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Storia Contemporane1

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L’ITALIA DALL’UNITÀ ALLA GRANDE GUERRA

PRIMA GUERRA MONDIALE


L’Europa conobbe un lungo periodo di pace, dal 1870 al 1914; furono gli anni dell’egemonia culturale,
economica e politica degli imperi e dell’imperialismo e colonialismo del continente. I vari nazionalismi e la
concorrenza tra le potenze porteranno a una guerra inevitabile.
Prima della guerra gli schieramenti erano due: Triplice Alleanza e Triplice Intesa. La Triplice Alleanza fu
siglata nel 1882 da Germania, Impero austro-ungarico e Italia (che voleva limitare il potere francese), aveva
durata di cinque anni ed era un patto difensivo. Nel 1887 si rinnova l’alleanza con un patto italo- austriaco
riguardante dei possedimenti nei Balcani e con un patto italo-tedesco sul dominio italiano in Africa
settentrionale. Nel 1902 Italia e Francia si accordano: se la Francia avesse invaso il Marocco, l’Italia avrebbe
invaso la Libia. La Triplice Intesa invece era anch’essa un’alleanza difensiva siglata tra il 1904-07 tra
Francia, Gran Bretagna e Russia per far fronte alla minaccia tedesca.
Le cause della guerra furono molteplici. Cause politiche: Gran Bretagna e Francia volevano difendere i
propri possedimenti coloniali e la Germania voleva espanderli; l’impero russo aveva intenzione di avanzare
verso i Balcani; vi era il revanscismo francese riguardante Alsazia e Lorena; il malcontento di alcune
nazionalità dell’Austria-Ungheria era forte, così come la crisi dell’impero ottomano. Cause economiche: la
crescita economica e industriale della Germania spaventava i russi così come gli inglesi, e
l’approvvigionamento di materie prime implicava interesse coloniale. Cause militari: si organizzano eserciti
di massa, si perfezionano settori, armi e altro materiale bellico, con la cosiddetta “corsa agli armamenti”.
Cause culturali: si rafforzano il nazionalismo, il darwinismo sociale, e l’idea tra i giovani della guerra come
fonte di eroismo. Causa occasionale: ili 28/06/1914 a Sarajevo, Gavrilov Princip uccide l’arciduca Francesco
Ferdinando d’Asburgo e sua moglie Sofia. L’Austria-Ungheria invia un ultimatum alla Serbia, la quale non
accetta, e il 28/07/1914 scoppia la guerra.
Il conflitto interessò paesi extra-europei e colonie. Si schierarono a fianco dell’Intesa: Giappone, Portogallo,
Romania, Grecia, USA, Cina e Brasile. A fianco della Triplice Alleanza: Impero ottomano e Bulgaria.
Allo scoppio della guerra le piazze delle principali città europee entrano in visibilio, da Berlino a Parigi.
L’Italia si dichiara neutrale affermando di far parte di un patto difensivo, ma il paese si divide tra interventisti
e neutralisti. Gli intellettuali francesi, tedeschi e austriaci cavalcano l’onda della guerra, vista come uno
scontro tra ideali e culture, gli eroi dovevano combattere contro i barbari (i russi). Ad appoggiare l’idea della
guerra vi erano anche molti appartenenti alla borghesia liberale, componenti del socialismo ed ebrei russi.
Nelle campagne si alza un muro di silenzio dovuto all’ignoranza; la maggior parte dei contadini si rassegna e
vede la guerra come la solita lotta tra potenti. Proprio i contadini venivano inseriti nella fanteria, scalino più
basso della gerarchia militare e incontrano elementi nuovi: meccanica, chimica, differente alimentazione,
lingua nazionale, scrittura, carta stampata e fotografia e con l’ideologia patriottica. Vi erano poi forti
contraddizioni nei partiti socialisti e nella stessa Seconda Internazionale (baluardo della pace in Europa).
Cos’era la Seconda Internazionale? Un’associazione riunitasi per la prima volta nel 1889 che aveva come
obiettivo principale la creazione di partiti politici operai che si muovessero all’interno della cornice
parlamentare dello Stato al fine di migliorare le condizioni dei lavoratori (istituzione del 1° maggio per
esempio). Precedentemente vennero approvate specifiche mozioni di condanna di ogni forma di confronto
bellico, ma durante la Grande guerra si creò un dibattito tra moderati e rivoluzionari, e molti nel 1914
aderirono alla guerra, mettendo in crisi la Seconda Internazionale. Il leader del partito socialista francese
venne poi ucciso.
A partire dal 1917, però, scoppiano le ribellioni e gli scioperi dovuti al carovita, e poiché la popolazione
iniziava ad essere satura del conflitto. In Francia si hanno alcune concessioni, mentre a Budapest o Vienna
scorre il sangue, così come a Torino, quando la città rimase senza pane.
La Grande Guerra fu un conflitto democratico, economico, industriale, che distrusse milioni di vite e
qualsiasi rapporto diplomatico che era stato precedentemente creato. Vi sono alcune parole chiave da
spiegare.
Molte potenze entrarono in guerra pensando di garantirsi la vittoria in poco tempo con una guerra lampo; ma
non fu così, i fronti si arrestarono e diedero vita alla trincea, e il conflitto divenne una guerra di posizione,
utilizzando la strategia dell’attacco frontale. La vita in trincea era anche scarsa alimentazione e disponibilità
di acqua potabile (tra coloro che vissero questa esperienza ricordiamo il poeta triestino GIANI
STUPARICH). La guerra in trincea portò anche alla cosiddetta sindrome da stress post-traumatico o shock da
combattimento. Al tempo non si sapeva come affrontare una patologia fino ad allora sconosciuta, e si
ricorreva allora all’elettroshock. Furono poi istituiti ospedali non solo per le ferite del corpo, ma anche della
mente. Tuttavia, in molti casi si pensò che la malattia fosse solo una simulazione, e il disturbo venne
riconosciuto solo a partire dal 1980.
La rigida disciplina era spesso mantenuta con la forza dalla polizia, dalla distribuzione di alcol al terrore
della decimazione, e anche le punizioni erano molto dure, si arrivava persino alla pena di morte. L’unica
possibilità di salvarsi era la diserzione (passare al nemico o nascondersi lontano).
Nel primo conflitto un ruolo cruciale lo svolge la propaganda, l’azione che tende a influire sull’opinione
pubblica, rivolgendosi alla popolazione civile e a chi era impegnato nell’apparato militare, con obiettivo
principale quello di organizzare consenso di massa, coesione e scoraggiamento del nemico. I comunicatori
arruolati furono giornalisti e letterati, insieme a pedagoghi e avvocati, addestrati a lavorare in pubblico, che
misero da parte l’oggettività per garantire coesione nel fronte interno. Avvennero bombardamenti di notizie
sui soldati descritti come eroi, impavidi e fiduciosi nella vittoria finale; dunque, nessun governo disse la
verità ai cittadini sulla guerra.
Sui giornali vi era un controllo ferreo da parte di censori militari e civili: i quotidiani rischiavano la chiusura
e le riviste o libri potevano essere messi al bando in caso si opponessero all’apparato governativo. Ciò
avvenne anche perché la guerra fu resa accettabile, non veniva di certo raccontata nella sua crudezza; il
messaggio alla base era il patriottismo nazionale, per educare e convincere in maniera martellante e frenetica
la collettività, organizzare il consenso e trasformare la società.
Divenne per la prima volta evidente che gli slogan, i manifesti, le immagini, ma anche musiche, canzoni e
filmati cinematografici, potevano coinvolgere i cittadini che per amor di patria avrebbero aiutato anche
economicamente la macchina bellica, raccogliendo materiale utile e riducendo i consumi.
Innovazione della Prima guerra mondiale fu la radio accompagnata dal cinema, mezzo efficace e moderno
per dissimulare la realtà. Effettivamente, l’opinione pubblica avvertiva la necessità di attribuire un senso a
tale evento che stava richiedendo sacrifici enormi.
Nasce con il primo conflitto mondiale il concetto di “fronte interno”, poiché vide coinvolta non solo la
società militare, ma anche quella civile, ed evidentemente il dissenso e il disimpegno non erano consentiti.
Infatti, gli scettici erano visti come nemici al par di quelli fronteggiati in trincea.
La conseguenza diretta della nascita del fronte interno, fu che i cittadini diventarono obiettivi civili, che se
colpiti, avrebbero indebolito il nemico e accorciato la durata del conflitto. Vi furono diversi attacchi nelle
città, ma molte atrocità dei conflitti successivi furono evitate per via dei limiti tecnologici.
Altra parola che descrive le caratteristiche del conflitto riguarda la mobilitazione di massa, o totale, dove non
vi è più distinzione tra pubblico e privato o militare e civile, l’arruolamento fisico e morale riguarda l’intera
popolazione.
In tempo di guerra vi fu una domanda di beni e servizi mai visti prima: forza lavoro, materie prime e capitali
furono sposati da piccole aziende a industrie che producevano materiale bellico. L’organizzazione industriale
del lavoro fu fondamentale, dall’agricoltura all’industria pesante, per il riarmo e per il mantenimento e
accrescimento dei rifornimenti al fronte.
Dal 1914 e 1918 si assistette a un forte fenomeno di emancipazione sociale femminile. In primo luogo, le
donne erano crocerossine e curavano i feriti al fronte, facevano parte di iniziative organizzate in favore dei
soldati. E furono anche madrine di guerra, le quali mantenevano rapporti epistolari con i soldati e li
confortavano sul piano morale e materiale. In secondo luogo, sostituirono gli uomini e contribuirono allo
sforzo industriale, tanto nelle campagne come nelle città, e ci fu una vera e propria femminilizzazione di
alcune professioni.
Il movimento delle suffragette nasce in Inghilterra nel 1869 per ottenere il diritto al voto. Una prima
conquista si ha nel 1918, quando ottennero tale diritto le mogli dei capifamiglia con più di 30 anni; il diritto
al voto venne poi esteso a tutte le donne con la legge del 2 luglio 1928.
Durante il conflitto nacquero iniziative umanitarie per donare assistenza ai soldati, ai profughi e ai bambini.
Per la prima volta nasce la figura del professionista assistenziale. Una di queste organizzazioni è la Croce
Rossa Internazionale di Ginevra, nata nel 1863. Le attività erano diverse, dalla fabbricazione di indumenti
alle donazioni, e la maggior parte delle volontarie erano donne, che svolgevano servizio negli ospedali
militari, da campo e dietro la linea del fronte (chiamate esercito bianco), sempre subordinate al personale
medico dell’esercito e disponevano anche di equipaggiamento, treni e ambulanze per i feriti.
Altre due iniziative umanitarie sono degne di nota: la prima è la Jewish Joint Distribution Committee, nata a
New York nel 1914. Dedita al soccorso degli ebrei nell’Europa centro-orientale, si assicurava donazioni nel
proprio territorio da un lato, e collaborava con le attività a cui erano destinati questi aiuti. La seconda è la
Young Man’s Christian Association, espressione del mondo cristiano evangelico. Nasce a Londra nel 1844
per intrattenere i giovani attratti dalla città della rivoluzione industriale. Varie sezioni si mobilitarono, quella
statunitense maggiormente, che nel 1917 offriva aiuto materiale e spirituale nelle zone di guerra, assistendo
anche i prigionieri di guerra.
Gli Stati Uniti si distinguono per l’azione umanitaria postbellica, momento in cui erano fondamentale
l’assistenza alimentare, il soccorso dei profughi e la tutela dell’infanzia. Tra tutte ricordiamo l’ARA del
futuro presidente Hoover, che realizzò un piano per sfamare i bambini dell’Europa orientale.
Per i giovani la guerra rappresentava un mito e un atto eroico per ricostruire una nuova società; in realtà, la
maggior parte morì giovanissima, per questo si parla di lost generation, espressione che ispirerà Jack
Kerouack a parlare della generazione postbellica come beat generation.
Prima guerra mondiale come guerra della tecnica→ precisione di tiro e fuoco a ripetizione delle mitragliatrici
perfezionati, carri armati, aerei e sottomarini, migliorato il telegrafo senza fili (radio) per la comunicazione.
Sperimentati i prodotti dell’industria chimica, quali bromuro, cloruro di cianogeno, acido cianidrico e
fosgene, Ypres (chiamato così per la strage in Belgio), molti gas lacrimogeni e altri che causano la morte se
respirati, dunque le maschere antigas erano pressoché inutili.

L’ITALIA E LA PRIMA GUERRA MONDIALE


Il 2 agosto 1914 l’Italia si dichiarava neutrale, facendo valere il carattere difensivo della Triplice Alleanza,
che porta a un dibattito tra neutralisti e interventisti.
Neutralisti→ i liberali giolittiani non consideravano l’Italia capace di affrontare tale sforzo bellico, e la
neutralità avrebbe portato a vantaggi diplomatici (neutralismo diplomatico di Giolitti); i socialisti con il
motto “né aderire, né sabotare”, ma alcuni tra cui Mussolini erano a favore di un intervento del paese; i
cattolici seguono la linea neutrale di Papa Benedetto XV (guerra: gigantesca carneficina), ma dopo la
dichiarazione di guerra accettano la decisione.
Interventisti→ giovani e intellettuali (Gabriele D’Annunzio e futuristi); interventismo democratico
rappresentato da Leonida Bissolati, Cesare Battisti e Gaetano Salvemini, che auspicavano attraverso la
guerra il compimento del Risorgimento nazionale; liberali conservatori e destra nazionalista per il
rafforzamento nazionale ed espansionismo; sindacalisti rivoluzionari per l’emancipazione dei lavoratori, nato
dal partito socialista (Arturo Labriola, Enrico Leone).
Sidney Sonnino e trattative segrete con l’Austria per il Trentino, rifiuto per quanto riguarda Trieste. Il
governo di Antonio Salandra incentiva manifestazioni interventiste.
Patto di Londra con Francia e Inghilterra, 26 aprile 1915: entrata in guerra dell’Italia entro i 30 giorni e in
caos di vittoria Trentino, Trieste, Fiume, Dalmazia e protettorato Albania e Valona, isole Dodecaneso e
miniere in Asia minore. Giolitti volle aprire trattative diplomatiche con gli Imperi centrali, ottenendo
l’appoggio del Parlamento, il governo presentò le dimissioni che il re respinse. Le radiose giornate di maggio
videro la popolazione, mobilitata dagli interventisti e da alcuni intellettuali in favore dell’entrata in guerra e
contro Giolitti e la sua linea neutralista. Il governo ha poteri straordinari per le dimissioni di Giolitti tra il 20
e 21 maggio, e l’Italia dichiara guerra all’Austria il 24 maggio 1915.
A regolare la produzione di guerra è chiamato l’Istituto della Mobilitazione Industriale, che determina gli
stabilimenti ausiliari, coordina le attività, distribuisce le commesse. L’organismo centrale, con sede a Roma,
è affiancato da Comitati regionali per la mobilitazione industriale. Emblematico è il caso della FIAT, che
balza dal trentesimo posto nella graduatoria delle industrie nazionali, al terzo per dimensioni d’impresa e
capitale sociale, affiancando colossi come l’Ilva e l’Ansaldo. La richiesta di equipaggiamenti militari non si
limita alla produzione di indumenti, dal momento che i soldati hanno necessità anche di calzature; dunque, ci
si rivolge all’industria del pellame e tessile per le divise.
Decreto 1916: graduale sostituzione degli uomini nelle lavorazioni di meccanica leggera; anno successivo
anche metallurgiche. Cucitrici per il vestiario militare, autiste, bigliettaie, postine e segretarie. In particolare,
dal 1919, le aziende tranviarie adottano solitamente politiche di sostituzione diretta. Dopo la guerra, la
presenza femminile si rivela un dato strutturale negli uffici italiani, mentre nell’industria continua ad essere
concentrata nel comparto tessile, ma aumenta nella meccanica e in altre produzioni. Importanza delle
crocerossine e madrine di guerra.
Caporetto (Carso Sloveno) → La notte del 24 ottobre 1917, le truppe austriache sono protagoniste di una
pesante offensiva su tutto il fronte italiano del fiume Isonzo, cogliendo l’esercito italiano alle spalle. Tra il 24
e il 26 le truppe si ritirano e cadono le città di Udine, Tolmezzo, Cividale e Belluno. I vertici militari
incolpano i soldati, perlopiù contadini.
Cadorna è sostituito da Armando Diaz e vengono chiamati altri 700.000 uomini, i ragazzi del ’99. Soltanto
dopo la catastrofe di Caporetto, si allentava la morsa ferrea della disciplina→ esoneri agricoli, polizze
assicurative, enti assistenziali, Case del soldato. Giornali di trincea e ufficiali della propaganda (P), scelto un
corpo di truppe d’assalto, gli Arditi.
Insieme ai soldati fuggirono anche profughi: donne, anziani e bambini che si sentivano minacciati
dall’avanzare delle truppe tedesche; durante la Prima guerra mondiale furono più di 16 milioni e da qui
iniziano a sorgere i cosiddetti campi profughi. In Italia, molti profughi parlando di Caporetto, ma già dal
1915 con la dichiarazione di guerra, coloro che abitavano lungo il fronte scapparono.
Smistati nelle province d’Italia e accolti con solidarietà con cibo e indumenti, e sottoscrizioni per raccogliere
denaro. Due categorie di profughi: quelli più agiati della classe dirigente trovarono una sistemazione
accettabile, quelli meno abbienti dovettero adattarsi a situazioni più critiche e a tensioni con la popolazione
locale. Motivo di tensione fu il sussidio governativo, la concorrenza per i generi alimentari e per il lavoro, di
frequente la popolazione locale indicava nei profughi uno dei motivi di penuria degli uni e dell’altro,
inaugurando un modello che tornerà anche negli anni successivi.
Nel 1918 i tedeschi subirono una grave sconfitta sul fronte occidentale ad Amiens, iniziando a evidenziare i
primi segni di cedimento. Nel giugno 1918 l’esercito italiano riportò un’importante vittoria (Battaglia del
Solstizio) bloccando definitivamente le truppe austriache lungo la linea del fiume Piave e del Monte Grappa.
Il 24 ottobre 1918 l’offensiva italiana sul fronte del Piave portò alla definitiva sconfitta degli austriaci nella
battaglia di Vittorio Veneto. Il 3 novembre 1918 a Villa Giusti (Padova) l’Austria firmò l’armistizio con
l’Italia sancendo la fine della Prima guerra mondiale.
ANNI VENTI E TRENTA
Durante la Prima guerra mondiale, ad arruolarsi furono 65 milioni di uomini, di cui tra i 15 e 17 milioni
morti, 20 milioni i feriti, senza contare i morti per epidemia, carestia e denutrizione.
I paesi vincitori (Francia, Inghilterra, Italia e Stati Uniti) dovettero discutere per i trattati di pace a Versailles
a partire dal 18 gennaio 1919, per ridefinire i confini d’Europa. I quattro imperi erano crollati e i 14 punti di
Wilson (Stati Uniti) che si basavano sul principio di nazionalità e autodeterminazione, nella pratica non
poterono essere applicati. Oltre a Wilson presiedettero Clemenceau per la Francia, Lloyd George per
l’Inghilterra e Orlando per l’Italia, che ebbe un ruolo pressoché marginale.
Le condizioni di pace per la Germania del 28 giugno 1919 furono durissime e umilianti→ restituzione alla
Francia di Alsazia e Lorena, alla Polonia di alcune regioni orientali, Danzica fu resa città libera e le colonie
vennero spartite tra Francia, Gran Bretagna e Giappone. Riparazione ai danni subiti, l’abolizione
dell’esercito di leva e della marina da guerra, la riduzione dell’esercito a 100.000 uomini con armamenti
leggeri.
L’Impero asburgico si ritrova ad avere quasi la grandezza di oggi→ i gruppi tedeschi e ungheresi vennero
trattati come popoli vinti; i polacchi della Galizia si unirono alla Nuova Polonia; boemi e slovacchi nella
Repubblica di Cecoslovacchia, gli slavi del sud si unirono a Serbia e Montenegro dando vita alla futura
Jugoslavia.
La Romania si ingrandisce e la Bulgaria viene ridimensionata, l’Impero ottomano conserva solo la penisola
dell’Anatolia, diventando Stato nazionale turco, perdendo la regione di Smirne, assegnata alla Grecia.
L’Italia era rappresentata da Vittorio Emanuele Orlando, presidente del Consiglio, e Sidney Sonnino,
ministro degli esteri, i quali abbandonarono la conferenza quando le potenze dell’Intesa si rifiutarono di
applicare il Patto di Londra (Dalmazia e Fiume). Così, l’Italia fu anche esclusa dalla spartizione delle colonie
tedesche. Il 10 settembre 1919, il nuovo presidente del Consiglio Nitti, sottoscrive il trattato di Saint-
Germain, a definire i confini italo-austriaci: l’Italia si vedeva riconoscere il Trentino, l’Alto Adige, l’Istria e
Trieste ma non la Dalmazia e Fiume, poi occupata da una spedizione guidata da D’Annunzio, che durante la
crisi economica post-bellica, inizia a parlare “vittoria mutilata”. L’irredentismo nazionalista italiano si
rafforzò, entrando anche in contrasto con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che oltre a Fiume,
reclamavano anche Trieste, poiché l’entroterra circostante era a maggioranza slava.
Ad assicurare il rispetto e la salvaguardia dei trattati dopo la guerra avrebbe dovuto pensarci la Società delle
Nazioni, i quali membri dovevano rinunciare alla guerra come strumento di risoluzione di contrasti e
prevedeva sanzioni economiche per gli aggressori. Eppure, la Russia venne esclusa, e ci fu il rifiuto
all’adesione del senato statunitense nel 1920 (Wilson si ammalò e i repubblicani guidavano il paese). A
questo punto la Società venne egemonizzata da Francia e Gran Bretagna, ma non risultò efficace per
risolvere crisi internazionali.
Gli Stati Uniti non combatterono la guerra sul loro territorio, l’industria risultò essersi potenziata per via
dello sforzo bellico, il paese era creditore nei confronti molti stati europei e le risorse potevano essere
utilizzate verso nuovi investimenti e innovazioni.
Con le elezioni del 1921, negli USA vincono i repubblicani con a capo Harding, in carica fino al 1923, da cui
ha inizio un periodo di chiusura, paura, protezionismo industriale, restrizione delle politiche migratorie e
discriminazione del movimento operaio (Ku Klux Klan e caso di Sacco e Vanzetti). Dal 1919 al 1933 il
proibizionismo di alcolici e vendita clandestina (Al Capone).
I Ruggenti anni ’20 furono anche gli anni della musica da ballo nei locali dove si vendeva liquore
clandestinamente, del jazz, dando vita a una società di massa e di consumi.
L’aumento della produzione dipese dall’aumento della produttività, applicando nuovi metodi teorizzati da
Frederick Taylor, che aveva suddiviso il lavoro in una serie di gesti semplici e veloci, accelerando il ciclo
produttivo (taylorismo). Il profeta principale fu Henry Ford, con cui l’automobile diventa simbolo della
rivoluzione produttiva, segno della vita americana e anche presente nella cinematografia (nel 1929 si registra
1 auto ogni 5 abitanti).
Henry Ford ottenne, con la catena di montaggio del 1913, forti riduzioni di costi e l’alta produttività fu
sempre accompagnata dalla sua carica di alienazione e dispotismo. Il fordismo non ammetteva sindacati ma
forniva scuole, abitazioni, spacci, assistenza ospedaliera e discreti salari.
Negli anni ’20 cresce l’edilizia abitativa e residenziale e i beni di consumo durevole diventano, insieme alle
automobili e gli elettrodomestici, beni privati. Il mercato si amplia grazie all’abbassamento dei costi, la
vendita a rate, la pubblicità e la vendita per corrispondenza. Si assiste ad un miglioramento generazionale: i
figli degli operai (blue collars) diventano impiegati (white collars), espandendosi in altri luoghi grazie alla
comunicazione/stampa/cinema. Nasce così l’american dream, anche gli stessi elettrodomestici liberano le
donne dai compiti più pesanti, uniti a comportamenti più indipendenti e trasgressivi.
Politica del laissez faire, fiducia nell’iniziativa dei singoli e non intervento pubblico nell’economia. Si
sostengono le esportazioni, si alzano le barriere doganali e si favoriscono le fusioni aziendali/concentrazioni
industriali, dando vita alle corporations. Il presidente Coolidge sembra dunque essere positivo in quest’epoca
di prosperità, pace e benessere.
Estate 1929: la sovrapproduzione e la vendita rateale portano a un rallentamento dell’economia; si assiste a
una compressione dei salari, le finanziarie/speculatori/promotori di società inducono a investire in titoli di
borsa. Il giovedì nero del 24 ottobre 1929 vede a Wall Street le quotazioni sprofondare, fino al crollo della
borsa, che si trasmette alle banche e alla produzione industriale, che diminuisce così come le scorte. Ciò
porta alla great depression: deflazione, crollo del commercio e della produzione interna, ristagno
dell’economia, disoccupazione, caduta redditi, crisi mercato e povertà.
La crisi dura tre anni (e viene raccontata da testi come “Furore”), crolla di un terzo il prodotto nazionale, e i
disoccupati raggiungono i 13 milioni, i salari vengono ridotti e molti devono lasciare la propria casa, in trenta
stati viene reintrodotto il baratto. Hoover afferma che una bella risata era necessaria; eppure, molti erano
tornati in campagna e anche le nascite erano contenute, i bambini erano sottopeso e soffrivano di
malnutrizione.
Le elezioni presidenziali del 1932 vengono vinte dal democratico Roosevelt, il quale durante il suo discorso
del marzo 1933 propose un patto, una scommessa, il New Deal, in cui richiedeva ampi poteri esecutivi per
combattere come in guerra.
Tratti fondamentali: intervento del governo a tutela degli interessi collettivi, difesa dei ceti popolari e attacco
al capitalismo.
Cosa avviene durante i primi cento giorni? Roosevelt chiude le banche per quattro giorni, il governo ne
avrebbe controllato la riapertura; viene abbandonato il gold standard; varate leggi per il sostegno dei redditi
agrari e un apposito ministero regola prezzi, produzione e occupazione. Istituito l’ente Public Work
Administration, che crea posti di lavoro pagati dal governo (opere idriche, idrauliche, di rimboschimento,
scuole, ospedali, parchi, ponti, strade e altro).
Anche la sicurezza sociale è un tratto importante: nel 1935 viene introdotto il Social Security Act, per
garantire un’esistenza dignitosa. Prevedeva una copertura assicurativa per invalidità, vecchiaia e indennità di
disoccupazione, nonostante bisogni sottolineare come il sistema non venne più sviluppato superata la crisi. A
completare il New Deal vanno citate le politiche di relazioni industriali e assicurazione pensionistica, fondi
per anziani e bisognosi, sostegno per la ricerca umanistica e scientifica.
Al New Deal si oppongono Henry Ford, il partito repubblicano e la Corte suprema. Nonostante ciò,
Roosevelt riesce a potenziare il governo federale favorendo una politica di intervento sociale con vocazione
riformista, si potenzia il centralismo riformatore e la burocrazia federale, con dirigenti impegnati
nell’iniziativa legislativa.
Gli anni ’30 sono segnati dalla grande crisi e dall’eclissi della democrazia, con la nascita dei movimenti
autoritari in Europa, proprio perché l’opinione pubblica vedeva ormai la democrazia come troppo debole. Le
alternative sono due: il comunismo sovietico e i regimi autoritari di destra, come le dittature reazionarie e il
fascismo italiano e il nazismo tedesco.
TOTALITARISMI: IL NAZISMO (PARTE 1 E 2)
Totalitarismo→ controllo al più possibile esteso sulla società, utilizzato negli anni ’20 da antifascisti e poi
dai fascisti stessi con accezione positiva, come totale identificazione tra Stato e società.
Caratteristiche peculiari→ controllo assoluto sulla società e compenetrazione tra organi di Stato e partito;
controllo politico con un unico partito; leader carismatico; potere economico nelle mani dello Stato
(stalinismo) controllo e indirizzo (fascismo e nazismo); controllo capillare e terrore di massa attraverso la
polizia politica; nuovo modello umano di “razza” pura; macchina burocratica che amministra ogni aspetto
della società; propaganda; controllo educazione di tutti i livelli.
Fascismo (1925-19143), nazismo (1933-1945, la forma più compiuta di totalitarismo), stalinismo (1924-
1953), Cambogia di Pol Pot (1976-1979) e la Corea del Nord.
Regimi autoritari (Portogallo Salazar, Spagna Franco Jugoslavia Tito): predominio di un solo partito,
violenza ma non controllo capillare sulla società; i capi carismatici, infatti, condividono l’autorità con la
Chiesa cattolica, élite economiche e politiche tradizionali o stati tutori.
Alle origini vi è una profonda crisi economica legata a un conflitto (Italia e Germania). La disgregazione
dello Stato e la perdita di consenso portando a un mutamento delle forme di governo, dove i regimi totalitari
appaiono come rivoluzionari, e ottengono l’appoggio dei ceti conservatori, delle masse contadine, delle
classi medie, protagoniste del processo rivoluzionario sperano in un nuovo ordine.
La Germania, ritenuta responsabile del conflitto, era uscita piegata dalla guerra, ricevendo condizioni
durissime, portando forte instabilità, che la fragile Repubblica di Weimar non riusciva ad affrontare; infatti,
dal 1919 al 1933 si susseguono 21 governi.
Il nazismo si realizza attraverso tre tappe: le premesse (1919-1923), lo sviluppo (1924-1930), la conquista e
il consolidamento del potere (1931-1934).
Partiamo dalla prima tappa. Anton Drexler, operaio in una fabbrica di locomotive, fonda il partito dei
lavoratori tedeschi a Monaco, nel 1919, nato dal Circolo politico dei lavoratori del 1918. Ciò era avvenuto
perché, durante il primo conflitto, Drexler fu ritenuto inabile al lavoro e aderì a un partito nazionalista e
interventista, per poi fondare il suo, con spunti nazionalisti e antisemiti, entrando in contatto con le masse.
Nel 1920 entra l’austriaco Adolf Hitler, volontario durante la guerra e la sua delusione lo porta ad entrare in
politica, e diventa guida politica del partito.
Nel 1920 Hitler rinomina il partito come Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi.
Antidemocratico, antimarxista, razzista e antisemita, affiancato da un apparato militare SA (Squadre
d’Assalto) a cui si aggiunsero nel 1925 le SS (Squadre di protezione).
Inizialmente, il partito svolge l’attività politica solo a Monaco. Nel 1923 in Germania si vive una profonda
crisi che porta a un colpo di Stato il 9 novembre, anche se l’obiettivo fallisce. Ciò porta alla messa fuori
legge del partito e l’arresto, per pochi mesi, di Hitler, che scrive “La mia battaglia”, che dal 1926 diventa
testo teorico e di riferimento del nazismo.
La seconda fase si apre nel 1924, con la morte del primo Presidente della Repubblica, a cui seguono delle
elezioni che vedono come vincitore un vecchio generale dell’esercito, Paul Von Hindenburg, fino al 1934.
Dopo la crisi del ’29, l’azione intimidatoria e violenta delle SA, guidate da Rohm, raccolgono fino a 2
milioni di aderenti, tra cui operai disoccupati ed emarginati. Così si chiuse il periodo dello sviluppo, nel
1929, con l’ascesa del partito hitleriano. La guerra lasciò la Germania in disastrose situazioni, economiche e
politiche. Il governo era caduto, e si afferma una coalizione cattolica di centro guidata da Bruning, che
ottiene la rateizzazione dei debiti di guerra, che cade per via della crisi. Il nazismo si rafforza e viene
finanziato dagli industriali, il cui denaro alimenta anche la macchina della propaganda, affidata a Goebbels.
Periodo del potere che si apre con le elezioni del 1930→ socialisti (8 milioni), nazionalsocialisti (6 milioni).
Hitler cavalca l’onda del malcontento sociale tra i ceti travolti dalla crisi e tra i giovani, visto come salvatore
del popolo tedesco, che vedeva i suoi nemici nella democrazia, ebraismo e bolscevismo. Nel 1930 si allea
con la borghesia finanziaria e imprenditoriale, con accesso ai mass-media che rafforzano la propaganda. In
appoggio vi sono industriali, agrari, militari, burocrati, indebolendo la sinistra, così da vedere opposte la
destra moderata e quella estrema e violenta (hitleriana).
Goebbels rafforza la propaganda con schermi cinematografici, una politica spettacolo come il modello
mussoliniano che dal 1924 vede nascere l’Istituto Luce.
L’alleanza con la borghesia porta i suoi frutti, con le elezioni del 1932, che vede von Hindeburg e Hitler
come candidature forti, anche se vince il primo. Questa è la fase finale della Repubblica di Weimar, si
susseguono governi deboli senza sostegno parlamentare. Nel 1933 Hindeburg affida la cancelleria a Hitler
che forma un governo di coalizione con la destra nazionalista, ma nel marzo dello stesso anno, Hitler chiede
nuove elezioni.
Prima delle elezioni il decreto “per la protezione del popolo tedesco” → chiudere i giornali e vietare le
manifestazioni contrarie alla nazione, soprattutto contro il partito comunista e socialdemocratico; tutto ciò
affiancato dalla violenza delle squadre paramilitari. Decreto “protezione del popolo e dello Stato” del 28/02
→ impedisce atti di violenza comunisti diretti a mettere in pericolo lo Stato, dopo un incendio. Grazie agli
alleati, con le elezioni del 1933 Hitler raggiungere la maggioranza e l’unica forza ad opporsi era
rappresentata dai socialdemocratici, arrestati e i comunisti sciolti.
Hitler sceglie un colore scuro (camice brune), individua il nemico interno e si fa affiancare da SS e SA. Nel
1933 viene incendiata la sede del parlamento, il Reichstag, incolpando i comunisti. Inizia la caccia alle
streghe, ai comunisti, socialisti, cattolici e liberali.
Nel suo discorso di insediamento Hitler si assume il merito di aver salvato il paese da corruzione, marxismo
ed ebraismo, e promulgò una legge sui pieni poteri; in pochi mesi venne creato un vero e proprio regime
dittatoriale. Nel 1933 vengono promulgate leggi eccezionali che riguardavano limitazioni sulla stampa,
restrizioni delle libertà individuali e collettive e messa al bando di tutte le forze politiche.
Campi di concentramento→ luoghi di deportazione per internamento carcerario e sfruttamento lavorativo,
reprimere le opposizioni interne e le persone pericolose/asociali. Vennero utilizzati dagli spagnoli per i
cubani nel 1868, dagli inglesi nella guerra anglo-boera, durante la Prima guerra mondiale dall’impero
asburgico per l’opposizione interna, in Libia dall’Italia, in Unione Sovietica dopo la rivoluzione comunista
vennero utilizzati i campi di rieducazione, gli statunitensi li usarono in Vietnam, negli anni ’90 in Jugoslavia
per la “pulizia etnica” e dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
Fin dal 1933 Hitler creò i lager per oppositori politici e intellettuali avversi; dal ’36 il controllo fu affidato a
Himmler: furono internati obiettori di coscienza, omosessuali, asociali, criminali, fuoriusciti, ebrei. Le
deportazioni aumentarono dal 1938.
Nel 1934 vengono sciolti i sindacati, e la notte dei lunghi coltelli del 2 agosto Hitler si proclama Fuhrer e
scioglie le SA, che erano diventate difficili da controllare.
La censura è capillare in tutti i campi della vita sociale: si bruciano libri ebrei, marxisti e pacifisti. Campagna
contro l’arte degenerata e gli intellettuali sono perseguiti e costretti all’esilio.
Quali furono gli elementi caratterizzanti del nazismo? Modello ideale di razza ariana come. Nel giugno 1933
legge sull’igiene razziale, preservazione della progenie dalle malattie ereditarie, e contro criminali pericolosi.
Ciò portò alla castrazione di tanti bambini e adulti rom. Con la guerra si passa alla sterilizzazione ed
eliminazione di massa.
Provvedimenti che avevano le loro radici nel razzismo biologico, intriso di pregiudizi, soprattutto antisemiti.
Il totalitarismo nazionalista ed imperialista si basava su una scala gerarchica che vedeva gli ebrei occupare
l’ultimo gradino.
L’antisemitismo vede le sue radici nella borghesia medio-colta, con pseudo teorie scientifiche e invidia
sociale verso i tedeschi di origine ebraica: accademici e professionisti influenti in primo piano all’interno
della società.
L’ebraismo-capitalismo diventa capro espiatorio dei mali e minaccia mortale della razza germanica.
1935, leggi di Norimberga→ diritti di cittadinanza solo ai cittadini di puro sangue tedesco, si allontanavano
quelli con origini ebraiche dagli impieghi statali, si proibivano relazioni tra tedeschi ed ebrei per la
“protezione del sangue” e così evitare le contaminazioni razziali, non potevano esporre la bandiera tedesca
né assumere una ragazza tedesca di età inferiore ai 45 anni.
La legislazione razziale indignava gli osservatori esteri e la persecuzione avveniva sulla base della loro
origine, cosa che venne applicata anche ai neri e ai Rom. Avevano ribaltato il processo di emancipazione dei
tedeschi di origine ebraica, trattati diversamente dal punto di vista giuridico.
Dal 1934 gli ebrei raggiungono l’Inghilterra, gli Stati Uniti e pochi la Palestina, la Francia e l’Italia. Durante
la notte dei cristalli del 1938, sinagoghe, esercizi commerciali e attività degli ebrei furono devastati, il cui
pretesto fu l’uccisione a Parigi di un diplomatico tedesco da parte di un ebreo. Condizioni durissime: un
miliardo di marchi, uccisioni, incendi, saccheggi, arresti, apolidi.
Nel 1939 la comunità ebraica tedesca è dimezzata, era facile per i componenti dell’alta borghesia spostarsi,
per gli altri era necessario un viaggio per la sopravvivenza. Si fuggiva in ritardo per via del loro attaccamento
alla Germania e alla loro incredulità, le università tedesche si ritrovano svuotate di docenti e preziose
collezioni librarie.
Già nel 1919 Hitler considerava necessaria l’eliminazione degli ebrei perché considerati pericolosi, e la
guerra creò un clima di violenza e agitazione. Il loro sterminio è noto come shoah (catastrofe) o olocausto
(tutto bruciato). Vennero strappati dalle loro case e concentrati nei ghetti e nei campi di concentramento. Nel
1940 venne presa in considerazione l’ipotesi di trasportarli in Madagascar; dal 1941 si parla di soluzione
finale, eliminandoli definitivamente, grazie all’aiuto delle SS (6 milioni di ebrei e 250.000 rom).
I nazisti introdussero enormi quantità di risorse, ottenendo aiuto nei territori satelliti o conquistati; difatti, lo
sterminio degli ebrei fu un fenomeno europeo.
I regimi creano e coinvolgono strutture giovanili per ottenere consenso e come trampolino di lancio per le
carriere nel partito.
Educazione, formazione, fede e dedizione dovevano essere guidate dal senso comunitario, la legge del 1936
istituisce la Gioventù hitleriana. Quest’organismo celebra germanesimo, militarismo, obbedienza e coscienza
razziale.
La pratica sportiva era fondamentale, ricordiamo i giochi olimpici di Berlino del 1936. La propaganda
organizza uno spettacolo con innovazioni tecnologiche, televisione e bandiere con la croce uncinata.

TOTALITARISMI: IL FASCISMO (PARTE 1 E 2)


Dopoguerra: crisi economica, delusione trattati e conflitto, produzione agricola e industriale diminuite,
disoccupazione e inflazione.
I nazionalisti accusano il governo di debolezza e Gabriel D’Annunzio parla di vittoria mutilata.
1919, D’Annunzio e volontari verso Fiume, annessione al Regno d’Italia il 12 settembre. Agosto 1920,
Fiume diventa stato indipendente, con Carta costituzionale. Il 12 novembre l’Italia firma con il Regno dei
Serbi il Trattato di Rapallo, Fiume diventa città libera. D’Annunzio annuncia la resa nel 1921, e nel 1924
viene annessa al Regno d’Italia.
I governi liberali entrano in crisi, con l’occupazione delle fabbriche degli operai, e delle terre dai contadini.
Tra il 1919-1920, fermento sociale del biennio rosso, con scioperi e manifestazioni, gli operai autogestiti si
uniscono nelle guardie rosse a difesa delle fabbriche. Giolitti promuove una politica di mediazione,
accogliendo le richieste operaie. Ad approfittare dello scontento popolare, fascismo del 1919 di Benito
Mussolini.
Benito Mussolini: partito socialista, diploma magistrale, “Avanti!” da cui fu espulso per le posizioni
interventiste; fonda il Popolo d’Italia e i Fasci di azione rivoluzionaria, preludio dei Fasci di combattimento
del 1919.
Fasci di combattimento→ mito vittoria mutilata, portavoce frustrazioni piccola e media borghesia,
rivendicazioni territoriali d’Italia, insieme di interventisti e combattenti, intellettuali futuristi (Marinetti), con
organizzazioni paramilitari. Nel 1921, Partito nazionale fascista.
Gennaio 1921, XII congresso Partito socialista, rivoluzionari e riformisti: i rivoluzionari si staccano e
formano il Partito comunista italiano.
Le elezioni del 1921 videro i liberali vincere, dopo essersi alleati con nazionalisti e fascisti. Giolitti si dimette
e gli succede un governo di coalizione guidato da Bonomi, fino al 1922.
Fascismo fondeva motivi nazionalisti con la critica alla debolezza del governo liberale e l’inefficienza
parlamentare. Ottenne l’appoggio di nazionalisti, ex combattenti, piccola e media borghesia e appoggio
economico del padronato industriale e proprietari terrieri. Sfruttando il malcontento generale si dà così una
svolta autoritaria e antidemocratica.
Carica di violenza con le squadre d’azione dalle camicie nere, che colpirono le sedi degli oppositori politici.
24/10/1922 a Napoli gruppi di fascisti erano invitati a marciare su Roma, il primo ministro Luigi Facta si
dimise e Vittorio Emanuele II non firmò il decreto di stato d’assedio. Il 30 ottobre il re invita Mussolini a
formare un nuovo governo.
Volto autoritario fautore del nuovo ordine, ma disordine per le aggressioni e violenze. Dicembre 1922,
istituzione Gran consiglio del fascismo; gennaio 1923, Milizia Volontaria. Nel 1923 due provvedimenti:
27/04 Riforma Gentile, scolastica, inserendo religione cattolica e istituzione scuola elementare a ciclo unico,
obbligo fino a 14 anni e istruzione privata; 13/11 Legge Acerbo, riforma sistema elettorale, assegnati due
terzi sei seggi alla Camera con almeno il 25% dei voti.
06/04/1924 elezioni, vincono i fascisti. 30 maggio, Giacomo Matteotti denuncia l’illegalità delle elezioni e
viene rapito e ucciso; ciò creò opposizione e i deputati si ritirarono, ma il re sostenne Mussolini, che il
3/01/1925, se ne assume piena responsabilità e dichiara l’abolizione di ogni libertà statuaria.
Caratteristiche: controllo capillare, autoritarismo e propaganda, polizia, liquidazione stato liberale, partito
unico, dirigismo statale nell’economia, culto del capo, colonialismo e razzismo, totalitarismo imperfetto.
Tra il 1925-1926, Leggi fascistissime: Mussolini come duce del fascismo e capo del governo; creazione
ministero dell’Aeronautica; Patto di Palazzo Vidoni che abolisce il diritto di sciopero, controparte solo i
sindacati fascisti; legge con restrizioni sulla stampa; istituzione del podestà che sostituisce il sindaco; eletti i
membri del direttivo; scioglimento di qualsiasi partito/organizzazione ad azione contraria; polizia politica
(Ovra); confino di polizia per i dissidenti politici; Tribunale speciale per la difesa dello Stato dal 1927.
24/03/1929 elezioni con lista unica, partito unico e di massa.
Il fascismo interviene nell’economia e favorisce gruppi capitalistici e industriali. Quota 90, 1926:
rivalutazione della lira, proteggere dall’inflazione; 1927, Carta del lavoro con istituzione delle corporazioni
di imprenditori e lavoratori. Promozione programma di lavori pubblici e protezionismo, politica autarchica:
potenziamento rete stradale e ferrovia, edifici pubblici e bonifica aree paludose; fondazione IMI (mobiliare)
per lo sviluppo industriale; IRI per la ricostruzione industriale aiutando gli istituti bancari in difficoltà;
giornata lavorativa otto ore e tutele per lavoro femminile e minorile, sistema pensionistico e assicurativo,
istituto previdenza sociale (Inps); autosufficienza produzione, soprattutto cerealicola, la battaglia del grano.
Propaganda di un regime fondato sul culto del capo, busti di Mussolini, attenzione per la formazione dei
giovani, scuola e organizzazioni (Opera Balilla, Gioventù Italiana del Littorio).
Canzone “Giovinezza” come inno trionfale, forte tematica generazionale in ogni discorso, ideale del giovane
guerriero, coraggioso, vitale, atletico, patriottico, antiborghese, importanza della preparazione spirituale: i
giovani devono ubbidire, combattere e credere.
Operazione nazionale dopolavoro→ iniziative autonome per i giovani in ambito culturale dal 1925.
Operazione nazionale Balilla (monello)→ dal 1926 per i ragazzi dagli 8 ai 18 anni, per la loro cura,
assistenza, educazione fisica e morale, insegnamenti paramilitari, distinti in figli della lupa, balilla e
avanguardisti. L’opera diviene forte strumento di propaganda per formare e omologare i giovani, nascono
anche Gruppi universitari fascisti.
Gioventù italiana del Littorio→ dal 1937 per i giovani dai 6 ai 21 anni, a capo il segretario del Partito,
doveva organizzare strutture per la villeggiatura dei balilla. I giovani diventano oggetto di attenzioni costanti
e specifiche, per finalità politiche, modellando l’identità fascista e la loro nazionalizzazione dentro lo Stato
totalitario.
1923, Riforma Gentile: controllo sui libri di testo, i giovani dovevano essere educati per comprendere il
fascismo, importanza dell’educazione fisica, istruzione militare, manifestazioni del regime, agli insegnanti fu
richiesta una solida cultura politica.
Le donne dovevano diventare madri sane e patriottiche, strutture organizzative come i fasci femminili,
piccole e giovani italiane, massaie rurali, ma erano organi che esaltavano perlopiù le virtù domestiche, la
donna vista come angelo del focolare.
Propaganda→ repressione violenta, radio, cultura del regime e culto del capo.
Nel 1937 viene istituito il MINCULPOP per la stampa e la censura, controllo delle trasmissioni radiofoniche
(1927, nasce l’EIAR, futura RAI). Con la radio si diffusero anche le notizie sportive, gli sceneggiati
radiofonici e le canzonette. Sul cinema vi fu una censura più morbida.
Per la propaganda fu fondamentale l’Istituto Luce del 1924, i cui cinegiornali diffusero immagini con i
trionfi del fascismo per attirare l’attenzione popolare.
Utilizzo simboli e riferimenti dell’antica Roma, come il passo romano, perché gli italiani nascevano come
figli della Lupa.
L’attività sportiva era un mezzo di propaganda politica, per educare e preparare i giovani ma anche per
svagarsi e migliorare la propria forma fisica e gli sport di squadra erano importanti perché presupponevano
collaborazione. Si privilegiavano il nuoto, la scherma, l’automobilismo, il calcio professionale da cui nacque
il calcio-mercato, la Lega Nord e quella Centro-Sud, poi organizzato un girone unico nazionale tra il 1929-
30. Il calcio diventa uno spettacolo da osservare. Dal 1927 si aggiunge il fascio littorio sulla maglia azzurra
accanto al simbolo sabaudo, nera dopo il 1936. Importanti anche il pugilato e il Giro d’Italia ciclistico dal
1909. Importanza delle competizioni olimpiche: il Coni è un fulcro della politica sportiva del regime.
Rilancio politica coloniale per diffondere l’immagine di un paese potente: 3/10/1935, invasione Etiopia e
formazione dell’Impero, era l’unico Stato indipendente oltre alla Liberia. La Società delle Nazioni la
condanna, infliggendo forti sanzioni, ma il popolo esprimeva massimo consenso 18/12/1935 Giornata della
fede, dove si regalava la fede d’oro per sostenere i costi guerra. Si utilizzarono l’aviazione e gas asfissianti; il
5/05/1936 il comandante Pietro Badoglio entra ad Addis Abeba e proclama la nascita dell’Impero.
1938 proclamazione leggi razziali per gli ebrei: divieto di frequentare scuole pubbliche e contrarre
matrimonio con gli italiani, limitazione attività professionale.
Totalitarismo imperfetto→ Chiesa cattolica, esercito e monarchia. Con la prima vengono sanciti i Patti
lateranensi nel 1929 che prevedevano: reciproco riconoscimento, indennizzo economico per l’occupazione
dello Stato Pontificio; validità civile del matrimonio religioso, insegnamento obbligatorio religione cattolica,
esonero chierici dal servizio militare, interdizione preti dai pubblici uffici, divieto cattolici di stare nei partiti
politici a riconoscimento Azione cattolica.
Per gli antifascisti vi era l’opzione di lasciare il paese, altri morirono per le pene detentive, oppure vi era il
confino (domicilio coatto con la sorveglianza degli organi di polizia).
L’Italia fascista partecipò attivamente anche alla guerra civile spagnola. 10/06/1940 l’Italia dichiara guerra a
Francia e Inghilterra a fianco della Germania nazista, con la quale firmò il Patto d’acciaio, un’alleanza
militare difensiva e offensiva. Importanti sconfitte in Grecia e Africa, partecipazione alla guerra di Russia,
che risultò fallimentare.
Le sconfitte portarono il regime a perdere popolarità, mancavano cibo e materie prime, tanto che venne
introdotta nel 1941 la tessera annonaria per il razionamento giornaliero di generi alimentari, che passarono
alla borsa nera. I cittadini andarono verso le campagne alla ricerca di olio, farina e carne, scambiati con oro,
corredi e oggetti preziosi. Dal marzo 1943 agitazioni operaie che da Torino arrivarono in molte fabbriche del
Nord Italia.

9/07/1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia e Roma fu poi colpita da un bombardamento. A luglio si riunisce il
Gran Consiglio, con Dino Grandi che propone la deposizione di Mussolini e il ritorno del re. Dopo l’arresto
di Mussolini, il capo del governo è Pietro Badoglio., i simboli del fascismo distrutti.
La Germania fu abbandonata dopo l’armistizio tra il governo italiano e gli alleati. Il governo e la corte
raggiunsero Brindisi proclamando il Regno del Sud. Molti dell’esercito furono prigionieri dei tedeschi e il
13/10 il governo di Badoglio dichiara guerra alla Germania.
10/09/1943 i tedeschi liberano Mussolini, che subordinato alla Germania dà vita alla Repubblica sociale di
Salò, e nasce il Partito fascista repubblicano. La repubblica si dota di un esercito, la Guardia nazionale
repubblicana, altri corpi furono: le Brigate Nere e X Mas, di rastrellamento.
Ottobre 1943, gli alleati invadono Napoli e l’anno successivo sfondano la linea difensiva tedesca, liberano
Roma prima e Firenze poi, stabilizzandosi sulla Linea Gotica. Fine 1944-1945 lungo inverno della lotta
partigiana.
Importanti azioni di Resistenza dopo l’opera di propaganda comunista, con scioperi a Torino e Milano.
Questa diviene movimento di ribellione popolare nelle città e nelle campagne, dopo la caduta di Mussolini,
coordinata e diretta dal Comitato di Liberazione Nazionale e l’apparato militare era costituito dal Corpo dei
Volontari per la Libertà. Primavera 1945, sconfitta dei nazifascisti, il 25 aprile liberate Milano, Torino e
Genova e i tedeschi trattano la resa in Italia. 28 aprile Mussolini arrestato e fucilato in provincia di Como. Il
suo corpo con quello di sua moglie e altri gerarchi fucilati, venne esposto a Piazzale Loreto a Milano, come
simbolo di fine del regime.

RIVOLUZIONE RUSSA
Lo zar era sovrano assoluto, nell’800 si susseguono: Alessandro I, Nicola I, Alessandro II, Alessandro III,
Nicola II.
Monarchia assoluta, pieni poteri zar; stato confessionale ortodosso; dominio ferreo nazioni assoggettate;
economia agricola, arretrata; possedimenti terrieri di Chiesa e nobiltà, con i kulaki e i grandi proprietari
terrieri che traggono vantaggio dall’abolizione della servitù della gleba che non poteva chiedere il riscatto
delle terre; dal 1870 lieve sviluppo industriale a San Pietroburgo, Mosca e Polonia. In politica estera,
tendenza a espandersi verso Asia, Mediterraneo e penisola balcanica. Politica interna dispotica contro i
nemici interni, gli ebrei, vennero avviati i pogrom (“devastazione”).
1905, guerra con il Giappone per la Manciuria, che vince, nel paese vi sono forti proteste per la miseria.
22/01/1905 domenica di sangue: raduno in piazza a San Pietroburgo davanti al Palazzo d’Inverno (residenza
zar) per firmare una petizione: maggiore libertà politica e interventi per lenire i disagi delle classi popolari.
Le truppe governative spararono sulla folla, e le proteste furono moltissime, si organizzarono i primi soviet e
pochi riuscivano a sfuggire alla caccia contro i capi rivoluzionari, come il leader socialdemocratico di
sinistra Lenin, riparato in Svizzera. 1906-1907 concessione di due Dume (assemblee legislative) per placare
il furore proletario, anche se vennero sciolte dopo pochi mesi.
Partiti in Russia→ costituzionale democratico dei cadetti, ovvero liberale per la realizzazione di una
monarchia costituzionale; socialista rivoluzionario per una riforma agraria, episodi di sabotaggio e
terrorismo; socialdemocratico che aspirava alle opere di Marx, alla creazione di uno Stato socialista e alla
distribuzione delle terre ai contadini, era diviso in: menscevichi, organizzazione politica del proletariato,
miglioramento delle condizioni di vita, ma senza pensare a una rivoluzione nel paese nell’immediato e
bolscevichi, favorevoli al marxismo rivoluzionario, cui leader era Lenin.
Lenin, 1870 da una famiglia borghese di origine ebraica. Nel 1887 il fratello maggiore viene giustiziato e
abbraccia la causa rivoluzionaria, studia giurisprudenza e si trasferisce a San Pietroburgo, pensiero marxista.
Arrestato nel 1895 e al confino in Siberia, fugge poi in Svizzera, scrive pubblicazioni, la forza della
rivoluzione sarebbe stato un partito di intellettuali e rivoluzionari di professione che dirigesse le masse
contadine.
Prima lieve industrializzazione nel 1880 solo in alcune città e nei distretti minerari (Urali e Azerbaigian). Il
proletariato era sfruttato e privo di diritti sociali. 1906-Prima guerra mondiale, forte crescita e rivoluzione
industriale, miracolo economico russo, ridotto l’apporto di capitale straniero.
Russia arretrata da un lato, ma sul piano artistico e culturale produzione di spessore e avanguardia (musica,
letteratura e pittura).
1914 Triplice Intesa, ma il paese è impreparato: 2 milioni di caduti, che porta a povertà diffusa, fame, lo zar
senza il sostegno delle Chiesa ortodossa, dei cadetti e delle forze militari.
Rivoluzione spontanea di febbraio a Pietrogrado, le truppe appoggiano la folla. 13/03/1917 (febbraio per il
calendario giuliano) lo zar Nicola II abdica, governo di transizione, questa è la prima fase della Rivoluzione
russa. Il governo è presieduto da Livov, aristocratico appoggiato dalla borghesia progressista. Dall’altra parte
operai e soldati si riuniscono nei soviet.
Governo provvisorio guerra e no riforma agraria, i soviet di operai, contadini e soldati chiedono pace e
riforma agraria. Entra in gioco Lenin con i bolscevichi, slogan del “tutto il potere ai soviet” appoggiando le
loro richieste per avere maggior consenso.
Lenin si ripara in Svizzera fino ad aprile 1917 e in uno scritto sostiene che il conflitto è l’esito
dell’imperialismo, ultima fase del capitalismo. La guerra doveva essere trasformata in rivoluzione, rientra in
Russia e diffonde le Tesi di aprile, programma politico dei bolscevichi.
Altro slogan “pace, pane e terra”, fondamentali la pace con la Germania, nazionalizzare le terre e distribuirle,
tutto il potere ai Soviet, abolizione proprietà privata e dittatura proletariato. I menscevichi erano convinti che
il capitalismo in Russia fosse immaturo per raggiungere il socialismo, volevano collaborare con la borghesia
per una politica liberaldemocratica. Obiettivo di Lenin: rivoluzione socialista guidata dal Partito bolscevico
ed eliminazione governo provvisorio. Alleanze operai e contadini poveri, appoggio fondamentale perché il
proletariato era esiguo.
Nel 1917 la Rivoluzione russa tra i contadini era già iniziata spontaneamente, che si appropriano delle terre
dei grandi latifondi. Il partito è rivoluzionario e vuole ottenere consensi popolari, non è di massa. Giugno
1917 Primo Congresso Soviet, bolscevichi minoritari, che a luglio tentano un colpo di mano, stroncato.
Nuovo governo provvisorio di Kerenskij, socialista appoggiato da menscevichi e socialisti rivoluzionari. A
settembre, il generale Kornilov tenta con un colpo di stato di restaurare lo zarismo, sventato dai soviet,
determinante fu la propaganda e l’organizzazione dei bolscevichi. Il governo di Kerenskij appare debole,
incapace di porre resistenza, perde di credibilità. I bolscevichi ottengono la maggioranza nell’ottobre 1917,
con l’appoggio dei marinai della base militare di Kronstadt.
7/11/1917 vigilia Secondo congresso Soviet, bolscevichi prendono il potere con un colpo di stato grazie ai
marinai e alle guardie rosse, Pietrogrado, Mosca, sede governo, Kerenskij fugge, dando inizio alla
rivoluzione socialista di ottobre. Il congresso è abbandonato da menscevichi e socialrivoluzionari che non
approvano. Istituito un Consiglio dei commissari→ trattative pace con la Germania, nazionalizzazione terre
(e distribuzione), banche, commercio estero, trasporti, controllo soviet operai, separazione stato e chiesa,
uguaglianza popoli russi e diritto all’indipendenza.
12/11/1917 elezioni per l’Assemblea costituente, i bolscevichi 25% dei voti, bisognava attuare una svolta
verso l’instaurazione di una dittatura del proletariato, con le seguenti misure→ CEKA (polizia politica),
scioglimento Assemblea costituente e partito dei cadetti, pace Brest-Litovsk del 1918 con la Germania (la
Russia perde molti territori), trasformazione partito bolscevico in comunista.
Guerra civile, primavera 1918: da un lato le armate bianche per la restaurazione del potere zarista (appoggio
Intesa), dall’altro l’Armata Rossa, esercito bolscevico di Lenin, che affida il comando a Lev Trotsky. Fine dei
Romanov: luglio 1918, Nicola II e familiari arrestati e giustiziati.
30/08/1918: Lenin ferito, insoddisfazione contadini, dissesto finanziario per calo di produzione agraria,
industriale e mineraria. Dai soviet vengono espulsi i socialisti rivoluzionari e i menscevichi e il 10/07/1918
costituzione della Repubblica Federale Socialista Sovietica, o Russia bolscevica. Tutto il potere era affidato
ai Soviet, comunque subordinati al Partito Comunista. Repressione opposizioni, abolizione libertà di stampa,
del diritto di sciopero e campi di internamento. Provvedimenti del comunismo di guerra→ requisizione
cereali, nazionalizzazione fabbriche, controllo commercio. Sparisce così l’economia di mercato e si riduce la
circolazione monetaria.
1920, la guerra civile finisce, vince l’Armata Rossa, l’economia russa è in paralisi. Inverno 1920-21 grande
carestia che causa 3 milioni di morti, proteste contadine, scioperi operai a Leningrado, ribellione marinai che
vogliono ripristinare la democrazia nei Soviet, la libertà di stampa e sciopero, la liberazione dei prigionieri
politici.
Per la guerra, emergenza dell’assistenza umanitaria ai rifugiati, un milione lasciò la Russia verso
l’Occidente, gli altri divennero apolidi perché nel 1921 il governo revocò loro la cittadinanza, soprattutto i
“bianchi”, la Società delle Nazioni avrebbe dovuto occuparsene.
Istituito l’Alto commissariato per i rifugiati, di impegno istituzionale a livello internazionale, alla guida
Nansen, premio Nobel per la pace nel 1922. Fu lui a ideare un documento, il Passaporto Nansen,
riconoscendo la condizione dei profughi, definizione del loro status giuridico e permesso di viaggiare. Non
aveva valore universale, concesso solo in base alla nazionalità, alla relazione con un evento specifico (per
esempio rivoluzione e guerra civile). Così avvenne anche per il genocidio degli armeni ai confini dello stato
turco.
L’emergenza era considerata però momentanea, e riguardava un insieme di persone, si privilegiava alla
protezione delle comunità nazionali, più che la tutela delle libertà individuali e si limitava all’identificazione
dei profughi alle frontiere, senza soluzione agli altri problemi.
Nansen, Francia e Inghilterra pensavano che la soluzione più vantaggiosa dal punto di vista economico e
politico risiedesse nel rimpatrio e ricongiungimento. Ma una volta rientrati sarebbero stati perseguitati;
eppure, le trattative con il governo di Mosca per il rientro (Bulgaria per prima) furono avviate. L’Alto
commissariato favorì l’integrazione nei paesi disposti ad accogliere (quasi esclusivamente la Francia) e
affidò la formazione all’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), nei settori dove vi erano criticità con
possibilità di assorbimento professionale, per esempio la manodopera. Avrebbe potuto anche essere
soluzione da estendersi per la disoccupazione nell’Europa post-bellica. In America Latina vi erano maggior
possibilità di occupazione, inaugurando una politica di insediamento attraverso il lavoro, applicazione nel
secondo dopoguerra.
8-16/03/1921 X Congresso del Partito comunista a Mosca, dove Lenin lancia la NEP (Nuova politica
economica) che prevede→ i contadini possono vendere le eccedenze del raccolto; libera iniziativa privata di
piccole aziende; legalizzazione commercio al dettaglio; sistema di produzione misto, lo Stato ha ancora
proprietà delle grandi fabbriche (più 20 dipendenti), banche e trasporti; nessuna concessione per ciò che
riguarda la libertà politica. Vi fu una ripresa della produzione agricola e una crescita industriale.
1922: nascita URSS (Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche). 1919: nascita Terza internazionale
(Cominterm) di matrice comunista/leninista, che sostiene la formazione di partiti comunisti, in tutta Europa,
e vi aderiscono anche i vecchi partiti socialisti. Anche in Europa allora scissione tra socialdemocratici e filo
bolscevichi.
1924: Costituzione URSS che attribuisce potere supremo al Congresso dei Soviet, ma entra in vigore una
dittatura del Partito Comunista, scegliendo i candidati alle elezioni dei soviet, controllando tramite polizia
politica e decidendo l’indirizzo politico dei Soviet e del governo. Massimo potere decisionale al Segretario
del Partito, che dirige e controlla tutta la vita pubblica.
21/01/1924: Lenin muore dopo una lunga malattia cerebrale, corpo mummificato ed esposto al museo in
Piazza Rossa a Mosca e guerra alla sua successione→ Trostky dell’Armata Rossa da una parte e Stalin
dall’altra, segretario organizzativo del partito. Il primo propone: Rivoluzione russa permanente a livello
mondiale, accelerazione industrializzazione, fine della NEP. Il secondo è: fautore del socialismo in un solo
paese, vuole normalizzare i rapporti internazionali rinunciando a promuovere rivoluzioni socialiste e intende
mantenere la NEP. La guerra è vinta proprio da Stalin ed estromette Trotsky dal partito nel 1927, insieme agli
altri oppositori Zinovev e Kamenev. Inizia lo stalinismo.

GUERRA DI SPAGNA
Carlo e Nello Rosselli, antifascisti in esilio a Parigi: “guerra che torna” → invasione della Manciuria da parte
del Giappone e l’uscita della Germania dalla Società delle Nazioni.
1936-1939 guerra civile spagnola. Spagna anni ’30? Aristocrazia fondiaria, grandi proprietari terrieri, metà
dei contadini fame, un terzo della popolazione analfabeta, militari casta alla guida di un esercito stremato
(impresa coloniale in Marocco bagno di sangue), Chiesa Cattolica e vecchio ordine.
Dimissione dittatore Primo De Rivera,1930, primo ministro da re Alfonso XIII. Il proprietario terriero non si
dotò di un suo partito, né carisma, dopo la crisi del ’29 in esilio. Le elezioni portano alla nascita della
“Seconda Repubblica”, con una costituzione che sanciva la Spagna come repubblica dei lavoratori.
Presidente del consiglio, repubblicano Manuel Azaña→ riforma agraria, espulsione gesuiti,
ridimensionamento ruolo socioeconomico Chiesa, potenziamento scuola pubblica, riduzione quadri militari,
nazionalizzazione banche, ferrovie, industrie, assicurazioni sociali e otto ore lavorative. Socialisti posizione
ambigua tra riformisti e rivoluzionari, contrari gli anarcosindacalisti della Confederazione nazionale del
lavoro. Le elezioni del 1933 vinte da una coalizione di destra, che creò tensione sociale dopo aver
smantellato le riforme. Nel 1934, le forze di sinistra organizzano un’insurrezione: nelle Asturie si proclamò
un governo sovietista, in Catalogna e nei Paesi Baschi mobilitazione dei movimenti separatisti. Insurrezione
repressa, nel 1935 la destra entra in crisi e le sinistre si coalizzano nel Fronte Popolare.
Febbraio 1936 elezioni vinte dal Fronte Popolare, con l’appoggio degli anarcosindacalisti, governo con il
programma del 1931. Periodo di instabilità politica e sociale, con scioperi operai e occupazioni. La destra
conservatrice appoggiò un colpo di stato tra il 17/19 luglio 1936, invadendo il Nord della Spagna dalla
Galizia all’Aragona (no Paesi Baschi). Appoggio della Falange (fascista, 1933, de Rivera), si chiede aiuto a
Italia e Germania per trasportare le truppe in Marocco, a capo Francisco Franco. In Catalogna e Aragona
autogestione socioeconomica. Zone del governo “repubblicane”, zone dei golpisti “nazionaliste” → doppio
potere. Fronte istituzionale dei Partiti repubblicani e rivoluzionario dei Comitati delle milizie. Il primo era
favorevole a una democrazia liberal-borghese, il secondo sistema socio-economico-politico autogestionario.
Si arriva alle giornate di Barcellona, confronti militari nel maggio 1937. Sconfitti i repubblicani e instaurata
la dittatura filofascista di Franco.
Ad agosto Franco sbarcò in Spagna: guerra civile/crociata. Appoggio Santa Sede, Portogallo di Salazar, Italia
e Germania, Unione Sovietica (invio di tecnici e consiglieri politici via mare). Neutrali Francia e Inghilterra,
che istituisce un comitato per impedire l’invio di armi agli spagnoli (accordo non rispettato dai paesi
sopracitati). Estate 1936, due fronti: costa atlantica con i repubblicani che difendevano Paesi Bachi e Asturie;
Saragozza, Madrid e Malaga. Estate 1937 avanzamento truppe nazionaliste con caduta Asturie e Paesi Baschi
e conquista Malaga. Cruciale appoggio di molti aerei inviati da Hitler e 40.000 soldati italiani del Corpo
Truppe Volontarie. La guerra area dispiegava tutta la sua forza distruttiva: molte bombe nel 1937 su Guernica
(Picasso).
Aiuti volontari da tutto il mondo, soprattutto cubani altri paesi con dittature fasciste che vedevano speranza
di riscatto→ Brigate Internazionali (53 nazioni), gli antifascisti italiani combattono i loro connazionali in
camicia nera, sconfiggendoli nella battaglia di Guadalajara, anche nel conflitto ebbe la meglio Franco.
Inverno 1937-primavera 1938: nazionalisti verso sud in Catalogna, isolandola, da cui fuggono i repubblicani,
in Francia. Barcellona colpita da bombardieri italiani e tedeschi, Franco non volle né riconciliazione, né
amnistia. Primavera 1939 cadde Madrid. 150.000 morti, 400.000 esuli fuggiti dalla Spagna.

TOTALITARISMI: LO STALINISMO
Stalin (uomo d’acciaio) 21/1271879, figlio di un calzolaio e di una lavandaia, studia in un seminario e inizia
la carriera politica nella componente bolscevica, partecipa alla Rivoluzione d’ottobre, dal 1928 si parla di
periodo staliniano. Abbandono della NEP nel dicembre 1927 e l’anno successivo primo avvio di un piano
quinquennale.
I passaggi verso il totalitarismo furono: purghe staliniane (Trotsky assassinato in Messico nel 1940 dopo aver
ottenuto ospitalità da Diego Rivera e Frida Khalo) e i processi farsa; industrializzazione forzata;
collettivizzazione campagne (causa di carestie); gulag (campi di lavoro).
Politica repressiva nei confronti degli oppositori politici, ma anche dei dirigenti del partito stesso, condannati
a morte o nei gulag in Siberia. Prima ondata di arresti tra il 1928-29, la seconda nel 1934, nel 1938 restano
vivi e poi allontanati pochissimi membri del partito. Tra il 1936-39, processi mediatici in presenza di
giornalisti stranieri, dove gli imputati ammettevano dopo aver subito torture e violenze, colpe che li
condannavano alla pena di morte, che valeva anche per i familiari e i minori in caso di responsabilità ritenuta
collettiva (anche caccia alle streghe).
Obiettivo di trasformare la Russia in una potenza industriale, il piano quinquennale 1928-32 dava precedenza
all’industria pesante. Massicce importazioni di macchine, tecnici stranieri, nuove città per ospitare gli operai,
una fitta rete di scuole debellava l’analfabetismo e preparava i tecnici. La ricchezza dell’agricoltura doveva
essere utilizzata per lo sviluppo industriale, dunque controllata dallo Stato.
I programmi quinquennali (il secondo 1933-37) fornivano i minimi dettagli sul numero di operai, ore di
lavoro e salari. Furono ampliate la rete ferroviaria e quella stradale e furono costruiti canali navigabili.
L’URSS entrava nella modernità anche se in città i salari erano bassi e non si poteva accedere ai beni di
consumo.
Collettivizzazione forzata delle terre soprattutto in Ucraina, che forniva il 50% della farina di tutta l’URSS→
espropriazione terre e trasformazione aziende agricole in proprietà collettive, i Kolchoz, cooperative di
contadini, o Sovchoz, aziende agricole di Stato. Le fattorie avevano l’obbligo di consegnare i prodotti al
prezzo fissato dallo Stato, ma i contadini si ribellarono. Intanto, gli ammassi diminuivano perché gli
agricoltori nascondevano il grano vendendolo poi al mercato nero, da ciò il malcontento degli abitanti e i
kulaki divennero il capro espiatorio.
Guerra ai contadini e carestia tra il 1932 e 1933, terribili anni per i kulaki sterminati con la fame. Stalin
aveva ordinato la requisizione dei generi alimentari e l’obbligo di dare allo Stato ingenti quantità di grano, si
parla di dekulakizzazione. L’Ucraina fu isolata e le forniture di cibo e bestiame confiscate. Intanto, gli agenti
del Commissariato del popolo, eliminarono gli “elementi” contro il Partito. Le esecuzioni colpirono
contadini e intellettuali, la fame e il freddo portano ad episodi di cannibalismo. La politica fiscale prosciuga
tutte le risorse monetarie, requisita l’intera produzione agricola, per chi avesse rubato vi era la fucilazione o
detenzione sopra di dieci anni, secondo la legge “cinque spighe”. Le derrate alimentari della popolazione
vennero confiscate e ne fu proibito il commercio, e venne anche ritirato il passaporto interno. Tutto ciò
accompagnato da un attacco spietato alla cultura ucraina, alla fede ortodossa, alla coscienza nazionale, era
una tragedia senza precedenti (Holodomor in ucraino) e Stalin ne intimò l’assoluto silenzio, la censura fu
applicata. Queste tragedie affiorarono solo negli anni ’80 con l’apertura degli archivi di Mosca, vi fu tra il
1928-1939 una deportazione di oltre 23 milioni di contadini.
Gulag→ campi di prigionia o lavoro collettivo (476), dopo massacranti viaggi in treno, che uniti al lavoro,
fame e gelo portano alla morte. Imprese per reperire legname e minerali e avere manodopera gratuita per
strade, ponti, canali, aeroporti in Siberia e negli Urali. Vi passarono 18 milioni di persone.
Alla fine della Seconda guerra mondiale questo sistema raggiunse il suo apogeo (1945-53), dove vennero
internate varie categorie di prigionieri→ i soldati sovietici fatti prigionieri dai tedeschi, si costruirono campi
di verifica e filtraggio per vagliare la loro affidabilità; operazioni di “profilassi sociale” che ripulirono le città
da vagabondi e accattoni; anche la devianza e le sette religiose furono colpite, anche se il principale
problema fu la pacificazione e l’assoggettamento dei territori occupati a ovest (Ucraina, Bielorussia, paesi
baltici e Moldavia).
Attiva tra il 1939-41 in Ucraina vi fu l’OUN (Unione dei nazionalisti ucraini), che nel 1944 costituì un
Consiglio supremo di liberazione dell’Ucraina e confluì nell’UPA (Armata ucraina partigiana), di cui alcuni
membri formarono parte delle SS. Fino al 1947 l’Ucraina occidentale era occupata dagli insorti, gi dal 1944
avvenne una repressione indiscriminata sulla popolazione civile, molti vennero deportati, anche parenti dei
resistenti nazionalisti e molti andarono in Siberia. L’Ucraina può essere considerata pacificata dal 1950.
Anche in Lituania i cosiddetti “banditi e nazionalisti” vennero deportati dal 1945, e nel marzo 1948 la polizia
politica organizzò un rastrellamento di massa denominato “Operazione primavera”, che colpiva quasi
esclusivamente i contadini. Nuove misure repressive tornarono nel gennaio 1949, furono rastrellati estoni,
lettoni e lituani, chiamati “elementi borghesi-nazionalisti”. Le deportazioni dal Baltico continuarono fino al
1952, agli inizi degli anni ’50 le ultime migliaia di kulak. Nel 1952 i coloni speciali in Siberia e Kazakhstan
provenienti dalla regione baltica si dividevano in→ coloro che erano stati deportati dai tre paesi baltici nel
1941dopo il patto tedesco-sovietico; i deportati dalla Lituania tra il 1945-48; i deportati di tutti e tre i paesi
nel 1949; i contadini/kulak lituani deportati nel 1951. In base al periodo vi era una diversa lunghezza della
pena: i primi avevano solo un certo numero di anni di deportazione; i secondi non avevano data di fine del
loro esilio; tutti gli altri vennero condannati subito al confino a vita.
1949: assoggettamento Moldavia e tra marzo e maggio 1952 molti deportati dalla Bielorussia, l’ultimo caso
di massa in URSS. In totale le persone coinvolte furono quasi 400.000, dal 1955 ci furono le prime
liberazioni.
Sistema repressivo e totale controllo sulla società con agenti di polizia, controllori, guardie, apparato del
Partito per l’applicazione dei piani quinquennali. La NKVD esercitava un regime di controllo collettivo, con
arresti, internamenti di massa per gli oppositori fuori e dentro il Partito. Le idee erano diffuse dalla
propaganda politica con il culto della personalità del leader, un capo infallibile e celebrato. Il governo
controllava l’istruzione, la stampa, lo spettacolo, lo sport e l’arte, ma si caratterizzò anche per il diffuso
terrore, il controllo sulla vita sociale degli individui, per la pianificazione economica e lo stesso culto del
leader.
Tratti salienti→ prevalenza potere centrale, partito unico comunista, sistema repressivo e di terrore, culto
della personalità e utilizzo propaganda, mobilitazione delle masse, industrializzazione forzata.
Negli anni ‘20/’30 il modello comunista divenne di ispirazione in tutto il mondo e la stessa attività dei partiti
comunisti fu posta sotto rigido controllo del Comintern. Il modello venne esportato in alcuni casi in zone
occupate militarmente dall’Armata rossa o altri regimi comunisti che si erano ispirati.
5/03/1953 Radio Mosca annuncia la morte di Stalin: il funerale fu imponente e portò dolore e sgomento.

Forte mobilitazione giovanile (anni ’30 vi erano 100 milioni di persone sotto i 25 anni). Organizzazione
come quella del 1917, Lega socialiste della gioventù operaia, ottimo mezzo di propaganda. 1918 fondazione
Komosol, estesa a tutta l’URSS: ai giovani veniva consegnata una camicia bianca e una cravatta rossa come
divisa, sottoponendoli fino ai 28 anni al controllo del Partito. Inizialmente forma di elezione democratica dei
vertici, successivamente la scelta dei canditati fu affidata a un’élite dirigente e convalidata dal potere
sovietico. Venne inculcata l’ideologia del Partito, fondamentale l’educazione paramilitare di cui
l’organizzazione aveva il compito, formandoli e istruendoli. Durante il primo piano quinquennali i giovani
del Komosol vennero chiamati per la costruzione di alcune fabbriche e la collettivizzazione delle terre.
Diventarono così come una sezione giovanile della NKVD, e vi furono continue purghe dei dirigenti delle
varie sezioni dell’organizzazione. Obiettivo del Komosol era scovare e riconoscere il nemico, poi tolto di
mezzo con pressione economica, isolamento politico-organizzativo, distruzione fisica; dunque, si chiedeva ai
giovani un’opera di vigilanza e denuncia. Altra organizzazione quella dei Pionieri, di ragazze e ragazzi dai 9
ai 14 anni.
Attività privilegiata fu la pratica sportiva, incoraggiata, come l’importanza della bellezza e della salute fisica.
Bisognava avere un perfetto controllo sul proprio corpo, tanto che divenne elemento fondamentale nella vita
culturale, nella propaganda, nell’estetica del regime (Homo sovieticus).

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