«I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo»1.
Questa celebre citazione di Karl Max, tratta dal XI Tesi su Feuerbach e incisa sulla lapide
della sua tomba, ben rappresenta lo spirito filosofico di colui che viene considerato il padre
del Comunismo.
Marx, infatti, non si limitò ad affrontare le questioni filosofiche attraverso la speculazione:
l’interpretazione del mondo e dell’uomo, che egli raggiungeva attraverso la teoria, portava in
sé l’impegno della pratica, ossia la trasformazione della realtà attraverso l’azione
rivoluzionaria (praxis).
Malgrado questo approccio particolarmente apprezzabile, dopo gli entusiasmi suscitati dalla
visione marxiana del mondo e la fioritura di studi marxologici degli anni ’60 e ’70, il nome di
Marx è stato a lungo rimosso, «ma una teoria, nella misura in cui corrisponde a qualche
bisogno sociale profondo, non ancora appagato, non può essere accantonata per sempre»2.
Per recuperare la filosofia di Marx è indispensabile farlo attraverso le sue opere: «Il pensiero
di Marx sta nei suoi scritti. Parlare di qualunque autore è solo esercizio di fiato se non si sa
qualcosa delle fonti. I testi, poi, appartengono a certi periodi della sua vita e della sua
esperienza»3. Inoltre, è necessario tener conto che Marx fu non solo filosofo ma anche un
economista, uno storico, un sociologo e un giornalista. Esistono, poi, delle parole chiave
imprescendibili dal pensiero marxista come alienazione, capitalismo, plusvalore,
sovrastruttura, ecc.
Questi termini ricorrenti nelle opere di Marx testimoniano un’interpretazione del tutto
innovativa della storia dell’umanità: si tratta di una visione materialistica della storia, il cui
sviluppo è indissolubilmente legato a diversi fattori strutturali, economici e tecnologici: «non
è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere
sociale che determina la loro coscienza»4.
Pertanto, la storia è il risultato di un processo materiale la cui trasformazione dipende dalla
contrapposizione tra struttura (forze produttive) e sovrastruttura (rapporti giuridici, politici,
dottrine filosofiche, etiche, religiose, estetiche), come lo stesso Marx spiega anche in “Per la
1 Marx K., Le opere che hanno cambiato il mondo, Newton Editori, Roma, 2011, p. 209.
2 Ibidem, p. 6.
3 Merker N., Karl Marx, Bari, Editori Laterza, 2022, p. 6.
4 Marx K., Le opere che hanno cambiato il mondo, Newton Editori, Roma, 2011, p. 819.
critica dell’economia politica” del 1859: «Nell’osservare tali rivolgimenti bisogna sempre
distinguere tra il rivolgimento materiale, che si verifica nelle condizioni economiche di
produzione, e che va constatato scrupolosamente alla maniera delle scienze naturali, e le
forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, in breve ideologiche, in cui gli
uomini si rendono coscienti di questo conflitto e si battono per risolverlo»5.
La riflessione marxista è frutto di una profonda analisi della società del suo tempo che si
conclude in un’accurata critica: la divisione in classi sociali – come rilevato nei “Manoscritti
economici filosofici” del 1844 –, in continua lotta fra loro, ha come risultato la divisione
diseguale del lavoro. Da qui il concetto di alienazione: la classe capitalista-borghese e la
proprietà privata sono, per Marx, la causa dell’alienazione del lavoro operaio: «L’uomo crea
determinate cose, idee, istituzioni, ecc. nell’intenzione di soddisfare certi bisogni sociali e
nella tensione di raggiungere gli scopi che si è prefisso; 2. queste creazioni si sviluppano
secondo una loro logica autonoma che non è più riconducibile alle volontà e alle intenzioni
che le hanno create; 3. esse diventano infine, e questo è il vero e proprio punto critico del
concetto di alienazione, una potenza indipendente e sovrastante, una forza estranea all’uomo,
una forza che si oppone alla sua volontà, contrasta i suoi progetti, anzi minaccia la sua stessa
esistenza e finisce per dominarla»6.
Come superare questa condizione di disparità? Solo attraverso la realizzazione di una società
comunista tramite un’azione rivoluzionario.
Il Capitalismo, in questo quadro disuguaglianza sociale, è considerato il diretto responsabile
anche se in realtà, Marx, non usa praticamente mai il termine “capitalismo”. Parla piuttosto di
«modo di produzione capitalistico» ovvero, allargando il discorso, delle «società, nelle quali
domina il modo di produzione capitalistico»7.
Il punto fondamentale dal quale bisogna partire per comprendere il modo in cui Marx delinea
la natura del modo di produzione capitalistico è che, a differenza di quanto accadeva nelle
forme tradizionali di economia, in quella capitalistica la produzione non è finalizzata alla
soddisfazione di bisogni sociali già dati, ma al conseguimento di un profitto. Ciò significa
5 Ibidem, p. 820.
6 A. Schaff, L’alienazione come fenomeno sociale, Editori Riuniti, Roma 1979, p. 112. Nel primo capitolo,
intitolato “Il marxismo e la teoria dell’alienazione” (ivi, pp. 55-165), Schaff offre una lettura accurata del
pensiero marxiano su questo tema.
7K. Marx, Il capitale. Libro primo, a cura di A. Macchioro, B. Maffi, UTET, Torino 2009, p. 107; citato in
Krätke, Capitalismo, cit., p. 6.
che, al termine di ogni ciclo di produzione, il capitale deve aver generato un profitto che, in
linea di massima, deve essere reinvestito per conseguire successivamente un profitto ancora
maggiore e così via all’infinito.
Marx, inoltre, mette in evidenza come nel capitalismo la crisi sia fisiologica e l’odierna realtà
sembra dargli ragione: «La crisi non è tanto una patologia della produzione capitalistica
quanto, almeno periodicamente, la sua “normalità”. In essa, secondo Marx, l’equilibrio si
raggiunge sempre passando attraverso lo squilibrio, ma ciò significa crisi, disoccupazione,
drammi sociali»8.
Per concludere, sono si può affrontare il pensiero marxista senza citare il comunismo:
«Sebbene, almeno a partire dai ventisei anni, Marx definisca sé stesso comunista, non sono
molte le pagine che, nel corso della sua vita, dedica al chiarimento di questo concetto. Non è
semplice perciò intendere il concetto marxiano di comunismo; anche perché Marx stesso, in
quanto critico dei sistemi belli e fatti proposti dai cosiddetti socialisti utopisti suoi
contemporanei, rifiuta esplicitamente di cimentarsi nella descrizione della agognata società
comunista»9.
Nella “Ideologia tedesca” (1867), Marx manifesta la sua intenzione a non addentarsi troppo
nell’argomento: «Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato,
un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che
abolisce lo stato di cose presente»10. Nel Manifesto troviamo un approccio molto più politico
alla questione del comunismo: «Nel Manifesto, il comunismo si configura molto
concretamente come una strategia e un programma politico. Primo obiettivo della classe
operaia è quella che nel testo viene indicata come “la conquista della democrazia”, che però
non significa evidentemente conquista di una democrazia liberale, ma di una forma politica in
cui il proletariato diventa classe dominante e dunque si impadronisce del potere dello Stato.
Si tratta dunque di una strategia rivoluzionaria, nella quale la conquista del potere statale è
intesa come la leva a partire dalla quale si potrà trasformare la società, intervenendo su di
8 Sweezy P. M., La teoria dello sviluppo capitalistico, a cura di C. Napoleoni, Boringhieri, Torino, 1970, p. 181.
9 Petrucciani S., Marx in dieci parole, Carrocci editore, Roma, 2020, p. 211.
10 Marx K. – Engels F., Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 34.
essa e soprattutto sui diritti di proprietà, anche con i mezzi “dispotici”11 che sono propri di
ogni rivoluzione»12.
Terminiamo questo breve excursus attraverso la filosofia di Marx con la certezza di non aver
soddisfatto la necessità di essere esaustivi e, contemporaneamente con la consapevolezza di
aver preso in considerazione non l’autore di una dottrina unitaria e coerente, bensì il
pensatore i cui testi, nella loro complessità, non sono privi di aporie quanto di spunti di
riflessione.
Bibliografia
• AA. VV., Religione, alienazione e feticismo in Marx, in “L’esercizio della meraviglia.
Studi in onore di Alfonso M. Iacono”, Edizioni ETS, Pisa, 2019, pp. 57-70.
• H. Mascat H. - S. Tortorella S., Aspetti e problemi della critica marxiana del diritto, in
“Hegel & Sons. Filosofie del riconoscimento”, Edizioni ETS, Pisa, 2019, pp. 241-50.
• AA. VV., Democrazia e capitalismo nella teoria politica di Marx. Tre scenari, in “La
filosofia politica di Marx”, FrancoAngeli, Milano, 2019, pp. 33-46.
• Bellan A., Aspetti e problemi della reificazione in Marx, in “Teorie della reificazione.
Storia e attualità di un fenomeno sociale”, Mimesis, Milano, 2013, pp. 71-93.
• Merker N., Karl Marx, Bari, Editori Laterza, 2022
• Mele G., L’ultimo Marx, in “Critica marxista”, 4/5, luglio-ottobre 2016, pp. 44-53.
• Marx K. – Engels F., Opere, vol. V, Editori Riuniti, Roma, 1972, p. 34.
• Marx K., Il capitale. Libro primo, a cura di A. Macchioro, B. Maffi, UTET, Torino 2009.
• – Le opere che hanno cambiato il mondo, Newton Editori, Roma, 2011.
• Petrucciani S,, Sul concetto di libertà in Marx, in “Storia del pensiero politico”, 8, 1,
gennaio-aprile 2019, pp. 71-88.
• – Marx in dieci parole, Carrocci editore, Roma, 2020.
• Sweezy P. M., La teoria dello sviluppo capitalistico, a cura di C. Napoleoni, Boringhieri,
Torino, 1970.
11 Ibidem, p. 505.
12 Petrucciani S., Marx in dieci parole, Carrocci editore, Roma, 2020, p. 2.