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Capitolo 7

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7 FLUSSO LINEARIZZATO 110

7 Flusso linearizzato
La geometria, che dovrebbe solo obbedire alla fisica,
quando è unita a quest’ultima a volte la determina. Se
accade che un problema che desideriamo esaminare ri-
sulta troppo complicato da permettere a tutti i suoi ele-
menti di entrare nella relazione che desideriamo ottene-
re, noi separiamo gli elementi più scomodi, li sostituia-
mo con altri meno difficili, ma anche meno reali, e ci
stupiamo quando, a dispetto del nostro arduo lavoro, ar-
riviamo a un risultato contraddetto dalla natura; come
se dopo averla manipolata, ridotta o mutilata, una com-
binazione meccanica ce la potesse restituire esattamente
com’era.
Jean le Rond d’Alembert, 1752

7.1 Introduzione
Immaginiamo di essere un esperto di aerodinamica nel 1940, responsabile del calcolo della
portanza su un’ala di un aereo da combattimento. Riconosciamo che, data la velocità
dell’aria abbastanza alta, le tecniche consolidate dell’epoca per flussi incomprimibili pro-
ducono risultati non accurati. Quindi, la comprimibilità deve essere considerata. Tuttavia,
riconosciamo anche che le equazioni che governano i flussi comprimibili sono non lineari,
e che non esiste una soluzione generale per queste equazioni. Le soluzioni numeriche sono
fuori questione – i computer ad alta velocità si vedranno solo dopo 15 anni. L’unica solu-
zione pratica è cercare ipotesi semplificative, che senza sacrificare la fisica del problema,
permettano di linearizzare le equazioni, cosı̀ da poterle risolvere con metodi matematici
convenzionali.
Nel contesto illustrato, è facile capire perché soluzioni lineari per problemi di flussi
comprimibili hanno dominato la storia dell’aerodinamica e della gasdinamica quasi fino
al 1960. Nella gasdinamica moderna, con l’avvento di nuove tecnologie, l’importanza dei
flussi lineari si è ridotta. Soluzioni lineari hanno ora il ruolo di soluzioni analitiche utili
per individuare esplicitamente tendenze e parametri dominanti, per evidenziare gli aspetti
fisici importanti del flusso e per fornire formule pratiche per un calcolo rapido delle forze
aerodinamiche e delle distribuzioni di pressione. Nella pratica moderna, tuttavia, quando
è richiesta un’elevata accuratezza, le equazioni non lineari sono risolte numericamente
tramite computer.
Questo capitolo si occuperà brevemente di flussi lineari al fine di porli nella prospettiva
giusta rispetto alle tecniche numeriche moderne e di ottenere dalle soluzioni lineari im-
portanti risultati fisici. Infine, ci sono problemi pratici di aerodinamica nei quali un flusso
uniforme è modificato, o perturbato, solo leggermente. Uno di questi esempi è il flusso
intorno ad un profilo aerodinamico sottile, illustrato nella figura 7.1. Il flusso è caratte-
rizzato solo da una piccola deviazione rispetto alla sua condizione indisturbata. L’analisi
di tali flussi è di solito chiamata teoria delle piccole perturbazioni. Le teorie delle piccole
7 FLUSSO LINEARIZZATO 111

flusso perturbato
V

8
flusso indisturbato

Figura 7.1: Confronto tra flusso indisturbato e perturbato.

perturbazioni sono frequentemente (ma non sempre) teorie lineari. Un esempio è la teoria
acustica che discuteremo in seguito, in cui l’ipotesi di piccole perturbazioni permette una
soluzione lineare. Soluzioni lineari in flussi comprimibili contengono sempre l’ipotesi di
piccole perturbazioni, ma piccole perturbazioni non sempre garantiscono che le equazioni
possono diventare lineari, come vedremo nel seguito.

7.2 Equazione lineare del potenziale di velocità perturbato


Si consideri un corpo sottile investito da un flusso uniforme, come illustrato nella figura
7.1, in cui la velocità indisturbata, V ∞ , è orientata nella direzione x, V ∞ = V∞ ı, e la
pressione, la densità e la temperatura sono p∞ , ρ∞ e T∞ rispettivamente. Consideriamo
la velocità del flusso perturbato dalla presenza del corpo,

V = (V∞ + u)ı + v + wk, (7.1)

dove u, v e w sono le perturbazioni (o disturbi) delle componenti cartesiane della velocità


rispetto al flusso uniforme. Essendo il flusso potenziale, si ha:

V = ∇Φ = V∞ ı + ∇φ, (7.2)

dove φ è il potenziale perturbato, tale che

φx = u, φy = v, φz = w. (7.3)

Nella equazione (7.3) e nel seguito, gli indici x, y, z indicano derivate parziali rispetto alle
variabili corrispondenti. Ovviamente si ha:

Φ(x, y, z) = V∞ x + φ(x, y, z), (7.4)

e
∇2 Φ = ∇2 φ. (7.5)
Consideriamo nuovamente l’equazione del potenziale di velocità (6.9), scritta in un sistema
di riferimento cartesiano:
Φ2x Φ2y Φ2z
     
2Φx Φy 2Φx Φz 2Φy Φz
1 − 2 Φxx + 1 − 2 Φyy + 1 − 2 Φzz − 2
Φxy − 2
Φxz − Φyz = 0.
a a a a a a2
(7.6)
7 FLUSSO LINEARIZZATO 112

Moltiplicando questa equazione per a2 e utilizzando la (7.4) per eliminare Φ in favore di


φ, si ha:
a − (V∞ + φx )2 φxx + a2 − φ2y φyy + (a2 − φ2z ) φzz
 2  
(7.7)
−2 (V∞ + φx ) φy φxy − 2 (V∞ + φx ) φz φxz − 2φy φz φyz = 0,
o in termini delle componenti di velocità perturbata:

a − (V∞ + u)2 ux + (a2 − v 2 ) vy + (a2 − w 2 ) wz


 2 
(7.8)
−2 (V∞ + u) v uy − 2 (V∞ + u) w uz − 2v w vz = 0.

Richiamando l’equazione di conservazione dell’energia,


γ−1
a2 = a2∞ − 2 u V∞ + u 2 + v 2 + w 2 ,

(7.9)
2
ed utilizzandola per eliminare a2 nella (7.8), dopo alcuni passaggi, si ottiene:
2

1 − M∞ ux + vy + wz

γ + 1 u2 γ − 1 v2 + w2
 
2 u
= M∞ (γ + 1) + + ux
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
γ + 1 v2 γ − 1 w 2 + u2
 
2 u
+M∞ (γ − 1) + + vy (7.10)
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
γ + 1 w2 γ − 1 u2 + v 2
 
2 u
+M∞ (γ − 1) + + wz
V∞ 2 V∞2 2 V∞2
     
2 v u w u vw
+M∞ 1+ (uy + vx ) + 1+ (uz + wx ) + 2 (wy + vz ) .
V∞ V∞ V∞ V∞ V∞

Le equazioni (7.7) e (7.10) sono ancora l’equazione generale del potenziale, in cui le varia-
bili dipendenti sono il potenziale perturbato o le tre componenti della velocità perturbata.
Non essendo stata fatta alcuna ipotesi sull’entità dei disturbi di velocità u, v e w, esse
sono applicabili nel caso di disturbi sia piccoli che grandi. Si noti, inoltre, che il primo
membro della (7.10) è lineare, mentre il secondo è non lineare.
Esaminiamo ora in dettaglio il caso di piccole perturbazioni:
 2  2  2
u v w u u w
, , ≪1 , , ≪ 1.
V∞ V∞ V∞ V∞ V∞ V∞

Con queste ipotesi, cerchiamo di semplificare l’equazione mediante un’analisi dell’ordine


di grandezza dei vari termini, eliminando i termini di ordine superiore al primo. Consi-
deriamo dapprima il caso di flussi subsonici e supersonici (0 ≤ M∞ ≤ 0.8 e M∞ ≥ 1.2),
2 2
in cui i coefficienti (1 − M∞ ) e M∞ possono essere considerati di ordine 1 (né piccoli né
grandi). In tal caso è possibile trascurare nell’equazione (7.10) tutti i termini quadratici
7 FLUSSO LINEARIZZATO 113

o di ordine superiore nelle componenti di velocità perturbate e loro derivate. L’equazione


risultante è:
2

1 − M∞ ux + vy + wz = 0, (7.11)
oppure, in termini del potenziale perturbato,
2

1 − M∞ φxx + φyy + φzz = 0. (7.12)
Si noti che le (7.11) e (7.12) sono equazioni approssimate; cioè non rappresentano più la
fisica esatta del flusso. L’equazione non lineare di partenza (7.7) è stata semplificata in
un’equazione lineare, precisamente la (7.11) o la (7.12); quest’ultima è chiamata equazione
del potenziale perturbato.
Le equazioni (7.11) e (7.12) purtroppo non valgono per flussi transonici (0.8 ≤ M∞ ≤
2
1.2) ed ipersonici (M∞ ≥ 5). Nel primo caso il coefficiente (1 − M∞ ) è piccolo e pertanto
nel semplificare l’equazione (7.10) non si possono trascurare i termini quadratici conte-
2
nenti u o sue derivate. Nel caso di flussi ipersonici, il termine M∞ è grande e quindi non si
2
possono trascurare i termini quadratici moltiplicati per M∞ . In entrambi i casi l’equazione
del potenziale perturbato rimane non lineare, coerentemente con la natura essenzialmente
non lineare dei flussi transonici, caratterizzati dalla presenza di urti, ed ipersonici, carat-
terizzati da urti molto forti, molto vicini al corpo, con una zona sottilissima tra il corpo
e l’urto con forti gradienti di velocità e temperatura.
Nel seguito di questo capitolo ci occuperemo più in dettaglio di flussi subsonici e
supersonici per i quali vale l’equazione del potenziale linearizzata.

7.3 Coefficiente di pressione linearizzato


Il coefficiente di pressione Cp è già stato definito come
p − p∞
Cp = 1 2
, (7.13)
2
ρ∞ V ∞

dove p indica la pressione locale, e p∞ , ρ∞ e V∞ sono la pressione, la densità e la velocità del


flusso indisturbato, rispettivamente. Il coefficiente di pressione è quindi semplicemente
una differenza di pressione adimensionale, estremamente utile per il calcolo delle forze
aerodinamiche su corpi immersi.
Per flussi comprimibili di gas perfetti, osservando che,
1 γ
ρ∞ V∞2 = p∞ M∞
2
,
2 2
la (7.13) diventa:  
2 p
Cp = 2
−1 . (7.14)
γM∞ p∞
Procediamo ora per ottenere un’espressione approssimata di Cp che sia consistente con
la teoria linearizzata. Dal momento che l’entalpia totale è costante,
V2 V2
h+ = h∞ + ∞ ,
2 2
7 FLUSSO LINEARIZZATO 114

per un gas caloricamente perfetto si ha:

V2 V2 V∞2 − V 2 V∞2 − V 2
T+ = T∞ + ∞ =⇒ T − T∞ = = ,
2 cp 2 cp 2 cp 2γR/ (γ − 1)

T γ − 1 V∞2 − V 2 γ − 1 V∞2 − V 2
−1= = . (7.15)
T∞ 2 γRT∞ 2 a2∞
Poiché
V 2 = (V∞ + u)2 + v 2 + w 2 ,
l’equazione (7.15) diventa:

2 u u2 + v 2 + w 2
 
T γ−1 2 2 2
 γ−1 2
= 1− 2 u V ∞ + u + v + w = 1− M∞ + . (7.16)
T∞ 2 a2∞ 2 V∞ V∞2

Dal momento che il flusso è isoentropico,


γ/(γ−1)
u2 + v 2 + w 2
 
p γ − 1 2 2u
= 1− M∞ + . (7.17)
p∞ 2 V∞ V∞2

L’equazione (7.17) è ancora un’espressione esatta. Tuttavia, nell’ipotesi di piccole per-


turbazioni, trascurando i termini del second’ordine, sviluppandola in serie e trascurando
nell’espansione i termini di ordine superiore al primo, l’equazione (7.17) diventa:
p 2 u
= 1 − γ M∞ . (7.18)
p∞ V∞

Sostituendo l’equazione (7.18) nella (7.14), si ha infine:


2u
Cp = − . (7.19)
V∞
L’equazione (7.19) esprime il coefficiente di pressione linearizzato valido per piccole pertur-
bazioni. Si noti la sua forma particolarmente semplice: esso dipende solo dalla componente
u della velocità perturbata.

7.4 Flusso subsonico bidimensionale lineare


Come menzionato in precedenza, storicamente lo sviluppo di una teoria linearizzata per
flussi subsonici comprimibili deriva dalla necessità di individuare e definire le forze aero-
dinamiche e i momenti su superfici aerodinamiche. A partire dal 1930, questa domanda
rappresentò un quesito sempre più pressante: come possiamo prendere risultati ottenuti
per flussi incomprimibili (teorici o sperimentali) e corregerli per tenere in conto l’effetto
della comprimibilità? In questa sezione daremo una risposta a questa domanda, utiliz-
zando le equazioni lineari sviluppate nelle sezioni precedenti. Lo sviluppo sarà condotto
7 FLUSSO LINEARIZZATO 115

Figura 7.2: Profilo alare sottile nel pinao fisico.

relativamente al flusso bidimensionale su una superficie aerodinamica; tuttavia, la medesi-


ma analisi si può applicare ad una qualsiasi forma bidimensionale che soddisfi le condizioni
di piccole perturbazioni, per esempio il flusso su una superficie irregolare o ondulata.
Consideriamo il flusso subsonico che investe un profilo alare sottile con un piccolo
angolo di attacco (quindi piccole perturbazioni), come illustrato nella figura 7.2. Nell’i-
potesi di flusso non viscoso, la velocità del flusso deve essere tangente alla superficie. Con
riferimento alla figura 7.2, tale condizione è espressa come
df v
= = tan θ. (7.20)
dx V∞ + u
Per piccole perturbazioni, u ≪ V∞ e tan θ ≈ θ, l’equazione (7.20) si scrive:
df v
= = θ. (7.21)
dx V∞
Dal momento che v = φy , questa diventa:
df
φy (x, f (x)) = V∞ . (7.22)
dx
L’equazione (7.22) rappresenta la condizione al contorno sul profilo consistente con la teo-
ria linearizzata. Nell’ottenere soluzioni analitiche dell’equazione del potenziale perturbato,
la condizione al contorno sul corpo si trasferisce sull’asse x:
df
φy (x, f (x)) = φy (x, 0) = V∞ . (7.23)
dx
Il flusso subsonico intorno al profilo alare sottile in figura 7.2 è governato dalla versione
bidimensionale dell’equazione (7.12):
β 2 φxx + φyy = 0, (7.24)
7 FLUSSO LINEARIZZATO 116

p
dove β = 1 − M∞ 2 . L’equazione (7.24) può essere ricondotta a una forma più familiare,

considerando le coordinate (ξ, η), tali che:

ξ = x,
(7.25)
η = βy.

In questo nuovo piano, illustrato nella figura 7.3, si definisce un potenziale (perturbato)
trasformato, φ(ξ, η),
φ(ξ, η) = β φ(x, y). (7.26)
Per riscrivere l’equazione (7.24) nelle variabili trasformate, si noti che

Figura 7.3: Profilo alare sottile nel piano trasformato.

ξx = 1, ξy = 0, ηx = 0, ηy = β.

Quindi le derivate di φ nel piano (x, y) sono legate alle derivate di φ nel piano (ξ, η), come
segue
φ φξ φξξ φy
φx = x = , φxx = , φy = = φη , φyy = φηη . (7.27)
β β β β
L’equazione (7.24) nel piano trasformato diventa:

φξξ + φηη = 0. (7.28)

Questa è l’equazione di Laplace, che governa i flussi incomprimibili. Quindi φ rappresenta


un flusso incomprimibile nel piano trasformato (ξ, η) corrispondente al flusso comprimibile
φ nel piano fisico (x, y).
7 FLUSSO LINEARIZZATO 117

La forma del profilo aerodinamico è data da y = f (x) e η = q(ξ) nei piani (x, y) e
(ξ, η) rispettivamente. Applicando l’equazione (7.22) nei due piani, si ha:
df 1 dq
V∞ = φy = φy = φη = V∞ , (7.29)
dx β dξ
da cui:
df dq
= . (7.30)
dx dξ
La (7.30) è molto importante in quanto dimostra che la forma del profilo aerodinamico
nei piani (x, y) e (ξ, η) è la stessa. Quindi, la trasformazione sopra definita mette in
relazione il flusso comprimibile intorno ad un profilo alare sottile nel piano (x, y) a quello
incomprimibile intorno allo stesso profilo nel piano (ξ, η).
L’utilità pratica di questa analisi rigurda le azioni aerodinamiche sul profilo. Consi-
deriamo il coefficiente di pressione,
 
2u 2 2 1 1 2u 1
Cp = − =− φx = − φξ = − = Cp 0 , (7.31)
V∞ V∞ V∞ β β V∞ β
dove Cp0 è il coefficiente di pressione incomprimibile nel piano (ξ, η). La (7.31), riscritta
esplicitando M∞ ,
Cp 0
Cp = p . (7.32)
1 − M∞2

è la ben nota formula di Prandtl–Glauert, che mette in relazione il flusso comprimibile


subsonico intorno ad un dato profilo alare sottile a quello incomprimibile intorno allo
stesso profilo.
Analoghe relazioni si ottengono per i coefficienti di portanza e di momento, che, per
flussi subsonici senza attrito, si ottengono come integrali di linea intorno al profilo del
coefficiente di pressione:
CL0 CM 0
CL = p , CM = p . (7.33)
2
1 − M∞ 1 − M∞2

Le equazioni (7.33) sono dette anch’esse formule di Prandtl–Glauert, utili per correggere
la portanza ed il momento generati da un flusso incomprimibile intorno a profili alari
sottili cosı̀ da tenere in conto l’effetto della comprimibilità.
Le equazioni (7.32) e (7.33) sono risultati della teoria linearizzata ed indicano che
le forze aerodinamiche tendono all’infinito quando M∞ tende all’unità — un risultato
impossibile. Questa difficoltà è risolta, naturalmente, ricordando che la teoria linearizzata
non vale per flussi transonici (M∞ = 1). La formula di Prandtl–Glauert è ragionevolmente
valida solo per un numero Mach che non superi 0.7. Ulteriori correzioni riguardanti la
comprimibilità saranno discusse nel seguito.
Un effetto importante della comprimibilità su un flusso subsonico può essere osservato
notando che
φ φξ u u
u = φx = x = = =p . (7.34)
β β β 1 − M∞ 2
7 FLUSSO LINEARIZZATO 118

Confrontando il primo e l’ultimo membro di questa relazione in una data posizione nel
flusso, si nota che quando M∞ aumenta, allo stesso modo aumenta la velocità perturbata
u. La comprimibilità rafforza la perturbazione introdotta nel flusso dal corpo solido.
Da un’altra prospettiva, in confronto con il flusso incomprimibile corrispondente, una
perturbazione di una data intensità si rileva ad una maggiore distanza dal corpo.
Nella teoria classica dei flussi incomprimibili e non viscosi, un corpo bidimensionale
non sperimenta alcuna forza aerodinamica. Questo è il ben noto paradosso di d’Alembert,
dovuto al fatto che senza gli effetti dell’attrito, la distribuzione della pressione sulla parte
anteriore e posteriore di un corpo si annulla esattamente nella direzione del flusso. Lo
stesso risultato si ottiene per il flusso comprimibile subsonico non viscoso? La risposta
può essere dedotta in parte dall’equazione (7.32). Il coefficiente di pressione comprimibile
Cp differisce dal valore non comprimibile Cp0 solo per un fattore costante di scala. Quindi
se la distribuzione di Cp0 risulta in una resistenza aerodinamica pari a zero, anche la
distribuzione di Cp si cancellerà nella direzione del flusso e risulterà una resistenza nulla.
Risultati simili sono ottenuti da calcoli subsonici non lineari (per profili non sottili ed
angoli di attacco non piccoli). Quindi il paradosso di d’Alembert può essere generalizzato
e vale anche per flussi comprimibili non viscosi purché subsonici.

7.5 Correzioni dovute alla comprimibilità


Le soluzioni lineari sono influenzate in modo predominate dalle condizioni di flusso in-
disturbato, non riconoscendo del tutto le variazioni locali che sono soprattutto fenomeni
non lineari. Per esempio, come mostrato nel capitolo successivo, ogni porzione di un’onda
acustica lineare si propaga alla velocità del suono pari a a∞ . Più avanti nello stesso capito-
lo, si osserva il caso reale dove ogni elemento di un’onda finita si propaga col valore locale
u ± a, e quindi la forma dell’onda risulta distorta durante il processo, coerentemente col
fenomeno non lineare. Un altro esempio è contenuto nel paragrafo precedente. Un flusso
subsonico lineare è governato dal numero di Mach del flusso indisturbato, M∞ , e non dal
numero locale di Mach M. Lo testimoniano le equazioni (7.32) e (7.33), in cui M∞ è il
parametro dominante.
Cercando di ottenere una correzione più accurata per gli effetti della comprimibilità,
Laitone applicò localmente l’equazione (7.32):
Cp 0
Cp = √ ,
1 − M2
dove M è il numero di Mach locale. A sua volta M può essere collegato a M∞ e al
coefficiente di pressione attraverso le relazioni di flusso isoentropico. La correzione che ne
deriva è la seguente:
Cp 0
Cp = p h i . (7.35)
γ−1
 p
2 + M2 1 +
1 − M∞ 2
M∞ 2 C
/2 1 − M∞
∞ 2 p0

Si noti che al diminuire di M∞ e Cp0 , l’equazione tende alla formula di Prandtl–Glauert.


7 FLUSSO LINEARIZZATO 119

Figura 7.4: Coefficiente di pressione al variare di M∞ per il flusso intorno ad un profilo


NACA4412 con angolo di attacco pario a 10 53′ . Confronto tra dati sperimentali e risultati
ottenuti tenendo in conto gli effetti di comprimibilità mediante la teoria linearizzata.
7 FLUSSO LINEARIZZATO 120

Figura 7.5: Definizione del numero di Mach critico. Il punto A indica la posizione di
pressione minima sulla supericie del profilo.

Un’altra correzione per la comprimibilità largamente utilizzata è dovuta a von Kar-


man e Tsien che, utilizzando una soluzione odografa non lineare e un’equazione di stato
semplificata, ottennero il seguente risultato:
C
Cp =  p0  , (7.36)
p 2
M∞ Cp0
2 +
1 − M∞ √ 2 2
1+ 1−M∞

nota come formula di Karman–Tsien.


La figura 7.4 fornisce la variazione di Cp in funzione di M∞ al 30% della corda sulla
superficie di un profilo NACA4412 ottenuta mediante rilevazioni sperimentali; queste
misure sono confrontate con le relazioni di Prandtl–Glauert, Laitone e Karman–Tsien.
Si noti che la più semplice relazione di Prandtl–Glauert sottostima i valori ricavati dagli
esperimenti, mentre le altre sono più accurate, in quanto tengono in maggior conto la non
linearità del flusso.

7.6 Numero di Mach critico


Si consideri un profilo aerodinamico investito da un flusso indisturbato subsonico con
M∞ = 0.3, come illustrato nella figura 7.5a. Il flusso si espande intorno al bordo d’attacco
del profilo, portandosi alla pressione minima nel punto A. In questo punto, il valore locale
del numero di Mach a parete sarà massimo; in questo caso MA = 0.435. Ora assumiamo
che M∞ sia incrementato a 0.5. Il valore del numero di Mach locale nel punto di pressione
minima aumenterà corrispondentemente sino a 0.772, come illustrato nella figura 7.5b.
Aumentiamo M∞ sino al valore per cui MA = 1.0 nel punto di pressione minima. Questo
7 FLUSSO LINEARIZZATO 121

valore è M∞ = 0.61, come illustrato nella figura 7.5c. In tale condizione, M∞ è detto
numero di Mach critico, Mcr . Per definizione, il numero di Mach critico è il valore minimo
di M∞ per cui si raggiungono su un punto del profilo condizioni soniche. Esso dipende
ovviamente dalla forma del profilo e dall’angolo di attacco e si calcola nel modo seguente.
Assumendo che il flusso sia isoentropico,
!γ/(γ−1)
pA 1 + γ−1
2
2
M∞
= . (7.37)
p∞ 1 + γ−1
2
MA2

Combinando le equazioni (7.14) e (7.37), il coefficiente di pressione nel punto A risulta


pari a  
!γ/(γ−1)
γ−1 2
2  1 + 2
M ∞
Cp A = 2 γ−1 − 1 . (7.38)
γM∞ 1 + 2 MA2

Il valore Mcr è dato dal valore di M∞ nella (7.38) quando MA = 1, cui corrisponde il
coefficiente di pressione critico:
" γ/(γ−1) #
2
2 2 + (γ − 1)Mcr
Cpcr = 2
−1 . (7.39)
γMcr γ+1

Si noti che Cpcr dipende unicamente da Mcr ed il suo andamento è riportato in figura 7.6.
L’equazione (7.39), insieme con una delle relazioni (7.32), (7.35) o (7.36), fornisce
gli strumenti per calcolare il valore critico del numero di Mach per un dato profilo
aerodinamico, come segue:

1. Ottenere come dato un valore misurato o calcolato del coefficiente di pressione


incomprimibile nel punto di pressione minima Cpo ;

2. Usando una delle relazioni per la correzione dovuta alla comprimibiltà, si sviluppa
Cp in funzione di M∞ , come mostrato dalla curva B in figura 7.6;

3. Usando l’equazione (7.39) si sviluppa Cpcr in funzione di Mcr , come mostrato dalla
curva C nella figura 7.6;

4. L’intersezione delle curve B e C definisce il numero di Mach critico per il profilo in


esame.

Si noti che nella figura 7.6 la curva C è un risultato generale indipendente dalla geo-
metria del profilo, che dice che il modulo di Cpcr è tanto minore quanto maggiore è Mcr ,
cioè quanto minore è il disturbo necessario a far diventare il flusso localmente sonico. Al
contrario, la curva B dipende dal profilo ed è tanto più alta quanto maggiore è il modu-
lo del Cp minimo del profilo per flusso incomprimibile. Per esempio, si considerino due
profili, uno sottile e l’altro spesso. Nel primo caso, il flusso sperimenta solo una leggera
espansione sulla superficie e quindi | Cpo | ha un valore piccolo. Unita con la correzione
7 FLUSSO LINEARIZZATO 122

teoria linearizzata
con correzione di Karman−Tsien

Figura 7.6: Calcolo del numero di Mach critico.

dovuta alla comprimibilità, la curva B nella figura 7.6 è bassa sul grafico, risultando in un
valore elevato di Mcr . Nel caso di profilo spesso, | Cpo | è naturalmente maggiore perché il
flusso sperimenta un’espansione maggiore. La curva B è più alta nel grafico, risultando in
un valore più basso di Mcr . Quindi un profilo aerodinamico per cui si desidera un valore
elevato del Mcr deve avere spessore e curvatura piccoli.
Quando il valore del numero di Mach M∞ supera Mcr , si forma una regione finita di
flusso supersonico sulla parte superiore del profilo. Ad un valore subsonico del numero di
Mach abbastanza alto, questa regione supersonica sarà terminata da un’onda d’urto debo-
le. La perdita di pressione totale associata con l’urto sarà minima; comunque, il gradiente
di pressione avverso indotto dall’urto tende a separare lo strato limite sulla parte supe-
riore del profilo, causando una resistenza di pressione. Il risultato è un forte incremento
della resistenza aerodinamica. Il valore del numero di Mach del flusso indisturbato per
cui si realizza questo forte aumento della resistenza è definito valore del numero di Mach
di divergenza della resistenza aerodinamica; esso è sempre leggermente più grande di Mcr .
Questo fenomeno è la ragione fisica del famigerato muro del suono, che ha preoccupato
progettisti e piloti di caccia fino al 1947.
7 FLUSSO LINEARIZZATO 123

7.7 Flusso supersonico lineare


Dall’equazione (7.12), l’equazione linearizzata del potenziale perturbato per flusso bidi-
mensionale supersonico si scrive:
λ2 φxx − φyy = 0, (7.40)
p
dove λ = M∞ 2 − 1. La differenza tra le equazioni (7.24) e (7.40) è fondamentale, perché

esse sono entrambe equazioni differenziali alle derivate parziali, ma la prima è ellittica e
la seconda iperbolica, riflettendo cosı̀ le differenze fisiche fondamentali tra flussi subsonici
e supersonici.

onde di Mach left−running

onde di Mach right−running

Figura 7.7: Flusso supersonico lineare su una protuberanza.

Si consideri il flusso supersonico intorno ad un corpo che introduca piccole perturba-


zioni nel flusso, come nel caso del flusso che investe un profilo aerodinamico sottile, o il
flusso su una superficie leggermente ondulata o su una superficie con una piccola gobba,
come illustrato in figura 7.7. La soluzione generale dell’equazion (7.40), come discusso nel
capitolo successivo, è la seguente:
φ = f (x − λy) + g (x + λy) , (7.41)
come si può verificare mediante sostituzione. Esaminando la soluzione particolare con
g = 0, e quindi φ = f (x − λy), osserviamo che la linea a φ costante corrisponde a
x − λy = const, oppure
dy 1 1
= =p . (7.42)
dx λ 2 −1
M∞
7 FLUSSO LINEARIZZATO 124

Ricordando che l’angolo di Mach è definito come


  !
1 1
µ = arcsin = arctan p ,
M∞ 2 −1
M∞

l’equazione (7.42) dice che le curve a φ costante appartengono alla famiglia delle onde
di Mach di tipo left-running, come illustrato nella parte superiore della figura 7.7. Vice-
versa, se f = 0 nella (7.41), le linee a φ costante appartengo alla famiglia delle onde di
Mach di tipo right-running mostrate nella parte inferiore della figura 7.7. Questo illustra
una differenza fisica fondamentale tra un flusso subsonico ed uno supersonico. È stato
mostrato nel paragrafo precedente che quando M∞ < 1 una perturbazione si propaga
dappertutto nel campo di moto. Al contrario, per M∞ > 1, la figura 7.7 mostra che le
piccole perturbazioni si propano lungo le linee di Mach. Quindi il flusso a monte di una
perturbazione non è disturbato dalla perturbazione stessa. In flussi supersonici staziona-
ri, le perturbazioni non si propagano a monte, ma sono limitate alla regione a valle della
perturbazione.
Tornando all’equazione (7.41) nel caso g = 0, si ha:
φ = f (x − λy).
Quindi
u = φx = f ′ , (7.43)

v = φy = −λf , (7.44)
in cui f ′ denota la derivata rispetto all’argomento (x − λy). Combinando queste due
equazioni, si ha:
v
u=− . (7.45)
λ

La condizione al contorno sulla superficie, equazione (7.20), si può riscrivere come


dy v
tan θ = = . (7.46)
dx V∞ + u
Nel caso di piccole perturbazioni,
u ≪ V∞ e tan θ ≈ θ,
l’equazione (7.46) diventa:
v = V∞ θ, (7.47)
e utilizzando la (7.45),
V∞ θ
u=− . (7.48)
λ
Di conseguenza il coefficiente di pressione, definito dalla (7.19), risulta pari a

Cp = p . (7.49)
M∞2 −1
7 FLUSSO LINEARIZZATO 125

profilo biconvesso

coefficiente di pressione

Figura 7.8: Coefficiente di pressione linearizzato su un profilo aerodinamico biconvesso.

Figura 7.9: Variazione del coefficiente di pressione linearizzato con M∞ .


7 FLUSSO LINEARIZZATO 126

L’equazione (7.49) rappresenta il coefficiente di pressione supersonico linearizzato sulla


superficie e asserisce che Cp è direttamente proporzionale all’inclinazione locale della su-
perficie rispetto al flusso indisturbato. Questo costuituisce un risultato importante, valido
per ogni profilo bidimensionale sottile investito da un flusso supersonico. Per esempio,
si consideri il profilo aerodinamico biconvesso mostrato nella figura 7.8. In due punti
arbitrari A e B sulla parte superiore del profilo si ha rispettivamente:
2θA 2θB
Cp A = p e Cp B = p . (7.50)
2 −1
M∞ 2 −1
M∞
Poiché θA è positivo e θB è negativo, Cp risulta positivo sulla parte anteriore del pro-
filo e negativo su quella posteriore, e quindi le superfici anteriore e posteriore sono,
rispettivamente, superfici di compressione ed espansione.
L’equazione (7.49), ricavata assumendo g = 0 nell’equazione (7.41), si riferisce ad una
superficie che genera una famiglia di onde left-running, riportate nella parte superiore
delle figure 7.7 e 7.8. Ponendo f = 0 nell’equazione (7.41), il coefficiente di pressione si
scrive:
−2θ
Cp = p , (7.51)
M∞ 2 −1

e si riferisce a una superficie che genera onde right-running, riportate nella parte inferiore
delle figure 7.7 e 7.8. In entrambe le equazioni (7.49) e (7.51), θ è misurato a partire dalla
direzione del flusso indisturbato ed il verso positivo è quello antiorario. Quindi in figura
7.8, θC è negativo e θD è positivo, cui corrisponde, in accordo con la (7.51), un valore di
Cp positivo nella parte anteriore e negativo nella parte posteriore del profilo. Per qualsiasi
applicazione pratica, si suggerisce l’uso dell’equazione (7.49) unitamente alla valutazione
sul tipo di superfice in esame, di compressione o di espansione. Se la superficie è di
compressione, il coefficiente di pressione deve essere positivo, mentre se la superficie è di
espansione deve essere negativo.
Questo conduce a un’altra differenza di base tra flussi non viscosi subsonici e superso-
nici. Si ricordi che, per M∞ < 1, la resistenza aerodinamica per un corpo bidimensionale
è nulla. Per M∞ > 1, invece, come indicato dai segni + e − nelle figure 7.7 e 7.8, Cp
è positivo sulla parte anteriore e negativo sulla parte posteriore. Conseguentemente c’è
una risultante non nulla delle forze di pressione che crea una resistenza aerodinamica sul
corpo, detta resistenza d’onda. Quindi, sebbene le onde d’urto non compaiono esplicita-
mente nella teoria linearizzata, gli effetti della loro presenza si riflettono comunque sui
risultati che essa produce. In particolare, il paradosso di d’Alembert non si applica ai
flussi supersonici.
Un’ulteriore differenza tra flussi subsonici e supersonici si nota confrontando le equa-
zioni (7.32) e (7.49). Nel flusso subsonico, la (7.32) mostra che Cp aumenta all’aumentare
di M∞ . Per un flusso supersonico, la (7.49) mostra che Cp diminuisce all’aumentare di
M∞ . Queste importanti caratteristiche sono illustrate nella figura 7.9.
In ultimo, per esaminare l’accuratezza dell’equazione (7.49), la figura 7.10 confronta
il coefficiente di pressione ottenuto mediante la teoria linearizzata con quello esatto nel
caso del flusso a M∞ = 2 che investe un cuneo di semiapertura θ. I risultati esatti sono
7 FLUSSO LINEARIZZATO 127

soluzione esatta

teoria linearizzata
5%

Figura 7.10: Confronto tra teoria linearizzata ed esatta.


7 FLUSSO LINEARIZZATO 128

stati ottenuti mediante la teoria dell’urto obliquo. Si noti che l’accordo tra teoria esatta
e linearizzata è ottimale per valori bassi di θ (< 4o ), ma peggiora rapidamente all’au-
mentare di θ. Sebbene il coefficiente di pressione linearizzato, equazione (7.49), diventi
poco accurato per θ > 4o , quando Cp è integrato sul profilo per ottenere i coefficienti di
portanza e resistenza, le inaccuratezze sulla parte inferiore e superiore del profilo tendono
a compensarsi. Come risultato, i valori della teoria linearizzata per CL e CD risultano
accurati per angoli di attacco più ampi di quanto ci si potrebbe aspettare. Alcune di
queste tendenze sono illustrate nei problemi alla fine del capitolo.

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