TESINA
TESINA
LUIGI PIRANDELLO
Luigi Pirandello nacque a Grigenti, poi Agrigento, il 28 Giugno 1867 da Caterina Ricci – Gramitto
e da Stefano Pirandello. Luigi trascorse la sua prima infanzia tra Grigenti e Porto Empedocle, sul
mare. Assiduo lettore di romanzi, a dodici anni scrive una tragedia in cinque atti che rappresenta
con le sorelle e gli amici.
Nel 1880 il padre, vittima di frode, ebbe grossi problemi finanziari e la famiglia si trasferì a
Palermo. In quegli anni, nacquero in Pirandello, fanciullo e poi adolescente, le prime appassionanti
accensioni sentimentali; comincia, in quegli anni, la sua preparazione umanistica e si palesa la sua
vocazione letteraria. Nel 1885 la famiglia si trasferì a Porto Empedocle e Luigi rimase a Palermo,
dove, lo stesso anno, terminò il liceo. Ritornato a Porto Empedocle inizia a prendere coscienza della
realtà umana e sociale delle solfatare. Si iscrisse alle facoltà di legge e di lettere di Palermo, dove
conobbe alcuni dei futuri dirigenti dei fasci siciliani. Nel Novembre del 1887 si iscrisse
all'Università di Roma. Visse per alcuni mesi in casa dello zio Rocco, luogotenente di Garibaldi ad
Aspromonte. Scrisse in questo periodo alcune opere teatrali che sono andate perdute. Nel 1889
pubblica “Mal Giocondo”, una raccolta di poesie. In seguito ad un incidente con un insegnante
decise di abbandonare l'Università di Roma e continuare gli studi a Bonn, dove scrisse le liriche
raccolte in “Elegie Renane” e “Pasqua di Gea”.
Il 21 Marzo 1891 si laurea con tesi su “Gli sviluppi fonetici dei dialetti greco – siculi.”
Nel 1892, rientrato a Roma, collabora con diverse riviste letterarie.
Il 27 Gennaio 1894 sposa a Grigenti Maria Antonietta Portulano e fra il 1895 e il 1899 nacquero tre
figli: Stefano, Lietta e Fausto.
Nel 1894 pubblica una prima raccolta di novelle, “Amori senza amore”. Dal 1897 insegna
letteratura italiana all'Istituto superiore di Magistero. Nel 1898 stampa sulla rivista “Ariel” il primo
testo teatrale, un atto unico dal titolo “L'Epilogo”, poi ribattezzato “La Morsa”. Nel 1901 pubblica il
romanzo “L'esclusa” e nel 1902 “Il Turno”.
Nel 1904 una frana allaga improvvisamente la solfatara nella quale il padre di Pirandello aveva
investito i suoi averi e la dote di Maria Antonietta. Lo scrittore si trova in gravi difficoltà
economiche che lo portarono quasi al punto di suicidarsi. Sulla base di questa esperienza scrisse,
nello stesso anno, “Il fu Mattia Pascal”. Continua a collaborare al “Marzocco” e alla “Nuova
Antologia” e comincia a dare lezioni private di tedesco e italiano. Nel 1908 venne nominato
nominato professore ordinario dell'Istituto superiore di Magistero; nello stesso anno scrisse due
saggi: “L'umorismo” e “Arte e scienza”. Il successo del “Fu Mattia Pascal”, tradotto subito in varie
lingue, valse a Pirandello l'ingresso nella importante casa editrice Treves. Collabora alla rivista
“Trisettimanale politico-militare” e successivamente al “Corriede della Sera”. Nel 1910 pubblica
sulla “Rassegna contemporanea” il romanzo “I vecchi e di giovani”. Il 9 Dicembre 1910 vennero
rappresentati al Teatro Metastasio di Roma gli atti unici “La morsa” e “Lumie di Sicilia” e, sempre
nello stesso anno, “La vita nuda”. Nel 1912 pubblicò la raccolta di novelle “Terzetti”. Nel 1913
Pirandello riscrisse “I vecchi e i giovani”, che venne pubblicato in volume da Treves e, sempre dalla
stessa casa editrice, nel 1915 pubblicò “La trappola”. In questi tre anni scrisse una cinquantina di
novelle, tra cui “Berecche e la guerra”, in parte pubblicate in rivista e, la maggior parte, raccolte in
volume. Nel Luglio del 1916 Angelo Musco portò al successo “Pensaci, Giacomino!” Pirandello,
stimolato dall'esito della commedia, scrisse altre opere teatrali: “Il berretto a sonagli” e “Liola”,
entrambe presentate da Musco. Nel 1917 scrisse le commedie “Così è (se vi pare)”, “La giara” e “Il
piacere dell'onestà” che vengono presentate lo stesso anno. Queste opere segnarono il passaggio dal
verismo all'arte propriamente pirandelliana. Nel 1915 gli muore la madre. Nello stesso anno si
aggrava la malattia mentale della moglie, iniziata nel periodo del disastro della zolfatara. Inoltre il
figlio Stefano venne inviato al fronte e cadde prigioniero. Nel 1918 Pirandello scrisse “Il giuoco
delle parti” e “Ma non è cosa seria”, portati in scena,sul finire dell'anno, rispettivamente da Ruggero
Ruggeri e da Emma Gramatica .
Nel 1920 abbandonò la casa editrice Treves per diventare autore di Bemporad. A maggio del 1921
Dario Niccodemi rappresentò “Sei personaggi in cerca d'autore” che provocò contrasti nel pubblico
e nella critica. Il 24 febbraio 1922 venne messo in scena “L'Enrico IV”, mentre altre sue opere
entrarono nel repertorio di molte compagnie italiane. Nello stesso anno scrisse “Vestire gli ignudi”,
mentre a Londra e a New York vennero rappresentati “I sei personaggi in cerca d'autore”. Sempre
nel 1922, Adriano Tilgher, amico e ammiratore di Pirandello, pubblicò “Studi sul teatro
contemporaneo”, opera che pose le basi della critica pirandelliana.
Tra il 1931 e il 1936, grazie al successo mondiale del suo teatro, Pirandello visse gli anni migliori
della sua vita poiché fu costretto a viaggiare moltissimo. Il 9 Novembre 1934 ricevette a Stoccolma
il premio Nobel per la letteratura. Tra il 1932 e il 1934, crisse i drammi “Trovarsi”, “La favola del
figlio cambiato”, “Quando si è qualcuno”, “Non si sa come” e “I giganti della montagna”.
Quest'ultimo rimase incompiuto e andò in scena più tardi, a Boboli il 5 giugno 1937.
Morì il 10 dicembre del 1936 a Roma.
Il fu Mattia Pascal
"Il fu Mattia Pascal" è un romanzo di Luigi Pirandello pubblicato nel 1904. L'opera racconta in
prima persona le vicende di Mattia Pascal, un uomo che, creduto morto, decide di assumere una
nuova identità per sfuggire a una vita infelice. Il romanzo esplora temi profondi come l'identità, la
libertà e l'assurdità della condizione umana, riflettendo sull'impossibilità di sfuggire al proprio
destino.
La prima parte del romanzo è molto narrativa; racconta infatti della gioventù del Pascal, trascorsa
nell'ozio e nell'agiatezza più sfrenata senza curarsi minimamente della sua situazione finanziaria,
poiché sua madre aveva preso la decisione di far amministrare tutto il patrimonio lasciatole dal
marito, defunto in seguito ad un naufragio, ad un certo Malagna, offertosi volontariamente per
aiutare la vedova Pascal nella gestione del patrimonio, che in realtà, però, aveva come scopo unico
quello di frodare la famiglia speculando sull'eredità. Narra delle sue prime avventure amorose,
dapprima con Oliva, da cui avrà un figlio ma che non sposerà mai perchè già fidanzata con il
Malagna, e successivamente con Romilda Pescatore, la ragazza che inizialmente Mattia voleva far
fidanzare con il suo amico Pomino, ma che poi sposerà. Questo matrimonio fu sia la rovina
economica che psicologica per Mattia che venne portato, anche e soprattutto grazie alla suocera, a
fuggire di casa. Dovette abbandonare il posto da bibliotecario fattogli assegnare dal padre di
Pomino. Per Pascal era molto difficoltoso trovare un lavoro, sia per la sua scarsa istruzione che per
il suo attuale dissesto finanziario.
A seguito di nuove disgrazie familiari, la morte delle sue due bambine (le gemelle) e della madre,
egli fugge da casa e si reca al Casinò di Montecarlo, dove inaspettatamente realizza una cospicua
vincita alla roulette. Deciso a tornare, nel viaggio in treno, lesse sul giornale la notizia del
ritrovamento del cadavere di un uomo, vicino al canale all'interno del suo podere, che tutti
identificarono come Mattia Pascal. Questa notizia inizialmente lo sconvolse, decide di rientrare a
Miragno, la sua città, rendendosi però conto che non era la scelta migliore, i suoi creditori lo
avrebbero immediatamente assalito, decidendo, perciò, di cambiare vita. E' proprio questo evento la
scintilla che fa nascere, o meglio emergere, il suo desiderio di libertà suprema che lo farà vivere per
oltre due anni viaggiando senza meta e facendosi chiamare Adriano Meis, stabilendosi infine a
Roma. Nel costruire questo nuovo personaggio da interpretare, deve tener conto di molteplici
particolari in modo da non destare alcun sospetto riguardo la sua vera identità. A Roma trova
alloggio in casa del Sig. Anselmo Paleari, un anziano borghese squattrinato ormai solo accecato
dalla fissazione dell'occulto e dal mondo della magia. In casa vive anche una ex pianista, la
signorina Caporale, zitella ossessionata dalla sua bruttezza e dalla mancanza di un uomo. Il Paleari
tiene in casa con se la figlia Adriana che accudisce sia Adriano Meis nel periodo della
convalescenza che la Caporale. Infatti Mattia Pascal era strabico per via della cataratta, fu proprio
questo particolare che gli fece pensare di operarsi cambiando il suo aspetto, cancellando
definitivamente la sua vecchia personalità.
Con il passare dei mesi il protagonista si innamora di Adriana giungendo al punto di decidere di
sposarla, ma una serie di problemi alla fine gli fanno cambiare idea in modo del tutto inaspettato.
Infatti Adriano non avrebbe mai potuto sposarla perchè in realtà era un altro, Mattia Pascal, che era
a sua volta sposato con Romilda Pescatore. Tuttavia, in seguito ad un furto operato dal fratello del
Paleari, Adriano Meis decide di tornare a Miragno per riprendersi la sua vera identità che avevo
perso non a causa della sua presunta morte, ma solamente per sua volontà.
Prima di giungere al suo paese passa a trovare il fratello Berto, che alla vista rimane esterrefatto. E'
proprio qui che viene a conoscenza del matrimonio di Romilda con Pomino, portandolo a decidere
di rovinare tutto e riprendersi sua moglie. Tornato a Miragno e giunto in casa di Pomino trova
addirittura una bambina, figlia dei due coniugi ed è questa la ragione per cui Mattia infine decide di
non riprendersi Romilda. Lo sgomento che suscita la ricomparsa di Mattia è notevole tanto da
mettere in agitazione Pomino, Romilda e la vedova Pescatore.
Nonostante la lunga litigata con questi, Mattia decide alla fine di riprendersi la sua vera identità, ma
non di rovinare il matrimonio dei due e perciò si reca a farsi riconoscere dai concittadini, in
particolar modo da don Eligio, decidendo di andare a vivere insieme alla zia Scolastica.
Decide di trascorrere il resto dei suoi giorni visitando la propria tomba, un simbolo della sua vita
ormai passata e delle sue aspirazioni fallite. Alla fine, accetta la sua condizione di uomo senza
identità, vivendo nell'ombra e riflettendo sull'assurdità della sua esistenza. Trova un modesto lavoro
come bibliotecario nella stessa biblioteca dove lavorava prima, accettando il suo destino con una
sorta di malinconica rassegnazione.
Il primo argomento disquisito da Pirandello nel romanzo è quello della fortuna, alla quale
attribuisce molti significati. Ha un modo di interpretarla tutto personale, secondo lui non è come
una ruota che gira e che insegue la persona a cui vuole portare giovamento ma invece afferma che
siamo noi uomini ad inseguirla e a cercarla, aggiungendo, inoltre, che non è tanto introvabile e rara,
basta, quindi, cercarla e perseverare.
Il significato degli oggetti compare verso la parte centrale del romanzo ed è di rilevante importanza,
secondo l'autore ogni oggetto non è fine a se stesso ma è in relazione con noi e con gli avvenimenti
che ruotano intorno a noi. Infatti un oggetto non è bello per puro caso ma solo perchè noi lo
interpretiamo a nostro modo e lo personalizziamo, mettendovi qualcosa di noi e, di conseguenza,
suscitando sensazioni più o meno gradevoli. Ad aggiungersi a tutto ciò vi è la nostra fantasia che
nella maggior parte dei casi contribuisce ad abbellire gli oggetti a cui siamo legati. Un problema che
Pirandello solleva spesse volte è quello dell'incomunicabilità tra uomo e natura, infatti sostiene che
gli esseri umani tentano di capire quello che la natura ci comunica, ma non riusciamo a
comprenderne nemmeno la minima parte, mentre, invece, questa ci lancia dei messaggi chiari e
comprensibili di disagio, un disagio provocato esclusivamente dall'uomo.
L'amicizia è molto importante ai fini di una vita in società perchè senza un amico si vive soli e
sperduti, senza qualcuno che ci possa aiutare in caso di necessità. Però un amico è una persona con
cui si deve essere sinceri e a cui si devono confidare le proprie sensazioni e i propri pensieri, anche i
più nascosti. Mattia Pascal aveva forse qualche amico, magari pomino, mentre Adriano Meis non
poteva averne vivendo nella menzogna, anche se vi era costretto e, quindi, non potendo nemmeno
dire il suo vero nome, viveva una sorta di recitazione continua alla quale talvolta credeva realmente
persino lui stesso.
Per l'autore l'anima e la mente sono in stretto rapporto tra loro. L'esempio citato è quello dei vecchi
che, perdendo la lucidità mentale a causa dell'età avanzata, hanno un affievolimento dell'anima.
Paragona la mente ad un pianista e l'anima al pianoforte; infatti, se per caso si rompe una corda o un
tasto, il suonatore, pur essendo molto bravo, è costretto a suonare male. Pirandello ha una visione
della vita del tutto personale perchè, secondo lui, per conoscere bene la vita ed il suo scopo, bisogna
conoscere prima la morte, o meglio bisogna passare attraverso la morte per comprendere l'essenza
reale della vita. Il passato di una persona è come l'ombra che rimane impressa sul pavimento grazie
alla luce e che ci segue sempre. L'unica variazione è nella sua lunghezza o nella sua larghezza, ma è
sempre con noi e non possiamo liberarcene perchè è un nostro patrimonio personale che non
possiamo cancellare e che rispecchia noi stessi ed il nostro passato.
Il romanzo pone domande fondamentali sulla natura dell'io e sulla capacità di reinventarsi. La
vicenda di Mattia Pascal è un viaggio attraverso la disillusione e la scoperta di sé, un percorso che
porta alla consapevolezza che l'identità non è qualcosa di fisso, ma un costrutto fragile e mutevole.
Pirandello utilizza un tono ironico e malinconico per raccontare le vicende di Mattia, creando
un'opera che è al tempo stesso divertente e profondamente filosofica. "Il fu Mattia Pascal" rimane
uno dei capolavori della letteratura italiana, un romanzo che continua a risuonare per la sua capacità
di esplorare l'essenza dell'esperienza umana.
Il regime fascista mise in atto una serie di politiche culturali per influenzare la letteratura.
L'istituzione del Ministero della Cultura Popolare (Minculpop) nel 1937 servì a controllare e
censurare la produzione culturale. Gli scrittori erano incentivati a partecipare alle attività del Partito
Nazionale Fascista e a produrre opere che esaltassero l'ideologia fascista. Vennero istituiti premi
letterari e sovvenzioni per incoraggiare la produzione di letteratura patriottica e propagandistica.
Gli scrittori italiani durante il regime fascista possono essere suddivisi in diverse categorie in base
al loro rapporto con il regime:
1. I Conformisti
Molti scrittori scelsero di conformarsi alle richieste del regime per evitare la censura o per ottenere
benefici personali. Alcuni aderirono apertamente all'ideologia fascista e produssero opere che
esaltavano il regime. Tra questi, si possono citare autori come Gabriele D'Annunzio, anche se la sua
produzione era in parte indipendente e precedente al regime, e Giovanni Papini, che inizialmente
sostenne il fascismo.
2. Gli Opportunisti
Altri scrittori adottarono una posizione opportunista, cercando di mantenere una certa indipendenza
artistica senza però sfidare apertamente il regime. Alcuni di questi autori evitarono temi politici e si
concentrarono su soggetti più neutri o esistenziali per evitare la censura. Dino Buzzati, ad esempio,
è noto per il suo stile surreale e allegorico che raramente toccava direttamente temi politici.
3. I Dissidenti
Durante il regime fascista, alcune riviste e gruppi letterari cercarono di mantenere una certa
autonomia intellettuale. Riviste come "Solaria" e "Il Frontespizio" cercarono di promuovere una
letteratura di qualità che non fosse completamente subordinata all'ideologia fascista. Questi gruppi
spesso riunivano scrittori e intellettuali che desideravano preservare uno spazio di libertà creativa.
Il regime fascista produsse una significativa quantità di letteratura di propaganda, utilizzata per
diffondere i suoi ideali e consolidare il potere. Romanzi, poesie, e drammi venivano utilizzati per
glorificare la figura di Mussolini, esaltare le conquiste del regime e promuovere valori come la
disciplina, la virilità e il patriottismo. Questa produzione spesso mancava di profondità artistica e
veniva criticata per il suo carattere didascalico e propagandistico.
Nonostante la pressione del regime, ci furono autori che riuscirono a esprimere una resistenza
culturale attraverso opere letterarie che, pur non attaccando direttamente il fascismo, proponevano
una visione alternativa del mondo. Questi scrittori spesso utilizzavano l'allegoria, il simbolismo e la
satira per mascherare le loro critiche. Tra questi autori possiamo ricordare Italo Svevo e Luigi
Pirandello, che attraverso le loro opere esplorarono la complessità dell'esperienza umana e
l'assurdità della condizione esistenziale, offrendo una visione che sfidava indirettamente i dogmi del
regime.
La letteratura durante il regime fascista in Italia riflette la complessa relazione tra arte e potere, tra
conformismo e resistenza. Mentre il regime cercò di sfruttare la letteratura per i propri fini
propagandistici, molti scrittori trovarono modi creativi per preservare la loro autonomia e criticare
indirettamente l'ideologia dominante. Questa epoca storica rappresenta un periodo di grande
tensione e creatività, dove la lotta per la libertà di espressione si intreccia con le dinamiche politiche
e sociali dell'Italia fascista.
STORIA
Movimento politico sorto in Italia, fondato il 23 Marzo 1919 da Benito Mussolini. Organizzato con
lo scopo di combattere sul terreno ideologico l'organizzazione democratica dello Stato
parlamentare, non fu ritenuta adatta ai tempi. Il movimento ebbe dapprima scarso successo, ma gli
errori del socialismo e le violenze degli attivisti, conosciute come squadre rosse, determinano nel
paese, e specialmente nei ceti borghesi, uno stato di terrore di fronte alla minaccia comunista.
Mussolini seppe sfruttare tale stato d'animo, tanto più facilmente quanto più vari Ministeri che si
succedettero si dimostrarono incapaci a tenere alto il prestigio dello stato. Le forze capitaliste
finanziarono il movimento che organizzò le squadre di azione per fronteggiare i disordini promossi
dai socialisti e dai capi delle organizzazioni operaie; tra gli uomini politici liberali e cattolici si
fecero sempre più numerosi e simpatizzanti per il fascismo e così anche tra i combattenti. Nelle
elezioni del 1921 il fascismo conquistava trentaquattro seggi; nell'Ottobre del 1922 Mussolini
tentava la scalata al potere e su nomina del Re e dei capi dei partiti politici otteneva l'incarico di
costituire un Ministero di concentrazione, cui parteciparono i popolari, i liberali e alcuni
indipendenti anche in rappresentanza delle forze combattentistiche.
Fu illusione di molti che, secondo le promesse, il Mussolini avrebbe ristabilito l'ordine, posto fine
alle violenze private e governato democraticamente, tanto che il Parlamento, confortato dalla
stampa e dalla pubblica opinione, concesse al Governo i pieni poteri per due semestri successivi.
Nelle elezioni del 6 Aprile 1924, svoltesi secondo un progetto proposto e presentato dall'Acerbo al
Parlamento che lo approva, uscì vittoriosa la lista del Blocco Nazionale che, oltre ai fascisti,
comprendeva quasi tutti i liberali e parecchi cattolici. Forte della maggioranza assicuratasi, benché
dopo l'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) l'opinione pubblica si
volgesse per qualche tempo contro il fascismo, a Mussolini fu facile trasformare il suo Governo in
dittatura, il che avvenne con parvenze legalitarie mediante le leggi. Accettata passivamente dalla
maggior parte degli Italiani e avversata da pochi spiriti liberi e dai comunisti, confortata dal
consenso spesso entusiastico ed ammirativo di Governi e di uomini politici e ceti dominanti
stranieri, la dittatura fascista sfociò nella seconda guerra mondiale. Il popolo italiano subì
impreparato questa guerra e cominciò a reagire soltanto quando le sconfitte militari patite su tutti i
fronti, le città indiscriminatamente bombardate e il territorio metropolitano invaso fecero cadere
anche le più tenaci illusioni. Mussolini, abbandonato dalla pubblica opinione, posto in minoranza da
un voto dal Gran consiglio del fascismo, poté essere rimosso dalla sua carica dal Re che chiamò
Pietro Badoglio a formare un nuovo Ministero (25 Luglio). Dopo l'armistizio del 8 Settembre 1943,
invasa gran parte dell'Italia dai tedeschi, Mussolini fu liberato dalla prigionia e messo a capo di un
nuovo partito fascista e del governo illegale della repubblica sociale italiana creata dai tedeschi.
Con l'avvento del regime al potere si restringeva la libertà di azione e di espressione ma in
compenso iniziò una politica economica che portò l'Italia ad una grande ripresa. Grazie alle
numerose bonifiche dopo il 1942 crebbero a dismisura le esportazioni di manufatti, si trattava infatti
di accrescere la produzione agricola mediante nuovi macchinari e nuove superfici coltivabili; queste
operazioni portarono ad una diminuzione della disoccupazione nelle campagne con un
accrescimento di manodopera.
Nel 1926 ci fu la svolta del fascismo verso la dittatura, venne ridotta ancora la libertà di stampa,
gran parte dei poteri furono accentrati nelle mani del Duce e il parlamento si vide tolta la funzione
legislativa rimanendo solo come organo di controllo ed infine fu messo al bando dal partito
comunista.
Una delle misure più importanti adottate per il risanamento economico fu la Quota 90, un progetto
di rivalutazione della lira italiana volta a raggiungere il cambio di 90 lire per una sterlina inglese. La
proposta fu lanciata da Mussolini durante il Discorso di Pesaro nel 1926 e faceva parte della più
ampia Battaglia per la lira. La Quota 90 era considerata un obiettivo ambizioso, poiché il cambio
era di 153 lire per una sterlina in quel momento. Ciò portò l'Italia ad effettuare una politica di
protezionismo economico, cioè diminuendo le esportazioni si cercava di far scendere l'inflazione.
La rivalutazione della lira non ebbe però gli effetti previsti, infatti con la diminuzione di
esportazioni numerose aziende che basavano il proprio commercio al di fuori del nostro paese
dovettero chiudere, facendo così aumentare nuovamente la disoccupazione e il malumore tra la
gente.
Dal 1930 in Italia manifestarono con chiarezza le ripercussioni della crisi mondiale e fino al 1934
l'economia dette ben pochi segni di ripresa, così nel 1935 il regime mise in atto un programma di
rilancio economico, promuovendo la guerra d'Etiopia. La conquista dell'Etiopia fu portata a termine
tra l'Ottobre 1935 e Maggio 1936 dal maresciallo Rodolfo Graziani, a capi di un imponente
spiegamento di uomini e mezzi; la guerra allargò i confini del mercato nazionale in un'epoca di
rigido protezionismo e fece aumentare il consenso popolare che tra il 1930 ed il '34 si era abbassato
a causa della disoccupazione e dei salari molto bassi. La conquista dell'Etiopia portò una rottura del
fascismo nei confronti della Società delle Nazioni (alla quale spettava il compito di far rispettare la
pace) la quale inflisse sanzioni economiche contro l'Italia poiché aveva aggredito uno stato
membro. Queste sanzioni ebbero scarso effetto perché l'Italia cercò aiuto dalla Germania ma questa
mossa portò ad un isolamento del nostro paese, il quale dovette allearsi con la Germania, e così, con
l'asse Roma – Berlino stabilito nel 1936 e con il Patto d'Acciaio si arriva ad una fase fondata sulla
costituzione di un blocco di stati fascisti che volevano imporre la loro egemonia su tutta Europa; ciò
però fece saltare alcuni programmi di Mussolini poiché fino alla guerra d'Etiopia l'Italia aveva una
politica estera autonoma. Intanto in Germania Hitler aveva attuato leggi razziali che portarono ad
una politica aggressiva del nazi-fascismo, nel settembre del 1938 la Germania, l'Italia, Fracia e Gran
Bretagna si ritrovarono a Monaco per discutere di questa politica. Hitler promette di non far mutare
la geografia europea, ma sei mesi dopo la Cecoslovacchia cadde sotto la Germania e nel 1939 dopo
l'occupazione della Polonia scoppiò la II Guerra Mondiale.
TOPOGRAFIA
Fin dall'antichità la costruzione delle strade è uno dei primi indizi del progresso di una civiltà. I
popoli antichi, con l'espandersi delle città, cominciarono a sentire l'esigenza di comunicare con altre
regioni per rifornirsi di generi di prima necessità e dedicarsi al commercio. Fra le prime popolazioni
che costruirono strade si annoverano i sumeri, i cinesi (nel I secolo a.C. inaugurarono la via della
seta, che per circa duemila anni sarebbe rimasta la strada più lunga del mondo) e gli Inca, che
costruirono una moderna rete stradale transandina, che includeva gallerie scavate nella roccia viva.
Gli scritti del geografo greco Strabone, risalenti al I secolo, fanno riferimento a un sistema di strade
che si irradiava dall'antica Babilonia, mentre lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto descrive le
strade costruite dagli egizi per trasportare i materiali usati nella costruzione delle piramidi e degli
altri monumenti.
Le più antiche strade tuttora esistenti sono quelle di epoca romana. La costruzione della via Appia
iniziò nel 312 a.C. Nel periodo della sua massima fioritura, l'impero romano vantava di una rete
stradale lunga circa 80.000 km, consistente in 29 strade che si irradiavano dalla capitale, Roma, in
una rete di strade che copriva tutte le più importanti province conquistate, compresa la Gran
Bretagna. Le strade romane avevano uno spessore che andava dai 90 ai 120cm ed erano formate da
tre strati di pietre, sempre più piccole, amalgamate nella calcina e sovrastate da uno strato di blocchi
di pietra sistemati ad incastro. Secondo il diritto romano, il transito sulle strade dell'Impero era
libero, ma la manutenzione del manto stradale spettava agli abitanti della regione attraversata.
Questo sistema si rivelò efficace nel mantenere le strade in buone condizioni fino a quando ci fu
un'autorità centrale forte che faceva rispettare la legge; nel Medioevo, quando venne meno l'autorità
rappresentata dall'impero romano, la maggior parte delle strade andò in rovina.
Fu solo con l'affermarsi di forti organismi statali che la costruzione e la manutenzione delle strade
riprese vigore. Verso la metà del XVII secolo, ad esempio, il governo francese fece costruire ben
24.000 km di strade sfruttando la manodopera locale. All'incirca nello stesso periodo il Parlamento
inglese istituì un sistema basato sulla concessione di appalti per la manutenzione delle strade statali
a società private, che, in cambio, erano autorizzate a imporre il pagamento di un pedaggio a chi vi
transitava. Tra il 1830 e il 1840 operavano più di mille società di questo tipo, che si occupavano di
32.000 km di strade. Successivamente l'avvento delle ferrovie rese questa attività meno redditizia.
All'inizio del XIX secolo due ingegneri britannici, Thomas Telford e John Loudon McAdam,
nonché l'ingegnere francese Pierre Marie Jerome Tresaguet, sperimentarono nuovi metodi di
costruzione stradale. Il sistema messo a punto da Telford consisteva nello scavare una fossa al cui
centro veniva posto un sottofondo di roccia pesante; in questo modo il manto stradale finito
risultava più elevato al centro che ai bordi, garantendo un efficace scolo dell'acqua piovana. Lo
strato superiore del manto era composto da pietrisco compatto, alto 15 cm. Secondo McAdam un
efficace sistema di scolo delle acque era indispensabile perché il terreno potesse sopportare carichi
pesanti. Nel suo metodo, l'ultimo strato di pietrisco era posto direttamente su un sottofondo di terra,
sopraelevato rispetto al terreno circostante, in modo che l'acqua piovana potesse defluire
liberamente. Tale sistema, detto “macadamizzazione”, fu adottato da quasi tutte le imprese di
costruzioni stradali dell'epoca, specialmente in Europa, ma non si rivelò tuttavia in gradi di reggere
carichi pesanti. Per le strade transitate da mezzi pesanti si preferì quindi adottare il sistema di
Telford, che assicurava una migliore distribuzione del carico sul suolo sottostante la carreggiata.
Negli Stati Uniti le prime strade furono i sentieri tracciati dai pionieri, come le celebri piste
dell'Oregon e di Santa Fe.
Negli stati orientali, il primo tentativo su larga scala di miglioramento della rete stradale, ebbe
inizio immediatamente dopo la guerra d'indipendenza, con l'istruzione di pedaggi destinati a
finanziare le costose riparazioni necessarie.
Con l'espansione della ferrovia, nella seconda metà del XIX secolo, lo sviluppo delle strade statali
subì un notevole declino. Nello stesso periodo furono introdotti i mattoni e l'asfalto per la
pavimentazione delle strade urbane.
Le principali variabili prese in considerazione nella moderna ingegneria stradale sono la pendenza
del terreno su cui deve essere costruita la strada, la capacità della pavimentazione di sopportare il
carico dovuto, il volume di traffico previsto, le caratteristiche del suolo sottostante, la composizione
e lo spessore della pavimentazione utilizzata. La pavimentazione stessa può essere o rigida o
flessibile. In quest'ultimo casi si impiega una miscela di inerti fini o grossi (pietrisco, ghiaietto e
sabbia) impregnata di una sostanza bituminosa ottenuta dall'asfalto o dal petrolio grezzo o dai
derivati del catrame. Questa miscela è abbastanza compatta da poter assorbire violenti urti e
sopportare grossi volumi di traffico.
Le pavimentazioni rigide sono costruite con una miscela di cemento portland e inerti fini e grossi.
Lo spessore della pavimentazione può andare dai 15 ai 45 cm, in funzione del volume del traffico
previsto, spesso viene utilizzata un'armatura in acciaio per prevenire le incrinature. Sotto la
pavimentazione viene introdotta una base di sabbia o ghiaietto fine che garantisce un maggiore
supporto.
COSTRUZIONI
Costo di costruzione
Computo metrico estimativo
La realizzazione di una qualsiasi opera si sviluppa attraverso diverse fasi, ognuna delle quali può
presentare procedure differenti a seconda che di tratti di un'opera pubblica o privata.
Sommariamente queste fasi si suddividono in:
– Studio e successiva stesura del progetto di massima;
– Richiesta concessioni o autorizzazioni da parte dell'Ente pubblico (per opere private);
– Esecuzione dell'opera;
– Contabilità e amministrazione dell'opera;
– Collaudi finali.
Come prescritto dalla legge, prima di intraprendere un'opera pubblica occorre provvedere allo
studio e allo sviluppo di un progetto che dovrà essere approvato, la stessa legge prevede anche che
si sviluppino due tipi di progetto:
– Progetto di massima, che ha la funzione di fornire all'Amministrazione una rappresentazione
sintetica e precisa dell'opera negli elementi essenziali, a questo progetto si deve allegare
anche un preventivo sommario del costo di realizzazione dell'opera;
– Progetto esecutivo, è quello utilizzato per l'esecuzione dell'opera e pertanto deve presentare
uno sviluppo molto dettagliato e particolareggiato con un'analisi precisa di tutti gli elementi
che determinano il costo finale e deve avere allegato una relazione tecnica illustrativa (che
deve contenere le motivazioni della decisione di realizzare l'opera) e i disegni esecutivi
(cartografie, planimetrie, ecc...)
Nel caso che durante il corso dei lavori si renda necessario una o più modifiche da apportare
all'opera prevista nel progetto, bisogna redigere progetti supplementari, e sono:
– Progetto di variante, determina le variazioni di quantità e/o di qualità dei materiali o dei
lavori previsti inizialmente. Non comporta notevoli variazioni sul prezzo iniziale dell'opera;
– Progetto di variante sostitutivo, determina le varianti di entità che possono variare in modo
significativo il progetto originale;
– Progetto suppletivo, determina un'aggiunta di materiale e/o lavori rispetto a quelli previsti
nel progetto iniziale, determinando per cui una maggiorazione della spesa complessiva.
Inoltre va prodotta questa documentazione da allegare al progetto:
– Elenco dei prezzi elementari. E' un elenco dei prezzi al netto delle spese generali e utili
dell'impresa, ossia senza l'aggiunta dei costi da parte dell'impresa per pagare gli operai, per
trasportare i materiali, ecc...
– Analisi dei prezzi unitari. Per effettuare le opere pubbliche bisogna effettuare l'analisi dei
prezzi consistenti in un conteggio dettagliato di tutte le quantità che concorrono a formare
ogni categoria di opera finita, a ogni quantità si deve applicare il relativo prezzo elementare
al quale si deve aggiungere circa il 15% per le spese generali e il 10% per gli utili d'impresa.
– Computo metrico e stima dei lavori. Il computo metrico è una elencazione delle quantità di
ogni categoria di lavoro necessario per la realizzazione dell'intervento previsto. Per la
compilazione di un computo metrico è necessario disporre dei disegni quotati del progetto,
degli eventuali particolari costruttivi e della descrizione dell'opera.
– Capitolato generale di appalto. Il capitolato generale d'appalto regola i rapporti fra l'Ente
appaltante e l'impresa esecutrice dei lavori, fissando le condizioni amministrative e le
prescrizioni tecniche per ottenere una esecuzione dei lavori perfetta e senza controversie tra
le due parti.
– Capitolato speciale di appalto. Il capitolato speciale d'appalto contiene le norme specifiche
per l'opera da realizzare sia dal punto di vista amministrativo sia da quello tecnico e deve
essere redatto dal progettista. La sua corretta stesura consente di illustrare in modo completo
e dettagliato l'opera che l'Ente intende realizzare.
Secondo la legge dei lavori pubblici del 1865 le opere pubbliche si possono realizzare in due modi,
in economia e in appalto.
Il sistema di appalto è il più usato e consiste nell'affidare i lavori a una o più imprese, l'importo dei
lavori si può determinare in due modi:
– A corpo (o forfait). Si effettua sulla base dei disegni esecutivi, il prezzo stabilito non può
variare, salvo la revisione dei prezzi nei limiti della legge o nel caso di varianti che
venissero apportate durante il corso dei lavori.
– A misura. I prezzi si calcolano sulla base del costo di ogni categoria di lavoro finita, cioè il
costo si può sapere solo ad opera finita.
Il sistema in economia si usa prevalentemente per opere straordinarie e si suddividono in:
– In amministrazione. Viene incaricato un funzionario tecnico, dall'Ente, che provvede ad
assumere direttamente la mano d'opera, noleggiare i mezzi e acquistare i materiali necessari.
– Per cottimi. Il funzionario incaricato provvede a contattare le imprese per ogni categoria di
lavoro.
In base al regolamento del 1895, la scelta della ditta che dovrebbe eseguire l'opera pubblica può
avvenire nei seguenti modi:
– Asta pubblica. Possono partecipare tutte le imprese che hanno interesse all'esecuzione
dell'opera e sono in possesso di tutti i requisiti elencati nel bando. Di norma questo sistema
non viene utilizzato per le opere pubbliche perché l'esecuzione delle opere spesso
richiedono, da parte delle imprese, requisiti tecnici specifici che vengono controllati prima
dell'asta.
– Licitazione privata. Con questo sistema l'Ente provvede a fare una selezione delle imprese
in base ai requisiti che devono avere per fare l'opera, e, una volta fatta questa selezione,
vengono invitate a fare un'offerta.
– Appalto – Concorso. Si ha quando l'Ente appaltante non dispone del progetto dell'opera che
intende realizzare, per cui le imprese che partecipano al concorso devono presentare il
progetto esecutivo e il costo dell'opera. La ditta vincitrice si impegna a realizzare l'opera.
– Trattativa privata. Si effettua in casi eccezionali anche se in realtà accede molto spesso.
L'impresa che dovrà effettuare i lavori si sceglie in base al costo preventivato per
l'esecuzione dell'opera.
ESTIMO
Stima aree edificabili
Per area fabbricabile si intende l'area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti
urbanistici generali o attuativi. La definizione di area fabbricabile trova riscontro nella lettera b)
dell'art.2 del [Link]. n. 504/92. in sintesi, due sono i punti di riferimento che determinano
l'assunzione della qualità di area edificabile:
– Gli strumenti urbanistici generali o attuarivi;
– Le possibilità effettive di edificazione.
La qualifica del suolo è indipendente dalla natura del suolo o dalla volontà del proprietario, ma
dipende invece da:
– La non destinazione ad uso pubblico.
– La mancanza di vincoli che ne violino l'uso edificatorio.
– L'esistenza di una domanda per tale uso.
– La non riserva all'attività agricola.
Spesso tutti gli scopi pratici della stima delle aree fabbricabili riconducono al valore di mercato.
La definizione di valore di mercato sancita dal Regolamento (UE) 575/2013 e adottata dal Codice
delle Valutazioni Immobiliari | Italian Property Valuation Standard (Quinta edizione, 2018) implica
che vi sia un mercato sufficientemente attivo e concorrenziale e siano noti i prezzi e le
caratteristiche degli immobili di confronto.
La dottrina estimativa prevede, inoltre, che la stima delle aree edificabili possa avvenire sulla base
di differenti valori; tra le basi di valore utilizzabile è ricompresa quella del valore di trasformazione.
Per le aree non edificabili si parla di valore agricolo.
INGLESE
The Romantic Era: Exploring Passion, Individuality and Nature
The Romantic Era, spanning from the late 18th to the mid-19th century, marked a pivotal shift in
European culture and art. Rejecting the rationality of the Enlightenment, it celebrated emotion,
individualism, and the beauty of nature.
Central to the Romantic movement was a profound emphasis on personal freedom and authenticity.
Visionaries like Wordsworth, Byron, and Coleridge captured the essence of human emotion and
imagination in their poetry and prose, exploring themes of love, longing, and the power of the
individual spirit. Nature served as both a muse and a refuge for Romantic artists and writers. They
sought solace and inspiration in the untamed landscapes, depicting the sublime beauty of the natural
world in their works. This reverence for nature reflected a broader cultural shift towards a more
holistic understanding of humanity's connection to the environment.
Moreover, the Romantic Era witnessed a resurgence of interest in folklore, mythology, and the
supernatural. Artists and writers drew from ancient legends and mystical tales, infusing their
creations with a sense of mystery and wonder. This fascination with the fantastical added depth and
complexity to Romantic literature and art.
In essence, the Romantic Era was a time of profound exploration of emotion, individuality, and the
natural world. Its enduring legacy continues to inspire artists and thinkers, reminding us of the
enduring power of passion, imagination, and the human spirit.
SCIENZE MOTORIE
Le società sportive e le associazioni sportive
Nel linguaggio corrente si intendono Società Sportive quegli Enti a base associativa che operano nel
mondo dello sport. La loro peculiarità consiste nel porsi come soggetti tanto nell'ordinamento
generale dello Stato che in quello sportivo. Il riconoscimento della loro presenza risale alla legge
426 del 16 Dicembre 1942, con la quale si istituisce il CONI con potere di riconoscere le suddette
società che, a loro volta, saranno senza fine di lucro e assoggettate al CONI , o per delega, alle
federazioni sportive. Il non riconoscimento o la non affiliazione delle società, comporta la rinuncia
alla pratica agonistica ed ai vantaggi di ordine fiscale previsti dall'inquadramento
nell'organizzazione ufficiale. Attraverso queste associazioni la pratica sportiva si inserisce in una
serie di norme dell'ordinamento sportivo.
A loro volta, tramite all'affiliazione alle federazioni riconosciute dal CONI, le associazioni
divengono soggetti dell'ordinamento sportivo stesso. Tesseramento ed affiliazione sono regolati
dall'aspetto pubblicistico delle federazioni, ricadono quindi sotto la giustizia amministrativa. Le
associazioni sportive non sono tenute a costituirsi sotto una particolare forma giuridica, salvo che
non intendano stipulare contratti con gli atleti.
Dato che queste associazioni non erano, e non dovrebbero essere, a scopo di lucro, eventuali utili
conseguiti dovevano essere destinati al potenziamento dell'attività sociale o in beneficenza e questo
già prima dell'emanazione della legge 91 del 1981. L'unica autonomia residua era scegliere la
destinazione di eventuali utili societari. Il problema che si pose fu soprattutto per le società
calcistiche formatesi sotto forma di S.P.A. In contrasto (come fine) con quello della società sportiva.
Vale a dire una perfettamente a fini di lucro e l'altra no-profit. Il problema venne risolto con la legge
n.91 del 1981 che prendeva in considerazione la non remota eventualità di un utile societario. Per
mezzo di questa riforma, le società sportive hanno potuto reperire e gestire notevoli flussi finanziari.
Ricadono nella definizione di società professionistiche solo quelle che risultano affiliate a
Federazioni e che operano la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica e,
inoltre, stipulano contratti con atleti professionisti.
Diviene a questo punto fondamentale inquadrare anche chi è considerato sportivo professionista e,
nella fattispecie, è ritenuto tale colui il quale presta la sua attività sportiva in forma continuativa e
dietro compenso derivante da un contratto di lavoro con una società sportiva. Naturalmente il
soggetto in questione, dovrà essere riconosciuto da una federazione sportiva della quale rispetterà il
regolamento. Ovviamente, le restanti, sono considerate società dilettantistiche e non intrattengono
rapporti con atleti professionisti e, ancor meno, perseguono fini di lucro. Normalmente risultano
costituite sotto forma di associazione non riconosciuta.
Tuttavia, ultimamente, anche nel settore dilettantistico, gli sport vengono esercitati con modalità
sempre più affini a quelle degli sport professionistici, facendo prevalere la componente economica
su quella ideale.
Un altro punto importante, e direttamente imputabile a quanto sopra, è la questione del fallimento
delle società sportive professionistiche. Anche se si è ormai approdati all'assoggettabilità di queste
ultime al fallimento poiché è innegabile l'attività imprenditoriale che le sorregge. Tuttavia, anche
prima che tale prassi benisse a pieno titolo accolta, si era ben propensi al suo utilizzo. Anche le
società sportive dilettantistiche che operano su modelli imprenditoriali e che si sono rivelate
insolventi, possono essere dichiarate fallite.
Le conseguenze che da ciò scaturiscono per gli associati sono differenti dalla norma e, nel dettaglio,
il fallimenti si estende ai soli soci che hanno partecipato alla divisione degli utili.
Assieme alle Federazioni, il CONI ha previsto l'esistenza di Enti minori, riconosciuti al fine di
promuovere lo sport e le nuove discipline. Detti enti non assumono la connotazione di Ente
pubblico, ed il loro ruolo è di promozione delle discipline sportive in maniera prevalentemente
ludica piuttosto che agonistica.