Omaggio A Siro Ferrone: Studi Di Storia Dello Spettacolo
Omaggio A Siro Ferrone: Studi Di Storia Dello Spettacolo
a cura di
Stefano Mazzoni
FIRENZE
Casa Editrice Le Lettere
2011
In copertina: Giusto Sustermans (?), Ritratto di Francesco Andreini in veste di Capitano,
inizio XVII secolo, olio su tela. Già Villandry, collezione Carvalho (Carvallo), ora
disperso.
Tabula gratulatoria p. IX
Premessa » XIII
Abbreviazioni » XIV
STUDI
«Hic portus alii effodiunt, hic alta theatri / fundamenta locant alii immanisque
columnas / rupibus excidunt, scaenis decora alta futuris», recita la romanizzan-
te descrizione virgiliana della Cartagine di Didone, in sintonia con lidea augu-
stea di città.1 Il principe pacificatore mutò radicalmente significato simbolico,
valore estetico, architettura, assetto legislativo e funzione ideologica dei teatri.2
Avrà sorriso Augusto mentre leggeva le critiche di Orazio sui pletorici effetti
speciali degli spettacoli visivi, sugli spettatori plebei rumoreggianti e inclini alle
zuffe in teatro con i cavalieri. Il poeta, si sa, prediligeva il teatro alto, di parola,
capace di dislocarlo, turbato e placato, a Tebe e ad Atene. Perciò nellepistola
allimperatore lautore del Carmen saeculare si faceva beffe dellesotismo in scena,
delle scenografie, dei costumi sfarzosi dellattore e degli applausi fragorosi che
accoglievano costui nei teatri di Roma.3 Sorrideva Augusto, dicevo. Sapeva che
divenuti veicoli privilegiati dei valori di unetà nuova nel segno di Apollo quegli
1
VERG. Aen., I 427-429 (cito da VIRGILIO, Eneide, a cura di E. PARATORE, trad. di L. CANALI,
Milano, Mondadori, 19992, p. 32); e cfr. Georg., III 22-25: «[...] iam nunc sollemnis ducere pom-
pas / ad delubra iuvat caesosque videre iuvencos, / vel scaena ut versis discedat frontibus utque
/ purpurea intexti tollant aulaea Britanni» (in VIRGILIO, Opere minori, a cura di M. CAVALLI, A.
BARCHIESI, M.G. IODICE, Milano, Mondadori, 2007, p. 224).
2
Cfr. e.g. G. BEJOR, Ledificio teatrale nellurbanizzazione augustea, in «Athenaeum», 1979,
57, pp. 126-138; P. GROS, La fonction symbolique des édifices théâtraux dans le paysage urbain
de la Rome augustéenne, in Lurbs. Espace urbain et histoire [...]. Atti del colloquio internazionale
(Roma, 8-12 maggio 1985), Rome, École française de Rome, 1987, pp. 319-346; G. SAURON, Quis
deum? Lespression plastique des idéologies politiques et religieuses à Rome à la fin de la république
et au début du principat, Roma, École française de Rome, 1994, in partic. pp. 536-565.
3
Cfr. HOR. Ep., II 1 182-213 (in QUINTO ORAZIO FLACCO, Tutte le opere, versione, introd. e
note di E. CETRANGOLO, con un saggio di A. LA PENNA, Firenze, Sansoni, 19702, pp. 504, 506).
16 STEFANO MAZZONI
Non per caso Augusto finanziò un restauro globale del teatro di Pompeo Ma-
gno7 che al tramonto della repubblica aveva rivoluzionato la pianura del Campo
Marzio dando vita allottava collina di Roma,8 ossia al più grande edificio teatrale
del mondo antico. Di più. Un complesso architettonico ambiziosissimo (teatro
con tempio di Venus Victrix, portici), trionfale, fondato sulla dilatazione dello
spazio e ricco di un programma iconografico caratterizzato da sculture colos-
sali (fig. 1). Una «città nella città» densa di simboli, incardinata sui ludi scaenici
e non lontana dal circo Flaminio.9 Scriveva Cicerone a proposito delle evergesie
urbane: «Theatra, porticus, nova templa verecundius reprehendo propter Pom-
4
F. DUPONT, Lacteur-roi, ou le théâtre dans la Rome antique, Paris, Les Belles Lettres, 1985,
p. 389.
5
Cfr. e.g. M. TORELLI, Il culto imperiale a Pompei, in I culti della Campania antica. Atti del
convegno internazionale di studi in ricordo di Nazarena Valenza Mele (Napoli, 15-17 maggio
1995), Roma, Giorgio Bretschneider, 1998, pp. 244-270: 248-249, 260.
6
Per la questione calendariale in rapporto al tempo della festa e dei ludi si vedano la parte I
(Il tempo) dellimportante vol. di A. FRASCHETTI, Roma e il principe, Roma-Bari, Laterza, 1990,
pp. 3-120, nonché A. BARCHIESI, Il poeta e il principe. Ovidio e il discorso augusteo, Roma-Bari,
Laterza, 1994, in partic. pp. 59-68.
7
Sul teatro di Pompeo: F. SEAR, Roman Theatres. An Architectural Study, New York, Oxford
University Press, 2006, pp. 12, 57-61, 133-135; e, soprattutto, il fondamentale A. MONTERROSO
CHECA, Theatrum Pompei. Forma y arquitectura de la génesis del modelo teatral de Roma, Madrid,
CSIC-Escuela española de historia y arqueología en Roma, 2010, in partic., per quanto qui in-
teressa, pp. 323-335 (Época de Augusto), 375-383 (Anexo C. La situación de las catorce Natio-
nes de Coponio en el theatrum Pompei), con il quale concordo su molti punti.
8
Ivi, p. 387.
9
Cfr. e.g. P. GROS-M. TORELLI, Storia dellurbanistica. Il mondo romano (1998), nuova ediz.
riveduta e aggiornata, Roma-Bari, Laterza, 2007, p. 210 (per la citazione; e ivi, pp. 153-155, per
ulteriori considerazioni).
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 17
peium, sed doctissimi non probant».10 Entro il 17 a.C.,11 anno degli oraziani
ludi saeculares, limperatore fece rivestire lintera cavea del theatrum lapideum,
forse coronata dalle celebri statue delle Nationes,12 in niveo marmo di Luni,
ridisegnando la distribuzione del pubblico in conformità alla Lex Julia theatra-
lis.13 Ordinò di porre in opera un nuovo velum e di dislocare la statua eroica di
Pompeo, situata un tempo nella curia di costui, contra regiam theatri,14 vale a
dire, con ogni probabilità, nei pressi della porta regale della frons scaenae che in
quel tempo si andava rinnovando. Un gesto di riconciliazione e di recupero della
memoria di un grande di Roma.
Ascoltiamo Augusto: «Capitolium et Pompeium theatrum utrumque opus
impensa grandi refeci sine ulla inscriptione nominis mei»:15 lo spazio teatrale
elargito da Pompeo Magno alla popolazione dellurbe16 veniva in tal guisa an-
noverato tra le imprese delloptimus princeps. Sicché il restauro-ricostruzione
(fig. 2) di quel teatro ellenistico, «splendido» «celebre» «imponente» (così Plu-
tarco),17 intriso di valenze simboliche e fonte basilare dellidea di teatro vitru-
viana, fu una tappa significativa dellavventura edificatoria augustea votata alla
realizzazione nel caput mundi di unapollinea publica magnificentia che, final-
mente, si lasciava alle spalle la tragedia delle guerre civili. A ragione, di recente,
dopo unaccurata indagine archeologica che ha arricchito sensibilmente le no-
stre conoscenze sul primo teatro permanente di Roma, Antonio Monterroso
Checa ha parlato di una «magna reforma» del theatrum Pompei dettata da ra-
gioni ideologiche e sociali.18
Si pensi, contestualmente, alledificazione, nella zona in Circo Flaminio, del
teatro di Marcello, altro seme forte del progetto di renovatio urbis. Asserisce
10
CIC. De officiis, II 17 (in CICERONE, Opere politiche, a cura di A. RESTA BARRILE e D. AR-
FELLI, Milano, Mondadori, 2007, p. 506).
11
Per tale basilare quinta cronologica: MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., pp. 324-326.
12
Una fondata ipotesi: cfr. ivi, pp. 375-383.
13
Cfr. E. RAWSON, Discrimina Ordinum: The Lex Julia theatralis, in «Papers of The British
School at Rome», 1987, LV, pp. 83-114. Echi di tale legge in SVET. Aug., XLIV (CAIO SVETONIO
TRANQUILLO, Vite dei Cesari, introd. e premessa al testo di S. LANCIOTTI, trad. di F. DESSÌ, testo
latino a fronte, Milano, Rizzoli, 1982, 2 voll., vol. I, pp. 222, 224).
14
SVET. Aug., XXXI (ed. cit., p. 204: «Pompei quoque statuam contra theatri eius regiam
marmoreo Iano superposuit traslatam e curia in qua C. Caesar fuerat occisus»). Sulla controver-
sa interpretazione del passo: J.C. ROLFE, Notes on Svetonius, in «Transactions and Proceedings
of the American Philological Association», 1914, 45, pp. 35-47: 35-38; MONTERROSO CHECA,
Theatrum Pompei, cit., pp. 325, 329-331.
15
AUG. Res gestae, XX 1 (OTTAVIANO AUGUSTO, Res gestae, a cura di L. CANALI, Milano,
Mondadori, 2010 [1a ed. 2002], p. 44).
16
Cfr. VELL. II 48 2 (Le storie di G. Velleio Patercolo, a cura di L. AGNES; Epitome e frammen-
ti di L. Anneo Floro, a cura di J. GIACONE DEANGELI, Torino, UTET, 1969, p. 162).
17
PLUT. Pomp., 40 9; 42 9-10 (PLUTARCO, Vite parallele. Agesilao, introd., trad. e note di E.
LUPPINO MANES; Pompeo, introd., trad. e note di A. MARCONE, testo greco a fronte, con contri-
buti di B. SCARDIGLI e M. MANFREDINI, Milano, Rizzoli, 20002, pp. 387, 393).
18
MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., pp. 326 (per la citazione) e 324 n. 5.
18 STEFANO MAZZONI
19
AUG. Res gestae, XXI 1 (ed. cit., p. 46). Sul teatro di Marcello: G. TOSI, Gli edifici per spet-
tacoli nellItalia romana, con contributi di L. BACCELLE SCUDELER et al., Roma, Quasar, 2003, 2
voll., vol. I, pp. 25-27; vol. II, tav. I, figg. 33-43; SEAR, Roman Theatres, cit., pp. 61-65, 135-136;
MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., in partic. pp. 370-373. Per le valenze simboliche
delledificio: GROS, La fonction symbolique des édifices théâtraux, cit.; B. POULLE, Le théâtre
de Marcellus et la sphère, in «Mélanges de lÉcole française de Rome. Antiquité», 1999, 111, 1,
pp. 257-272; A. MONTERROSO CHECA, «Via Triumphalis per Theatrum Marcelli». Símbolos de
arquitectura en la Forma Urbis marmorea, in «Revue archéologique», 2009, 1, pp. 3-51.
20
Si vedano le belle pagine di P. LIVERANI, Cesare urbanista, in Giulio Cesare: luomo, le
imprese, il mito, catalogo della mostra a cura di G. GENTILI (Roma, 23 ottobre 2008-3 maggio
2009), Cinisello Balsamo (Milano), Silvana, 2008, pp. 42-51.
21
Cfr. ivi, p. 49; MONTERROSO CHECA, «Via Triumphalis per Theatrum Marcelli», cit., pp. 35-
37; e vd. SVET. Caes., XLIV 1 (ed. cit., p. 106).
22
PLUT. Pomp., 68 2 (ed. cit., p. 454); e cfr. MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., p. 330.
23
Cfr. CASSIO DIONE XLIII 49 2; LIII 30 5 (rispettivamente in CASSIO DIONE, Storia romana,
vol. II [libri XXXIX-XLIII], introd. e bibliografia di C. CARSANA, trad. e note di G. NORCIO, testo
greco a fronte, Milano, Rizzoli, 20054, p. 423; e in CASSIO DIONE, Storia romana, vol. V [libri LII-
LVI], introd. di G. CRESCI MARRONE, trad. di A. STROPPA, note di F. ROHR VIO, testo greco a fronte,
Milano, Rizzoli, 20002, p. 251).
24
CASSIO DIONE LIII 30 5-6 (ed. cit., pp. 251, 253).
25
Cfr. GROS, La fonction symbolique des édifices théâtraux, cit., pp. 335-336; MONTERROSO
CHECA, «Via Triumphalis per Theatrum Marcelli», cit.,pp. 15, 42, 46-49 e n. 158.
26
TAC. Ann., III 64 2 (TACITO, Annali, libri I-VI, a cura di L. PIGHETTI, prefaz. di L. CANALI,
Milano, Mondadori, 1994, p. 328); e cfr. ancora GROS, La fonction symbolique des édifices
théâtraux, cit., pp. 330 e n. 51, 342 e n. 108.
27
Vd. M. LABATE, Passato remoto. Età mitiche e identità augustea in Ovidio, Pisa-Roma, Serra,
2010, pp. 175, 178.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 19
28
Cfr. P. GROS, Larchitettura romana dagli inizi del III secolo a.C. alla fine dellalto impero.
I monumenti pubblici (1996), trad. di M.P. GUIDOBALDI, Milano, Longanesi, 2001, p. 305.
29
PLIN. Nat., XXXVI 50 e 114-115 (GAIO PLINIO SECONDO, Storia naturale, V, Mineralogia e
storia dellarte. Libri 33-37, trad. e note di A. CORSO, R. MUGELLESI, G. ROSATI, Torino, Einaudi,
1988, rispettivamente pp. 610, 664); e vd. M. MEDRI, Fonti letterarie e fonti archeologiche: un
confronto possibile su M. Emilio Scauro il Giovane, la sua domus «magnifica» e il theatrum «opus
maximum omnium», in «Mélanges de lÉcole française de Rome. Antiquité», 1997, 109, 1, pp. 83-
110; TOSI, Gli edifici per spettacoli, cit., vol. I, p. 21; ID., La carpenteria negli edifici per spettacoli,
ivi, pp. 687-708: 691-693.
30
Cfr. GROS, La fonction symbolique des édifices théâtraux, cit., pp. 338-339.
31
ASCON. in CIC. pro Scaur., 45 (23) (in ROLFE, Notes on Svetonius, cit., p. 47 n. 1); PLIN. Nat.,
XXXVI 6 (ed. cit., p. 518).
32
Cfr. e.g. P. ZANKER, Augusto e il potere delle immagini (1987), trad. di F. CUNIBERTO, To-
rino, Einaudi, 1989, pp. 147, 149.
33
Acta lud. saec. CIL VI 32323 lin. 157 e sgg; MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit.,
pp. 228, 319 e n. 456, 331, 363; e vd. avanti n. 49.
34
CASSIO DIONE LIV 26 1 (ed. cit., p. 339).
35
PLIN. Nat., VIII 65 (GAIO PLINIO SECONDO, Storia naturale, II, Antropologia e zoologia.
Libri 7-11, trad. e note di A. BORGHINI, E. GIANNARELLI, A. MARCONE, G. RANUCCI, Torino,
Einaudi, 1983, p. 184); e vd. GROS, La fonction symbolique des édifices théâtraux, cit., p. 329
e n. 45.
36
Cfr. CASSIO DIONE LIV 25 2 (ed. cit., p. 337); e cfr. e.g. SEAR, Roman Theatres, cit., pp. 65-
67, 136-137.
37
Cfr. STRAB. V 3 8 (STRABONE, Geografia. LItalia, libri V-VI, introd., trad. e note di A.M.
BIRASCHI, testo greco a fronte, Milano, Rizzoli, 19943, p. 142).
20 STEFANO MAZZONI
38
Per tale titolo nel protocollo del principato augusteo: K.F. WERNER, Nascita della nobiltà.
Lo sviluppo delle élite politiche in Europa (1998), trad. di S. PICO e S. SANTAMATO, Torino, Einau-
di, 2000, p. 308.
39
AUG. Res gestae, VII 3 (ed. cit., p. 18); OV. Fasti, III 417-426 (PUBLIO OVIDIO NASONE, I
Fasti, introd. e trad. di L. CANALI, note di M. FUCECCHI, testo latino a fronte, Milano, Rizzoli
20013, p. 238); e vd. FRASCHETTI, Roma e il principe, cit., pp. 331-338.
40
P. VEYNE, Il pane e il circo. Sociologia storica e pluralismo politico (1976), Bologna, il Mulino,
1984, p. 555.
41
AUG. Res gestae, XXXIV 3 (ed. cit., p. 72).
42
Si veda il vol. di Zanker citato a n. 32.
43
Basti qui il rinvio, entro una bibliografia vastissima, ad A. LA PENNA, Orazio e la morale
mondana europea, in ORAZIO, Tutte le opere, cit., pp. IX-CLXXIX, in partic. CLXIX e sgg.(La poetica
del classicismo).
44
M.-H. GARELLI-FRANÇOIS, Néron et la pantomime, in Le statut de lacteur dans lantiquité
grecque et romaine. Atti del colloquio (Tours, 3-4 maggio 2002), a cura di CH. HUGONIOT, F.
HURLET e S. MILANEZI, Tours, Presses universitaires François-Rabelais, 2004, pp. 353-368: 363.
45
Sullargomento, e.g.: POULLE, Le théâtre de Marcellus et la sphère, cit.
46
Cfr. linnovativo vol. di A. CARANDINI, con D. BRUNO, La casa di Augusto. Dai Luperca-
lia al Natale, Roma-Bari, Laterza, 2008, nonché A. CARANDINI, con D. BRUNO e F. FRAIOLI, Le
case del potere nellantica Roma, Roma-Bari, Laterza, 2010, pp. 151-226. Gilles Sauron (Quis
deum?, cit., pp. 542 e sgg.) sottolinea a ragione i nessi tra la frons scaenae detà augustea e il
santuario dApollo sul Palatino.
47
Al riguardo, e.g.: TORELLI, Il culto imperiale a Pompei, cit., p. 250.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 21
allepifania conviviale dei dodici dèi, con Cesare figlio in veste di Apollo:
Cena quoque eius secretior in fabulis fuit, quae vulgo äùäåêÜèåïò vocabatur; in qua
deorum dearumque habitu discubuisse convivas et ipsum pro Apolline ornatum [...].
Auxit cenae rumorem summa tunc in civitate penuria ac fames adclamatunque est
postridie: «omne frumentum deos comedisse et Caesarem esse plane Apollinem, sed
Tortorem, [Scorticatore]» quo cognomine is deus quadam in parte urbis colebatur.48
48
SVET. Aug., LXX (ed. cit., pp. 254, 256). Per precisazioni: C. COMPOSTELLA, Banchetti pub-
blici e banchetti privati nelliconografia funeraria romana del I secolo d.C., in «Mélanges de lÉcole
française de Rome. Antiquité», 1992, 104, 2, pp. 659-689: 688 e n. 73; S. TOSO, Fabulae graecae.
Miti greci nelle gemme romane del I secolo a.C., Roma, «LErma» di Bretschneider, 2007, p. 224;
CARANDINI, con BRUNO e FRAIOLI, Le case del potere, cit., p. 170.
49
Sui ludi del 17, e.g.: B. VALLI, Domiziano i ludi saeculares e la città, in Divus Vespasianus.
Il bimillenario dei Flavi, catalogo della mostra a cura di F. COARELLI (Roma, 27 marzo 2009-10
gennaio 2010), Milano, Electa, 2009, pp. 308-311; MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit.,
pp. 331, 370 e passim.
50
Cfr. POULLE, Le théâtre de Marcellus et la sphère, cit., p. 270.
51
Cfr. MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., pp. 370-371; ID., «Via Triumphalis per
Theatrum Marcelli», cit.
52
VITR. De arch., I praef. 2-3 (VITRUVIO, De architectura, a cura di P. GROS, trad. e commento
di A. CORSO e E. ROMANO, Torino, Einaudi, 1997, 2 voll., vol. I, pp. 10-13).
53
Cfr. M. LABATE, Larte di farsi amare. Modelli culturali e progetto didascalico nellelegia
ovidiana, Pisa, Giardini, 1984, pp. 48-64, 78-85. Ulteriori fruttuosi spunti di riflessione su Ovi-
dio e le forme dello spettacolo romano in età augustea si devono al medesimo studioso: cfr. ID.,
Passato remoto, cit., pp. 121-136, 180-184.
54
OV. Fasti, II 683-684 (ed. cit., p. 186).
55
SVET. Aug., XCIX (ed. cit., p. 296).
22 STEFANO MAZZONI
«M(arcus et) M(arcus) Holconii Rufus et Celer cryptam tribunalia theatrum s(ua)
p(ecunia)»
56
Per un profilo della città dal punto di vista della storia dello spettacolo: S. MAZZONI, Pa-
norama di Pompei: storia dello spettacolo e mondo antico, in «Annali» del Dipartimento di storia
delle arti e dello spettacolo dellUniversità di Firenze, n.s., IX, 2008, pp. 9-76 (poi, in versione
elettronica, in «Annali online della facoltà di lettere e filosofia dellUniversità degli studi di
Ferrara», 2008, 2, pp. 186-243; [Link]
57
Cfr. J.H. DARMS, Pompeii and Rome in the Augustan Age and Beyond. The Eminence
of the Gens Holconia, in Studia Pompeiana & Classica in Honor of Wilhelmina F. Jashemski,
a cura di R.I. CURTIS, New Rochelle (New York), Caratzas, 1988-1989, 2 voll., vol. I, pp. 51
e sgg.
58
CIL X 837; C. NICOLET, Tribuni militum a populo, in «Mélanges darchéologie et dhistoire
de lÉcole française de Rome», LXXIX, 1967, 1, pp. 29-76: 40 doc. 15; TORELLI, Il culto imperiale
a Pompei, cit., pp. 249-250 e n. 30 (con trascrizione delle ulteriori epigrafi relative a Rufus sacer-
dos e flamen Augusti). Rufus rivestì tale carica dal 2 a.C. sino alla morte (13 d.C.).
59
Cfr. MAZZONI, Panorama di Pompei, cit., pp. 42-43; M. BEARD, Prima del fuoco. Pompei,
storie di ogni giorno (2008), trad. di T. CASINI, Roma-Bari, Laterza, 2011, pp. 139, 245-248, 388.
60
Si riveda n. 32.
61
Proficui riscontri in I colori del bianco. Policromia nella scultura antica, redazione scien-
tifica di P. LIVERANI, Roma-Citta del Vaticano, De Luca-Direzione dei musei dello stato della
Città del Vaticano, 2004.
62
Oggi al Museo archeologico nazionale di Napoli, inv. 6233.
63
SVET. Aug., LVIII 1 (ed. cit., p. 240).
64
Cfr. P. ZANKER, Pompei. Società, immagini urbane e forme dellabitare, trad. di A. ZAMBRI-
NI, Torino, Einaudi, 1993, pp. 120, 122 fig. 62.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 23
Status che consentiva a Marcus Holconius di sedere tra gli equites quando si
recava a teatro nella capitale.65 A Pompei, nel suo teatro grande, ristrutturato
con laiuto del figlio (o fratello) Celer, a Rufus era riservato un eccellente punto
di visione in asse con la ianua regia: un bisellium (o una più prestigiosa sella
curulis?)66 ancorato al centro dellima cavea, ove il visitatore di oggi legge lor-
ma di uniscrizione in bronzo (fig. 8).67 Il posto donore differenziava costui dai
decurioni e dagli altri spettatori di riguardo assisi sui sottostanti bisellia situati
nei pressi dellorchestra.68 Unubicazione rivelante i privilegi dovuti a un uomo
della sua tempra.
La ristrutturazione finanziata dagli Holconi Rufi aumentò la capienza del
teatro modificandone sostanzialmente lassetto architettonico (fig. 9).69 A co-
storo si devono sia i tribunalia, rivestiti e decorati in marmo, sia la crypta, vale
a dire il robusto corridoio anulare con volta a botte su cui fu innalzata la summa
cavea destinata agli spettatori più umili (e forse alle femmine), a sottolineare le
ordinate gerarchie della società augustea.70 Si ripensi alla Lex Julia theatralis.
Leccezionale evergesia è così laconicamente riassunta: «M(arcus et) M(arcus)
Holconii Rufus et Celer cryptam tribunalia theatrum s(ua) p(ecunia)».71 In
quelloccasione, infatti, la cavea venne consolidata e rifatta in marmo: ledificio
teatrale già dei sanniti e dei coloni sillani si metamorfosò allora nello splendente
teatro imperiale che abbelliva Pompei ammodernandola nel segno unificante del
classicismo augusteo. Publica magnificentia.72
Uno spazio artificiale munito di uno schermo di vela (fig. 9), di cui soprav-
vivono alcuni sostegni, e dotato di un aulaeum meccanico,73 lentamente apparente
65
Cfr. ivi, p. 123.
66
Cfr. ivi, p. 121. Su bisellium e sella curulis: RAWSON, Discrimina Ordinum: The Lex Julia
theatralis, cit., pp. 107-111.
67
CIL X 838: «M. Holconio M. f. Rufo / II v. i. d. quinqiens, / iter. quinq., trib. mil. a. p. /,
flamini Aug., patr. colo. d. d.» (in NICOLET, Tribuni militum a populo, cit., p. 40 doc. 16): «A
Marco Holconio Rufo figlio di Marco, duoviro con potere giurisdizionale per la quinta volta e
quinquennale per la seconda, tribuno militare di nomina popolare, flamine di Augusto, patrono
della colonia, per decreto dei decurioni».
68
Cfr. A. VARONE, Pompei, i misteri di una città sepolta. Storia e segreti di un luogo in cui la
vita si è fermata duemila anni fa, Roma, Newton & Compton, 20002, pp. 158-159.
69
Una rifondazione scandita, pare, in «almeno tre tappe» (W. JOHANNOWSKI, Appunti sui teatri
di Pompei, Nuceria, Alfaterna, Ercolano, in «Rivista di studi pompeiani», XI, 2000, pp. 17-32: 20,
con analisi dei lavori compiuti nelle tre ipotetiche fasi; e vd. da ultimo la nitida sintesi di SEAR,
Roman Theatres, cit., pp. 130-132, nonché G.- IANNACE-L. MAFFEI-P. TREMATERRA, The Acoustic
Evolution of the Large Theatre of Pompeii, in The Acoustics of Ancient Theatres Conference [Pa-
tras, 18-11 settembre 2001], in corso di stampa, con utile ipotesi di ricostruzione: vd. qui fig. 9).
70
Cfr. ZANKER, Pompei, cit., p. 124.
71
CIL X 833-835: «Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Rufo Celere [costruirono] a pro-
prie spese il sottopassaggio coperto, le tribune e tutta la cavea».
72
Come sottolinea ZANKER, Pompei, cit., p. 123.
73
A. NEPPI MODONA (Gli edifici teatrali greci e romani. Teatri-odei-anfiteatri-circhi, Firenze,
Olschki, 1961, p. 94) riconduce, con W. Bywanck, la messa in opera del sipario agli Holconi.
24 STEFANO MAZZONI
dal canale dellhyposcaenium, il cui movimento era forse innescato dal battito
dello scabellum: «sic ubi tolluntur festis aulaea theatris, / surgere signa solent
primumque ostendere vultus, / cetera paulatim, placidoque educta tenore / tota
patent imoque pedes in margine ponunt».74 Un riscontro affidabile, un ispira-
to Ovidio.
Uno spazio ricco di significati, il teatro grande di Pompei in epoca augustea.
Spia di un nuovo gusto. Detector di una nuova ideologia, segno forte demula-
tiva imitatio urbis. E non è da escludere la messa in opera in summa cavea di
unedicola con sculture votata al culto imperiale.75 Mentre è accertato, tra il 2
a.C. e il 14 d.C., sia il dispiegamento di statue dei due evergeti municipali (i citati
Holconi),76 sia di un Augusto dominante la ianua regia: topico sigillo di un
programma iconografico che trovò un approdo saliente, databile al 2-1 a.C.,
nellinaugurazione della scenafronte marmorea scandita da due ordini di colon-
ne, animata da nicchie e, forse, da ritratti della famiglia imperiale:77 «columnis
et fastigiis et signis reliquisque regalibus rebus», giusta Vitruvio.78
Una città dItalia e il suo recinto teatrale di gloria e memoria: un ricetto
mitopoietico affollato di statue. Se ciò corrisponde al vero, le sculture dei com-
mittenti rammentavano ai convenuti la generosità degli Holconi interloquendo
sia con le numinose effigi imperiali, sia con le autocontemplative iscrizioni in
onore dei benefattori locali,79 sia, infine, con gli Holconi stessi in carne e ossa.
Oltre le pietre, dunque, immaginando quei perduti orizzonti di vita, di spetta-
coli e cerimonie, di percezione e di gusto nel teatro di Pompei innervato in quel
giro di tempo dalle cifre visive di una maiestas sovrana che catturavano gli sguardi
degli spettatori dogni ceto nelle maglie fitte del simbolo, dellimmaginazione,
dellimmaginario.80
74
OV. Met., III 111-114 (PUBLIO OVIDIO NASONE, Le metamorfosi, vol. I [libri I-VIII], introd.
di G. ROSATI, trad. di G. FARANDA VILLA, note di R. CORTI, testo latino a fronte, Milano, Rizzoli,
20018, pp. 170, 172).
75
Cfr. JOHANNOWSKI, Appunti sui teatri di Pompei, cit., p. 22; P.G. GUZZO, Pompei. Storia e
paesaggi della città antica, fotografie di A. e P. FOGLIA, S. RICCIO, Milano, Electa, 2007, p. 168.
76
Cfr. ZANKER, Pompei, cit., p. 120; GUZZO, Pompei, cit., p. 168.
77
Per la congetturale data dinaugurazione della nuova scenafronte e per lipotesi più che
economica circa lubicazione della statua di Augusto: TORELLI, Il culto imperiale a Pompei, cit.,
pp. 249, 268. Plausibile altresì che lo stato attuale della scenafronte con nicchie, di cui quella
centrale curvilinea, sia riconducibile non alla fase neroniana (post 62), come per lo più ritenuto,
bensì allintervento degli Holconi: cfr. ancora JOHANNOWSKI, Appunti sui teatri di Pompei, cit.,
pp. 20-22. Contra, e.g., TOSI, Gli edifici per spettacoli, cit., vol. I, p. 169. Riflessioni condivisibili
sullassetto conferito alla frons scaenae da Rufo e da Celere si leggono in ZANKER, Pompei, cit.,
pp. 119-120 e fig. 60, nonché in ID., Augusto e il potere delle immagini, cit., p. 345.
78
VITR. De arch., V 6 9 (ed. cit., p. 572).
79
CIL X 837, 839-840.
80
Cfr. MAZZONI, Panorama di Pompei, cit., p. 46.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 25
81
Cfr. N. SAVARESE, Introduzione. Paradossi dei teatri romani, in Teatri romani. Gli spettacoli
nellantica Roma, a cura di N. S., Bologna, il Mulino, 1996, pp. IX-LXXV: LXV; ID., A teatro con gli
antichi romani, in In scaena. Il teatro di Roma antica, catalogo della mostra a cura di N. SAVA-
RESE (Roma, 3 ottobre 2007-17 febbraio 2008), Milano, Electa, 2007, pp. 62-64.
82
N. SAVARESE, Lorazione di Libanio in difesa della pantomima, in «Dioniso», n.s., 2003, 2,
pp. 84-105: 88.
83
Cfr. e.g. E. PARATORE, Storia del teatro latino [1957], con unAppendice di scritti sul teatro
latino arcaico e un inedito autobiografico, a cura di L. GAMBERALE-A. MARCHETTA,Venosa (Po-
tenza), Osanna, 2005, pp. 235-236.
84
U. ARTIOLI, Teatro e letteratura, in Enciclopedia Feltrinelli Fischer. Letteratura 2, a cura di
G. SCARAMUZZA, Milano, Feltrinelli, 1976, pp. 569-584: 570.
85
F. DUPONT, Teatro e società a Roma (1985), Roma-Bari, Laterza, 1991, p. 110.
86
Cfr. H.A. KELLY, Tragedia e rappresentazione della tragedia nella tarda antichità romana
(1979), ora in Teatri romani, cit., pp. 69-97.
87
Sul principe e il celebre danzatore-attore vd. soprattutto SAURON, Quis deum?, cit., pp.
553-565 (p. 553 per la citazione che riprende il titolo dellormai classico volume di DUPONT,
Lacteur-roi, cit.; e rivedi n. 85).
26 STEFANO MAZZONI
non Pylades histrio nobis omittendus est, qui clarus in opere suo fuit temporibus
Augusti et Hylam discipulum usque ad aequalitatis contentionem eruditione provexit.
Populus deinde inter utriusque suffragia divisus est et cum canticum quoddam salta-
ret Hylas cuius clausula erat ôòí ìÝãáí ÁãáìÝìíïíá, sublimem ingentemque Hylas
velut metiebatur. Non tulit Pylades et exclamavit e cavea óÝ ìáêñÒí ïÙ ìÝãáí ðïéåáò.
Tunc eum populus coegit idem saltare canticum, cumque ad locum venisset quem re-
prehenderat, exspressit cogitantem nihil magis ratus magno duci convenire quam pro
omnibus cogitare.88
88
MACROB. Sat., II 7, 12 sgg.: «Non dobbiamo dimenticare di citare lattore Pilade, che al
tempo di Augusto fu celebre nel suo campo, e con la sua dottrina innalzò il discepolo Ila fino al
punto di sforzarsi di eguagliarlo. Il pubblico quindi si è trovato a dividere tra i due il suo plauso,
e una volta che Ila danzava un certo cantico la cui clausola era Il grande Agamennone, Ila ne
dava [di Agamennone] una interpretazione maestosa e esagerata. Pilade non lo sopportò, e escla-
mò dalla cavea: lo fai tronfio, non grande. Il pubblico allora lo costrinse a danzare lo stesso
cantico; e [Pilade] giunto al punto in cui lo aveva criticato, interpretò [Agamennone] pensoso,
convinto che nulla si addica di più a un grande condottiero che pensare per tutti» (in M. BONA-
RIA, Romani mimi, Roma, Edizioni dellAteneo, 1965, p. 196 lemma 132). Miei il corsivo e la
traduzione; e vd. n. 91.
89
QUINT. Inst. Orat., XI 3 66 (QUINTILIANO, Istituzione oratoria, a cura di S. BETA-E. DIN-
a
CERTI AMADIO, introd. di G. KENNEDY, Milano, Mondadori, 2007 [1 ed. 1997-2001], 2 voll., vol.
II, p. 646).
90
Sul perduto trattato: Suda s.v. Ôñ÷çóéò; SAURON, Quis deum?, cit., pp. 555-559; M.-H.
GARELLI-FRANÇOIS, La pantomime antique ou les mythes revisités: le répertoire de Lucien (Dan-
se, 38-60), in «Dioniso», n.s., 2004, 3, pp. 110-119: 110 e n. 7, 116 e n. 41.
91
Per tale consolidata traduzione-interpretazione del rimprovero a Ila: V. ROTOLO, Il panto-
mimo. Studi e testi, Palermo, presso lAccademia, 1957, p. 3; G.R. RICCI, Prefazione a V. REQUE-
NO, Larte di gestire con le mani, a cura di G.R. R., Palermo, Sellerio, 1982, p. 20; G. PETRONE,
I romani, in U. ALBINI-G. PETRONE, Storia del teatro. I greci-I romani, Milano, Garzanti, 1992,
p. 512; e, infine, F. ROBERT, Χåñóí áÙôááò ëáëåáí (Luc., Salt. 63): rhétorique et pantomime à
lépoque impériale, in Discorsi alla prova. Atti del quinto colloquio italo-francese [...], a cura di
G. ABBAMONTE-L. MILETTI-L. SPINA (Napoli-S. Maria di Castellabate [Salerno], 21-23 settembre
2006), Napoli, Giannini, 2009, pp. 225-257: 239. Corrette, pur non entrando nel merito della
questione, le sintetiche chiose sulla performance dovute a SAURON, Quis deum?, cit., p. 555, e a
G. TEDESCHI, Lo spettacolo in età ellenistica e tardo antica nella documentazione epigrafica e
papiracea, in «Papyrologica lupiensia», 2002, 11, pp. 88-187: 126 n. 177. Per il quadro di riferi-
mento: New Directions in Ancient Pantomime, a cura di E. HALL-R. WYLES, Oxford-New York,
Oxford University Press, 2008.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 27
Egli non è scolpito in abiti di scena. Si presenta in toga, simbolo di cittadina di-
gnità. Una presa di distanza dal mestiere. Tuttavia la sua professione è svelata
sia dallepigrafe97 sulla base e sullo scrinium della scultura, sia dal medesimo
contenitore. Questultimo allude ai ferri del mestiere di Fundilius, al suo per-
sonale patrimonio papiraceo di rotoli di testi, copioni, parti, ecc. In breve, quella
cassetta cilindrica da viaggio evoca il fluido repertorio dellattore pietrificato.
Norbanus e Fundilius: un dittico da studiare più a fondo; nel contesto, forse,
di una scuola di teatro acutamente ipotizzata da Fausto Zevi.98
Come da meglio indagare99 resta la sapienza scenica del vitale ultimo dei giulio-
claudii, citharoedus e tragoedus professionista intriso di gusto greco. Da un
lato, dunque, il cantore di unaria tragica che si accompagnava con la cithara,
dallaltro lattore-cantante interprete di un personaggio tragico. «Lho sentito
spesso cantare, fare gli annunci [in veste di araldo] e recitare in [...] tragedie»,
raccontava sprezzante il ribelle Vindice.100 Non si perda di vista, nella tournée
in Ellade del 66-67,101 Nero trepidante: «in tragico quodam actu, cum elapsum
baculum cito resumpsisset, pavidus et metuens ne ob delictum certamine sum-
moveretur». Panico da palcoscenico? Probabile. Tantè che in gara limperatore,
ansioso, «vero ita legi oboediebat, ut numquam exscreare ausus sudorem quo-
que frontis brachio detergeret».102 Zelo performativo che trova riscontro in Tacito.
Roma, grecizzanti Neroneia del 65. Lapollineo principe-citaredo (fig. 12)
[...] ingreditur theatrum, cunctis citharae legibus obtemperans, ne fessus resideret, ne
sudorem nisi ea quam indutui gerebat veste detergeret, ut nulla oris aut narium excre-
menta viserentur. [...] Postremo, flexus genu et coetum illum manu veneratus, senten-
tias iudicum opporiebatur ficto pavore.103
97
CIL XIV 4723.
98
Cfr. ZEVI, Personaggi della Pompei sillana, cit., p. 6 n. 21.
99
Nonostante validi studi; cfr. e.g. KELLY, Tragedia e rappresentazione della tragedia, cit.,pp.
78-88; N.M. KENNEL, ÍÝñùí ðåñéïäïíßêçò, in «American Journal of Philology», 1988, 109, pp.
239-251; S. BARTSCH, Actors in the Audience: Theatricality and Doublespeak from Nero to Ha-
drian, London, Harvard University Press, 1994; nonché i saggi di P. ARNAUD, Lempereur, lhi-
strion et la claque, un jeu réglé et ses dérèglements (in Le statut de lacteur, cit., pp. 275-306) e
di GARELLI-FRANÇOIS, Néron et la pantomime, cit. Proficua per la storia dello spettacolo la
monografia di E. CHAMPLIN, Nerone (2003), trad. di M. CARPITELLA, Roma-Bari, Laterza, 2005.
Infine, in sintesi: A. GIARDINA, Nerone o dellimpossibile e R. REA, Nerone, le arti e i ludi, en-
trambi in Nerone, catalogo della mostra a cura di M.A. TOMEI e R. REA (Roma, 12 aprile-18
settembre 2011), Milano, Electa, 2011, rispettivamente pp. 10-25: 18-19; 202-217; nonché la mia
relazione Nero tragicus cantor presentata il 7 ottobre 2011 al convegno Visioni dellantico III
organizzato dal Dottorato di ricerca in storia dello spettacolo dellUniversità di Firenze.
100
Cfr. CASSIO DIONE LXIII 22 5 (CASSIO DIONE, Storia romana, vol. VI [libri LVII-LXIII], in-
trod. di M. SORDI, trad. di A. STROPPA, note di A. GALIMBERTI, testo greco a fronte, Milano, Rizzoli,
20063, pp. 545, 547).
101
Al riguardo: KENNEL, ÍÝñùí ðåñéïäïíßêçò, cit.
102
SVET. Nero, XXIII 3, XXIV 1 (SVETONIUS, Nero, a cura di B.H. WARGMINTON, London, Bri-
stol Classical Press, 20032, p. 8).
103
TAC. Ann., XVI 4 3-4 (TACITO, Annali, libri XI-XVI, a cura di L. PIGHETTI, Milano, Monda-
dori, 1994, p. 436); e cfr. CHAMPLIN, Nerone, cit., p. 97.
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 29
[...] statim ut imperium adeptus est, Terpnum citharoedum vigentem tunc praeter alios
arcessiit diebusque continuis post cenam canenti in multam noctem assidens paulatim
et ipse meditari exercerique coepit neque eorum quicquam omittere, quae generis eius
artifices vel conservandae vocis causa vel augendae factitarent; sed et plumbeam char-
tam supinus pectore sustinere et clystere vomituque purgari et abstinere pomis cibi-
sque officientibus; donec blandiente profectu [...] prodire in scaenam concupiit [...].109
Frammenti performativi sui quali, per brevità, non indugio. Giova invece
insistere sul neroniano uso del teatro di Pompeo (e di Augusto) nella versione
configurata dai restauri di Tiberio e di Claudio.110 Roma, maggio del 66, ceri-
monie in onore di Tiridate dArmenia. Annota Cassio Dione:
[...] si tenne anche una celebrazione in teatro: non solo il palcoscenico ma anche lin-
tera area interna delledificio venne coperta doro, come del resto venivano adornate
doro tutte le strutture mobili che vi venivano introdotte, ragion per cui attribuisco-
no a quel giorno medesimo lepiteto di «dorato». [...] I tendoni che erano stati stesi
104
Che si tratti del teatro del Magno mi pare ipotesi economica: cfr. e.g. PLIN. Nat., XXXVII
19 (ed. cit., p. 756). Si ricordi, a ulteriore conferma, luso neroniano del teatro di Pompeo nel 67
(vd. avanti).
105
Vd. TAC. Ann., XV 33 3 (ed. cit., pp. 370, 372); SVET. Nero, XX 2 (ed. cit., pp. 6-7); cfr. in
questo volume il contributo di A. PINELLI, Napoli 1443: il trionfo meticcio di Alfonso dAragona,
pp. 57-73: 72-73 e fig. 4.
106
TAC. Ann., XV 33 2 (ed. cit., p. 370).
107
SVET. Nero, XX 1 (ed. cit.,p. 6).
108
Cfr. QUINT. Inst. Orat., XI 3 171 (ed. cit., p. 688). Sulla voce di Nero si veda CHAMPLIN,
Nerone, cit., pp. 75, 319 n. 11 (con regesto delle fonti letterarie).
109
SVET. Nero, XX 1 (ed. cit., p. 6). Dissento su questo punto da GARELLI-FRANÇOIS (Néron
et la pantomime, cit., p. 357 e n. 17) che sottovaluta lattendibilità della notizia svetoniana circa
il rapporto tra il principe e il citaredo Terpnus, giudicandolo mero topos.
110
Cfr. MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., pp. 333, 335.
30 STEFANO MAZZONI
per proteggere dai raggi solari erano di porpora e nel mezzo di essi vi era ricamata
unimmagine di Nerone che conduceva un cocchio e, intorno a lui, delle stelle doro
splendenti.111
Al centro dei vela di porpora del più grande dei teatri di Roma il più nobile
degli aurighi splendeva in pieno giorno sulla quadriga del Sole. Nero e Helios,112
come nel teatro di Cerveteri nel quale svettava una statua loricata dellimpera-
tore decorata con la medesima iconografia.113 Questa limmagine di sé che Nerone
dava in quel periodo felice. Di lì a non molto le cose sarebbero cambiate, fatto
salvo lanelito performativo che accompagnò il principe sino ai suoi ultimi giorni:
sub exitu quidem vitae palam voverat, si sibi incolumis status permansisset, proditu-
rum se partae victoriae ludis etiam hydraulam et choraulam et utricularium ac novis-
simo die histrionem saltaturumque Vergili Turnum.114
Suites dinastiche
Mutiamo, infine, ancora scena. Ognuno sa che a partire dalletà augustea nel
giro di qualche decennio si costruirono teatri pubblici permanenti in tutto loc-
cidente romano e poi in oriente. Inoltre, si restaurarono e abbellirono preesi-
stenti teatri. Con lavvento dei teatri che fiorirono in Italia e nelle province,
111
CASSIO DIONE LXIII 6 (ed. cit., p. 517); e cfr. PLIN. Nat., XXXIII 54 (ed. cit., p. 42); SVET.
Nero, 2 (ed. cit., p. 5).
XIII
112
Cfr. anche POULLE, Le théâtre de Marcellus et la sphère, cit., pp. 266, 272; CHAMPLIN,
Nerone, cit., in partic. pp. 154, 292-293.
113
Cfr. M. FUCHS, Panzerstatue des Nero (?), in M. FUCHS-P. LIVERANI-P. SANTORO, Caere, II,
Il teatro e il ciclo statuario giulio-claudio, a cura di P. S., Roma, CNR, 1989, pp. 68-70 e figg. 49-
55; M. CADARIO, Nerone e il «potere delle immagini», in Nerone, cit., pp. 176-189: 176-177 (e fig.
1), 185, 188. La scultura è custodita nei Musei vaticani (inv. 9948).
114
SVET. Nero, LIV 1 (ed. cit., p. 20); e vd. CHAMPLIN, Nerone, cit., pp. 101, 104, 228-229, 327
n. 101, 351 n. 88, nonché U. PIZZANI, Il lessico musicale dal greco al latino, in Atti del II seminario
internazionale di studi sui lessici tecnici greci e latini (Messina, 14-16 dicembre 1995), a cura di
P. RADICI COLACE, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1997, pp. 281 e sgg.: 292.
115
Cfr. SVET. Nero, XLI 2 (ed. cit., p. 16).
116
Come ha mostrato GARELLI-FRANÇOIS, Néron et la pantomime, cit., p. 355 (vd. anche ivi,
pp. 364, 366-367).
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 31
117
Ho già avuto modo di sottolinearlo: S. MAZZONI, Studiare i teatri: un atlante iconografico
per la storia dello spettacolo, in Storia e storiografia del teatro, oggi. Per Fabrizio Cruciani, «Culture
teatrali», autunno 2002-primavera 2003, 7-8, pp. 221-253: 237 e sgg.; e cfr. SEAR, Roman Thea-
tres, cit., in partic. pp. 12-14.
118
Cfr. P. PENSABENE, Roma e le capitali provinciali. Contributi per lo studio dellarchitettura
e della decorazione architettonica in marmo nella Hispania romana, in Simulacra Romae. Roma
y las capitales provinciales del occidente europeo. Estudios arqueológicos. Atti della riunione svol-
tasi a Tarragona (12-14 dicembre 2002), a cura di J. RUIZ DE ARBULO, Tarragona, El Medol, 2004,
pp. 175-199: 180-183, 198.
119
Cfr. D. LANZA, Lattore, in Introduzione alle culture antiche, a cura di M. VEGETTI, vol. I,
Oralità scrittura spettacolo (1983), Torino, Bollati Boringhieri, 1992, pp. 127-139: 133.
120
GROS, Larchitettura romana, cit., p. 322.
121
Si ricordi il culto ellenistico dei sovrani e limitatio Alexandri che, tra laltro, portò Otta-
viano, Caligola, Settimio Severo e Caracalla a visitare la tomba del Macedone ad Alessandria.
122
Sullapparato decorativo dei teatri romani un punto di riferimento è il vol. di M. FUCHS,
Untersuchungen zur Ausstattung römischer Theater in Italien und den Westprovinzen des Im-
perium Romanum, Mainz am Rhein, von Zabern, 1987. Sempre utile G. BEJOR, La decorazione
scultorea dei teatri romani nelle province africane, in «Prospettiva», 1979, 17, pp. 37-46. Per un
exemplum: ID., Hierapolis. Scavi e ricerche, vol. III, Le statue, Roma, Giorgio Bretschneider, 1991,
pp. 1-46 (cap. I, Le statue del teatro). Si veda inoltre la bibliografia registrata a n. 125.
32 STEFANO MAZZONI
123
TAC. Dialogus de oratoribus, 13 (TACITO, Dialogo sulloratoria, introd. e commento di L.
LENAZ, trad. di F. DESSÌ, testo latino a fronte, Milano, Rizzoli, 20003, p. 86).
124
Cfr. e.g. la scheda di G. SESE ALEGRE, in Censimento analitico. Teatri greci e romani. Alle
origini del linguaggio rappresentato, a cura di P. CIANCIO ROSSETTO e G. PISANI SARTORIO, Roma,
Seat, 1994, 3 voll., vol. III, pp. 250-253; P. CIANCIO ROSSETTO-G. PISANI SARTORIO, Gli edifici per
lo spettacolo, in Hispania romana. Da terra di conquista a provincia dellimpero, catalogo della
mostra a cura di J. ARCE, S. ENSOLI, E. LA ROCCA (Roma, 22 settembre-23 novembre 1997), Mi-
lano, Electa, 1997, pp. 188-196: 188-191; GROS, Larchitettura romana, cit., pp. 323-326 e fig.
345; W. TRILLMICH, Monumentalización del espacio público emeritense como reflejo de la evolu-
ción histórica colonial: el ejemplo del teatro emeritense y sus fases, in Augusta Emerita. Territo-
rios, espacios, imágenes y gentes en Lusitania romana, a cura di T. NOGALES BASARRATE, Mérida,
Ministerio de educación, cultura y deporte, Museo nacional de arte romano, Fundación de estu-
dios romanos, 2005, pp. 275-284; SEAR, Roman Theatres, cit., pp. 12, 86, 101-102, 264-265.
125
Cfr. G. CAPUTO-G. TRAVERSARI, Le sculture del teatro di Leptis Magna, Roma, «LErma»
di Bretschneider, 1976; G. CAPUTO, Il teatro augusteo di Leptis Magna. Scavo e restauro (1937-
1951), Roma, «LErma» di Bretschneider, 1987, 2 voll.; GROS, Larchitettura romana, cit., pp. 323-
325, 327 fig. 346; SEAR, Roman Theatres, cit., pp. 14, 15-16, 104, 105, 281-282.
126
CIL II 474 (e vd. J.C. SAQUETE, Las élites sociales de Augusta Emerita, Mérida, Museo
nacional de arte romano, 1996, pp. 27, 65, 158-159, 165).
127
Cfr. ivi, p. 84.
128
Cfr. e.g. il catalogo del Museo nacional de arte romano, Mérida, Getafe (Madrid), Mini-
sterio de educación y cultura, 1997³, pp. 13-14; S. MAZZONI, Atlante iconografico. Spazi e forme
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 33
dello spettacolo in occidente dal mondo antico a Wagner (2003), Corazzano (Pisa), Titivillus, 20084,
p. 129 tav. 58; PENSABENE, Roma e le capitali provinciali, cit., p. 183 e n. 43. Spunti interpretativi
offrono D. BOSCHUNG, Lesempio del ritratto imperiale, in Hispania romana, cit., pp. 239-243 e
P. LIVERANI, Limmagine della Hispania, ivi, pp. 93-97. Sulliconografia di Augusto a capo coper-
to: ZANKER, Augusto e il potere delle immagini, cit., pp. 137-138 e fig. 104, 250, 317; ID., Arte ro-
mana, ed. it. a cura di D. LA MONICA, Roma-Bari, Laterza, 2008, pp. 69-70 fig. 41, 73, 78 fig. 46.
129
Vd. SAQUETE, Las élites sociales, cit., pp. 75, 78.
130
Si vedano il citato catalogo del Museo nacional de arte romano, a pp. 12, 14, nonché Hispania
romana, cit., pp. 385-386 schede 167 e 168 e TRILLMICH, Monumentalización del espacio público
emeritense, cit.
131
IRT 321 (in CAPUTO, Il teatro augusteo di Leptis Magna, cit., pp. 25-28 e tav. 147, 1).
132
Nella fitta bibliografia cfr. almeno A. FRASCHETTI, Livia, la politica, in Roma al femminile,
a cura di A. F., Roma-Bari, Laterza, 1994, pp. 123-151; A.A. BARRETT, Livia. La First Lady
dellimpero (2002), Roma, Altana, 2006.
133
Cfr. specialmente LABATE, Passato remoto, cit., pp. 230-242.
134
MONTERROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., p. 373.
135
IRT 269; in CAPUTO, Il teatro augusteo di Leptis Magna, cit., pp. 56-57; e cfr. ivi, pp. 61-
66 e tav. I; ZANKER, Augusto e il potere delle immagini, cit., pp. 250-252 e fig. 185, 346; MONTER-
ROSO CHECA, Theatrum Pompei, cit., pp. 284-286. La statua di Cerere è conservata al museo di
Tripoli e la guerra in corso fa temere per la sua sorte.
136
Cfr. CAPUTO, Il teatro augusteo di Leptis Magna, cit., pp. 57-59, 95 (per la citazione), 127,
133-134; BEJOR, La decorazione scultorea, cit., pp. 39, 40 fig. 4.
34 STEFANO MAZZONI
Si pensi inoltre, tornando in Campania, alla bronzea statua di Livia con il capo
velato (fig. 17) proveniente dal teatro di Ercolano. La donna che Augusto amò
con singolare perseveranza137 e che il pronipote Caligola sarcasticamente giudi-
cava un Ulisse travestito da donna,138 è ritratta in postura di Orante. È in posa
slanciata, nonostante letà matura svelata dalle rughe profonde nei pressi del naso
e delle labbra. Un volto intenso, da immaginare con i grandi occhi completati
da sclere e da iridi forse in pasta vitrea.139
Non si trascurino, poi, a conclusione di questo specimen, le statue loricate di
Nerone nei teatri di Bologna e di Cerveteri. Questultima, si è visto, presentava
sulla corazza lauriga solare in bella mostra; la prima, invece (fig. 18), esibiva
sulla lorica Nereidi e draghi (o ippocampi) marini che rinviavano al culto di
Nettuno e al topos del dominio di Roma sul mare.140
Immagini dimpero.
Ricapitolando: lo studio dei programmi iconografici e decorativi dei teatri
romani detà imperiale è importante per capire la funzione e il significato degli
edifici teatrali di quella civiltà fondata sulle evergesie,141 ché quegli spazi erano
permeati da temi iconici che, riconducendoci alla sfera del significato, inducono
a riflettere, entro determinati milieux culturali e in rapporto ai mutamenti delle
mentalità, delle ideologie e del gusto, sulla cultura dellimmagine, sui percorsi
dellimmaginazione a essa correlati, sui simboli e sui meccanismi di ricezione,
sulla retorica delle forme di rappresentazione in cui si esprime unepoca, sulle
dinamiche tra creazione artistica e ricerca storica. Eppure si tratta di un argo-
mento trascurato da noi storici dello spettacolo, che potrà essere meglio inda-
gato praticando logiche di lavoro aperte ad altre discipline e approntando un
organico repertorio informatizzato che, raccogliendo e ragionando le fonti let-
terarie sui ludi (intesi in specie quali immagini in movimento), consentirà raf-
fronti e riscontri dordine contestuale.142 Anche in rapporto alle ramificazioni
137
SVET. Aug., LXII (ed. cit., p. 244).
138
SVET. Cal., XXII (ed. cit., p. 434).
139
Cfr., da ultimo, Histrionica. Teatri, maschere e spettacoli nel mondo antico, catalogo della
mostra a cura di M.R. BORRIELLO et al. (Ravenna, 20 marzo-12 settembre 2010), Milano, Skira,
2010, p. 136 scheda III.2 (di V. SAMPAOLO) e ivi, p. 88. La statua, eseguita nella seconda metà del
I d.C., è custodita al Museo archeologico nazionale di Napoli (inv. 5589).
140
Per tutto: CADARIO, Nerone e il «potere delle immagini», cit., pp. 176-177 e fig. 1, 183, 187
fig. 12a., 188-189. La statua felsinea è conservata al Museo civico archeologico di Bologna (inv.
19020).
141
Per il fondamentale capitolo dellevergetismo: VEYNE, Il pane e il circo, cit.
142
Segnalo che presso lateneo fiorentino ho avviato un progetto di ricerca (Fonti per lo spet-
tacolo romano) in collaborazione con i miei allievi. Tra gli esiti scientifici conseguiti si vedano
almeno le belle tesi di laurea di S. GIOVANNETTI, Notizie di storia del teatro e dello spettacolo nelle
Vite dei Cesari di Svetonio, Università degli studi di Firenze, Facoltà di lettere e filosofia, a.a.
2004-2005 e di C. VITI, Fonti per la storia del pantomimo in età augustea, ivi, a.a. 2009-2010. Tra
gli strumenti fontali on-line si consulti il database Theatrum: [Link] (ultimo
ril. compiuto il 27 luglio 2011).
TEATRI ROMANI: IMMAGINI DIMPERO E D ATTORI 35
della corporazione mondiale degli artisti di Dioniso che, a far tempo da Traia-
no, associò i Cesari al culto del dio della maschera;143 oppure agli artisti scenici
al diretto servizio della casa imperiale;144 o alle copiose testimonianze epigrafi-
che destinate ai contemporanei come ai posteri. Si legga la dedica incisa nel 147
d.C. nelledificio scenico di un teatro dellAsia Minore:
Allimperatore Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio [...]; ai divi Augusti
e agli dei patrii e alla dolcissima patria, la città diPatara metropoli della gente Licia.
Velia Procla di Patara, figlia di Quinto Velio Tiziano, ha dedicato e consacrato il
proscenio che suo padre costruì dalle fondamenta, e le decorazioni in esso e attorno
ad esso, e ha curato lerezione di statue e di sculture, e la costruzione e il rivestimento
in marmo del logeion, che ella stessa ha costruito; inoltre lundicesimo gradino del
secondo diazoma e i velari del teatro apprestati dal padre suo, sono stati da lei offerti
e dedicati in conformità ai decreti delleccellentissimo consiglio.145
Unaltra evergeta di provincia, la nobile Velia Procla. Suo padre, Quinto Velio.
Antonino Pio. La gente Licia e la «dolcissima patria». Le pietre dei teatri, i Cesari,
lordine del tempo.
STEFANO MAZZONI
143
Vd. JORY, Associazioni di attori in Roma, cit., pp. 181-182.
144
Cfr. ivi, pp. 186-189; ARNAUD, Lempereur, lhistrion et la claque, cit., p. 288.
145
CIG 4283 (in D. DE BERNARDI FERRERO, Teatri classici in Asia Minore, IV, Deduzioni e
proposte. Con un capitolo epigrafico di M. GALLINA e contributi di K.T. ERIM, G.A. PUGNO, E.
POZZI, Roma, «LErma» di Bretschneider, 1974, pp. 193-237, Appendice II: 210).