possiamo abbinare anche a delle immagini che ci ricordano altre associazioni. Il
riferimento che lei ci fa alla Disney non è casuale perché al di la che sono degli errori es.
orso Baloo attraverso i cartoni possiamo vedere diverse caratteristiche dei paesaggi dove
sono ambientati i cartoni.
Taiga - Altra copertura vegetale, con una distesa di abeti e siamo comunque in quota
perché ci sono montagne innevate ed è la tipica taiga che ci identifica un determinato
ambiente legato a particolari condizioni climatiche e soprattutto permette determinate
attività umane anche se poi l’uomo con le sue capacità/risorse/economiche ha modificato
e plasmato ma l’ambiente naturale della taiga presenza queste caratteristiche.
Savana - ha una copertura erbacea anche se secca perché siamo lontani dalla stagione
delle piogge ma abbiamo anche una copertura vegetale ma è diversa dalla taiga perché
abbiamo alberi molto radi e con una capacità fogliare molto contenuta.
Deserto - noi europei pensiamo a quello classico, ma sul pianeta esistono diversi tipi
di deserto che hanno una caratteristica particolare uno rispetto all’altro es.
freddo, ghiaioso, sabbioso. Ma anche in luoghi diversi e con caratteristiche diverse perché
l’aridità viene prodotta da luogo a luogo da condizioni diverse.
E' una regione geografica perché è uno spazio ben delimitato c’è un patrimonio
etnico-culturale in parte comune ma poi ci sono diverse situazioni ambientali ed
economiche, ma è geografiche perché c’è uomo, ambiente, risorse che cambiano da nord
a sud.
Determinare le regioni geografiche è molto complesso perché parliamo di una stazione
ed ogni fatto che ha un suo interesse geografico ha una sua regione. La ricerca di una
sintesi è difficile, perché le diverse aree sono difficili da sovrapporre es. diocesi di Verona
e provincia di Verona hanno territori diversi. In base alla nostra ricerca bisogno dare più
importanza a certi elementi rispetto ad altri. Quindi la regione geografica è
un’astrazione di ipotesi di studio, è necessaria per poter fare uno studio sulla
superfice terreste guardando l’umanizzazione che si concreta in diverse forme.
in maniera che gli spazi così indicati non si sovrappongano. La stessa regione naturale
dell’Italia non corrisponde alla regione fisica dell’Italia (no uomo) perché alcune isole
appartengono già alla zolla africana e non rientrano nella regione naturali Italia ma
fisicamente/politicamente sì.
o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o-o
IL CLIMA
A - Gli elementi che influenzano il clima sono solo tre: Non devono essere mai
confusi con i fattori del clima.
1. temperatura,
2. pressione (presenza o assenza di venti)
3. umidità (assenza/presenza di piogge, nevi, etc.)
1 - LA TEMPERATURA
Quando dicevamo che la superfice fisica della terra c’è anche l’aspetto dell’altitudine, la
terra non è liscia e sulle montagne avviene es. sul Kilimangiaro abbiamo la neve
nonostante siamo sull’equatore, perché salendo in quota la temperatura si riduce
progressivamente. E abbiamo le stesse partizioni che sono le stesse che possiamo
trovare al polo, ma la differenza è che latitudinalmente siamo in due situazioni
completamente diverse.
2 - LA PRESSIONE E I VENTI
Venti periodici
Monsoni
Brezzs
Venti locali che si presentano localmente per una situazione che si crea in quel
luogo e in quella particolare stagione.
Venti costanti,
Questi venti costanti, che fanno parte della circolazione generale dell'atmosfera, non
sono solo quelli che regolano il clima del nostro Pianeta perché, come abbiamo detto
prima, temperatura, pressione e umidità sono i tre aspetti fondamentali che
costituiscono il clima e la sua determinazione è legata alla loro presenza
costante in un determinato luogo per un periodo non breve di tempo.
Questi venti non regolano solo il clima del nostro pianeta e sono gli alisei e
venti polari.
Alisei - giallo e marrone - Gli alisei sono venti, regolari in direzione e costanti in intensità,
Venti occidentali - blu - sono venti che soffiano tra le latitudini di 35° e 60° sia
nell'emisfero boreale sia in quello australe ovvero alle latitudini medie o temperate.
Tutto è legato alla forma della terra, inclinazione asse terreste e calore irradiato
dal sole nelle varie fasce nelle quali il nostro pianeta viene diviso. Noi sappiamo
che viene individuata 30°, 60°. Nella fase intertropicale riceve lo zenit due volte
l’anno e ha una scarsa inclinazione. Questa situazione fa si che si venga a creare
ogni giorno lungo l’equatore una situazione di basa pressione, se abbiamo la bassa
pressione si vengono a produrre dei venti che dalle zone tropicali vanno a riempire
il vuoto prodotto dalla bassa pressione equatoriale e sono venti carichi di umidità e
quindi scaricano all’equatore abbondantissime quantità di piogge. Nello scaricare
si verifica che lungo l’equatore da bassa pressione si passa ad alta pressione,
mentre ai tropici si passa a bassa pressione quindi i venti tornano ai tropici asciutti.
Questo accade tutti i giorni perché la situazione stagionale è la stessa in tutti i
giorni dell’anno.
Nella zona compresa fra i tropici e i circoli polari artici si vengono a creare sempre in alta
quota dei venti chiamati controalisei che nel momento in cui invece, per il freddo, la
bassa pressione polare richiama aria dalle aree tropicali, si dirigono verso Nord e vanno a
comporre un altro anello di circolazione dei venti che prende il nome di contro-alisei, dai
tropici verso i circoli polari artici.
Venti periodici
Poi abbiamo anche i venti periodici, di cui parleremo in particolare dei monsoni, che
sono dei venti periodici che ogni 6 mesi cambiano direzione. Sei mesi soffiano dal
mare verso la terra e sei mesi soffiano dalla terra verso il mare.
Un altro tipo sono le brezze, ci sono le brezze di mare e quelle di terra, di valle e di
monte. La brezza di monte e quella di terra, quando siamo al mare noi stiamo bene
perché c’è sempre un piacevole venticello ma se facciamo attenzione alla direzione noi
vediamo che nell’arco della giornata il vento cambia direzione, e cambia perché e alla
mattina c’è di più quando è più caldo mentre alla sera c’è un venticello più caldo, perché
accade in piccolo quello che accade nei tropici e viene prodotto dalla acqua e dal terreno.
La sabbia che si scalda rapidamente diventa prestissimo zona di bassa pressione che
deve essere riempita perché si deve arrivare ad un equilibrio che si ottiene dai venti
freschi e un po’ umidi che vengono dal mare verso la terra. Quando arriva la sera la
sabbia è fredda mentre il mare è più caldo, abbiamo la situazione opposta quindi alta
pressione sulla terra e bassa pressione sul mare.
stesso accade per le stesse differenze abbiamo fra la brezza di valle e di montagna,
perché il sole quando in montagna arriva a scaldare, prima scalda la vetta e solo dopo
molte ore arriva a scaldare il fondo valle. Quindi anche in questo caso abbiamo una
situazione di bassa pressione in montagna e di alta pressione nella valle. Però poi in
montagna spesso piove verso sera, perché la bassa pressione è nella valle e dall’esterno
arrivano i valli carichi di umidità e si producono piogge e temporali.
3 - L'UMIDITA'
Biasutti parte dalla classificazione del Köppen e compie una partizione nella
quale individua le zone climatico-botaniche entro le quali inscrive, a sua volta, i
tipi fondamentali del paesaggio.
A seconda delle stagioni che sono importanti per esempio per l’agricoltura è
importante che piova nel momento giusto.
A seconda del tipo di terreno che riesce o meno a fermare l’acqua, o erosione etc.
A seconda dei caratteri del suolo - se noi andiamo in Piemonte e vediamo le risaie
hanno un terreno che è impermeabile e poi è acqua che era nella terra e quindi aveva
una temperatura costante.
Anche nel caso nel Carso, dove è fatto di carbonato di calcio, l’acqua scivola e con
una reazione trasformato il carbonato in bicarbonato che è solubile e quindi si
fanno dei buchi nelle montagne che poi creano delle grotte sotterranee dove
scorre o se si ferma via via lascia andare l’ossigeno il bicarbonato torna ad essere
carbonato e tornano le stalagmiti e stalattiti.
Cascate Vittoria, del fiume Zambesi, raccoglie molti immissari e raccoglie l’acqua
che calde copiosamente nelle zone più o meno circostanti.
Di contro abbiamo queste situazioni, dove sotto non c’è una goccia d’acqua e in
italiana questo fenomeno si chiama Fiumara, quindi particolari corsi d’acqua che
a differenza dei fiumi hanno dei periodi più o meno lunghi nei quali l’acqua non
scorre, perché a monte non ci sono dei catini nevosi o dei serbatoi d’acqua che
continuano ad alimentare questa fiumara. Molto pericolosa per l’uomo perché si
riempie improvvisamente anche quando è magari lontano venuto un acquazzone,
quindi diverse volte sono venuti incidenti perché rimane comunque il letto di un
fiume.
Terreno ghiacciato della Marmolada, che non è più un ghiacciaio. Che l’estate non
esiste più ma poi le nevi rimangono. Ed è il nostro bacino idrografico.
La morfologia, perché la terra non è una sfera ha pianure, valli, altipiani, terrazzamenti,
mari quindi quella che noi chiamiamo configurazione orizzontale (colline) e verticale
(montagne e monti che troviamo) delle terre emerse. Ovviamente è il risultato della
storia geologica del nostro pianeta, il pianeta oggi è così perché abbiamo una sua storia
geologica.
Innanzitutto, il movimento della litosfera - es. la Pangea e poi alla sua fratturazione
in vari blocchi più o meno grandi che hanno portato all’attuale disposizione dei continenti.
Questi movimenti non sono terminati ma continuano lentamente a procedere con dei
segni evidenti come, per esempio, la Rift Valley o con segni meno evidenti come i
terremoti e con un continuo movimento. Ma soprattutto le effusioni vulcaniche, che non
esistono solo quelli che vediamo che classifichiamo ma esistono moltissimi vulcani
sottomarini che continuano ad eruttare e a produrre terre/isole/arcipelaghi.
Esistono tantissimi territori che noi chiamiamo montagne o pianure ma che in passato
erano vulcani perché se tra i vulcani attivi possiamo citare l’Etna e tra quelli vanescenti
il Vesuvio, perché il vulcano è solo il cono quindi il prodotto di un’eruzione vulcanica.
Quello che noi oggi chiamiamo Vesuvio è il risultato dell’eruzione, prima non c’era il
Vesuvio e loro non erano coscienza di essere su un vulcano.
Come le catene di ripiegamento, hanno tutte una direzione perché c’è stata una spinta
che ha portato la catena a ripiegarsi su sé stessa. abbiamo poi anche i grandi tavolati
che sono dei resti di montagne che sono state erose dai ghiacciai che per millenni hanno
coperto le montagne e hanno grattato lasciandone qualche residuo.
L’aria, come la duna del deserto che è fatta dall’aria che sposta la sabbia, ma
l’aria fa anche rotolare le pietre.
l’acqua trasporta i materiali e poi li deposita ed il problema della laguna di
Venezia dove arriva il Po che deposita molto limo che a forza di depositare alla fine
non c’era più acqua e questo materiale che viene depositato a monte l’acqua ha
eroso quindi ha sgretolato delle montagne.
la temperatura Ma anche lei ha contribuito - che in montagna il calore entra in
una roccia e poi di notte ghiaccia quindi si allarga, quindi la pioggia infiltrandosi
porta allo sgretolamento che unito al vento fa cambiare forma alle montagne e
porta a demolire e trasportare l’acqua. Ma anche l’azione delle onde del mare,
erode velocemente, come:
GEOMORFOLOGIA
E' una branca della geografia fisica che studia la morfologia della superficie
terrestre, cioè le forme che costituiscono il rilievo del territorio, investigandone
l'origine e l'evoluzione. In particolare, studia le correlazioni tra la morfologia
del terreno, le sue caratteristiche litologiche e gli agenti che lo hanno
modellato. Viene comunemente riferito allo studio della superficie delle terre
emerse, ma può anche essere usato riferendosi allo studio dei fondali marini
Valle a V - è fatta dal corso del fiume che taglia il terreno, all’inizio abbiamo apertura
e poi via via che le piogge (nell’antichità) diminuiscono anche il corso va a diminuire. Sul
fondo di solito scorre ancora il fiume.
Valle a “U” - è fatta dal ghiacciaio, che scava lasciando una base molto larga e per
questo si riconoscono anche dai versanti ripidi. quindi solo l’acqua che scorre come
cambia.
Altre conformazioni interessanti sono le "piramidi di terra". Capita che nella genesi
delle montagne si formi una fascia di terreno molto fragile e granulare che si sgretola
molto facilmente. Le acque e le piogge scorrono nel territorio circostante, ma il terreno
viene trattenuto dagli alberi, mentre il terreno poroso viene trasportato a valle nei corsi
dei millenni e creando così le piramidi, delle "colonnine" sulla cui sommità abbiamo un
masso o un sasso di granito molto duro (non trasportabile o facilmente erodibile) che fa
da "ombrello al fragile terreno sottostante. Nell'immagine abbiamo le Piramidi di
Segonzano (altre piramidi famose sono quelle di Zone, in provincia di Brescia).
Un'altra caratteristica morfologica e forma geologica che possiamo trovare sul Pianeta
riguarda la "conoide di deiezione", che è il risultato analogo di quello che accade in
montagna quando un fiume sfocia nel mare. Questo è quello che accade in una valle
quando sfocia stagionalmente un fiume e poi si prosciuga. La forza di gravità, legata alla
forza dell'acqua, trascina a valle le sabbie più fini, mentre alla sua sommità abbiamo i
materiali più pesanti e grossolani. Questa diversa composizione fa sì che nella parte
superiore della conoide il terreno sia fortemente permeabile, data la presenza dei sassi
che, durante lo scorrimento delle acque, l'acqua scorre e penetra al loro interno, mentre
la seconda parte della conoide più in basso presenta il fenomeno contrario perché,
essendo costituita da materiali molto fini e coesi, è costituita da un terreno impermeabile.
ln una conoide possiamo avere o l'affioramento delle acque oppure lo sviluppo di
insediamenti lungo la valle
La morena al contrario è fatta di materiali diversificato, perché gratto con il ghiaccio e
porto giù tutto quello che trovo e la collina morenica abbiamo una parte di terreno
impermeabile, materiali fini, non c’è organicità. In questo caso c’è organicità della natura.
Anche le pietre che vediamo ci testimoniano che tipo di conformazione ci troviamo. I
sassi qui sono sempre molto tondeggianti perché acqua ha levigato le spigolature dei
pezzi di roccia.
Delta del Po -- continua ad avanzare, ovviamente lascia materiali fini che poi vengono
ricoperti di vegetazione, in parte coltivati e vanno ad allungare e a creare con gli altri
fiumi il progressivo insabbiamento di questo arco, in particolare con il problema di
Venezia e anche delle acque alte.
Azione erosiva dell’acqua, con l'azione delle onde del mare che hanno creato un
determinato tipo di costa in ragione della roccia con la quale si è dovuta confrontare.
Abbiamo una cosa alta con tutta una serie di righe che testimoniano i diversi livelli del
mare nel corso dei millenni che si è abbassato ma ha lasciato il suo segno. Poi l’azione
delle onde con la creazione di scogli che è ciò che resta di una parte di parete costiera
che è crollata in conseguenza all’azione del mare e sono le classiche Coste a falesia
Abbiamo richiamato fino ad ora i fenomeni essenziali che creano il paesaggio terreste,
quindi il clima, vegetazione, idrografia e la morfologia. Però ricordiamo che per il
Biasutti la massima importanza è assegnata al clima e alla vegetazione.
osososososososososososososososososososososo
Queste cinque classi di climi vengono poi ripartite con degli ambienti che non sono
più climatici ma sono climatico botanici proprio perché come abbiamo detto per il
Biasutti il clima è fondamentale ma collegato al clima c’è la vegetazione che ci
vanno ad indicare questi ambienti.
Forme del Paesaggio tropicale umido (climi umidi e climi semi-umidi tropicali)
Paesaggio equatoriale/Foresta pluviale (climi umidi)
Tipo amazzonico
Tipo insulindiano
Paesaggio delle savane tropicali (climi semi-umidi tropicali)
Tipo sudanese
Tipo brasiliano
Tipo indiano
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Tipo insulindiano, che già dal nome ci porta fuori dalla foresta Amazzonica, ma
andiamo in parte del Madagascar e dello Srilanka. Caratteristiche analoghe alla
foresta Amazzonica, non troviamo le stesse specie ma troviamo i cinque strati,
animali adattati, tanta varietà. Ma poi la troviamo anche in Nuova Guinea,
Melanesia, Australia nordorientale, Antille, Micronesia e Polinesia (vicino
all’Australia).
Al clima equatoriale (calore, luce, precipitazioni, umidità, venti costanti, piogge tutti i
giorni) corrisponde alla foresta pluviale e poi al suo interno si distingue in:
esiste anche:
La foresta pluviale temperata è un tipo di foresta sempreverde, composta sia
di conifere che di latifoglie, e caratteristica di latitudini temperate dove le
precipitazioni sono abbondanti.
Secondo gli autori della lista Global 200 del WWF, che propone anche una classificazione
dei biomi terrestri, la foresta pluviale tropicale è compresa nel bioma delle "Foreste
pluviali di latifoglie tropicali e subtropicali", in cui sono incluse anche le foreste pluviali
equatoriali e le foreste pluviali temperate di altri autori.
Questa foresta è la più potente espressione della vita vegetale sulla terra. Bisogna
pensare se è vero che comunemente siamo convinti di conoscere tutto il nostro pianeta e
pensiamo di avere diritto di curiosare nell’universo, bisogna pensare che gran parte della
foresta pluviale è inesplorata ma non per il suo territorio ma per le caratteristiche propria
della foresta pluviale sia della vegetazione sia degli animali presenti all’interno della
foresta pluviale. All’interno della foresta pluviale filtra poca luce,
Fra le foreste pluviali quella che è più estesa, ampia, diversificata è la foresta
amazzonica, si estende per 1,4 miliardi di acri (parliamo di acri perché corrisponde a più
di 4.000 mq2). Quello che è interessante è che la maggior parte si estende in Brasile ma
anche in altri 8 stati del sud America.
Circa 1/5 di tutti gli uccelli del mondo si ritrova in Amazzonia, e una decina di tutte le
specie di piante del pianeta vivono in questo regno unico. In pochissimo spazio e metri
quadrati possiamo trovare uno vicino all’altro 75.000 tipi diversi di alberi. Spesso per una
specie sola si va a distrugge tutto il resto.
Foresta pluviale, dove vediamo non solo il risultato delle abbondanti piogge ma anche i
fiumi. Che infatti è attraversata dal Rio delle Amazzone, colorato così marrone perché è
carico di detriti, perché l’acqua scorre forte sul terreno e ha convogliato tutto nel fiume.
Queste sono le acque melmose/grigie non del Rio dell’Amazzoni ma il Rio Los Amigos in
Perù. Serpeggia, perché come penso sappiamo quando il fiume è in pianura ha poca forza
(energia quando scende dalle montagne) poi se scorre in un ambiente pianeggiante
appena trova un ostacolo lo aggira (come Verona con ansa dell’Adige).
Il fatto di vedere i serpentoni vuol dire che siamo in un terreno pianeggiante ma non ha
l’energia/forza di eliminare quelli che sono gli ostacoli naturali presenti sul territorio.
Alcune altre caratteristiche della foresta amazzonica, vediamo che c’è un albero con dei
frutti che crescono lungo i frutti, qui quest’albero che è di fichi non aveva lo spazio per
fare i rami, foglie, frutti e direttamente dal tronco fa produrre i propri frutti. Quindi specie
vegetali che rientrano negli alberi di fico ma si sono adattati al poco spazio presente. Tra
l’altro è una pianta tra gli stadi più bassi, ma si è adattato.
Quindi la foresta non è solo nell’Amazzonia ma la foresta pluviale si estende
anche oltre la foresta amazzonica per esempio nelle Filippine, dove abbiamo
sempre quelle caratteristiche ma con adattamenti particolari.
Alberi ricoperti non di muschio ma di liane, vediamo che nonostante sia fitta in basso non
si toccano sempre, spesso è buio perché c’è una serie di tende fatte di vari livelli degli
alberi. La Guaina Francese. da sola ospita più di 1.200 specie diverse di alberi.
Tipo sudanese
Tipo brasiliano
Tipo indiano
Se collochiamo il paesaggio delle savane tropicali quelle immagini che abbiamo sono
delle icononemi che si fissano nella mente e ci identificano un determinato
passaggio/ambiente.
Vegetazione erbacea secca e solo raramente puntellata da alberi, forma di savana,
certamente la maggior immagine della Savana è quella dell’Africa con grandi distese con
alberi diversi dai nostri o quelli della foresta pluviale e tantissimi animali di taglia
molto più grande rispetto a quelli che caratterizzavano la foresta pluviale che
per la densità impedivano l’attraversamento di altri animali.
Colori che ricordano il deserto ma siamo sempre nella savana, dobbiamo ricordare che
non esiste una barriera/frontiera che separa un paesaggio da un altro, quindi
abbiamo delle caratteristiche che vanno a scemare a mescolarsi con altre caratteristiche,
ma in questa immagine come possiamo vedere con la scarsità di vegetazione quindi ci
stiamo avvicinando al paesaggio desertico La mescolando della vegetazione non abbiamo
frontiere, confini netti ma paesaggi che si identificano ma poi abbiamo a margine di
questi paesaggi, paesaggi che mescolano le caratteristiche dei paesaggi limitrofi.
Abbiamo anche terreno molto arido e le caratteristiche sono i corsi d’acqua e hanno delle
caratteristiche molto diverse del paesaggio equatoriale, dove avevamo l’assenza di
stagione e delle piogge costanti quotidiane e se avessimo potuto notare una variazione
nella portata avremmo avuto fiumi sempre molto abbondanti in tutti i mesi dell’anno.
Qui vediamo che c’è una mescolanza tra paesaggio montuoso, erbaceo e
desertico dove la vegetazione spunta quando le piogge che non hanno un muro
e i venti portano la pioggia nel deserto nelle zone marginali.
Anche qui abbiamo un mese più freddo che è in inverno e il mese più caldo in estate, ma
proprio perché c’è poca differenza le stagioni vengono ad essere determinate dalle
piogge che con la loro presenza/assenza determinano dei cambiamenti nel paesaggio
tale per cui possiamo parlare di stagioni, la vera stagionalità è dato dal fatto di avere uno
o due periodi di pioggia a seconda del passaggio del sole allo Zenith e quindi
precipitazioni concentrate in unico periodo dell’anno o dilazionate in diversi periodi
dell’anno e dare più stagioni nell’anno. ha due stagioni piovose in corrispondenza del
passaggio del sole allo Zenith.
Mentre le regioni a ridosso dei tropici hanno una lunga stagione delle piogge e quindi ai
passaggi del sole allo Zenith corrisponde due massimi nella piovosità.
La stagione asciutta corrisponde all’inverno nel rispettivo emisfero opposto, quindi il sole
è allo Zenith dei punti sotto l’equatore fino ad arrivare al tropico del capricorno, parliamo
del rispettivo emisfero quando parliamo dei punti che si trovano sotto l’equatore. La
durata varia e varia da tre a sei mesi quindi estate e primavera, parlo di sei mesi quando
è il paesaggio dei monsoni e dove ecco abbiamo sei mesi di venti che soffiano dal mare e
sei mesi che soffiano dalla terra verso il mare.
Come cadono le piogge? sono piogge che cadono con rovesci molto forti alternate a
schiarite e forti temporali. Cosa succede? Perché ci sono? Comporta un’azione erosiva e
di scorrimento superficiale sul terreno che produce le caratteristiche che abbiamo visto
ma abbiamo anche i grandi allagamenti, perché piove tanto e il terreno non è in grado di
assorbire la pioggia. Queste situazioni sono molto importanti per la copertura vegetale,
presenza animali e per le risorse economiche.
Asia meridionale dove il regime monsonico dei venti da all’alternanza dei venti
secchi e umidi dei caratteri particolari, perché se ricordiamo la carta sull’Oceano
Indiano e siamo a nord dell’equatore e siamo nella savana tropicale quello che era il
sistema dei venti costanti (alisei) che caratterizzava il paesaggio equatoriale si
sostituisce con i monsoni che rovesciano in corrispondenza dell’inverno e
dell’estate boreale.
Vediamo che c’è differenza di riscaldamento tra acqua e terra, l’oceano si riscalda
ma in estate più lentamente rispetto alla terra succede che quindi sulla terra si
crea una situazione di alte temperature e di bassa pressione, la bassa pressione
deve essere riempita e viene riempita dall’alta pressione che è presente
sull’oceano ma queste masse d’aria che dall’oceano arrivano sulla terra sono
cariche di umidità che arrivata sulla terra viene a scaricarsi in abbondanti piogge.
In inverno è opposto perché le acque rilasciano il loro calore ed è sull’oceano che si
forma la bassa pressione ma dalla terra arriva un’alta pressione di acqua asciutta
quindi abbiamo monsoni asciutti che soffiano verso gli oceani.
Ma sono condizioni locali che portano a far si che si registri la temperatura più
bassa, e quindi nella Valle della Morte in California desertica meridionale,
si sono raggiunti i 57°. Chiamarlo valle della morte è indicativo di quanto sia
difficile sopravvivere se non per dire impossibile all’interno di questo paesaggio
arido caldo, eppure parliamo della California che non è tutto deserto ma abbiamo
una parte dove si è registrata la punta massima raggiunta sulla terra.
Non esiste solo il deserto del Sahara, perché abbiamo diversi tipi di deserto,
ovviamente è quello che conosciamo meglio anche per la vicinanza e per la cultura ed è
l’immagine che ci portiamo, ma anche l’Australia lo rappresenta ma ci rappresenta una
realtà molto diversa. Altra caratteristica è la presenza di venti impetuosi che non sono
mai prevedibili quindi usciamo completamente da quell’idea di venti costanti periodici
che abbiamo parlato degli alisei, monsoni, ebrezze, qui sono venti imprevedibili proprio
perché generati da improvvisi cambi di pressione in determinate parti del deserto legate
a fenomeni di scambio di alta/bassa pressione che si generano nelle regioni limitrofe e
coinvolgono questi deserti.
Hanno anche nomi molto conosciuti come il ghibli della Libia o il Chamsin dell’Egitto.
Proprio per la loro reperibilità sono vorticosi e molto violenti, carichi di sabbia e queste
caratteristiche fanno si che il paesaggio venga stravolto dalla presenza di questa
presenza, cambiano i punti di riferimento con difficolta di spostarsi in questo deserto,
perché quella vegetazione si inaridisce o meglio sembra chiudersi su sé stessa perché si
è adattata a questa situazione particolare.
Quando arrivano questi venti anche la vegetazione quasi si chiude su sé stessa
ma gli effetti sono molto evidenti, sulle altre realtà che sono fondamentali per
la popolazione: intorbidire l’acqua nei pozzi, ma quello che preoccupante è che
ricopre i campi. L’acqua torna potabile ma quando la sabbia si è depositata nel fondo
del pozzo, quindi ci vuole tempo e passa un bel po’ di tempo. Il fatto dei campi che
scompaiono non è che è arrivato un velo di neve che si scioglie.
Ci sono piogge, ma sono molto scarse, possono mancare per molti mesi e sono
improvvise, anche in questo caso se abbiamo visto piogge
quotidiane/semestrali/stagionali, ecco che adesso non è prevedibile perché in genere
anche in questo caso è il risultato di una situazione localmente alterazione tra alta/bassa
pressione di passaggio di masse d’aria umida che si trasferiscono da una parte all’altra
del pianeta e possono essere catture dal deserto per una determinata bassa pressione e
capacità di attirare masse d’aria umida. Improvvisamente viene la pioggia che è
improvvisa, violenta, dura poco e difficilmente è utilizzabile per irrigare i campi, perché
trova un paesaggio spoglio, arido e quindi scorre rapidamente sulla sabbia o penetra in
profondità, quindi con la sua violenza rimodella il suolo detritico, esercita con la sua forza
una grande azione erosiva ma anche di accumulo dei materiali. Non è una pioggia che
posso raccogliere, perché non ho un terreno impermeabile dove io posso raccogliere
questa pioggia, non ho naturalmente dei fiumi che alimentano queste piogge.
Non esistono acqua correnti superficiali che non provengano da altre regioni e quindi
hanno un’alimentazione costante, riescono ad attraversare il deserto in particolare
abbiamo il Nilo e anche l’Indo, che attraversa gran parte del deserto.
Terreno del paesaggio arido caldo privo di humus se non nelle oasi e che appare
sicuramente roccioso, polveroso, sabbioso. Però, così come la televisione ci ha mostrato
che durante il lockdown la vegetazione nelle nostre piazze riprendeva il suo posto, perché
la vegetazione spunta d’dappertutto. Ovviamente non troviamo nessuna di quelle che
sono le forme vegetative viste fino ad oggi ma è una vegetazione che reagisce a questo
ambiente (come avviene anche nella Foresta Pluviale dove la vegetazione si è strutturata
per resistere al calore/piogge).
Questa vegetazione non pensiamo di trovarla in tante specie e soprattutto tutte le specie
tutti i mesi, perché molte piante sono desertiche e le troviamo/vediamo solo per
un periodo brevissimo quando arriva la pioggia. Altrettanto rapidamente si seccano
e sembrano morire, ma sembrano morire, perché in quel breve tempo sono riuscite a
riprodurre dei semi e resistere fino alla prossima pioggia, così quando arriveremo a
parlare delle steppe o delle zone prossime ai poli, dove abbiamo un brevissimo periodo di
scongelamento del terreno sono situazioni opposte che porta la vegetazione a
comportamenti analoghi, quindi anche in quel caso avremmo il terreno che si riempie di
colori/fiori.
Ovviamente vegetazione che prevale è quella legnosa, perché quella erbosa è
troppo fragile e incapace di resistere, non è capace di produrre questi oli
protettivi. Troviamo erbacee nella zona predesertiche come quella della Savana
Erbacea che ci porta nella zona subdesertica.
La fauna è quella comune delle savane ma molto più povera e limitata alle
specie che possono resiste alla sete, quindi o fauna di passaggio quindi che
transuma nel deserto per motivi della specie es. accoppiamento, oppure quelli che
soprattutto abbiamo sono insetti a sangue freddo oppure antilope, dromedario.
Deserto australiano,
abbiamo distesa di monoliti che ci dimostra la forza erosiva del vento perché è il
vento, il calore, piogge improvvise e rapide che nell’arco di milioni di anni hanno
portato a disgregare in questo modo la superficie del deserto australiano che come
possiamo immaginare era ed è composta da materiali fra loro non omogenei.
Perché se nel deserto del Sahara sporadicamente possiamo trovare una roccia, o
un monolite che è occasione per creare la duna, in questo caso il deserto si
presenta con un aspetto completamente diverso.
Vediamo discorso delle immagini mentali, per australiani è quello il deserto, dove
all’interno abbiamo quindi la presenza che invece manca nel deserto Sahariano
non solo di queste rocce/monoliti ma anche di vere e proprie montagne, come
Ayers Rock, che è roccia granitica ricca di ferro che resiste agli agenti esogeni
modificatori del deserto.
Deserto dell’Arizona
ambiente dove si muove Willy il Coyote che sono personaggi della Walt Disney e
da case cinematografiche americane e collocano questi personaggi nel loro
deserto. Che è completamente diverso dal Sahara ma ha le stesse caratteristiche.
Ovviamente uomo con la sua tecnologia attraverso il deserto, che però è
completamente spoglio, ma non ha la sabbia è ancora coperto da una vegetazione
cespugliosa, più o meno rada, nella quale poi si stagliano le rocce.
C'è un altro tipo ed è quello: Deserto e sub deserto con inverno freddo, sono quelli che
occupano parte delle zone temperate, quindi ci allontaniamo sempre di più dai
tropici, saliamo in latitudine ma entriamo all’interno dei continenti.
Quindi aridità è conseguenza non della circolazione generale dell’atmosfera che fa sì che
nel deserto non vi sia precipitazione perché la precipitazione è tipicamente trattenuta dai
monsoni, zone Sahara e dalle cellule che portano a climi mesotermici, ma il fatto di
penetrare all’interno dei continenti. Quindi ampiezza e grado di aridità dipendono
dalla dimensione dei continenti nei quali si trovano e due elementi, dall’altezza
dei rilievi che li separano dal mare e quindi impediscono alle masse d’aria
umida presenti nelle zone temperate di entrare nei continenti. Quindi troviamo
questi deserti nei continenti o perché il continente è molto vasto e quindi le masse d’aria
faticano ad entrare, o perché abbiamo una catena montuosa che impedisce l’arrivo di
masse d’aria umida.
Le caratteristiche sono molto diversa a seconda che parliamo dell’emisfero settentrionale
o meridionale, in quello settentrionale abbiamo massima estensione delle masse
continentali, in quello meridionale abbiamo massima estensione delle masse
oceaniche.
Quello che distingue quello dell’inverno freddo rispetto a quello generale, è la morfologia,
perché in questo caso parlando dell’interno dei continenti sono le caratteristiche
morfologiche che hanno portato alla caratteristica dei deserti. Quindi la
vegetazione per esempio è già diversa, perché si parla di una steppa arida, dove c’è più
vegetazione erbacea che è in grado di resistere al calore e ai lunghi mesi di aridità. dove
l’escursione termica può andare dai 30/40 gradi ai -40 di notte, perché siamo nei
continenti che si scaldano velocemente e anche si raffreddano velocemente e non c’è la
mitigazione dell’acqua.
Per zona temperata nella sua accezione più ampia si intende l'area geografica compresa
tra i tropici e i circoli polari[1] (alcuni indicano con tale nome, in ogni emisfero, la zona
compresa tra 30 e 60 gradi di latitudine).
Idrografia - Le zone temperate sono molto ricche di corsi d'acqua, anche a causa delle
abbondanti precipitazioni. La loro presenza ha favorito lo sviluppo dell'agricoltura e, di
conseguenza, gli insediamenti umani. A causa della disposizione delle catene montuose,
nell'America settentrionale sono pochi i fiumi che sfociano nell'oceano Pacifico (tra essi si
ricordano il Colorado e il Columbia); mentre il più vasto versante orientale è attraversato
dai maggiori fiumi del continente.
Il clima temperato comprende i numerosi climi delle zone comprese tra i paralleli
30° e 50° in entrambi gli emisferi. Nella classificazione dei climi di Köppen è
simboleggiato con C. Quindi nella fascia temperata i raggi del sole hanno una minore
incidenza sulla superficie e di conseguenza la temperatura, è più bassa rispetto
all'equatore.
La fauna della zona temperata della steppa comprende per la maggior parte
animali a pelo corto: il capriolo, il cinghiale, lo scoiattolo, l'orso, la renna, ed il
castoro.
La fauna della zona temperata della foresta invece, è composta da: cervi,
lupi, volpi e diverse specie di volatili. Questa fascia climatica settentrionale
comprende l'ambiente più favorevole alla vita umana, comportando ad una vasta
serie di climi, dai più freddi ai più caldi.
Nelle zone interne dei continenti, quindi più lontane dai fattori mitiganti del mare, il
clima temperato oceanico si modifica in sub-oceanico: l'escursione media annuale
aumenta; è più freddo in inverno e più caldo in estate, le precipitazioni annuali in
pianura sono meno importanti, i venti perdono la loro forza. Quando l'escursione
termica annua supera i 30 °C si parla, secondo Troll e Paffen, propriamente di
clima continentale. Nel clima temperato oceanico, quindi abbiamo come flora:
foreste di conifere, e come fauna, animali abituati a vivere in un ambiente
abbastanza fresco, come volpi, cervi, orsi bruni, castori.
Il paesaggio naturale
Nelle zone temperate sono presenti tre tipi di formazioni vegetali spontanee:
Le foreste temperate hanno quasi sempre una specie dominante di alberi decidui (che
perdono tutte le foglie nello stesso periodo dell'anno); in alcuni casi, piuttosto rari
per la verità, ne sono presenti due o tre specie e solo vicino alle coste orientali ci sono
grandi varietà di flora. Le foreste più estese del mondo sono costituite da conifere. Alle
alte quote montane, si trovano foreste con le caratteristiche della taiga.
La taiga
E' una sterminata foresta che si estende lungo tutta la Russia, dal confine con la Finlandia
fino all'isola di Sachalin, vicino al Giappone. Si tratta di una “cintura verde”, che misura
quasi venti volte l'Italia; non è ricca di tante specie vegetali, essendo una distesa “senza
fine” di conifere, anche se nella parte meridionale è composta da alberi a foglia larga. È
un'importante riserva di biodiversità popolata da un numero di animali e vegetali
superiore a quello dei vicini, e molto sfruttati, boschi della Scandinavia. Ed è proprio per
questi animali, molti dei quali a rischio di estinzione (è il caso della tigre siberiana o del
leopardo dell'Amur), che la taiga rappresenta un rifugio perfetto. Habitat ideale per
moltissime specie di animali, la taiga è fondamentale anche per la nostra esistenza
perché contribuisce a regolare il clima: le sue piante, che occupano ben nove fusi orari,
assorbono enormi quantità di carbonio.
Nonostante nelle aree più popolate le conifere siano state favorite rispetto ad
altre specie per la loro crescita più rapida, scendendo da nord verso sud, alle
conifere si sostituiscono le betulle, le querce, i faggi, gli olmi, i frassini e le
latifoglie in genere. È possibile trovare anche boschi di castagni e noccioli.
Si tratta di ambienti forestali. Nelle foreste di alberi decidui, a seconda delle stagioni,
cambia l'aspetto dell'ambiente naturale. In primavera la situazione di questo habitat è
resa difficile a causa delle possibilità di gelate e delle repentine variazioni climatiche. In
estate c'è una temperatura tra i 15 °C e i 22 °C e le piante sono diverse, a seconda del
calore e delle piogge. In autunno la caduta delle foglie secche colora di tantissime
tonalità la foresta. In inverno, senza foglie, c'è poca vita.
In molte zone degli Stati Uniti e del Giappone, così come in molte zone d'Europa, la
foresta decidua è stata eliminata in pianura. Gli alberi delle foreste sono
generalmente di taglia media (dai 20 ai 30 metri). Nel Nord America ci sono foreste
di sequoie, alberi sempreverdi dal legno di colore rossastro. Le sequoie sono tra gli
alberi più alti e longevi al mondo. L'albero più alto della Terra, secondo gli
americani, è una sequoia sempervirens che si trova nel Redward National Park, in
California. È chiamata Howard Libby Tree e raggiunge i 112 metri di altezza. Nel
National Park c'è anche la sequoia più voluminosa del mondo: l'“Albero del
generale Sherman” (un generale che sterminò l'indiano). Pesa 1385 tonnellate, ha
un tronco che, alla base, misura i 31 metri di circonferenza, ed ha un'età che va dai
2.500 ai 3.000 anni. Non è però l'albero più vecchio della Terra. Ci sono, infatti,
alcuni esemplari di Pinus aristata californiani che hanno quasi cinquemila anni.
A - Paesaggio semi-nivale
Tipo della tundra
Tipo artico oceanico
Tipo delle isole sub antartiche
Tipo dei prati alpini
Tipo tibetano
Tipo dell'alta montagna tropicale
Con clima nivale s'intende una tipologia di clima molto freddo, con precipitazioni
generalmente scarse prevalentemente nevose e temperature rigidissime durante tutto
l'anno.
I climi nivali sono indicati nella classificazione dei climi di Köppen con E. Si
distinguono due sottotipi fondamentali:
l clima della tundra e il clima dei ghiacci perenni - nella classificazione dei
climi di Köppen, è il clima che caratterizza i margini del circolo polare artico nella
zona che corrisponde alla tundra.
il clima alpino - E'l'insieme delle manifestazioni fisiche e climatiche presenti al di
sopra della linea degli alberi. È tipico delle catene montuose più importanti come le
Alpi. Koeppen associò il clima alpino ai climi nivali e in particolare al clima della
tundra e dimostrò che le aree soggette a temperature non superiori a 10 °C non
sviluppano vegetazione ad alto fusto.
La tundra
E' un bioma (o vasta formazione vegetale) proprio delle regioni subpolari e occupa zone
dell'emisfero, principalmente boreale, dove la temperatura media annuale è inferiore allo
zero. Il suo limite settentrionale sono i ghiacci polari perenni (banchisa polare e calotte
glaciali), mentre a sud essa si arresta alle prime formazioni forestali della taiga (foresta
boreale). È caratterizzata dalla mancanza di specie arboree, poiché la crescita degli alberi
è ostacolata dalle bassissime temperature e dalla breve stagione estiva. Nelle regioni
artiche il terreno rimane infatti ghiacciato per gran parte dell'anno e dunque è
impossibile per le piante mettere radici e svilupparsi. L'unica vegetazione presente è
appunto la tundra, fatta di erbe basse, muschi e licheni, che crescono nei mesi più caldi,
dopo il disgelo, sul terreno imbevuto d'acqua.
Questa fascia climatica si estende nella zona dei due poli e in parte dell'emisfero boreale.
Condizioni simili però si possono riscontrare anche sulle vette delle montagne più alte di
tutto il mondo (a quote differenti a seconda della latitudine).
Il clima nivale (dal latino nives, neve) comprende tre sottogruppi: il clima polare tipico
delle aree polari dell'estremo nord (Artide) [E1] e dell'estremo sud (Antartide [E1] [E1]); il
clima subpolare tipico delle aree continentali e oceaniche intorno ai poli e clima di alta
montagna localizzato sulle vette più alte della Terra.
Le temperature massime nel periodo caldo non superano 10 °C, mentre nel periodo
freddo il termometro scende parecchio sotto lo zero. Le precipitazioni, quasi sempre
nevose, sono inferiori ai 300 mm annui, con punte che arrivano ai 650 mm nelle aree
costiere, poiché sulla zona permane tutto l’anno un’area di alta pressione.
Nebbie e nubi sono frequenti nel periodo estivo, ma l’umidità nel complesso è molto
ridotta. In queste condizioni il suolo resta gelato quasi tutto l’anno; il debole calore estivo
riesce a fondere solo il ghiaccio intrappolato nello strato superficiale, ma in profondità il
terreno (detto permafrost) è costituito di rocce e ghiaccio perenne, in proporzioni
variabili.
Nel periodo invernale, spesso tormentato da un forte vento gelido (blizzard) che solleva e
trasporta la neve ghiacciata, la vita vegetale è quasi assente; d’estate il terreno si
trasforma in una distesa di fango e si sviluppa la tundra, un’associazione di licheni e
muschi, cui talvolta si accompagnano betulle e salici nani. I licheni prediligono i suoli più
secchi, i muschi quelli più umidi. Gli arbusti non superano in genere i 20 cm di altezza e
non crescono alberi, perché il suolo gelato impedisce l’impianto delle radici.
Il limite inferiore delle nevi perenni divide in 2 i paesaggi (sale di anno in anno)
Caratteristiche fondamentale del clima polare sono:
Inuit
Distribuzione: regioni costiere artiche e subartiche dell'America settentrionale, della
Groenlandia e della punta nord orientale della Siberia - Popolazione: circa 120.000 -
Lingua: inuit, inglese, francese, danese e altre. -
Gli Inuit, detti anche Eschimesi, sono gli abitanti originari delle regioni costiere
artiche e subartiche dell'America settentrionale e della punta nord-orientale della Siberia.
Sono tradizionalmente dediti alla caccia, soprattutto di mammiferi marini, e
alla pesca. Tipica abitazione degli Inuit del Canada e della Groenlandia era l’iglù, una
capanna emisferica di blocchi di neve. Gli Inuit delle altre aree invece occupavano tende
semi interrate, con una struttura di legno o costole di balena, ricoperta di pelli, torba e
neve.
Sami
Distribuzione: dalla penisola di Kola fino alla Norvegia centrale -
Popolazione: circa 75.000-
Lingua: sami, russo, svedese, finlandese, norvegese.
I Sami, detti anche Lapponi, sono tradizionalmente nomadi allevatori di renne.
Essi mantengono ancora oggi una forte identità culturale e, pur usufruendo dei
servizi che i diversi contesti statali nei quali sono inseriti forniscono loro, hanno evitato di
cadere vittime di un processo di totale assimilazione ai modelli svedesi, norvegesi o
finlandesi.
Yupik
Distribuzione: coste dell'Alaska occidentale, specialmente nel delta del Yukon-Kuskokwim
e lungo il fiume Kuskokwim, nell'Alaska meridionale, nell'estremo oriente russo e
nell'isola di San Lorenzo - Popolazione: circa 24.000 -
Lingua: yupik, inglese, russo -
Gli Yupik sono un popolo indigeno che vive prevalentemente lungo le coste dell'Alaska
occidentale e spesso viene inserito, insieme agli Inuit, nel gruppo dei cosiddetti
Eschimesi. Tradizionalmente presentano uno stile di vita e un’economia basata su
caccia e pesca. All’interno degli Yupik è possibile distinguere tre gruppi principali: gli
Alutiiq della penisola dell’Alaska, gli Yupik dell’Alaska Centrale e gli Yupik siberiani.
Aleuti
Distribuzione: Isole Aleutine (Alaska e Russia) - Popolazione: circa 18.000
Lingua: aleutina, inglese, russo.
Gli Aleuti sono la popolazione indigena tipica delle Isole Aleutine. Malgrado le influenze
esterne, essi hanno conservato uno stile di vita tradizionale fino all'inizio del XX secolo,
pescando e cacciando mammiferi marini. I cacciatori utilizzavano kayak adattati alle
condizioni di navigazione assai difficili delle Isole Aleutine. Oggi gli Aleuti vivono
essenzialmente di pesca commerciale e di caccia alle foche.
Jakuti
Distribuzione: Repubbliсa Sacha o Jakutija (Siberia) -Popolazione: circa 450.000
Lingua: sacha, russo
Gli Jakuti, detti anche Sacha, sono un gruppo etnico turcofono della Repubblica
Sacha, in Siberia settentrionale. Sono divisi in due gruppi fondamentali in base a
geografia ed economia. Gli Jakuti del nord sono storicamente cacciatori seminomadi e
allevatori di renne, mentre gli Jakuti del sud si dedicano all'allevamento di
bestiame, in particolare di cavalli e di bovini.
Komi
Distribuzione: Repubblica dei Komi (Russia) . Popolazione: circa 290.000
Lingua: komi, russo
I Komi, conosciuti anche come Sirieni, sono un gruppo etnico stanziatosi
prevalentemente nella Repubblica dei Komi, in Russia.
Tradizionalmente distribuiti lungo il bacino dei fiumi, vivevano in comunità in grandi
famiglie di 30-40 persone e la loro economia era basata su caccia e pesca. A partire dal
XVIII secolo sono state introdotte l’agricoltura e l’allevamento dei bovini. Le comunità
stanziate più a nord fanno parte di un sottogruppo denominato “Komi-Ižemci” e si
distinguono dall'etnia principale per un tipo di sussistenza più tradizionale fondato
sull'allevamento di renne.
Nency
Distribuzione: Federazione Russa, dalla Baja dell’Esej a est fino alla penisola di Kanin a
ovest
Popolazione: circa 40.000
Lingua: nenec, russo
I Nency sono una popolazione indigena russa e si dividono in diversi gruppi locali,
geograficamente anche distanti tra loro. Il gruppo più numeroso è quello dei Nency della
tundra che occupa le zone più a nord e la cui attività principale consiste
nell’allevamento di grandi mandrie di renne.
Tungusi
Distribuzione: Asia nordorientale (Siberia, Mongolia e Cina settentrionale).
Popolazione: circa 90.000
Lingua: tunguso, russo, cinese
La denominazione “Tungusi” copre un gruppo di popoli o etnie che parlano o parlavano
originariamente lingue tunguse, distribuito su un territorio molto ampio che comprende
Siberia, Mongolia e Cina settentrionale.
Sono tradizionalmente cacciatori di foresta e di tundra e anche allevatori di renne.
Qualche gruppo del sud alleva cavalli e cani per trainare le slitte.
DESCRIZIONE MAPPALE
La foresta monsonica si trova nei paesi dell’Asia che si affacciano sull’Oceano Indiano
dove soffiano i venti periodici detti monsoni. Per il diverso riscaldamento tra terraferma e
mare, durante l’estate i venti spirano dall’oceano verso il continente, portando forti
precipitazioni. D’inverno invertono la loro direzione e soffiano, privi di umidità, dal
continente verso il mare. Perciò il clima è caratterizzato dall’alternarsi di una stagione
piovosa e di una secca e da una temperatura quasi costante. Le piogge abbondanti del
periodo estivo hanno creato la giungla, ambiente simile alla foresta equatoriale.
I climi mesotermici (temperati) sono tipici delle medie latitudini e caratterizzati dalla
presenza di quattro stagioni, con temperature invernali non eccessivamente rigide
•clima mediterraneo (macchia mediterranea), maggiore abbondanza di
precipitazioni in inverno;
•clima temperato fresco (foresta di lotifoglie decidue e conifere), piovosità annua
costante.
Sono quelle dove viviamo, queste non vengono trattate nelle caratteristiche. Ne fa parte:
Per zona temperata nella sua accezione più ampia si intende l'area geografica compresa
tra i tropici e i circoli polari (alcuni indicano con tale nome, in ogni emisfero, la zona
compresa tra 30 e 60 gradi di latitudine).Oltre a quasi tutto il territorio dell'Europa, fanno
parte di quest'area climatica una fascia costiera dell'Africa settentrionale, il Canada
meridionale, gli Stati Uniti, l'America centrale, la Cina e l'Asia centrale. Nell'emisfero
australe, invece, alle stesse latitudini, sono pochissime le terre emerse: la zona
meridionale dell'America, comprendente l'Argentina e parte del Cile, il Sudafrica, il sud
dell'Australia, la Nuova Zelanda e la Tasmania rappresentano gli ambienti temperati.
paesaggio montano intertropicale – ovunque siamo salendo in altitudine
abbiamo le stesse caratteristiche che abbiamo procedendo in latitudine es.
Kilimangiaro.
4 - Forme del paesaggio temperato fresco dei venti occidentali –
I climi microtermici sono tipici delle regioni centrali e settentrionali dei continenti
situati alle medie latitudini, I tipi climatici sono:
• clima temperato freddo a estate calda (foresta a latifoglie decidue e steppa-
prateria);
• clima temperato freddo a inverno prolungato (foresta di aghifoglie). Differiscono
essenzialmente per la durata della stagione invernale che si allunga salendo di
latitudine (inverni lunghi e rigidi, temperature medie inferiori a 2 °C). Le
precipitazioni sono modeste, maggiori in estate e inferiori a 1000 mm annui.
l clima temperato fresco indicato ha la temperatura del mese più freddo superiore ai 0
°C. La classificazione di questo tipo climatico appare abbastanza complicata, tant'è che è
divisa in ben 12 sottoclassi (e tre di queste appaiono ulteriormente suddivise).
Semplificando si può dire che è diviso in clima della foresta e clima della steppa.
Il primo, umido, è suddiviso a sua volta in clima oceanico, sub-oceanico, sub-continentale
e continentale ed è associato alla foresta temperata a latifoglie.
Il secondo, secco, è diviso a sua volta in classi dipendenti soprattutto dal grado di aridità
ed è tipico delle steppe continentali. I venti contribuiscono a mitigare il clima
steppa prateria: . come denominazione: formazione di graminacee perenni e di
piante annuali che richiedono solo un periodo di pochi mesi per l’intero ciclo
vegetativo quindi nella breve estate.
Vediamo acquitrini e una grande distesa di prateria, con forme e caratteristiche diverse,
es. cespugli, o anche che resiste alla rigidità.
Abbiamo condizioni morfologiche ma anche massicci, attenzione perché nel paesaggio
oltre grandi pianure anche grandi rilievi. In questo caso la presenza del rilievo fa si
che ci sia una copertura vegetale diversa, con caratteristiche che poi troviamo
all’ennesima potenza e scompare nel clima quindi polari.
Loess,
Parlando della regione euroasiatica, abbiamo caratteristica della superficie del
terreno quindi il Loess, uno strato superficiale molto scuro. Interessante capirne
l’origine, questo strato di terra nera la sua origine è dovuto al trasporto del
pulviscolo finissimo che arriva dal deserto, oltre che dalla disgregazione prodotta
dalle glaciazioni e dall’azione erosiva dei venti. Lo troviamo qui perché c’è della
vegetazione erbacea (prateria) che riesce a trattenere quelle particelle che per il vento
forte viene trasportato.
Per quanto riguardo queste forme troviamo prevalentemente due tipi di paesaggio:
Le foreste di latifoglie e foreste miste temperate sono un bioma terrestre definito dalla
lista Global 200 del WWF; corrisponde alla foresta decidua temperata di altri autori.È un
bioma tipico della zona temperata, con ecoregioni che ospitano foreste di latifoglie e altre
che ospitano foreste miste di latifoglie e conifere.
Foresta decidua di latifoglie: in inverno caduta delle foglie. Ci sono diverse specie,
quella dominante e dà il nome a tutta la foresta es. Castagneto, Noccioleto, Faggeta.
Anche nelle nostre altitudini avviene questo. Sono esplosa nei climi microtermici che
vanno a coprire anche porzioni del paesaggio.
Il sottobosco non è molto esteso ma quasi assente, dove la foresta si estende, perché
immaginiamo nella stagione invernale quanto si abbassano le temperature.
Tipo di bosco che non è fitto e le piante si lasciano dello spazio per catturare il calore del
sole, ma poi non abbiamo rampicanti, sottobosco, e non si crea densità come avveniva
nella foresta pluviale.
Nelle zone dove il clima è meno rigido si possono incontrare anche piante da clima
temperato come faggi, querce e pioppi, ma, nelle zone più fredde, fa la sua comparsa la
grande foresta di conifere, la taiga.
La taiga, o foresta boreale è uno dei principali biomi terrestri, formato da foreste di
conifere che ricoprono totalmente le regioni sub-artiche boreali dell'Eurasia e
dell'America, costituendo un terzo della massa forestale mondiale. Sotto il profilo
ecologico essa può definirsi un "paesaggio continentale" e pertanto possiede
un'importanza strutturale in seno alla totalità dell'ecosfera o, se si preferisce,
dell'ecosistema terrestre. Per alcune differenze, peraltro non sostanziali, si possono
distinguere una taiga euro-asiatica e una taiga nordamericana.
I BIOMI ACQUATICI
Gli ecologi riconoscono diversi tipi di ambienti terrestri basandosi sul tipo
di flora e fauna dominanti.
Questi elementi dipendono dalle condizioni climatiche, come
precipitazioni e temperature. Il manto vegetale, che ci dà le
caratteristiche del clima micro-termico (ripresa Biasutti):
Le comunità tipiche delle praterie temperate, ricche di piante erbacee perenni, sono
state in gran parte sostituite da ecosistemi agricoli artificiali. Inverni freddi e secchi. -
Estati calde e umide.
La macchia mediterranea è dominata da arbusti sempreverdi capaci di resistere alla
perdita di acqua e ai frequenti incendi naturali. Inverno mite e umido - Estate molto secca
Le foreste pluviali sono i biomi con la massima ricchezza di specie: accolgono infatti
più della metà di tutte le specie conosciute. Inverno caldo e piovoso. - Estate calda e
piovosa.
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Nel corso della storia del pianeta ci sono stati diversi cicli di mutamenti
metereologici che hanno portato a dei mutamenti climatici. Certo che la
paleoclimatologia non è una scienza facile perché è difficile andare molto indietro nel
tempo, quindi la misurazione sistematica e scientifica è un dato recente e soprattutto
riguarda solo alcune parti del pianeta. Quello che sappiamo è che anche in epoche
storiche quando l’uomo era presente sulla terra e anche presente con le sue civiltà e con
i suoi racconti, documenti. Ecco che abbiamo testimonianza di fasi climatiche alternate di
riscaldamento e di raffreddamento (fasi più umide e fasi più asciutte).
Questo testimonia anche il perché dell’espansione del Libano del cedro che oggi è
scomparso ma ora troviamo solo negli orti botanici.
Non c’è più il cedro del Libano, perché per prima cosa non c’è più il clima
fresco e piovoso che portava le foreste estese che vediamo in questi anni.
Ma soprattutto perché il legno del cedro era molto importante per le epoche
antiche, perché era un albero molto lungo e il suo legno era molto resistente e
flessibile. Quindi viene usato da tutti i popoli che sono stati nel passato navigatori
(greci, etruschi, etc.). Non avevano pensato ai tempi di ricrescita del cedro e la
pianta si è estinta soprattutto unendolo alle mutate condizioni climatiche.
Tra 800 a 1.200, abbiamo un clima più caldo con un innalzamento del livello del mare,
quindi quello che si teme è già accaduto. Quello che ha portato è l’estensione delle paludi
costiere che ha provocato la malaria, le bonifiche fatte in maniera sistemata per
bonificata le zone malsane. Ma queste paludi sono arrivate perché il clima è cambiato.
Poi raffreddamento progressivo tra 1.200 e 1.550 un raffreddamento fino al 1850 con
un’estensione dei ghiacciai e abbiamo ad esempio le vendemmie tardive. Questo provoca
anche carestie, poi successivamente abbiamo un innalzamento delle temperature che
porta al problema che abbiamo fino ad oggi.
Per esempio, vediamo delle miniature dove, per esempio, viene rappresentata la
produzione di vino in Inghilterra nel XIII secolo nel periodo che viene definito caldo
medievale e viene coltivato in quel periodo. Oppure Venezia nel XVII secolo
durante l’ultima era glaciale, quindi le fonti iconografiche sono miniature o lavori a
stampa ci documentano la realtà climatica del momento.
Durante l’ultima piccola glaciazione è avvenuto anche l’abbandono dei coloni
vichinghi della Groenlandia, si è datato che siano stati abbandonati nel 1380
proprio perché l’inasprimento delle temperature ha portato a spostarsi.
Anche la fine della piccola era glaciale, come il ghiacciaio del Rodano che ora non è
più un ghiacciaio ma si parla di nevi perenni.
Per esempio, questa è una grandissima oasi fluviale in Marocco nella valle dello
Ziz, che pur essendo ha una vastissima oasi perché qui in questa valle che
permette la creazione di una vegetazione e di condizioni di vita non solo stabili
anche produttive e quindi l’importanza della caratteristiche locali per cambiare le
caratteristiche del territorio e renderlo umanizzato. Per esempio, abbiamo il
villaggio di Tinerhir, che prima era un’oasi e poi diventato villaggio e ora con le
infrastrutture che il governo ha trasferito possiamo parlare di città anche se
intorno c’è deserto.
Notiamo anche in Marocco quelle che erano le vecchie vie carovaniere, che oggi
sono usate come strade e collegano dall’oasi. Quindi uomo ha umanizzato il
deserto. Ma l’ambiente fisico la fa sempre da padrone perché questa è
un’immensa duna che durante una tempesta di sabbia a travolto una delle vie
carovaniere.
Oasi a Cufra in Libia, questi paesi riescono a rendere fertile il deserto. Perché
durante le ultime glaciazioni il ghiaccio aveva ricoperto parte dell’africa e
quando il ghiaccio si è sciolto in gran parte è sceso nel sottosuolo, quindi
il sottosuolo del Sahara è ricco di acqua dolce. Ma questo è si in serbatoio
di acqua dolce, ma non si alimenta come i nostri, ma è solo una riserva.
Quindi è importante imparare ad accedervi ma in maniera sostenibile quindi per
un’agricoltura che richieda un uso esagerato di acqua perché altrimenti quando è
svuotato non ci sono altre fonti che lo possono riempire.
Allora possiamo immaginare che questi siano dei tronchi di albero, infatti questi sono
trochi d’albero di una specie particolare che si chiama eucalyptus deglupta (eucalipto
arcobaleno). Hanno questi colori perché ha delle caratteristiche che troviamo anche nelle
nostre terre perché ha una corteccia che si stacca es. sughero perché questa corteccia
staccandosi lascia scoperta la parte interna del suo tronco con tutta questa varietà di
colori. Questa pianta ha avuto origine sull’isola di Mindanao nelle Filippine in seguito poi
la sua coltivazione è stata esportata verso la Nuova Guinea, Congo e Sri Lanka. Quindi
una reazione che il tronco ha rispetto alle sue componenti chimiche alla reazione
dell’umidità, luce, condizioni termiche che si trovano in quel particolare territorio.
Porta dell’inferno è un cratere nell’ex impero Sovietico, perché siamo nel Karakum in
Turkmenistan, giacimento di gas al quale si è dato fuoco e brucia dal 1971.
Perché negli anni 70 Impero Sovietico era alla ricerca del petrolio e secondo alcune
perforazioni compiute nel deserto e alcune indicazioni perché è piano di rocce nere
perché sporche di petrolio.
Con le trivelle si è perforato e la sorpresa che invece che sgorgare petrolio è sgorgato
gas, quindi è stato perforato un enorme sacca di gas metano. Una volta fatta la
perforazione dovevano trovare una soluzione e allora hanno fatto la cosa più semplice
per non intossicare le persone più o meno vicine e gli hanno dato fuoco pensando che
questa sacca non fosse molto grande e avrebbe bruciato al massimo qualche anno.
Invece brucia da 40 anni ed è diventata addirittura una meta turistica.
Onde bioluminescente
Fenomeno molto particolare perché in questo oceano ci sono delle minuscole forme di
vita vegetale marina del fitoplancton e questo contiene la clorofilla (che con la
luce permette la fotosintesi negli alberi), infatti in Australia e in altre parti del mondo es.
Maldive, queste alghe piccolissime cariche di clorofilla sono come delle piccole lampadine
e riescono a produrre la luce. Hanno una membrana cellulare con dentro dei rametti di
rame che sono in grado di rispondere ai segnali elettrici e quindi di notte si accedono.
Lava azzurra,
E'in Indonesia a Java, dove questo vulcano Kawah Ijen erutta della lava blu. Questo
avviene perché c’è la presenza dello zolfo, sia nella lava che all’esterno perché questo
vulcano si trova circondato e sul fondo del cratere un lago dove abbiamo acque con
grandi livelli di acido solforico (zolfo) mescolandosi con altri componenti fa si l’Indonesia
durante queste eruzioni si abbiano questo spettacolo. In questo vulcano la percentuale di
zolfo è talmente alta rispetto alle altre fanno si che il colore della lava diventi blu.
Geopark in Cina
Ambiente unico al mondo per la sua vastità e la varietà di colori che l’osservatore è in
grado di osservare. Geopark in Cina nella provincia di Gansu, sono delle montagne
formate da strati di roccia che danno vita alla più grande e variegata concentrazione di
rocce pigmentate nel mondo. Superficie di 300 km2 siamo nel particolare vicino al
deserto del Gobi a bassissima piovosità, sono rocce policrome ed è il risultato di depositi
successivi di vari minerari dalla pigmentazione diversa. Poi ci sono stati degli altri
fenomeni che hanno creato questo ambiente: collisione fra placca indoaustraliana ed
Eurasia, questo ha portato all’emergere degli strati sottostanti la superfice. Ecco perché
abbiamo tutte le ondulazioni. Se non ci fosse stata la collisione forse molta parte di
questo paesaggio non sarebbe stato visibile perché si sarebbe visto lo strato superiore.
Nel passato aveva un’altissima piovosità, quindi, portava tantissimi materiali ed erosione,
quindi abbiamo stratificazione e deposito dei materiali con poi lo scontro e l’emergere dei
vari colori. Quando noi percorriamo il Brennero e guardiamo i versanti vediamo alcuni
punti dove le rocce sono piegate o hanno delle striature oblique sono delle striature che
hanno spinto delle rocce che hanno spinto, sono delle striature che sono più o meno
scure o chiare.
Laghi/mare che cambiano rispetto a ciò che contengono come Sali, fitoplancton, ma
anche il Mar Morto dove la salinità è così alta che possono leggere sedute nell’acqua. Qui
abbiamo un lago rosa, purtroppo nel suo libro vedremo che molte volte abbiamo le
acque che hanno dei colori poco gradevoli per gli sversamenti prodotti dall’uomo. Lago
Retba, Senegal questa colorazione non è data dall’uomo ma dall’elevata presenza di
sale nelle sue acque più del 40%. Ma c’è anche qualcos’altro perché in questo lago si
trova un’alga che è Dunaliella Salina che come reazione quando si trova in un ambiente
molto salato produce un pigmento rosso che assorbe ed utilizza l’energia del sole.
I GIARDINI
Città che ci proiettano in paesaggi diversi perché le culture oltre i territori stessi sono tra
di loro diversi, ma anche il giardino che noi siamo abituati a vedere in un certo modo ma
che anche nelle varie culture viene visto sia come spazio e significato in maniera diversa.
Giardino sia quella della nostra casa, quello comunale, ma la differenza è che il giardino
del nostro palazzo ma è di un simbolismo segnalato dal nostro individuo non di una
società, solo in certe zone dove vediamo dei giardini con nanetti, era un modo per
identificare il proprio giardino, ma anche i giardini dei comuni sono spazi simbolici che si
rifanno a degli aspetti più concreti e utilitaristici. Necessità per legge, anche la
vegetazione scelta dalle amministrazioni è dettata da motivi economici es. appalti, o
scelte utilitaristiche es. mettere gli ulivi rispetto alle querce per il fatto che le querce
perdono le foglie mentre gli ulivi no.
Il giardino di cui noi parliamo è il frutto di un’idea ed è rappresentante di un simbolismo.
Questo è il giardino dei Boboli a Firenze, aspetti rilevanti della città che erano preminenti
nel passato, mentre oggi sono in seconda scelta es. prima ponte vecchio, quindi certi
punti li devo per forza vedere mentre altri elementi del paesaggio urbano posso vederlo e
sapere che c’è è quindi fare una scelta, e posso anche ignorare la presenza di questo
elemento così importante. Come avviene anche per i turisti di Verona che hanno una
conoscenza settoriale che per scelta o per tempo fanno dei percorsi per vedere cosa fa
parte delle tappe dei turisti e si cancellano parti del territorio, ma che sono molto
significative.
Quello dei Boboli lo prendiamo come esempio di una forma particolare di giardino, quindi
paesaggio simbolico particolare, e si indentifica come Giardino all’Italiana, infatti notiamo
che non è un giardino qualunque ma un giardino dove sono introdotti degli elementi,
architetture, plasmati anche spazi verdi secondo una certa logica, questa logica fa si che
il giardino non sia solo uno spazio verde ma anche mi trasmetta un messaggio:
paesaggio simbolico.
Giardini all’Italiana
Quando nascono i giardini all’Italiana e dove? perché il giardino all’italiano lo abbiamo
anche a Verone come Giardino Giusti che è uno degli esempi di giardino all’italiana.
Nasce nel XV secolo, quindi hanno una radice ben antica, viene fatto un riferimento
all’ispirazione dei giardini della Roma antica, quindi si vuole ricreare nel giardino
all’italiana perché si rifà alla cultura di Roma, un simbolo/messaggio ed ecco quindi per
creare questo messaggio abbiamo l’uso di sempreverdi, siepi che vengono potate in
forme regolari, presenza costante di statue e di fontane, preciso senso della simmetria e
della geometria.
Vediamo introduzione di elementi che riportano e richiamo al periodo della romanità
come statue, obelischi, fontanelle la cui acqua poi ricade nelle vasche, notiamo
oltre la precisione anche la simmetria, percorso mediano e alla sinistra e alla
destra viene ricreato lo stesso messaggio, un messaggio di romanità trasmesso
dalla precisione, ordine, presenza di elementi che copiano quelli che erano
elementi della Roma antica, visto il periodo storico vogliono rilanciare il
messaggio della grandiosità di Roma soprattutto sotto un messaggio di ordine,
precisione, controllo dello spazio in maniera che si ispira alla grande storia che
ha caratterizzato l’Italia. E siamo anche in un’epoca in cui la romanità viene ripensata
e rivissuta.
quindi questo giardino che oggi visitiamo come turisti, stato realizzato non solo per dare
uno spazio verde, ma ovviamente se ci facciamo all’epoca di quel momento non c’era un
problema di urbanizzazione anzi era un po' periferico, ma voleva trasmettere un
messaggio, che oggi non sempre viene percepito perché si entra in questo giardino non
per osservare questa tipologia di giardino.
Giardino all’inglese,
Le cui caratteristiche sono che è un giardino che si sviluppa molto più tardi rispetto agli
altri giardini, perché siamo nel 700 in Gran Bretagna, quindi in un periodo storico
e culturale completamente diverso, quindi il substrato che da avvio al giardino
è molto diverso. Quindi non ci sono più questi elementi geometrici che erano
fondamentali nella realizzazione del giardino francese e italiana, che erano
necessari per creare un ordine allo spazio, ora invece si danno altri simboli, si
accostano elementi naturali come le siepi, piante che però non sono più potate
basse e simmetriche ma sono apparentemente naturali perché infatti abbiamo
visto che ci sono delle siepi abbondanti ma se andiamo a vedere non è come quella di
casa che cresce, qui è rigogliosa ma non incolta e c’è la simbologia, messaggio che io
voglio trasmettere, ma è soprattutto accostamento tra elementi naturali con elementi
artificiali, quindi elementi quali grotte, ruscelli, alberi, cespuglio, tempietti etc. che sono
artificiali, ma attenzione mentre nell’italiana c’era una visione di tutto il giardino in
questo caso invece elementi sono mascherati, chi passeggia scopre via via passeggiando
la grotta, il tempietto etc. quindi non si arriva mai passeggiando ad una visione
d’insieme. Con due messaggi quello di avere l’impressione di vivere in uno spazio
naturale anche se naturale non è. Ed è questo proprio il messaggio che il giardino
all’inglese vuole trasmettere ed è tipico di questo periodo, che è di grandi trasformazioni
e anche lo spazio del giardino si trasforma.
Ma proprio perché siamo nell’epoca moderna, non possiamo pensare che il giardino
ricalchi quello che la modernità vuole sdoganare, con industria, urbanizzazione, quindi il
passato non viene cancellato però viene introdotto nel giardino perché sono elementi che
non possono essere dimenticati ma posso leggere e far leggere con una simbologia in
modo differente. Ecco che la statua, grotta o le rovine non le metto in bella mostra, te lo
metto mascherato dal verde quasi che il verde avesse il predomino su quello che è la
parte urbana, quindi capacità dell’uomo di plasmare il giardino con il proprio modello
culturale. Questo fanno di non permettere mai una visione d’insieme è legato al
momento storico in cui il giardino nasce, perché sono molte le domande e i problemi che
emergono.
Giardino Zen,
Non sono finiti i giardini, dall’altra parte del pianeta, vedere quello è un giardino Zen, ma
del giardino cosa ha? Se noi partiamo dalla nostra immagine del giardino, noi non ci
sentiamo di chiamarlo giardino perché per noi giardino è erba e piante come prima cosa.
Eppure, questo è un giardino. Questa è la massima espressione di un paesaggio
simbolico, frutto di una cultura completamente diversa da quella che ha radicato i tre
giardini visti fino ad ora.
Infatti, il giardino Zen è un giardino secco, quello dei templi buddisti del Giappone,
fatto di pietre e di ciottoli, antichissimo perché risale alla fine del VI secolo, arrivato in
Giappone con l’arrivo del buddismo quindi della religione. Religione che ha nei suoi
canoni caratteristici la meditazione, la contemplazione e la preghiera. Quindi il giardino
deve essere d’aiuto alla meditazione etc. ma anche nei nostri monasteri abbiamo i cortili
interni con i giardini spesso fatti con i porticati dove monaci, suore pregano, meditano,
contemplano in base alla religione es. cattolica. Ma nel buddismo, queste specie vegetali
creano disturbo e quindi è sempre un giardino perché è uno spazio aperto e ha la finalità
di ricreare lo spirito, ma è composto da pietre e ciottoli. Che non sono causali e
attenzione che la natura che a prima vista sembra non esserci, ma c’è in forma
simbolica, perché i sassi o le rocce, non sono messi casualmente perché
rappresentano per esempio l’acqua, le montagne, la realtà ma in un concetto
simbolico totalmente diverso da quello occidentale, ovvero il concetto minimalista che è
alla base del buddismo Zen. Ed ecco quindi che le pietre seguono degli schemi ben
precisi, la sabbia viene rastrellata accuratamente intorno alle pietre per raffigurare le
onde del mare, ecco allora che quello che allo sguardo ignorante riguardo questa cultura,
il giardino Zen non ci dice nulla.
Ma non è un deposito di pietre, ogni sasso ha il suo significato, storia, e ogni giorno i
monaci buddisti vanno a rastrellare/muore questi sassi nel giardino, ecco allora che
capiamo allora in parte perché abbiamo visto “il bello di essere sasso” perché quella che
per noi è una semplice pietra guardiamo che cosa diventa come simbologia in una
determinata cultura. Possiamo quindi vedere come possiamo comprendere, apprezzare,
salvaguardare, solo se conosco questo linguaggio altrimenti in questo vediamo solo un
sacco di sassi con i quali giocare.