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SENECA

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SENECA

STOICISMO
Il fine della filosofia stoica è la saggezza, il filosofo è colui che ha imparato ad essere sapiens e non si
lascia turbare dalle circostanze. Si diventa saggi conversando con uomini buoni, imitandone l’azione e
educando la propria anima alla moderazione.
Così come poi farà anche con il tema del tempo, per Seneca è molto importante l’interiorità. Per la prima
volta pone l’attenzione sulla dimensione privata dell’uomo, è giusto perseverare la saggezza, ma è stolto
cercarla all'esterno poiché il logos è interno all'uomo, il logos secondo gli stoici era una forza razionale
che governava tutto l’universo.

PASSIONI
La ragione deve dominare l’uomo che deve rimuovere ciò che stravolge il giudizio, infatti uno dei temi
centrali è il controllo delle passioni e soprattutto dell’ira, la passione più distruttiva.
Infatti scrive il De Ira in 3 libri. La rabbia deriva dalla sensazione di un’offesa subita, quando nasce la
consapevolezza di voler nuocere agli altri. Seneca afferma che la passione non è governabile, nessuna
passione è positiva e va sempre e del tutto eliminata, fin dal suo manifestarsi come spiega attraverso
diverse immagini: cavallo imbizzarrito, valanga che travolge tutto.
Noi possiamo controllare solo gli inizi e anche questo lo spiega attraverso l’immagine di un corpo
lasciato precipitare nel vuoto, la caduta è inevitabile e incontrollabile e soprattutto non ammette più
ripensamenti. Infatti Seneca consiglia di coprire i suoi indizi, anzi di capovolgerli (volto disteso, voce più
bassa, parlare lento) e di tenerla nascosta il più possibile.

IL TEMPO
Gli uomini si lamentano della brevità della vita, ma si tratta di un falso problema: in sé la vita sarebbe
lunga, sono gli uomini a renderla breve, quando riempiono la loro vita di assurde passioni e di tutte
quelle attività inutili che fanno perdere la consapevolezza di sé e dello scorrere del tempo.
Il tempo per Seneca è un'entità fuggevole, ma allo stesso tempo l’unico bene in possesso dell'uomo e
strumento per raggiungere la saggezza.
Alla base della trattazione di questo tema sta la distinzione, fondamentale nell'etica stoica, fra ciò che è
in noi e dipende da noi e ciò che è fuori di noi e non possiamo controllare.
Ed è appunto riportando il tempo nei limiti e nella categoria di ciò che possiamo soggettivamente
controllare (ossia evitando di considerarlo un condizionamento esterno rigido e oggettivo) che ci sarà
possibile farne buon uso e, quindi, realizzare pienamente noi stessi.
Così Seneca sposta la percezione del tempo da fatto oggettivo (misurabile per tutti allo stesso modo) a
problema soggettivo: la durata del tempo dipende solo da noi, da come noi sappiamo utilizzarlo e
soprattutto da come riusciamo a non sprecarlo. non è importante la quantità del tempo che uno ha, ma la
qualità del suo utilizzo.
Vengono così in primo piano l’attenzione per quello che si fa e la consapevolezza di sé che secondo la
dottrina stoica, devono accompagnare ogni nostro atto per riuscire a riempire la vita (il tempo realmente
vissuto è quello vissuto con intenzione e attenzione). «la parsimonia sul fondo è tardiva»
Da qui nasce la riflessione su
- affaccendati, occupati che scialacquano il tempo in occupazioni futili, non hanno concezione del
tempo
- sfaccendati, oziosi che sono dediti all'otium, cioè studio della filosofia e delle dottrine dei maestri
antichi
I sapienti sono i soli di cui si possa dire che vivono davvero, perché attraverso lo studio dei pensatori del
passato non soltanto si appropriano del tempo che li ha preceduti, ma divengono anche in grado di
giovare al futuro. In questo modo il loro tempo si dilata, la loro esistenza acquista un respiro più ampio e
si può ben dire che essi vivano bene e pienamente il tempo della loro vita.
IMPEGNO POLITICO
de otio
Chi è sapiens deve partecipare alla vita pubblica?
epicurei: no, vivi nascosto, la vita appartata, studio e ricerca interiore, scopo ultimo è l’atarassia, a meno
che qualcosa non ti imponga di partecipare
stoici: si, deve impegnarsi attivamente nell’attività pubblica, a meno che non vi siano particolare
impedimenti
(de brevitate vitae e de otio) → impegno politico impedisce ricerca virtù
(de tranquillitate animi → necessità di mettersi a servizio del bene comune)
epistulae ad lucilium → otium permette di mettersi al servizio della comunità
Lo scopo del saggio è iuvare mortalis. Il sapiens è anche un modello di comportamente per gli altri nella
sua consapolezza e nella fermezza delle proprie posizioni. Seneca fu fatto uccidere per la sua
autorevolezza morale, perché era esempio.
GRANDISSIMO VALORE DELL’IMPEGNO POLITICO, SEMPRE IMPORTANTE ANCHE QUANDO
NON LO FAI ATTIVAMENTE, L’ATTIVITà INTELLETTUALE DIVENTA UN’ATTIVITà DI GIOVAMENTO
AGLI ALTRI

de clementia
Scrive per descrivere la qualità della clemenza, virtù del sapiens, e descrive il modo migliore per
esercitare il potere.
La dote principale su cui deve basarsi il comportamento del princeps è indicata nella clementia.
Essa è la virtù che distingue il sovrano giusto dal tiranno. In cambio il princeps otterrà sicurezza, affetto,
fiducia e riconoscenza da parte dei sudditi.
Egli non costruisce un’opera di tipo teorico, lui parla di etica politica, perché (per) Seneca (il tema etico
è il più diffuso) ha a che fare con diversi imperatori: Tiberio (periodo buio), Caligola (diversi problemi e
scontri), Claudio (ancora contrasti) e poi Nerone.
Ciò porta ad una riflessione, lui non mette in discussione il fatto che ci sia un unico governante (rex
iustus), egli osserva come lo smisurato potere, che questi autocrati hanno, corrompa chi lo possiede,
induca alla tentazione di utilizzarlo in maniera folle.
IL POTERE ASSOLUTO CORROMPE DAL PUNTO DI VISTA ETICO

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