Botanima
Viktor A. Reko, nel suo Magische Gifte, descrive una contrada nel Nord del Messico,
dove colline di terra grigia o bruna si perdono ondulando all’infinito, non offrendo altro che
erba rara e piccoli cactus grossi appena come una mela. Sono i cactus del Peyote . Hanno
una radice a forma di rapa, da cui esce una sfera di un grigio-verde, non spinosa, appena coperta in alto da una
peluria lanosa. Dal suo centro esce un fiore rosa o giallo. Questa pianta viene classificata nel genere echino-
cactus. Le parti che si asportano dalla zona mediana e che si fanno essiccare costituiscono una droga inebriante i
cui effetti sono tra i piú singolari. Vi si trovano degli alcaloidi particolari, tra gli altri la mescalina. Da qualche
tempo, si produce la mescalina per via sintetica, e viene spacciata in Occidente come uno stupefacente conside-
rato inoffensivo. In realtà, esso provoca degli stati di coscienza che equivalgono a una schizofrenia artificiale,
ciò che la rende molto pericolosa. Viene classificata, insieme alla segale cornuta e i veleni delle solanacee, tra le
piante “phantastika”, vale a dire tra le droghe che provocano esperienze visionarie, allucinatorie. Sotto la sua
influenza, le “qualità secondarie” (qualità sensoriali) si distaccano dagli oggetti della percezione e cominciano a
vivere indipendentemente da ogni supporto. La “povertà” delle occorrenze quotidiane viene cancellata, dimenti-
cata. Tutto viene visto nella luce di un fresco mattino, con colori magnifici, cristallini e indicibilmente variabili.
Quando si chiudono gli occhi, quei colori, sgombrati da ogni ostacolo, continuano a vivere per se stessi: si
vedono ruote di fuochi multicolori, delle cascate di luci colorate, delle scintille piú chiare dei diamanti: si crede di
aver raggiunto il senso di un ordine superiore. Pulsioni affettive di grande potenza accompagnano queste visioni.
Contemporaneamente, le immagini che si vedono acquistano un senso simbolico: si caricano di significati mistici.
Si perde parzialmente la coscienza di tempo e di spazio, conservando, ciononostante, le facoltà del pensiero e
della memoria. Ma ogni oggetto che si percepisce “significa” qualcosa: un quadro appeso di traverso, per esem-
pio, significa che la fine del mondo avverrà fra tre giorni… E quindi la volontà viene totalmente paralizzata. Gli
intossicati dalla mescalina non vedono alcuna ragione per fare o per volere checchessia.
Simili esperienze sono le caricature di una via iniziatica per accedere ai mondi sovrasensibili. Esse derivano
da una liberazione anormale di una parte delle nostre componenti sovrasensibili. Una via iniziatica ben regolata
libera dagli intralci del corpo le facoltà animico-spirituali, che sono state in precedenza formate e preparate da
un processo di meditazione pienamente cosciente e volontario. La via evolutiva sulla quale ci si incammina
allora, è la stessa che nell’ominazione ha condotto allo sviluppo del pensiero. Il pensiero è attualmente possibi-
le poiché una parte del corpo eterico, dell’organizzazione formatrice, si è liberata dai suoi legami con il cervello
ed è stata messa a disposizione dell’Io. Noi pensiamo, secondo Rudolf Steiner, con le forze che hanno fatto
crescere il nostro corpo. Lo sappiamo, il cervello rinuncia molto prima ad ogni crescita; esso non ha una vitalità
molto intensa; per questo alcune forze formatrici vengono liberate e messe al servizio del pensiero. Questo
processo è giunto a un certo apogeo nell’epoca pre-ellenica, e di quel tempo data lo sviluppo dell’arte del
pensare (filosofia), ma questa grande metamorfosi non è che al suo inizio. Secondo Rudolf Steiner, un secondo
processo dello stesso genere è cominciato da qualche secolo: non riguarda piú il cervello, ma il cuore. Anche lí,
alcune forze eteriche si distaccano dai loro legami con il corpo. Esse condurranno alla facoltà del “sentimento
libero”, come la liberazione di una parte del corpo eterico nella regione della testa ha portato a un “pensiero
libero”. Al presente, dipende dalla nostra volontà essere pensatori o teste vuote; abbiamo il diritto e il dovere di
generare liberamente i nostri pensieri. Avverrà lo stesso, in avvenire, con i sentimenti. Potremo arricchircene,
se lo vorremo, se li creiamo a partire dalla forza dell’Io. Dobbiamo metterli in luce, farli crescere, coltivarli –
altrimenti ne saremo totalmente privati. Un abisso, un vuoto si aprirà nella parte mediana dell’essere umano: a
partire da oggi è molto percepibile, e si cerca un succedaneo nelle droghe. Il mondo affettivo caloroso ed
espansivo dei nostri nonni e bisnonni, che derivava molto semplicemente dal fatto che l’uomo ha un cuore, è
già molto atrofizzato. A breve, occorrerà formare i propri sentimenti come già formiamo i pensieri.
Le cactacee sono piante che impediscono al loro organismo eterico di intervenire attivamente nel fisico, per
svilupparvi dei processi di crescita. Esse lasciano disseccare ciò che in altre piante si espande in tutta la fre-
schezza della vita. Poiché ciò riguarda il loro organismo ritmico (foliare), è facile capire che esse producono dei
veleni (impronte dei loro processi vitali anormali) che scacciano dal sistema ritmico dell’uomo il corpo astrale
e una parte del corpo eterico. Questa parte del corpo eterico “vitalizza” allora le sensazioni del corpo astrale,
crea delle caricature di Immaginazioni; ma poiché l’Io non le ha generate in piena coscienza, queste visioni
esercitano sull’intossicato una costrizione assoluta e lo trascinano imperiosamente. È in questo che tali espe-
rienze somigliano a quelle di certi stati di demenza. Sarebbe auspicabile utilizzare il Peyote come rimedio nelle
psicosi in cui vi è dissociazione delle componenti superiori all’interno del sistema ritmico.
Wilhelm Pelikan
Da: L’Homme et les plantes médicinales, Ed. Triades, Paris 1962.
8 L’Archetipo – Luglio 2009