Savickas
Savickas
Questo provoca nelle persone ansia e disagio perché manca la stabilità che caratterizzava
precedentemente il mondo del lavoro ed esse si trovano in difficoltà nel tentativo di pianificare la loro vita.
Si è creata una nuova categoria, quella dei lavoratori insicuri: sono i lavoratori con ruoli che non offrono i
vantaggi di un’occupazione tradizionale ( sicurezza sul lavoro, assicurazione sanitaria, il “sogno americano”
di una casa di proprietà..) e che non vivono legati ad una singola organizzazione ma anzi cercano di avere
meno vincoli possibili a luoghi o situazioni in modo da poter essere più flessibili. La nuova domanda che
sorge è: In che modo le persone possono gestire una vita contraddistinta da cambiamenti professionali
senza perdere la loro identità sociale e il loro senso di Sé? In conseguenza ai cambiamenti della
configurazione della carriera, anche la configurazione del career counseling deve cambiare, per aiutare i
clienti a progettare in modo appropriato la loro vita lavorativa.
La prima teoria importante del comportamento vocazionale a inizio ‘900 tenta di rispondere agli
interrogativi della società industrializzata. E’ la teoria del MATCHING di Parsons (1909): ci deve essere
matching(corrispondenza) tra le capacità e gli interessi di una persona e le richieste e ricompense che
caratterizzano un’occupazione. Successivamente le teorie si sono concentrate sulla scelta professionale e
sullo sviluppo della carriera.
Tra le teorie incentrate sulla scelta professionale (teorie riguardanti l’orientamento professionale) si ritrova
la teoria di Holland delle PERSONALITA’ PROFESSIONALI NEGLI AMBITI LAVORATIVI. L’obbiettivo è quello di
applicare il modello del matchingper far acquisire al cliente migliore conoscenza di sé e del lavoro e arrivare
ad una buona corrispondenza tra se stessi e l’occupazione. E’ un approccio incentrato sulla scelta: Quale
occupazione scegliere?
Tra le teorie incentrate sullo sviluppo della carriera (teorie riguardanti la career education) si trova la teoria
di Super (1957) dello SVILUPPO PROFESSIONALE. Questo approccio nasce per rispondere alla richiesta, nata
dopo la seconda Guerra Mondiale tra il ceto medio americano, relativa al come far carriera nelle professioni
gerarchiche e nelle organizzazioni burocratiche. L’obiettivo è quello di comprendere gli stadi del proprio
lavoro, conoscere i compiti evolutivi immediatamente successivi e basarsi su atteggiamenti, convinzioni e
competenze per affrontarli. E’ un approccio incentrato sullo sviluppo della carriera: Come prendere
decisioni nel proprio lavoro?
La definizione di Career Counseling si è diffusa invece a partire dagli anni ’60 ma è stata definita e
regolamentata universalmente durante le conferenze della Society forVocationalPsychology (1994, 1996).
Secondo le riflessioni delle conferenze della Società, nonostante molti abbiano considerato le teorie di
orientamento professionale e di career education come riconducibili al career counseling, esse riguardano
principalmente la scelta e lo sviluppo professionale. Negli interventi di orientamento professionale,
centrale per il career counseling, è stato invece ritenuto modello principale quello del matching di Parsons.
Esso permette al cliente di prendere decisioni razionali dopo che il career counselor ha dato le
interpretazioni dei risultati dei test svolti e informazioni di tipo occupazionale.
In particolare nella seconda conferenza della Società si è tentato di esaminare le lacune ed i divari. Riguardo
al divario tra counseling personale e career counseling, sono stati presentati vari tentativi di teorizzare
nuovi modelli di career counseling.
Savickas in particolare vede il career counseling come “Il processo per aiutare una persona a sviluppare e ad
accettare un’immagine integrata e adeguata di sé e del proprio ruolo nel mondo del lavoro, a esaminare
questo concetto attraverso il confronto con la realtà, a tradurlo in realtà, provando soddisfazione per sé e
portando beneficio alla società”.
A partire da ciò, ha elaborato una teoria costruzionistica del comportamento vocazionale ( 2001 ),
incentrata sui tratti di personalità, sui compiti evolutivi e sui temi di vita. Man mano che la teoria della
costruzione di carriera si è sviluppata, egli ha aggiunto uno specifico modello di career counseling. Questo
modello non è né un modello di orientamento professionale che guida le persone nel mondo del lavoro né
un modello di career education che spiega ai clienti i compiti evolutivi e il coping razionale. E’ un modello di
counseling nel vero senso della parola perché si concentra sul processo interpersonale per aiutare le
persone a costruire i propri percorsi professionali. Il career counseling non sostituisce gli interventi di
orientamento professionale o di career education (vedi tabella “Servizi per la carriera”).
ESEMPI TABELLA
I CLIENTI sono:
- Per l’orientamento professionale attori con punteggi riferiti alla personalità da associare con
l’occupazione per cercare il matching
- Per la career education agenti che affrontano i compiti evolutivi appropriati al loro stadio di vita
attuale
- Per il career counseling autori delle loro storie autobiografiche che riflettono sui temi di vita e
costruiscono i loro percorsi professionali
Nel XXI secolo le teorie di Holland e di Super non possono essere definite né vere né false: esse vanno
integrate con le nuove prassi perché non possono essere impiegate ed avere successo nell’affrontare i
bisogni di lavoratori mobili in organizzazioni e società fluide. La teoria della costruzione di carriera di
Savickas risponde invece ai bisogni dei lavoratori mobili e insicuri di oggi, primo fra tutti quello di costruire
e mantenere un senso di sé ben fondato. Gli interventi di career counseling oggi aiutano le persone nella
costruzione del modo di svolgere il lavoro nella loro vita piuttosto che nella ricerca del lavoro per la vita.
La teoria della costruzione di carriera considera la costruzione del sé come una sfida. Le persone
costruiscono se stesse attraverso la riflessione sulle proprie esperienze. La coscienza di sé richiede il
linguaggio. Il linguaggio, dunque, costituisce un elemento cruciale nella teoria della costruzione di carriera
perchè permette anche la realizzazione di un percorso professionale su un piano soggettivo. Un percorso
professionale su un piano oggettivo è costituito dalla sequenza di ruoli che una persona ricopre a partire
dalla scuola fino alla pensione. La costruzione di un percorso professionale su un piano soggettivo, invece, è
una sfida simile alla costruzione di sé. Questa richiede un processo di elaborazione mentale per ricordare i
ruoli passati, analizzare quelli presenti e prevedere quelli futuri. Inoltre, implica la consapevolezza di sé e la
capacità di riflessione consapevole su di sé, che consente uno lo sviluppo di una continuità tra passato,
presente e futuro.
Le teorie della carriera tradizionali si basano su un'epistemologia secondo cui il linguaggio rappresenta e
fornisce un mezzo per esprimere pensieri e emozioni preesistenti. Invece, la teoria della costruzione di
carriera si fonda sull'idea che il linguaggio permette sia di costruire sia di configurare le realtà sociali. Le
persone usano il linguaggio anche per mantenere stabile la consapevolezza di sé che emerge dalla
riflessività: le parole conservano il passato e anticipano il futuro.
Nel processo di counseling per la costruzione di sé, i professionisti prestano molta attenzione al linguaggio
del cliente, perchè quelle parole costituiscono il suo sé. Per formare nuove visioni di sé e aprirsi a nuove
prospettive sul mondo del lavoro, i clienti possono aver bisogno di nuove parole. Oltre al linguaggio, per
costruire il sé, occorrono anche esperienze su cui riflettere, soprattutto quelle interpersonali, perchè un sé
si costruisce dall'esterno all'interno, non dall'interno all'esterno. Il sé non è autocostruito, bensì co-costruito
attraverso processi attivi e collaborativi.
Il sé è una consapevolezza emergente modellata culturalmente, costituita socialmente e narrata dal
linguaggio.
L'identità
La teoria della costruzione di carriera fa una distinzione tra sé e identità. Il sé non è l'identità, né fa parte di
essa. L'identità include il modo in cui le persone si considerano in relazione ai ruoli sociali e permette lo
sviluppo del sé collocandolo in un contesto sociale.
Le persone iniziano a sviluppare un'identità psicosociale collegando il sé psicologico alle esperienze
interpersonali e alle espressioni culturali. Attraverso la progressiva integrazione di queste caratteristiche, la
coerenza e la continuità costituiscono e sviluppano l'identità. L'identità si cristallizza quando le persone
entrano a far parte di un gruppo che configura una nicchia sociale riconoscibile.
In questa prospettiva, la scelta occupazionale implica che il sé costruisca una nicchia per individuare e
perseguire un ruolo lavorativo utilizzando copioni culturali socialmente rilevanti. Dato che l'identità è un
costrutto psicosociale essa si colloca nell'interazione tra sé, contesto e cultura.
La prospettiva individualistica della psicologia occidentale considera l'autodefinizione dell'identità come un
progetto personale. Tuttavia, la persona narra la storia di vita ma non ne è l'unica autrice. Molti eventi e
persone contribuiscono a scrivere la storia che il soggetto racconta. Questa prospettiva è maggiormente in
linea con le prospettive collettiviste in cui l'identità è raramente un progetto individuale ma si configura a
livello familiare e spesso di comunità. Nelle varie culture e tradizioni, il bilanciamento tra i diversi contributi
a tale processo può essere diretto più verso il sé o più verso gli altri. Per delineare questo bilanciamento i
professionisti possono usare le espressioni “identità scelta” e “identità conferita”. Durante il processo di
costruzione dell'identità le persone compiono scelte, assumono impegni e scelgono come relazionarsi con
quello che succede nei contesti in cui si trovano. Rispetto al ruolo lavorativo, indicare una scelta
occupazionale significa anche indicare ciò che un individuo vuole essere per le altre persone. La scelta di un
ruolo occupazionale e l'impegno nel relativo copione cristallizzano l'identità professionale, offrono una
cornice per le decisioni future e rafforzano il senso di agency.
L'identità è molto più variabile dei concetti di sé e risponde a contesti che sollecitano sé diversi. L'identità si
adatta e si forma negoziando continuamente posizioni sociali e coivolgendo la persona in relazioni
interpersonali. Il suo sviluppo dura per tutta la vita. La persona deve continuamente modificare la propria
identità per integrare in modo adattivo le nuove esperienze importanti nella storia di vita.
Può capitare che la persona si trovi in situazioni difficili della vita in cui non si sente di avere un'identità che
la protegga e la rassicuri. Nell'ambito lavorativo questi momenti sono cambiamenti di impiego o transizioni
che possono disorientare il soggetto e creare confusione e conflitti nel suo sistema di significato. Queste
emozioni segnalano che la persona potrebbe perdere progressivamente porzioni del suo senso di identità.
Per quanto riguarda il ruolo lavorativo, il fatto di non aver sviluppato un'identità definita può portare a
indecisione o incertezza professionale. In questo caso, all'inizio il soggetto tenta di integrare la dissonanza
nel proprio sistema relativo all'identità e all'attribuzione di significato, poi la dissonanza raggiunge la soglia
critica e il soggetto ha bisogno di ripristinare l'equilibrio attraverso il processo di accomodamento. La
persona deve quindi conciliare l'esperienza con gli schemi esistenti rielaborando il proprio sistema di
significato. A questo punto ha inizio il lavoro legato all'identità per l'attribuzione di senso. Si tratta di un
processo di adattamento tramite l'accomodamento, che promuove lo sviluppo di sé costruendo un senso di
identità più funzionale, contraddistinto da maggiori integrazione e stabilità. La rielaborazione dell'identità
per favorire l'adattamento alle sollecitazioni nuove o problematiche richiede il processo di narrazione della
propria identità.
L'identità narrativa
L'identità si sviluppa e si esprime attraverso le narrazioni. Le narrazioni sull'identità aumentano la
comprensione attraverso interpretazioni di sé che orientano la persona verso un mondo sociale. Mediante
le narrazioni il soggetto interpreta il suo sé come se fosse una persona diversa.
I professionisti della costruzione di carriera utilizzano l'espressione “identità narrativa” per indicare una
storia che la persona racconta sul suo sé in riferimento a uno specifico ruolo o contesto sociale. McAdams e
Olson hanno descritto l'identità narrativa come “una storia di vita interiorizzata e in evoluzione che una
persona inizia a sviluppare nella tarda adolescenza per attribuire significato e scopo alla vita”. L'espressione
identità narrativa è un ossimoro. Dal latino “idem” che significa “lo stesso”, il termine “identità” indica
stabilità, somiglianza e ripetizione. Diversamente, il termine “narrativa” denota cambiamento, differenza e
variazione. L'espressione “identità narrativa” unisce dunque costanza e flessibilità nel raccontare come una
persona cambia. La narrazione dell'identità racconta una storia di vita che nel tempo modifica l'identità
senza che questa perda il significato essenziale. La narrazione di storie è il microprocesso a ttraverso cui si
svolge il lavoro sull'identità, quando una persona cerca di dare un senso a sé e alla situazione.
L'elaborazione narrativa dell'identità raccoglie storie brevi o micronarrazioni su eventi ed episodi importanti
per la persona. Mentre le micronarrazioni riguardano fatti della vita quotidiana, l'elaborazione narrativa si
concentra sulle figure e gli eventi significativi, tra cui circostanze che hanno contribuito alla definizione di sé.
L'integrazione delle storie brevi sul sé in situazioni sociali permette di costruire una storia più ampia o
macronarrazione. La macronarrazione attribuisce significato alla propria vita, raccontandone aspetti costanti
e di sviluppo. Essa spiega il proprio sé al soggetto raccontando come ha costruito la rappresent azione del
mondo e anche alle altre persone. Il processo di narrazione della propria identità consente di identificare il
modo in cui accedere a un nuovo posto nel mondo. Questo lavoro può essere definito anche come un
lavoro biografico. La biograficità è la capacità delle persone di organizzare e integrare nella propria biografia
esperienze nuove e talvolta problematiche. I professionisti stimolano la biograficità aiutando i clienti a
valutare le dissonanze e le interruzioni come transizioni. Per integrare le nuove esperienze, cliente e
professionista collaborano per rielaborare le conoscenze del cliente e il loro significato. Questo rafforza un
senso di agency biografica che permette di affrontare le richieste poste da sfide, transizioni e traumi.
La carriera come storia
Le persone caratterizzano la propria identità attraverso una macronarrazione che racconta la storia della
loro vita. Le storie emergono in risposta a fattori imprevisti. Esse cercano di attribuire significato a ciò che
inatteso o incongruente. Le storie di vita raccontano momenti di perturbazione o di deviazione rispetto a
quanto è considerato normale, appropriato, atteso o legittimo. Raccontano anche la discrepanza tra ciò che
le persone si aspettano dagli altri e i comportamenti che effettivamente vengono messi in atto.
La trama occupazionale
La storia cerca di spiegare la deviazione e di colmare il divario producendo significato. A questo scopo il
soggetto sviluppa una trama per organizzare gli eventi in sequenza, rendendoli così più comprensibili. Le
trame strutturano la sequenza di eventi in un insieme coerente che un inizio , una parte intermedia e una
fine, dando rilievi ad alcuni fatti e ignorandone altri. Una storia racconta cosa è successo, mentre una trama
perchè è successo. Nella teoria della costruzione di carriera la sequenza sintetica di posizioni occupazionali
diventa la cronaca di un percorso professionale a livello oggettivo. Spiegare i collegamenti e i rapporti tra le
varie occupazioni permette di costruire una trama del percorso professionale su un piano oggettivo.
Nella teoria della costruzione di carriera la narrazione dell'identità è simile a un romanzo composto da
racconti. Le micronarrazioni costituiscono i racconti che il soggetto assembla per formare il romanzo o la
macronarrazione. Intrecciare le storie breviin una macronarrazione permette di attribuire un significato
unitario alla propria vita, poiché la persona è in grado di riconoscere uno schema. Alla fine questo schema
di vita rivela la persona a se stessa e agli altri.
Il tema di carriera
Il pattern sviluppato grazie all'intreccio può essere denominato tema. Il pattern tematico fornisce l'unità
principale di significato per comprendere i fatti della trama occupazionale. Integrando nuove esperienze, la
persona ricorre al tema implicito per comprendere gli episodi della trama imponendo su di essi uno schema
con un significato peculiare. Quando la persona affronta momenti difficili, lo schema ricorrente nella
macronarrazione le permette di orientare le proprie azioni in base a un ordine e a obiettivi globali. Un tema
all'interno della macronarrazione delinea il modo in cui una persona rimane identica a sé nonostante la
diversità delle varie micronarrazioni.
In una vita possono delinearsi diversi filoni tematici, ognuno dei quali arricchisce gli altri. Data la
molteplicità di temi, il “sè unificante” congiunge ontologicamente i temi per produrre un'immagine della
propria vita con uno scopo specifico. Nel career counseling i professionisti si concentrano su un unico tema
professionale dominante, adeguato a comprendere la trama occupazionale del cliente. Il tema, chiaro o
complicato, riconduce a contesti di lavoro gli interessi dell'individuo che sono particolarmente significativi
per la definizione del sé e per l'espressione dell'identità. Nella teoria della costruzione di identità da un lato,
il tema è rilevante per il soggetto in quanto permette di attribuire significato e scopo al suo lavoro,
motivandolo a prendersi cura di ciò che fa; dall'altro quello che lui fa e il contributo che offre alla società
sono importanti per gli altri, il che consente di sviluppare ulteriormente l'identità e di promuovere un senso
di attaccamento sociale. L'orizzonte di valori che le persone usano per valutare le esperienze è costituito da
ciò che per loro è più significativo.
Carriera oggettiva vs soggettiva
Tema e trama sono da considerare come due diverse prospettive relative all'identità narrativa. 'identità
narrativa comprende sia una trama concreta sia un tema astratto sul viaggio della vita. La trama esplicita
riguarda il viaggio esteriore, raccontando gli eventi drammatici, i punti critici e i momenti più significativi
della propria vita. Narra l'impresa compiuta per raggiungere specifici traguardi e favorisce lo sviluppo del sé
nel contesto sociale. Il tema implicito riguarda, invece, il viaggio interiore e aggiunge significato alla trama
della macronarrazione. La teoria della costruzione di carriera considera la carriera come una storia o come
la sequenza delle posizioni che una persona ricopre. Benchè sia la trama sia il tema possano essere messi in
relazione al percorso professionale, la prima su un piano oggettivo e il secondo su un piano soggettivo, la
teoria della costruzione di carriera considera il percorso professionale oggettivo in termini di trama
occupazionale e quello soggettivo in termini di tema professionale. I risultati oggettivi, come il successo o
l'insuccesso, sono parte della trama occupazionale, mentre i risultati soggettivi, come la soddisfazione o la
frustrazione, sono parte del tema professionale.
Il paradigma narrativo
I professionisti applicano un paradigma narrativo per organizzarne le storie biografiche. Il paradigma
narrativo si riferisce a una modalità di comprensione o a un modello che i professionisti applicano alle
microstorie dei clienti per identificare un arco del personaggio nella macronarrazione. Esso poggia su un
unico principio per operare collegamenti tra le esperienze, aspettative e spiegazioni del cliente. La ricerca
riguarda il fatto di colmare una mancanza nel cuore superando difficoltà e disagi.
Le persone si aprono all'interazione con l'ambiente alla ricerca di soluzioni ai problemi incontrati nel proprio
percorso per favorire la formazione e la realizzazione del sé. Dal mondo reale raccolgono materiali e le
risorse che usano per evolvere e perseguire la realizzazione dei propri progetti di vita. Pertanto, la teoria
della costruzione di carriera si fonda sull'idea che le persone organizzano la loro vita attorno a un problema
che le preoccupa e a una soluzione che le occupa.
I temi di vita hanno inizio nella prima infanzia nella forma di situazioni incompiute; i temi racchiudono il
desiderio di colmare la lacuna o di completare la storia.
Le capacità principali di una persona emergono dalle soluzioni che ha trovato ai problemi. Passando da
vittima a vincitore, la persona trasforma la preoccupazione in occupazione, l'ossessione in professione, il
negativo in positivo... Il tema di vita è costituito dalla ripetizione orientata alla competenza. Freud ha
spiegato che la coazione a ripetere configura l'arco del personaggio. Questa coazione a ripetere
simbolicamente le esperienze negativa rappresenta un tentativo di annullare o padroneggiare le avversità
passate trasformandole nel loro opposto o perlomeno un tentativo di superarle. Ogni volta che una persona
ripete il problema lo affronta più efficacemente e in questo modo vengono incrementate la stabilità e
l'integrazione.
La costruzione di carriera sceglie il paradigma narrativo il che significa che i professionisti ascoltano le storie
dei clienti per capire la specifica serie di eventi nella quale hanno usato attivamente quello che avevano
sofferto passivamente. Ascoltare le storie per apprendere come una persona intenda trasformare la
tensione in intenzione permette ai professionisti di identificare l'arco del personaggio. Il tema professionale
è centrale nell'attribuzione di significato; la trama occupazionale da sola non è sufficiente per il career
counseling, poiché delinea una serie di eventi interconnessi ma privi dell'unità interna tipica del tema.
Il ragionamento autobiografico utilizza il tema per scegliere, organizzare e presentare una narrazione
dell'identità ricca di significati e aspetti funzionali del presente. La veridicità di una narrazione si fonda sulla
sua utilità nel posizionare la persona nell'ottica di affrontare ulteriori esperienze. Riconoscere le verità
narrative attraverso un'analisi tematica del passato si configura come il prologo alla risoluzione dei problemi
relativi alla trama occupazionale che i clienti portano nel career counseling. Alcune circostanze hanno
determinato dissonanze nella loro trama occupazionale, pertanto hanno bisogno di ricongiungere trama e
tema in modo da imporre un ordine alla confusione. L'intervento vero e proprio implica il ripristino
dell'equilibrio fra trama occupazionale e tema professionale. Un equilibrio maggiore permette al cliente di
proseguire la realizzazione del progetto di vita con maggiore consapevolezza.
Comprensione: può essere un insight interiore o essere facilitata tra le persone,i professionisti aiutano i
clienti a chiarire ciò che pensano e vogliono incoraggiandoli a raccontare apertamente le proprie
esperienze. La narrazione permette di portare alla consapevolezza cosciente ciò che già esiste ma che può
essere poco chiaro o ambiguo, aiuta ad entrare in maggior contatto con le proprie esperienze di vita, a
rendersi conto che poi non si conoscono bene come si pensava. Aiuta a creare le proprie verità a costruire
significato e per aumentare la comprensione i clienti rendono le storie più chiare, rendono evidenti i
significati impliciti e aggiungono dettagli per rendere la storia più concreta e convincente agli altri ma
mentre fanno questo diviene più concreta e reale anche per se stessi.
Coerenza: la narrazione può presentare varie versioni del sé e la storia può apparire inizialmente caotica
con micronarrazioni apparentemente contraddittorie e incoerenti, ma che sono tutte vere e coesistono per
il cliente quindi per andare verso il processo di attribuzione di significato bisogna stabilire in che modo
possono concordare le une con le altre. Proseguendo con la narrazione le storie si intrecciano e si rafforza
la coerenza interna e l’integrità, i professionisti devono incoraggiare la connessione e la ripetizione come
strumenti per la coesione. Con il tempo si arriva alla coerenza narrativa che aumenta la validità della storia,
e permette di consolidarne il significato quando si verificano eventi critici. Altre volte invecel’ obiettivo è
ridurre la coerenza, cioè ci sono clienti che arrivano con identità non complesse, fortemente coerenti e
delimitate poiché identificate in una posizione particolare. I professionisti aiutano a far emergere le diverse
dimensioni dell’identità collocando il sé narrato in contesti e ruoli differenti.
Continuità: consente di prolungare la stabilità e la forza del significato attribuito alla storia più a lungo. Il
career couns. Fornisce un luogo sicuro nel quale possono emergere eventi nascosti e storie dimenticate,
individuare temi ricorrenti che permettono di integrare le storie separate. la loro elaborazione conduce a
un analisi dei miti personali che il cliente ripete a se stesso per dare significato al mondo e dare nuovo
impulso allo scopo della propria vita.
Il career couns. Quando utilizza la narrazione come processo trasformativo permette di far emergere
un’identità in cui i vari aspetti siano integrati per aprire nuove possibilità e portare avanti iniziative che
erano bloccate. Il career couns. Privilegia la rilevanza che consente di attribuire significato e solidità alla vita
delle persone, promuove l’intenzionalità , l’autorità nella propria vita e l’azione per definire un progetto di
vita che dà loro nuova vitalità, appropriarsi della propria vita e contribuire alla proprio comunità. Il career
couns. È costituito da 3 parti (come una rappresentazione teatrale):
-Career story interview (vedi appendice) nella quale il cliente si presenta al professionista e potrebbe
cominciare a conoscere sé stesso in profondità.
-Conflitto centrale e aumento della consapevolezza confrontando il ritratto di vita con il motivo di ricerca
del career couns.
-Cambiamenti attivati dalla nuova consapevolezza, cliente e professionista co-costruiscono una nuova
narrazione dell’ident., nuovi propositi e possibili azioni nel percorso profess.
Il professionista inizia l’intervento chiedendo al cliente con una domanda aperta di esprimere ciò che cerca
nell’esperienze di careerCouns. per far emergere i suoi obiettivi e le sue aspettative. Lo scopo è conoscere
il problema che ha spinto a cercare la consulenza e come considera quel problema. Considerando
attentamente la risposta del cliente sull’utilità del counseling è possibile rilevare molteplici info, a volte ci
sono aspettative o conoscenze implicite che ancora non è in grado di comprendere, ma che anticipano la
narrazione. Compito del counselor è aiutare il cliente ad ascoltarsi da diverse prospettive mentre risponde
alle domande e co-costruire la sua narrazione identitaria.
Definire gli obiettivi: è fondamentale prima di iniziare la c. s. interview , aver compreso cosa il cliente
desideri ottenere attraverso l’intervento, concordare un obiettivo da perseguire e valutare se insieme sono
in grado di raggiungerlo, se rientra nelle competenze del professionista. Solo in seguito può procedere con
le domande, illustrare la struttura da utilizzare per raggiungere insieme gli obiettivi e riformulare con abilità
il problema per far sentire il cliente accolto e a proprio agio per favorire un’efficace alleanza operativa. Alla
fine dell’intervento è fondamentale la soddisfazione del cliente per quanto è stato fatto e che le aspettative
iniziali siano state soddisfatte.
Coinvolgere le emozioni: nella definizione degli obiettivi il professionista sta facendo emergere le emozioni
e offrendo supporto, aiutano a riformulare il problema in termini emotivi, concentrandosi sulle emozioni
che segnalano la frammentazione o una transizione o trauma lavorativo. Le emozioni orientano i
professionisti e mostrano la traiettoria per la crescita del cliente. È necessario che le emozioni cambino per
portare a cambiamenti del sé. Il professionista deve fornire conforto se il cliente ne ha bisogno cioè
incoraggiare, normalizzare e riformulare il problema con una metafora, renderlo una condizione
comprensibile, gestibile e temporanea, non causato dal cliente ma a cui deve far fronte con le proprie
forze.
Dopo che sono state elaborate le emozioni, definiti gli obiettivi e offerto supporto il professionista è pronto
per iniziare la Career Story Interview.
Il fondamento di ogni domanda della CSI indica ai professionisti gli aspetti delle risposte dei clienti a cui
dovrebbero prestare maggiore attenzione, in quanto le domande stimolano risposte che non costituiscono
storie isolate, ma che si collegano tra di loro all’interno di una cornice più ampia. I professionisti esperti
usano l’intuito e l’induzione per scegliere quali storie o frammenti si adattino alla struttura e per presentare
quello schema al cliente.
A differenza degli operatori dell’orientamento che utilizzano informazioni sulle differenze individuali e sui
processi regolamentati per trovare una soluzione oggettiva ad un relativo problema, attraverso l’uso di test
e prove per ottenere punteggi oggettivi da confrontare con campioni normativi, i professionisti del Career
Construction colgono l’unicità del soggetto affidandosi a valutazioni soggettive e a storie.
La CSI è costituita da 5 elementi principali di indagine, ognuno scelto come via di accesso alle storie su un
particolare argomento.
Le domande stimolo indagano su:
1. Modelli di Ruolo
2. Riviste
3. Libro preferito
4. Motti
5. Primi ricordi
[Link] DI RUOLO:
I professionisti avviano la CSI chiedendo ai clienti chi ammiravano quando erano piccoli. Dopo che il cliente
ha identificato un modello, il professionista chiede di indicarne altri due ( quando il cliente identifica una
dei genitori come modello di ruolo, i professionisti chiedono di descriverlo, ma non lo inseriscono tra i 3
modelli). Quando il cliente ne ha identificati 3, il professionista facilita l’esame attento di ognuno di essi.
Mentre i clienti descrivono i propri modelli cominciano ad esprimere involontariamente l’immagine di Sé.
Dopo aver fatto emergere ogni modello di ruolo ed indicato nel dettaglio gli aspetti che il cliente ammirava
di essi, il professionista può chiedere dei punti di somiglianza con il cliente e dei punti in comune tra i 3
modelli.
Mentre i clienti discutono i modelli di ruolo, i professionisti dovrebbero riflettere su cosa implicano tali
modelli per formulare domande di follow-up.
[Link]:
Il secondo argomento della CSI riguarda gli interessi professionali. Per esaminare gli interessi professionali il
professionista deve valutare ciò che il cliente dice e fa anziché contare le sue risposte ad un test o
questionario.
Per approfondire i contesti occupazionali preferiti un professionista può chiedere al suo cliente di indicare
quali siano le riviste, i programmi televisivi o i siti web che preferisce.
Per quanto riguarda le riviste è necessario trovarne alcune di tema specifico o se vengono indicate riviste di
interesse generale chiedere quali sono le sezioni (argomenti) preferite.
I programmi televisivi indicano quali siano le situazioni e gli interessi ai quali i clienti si sentono più vicini, o
quelli che desiderano realizzare.
Per i siti web è auspicabile chiedere al cliente di poter osservare i siti a cui accede più volte tramite la barra
dei preferiti o la cronologia del browser.
La scelta del contesto (interessi), dunque, influenzerà profondamente la gamma di storie che potranno
essere realizzate; i contesti infatti producono possibilità narrative e rendono alcuni copioni fondamentali ed
altri impossibili.
4.I MOTTI:
Il quarto tema affrontato nella CSI riguarda i suggerimenti che il cliente dà a se stesso. Il professionista gli
chiede quale sia il suo motto preferito e se non ne conosce di inventarne uno. Il motto afferma in maniera
sintetica la strategia intuitiva della persona per passare all’episodio successivo della propria trama
occupazionale.
Con i primi ricordi la CSI è conclusa. A questo punto il professionista deve chiedere al cliente se intende
aggiungere qualcosa e riassumere brevemente quanto è stato fatto nel corso della sessione.
Dopo aver completato la Career Story Interview (cap 4) e prima di iniziare il career counseling vero
e proprio, occorre che il professionista comprenda il significato delle storie del cliente attraverso
una valutazione che permetta di ricostruire le sue risposte alla Career Story Interview in un quadro
dotato di significato, inserendole in una macronarrazione.
È possibile definire questa macronarrazione come ritratto di vita: il professionista deve dipingere
un ritratto psicologico in cui sono riportate le storie brevi del cliente in una narrazione dell’identità
chiara e coerente in modo da rivelare i clienti a se stessi.
- Saper entrare nella storia, richiede l’intuizione e l’empatia per accogliere una storia
- Saper comprendere la storia, implica il riconoscimento del tema professionale e l’utilizzo
delle metafore del cliente per esprimerlo
- Saper approfondire il significato, richiede di assumere molteplici prospettiva per giungere a
interpretazioni diverse e significati nuovi che aprano inedite possibilità d’azione.
La teoria della costruzione di carriera (Savickas,2005) offre una cornice concettuale per ricostruire
le micro narrazioni del cliente in una narrazione dell’identità comprensibile e coerente che aiuta la
persona a dare un senso al passato, a ridefinire il presente e a trovare il coraggio per prendere
decisioni consapevoli per il futuro. Questa cornice si fonda su tre principi generali:
1. La narrazione include l’esperienza reale del cliente (il cliente deve comprenderla e
riconoscersi per utilizzarla)
2. La narrazione deve fornire nuovo materiale che possa colmare in maniera coerente una
lacuna nella storia che il cliente ha portato (così possono emergere nuovi significati)
3. La macronarrazione con la sua nuova prospettiva e il significato più profondo dovrebbe
dare al cliente energia per intraprendere l’azione.
Il protocollo prevede 8 fasi, di cui le prime 2(quelle affrontate in questo capitolo), forse le più
importanti, consistono nell’identificare il problema e poi nell’individuare le preoccupazioni alla
base dell’arco del personaggio.
Nella seconda fase del protocollo di valutazione il professionista analizza i primi ricordi del cliente
per identificare le preoccupazioni alla base dell’arco del personaggio (quinta e ultima domanda
della Career story interview).
I primi ricordi costituiscono gli aspetti principali che definiscono il sé e l’identità perché ritraggono
le esperienze fondamentali in base alle quali le persone interpretano la vita. Nel caso del career
constructioncounseling facendo emergere molte informazioni dai primi ricordi, il career counselor
evoca aspetti essenziali della persona per attribuire significato alle questioni di scelta vocazionale
e di adattamento lavorativo. I primi ricordi sono narrazioni sintetiche che ritraggono la verità alla
base della vita delle persone e ne mostrano gli interessi significativi, quelli su cui hanno costruito il
percorso professionale. I professionisti meno esperti rimangono sorpresi di come spesso i primi
ricordi del cliente e le emozioni che li accompagnano si colleghino direttamente alla situazione
presente.
Il cliente seleziona le storie da raccontare in funzione della sua stessa auto guarigione: nell’atto di
ricordare i clienti utilizzano attivamente conoscenza del passato per dare senso a una situazione
del presente. È possibile,quindi, che i ricordi non si riferiscano a eventi realmente accaduti, ma che
siano adattati o reinterpretati dal punto di vista dell’oggi.
Nella maggior parte dei casi la situazione descritta nei primi ricordi è il problema (o la
preoccupazione) che la persona vorrebbe risolvere più di ogni altra cosa. Generalmente nel singolo
ricordo è facile riconoscere sia la preoccupazione costante alla base dell’arco del personaggio, sia il
problema attuale. Applicando il metodo junghiano dell’amplificazione il professionista raccoglie
tutte le informazioni possibili su un particolare elemento verbale o una particolare immagine. (es.
studente che ripete spesso nei suoi ricordi il verbo cambiare, il professionista si conce ntra sul tema
del cambiamento)
È opportuno chiedere ai clienti di rievocare tre ricordi precoci: il primo ricordo generalmente
annuncia la questione principale del cliente, vale a dire la preoccupazione; Spesso il secondo
ricordo approfondisce quella preoccupazione; il terzo frequentemente presenta una possibile
soluzione. Molti professionisti del career constructioncounseling trovano particolarmente utile
leggere nell’ordine i tre titoli che il cliente ha dato ai suoi ricordi.
Nel caso in cui il professionista non sia abbastanza esperto o ci siano limiti di tempo, è possibile
non utilizzare la domanda sui primi ricordi e ricercare il problema e la preoccupazione nelle
risposte alla prima domanda sui modelli di ruolo, che mostrano la soluzione al problema p roposta
dal cliente. (es. modello relativo a persone estroverse→risolve problema di timidezza).
La terza fase del protocollo di valutazione va ad identificare le soluzioni del cliente ai problemi emersi nei
suoi primi ricordi; ciò avviene analizzando le risposte alla domanda sul modello di ruolo, che va ad indagare
i modelli che il cliente ha scelto per costruire il proprio Sé e adattarlo ai problemi che si affrontano per
poterli superare. I modelli che rappresentano le possibili soluzioni per l’individuo corrispondono a figure
chiave come gli io ideali, quindi imitandone il comportamento e includendone le caratteristiche principali
nell’immagine di Sé. Il percorso di career construction ha lo scopo di mettere in evidenza appunto questa
immagine di Sé, poco chiara al cliente, descrivendo i propri modelli e quindi indagando e “scoprendo se
stesso”; questa ricostruzione sistematica porta ad incoraggiare l’individuo a consolidare i concetti di Sé ed
evidenziandone le caratteristiche.
È stato citato più volte, ma cos’è il “modello di ruolo”? Vedendo l’individuo come un architetto del Sé,
metaforicamente, egli può scegliere alcuni modelli che possono costituire i tasselli per comporre il suo
progetto. Una volta consolidata la forma del Sé, i modelli vengono messi in atto e ne riproducono le
caratteristiche. Il professionista rintraccia il modello di ruolo nella prima scelta di un percorso
professionale, in quanto gli individui si sentono attratti da modelli di eroi o eroine che condividevano e che
hanno preso come esempio e punto di partenza per assimilarne le caratteristiche per affrontare e risolvere
le proprie difficoltà.
I modelli di ruolo sono risorse dell’immaginazione che servono all’individuo per sviluppare e modellare la
propria identità. Questi vengono ispirati da eroi ed eroine, individui di spicco nella società che possiedono
una dimensione quasi mitica, che utilizzano metodi specifici per perseguire le proprie mete e risolvere i loro
problemi. McAdams (2008) spiega che individui come Martin Juther King alla ricerca della giustizia sociale,
Madre Teresa alla ricerca della salvezza, Ben Franklin alla ricerca del successo e OprahWinfrey della propria
salute, rappresentano essi stessi degli obbiettivi. Le società aggiornano sempre i vecchi modelli e ne
presentano di nuovi, molte persone li imitano per poter affrontare efficacemente le proprie questioni
assumendoli e adattandoli per ottenere il risultato specifico che richiedono per poi in seguito manifestarne
le caratteristiche nella forma che preferiscono. Come schema archetipico i modelli mantengono il loro
significato con vitalità.
I modelli di ruolo insegnano lezioni durature che rimangono nel profondo degli individui, rivelano gli
entusiasmi originali dell’infanzia di ognuno e la scelta di questi modelli si configura come una decisione
rispetto alla costruzione di Sé e al ruolo che si preferisce recitare per poter andare avanti nella vita. Questa
pratica favorisce l’imitazione nella finzione e nel gioco di uno schema comportamentale che attraverso la
ripetizione permette di sviluppare e consolidare abilità, capacità e abitudini. Lo stile e il repertorio di
Michael Bublé si può dire simile a quello del cantante Bobby Darin che nella sua infanzia ha tanto ammirato
da renderlo come modello.
Guide
Anche se il cliente solitamente può citare la madre o il padre nella risposta alla domanda sui modelli di
ruolo, il professionista sa che queste figure non possono essere propriamente considerate tali; infatti è più
facile considerarli più come figure guida (Powers, Griffith, Maybell, 1994), che delineano nell’individuo le
prime idee rispetto a ciò che significa essere un uomo o una donna. Fondamentalmente i professionisti del
career construction considerano il modello di ruolo come scelta dedicata all’ambito professionale, mentre
la guida genitoriale non è una scelta ma un dato di fatto e quindi inevitabile; a volte può essere comunque
utile al cliente fare un confronto tra le figure guida e i modelli di ruolo.
L’interiorizzazione consiste nel modellare il Sé sugli oggetti del mondo, in base all’ambiente circostante,
tramite l’introiezione e l’incorporazione. Guide e modelli condividono il destino dell’interiorizzazione, ma
non i modi in cui questo avviene: le guide sono soggette all’introiezione, vengono “ingoiate per intero”,
creando rappresentazioni sia della guida stessa che della relazione della persona che ha con essa; i modelli
di ruolo invece sono identificazioni incorporate.
Le introiezioni, sebbene assimilate, non sono mai considerate delle proprie scelte, mentre le identificazioni
sono invece considerate immagini scelte apposta per il proprio Sé. Nell’atto dell’incorporazione la persona
modifica il proprio Sé per assomigliare al modello che rimane comunque un’entità esterna, a differenza
della guida. Le guide sono rappresentazioni conservate nell’individuo come precetti, mentre per quanto
riguarda i modelli, ad essere interiorizzati sono i concetti che formano e trasformano il Sé, avviene una
modificazione – conscia o inconscia – di Sé per assomigliare all’altro. Il processo di identificazione con un
modello avviene quando un individuo si trova davanti a una figura con una caratteristica propria e stabile, si
identifica con alcune di queste caratteristiche e comincia ad orientare la propria vita verso il
raggiungimento di risultati simili.
Quando il professionista pone la domanda circa i modelli di ruoli al cliente, dovrebbe opportunamente
chiedere di indicare tre modelli. Il Sé e l’immagine di Sé sono una figura complessa di identificazioni e
influenze, e il professionista, esaminando i tre modelli, può riflettere su come il cliente abbia integrato
queste figure in un Sé unitario e coeso. Non si tratta di una somma, ma di una sintesi di aggettivi che
descrivono le caratteristiche necessarie che costituiscono il proprio modello di ruolo, utile per superare i
problemi principali o le maggiori preoccupazioni.
Ritrarre il Sé
I modelli descritti dal cliente rivelano delle concezioni fondamentali circa il proprio Sé e il career counselor,
per restituirgli una rappresentazione sintetica, esegue un’analisi verbale per rintracciare quelle che sono le
concezioni fondamentali tramite la loro rilevanza e ripetizione durante il colloquio. La rilevanza solitamente
coincide con l’importanza, e si identifica in base al primo aggettivo, verbo o concetto che il cliente esprime
quando comincia a descrivere le caratteristiche del modello. La frequenza è altrettanto importante in
quanto denota le concezioni di Sé prevalenti e si può identificare nelle parole che si ripetono e nelle frasi
simili. Al termine di queste analisi il professionista potrà restituire al cliente un profilo chiaro e sintetico
dell’immagine di Sé del cliente, utilizzando queste caratteristiche come punto di riferimento per le
conversazioni a seguire.
Affrontare i segreti
Spesso i clienti, nel ricordare le esperienze della propria infanzia, si ritrovano a lottare contro convinzioni
abituali errate che sono state sviluppate durante quel periodo del passato a opera delle figure significative.
Al termine di questa lotta il cliente, occasionalmente, rivelano una storia che fino a quel momento è
sempre stato un segreto che può essere alla base della propria vita intensa nel suo complesso, come ad
esempio nel caso di un abuso sessuale. L’omissione di qualche informazione del cliente spesso può
delineare certe caratteristiche del Sé, tanto quanto la rilevanza e la frequenza: i segreti del passato possono
essere animati nel presente e il career contructioncounseling può essere d’aiuto ai clienti per rielaborare e
risolvere i traumi infantili.
Collegare i problemi alle soluzioni
I modelli di ruolo possono essere utili all’individuo per affrontare e risolvere, quindi, anche i problemi legati
al passato ed è importante che i professionisti del counseling prestino sempre le dovute attenzioni per
comprendere come questi modelli possano offrire certe soluzioni. Questo intervento del counselor avviene
cercando di collegare i concetti di Sé del cliente alle preoccupazioni del suo primo ricordo, in quanto ciò che
è passato non viene mai completamente superato o sostituito. I primi ricordi esprimono il problema che il
Sé, delineato dai modelli di ruolo, si propone di risolvere. Grazie ai modelli di ruolo che si sono assunti per
affrontare i problemi vissuti nella prima infanzia, i clienti (in particolare quelli descritti in tre esempi
riportati sul libro, leggeteli) sono riusciti a realizzarsi in ambito occupazionale, potendo essere se stessi e
mettendo in campo le loro soluzioni personali.
Tutto questo va a sostanziare quello che è il passo successivo nella procedura di valutazione: identificare il
contesto lavorativo in cui l’individuo può esprimere al meglio se stesso.
Dopo aver definito un’immagine di Sé del cliente e averne tracciato l’arco del personaggio, il professionista
inizia la quarta fase del protocollo di valutazione, in cui approfondisce gli interessi di studio e professionali
manifestati attraverso le riviste, i programmi televisivi o i siti web preferiti, poiché la descrizione di questi
ambienti suggerisce l’interesse del cliente verso gli ambienti e i contesti lavorativi. Gli interessi collegano i
processi personali di attribuzione di significato al contesto sociale che può sostenerli. Gli interessi
vocazionali sono importanti perché guidano il comportamento del cliente, il quale ha come obiettivo
scegliere e collocarsi negli ambienti più vantaggiosi. I vari ambienti implicano richieste, procedure e
gratificazioni perciò l’ambiente ideale è adatto ai punti di forza e di debolezza del soggetto ed è in grado
stimolarlo e gratificarlo così da aumentarne la motivazione. Il soggetto e l’ambiente professionale devono
essere in armonia l’uno con l’altro.
Holland (1997) ha definito congruenza l’armonia fra sé e ambiente;
Lofquist e Dawis (1991) l’hanno definita corrispondenza considerando la persona e l’ambiente
reciprocamente reattivi;
Super, Starishevsky, MatlineJordaan (1963) l’hanno chiamata incorporazione affermando che l’ambiente da
sostanza all’immagine di sé della persona.
La teoria della costruzione di carriera indica che gli ambienti occupazionali dovrebbero essere contesti
protettivi e sicuri per le persone. Un ambiente occupazionale non è uno sfondo statico: rappresenta più
cornici intorno al ritratto del Sé ed è un contesto che rende possibili alcune cose e impossibili altre, offre sia
limitazioni sia vantaggi e quindi richiama determinati tipi di lavoratori.
Queste due dimensioni, ambiente e persone, sono un orientamento sufficiente solo per i giovani che
stanno iniziando a esplorare il mondo del lavoro, ma non basta per un esplorazione approfondita. I giovani
adulti compiono anche altre distinzioni, perciò pongono l’ attenzione anche sulle differenze relative ai
problemi e alle procedure:
il problema riguarda il contributo sociale che viene dato;
la procedura riguarda il modo in cui i lavoratori risolvono il problema.
Ad esempio gli psicologi possono scegliere diverse specializzazioni, uno psicologo clinico avrà problemi e
procedure differenti da uno psicologo delle organizzazioni.
Nella quinta fase del protocollo di valutazione il professionista si concentra su come il cliente potrebbe dare
vita a un Sé possibile in un ambiente preferito. Dopo aver situato il Sé in un ambiente specifico occorre
innescare l’azione. Per identificare il copione del cliente il counselor esamina una delle sue storie preferite
(narrate in un film, libro ecc) così da comprendere a quali racconti culturali il cliente si ispira e quali verità
influenzano la sua vita. I clienti traggono questi copioni dalle narrazioni che sviluppano nella comunità di
appartenenza poiché le persone crescono in relazione al funzionamento della società di cui fanno parte e ai
dialoghi che si istaurano durante la loro partecipazione. Le storie trasmesse dai predecessori presentano
archetipi di ciò che è possibile fare di fronte ai problemi o alle svolte della vita.
Così le tradizioni presenti in queste narrazioni costituiscono risorse simboliche che una società fornisce per
aiutare le persone a progettare la propria vita e a partecipare come membri di quella cultura.
Gli individui a loro volta utilizzano questi copioni per attribuire significato alle proprie esperienze e per
chiarire le proprie scelte.
La persona intreccia la sua storia personale con le narrazioni familiari del contesto di appartenenza e
utilizza quest’ultime per costruire una sua storia personale. I copioni si animano dentro la persona poiché la
società influisce sull’esperienza soggettiva degli individui attraverso le proprie strutture sociali oggettive.
Le abitudini della costruzione di significato rappresentano quindi una soggettività socializzata.
I professionisti del career counseling si concentrano sulle narrazioni di un repertorio culturale condiviso
rimanendo sensibili al multiculturalismo e alle differenze individuali. I concetti sviluppati per la costruzione
del Sé variano da una cultura ad un’altra. La memoria autobiografica si differenzia in base alle diverse
forme di interazione culturale. Malgrado le differenze culturali sembra però possibile trasferire in Paesi
diversi percorsi per la costruzione del percorso professionale. All’interno di ciascun contesto culturale i
professionisti devono ascoltare i racconti principali della persona: il loro scopo è quello di conoscere le
narrazioni che il cliente utilizza per realizzare le proprie aspirazioni. Il career counselor perciò chiede al
cliente di nominare la sua storia preferita e di narrarla per ascoltarne i dettagli che hanno assunto un ruolo
rilevante nella sua vita. I miti personali del cliente diventano delle metafore che offrono suggerimenti
importanti per vivere nella società di appartenenza. Le storie mantengono vivi gli insegnamenti acquisiti e
permettono di attribuire significato e di garantire una continuità del Sé, così il cliente attraverso le storie è
in grado di perseguire gli scopi della propria vita e raggiungere gli obiettivi. Mentre l’ambiente esterno
costituisce un ambiente oggettivo, la storia interna rappresenta un ambiente soggettivo. Il percorso
professionale nei termini di storia del cliente contiene significati, influisce sull’esperienza, riduce l’ansia,
offre spazio per l’esplorazione. La persona, quindi, attraverso la propria storia professionale può imparare a
gestire i compiti evolutivi, affrontare le transizioni occupazionali e i traumi lavorativi. Durante una
transizione occupazionale, la narrazione permette di superare le incertezze attraverso la rievocazione di
elementi di conforto del passato, rispondere alla crisi con costrutti abilitanti, esprime la propria esperienza,
riflettere sul significato e scegliere il modo migliore per procedere.
I professionisti ascoltano il cliente raccontare la storia e considerano la vita del cliente come se fosse un
libro, il loro scopo e di incoraggiarli continuare la narrazione. I miti e le metafore presenti nella storia
forniscono mezzi per concettualizzare le criticità, concentrarsi sulla storia può risolvere a livello
immaginativo, questo processo permette di generare idee alternative e possibilità di movimento creativo
nel futuro. Compito del professionista è mostrare come la trama della storia possa risolvere il dilemma
attuale, infatti le persone sono attratte da libri nei quali il protagonista vive problemi simili ai loro. Perciò il
cliente identifica il copione utile al suo percorso di crescita, viene incoraggiato nel rintracciar e nel copione
possibili soluzioni al problema traendo conforto dal comprendere come un’altra persona sia riuscita a
risolvere un problema simile.
In sintesi, la storia preferita fornisce un copione per vivere che il cliente trova particolarmente utile
storie come “strumenti per vivere” che stimolano il percorso di crescita del soggetto.
Le storie preferite possono rimanere vive fin dall’infanzia, oltre che riportare copioni utilizzati da molto
tempo però le persone possono raccontare una storia preferita più recente. La possibilità di adottare una
nuova storia permette al cliente maggiore flessibilità, di solito il modello di ruolo rimane lo stesso, ma
campare in una storia diversa. Il coinvolgimento del vecchio personaggio in una nuova storia spiega sia la
costanza sia il cambiamento della vita.
Decostruzione
I copioni culturali esprimono i discorsi dominanti utili alla costruzione dell’identità poiché si focalizzano su
un modo efficace di procedere nel proprio percorso di crescita. In una cultura le storie prevalenti diventano
canoniche, anche se utile, il canone culturale limita la gamma di possibilità del Sé e degli stili di vita che le
persone possono fare propri. I copioni culturali quindi costringono le persone a conformarsi a presupposti
culturali, regole comportamentali stereotipi di genere e disparità sociali. I copioni diventano narrazioni
dominanti limitando le persone e sostenendo la struttura di potere.
Il career counseling deve aiutare il soggetto a riconoscere gli aspetti limitanti e vincolanti delle sue storie
preferite come prodotti culturali che potrebbero alterare la sua vita. Il professionista deve sempre riflettere
su come le micronarrazioni di un cliente possano essere decostruite per rivelare le idee limitanti per il Sé e
le barriere culturali che nascondono. La decostruzione mira a rimuovere il dominio di una storia sul
pensiero del cliente, non a distruggerla. Quando è opportuno i professionisti incoraggiano i clienti a
dubitare delle certezze delle loro storie evidenziando le incongruenze, e mettendo in discussione le
gerarchie dominanti . Tale processo di riconoscimento però non è sufficiente i professionisti devono anche
incoraggiare le persone a considerare gli effetti delle distorsioni culturali sulla propria vita. Tale processo
conduce direttamente a esaminare il passo successivo che il cliente ritiene necessario. Per elaborare e
riconoscere i copioni i professionisti potrebbero studiare la critica letteraria, alcuni critici sostengono che
esistono solo 5 copioni vengono utilizzati per costruire le storie (la tipologia RIASEC si focalizza su sei).
Ci sono due libri che i professionisti possono leggere se desiderano lavorare sui copioni: Polti (1916), Propp
(1968).
Richiami all’azione
Un intervento di career counseling efficace non si limita a far si che il cliente esprima la conoscenza di
qual’ è la cosa successiva da fare, il suo obiettivo è aiutarlo a sentire ciò che sa e a considerare le possibili
applicazioni dirette ai problemi che ha indicato. Il processo attraverso il quale permettere al cliente di
sentire effettivamente il suo stesso consiglio lo porta a rafforzare la sua autorità nel costruire la propria vita
e ad aumentare la fiducia in se stesso poiché si rende conto che la risposta alle sue domande è dentro di sé.
Il professionista diventa così un testimone; ascoltando il motto del cliente deve collegare l’indicazione in
esso contenuta al problema che il cliente sta affrontando in questo modo il motto diventa un richiamo
all’azione che potrebbe risolvere il problema. I career counseling ritornano a più riprese sul motto durante
gli ultimi 10 minuti dell’incontro, ne ripercorrono più volte il significato e la logica per assicurarsi che il
cliente segua il consiglio che ha da dare a se stesso. Il cliente deve capire che le risposte che cercava dal
professionista sono sempre state dentro di lui, deve portare questa consapevolezza fuori dal contesto di
career counseling: il motto gli darà l’energia per proseguire in maniera adattiva il proprio percorso di vita.
Dopo aver seguito il protocollo di valutazione costituito da 8 step, il professionista delinea un ritratto
caratterizzato da varie esperienze di vita del cliente considerate da una nuova prospettiva relativa alla
carriera. Il professionista raffigura un ritratto di vita trasformando le brevi storie in una grande narrazione,
che consente al cliente l’espressione della propria identità e offre una prospettiva che affronta la
transizione attuale e presenta posizioni future. Il professionista utilizza il ritratto così delineato per aiutare il
cliente a comprendere più chiaramente la propria vita, avvalendosi delle esperienze passate per valutare le
scelte future.
1. Descrizione il più possibile accurata della vita del cliente in quel preciso momento.
2. Il professionista sviluppa la narrazione in modo da aprire nuove possibilità; occorre sviluppare le
metafore per offrire nuove possibilità e per favorire l’attribuzione di significati profondi.
3. Il ritratto di vita dovrebbe concentrarsi sui temi stimolanti che riescano ad ampliare la trama
occupazionale, in modo da permettere la reintegrazione del Sé, il rinnovamento dell’identità e la
rivitalizzazione della vita. Il professionista nel ritratto deve evidenziare la progressiva realizzazione
dell’unicità della persona, mostrando tendenze del passato che si ripetono costantemente. La
macronarrazione comprende storie brevi attorno a un filo conduttore ripetendo frequentemente
ed esplicitamente il Leit-motiv.
4. Il ritratto di vita deve essere credibile, comprensibile, coerente e dotato di continuità (permette di
evidenziare la progressiva realizzazione del Sé) per spiegare i temi professionali che influiscono
sulle decisioni del cliente e lo predispongono a intraprendere determinate azioni. I clienti devono
vedere se stessi attraverso il ritratto in un modo che li aiuti ad affrontare efficacemente la
transizione attuale.
5. I professionisti devono essere rigorosi e autodisciplinati nell’interpretare il significato delle storie
del cliente mentre realizzano un ritratto di vita. Devono operare come testimoni che partecipano
alla co-costruzione di significato e all’aumento di consapevolezza mentre i clienti attribuiscono un
senso alla propria vita.
Career StoryInterview
Ritratto di vita
Il professionista (5 punti) Conversazione e co-
ricostruisce
costruzione
le narrazioni del cliente
In sintesi: I 5 principi generali per la composizione di una narrazione dell’identità indicano al professionista
di sviluppare la versione migliore possibile, di favorire nuove possibilità, di evitare interpretazioni
superficiali, di concentrarsi sui temi e di includere parti complesse per spiegare la costanza e il continuo
cambiamento della storia del cliente. La macronarrazione ritrae un’immagine nuova e iconica dell’identità
del cliente, un’immagine che dovrebbe dargli informazioni e ispirazione allo stesso tempo.
Strutturare la composizione
La composizione di un ritratto di vita è guidata da una procedura sistematica che implica 6 argomenti.
1. La preoccupazione
Il professionista, per iniziare a scrivere il romanzo relativo alla vita del cliente, considera i suoi primi
ricordi per identificare gli argomenti centrali, l’origine dei temi professionali e la base per l’arco del
personaggio. Presentando al cliente la narrazione dell’identità il professionista può approfondire le
preoccupazioni presenti nei primi ricordi e facilitare così il superamento della transizione. Il
professionista cerca l’idea principale identificando la preoccupazione o il problema affrontato
ripetutamente dal cliente e ciò che essa significa per lui. Questo approccio al ritratto cerca di
trasmettere l’essenza emotiva del cliente collegando il significato personale con le sue emozioni più
profonde.
2. Il Sé
L’espressione precisa della preoccupazione è seguita dalla descrizione di come il cliente abbia
costruito il Sé per gestirla. Il professionista come ritrattista dovrebbe evidenziare come le qualità
fondamentali che il cliente ha integrato nel Sé siano importanti per tutto il corso della vita e siano
utili nel momento presente.
3. L’ambientazione
Il contesto sociale e l’ambiente preferito in cui il cliente desidera collocarsi. Il professionista deve
discutere le identità differenti che il cliente mostra quando si trova nei diversi contesti, portando
sempre alla luce, tuttavia, lo schema comune a tutti gli ambienti preferiti. Il ritratto deve indicare
come la vita del cliente si caratterizza per flessibilità e adattabilità.
4. Il copione
Questa sezione collega esplicitamente Sé e ambiente mostrando un copione. E’ utile scegliere
espressioni che il cliente stesso ha utilizzato per raccontare la propria storia. Queste espressioni
dovrebbero descrivere con chiarezza quello che desidera fare nella vita lavorativa. Il copione deve
evidenziare le scene significative relative ai temi ricorrenti ed esplicitare l’idea centrale sulla quale è
orientata la propria vita.
5. I consigli
L’autore – cioè il cliente – deve dare delle indicazioni a se stesso come protagonista. Questo è il
significato più profondo del suo motto preferito. Il professionista dovrebbe ripetere più volte il
motto durante il resto della sessione, portando il suo significato più profondo in superficie.
6. Lo scenario futuro
L’ultima sezione riformula il motivo per cui il cliente ha richiesto un intervento di career counseling
e poi collega questo motivo alle altre sezioni del ritratto di vita. Lo scopo del professionista è quello
di demistificare il problema presentato dal cliente, offrendone una versione plausibile. Il ritratto di
vita dovrebbe offrire al cliente un’occasione per comprendere l’origine dei propri interessi, il loro
significato e la loro rilevanza nel presente in modo da poter immaginare il proprio futuro
considerandolo raggiungibile. L’arco del personaggio struttura una narrazione dell’identità e mostra
come il cliente abbia trasformato i problemi in elementi di forza e a loro volta gli elementi di forza
in occupazioni e contributi alla società.
Prima di incontrare il cliente nuovamente, il professionista dovrebbe considerare il ritratto di vita nel suo
complesso; esaminando la narrazione dell’identità dovrebbe evitare di soffermarsi sulla dicotomia
giusto/sbagliato. Egli deve chiedersi quanto questa narrazione possa essere utile a favorire l’esplorazione
del Sé, sollecitare l’esplorazione occupazionale e promuovere la presa di decisione riguardo al percorso
professionale da parte del cliente. Dopo aver stabilito una prima versione del ritratto di vita il professionista
si prepara a iniziare il career counseling con il cliente.
Il secondo incontro di career counseling inizia chiedendo al cliente: “Che cosa le è più chiaro ora rispetto
all’ultima volta che ci siamo visti?”. Il counselor comincia il percorso presentando al cliente la prima
versione del ritratto di vita che ha delineato, ricostruendo le sue microstorie. Cerca di evidenziare al cliente
l’importanza di vivere non soltanto come attore ma anche come autore della propria storia. Il
professionista dovrebbe incoraggiarlo a entrare nella narrazione, a esplorarla e a porsi domande per poi
uscirne con maggior consapevolezza. Per potenziare la capacità del cliente di esplorare il significato del
ritratto il professionista deve procedere con una narrazione chiara, precisa, semplice e diretta. Il cliente è
l’autore della propria vita e l’unico ad avere l’autorità per affermare cosa essa significhi: il professionista
non deve interpretare. Quando narra il ritratto di vita al cliente deve cercare elementi che dimostrino che il
cliente si riconosce nel ritratto: riflesso di riconoscimento, ovvero espressioni fisiche come sorriso, lacrime,
rossore. Dopo aver ascoltato il ritratto di vita il cliente può cominciar ad utilizzare la propria autorità per
modificare e arricchire la narrazione dell’identità con maggiore profondità, complessità e saggezza.
Inizialmente un obiettivo della narrazione del ritratto di vita è fare si che il cliente esamini la
macronarrazione ricostruita dal professionista. Il cliente e il professionista collaborano per co-costruire una
narrazione ancora più autentica e credibile. Cliente e professionista si alleano. La co-costruzione del ritratto
di vita si propone di integrare la preoccupazione attuale in modo da aumentare le possibilità di
trasformazione e sviluppo. Le nuove prospettive offrono un linguaggio nuovo e visioni più ampie con cui il
cliente può riorganizzare il proprio sistema di significato. Il sistema di significato riorganizzato chiaris ce le
priorità e genera nuovi obiettivi.
Esprimere intenzioni
Verso la metà della sessione di career counseling l’attenzione si rivolge all’espressione delle intenzioni.
L’intenzione precede la scelta; unisce passato e presente. I clienti portano nel career counseling una
tensione che viene trasformata in attenzione o ascolto. Il career counseling lo incoraggia a considerare la
preoccupazione principale o la transizione attuale come opportunità per modificare la narrazione
dell’identità o per iniziare una nuova storia. Il professionista lo aiuta a tradurre l’attenzione in intenzione,
che regola il Sé alla scoperta dei propri valori e del proprio scopo di vita. Egli lo incoraggia a esprimere le
proprie intenzioni rispetto ai possibili Sé e alle sue previsioni rispetto agli scenari futuri. Aiutare i clienti a
esprimere le proprie intenzioni chiarisce le scelte da compiere nel presente e migliora la capacità
decisionale. Il professionista mira a far emergere l’intenzione dal ritratto di vita evidenziando la narrazione
centrale ovvero il tema professionale e la trama occupazionale. Questo lavoro rivela il significato intimo e la
risonanza profonda collocati nei problemi che il cliente ha portato nel career counseling. Il professionista
invita il cliente a scrivere una frase che riassuma la narrazione della propria identità. L’idea è quella di
cristallizzare in un’affermazione convincente l’elaborazione della narrazione dell’identità che ha realizzato.
Scrivere questa frase implica scrivere la sua formula per il successo o la definizione della sua missione
personale. Esempio: “Mi sentirò felice e realizzato quando______”
Affermazioni dell’identità
Sintetizzare il ritratto di vita in una dichiarazione principale di intenti come formula per il successo o per
l’affermazione di identità offre al cliente un senso più preciso del perseguimento del proprio obiettivo. Si
potrebbe dire che la formula esprima la propria “vocazione”. Una frase che dichiara gli intenti presenta al
cliente delle indicazioni alle quali fare riferimento ogni volta che si trova ad affrontare transizioni o scelte
che lo mettono in difficoltà. Avendo a disposizione questa dichiarazione di intenti, il cliente può iniziare a
compiere nuove scelte che trasformino sensazioni fluire di incertezza in possibilità concrete da esplorare.
L’esplicitazione delle intenzioni, alla luce della preoccupazione professionale, rivela opportunità e identifica
possibili azioni che fino a quel momento il cliente aveva soltanto intravisto o colto implicitamente.
Alla fine della seconda sessione il cliente dovrebbe avvertire l'esigenza di tradurre le intenzioni in azioni,
dove per azioni si intende l'esplorazione delle alternative piu attraenti.
Da un lato “intenzione” significa avere uno scopo mentre si agisce, dall'altro “ azione” significa attribuire
significato al comportamento.
Il comportamento finalizzato è volto, alla ricerca delle informazioni necessarie a risolvere le preoccupazioni
riguardanti l'ambito professionale e a risolverne l'incertezza. E' l'azione a stimolare lo sviluppo della
costruzione del Sè e del proprio progetto di vita.
Per alcuni clienti l'azione necessaria per la realizzazione di nuovi scenari professionali è gia chiara; altri
clienti , invece, hanno bisogno di esplorare i Se possibili e le alternative che si sono definite nel percorso di
career counseling.
Le attività di esplorazione sono essenziali per il processo di progettazione e di costruzione della propria
vita, infatti possono modificare le immagini d Sè e promuovere una reinterpretazione dei temi professionali.
Il comportamento esplorativo sistematico e la riflessione su di esso abilitano il cliente a fare scelte che gli
consentono di vivere ciò che conosce, cioè di vivere a propria storia.
ESPLORARE
A conclusione della seconda sessione i cliente e il professionista delineano un programma d'azione che
stimoli e orienti il soggetto nel proprio percorso di crescita. Insieme pianificano azioni che aiuteranno il
cliente ad identificare con chiarezza le scelte da compiere, aumentando la sua capacità decisionale. Le
azioni necessarie implicano solitamente l'esplorazione; l'azione , tuttavia può essere focalizzata sulla
necessità di negoziare con i componenti della famiglia le preferenze che potrebbero deludere gli altri
significativi.
Per incoraggiare i clienti all'esplorazione i professionisti li aiutano a pianificare azioni che ritengono
collegate alle aspettative per il futuro;La maggior parte dei clienti non sa come esplorare le alternative e le
probabili conseguenze, perciò ,oltre a suggerire attività specifiche , per chiarire maggiormente le probabili
alternative , i professionisti devono insegnare al cliente il comportamento esplorativo.
A tal proposito si possono utilizzare i materiali proposti da Stewart (1969): si tratta di tre pagine nelle quali
viene indicato come esplorare ed elaborare le informazioni.
La prima pagina descrive sei principali comportamenti per la ricerca di informazioni: scrivere,osservare,
leggere,ascoltare,visitare e parlare.
La seconda pagina offe la possibilità di elencare come questi comportamenti possano essere utilizzati per
esplorare tre occupazioni,posti di lavoro o corsi di studio alternativi. Dopo aver realizzato queste operazioni
il cliente compila la terza pagina evidenziando ciò che a appreso e le sue riflessioni su tali informazioni. La
discussione sui contenuti della terza pagina costituisce un punto di partenza per la sessione successiva.
Gli obiettivi dell'esplorazione si collocano lungo un continuum che va dalla raccolta di informazioni generali
alla verifica di conclusioni possibili.
Il modello dell'esplorazione di Super (1990) definisce la sequenza di compiti in termini di :
1) cristallizzazione
2) specificazione
3)realizzazione
1. CRISTALLIZZARE
Con i clienti più giovani l'esplorazione avviene in senso ampio. I compiti di un'esplorazione ampia includono
la ricerca di informazioni per cristallizzare le preferenze. L'esplorazione in ampiezza cerca di tradurre relativa
alla propria identità n una preferenza per alcune occupazioni, di solito all'interno di uno stesso campo di
interesse e ad uno stesso livello di competenza. La cristallizzazione delle preferenze si concentra sulla
compatibilità tra Sè e occupazioni. I professionisti stilano un elenco di occupazioni/ corsi di studio indicando
gli interessi vocazionali del cliente e spiegando come questi interessi possano essere espressi in occupazioni
appropriate. Discutendo come queste occupazioni possono facilitare la realizzazione di uno scopo e
l'attuazione delle formule per il successo del cliente , il professionista dovrebbe essere il più specifico
possibile e portare esempi. A volte il career counselor ha bisogno di aiuto per generare un elenco
occupazionale o di percorsi di studio, in tal senso si dimostrano utili the occupationsfinder( Holland ,1990) o
the college majorsfinder( Rosen, Hoberg e Holland 1987)
Il professionista individua dei codici occupazionali adeguati al cliente e successivamente considera le
occupazioni compatibili raggruppate entro tali codici. Per analizzare tale elenco ne fornisce una copia al
cliente che , a questo punto, ha cristallizzato una serie d occupazioni adatte per l'esplorazione.
2. SPECIFICARE
Con i clienti ce hanno avuto più esperienze nella loro vita il piano esplorativo richiede più approfondimento.
Questi clienti si trovano ad aver cristallizzato le loro preferenze prima ancora di incontrare un professionista.
La loro ricerca non si limita al matching tra il Sè e e occupazioni , ma implica il processo d costruzione
dell'identità , infatti specificando una scelta ,la persona mostra se stessa in maniera esplicita , manifesta chi
è e cosa vole diventare.
L'esplorazione approfondita di poche preferenze alternative si concentra su informazioni specifiche di cui il
cliente ha bisogno come rassicurazione prima di assumersi un impegno. Spesso le informazioni sono cosi
dettagliate da richiedere poche semplici azioni. In altri casi la loro acquisizione comporta un elaborazione
maggiore, che è comunque altamente focalizzata.
3. ATTUALIZZARE
Con i clienti che hanno scelto un' occupazione e devono ora scegliere un'organizzazione o cercare un posto
di lavoro il piano di esplorazione richiede di tradurre in pratica la scelta verificandola. Attualizzare una scelta
implica cercare e provare a ricoprire una posizione lavorativa. I clienti devono tradurre la loro scelta d
un'occupazione , in una scelta effettiva trovando una posizione all'interno di un' organizzazione.
DECIDERE E FARE
Attraverso le azioni intraprese e le informazioni raccolte di solito il cliente elabora ulteriormente le proprie
scelte e il proprio pensiero. Il cliente e il professionista insieme esaminano le scelte per chiarire le
opportunità e per valutare le molteplici possibilità di realizzazione per nel futuro. Alcuni clienti optano per
scelte non realistiche che richiedono più di quanto possano sostenere. Per analizzare realisticamente le
alternative disponibili il cliente e il professionista devono individuare le conseguenze di ciascuna opzione.
Una volta che il cliente si impegna n una specifica scelta è utile svilupparla attraverso obiettivi a breve,
medio, lungo termine. Per molti clienti, però il problema non è decidere: è fare. Se un cliente è in grado di
scegliere ma esita a mettere in atto la decisione presa, il professionista deve prestare attenzione agli
atteggiamenti verso la scelta e alle possibili barriere che ostacolano l'azione.
Gli atteggiamenti , le convinzioni, necessarie per attuare una scelta sono individuate dal modello
dell'adattabilità della teoria della costruzione di carriera. Le dimensioni dell'adattabilità professionale sono:
interesse, controllo,curiosità,fiducia. Carenze in una di queste dimensioni conducono a difficoltà diverse
nell'attuazione della scelta.
Nel considerare gli ostacoli il professionista pone attenzione alle emozioni ,circostanze e relazioni che
potrebbero ostacolare l'azione. In tal caso le emozioni possono essere considerate costrutti di transizione
(passaggio da una storia passata ad una nuova). L'emozione che più spesso blocca l'azione è l'ansia; alcuni
provano tristezza perché provano difficoltà ad abbandonare la storia vecchia. Altri provano rabbia perchè
non riescono a controllare le emozioni. Se l'azione è bloccata dalle emozioni il professionista può utilizzare
tecniche centrate sul cliente per esplorarle,individuarne il significato, approfondirne le possibili
conseguenze e descriverne i primi step verso l'attuazione della scelta.
Per altri clienti non sono le emozioni a bloccare l'azione ,ma la realtà, in questi casi il professionista può
optare su tecniche basate sull'individuazione della soluzione. Un'utile tecnica in questo caso consiste nel
trovare eccezioni alle difficoltà del fare e poi dell'esaminare in che modo , con chi, e quali parti dell'azione
trovino già applicazione. Facilitando la consapevolezza del cliente sui successi e incoraggiandolo nella
ripetizioni dei comportamenti efficaci il professionista lo aiuta a procedere verso l'identificazione di un
posto occupazionale.
Una seconda tecnica centrata alla soluzione è la domanda “miracolo”: il professionista chiede al cliente di
immaginare un futuro in cui il problema è stato risolto e di osservarsi ( “ se lei si svegliasse domani e il
problema non esistesse più cosa sarebbe diverso?”). Dopodiché il professionista stimola l cliente a
considerare cosa farebbe chiedendo: “ che cosa è cambiato e cosa fa lei?”. Le spiegazioni costituiscono una
base per la definizione degli obiettivi.
Se l'ostacolo all'azione non sembrano essere né le emozioni ,nè la realtà , allora il professionista
approfondisce i problemi relazionali esaminando come il cliente sta presentando la nuova storia al pubblico
( altri significativi). L'obiettivo è stabilire se il pubblico supporta la scelta e il cambiamento. “ Supportare”
vuol dire validare, non approvare. I clienti hanno bisogno del supporto della famiglia per essere autonomi e
autoregolati. Se il cambiamento non è validato dal pubblico, allora il professionista utilizza tecniche di
incoraggiamento e di training assertivo.
Se neanche le relazioni costituiscono la barriera all'azione allora il professionista indaga a scelta in sé. Forse
il cliente ha ripensamenti o resistenze inconsapevoli, dunque lui e il professionista ritornano ad esplorare
alternative che in precedenza non erano state considerate.
Sebbene questi step descritti costituiscano la struttura del career constructioncounseling, i professionisti più
esperti adattano il dialogo al bisogno del cliente . L'obiettivo ultimo è incoraggiare il cliente a scegliere e ad
assumere un'occupazione che sia significativa per lui e rilevante per la comunità.
CONCLUDERE
Durante il percorso di career counseling ad un certo punto ha avuto inizio un nuovo episodio della trama
occupazionale e il cliente percepisce una relazione diversa tra sé e il mondo. Negli ultimi incontri il
professionista riassume ciò che è stato fatto e chiede al cliente se l'obiettivo che si era preposto è stato
raggiunto. Ciò ricorda al cliente la propria autorità sul percorso di career counseling e sulla relativa
conclusione.I professionisti chiudono generalmente con alcune frasi che sintetizzano quanto accaduto
confermando la nuova storia.
Il professionista stesso può riflettere su quanto è successo applicando l modello a quattro stadi di Kolb
dell'apprendimento esperenziale.
Il career counseling ha avuto inizio stimolando il cliente a raccontare “esperienze concrete”, sono seguite
“osservazioni riflessive”, le riflessioni sono poi divenute “concettualizzazioni astratte” e infine si è realizzata
la “sperimentazione attiva” con la scelta e i cambiamento. Il processo riprende quando il cliente attua le
intenzioni nel mondo reale e raccoglie nuove esperienze sul quale riflettere,concettualizzare e
sperimentare.
UN CASO-STUDIO: Raymond
Il caso-studio riportato è utile a spiegare la Career Story interview, la procedura di valutazione e il career
counseling.
Raymond era un diciannovenne al primo anno della facoltà d biologia . Alla domanda relativa a come il
career counseling potesse essergli utile rispose: “ Voglio capire perché mi sento cosi depresso quando entro
nel dipartimento”. Disse di avere il massimo dei voti e che i docenti della facoltà lo consideravano lo
studente di maggior talento.
Valutazione
In questo caso-studio è riportata l'autobiografia di un ragazzo che vuole essere ascoltato; analizzando il
ricordo il suo problema attuale e la sua preoccupazione costante è la madre che non lo ascolta e lo
costringe ad andare nella direzione sbagliata,mentre Raymond si guarda indietro. Emerse quindi che il
ragazzo non voleva laurearsi in Biologia, ma che quella fosse un'aspirazione della madre per cui Raymond
stava cercando di capire come poter essere ascoltato da chi lo circondava .
Collegando il ricordo ai modelli di ruolo si può evidenziare come il ragazzo si sia costruito un sé capace di
farsi ascoltare. Rispetto ai tre modelli sembra che abbia potuto immaginare se stesso come una persona che
può farsi ascoltare scrivendo originali discorsi politici ; il non voler cambiare mai potrebbe, invece, essere
legato al fatto di non arrendersi mai (Lincoln). Raymond preferisce gli ambienti politici e immaginativi. In
questo caso non sembrerebbe necessari consultare opuscoli orientativi,ma a scopo didattico si può
affermare che gli ambienti lavorativi più inclini al cliente secondo il RIASEC (Holland 1997)siano quelli
intraprendenti e artistici. Perciò il professionista potrebbe selezionare da The occupationsfinderalcune
professioni che coniughino le vocazioni( es. giornalista, direttore creativo ecc) In tal caso emerge una buona
compatibilità tra i concetti di sé e gli ambienti di lavoro.
Il consiglio che Raymond da a se stesso è quello di porsi domande sulla propria vita. Il professionista in
questo caso comprende che il cliente non riesce a riconoscere di essere una persona che vuole scrivere per
un giornale perché evita di pensarci guardandosi in dietro.
Dopo aver riflettuto sul ritratto della sua vita, Raymond scrisse per sé la seguente affermazione sulla propria
identità:” sono felice ed ho successo quando convinco gli altri scrivendo discorsi e articoli”
Esaminando la sua vita durante l career counseling apprese che la sua aspirazione era scrivere e non
diventare Biologo.
Quindi: “ Cosa loo tratteneva dal cambiare corso di studi? Raymond temeva la delusione e la collera della
madre . Spiegò in seguito che sia lui che il padre preferivano assecondarla piuttosto che rischiare il
confronto diretto.
Con tre brevi sessioni di training assertivo e ripetizioni Raymond prese il coraggio di parlare con la madre .
Il professionista ritenne che il percorso di career counseling si fosse concluso positivamente ,ma non era
cosi. Nonostante il sostegno della madre non riusciva a cambiare facoltà , e quindi passare all'azione, perchè
questo per lui significava arrendersi e ciò gli provocava sensi di colpa . Furono necessarie altre sessioni per
incoraggiarlo al cambiamento .Fece un grande passo in avanti quando comprese che cambiare corso di studi
non significava arrendersi ,ma dare sfogo alle proprie passioni alle quali sennò avrebbe dovuto rinunciare.
Questo significato riorganizzato gli diede la libertà di procedere con fiducia ed entusiasmo.
Conclusioni
I professionisti della costruzione di carriera auspicano che i clienti concludano il counseling avendo
sperimentato un processo di apprendimento trasformativo che li abbia messi in contatto con il proprio
senso di vitalità.