Vita di Gauguin
Gauguin ha una vita avventurosa, nasce in Francia ma dopo pochi anni si sposta in
Perù per raggiungere il padre che si trovava lì perché in esilio.
Gauguin è in cerca perenne di emozioni e sensazioni nuovi, di un luogo primitivo,
incontaminato dove non ci sono tracce dell'industrializzazione e delle sue
conseguenze negative.
Vive inizialmente una vita agiata infatti ha la possibilità di sposarsi con una
nobildonna francese però è un animo irrequieto, infatti, da giovanissimo si imbarca su
una nave mercantile per compiere un viaggio nel Mediterraneo e nell'oceano.
Successivamente si arruola nella marina proprio per avere la possibilità di viaggiare e
di fare nuove esperienze e per seguire la luce perfetta. Poi torna in patria e dipinge da
autodidatta.
Dopo di che si verifica la grande crisi economica, viene licenziato e perde il lavoro
ma non si dà per vinto perché si dedica completamente al lavoro.
Si separa con la moglie e effettuerà da solo un viaggio a Tahiti, in Polinesia dove
morirà dopo essere arrestato per aver manifestato contro il razzismo.
Vita di Munch
Edvard Munch nasce in Norvegia nel 1963 da una famiglia benestante. Nella capitale
inizierà la sua formazione di pittore frequentando l'Accademia di Belle Arti.
Nonostante la famiglia sia ricca è attraversata da diversi lutti che lasceranno una
traccia profonda nell'equilibrio già instabile dell'artista.
All'età di 14 anni perde la madre e pochi anni dopo anche la sorella, entrambe malate
di tubercolosi.
I lutti, l'instabilità mentale, il periodo storico incerto fanno sì che il suo percorso
artistico sia contraddistinto da una certa negatività che riguarda anche il rapporto con
l'altro sesso.
L’art nouveau
Con il nome di Liberty si intende un vasto movimento artistico che, tra fine Ottocento
ed inizi Novecento e prese nomi diversi, a seconda delle nazioni in cui sorse.
In Francia prese il nome di «Art Nouveau», in Spagna «Modernismo». In Italia ebbe
inizialmente il nome di «Floreale», per poi essere chiamato con lo stesso nome usato
in Inghilterra.
Il Liberty nacque dal rifiuto degli stili storici del passato e cercò invece ispirazione
nella natura, creando uno stile nuovo, totalmente originale rispetto a quelli allora in
voga.
Nato inizialmente in Belgio, grazie all'architetto Victor Horta, si diffuse presto in
tutta Europa, divenendo in breve lo stile della nuova borghesia in ascesa.
Adottando le nuove tecniche di produzione industriale, ed i nuovi materiali, quali il
ferro, il vetro e il cemento. Il Liberty diede per la prima volta la risposta giusta al
problema della qualità del prodotto industriale. Il problema andava risolto sul piano
della qualità progettuale.
L'estetica del Liberty si affidò molto all'uso della linea e degli elementi lineari.
Protagonista divenne soprattutto la linea curva definita «a colpo di frusta»: una linea,
cioè, che dopo una curvatura ampia si torceva in una curvatura più stretta.
Le immagini che si ottenevano producevano effetti decorativi molto suggestivi e di
grande eleganza.
La stilizzazione delle figure era sempre molto evidente, erano sempre tutte
bidimensionali contornate da una linea nera.
Il pittore che più di ogni altro raccolse nel suo stile le indicazioni che derivavano dal
Liberty fu Klimt.
Klimt elaborò uno stile inconfondibile molto originale e personale. Reinterpretando
elementi della tradizione gotica e bizantina, egli componeva i suoi quadri come
fossero dei mosaici. Faceva largo uso dell'oro, spesso utilizzato per lo sfondo, e di
colori molti vivaci e puri. Le sue figure, appaiono all'interno di tessuti dai colori
molto vivaci.
Gustav Klimt – Giuditta I (1901)
Il soggetto è ovviamente una rivisitazione della storia biblica di Giuditta, che taglia la
testa del generale Oloferne per vincere l'assedio voluto dagli assiri.
Il soggetto è stato sempre utilizzato quale metafora del potere di seduzione delle
donne. Giuditta rappresenta la «femme fatal» e assume una grande valenza erotica, ed
è lei a dominare l'immagine quasi per intero.
La testa di Oloferne appare appena di scorcio, in basso a destra.
I tratti di Giuditta sono probabilmente quelli di Adele Bauer, esponente
dell'alta società viennese, della quale Klimt eseguì due ritratti.
La splendida cornice in rame fu realizzata da suo fratello Georg, scultore e
cesellatore.
Giuditta II (1909)
Giuditta II è il quadro che chiude il periodo aureo di Klimt. Giuditta II è
un’immagine di straordinaria intensità che volge il tema della sensualità visto sia
come sinonimo di dolcezza che di ferocia ed inquietudine.
Il quadro si allunga verticalmente per cui ricorda le stampe giapponesi, di cui Klimt
era grande ammiratore.
Altri critici ritengono che Klimt sceglie Giuditta e non Salomè perché vuole celebrare
la donna compiuta e non l’adolescente davanti a cui il re abdica e concede i suoi
favori.
Giuditta è lei stessa il potere: non chiede ma decide e compie con le sue mani il
delitto. Diventa quindi allegoria della donna moderna a cui viene riconosciuta la
possibilità di scegliere liberamente la propria vita.
Le bellissime mani sono aggrappate alla gonna mentre trattengono per la chioma la
testa decapitata.
Il dipinto è inscindibile dalla cornice dorata.
L’immagine si fonda sul voluto contrasto tra il naturalismo del volto, del busto e delle
mani e l’assenza di profondità, unita all’astrattismo, sia dell’abito che dello sfondo.
Le forme che prevalgono sono quelle rotondeggianti e morbide. Esse simboleggiano
il mondo femminile, mentre le forme dure e angolose sono legate al mondo maschile.
Giuditta, assieme alle altre donne mitologiche che spesso Klimt ritrae sono figure
femminili che hanno saputo “perdere la testa” o la faccia o la ragione, per
abbandonare la loro stereotipata immagine sociale. Diventano libere, assetate di vita,
cariche di erotismo, adescatrici, ma enigmatiche, esprimendo così la paura, lo
smarrimento generati da questo cambiamento.
Il Bacio (1908)
La tela presenta le figure di un uomo e di una donna (non identificati), abbracciati
con grande tenerezza e stagliati nell’atmosfera irreale di un fondo oro antico. I loro
corpi sembrano fusi dalle ampie vesti gialle e riccamente decorate e che rendono
indefinito ciò che coprono.
La donna, inginocchiata, è mostrata di profilo, con il viso rivolto all’osservatore.
L’indeterminatezza dei corpi degli amanti evidenzia la natura amorosa del loro
rapporto; anche l’oro del fondo contribuisce a esprimere l’incorruttibilità dello spazio
e del tempo, rendendo eterno l’amore che li unisce.
Lo spazio è interamente risolto sulle due dimensioni, secondo un ennesimo richiamo
ai mosaici bizantini; la composizione dell’opera è calibratissima, tutta giocata sui
giochi cromatici.
La splendente superficie dell’opera, piena di luci e di colori, è movimentata da una
decorazione a fiori e motivi geometrici: rettangoli per la veste dell’uomo, cerchi,
ovali, volute e girali per l’abito della donna.
La differente geometria delle due decorazioni esprime simbolicamente la differenza
tra i due sessi.
Le tre età della donna – (1905)
Questo dipinto è una delle poche opere presenti in Italia di Klimt.
Le figure sono asciutte, sintetiche ed il decorativismo geometrico si materializza in
forme che ricordano sete raffinate e pietre preziose.
Il tema è una rivisitazione, in chiave simbolica, delle tre fasi della vita femminile:
l’infanzia, la maternità e l’inevitabile declino della vecchiaia.
Il pittore ritrae la vecchia di profilo, per evidenziare, la deformazione provocata dal
tempo sul corpo. La rinuncia ad aprire gli occhi sulla realtà, l’impotenza di fronte a
quello che riserva il futuro si manifesta nel gesto disperato di coprirsi il volto con le
mani. La giovane madre invece è rappresentata frontalmente, in contrasto con l’altra
figura: il nudo risulta piatto nel rilievo e luminoso nella colorazione quasi ad evocare
una dimensione sacra, un’allusione alla maternità della Madonna a cui sembra
riferirsi anche la corona di fiori collocata sulla testa; un serpente stilizzato, indica il
male sempre in agguato, il pericolo incombente in ogni momento della vita.
La bimba, infine, assorbita totalmente nella figura materna, è ritratta con il corpo
paffuto e arrotondato, abbandonata in un sonno profondo. Nell’opera il senso
dell’allegoria si espande dalla condizione della donna alle fasi della vita, all’
inevitabile scorrere del tempo, contro il quale l’unico rimedio è la sacralità della
maternità che eterna la vita.
Vita e formazione di Pablo Picasso
Picasso all'età di 6 anni si indirizza alla pittura e partecipa a numerosi concorsi che
vince a mani basse.
A 14 anni viene identificato come il pittore più promettente.
La sua pittura assume inizialmente caratteri accademici quasi rinascimentali, ma a un
certo lui stesso quando ha raggiunto l'apice della perfezione, si rende conto che
bisogna andare oltre l'arte rinascimentale. Infatti, gli stesso afferma: "A 17 anni
dipingevo come Raffaello, impiegherò tutta una vita per poter dipingere come un
bambino."
Con quest'affermazione vuole intendere che l'Avanguardia deve essere un’arte pura,
non contaminata, simbolica e che possa, al di là del figurativismo, lasciare dei valori
importanti nell'osservatore.
Si avvicina al cubismo dopo la fase iniziale e riprenderà la rappresentazione, tipica di
Cezanne, degli oggetti da più punti di vista come se fossero dei cubi che vengono
aperti. In maniera denigratoria, la sua pittura viene definita "cubista" per dire che
rappresenta oggetti in maniera geometrica.
Per comprendere il cubismo bisogna prendere in considerazione la quarta dimensione
dopo la profondità, l'altezza e la larghezza è il tempo la dimensione necessaria per
l'osservatore per comprendere l'opera.
Prima di arrivare al cubismo, Picasso che vive una vita particolarmente intensa,
attraverserà due fasi: quella blu e quella rosa.
La prima fase è caratterizzata dall'uso del blu e di tutte le sue sfumature, fino ad
arrivare al grigio, si tratta di pigmenti scuri e tristi.
Questi colori denotano una fase particolarmente pessimista della sua vita segnata dal
suicidio di un suo carissimo amico.
Oltre alle caratteristiche cromatiche, i soggetti rappresentati sono sempre i poveri e
gli emarginati sociali. A questo periodo appartengono le opere "L'autoritratto", "La
madre e il figlio"
In questo pessimismo cosmico sia a livello cromatico che figurativo c'è però una
condizione di ottimismo dettata dai soggetti madre-figlio o dalla famiglia che
evocano una profonda religiosità perché ricordano la famiglia di Cristo.
Nel secondo periodo oltre all'uso del rosa a livello cromatico, il soggetto è la famiglia
gioiosa dei saltimbanchi, dei circensi che conservano ancora questa forte religiosità.
Dopo il periodo rosa c'è il periodo africano che corrisponde alla fase del cubismo che
inizia con il dipinto "Les Demoiselle d'Avignon"
Il Futurismo
Umberto Boccioni
Il teorico del Futurismo è Filippo Marinetti che, con la nascita del nuovo millennio,
considera l’arte del passato ormai vecchia e passata e al contrario esalta il progresso
tecnologico, il futuro, la velocità, la macchina in contrapposizione alla stasi.
Tutte queste idee sono espresse nel Manifesto del Futurismo pubblicato nel Febbraio
del 1909 sul giornale Le Figaro, e comprende 9 punti in cui sostiene il bisogno di
distruggere i musei in cui ci sono opere che puzzano di muffa, esalta la guerra come
igiene del mondo, esalta la velocità come simbolo del progresso.
Queste nuove idee si diffondono in diversi campi oltre alla letteratura, arrivando
anche ad influenzare il campo artistico. Infatti, molti artisti confluiscono nel
Futurismo e fondano, a loro volta, due Manifesti di cui i teorici sono Umberto
Boccioni e Carlo Carrà. I punti salienti riguardano una rivoluzione tecnica basata sul
divisionismo cioè dell’applicazione del colore per punti, piccoli elementi e una
rivoluzione concettuale che riguarda l’esaltazione della tecnologia e in particolare
della macchina da corsa.
Il Futurismo ha vita breve, perché con lo scoppio della Grande Guerra molti artisti
prendono parte al conflitto e perdono la loro vita sul campo di battaglia. Un altro
motivo per cui non durò molto è che, questo movimento, esaltando la guerra e la
figura dell’uomo vigoroso viene utilizzato come strumento di propaganda dal
fascismo che lo etichetta come corrente di regime.
Naturalmente i futuristi non accettano questo accostamento per cui abbandoneranno
l’esperienza artistica.
La città che sale
Quest’opera è simbolo del Futurismo ma iconica anche dell’artista stesso. In essa
emerge la velocità e la frenesia con cui la città e i suoi cittadini si muovono
I palazzi si sviluppano verticalmente e non più orizzontalmente, per cui raggiungono
anche l’altezza di 5-6 piani. Questo palazzo non è ancora sgombero dalle impalcature
perché i lavori di costruzione non sono ancora terminati in quanto verranno costruiti
altri piani, ma esse svolgono anche una funzione simbolica perché rappresentano il
mondo dei lavoratori che svolgono la propria attività con molto dinamismo mentre i
cavalli rappresentati quasi in maniera evanescente rappresentano la forza lavoro ma
sono anche metafora di grande velocità.
Forme uniche della continuità nello spazio
Boccioni non lavora solo come pittore ma anche come scultore infatti realizza nel
1913 una scultura in bronzo (90cm di altezza) che rappresenta l’uomo moderno che
corre, ci sono elementi che rimangono indietro e rappresentano la scia che correndo si
solidifica
Significativa è la base perché non ne utilizza una sola, simbolo di stasi ma ne utilizza
due piccole. Si tratta di un’opera simbolo del Futurismo ma anche un vanto della
Nazione perché essa si trova raffigurata sulla moneta 20 centesimi.
La Metafisica e Giorgio de Chirico
Protagonista della Metafisica è Giorgio de Chirico, questo termine deriva dal termine
greco ”metá ta physiká” che significa letteralmente “le cose che stanno dopo le cose
di fisica” ma visto che il prefisso “meta” assume anche il significato di “al di sopra,
oltre” venne utilizzato per indicare una branca della filosofia che si occupa di
indagare il mondo trascendentale, quello che va al di là della realtà sensibile.
La Metafisica intende rappresentare in pittura ciò che non è percepibile attraverso i
sensi.
Giorgio de Chirico è figlio di un ingegnere della ferrovia per cui trascorre l’infanzia
in Grecia in Tessala a stretto contatto con l’arte classica di cui tutte le opere si
contraddistinguono per le rappresentazioni colonne, fusti, capitelli di ordine dorico,
ionico e corinzio.
Una delle opere simbolo della Metafisica è Muse Inquietanti (1916). Le Muse fanno
riferimento alle Muse ispiratrici di epoca greca mentre l’aggettivo “Inquietanti” fa
riferimento alla volontà di rappresentare quello che va oltre l’esperienza sensibile.
L’ambientazione è un palcoscenico in cui tutto è fermo e dominato dal silenzio
assordante di meditazione, tanto che anche il pavimento viene disegnato come il
classico pavimento teatrale con assi in legno, rappresentate con una prospettiva
esasperata.
Sul palcoscenico della vita sono presenti diversi elementi quali una colonna dorica
sulla quale si trova il frammento di un busto di una scultura classica che ha al posto
della testa un pungiball. Poi c’è una maschera, una scatola di giocattoli e una statua in
penombra.
In fondo vengono rappresentati il castello estense di Ferrara e due ciminiere, simbolo
di modernità, che però sono chiuse tanto che non esce il fumo.
Tutto è fermo e cristallizzato tranne le bandiere al di fuori del castello che sono tese
perché c’è vento che le sventola.
L’enigma dell’ora
L’ora è soltanto una convenzione sociale. Lo spazio è fermo ma contestualizzato,
infatti, questa successione di arcate evoca la stazione di Santa Maria Novella a
Firenze, il richiamo al treno è presente anche nella parte sovrastante dove si trova un
grande orologio.
L’orologio segna le 3 meno 5 del pomeriggio, ma l’ombra fa capire che non è primo
pomeriggio ma è un’ora intorno alle 18. La piazza non è vuota ma ci sono 2 soggetti
uno fermo che guarda il fabbricato, l’altro in penombra.
Enigmatica è la fontana senz’acqua, priva però di acqua che è simbolo di vita.
Il Surrealismo
Salvador Dalì
Nel 1920 un gruppo di artisti, architetti e ingegneri si organizzano e formano quello
che viene definito “Movimento moderno” che si espande sia nel continente europeo
che in America e ha come oggetto la scatola d’abitazione con uno sviluppo in scala
molto più ampia che permette la costruzione di grandi grattacieli.
I maestri più importanti che danno una scossa al mondo dell’architettura grazie ai
congressi che organizzano sono Le Corbusier, Mies Van Der Rohe e l’americano
Frank Lloyd Wright, che realizzano una vera rivoluzione nel modo di costruire le
abitazioni.
L'architettura moderna si divide in due branchie:
-l'architettura razionale che è estremamente rigida, basata su un rapporto armonico di
misure, ed è collocata in autonomia all’interno delle città a prescindere del tessuto
urbano e dai palazzi storici circostanti
-l'architettura organica invece prende corpo assorbendo gli imput degli edifici
circostanti (La casa sulla cascata in Pennsylvania di Frank Lloyd Wright che si
mimetizza con la natura)
Giuseppe Terragni
Nell’operato di Terragni emergono le caratteristiche della classica razionale,
utilizzata pesantemente dal Fascismo. L’architetto venne chiamato per realizzare la
cosiddetta “Casa del fascio” oggi adibita a Caserma della Guardia di Finanza