Mat Rice
Mat Rice
MATRICE
La MATRICE è una TABELLA DI NUMERI disposti su m RIGHE ed n COLONNE.
Si chiama ORDINE (o DIMENSIONE) della matrice il NUMERO delle RIGHE e delle COLONNE.
Nel nostro esempio l’ordine della matrice A è 2 x 3 che si scrive:
A (2 x 3)
Che si legge matrice A di ordine 2 per 3.
I numeri indicati all’interno della tabella sono detti ELEMENTI DELLA MATRICE.
La MATRICE può essere indicata:
Con una LETTERA MAIUSCOLA. Nel nostro caso la lettera A.
Con il simbolo [aij]. (che si legge a con i con j).
Dove
a rappresenta un generico elemento della matrice;
i rappresenta la RIGA di appartenenza e potrà assumere valore da 1 ad m (i = 1,2,….m)
j rappresenta la COLONNA di appartenenza e potrà assumere valore da 1 ad n (j = 1,2,…n)
Una MATRICE A può essere formata da UNA SOLO RIGA. In questo caso si parla di VETTORE RIGA.
Ad esempio:
Una MATRICE A può essere formata anche da una SOLA COLONNA. In questo caso si parla di
VETTORE COLONNA.
Ad esempio:
MATRICE QUADRATA
Una MATRICE che ha un NUMERO DI RIGHE UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE prende il nome
di MATRICE QUADRATA.
Esempio:
Nel nostro esempio la matrice A ha 3 righe e 3 colonne. Quindi, essendo il numero delle righe
uguale al numero delle colonne, la matrice A è una MATRICE QUADRATA.
Se indichiamo con n il NUMERO DELLE RIGHE della matrice e, quindi anche il NUMERO DELLE
COLONNE della stessa, diremo che essa è di ORDINE n.
Nel nostro esempio, la matrice A, è di ordine 3.
Gli elementi che si trovano al di fuori della diagonale principale si dicono ELEMENTI
EXTRADIAGONALE.
Invece, sempre nella nostra MATRICE QUADRATA, gli elementi aij tali che
j=n–i+1
Facciamo un esempio.
Riportiamo, di seguito, la matrice A e la matrice B.
Innanzitutto le due matrici hanno lo stesso ordine: (3 x 2).
Poi ogni elemento della prima matrice è uguale al corrispondente elemento della seconda matrice.
Infatti:
L’UGUAGLIANZA tra MATRICI gode:
Della PROPRIETÀ RIFLESSIVA
A=A
Ovvero la matrice A è uguale a se stessa;
La MATRICE SOMMA si ottiene SOMMANDO gli ELEMENTI che occupano lo STESSO POSTO.
La matrice C, data dalla somma delle matrici A e B si ottiene nel modo seguente:
l'elemento che occupa la prima riga e la prima colonna è dato dalla somma dell'elemento
che nella matrice A occupa la prima riga e la prima colonna e dall'elemento che nella
matrice B occupa la prima riga e la prima colonna;
l'elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna è dato dalla somma
dell'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la seconda colonna e
dall'elemento che nella matrice B occupa la prima riga e la seconda colonna;
l'elemento che occupa la seconda riga e la prima colonna è dato dalla somma
dell'elemento che nella matrice A occupa la seconda riga e la prima colonna e
dall'elemento che nella matrice B occupa la seconda riga e la prima colonna;
e così via.
In altre parole possiamo dire che la MATRICE SOMMA non cambia se si SCAMBIANO gli ADDENDI.
La PROPRIETÀ ASSOCIATIVA della SOMMA di MATRICI ci dice che, date tre matrici A, B e C
avremo:
A + (B + C) = (A + B) +C.
La MATRICE DIFFERENZA si ottiene SOTTRAENDO gli ELEMENTI che occupano lo STESSO POSTO.
In altre parole, date le matrici A e B di UGUALE ORDINE, la matrice differenza A – B è la matrice C
il cui generico elemento è
cij = aij – bij
che si legge
c con i con j è uguale ad a con i con j meno b con i con j.
Torniamo al nostro esempio e vediamo come si esegue la differenza tra le due matrici.
La matrice C, data dalla differenza tra la matrice A e la matrice B si ottiene nel modo seguente:
l'elemento che occupa la prima riga e la prima colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la prima colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la prima riga e la prima colonna;
l'elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la prima riga e la seconda colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la prima riga e la seconda colonna;
l'elemento che occupa la seconda riga e la prima colonna è dato dalla differenza tra
l'elemento che nella matrice A occupa la seconda riga e la prima colonna e l'elemento che
nella matrice B occupa la seconda riga e la prima colonna;
e così via.
Quindi avremo:
k * A.
Il prodotto scalare è la MATRICE che si ottiene MOLTIPLICANDO ogni ELEMENTO di A per k.
Ovvero:
k * A = [k * aij]
Avremo:
Eseguiamo
k * (A + B) = k * A + k * B
esempio:
k=3
Come possiamo notare, la matrice ottenuta con i due diversi procedimenti è la stessa.
(k * h) * A = k * (h * A)
Esempio:
k=3
h=2
(3 * 2) = 6
1*A=A
MATRICE OPPOSTA
k = -1
vediamo un esempio. Supponiamo che la matrice A sia la seguente:
Avremo:
(foto non disponibile)
A = -5, 8, -3, -2, -7, 1
La matrice che abbiamo ottenuto si dice MATRICE OPPOSTA di A e si scrive anche -A.
Come si può notare dall’esempio precedente la MATRICE OPPOSTA di A si ottiene CAMBIANDO
ORDINATAMENTE DI SEGNO i suoi elementi.
Inoltre la SOMMA tra la matrice A e la MATRICE OPPOSTA -A, è una matrice i cui ELEMENTI SONO
TUTTI UGUALI A ZERO e che vedremo meglio in seguito, prende il nome di MATRICE NULLA.
Infatti:
Avremo:
PRODOTTO TRA VETTORI
Supponiamo di avere:
Un VETTORE RIGA formato da n colonne, che chiameremo A e che quindi ha ordine (1 x n);
e
Un VETTORE COLONNA formato da m righe, che chiameremo B e che quindi ha ordine (m
x 1)
Il PRODOTTO di A per B viene detto PRODOTTO di un VETTORE RIGA PER un VETTORE COLONNA
o PRODOTTO TRA VETTORI. A volte di parla anche di PRODOTTO INTERNO o PRODOTTO RIGHE
PER COLONNE.
Tale prodotto è un NUMERO che si ottiene SOMMANDO i PRODOTTI degli ELEMENTI della RIGA di
A per gli ELEMENTI della COLONNA di B.
Ovvero:
A * B = a11 * b11 + a12 * b21 +…+ a1n * bn1
Siano:
A un VETTORE RIGA
E
B un VETTORE COLONNA
Il PRODOTTO di un VETTORE RIGA per un VETTORE COLONNA gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA.
Ovvero:
A*B=B*A
Esempio:
Avremo:
E viceversa con B * A
Supponiamo di avere:
La MATRICE A di ordine (m x n);
e
La MATRICE B di ordine (p x q);
affinchè il prodotto tra le due matrici POSSA ESSERE ESEGUITO è necessario che
n=p
cioè il NUMERO DELLE COLONNE DELLA PRIMA MATRICE DEVE ESSERE UGUALE AL NUMERO DI
RIGHE DELLA SECONDA MATRICE.
Esempio:
A (3 x 4)
B (4 x 5)
A (3 x 4)
B (3 x 4)
A (3 x 4)
B (4 x 2)
Una volta appurato che il prodotto tra le due matrici può essere eseguito chiamiamo C la matrice
che si ottiene moltiplicando A per B.
L’elemento
c11
cioè l’elemento c che occupa la prima riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la PRIMA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:
c11 = 1 * 1 + 2 * 3 + 3 * 5 + 5 * 7 = 57.
L’elemento
c12
cioè l’elemento c che occupa la prima riga e la seconda colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la PRIMA RIGA di A e la SECONDA COLONNA di B. Ovvero:
c12 = 1·0 + 2 · (-6) + 3·2 + 5·(-8) = 0 - 12 + 6 - 40 = -46
L'elemento
c21
cioè l'elemento c che occupa la seconda riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la SECONDA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:
L'elemento
c22
cioè l'elemento c che occupa la seconda riga e la seconda colonna della matrice C
è il PRODOTTO SCALARE tra la SECONDA RIGA di A e la SECONDA COLONNA di B. Ovvero:
c22 = 2·0 + (-7)·(-6) + 8·2 + 0·(-8) = 0 + 42 + 16 + 0 = 58.
L'elemento
c31
cioè l'elemento c che occupa la terza riga e la prima colonna della matrice C è il PRODOTTO
SCALARE tra la TERZA RIGA di A e la PRIMA COLONNA di B. Ovvero:
Proprio per il modo come di procede al calcolo del PRODOTTO TRA MATRICI esso viene detto
anche PRODOTTO RIGA PER COLONNA.
cij
è dato dalla SOMMA DEI PRODOTTO degli elementi della RIGA I-ESIMA della matrice A per i
corrispondenti elementi della COLONNA J-ESIMA della matrice B.
Che si legge
c con i con j è uguale alla sommatoria per k che va da 1 ad n di a con i con k per b con k con j
B (3 x 2)
In questo caso è possibile eseguire il prodotto di A per B. otterremo una matrice di ordine (2 x 2).
È evidente che in questo caso possiamo anche eseguire anche il prodotto di B per A dato che il
numero di colonne di B (2) è uguale al numero di righe di A (2). Otteremo una matrice di ordine (3
x 3).
Già da questa osservazione, cioè dall’ordine delle due matrici prodotto ottenute, possiamo dire
che
A * B ≠ (diverso) B * A
Quindi nell’eseguire il prodotto di due matrici occorre sempre prestare attenzione all’ORDINE
delle stesse, perché cambiando il loro ordine il prodotto (quando esso è possibile) generalmente è
diverso. Pertanto il PRODOTTO TRA MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA.
Se le due matrici A e B sono due MATRICI QUADRATE, cioè matrici il cui NUMERO DI RIGHE è
UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE ed è possibile eseguire il prodotto di A per B, sarà sempre
possibile eseguire anche il prodotto di B per A.
Esempio:
A (2 x 2)
B (2 X 2)
POTENZA DI MATRICI QUADRATE
Supponiamo di avere una MATRICE QUADRATA, cioè una matrice che ha un NUMERO DI RIGHE
UGUALE al NUMERO DELLE COLONNE. Chiameremo questa matrice A.
An
Che si legge
A elevato alla n.
Come sappiamo dallo studio delle potenze, la POTENZA è il PRODOTTO della BASE TANTE VOLTE
quant’è l’ESPONENTE.
Nel nostro caso, quindi, dovremo effettuare il prodotto della matrice A per A per A ….. per n volte.
Ovvero:
A * A * A ….. (n volte)
(An)m = An*m
(A + B)2 = (A + B) * (A + B)
Per la PROPRIETÀ DISTRIBUTIVA DEL PRODOTTO RISPETTO ALLA SOMMA possiamo scrivere che:
(A + B) * (A + B) = A * (A + B) + B * (A + B) = A2 + AB + BA + B2
Poiché il PRODOTTO TRA MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA possiamo dire che:
E di conseguenza
MATRICI PARTICOLARI
Ci occuperemo di alcune MATRICI PARTICOLARI, ovvero di alcune matrici nelle quali, i vari
ELEMENTI, assumono una DISTRIBUZIONE PARTICOLARE.
MATRICE DI ZERI
Chiamiamo MATRICE DI ZERI o MATRICE NULLA una matrice i cui ELEMENTI SONO TUTTI UGUALI
A ZERO.
Ω
Che si legge omega.
Se MOLTIPLICHIAMO una qualunque matrice A per una MATRICE di ZERI si ottiene una matrice di
zeri:
A*O=O
Può, però, accadere che MOLTIPLICANDO tra loro DUE MATRICI NON NULLE si ottenga come
risultato una MATRICE DI ZERI
Esempio:
Quindi se:
A*B=0
Con
A≠O
Non significa che B sia uguale a zero, cioè NON VALE la LEGGE DI ANNULLAMENTO DEL
PRODOTTO.
Ovvero:
A*B=0eA≠O≠B=0
Che si legge
Se A per B è uguale a zero e A è diverso da zero cio non implica che B sia uaguale a zero
Dato che il PRODOTTO tra due MATRICI NON gode della PROPRIETÀ COMMUTATIVA, non è detto
che anche il prodotto di B per A dia come risultato una matrice nulla.
A*B=A*C
A * B – (A * C) = 0
A * (B – C) = 0.
Noi abbiamo visto che il prodotto di due matrici non nulle può dar luogo ad una matrice di zeri,
quindi non è detto che B – C sia uguale a zero e di conseguenza non è detto che B sia uguale a C.
Infine ricordiamo che la MATRICE NULLA è l’ELEMENTO NEUTRO rispetto alla somma. Ovvero,
data la matrice A non nulla, avremo:
A+O=A
MATRICE IDENTITÀ
Si chiama MATRICE IDENTITÀ o MATRICE UNITÀ una matrice quadrata i cui ELEMENTI della
DIAGONALE PRINCIPALE sono tutti uguali ad UNO, mentre i restanti elementi sono tutti uguali a
ZERO.
Esempio:
Ad esempio, la matrice che abbiamo scritto sopra è di ordine tre, quindi la indicheremo con
I3
Esempio
Data la matrice
2
Vogliamo calcolare il valore I
I*A=A*I=A
Esempio
MATRICI DIAGONALI E MATRICI SCALARI
Una MATRICE QUADRATA nella quale gli elementi NON appartenenti alla DIAGONALE PRINCIPALE
sono UGUALI a ZERO prende il nome di MATRICE DIAGONALE.
Esempio:
Infatti sulla DIAGONALE PRINCIPALE troviamo tutti numeri diversi da zero, mentre i restanti
elementi della matrice sono tutti zero:
Una particolare MATRICE DIAGONALE è la MATRICE SCALARE: essa è una MATRICE DIAGONALE
nella quale gli ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE sono tutti UGUALI tra loro.
Esempio:
Ogni MATRICE SCALARE può essere ottenuta dal PRODOTTO tra la MATRICE IDENTITÀ DI UGUALE
ORDINE e uno SCALARE
Ricordiamo che una MATRICE IDENTITÀ è una matrice quadrata i cui ELEMENTI della DIAGONALE
PRINCIPALE sono tutti uguali ad UNO, mentre i restanti elementi sono tutti uguali a ZERO.
Facciamo un esempio, partendo dalla matrice A che abbiamo scritto sopra. Essa è una matrice di
ordine 3.
Scriviamo, allora, la matrice identità di ordine 3:
Ora è sufficiente moltiplicare questa matrice identità per lo scalare 3 per ottenere la matrice
scalare scritta sopra. Infatti:
Si dice MATRICE SIMMETRICA una MATRICE QUADRATA i cui elementi soddisfano la condizione
aij = aji
con
i≠j
cerchiamo di capire cosa significa.
ad esempio se
a12 = 4
allora
a21 = 4
quindi:
Se
a13 = 3
allora
a31 = 3
Se
a14 = 1
allora
a41 = 1.
Quindi:
Se
a23 = 0
allora
a32 = 0.
Quindi:
Se
a24 = -1
allora
a42 = -1.
Quindi:
Se
a34 = 6
allora
a43 = 6.
Quella che abbiamo scritto sopra è una MATRICE SIMMETRICA. (manca la foto con il 6).
MATRICI TRIANGOLARI
Una MATRICE QUADRATA nella quale gli ELEMENTI SOTTOSTANTI o SOVRASTANTI alla DIAGONALE
PRINCIPALE sono UGUALI A ZERO si dice MATRICE TRIANGOLARE.
Se sono uguali a zero gli ELEMENTI SOTTOSTANTI alla diagonale principale la matrice si chiama MATRICE
TRIANGOLARE SUPERIORE.
Esempio:
Se sono uguali a zero gli ELEMENTI SOVRASTANTI alla diagonale principale la matrice si chiama MATRICE
TRIANGOLARE INFERIORE.
MATRICI TRASPOSTE
Consideriamo una matrice A: si potrà trattare sia di una matrice quadrata che di una matrice con
un numero di righe diverso dal numero delle colonne.
Esempio:
Ora SCAMBIAMO tra loro ordinatamente le RIGHE con le COLONNE e indichiamo la matrice
ottenuta con AT. Avremo:
La trasformazione che abbiamo fatto prende il nome di TRASPOSIZIONE e la matrice che abbiamo
ottenuto è detta MATRICE TRASPOSTA di A.
Come si nota la MATRICE TRASPOSTA è indicata con il simbolo AT (che si legge trasposta di A). In
alcuni testi è possibile trovare anche il simbolo A’.
Se indichiamo con
aij
a’ij
a’ij = aji
che si legge
a primo con i con j è uguale ad a con j con i
ad esempio, nella matrice precedente AT, l’elemento a21, è uguale a 1. Esso è uguale all’elemento
a12 della matrice A.
come possiamo notare dall’esempio precedente
A ≠ AT
Vi è un solo caso nel quale una matrice è uguale alla sua trasposta: è il caso in cui la matrice data è
una matrice SIMMETRICA.
Ricordiamo che una matrice si dice SIMMETRICA se si tratta di una MATRICE QUADRATA i cui
elementi soddisfano la condizione
aij = aji
con
i≠j
esempio:
Quella che abbiamo scritto è una matrice simmetrica. Ora scriviamo la sua trasposta BT:
Iniziamo col considerare un VETTORE COLONNA, ovvero una matrice formata da m righe ed UNA
SOLA COLONNA.
La TRASPOSTA della matrice A è una MATRICE RIGA, cioè una matrice formata da UNA SOLA RIGA
ed n colonne.
Allo stesso modo possiamo dire che la TRASPOSTA di un VETTORE RIGA è un VETTORE COLONNA.
(AT)T
(A + B)T = AT + BT
(k * A)T = k * AT
(A * B)T = BT * AT
In particolare, per quanto riguarda quest’ultima proprietà possiamo dire che la TRASPOSTA di un
PRODOTTO si può ottenere come PRODOTTO delle SINGOLE TRASPOSTE considerate nell’ORDINE
INVERSO. Ovvero:
(A * B * C * D)T = DT * CT * BT * AT
MATRICI INVERSE
Data una matrice quadrata A chiamiamo MATRICE INVERSA di A, la MATRICE B, tale che:
A*B=B*A=I
Che si legge
A alla meno 1.
A*B=B*A=I
E anche
A * C = C * A = I.
Da essa ricaviamo:
A*B=B*A=I
A * B = I.
C * A * B = C * I.
I * B = C * I.
Poiché
I=I
Avremo che
B = C.
(A-1)-1 = A
(AT)-1 = (A-1)T
det A
oppure con
|A|
Tralasceremo, in questa sede, la definizione di determinante, per concentrarci sui diversi METODI
DI CALCOLO del DETERMINANTE di una matrice.
Esistono diversi metodi per il CALCOLO del DETERMINANTE di una MATRICE QUADRATA.
Iniziamo ad esaminare i diversi metodi di CALCOLO del DETERMINANTE di una matrice quadrata.
Esempio
Il suo determinante è:
det A = 7
CALCOLO DEL DETERMINANTE DI UNA MATRICE DI ORDINE 2
Se abbiamo una MATRICE di ORDINE 2, il suo DETERMINANTE è dato dal PRODOTTO degli
ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE DIMINUITO del PRODOTTO DEGLI ALTRI DUE ELEMENTI.
Esempio
Ora vediamo come si calcola il suo determinante. Nell’immagine successiva abbiamo indicato con
il colore rosso gli elementi della diagonale principale e con il colore azzurro gli altri elementi:
Ora:
Eseguiamo il prodotto degli elementi della diagonale principale.
Ovvero eseguiamo il prodotto di 3 e -1
E sottraiamo ad esso il prodotto degli altri due elementi, ovvero sottraiamo il prodotto di 2
e5
Per calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE QUADRATA di ORDINE 3 si procede nel seguente
modo:
Esempio:
Eseguiamo il prodotto degli elementi delle diagonali complete parallele alla diagonale principale e
sommiamo tali prodotti a quello già ottenuto:
= (1 * 1 * 2) + (2 * 2 * 1) + (3 * 4 * 2) = 2 + 4 + 24 = 30
A questo punto eseguiamo il prodotto degli elementi dell’altra diagonale e delle diagonali
complete ad essa parallele. Sommiamo i valori ottenuti e sottraiamo tale somma al valore 30.
Avremo:
Ricapitolando possiamo dire che per calcolare il DETERMINANTE di una MATRICE di ordine 3, si
SCRIVONO ordinatamente, a DESTRA della matrice, le PRIME DUE COLONNE. Nella tabella
ottenuta si considera la SOMMA dei PRODOTTI degli ELEMENTI della DIAGONALE PRINCIPALE e
delle DIAGONALI complete ad essa PARALLELE, DIMINUITA della SOMMA dei PRODOTTI degli
elementi appartenenti all’ALTRA DIAGONALE e alle DIAGONALI complete ad essa PARALLELE.
Questa è la cosiddetta REGOLA DI SARRUS dal nome del matematico francese Pierre Frederic
Sarrus.
REGOLA DI SARRUS
Ora eseguiamo la somma dei prodotti degli elementi appartenenti alla diagonale principale e alle
diagonali complete ad essa parallele:
A questo punto eseguiamo il prodotto degli elementi dell’altra diagonale e delle diagonali
complete ad essa parallele. Sommiamo i valori ottenuti e sottraiamo tale somma al valore 91.
Avremo:
Consideriamo una MATRICE QUADRATA A di ordine n tale che la PRIMA COLONNA sia costituita
da ELEMENTI NULLI, TRANNE il PRIMO
Ad esempio:
Il DETERMINANTE di questa matrice si calcola come PRODOTTO dell’ELEMENTO della PRIMA RIGA
e della PRIMA COLONNA per il DETERMINANTE della MATRICE che si ottiene dalla matrice data
ELIMINANDO la PRIMA RIGA e la PRIMA COLONNA.
Riprendiamo la nostra matrice.
E calcoliamo il determinante della matrice che abbiamo evidenziato nel riquadro blu. Trattandosi
di una matrice di ordine 3 possiamo applicare la regola di Sarrus. Avremo:
Data una matrice A di ordine m x n chiamiamo SOTTOMATRICE di A una matrice che si ottiene
ELIMINANDO da A alcune RIGHE e/o COLONNE.
Abbiamo detto che la matrice A ha ordine m x n. poiché non necessariamente m deve essere
uguale ad n, si potrà trattare sia di una matrice quadrata che di una matrice non quadrata.
Esempio
Consideriamo la matrice A
Ora cancelliamo da questa matrice una QUALSIASI RIGA, ad esempio la seconda in modo da
ottenere la matrice A’ (che si legge A primo):
Torniamo alla matrice A e, questa volta, cancelliamo una QUALSIASI COLONNA, ad esempio la
terza colonna. Avremo:
Anche la matrice B’ è una SOTTOMATRICE di A.
Questa sottomatrice si chiama anche MINORE della matrice A. il termine MINORE si usa quando ci
troviamo di fronte ad una SOTTOMATRICE QUADRATA. Nel nostro caso B’ è una sottomatrice
minore.
Ora torniamo alla matrice A e. questa volta, cancelliamo una QUALSIASI RIGA è una QUALSIASI
COLONNA, ad esempio la prima riga e la quarta colonna. Avremo:
Anche la matrice D’
SOTTOMATRICI PRINCIPALI
Esempio
3-5-8–3
Ora cancelliamo dalla matrice A la quarta riga e la quarta colonna in modo da ottenere la
sottomatrice A’. avremo:
Gli elementi della DIAGONALE PRINCIPALE di A’ sono:
3–5–8
Essi sono anche elementi della diagonale principale di A. quindi la matrice A’ è una
SOTTOMATRICE PRINCIPALE di A.
Ma anche
La matrice B’
Posto che A sia una matrice di ordine n, una SOTTOMATRICE PRINCIPARE di A costituita dalle
PRIME k RIGHE e dalle PRIME k COLONNE di A è detta SOTTOMATRICE PRINCIPALE di TESTA o
SOTTOMATRICE PRINCIPALE di GUIDA della matrice A.
Esempio
Quindi avremo
n=4
ad esempio poniamo
k=2
La matrice A’ è una SOTTOMATRICE PRINCIPALE di A dato che gli elementi della sua diagonale
principale sono anche elementi della diagonale principale di A.
MINORE COMPLEMENTARE
Il MINORE COMPLEMENTARE di aij lo indichiamo con Mij. Esso può essere indicato anche con
Aij.
Esempio.
Ora prendiamo l’elemento a12 ovvero l’elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna.
Esso è l’elemento 2:
Ora calcoliamo il minore complementare M12, ovvero il determinante della sottomatrice che
abbiamo ottenuto dalla matrice A eliminando la prima riga e la seconda colonna.
(4 * 5) - (1 * -1) = 20 + 1 = 21
Quindi 21 è il minore complementare di a12.
COMPLEMENTO ALGEBRICO
Ovvero
COMPLEMENTO ALGEBRICO di aij
=
(-1)i + j * M
Esempio
Ora prendiamo a12 ovvero l’elemento che occupa la prima riga e la seconda colonna. Esso è
l’elemento 2. Calcoliamo il minore complementare:
= (4 * 5) – (-1 * 1)= 20 + 1 = 21
In questa lezione vedremo una regola che ci permetterà di calcolare il DETERMINANTE di una
MATRICE QUADRATA di ordine n con
n≥3
quindi, la regola che vedremo, ci permetterà di trovare il determinante di una matrice quadrata di
ordine UGUALE o SUPERIORE a 3.
Il DETERMINANTE associato alla matrice quadrata A si puo calcolare come SOMMA dei PRODOTTI
degli ELEMENTI di una RIGA o di una COLONNA per i RISPETTIVI COMPLEMENTI ALGEBRICI.
Esempio
Ora scegliamo una riga o una colonna della matrice a nostro piacere: scegliamo, ad esempio, la
seconda riga.
Ora calcoliamo il prodotto degli elementi della seconda riga per i rispettivi complementi algebrici e
li sommiamo tra loro.
Avremo:
Iniziamo dal primo elemento della seconda riga, 2. Seconda riga, prima colonna, quindi si
tratta dell’elemento a21;
Calcoliamo il prodotto di tale elemento per il suo complemento algebrico
2 * (-1)2 + 1 * M21
Ora passiamo al secondo elemento della seconda riga, 1. Seconda riga, seconda colonna,
quindi si tratta dell'elemento a22;
calcoliamo il prodotto di tale elemento per il suo complemento algebrico
1 · (-1)2+2 · M22
4 · (-1)2+3 · M23
-6 + 1 + 0 = -5.
La regola che abbiamo appena illustrata prende il nome di PRIMO TEOREMA DI LAPLACE.
Esempio
Consideriamo la matrice A:
Ora scegliamo una riga o una colonna qualsiasi, ad esempio la seconda riga.
E moltiplichiamo ogni elemento della seconda riga per il complemento algebrico del
corrispondente elemento della terza colonna.
Quindi:
moltiplichiamo 1 per il complemento algebrico di 9;
moltiplichiamo 2 per il complemento algebrico di 0;
moltiplichiamo -1 per il completamento algebrico di 4;
ed infine sommiamo i risultati ottenuti.
Avremo:
= -13 + 14 -1 = 0.
Nelle lezioni precedenti abbiamo appreso come si puo calcolare il determinante di una matrice
quadrata: è importante sottolineare che è necessario che la matrice sia QUADRATA.
Inoltre, abbiamo visto come, data una matrice A di ordine m x n da essa di possono estrarre delle
SOTTOMATRICI eliminando da A alcune righe e/o colonne. Inoltre abbiamo detto che, quando la
sottomatrice di A è una MATRICE QUADRATA essa prende il nome di MINORE.
Da una qualsiasi matrice possiamo estrarre sempre delle sottomatrici quadrate, cioè dei MINORI.
Esempio
I MINORI che possiamo estrarre da essa sono, innanzitutto, tutte le matrici formate da un solo
elemento della matrice stessa. Quindi:
3–2–1–5–0–4
Poi possiamo estrarre 3 minori di ordine 2, togliendo la prima o la seconda o la terza riga. Ovvero:
Quindi dalla nostra matrice 3 x 2 abbiamo estratto 9 MINORI.
Di questi minori, essendo essi per definizione delle matrici quadrate, possiamo calcolare il
DETERMINANTE.
Ricordiamo che:
il DETERMINANTE di una matrice di ordine 1 è dato dall’unico elemento presente nella
matrice;
il DETERMINANTE di una matrice di ordine 2 è dato dal prodotto degli elementi della
diagonale principale diminuito del prodotto degli altri due elementi.
Quindi avremo:
det |3| = 3
det |2| = 2
det |1| = 1
det |5| = 5
det |0| = 0
det |4| = 4
Osserviamo che, di tutti gli i determinanti trovati, uno è uguale a zero mentre gli altri sono tutti
diversi da zero.
Tutti gli altri minori, sia di ordine 1 che di ordine 2, hanno un determinante diverso da zero.
r(A)
che si legge
rango di A
tornando al nostro esempio, la nostra matrice ha rango 2, infatti noi dalla matrice A possiamo
estrarre minori di ordine 1 e di ordine 2. Abbiamo, inoltre, sia minori di ordine 1 che minori di
ordine 2 con determinante diverso da zero.
Quindi i minori con determinante diverso da zero che hanno ordine massimo, sono quelli di ordine
2.
r(A) = 2
da quanto abbiamo detto è evidente che:
se la matrice A è di ordine m x n. il RANGO sarà sempre un valore COMPRESO tra 0 (ed
eventualmente anche uguale a zero) e il MINORE tra m e n.
In simboli scriveremo
Che si legge
Il rango della matrice A è compreso uguale tra 0 e il minimo tra m ed n
Quindi il rango della matrice poteva, a seconda del valore assunto dai determinanti dei suoi
minori, avere un valore compreso tra 0 e 2, o tutt’al più uguale a zero.
r=n
r < n.
MATRICI EQUIVALENTI
AeB
Lo stesso ORDINE;
Lo stesso RANGO;
Ri(k) indica la moltiplicazione degli elementi della i-esima riga per il numero k diverso da 0
Ci(k) indica la moltiplicazione degli elementi della i-esima colonna per il numero k diverso da 0
Rij(k) indica la somma degli elementi della i-esima riga con i corrispondenti elementi della j-esima
riga moltiplicati per il numero k
Cij(k) indica la somma degli elementi della i-esima colonna con i corrispondenti elementi della j-
esima colonna moltiplicati per il numero k.
Esempio
Avremo:
Le matrici ottenibili l’una dall’altra attraverso delle OPERAZIONI ELEMENTARI per RIGA si dicono
MATRICI EQUIVALENTI per RIGA.
I rappresenta la MATRICE IDENTITà, cioè una matrice i cui elementi della diagonale
principale sono tutti uguali ad uno mentre i restanti elementi sono uguali a zero.
r rappresenta l’ORDINE della matrice identità. Essa è UGUALE al RANGO di A.
O sta ad indicare delle MATRICI NULLE, di ordine opportuno. Ricordiamo che si dicono
matrici nulle o matrici di zeri, quelle matrici i cui elementi sono tutti zero.
Ir
Quando la matrice A è una matrice QUADRATA NON SINGOLARE, cioè è una matrice
quadrata di rango massimo.
oppure
MATRICI ELEMENTARI
Ora dobbiamo dire che le TRASFORMAZIONI ottenibili con le OPERAZIONI ELEMENTARI, si possono
realizzare anche:
PRE-MOLTIPLICANDO la matrice data per una MATRICE IDENTITà di ordine opportuno alla
quale sono state applicate le OPERAZOIONI ELEMENTARI che si vogliono considerare;
POST-MOLTIPLICANDO la matrice data per una MATRICE IDENTITà di ordine opportuno
alla quale sono state applicate le OPERAZIONI ELEMENTARI che si vogliono considerare.
Ora osserviamo che la prima trasformazione R13 la possiamo ottenere anche partendo da una
MATRICE IDENTITà di ordine 3, ovvero:
Ora su questa matrice eseguiamo l’operazione che vogliamo considerare, ovvero R13:
Ora osserviamo la seconda trasformazione C2(3). Partiamo sempre dalla MATRICE IDENTITÀ
questa volta di ordine 4, ovvero
Ora su questa matrice eseguiamo l’operazione che vogliamo considerare, ovvero C2(3):
Adesso post-moltiplichiamo la matrice elementare per la matrice che avevamo ottenuto con la
precedente trasformazione. Avremo:
Come possiamo notare abbiamo ottenuto la stessa matrice che avevamo ottenuto in precedenza
moltiplicando la seconda riga della matrice per 3.
Ora vediamo l’ultima operazione. Sommare agli elementi della seconda riga, gli elementi della
prima riga moltiplicati per 2.
Esempio
Sulla matrice A vogliamo eseguire le seguenti operazioni:
R12
C2(3)
R21(5)
Quindi:
Ora, posto che la matrice A abbia ordine m x n, e chiamando con E la matrice elementare,
avremo:
Le MATRICI ELEMENTARI vengono indicate con lo STESSO SEGNO usato per indicare la
CORRISPONDENTE OPERAZIONE ELEMENTARE.
Ad esempio, nella lezione precedente, la prima matrice elementare ottenuta partendo dalla
matrice identità di ordine 3 e scambiando la prima riga con la terza riga viene indicata con il
simbolo R13. Ovvero:
Mentre la seconda matrice elementare ottenuta partendo dalla matrice identità di ordine 4 e
moltiplicando la seconda colonna per 3 viene indicata con il simbolo C2(3). Ovvero:
RIDUZIONE A FORMA CANONICA DI UNA MATRICE
a11 ≠ 0
a11 ≠ 1
esempio
consideriamo la matrice A
Come possiamo notare l’elemento a11 non è né zero, né uno: esso infatti è 3.
Ora dobbiamo ridurre tale elemento ad 1. Per fare questo moltiplichiamo gli elementi della riga
per 1/3.
Quindi, generalizzando, per ridurre l’elemento a11 ad 1, MOLTIPLICHIAMO LA PRIMA RIGA per
1/a11.
Ora dobbiamo applicare sulla matrice ottenuta una serie di trasformazioni in modo tale da
RENDERE NULLI gli ELEMENTI della PRIMA COLONNA.
Ora annulliamo l’elemento 1 che si trova sulla terza riga prima colonna. Sarà necessario sommare
alla terza riga la prima moltiplicata per -1. Poiché il primo elemento della prima riga è 1,
moltiplicandolo per -1, il prodotto sarà -1, che sommato a 1 da 0. Quindi avremo:
Quindi, generalizzando, per ridurre gli elementi ai1 (diversi dall’elemento a11) a 0, SOMMIAMO
alla RIGA i la PRIMA RIGA MOLTIPLICATA per un valore k che è l’opposto dell’elemento da
annullare.
Ora dobbiamo ridurre ad 1 l’elemento presente sulla seconda riga e seconda colonna, ovvero -
7/3. Per fare questo moltiplichiamo la seconda riga per -3/7:
A questo punto annulliamo l’elemento 2/3 che si trova sulla prima riga seconda colonna. Per fare
ciò sarà necessario sommare alla prima riga la seconda moltiplicata per -2/3.
Poi annulleremo l'elemento -2/3 che si trova sulla terza riga seconda colonna sommando alla terza
riga la seconda moltiplicata per 2/3.
Nell’ultimo passaggio abbiamo eseguito le due trasformazioni indicate in una solo volta.
Ora per ridurre la matrice a forma canonica dobbiamo annullare gli elementi della quarta colonna:
per farlo operiamo due trasformazioni sulle colonne.
Come si può notare abbiamo ridotto la nostra matrice A a forma canonica ottenendo una matrice
del tipo:
PRIMO CASO:
a11 = 0.
In questo caso la prima trasformazione da effettuare consiste in uno SPOSTAMENTO per RIGHE o
per COLONNE in modo da trasferire in quella posizione un ELEMENTO DIVERSO DA ZERO.
A questo punto si può procedere come nell’esempio visto nella lezione precedente.
SECONDO CASO:
a11 = 0
in questo caso il primo elemento della matrice è già uguale ad uno. Inizieremo, allora, con
l’ANNULLARE gli altri ELEMENTI della PRIMA COLONNA.
Ora siamo in grado di capire come si può CALCOLARE IL RANGO di una matrice. Esistono due
procedimenti alternativi che possono essere impiegati:
La riduzione a forma canonica, essendo ottenuta con delle operazioni elementari, ci porta ad avere
una MATRICE EQUIVALENTE a quella data, cioè una matrice che ha lo stesso ordine e lo stesso
rango della matrice A.
Il rango della matrice equivalente da noi ottenuta è uguale all’ORDINE della MATRICE IDENTITà,
quindi nel nostro esempio esso è uguale a 3.
Infatti qualunque altra sottomatrice di ordine superiore conterebbe necessariamente una riga
nulla e quindi il suo determinante sarebbe nullo.
ALGORITMO DI KRONECKER
Ricordiamo che
Iniziamo con l’estrarre, dalla matrice A, una sottomatrice quadrata di ordine 1, che chiameremo
A’, ad esempio:
A’ = (3).
det |3| = 3
il determinante di questa sottomatrice quadrata, che sappiamo prende anche il nome di minore,
non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il rango della nostra matrice sarà almeno uguale ad
1 dato che esiste un minore di ordine 1 con determinante nullo.
Ora ORLIAMO la matrice A’, cioè AGGIUNGIAMO alla matrice A’ UNA RIGA e UNA COLONNA
otterremo così la matrice A’’ di ordine 2:
(3 * 1) – (2 * 5) = 3 – 10 = -7.
Il determinante di questa sottomatrice quadrata non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il
rango della nostra matrice sarà almeno uguale a 2 dato che esiste un minore di ordine 2 con
determinante non nullo..
Ora ORLIAMO la matrice A’’, cioè AGGIUNGIAMO alla matrice A’’ UNA RIGA e UNA COLONNA
otterremo così la matrice A’’’ di ordine 3:
[(3 · 1 · 2) + (2 · 1 · 1) + (0 · 5 · 0)] +
- [(0 · 1 · 1) + (3 · 1 · 0) + (2 · 5 · 2)] =
[6 + 2 + 0] - [0 + 0 + 20] =
8 - 20 = -12.
Il determinante di questa sottomatrice quadrata non è nullo. Quindi possiamo essere certi che il
rango della nostra matrice sarà 3 dato che esiste un minore di ordine 3 con determinante non
nullo.
La sottomatrice A’’’ avesse avuto determinante nullo, avremmo dovuto estrarre un’altra
sottomatrice di ordine 3 per verificare che il suo determinante non fosse nullo e saremmo dovuti
andare avanti a considerare tutte le sottomatrici di ordine 3.
Appena trovato un determinante non nullo da una sottomatrice di ordine 3 avremmo potuto dire
che la matrice A ha rango 3. Se, invece il determinante di tutte le sottomatrici di ordine 3 fossero
stati nulli avremmo affermato che il rango della matrice A è 2.
Una matrice A ha rango r se, e solo se, ESISTE ALMENO UNA SOTTOMATRICE QUADRATA
di A, che chiameremo A’, di ORDINE r il cui DETERMINANTE è NON NULLO.
Le SOTTOMATRICI QUADRATE di A di ORDINE r+1 che si ottengono ORLANDO A’ in tutti i
modi possibili hanno DETERMINANTE NULLO.
MATRICE AGGIUNTA
agg A
agg (A).
esempio
Ora troviamo la MATRICE TRASPOSTA di A, che si indica con AT. ricordiamo che la matrice
trasposta di una matrice data si ottiene SCAMBIANDO tra loro ordinatamente le RIGHE con le
COLONNE.
Quindi:
Ora dobbiamo trovare la MATRICE AGGIUNTA, cioè la matrice che ha per elementi i
COMPLEMENTI ALGEBRICI dei corrispondenti elementi di AT.
Ricordiamo che:
Partiamo allora dalla matrice trasposta e iniziamo a vedere quale sarà l’elemento della prima riga
e della prima colonna della matrice aggiunta.
L’elemento della prima riga e della prima colonna della MATRICE AGGIUNTA sarà dato dal
complemento algebrico dell’elemento 1, cioè dal prodotto di (-1)i + j per il suo minore
complementare che si ottiene calcolando il determinante della sottomatrice ottenuta da A T
eliminando la prima riga e la prima colonna.
Ovvero:
(-1)i + j * Mij;
L’elemento della prima riga e della prima colonna della MATRICE AGGIUNTA sarà -7.
Dove
A è la matrice data
I è la matrice identità
Consideriamo la matrice A
Anche in questo caso la matrice ottenuta non è altro che il prodotto del determinante di A, ovvero
-2, per la matrice identità.
In una precedente lezione abbiamo introdotto il concetto di MATRICE INVERSA e abbiamo detto
che, data la MATRICE QUADRATA A, la sua MATRICE INVERSA è la matrice B tale che, se
moltiplichiamo la matrice A per B o moltiplichiamo la matrice B per A otteniamo la MATRICE
IDENTITà.
Inoltre abbiamo detto che NON è detto che ESISTA SEMPRE la MATRICE INVERSA di A, e se esiste
essa è UNICA. Ora vedremo quando essa esiste e, se esiste, come calcolarla.
Iniziamo dal primo punto: quando esiste l’inversa di una matrice quadrata?
det A ≠ 0
vediamo perché il fatto che il DETERMINANTE di A NON sia NULLO rappresenta la CONDIZIONE
NECESSARIA affinché la matrice A abbia un’INVERSA.
Per definizione abbiamo che:
A * A-1 = I.
Ora calcoliamo il determinante dei due MEMBRI, ovvero:
Il determinante di A * A-1
E il determinante di I
Avremo:
det (A * A-1) = det I
per la proprietà dei determinanti che abbiamo visto in precedenza sappiamo che il determinante
del prodotto di due matrici è uguale al prodotto del determinante della prima matrice per il
determinante della seconda matrice, quindi
Per la legge di annullamento del prodotto il prodotto di due fattori è uguale a zero quando uno dei
fattori è uguale a zero.
Det A ≠ 0
Ora vediamo perché il fatto che il DETERMINANTE di A NON sia NULLO rappresenta la
CONDIZIONE SUFFICIENTE affinché la matrice A abbiamo un’INVERSA.
Avremo:
Poiché in un prodotto, cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, scriveremo:
E semplifichiamo:
Quindi la matrice A ammette una matrice inversa, data dal PRODOTTO tra la FRAZIONE, che ha al
NUMERATORE 1 e al DENOMINATORE il DETERMINANTE di A, e l’AGGIUNTA di A.
Abbiamo così trovato anche un primo metodo di calcolo della matrice inversa di A. basta calcolare
l’AGGIUNTA di A e DIVIDERE ogni suo elemento per il DETERMINANTE di A.
Tuttavia, questo modo di procedere è un po laborioso, per questo nella prossima lezione vedremo
un altro metodo per calcolare la matrice inversa di A.
Ora vedremo un procedimento di calcolo della MATRICE INVERSA molto più semplice e veloce che
prende il nome di METODO di GAUSS-JORDAN.
Esempio
Consideriamo la matrice
La nostra matrice ha ordine 3. Quindi affianchiamo alla matrice A la matrice identità di ordine 3.
Otterremo così una matrice di ordine 3x6:
In alcuni testi le due matrici, la matrice A e la matrice I, non sono separate dalla linea verticale.
Quindi la nuova matrice viene scritta così.
Ora applichiamo le operazioni elementari in modo tale che la matrice A venga trasformata in una
matrice identità:
La matrice identità, così come risulta dopo le trasformazioni eseguite, rappresenta la matrice
inversa di A:
Quindi:
TEOREMA DI CRAMER
Esso afferma che un sistema di equazioni lineari algebriche in n incognite, nel quale la MATRICE
DEI COEFFICIENTI è NON SINGOLARE, ammette una e una sola soluzione. Il VALORE di ciascuna
INCOGNITA è uguale ad una FRAZIONE che ha:
xi = det Ai / det A
dove
A è la matrice dei coefficienti
Ai è la matrice ottenuta da A sosituendo la sua i-esima colonna con la colonna dei termini noti
Riduciamo le due EQUAZIONI a FORMA NORMALE e mettiamo le incognite nello stesso ordine in
modo da incolonnarle. Avremo:
(1 · 1) - (-1 · 2) = 1 - (-2) = 3
Ora nella prima colonna della matrice dei coefficienti, cioè nella colonna dei coefficienti delle x,
sostituiamo la colonna dei termini noti. Avremo:
Quindi avremo:
x = 7/3.
Ora nella seconda colonna della matrice dei coefficienti, cioè nella colonna dei coefficienti delle y,
sostituiamo la colonna dei termini noti.
Avremo:
(1 · 5) - (2 · 2) = 5 - 4 = 1
Quindi 1 è il numeratore della frazione che dobbiamo scrivere per trovare la y.
Quindi avremo:
y = 1/3
x = 7/3 y = 1/3
TEOREMA DI ROUCHE-CAPELLI
Esso afferma che CONDIZIONE NECESSARIA e SUFFICIENTE affinché un sistema di equazioni lineari
algebriche sia POSSIBILE è che la MATRICE DEI COEFFICIENTI e la MATRICE COMPLETA abbiano lo
STESSO RANGO.
Esempio
Riduciamo le due EQUAZIONI a FORMA NORMALE e mettiamo le incognite nello stesso ordine in
modo da incolonnarle. Avremo:
(1 · 1) - (-1 · 2) = 1 - (-2) = 3.
Trattandosi di una matrice non quadrata di ordine 3x2, e poiché sappiamo già che esiste una
sottomatrice di ordine 2 con determinante non nullo, possiamo dire che il rango della matrice
completa non potrà che essere 2.
Poiché il
RANGO DELLA MATRICE DEI COEFFICIENTI
=
RANGO DELLA MATRICE COMPLETA
il nostro SISTEMA è POSSIBILE.