Per ciascuno di questi aspetti il livello B2 è descritto nel QCER, in termini
generali, nel modo seguente:
PARLATO
COMPRENSIONE
Ascolto Interazione Produzione
Lettura
Comprende discorsi di una
certa estensione e
conferenze. È in grado di Comprende articoli, servizi Riesce a comunicare con Riesce ad es
seguire argomentazioni giornalistici, relazioni su un grado di spontaneità e modo chiaro
anche complesse purché questioni di attualità in cui scioltezza sufficiente per una vasta ga
l’argomento gli sia l’autore prende posizione interagire in modo argomenti ch
B2 relativamente familiare. ed esprime un punto di spontaneo con parlanti interessano.
Capisce la maggior parte vista determinato. Riesce a nativi. Riesce a partecipare Sa esprimere
dei notiziari e delle comprendere un testo attivamente a una su un argom
trasmissioni TV che narrativo contemporaneo discussione in contesti d’attualità, i
riguardano fatti di anche se di una certa familiari, esponendo e vantaggi e sv
attualità. Riesce a capire la lunghezza. sostenendo le sue opinioni. diverse opzi
maggior parte dei film in
lingua standard.
Tab. 1 - Descrizione generale delle competenze per il livello B2
(adattato da QCER: 34-35).
Da questo prospetto emerge chiaramente una consolidata autonomia
comunicativa. Un parlante autonomo comunicativamente è un parlante che
sa comunicare con i nativi in maniera naturale e
spontanea; è pertanto più facile che egli venga accettato socialmente.
L’autonomia si rivela anche a livello individuale, in quanto si traduce nella
capacità del parlante di integrarsi nella società attraverso un uso della
lingua quanto più possibile rispettoso delle consuetudini sociolinguistiche
della comunità ospitante.
Il livello B2 è considerato un traguardo, un punto di svolta per chi sta
imparando una lingua. Nel relativo profilo è completamente “superato il
tratto della concretezza, si ampliano gli oggetti degli atti di descrizione,
emergono discorsi di tipo argomentativo” (Vedovelli 2010: 72). Così si
esprime il QCER (p. 44) riguardo alle competenze di un utente non nativo
di questo livello:
Espone e sostiene le proprie opinioni nel corso di una discussione, fornendo spiegazioni
adeguate, argomentazioni e commenti. Spiega un punto di vista su un problema di attualità,
indicando vantaggi e svantaggi delle diverse opzioni. Costruisce un ragionamento con
argomentazioni logiche connesse le une alle altre. Sviluppa un’argomentazione adducendo
ragioni pro o contro un certo punto di vista. Spiega un problema indicando chiaramente che
la controparte nella negoziazione deve fare delle concessioni. Si interroga su cause,
conseguenze e situazioni ipotetiche. Prende attivamente parte ad una discussione informale
relativa a contesti familiari. Commenta, esprime chiaramente il proprio punto di vista,
valuta le proposte alternative, formula ipotesi e reagisce a quelle formulate dagli
interlocutori.
Per il livello B2, inoltre, i descrittori delle azioni socio-comunicative
possibili in un contesto esterno a quello familiare così presentano il “saper
fare” di un parlante non nativo (QCER: 44):
Conversa con naturalezza, scioltezza ed efficacia. Comprende in dettaglio ciò che gli/le
viene detto in lingua standard, anche in un ambiente rumoroso. Avvia il discorso, prende la
parola nel momento opportuno e conclude la conversazione quando vuole, anche se non
sempre riesce a farlo in modo elegante. Usa frasi fatte per guadagnare tempo e conservare il
turno di parola mentre cerca di formulare ciò che vuol dire (per es. Aspetti!, Fammi
pensare!, Un attimo, sto pensando! Volevo dire un’altra cosa.). Interagisce con un grado di
scioltezza e di spontaneità che rende possibile un’interazione normale con parlanti nativi
senza che nessuna delle due parti debba fare eccessivi sforzi. Si adatta ai cambiamenti di
argomento, stile e enfasi che si verificano normalmente in una conversazione. Mantiene
rapporti con interlocutori nativi senza rendersi involontariamente ridicolo/a, irritarli o
richiedere che si comportino in modo diverso da come farebbero con un parlante nativo.
Corregge errori che hanno provocato dei fraintendimenti. Prende nota dei suoi errori più
frequenti e li controlla consapevolmente. Generalmente corregge sbagli e errori di cui si
rende conto. Pianifica quel che deve dire e i mezzi per farlo, tenendo conto dell’effetto che
avrà sul destinatario.
Rispetto al B1, il livello B2 è caratterizzato per la maggiore indipendenza
mostrata dal parlante non nativo sia nel rapporto con l’interlocutore sia
nella gestione delle attività comunicative. Rispetto al B1, il progresso si
manifesta essenzialmente attraverso un’accresciuta capacità di interazione
appropriata al contesto, una maggiore naturalezza, una più ampia capacità
di gestire la conversazione, una maggiore fluenza, e soprattutto da una
buona accuratezza formale nella produzione; infine, sempre al livello B2,
comincia a delinearsi una certa consapevolezza metalinguistica sia degli
aspetti strettamente linguistici e
semantici che sociolinguistici e pragmatici. Pur essendo evidente, a questo
livello, una maggiore autonomia dell’apprendente – la quale permette una
più ampia scelta di ambiti in cui contestualizzare le azioni linguistico-
comunicative richieste dalla prova – riteniamo che sia comunque opportuno
cercare di individuare contesti d’uso più vicini al candidato, per consentirgli
di dimostrare al meglio le sue competenze. Per questo, nelle pagine
successive, i descrittori del livello B2 saranno inseriti nei contesti d’uso e
nei domini più vicini e pertanto più appropriati a un parlante-candidato
immigrato in Italia. Al fine di far emergere le competenze linguistico-
comunicative possedute dal candidato-utente al momento in cui affronta la
prova d’esame, un valido strumento di misurazione dovrà presentare attività
e compiti che siano in grado di far emergere tali competenze. Presenteremo
in questa sezione le strutture morfosintattiche dell’italiano e il loro valore
pragmatico-comunicativo, specificando ove possibile le azioni
comunicative collegate al contesto.
Adottare la prospettiva azionale del Quadro Comune Europeo di
Riferimento per le lingue significa considerare che la competenza d’uso si
realizza in azioni linguistiche che coinvolgono processi come la ricezione,
la produzione, l’interazione e la mediazione. Le attività linguistiche si
concretizzano all’interno dei domini, articolati in quattro diversi macro-
settori, nei quali un parlante può trovarsi ad agire (QCER: 18):
[Link] personale, quello in cui l’individuo agisce come soggetto
privato; è centrato sulla vita domestica, le relazioni familiari, le
pratiche sociali, i propri interessi;
[Link] pubblico, in cui l’individuo agisce come membro della società ed
è impegnato in tutto ciò che è connesso con la normale interazione
sociale (pubblica amministrazione, servizi pubblici, rapporti con i
media);
[Link] educativo, in cui l’individuo è inserito in contesto di
apprendimento e formazione (dove si acquisiscono conoscenze e
abilità specifiche);
[Link] professionale, che comprende tutto ciò che si riferisce alle
attività e alle relazioni di una persona nell’ambito lavorativo e/o
nell’esercizio della sua professione.
2.2 Il livello B2 per gli immigrati
Come si è detto, e come si vedrà in dettaglio nel cap. 3, utilizzare descrittori
delle competenze inseriti all’interno di contesti d’uso e di domini più
prossimi agli immigrati permetterà di disegnare una prova di valutazione su
misura del candidato, offrendogli l’opportunità di dimostrare di essere in
grado di realizzare in italiano i compiti comunicativi
(o task) in modo adeguato alla propria competenza. Ciò renderà la prova
più valida e la valutazione coerente con gli intenti.
I destinatari delle prove si distinguono in base ai seguenti parametri:
1. contesto di apprendimento. A questo livello di competenza l’avvenuto
apprendimento non sarà probabilmente più solo spontaneo, cioè
maturato vivendo presso la comunità italiana, ma sarà anche guidato,
cioè realizzatosi frequentando corsi di italiano L2 e interagendo nelle
attività in classe (ne parleremo più avanti);
2. contesto d’uso. L’apprendimento dell’italiano è qui avvenuto molto
probabilmente durante la permanenza dell’apprendente in Italia, in
contatto con la comunità dei nativi, o anche, precedentemente fuori di
Italia, con una esposizione all’italiano più ridotta;
3. dominio d’uso. A questo livello saranno senz’altro rappresentati i quattro
domini personale, pubblico, educativo e, soprattutto, professionale;
quest’ultimo dominio sarà quello cui verrà data maggiore enfasi.
Delineare un profilo dei candidati è impossibile, in quanto le
variabili sono moltissime. Per
quanto riguarda la lingua materna essi possono avere L1 molto diverse,
appartenenti a tipologie distanti dall’italiano.
Il grado di istruzione è estremamente variabile. Supponiamo però che, per
arrivare al livello B2, i candidati debbano aver fruito di una istruzione che
vada dal livello di istruzione obbligatorio a quello secondario fino al livello
di istruzione terziaria. A questo livello è presumibile pensare che si possano
trovare candidati che hanno seguito un percorso di apprendimento guidato
(o di auto- apprendimento), e meno frequentemente candidati che hanno
appreso la lingua in contesto di apprendimento spontaneo. In ogni caso, si
tratta di persone che hanno avuto certamente una maggiore esposizione alla
lingua italiana; spesso si tratta di persone adulte, arrivate nel nostro paese al
fine di stabilirvisi definitivamente, prevalentemente per motivi di lavoro,
oppure per periodi più o meno lunghi, spesso con l’intero nucleo familiare.
Le motivazioni che spingono gli immigrati ad apprendere l’italiano possono
essere molteplici e vanno dalla necessità di un’integrazione sociale e
professionale all’arricchimento personale. La formulazione di una prova di
valutazione di livello B2 deve quindi prevedere una serie di contesti d’uso
nei quali il candidato dovrà dimostrare di saper compiere una vasta gamma
di azioni socio- linguistiche attraverso l’uso della nostra lingua.