Capitolo 7
Capitolo 7
7 Flusso linearizzato
La geometria, che dovrebbe solo obbedire alla fisica,
quando è unita a quest’ultima a volte la determina. Se
accade che un problema che desideriamo esaminare ri-
sulta troppo complicato da permettere a tutti i suoi ele-
menti di entrare nella relazione che desideriamo ottene-
re, noi separiamo gli elementi più scomodi, li sostituia-
mo con altri meno difficili, ma anche meno reali, e ci
stupiamo quando, a dispetto del nostro arduo lavoro, ar-
riviamo a un risultato contraddetto dalla natura; come
se dopo averla manipolata, ridotta o mutilata, una com-
binazione meccanica ce la potesse restituire esattamente
com’era.
Jean le Rond d’Alembert, 1752
7.1 Introduzione
Immaginiamo di essere un esperto di aerodinamica nel 1940, responsabile del calcolo della
portanza su un’ala di un aereo da combattimento. Riconosciamo che, data la velocità
dell’aria abbastanza alta, le tecniche consolidate dell’epoca per flussi incomprimibili pro-
ducono risultati non accurati. Quindi, la comprimibilità deve essere considerata. Tuttavia,
riconosciamo anche che le equazioni che governano i flussi comprimibili sono non lineari,
e che non esiste una soluzione generale per queste equazioni. Le soluzioni numeriche sono
fuori questione – i computer ad alta velocità si vedranno solo dopo 15 anni. L’unica solu-
zione pratica è cercare ipotesi semplificative, che senza sacrificare la fisica del problema,
permettano di linearizzare le equazioni, cosı̀ da poterle risolvere con metodi matematici
convenzionali.
Nel contesto illustrato, è facile capire perché soluzioni lineari per problemi di flussi
comprimibili hanno dominato la storia dell’aerodinamica e della gasdinamica quasi fino
al 1960. Nella gasdinamica moderna, con l’avvento di nuove tecnologie, l’importanza dei
flussi lineari si è ridotta. Soluzioni lineari hanno ora il ruolo di soluzioni analitiche utili
per individuare esplicitamente tendenze e parametri dominanti, per evidenziare gli aspetti
fisici importanti del flusso e per fornire formule pratiche per un calcolo rapido delle forze
aerodinamiche e delle distribuzioni di pressione. Nella pratica moderna, tuttavia, quando
è richiesta un’elevata accuratezza, le equazioni non lineari sono risolte numericamente
tramite computer.
Questo capitolo si occuperà brevemente di flussi lineari al fine di porli nella prospettiva
giusta rispetto alle tecniche numeriche moderne e di ottenere dalle soluzioni lineari im-
portanti risultati fisici. Infine, ci sono problemi pratici di aerodinamica nei quali un flusso
uniforme è modificato, o perturbato, solo leggermente. Uno di questi esempi è il flusso
intorno ad un profilo aerodinamico sottile, illustrato nella figura 7.1. Il flusso è caratte-
rizzato solo da una piccola deviazione rispetto alla sua condizione indisturbata. L’analisi
di tali flussi è di solito chiamata teoria delle piccole perturbazioni. Le teorie delle piccole
7 FLUSSO LINEARIZZATO 111
flusso perturbato
V
8
flusso indisturbato
perturbazioni sono frequentemente (ma non sempre) teorie lineari. Un esempio è la teoria
acustica che discuteremo in seguito, in cui l’ipotesi di piccole perturbazioni permette una
soluzione lineare. Soluzioni lineari in flussi comprimibili contengono sempre l’ipotesi di
piccole perturbazioni, ma piccole perturbazioni non sempre garantiscono che le equazioni
possono diventare lineari, come vedremo nel seguito.
V = ∇Φ = V∞ ı + ∇φ, (7.2)
φx = u, φy = v, φz = w. (7.3)
Nella equazione (7.3) e nel seguito, gli indici x, y, z indicano derivate parziali rispetto alle
variabili corrispondenti. Ovviamente si ha:
e
∇2 Φ = ∇2 φ. (7.5)
Consideriamo nuovamente l’equazione del potenziale di velocità (6.9), scritta in un sistema
di riferimento cartesiano:
Φ2x Φ2y Φ2z
2Φx Φy 2Φx Φz 2Φy Φz
1 − 2 Φxx + 1 − 2 Φyy + 1 − 2 Φzz − 2
Φxy − 2
Φxz − Φyz = 0.
a a a a a a2
(7.6)
7 FLUSSO LINEARIZZATO 112
γ + 1 u2 γ − 1 v2 + w2
2 u
= M∞ (γ + 1) + + ux
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
γ + 1 v2 γ − 1 w 2 + u2
2 u
+M∞ (γ − 1) + + vy (7.10)
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
γ + 1 w2 γ − 1 u2 + v 2
2 u
+M∞ (γ − 1) + + wz
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
2 v u w u vw
+M∞ 1+ (uy + vx ) + 1+ (uz + wx ) + 2 (wy + vz ) .
V∞ V∞ V∞ V∞ V∞
Le equazioni (7.7) e (7.10) sono ancora l’equazione generale del potenziale, in cui le varia-
bili dipendenti sono il potenziale perturbato o le tre componenti della velocità perturbata.
Non essendo stata fatta alcuna ipotesi sull’entità dei disturbi di velocità u, v e w, esse
sono applicabili nel caso di disturbi sia piccoli che grandi. Si noti, inoltre, che il primo
membro della (7.10) è lineare, mentre il secondo è non lineare.
Esaminiamo ora in dettaglio il caso di piccole perturbazioni:
2 2 2
u v w u u w
, , ≪1 , , ≪ 1.
V∞ V∞ V∞ V∞ V∞ V∞
V2 V2 V∞2 − V 2 V∞2 − V 2
T+ = T∞ + ∞ =⇒ T − T∞ = = ,
2 cp 2 cp 2 cp 2γR/ (γ − 1)
T γ − 1 V∞2 − V 2 γ − 1 V∞2 − V 2
−1= = . (7.15)
T∞ 2 γRT∞ 2 a2∞
Poiché
V 2 = (V∞ + u)2 + v 2 + w 2 ,
l’equazione (7.15) diventa:
2 u u2 + v 2 + w 2
T γ−1 2 2 2
γ−1 2
= 1− 2 u V ∞ + u + v + w = 1− M∞ + . (7.16)
T∞ 2 a2∞ 2 V∞ V∞2
p
dove β = 1 − M∞ 2 . L’equazione (7.24) può essere ricondotta a una forma più familiare,
ξ = x,
(7.25)
η = βy.
In questo nuovo piano, illustrato nella figura 7.3, si definisce un potenziale (perturbato)
trasformato, φ(ξ, η),
φ(ξ, η) = β φ(x, y). (7.26)
Per riscrivere l’equazione (7.24) nelle variabili trasformate, si noti che
ξx = 1, ξy = 0, ηx = 0, ηy = β.
Quindi le derivate di φ nel piano (x, y) sono legate alle derivate di φ nel piano (ξ, η), come
segue
φ φξ φξξ φy
φx = x = , φxx = , φy = = φη , φyy = φηη . (7.27)
β β β β
L’equazione (7.24) nel piano trasformato diventa:
La forma del profilo aerodinamico è data da y = f (x) e η = q(ξ) nei piani (x, y) e
(ξ, η) rispettivamente. Applicando l’equazione (7.22) nei due piani, si ha:
df 1 dq
V∞ = φy = φy = φη = V∞ , (7.29)
dx β dξ
da cui:
df dq
= . (7.30)
dx dξ
La (7.30) è molto importante in quanto dimostra che la forma del profilo aerodinamico
nei piani (x, y) e (ξ, η) è la stessa. Quindi, la trasformazione sopra definita mette in
relazione il flusso comprimibile intorno ad un profilo alare sottile nel piano (x, y) a quello
incomprimibile intorno allo stesso profilo nel piano (ξ, η).
L’utilità pratica di questa analisi rigurda le azioni aerodinamiche sul profilo. Consi-
deriamo il coefficiente di pressione,
2u 2 2 1 1 2u 1
Cp = − =− φx = − φξ = − = Cp 0 , (7.31)
V∞ V∞ V∞ β β V∞ β
dove Cp0 è il coefficiente di pressione incomprimibile nel piano (ξ, η). La (7.31), riscritta
esplicitando M∞ ,
Cp 0
Cp = p . (7.32)
1 − M∞2
Le equazioni (7.33) sono dette anch’esse formule di Prandtl–Glauert, utili per correggere
la portanza ed il momento generati da un flusso incomprimibile intorno a profili alari
sottili cosı̀ da tenere in conto l’effetto della comprimibilità.
Le equazioni (7.32) e (7.33) sono risultati della teoria linearizzata ed indicano che
le forze aerodinamiche tendono all’infinito quando M∞ tende all’unità — un risultato
impossibile. Questa difficoltà è risolta, naturalmente, ricordando che la teoria linearizzata
non vale per flussi transonici (M∞ = 1). La formula di Prandtl–Glauert è ragionevolmente
valida solo per un numero Mach che non superi 0.7. Ulteriori correzioni riguardanti la
comprimibilità saranno discusse nel seguito.
Un effetto importante della comprimibilità su un flusso subsonico può essere osservato
notando che
φ φξ u u
u = φx = x = = =p . (7.34)
β β β 1 − M∞ 2
7 FLUSSO LINEARIZZATO 118
Confrontando il primo e l’ultimo membro di questa relazione in una data posizione nel
flusso, si nota che quando M∞ aumenta, allo stesso modo aumenta la velocità perturbata
u. La comprimibilità rafforza la perturbazione introdotta nel flusso dal corpo solido.
Da un’altra prospettiva, in confronto con il flusso incomprimibile corrispondente, una
perturbazione di una data intensità si rileva ad una maggiore distanza dal corpo.
Nella teoria classica dei flussi incomprimibili e non viscosi, un corpo bidimensionale
non sperimenta alcuna forza aerodinamica. Questo è il ben noto paradosso di d’Alembert,
dovuto al fatto che senza gli effetti dell’attrito, la distribuzione della pressione sulla parte
anteriore e posteriore di un corpo si annulla esattamente nella direzione del flusso. Lo
stesso risultato si ottiene per il flusso comprimibile subsonico non viscoso? La risposta
può essere dedotta in parte dall’equazione (7.32). Il coefficiente di pressione comprimibile
Cp differisce dal valore non comprimibile Cp0 solo per un fattore costante di scala. Quindi
se la distribuzione di Cp0 risulta in una resistenza aerodinamica pari a zero, anche la
distribuzione di Cp si cancellerà nella direzione del flusso e risulterà una resistenza nulla.
Risultati simili sono ottenuti da calcoli subsonici non lineari (per profili non sottili ed
angoli di attacco non piccoli). Quindi il paradosso di d’Alembert può essere generalizzato
e vale anche per flussi comprimibili non viscosi purché subsonici.
Figura 7.5: Definizione del numero di Mach critico. Il punto A indica la posizione di
pressione minima sulla supericie del profilo.
valore è M∞ = 0.61, come illustrato nella figura 7.5c. In tale condizione, M∞ è detto
numero di Mach critico, Mcr . Per definizione, il numero di Mach critico è il valore minimo
di M∞ per cui si raggiungono su un punto del profilo condizioni soniche. Esso dipende
ovviamente dalla forma del profilo e dall’angolo di attacco e si calcola nel modo seguente.
Assumendo che il flusso sia isoentropico,
!γ/(γ−1)
pA 1 + γ−1
2
2
M∞
= . (7.37)
p∞ 1 + γ−1
2
MA2
Il valore Mcr è dato dal valore di M∞ nella (7.38) quando MA = 1, cui corrisponde il
coefficiente di pressione critico:
" γ/(γ−1) #
2
2 2 + (γ − 1)Mcr
Cpcr = 2
−1 . (7.39)
γMcr γ+1
Si noti che Cpcr dipende unicamente da Mcr ed il suo andamento è riportato in figura 7.6.
L’equazione (7.39), insieme con una delle relazioni (7.32), (7.35) o (7.36), fornisce
gli strumenti per calcolare il valore critico del numero di Mach per un dato profilo
aerodinamico, come segue:
2. Usando una delle relazioni per la correzione dovuta alla comprimibiltà, si sviluppa
Cp in funzione di M∞ , come mostrato dalla curva B in figura 7.6;
3. Usando l’equazione (7.39) si sviluppa Cpcr in funzione di Mcr , come mostrato dalla
curva C nella figura 7.6;
Si noti che nella figura 7.6 la curva C è un risultato generale indipendente dalla geo-
metria del profilo, che dice che il modulo di Cpcr è tanto minore quanto maggiore è Mcr ,
cioè quanto minore è il disturbo necessario a far diventare il flusso localmente sonico. Al
contrario, la curva B dipende dal profilo ed è tanto più alta quanto maggiore è il modu-
lo del Cp minimo del profilo per flusso incomprimibile. Per esempio, si considerino due
profili, uno sottile e l’altro spesso. Nel primo caso, il flusso sperimenta solo una leggera
espansione sulla superficie e quindi | Cpo | ha un valore piccolo. Unita con la correzione
7 FLUSSO LINEARIZZATO 122
teoria linearizzata
con correzione di Karman−Tsien
dovuta alla comprimibilità, la curva B nella figura 7.6 è bassa sul grafico, risultando in un
valore elevato di Mcr . Nel caso di profilo spesso, | Cpo | è naturalmente maggiore perché il
flusso sperimenta un’espansione maggiore. La curva B è più alta nel grafico, risultando in
un valore più basso di Mcr . Quindi un profilo aerodinamico per cui si desidera un valore
elevato del Mcr deve avere spessore e curvatura piccoli.
Quando il valore del numero di Mach M∞ supera Mcr , si forma una regione finita di
flusso supersonico sulla parte superiore del profilo. Ad un valore subsonico del numero di
Mach abbastanza alto, questa regione supersonica sarà terminata da un’onda d’urto debo-
le. La perdita di pressione totale associata con l’urto sarà minima; comunque, il gradiente
di pressione avverso indotto dall’urto tende a separare lo strato limite sulla parte supe-
riore del profilo, causando una resistenza di pressione. Il risultato è un forte incremento
della resistenza aerodinamica. Il valore del numero di Mach del flusso indisturbato per
cui si realizza questo forte aumento della resistenza è definito valore del numero di Mach
di divergenza della resistenza aerodinamica; esso è sempre leggermente più grande di Mcr .
Questo fenomeno è la ragione fisica del famigerato muro del suono, che ha preoccupato
progettisti e piloti di caccia fino al 1947.
7 FLUSSO LINEARIZZATO 123
esse sono entrambe equazioni differenziali alle derivate parziali, ma la prima è ellittica e
la seconda iperbolica, riflettendo cosı̀ le differenze fisiche fondamentali tra flussi subsonici
e supersonici.
l’equazione (7.42) dice che le curve a φ costante appartengono alla famiglia delle onde
di Mach di tipo left-running, come illustrato nella parte superiore della figura 7.7. Vice-
versa, se f = 0 nella (7.41), le linee a φ costante appartengo alla famiglia delle onde di
Mach di tipo right-running mostrate nella parte inferiore della figura 7.7. Questo illustra
una differenza fisica fondamentale tra un flusso subsonico ed uno supersonico. È stato
mostrato nel paragrafo precedente che quando M∞ < 1 una perturbazione si propaga
dappertutto nel campo di moto. Al contrario, per M∞ > 1, la figura 7.7 mostra che le
piccole perturbazioni si propano lungo le linee di Mach. Quindi il flusso a monte di una
perturbazione non è disturbato dalla perturbazione stessa. In flussi supersonici staziona-
ri, le perturbazioni non si propagano a monte, ma sono limitate alla regione a valle della
perturbazione.
Tornando all’equazione (7.41) nel caso g = 0, si ha:
φ = f (x − λy).
Quindi
u = φx = f ′ , (7.43)
′
v = φy = −λf , (7.44)
in cui f ′ denota la derivata rispetto all’argomento (x − λy). Combinando queste due
equazioni, si ha:
v
u=− . (7.45)
λ
profilo biconvesso
coefficiente di pressione
e si riferisce a una superficie che genera onde right-running, riportate nella parte inferiore
delle figure 7.7 e 7.8. In entrambe le equazioni (7.49) e (7.51), θ è misurato a partire dalla
direzione del flusso indisturbato ed il verso positivo è quello antiorario. Quindi in figura
7.8, θC è negativo e θD è positivo, cui corrisponde, in accordo con la (7.51), un valore di
Cp positivo nella parte anteriore e negativo nella parte posteriore del profilo. Per qualsiasi
applicazione pratica, si suggerisce l’uso dell’equazione (7.49) unitamente alla valutazione
sul tipo di superfice in esame, di compressione o di espansione. Se la superficie è di
compressione, il coefficiente di pressione deve essere positivo, mentre se la superficie è di
espansione deve essere negativo.
Questo conduce a un’altra differenza di base tra flussi non viscosi subsonici e superso-
nici. Si ricordi che, per M∞ < 1, la resistenza aerodinamica per un corpo bidimensionale
è nulla. Per M∞ > 1, invece, come indicato dai segni + e − nelle figure 7.7 e 7.8, Cp
è positivo sulla parte anteriore e negativo sulla parte posteriore. Conseguentemente c’è
una risultante non nulla delle forze di pressione che crea una resistenza aerodinamica sul
corpo, detta resistenza d’onda. Quindi, sebbene le onde d’urto non compaiono esplicita-
mente nella teoria linearizzata, gli effetti della loro presenza si riflettono comunque sui
risultati che essa produce. In particolare, il paradosso di d’Alembert non si applica ai
flussi supersonici.
Un’ulteriore differenza tra flussi subsonici e supersonici si nota confrontando le equa-
zioni (7.32) e (7.49). Nel flusso subsonico, la (7.32) mostra che Cp aumenta all’aumentare
di M∞ . Per un flusso supersonico, la (7.49) mostra che Cp diminuisce all’aumentare di
M∞ . Queste importanti caratteristiche sono illustrate nella figura 7.9.
In ultimo, per esaminare l’accuratezza dell’equazione (7.49), la figura 7.10 confronta
il coefficiente di pressione ottenuto mediante la teoria linearizzata con quello esatto nel
caso del flusso a M∞ = 2 che investe un cuneo di semiapertura θ. I risultati esatti sono
7 FLUSSO LINEARIZZATO 127
soluzione esatta
teoria linearizzata
5%
stati ottenuti mediante la teoria dell’urto obliquo. Si noti che l’accordo tra teoria esatta
e linearizzata è ottimale per valori bassi di θ (< 4o ), ma peggiora rapidamente all’au-
mentare di θ. Sebbene il coefficiente di pressione linearizzato, equazione (7.49), diventi
poco accurato per θ > 4o , quando Cp è integrato sul profilo per ottenere i coefficienti di
portanza e resistenza, le inaccuratezze sulla parte inferiore e superiore del profilo tendono
a compensarsi. Come risultato, i valori della teoria linearizzata per CL e CD risultano
accurati per angoli di attacco più ampi di quanto ci si potrebbe aspettare. Alcune di
queste tendenze sono illustrate nei problemi alla fine del capitolo.