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Da Lezione 37 prof Tarantino

MATRICE
La MATRICE è una TABELLA DI NUMERI disposti su m RIGHE ed n COLONNE.

Matrice A formata da 2 righe e 3 colonne:

Si chiama ORDINE (o DIMENSIONE) della matrice il NUMERO delle RIGHE e delle COLONNE.
Nel nostro esempio l’ordine della matrice A è 2 x 3 che si scrive:
A (2 x 3)
Che si legge matrice A di ordine 2 per 3.

Generalizzando, se la matrice A è una tabella di numeri di m righe ed n colonne essa ha ordine


(m x n)
E scriveremo
A (m x n)

I numeri indicati all’interno della tabella sono detti ELEMENTI DELLA MATRICE.
La MATRICE può essere indicata:
 Con una LETTERA MAIUSCOLA. Nel nostro caso la lettera A.
 Con il simbolo [aij]. (che si legge a con i con j).
Dove
a rappresenta un generico elemento della matrice;
i rappresenta la RIGA di appartenenza e potrà assumere valore da 1 ad m (i = 1,2,….m)
j rappresenta la COLONNA di appartenenza e potrà assumere valore da 1 ad n (j = 1,2,…n)

Ad esempio, nella matrice precedente l’elemento:


a23
Rappresenta l’elemento indicato nella seconda riga e nella terza colonna, ovvero il 7.
In generale, la matrice A, formata da m righe ed n colonne può essere rappresentata nel modo
seguente:
VETTORE RIGA E VETTORE COLONNA

Una MATRICE A può essere formata da UNA SOLO RIGA. In questo caso si parla di VETTORE RIGA.
Ad esempio:

È evidente che un VETTORE RIGA è una matrice di ordine (1 x n).


Nel nostro esempio la matrice A ha ordine (1 x 4).

Una MATRICE A può essere formata anche da una SOLA COLONNA. In questo caso si parla di
VETTORE COLONNA.
Ad esempio:

È evidente che un VETTORE COLONNA è una matrice di ordine (m x 1).


Nel nostro esempio la matrice A ha ordine (3 x 1).

MATRICE QUADRATA

Una MATRICE che ha un NUMERO DI RIGHE UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE prende il nome
di MATRICE QUADRATA.
Esempio:

Nel nostro esempio la matrice A ha 3 righe e 3 colonne. Quindi, essendo il numero delle righe
uguale al numero delle colonne, la matrice A è una MATRICE QUADRATA.
Se indichiamo con n il NUMERO DELLE RIGHE della matrice e, quindi anche il NUMERO DELLE
COLONNE della stessa, diremo che essa è di ORDINE n.
Nel nostro esempio, la matrice A, è di ordine 3.

In una MATRICE QUADRATA gli elementi aij tale che


i=j
si dicono appartenere alla DIAGONALE PRINCIPALE della matrice.
Torniamo alla nostra matrice. Gli elementi disposti sulla:
 Prima riga e prima colonna (cioè il 2).
 Seconda riga e seconda colonna (cioè l’1).
 Terza riga e terza colonna (cioè il 7).

Appartengono alla diagonale principale della matrice.

Gli elementi che si trovano al di fuori della diagonale principale si dicono ELEMENTI
EXTRADIAGONALE.

Invece, sempre nella nostra MATRICE QUADRATA, gli elementi aij tali che
j=n–i+1

si dicono appartenere alla DIAGONALE SECONDARIA o ANTIDIAGONALE della matrice.

Torniamo al nostro esempio, dove


n = 3.
Gli elementi disposti sulla:
 Prima riga (i = 1) e terza colonna (j = 3 – 1 + 1 = 3), cioè il 5;
 Seconda riga (i = 2) e seconda colonna (j = 3 – 2 + 1 = 2), cioè l’1;
 Terza riga (i = 3) e prima colonna (j = 3 – 3 + 1 = 1), cioè il 6;

appartengono alla diagonale secondaria della matrice.


UGUAGLIANZA TRA MATRICI

Date due matrici:


 A il cui generico elemento è aij;
e
 B il cui generico elemento è bij

Le due matrici di dicono UGUALI se:


 Hanno UGUALE ORDINE;
E
 OGNI ELEMENTO DELL’UNA è UGUALE al CORRISPONDENTE ELEMENTO DELL’ALTRA cioè se
aij = bij
per
i = 1,2,….m
e
j = 1,2…n
che si legge
a con i con j è uguale a b con i con j
per i che va da 1 ad m
e
j che va da 1 a n.

Facciamo un esempio.
Riportiamo, di seguito, la matrice A e la matrice B.
Innanzitutto le due matrici hanno lo stesso ordine: (3 x 2).
Poi ogni elemento della prima matrice è uguale al corrispondente elemento della seconda matrice.
Infatti:
L’UGUAGLIANZA tra MATRICI gode:
 Della PROPRIETÀ RIFLESSIVA
A=A
Ovvero la matrice A è uguale a se stessa;

 Della PROPRIETÀ SIMMETRICA


A=BB=A
che si legge
Se A è uguale a B ciò implica che B è uguale ad A;

 Della PROPRIETÀ TRANSITIVA


A=BeB=CA=C
Che si legge
Se A è uguale a B e B è uguale a C ciò implica che A è uguale a C.

SOMMA TRA MATRICI

Siano A e B due MATRICI dello STESSO ORDINE:

Come possiamo notare le due matrici hanno entrambe ordine 3 x 2.


Dato che le due matrici hanno lo stesso ordine, esse possono essere sommate.

La MATRICE SOMMA si ottiene SOMMANDO gli ELEMENTI che occupano lo STESSO POSTO.

In altre parole, date le matrici A e B di UGUALE ORDINE, la matrice somma A + B è la matrice C il


cui generico elemento è
cij = aij + bij
che si legge
c con i con j è uguale ad a con i con j più con i con j.
Torniamo al nostro esempio e vediamo come si esegue la somma tra le due matrici.

La matrice C, data dalla somma delle matrici A e B si ottiene nel modo seguente:

 l'elemento che occupa la prima riga e la prima colonna è dato dalla somma dell'elemento
che nella matrice A occupa la prima riga e la prima colonna e dall'elemento che nella
matrice B occupa la prima riga e la prima colonna;

 l'elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna è dato dalla somma
dell'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la seconda colonna e
dall'elemento che nella matrice B occupa la prima riga e la seconda colonna;

 l'elemento che occupa la seconda riga e la prima colonna è dato dalla somma
dell'elemento che nella matrice A occupa la seconda riga e la prima colonna e
dall'elemento che nella matrice B occupa la seconda riga e la prima colonna;

 e così via.

Pertanto la matrice somma è la matrice

Vediamo un altro esempio.

Siano A e B le seguenti due matrici

Le matrici hanno lo stesso ordine (2 x 4).


Quindi procediamo ad effettuare la loro somma:

PROPRIETÀ DELLA SOMMA TRA MATRICI

La SOMMA di MATRICI gode delle seguenti PROPRIETÀ:


 la PROPRIETÀ COMMUTATIVA
 la PROPRIETÀ ASSOCIATIVA.

Esaminiamo nel dettaglio queste due proprietà.


La PROPRIETÀ COMMUTATIVA della SOMMA DI MATRICI ci dice che, date due matrici A e B,
avremo:
A + B = B + A.

Verifichiamo questa proprietà con un esempio.

In altre parole possiamo dire che la MATRICE SOMMA non cambia se si SCAMBIANO gli ADDENDI.

La PROPRIETÀ ASSOCIATIVA della SOMMA di MATRICI ci dice che, date tre matrici A, B e C
avremo:

A + (B + C) = (A + B) +C.

Verifichiamo questa proprietà con un esempio.


DIFFERENZA TRA MATRICI

Siano A e B due MATRICI dello STESSO ORDINE:

Come possiamo notare le due matrici hanno entrambe ordine 3 x 2.


Dato che le due matrici hanno lo stesso ordine, possiamo sottrarre alla prima, la seconda.

La MATRICE DIFFERENZA si ottiene SOTTRAENDO gli ELEMENTI che occupano lo STESSO POSTO.
In altre parole, date le matrici A e B di UGUALE ORDINE, la matrice differenza A – B è la matrice C
il cui generico elemento è
cij = aij – bij

che si legge
c con i con j è uguale ad a con i con j meno b con i con j.
Torniamo al nostro esempio e vediamo come si esegue la differenza tra le due matrici.

La matrice C, data dalla differenza tra la matrice A e la matrice B si ottiene nel modo seguente:

 l'elemento che occupa la prima riga e la prima colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la prima colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la prima riga e la prima colonna;

 l'elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la seconda colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la prima riga e la seconda colonna;

 l'elemento che occupa la seconda riga e la prima colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la seconda riga e la prima colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la seconda riga e la prima colonna;

 e così via.

Quindi avremo:

Pertanto la matrice differenza è la matrice

PRODOTTO DI UNA MATRICE PER UNO SCALARE

Per indicare un numero reale si usa il termine SCALARE.

Indichiamo con k uno scalare.

Vogliamo ora moltiplicare lo scalare k per la matrice A.

Il PRODOTTO prende il nome di PRODOTTO SCALARE e si indica con

k * A.
Il prodotto scalare è la MATRICE che si ottiene MOLTIPLICANDO ogni ELEMENTO di A per k.
Ovvero:
k * A = [k * aij]

vediamo un esempio. Vogliamo moltiplicare lo scalare 3 per la matrice A:

Avremo:

PROPRIETÀ DEL PRODOTTO DI UNA MATRICE PER UNO SCALARE

Ora vediamo di quali PROPRIETÀ gode il PRODOTTO SCALARE.

Indichiamo con k e h due numeri reali e con A e B due matrici.


Il PRODOTTO SCALARE gode delle seguenti PROPRIETÀ:
 (k + h) * A = k * A + h * A
Esempio:
k=3
h=5

Eseguiamo

Eseguiamo la somma di 3 + 5 e poi moltiplichiamo il risultato ottenuto, ovvero 8, per A:


Ora, invece, eseguiamo il prodotto di 3 per A e di 5 per A e sommiamo le due matrici
ottenute. Avremo:

Come possiamo notare, la matrice ottenuta nei due casi, è la stessa.

 k * (A + B) = k * A + k * B
esempio:

k=3

Eseguiamo prima la somma di A + B.

Ora moltiplichiamo la matrice somma appena ottenuta per 3:


Ora, invece, moltiplichiamo 3 per A e 3 per B e successivamente sommiamo tra loro le due matrici
ottenute:
(foto non disponibile)
A = 6, 3, 0, 21
B = 21, 24, 6, 15
C= 27, 27, 6, 36

Come possiamo notare, la matrice ottenuta con i due diversi procedimenti è la stessa.

 (k * h) * A = k * (h * A)

Esempio:
k=3
h=2

Moltiplichiamo 3 per 2 e poi moltiplichiamo il prodotto ottenuto per A:

(3 * 2) = 6

Ora, invece, moltiplichiamo 2 per A e successivamente, moltiplichiamo il prodotto ottenuto per 3:

Anche in questo caso il risultato è analogo al precedente.

 1*A=A
MATRICE OPPOSTA

Ora esaminiamo un caso particolare di prodotto scalare, ovvero il caso in cui

k = -1
vediamo un esempio. Supponiamo che la matrice A sia la seguente:

Avremo:
(foto non disponibile)
A = -5, 8, -3, -2, -7, 1

La matrice che abbiamo ottenuto si dice MATRICE OPPOSTA di A e si scrive anche -A.
Come si può notare dall’esempio precedente la MATRICE OPPOSTA di A si ottiene CAMBIANDO
ORDINATAMENTE DI SEGNO i suoi elementi.

Inoltre la SOMMA tra la matrice A e la MATRICE OPPOSTA -A, è una matrice i cui ELEMENTI SONO
TUTTI UGUALI A ZERO e che vedremo meglio in seguito, prende il nome di MATRICE NULLA.
Infatti:

Avremo:
PRODOTTO TRA VETTORI

Supponiamo di avere:
 Un VETTORE RIGA formato da n colonne, che chiameremo A e che quindi ha ordine (1 x n);
e
 Un VETTORE COLONNA formato da m righe, che chiameremo B e che quindi ha ordine (m
x 1)

Il PRODOTTO di A per B viene detto PRODOTTO di un VETTORE RIGA PER un VETTORE COLONNA
o PRODOTTO TRA VETTORI. A volte di parla anche di PRODOTTO INTERNO o PRODOTTO RIGHE
PER COLONNE.

Tale prodotto è un NUMERO che si ottiene SOMMANDO i PRODOTTI degli ELEMENTI della RIGA di
A per gli ELEMENTI della COLONNA di B.

Ovvero:
A * B = a11 * b11 + a12 * b21 +…+ a1n * bn1

Vediamo come procedere con un esempio.


Siano
A * B = 2 * (-1) + 0 * (8) + -3 * (4) = -2 + 0 -12 = -14

PROPRIETÀ DEL PRODOTTO TRA VETTORI

Siano:
A un VETTORE RIGA

E
 B un VETTORE COLONNA

Il PRODOTTO di un VETTORE RIGA per un VETTORE COLONNA gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA.

Ovvero:
A*B=B*A

Esempio:

Avremo:

A * B = 3 * (-2) + 1 * (0) + 4 * (1) = -6 + 0 + 4 = -2

E viceversa con B * A

Come possiamo notare i risultati sono uguali


PRODOTTO TRA MATRICI

Supponiamo di avere:
La MATRICE A di ordine (m x n);
e
La MATRICE B di ordine (p x q);

affinchè il prodotto tra le due matrici POSSA ESSERE ESEGUITO è necessario che

n=p

cioè il NUMERO DELLE COLONNE DELLA PRIMA MATRICE DEVE ESSERE UGUALE AL NUMERO DI
RIGHE DELLA SECONDA MATRICE.
Esempio:
A (3 x 4)
B (4 x 5)

Si può eseguire il prodotto

A (3 x 4)
B (3 x 4)

Non si può eseguire il prodotto

Vediamo un esempio concreto:

A (3 x 4)

B (4 x 2)

Una volta appurato che il prodotto tra le due matrici può essere eseguito chiamiamo C la matrice
che si ottiene moltiplicando A per B.
L’elemento
c11
cioè l’elemento c che occupa la prima riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la PRIMA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:

c11 = 1 * 1 + 2 * 3 + 3 * 5 + 5 * 7 = 57.

L’elemento
c12

cioè l’elemento c che occupa la prima riga e la seconda colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la PRIMA RIGA di A e la SECONDA COLONNA di B. Ovvero:
c12 = 1·0 + 2 · (-6) + 3·2 + 5·(-8) = 0 - 12 + 6 - 40 = -46

L'elemento
c21

cioè l'elemento c che occupa la seconda riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la SECONDA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:

c21 = 2·1 + (-7)·3 + 8·5 + 0·7 =2 - 21 + 40 + 0 = 21.

L'elemento
c22

cioè l'elemento c che occupa la seconda riga e la seconda colonna della matrice C
è il PRODOTTO SCALARE tra la SECONDA RIGA di A e la SECONDA COLONNA di B. Ovvero:
c22 = 2·0 + (-7)·(-6) + 8·2 + 0·(-8) = 0 + 42 + 16 + 0 = 58.

L'elemento
c31

cioè l'elemento c che occupa la terza riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la TERZA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:

c31 = 6·1 + 9·3 + 1·5 +(-3)·7 = 6 + 27 + 5 - 21 = 17.


L'elemento
c32
cioè l'elemento c che occupa la terza riga e la seconda colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la TERZA RIGA di A e la SECONDA COLONNA di B. Ovvero:

c32 = 6·0 + 9·(-6) + 1·2 +(-3)·(-8) = 0 -54 + 2 + 24 = -28.

Quindi la nostra matrice C sarà:

Proprio per il modo come di procede al calcolo del PRODOTTO TRA MATRICI esso viene detto
anche PRODOTTO RIGA PER COLONNA.

Sintetizzando possiamo dire che il generico elemento

cij
è dato dalla SOMMA DEI PRODOTTO degli elementi della RIGA I-ESIMA della matrice A per i
corrispondenti elementi della COLONNA J-ESIMA della matrice B.

il tutto può essere scritto come segue:

Che si legge
c con i con j è uguale alla sommatoria per k che va da 1 ad n di a con i con k per b con k con j

PROPRIETÀ DEL PRODOTTO TRA MATRICI

Il PRODOTTO TRA MATRICI gode:


Della PROPRIETÀ ASSOCIATIVA

Della PROPRIETÀ DISTRIBUTIVA del prodotto rispetto alla somma

PRODOTTO RIGHE PER COLONNE

Abbiamo visto che date due MATRICI:


A di ordine (3 x 4)
E
B di ordine (4 x 2)

MOLTIPLICANDO la prima per la seconda si ottiene la MATRICE C di ordine (3 x 2).


Cioè la MATRICE C ha:
Tante righe quante sono le RIGHE di A;
Tante colonne quante sono le COLONNE di B.
Facciamo ora un’altra osservazione. Se:
A (3 x 4)
E
B (4 x 2)

È possibile effettuare il prodotto di A per B, ma non il prodotto di B per A.

Vediamo un altro esempio. Siano


A (2 x 3)

B (3 x 2)

In questo caso è possibile eseguire il prodotto di A per B. otterremo una matrice di ordine (2 x 2).
È evidente che in questo caso possiamo anche eseguire anche il prodotto di B per A dato che il
numero di colonne di B (2) è uguale al numero di righe di A (2). Otteremo una matrice di ordine (3
x 3).

Già da questa osservazione, cioè dall’ordine delle due matrici prodotto ottenute, possiamo dire
che

A * B ≠ (diverso) B * A

Quindi nell’eseguire il prodotto di due matrici occorre sempre prestare attenzione all’ORDINE
delle stesse, perché cambiando il loro ordine il prodotto (quando esso è possibile) generalmente è
diverso. Pertanto il PRODOTTO TRA MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA.

Se le due matrici A e B sono due MATRICI QUADRATE, cioè matrici il cui NUMERO DI RIGHE è
UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE ed è possibile eseguire il prodotto di A per B, sarà sempre
possibile eseguire anche il prodotto di B per A.

Esempio:
A (2 x 2)

B (2 X 2)
POTENZA DI MATRICI QUADRATE

Supponiamo di avere una MATRICE QUADRATA, cioè una matrice che ha un NUMERO DI RIGHE
UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE. Chiameremo questa matrice A.

Vogliamo calcolare, ora, la POTENZA n-esima di A (ennesima) che si indica con

An
Che si legge
A elevato alla n.

Come sappiamo dallo studio delle potenze, la POTENZA è il PRODOTTO della BASE TANTE VOLTE
quant’è l’ESPONENTE.
Nel nostro caso, quindi, dovremo effettuare il prodotto della matrice A per A per A ….. per n volte.
Ovvero:

A * A * A ….. (n volte)

ATTENZIONE!!! È possibile effettuare l’elevamento a POTENZA solamente per le MATRICI


QUADRATE. Infatti noi sappiamo che possiamo moltiplicare tra loro due matrici solo se il numero
delle colonne della prima è uguale al numero delle righe della seconda. Ora, dovendo moltiplicare
una matrice per se stessa, questa condizione si verifica solamente se la matrice è QUADRATA.

PROPRIETÀ DELLA POTENZA DI UNA MATRICE

Data una MATRICE QUADRATA A, possiamo dire che:


An * Am = An+m;

(An)m = An*m

Notiamo anche che:

(A + B)2 = (A + B) * (A + B)

Per la PROPRIETÀ DISTRIBUTIVA DEL PRODOTTO RISPETTO ALLA SOMMA possiamo scrivere che:

(A + B) * (A + B) = A * (A + B) + B * (A + B) = A2 + AB + BA + B2

Poiché il PRODOTTO TRA MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA possiamo dire che:
E di conseguenza

MATRICI PARTICOLARI

Ci occuperemo di alcune MATRICI PARTICOLARI, ovvero di alcune matrici nelle quali, i vari
ELEMENTI, assumono una DISTRIBUZIONE PARTICOLARE.

Esattamente parleremo di:


MATRICI DI ZERI dette anche MATRICI NULLE
MATRICI UNITà dette anche MATRICI IDENTITà
MATRICI DIAGONALI
MATRICI SIMMETRICHE
MATRICI TRIANGOLARI
MATRICI TRASPOSTE
MATRICI INVERSE

MATRICE DI ZERI

Chiamiamo MATRICE DI ZERI o MATRICE NULLA una matrice i cui ELEMENTI SONO TUTTI UGUALI
A ZERO.

La MATRICE DI ZERI si indica con la lettera


O

Oppure con la lettera maiuscola dell’alfabeto greco


Che si legge omega.

Se MOLTIPLICHIAMO una qualunque matrice A per una MATRICE di ZERI si ottiene una matrice di
zeri:
A*O=O

La stessa cosa accade se MOLTIPLICHIAMO una MATRICE di ZERI per la matrice A:


O*A=O

Può, però, accadere che MOLTIPLICANDO tra loro DUE MATRICI NON NULLE si ottenga come
risultato una MATRICE DI ZERI

Esempio:

Il prodotto ottenuto è una matrice di zeri.

Quindi se:
A*B=0
Con
A≠O

Non significa che B sia uguale a zero, cioè NON VALE la LEGGE DI ANNULLAMENTO DEL
PRODOTTO.
Ovvero:
A*B=0eA≠O≠B=0

Che si legge
Se A per B è uguale a zero e A è diverso da zero cio non implica che B sia uaguale a zero

Dato che il PRODOTTO tra due MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA, non è detto
che anche il prodotto di B per A dia come risultato una matrice nulla.

Ora consideriamo tre matrici non nulle A, B e C tali che:


A*B=A*C
Poiché
A=A
Verrebbe spontaneo pensare che
B = C.

Invece non è detto che sia cosi. Infatti se scriviamo

A*B=A*C

E portiamo a primo membro il prodotto di A per C cambiandogli di segno avremo:

A * B – (A * C) = 0

Se a primo membro mettiamo in evidenza la A, avremo:

A * (B – C) = 0.

Noi abbiamo visto che il prodotto di due matrici non nulle può dar luogo ad una matrice di zeri,
quindi non è detto che B – C sia uguale a zero e di conseguenza non è detto che B sia uguale a C.

Infine ricordiamo che la MATRICE NULLA è l’ELEMENTO NEUTRO rispetto alla somma. Ovvero,
data la matrice A non nulla, avremo:

A+O=A

MATRICE IDENTITÀ

Si chiama MATRICE IDENTITÀ o MATRICE UNITÀ una matrice quadrata i cui ELEMENTI della
DIAGONALE PRINCIPALE sono tutti uguali ad UNO, mentre i restanti elementi sono tutti uguali a
ZERO.

Esempio:

Quella che abbiamo appena scritto è una MATRICE IDENTITÀ.

Per indicare la matrice identità si usa la LETTERA I MAIUSCOLA.


Potremo scrivere, quindi:
I
Oppure
In
Che si legge
i con enne

il simbolo In si usa quando si vuole precisare l’ordine della matrice.

Ad esempio, la matrice che abbiamo scritto sopra è di ordine tre, quindi la indicheremo con
I3

La POTENZA di una MATRICE IDENTITÀ è sempre una MATRICE IDENTITÀ:


Ovvero:
Im = I

Con m intero e positivo

Esempio

Data la matrice

2
Vogliamo calcolare il valore I

Osserviamo, inoltre, che la MATRICE IDENTITÀ è L’ELEMETO NEUTRO rispetto al prodotto di


matrici. Ovvero, data la matrice A non nulla, avremo:

I*A=A*I=A

Esempio
MATRICI DIAGONALI E MATRICI SCALARI

Una MATRICE QUADRATA nella quale gli elementi NON appartenenti alla DIAGONALE PRINCIPALE
sono UGUALI a ZERO prende il nome di MATRICE DIAGONALE.

Esempio:

Quella che abbiamo scritto sopra è la MATRICE DIAGONALE.

Infatti sulla DIAGONALE PRINCIPALE troviamo tutti numeri diversi da zero, mentre i restanti
elementi della matrice sono tutti zero:
Una particolare MATRICE DIAGONALE è la MATRICE SCALARE: essa è una MATRICE DIAGONALE
nella quale gli ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE sono tutti UGUALI tra loro.

Esempio:

Quella che abbiamo scritto sopra è una MATRICE SCALARE.

Ogni MATRICE SCALARE può essere ottenuta dal PRODOTTO tra la MATRICE IDENTITÀ DI UGUALE
ORDINE e uno SCALARE

Ricordiamo che una MATRICE IDENTITÀ è una matrice quadrata i cui ELEMENTI della DIAGONALE
PRINCIPALE sono tutti uguali ad UNO, mentre i restanti elementi sono tutti uguali a ZERO.

Facciamo un esempio, partendo dalla matrice A che abbiamo scritto sopra. Essa è una matrice di
ordine 3.
Scriviamo, allora, la matrice identità di ordine 3:

Ora è sufficiente moltiplicare questa matrice identità per lo scalare 3 per ottenere la matrice
scalare scritta sopra. Infatti:

Vediamo altri due esempi:


MATRICI SIMMETRICHE

Si dice MATRICE SIMMETRICA una MATRICE QUADRATA i cui elementi soddisfano la condizione

aij = aji

con

i≠j
cerchiamo di capire cosa significa.

Iniziamo col ricordare che


a è il generico elemento della matrice
i indica la riga
j indica la colonna

mentre gli elementi tali che


i=j

sono gli elementi della DIAGONALE PRINCIPALE

Ora immaginiamo di avere una matrice quadrata di 4 righe e 4 colonne.


Essa sarà:
Ora gli elementi della DIAGONALE PRINCIPALE possono assumere qualsiasi valore. Ad esempio:

Gli altri elementi devono essere tali che


aij = aji

ad esempio se
a12 = 4

allora

a21 = 4

quindi:

Se
a13 = 3

allora

a31 = 3

Se
a14 = 1

allora

a41 = 1.
Quindi:
Se
a23 = 0

allora

a32 = 0.
Quindi:

Se
a24 = -1

allora

a42 = -1.

Quindi:

Se
a34 = 6

allora

a43 = 6.
Quella che abbiamo scritto sopra è una MATRICE SIMMETRICA. (manca la foto con il 6).

MATRICI TRIANGOLARI

Una MATRICE QUADRATA nella quale gli ELEMENTI SOTTOSTANTI o SOVRASTANTI alla DIAGONALE
PRINCIPALE sono UGUALI A ZERO si dice MATRICE TRIANGOLARE.

Se sono uguali a zero gli ELEMENTI SOTTOSTANTI alla diagonale principale la matrice si chiama MATRICE
TRIANGOLARE SUPERIORE.
Esempio:

Se sono uguali a zero gli ELEMENTI SOVRASTANTI alla diagonale principale la matrice si chiama MATRICE
TRIANGOLARE INFERIORE.
MATRICI TRASPOSTE

Consideriamo una matrice A: si potrà trattare sia di una matrice quadrata che di una matrice con
un numero di righe diverso dal numero delle colonne.
Esempio:

Ora SCAMBIAMO tra loro ordinatamente le RIGHE con le COLONNE e indichiamo la matrice
ottenuta con AT. Avremo:

La trasformazione che abbiamo fatto prende il nome di TRASPOSIZIONE e la matrice che abbiamo
ottenuto è detta MATRICE TRASPOSTA di A.

Come si nota la MATRICE TRASPOSTA è indicata con il simbolo AT (che si legge trasposta di A). In
alcuni testi è possibile trovare anche il simbolo A’.

Se indichiamo con
aij

il generico elemento della matrice A


e con

a’ij

il generico elemento della matrice AT


possiamo dire che

a’ij = aji

che si legge
a primo con i con j è uguale ad a con j con i

ad esempio, nella matrice precedente AT, l’elemento a21, è uguale a 1. Esso è uguale all’elemento
a12 della matrice A.
come possiamo notare dall’esempio precedente

A ≠ AT

In altre parole, la MATRICE A è DIVERSA dalla sua TRASPOSTA.

Vi è un solo caso nel quale una matrice è uguale alla sua trasposta: è il caso in cui la matrice data è
una matrice SIMMETRICA.

Ricordiamo che una matrice si dice SIMMETRICA se si tratta di una MATRICE QUADRATA i cui
elementi soddisfano la condizione

aij = aji

con

i≠j

esempio:

Quella che abbiamo scritto è una matrice simmetrica. Ora scriviamo la sua trasposta BT:

Come possiamo notare la trasposta di B è uguale alla matrice B.

PROPRIETÀ DELLE MATRICI TRASPOSTE

Iniziamo col considerare un VETTORE COLONNA, ovvero una matrice formata da m righe ed UNA
SOLA COLONNA.
La TRASPOSTA della matrice A è una MATRICE RIGA, cioè una matrice formata da UNA SOLA RIGA
ed n colonne.

Allo stesso modo possiamo dire che la TRASPOSTA di un VETTORE RIGA è un VETTORE COLONNA.

Vediamo in seguito le PROPRIETÀ DELLE TRASPOSTE:

(AT)T

(A + B)T = AT + BT

(k * A)T = k * AT

(A * B)T = BT * AT

In particolare, per quanto riguarda quest’ultima proprietà possiamo dire che la TRASPOSTA di un
PRODOTTO si può ottenere come PRODOTTO delle SINGOLE TRASPOSTE considerate nell’ORDINE
INVERSO. Ovvero:

(A * B * C * D)T = DT * CT * BT * AT

MATRICI INVERSE

Data una matrice quadrata A chiamiamo MATRICE INVERSA di A, la MATRICE B, tale che:

A*B=B*A=I

In altre parole, la MATRICE INVERSA di A è la matrice di B tale che, se moltiplichiamo la matrice A


per B o viceversa (B per A), otteniamo la MATRICE IDENTITÀ, cioè una matrice quadrata i cui
ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE sono tutti uguali ad UNO, mentre i restanti elementi
sono tutti uguali a ZERO.
Facciamo due precisazioni:
1. La matrice A è una MATRICE QUADRATA
2. NON è detto che ESISTA SEMPRE la MATRICE INVERSA di A. Su questo argomento, ovvero
sull’esistenza della matrice inversa di una matrice quadrata, avremo modo di tornare in
seguito.

Indichiamo la MATRICE INVERSA di A con


A-1

Che si legge
A alla meno 1.

Possiamo affermare che, se l’INVERSA di A esiste, essa è UNICA.

Supponiamo che esistano due matrici inverse della matrice A.


Chiameremo queste due matrici B e C. potremo scrivere allora:

A*B=B*A=I

E anche

A * C = C * A = I.

Ora riprendiamo la prima eguaglianza


A * B = B * A = I.

Da essa ricaviamo:
A*B=B*A=I

A * B = I.

Ora rimoltiplichiamo entrambi i membri per C. Avremo:

C * A * B = C * I.

Noi sappiamo che


C * A = I.

Quindi possiamo sostituire al prodotto di C per A la matrice I:


C*A*B=C*I

I * B = C * I.

Poiché
I=I

Avremo che
B = C.

Abbiamo quindi dimostrato che, la MATRICE INVERSA di A, se esiste, è UNICA.

PROPRIETÀ DELLE MATRICI INVERSE


Ricordiamo che indichiamo con:

 A una matrice quadrata


 A-1 la matrice inversa di A;
 AT la matrice trasposta di A;
e che
A * A-1 = I

Per le MATRICI INVERSE valgono le seguenti proprietà:

 (A-1)-1 = A

 (AT)-1 = (A-1)T

 (A · B)-1 = B-1 · A-1

 (A-1)T · AT = (A-1 · A)T = IT = I

 B-1 · A-1 · A · B = B-1 · (A-1 · A) · B = B-1 · I · B = B-1 · B = I.

DETERMINANTE DI UNA MATRICE QUADRATA


Spesso è opportuno ASSOCIARE ad una MATRICE QUADRATA A un NUMERO REALE che viene
detto DETERMINANTE della matrice.

Il DETERMINANTE della matrice A viene indicato con

det A

oppure con

|A|

Entrambi questi simboli si leggono


Determinente di A

Tralasceremo, in questa sede, la definizione di determinante, per concentrarci sui diversi METODI
DI CALCOLO del DETERMINANTE di una matrice.

CALCOLO DEL DETERMINANTE DI UNA MATRICE

Esistono diversi metodi per il CALCOLO del DETERMINANTE di una MATRICE QUADRATA.

Nelle prossime lezioni vedremo come:


 calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ORDINE 1;
 calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ORDINE 2;
 calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ORDINE 3;
 il PRIMO TEOREMA di LAPLACE;
 il SECONDO TEOREMA di LAPLACE.

CALCOLO DEL DETERMINANTE DI UNA MATRICE DI ORDINE 1

Iniziamo ad esaminare i diversi metodi di CALCOLO del DETERMINANTE di una matrice quadrata.

Se abbiamo una MATRICE di ORDINE 1, il suo DETREMINANTE è dato dall’UNICO ELEMENTO


presente.

Esempio

Supponiamo di avere la matrice


A = (7)

Il suo determinante è:
det A = 7
CALCOLO DEL DETERMINANTE DI UNA MATRICE DI ORDINE 2

Se abbiamo una MATRICE di ORDINE 2, il suo DETERMINANTE è dato dal PRODOTTO degli
ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE DIMINUITO del PRODOTTO DEGLI ALTRI DUE ELEMENTI.

In altre parole, se dobbiamo calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ORDINE 2:

 eseguiamo il PRODOTTO degli ELEMENTI presenti sulla DIAGONALE PRINCIPALE;

 eseguiamo il PRODOTTO degli ALTRI due ELEMENTI.

 SOTTRAIAMO al PRIMO PRODOTTO ottenuto il SECONDO.

Esempio

Supponiamo di avere la matrice

Ora vediamo come si calcola il suo determinante. Nell’immagine successiva abbiamo indicato con
il colore rosso gli elementi della diagonale principale e con il colore azzurro gli altri elementi:

Ora procediamo al calcolo del determinante di A:

Ora:
 Eseguiamo il prodotto degli elementi della diagonale principale.
Ovvero eseguiamo il prodotto di 3 e -1
 E sottraiamo ad esso il prodotto degli altri due elementi, ovvero sottraiamo il prodotto di 2
e5

Quindi il nostro determinante sarà:

det A = 3 * (-1) – (2 * 5) = -3 -10 = -13.


Dunque, il determinante della nostra matrice quadrata di ordine due è -13.

Facciamo un altro esempio. Calcoliamo il determinante della matrice B

Ora procediamo al calcolo del determinante:

det B = 1 * 3 – (-2 * -7) = 3 – 14 = -11

il determinante di B è uguale a -11

CALCOLO DEL DETERMINANTE DI UNA MATRICE DI ORDINE 3

Per calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE QUADRATA di ORDINE 3 si procede nel seguente
modo:

 RISCRIVIAMO ordinatamente le PRIME DUE COLONNE a DESTRA della matrice;

 Eseguiamo il PRODOTTO degli ELEMENTI appartenenti alla DIAGONALE PRINCIPALE

 Eseguiamo il PRODOTTO degli ELEMENTI appartenenti alle DIAGONALI PARALLELE alla


diagonale principale

 Eseguiamo la SOMMA dei PRODOTTI così ottenuti


 Eseguiamo il PRODOTTO degli ELEMENTI appartenenti all’ALTRA DIAGONALE;

 Eseguiamo il PRODOTTO degli ELEMENTI appartenenti alle DIAGONALI PARALLELE ad essa

 Eseguiamo la SOMMA dei PRODOTTI di queste diagonali

 SOTTRAIAMO alla PRIMA SOMMA la SECONDA.

Esempio:

supponiamo di avere la matrice:

Vogliamo calcolarne il determinante:

Iniziamo a scrivere, a destra della matrice, ordinatamente le prime due colonne:

Ora eseguiamo il prodotto degli elementi della diagonale principale:


= 1 * 1 * 2.

Eseguiamo il prodotto degli elementi delle diagonali complete parallele alla diagonale principale e
sommiamo tali prodotti a quello già ottenuto:

= (1 * 1 * 2) + (2 * 2 * 1) + (3 * 4 * 2) = 2 + 4 + 24 = 30

A questo punto eseguiamo il prodotto degli elementi dell’altra diagonale e delle diagonali
complete ad essa parallele. Sommiamo i valori ottenuti e sottraiamo tale somma al valore 30.
Avremo:

= 30 – [(3 * 1 * 1) + (1 * 2 * 2) + (2 * 4 * 2)] = 30 – [3 + 4 + 16] = 30 – 23 = 7.

Ricapitolando possiamo dire che per calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ordine 3, si
SCRIVONO ordinatamente, a DESTRA della matrice, le PRIME DUE COLONNE. Nella tabella
ottenuta si considera la SOMMA dei PRODOTTI degli ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE e
delle DIAGONALI complete ad essa PARALLELE, DIMINUITA della SOMMA dei PRODOTTI degli
elementi appartenenti all’ALTRA DIAGONALE e alle DIAGONALI complete ad essa PARALLELE.

Questa è la cosiddetta REGOLA DI SARRUS dal nome del matematico francese Pierre Frederic
Sarrus.

REGOLA DI SARRUS

In questa lezione vedremo un altro esempio di come si applica questa regola.


Esempio

Supponiamo di avere la seguente matrice:


Vogliamo calcolarne il determinante:

Iniziamo a scrivere, a destra della matrice, ordinatamente le prime due colonne:

Ora eseguiamo la somma dei prodotti degli elementi appartenenti alla diagonale principale e alle
diagonali complete ad essa parallele:

= (-1 * 3 * 2) + (7 * 3 * 5) + (-2 * 1 * 4) = -6 + 105 – 8 = 91

A questo punto eseguiamo il prodotto degli elementi dell’altra diagonale e delle diagonali
complete ad essa parallele. Sommiamo i valori ottenuti e sottraiamo tale somma al valore 91.
Avremo:

= 91 - [(-2 x 3 x 5) + (-1 x 3 x 4) + (7 x 1 x 2)] = 91 - [ -30 -12 +14] = 91 + 28 = 119.


Il determinante della matrice A è 119.

TEOREMI SUL DETERMINANTE

Consideriamo una MATRICE QUADRATA A di ordine n tale che la PRIMA COLONNA sia costituita
da ELEMENTI NULLI, TRANNE il PRIMO
Ad esempio:

La nostra matrice A è una matrice quadrata di ordine 4.

La prima colonne di A è formata da tutti zero, tranne il primo elemento che è 1:

Il DETERMINANTE di questa matrice si calcola come PRODOTTO dell’ELEMENTO della PRIMA RIGA
e della PRIMA COLONNA per il DETERMINANTE della MATRICE che si ottiene dalla matrice data
ELIMINANDO la PRIMA RIGA e la PRIMA COLONNA.
Riprendiamo la nostra matrice.

Togliamo alla nostra matrice la prima riga e la prima colonna

E calcoliamo il determinante della matrice che abbiamo evidenziato nel riquadro blu. Trattandosi
di una matrice di ordine 3 possiamo applicare la regola di Sarrus. Avremo:

= {[5 x 2 x 6] + [1 x 8 x (-2)] + [3 x 4 x 7]} +


- {[3 x 2 x (-2)] + [5 x 8 x 7] + [1 x 4 x 6] =
= {60 -16 +84} - {-12 + 280 + 24} =
= 128 - 292 = -164.

l’elemento situato sulla prima riga e sulla prima colonna è 1.

Ora moltiplichiamo tale elemento per il determinante appena trovato.


Questo è il determinante della matrice A:

det A = 1 * (-164) = -164


SOTTOMATRICE

Data una matrice A di ordine m x n chiamiamo SOTTOMATRICE di A una matrice che si ottiene
ELIMINANDO da A alcune RIGHE e/o COLONNE.

Abbiamo detto che la matrice A ha ordine m x n. poiché non necessariamente m deve essere
uguale ad n, si potrà trattare sia di una matrice quadrata che di una matrice non quadrata.
Esempio

Consideriamo la matrice A

Quella che abbiamo scritto è una matrice di ordine 3 x 4.

Ora cancelliamo da questa matrice una QUALSIASI RIGA, ad esempio la seconda in modo da
ottenere la matrice A’ (che si legge A primo):

La matrice A’ è una SOTTOMATRICE di A.

Torniamo alla matrice A e, questa volta, cancelliamo una QUALSIASI COLONNA, ad esempio la
terza colonna. Avremo:
Anche la matrice B’ è una SOTTOMATRICE di A.
Questa sottomatrice si chiama anche MINORE della matrice A. il termine MINORE si usa quando ci
troviamo di fronte ad una SOTTOMATRICE QUADRATA. Nel nostro caso B’ è una sottomatrice
minore.

Ora torniamo alla matrice A e. questa volta, cancelliamo una QUALSIASI RIGA è una QUALSIASI
COLONNA, ad esempio la prima riga e la quarta colonna. Avremo:

Anche la matrice C’ è una SOTTOMATRICE di A.

Anche la matrice D’

È una SOTTOMATRICE di A: l’abbiamo ottenuta togliendo da A la prima e la quarta colonne e la


terza riga.
Le sottomatrici sono anche dette MATRICI ESATTE.

SOTTOMATRICI PRINCIPALI

Data una MATRICE QUADRATA A di ordine n chiamiamo SOTTOMATRICE PRINCIPALE di A una


SOTTOMATRICE di A la cui DIAGONALE PRINCIPALE è costituita da ELEMENTI della DIAGONALE
PRINCIPALE di A.

Esempio

Consideriamo la matrice quadrata A

Quella che abbiamo scritto è una matrice di ordine 4.

La sua DIAGONALE PRINCIPALE è costituita da elementi:

3-5-8–3

Ora cancelliamo dalla matrice A la quarta riga e la quarta colonna in modo da ottenere la
sottomatrice A’. avremo:
Gli elementi della DIAGONALE PRINCIPALE di A’ sono:

3–5–8
Essi sono anche elementi della diagonale principale di A. quindi la matrice A’ è una
SOTTOMATRICE PRINCIPALE di A.

Ma anche
 La matrice B’

 Come pure la matrice C’


 E la matrice D’

SOTTOMATRICE PRINCIPALE DI TESTA

Posto che A sia una matrice di ordine n, una SOTTOMATRICE PRINCIPARE di A costituita dalle
PRIME k RIGHE e dalle PRIME k COLONNE di A è detta SOTTOMATRICE PRINCIPALE di TESTA o
SOTTOMATRICE PRINCIPALE di GUIDA della matrice A.

Esempio

Consideriamo la matrice quadrata A di ordine 4.

Quindi avremo
n=4

la nostra matrice sarà:

Ora scegliamo un valore di k tale che


k<n

ad esempio poniamo
k=2

consideriamo la SOTTOMATRICE di A ottenuta partendo dalla matrice A solamente le ultime due


righe e le ultime due colonne. Avremo:

La matrice A’ è una SOTTOMATRICE PRINCIPALE di A dato che gli elementi della sua diagonale
principale sono anche elementi della diagonale principale di A.

Questa sottomatrice principale di dice SOTTOMATRICE PRINCIPALE di TESTA o SOTTOMATRICE


PRINCIPALE di GUIDA.

MINORE COMPLEMENTARE

Nelle lezioni precedenti abbiamo detto che:


 Chiamiamo SOTTOMATRICE di A una matrice che si ottiene ELIMINANDO da A alcune
RIGHE e/o COLONNE. Possiamo estrarre delle sottomatrici sia da una matrice quadrata che
da una matrice non quadrata;
 Il termine MINORE si usa quando ci troviamo di fronte ad una SOTTOMATRICE QUADRATA

Ora introduciamo il concetto di MINORE COMPLEMENTARE.

Consideriamo una MATRICE A QUADRATA, si dice MINORE COMPLEMENTARE di un suo elemento


aij, il DETERMINANTE della SOTTOMATRICE che si ottiene da A eliminando la riga i-esima e la
colonna j-esima.

È importante sottolineare che il MINORE COMPLEMENTARE è definito solamente per MATRICI


QUADRATE. Infatti, essendo il minore una sottomatrice quadrata di una matrice data, togliendo
da una matrice una riga e una colonna, otteniamo una sottomatrice quadrata solamente se la
matrice di partenza è quadrata.

Il MINORE COMPLEMENTARE di aij lo indichiamo con Mij. Esso può essere indicato anche con
Aij.

Esempio.

Consideriamo la matrice quadrata A:

Ora prendiamo l’elemento a12 ovvero l’elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna.
Esso è l’elemento 2:

Ed eliminando dalla matrice A la prima riga e la seconda colonna.

Ora calcoliamo il minore complementare M12, ovvero il determinante della sottomatrice che
abbiamo ottenuto dalla matrice A eliminando la prima riga e la seconda colonna.

(4 * 5) - (1 * -1) = 20 + 1 = 21
Quindi 21 è il minore complementare di a12.

COMPLEMENTO ALGEBRICO

Consideriamo una matrice quadrata A ed un suo elemento aij.

Si chiama COMPLEMENTO ALGEBRICO dell’elemento aij il PRODOTTO del suo MINORE


COMPLEMENTARE per (-1)i + j

Ovvero
COMPLEMENTO ALGEBRICO di aij
=
(-1)i + j * M

Esempio

Consideriamo la matrice quadrata A:

Ora prendiamo a12 ovvero l’elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna. Esso è
l’elemento 2. Calcoliamo il minore complementare:

= (4 * 5) – (-1 * 1)= 20 + 1 = 21

Il COMPLEMENTO ALGEBRICO di a12 è dato da:


(-1)1+2 * M12 = (-1)3 * 21 = -1 * 21 = -21

Quindi -21 è il complemento algebrico di a12

PRIMO TEOREMA DI LAPLACE

In questa lezione vedremo una regola che ci permetterà di calcolare il DETERMINANTE di una
MATRICE QUADRATA di ordine n con

n≥3

quindi, la regola che vedremo, ci permetterà di trovare il determinante di una matrice quadrata di
ordine UGUALE o SUPERIORE a 3.

Il DETERMINANTE associato alla matrice quadrata A si puo calcolare come SOMMA dei PRODOTTI
degli ELEMENTI di una RIGA o di una COLONNA per i RISPETTIVI COMPLEMENTI ALGEBRICI.

Esempio

Consideriamo la matrice A di ordine 3:

Ora scegliamo una riga o una colonna della matrice a nostro piacere: scegliamo, ad esempio, la
seconda riga.

Ora calcoliamo il prodotto degli elementi della seconda riga per i rispettivi complementi algebrici e
li sommiamo tra loro.

Avremo:
 Iniziamo dal primo elemento della seconda riga, 2. Seconda riga, prima colonna, quindi si
tratta dell’elemento a21;
 Calcoliamo il prodotto di tale elemento per il suo complemento algebrico

2 * (-1)2 + 1 * M21

2 · (-1)2+1 · (3·6 - 5·3) =


= 2 · (-1)3 · (18 - 15) =
= 2 · (-1)· 3 =
= -6.

 Ora passiamo al secondo elemento della seconda riga, 1. Seconda riga, seconda colonna,
quindi si tratta dell'elemento a22;
 calcoliamo il prodotto di tale elemento per il suo complemento algebrico

1 · (-1)2+2 · M22

1 · (-1)2+2 · (1·6 - 5·1) =


= 1 · (-1)4 · (6 - 5) =
=1·1·1=
= 1.
 Continuiamo con l'ultimo elemento della seconda riga 4. Seconda riga, terza colonna,
quindi si tratta dell'elemento a23;
 calcoliamo il prodotto di tale elemento per il suo complemento algebrico

4 · (-1)2+3 · M23

4 · (-1)2+3 · (1·3 - 3·1) =


= 4 · (-1)5 · (3 - 3) =
= 4 · (-1) · 0 =
= 0.

Ora sommiamo i tre valori ottenuti ed avremo:

-6 + 1 + 0 = -5.

l determinante della nostra matrice è -5.

La regola che abbiamo appena illustrata prende il nome di PRIMO TEOREMA DI LAPLACE.

SECONDO TEOREMA DI LAPLACE

Ora parleremo del SECONDO TEOREMA DI LAPLACE.

Esso afferma che

 la SOMMA dei PRODOTTI degli ELEMENTI di una RIGA o di una COLONNA


 per i COMPLEMENTI ALGEBRICI degli ELEMENTI CORRISPONDENTI di un’ALTRA RIGA o
COLONNA
 è uguale a ZERO

Esempio

Consideriamo la matrice A:
Ora scegliamo una riga o una colonna qualsiasi, ad esempio la seconda riga.

Ora scegliamo un’altra riga qualsiasi, ad esempio la terza

E moltiplichiamo ogni elemento della seconda riga per il complemento algebrico del
corrispondente elemento della terza colonna.

Quindi:
 moltiplichiamo 1 per il complemento algebrico di 9;
 moltiplichiamo 2 per il complemento algebrico di 0;
 moltiplichiamo -1 per il completamento algebrico di 4;
 ed infine sommiamo i risultati ottenuti.

Avremo:

1 · (-1)3+1 · M31+ 2 · (-1)3+2 · M32+ -1 · (-1)3+3 · M33.

Calcoliamo i complementi algebrici ed avremo:


= 1 · 1 ·[3·(-1) - (5·2)] + 2 · (-1) ·[2·(-1) - (5·1)] + (-1) · 1 ·[(2·2) - (3·1)] =

= 1 · 1 · (-13) + 2 · (-1) · (-7) + (-1) · 1 ·1 =

= -13 + 14 -1 = 0.

Come possiamo vedere il risultato ottenuto è ZERO.

RANGO O CARATTERISTICA DI UNA MATRICE

Nelle lezioni precedenti abbiamo appreso come si puo calcolare il determinante di una matrice
quadrata: è importante sottolineare che è necessario che la matrice sia QUADRATA.

Inoltre, abbiamo visto come, data una matrice A di ordine m x n da essa di possono estrarre delle
SOTTOMATRICI eliminando da A alcune righe e/o colonne. Inoltre abbiamo detto che, quando la
sottomatrice di A è una MATRICE QUADRATA essa prende il nome di MINORE.
Da una qualsiasi matrice possiamo estrarre sempre delle sottomatrici quadrate, cioè dei MINORI.

Esempio

Consideriamo la seguente matrice A di ordine 3 x 2;

I MINORI che possiamo estrarre da essa sono, innanzitutto, tutte le matrici formate da un solo
elemento della matrice stessa. Quindi:

3–2–1–5–0–4

Poi possiamo estrarre 3 minori di ordine 2, togliendo la prima o la seconda o la terza riga. Ovvero:
Quindi dalla nostra matrice 3 x 2 abbiamo estratto 9 MINORI.

Di questi minori, essendo essi per definizione delle matrici quadrate, possiamo calcolare il
DETERMINANTE.

Ricordiamo che:
 il DETERMINANTE di una matrice di ordine 1 è dato dall’unico elemento presente nella
matrice;
 il DETERMINANTE di una matrice di ordine 2 è dato dal prodotto degli elementi della
diagonale principale diminuito del prodotto degli altri due elementi.

Quindi avremo:

det |3| = 3

det |2| = 2

det |1| = 1

det |5| = 5

det |0| = 0

det |4| = 4
Osserviamo che, di tutti gli i determinanti trovati, uno è uguale a zero mentre gli altri sono tutti
diversi da zero.

Il determinante uguale a zero è associato ad un minore di ordine 1.

Tutti gli altri minori, sia di ordine 1 che di ordine 2, hanno un determinante diverso da zero.

Chiamiamo RANGO o CARATTERISTICA di una matrice A di ordine m x n il MASSIMO ORDINE dei


MINORI aventi DETERMINANTE DIVERSO da ZERO.

Indichiamo il RANGO della matrice A con il simbolo

r(A)

che si legge
rango di A

tornando al nostro esempio, la nostra matrice ha rango 2, infatti noi dalla matrice A possiamo
estrarre minori di ordine 1 e di ordine 2. Abbiamo, inoltre, sia minori di ordine 1 che minori di
ordine 2 con determinante diverso da zero.

Quindi i minori con determinante diverso da zero che hanno ordine massimo, sono quelli di ordine
2.

Diremo allora che

r(A) = 2
da quanto abbiamo detto è evidente che:
 se la matrice A è di ordine m x n. il RANGO sarà sempre un valore COMPRESO tra 0 (ed
eventualmente anche uguale a zero) e il MINORE tra m e n.

In simboli scriveremo

Che si legge
Il rango della matrice A è compreso uguale tra 0 e il minimo tra m ed n

Infatti, tronando al nostro esempio, la matrice A è di ordine 3 x 2.


La nostra matrice non potrà mai avere rango superiore al minore tra 3 e 2, dato che da essa
possiamo estrarre dei minori che hanno, al massimo, ordine 2.

Quindi il rango della matrice poteva, a seconda del valore assunto dai determinanti dei suoi
minori, avere un valore compreso tra 0 e 2, o tutt’al più uguale a zero.

 Se la matrice A ha rango r significa che ESISTE ALMENTO UN MINORE di ORDINE r con


DETERMINANTE DIVERSO da ZERO;
 Se la matrice A ha rango r significa che tutti i MINORI (se esistono) di ORDINE r + 1 (ed
eventualmente superiori) hanno DETERMINANTE NULLO.

Ad esempio, se la matrice A di ordine 5 x 4 ha rango 3 significa che tutti i minori di ordine 4


hanno determinante nullo.

Una matrice QUADRATA A di ordine n si dice:

 NON SINGOLARE se il suo RANGO è MASSIMO, cioè se

r=n

 SINGOLARE negli altri casi, cioè se

r < n.
MATRICI EQUIVALENTI

Ipotizziamo di avere due matrici

AeB

Esse si dicono EQUIVALENTI quando hanno:

 Lo stesso ORDINE;
 Lo stesso RANGO;

Chiamiamo OPERAZIONI ELEMENTARI alcune trasformazioni che, se applicate ad una matrice,


portano ad ottenere una MATRICE EQUIVALENTE a quella data, cioè non mutano né l’ordine, né il
rango della matrice data.

Sono OPERAZIONI ELEMENTARI:

 SCAMBIARE tra loro DUE RIGHE o DUE COLONNE;


 MOLTIPLICARE gli elementi di UNA RIGA o di UNA COLONNA per un NUMERO DIVERSO da
ZERO;
 SOMMARE agli elementi di UNA RIGA i CORRISPONDENTI elementi di un’altra riga
MOLTIPLICATI per un NUMERO o SOMMARE agli elementi di UNA COLONNA i
CORRISPONDENTI elementi di un’altra colonna MOLTIPLICATI per un NUMERO.

Indichiamo le OPERAZIONI ELEMENTARI appena viste con i seguenti simboli:

Rij indica lo scambio della i-esima riga con la j-esima riga.

Cij indica lo scambio della i-esima colonna con la j-esima colonna.

Ri(k) indica la moltiplicazione degli elementi della i-esima riga per il numero k diverso da 0

Ci(k) indica la moltiplicazione degli elementi della i-esima colonna per il numero k diverso da 0

Rij(k) indica la somma degli elementi della i-esima riga con i corrispondenti elementi della j-esima
riga moltiplicati per il numero k

Cij(k) indica la somma degli elementi della i-esima colonna con i corrispondenti elementi della j-
esima colonna moltiplicati per il numero k.
Esempio

Partiamo dalla matrice A

Ed applichiamo le seguenti operazioni elementari nell’ordine dato:

 Scambiamo la prima riga con la terza riga;


 Moltiplichiamo la seconda colonna per 3;
 Sommiamo agli elementi della seconda riga, gli elementi della prima riga moltiplicati per 2.

Avremo:

La matrice ottenuta è una matrice equivalente a quella data.

Le matrici ottenibili l’una dall’altra attraverso delle OPERAZIONI ELEMENTARI per RIGA si dicono
MATRICI EQUIVALENTI per RIGA.

MATRICI DI FORMA CANONICA

Se applichiamo in modo opportuno le OPERAZIONI ELEMENTARI possiamo trasformare la matrice


data in una MATRICE EQUIVALENTE che assume le seguenti forme:
La MATRICE EQUIVALENTE che assume una delle seguenti espressioni prende il nome di MATRICE
di FORMA CANONICA.

La forma canonica delle matrici è detta anche FORMA CANONICA di JORDAN.

Nelle matrici indicate sopra:

 I rappresenta la MATRICE IDENTITà, cioè una matrice i cui elementi della diagonale
principale sono tutti uguali ad uno mentre i restanti elementi sono uguali a zero.
 r rappresenta l’ORDINE della matrice identità. Essa è UGUALE al RANGO di A.
 O sta ad indicare delle MATRICI NULLE, di ordine opportuno. Ricordiamo che si dicono
matrici nulle o matrici di zeri, quelle matrici i cui elementi sono tutti zero.

Otterremo matrici del tipo

 Ir

Quando la matrice A è una matrice QUADRATA NON SINGOLARE, cioè è una matrice
quadrata di rango massimo.

 oppure

Quando la matrice A è RETTANGOLARE di RANGO MASSIMO.

Pertanto se indichiamo con m x n il rango di A, avremo che:

 se m è maggiore di n, r sarà uguale ad m;


 se n è maggiore di m, r sarà uguale a n.

MATRICI ELEMENTARI

Ora dobbiamo dire che le TRASFORMAZIONI ottenibili con le OPERAZIONI ELEMENTARI, si possono
realizzare anche:

 PRE-MOLTIPLICANDO la matrice data per una MATRICE IDENTITà di ordine opportuno alla
quale sono state applicate le OPERAZOIONI ELEMENTARI che si vogliono considerare;
 POST-MOLTIPLICANDO la matrice data per una MATRICE IDENTITà di ordine opportuno
alla quale sono state applicate le OPERAZIONI ELEMENTARI che si vogliono considerare.

Sempre in quella lezione eravamo partiti dalla matrice A:


Ed avevamo effettuato su di essa le seguenti trasformazioni:

In altre parole avevamo:

 Scambiato la prima riga con la terza riga;


 Moltiplicato la seconda colonna per 3;
 Sommato agli elementi della seconda riga, gli elementi della prima riga moltiplicati per 2.

Ora osserviamo che la prima trasformazione R13 la possiamo ottenere anche partendo da una
MATRICE IDENTITà di ordine 3, ovvero:

Ora su questa matrice eseguiamo l’operazione che vogliamo considerare, ovvero R13:

La matrice appena ottenuta prende il nome di MATRICE ELEMENTARE.

Adesso pre-moltiplichiamo la matrice elementare ottenuta per la matrice data, avremo:


Come possiamo notare abbiamo ottenuto la stessa matrice che avevamo ottenuto spostando dalla
matrice A la prima riga con la terza.

Ora osserviamo la seconda trasformazione C2(3). Partiamo sempre dalla MATRICE IDENTITÀ
questa volta di ordine 4, ovvero

Ora su questa matrice eseguiamo l’operazione che vogliamo considerare, ovvero C2(3):

La matrice appena ottenuta prende il nome di MATRICE ELEMENTARE.

Adesso post-moltiplichiamo la matrice elementare per la matrice che avevamo ottenuto con la
precedente trasformazione. Avremo:

Come possiamo notare abbiamo ottenuto la stessa matrice che avevamo ottenuto in precedenza
moltiplicando la seconda riga della matrice per 3.

Ora vediamo l’ultima operazione. Sommare agli elementi della seconda riga, gli elementi della
prima riga moltiplicati per 2.

Eseguiamo questa operazione, ovvero R21(2), su una matrice identità di ordine 3:


La matrice appena ottenuta prende il nome di MATRICE ELEMENTARE.

Adesso pre-moltiplichiamo questa matrice elementare per la matrice ottenuta dalla


trasformazione precedente:

Anche in questo caso abbiamo ottenuto lo stesso risultato visto in precedenza.

OPERAZIONI ELEMENTARI E MATRICI ELEMENTARI

Ora diciamo che

 Occorre PRE-MOLTIPLICARE la matrice elementare per la matrice A se si vuole applicare


un OPERAZIONE ELEMENTARE per RIGA;
 Occorre POST-MOLTIPLICARE la matrice elementare per la matrice A se si vuole applicare
un OPERAZIONE ELEMENTARE per COLONNA.

Esempio
Sulla matrice A vogliamo eseguire le seguenti operazioni:
 R12

PRE-MOLTIPLICHIAMO la matrice elementare, ottenuta dalla matrice identità scambiando


la prima con la seconda riga, per la matrice A.

 C2(3)

POST-MOLTIPLICHIAMO la matrice elementare, ottenuta dalla matrice identità


moltiplicando la seconda colonna per 3, per la matrice A.

 R21(5)

PRE-MOLTIPLICHIAMO la matrice elementare, ottenuta dalla matrice identità sommando


alla seconda riga la prima moltiplicata per 5, per la matrice A.

Ora ci chiediamo come va scelto l’ORDINE della MATRICE IDENTITà di partenza.


Poiché dobbiamo eseguire sempre il PRODOTTO tra matrici (la matrice elementare e la matrice
data) dobbiamo ricordare che tale operazione è possibile solamente se il numero delle colonne
della prima matrice è uguale al numero delle righe della seconda matrice.

Quindi:

 Se dobbiamo PRE-MOLTIPLICARE la matrice elementare per la matrice A la matrice


elementare, e dunque la matrice identità di partenza, dovrà avere ordine uguale al
NUMERO DI RIGHE di A;
 Se dobbiamo POST-MOLTIPLICARE la matrice elementare per la matrice A la matrice
elementare, e dunque la matrice identità di partenza, dovrà avere ordine uguale al
NUMERO DI COLONNE di A.

Ora, posto che la matrice A abbia ordine m x n, e chiamando con E la matrice elementare,
avremo:

OPERAZIONE ESEMPIO ORDINE DELLA MATRICE


IDENTITA'
PRE- Ex m
MOLTIPLICARE
Amxn
POST- E x Amxn n
MOLTIPLICARE

Le MATRICI ELEMENTARI vengono indicate con lo STESSO SEGNO usato per indicare la
CORRISPONDENTE OPERAZIONE ELEMENTARE.

Ad esempio, nella lezione precedente, la prima matrice elementare ottenuta partendo dalla
matrice identità di ordine 3 e scambiando la prima riga con la terza riga viene indicata con il
simbolo R13. Ovvero:

Mentre la seconda matrice elementare ottenuta partendo dalla matrice identità di ordine 4 e
moltiplicando la seconda colonna per 3 viene indicata con il simbolo C2(3). Ovvero:
RIDUZIONE A FORMA CANONICA DI UNA MATRICE

Consideriamo la matrice A, il cui elemento a11 è diverso da zero e da 1.


Cioè

a11 ≠ 0

a11 ≠ 1

esempio

consideriamo la matrice A

Come possiamo notare l’elemento a11 non è né zero, né uno: esso infatti è 3.

Ora dobbiamo ridurre tale elemento ad 1. Per fare questo moltiplichiamo gli elementi della riga
per 1/3.

Quindi, generalizzando, per ridurre l’elemento a11 ad 1, MOLTIPLICHIAMO LA PRIMA RIGA per
1/a11.

Ora dobbiamo applicare sulla matrice ottenuta una serie di trasformazioni in modo tale da
RENDERE NULLI gli ELEMENTI della PRIMA COLONNA.

Quindi dobbiamo annullare:

 L’elemento 5 che si trova sulla seconda riga, prima colonna;


 L’elemento 1 che si trova sulla terza riga, prima colonna
Per annullare questi due elementi proseguiamo in questo modo: iniziamo col sommare alla
seconda riga, la prima moltiplicata per -5. poiché il primo elemento della riga è 1, moltiplicandolo
per -5, il prodotto è -5, che sommato a 5 dà 0.

Ora annulliamo l’elemento 1 che si trova sulla terza riga prima colonna. Sarà necessario sommare
alla terza riga la prima moltiplicata per -1. Poiché il primo elemento della prima riga è 1,
moltiplicandolo per -1, il prodotto sarà -1, che sommato a 1 da 0. Quindi avremo:

Quindi, generalizzando, per ridurre gli elementi ai1 (diversi dall’elemento a11) a 0, SOMMIAMO
alla RIGA i la PRIMA RIGA MOLTIPLICATA per un valore k che è l’opposto dell’elemento da
annullare.

Ora dobbiamo ridurre ad 1 l’elemento presente sulla seconda riga e seconda colonna, ovvero -
7/3. Per fare questo moltiplichiamo la seconda riga per -3/7:
A questo punto annulliamo l’elemento 2/3 che si trova sulla prima riga seconda colonna. Per fare
ciò sarà necessario sommare alla prima riga la seconda moltiplicata per -2/3.

Poi annulleremo l'elemento -2/3 che si trova sulla terza riga seconda colonna sommando alla terza
riga la seconda moltiplicata per 2/3.

Continuiamo nel modo visto sopra. Avremo:

Nell’ultimo passaggio abbiamo eseguito le due trasformazioni indicate in una solo volta.

Ora per ridurre la matrice a forma canonica dobbiamo annullare gli elementi della quarta colonna:
per farlo operiamo due trasformazioni sulle colonne.
Come si può notare abbiamo ridotto la nostra matrice A a forma canonica ottenendo una matrice
del tipo:

RIDUZIONE A FORMA CANONICA DI UNA MATRICE

Ora vediamo cosa accade in queste due ipotesi.

PRIMO CASO:

a11 = 0.

In questo caso la prima trasformazione da effettuare consiste in uno SPOSTAMENTO per RIGHE o
per COLONNE in modo da trasferire in quella posizione un ELEMENTO DIVERSO DA ZERO.

A questo punto si può procedere come nell’esempio visto nella lezione precedente.

SECONDO CASO:

a11 = 0

in questo caso il primo elemento della matrice è già uguale ad uno. Inizieremo, allora, con
l’ANNULLARE gli altri ELEMENTI della PRIMA COLONNA.

CALCOLO DEL RANGO DI UNA MATRICE

Ora siamo in grado di capire come si può CALCOLARE IL RANGO di una matrice. Esistono due
procedimenti alternativi che possono essere impiegati:

 Il primo consiste nella RIDUZIONE A FORMA CANONICA;


 Il secondo prende il nome di ALGORITMO di KRONECKER;

COME CALCOLARE IL RANGO DI UNA MATRICE

Vediamo come è possibile CALCOLARE il RANGO di una matrice A di ordine n x m.


Un primo metodo consiste nella RIDUZIONE a FORMA CANONICA della matrice data.

Torniamo all’esempio visto in una precedente lezione:

Ecco come appare la MATRICE una volta ridotta a FORMA CANONICA:

In pratica ci troviamo di fronte ad una forma canonica del tipo:

Dove 3 è l’ordine della MATRICE IDENTITÀ

La riduzione a forma canonica, essendo ottenuta con delle operazioni elementari, ci porta ad avere
una MATRICE EQUIVALENTE a quella data, cioè una matrice che ha lo stesso ordine e lo stesso
rango della matrice A.

Il rango della matrice equivalente da noi ottenuta è uguale all’ORDINE della MATRICE IDENTITà,
quindi nel nostro esempio esso è uguale a 3.

Infatti qualunque altra sottomatrice di ordine superiore conterebbe necessariamente una riga
nulla e quindi il suo determinante sarebbe nullo.

ALGORITMO DI KRONECKER

L’ALGORITMO di KRONECKER consente di CALCOLARE il RANGO di una MATRICE riducendo il


numero di determinanti che occorre calcolare.

Ricordiamo che

 Il RANGO di una matrice A è il MASSIMO ORDINE dei MINORI aventi DETERMINANTE


DIVERSO DA ZERO;
 Indichiamo il rango della matrice con r;
ora prendiamo la matrice quadrata A di ordine 3 x 4:

La nostra matrice potrebbe avere rango 0, oppure 1, oppure 2, oppure 3.

Iniziamo con l’estrarre, dalla matrice A, una sottomatrice quadrata di ordine 1, che chiameremo
A’, ad esempio:

A’ = (3).

Calcoliamo il determinante di questa sottomatrice e avremo:

det |3| = 3

il determinante di questa sottomatrice quadrata, che sappiamo prende anche il nome di minore,
non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il rango della nostra matrice sarà almeno uguale ad
1 dato che esiste un minore di ordine 1 con determinante nullo.

Ora ORLIAMO la matrice A’, cioè AGGIUNGIAMO alla matrice A’ UNA RIGA e UNA COLONNA
otterremo così la matrice A’’ di ordine 2:

Calcoliamo il determinante di questa sottomatrice e avremo:

(3 * 1) – (2 * 5) = 3 – 10 = -7.
Il determinante di questa sottomatrice quadrata non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il
rango della nostra matrice sarà almeno uguale a 2 dato che esiste un minore di ordine 2 con
determinante non nullo..

Ora ORLIAMO la matrice A’’, cioè AGGIUNGIAMO alla matrice A’’ UNA RIGA e UNA COLONNA
otterremo così la matrice A’’’ di ordine 3:

Calcoliamo il determinante di questa sottomatrice e avremo:

[(3 · 1 · 2) + (2 · 1 · 1) + (0 · 5 · 0)] +
- [(0 · 1 · 1) + (3 · 1 · 0) + (2 · 5 · 2)] =
[6 + 2 + 0] - [0 + 0 + 20] =
8 - 20 = -12.

Il determinante di questa sottomatrice quadrata non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il
rango della nostra matrice sarà 3 dato che esiste un minore di ordine 3 con determinante non
nullo.

Quindi possiamo affermare che il rango della matrice A è 3.

La sottomatrice A’’’ avesse avuto determinante nullo, avremmo dovuto estrarre un’altra
sottomatrice di ordine 3 per verificare che il suo determinante non fosse nullo e saremmo dovuti
andare avanti a considerare tutte le sottomatrici di ordine 3.

Appena trovato un determinante non nullo da una sottomatrice di ordine 3 avremmo potuto dire
che la matrice A ha rango 3. Se, invece il determinante di tutte le sottomatrici di ordine 3 fossero
stati nulli avremmo affermato che il rango della matrice A è 2.

Ricapitolando il TEOREMA di KRONECKER afferma che:

 Una matrice A ha rango r se, e solo se, ESISTE ALMENO UNA SOTTOMATRICE QUADRATA
di A, che chiameremo A’, di ORDINE r il cui DETERMINANTE è NON NULLO.
 Le SOTTOMATRICI QUADRATE di A di ORDINE r+1 che si ottengono ORLANDO A’ in tutti i
modi possibili hanno DETERMINANTE NULLO.

MATRICE AGGIUNTA

Data una MATRICE QUADRATA A di ordine n, chiamiamo MATRICE AGGIUNTA di A, la matrice i


cui elementi sono i COMPLEMENTI ALGEBRICI dei CORRISPONDENTI elementi della TRASPOSTA di
A.

La MATRICE AGGIUNTA di A si indica con

agg A

agg (A).

esempio

consideriamo la matrice quadrata A di ordine 3:

Ora troviamo la MATRICE TRASPOSTA di A, che si indica con AT. ricordiamo che la matrice
trasposta di una matrice data si ottiene SCAMBIANDO tra loro ordinatamente le RIGHE con le
COLONNE.
Quindi:

Ora dobbiamo trovare la MATRICE AGGIUNTA, cioè la matrice che ha per elementi i
COMPLEMENTI ALGEBRICI dei corrispondenti elementi di AT.

Ricordiamo che:

 Il COMPLEMENTO ALGEBRICO dell’elemento aij è il PRODOTTO del suo MINORE


COMPLEMENTARE per (-1)i + j, ovvero:
(-1)i + j * Mij;
 Il MINORE COMPLEMENTARE di un suo elemento aij, è il DETERMINANTE della
SOTTOMATRICE che si ottiene da A eliminando la riga i-esima e la colonna j-esima.

Partiamo allora dalla matrice trasposta e iniziamo a vedere quale sarà l’elemento della prima riga
e della prima colonna della matrice aggiunta.

L’elemento della prima riga e della prima colonna della MATRICE AGGIUNTA sarà dato dal
complemento algebrico dell’elemento 1, cioè dal prodotto di (-1)i + j per il suo minore
complementare che si ottiene calcolando il determinante della sottomatrice ottenuta da A T
eliminando la prima riga e la prima colonna.
Ovvero:

(-1)i + j * Mij;

(-1)2 * (-7) = +1 * (-7) = -7.

L’elemento della prima riga e della prima colonna della MATRICE AGGIUNTA sarà -7.

Quindi possiamo dire che la matrice aggiunta sarà:

Abbiamo calcolato la MATRICE AGGIUNTA di A.


PROPRIETÀ DELLE MATRICI AGGIUNTE

Ora vogliamo verificare la seguente uguaglianza:

A * agg(A) = agg(A) * det A = I

Dove

A è la matrice data

Agg(A) è la matrice aggiunta di A

Det A è il determinante della matrice A

I è la matrice identità

Consideriamo la matrice A

E la sua aggiunta che abbiamo calcolato nella lezione precedente

Ora calcoliamo il determinante di A:

[(1 · 3 · 3) + (1· 4 · 3) + (1 · 2 · 4)] +


- [(1 · 3 · 3) + (1 · 4 · 4) + (1 · 2 · 3)] =
= [9 + 12 + 8] - [9 + 16 + 6] =
= 29 - 31 = -2.
Ora eseguiamo il prodotto della matrice A per la sua aggiunta:
È evidente che la matrice ottenuta non è altro che il prodotto del determinante di A, ovvero 2, per
la matrice identità. Infatti:

Ora eseguiamo il prodotto della matrice aggiunta di A per A.

Anche in questo caso la matrice ottenuta non è altro che il prodotto del determinante di A, ovvero
-2, per la matrice identità.

ESISTENZA E CALCOLO DELLE MATRICI INVERSE (CON DETERMINANTE DIVERSO DA


0)

In una precedente lezione abbiamo introdotto il concetto di MATRICE INVERSA e abbiamo detto
che, data la MATRICE QUADRATA A, la sua MATRICE INVERSA è la matrice B tale che, se
moltiplichiamo la matrice A per B o moltiplichiamo la matrice B per A otteniamo la MATRICE
IDENTITà.

Abbiamo, inoltre convenuto di indicare la MATRICE INVERSA DI A con A-1.

Inoltre abbiamo detto che NON è detto che ESISTA SEMPRE la MATRICE INVERSA di A, e se esiste
essa è UNICA. Ora vedremo quando essa esiste e, se esiste, come calcolarla.

Iniziamo dal primo punto: quando esiste l’inversa di una matrice quadrata?

Condizione necessaria e sufficiente affinché una MATRICE QUADRATA A AMMETTA INVERSA è


che il DETERMINANTE DI A NON sia NULLO. Ovvero:

det A ≠ 0

vediamo perché il fatto che il DETERMINANTE di A NON sia NULLO rappresenta la CONDIZIONE
NECESSARIA affinché la matrice A abbia un’INVERSA.
Per definizione abbiamo che:

A * A-1 = I.
Ora calcoliamo il determinante dei due MEMBRI, ovvero:

 Il determinante di A * A-1
 E il determinante di I

Avremo:
det (A * A-1) = det I

per la proprietà dei determinanti che abbiamo visto in precedenza sappiamo che il determinante
del prodotto di due matrici è uguale al prodotto del determinante della prima matrice per il
determinante della seconda matrice, quindi

det (A * A-1) = det A * det A-1 = det I

sappiamo anche che il determinante della matrice identità è uguale ad 1.


Quindi possiamo scrivere:

det (A * A-1) = det A * A-1 = 1.

Per la legge di annullamento del prodotto il prodotto di due fattori è uguale a zero quando uno dei
fattori è uguale a zero.

Quindi, condizione necessaria affinché

Det A * det A-1 = 1

È che entrambi i determinanti siano diversi da zero.

Pertanto, affinché la matrice quadrata A abbia un’INVERSA è necessario che

Det A ≠ 0

Ora vediamo perché il fatto che il DETERMINANTE di A NON sia NULLO rappresenta la
CONDIZIONE SUFFICIENTE affinché la matrice A abbiamo un’INVERSA.

Partiamo dalla seguente uguaglianza:

A * agg A = agg A * A = det A * I


Che abbiamo visto quando abbiamo parlato delle matrici aggiunte.

Se il DETERMINANTE di A è NON NULLO possiamo moltiplicare la nostra uguaglianza per

Avremo:

Poiché in un prodotto, cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, scriveremo:

Semplifichiamo, dove possibile:

Ora dividiamo tutto per A:

E semplifichiamo:

Quindi possiamo dire che:


Poiché
A * A-1 = I

Possiamo sostituire, nell’uguaglianza precedente, alla matrice I, il prodotto di A per la sua


INVERSA. Avremo:

Semplifichiamo ancora ed otteniamo:

Che equivale a scrivere:

Quindi la matrice A ammette una matrice inversa, data dal PRODOTTO tra la FRAZIONE, che ha al
NUMERATORE 1 e al DENOMINATORE il DETERMINANTE di A, e l’AGGIUNTA di A.

Abbiamo così trovato anche un primo metodo di calcolo della matrice inversa di A. basta calcolare
l’AGGIUNTA di A e DIVIDERE ogni suo elemento per il DETERMINANTE di A.

Tuttavia, questo modo di procedere è un po laborioso, per questo nella prossima lezione vedremo
un altro metodo per calcolare la matrice inversa di A.

CALCOLO DELLA MATRICE INVERSA (SEMPLIFICATO)

Ora vedremo un procedimento di calcolo della MATRICE INVERSA molto più semplice e veloce che
prende il nome di METODO di GAUSS-JORDAN.

Per calcolare la MATRICE INVERSA della MATRICE QUADRATA di A di ordine n occorre:

 AFFIANCARE alla matrice A la MATRICE IDENTITà di UGUALE ORDINE. In questo modo si


otterrà una matrice di ordine n x 2n;
 APPLICARE sulla matrice così ottenuta le OPERAZIONI ELEMENTARI necessarie a ridurre la
matrice A a FORMA CONICA;
 La MATRICE UNITà affiancata sarà stata TRASFORMATA nella matrice A-1.
Vediamo come applicare il metodo di Gauss-Jordan con un esempio.

Esempio

Consideriamo la matrice

La nostra matrice ha ordine 3. Quindi affianchiamo alla matrice A la matrice identità di ordine 3.
Otterremo così una matrice di ordine 3x6:

In alcuni testi le due matrici, la matrice A e la matrice I, non sono separate dalla linea verticale.
Quindi la nuova matrice viene scritta così.

Ora applichiamo le operazioni elementari in modo tale che la matrice A venga trasformata in una
matrice identità:
La matrice identità, così come risulta dopo le trasformazioni eseguite, rappresenta la matrice
inversa di A:

Quindi:

TEOREMA DI CRAMER

Il TEOREMA DI CRAMER permette di risolvere un sistema di equazioni lineari supposto possibile.

Esso afferma che un sistema di equazioni lineari algebriche in n incognite, nel quale la MATRICE
DEI COEFFICIENTI è NON SINGOLARE, ammette una e una sola soluzione. Il VALORE di ciascuna
INCOGNITA è uguale ad una FRAZIONE che ha:

 Per DENOMINATORE il DETERMINANTE della MATRICE dei COEFFICIENTI


 Per NUMERATORE il DETERMINANTE che si ottiene dal denominatore SOSTITUENDO AI
COEFFICIENTI DELL’INCOGNITA che si vuole calcolare i CORRISPONDENTI TERMINI NOTI.

Possiamo scrivere il TEOREMA DI CRAMER nel modo che segue:

xi = det Ai / det A

dove
A è la matrice dei coefficienti

Ai è la matrice ottenuta da A sosituendo la sua i-esima colonna con la colonna dei termini noti

Xi sono le incognite con i che va da 1 ad n.

Torniamo al sistema di equazioni visto nella lezione precedente:

Riduciamo le due EQUAZIONI a FORMA NORMALE e mettiamo le incognite nello stesso ordine in
modo da incolonnarle. Avremo:

Ora scriviamo la MATRICE DEI COEFFICIENTI

Il determinante della matrice data è

(1 · 1) - (-1 · 2) = 1 - (-2) = 3

Quindi 3 è il denominatore della nostra frazione.

Ora nella prima colonna della matrice dei coefficienti, cioè nella colonna dei coefficienti delle x,
sostituiamo la colonna dei termini noti. Avremo:

Il determinante della matrice data è


(2 · 1) - (-1 · 5) = 2 - (5) = 2 + 5 = 7

Quindi 7 è il numeratore della frazione che dobbiamo scrivere per trovare la x.

Quindi avremo:
x = 7/3.

Ora nella seconda colonna della matrice dei coefficienti, cioè nella colonna dei coefficienti delle y,
sostituiamo la colonna dei termini noti.
Avremo:

Il determinante della matrice data è

(1 · 5) - (2 · 2) = 5 - 4 = 1
Quindi 1 è il numeratore della frazione che dobbiamo scrivere per trovare la y.

Quindi avremo:
y = 1/3

le soluzioni del nostro sistema sono:

x = 7/3 y = 1/3

TEOREMA DI ROUCHE-CAPELLI

Il TEOREMA DI ROUCHE-CAPELLI permette di stabilire se un SISTEMA è POSSIBILE prima di averlo


risolto.

Esso afferma che CONDIZIONE NECESSARIA e SUFFICIENTE affinché un sistema di equazioni lineari
algebriche sia POSSIBILE è che la MATRICE DEI COEFFICIENTI e la MATRICE COMPLETA abbiano lo
STESSO RANGO.

Esempio
Riduciamo le due EQUAZIONI a FORMA NORMALE e mettiamo le incognite nello stesso ordine in
modo da incolonnarle. Avremo:

Ora scriviamo la MATRICE DEI COEFFICIENTI:

Il determinante della matrice data è

(1 · 1) - (-1 · 2) = 1 - (-2) = 3.

Essendo esso diverso da zero possiamo dire che la matrice ha rango 2.

Ora scriviamo la MATRICE COMPLETA:

Trattandosi di una matrice non quadrata di ordine 3x2, e poiché sappiamo già che esiste una
sottomatrice di ordine 2 con determinante non nullo, possiamo dire che il rango della matrice
completa non potrà che essere 2.

Poiché il
RANGO DELLA MATRICE DEI COEFFICIENTI
=
RANGO DELLA MATRICE COMPLETA
il nostro SISTEMA è POSSIBILE.

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